Come la Cina vede l’adesione alla SCO dell’India

MK Bhadrakumar Indian Punchline 20 luglio 2015Xi Jinping, Jacob Zuma, Narendra ModiL’ultimo numero della Beijing Review presenta un’analisi di ciò che l’adesione di India e Pakistan alla Shanghai Cooperation Organization (SCO) presagisce per il raggruppamento regionale e per questi due Paesi. I principali obiettivi della strategia di sviluppo della SCO per il 2025, adottati al vertice di Ufa, indicano che nel prossimo decennio gli Stati aderenti si concentreranno sul consolidamento delle fiducia reciproca e relazioni amichevoli, lavorando a stretto contatto per far fronte alle sfide alla sicurezza, approfondire i legami economici e commerciali ed estendere la cooperazione su tecnologia, sanità e istruzione. In breve, la SCO prevede di concentrarsi sulla “costruzione di due piattaforme“: uno per “aiutare lo sviluppo degli Stati membri” e due “per promuovere la comprensione reciproca e il dialogo tra gli Stati aderenti“. Inoltre, la strategia incoraggia gli Stati aderenti alla SCO a partecipare all’Iniziativa Fascia e Via della Cina come modello chiave della cooperazione economica regionale. In effetti, l’India ha un compito ritagliato per essa date le relazioni tese con il Pakistan e l’atteggiamento tiepido verso i progetti della Via della Seta della Cina. La questione è chiaramente fino dove l’India sarà disposta a utilizzare le “piattaforme” della SCO, in linea al suo discorso sul “secolo asiatico”. Beijing Review cita un esperto cinese secondo cui la motivazione principale per l’espansione degli aderenti alla SCO (includendo India e Pakistan) deriva dalla consapevolezza che “i problemi attuali in Asia centrale vanno oltre i confini degli Stati aderenti alla SCO. Inoltre, minacce terroristiche si riversano dal Medio Oriente al Centro e Sud Asia. La SCO non può affrontare queste sfide con una cooperazione limitata a soli sei Paesi membri. Pertanto, la SCO deve espandere l’adesione e migliorare il meccanismo operativo per svolgere un ruolo maggiore nella cooperazione per la sicurezza regionale“. L’articolo precisa come India e Pakistan possano trarre beneficio dalla loro appartenenza alla SCO, illustrando le possibilità di non meno sei direzioni diverse:
– India e Pakistan sperano di partecipare alle “questioni regionali” attraverso la SCO, vista la crescente statura internazionale dell’ente.
– sperano di tutelare meglio i propri interessi sulla sicurezza tramite la rete della SCO. In realtà, dovrebbero “rafforzare la cooperazione con la SCO… (di cui) la lotta al terrorismo è una delle missioni condivise“.
– la SCO contribuirà a promuovere la crescita economica dei due Paesi.
– India e Pakistan non vogliono “perdere l’opportunità” data dalla connettività avanzata risultante dalla proposta d’integrare l’Iniziativa Fascia e Via della Cina al progetto dell’Unione economica eurasiatica della Russia, con l’obiettivo dell’integrazione economica regionale.
– da economia in rapida crescita, l’India può utilizzare l’appartenenza alla SCO per approfondire la cooperazione energetica con Russia e Paesi dell’Asia centrale.
– infine, date le irrisolte “controversie territoriali” tra India e Pakistan, la SCO “potrebbe agire da piattaforma del dialogo” dei due Paesi “per alleviare le tensioni al confine e migliorare le relazioni nel quadro multilaterale“.
È interessante notare che l’articolo si conclude con l’osservazione che la SCO affronta “nuove sfide” con l’adesione di India e Pakistan; il raggruppamento “deve riformare la propria infrastruttura per preparare i nuovi aderenti“. In particolare, la SCO “deve trovare un modo migliore per impostare l’agenda e rendere più efficaci le politiche“. Finora, locomotiva della SCO sono Cina e Russia. Secondo Pechino ciò cambierebbe con l’ingresso dell’elefante indiano nella tenda. Il senso globale dell’articolo è positivo in termini neutri. Infatti, la Cina si aspetta che l’adesione alla SCO di India-Pakistan possa promuoverne la normalizzazione, ma farebbe anche sapere che solo il tempo dirà se sia un’aspettativa esagerata. Da parte sua, la Cina ha usato brillantemente la piattaforma della SCO per “normalizzare” i rapporti con i vicini dell’Asia centrale svezzati con la pesante dieta della propaganda sovietica violentemente anti-cinese, armonizzando le propria politica in Asia centrale con quella della Russia. In teoria, l’India potrebbe fare lo stesso per la stabilizzazione della situazione afghana lavorando sugli interessi comuni con il Pakistan. Ma se la Cina ha una grande visione regionale, l’India ne ha una? Se c’è, si aprono possibilità interessanti. Resta il fatto che i processi nella SCO hanno luogo a livello politico, economico, di sicurezza e militare, riunendo regolarmente le dirigenze di India e Pakistan e delle relative agenzie di sicurezza e militari. Ovviamente, la Cina spera che nell’ambito della SCO l’India superi la reticenza (scetticismo) verso le strategie win-win della Via della Seta di Pechino. In realtà, il Pakistan potrebbe effettivamente esser posto sotto pressione per facilitare i rapporti tra India e gli altri Paesi della SCO. Senza dubbio, l’India seguirà la sua strada bilaterale per la normalizzazione delle relazioni con il Pakistan. Ma detto questo, gli Stati Uniti furono attivi promotori delle relazioni tra India e Pakistan e Delhi vi era disponibile. L’India dovrà tollerare un ruolo simile della SCO da dietro le quinte, e non sarebbe una brutta cosa se accadesse. A dire il vero, d’ora in poi la SCO è un'”azionista” delle relazioni tra India e Pakistan a vantaggio della sicurezza nelle regioni dell’Asia centrale e meridionale. Anche in questo caso, la cooperazione regionale nella SCO non può terminare sulla frontiera Wagha. Può funzionare solo a vantaggio dell’India a condizione, naturalmente, che abbia anche un grande piano vantaggioso nello spirito del compromesso.
Non molta attenzione è rivolta all’adesione alla SCO del Nepal quale “Paese partner”. Questo sviluppo va attentamente osservato. In teoria, Pechino l’ha promosso da una prospettiva di medio e lungo termine. Perché il Nepal? La mossa della SCO di stabilire una partnership formale con il Nepal avrà un impatto significativo sul rafforzamento della sicurezza del Tibet e collegherà Tibet e India (via Nepal), oltre a creare un contesto ulteriore per lo sviluppo delle relazioni sino-nepalesi. L’India non dovrebbe vederlo in termini di somma zero. L’articolo della Beijing Review è qui.

