L’economia della Russia accelera

I BRICS superano le aspettative dell’economista che ne coniò l’acronimo
Xinhua,15/08/2017

I risultati economici delle cinque maggiori economie emergenti del mondo, conosciute come i “BRICS”, superano le aspettative di Jim O’Neill, l’economista che coniò l’acronimo. L’ex-capo economista della Goldman Sachs coniò l’acronimo “BRIC” nel 2001 per descrivere Brasile, Russia, India e Cina, le cui economie, secondo le sue stime, sarebbero emerse nel ventunesimo secolo svolgendo un ruolo di primo piano nel mondo degli affari. Il Sud Africa in seguito entrò nel gruppo, rinominato “BRICS”. “Sedici anni dopo, la quota dei Paesi BRICS del PIL mondiale è molto più alta di quanto avevo immaginato“, afferma O’Neill in un’intervista a Xinhua. Nell’articolo intitolato “Il miglior sviluppo delle economie globali dei BRIC” del 2001, O’Neill ritenne che i Paesi BRIC avrebbero avuto un valore economico complessivo di circa 11600 miliardi di dollari oggi. Tuttavia, il valore attuale è pari a 16600 miliardi. Gli anni 2000 furono un periodo nel quale il gruppo superò le stime di O’Neill, attirando l’attenzione del mondo. Per il Fondo monetario internazionale (FMI), tra il 2001 e il 2011 il tasso di crescita medio annuo dei Paesi BRICS fu: 3,8% per il Brasile, 4,8% per la Russia, 7,8% per India, 10,7% per la Cina e 3,7% per il Sud Africa. Questo progresso tuttavia fu rallentato nel successivo decennio, nel periodo in cui l’economia mondiale si riprendeva dalla grave crisi finanziaria e con alcuni Paesi, come la Cina, entrati in una nuova fase di sviluppo. O’Neill, tuttavia, ha respinto le accuse di certi esperti che credono che i Paesi BRICS siano in declino. Non è ragionevole considerare un rallentamento della crescita delle economie combinate, ritiene O’Neill. L’economia cinese ha continuato ad espandersi nel primo semestre di quest’anno, con una crescita del PIL del 6,9%, circa 38200 miliardi di yuan (5600 miliardi di dollari), secondo il National Bureau of Statistics della Cina. Inoltre, Russia e Brasile hanno subito flessioni negli ultimi anni, ma l’economia brasiliana è salita di nuovo nel primo trimestre del 2017 dopo un calo prolungato, mentre la Russia ha registrato un tasso di crescita del 2,5% annuo nel secondo trimestre. “Il fatto che la crescita sia rallentata è insignificante, dato che i risultati sono già migliori di quelli che previdi 16 anni fa, principalmente in Cina, ma anche in India, nonostante i problemi di Brasile e Russia. […] E’ ridicolo dire che la crescita non è così importante semplicemente perché sono cresciuti di meno”, ha detto. Inoltre, O’Neill guarda anche ad altri Paesi che potrebbero sorprendere il mondo nei prossimi decenni. “Direi che nei prossimi 50 anni, forse quattro Paesi potrebbero diventare importanti quanto Russia o Brasile (economicamente)“, affermava O’Neill. “Certamente Indonesia, probabilmente Messico e Turchia e, cosa meravigliosa, forse la Nigeria. Ma vedremo. Il fatto che abbiano la capacità di diventarlo non significa che accadrà“, ha detto. “I Paesi BRICS hanno già detto di essere aperti a nuovi membri. Ma non credo che accadrà nel prossimo futuro, finché uno dei quattro Paesi non sarà chiaramente diventato molto più importante (economicamente)“, ha detto. La città di Xiamen nella Cina sud-orientale ospiterà presto il 9° vertice dei Paesi BRICS.L’economia della Russia accelera
Maggiore crescita della produzione in controtendenza a un’inflazione in rapida espansione e a un risparmio più elevato
Russia Feed  15/08/2017

