Austria infelix: conservatorismo e puzza di frodi?

Jacques Sapir, Russeurope 24 maggio 2016hofer-van-der-bellenUna prima analisi dei risultati delle elezioni presidenziali in Austria conferma le riflessioni fatte a caldo sul peso del “conservatorismo” degli elettori. Ma apre anche le porte al sospetto di frodi. Ecco di cosa si tratta. I risultati ufficiali sono questi:
Risultati ufficiali riportati dal Ministero degli Interni austriaco

                                                 1° turno       2° turno        variazione     variazione in percentuale
Voti al seggio                      3.744.396       3.731.832        -12,564                                 -0,34%
Voti per posta                         534.774          746.110         211.336                                 28,33%
Totale                                   4.279.170        4.477.942       198.772                                  4,44%
Percentuale
del voto per posta                 12,5%         16,7%

Le conclusioni che si possono trarre da questa tabella sono: “C’è il forte aumento dei voti per posta. Ora questi elettori sono generalmente di due categorie, austriaci residenti all’estero (espatriati, pensionati) e austriaci nelle case di cura. Eppure è questo voto che ha permesso la vittoria del candidato “verde”, perché l’FPO (populista) ha avuto la maggioranza nei risultati “nel seggio elettorale” (52%). Non riuscendo a sapere la percentuale di voti utili “non residenti”, si può ragionevolmente ipotizzare che i voti supplementari provengano dalle case di cura. Il voto per posta ha favorito nelle elezioni precedenti l’OVP conservatore. Questi elettori, se hanno espresso “liberamente” il voto, sono quelli dalla maggiore probabilità di esprimere un riflesso “conservatore”, confermando l’analisi della nota precedente [1]. Ciò distrugge la tesi mediatica della mobilitazione dei giovani laureati, come gentilmente riportato dai media (il telegiornale delle 20 su Fr2) che, ovviamente, votano al seggio elettorale. Tuttavia, la partecipazione nei seggi, in realtà, non s’è contratta leggermente tra i due turni? Ma potrebbe evocare un’ipotesi sgradevole. Sapendo che tale voto è espresso anziani, persone in qualche modo vulnerabili psicologicamente, è ragionevole che un sospetto di pressioni su questa categoria di elettori sia evocato. Dato l’esiguo margine del candidato dei “verdi”, non è impossibile che la pressione su un gruppo vulnerabile di elettori abbia distorto l’esito delle elezioni presidenziali. Un accenno cui Spiegel fa eco il 24 maggio.van-der-bellen[1] J. Sapir, “Le lezioni d’Austria”, RussEurope 23 maggio 2016

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le perdite ucraine nell'”operazione antiterrorismo” contro il Donbas

Colonel Cassad, 22 maggio 2016 – Saker0_9326c_9fdde578_XXLUn lettore ha inviato un’analisi comparativa delle perdite ucraine nella guerra al Donbas, basata sui dati di Military Balance 2013 e 2016, concentrandosi sugli effettivi delle unità dell’esercito ucraino. La più autorevole agenzia di analisi militare mondiale, l’Istituto internazionale di studi strategici ha pubblicato il rapporto Military Balance 2016 che rispetto alla relazione del 2013 permette di stimare le perdite irreversibili di materiale militare ucraino nella fase attiva dell’ATO (operazione antiterrorismo) del 50% circa, tenendo in conto i veicoli riparati dopo che Petro Poroshenko aveva annunciato ufficialmente perdite del 60% circa. Questi rapporti consentono anche una stima sulle perdite degli effettivi ucraini nell’ATO. Tra i veicoli danneggiati in modo irreparabile c’erano almeno 29700 soldati probabilmente feriti.2Come gli analisti conteggiano materiale e personale militari
Di seguito riportiamo alcuni commenti sui metodi che gli analisti usano per contare materiale e personale militari, per avere un’idea di quanto siano affidabili questi dati. Naturalmente, gli analisti non utilizzano i siti web con le immagini del materiale distrutto come Lost Armour, perché solo una frazione dei mezzi distrutti viene fotografata e solo una sua frazione può essere identificata. Gli analisti professionali utilizzano un metodo molto efficiente. Contano gli “effettivi” delle forze armate. Perché gli armamenti standard delle unità militari non sono un segreto, si può calcolare il materiale militare moltiplicando le unità per i mezzi che possiedono. Questo metodo sovrastima la quantità di materiale militare utile nelle forze ucraine, contando mezzi in riparazione o non funzionanti come attivi. Il vantaggio di questo metodo è che considera la capacità dell’industria militare nel riparare il materiale danneggiato: carri armati o blindati danneggiati non verrebbero contati come perduti se vengono riparati. Questo metodo ha permesso di valutare quante unità dall’armamento standard possedessero le forze ucraine nel 2013, prima dell’ATO, e quante ce ne sono nel 2016. Le perdite dei diversi armamenti variano, ma nel complesso si tratta di circa il 50%. Ciò corrisponde alle dichiarazioni di Petro Poroshenko su perdite del 60% e un numero molto modesto di nuove armi acquistate e di riparazioni di quelle danneggiate. L’impianto per la costruzione di carri armati di Kharkov ha dichiarato che i piani per nuove produzioni e riparazioni è totalmente fallito. In effetti, in termini di riparazione e manutenzione dei carri armati, l’industria militare ucraina può soprattutto ridipingerli. La capacità dell’industria militare ucraina nelle riparazioni di veicoli gravemente danneggiati e nuova produzione è di un paio di dozzine di mezzi all’anno, come risulta dalla relazione del Military Balance. Vorremmo sottolineare che tale metodo tiene conto del fatto che il numero di materiale militare può essere ridotto non solo dalle perdite in guerra, ma anche dalle vendite ad altri Paesi. Tuttavia, durante questo periodo le forze ucraine hanno venduto all’estero pochi carri armati (vedi qui), essenzialmente solo 11 T-72 alla Nigeria. Queste vendite non cambiano molto davanti alla perdita di migliaia di mezzi nella guerra. Inoltre, l’esercito ucraino per lo più vende all’estero gli equipaggiamenti non utilizzati nell’ATO.

