Tradimento dei chirici, gli italiani dovrebbero smettere di essere italiani e prendersi cura del loro interesse nazionale

GefiraNel 1927, Julien Benda denunciava il tradimento degli intellettuali, o il perseguimento eccessivo delle preferenze nazionaliste sui valori universali. Novant’anni dopo, i ruoli si sono invertiti. La classe intellettuale dell’occidente ha una nuova religione, la globalizzazione, ed ha abbandonato completamente le comunità native dell’occidente. Se la classe lavoratrice dell’occidente soffre o se la classe media si riduce, non importa, perché la globalizzazione ha portato “la crescita economica globale” e per il resto del mondo è meglio. Allo stesso modo, quando gli intellettuali occidentali perdono la scommesse sulla leva finanziaria nel casinò finanziario globale, e il casinò si blocca, spetta ai media occidentali “salvare il mondo” a loro spese. Un grido di orrore aumenta quando Donald Trump vuole proteggere i posti di lavoro produttivi invece di “salvare il mondo” dal cambiamento climatico. Gli occidentali non amano gli attentati islamici? Gli fa troppo male; gli investimenti provenienti dai Paesi del Golfo che sponsorizzano wahabismo e Fratellanza musulmana, come Arabia Saudita e Qatar, sono più importanti delle vite dei cittadini occidentali. La priorità sarebbe permettere ai Paesi del Golfo di finanziare moschee e centri culturali, ed assicurarsi che non siano offesi ogni volta che uno dei loro uccide cittadini occidentali. Le classi inferiori dell’occidente dovrebbero assumersi tutti i problemi derivanti dalla globalizzazione e non avere il diritto di lamentarsi; altrimenti sono ignoranti e bigotti non apprezzando la grandezza dell’universalismo.

Il futuro dell’UE: da “uniti nella diversità” a “distruggere le diversità europee”
L’articolo 2, paragrafo 3 del trattato di Lisbona recita: “L’UE rispetta la ricca diversità culturale e linguistica e assicura che il patrimonio culturale europeo sia tutelato e rafforzato”. Non è più vero. Incoraggiati dalla vittoria di Macron in Francia, gli intellettuali globalisti ora hanno bisogno di un capro espiatorio per le mancanze del loro piano. Quando la vecchia xenofobia o la minaccia immaginaria dai russi non basta a convincere i cittadini europei, allora la colpa viene posta sulle identità nazionali. In un articolo su Voxeu, il portale del Centro per la ricerca politico-economica, gli accademici Alesina, Trebbi e Tabellini identificano “il nazionalismo” quale ostacolo all’integrazione europea (l’Europa come spazio politico ottimale: nuovi risultati, CEPR 02-06-2017), precisamente il fatto che i cittadini s’identifichino con la propria comunità nazionale per via di storia, lingua e tradizioni condivise. Quindi, ciò deve finire. Gli autori indicano specificamente l’educazione come mezzo per sciogliere le identità culturali dei vari popoli europei e, quindi, la fedeltà alla comunità locale. Altrettanto importante, i politici non dovrebbero sentirsi pressati nel difendere l’interesse nazionale nelle riunioni europee: se l’euro finisce per danneggiare le economie dell’Europa meridionale, non importa, l’unità va preservata sugli interessi economici dei meridionali, impoveriti e disoccupati. Se questi ultimi vogliono sentirsi meglio, forse dovrebbero dimenticare chi sono, trasferirsi in Germania e lasciare che la loro patria affondi. Dopo tutto, è ciò che intellettuali liberali globalisti fanno: finché c’è un posto a Bruxelles, che importa di Napoli?
Se gli Stati Uniti d’America sono veramente il modello che l’integrazione europea seguirebbe, allora i cittadini europei dovrebbero prestare attenzione a quanto successo. Una rapida analisi delle elezioni statunitensi dell’anno scorso mostra, da un lato, le élite liberali nelle coste e, dall’altro, gli Stati centrali dell’uomo comune, abbandonato, deriso e poi accusato di non apprezzare un sistema che ne fa vittima regolare della globalizzazione. È davvero il modello che vogliamo costruire di “Europa unita”? Un gruppo di città isolate di burocrati, politici e intellettuali falliti completamente distaccati dalla realtà e dai problemi dell’uomo comune? Più importante, se gli accademici non solo non hanno fedeltà verso la propria comunità nazionale, ma vogliono sradicarne il senso di fedeltà, i cittadini dovrebbero ancora dargli retta nel rispondere ai propri problemi?Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La visita di Putin in Ungheria: ci sarà un fronte anti-Soros?