Rosstat, l’agenzia statistica statale russa, forniva cifre ufficiali a conferma di ciò che è già noto; l’economia russa è accelerata notevolmente nel secondo trimestre, crescendo ad un tasso annuo del 2,5% nel periodo aprile-giugno, contro lo 0,5% del periodo gennaio-marzo. Inoltre, la banca centrale normalmente assai prudente prevede un’inflazione negativa o deflazione (cioè i prezzi in calo) per agosto. Questo è probabile in quanto la produzione alimentare in Russia continua a crescere, con la vendemmia che si prevede maggiore di quanto stimato e una produzione totale alimentare in Russia che dovrebbe superare il totale dell’anno scorso, nonostante la primavera e l’inizio dell’estate freddi. La produzione alimentare più alta nei mesi estivi, tradizionalmente, si traduce nel calo dei prezzi alimentari, trascinando in basso l’inflazione globale, e sembra che ciò sarà ancora il modello di quest’anno. La crescita del PIL in Russia tende ad essere più elevata nella seconda metà dell’anno che nella prima, anche se questo non è un modello fisso. Tuttavia, con l’inflazione che continua a scendere e la produzione alimentare a salire, probabilmente sarà così quest’anno. Se sarà così, la possibilità che la produzione dell’economia russa quest’anno ripiani completamente le perdite subite dalla recessione, sarà adempiuta presto. Dato che il recupero è guidato da investimento e produzione, come hanno sempre voluto le autorità russe, ci vorrà altro tempo prima che il tenore di vita russa torni completamente al livello pre-recessione, anche se sembra accada molto prima di quanto previsto (anche delle stesse autorità russe).
Indipendentemente dal punto di vista economico, l’economia crescerà costantemente fino alle elezioni presidenziali del prossimo anno, con la popolazione sempre più consapevole di ciò. Se si suppone che la politica economica russa, come la politica economica in occidente, sia guidata da preoccupazioni politiche, cosa che non credo affatto, allora le autorità russe hanno raggiunto l’obiettivo di creare le condizioni per l’ottimismo economico prima delle elezioni. L’osservazione spesso fatta sui tassi di crescita russi di quest’anno è che a la crescita del 2-3% in Russia rimane inspiegabile per gli standard mondiali. Ciò tuttavia trascura il punto chiave che la priorità per le autorità russe non è il tasso di crescita complessivo ma una bassa inflazione, mantenendola sotto il tasso annuo del 4%. Il risultato è che ora la Russia ha tassi d’interesse reali di circa il 5%, in contrasto con le economie occidentali che generalmente crescono poco meno del tasso di crescita trimestrale corrente della Russia, ma dove i tassi di interesse reali sono nulli o addirittura sotto zero. Il risultato è che la crescita in Russia è in controtendenza con l’aumento del risparmio, di cui ora vi sono i primi segnali netti, mentre in occidente, a fronte dell’aumento del debito garantito si gonfiano i prezzi dei beni (principalmente terra e azioni). Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, il risparmio maggiore si ha solitamente quando le imprese e soprattutto i consumatori devono pagare il debito, generalmente causando una recessione basata su tagli a investimenti e domanda. La Russia, al contrario, attraverso le azioni deliberate del governo, gradualmente diventa un’economia, come quella della Germania e dell’Estremo Oriente, in cui investimenti e domanda sono finanziati non dal debito garantito contro l’inflazione dei titoli, ma dai risparmi accumulati in ciò che diventa un ambiente dalla bassa inflazione. Inoltre, gli alti tassi d’interesse reali, impedendo ai prezzi di beni come terra e azioni di aumentare troppo rapidamente, spingono gli investimenti da questi settori a settori come produzione e agricoltura che il governo vede più produttivi.
Ciò ha storicamente guidato i Paesi che seguono il modello degli investimenti maggiori in quei settori dell’economia, innanzitutto la produzione, ma anche l’agricoltura in Russia, che comportano una maggiore produzione, proprio ciò che inizia a vedersi ora in Russia.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le sfide dell’Eurasia: irrazionalità della politica globale o “nuova razionalità”?

Dmitrij Eevstafev; Eurasia, SouthFrontNei circoli degli esperti in cui vengono discussi problemi sullo sviluppo globale, si scorge sempre più il parere sul comportamento irrazionale e illogico dei principali attori della politica e dell’economia globale che, come pare a molti, malgrado le regole delle attività economiche, sembrava classico e immutabile. Naturalmente, nei rapporti con la Russia l’apparente irrazionalità dell’occidente è “fuori scala” e viene considerata come nient’altro che naturale. La situazione è migliorata con la “dissoluzione” delle questioni fondamentali nei temi secondari. Ma l’irrazionalità si manifesta non solo nei rapporti con la Russia. La logica non molto razionale può essere rintracciata nelle azioni delle strutture sovranazionali dell’UE nelle questioni energetiche e altre questioni relative alle relazioni con la Russia. Per esempio, nei tentativi di forzare artificialmente lo sviluppo della nuova generazione di fonti energetiche rinnovabili. Questo sembra più importante della migrazione o dello sviluppo continuo, divenendo anche l’irrazionale “tolleranza senza rive”. Non meno irrazionale dal punto di vista economico è il comportamento dell’UE verso l’Iran: Washington (e in larga misura Tel Aviv), osservano silenziosamente l’escalation dell’isteria antiraniana, l’Unione europea sembra rassegnata alla perdita di tutti i dividendi economici acquisiti dall’UE e dai singoli Paesi europei dopo l’abolizione delle sanzioni all’Iran. La decisione di Donald Trump di riprendere il blocco di Cuba appare illogica da un punto di vista politico ed economico. Inoltre, queste azioni “irrazionali” si svolgono sullo sfondo del racket militare pragmatico “a due passaggi” contro le monarchie petrolifere del Medio Oriente. Negli ultimi anni il ruolo dei fattori ideologici nelle importanti decisioni globali è aumentato drasticamente. Guardiamo alle dichiarazioni del “peso massimo” politico europeo, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, secondo cui la priorità politica (ma in realtà, in tutta l’UE) della Germania sarà il contenimento dell’influenza di Russia e Cina. “Questa sarà la fine del nostro ordine mondiale liberale. Quest’ordine è ancora il migliore di tutti i mondi possibili per ragioni etiche, politiche ed economiche. E vogliamo che quest’ordine continui. Almeno, non vogliamo vederlo indebolito“, diceva alla Reuters Schäuble, anche affermando che l’Europa deve assumere maggiori responsabilità nel proteggere l’ordine mondiale liberale e democratico, in quanto gli Stati Uniti mostrano meno disponibilità. Per chi studia l’economia, la dichiarazione è un esempio sorprendente di mancanza di considerazioni economiche nell’approccio strategico, nonché di prevalenza totale delle considerazioni ideologiche sulla pianificazione. Quest’approccio riflette l’umore che domina realmente l’élite europea. In poche parole, l’ala ultra-conservatrice dell’élite tedesca, cui appartiene W. Schäuble, da voce a questi sentimenti in modo franco e chiaro.