nepal-mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

NATO e occidente sono diventati irrilevanti

F. William Engdahl New Eastern Outlook 22/07/2015rtx1jnqtIl duplice vertice svoltosi ad Ufa in Russia ai primi di luglio, erano tutt’altro che di routine. In effetti sarà visto dagli storici futuri come l’evento che segnò il declino definitivo dell’egemonia globale della civiltà europea e nordamericana. Non è un piccolo evento nella storia umana, ma il più significativo cambio dei rapporti economici mondiali dalla quarta crociata nel 1204, quando la Repubblica di Venezia emerse come potenza mondiale dopo il brutale assedio e saccheggio vergognoso di Costantinopoli che segnò la fine dell’impero bizantino. Prima uno sguardo a ciò che è accaduto. La Russia ha ospitato due vertici delle emergenti organizzazioni alternative, la riunione annuale dei Paesi BRICS, così come la riunione annuale della Shanghai Cooperation Organization. Il loro grande significato è stato del tutto oscurato dai media occidentali come il New York Times. In primo luogo guardiamo ai risultati della riunione BRICS cui Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa sono Stati aderenti. I BRICS hanno formalmente avviato la loro New Development Bank (NDB) con sede centrale a Shanghai, centro bancario e finanziario della Cina e una filiale in Sud Africa al servizio della regione africana. Opera esplicitamente in alternativa al dominio dal 1945 di FMI e Banca Mondiale, cuore del sistema del dollaro di Washington. Ha avuto contributi dagli Stati aderenti per 50 miliardi di dollari, soprattutto per i progetti infrastrutturali, non esclusivamente negli Stati BRICS. Così hanno creato un fondo di difesa finanziario da 100 miliardi, il cosiddetto Contingent Reserves Arrangement, in caso di attacchi speculativi come quelli lanciati da Washington con il Quantum Fund di Soros nel 1997 per distruggere le economie delle tigri asiatiche. La banca NDB viene attivata un anno dopo l’ultimo vertice BRICS, che ne accettava la creazione, e il vertice annunciava che i primi progetti infrastrutturali approvati inizieranno nel 2016. Questo è un testamento impressionante della reciproca volontà di creare un’alternativa a Fondo monetario internazionale e Banca mondiale controllati da Washington dove hanno sede. In particolare i BRICS hanno deciso per la prima volta d’istituire una cooperazione formale con i dirigenti dell’Unione economica eurasiatica di Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan. Così hanno deciso di incontrare i leader della Shanghai Cooperation Organization (SCO) di Russia, Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan.