La stima delle perdite del personale e il paradosso delle mobilitazioni senza smobilitazione
Va ricordato che durante l’ATO gli analisti militari hanno ironicamente osservato che le prime tre ondate di mobilitazione non furono accompagnate dalla smobilitazione, ma le forze ucraine non hanno creato nuovi gruppi, anche se più di 30000 uomini sono stati arruolati. Tale umorismo nero fu causato dall’impressione che le perdite delle mobilitazioni riempivano solo le perdite in morti e feriti. C’è la possibilità, però, che alcuni soldati mobilitati siano stati inviati nelle unità semi-regolari della Guardia Nazionale, spiegando tale paradosso. Tuttavia, i dati di Military Balance mostrano che l’umorismo nero degli analisti militari non è lontano dalla verità. Le forze ucraine semplicemente non hanno il materiale per creare nuove unità. Inoltre, anche Anton Gerashenko (consulente del ministro degli Interni ucraino Arsen Avakov, membro della Rada, noto per la creazione del sito “Mirotvorets” (Peacemaker) contenente informazioni personali su varie figure dell’opposizione e giornalisti – nota di Saker), che ha curato la creazione delle unità della Guardia nazionale, ha detto che non si deve esagerare il numero degli effettivi della Guardia nazionale, che non ha mai superato i 5000. A causa di ciò, Anton Gerashenko lamentava lo scarso numero di “patrioti”. Dato che gli analisti conoscono il numero esatto del materiale militare perso dalle forze ucraine nell’ATO, così come degli equipaggi di ogni veicolo, si può calcolare il numero di effettivi dei veicoli distrutti, 29690 soldati. Vi ricordo che gli analisti contano solo il materiale che non può essere recuperato, cioè gravemente danneggiato. In molti casi, ciò significa danni al mezzo con conseguente incendio, in modo che le riparazioni non abbiano senso essendo il veicolo bruciato. E’ ovvio che i membri dell’equipaggio dei veicoli con tali danni siano stati almeno feriti. Così, il numero di soldati ucraini morti e feriti è circa 29690, grosso modo corrispondente ai mobilitati nelle primi tre ondate che hanno solo sostituito le perdite. Ciò non permette alcuna smobilitazione.

Il problema dei pezzi di ricambio per i carri armati e i blindati
Va anche osservato come i carri armati T-72 e T-80 siano prodotti dalla Uralvagonzavod (società metalmeccanica russa di Nizhnij Tagil, Urali, in Russia, maggiore produttore di carri armati mondiale che tra l’altro produce l’Armata – nota di Saker). Alcuni di questi carri armati erano in deposito dai tempi dell’URSS. Ma secondo Military Balance, non furono utilizzati dalle forze ucraine fino al 2015. Inoltre, i T-72 funzionanti furono venduti all’estero anche nel 2014. In tal modo, le perdite di T-72 e i pochissimi T-72 operativi ucraini nel 2015 non sono dovute tanto alle perdite in guerra ma alla mancanza di pezzi di ricambio della Uralvagonzavod russa. Le forze ucraine hanno avuto problemi simili con i blindati sovietici. Anche se l’industria militare ucraina può produrre un numero limitato di blindati, l’Ucraina deve produrre in serie i pezzi di ricambio dei mezzi sovietici. I pezzi di ricambio per i BTR-70 e BTR-80 sono prodotti dalla Fabbrica Automobilistica Gorkij (GAZ). Parti per i BMP-1 e BMP-2 sono prodotte dallo Stabilimento Metalmeccanico di Kurgan (KrAZ). Le armi di questi BTR e BMP sono prodotti dallo Stabilimento Metalmeccanico di Tula (KBT). Tutti questi fornitori russi non sono disponibili per l’Ucraina, spiegando le drammatiche perdite in blindati. Questo potrebbe indicare che le perdite di effettivi sono più basse, dei blindati sono fuori servizio per danni leggeri. D’altra parte, con la perdita del 56-66% dei blindati, anche con la nuova produzione, le forze ucraine non possono creare le grandi unità di fanteria motorizzata che avevano nel 2013 e sfruttare le grandi risorse della mobilitazione. Ciò spiega i piani di mobilitazione ridotti, non avendo le forze ucraine i mezzi necessari. La guerra a bordo dei bus scolastici è roba del passato, soprattutto se si considera la potenza dell’artiglieria moderna, come ad esempio i pezzi di artiglieria semoventi e i lanciarazzi multipli, di cui si parla di seguito.0_9326a_bd15a126_XXLI combattenti occulti delle unità anti-batteria
Ciò che colpisce nei dati di Military Balance sono le enormi perdite di obici leggeri D-30, circa l’80%. In parte ciò può essere spiegato dal fatto che molti obici furono trasferiti alle unità semi-regolari della Guardia Nazionale, che soprattutto bombardano città e borgate. Ma ciò non spiega le perdite dei semoventi d’artiglieria Gvozdika (60%) e Akatsja (50%). Certamente non spiega le perdite di circa il 50% dei lanciarazzi multipli Grad e Uragan. La distruzione dell’artiglieria semovente (SPA) è difficile per via delle proprie mobilità e blindatura. La distruzione dei lanciarazzi multipli richiede tempi di reazione incredibilmente brevi, potendo lasciare le posizioni entro un minuto. Così, tali perdite di artiglieria semovente e lanciarazzi, e quelle incredibili di obici D-30, suggeriscono che le forze ucraine affrontarono un’artiglieria moderna, molto probabilmente russa. Tymchuk (commentatore militare ucraino – nota di Saker) ha scritto molte volte sulla presenza del sistema di radio-localizzazione dell’artiglieria (RLS) Zoopark-1 nel Donbas. Gli RLS possono osservare le traiettorie dei proiettili e calcolare la posizione dei tiratori ancor prima che colpiscano il suolo. Poi Zoopark, utilizzando canali di comunicazione protetti contro le interferenze radio-elettroniche, trasmette le coordinate dei lanciarazzi o pezzi di artiglieria per il puntamento. Tuttavia, solo l’artiglieria moderna che utilizza le informazioni dal sistema di posizionamento globale Glonass, può agire sulla queste basi colpendo immediatamente SPA, lanciarazzi od obici. In effetti, c’era una batteria di militari in “congedo” che impiegava i Msta-S, possibilmente il modernizzato Msta-SM. È dubbio che questi Msta-S siano trofei di guerra, avendone le forze ucraine perso solo 5 unità. Va notato inoltre che le forze ucraine hanno solo 35 Msta-S, troppo pochi per vincere i duelli di artiglieria su un fronte così esteso. Un altro candidato alla lotta assieme allo Zoopark-1 è il moderno lanciarazzi multiplo russo Tornado-G, ma è difficile distinguerlo dal solito BM-21 Grad: la differenza è nei sistemi elettronici di controllo, navigazione e comunicazioni. In entrambi i casi, le enormi perdite d’artiglieria ucraina non possono essere spiegate senza supporre che gli avversari possedessero artiglieria più potente e moderna, almeno al momento dei duelli di artiglieria. E’ probabile che il ridotto bombardamento ucraino delle città del Donbas non sia tanto il risultato dell’accordo Minsk-2 ma delle operazioni antiartiglieria che potrebbero essere state condotte da russi “in congedo”.