Nuova razionalità
Ma quanto questa “irrazionalità” comportamentale appare irrazionale, e non una “razionalità malintesa”, razionalità delle nuove condizioni economiche e sociali? E quali sono le condizioni, se i Paesi chiave e le economie mondiali devono fondamentalmente cambiare comportamento, per soddisfarle? Adesso si osservino alcuni “grandi progetti” che già cominciano a competere tra di loro, ma non per lo spazio. Questi progetti sono per lo più regionali e non si sovrappongono. Il concorso si svolge nella nuova economia e, soprattutto, nel sistema di distribuzione dei diversi profitti (finanziari, tecnologici, logistici, commodities), base su cui la gerarchia della leadership nell’economia post-liberale sarà costruita. Si tratta del progetto cinese di zona di prosperità condivisa della “Grande Via della Seta”, della costruzione dell’Europa dalle diverse velocità (e livelli di sicurezza sociale) e della reindustrializzazione degli Stati Uniti, menzogna che copre il tentativo di ricostruire il modello di sfruttamento statunitense dell’America Latina. In quasi tutte le regioni del mondo, senza escludere l’Africa tropicale apparentemente stagnante, si notano facilmente i segni dei “grandi progetti” che a volte, in maniera competitiva, i principali attori globali cercano di realizzare. L’eccezione forse è solo nel tradizionale Medio Oriente – Mediterraneo, dove il progetto globale statunitense è presumibilmente al collasso e i partecipanti ai processi di sicurezza sono passati ad azioni a breve termine tattiche attuate come forma di massima redditività commerciale.

La logica “non mercantile” dei progetti globali
Nella fase di ricostruzione del sistema delle relazioni politiche ed economiche globali e delle comunicazioni, la politica dei processi è inevitabile e i tentativi di “giocare lungo” da parte di gruppi indipendenti, “per una possibile copertura (attività complesse che permettono di evitare perdite finanziarie, ad esempio “EE”) dei rischi d’investimento su base commerciale”. L’approccio ideologico all’economia, ovviamente, ha certi costi (ad esempio, ciò appare chiaramente nelle relazioni UE – Iran). Ma in pratica è uno strumento per coprire i rischi a lungo termine nell’attuazione dei “grandi progetti”. Soprattutto considerando che i “grandi progetti” sono realizzati a un livello relativamente alto di rischi politici e militari. È ingenuo aspettarsi dai principali attori globali l’attuazione dei grandi progetti basandosi sul “mercato”. Queste aspettative riflettono la vecchia mentalità politica e, soprattutto, economica. La “nuova razionalità” nell’economia globale include l’uso di fattori ideologici come strumento per consolidare gli alleati e garantire la lealtà delle élite economiche. L'”ideologizzazione” delle decisioni economiche diventa uno strumento per il ritorno della pianificazione a lungo termine economica, quasi perduto durante il periodo di dominio della versione finanziaria della globalizzazione. È chiaro che un grande progetto quasi mai viene attuato sulla base dei classici principi del “mercato” per calcolarne la redditività. Un progetto importante fa sempre parte della “realtà economica proiettata”, quasi impossibile da calcolare. E il fattore ideologico come elemento della “realtà proiettata”, ci permette di considerare molti rischi non economici e persino alcuni economici come strategicamente insignificanti.

La nuova razionalità cinese
Il progetto cinese “Cintura di prosperità condivisa della Via della Seta” va visto come esempio interessante. Nel corso di dieci anni la Via è passata dall’essere un progetto logistico classico e “razionale” all’idea di “Cintura di prosperità condivisa”, la cui componente “basata sul mercato” risulta significativamente meno certa e più imprevedibile dal punto di vista classico del mercato. Il fattore importante da dare al progetto “Grande Via della Seta” è fondamentalmente diverso dal contenuto geo-economico, è l’emergere della componente ideologica, finora “cablata” nella formula della “prosperità comune”, ma questo vale solo per ora. Il nuovo status ha dato l’opportunità di guardare diversamente alle questioni di redditività a medio termine del progetto, anche se l’approccio cinese verso i propri partner non ha risparmiato rapporti dai difetti tradizionali.