La SCO aggiunge una maggiore dimensione alla sicurezza
Da parte loro, le nazioni della SCO, Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, oltre ad ammettere formalmente India e Pakistan hanno deciso di aumentarne il ruolo nella lotta al terrorismo nella regione. La SCO fu fondata nel 2001, originariamente per risolvere i conflitti di confine tra Cina, Russia, Uzbekistan, Kirghizistan e Kazakistan negli anni dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Ora subisce una metamorfosi organica divenendo qualcosa di molto diverso e, in combinazione con la rete ferroviaria ad alta velocità della Cintura economica della Nuova Via della Seta della Cina che incrocia in Russia ed Eurasia, poteziando economicamente la regione, la cui crescita nel prossimo secolo farà impallidire qualsiasi cosa possano fare le economie occidentali dell’OCSE cariche di debito. Quest’anno i membri della SCO hanno ammesso Pakistan e India come membri a pieno titolo, una mossa che mina 70 anni di geopolitica anglo-statunitense nel subcontinente indiano, portando i due acerrimi nemici nel forum dedito a risolvere diplomaticamente i conflitti di frontiera. La dichiarazione di Ufa dei BRICS ha anche sottolineato l’importanza di riaffermare la Carta delle Nazioni Unite e condannato l’intervento militare unilaterale, chiaro riferimento a s’indovini chi? L’allargamento che include India e Pakistan nella SCO eurasiatica ha enormi implicazioni per la rete ferroviaria ad alta velocità della Cintura economica della Nuova Via della Seta della Cina e potenziali oleogasodotti nell’Eurasia. Significativamente, con l’amministrazione Obama che vuole usare l’Iran contro Russia e Cina, firmando il recente accordo nucleare a 6 di Ginevra, il presidente iraniano Hassan Rouhani ha frequentato i vertici BRICS/SCO ed ha avuto colloqui privati con il presidente russo Vladimir Putin. Teheran probabilmente aderirà alla Shanghai Cooperation Organization dopo la fine dell’embargo, forse già nel 2016, qualcosa che darà alla SCO una presenza importante in Medio Oriente. La revoca prevista delle sanzioni economiche all’Iran, potrà significare un enorme approfondimento economico dello spazio economico eurasiatico da Shanghai a San Pietroburgo a Teheran e oltre, scenario da incubo degli attori geopolitici degli Stati Uniti come Zbigniew Brzezinski e Henry Kissinger. In particolare, la dichiarazione finale dei BRICS ha anche promesso maggiore cooperazione nella lotta al terrorismo e sui problemi di sicurezza degli Stati membri. Ciò si sovrappone all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) creata dalla Russia nel 1992 dopo il crollo dell’Unione Sovietica, per fornire una parvenza di sicurezza dai dilaganti mujahidin afghani, scimmiette pagate della CIA per “istigare” (secondo lo stesso Brzezinski) gli Stati ex-sovietici con grandi popolazioni musulmane dell’Asia centrale, in particolare Azerbaigian e Caucaso. Oggi la CSTO emerge come una molto più seria organizzazione e mezzo tramite cui la Russia può legittimamente fornire direttamente sicurezza agli Stati più deboli dell’Unione economica eurasiatica, come Kirghizistan o Armenia, bersaglio di nuove rivoluzioni colorate sponsorizzate dagli USA per diffondere il caos nel nascente spazio economico eurasiatico. Ciò che è degno di nota del vertice BRICS-SCO-UEE ospitato da Putin ad Ufa, città russa di un milione di abitanti ai piedi degli Urali e vicina al Kazakistan, è non solo l’armonizzazione tra le tre grandi organizzazioni. E’ anche il fatto che la Russia sia l’unico aderente a tutti e tre, facilitandone l’armonizzazione degli obiettivi strategici. Inoltre gli Stati membri hanno tutti la necessità di essere pienamente indipendenti dal mondo del dollaro e dall’illegittima farsa dell’euro della moribonda Unione europea. Come Saker ha sottolineato in un pezzo recente, “la lista completa dei membri di BRICS/SCO sarà come questa: Brasile, Cina, India, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Russia, Sud Africa, Tagikistan e Uzbekistan. Il BRICS/SCO dunque includerà 2 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e 4 Paesi dotati di armi nucleari (solo 3 Paesi della NATO hanno armi nucleari!), che rappresentano un terzo della superficie terrestre del mondo, producono 16000 miliardi di dollari di PIL e hanno una popolazione di 3 miliardi di persone o la metà della popolazione globale”. La nuova architettura dell’Eurasia si forma con cui, se ci pensano le nazioni dell’UE, soprattutto Germania, Francia e Italia, potrebbero beneficiarne enormemente collaborandovi. Eppure, qual è la risposta di Washington e dei “vassalli” europei della NATO, per usare il termine di Brzezinski?