Ruslan Ostashko, 3 febbraio 2017 – Fort Russ4017860La visita di Vladimir Putin a Budapest smuove media europei e ucraini. Prima di tutto, ognuno è offeso dal fatto che il presidente russo sia tranquillamente sbarcato in un Paese appartenente a UE e NATO, trovando comprensione e supporto completi. In secondo luogo, la Russia potrebbe offrire ai Paesi dell’UE condizioni per una cooperazione molto vantaggiose che potrebbero superare tutti i discorsi sulla solidarietà europea contro la Russia. Come sempre, viene improvvisamente riscoperto che le ricchezze dovute alla collaborazione con la Russia trionfano sul male. Inoltre, il Primo ministro ungherese Viktor Orban sabota la “giovane democrazia ucraina” affermando che il transito del gas dall’Ucraina non è affidabile, e che l’Ungheria supporta la diversificazione delle fonti. Tradotto dal linguaggio diplomatico ungherese, semplicemente suona così: “Ucraina e Naftogaz sono fuori, sosteniamo Nord Stream 2 attraverso cui Putin ha promesso di fornirci il gas”. Ora l’Ucraina ha la sfortuna di perdere ancora un altro Paese europeo a sostegno di Nord stream 2. In questo contesto, la risoluzione presentata alla Verkhovna Rada per ridurre i diritti delle minoranze russa e ungherese in Ucraina sembra di grande attualità. Farà ulteriormente infuriare Budapest, che per tradizione protegge ferocemente i diritti delle minoranze ungheresi negli altri Paesi. Qui è necessario dire qualcosa sul premier ungherese il cui comportamento ha così sconvolto i media europei e ucraini, per non parlare di Angela Merkel. Viktor Orban è un “Poroshenko al contrario”. Per esempio, invece di servire Fondo monetario internazionale, Commissione europea, Hillary Clinton e George Soros, li ha sempre affrontati in modo aspro uscendone sempre vincitore. Il primo ministro ungherese non è Che Guevara, e conosce perfettamente i limiti, ma ha comunque semplicemente scacciato la delegazione del FMI da Budapest e chiuso le fondazioni di Soros, nonostante l’Ungheria sia sempre stata considerata fondamentalmente proprietà di tale miliardario statunitense. Fu anche sempre ai ferri corti con Hillary Clinton per divergenze ideologiche, e non esitò ad ignorare la Commissione europea quando avanzava pretese dall’Ungheria, che sempre l’ignorava al massimo quando si trattava di assegnare fondi europei per il Paese. Nonostante il comportamento chiassoso e i diversi tentativi di organizzare rivoluzioni colorate in Ungheria, Orban è da molti anni al potere, e l’Ungheria rimane nell’UE; esempio di come proteggere correttamente gli interessi nazionali. Forse il successo degli ungheresi è legato al fatto che l’Ungheria ha un’élite nazionalista e non un’oligarchia cleptocratica come l’Ucraina. Purtroppo, l’Ungheria difficilmente pone il veto sull’estensione delle sanzioni UE contro la Russia. Il prezzo sarebbe troppo costoso, e Orban è prima di tutto un pragmatico. I 6,5 miliardi di dollari che l’Ungheria perde ogni anno per le sanzioni sono meno di quanto l’Ungheria si priverebbe dall’Unione Europea. Tuttavia, in primo luogo l’Ungheria potrebbe sostenere alcuni pesi massimi europei sulla questione, ad esempio se dei nuovi governi francesi o italiani si opponessero al rinnovo delle sanzioni. Ma l’Ungheria ha uno scopo leggermente diverso.
Con l’esempio della cooperazione tra Ungheria e Russia, con la costruzione di una centrale nucleare ultramoderna, si distruggono i miti sulla Russia. In primo luogo, sarà chiaro che cooperarvi è vantaggioso. In secondo luogo, la Russia non è un distributore di benzina con un’economia “a pezzi”, ma un esportatore di alta tecnologia a prezzi accessibili. In terzo luogo, con la Russia si può collaborare anche in una sfera complessa come l’energia nucleare. Questo è veramente vantaggioso, ma ovviamente non interessa i clintoniani ottusi pagati da Soros nell’eurocommissione, ma funziona meravigliosamente presso le élite imprenditoriali europee e quei politici per cui gli interessi dei loro Paesi sono più importanti dell’ideologia di Victoria Nuland. E, infine, con l’ascesa di Donald Trump al potere vi è l’opportunità, per coloro che vogliono e devono urgentemente e radicalmente riformare l’Unione europea, d’iniziare finalmente a lavorare per i cittadini comunitari, non per il pugno di oligarchi sovranazionali di cui parlava Vladimir Putin a Valdaj. I politici europei coltivati nei laboratori della CIA e del dipartimento di Stato chiedono ora che l’Europa solidarizzi di fronte alla minaccia del “putinismo” e del “trumpismo”, che potrebbe distruggere l’Unione europea. Il caso dell’Ungheria dimostra che non ci sarà tale “solidarietà”. Putin e Trump mineranno la burocrazia europea dall’esterno, mentre gente come Orban, Beppe Grillo, Marine Le Pen e Geert Wilders dall’interno, fin quando sarà completamente distrutta. Ho detto spesso che ogni impero che comprenda l’Ucraina alla fine sparisce. Questa volta, l’Unione europea crollerà anche se all’Ucraina, che lo voleva sul serio, ma non è stato permesso entrare. La storia ha un buon senso dell’umorismo.rtr4pz6jTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Guy Verhofstadt ammette che l’Europa è in crisi, tra terrorismo e rivolte di migranti