L’appello ideologico dell’UEE
Al minimo, anche la Russia cerca di definire i suoi “grandi progetti” legati al consolidamento del potenziale economico della Nuova Eurasia e alla formazione del vettore meridionale “Nord-Sud” dello sviluppo logistico e industriale. Una delle fondamenta di questo “progetto principale” è l’Unione economica eurasiatica (EEU), concepita e implementata come unione puramente economica. Tuttavia, sembra che si creino problemi nello sviluppo dell’Unione. In assenza della componente di unità politica (essenzialmente ideologica), l’UEE non può fare un salto qualitativo per status ed influenza. C’è il rischio permanente del crollo a “zona di libero scambio”. La Russia e gli altri Paesi dell’UEE tentano di costruire un sistema e un’istituzione strategicamente importanti nel contesto emergente della “nuova razionalità” basandosi su approcci dalle “vecchie” caratteristiche razionali. Così gli aderenti all’UEE non considerano il fattore del crescente indottrinamento, non solo strategico ma anche pratico, nelle decisioni operative. La sfida principale è che, se le attuali tendenze continuano, la Nuova Eurasia, nella migliore delle ipotesi, rimarrebbe uno spazio non consolidato dell'”industria di seconda modernizzazione”, integrata nella catena globale della lavorazione delle materie prime dalla bassa ripartizione tecnologica. Nel caso peggiore, una parte significativa della Nuova Eurasia potrebbe trasformarsi in spazio logistico. Inoltre, questo rischio si manifesta già con il dialogo tra le élite dei governi post-sovietici e i loro partner cinesi, impegnati nell’ambito del progetto globale basato sulla “nuova razionalità”. È proprio nella Nuova Eurasia che le contraddizioni tra “razionalità” e “ideologizzazione” hanno la stessa razionalità, moltiplicata da una visione a medio termine della situazione, acquisendo forme più acute. Ciò è dovuto alle questioni tradizionalmente complesse e ambigue dei diritti umani, dello sviluppo umanitario, delle questioni ecologiche ed altre che sono difatti la base della cosiddetta “irrazionalità”. E questo, naturalmente, verrà utilizzato dalle leadership per i nuovi progetti globali. In queste condizioni, i Paesi della Nuova Eurasia inevitabilmente sollevano la questione del ripensamento dei paradigmi dello sviluppo nazionale e della pianificazione strategica alla base del loro sviluppo degli ultimi 25 anni e che, ovviamente, iniziano a perdere rilevanza.Dmitrij Evstafev, professore della NRU, Scuola Superiore di Economia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ruolo della Russia nella creazione dello spazio economico eurasiatico