Il mito delle enormi quantità di mezzi militari sovietici nei depositi ucraini
Il rapporto Military Balance rileva in particolare che la quantità di materiale militare nei depositi ucraini non solo è molto piccola, ma non riguarda molte categorie. Tutto ciò che poteva essere prelevato dai depositi, nel caso di SPA, BM, BTR e BMP, è già stato preso; le forze ucraine non ne hanno nei depositi, se non alcuni obsoleti “pezzi d’artiglieria nucleare” come gli obici da 203mm Pjon che, senza armi nucleari, come ad esempio il “Perforator“, sono particolarmente inutili data l’inaccettabile imprecisione dei proiettili sparati. Perciò le forze ucraine non usano tali obici semoventi, ad eccezione di 7 unità per lo più usati per propaganda che per veri compiti militari. L’altra significativa fonte di mezzi depositati per gli ucraini sono quasi 700 carri armati. Tuttavia, per la maggior parte sono T-72 e T-80 che non possono essere riparati senza ricambi russi. Ecco perché le forze ucraine ne usano solo 78, essendo il resto suscettibile di essere “cannibalizzato” come fonte di pezzi di ricambio. La condizione dei carri armati stoccati è dubbia. Mentre le perdite irreversibili di carri armati T-64 nell’ATO fu del 35% circa, secondo Military Balance, le forze ucraine non hanno utilizzato un solo T-64 tratto dai depositi. Come il consigliere di Poroshenko Bitjukov nota, i carri armati in deposito sono “corpi morti” che possono essere utilizzati al meglio come fonte di pezzi di ricambio, se i pezzi di artiglieria della qualità necessaria non vengono prodotti in Ucraina. Infatti, i carri armati nei depositi hanno potuto ridurre le perdite dei carri armati al 29%. Allo stesso tempo, le perdite molto più cruciali di blindati, artiglieria semovente e lanciarazzi multipli non sono state sostituite dai depositi o acquisti presso l’industria militare ucraina, essendo questi mezzi non prodotti in Ucraina o prodotti in minuscoli quantitativi rispetto alle ingenti perdite nell’ATO.

Conclusioni
L’affermazione di Poroshenko che le forze ucraine hanno perso il 60% del materiale militare nella guerra è probabilmente vera. L’industria militare ucraina non ha la capacità di compensare perdite di tale entità ed è riuscita a riparare solo il 10% del materiale danneggiato. L’industria militare ucraina non produce artiglierie semoventi e lanciarazzi, e produce pochissimi blindati. Le riparazioni dipendono dai ricambi russi, quindi le perdite di queste unità sono irreversibili. A giudicare dalle perdite dei semoventi di artiglieria leggeri (59%), obici leggeri (80%) e lanciarazzi “Uragan” nel Donbas, le forze ucraine hanno affrontato l’artiglieria più professionale e moderna degli avversari e furono irrimediabilmente soverchiate nelle battaglie di controbatteria. Dato che l’industria militare ucraina non produce artiglierie semoventi e lanciarazzi multipli, l’artiglieria ucraina non può essere rifornita. Le gravi perdite di blindati rendono impossibile alle forze ucraine sfruttare le proprie superiori risorse mobilitate e creare grandi unità di fanteria motorizzata. Infatti, gli effettivi della fanteria motorizzata sono stati ridotti del 60%. Molto probabilmente, il numero di soldati ucraini morti e gravemente feriti è di circa 30000, in quanto tale numero somma il totale degli equipaggi dei mezzi gravemente danneggiati, e lo stesso numero è stato mobilitato nelle prime due ondate senza creare nuove unità. In sintesi, per quanto riguarda il materiale militare più comune, come blindati ed artiglieria semovente leggera, le perdite ucraine ammontano al 60% e non possono essere sostituite dall’industria militare ucraina. La capacità offensiva delle forze ucraine con tale livello di perdite è dubbia. Inoltre, ci si può aspettare un notevole aumento ufficiale delle perdite degli effettivi ucraini, in quanto i dati su materiale perso e mobilitazione suggeriscono la perdita di 30000 soldati. Si potrebbe prendere in considerazione il rapporto sui blindati persi, dagli eserciti ucraino e novorusso nel Donbas nel 2014-2016. In generale, entrambi i metodi hanno vantaggi e svantaggi, in quanto è evidente che Lostarmour non conta tutto il materiale distrutto, così come la perdita di materiale (secondo gli effettivi gli standard) in alcuni casi non significa che sia stato distrutto. Ad esempio, alcuni materiali persi dopo il 2013 furono abbandonati in Crimea e restituiti all’Ucraina solo in parte. Alcuni mezzi esisterebbero solo sulla carta ed anche prima della guerra non sarebbero stati riparabili. Ciò suggerisce che le reali perdite ucraine devono essere ulteriormente studiate per trarre conclusioni precise. Il confronto tra Military Balance 2013 e 2014 è qui. 0_968fe_a53ff7de_XLPS. Sul personale russo in congedo e i sistemi Zoopark, va notato che un tribunale di Kiev ha rifiutato di riconoscere “l’aggressione russa”. Come ho scritto qui quasi due anni fa: “Si può discutere di qualsiasi cosa su internet, ma i diplomatici giocheranno a ping-pong per settimane e mesi. Vi è un certo lavoro da fare, e vi sono coperture informative e diplomatiche. Proprio come in Crimea, tale gioco continua ed è accettato da tutti. Si potrebbe pensare che i capi della junta abbiano molte “prove” sull’opera del Voentorg (letteralmente “Deposito militare”, nome dato all’invio di rifornimenti ai ribelli dalla Russia – nota di Saker), ma con sorprendente costanza si ripete la stessa linea, “Ma i ribelli certamente non potevano avere che” e ricevere risposte standard come “Chiunque sa tutto ciò, e di tutto ciò che fanno i ribelli non si ha alcuna prova”. Poiché tale posizione è ciclica, durerà all’infinito, anche se saranno prese Kiev o Lvov: Lavrov andrà al microfono per dichiarare che la Russia non vi partecipa per nulla. Ufficialmente sarà così. Mentre tutto ciò che ogni blogger o commentatore ha scritto sui blog rimarrà un’opinione personale. Vi sfido a dire che questo schema non funziona. Come si vede, lo schema, se ufficialmente non esiste, può funzionare non solo per settimane e mesi, ma per anni, e queste regole del gioco sono accettate da tutti, con alcune varianti“.1l259_2_279Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’enorme influenza della CIA sull’UE