Teheran (FNA), 9 gennaio 2017Verhofstadt, President of the Group of the Alliance of Liberals and Democrats for Europe, addresses the European Parliament during a debate on the situation in Ukraine in StrasbourgL’ex-primo ministro del Belgio e leader del gruppo Liberali e Democratici al Parlamento europeo ha ammesso che “l’Europa è in crisi”. Guy Verhofstadt ha fatto tali osservazioni alcuni giorni dopo aver annunciato la candidatura alla presidenza del parlamento dell’UE, promettendo che non ci sarà un “superstato europeo”, informa RIA Novosti. Guy Verhofstadt ha da tempo l’ambizione di assumere uno dei ruoli principali dell’Unione Europea, la Presidenza del Parlamento europeo. La sua candidatura è significativa in quanto arriva in un momento di grave crisi nell’Unione europea, con immigrazione e terrorismo che dominano l’agenda. “L’Europa è in crisi. Dalle nostre difficoltà economiche persistenti e dalla crisi dei rifugiati ai molteplici attentati terroristici sul suolo europeo. L’Europa reagisce sempre troppo poco e troppo tardi“, dice Verhofstadt nel suo programma. “Niente equivoci, l’Unione del futuro non sarà un superstato europeo, difatti l’opposto di un’unione più efficace e integrata, che saprà meglio proteggere la nostra cara diversità europea in lingue, culture, tradizioni, stili di vita“.
Verhofstadt concorre alla presidenza nel tentativo di rompere la lunga intesa tra i due maggiori gruppi politici, il partito popolare europeo (PPE) e i Socialisti e Democratici (S&D) che formano la “grande coalizione” dal 2004, quando decisero di collaborare al Parlamento in cambio della condivisione della presidenza. Il presidente iniziale del parlamento attuale, avviatosi nel 2014, fu il membro degli S&D Martin Schulz, il cui ruolo passerebbe al PPE. Tuttavia, il presidente del gruppo S&D, Gianni Pittella, si è proposto alla presidenza, minacciando il collasso della “grande coalizione”. Il PPE, il 13 dicembre, votava un altro italiano, l’ex-commissario europeo e uno dei 14 vicepresidenti del Parlamento Antonio Tajani, alla presidenza, che sarà votata il 17 gennaio. “Sono convinto che il continuo gioco tra i due grandi gruppi non sia nell’interesse del Parlamento né dell’Unione. Questo è il momento per un candidato dalla comprovata capacità di condurre una vasta coalizione e che possa unire le forze europeiste in questa casa, mettendo prima l’interesse dei cittadini europei“, ha detto Verhofstadt. “Dobbiamo rompere con la solita ‘grande coalizione’ che ha governato il Parlamento per troppo tempo e invece diventare i principali decisori politici europei. I cittadini si aspettano soluzioni reali da noi. Ciò significa, tra le altre cose, considerevoli polizia di frontiera e guardia costiera, antiterrorismo europeo e rinnovati investimenti nella nostra economia“, ha detto.
Verhofstadt è il negoziatore del Parlamento europeo sul Brexit e per molti commentatori dovrà farsi da parte in caso diventi presidente del Parlamento.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La ‘Battaglia di Berlino’ sarà l’ultima del globalismo