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 10.07.2017Come è ben noto, la Russia affronta l’integrazione economica di tutti i Paesi eurasiatici. Dato ciò, è naturale che la Russia sostenga il progetto avviato dalla Cina per creare la “Cintura economica della Via della Seta”. Tuttavia, alcuni Paesi geograficamente circostanti la Cina temono che, dopo aver aderito alla “Via della Seta”, perdano l’indipendenza nelle infrastrutture ed economica. La Russia aiuterà i Paesi disposti a sviluppare le infrastrutture e il commercio estero senza una significativa partecipazione della Cina. Il progetto One Belt and One Road comprende due sottoprogetti: “Nuova Via della Seta” (progettata per unire le principali ferrovie e autostrade dell’Eurasia e dell’Africa in una sola rete) e “Via della Seta Marittima del 21esimo secolo” dal Sud-Est asiatico lungo le coste meridionali dell’Eurasia all’Africa ed Europa. Oltre alla costruzione di varie infrastrutture (nuove ferrovie, porti, ecc.), il progetto richiede la creazione di zone di libero scambio tra gli Stati partecipanti. Si presume che qualsiasi Paese vi partecipi ne beneficerà. Tuttavia, alcuni Stati della regione Asia-Pacifico sono scettici sull’iniziativa cinese. Impegnati a parteciparvi al minimo, fanno il possibile per impedire la crescita dell’influenza cinese sulle proprie politiche economiche nazionali. Questo principalmente riguarda Paesi con economie già sviluppate che hanno qualcosa da perdere e che hanno propri piani di grande portata e volontà di dominare la regione. India e Giappone, principali concorrenti della Cina in Asia, ne sono i primi esempi. Nel maggio 2017, il forum One Belt and One Road si tenne a Pechino. Ospiti di alto rango da oltre 100 Paesi, tra cui il Presidente Vladimir Putin (impegnatosi a sostenere la Federazione russa verso la Nuova Via della Seta), vi parteciparono. Il Presidente della Repubblica Popolare cinese Xi Jinping aprì l’evento osservando che il progetto è destinato a beneficiare tutti i Paesi, e non solo ad aumentare l’influenza cinese. Tuttavia, a non inviandovi propri rappresentanti, India e Giappone ne diffidano apertamente. Una delle ragioni per cui l’India ha ignorato l’evento è la cooperazione attiva della Cina con il Pakistan, in particolare nel Kashmir, causa della lunga disputa territoriale tra India e Pakistan. Secondo la leadership indiana, le operazioni delle società statali cinesi nelle aree occupate in Pakistan del Kashmir riconoscono il diritto pakistano su questi territori da parte della Repubblica popolare cinese. Tuttavia, ciò non è il motivo principale del rifiuto indiano per la “Via della Seta”. Oltre al Pakistan, la Cina aumenta attivamente l’influenza in altri Paesi confinanti con l’India, anche costruendo infrastrutture. Negli ultimi anni, la Repubblica popolare cinese è riuscita a costruire un gasdotto in Myanmar, a stabilire una via ferroviaria con il Nepal e ad iniziare a costruire una nuova città portuale in Sri Lanka, continuando gradualmente ad aggirare l’India con un anello di alleati cinesi. Nell’ambito della “Via della Seta Marittima del 21° secolo”, la Cina cerca di rafforzare la presenza in tutti i punti importanti lungo la rotta dall’estremità orientale dell’Asia ad Africa ed Europa. Questo è probabilmente uno dei motivi principali di preoccupazione per India e Giappone. Il traffico navale da questo sito è estremamente importante per questi Paesi, che commerciano attivamente con Europa ed Africa, mentre la sicurezza energetica del Giappone va attribuita principalmente agli idrocarburi trasportati via mare dal Medio Oriente. India e Giappone perciò non desiderano assistere a un traffico marittimo lungo le coste meridionali dell’Eurasia sotto il completo controllo cinese. Tuttavia, nonostante questi ostacoli, entrambi i Paesi vorrebbero aderire a uno spazio economico eurasiatico comune. Se i loro interessi gli impediscono di realizzarlo con la Cina e la sua “Via della Seta”, Russia e Unione economica eurasiatica potrebbero divenire alternative valide.
Già la Russia aiuta l’India a sviluppare l’infrastruttura nazionale. Su terraferma, l’India confina con un piccolo numero di Paesi, e per via ferroviaria con altre parti del continente, e il Paese dovrebbe in qualche modo cooperare con Cina o Pakistan. Tuttavia, l’India attualmente preferisce costruire ferrovie nel Paese indipendentemente o con l’aiuto della Federazione Russa. Nel dicembre 2015, la compagnia statale russa Russian Railways (RZD) e il Ministero delle Ferrovie indiano firmarono un memorandum d’intesa sulla cooperazione tecnica nel settore ferroviario. Nell’ottobre 2016, durante il vertice BRICS, RZD e Ministero delle Ferrovie indiano firmarono un protocollo sulla cooperazione nell’ambito del programma ferroviario ad alta velocità. Per cominciare, gli specialisti russi espressero il desiderio di aiutare i colleghi indiani a modernizzare la ferrovia Nagpur-Secunderabad. Nel febbraio 2017 fu inaugurata a New Delhi l’ufficio rappresentativo di RZD International (filiale delle ferrovie russe fondata per lavorare nei progetti esteri). A seguito di ciò, la direzione di Zriferì che, oltre all’ammodernamento della tratta Nagpur-Secunderabad, le ferrovie russe avevano avviato altri progetti in India relativi alla creazione di ferrovie ad alta velocità, sviluppo dei trasporti urbani, formazione del personale e fornitura di diverse attrezzature agli indiani.
Per il Giappone, la cooperazione con la Russia è ancora più conveniente e redditizia che con la Cina. La Federazione Russa può offrire al Giappone un’alternativa sia alla “Via della Seta” che alla rotta marittima. La ferrovia transiberiana russa può diventare il corridoio terrestre del Giappone. Anche se la Ferrovia Transiberiana è inclusa nelle strutture della “Cintura economica della Via della Seta”, attraversa la Russia e non dipende dalla Cina. Un treno merci che percorre la tratta Vostochnij – Mosca attraverso la Transiberiana impiega solo 20 giorni e i carichi possono essere inviati da Mosca su varie rotte per l’Europa. A fine maggio 2017, presso la Rappresentanza commerciale della Federazione Russa in Giappone si ebbe il forum aziendale “Nuove opportunità e prospettive di sviluppo dei trasporti merci eurasiatici”, cui parteciparono anche rappresentanti di Kazakistan, Cina e Mongolia. All’evento Kazuhito Yoda, segretario generale dell’Associazione degli operatori intermodali transiberiani del Giappone (TSIAJ), fece un discorso in cui apprezzava i vantaggi della ferrovia transiberiana e sottolineò che alla fine del 2016 il Giappone condusse con successo l’invio di carichi da Yokohama a Vostochnij via mare, dopo di che furono caricati su un treno e spediti lungo la ferrovia Transiberiana. I mittenti ne furono molto soddisfatti e molte aziende giapponesi sono assai interessate alla ferrovia transiberiana. Un’alternativa alla “Cintura economica della Via della Seta” per il Giappone potrebbe essere la “rotta del Mare del Nord” russo che segue le coste settentrionali dell’Eurasia lungo l’Oceano Artico. Russia e Giappone attualmente sviluppano piani per lo sviluppo congiunto di questa via promettente, collegando l’Asia orientale all’Europa, escludendo le acque controllate dai cinesi. Un altro Paese importante nella regione Asia-Pacifico è la Corea del Sud, che ha abbracciato con entusiasmo il progetto Nuova Via della Seta. Già nel 2014, l’allora presidentessa Park Geun-hye dichiarò che il suo Paese era pronto a connettersi con la Cina con una ferrovia che attraversasse la Corea democratica. Tale piano esiste ancora, ma ora si suppone che sia la Russia a costruirla. Il nuovo leader sudcoreano Moon Jae-in ha discusso questa opzione al vertice dei G20 di luglio con il Presidente Vladimir Putin.
In conclusione, si può dire che, anche se quasi tutti gli Stati leader d’Eurasia sono ansiosi di integrarsi economicamente, non tutti sono pronti a cooperare attivamente con la Cina a questo fine. In tale situazione, l’interazione con la Russia per il collegamento con il resto dei Paesi dell’Eurasia è una mossa che creerebbe altri corridoi e svilupperebbe infrastrutturale che sarebbero un’alternativa valida. Ciò conferma ancora una volta il ruolo estremamente importante della Federazione Russa nella creazione di un unico spazio economico eurasiatico.Dmitrij Bokarev, esperto politologo, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’economia della Russia emerge più forte dalle sanzioni