Martin Berger New Eastern Outlook  22/05/2016

TTP-TTIP-Corporations-Control-400x367Mentre i decenni passano assistendo al cambio di leader, governi e alleanze, le politiche degli Stati Uniti rimangono le stesse. I capi statunitensi sono abituati a fare pressione su altri Stati, alla ricerca del modo di occupare la posizione di burattinaio che controlla i burattini nel mondo. Alcuni politici che preferiscono cedere all’ampia pressione, scoprono relativamente presto che gli USA difendono solo i propri interessi geopolitici, spesso a scapito degli altri Stati. Non c’è da meravigliarsi che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama abbia recentemente dichiarato che gli USA devono scrivere le regole, mentre gli altri Paesi non hanno altra scelta se non seguirle, e che non sarà mai il contrario. All’inizio della marcia verso l’egemonia, nel 1913, la quota della produzione industriale mondiale degli Stati Uniti era del 35,8%. Poco prima della seconda guerra mondiale, arrivò al 40% per poi raggiungere il culmine a metà degli anni ’50 col 54,5%. Nel 1960 la quota degli Stati Uniti iniziò a contrarsi gradualmente, scendendo al 46%. Per compensare la caduta gli Stati Uniti iniziarono a cercare il modo di sfruttare i partner dell’Unione Europea. Dopo tutto, Washington sostenne l’integrazione europea dalla fine degli anni ’40, finanziata di nascosto dalle amministrazioni Truman, Eisenhower, Kennedy, Johnson e Nixon. Il fatto che l’Unione europea sia un piano statunitense fin dal primo giorno è stato scoperto da The Daily Telegraph. Inoltre, era un progettato attuato dalla CIA. Il DT nota: “La Dichiarazione di Schuman che diede il tono della riconciliazione franco-tedesca, portando alle tappe verso la Comunità europea, fu ideata dal segretario di Stato Dean Acheson in una riunione a Foggy Bottom. “Tutto è cominciato a Washington”, disse il capo dello staff di Robert Schuman. Fu l’amministrazione Truman che intimidì i francesi per raggiungere un modus vivendi con la Germania nei primi anni del dopoguerra, anche minacciando di tagliare gli aiuti del piano Marshall, in un incontro con furiosi recalcitranti capi francesi che resistettero fino al settembre 1950”.
The Telegraph fa un passo avanti, sostenendo che i documenti declassificati del dipartimento di Stato dimostrano che le agenzie di intelligence degli Stati Uniti finanziarono di nascosto il movimento europeo per decenni lavorando in modo aggressivo dietro le quinte per spingere la Gran Bretagna nel piano. Ad esempio, un documento firmato dal generale William Donovan il 26 luglio 1950, afferma che ci sarebbe stata una massiccia campagna per promuovere il Parlamento europeo. Documenti simili dimostrano che il predecessore della CIA, l’Ufficio del coordinatore delle informazioni e la CIA stessa impedirono costantemente ai fondatori dell’Unione europea di cercare fonti alternative di finanziamento, che gli avrebbe permesso di ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti. The Telegraph sottolinea che le relazioni tra Stati Uniti ed UE furono tese, a volte, ma gli Stati Uniti controllano l’UE fin dalla creazione del Parlamento europeo, come ancora degli interessi regionali statunitensi assieme alla NATO. Se vogliamo guardare la quantità di tempo, risorse e denaro che Washington ha speso per garantirsi l’obbedienza dell’UE, non sorprende che continui ad imporre il Partenariato transatlantico di scambio e investimenti (TTIP). Questo anche se è chiaro che gli Stati Uniti hanno tutto da guadagnarci, mentre l’Europa può solo compromettere ulteriormente i propri interessi finanziari ed economici firmandolo. Questo fatto è stato ribadito recentemente dall’influente quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung insieme ai canali televisivi tedeschi WDR e NDR. Queste fonti d’informazione hanno trovato il coraggio di pubblicare i documenti riservati sulla natura dell’accordo TTIP, consegnatigli da Greenpeace. Queste pubblicazioni danno ai cittadini di entrambi i continenti l’opportunità di valutare in modo imparziale la natura dei negoziati tra Stati Uniti ed UE, dato che il pubblico ne era all’oscuro da più di tre anni. Inizialmente, quando l’UE rese pubbliche le sue proposte, gli Stati Uniti decisero di rendere segrete le proprie, portando a manifestazioni di massa in Europa. Alla fine il Sueddeutsche Zeitung è giunto alla conclusione che gli Stati Uniti esercitano ancor più pressione sull’Europa di quanto si possa supporre.
The Independent notava che: “Le fughe potrebbero bastare per destabilizzare completamente l’accordo, secondo gli attivisti che hanno affermato che l’accordo non poteva sopravvivervi, indicando che gli Stati Uniti cercano con la forza di modificare il regolamento europeo per ridurre le protezioni per ambiente, diritti dei consumatori e altre posizioni che l’UE permette ai suoi cittadini. I rappresentanti di ogni parte sembrano aver scoperto di avere differenze “inconciliabili” che potrebbero minare la firma del decisivo e assai controverso accordo commerciale, dicono gli attivisti”. Curiosamente, una situazione simile si è verificata con la Trans-Pacific Partnership (TPP), che Washington cerca d’imporre agli Stati della regione Asia-Pacifico per garantirsi il dominio totale e completo su di essi. Tuttavia, è improbabile che i capi politici dell’Unione europea o dell’Asia-Pacifico possano procedere coi negoziati, data la quantità di danni alle PR che potrebbero subire firmando gli inconcepibili TTIP e TPP. E sembra che se la gente sapesse del coinvolgimento della CIA in questi accordi, i colloqui subirebbero una brusca frenata totale.ttip-diskretionsabstand-farbepixMartin Berger è giornalista freelance e analista geopolitico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il “Lago della Russia”: La flotta del Mar Nero contro la nuova coalizione ucraino-turca

Svjatoslav Knjazev, PolitRussia 19 maggio 2016 – Fort Russ

ukraina-s-turtsiey-611-4567577Il 17 maggio 2016 le agenzie stampa hanno riportato la notizia molto interessante che Kiev e Ankara sono diventati ufficialmente dei partner militari. Il piano di attuazione della cooperazione militare è stato firmato delle Forze Armate di Turchia e Ucraina, definendo direzione e portata della cooperazione fino al 2020. Il documento si occupa di problemi generali e questioni piuttosto specifiche in materia di pianificazione, consulenza e assistenza nella difesa e cooperazione tra le forze armate in settori generali e particolari. Kiev ha sottolineato che la cooperazione con i militari turchi è un passo verso l'”integrazione nella NATO”. Gli esperti dicono che non è tanto l’Ucraina a prepararsi ad aderire all’alleanza, ma della “supervisione” della NATO sulle forze armate dell’Ucraina attraverso i militari turchi. Nei prossimi mesi, oltre alle tradizionali esercitazioni “Sea Breeze” nel formato “Ucraina-NATO” (che si terranno nelle regioni di Odessa e Nikolaev), le manovre navali ucraino-turche saranno organizzate nel Mar Nero, dopo di che si prevede passino ai pattugliamenti congiunti lungo le coste. Per quanto si sa, potrebbe essere la prova generale delle attività di una futura flotta della NATO del Mar Nero, la cui creazione sarà discussa l’8-9 luglio al vertice dell’Alleanza a Varsavia. Gli Stati membri della NATO sul Mar Nero e i partner ucraini e georgiani sostengono l’idea. Dopo l’approvazione formale di tale progetto, navi e aerei delle marine statunitense, tedesca, italiana e turca vi si uniranno assieme alla partecipazione di Ucraina e Georgia. Tutto questo, per usare un eufemismo, disturba i confini della Russia. Se un esame viene condotto su chi ha già aderito all'”Alleanza Marittima”, dal carattere chiaramente anti-russo. dal punto di vista degli armamenti l’unica minaccia per la Russia sono le forze turche.