Wayne Madsen  Foundation Strategic Culture 02/12/2016angela-merkel-martin-schulz-1-770x561Il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ha smesso di lavorare a Strasburgo e punta a una carica più alta a Berlino. Schulz, che nel 2003 fu paragonato dal Primo ministro italiano Silvio Berlusconi a una guardia di campo di concentramento nazista, sembra pronto a prendere il timone del partito socialdemocratico (SPD) per impedire alla Germania di entrare nei ranghi della nazioni anti-Unione europea. Schulz, intuendo che Angela Merkel, capo dell’Unione Democratica Cristiana (CDU) e cancelliera eurofila della Germania, in difficoltà mentre annuncia l’intenzione di concorrere al quarto mandato nel 2017, cerca di prendere finalmente da Sigmar Gabriel le redini della SPD, partner della coalizione della Merkel. Per il momento, Schulz sarà felice di divenire ministro degli Esteri al posto di Walter Steinmeier del SPD, che ha deciso di divenire presidente della Germania. Schulz torna a Berlino politicamente ferito. Il Parlamento dell’UE respinge Schulz dal terzo mandato come suo presidente. Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, campione spesso alticcio di un’Europa federale e dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, minacciava di dimettersi se Schulz veniva respinto dall’assemblea di Strasburgo. Schulz, sconfitto, decideva di continuare la lotta per l’Europa unita al Bundestag tedesco e nella “grande coalizione” della Merkel tra CDU e SPD. Tuttavia, il tiepido sostenitore della coalizione della Merkel, il Primo ministro bavarese Horst Seehofer, avanzava l’intenzione di sfidare la Merkel a cancelliere. Seehofer è un feroce critico della politica dei migranti della Merkel, che ha aperto i confini della Germania a oltre un milione di rifugiati musulmani principalmente dalle zone di guerra di Siria, Iraq, Afghanistan e Africa. Merkel, Schulz e Gabriel continuano a sostenere la politica migratoria della porta aperta, anche da elettori. Seehofer ha realizzato un’alleanza anti-migrazione con i leader dei Paesi alpini limitrofi, in particolare l’Austria. Il candidato presidenziale del Partito della Libertà (OVP) austriaco Norbert Hofer, che si oppone a UE e politica migratoria della Merkel, ha recentemente espresso le sue idee sulla Merkel nel corso di un dibattito con l’avversario pro-UE dei Verdi. Hofer ha detto che Merkel “ha inflitto danni considerevoli all’Europa aprendo i confini ai rifugiati e, di conseguenza, centinaia di migliaia di profughi, tra cui terroristi, sono passati dall’Austria”. Seehofer ha più in comune con il Partito Liberale austriaco di Hofer e il suo leader Heinz-Christian Strache, che la presunta alleata Merkel. L’unica cosa che continua a legare Seehofer alla campionessa delle frontiere aperte Merkel è l’avanzata della controparte tedesca dell’OVP, Alternativa per la Germania (AfD). L’anti-migranti AfD ha sottratto il supporto a CDU-CSU in Germania, con la notevole eccezione della Baviera. L’AfD ha vinto seggi in dieci assemblee statali ed ha il 15 per cento nei sondaggi di opinione. Questo “matrimonio di convenienza” tra Seehofer e Merkel volgerebbe al termine mentre il Primo ministro della Baviera vede l’opportunità di sfidare Merkel per la leadership della CDU-CSU, alla guida di una coalizione conservatrice anti-migranti che sfida l’euro-fanatico Schulz sul palcoscenico nazionale.
TV duel of Schulz, Juncker for EU electionsI rapporti tra gli “alleati” CDU e CSU si ruppero nel 1976, quando il capo della CSU Franz-Josef Strauss recise l’alleanza del partito bavarese con la CDU di Helmut Kohl. Seehofer sa che ha più forza politica di Merkel poiché nei sondaggi i sostenitori dell’AfD indicano che il leader bavarese è più popolare della leader dell’AfD Frauke Petry. La CSU di Seehofer ha, quindi, adottato la dura politica sulla migrazione dell’AfD per corteggiarne i sostenitori. La retorica di Seehofer sui migranti corrisponde a quella dell’AfD. Nel gennaio 2016, Seehofer disse al congresso della CSU che tre milioni di migranti in Germania creeranno un “Paese diverso”, aggiungendo che “la gente non vuole che la Germania o la Baviera diventino un Paese diverso”. Con la CSU e l’AfD Seehofer può estromettere Merkel dalla leadership