Jon Hellevig Russia Insider 29/6/2017Secondo una relazione speciale di Russia Insider sull’economia russa, commissionata dall’impresa di Mosca Awara Accounting, l’economia russa si è ripresa con successo dal doppio shock delle sanzioni occidentali e del prezzo del petrolio nel 2014. Nei tre anni di sanzioni, il PIL russo ha perso solo il 2,3%, ma una forte performance nel 2017 promette d’invertire le perdite in un solo anno con una crescita del PIL attesa del 2-3%. La produzione industriale è rimasta stabile dal 2014 al 2016, ed è aumentata il 5 maggio con una crescita del 5,3%. La sorprendente forza dell’economia si contrappone a un’altra significativa diminuzione della quota di petrolio e gas nell’economia nazionale. La relazione dimostra che la quota di petrolio e gas nel PIL è scesa al di sotto del 10% (2015). La stessa tendenza è sostenuta dai dati relativi alle entrate del bilancio del Paese, poiché le entrate relative all’energia sono ora il 17% (2016). Il rapporto sottolinea che è quindi tempo di mettere da parte il meme della presunta dipendenza dagli idrocarburi della Russia. Il rapporto completo di Awara dal titolo Ciò che non uccide rende più forti – l’economia russa nel 2014 – 2016, gli anni delle sanzioni sono accessibili qui.

Le finanze pubbliche della Russia restano solide
Tra gli altri risultati fondamentali, la relazione mostra che la crisi del debito prevista dagli esperti occidentali non è riuscita a materializzarsi. Le riserve della Banca Centrale sono rimaste intatte (attualmente circa 400 miliardi di dollari) ed anche i fondi sovrani. Il disavanzo di bilancio non è mai sceso al di sotto del -3,9%, mentre il bilancio si è equilibrato nel primo trimestre del 2017 dato che la raccolta fiscale è salita. L’inflazione è scesa al 4%, mentre la disoccupazione è rimasta al 5% in questi anni di sanzioni. I soli dati chiaramente negativi riguardano reddito e consumo delle persone: stipendi, redditi disponibili e consumo sono scesi del 10% e le vendite al dettaglio hanno registrato un calo totale del 12,9% in tre anni. Tuttavia, gli indicatori demografici contrastano su ciò, con la tendenza al benessere della popolazione. La maggior parte dei principali indicatori demografici ora sono i migliori di sempre. Nascite e decessi hanno raggiunto la quasi parità e la popolazione russa è pari a 146,8 milioni, raggiungendo il massimo di tutti i tempi recenti.

Nel 2014 – 2016, non si tratta dei soliti affari, ma di guerra
I media imprenditoriali occidentali ora senza dubbio ammettono che l’economia russa si sia ripresa, ma ancora vogliono denigrarne il successo parlando di “crescita anemica” o “lenta”. Fingono di perdere il punto che le sanzioni erano volte a schiacciare l’economia russa e sprofondare il Paese nella disoccupazione di massa e nel caos, preparando il cambio di regime. Secondo tutti gli esperti occidentali, almeno il crollo drammatico del prezzo del petrolio doveva finire l’economia russa. In sostanza, le sanzioni sono un atto di guerra. Considerando questo sfondo, i principali obiettivi strategici dei concorrenti geopolitici della Russia e gli effetti previsti, non è il caso di parlare di nonsense anemico. Pensiamo che l’occasione sia piuttosto adatta a dichiarare vittoria. Oltre a una certa stretta sui consumatori, nulla è stato ottenuto, non c’è stato alcun danno serio alla struttura economica della Russia. Non solo non s’è concluso nulla, ma la Russia ha dimostrato la giustezza della massima di Nietzsche: quello che non ci uccide ci rende più forti. Sì, la Russia è emersa più forte che mai dopo questi tre anni di difesa economica. Ora raggiunge il ruolo inedito di quadruplice superpotenza: industriale, agricola, militare e geopolitica. Ora la Russia ha l’economia più autosufficiente e diversificata del mondo e capace di produrre qualsiasi cosa. E la Russia ora per la prima volta nella storia ha l’autosufficienza alimentare e contemporaneamente esporta più cibo che mai.