Ucraina: una fregata e molta spazzatura
Le forze navali ucraine sono costituite formalmente da 17 navi da combattimento ma, a giudicare dalla stampa, solo la fregata Hetman Sadajdachnij e alcune imbarcazioni sono operative. L’aviazione navale dell’Ucraina è essenzialmente un trucco, formata da alcuni aerei ed elicotteri obsoleti basati nel villaggio di Chornobaevka, presso Kherson. La guardia costiera ucraina esiste sulla carta. L’unica vera forza della marina ucraina sono i marines e le forze speciali. C’è una brigata di marines a Nikolaev che in realtà opera a Marjupol, e c’è il 73.mo centro per le operazioni speciali della marina ucraina (ad Ochakov) e l’801.mo distaccamento per la lotta ai sabotatori subacquei (a Nikolaev). L’Ucraina ha una base navale a Odessa e due punti di ancoraggio a Nikolaev e Ochakov. Ma anche se esistente, la modesta flotta non può davvero fare molto. Tutti i punti nelle acque di Odessa sono occupati da progetti commerciali, mentre Nikolaev e Ochakov sono sulla foce del Dnepr, dove è lungo e difficile per le navi attraccare e dove, del resto se lo si desidera, potrebbero essere facilmente bloccate. In teoria, vi è una base per le costruzioni navali militari a Nikolaev, dove c’era il più grande complesso cantieristico nell’ex-Unione Sovietica che, di fatto, era l’unico in grado di produrre portaerei. Vi sono due imprese di costruzioni navali a Kherson e Kiev, ma per 25 anni sono state saccheggiate e nessun nuovo quadro vi è stato preparato, mentre i vecchi sono emigrati. La leadership della Marina ucraina, però, vuole rilanciare le costruzioni navali ucraine e attivare 66 navi prima del 2020, ma è una fantasia che non ha nulla a che fare con la realtà. Per realizzare tali ambizioni, è necessario più denaro di quanto ne esista nel bilancio dello Stato ucraino.

Turchia: una potente ma dispersa marina
Tutto si complica nel caso della Turchia. La Turchia vanta 16 fregate, 8 corvette e 14 sottomarini più un Corpo dei marines ed incursori. Tale forza è una delizia per i nemici della Russia, ma qui vanno notati alcuni punti importanti. In primo luogo, confrontare la flotta della Turchia con la Flotta del Mar Nero della Federazione Russa è sbagliato. La marina turca è divisa in zone navali a nord e a sud: Mar Nero e Mediterraneo. Gran parte delle basi della marina turca si trova lontano dal Mar Nero e sono molto trascurate da Ankara. Le cattive relazioni tra Turchia e Grecia, Cipro, Egitto e Siria, i flussi dei migranti, e le navi russe nel Mar Mediterraneo non portano da nessuna parte. Ankara, quindi, non può permettersi di rafforzarsi radicalmente sul Mar Nero. In secondo luogo, la Turchia non ha nulla di paragonabile all’incrociatore missilistico russo Moskva. In terzo luogo, l’aviazione navale di Ankara è solo embrionale mentre l’aeronautica è notevolmente più debole di quella della Federazione Russa. Eppure l’alleanza ucraino-turca può abbastanza mettere in difficoltà la Russia. Kiev può condividere posizioni e infrastrutture con i nuovi alleati e le flotte della NATO. In particolare, per compiacere i padroni e infastidire la Russia, Kiev potrebbe inviare navi civili da Odessa per fornire la copertura dei sistemi radar e missilistici nelle immediate vicinanze di Crimea, a sud di Kherson e sull’isola Zmejnij. La Russia avrebbe poco da gioirne.

Crimea: una fortezza inespugnabile
In considerazione delle potenziali minacce esistenti ed emergenti, la Russia ora rafforza rapidamente le difese della penisola di Crimea. Nel 2015, la Flotta del Mar Nero ha aggiunto circa 200 unità militari, tra cui 40 navi, 30 velivoli (multiruolo SU-30SM), e in Crimea sono stati assegnati più di 100 blindati moderni. Delle navi che meritano particolare attenzione, vi sono i 3 più recenti sottomarini diesel-elettrici Proekt 636 Varshavjanka e due navi armate di missili da crociera Kalibr. Tali armi sono solide e in un prossimo futuro proseguirà il potenziamento della Flotta del Mar Nero. Inoltre, la Crimea non è solo difesa dalla Marina. La 27.m Divisione aerea combinata viene schierata sulla penisola dispiegando lo squadrone della Guardia dei bombardieri a lungo raggio Tu-22M3 e vi è la prospettiva dell’espansione del gruppo a reggimento. A Dzhankoe si trova un battaglione aerotrasportato che dovrebbe essere convertito in reggimento. Nei pressi di Sebastopoli, la stazione del sistema di allarme antimissile è stata ripristinata dopo essere stata consegnata all’Ucraina nel 1991 e abbandonata negli ultimi 10 anni. La stazione ha solo bisogno di un radar centimetrico per integrare la stazione in Armavir che opera su frequenze ultra-alte. Il complesso di Sebastopoli potrà tracciare i missili da crociera lanciati dai nostri “partner”. Inoltre, le coste sono difese in modo sicuro dal sistema missilistico Bastion che può distruggere qualsiasi nave nemica sul Mar Nero in 10-15 minuti. Per questi motivi Erdogan chiama il Mar Nero “lago russo”. E’ già chiaro che, nonostante i mantra dei liberali filo-occidentali, della serena Ucraina e della tranquilla Turchia, nessuno ci lascerà in pace. Affinché i cittadini russi siano al sicuro, il buon vecchio principio del “si vis pacem, para bellum” (Se amate la pace, preparatevi alla guerra) va messo in pratica. Questo è ciò che viene fatto e proprio in Crimea in particolare.187996733Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Non saranno mai russi