La risposta della NATO di Washington
La risposta di Washington e NATO a tutto questo è tetra e patetica, per usare un eufemismo. Il nuovo candidato di Obama a presidente dei Capi di Stato Maggiore, generale del Corpo dei Marines Joseph Dunford, ha dichiarato la Russia maggiore minaccia degli Stati Uniti nella sua testimonianza al Congresso di alcuni giorni fa. Dimenticando la “minaccia esistenziale” del SIIL, l’organizzazione che le intelligence di Stati Uniti ed israeliana hanno creato per diffondere caos, Dunford ha dichiarato: “Se si vuole parlare di una nazione che potrebbe costituire una minaccia esistenziale per gli Stati Uniti, indico la Russia”. La cosa allarmante è che non c’è stato alcun pigolio di protesta sui blog a parte le osservazioni dell’ex-congressista Ron Paul e di pochi altri. Il tam tam bellicoso batte sempre più forte sul Potomac in questi giorni. La rabbia di guerra a Washington va oltre il solo generale. Il Pentagono ha appena rilasciato la sua strategia militare per gli Stati Uniti 2015. L’attenzione chiaramente trascura gli “attori non statali”, come SIIL quale maggiore minaccia agli Stati Uniti, e si concentra sugli “attori statali” che “violano le norme internazionali”. Il documento strategico del Pentagono cita Russia, Cina, Iran e Corea democratica come le peggiori minacce. Ciò che non ammette è la “minaccia” all’egemonia della sola superpotenza Stati Uniti che insiste che la sua volontà sia l’unica valida essendosi auto-nominati custodi di “democrazia” e “diritti umani”, il loro Nuovo Ordine Mondiale come George Bush senior disse nel 1991. Sul fronte economico, ciò che emerge nella vasta Eurasia è il maggiore investimento per infrastrutture fisiche, che a sua volta crea nuovi mercati da cui oggi le regioni remote della Siberia o la Mongolia rimangono praticamente isolate. Al contrario, la Washington di Obama, una volta-egemone, si dispera e riesce ad offrire solo il segreto patto di libero commercio dominato dagli Stati Uniti, il Trans-Pacific Partnership (TPP), agli Stati asiatici, eccetto la Cina, per cercare di contenere la Cina economicamente, e il partenariato transatlantico commerciale e degli investimenti (TTIP) che offre lo stesso vicolo cieco geopolitico alle economie dell’UE. Entrambe le proposte sono un disperato tentativo degli strateghi di Washington e dei loro sostenitori delle multinazionali agro-alimentari, come Monsanto, o farmaceutici, per dominare il commercio e la finanza mondiali.
Proprio come un individuo può disperarsi per un trauma, è possibile che intere nazioni, anche grandi e apparentemente potenti come gli Stati Uniti d’America, siano disperate. Una volta che una nazione si dispera, perde la capacità di agire per il bene. Ciò descrive tragicamente gli USA di oggi. Un lento processo di marcescenza interna, come l’impero romano nel III e IV secolo d. C. Marcescenza cresciuta per decenni. Ci sono stati molti eventi cruciali che il popolo ha lasciato passare senza agire. Uno di questi, da più di un secolo, è il Congresso degli Stati Uniti che ha ceduto la responsabilità costituzionale di controllo dell’emissione di moneta, consegnandola a una cabala privata di banchieri di Wall Street, chiamata Federal Reserve. Un altra la perfidia degli USA fu trasformare l’ex-alleata Russia nel “nuovo Hitler” in modo che lo Stato della sicurezza nazionale di Nelson Rockefeller, con la CIA, potesse essere costruito per giustificare la svalutazione della Costituzione degli Stati Uniti. Un altro fu la decisione, beh, forse potete scegliere voi, dato che ce ne furono tanti, apparentemente minori ma come totalità furono tossici per il genuino rispetto della vita umana e della libertà individuale. Poi, dopo gli eventi dell’11 settembre 2001, la nazione fu paralizzata dalla paura, restando in silenzio mentre il Bill of Rights fu gettato nel tritadocumenti da George W. Bush sotto il nome ingannevole di Patriots Act ed altre leggi da Stato di polizia. Una volta che un popolo, un tempo meraviglioso come quello statunitense. perde tutto ciò che ha fatto di buono, ci vuole decisa consapevolezza e determinazione per riconquistare quella bontà. Il primo passo essenziale è prendere coscienza di ciò che c’è di malvagio nel popolo di oggi. Non è colpa di David Rockefeller, George HW Bush, Bill Gates, Hillary Clinton o Jeb Bush. E’ colpa nostra noi e loro ne hanno approfittato. Dobbiamo cominciare da qui se vogliamo prenderci sul serio di nuovo come nazione e come popolo. Vederci come “vittime” a prescindere da cosa o chi, è come letteralmente finire in un vicolo cieco.

F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook” .

shutterstock_192607253-600x426Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I vertici BRICS e SCO: simbolismo e contenuti specifici

Boris Volkhonskij Strategic Culture Foundation 16/07/2015brics640È piuttosto difficile valutare subito il significato dei vertici BRICS e SCO tenutisi a Ufa l’8-10 luglio, e questo è testimoniato dalla raffica di relativamente simili (anche se essenzialmente veri) commenti. La maggior parte dei commentatori si rivolge ad aspetti abbastanza esterni, essenzialmente simbolici. E’ difficile argomentare contro le dichiarazioni che BRICS e SCO insieme formano un nuovo centro di potere in opposizione all’ordine mondiale unipolare, ad esempio, ma cosa significa in pratica? Né SCO, tanto meno i BRICS sono alleanze militari e politiche, quindi non ha senso parlare di una sorta di NATO asiatica e ancor meno di una transcontinentale. Eppure entrambe le organizzazioni, con tutte le loro differenze relative a struttura organizzativa, appartenenza e ordine del giorno, sono una reale alternativa globale all’occidente con tutte le sue istituzioni, tra cui la NATO. È opportuno ricordare i classici del marxismo-leninismo, secondo cui “la politica è l’espressione concentrata dell’economia”. Da questo punto di vista, misure specifiche per creare una nuova architettura finanziaria indipendente delle istituzioni create nel quadro del sistema di Bretton Woods, che assicurano il monopolio del dollaro USA, sono di gran lunga più importanti delle dichiarazioni politiche. Quando l’idea di una banca BRICS fu sollevata un paio di anni fa, molti la dichiararono utopica e persino ridicola. Ora però ha acquisito non solo un concreto profilo organizzativo e finanziario, ma la Banca degli Investimenti Infrastrutturali Asiatica è in fase di realizzazione, allo stesso tempo, senza il coinvolgimento degli Stati Uniti. Al vertice SCO fu avanzata l’idea di creare una banca per questa organizzazione, e i Paesi di entrambe le organizzazioni sempre più passano ai pagamenti reciproci in valute nazionali. Anche se è attualmente improbabile che tutte queste istituzioni potranno scrollarsi il monopolio del FMI e della Banca mondiale nei prossimi anni, va ricordato che possenti querce nascono da piccole ghiande, e queste ghiande non sono solo piantate nel terreno, ma i primi germogli già appaiono. Più in particolare, vorrei indicare una cosa accaduta a Ufa, l’avvio dell’adesione alla SCO di India e Pakistan. C’è indubbiamente anche un aspetto simbolico nel (tanto atteso) evento: le tre grandi potenze asiatiche si uniscono in un’unica organizzazione ideata dal defunto Evgenij Primakov sull’asse geopolitico ‘Mosca-Delhi-Pechino’. Ma l’importanza di questo passo va ben oltre il simbolismo politico. Torniamo ancora una volta alle specifiche economiche.
Da grande potenza asiatica (e globale), l’India potrebbe essere considerata una nazione insulare in un certo senso: è circondata dal mare su tre lati, il nord e nord-est sono limitati dal sistema montuoso più alto del mondo, e il nord- a ovest confina con il Pakistan con cui i rapporti lasciavano molto a desiderare per quasi tutti i 70 anni d’indipendenza. Risultato, l’enorme interesse dell’India ai mercati e materie prime di Russia e Asia centrale, e la mancanza di infrastrutture impedisce che il suo potenziale sia utilizzato al massimo. Dati come il fatturato commerciale tra Russia e India nel 2014 (meno di 10 miliardi di dollari) parlano da soli, sono semplicemente ridicoli. L’8 maggio 2015, durante la visita del presidente cinese Xi Jinping a Mosca per celebrare il 70° anniversario della vittoria nella Grande Guerra Patriottica, Russia e Cina presero la decisione storica di unire due progetti integrandoli, Unione economica eurasiatica e progetto della Cintura economica della Via della Seta (One Belt, One Road (OBOR)). L’India che aderisce alla SCO significa che questi due progetti, la cui spinta principale è da est a ovest, saranno integrati con il progetto internazionale del corridoio nord-sud a lungo accarezzato ma non ancora pienamente operativo (dall’India via mare al porto di Chabahar in Iran e poi attraverso strade e sistema ferroviario in Afghanistan, Asia centrale, Caucaso meridionale, Russia e Nord Europa). Così un sistema infrastrutturale chiuso verrebbe creato nella vasta area tra Nord Europa, Asia meridionale, Mediterraneo ed Estremo Oriente, aumentando di molte volte il fatturato commerciale tra tutti i Paesi interessati. E quando (non credo che ci sia alcun modo di dire “se”), questo sistema sarà realtà (il recente accordo sul programma nucleare dell’Iran e futura revoca delle sanzioni all’Iran daranno ulteriore impulso alla realizzazione del progetto), renderà possibile dire che un’alleanza integrata si crea nelle vaste distese dell’Eurasia, non solo in alternativa a ciò che esiste (come l’Unione Europea), ma probabilmente come qualcosa di ancora più attraente. E’ ovvio che non possano capirlo a Washington, per cui è ragionevole aspettarsi tentativi di colpire la stabilità in uno o più Paesi componenti questi legami integrati e colpi secondo le rivoluzioni colorate. Ma anche gli strateghi di Washington devono capire che Russia, Cina e India non sono affatto Georgia o Ucraina. Il fatto che le tre grandi potenze asiatiche abbiano interessi comuni farà da solida garanzia contro qualsiasi tentativo d’intervento estero.dollar-losing-status-reserve-currencyLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Combattere la Comunità del destino russa e cinese