dell’Unione CDU-CSU. Non solo Seehofer crea un’alleanza operativa con il Partito della Libertà austriaco, ma ha anche raggiunto l’anti-migranti Primo ministro dell’Ungheria Viktor Orban. Seehofer si recò a Budapest a marzo per sostenere l’opposizione di Orban al piano dell’UE di Juncker, Schulz e Merkel per ridistribuire i migranti tra i 28 Stati membri dell’UE, oltre ai quattro membri del trattato di libero scambio di Schengen (Svizzera, Liechtenstein, Norvegia e Islanda) sulla base del sistema delle quote. Seehofer ha anche stretti legami con l’anti-UE e anti-migranti Partito del Popolo svizzero (SVP), arrivato al 29,5 per cento nelle elezioni del 2015 per la camera del Parlamento svizzero. Seehofer ha raggiunto anche il neo-Presidente degli USA Donald Trump, che ha definito la politica dei migranti della Merkel un “disastro” che ha solo aumentato la criminalità in Germania. Seehofer ha invitato Trump in Baviera, nella possibilità che il primo viaggio all’estero di Trump presidente sia per la conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera nel febbraio 2017. Ciò che preoccupa di più globalisti e atlantisti è un’Europa dominata da leader nazionalisti in Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna, Austria, Svizzera, Ungheria e altri Paesi, che cooperi con Trump a Washington e il Presidente Vladimir Putin a Mosca per districare l’Europa da UE, confini aperti, NATO e politica globalista. Quando Seehofer visitò Mosca l’anno scorso incontrando Putin, l’SPD fu aspramente critico verso la politica estera parallela di Seehofer. Un funzionario dell’SPD tuonò, “La politica estera è fatta a Berlino, non a Monaco di Baviera”. La CSU e Seehofer hanno rifiutato tale premessa. La Baviera, dalla lunga storia d’indipendenza da Berlino, vede il governo della CSU creare stretti legami con i partiti affini alpini, tra cui l’UDC in Svizzera, OVP in Austria e il piccolo partito irredentista del Sud Tirolo SVP nel nord Italia. Seehofer ha portato il minuscolo Liechtenstein nell’alleanza alpina. Nel viaggio del 2015 a Monaco, per visitare Seehofer, il primo ministro del Liechtenstein Adrian Hasler affermò “Vorremmo continuare a coltivare l’ottimo clima con la “Baviera libera” in senso positivo. Sono quindi lieto di vedere la continuazione dei buoni rapporti tra Baviera e Liechtenstein”. Seehofer ha anche più in comune con l’anti-migranti presidente socialdemocratico della Repubblica Ceca Milos Zeman e l’alleato partito comunista ceco, che con i partner dell’SPD tedesca. Seehofer può anche contare sul sostegno anti-migranti dei Quattro di Visegrad (V4); Polonia, Slovacchia, Ungheria e Cechia. L’austriaco Hofer vede anche una causa comune tra Austria e V4 sui temi dei migranti e l’UE.
schulzSeehofer coincide su Trump con la leader del Fronte Nazionale e candidata presidenziale francese Marine Le Pen, che definisce l’elezione di Trump “rivoluzione politica”. Le Pen e altri leader nazionalisti europei vedono nascere la “rivoluzione” nel giugno 2016 con il “sì” a sorpresa per la Brexit, con il Regno Unito che lascia l’UE, seguita dalla vittoria a sorpresa di Trump nelle elezioni presidenziali degli USA e la previsione della vittoria della Le Pen nelle elezioni presidenziali francesi del prossimo anno. Le Pen ha promesso di tenere il referendum per la “Frexit” sull’adesione francese all’UE. Con i sogni euro-atlantisti dei globalisti in frantumi Seehofer vede, ovviamente, la possibilità di prendere il timone della Germania da una Merkel sempre più impopolare e guidare la Germania verso l’“atterraggio morbido” sulla scia della dissoluzione dell’UE. Il primo compito di Seehofer a capo della Germania sarebbe scartare con cura l’euro e reintrodurre il marco in una forma che possa essere utilizzata anche da Austria, Benelux e Stati dell’Europa orientale che scelgano di optare per un comune sistema monetario a guida tedesca. Se Seehofer assumesse il cancellierato della Germania dalla screditata Merkel, ci sarà la battaglia finale contro la globalizzazione e l’UE nelle sale del potere a Berlino. Tale battaglia vedrà Seehofer e i suoi alleati anti-immigrati e anti-UE contro le forze guidate dal “kapò” Schulz. Una lotta politica che deciderà non solo il futuro dell’Europa, ma del mondo intero.