Rostislav Ishenko, Cont 8 maggio 2016 – The Saker1021307861C’erano due notizie la scorsa settimana: l’aggressione dei sicari nazisti a Vasilij Volga, che cerca di promuovere in Ucraina un progetto di pseudo-opposizione di sinistra integrata al regime, e un’aggressione simile a un gruppo di ex-membri del Partito delle Regioni che cercava di organizzare a Kharkov una manifestazione di pseudo-opposizione nell’ambito del piano centrista pro-pace e pro-europeo già integrato al regime. Per qualche ragione, le vittime sono chiamate politici filo-russi. Costoro non sono più filo-russi di Pjotr Alekseevich Poroshenko, che fu ministro anche con Janukovich e mantiene buoni rapporti con l’ambasciatore russo a Kiev. L’unica differenza è che Poroshenko ha il potere, mentre tali politici d'”opposizione” fedeli al regime vogliono tornare al potere. Più o meno come i vari “salvatori” dell’Ucraina che sognano di tornare al potere, in attesa a Mosca che il popolo li chiami a “salvare il Paese”. Prima, quando erano al potere, costoro promisero di combattere la Russia a fianco dei nazisti di “Svoboda“. Da allora Kreshatik e Majdan degenerarono in un paio di mesi e il sangue fu versato quando Janukovich svanì un giorno e tali rappresentanti del popolo si pronunciavano sulle tv ucraine dicendo che “la Russia non è uno Stato fraterno ma solo vicino. Il nostro posto è in Europa. Non abbiamo annullato la firma dell’accordo di associazione, solo rimandato, e lo firmeremo“. Ora dicono: “Siamo per la pace. Restituiremo il Donbas all’Ucraina pacificamente“, senza menzionare la Crimea, ma quando gli viene chiesto direttamente, la risposta è vagamente: “Negozieremo“. In realtà, costoro sono più pericolosi dei teppisti nazisti che puntellano il regime. Le truppe d’assalto sono fuori del sistema, oggettivamente sono contro qualsiasi Stato in quanto possono e vogliono agire solo al di fuori del quadro giuridico. I loro attacchi contro Crimea, Donetsk e Lugansk portano alla secessione di queste regioni. I loro attacchi a sindaci, politici, uffici amministrativi, istituzioni statali, ecc. che non gradiscono e i tentativi di nominare i loro “cuochi rivoluzionari” (in riferimento alla famosa frase di Lenin: “Ogni cuoca imparerà a governare“, indicando che il popolo dovrebbe amministrare direttamente) responsabili delle varie istituzioni, hanno distrutto la struttura amministrativa, eroso l’ordine, causato la perdita di potere delle istituzioni centrali dello Stato portando di fatto alla progressiva disgregazione dell’Ucraina. Al contrario, l’opposizione fedele al regime, a prescindere che sia di sinistra o di centro, cerca di rappattumare i cocci e ricreare l’Ucraina come Stato. Rifarla come era sotto Janukovich, ma senza Janukovich. Con Pjotr Alexeevich (Poroshenko), Dobkin o Bojko al timone. E dopo di che conoscono solo un modo per far esistere economia e Stato ucraini: rubare dal bilancio e aspirando ad entrare in Europa. Dato che l’Ucraina non ha risorse per sostenere queste due direzioni “strategiche” del suo “sviluppo”, la prima cosa che tali figuri dell'”opposizione” farebbero, se ritornassero al potere, sarà chiedere alla Russia aiuti, crediti e accesso ai mercati. Richiederanno indietro il Donbas, ma non avendo la forza per emarginare le élite nel Donetsk e Lugansk sorte durante la guerra e assistite da un esercito ben armato e addestrato, cercherebbero di parlare con Mosca per ripristinare il loro potere nel Donbas. Chiederebbero anche la restituzione della Crimea, dicendo: “avete tolto la Crimea ai nazisti, ma noi siamo buoni. Per favore restituitecela. È nostra. Ce l’avete regalata. È un pessimo modo riprendersi i doni, in particolare dai piccoli e deboli“.
russia-parade-2-800x445A differenza degli ucraini, anche dei galiziani seguaci di Bandera, costoro non saranno mai russi. I seguaci di Bandera lo sono diventati alla televisione, ecco perché vi sono molti “seguaci di Bandera” in Ucraina cresciuti negli Urali, a Mosca e in Estremo Oriente. Non solo russi, ma udmurti, baschiri, tatari, komi o manci si vederebbero “seguaci di Bandera”. Non c’è bisogno di parlare ucraino, o russo, basta solo “amare l’Ucraina” e odiare la Russia. Ripeto, per la maggior parte delle persone l’ideologia banderista non è altro che propaganda. Ma se gli adulti ex-comunisti, nati e cresciuti in Russia e recatisi a lavorare in Ucraina in età matura possono esserne convinti, l’inversione di tale processo è sempre possibile. La potenza della moderna propaganda, se non è illimitata, è enorme. Senza dubbio, alcuni prodighi russi ora si fanno chiamare seguaci di Bandera o ucraini, e non saranno più quello che erano (alcune vittime delle sette totalitarie non ritornano più nel mondo reale, la loro psiche è troppo fragile e non vi sopravviverebbero), ma la maggioranza sarà riprogrammata facilmente e rapidamente. Proprio come gli ex-comunisti e i giovani comunisti degli anni ’80 divenuti nazionalisti negli anni ’90, passeranno a una nuova identità. Ma questo non vale per la classe politica. Costoro non combattono per le idee, ma per i beni. Considerano il potere politico esclusivamente un mezzo per arraffare proprietà. È per questo che i politici “filo-russi” vogliono preservare l’Ucraina (lavorando al parlamento di Kiev, legittimando così la giunta nazista, o emigrando a Mosca facendo finta di combatterla). Sono sempre pronti ad accordarsi con Poroshenko e i suoi nazisti nel sistema contro i nazisti fuori dal sistema. Vogliono solo accedere al potere. A Mosca considerano un piano B il ritorno con le truppe russe, ma a condizione della loro nomina a “sovrani indipendenti” (anche se appoggiati dai militari russi). Ma “opposizione” a Kiev e “salvatori” a Mosca preferirebbero accordarsi con gli oligarchi a Kiev e condividere il potere con loro, tornando allo status quo precedente. Tra l’altro, nei talk show della televisione russa dicono esplicitamente proprio questo. Solo il pubblico russo interpreta le loro parole in modo diverso, senza sfumature. Litigano con i loro avversari pro-Kiev senza opporsi alla loro politiche pro-europee o pro-statunitensi; la loro unica preoccupazione è che lo fanno così scioccamente. Figure dell'”opposizione” e “salvatori” dicono a Kiev, attraverso i media, che sanno come stabilizzare il regime, che sono disposti a giungere ad un accordo con Kiev e il Cremlino, che riuscivano a barcamenarsi tra Russia e occidente prima e che possono farlo adesso. Suggeriscono di essere consapevoli dei loro errori (chiamandoli errori di Janukovich), che non pretendono tutto il potere che sono disposti a condividere. Hanno stessi sogni ed aspirazioni del regime di Kiev, preservare l’Ucraina come loro proprietà, fonte della loro ricchezza personale. Ecco perché ex-politici di Donetsk che si muovevano a Kiev (della squadra di Janukovich) non fanno nulla per salvare il Donbas, la loro patria, dall’invasione dei seguaci di Bandera. Su RPD/RPL hanno la stessa posizione del regime di Kiev che ha iniziato la guerra civile, insistendo sul fatto che il Donbas deve tornare sotto il governo dell’Ucraina. Proprio come Kiev, non riconoscono la legittimità delle autorità di queste repubbliche, ma non dubitano della legittimità del regime Kiev, anche se è al potere grazie a colpo di Stato e terrore. Cercano di non attirare l’attenzione su questi aspetti della loro posizione, ma quando glielo si chiede direttamente, spiegano che disapprovano Kiev non per gli obiettivi, ma per l’inettitudine nel realizzarli. Denunciano i criminali metodi nazisti usati dal regime di Kiev, perché sono tecnicamente inefficaci e moralmente poco attraenti, piuttosto che perché sono in assoluto sbagliati politicamente e legalmente.
Non saranno mai russi. Non hanno alcun posto nel sistema politico ed economico russo. Come “imprenditori” agiscono solo quando la legge è sottomessa ai loro desideri. Perciò crescita e riduzione del patrimonio personale e benessere finanziario dipende sempre dall’accesso al potere. Ecco perché più alta era la posizione, più ricco e più di successo era l'”uomo d’affari”, e la perdita di potere portava immediatamente, se non al crollo totale degli affari, almeno gravi difficoltà. Perciò subito dopo il colpo di Stato non guidarono la rivolta nelle loro regioni, ma si precipitarono a negoziare con il nuovo potere per entrarvi. Questo è il motivo per cui ancora cercano di convincere Poroshenko che gli sarebbero più utili dei suoi attuali sostenitori. Perdono con la concorrenza leale con il business russo. Perdono nella competizione politica. Non c’è spazio nel governo e sistema legislativo russi per i 2-3 mila politici ucraini che per 25 anni passavano da ministri e parlamentari. Sono (con poche eccezioni) incompetenti rispetto ai colleghi russi, anche nel governare regioni e città. Ogni capo municipale di Mosca o San Pietroburgo o sindaco di una piccola città in Russia sarebbe più competente di Klichko a Kiev. Nella piazza Smolensk (dove si trova il Ministero degli Esteri russo), ci sono almeno 400 potenziali ministri degli Esteri dell’Ucraina. Un sergente della base dell’esercito russo di Gjumri (città in Armenia, dove si trova una base militare russa) o in Tagikistan sarebbe un Ministro della Difesa migliore di tutti i generali ucraini messi insieme. Un sottufficiale sull’incrociatore “Moskva” comanderebbe le quattro navi da guerra ucraine meglio dei 13 ammiragli della Marina ucraina. Sono solo dei rappresentanti dello Stato ucraino. È per questo che la loro “Ucrainicità” non sparisce. Si sforzano di preservare o ripristinare lo Stato ucraino a tutti i costi, a prescindere se sia possibile o sensato. Tale Stato conservato o restaurato cercherà sempre di parassitare la Russia. Semplicemente perché non riescono a creare o costruire nulla. Si limitano a rubare il possibile e spartirselo. Il loro Stato può esistere solo quando le casse che derubano vengono riempite da qualcun altro. Il loro desiderio è rubare in Ucraina ciò che è stato creato o deciso dalla Russia spedendo il bottino in Europa. Non possono e non vogliono vivere in qualsiasi altro modo. Ecco perché la loro posizione “filo-russa” sarà sempre quella del parassita, del consumatore. Cercheranno di assomigliare a tedeschi, francesi o svizzeri. “Non avrei mai immaginato che sei ucraino“, è per loro il massimo elogio da un sahib bianco “civile”. La loro “ucrainicità” ha una base materiale forte, quindi non può sparire. Dopo aver perso potere, influenza, accesso a risorse illimitate, avranno sempre nostalgia per i “bei tempi andati” sognandone il ritorno. Persone competitive nate a Kiev, Leopoli, Chernigov, Kharkov, Odessa e Zaporozhie, proprio come a Novgorod, Tver o Ekaterinburg, russe, furono al servizio della Russia per secoli, dando cancellieri e ministri, marescialli e segretari generali del Partito comunista, scrittori e poeti. Non si sentono troppo a Mosca o nell’imperiale San Pietroburgo. Allo stesso modo, molte persone meno ambiziose hanno onestamente lavorato in Ucraina come medici, insegnanti, lavoratori e scienziati, così come altrettanti russi lavoravano a Novosibirsk, Krasnodar, Voronezh, o Vologda. Non pensavano molto ai loro cromosomi. Inoltre, negli ampi spazi della Russia “da Varsavia al Giappone e dal Mar Bianco al Mar Nero” praticamente tutti avevano antenati provenienti da diversi gruppi etnici.
2016-05-07T084259Z Motivati, gli ucraini non sono gli incorreggibili nazisti dei battaglioni di volontari coperti di tatuaggi, due terzi dei quali non conoscono che la lingua russa. Costoro, proprio come gli ultras, seguiranno qualsiasi bandiera che gli offrirà birra e scontri con gli ultras di altre squadre. I nazisti dei battaglioni di volontari sono semplici truppe d’assalto. Nazisti e comunisti in Germania avevano le proprie truppe d’assalto che combatterono per le strade prima che Hitler salisse al potere, e molti finissero nelle stesse unità di SA. Inoltre, i marinai rivoluzionari che annegarono gli ufficiali della marina imperiale a Kronshtadt non erano teorici marxisti, non avevano mai letto “Il Capitale“, o le opere di Lenin, Plekhanov o Martov. Non avevano a cuore le sfumature del disaccordo teorico tra bolscevichi e menscevichi (sezioni del Partito Operaio Socialdemocratico russo. I nomi derivavano da “maggioranza” (bolshinstvo) e “minoranza” (menshinstvo) nei voti tra i seguaci di Lenin (bolscevico) e Martov (menscevichi) al 2° Congresso del partito del 1903). Molti, infatti, preferivano gli anarchici. Una forza da combattimento (truppe d’assalto) può servire un potere oggi e uno diverso domani. Sono sempre “per l’equità” ma l’idea di equità è piuttosto vaga. Gli implacabili incorreggibili “combattenti ideologici” hanno sempre interessi materiali. È importante sottolineare che il loro interesse pecuniario prevale. In primo luogo, hanno la possibilità di rubare, e dopo pochi anni, da possidenti dalle giacche alla moda e spesse catene d’oro, le cui discussioni “teoriche” sono esclusivamente attuate con armi automatiche, sentono il bisogno di giustificare ideologicamente la loro autorità. A quel punto l’altra parte dell'”élite nazionale” fa la sua comparsa, che neanche diverrà mai russa. Proprio come i politici dell'”opposizione” divisi tra Kiev e Mosca, ma sempre sognando la restaurazione di una solidamente organizzata Ucraina pro-europea che succhia sangue dalla Russia, vi è l’altrettanto divisa “classe creativa” di giornalisti, esperti, blogger. Anche in questo caso, pochissimi diverrebbero russi (costoro erano russi all’inizio, ma in Ucraina non si sforzano di migliorare lo Stato ucraino, ma solo di ripristinarne l’unità). Esperti e giornalisti che sostengono il “blocco di opposizione”, i vari partiti della sinistra legale (come Volga) ed altri progetti integrati nel sistema, sono inseparabili dalle idee dell'”ucrainicità”. Molti sinceramente credono di poter creare lo Stato ucraino “dal volto umano”. Tale opinione è condivisa da giornalisti, esperti e blogger ucraini che, dopo essersi trasferiti in Russia, rifiutano per principio la cittadinanza russa e d’integrarsi nella società russa. Sognano di tornare in Ucraina (liberata da qualcun altro) e di costruirvi un sovrano, giusto, economicamente forte, politicamente influente e civilizzato Stato ucraino. È un’illusione. Ricordate quanto era umano lo Stato ucraino, all’inizio della sua storia sovrana nel dicembre 1991. Anche i nazionalisti più feroci non volevano essere associati non solo a Bandera (Stepan Bandera, capo dell’organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN) implicati nel genocidio di polacchi ed ebrei e nella collaborazione con i nazisti durante la Seconda guerra mondiale), ma neanche con Petljura (Semjon Petljura, capo del Direttorio della Repubblica popolare ucraina nel 1919-1920 che combatté contro la Russia sovietica in alleanza con armata bianca, Germania e Polonia). Neanche “il guerrigliero ucraino” e “capo dei contadini” Makhno era considerato un eroe positivo. Nel 2004, la “banderovshina” già fioriva come teoria politica. L’Ucraina era lacerata da una guerra civile fredda. A Maidan nel 2013 gradualmente divenne guerra calda, e guerra civile in piena regola nella primavera del 2014. Costoro non sono solo onestamente deliranti, ma servono i ladri delle élite finanziaria e politica, unici beneficiari dell'”Ucraina sovrana”. I loro interessi coincidono. Gli ex-nuovi ricchi (non particolarmente intellettuali) sostengono finanziariamente gli “ideologi”, non necessariamente comprandoli. Sarebbe troppo costoso e inutile. Semplicemente avranno posti di lavoro nei mass-media “giusti”, sotto la supervisione di redattori “giusti”; alcuni usati senza rendersene conto. Perché pagare, se qualcuno lavora volontariamente (per l’idea). Alla fine, gli “ideologi” parzialmente ambiziosi, in parte col desiderio di essere valutati (lavorare per un oligarca, soprattutto oligarca-presidente, ti rende speciale, è un riconoscimento del proprio talento), parzialmente per interessi pecuniari (gli oligarchi spesso pagano bene anche le idee politiche più folli e goffamente formulate; i nuovi ricchi spesso acquistano squali sventrati o teste di maiale affumicate come oggetti d’arte moderna, assieme ai concetti politici) sono legati sempre al concetto di “ucrainicità”. Proprio come i loro proprietari, i banchieri, non possono esistere in qualsiasi altro modo. Il loro lavoro non è solo (e a volte molto) redditizio, ma gli dà rispetto. L’auto-affermazione viene confermata, se non incontrando poteri forti, ma parlando con un “ideologo” da pari a pari, quindi ritenendosi collegati ai processi globali e pensando anche d’influenzarli (i più ambiziosi e folli credono anche di dirigere questi processi). Cosa farebbero dopo? Pavimentare le strade? Costruire case? Insegnare matematica nelle scuole? Da oligarca, che compete con i simili su lunghezza dello yacht e dimensione dell’aereo, a semplice ingegnere da 2000 dollari di stipendio mensile. Prospettive del genere provocano suicidi.
Pertanto, oltre all’élite finanziaria, che non diverrà mai russa perché “ucrainicità” significa ricchezza, i suoi servi “creativi” non potranno mai passare dall'”ucrainicità” alla “russicità”. Per questi ultimi è ancora più difficile. I primi perdono la possibilità di aumentare la ricchezza, ma possono ancora mantenere lo stile di vita cui sono abituati senza preoccupazioni. Per gli altri, la perdita dell'”ucrainicità” è una catastrofe intellettuale. La vita è inutile. Tutto è vano. Le idee si rivelano sbagliate e la loro realizzazione impossibile. Gli avversari avevano ragione. Lo stato di dissonanza cognitiva alla fine della loro vita sarà inevitabile. Il disagio causato dalla perdita della prospettiva dell'”ucrainicità” genererà odio per tutto ciò che è russo, causa principale della propria inadeguatezza. Questa è la fonte dei passati e futuri miti sulla grande nazione ucraina che un milione di anni fa costruì una civiltà gloriosa, divenuta vittima dei “moskali” ugro-finnici (così i nazionalisti ucraini chiamano i russi, da “Mosca “) che hanno rubato anche il nome “Russia” agli ucraini. La gente non perdona la propria inadeguatezza (soprattutto inadeguatezza politica, il successo politico è un farmaco molto forte per molti). Il peggio è che con costoro (apparentemente russi o pro-russi) dovremo non solo vivere e collaborare, ma accettarne la pretesa di essere gli unici rappresentanti politici legittimi dei territori ucraini. Piccoli nazisti e grevi criminali di guerra tra i rappresentanti del regime attuale possono essere uccisi in guerra o incarcerati per i crimini. Ma costoro non solo non avranno i loro diritti sospesi, ma si fingono eroi della resistenza. La loro tragedia e nostro problema è che il ripristino dell’Ucraina che desiderano (prima del colpo di Stato) è impossibile. Il regime nazista non solo ha consumato, ma ha distrutto le risorse materiali dello Stato ucraino. Ora, se tale Stato rimarrà, qualcuno dovrà pagarne l’esistenza e il recupero economico. La Russia potrebbe investire nella Crimea e nella rapida integrazione alla Russia di RPD e RPL, ma perché dovrebbe investire nell'”Ucraina filo-europea”? Inoltre, il regime nazista divide il Paese in parti che possono coesistere solo se ingabbiate. Se la propaganda ben diretta può ancora curare la maggior parte della popolazione dall'”ucrainicità”, che ogni giorno diventa bandersimo, il fatto stesso dell’esistenza dello Stato ucraino semplicemente farebbe passare la guerra civile dal cessate il fuoco a un nuovo tentativo di genocidio. Il regime nazista è riuscito a cambiare l’atteggiamento dell’Europa verso l’Ucraina. In precedenza, l’Ucraina non era benvenuta, ora non la vuole proprio. Inoltre, tale regime nazista, che inesorabilmente provoca il conflitto tra Russia e UE e il blocco commerciale tra UE e Russia, riduce catastroficamente il potere economico e politico dell’UE stessa. L’Europa è costretta non a pensare all’Ucraina, ma ad evitare la propria catastrofe. Infine, la Russia è stata costretta a ristrutturare la propria economia, creare numerose fabbriche per sostituire le importazioni ucraine, costruire oleodotti bypassando l’Ucraina. Ora è contro i propri interessi ripristinare la concorrenza ucraina che lotta non solo negli stessi mercati, ma anche nel mercato interno russo. Infine, la Russia non può legalizzare completamente i cambiamenti territoriali senza liquidare lo Stato ucraino. La creazione di uno nuovo (a priori antirusso e che forse nasconderebbe meglio tale animosità) costerebbe caro e non avrebbe senso (almeno, non a spese della Russia). Il risultato netto è che ora tra gli ucraini dell’opposizione alleati al regime attuale a Kiev, così come tra la comunità di esiliati ucraini a Mosca, la Russia non ha che pochissimi compagni di viaggio affidabili, pronti a tradire in qualsiasi momento ritenuto opportuno per una miseria (come Kuchma e Janukovich). Pertanto, dobbiamo riconoscere il fatto che in Ucraina, così come all’estero, vi sono pochissimi politici e ideologi sani e con cui possiamo collaborare, e la maggior parte di loro si considera russa, non separa i propri interessi e gli interessi del loro Paese da quelli della Russia quale patria comune. La maggioranza, invece, non sarà mai russa e quindi non sarà mai affidabile; sarà sempre interessata solo ad arraffare quanto più possibile dalla Russia.
Se vogliamo avere successo, dobbiamo riprogrammare il popolo ucraino evitando questi politici e contrastandone l’opposizione, che sarebbe forte, molto più forte dell’ipotetica resistenza dell’esercito ucraino. Oggi controllano praticamente tutti i mass media in Ucraina. Controllano il 99% delle informazioni. Con il cambio di regime in Ucraina, la loro politica d’informazione non cambierà, se non divenendo più sofisticata e più professionale e di conseguenza più pericolosa.9CBF29E4-0358-4B46-8CB1-DB089DCC8D02_mw1024_s_nTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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