Gli Stati Uniti provano a distruggere il mercato cinese perché i BRICS lanciano la Nuova Banca di Sviluppo?
Mahdi Darius Nazemroaya Strategic Culture Foundation 07/13/20150a0bf9290f535eb177d0be089db0e3987a0c7998La marea muta, il mondo non è più dominato da Stati Uniti, Europa occidentale e Giappone. Il Gruppo degli Otto (G8), ritornato Gruppo dei Sette (G7) nel 2014, è stato sostituito dai BRICS, motivo per cui la Russia non è stata disturbata quando fu espulsa dal circolo della chiacchiera G8/G7 da Stati Uniti, Germania, Giappone, Canada, Gran Bretagna, Francia e Italia. Nel mondo, imprese e governi prevedono la normalizzazione del commercio con l’Iran, con o senza accordo nucleare tra Teheran e il gruppo permanente 5 + 1 (o EU3 + 3). I BRICS si istituzionalizzano superando la fase del forum di coordinamento tra Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. La Nuova Via della Seta della Cina accelera mentre l’Unione economica eurasiatica (UEE) è diventata realtà nel gennaio 2015. Inoltre, dopo quindici anni, la Shanghai Cooperation Organization (SCO) si amplia. L’Eurasia integra e fonda il nucleo dell’ordine mondiale alternativo e rivale. Ciò preoccupa la classe politica di Washington. Mentre all’Ucraina è stata impedita l’adesione all’UEE, Stati Uniti e alleati fanno di tutto per minare e deridere l’UEE quando fu lanciata da Armenia, Bielorussia, Kazakistan e Russia. Nonostante ciò, entro l primo anno l’Unione economica eurasiatica ha fatto progressi. E’ già iniziato il processo di creazione di zone di libero scambio con Vietnam, Egitto, India, Iran e Mercato comune del sud Sud America (Mercosur/Mercosul), composto da Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela. Né gli Stati Uniti sono riusciti a isolare Cuba, Iran, Siria o Russia. Washington ha fallito nel cambio di regime in Siria e funzionari statunitensi hanno dovuto sedersi al tavolo delle trattative con iraniani e cubani. Sono invece gli Stati Uniti ad isolarsi. Sotto la presidenza russa, il settimo vertice dei capi di Stato dei BRICS e il quindicesimo di quelli della SCO si sono svolti in contiguità a Ufa, capitale del Bashkortostan in Russia, tenutisi rispettivamente dall’8 al 9 luglio e dal 9 al 10 luglio 2015. Non solo Ufa ha dimostrano che la Russia non è per nulla isolata, ma la capitale del Bashkortostan è diventata punto di partenza di un ordine mondiale rivale.

L’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione si amplia
La SCO ha avviato il processo di espansione accettando le richieste del settembre 2014 di due grandi potenze dell’Asia del Sud, India e Pakistan, alla piena adesione. Se si considera l’Uzbekistan fondatore della SCO nel 2001, come SCO e tutti i suoi aderenti ufficialmente riconoscono, è la prima volta che la SCO si amplia. Se però non si considera il 2001 quale data di fondazione dell’organizzazione ma la fondazione del Patto di Shanghai (senza Uzbekistan) nel 1996, quale data di nascita della SCO, allora è la seconda volta che l’organizzazione eurasiatica si amplia. Mentre si decide al vertice SCO a Ufa che India e Pakistan diventeranno membri a pieno titolo della Shanghai Cooperation Organization nel 2016, la Bielorussia è passata a Ufa da osservatore della SCO a partner del dialogo. Minsk raggiunge Afghanistan, Iran e Mongolia quale osservatore della SCO. La Bielorussia probabilmente diverrà membro a pieno titolo della Shanghai Cooperation Organization. La candidatura dell’Iran a membro a pieno titolo è stata accettata sempre in occasione del vertice SCO nel Bashkortostan. Teheran da tempo chiede che il suo status passi a quello di pieno aderente. Una volta che le sanzioni delle Nazioni Unite contro l’Iran saranno eliminate, dopo il raggiungimento dell’accordo nucleare finale tra P5+1 e iraniani, Teheran seguirà le orme di Nuova Delhi e Islamabad avviando il processo di adesione alla SCO. Nuovi partner sono stati accettati nella Shanghai Cooperation Organization al vertice di Ufa. Armenia, Azerbaigian, Cambogia e Nepal sono stati accettati quali nuovi partner del dialogo. Ora aderiscono assieme a Turchia e Sri Lanka quali interlocutori della SCO. L’appartenenza alla SCO è ampiamente ricercata mentre l’organizzazione eurasiatica acquisisce sempre più importanza e risalto. Lo Sri Lanka ha comunicato alla SCO di voler aggiornare lo status nell’organizzazione eurasiatica. Paesi come Bangladesh, Egitto, Siria e Maldive hanno chiesto di aderire alla SCO in diversi aspetti. L’Egitto ha chiesto di diventare interlocutore della SCO il 2 giugno 2015.UfaBrics_risultatoIl Drago cinese e l’Orso russo forgiano una comunità del destino
Russia e Cina forgiano un ordine mondiale alternativo attraverso SCO, UEE e BRICS. Tutti e tre gli enti si sono riuniti ad Ufa. La Russia ne è il denominatore comune mentre la Cina lo è anche di SCO e BRICS. L’attraente concetto cinese di “comunità del destino” comprendente la Repubblica popolare, fu ufficialmente adottato dal Congresso nazionale del Partito comunista cinese nel 2007, ed associa BRICS, SCO, UEE e Nuova Via della Seta. I funzionari cinesi promuovono questo concetto da alcuni anni, ma è rinato nel Bashkortostan durante il vertice di Ufa ospitato dal governo federale russo. La “Comunità del destino”, senza giochi di parole, è il termine che i mandarini della politica di Pechino usano per indicare un prosperoso rapporto speciale comune tra Cina e altri Paesi, concretizzando il rapporto speciale tra Cina, Russia e i Paesi che riunitisi a Ufa. Washington, tuttavia, si rifiuta di accettare l’ascesa di Pechino e la “comunità del destino” illustratasi a Ufa. Essi non mostrano alcun segno di voler far parte della “comunità del destino”. I responsabili politici della periferia di Washington si rifiutano di capirlo e si ostinano a non accettare la nascita di una nuova realtà che disfa l’architettura dell’ordine globale. Funzionari ed élite politiche degli Stati Uniti continueranno a promuovere politiche ed approcci sbagliati finché la loro nave affonderà. Invece di accettare un consenso e un sistema di governance globale, Washington fa di tutto per destabilizzare, dividere e distruggere l’“Ordine Mondiale di Seta” che Cina e Russia promuovono. La posizione degli Stati Uniti trascina il mondo verso il conflitto.

Gli attacchi di Washington alla Borsa cinese
L’architettura finanziaria mondiale viene alterata. Il dollaro USA viene gradualmente neutralizzato come arma degli Stati Uniti, mentre il monopolio di Washington nel sistema Bretton Woods formato da Fondo monetario internazionale (FMI) e Banca Mondiale viene direttamente contestato dalla New Development Bank (NDB) dei BRICS e dalla Infrastrutture Asian Investment Bank (AIIB) della Cina.; Cina, Russia e una coalizione di altri Paesi si sottraggono agli Stati Uniti, indebolendone la capacità di manipolare valute e mercati finanziari mondiali. La SCO non solo si amplia, ma essa e vari Paesi e organizzazioni internazionali soprattutto in Eurasia e America Latina lasciano il dollaro nel commercio bilaterale e multilaterale. Venezuela, Cuba, Argentina, Uruguay, Sri Lanka, Turchia, Bielorussia, Armenia, Kazakistan, Repubblica socialista del Vietnam e Repubblica popolare democratica di Corea sono tra questi Paesi. A parte la SCO, Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), BRICS, Mercosur ed Unione economica eurasiatica (UEE) sono organizzazioni e gruppi che sostituiscono il dollaro nel commercio. In risposta, la guerra economica che gli Stati Uniti guidano sembra ad una nuova svolta. Speculando su un declino economico della Cina quale arma e manipolando la psicologia sui mercati, la reazione di Washington alle misure adottate da Pechino e Mosca per frenarne l’influenza e il dollaro USA sembra aver portato a un attacco finanziario sul mercato azionario cinese. L’obiettivo era colpire la fiducia degli investitori nell’economia cinese e avviare i disinvestimenti attraverso vendite massicce. I cinesi hanno accusato gli Stati Uniti, mentre il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha respinto ogni responsabilità. La reazione di Pechino ai tentativi di crash del mercato azionario cinese ha seguito con calma le leggi che limitano il ritiro degli investitori. La China Securities Regulatory Commission e la polizia cinese avviano indagini penali. Gli Stati Uniti vogliono ostacolare il ruolo centrale che i cinesi giocano nel finanziamento dei grandi progetti bancari, infrastrutturali e di sviluppo che mettono in discussione l’influenza globale di Washington. Il crollo sul mercato azionario cinese ha lo scopo di suscitare il panico tra gli investitori. In ultima analisi, la mossa viene innescata per minare il vigore economico della Repubblica popolare, per paralizzare la Nuova Via della Seta e il progetto di Pechino di creare un ordine mondiale alternativo con la Russia e i partner di BRICS, SCO e UEE.e910a63844df7022c9b194d39b2686bf-brics-launches-100-billion-new-development-bankRipubblicazione è accolto con riferimento la rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il compito dei BRICS: promuovere la yuanizzazione dell’economia globale

Ariel Noyola Rodríguez* RussiaToday
*Economista laurato all’Universidad Nacional Autónoma de México.

bricks-logo-colored1Molto inchiostro viene versato dalla stampa internazionale sui Paesi BRICS. Non c’è dubbio che il blocco a cinque abbia incrementato la presenza nell’economia globale negli ultimi anni, in concorrenza diretta con Stati Uniti e Unione europea. Tuttavia, i dettagli della nuova banca di sviluppo e dell’accordo sulle riserve di emergenza dimostrano che i suoi membri sono restii a lasciare l’orbita del dollaro, distruggendo così il guscio delle istituzioni di Bretton Woods. Nella città russa di Ufa, quasi ai piedi degli Urali, si sono riuniti i vertici dei Paesi BRICS, Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa e dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO), formata da Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan. Riguardo la cooperazione finanziaria, i Paesi BRICS hanno annunciato i dettagli della nuova banca di sviluppo, come pure dell’accordo sulle riserve di emergenza. Tuttavia, il modus operandi di entrambe le istituzioni rivela che non promuove il processo della de-dollarizzazione globale.(1) E i crediti della Nuova Banca di sviluppo dei BRICS sono indicati in dollari, e lo stesso accadrà alla liquidità prevista dall’accordo di contingenza delle riserve, che dovrà anche aver l’avallo(2) del Fondo monetario internazionale (FMI) per stabilizzare le bilance dei pagamenti dei BRICS(3). D’altra parte, la Cina mina, da sola, il dominio del dollaro attraverso la yuanizzazione dell’economia globale, stabilendo scambi di valuta (‘swap’) di natura bilaterale fra le banche centrali, sia mediante l’insediamento di banche di pagamento diretto (Banca di compensazione), che concedendo licenze per partecipare al Programma cinese per gli investitori istituzionali stranieri qualificati in Renminbi (RQFII), la “moneta del popolo” (‘RMB’) si fa strada.
Tuttavia, va notato che la Cina incoraggia lo yuan solo attraverso accordi bilaterali, sprecando così le straordinarie potenzialità delle istituzioni per il finanziamento delle infrastrutture, in maggioranza supportate dalle economie emergenti. Le operazioni di credito della Banca asiatica di investimento nelle infrastrutture (AIIB), il Fondo per la Via della Seta (‘Silk Road Fund‘) e la Nuova banca di sviluppo dei Paesi BRICS, avvengono tutte in dollari. Pertanto, se è vero che la quantità di risorse disponibili per le 3 istituzioni cinesi (240 miliardi) sfida il potere di FMI e Banca mondiale, allo stesso tempo supporta l’impero del dollaro, pietra angolare del sistema monetario internazionale fondato nel 1944. Nei BRICS lo slancio dello yuan è marginale. Fin qui alcun membro dei BRICS ha mostrato la volontà di partecipare alla RQFII. Solo dalla scorsa settimana, la Repubblica del Sud Africa è il primo membro dei Paesi BRICS a insediare una banca per i pagamenti diretti (‘banca di compensazione’) per facilitare le operazioni in yuan. Nel caso dell’India, vicinanza geografica e complementarità geo-economica con la Cina non incoraggiano il primo ministro Narendra Modi a chiedere un accordo di ‘scambio’ con la Banca del Popolo della Cina (PBOC), per proteggere il suo Paese dalla volatilità del dollaro. Perché c’è resistenza nel sostenere lo yuan? E cosa succede alla cooperazione nel blocco? Secondo il FMI, il PIL combinato dei BRICS ha raggiunto i 16900 miliardi (a prezzi correnti) nel 2014, importo che rappresenta più di un quarto (27%) del PIL mondiale. Anche se i loro tassi di accumulazione di capitale sono diminuiti, i Paesi BRICS hanno contribuito per metà alla crescita dell’economia mondiale nell’ultimo decennio. Tuttavia, questi record storici sono in contrasto con i bassi volumi di scambi ed investimenti tra i Paesi BRICS. Mentre le esportazioni dei Paesi BRICS (336 miliardi) costituiscono il 16 per cento delle esportazioni globali, il commercio di beni nel blocco rappresenta solo l’1,5% del totale globale. Lo stesso vale negli investimenti, fatta eccezione per il programma da svariati milioni di dollari lanciato dalla Cina, i flussi di capitali tra Brasile, Russia, India e Sud Africa sono scarsi, ammontando a meno del 5% del totale investito dai quattro Paesi, secondo l’archivio della conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD).
Contro questo scenario è necessario che i Paesi BRICS s’impegnino in 3 compiti fondamentali. Primo, i Paesi BRICS dovrebbero accelerare la costruzione di un’associazione economica integrale(4) approfondendo la cooperazione industriale, tecnologica, energia, finanziaria, ecc. Secondo, creare un’Area di libero scambio (FTA) dei BRICS sarebbe un passo decisivo rafforzando i legami economici tra i membri del blocco a cinque(5). In questo senso, la Cina dovrebbe aumentare le importazioni per ridurre gli squilibri commerciali(6). Terzo, infine, è urgente abbandonare l’orbita del dollaro. Se si crea un ‘paniere di valute’, promuoverebbe l’uso dello yuan(7) e i Paesi BRICS inizierebbero a sfidare l’egemonia della valuta nordamericana(8). In breve, se i Paesi BRICS non pongono ancora lo yuan al centro delle loro transazioni, sarà impossibile poi che le iniziative per il finanziamento delle infrastrutture (AIIB, Fondo della Via della Seta e Banca di sviluppo dei Paesi BRICS) sponsorizzate dalla Cina diventino le fondamenta di un sistema monetario multipolare.

BRICS_puzzle-090713-680x365Note
1 “BRICS and the Fiction of “De-Dollarization”“, Michel Chossudovsky, Global Research, 8 aprile 2015
2 “Los beneficiarios del fondo BRICS deberán atenerse a los consejos del FMI“, Sputnik, 9 luglio 2015
3 “The US still decides the future of capitalism, not the G20, and not the Brics nations“, Leo Panitch, The Guardian, 27 agosto 2014
4 “The Strategy for BRICS Economic Partnership“, Offical website of Russia’s Presidency in BRICS, luglio 2015
5 “‘BRICS Free Trade Zone’ being considered: Russia, The BRICS Post, 6 luglio 2015
6 “Xi pushes BRICS potential“, Chen Heying, The Global Times, 9 luglio 2015
7 “Ufa could be the yuan moment“, Jagannath Panda, The Hindu, 7 luglio 2015
8 “The Brics are building a challenge to western economic supremacy“, Radhika Desai, The Guardian, 2 aprile 2013

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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