Seehofer e Orban

Seehofer e Orban

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Foundation Strategic Culture.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ungheria 1956, la controrivoluzione di Gladio

Alessandro Lattanzio, 24/10/2016

1507995La controrivoluzione di Gladio a Budapest, del 1956, attuata tramite le organizzazioni neofasciste ungheresi addestrate e finanziate dalla rete del generale nazista Gehlen, fu la capostipite delle ‘rivoluzioni’ colorate orchestrate dalla CIA e dalla rete terroristica della NATO, Gladio.
La rivolta neofascista e revanscista pianificata dalla NATO in Ungheria ebbe origine e genesi identiche alle future operazioni sovversive atlantiste: propaganda e disinformazione, cecchini misteriosi, omicidi mirati, assalti coordinati ed improvvisi contro i centri per la difesa dello Stato, come le agenzie di sicurezza e di controintelligence, le sedi del partito al governo o del governo. Tutto ciò che si è visto in Jugoslavia, Algeria, Tunisia, Egitto, Libia e Siria, si vide decenni prima a Budapest, nel 1956, dove le varie forze anticomuniste e filo-atlantiste si coalizzarono sotto la guida delle intelligence degli USA, per destabilizzare l’Europa orientale del Comecon e del Patto di Varsavia.
Il cosiddetto ‘popolo’ insorto e rivoluzionario ungherese, celebrato da vecchie carogne come Indro Montanelli ed altri scribacchini fascisteggianti e filo-atlantisti, così come da vari autori della sinistra settaria e anarco-liberale, adusi alla distorsione intenzionale di fatti ed eventi, si dedicò ad ogni sorta di efferatezza contro i militanti del Partito Socialista dei Lavoratori d’Ungheria. In realtà, la base ‘rivoluzionaria’ era una concrezione sociale formata tra borghesia revanscista, ceti sub-proletari e borghesia declassata, similmente all’alleanza sociale attuale che, in occidente, appoggia le guerre umanitarie occidentali, lo smantellamento sociale, la distruzione economica, il mero consumo di prodotti Made in USA, compresa l’ideologia artificiosa vigente sui mass media, prodotta dai centri ‘culturali’ di Hollywood e dai college statunitensi più trendy…
Tale concrezione sociale, dedicatasi a Budapest, nel 1956, a ‘distruggere, distruggere, distruggere’, massacrando militanti comunisti e, laddove diretta dagli squadroni della morte Gladio, ad eliminare ‘scientificamente’ gli apparati difensivi dello Stato socialista, viene celebrata fin da quei giorni da parte di un parco umano-ideologico contiguo, se non integrato, all’apparato terroristico e disinformativo di Gladio. Vi rientravano, e vi rientrano, organizzazioni neo-fasciste o cripto-fasciste, media atlantisti (esempio Repubblica) e filo-atlantisti (Il Fattoquotidiano), l’universo socio-affaristico e mediatico controllato dal PD con il suo attuale dozzinale organo di propaganda (l’Unità); l’area post-trotskista a sinistra del PD (SEL, SI, PRC, ilmanifesto e altre carabattole del bertinottismo residuale e persistente), ed infine l’area anarco-liberale estremista, camuffata da sinistra radicale per via del linguaggio settario e confusionario che utilizza (sollevazione/campo antimperialista, varie frattaglie pseudo-trotskiste, di cui la più nota è la coppia Ferrando-Grisolia; case editrici annesse come Massari e Alegre, centri sociali e altri dipendenti dalla rete di corruttela sociale gestita dal PD, esempio partitino virtuali, esistenti solo su internet, come Wu Ming, Militant od osservatorio-antirazzismo, altri siti web e giornalini di provincia legati a ONG, Chiesa, PD e affini; ONG ‘grigie’ o ‘nere’, oscure per scopi ed origini; ‘dirittumanitaristi’ e altri ‘attivisti’ collegati ai servizi segreti, non necessariamente italiani; ‘rifugiati’ stranieri o immigrati dai dubbi obiettivi, ad esempio i fratelli mussulmani arruolati dal PD a Milano o in Emilia Romagna, ecc.).
Tale fronte ha sempre sostenuto, coi vari distinguo utilizzati per irretire dal pubblico i più sprovveduti e boccaloni, tutte le operazioni sovversive e belliche della NATO nelle varie aggressioni all’Europa orientale, Medio Oriente, Africa e America Latina. Anzi, parte di tale fronte ha tentato, come nel caso della sinistra settaria anticomunista e antisovietica, di spacciare, sempre e comunque, come moto di un popolo rivoluzionario qualsiasi operazione sovversiva dell’apparato spionistico-terroristico statunitense e atlantista: dall’Ungheria nel 1956 all’Afghanistan nel 1979 alla Cina nel 1989, e cosi via in Jugoslavia, Europa Orientale, Medio Oriente, Venezuela nel 2002, Brasile nel 2015, Primavera araba, ecc. E per permettere il ripetersi all’infinito di tale schema, rendendo sempre efficace una propaganda stantia e ammuffita, vecchia di almeno 60 anni, l’apparato propagandistico della NATO, formato da ‘intellettuali’ neofascisti e revanscisti neonazisti da un lato, e dall’altro dall’intellighentsija social-imperialista e dell’estrema sinistra imperialista, ha la possibilità di accedere totalmente e in modo esclusivo ai grandi media atlantisti: giornali, TV, grandi case editrici (anche le case editrici della sinistra radicale occidentale, già indicate), ma ciò in cambio della divulgazione della narrativa atlantista, spesso scritta direttamente dalle intelligence di USA e NATO, volta a sostenere, sul piano propagandistico, le operazioni belliche e sovversive della NATO, come s’è visto in Jugoslavia negli anni ’90, in Libia nel 2011 e in Siria negli ultimi 5 anni, laddove ‘giornalisti’, scrittori, ‘documenaristi’, ‘storici’ e accademici provenienti da vari ambiti, dalla nebulosa piddina, agli orfani del Montanelli-pensiero, reazionari e revanscisti, ai neonazisti e defeliciani annessi, e infine agli intellettuali social-imperialisti, generalmente di scuola para-trotskista o anarchica, ex-comunisti pentiti o altri affabulatori di ‘nuove alternative’, ma sostanzialmente allineati agli obiettivi dei centri imperialistici (si pensi ai ‘professori’ trotskisti che arruolarono la spia e sabotatore filo-islamista Giulio Regeni). Tutti protesi a descrivere la teppa armata dagli squadroni della morte di Gladio quali, ‘pacifici studenti inermi che lottano per la democrazia contro il dittatore’ di turno, o roba del genere. Si è visto in Jugoslavia, s’è visto in Libia, si vede in Siria, e si era visto, per la prima volta in modo scientificamente organizzato, in Ungheria nel 1956, quando i fiancheggiatori dell’imperialismo atlantista, fossero neo-fascisti, eccitati all’idea di vedere comunisti massacrati, dopo anni di piagnistei su presunti massacri partigiani di inermi e innocui repubblichini ed SS; o trotskisti, sempre pronti a vedere un operaio rivoluzionario nel borghese revanscista ungherese o nel principe saudita integralista, parteciparono entusiasticamente ed attivamente alla prima grande ‘rivoluzione colorata’ concepita e attuata dalla CIA tramite Gladio.
Qui alcuni esempi del ‘popolo oppresso’ che pacificamente e a mani nude dimostrava dissenso verso un regime ‘dittatoriale’; dittatoriale perché nemico della NATO e dell’imperialismo.