I leader dei G7 si scavano la tomba, non avendo potuto distruggere l’economia russa

La Russia è ora l’economia più diversificata del mondo
La relazione mostra che lungi dall’essere una “stazione di servizio mascherata da Paese”, come afferma la propaganda, la Russia ora gestisce l’economia più diversificata del mondo. La Russia emerge da potenza industriale dalla notevole diversificazione economica. È vero, le esportazioni rimangono relativamente non diversificate, ma la produzione interna è altamente diversificata e il Paese è praticamente autosufficiente. La denuncia ampiamente diffusa che la Russia sembra non modernizzare e diversificare la propria economia fu diffusa con false dichiarazioni, e relazioni sprezzanti, sulla quota sproporzionata di petrolio e gas di PIL ed entrate fiscali, e soprattutto sul fatto che petrolio e gas dominano le esportazioni. Ma la cosa è che, mentre è vero che le esportazioni della Russia rimangono relativamente non diversificate, va anche considerato che le importazioni della Russia sono le più basse al mondo rispetto al PIL. Ciò significa che, mentre la Russia importa l’essenziale, produce la maggior parte di ciò che viene consumato e investito nel Paese.Il rapporto sostiene il fallimento dalle proporzioni epiche degli “esperti” che affermano che l’economia della Russia non è diversificata solo perché le esportazioni (componente relativamente piccola dell’economia) non sono diversificate. Se tali esperti non fossero così pigri, avrebbero anche guardato l’altro lato dell’equazione, importazioni e produzione nazionale. Per maggiori dettagli, si rimanda allo studio completo, disponibile qui.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia e India: 70 anni insieme