Le varie sette dekl trotskistume, continuano a raccontare la favola che i 'rivoluzionari' fossero operai comunisti. E' pura menzogna, spacciata dall'alta 'sociale' della propaganda della NATO.

Le varie sette del trotskistume continuano a raccontare la favola che i ‘rivoluzionari’ ungheresi fossero operai comunisti. E’ pura menzogna, spacciata dall’ala ‘sociale’ della propaganda della NATO. A 60 anni di distanza non si conosce il nome di uno solo di tali ‘operai rivoluzionari socialisti’, mitizzati dagli ideologhi trotskisti dell’imperialismo NATO.

L'avariata feccia fascista si entusiasma per i cirmini dei 'ragazzi di Buda', e questo dopo aver rotto le scatole per decenni su chimeriche stragi di innocui fascisti e nazsiti da parte dei partigiani.

L’avariata feccia fascista si entusiasma per i crimini dei ‘ragazzi di Buda’, e questo dopo aver rotto le scatole per decenni su chimeriche stragi di innocui fascisti e nazisti da parte dei partigiani.

La 'rivoluzione' ungherese fu solo l'esplosione degli istinti bestiali della borghesia declassata e del sottoproletariato, prede del revanscismo nazista della NATO.

La ‘rivoluzione’ ungherese fu solo l’esplosione degli istinti bestiali della borghesia declassata e del sottoproletariato, prede del revanscismo nazista della NATO.

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La rivoluzione ungherese, come le rivoluzioni colorate celebrfate dal fronte rossoburno autentico, quello tra neofascisti, orfani di Bertuinotti e Montanelli, e settari dell'estrema sinistra, oggi come ieri, fiancheggiatrice dei terroristi della NATO, iniziariono non con manifestazioni pacifiche, ma con massacri mirati e coordinati dei militanti, comunisti in Ungheria; socialisti in Libia e Siria.

La rivoluzione ungherese, come le rivoluzioni colorate celebrate dal fronte rossobruno autentico, quello tra neofascisti, orfani di Bertinotti e Montanelli, e settari dell’estrema sinistra, oggi come ieri, fiancheggiatori dei terroristi della NATO, iniziò non con manifestazioni pacifiche, ma con massacri mirati e coordinati dei militanti, comunisti in Ungheria; socialisti in Libia e Siria.

Un chiaro subumano deforme, preso per 'operaio rivoluzionario' dalle prostituite trotskiste della NATO. Da Pierre Broué fino ai Ferrero e Ferrando, il massacro di comunisti è foriero della 'rivoluzione' attiata da una classe rivoluzionaria vigente solo nei loro onirismi settari. In Ungheria come in Libia.

Un chiaro subumano deforme, preso per ‘operaio rivoluzionario’ dalle prostituite trotskiste della NATO. Da Pierre Broué fino ai Ferrero e Ferrando, il massacro di comunisti è foriero della ‘rivoluzione’ attuata da una classe rivoluzionaria vigente solo nei loro onirismi settari. In Ungheria come in Libia.

Per i trotskisti, uccidere comunisti ed antimperialisti, è 'rivoluzionario'

Per i trotskisti, uccidere comunisti ed antimperialisti, è ‘rivoluzionario’. Non a caso supportano tutte le operazioni belliche e sovversive degli USA e della NATO. Ovunque nel mondo.

Il primo atto della 'rivoluzione spontanea' ungherese, fu eliminari gli uomini dell'apparato difensivo, comunisti integri, per procedere allo smantellamento della repubblica operaia e alla destabiilizzazione riusicta 33 anni dopo.

Il primo atto della ‘rivoluzione spontanea’ ungherese, fu eliminare gli uomini dell’apparato difensivo, comunisti integri, per procedere allo smantellamento della repubblica operaia e alla destabilizzazione, riuscita 33 anni dopo, dell’Europa orientale.

Vecchio sogno del fascistume, come i sicari di primato nazionale, eccitati dai saccheggi del Partito Comunista ucraino nel 2014, bruciare libri di Lenin (e qualsiasi libro), è un'azione approvata anche dalla feccia settaria trotskista, quale esempio di corretta rivoluzione (cioé quella approvata dalla ditta CIA/Soros).

Vecchio sogno del fascistume, come i sicari di primato nazionale eccitati dai saccheggi delle sedi del Partito Comunista ucraino nel 2014, bruciare libri di Lenin (e qualsiasi libro) è un’azione entusiastica approvata anche dalla feccia settaria trotskista, quale esempio di corretta rivoluzione (cioé pianificata dalla ditta CIA/Soros).

La rivoluzione eccitava gli spiriti 'migliori' della borghesia oppressa.

La ‘rivoluzione’ eccitava gli spiriti ‘migliori’ della borghesia oppressa.

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Immagini che ricompariranno in Romania e Libia e laddove l’imperialismo NATO, con il suo circo di pidocchi neofascisti, gorbacioviani e anarco-sinistri, trovava via libera.

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Alla fine, la fiera della bestialità ebbe la conclusione meritata, suscitando decenni di rumorosi guaiti tra neofascisti e social-imperialisti.

Alla fine, la fiera della bestialità ebbe la conclusione meritata, suscitando decenni di rumorosi guaiti tra neofascisti e social-imperialisti.