Vladimir Putin, The Times of India, 30 maggio 2017KremlinQuest’anno celebriamo l’anniversario di un evento veramente storico. Settant’anni fa, il 13 aprile 1947, i governi dell’URSS e dell’India annunciavano la decisione d’istituire missioni ufficiali a Delhi e a Mosca. Questo passo da parte nostra logicamente seguiva il nostro corso nell’aiutare l’India nella strada verso la liberazione nazionale e contribuì a rafforzarne l’indipendenza. Nei decenni seguenti, la nostra partnership bilaterale s’è ulteriormente intensificata e rafforzata, senza mai essere oggetto di opportunismi. Le relazioni uguali e mutualmente vantaggiose dei due Stati si sono sviluppate costantemente. Questo è abbastanza naturale. I nostri popoli hanno sempre avuto reciproca simpatia e rispetto per i rispettivi valori spirituali e culturali. Oggi possiamo essere orgogliosi di ciò che abbiamo raggiunto. Con l’assistenza tecnica e finanziaria della Russia, si crearono i pionieri dell’industrializzazione indiana: i complessi metallurgici di Bhilai, Visakhapatnam e Bokaro, l’impianto minerario di Durgapur, la centrale termoelettrica di Neyveli, l’impianto elettromeccanico di Korba, quelli per gli antibiotici di Rishikesh e farmaceutico di Hyderabad. Gli scienziati e gli accademici sovietici e poi russi parteciparono alla creazione di centri di ricerca e istruzione in India, come l’Istituto Indiano di Tecnologia di Bombay e gli istituti di ricerca dell’industria petrolifera di Dehradun e Ahmedabad. Siamo orgogliosi dei nostri specialisti che contribuirono a sviluppare il programma spaziale dell’India. Grazie a questa feconda cooperazione bilaterale, nel 1975 fu lanciato il primo satellite dell’India, Aryabhata, e il cittadino indiano Rakesh Sharma andò nello spazio nel 1984 come membro dell’equipaggio della Sojuz T-11.
Nell’agosto 1971 i nostri Paesi firmarono il Trattato di pace, amicizia e cooperazione, definendo i principi fondamentali delle relazioni bilaterali, come il rispetto della sovranità e degli interessi, il buon vicinato e la convivenza pacifica. Nel 1993 la Federazione Russa e la Repubblica dell’India confermarono l’inviolabilità di questi principi fondamentali nel nuovo Trattato di pace, amicizia e cooperazione. La Dichiarazione sul partenariato strategico firmato nel 2000 prevede un coordinamento stretto negli approcci per garantire pace e sicurezza internazionali e la soluzione dei pressanti problemi globali e regionali. I vertici annuali sono pratica consolidata nelle relazioni bilaterali indiano-russe che permettono di discutere tempestivamente sugli sforzi per conseguire i nostri obiettivi e fissare obiettivi a lungo termine. A inizio giugno, avremo un altro vertice con il Primo ministro Narendra Modi a San Pietroburgo e dovrebbe partecipare al Forum economico internazionale di San Pietroburgo, in cui l’India parteciperà per la prima volta come partner. Il quadro giuridico comprende più di 250 documenti aggiornati regolarmente. Un lavoro efficace è svolto nelle commissioni intergovernative sulla cooperazione nel commercio e nell’economia, nella scienza e nella tecnologia, nonché nella cultura e nel settore militare-tecnico. I ministeri degli Esteri, gli uffici del consiglio di sicurezza e i ministeri interessati mantengono un dialogo continuo. I legami interparlamentari e interregionali, nonché i contatti commerciali e umanitari si sviluppano attivamente. Viene inoltre rafforzata la cooperazione militare: le manovre congiunte terrestri e navali si svolgono regolarmente.
La cooperazione nell’uso pacifico dell’energia atomica è una delle componenti fondamentali del rapporto tra India e Russia. La costruzione della centrale nucleare di Kudankulam con la nostra assistenza è un progetto di punta in questo campo. Nel 2013 fu attivato il primo reattore nucleare. Nell’ottobre 2016, la seconda unità fu consegnata agli indiani ed iniziò la costruzione delle terza e quarta unità. Tutto ciò contribuisce all’attuazione dei piani di sviluppo dell’energia nucleare in India che prevedono la costruzione di almeno 12 unità entro il 2020. Tali obiettivi sono definiti da un documento congiunto, la Visione strategica per rafforzare la cooperazione India-Russia sull’uso pacifico dell’energia atomica. Abbiamo intenzione di condividere ulteriormente con l’India tecnologie più avanzate in questa importante industria e contribuire a migliorarne la sicurezza energetica. La collaborazione nel settore energetico convenzionale si sviluppa con successo. L’acquisto delle azioni della società russa “Vankorneft” effettuato da un consorzio indiano è il maggiore accordo bilaterale nel settore petrolifero. Attualmente sono considerate le possibilità di partecipazione delle imprese indiane ai progetti congiunti di esplorazione e produzione di idrocarburi nei fondali dell’Artico russo. Ci sono anche buone prospettive per la cooperazione nell’energia solare, nella modernizzazione delle centrali elettriche esistenti e nella costruzione di nuove nel territorio dell’India. Grandi progetti vengono realizzati nelle industrie metalmeccanica, chimica e mineraria, aeronautica, farmaceutica e medica. Una delle priorità è promuovere il commercio e migliorarne la struttura, nonché stimolare l’attività economica delle nostre comunità imprenditoriali. Mi riferisco al miglioramento della cooperazione industriale e all’aumento delle forniture di prodotti ad alta tecnologia, creando un ambiente migliore per gli affari e gli investimenti, utilizzando sistemi di pagamenti in valute nazionali. La decisione di avviare i negoziati su un accordo di libero scambio tra Unione economica eurasiatica e India, adottata nel dicembre 2016, è particolarmente importante. Sono state esplorate le possibilità di creare il corridoio internazionale dei trasporti nord-sud. Tutti questi fattori dovrebbero promuovere lo sviluppo della nostra cooperazione bilaterale e regionale. Per favorire l’afflusso reciproco di capitali, è stato istituito un gruppo di lavoro sui progetti d’investimento prioritari nell’ambito della commissione intergovernativa sul commercio, la cooperazione economica, scientifica, tecnologica e culturale. Sono stati scelti i 19 progetti più promettenti. La Russia s’è impegnata a partecipare nel programma a lungo termine “Make in India” avviato dal Primo ministro Narendra Modi. I nostri Paesi collaborano intensamente alla produzione di armi multiruolo ed equipaggiamenti militari. La coproduzione del missile supersonico da crociera “BrahMos” è il nostro orgoglio. Dal 1960, il valore complessivo dei contratti nel quadro della cooperazione militare e tecnica ammonta ad oltre 65 miliardi di dollari, mentre il portafoglio ordini nel 2012-2016 superava i 46 miliardi di dollari.
India e Russia sono partner paritari negli affari internazionali. I nostri Paesi sostengono l’istituzione di un sistema democratico multipolare nelle relazioni internazionali basato sul rigoroso rispetto dei principi del diritto e del ruolo centrale dell’ONU. Siamo disposti ad affrontare congiuntamente sfide e minacce del XXI secolo, promuovendo l’agenda unica e contribuendo a mantenere la sicurezza globale e regionale, interagendo efficacemente nei BRICS, associazione che grazie ai nostri sforzi collettivi aumenta di peso e influenza. A giugno, l’India aderirà a pieno titolo alla Shanghai Cooperation Organization, potenziandola notevolmente. India e Russia collaborano anche nel G20 e in altri formati internazionali. Vorrei anche rilevare che i nostri Paesi coordinano strettamente le posizioni su questioni complesse come la soluzione della situazione in Siria e la stabilità nella regione del Medio Oriente e Nord Africa, contribuendo in modo significativo al processo di riconciliazione nazionale in Afghanistan.
Sono convinto che l’enorme potenziale della cooperazione tra le due grandi potenze sarà ulteriormente esplorato a beneficio dei popoli di India e Russia e della comunità internazionale in generale. Abbiamo tutto il necessario per raggiungere questo obiettivo: volontà politica delle parti, vitalità economica e priorità globali condivise. Tutto questo si basa sulla gloriosa storia dell’amicizia indiano-russa. Sfruttando questa opportunità, vorrei trasmettere i migliori auguri ai cittadini dell’amica India.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora