India e Iran: manovre tra Oriente e occidente

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 28/09/2016

110India e Iran avevano un rapporto abbastanza stretto per affinità religiose e culturali, nonché una cooperazione economica. L’Iran era divenuto il terzo fornitore di petrolio dell’India. La domanda del prezioso oro nero era in rapida crescita presso l’industria dell’India. Tuttavia negli ultimi dieci anni, dall’istituzione di diverse sanzioni contro l’Iran per il programma nucleare, le relazioni tra i due Paesi si sono complicate. Su pressione degli Stati Uniti, l’India fu costretta ad aderire alle sanzioni. All’epoca fu molto importante per Delhi, essendo influenzata dalla firma dell’accordo nucleare con gli Stati Uniti dalle ampie conseguenze per l’industria nucleare indiana. Quando il test segreto di armi nucleari dell’India del 1974 divenne noto, fu creato il Nuclear Suppliers Group (NSG) su iniziativa degli Stati Uniti, per controllare l’approvvigionamento di combustibile nucleare e la diffusione delle tecnologie nucleari in India. All’epoca l’organizzazione non era abbastanza potente da controllare l’industria nucleare indiana. Molti Paesi, tra cui l’URSS, continuarono a cooperare con l’India nonostante le pretese del NSG. Di conseguenza, nel 1988, URSS e India firmarono l’accordo per la costruzione della centrale nucleare di Kudankulam. Dieci anni dopo, Mosca e Delhi stipularono un nuovo contratto basato su questo accordo, avviandone l’operatività nonostante l’opposizione di Stati Uniti e NSG. Tuttavia, durante questi decenni, quasi tutti i Paesi che esportano tecnologie e combustibile nucleari aderirono al NSG, aumentandone il potere. Negli anni 2000, l’industria nucleare indiana affrontava momenti difficili. Inoltre, l’NSG frenò la fornitura di uranio all’India. Dato che le riserve di uranio dell’India non erano inesauribili, i reattori dovettero ridurre l’operatività. L’unica condizione affinché l’NSG rimuovesse le sanzioni era il disarmo nucleare dell’India. Tuttavia, l’India si rifiutò sostenendo che Cina e Pakistan già possedevano armi nucleari. Tali sviluppi bastavano a condannare l’industria nucleare dell’India, che fu quindi costretta ad accordarsi con gli Stati Uniti. Nel 2006, i due Paesi firmarono un accordo di cooperazione sulla tecnologia nucleare civile, che prevedeva una serie di requisiti che l’India doveva adempire per far togliere le sanzioni del NSG. Una di esse era il sostegno alle sanzioni internazionali degli Stati Uniti contro l’Iran. Da allora l’India votò più volte le risoluzioni anti-Iran al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ed inoltre aderì alle sanzioni commerciali, riducendo l’approvvigionamento energetico dall’Iran sostituendolo con idrocarburi provenienti da altri fornitori. Se l’Iran fu il terzo maggior esportatore di petrolio per l’India prima, nel 2015 era solo settimo. Inoltre, l’India smise di utilizzare il dollaro per pagare il petrolio che continuava ad acquistare. Negli ultimi anni, il 55% delle merci veniva pagato in euro, e il 45% in rupie.
faa47c3c-caac-40aa-9ad2-ea7dfc359a75 Tali azioni, insieme all’attuazione di altri requisiti decisi dagli Stati Uniti, portarono alla revoca delle sanzioni contro l’India del NSG, nel 2008. Fu una decisione controversa, dato che difatti gli Stati Uniti permisero all’India di possedere armi nucleari in diretta violazione del trattato di non-proliferazione. Tali concessioni incredibili vanno spiegate con il fatto che l’India è d’importanza strategica per gli interessi di Washington, che vuole mantenere l’influenza nell’Asia-Pacifico e avere un alleato contro la Cina. L’accordo nucleare è solo una parte dei numerosi accordi attraverso cui gli Stati Uniti cercano di legare l’India separandola dal resto dell’Asia. Tuttavia, i recenti eventi hanno dimostrato che tali tentativi non hanno raggiunto gli obiettivi di Washington. L’India è disposta ad accettare aiuti e regali dagli Stati Uniti, ma ha anche un proprio ordine del giorno e non ha intenzione di estraniarsi dall’Asia. Allo stesso tempo, gli indiani sanno che gli Stati Uniti non l’aiuteranno a risolvere i problemi più gravi. Oggi il potere economico e militare di qualsiasi Stato si basa sull’industria energetica, e l’India deve garantirsene la sicurezza indipendentemente dagli interessi degli Stati Uniti. L’attuale rapido ripristino delle relazioni tra India e Iran lo dimostra. Nei primi mesi del 2016 le sanzioni anti-iraniane furono abolite. Nell’aprile 2016, il Ministro del Petrolio e Gas naturale dell’India Dharmendra Pradhan visitava l’Iran. Lo scopo era aumentare gli scambi di idrocarburi. A Teheran s’incontrava con il Ministro dell’Industria Petrolifera iraniano Bijan Zangeneh, annunciando che l’India voleva acquistare gas naturale liquefatto iraniano (GNL), raggiungendo un accordo con il governo iraniano che avrebbe preso in considerazione la richiesta indiana e i più convenienti metodi per inviarlo. Un altro aspetto importante seguito dalla riunione tra i ministri indiano e iraniano era la partecipazione dell’India allo sviluppo del giacimento di gas Farzad B, scoperto nel 2012 e avviato nel 2013. D. Pradhan informava il collega iraniano di un piano dettagliato di sviluppo del giacimento preparato poco prima della visita. Tra l’altro, il piano tiene conto degli investimenti che l’India attua con un programma da 10 miliardi di dollari. Poco prima della visita, D. Pradhan riferiva che le imprese indiane prevedono d’investire circa 20 miliardi di dollari nel porto di Chabahar, in Iran, d’importanza strategica per l’India in quanto apre l’accesso ai mercati dell’Asia centrale nonostante il blocco del Pakistan. Chabahar si trova anche vicino al porto pachistano di Gwadar, che la RPC usa dal 2013. Al momento la Cina dichiarò che il porto non sarebbe stato utilizzato dai militari cinesi. Tuttavia, l’India sospetta di piani per istituirvi una base militare, una delle tante dispiegate dalla Cina nell’ambito del Filo di Perle. Pertanto, Chabhar è importante per l’India non solo economicamente, ma anche dal punto di vista della difesa. L’India ha investito centinaia di milioni di dollari nello sviluppo del porto, quando ancora l’Iran era sotto sanzioni. Gli Stati Uniti hanno cercato d’impedirlo, ma l’India trova che i propri interessi strategici siano più importanti dei requisiti di Washington.
Attualmente, l’Iran sviluppa rapidamente il commercio di risorse energetiche dopo le fine delle sanzioni, prestando particolare attenzione alla regione Asia-Pacifico. Se l’India vuole assicurarsi l’approvvigionamento energetico, data la costante crescita della domanda di petrolio e gas, deve concentrarsi sullo sviluppo delle relazioni con l’Iran e altri esportatori, mentre gli Stati Uniti andranno in secondo piano. L’India ha ottenuto tutto ciò che voleva dagli Stati Uniti, tra cui la revoca delle sanzioni del NGS e il riconoscimento, anche se non ufficiale, del diritto a possedere armi nucleari. Delhi ora persegue nuovi obiettivi.629139587effd2e2384fa6939f5b757d-origDmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’India passa all’occidente?

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 26/09/2016cgtuf8jw4aayaw1Alla luce della lotta tra Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese per l’influenza nel sud-est asiatico, aggravatasi negli ultimi anni, gli altri principali attori della regione acquisiscono un’importanza particolare in quanto capaci di far pendere la bilancia in un senso o nell’altro. I principali attori sono i giganti asiatici India e Giappone. La situazione con il Giappone è abbastanza chiara, storicamente non ha rapporti molto amichevoli con la Cina, e in caso di conflitto non farebbe affidamento che agli USA. Tuttavia, il ruolo dell’India nel crescente confronto non è ancora evidente. Essendo uno degli Stati più potenti, con forti esercito e flotta ed armi nucleari. 7.ma nel mondo e terza in Asia per PIL, l’India è tradizionalmente considerata uno dei principali avversari della Cina, a causa della lunga frontiera con territori contesi. I ricordi delle guerre di confine del 1962, 1967 e 1987 sono ancora freschi mentre piccole controversie continuano ad esserci. Entrambi i Paesi costruiscono costantemente strutture militari lungo il confine. L’India è anche scontenta dalla collaborazione della Cina con il suo principale avversario, il Pakistan, così come coi tentativi della Cina di rafforzare l’influenza in altri Stati vicini, come Myanmar, Nepal e Sri Lanka. Se la Cina ci riesce, l’India sarà dentro una cerchia di alleati dei cinesi. Tali disaccordi avvantaggiano gli Stati Uniti, che cercano di farsi alleata l’India nella lunga lotta contro la Cina. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama annunciò che il partenariato con l’India è di vitale importanza per gli interessi statunitensi nella regione Asia-Pacifico. Gli Stati Uniti sono uno dei principali partner commerciali dell’India. Nel 2015, il fatturato commerciale e degli investimenti fu pari a 64 miliardi di dollari. Dal 1992 conducono regolarmente le manovre militari e navale congiunte Malabar, cui la Cina reagisce in modo estremamente negativo. Ogni anno tali manovre acquisiscono una natura sempre più provocatoria. Ad esempio, il Giappone vi partecipa dal 2015. Nel giugno 2016, le Marine statunitense, indiana e giapponese condussero manovre nel Mar Cinese orientale, vicino alle isole Senkaku, oggetto di controversie tra Cina e Giappone. Nel maggio 2016 gli USA avrebbero assegnato all’industria della Difesa dell’India lo status si partner. Così gli ufficiali statunitensi hanno una più stretta cooperazione con gli ufficiali indiani. fornendogli la tecnologia militare degli Stati Uniti.
Nel giugno 2016, il Primo ministro dell’India Narendra Modi visitava gli Stati Uniti incontrando il presidente degli USA B. Obama. Dopo l’incontro riferirono che India e Stati Uniti avevano per obiettivo principale la sicurezza del traffico marittimo. Subito dopo l’incontro, Delhi avanzò a Washington la proposta di acquistare un lotto di Predator Guardian, il velivolo senza equipaggio (drone) per pattugliare il mare. Questi mezzi interessano gli ufficiali indiani da tempo, ma la loro acquisizione era impossibile dato che l’India non partecipava all’accordo Missile Technology Control Regime (MTCR). Tuttavia, nel giugno 2016, qualche tempo dopo l’incontro tra N. Modi e B. Obama, l’India aderiva al MTCR e otteneva il diritto di acquistare le apparecchiature che voleva. Nell’agosto 2016, il Ministro della Difesa indiano Manohar Parrikar e il segretario della Difesa Ashton Carter firmavano un memorandum sulla cooperazione tecnica. Poi, nel settembre 2016, i media riferivano dell’intenzione degli Stati Uniti di vendere all’India 22 di quei droni, che quest’ultima voleva acquisire a giugno. Veniva ufficialmente annunciato che la vendita dei droni alla Marina indiana contribuirà al rafforzamento della collaborazione militare e politica tra USA e India. Tali notizie sarebbero considerate la prova che l’India avanza verso l’alleanza militare anti-cinese guidata dagli Stati Uniti. Tuttavia, va ricordato che le relazioni tra India e Cina non sono pessime. Il confine di 3380 chilometri contribuisce a contenziosi e anche riconciliazione, entrambi i Paesi sanno che devono stabilire un buon rapporto. Nel 2005, l’India riconobbe il Tibet come regione autonoma della Cina, mentre la Cina riconosceva il Sikkim come territorio indiano. Il mutuo commercio è in costante crescita. Così nel 2008 la Cina divenne il principale partner commerciale dell’India. Nel 2015, il fatturato commerciale tra i due Paesi superava i 71 miliardi di dollari. L’India conduce l’addestramento militare congiunto non solo con gli avversari della Cina, ma con la stessa Cina. Così, le esercitazioni congiunte di confine tra truppe indiane e cinesi Cooperation-2016 si sono svolte a febbraio. Nell’aprile 2016, il Ministro della Difesa indiano M. Parrikar visitava Pechino per incontrare il collega cinese Chang Wanquan. Dopo l’incontro fu annunciato che i due Paesi attribuivano grande importanza alla cooperazione nel campo militare, e che India e Cina erano pronte a garantire la sicurezza nella regione.
Sul riconoscimento dell’India a partner degli Stati Uniti nell’industria militare, questo status nell’Asia-Pacifico fu anche concesso a Australia, Nuova Zelanda, Repubblica di Corea, Filippine e Giappone, facilitando l’accesso alle tecnologie militari statunitensi, ma non è vincolante. Il memorandum sulla cooperazione tecnico-materiale, inoltre, non è vincolante. Ciò significa che l’India utilizzerà i droni ma non è obbligata a sostenere le azioni avventurose delle forze navali degli Stati Uniti. Ricordiamo la visita del Presidente indiano Pranab Kumar Mukherjee in Cina nel maggio 2016. Allora annunciava che India e Cina avevano fatto enormi progressi nelle relazioni dal 1990, e il fatturato commerciale era aumentato più di 20 volte negli ultimi 16 anni. In conclusione, il presidente indiano aveva detto che se 2,5 miliardi di indiani e cinesi si uniscono e collaborano, verrebbero compiuti rapidi progressi in entrambe le nazioni. Forse questo è il meglio che si può dire delle attuali relazioni India-Cina. Se gli Stati Uniti ritengono che permettere l’accesso alle tecnologie militari e vari sconti all’India ne facciano un alleato affidabile, si sbagliano di grosso. Il rifiuto di partecipare a blocchi militari e politici è uno dei primi principi della politica estera indiana dal 1961, quando fu creato il Movimento dei Paesi Non Allineati. Una delle menti di ciò fu il Primo ministro indiano Jawaharlal Nehru, seguace del Mahatma Gandhi. Inoltre, gli Stati Uniti sono lontani mentre la Cina è vicina. L’India capisce chiaramente che con un conflitto con la Cina affronterebbe difficoltà a lungo termine, il che significa che userà la partnership con gli Stati Uniti quale strumento per frenare l’espansione cinese, ma non correrà rischi a vantaggio degli interessi statunitensi.Indian soldiers and Chinese soldiers salute during celebrations to mark 60th anniversary of founding of People's Republic of China, at Indo-China borderDmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I signori della guerra dell’Impero Americano rullano i tamburi

Wayne Madsen, Strategic Culture Foundation 19/09/2016

Ammiraglio Harris

Ammiraglio Harris

Era dai tempi dell’impero romano che i signori della guerra regionali non avevano tanta autorità da avere una propria politica militare e diplomatica rispetto al governo centrale. Gli Stati Uniti chiamano i propri signori della guerra “comandanti combattenti” e non sbagliano. Tali comandanti combattenti sono sempre alla ricerca di nuove guerre, sempre nell’interesse personali propri e dei vertici militari, ma non certo del popolo statunitense. I comandanti combattenti statunitensi dominano propri feudi virtuali, che il Pentagono chiama “aree di responsabilità” o AoR. I signori della guerra dell’impero romano venivano chiamati “proconsoli” ed erano comandanti nominati per governare i territori appena conquistati. Questi AoR romani, conosciuti come proconsoli imperiali, differivano di poco dai moderni AoR statunitensi. Tuttavia, i proconsoli romani erano molto più responsabili verso gli imperatori dei comandanti combattenti verso l’attuale presidente degli Stati Uniti. Il complesso militare e d’intelligence degli Stati Uniti ha diviso il mondo in AoR su cui i comandanti combattenti esercitano autorità su militari, politici, diplomatici statunitensi, e sempre più sulle decisioni economiche. Tali comandi, Comando Centrale, Comando del Pacifico, Comando Europeo, Comando Meridionale, Comando Settentrionale e Comando Africa degli Stati Uniti, sono coinvolti anche nelle attività militari e politiche delle nazioni delle rispettive AoR, alleate o dipendenti da accordi con gli Stati Uniti. Per comodità, il capo del Comando Europeo degli Stati Uniti era anche il Comandante supremo alleato in Europa, il capo militare dell’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO). In effetti, la NATO è parte integrante dell’egemonia militare degli Stati Uniti. Nel terzo secolo d.C. vari governatori romani presero le armi l’uno contro l’altro per la carica d’imperatore, al collasso dell’impero romano. Oggi, lo stesso fenomeno avviene tra i signori della guerra statunitensi che cercano di espandere le loro AoR a spese dei rivali. Uno dei più aggressivi signori della guerra e comandante combattente degli USA è il capo del Comando del Pacifico, o PACOM, ammiraglio Harry Harris. Da avanguardia militare del “perno in Asia”, idea mal concepita e pericolosa di Obama, Harris ultimamente ha esteso la sua AoR a zone già appartenenti al Comando Centrale degli Stati Uniti, o CENTCOM. Il capo di CENTCOM, generale Joseph Votel, è occupato a confrontarsi militarmente con l’Iran nel Golfo Persico: Harris, in un discorso a San Diego, disse che la sua AoR comprende la regione “Indo-Asia-Pacifico”, una chiara indicazione che Harris espande il suo governatorato militare su Oceano indiano e Asia meridionale. Harris ha usato il termine “Indo-Asia-Pacifico” per descrivere la sua “ciotola di riso” militare a un gruppo di militari del complesso industriale-militare, il Consiglio Amministrativo Militare di San Diego.
Come un generale romano dittatoriale, Harris avvertiva il Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte e il suo governo dal fare altre dichiarazioni anti-americane. Duterte si è ribellato alla volontà di Harris adottando una politica conciliante verso la Cina sulla disputa sul Mar Cinese Meridionale e chiedendo che gli Stati Uniti ritirino le forze speciali dal sud delle Filippine. Duterte proviene dall’isola meridionale di Mindanao. Ulteriormente urtante per Harris è stata la dichiarazione del Ministro degli Esteri delle Filippine Perfecto Yasay, secondo cui il suo Paese non va più trattato come il “fratellino scuro” degli USA. La tradizione della Marina di Harris è che gli amministratori filippini una volta dovevano soddisfare ogni capriccio degli ufficiali di marina statunitensi, cucinando pasti, lustrando scarpe, pulendo i bagni e stirando le uniformi. L’atteggiamento paternalistico nei confronti delle Filippine di ufficiali come Harris non è mai scomparso. Harris lascia che il gruppo militarista di San Diego sappia che la sua pazienza con Duterte si esaurisce avvertendo duramente il presidente Filippine: “Siamo alleati delle Filippine da lungo tempo. Abbiamo versato il nostro sangue per loro… Abbiamo combattuto fianco a fianco durante la seconda guerra mondiale. Ritengo che la nostra alleanza con le Filippine sia ferrea”. In altre parole, Harris sfida Duterte facendogli sapere che il Comando del Pacifico degli Stati Uniti non tollera alcun movimento delle Filippine verso la neutralità o una politica filo-cinese. Ciò che allarma della dichiarazione di Harris è che da sempre competeva a presidenti e segretari di Stato degli USA avviare iniziative verso i leader stranieri. Secondo Obama, tale autorità è discesa sui comandanti combattenti, ulteriore segnale che la diplomazia statunitense è sequestrata dal Pentagono e dai suoi vertici. L’estensione in Asia meridionale degli interessi militari di Harris significa che la sua AoR e quella del CENTCOM ora dominano la stessa “linea di controllo” militarizzata nel Kashmir conteso, come tra i militari di India e Pakistan. La regione di Gilgit-Baltistan nel nord del Pakistan e nel Kashmir Ladakh, che rivendica legami culturali e storici con i regni buddisti dell’Himalaya, vorrebbe percorrere una propria strada. Ma è a cavallo del confine PACOM-CENTCOM. Forse Harris e Votel giocheranno a poker al Fort Myer Officers Club, vicino al Pentagono, per decidere chi avrà l’autorità finale su questi territori secessionisti. Come governatori romani rivali, Harris e Votel concorrono per influenzare le stesse regioni. La differenza tra i due generali che giocano ai videogiochi militari, Votel e il suo cliente Pakistan, e Harris e il suo cliente India, è che sono concorrenti nucleari in una regione pericolosa. Ogni scontro convenzionale lungo la linea di controllo che separa le forze indiane e pakistane nel Kashmir, o lungo il loro confine nazionale, rischia di accelerare rapidamente in un conflitto nucleare regionale, che potrebbe precipitare gli Stati Uniti in una guerra.
Harris si muove anche sul teatro Indo-Asia-Pacifico più vicino al CENTCOM, espandendo le manovre del PACOM all’Oceano Indiano. Recentemente, PACOM ha svolto esercitazioni con le forze dello Sri Lanka nella regione irrequieta del Tamil, nel nord dello Sri Lanka, e pretende gli stessi diritti a basi navali che ha con l’India, col memorandum d’intesa sullo scambio logistico, da Sri Lanka e Maldive. Harris prevede una coalizione navale alleata di quattro potenze composta dalle marine statunitense, australiana, indiana e giapponese, per affrontare la Cina nel Pacifico e nell’Indiano. La Marina giapponese ha recentemente aderito alle esercitazioni della Marina statunitense nel Mar Cinese Meridionale per avvertire la Cina. Tuttavia, molti Paesi nel Mar Cinese Meridionale ricordano ancora cose fosse il Giappone e la sua Sfera di co-prosperità della Grande Asia orientale, quando soggiogò le loro terre durante la Seconda Guerra Mondiale. Essi e la Cina subirono la stessa sorte con l’aggressione militare giapponese. Harris e la sua cricca di militari a Pearl Harbor e a San Diego sembrano dimenticare la lezione della Seconda guerra mondiale e di come l’aggressione giapponese unì i popoli del Sud-Est e dell’Asia orientale contro un nemico imperialista comune. Per tali dilettanti della storia militare asiatica, è come se l’attacco giapponese del 7 dicembre 1941 a Pearl Harbor sia avvenuto in una realtà parallela. Con il PACOM che va verso l’Oceano Indiano e il CENTCOM che punta ad est, alla fine ci sarà una faida militare su quale governatore militare dovrà gestire l’espansione della presenza navale cinese a Gibuti, nel Corno d’Africa, quale governatore degli Stati Uniti avrà il controllo delle proposte basi militari degli Stati Uniti sull’isola yemenita di Socotra, nel Golfo di Aden, e quale giurisdizione militare supervisionerà le Chagos a sud delle Maldive, controllate dalla Gran Bretagna ma rivendicate dalle Mauritius, parte dell’AoR del Comando Africa. Una questione prevale su tutte. Generali e ammiragli statunitensi non hanno alcun diritto di dividersi il mondo in campi da gioco personali. I comandanti combattenti dovrebbero diventare oscure note della storia, come i loro antenati romani, oppure i principi fondamentali del diritto internazionale verranno formalmente rigettati dall’Impero Americano.

Generale Votel

Generale Votel

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come Russia e Cina potrebbero distruggere l’US Air Force

Lo schieramento di missili aria-aria a di lungo raggio e di caccia di quinta generazione russi e cinesi sarà un problema serio per il Pentagono
Dave Majumdar, National Interest130668Una nuova generazione di missili aria-aria a lungo raggio russi e cinesi potrebbe minacciare i mezzi cruciali che permettono le operazioni aeree degli Stati Uniti. Tali mezzi sono i velivoli da ricognizione (ISR), AWACS, intelligence, sorveglianza, aviorifornimento e guerra elettronica. Se spesso trascurati a favore dei sistemi missilistici antinave e antiaereo avanzati, nell’esame delle capacità d’interdizione aera russa e cinese (A2/AD), gli intercettori dotati di missili aria-aria a lungo raggio trancerebbero i nervi che permettono agli Stati Uniti di condurre operazioni aeree nei teatri di Asia-Pacifico ed Europa. In sostanza, le forze russe e/o cinesi potrebbero accoppiare i missili aria-aria a lungo raggio con velivoli come Mikojan MiG-31, Sukhoj T-50 PAK-FA e Chengdu J-20 per attaccare i velivoli AWACS, JTARS e cisterne statunitensi come Boeing KC-135 o KC-46 Pegasus. In particolare, nelle vastità del Pacifico, dove gli aeroporti sono pochi e lontani, le pesanti aerocisterne potrebbero essere il tallone d’Achille che Pechino colpirebbe.
Vi sono tre programmi missilistici aria-aria a lungo raggio da seguire, i russi Vympel R-37M RVV-BD e Novator KS-172 (o K-100) e il cinese PL-15. Il nuovo missile aria-aria a lungo raggio R-37M RVV-BD della Russia è già in fase operativa iniziale (IOC) sui Mikojan MiG-31BM. Sarà anche eventualmente imbarcato su Sukhoj Su-35S (3) e T-50 PAK-FA (4). Il RVV-BD, chiamato anche AA-13 Arrow dalla NATO, avrebbe intercettato bersagli a distanze superiori ai 300 km (5). “Il missile R-37M aggiornato (RVV-BD, Izdelie 610M) è in produzione di serie dal 2014 e ora, a quanto pare, è in fase CIO negli squadroni degli intercettori aggiornati MiG-31BM“, secondo il ricercatore Mikhail Barabanov, caproredattore del Moscow Defence Brief (6), pubblicato dal Centro per l’Analisi delle strategie e tecnologie (CAST) (7) di Mosca. “Il missile RVV-BD sarà impiegato anche dai caccia T-50“. L’originario R-37 fu sviluppato dall’Unione Sovietica per attaccare velivoli di alto valore della NATO come E-3 Sentry AWACS, E-8 JSTARS e RC-135V/W Rivet Joint. L’idea era utilizzare un caccia dall’alta velocità come il MiG-31, che può volare a Mach 2,35 per 700 km (8) trasportando un significativo carico di nuovi missili aria-aria, per eliminare tali velivoli della NATO. Un aereo come il MiG-31 o un caccia furtivo supersonico come il PAK-FA sono ideali per una missione del genere, perché difficili da intercettare per velocità e quota pure. “L’R-37 era un missile dedicato a spazzare via le attività ISR sviluppato e testato nel 1990“, dichiara Mike Kofman, ricercatore specializzato in questioni militari russe della CNA Corporation (9). “Non c’era solo il MiG-31. C’era anche un nuovo missile derivato, uno dei progetti della Novator chiamato KS-172 o più spesso K-100“. Dal 1991, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, l’industria della Difesa russa ha continuato a lavorare sul progetto R-37, ma i progressi furono rallentati. Gli anni ’90 furono particolarmente difficili per l’industria della Difesa russa, i finanziamenti si ridussero al minimo. Infatti, l’R-37 fu annullato prima di essere riavviato nell’attuale versione RVV-BD. “L’R-37 (Izdelie 610) finì lo sviluppo nel 1997“, secondo Barabanov. L’R-37M probabilmente utilizza una combinazione di guida inerziale per le correzioni in rotta dal velivolo di lancio e puntamento radar attivo nella fase terminale. Nelle operazioni di combattimento, aerei come il MiG-31 volerebbero ad alta velocità verso l’obiettivo per lanciare una salva di R 37M, probabilmente ingaggiando il bersaglio con l’enorme radar a scansione elettronica Zaslon-M, guidando il missile finché il radar dell’arma si attiva. Potrebbe anche avere una funzione anti-disturbo similmente all’AIM-120D AMRAAM (10) degli USA, per contrastare gli aerei da guerra elettronica come il Boeing EA-18G Growler.
48106151-cachedL’Unione Sovietica era ben consapevole che uno dei vantaggi principali di NATO e US Air Force era la capacità di effettuare una campagna aerea coordinata con mezzi quali l’AWACS. L’Unione Sovietica studiò vari metodi per contrastare i velivoli AWACS, come le armi aria-aria a lungo raggio a guida passiva. “Mi pare di capire che il tema dei missili aria-aria ha guida radar passiva fosse popolare in Unione Sovietica negli anni ’80 (vedasi l’R-27P), ma ora è riconosciuto come poco promettente“, secondo Barabanov. Mentre il RVV-BD è un’arma temibile, Mosca potrebbe sviluppare un missile ancora più potente chiamato Novator KS-172 o talvolta anche K-100. Mentre il RVV-BD avrebbe una gittata massima di quasi 350 km, l’arma della Novator potrebbe colpire obiettivi lontani 400 km. “300 km sono troppi per l’R-37M“, secondo Kofman. “Solo il Novator può raggiungere obiettivi a quelle distanze. Sarebbe simile al KS-172 progettato per colpire oltre i 350 km“. Tuttavia, non è chiaro quando o anche se il KS-172/K-100 sarà mai completato ed entrerà in produzione. Ci sono indicazioni che il K-100 sia un progetto a bassa priorità che non vedrà mai la luce. “Per il K-100 cercano soldi dagli indiani per completarlo“, afferma Kofman, un “bel missile della Novator, ma dubito che sarà operativò dato che un missile del genere non si adatterebbe ad alcun aeromobile di quinta generazione“. In effetti, per Barabanov il K-100 probabilmente è chiuso. “Sul missile K-100 dubito che sia un programma attivo”, aveva detto Barabanov, “Credo che il lavori su di esso siano stati sospesi tempo fa“.
Nel frattempo, dall’altra parte del mondo, la Cina sviluppa il PL-15 spinto da un ramjet e che avrebbe una gittata di 200 km. La costernazione (11) che il PL-15 ha causato nei vertici dell’US Air force, come il comandante dell’Air Combat Command Generale Herbert “Hawk” Carlisle (12), che citava l’arma cinese come uno dei motivi pressanti per cui gli Stati Uniti dovrebbero sviluppare un sostituto di nuova generazione del vecchio AIM-120 AMRAAM. “Come facciamo a contrastare e a poter continuare a rispondere a tale minaccia?” si chiese Carlisle presso il Centro di studi strategici e internazionali lo scorso anno (12). Più tardi, durante un’intervista con Flightglobal (13), Carlisle disse che contrastare il nuovo missile cinese è un'”estremamente alta priorità” dell’US Air Force. “Il PL-15 ha una gittata che ne fa un missile che non possiamo contrastare“, aveva detto. In effetti, il problema non è solo che il PL-15 è superiore all’AMRAAM; se adottato dal J-20, i cinesi potrebbero attaccare le aerocisterne e gli aerei ISR, cruciali per qualsiasi campagna aerea sul Pacifico. Un briefing della RAND del 2008 suggeriva (14) che, per sostenere le operazioni degli F-22 su Taiwan da Guam, l’US Air force dovrebbe lanciare tre/quattro sortite di aerocisterne ogni ora per distribuire 2,6 milioni di litri di carburante. Questo è un dato che non è probabilmente sfuggito a Pechino. Anche se non ci sono dati molto concreti disponibili sul J-20, l’aereo sembra essere stato ottimizzato per alte velocità, lungo raggio, stealth e carico utile interno elevato. Con una combinazione tra ridotta sezione radar, alta velocità supersonica, armamento riposto internamente di missili PL-15, è possibile che il J-20 sia utilizzato per minacciare aerocisterne e velivoli ISR dell’US Air Force nel teatro del Pacifico. Come sottolineato dallo studio della RAND del 2008, i derivati cinesi del Su-27 annichilirono i velivoli da rifornimento, ricognizione, pattugliamento marittimo e comando e controllo statunitensi durante una simulazione, utilizzando missili aria-aria a lungo raggio. L’US Air Force esaminò una diffusa e robusta logistica (15) per creare spartane piste d’atterraggio per contrastare le capacità A2/AD della Cina nel teatro del Pacifico. Tuttavia, l’US Air Force non sembra aver completamente messo a punto un piano per proteggere i propri velivoli cisterne, ISR e comando e controllo dagli attacchi aerei nemici. L’unica risposta al problema è che gli aeromobili vengano per sicurezza posti al di fuori della portata effettiva della minaccia cinese. Tuttavia, si ridurrebbe la portata effettiva dei caccia tattici del Pentagono, riducendone la capacità di colpire in profondità sul territorio cinese.
Così, date le informazioni disponibili, è probabile che l’adozione russa e cinese di missili aria-aria a lungo raggio e caccia di quinta generazione per trasportarli, rappresenti un problema grave per il Pentagono. Un problema che certamente affronterà nei prossimi anni.

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KS-172

Il caccia Su-30SM, secondo a nessuno
Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 10/09/201618442310Per l’eccezionale autonomia e il grande carico utile, il Su-30SM è considerato il caccia di 4.ta+ generazione che formerà la spina dorsale dell’Aeronautica russa nei prossimi decenni. Il costruttore aeronautico Irkut e il Ministero della Difesa russo hanno firmato un contratto per la fornitura di oltre 30 caccia multiruolo Sukhoj Su-30SM alle Forze Aerospaziali russa entro la fine del 2018. Il primo caccia Su-30SM ha effettuato il primo volo nel settembre 2012. Il nuovo contratto porta il totale annunciato di ordini per le Forze Aerospaziali a 90 velivoli. Il velivolo è stato anche ordinato dall’Aeronautica Navale russa, che ne ha almeno 20 su un ordine di 50. In totale, più di 40 Su-30SM sono stati consegnati ai militari russi. L’aereo è stato dispiegato in combattimento per la prima volta nel settembre 2015, con l’arrivo di quattro Su-30SM sulla base aerea di Humaymim in Siria. Inizialmente volava come caccia di scorta armato esclusivamente di missili aria-aria; poi i Su-30SM effettuarono missioni di bombardamento. Un certo numero di Su-30SM opera in Siria. L’aereo è in grado di operare ognitempo in missioni aria-aria, aria-superficie d’interdizione, contromisure elettroniche e allarme precoce. Il Su-30SM può anche operare come piattaforma di comando e controllo per guidare gruppi di aerei da combattimento.
La cellula del Su-30SM è in lega di titanio e alluminio ad alta resistenza. La prua della fusoliera ospita la cabina di guida, il radar e il vano dell’avionica. Elevata manovrabilità e caratteristiche di decollo e atterraggio unici sono raggiunti grazie alla forma aerodinamica integrale. Una combinazione di radar a scansione elettronica passiva (PESA) Bars, controlli di volo fly-by-wire, moderne ECM e spinta vettoriale fanno del Su-30SM un caccia molto agile. Con le alette anteriori, un pilota ha maggior controllo sull’aviogetto nelle virate strette e altre manovre. Il sistema fly-by-wire digitale consente all’aereo di effettuare alcune manovre molto avanzate, tra cui la scivolata di coda ed il Cobra di Pugachev, che permette all’aereo di porsi verticalmente a più di 90 gradi prima di cabrare di nuovo. Tali manovre decelerano rapidamente l’aeromobile, permettendogli di sfuggire all’inseguimento e di scomparire dall’ingaggio di un radar Doppler, dato che la velocità relativa del velivolo scende sotto la soglia del segnale percepibile dal radar. Nel duello queste caratteristiche potrebbero dare al Su-30SM un vantaggio rispetto ai caccia occidentali come F-16C Viper, Typhoon, Gripen e l’imminente nuovo tribolato caccia stealth F-35. Gli esperti ritengono che nel duello ravvicinato il Su-30 sia superiore agli aerei statunitensi di quinta generazione F-22. Il missile ad alta manovrabilità R-73 ne aumenta le possibilità contro l’antiquata versione AIM-9M del missile Sidewinder di cui l’F-22 è armato.
su-27ubk_r-77a Il velivolo dispone di pilota automatico per tutte le fasi di volo, incluso volo a bassa quota inseguendo il profilo del terreno via radar, ed ingaggio individuale e di gruppo contro bersagli aerei e di superficie. Il sistema di controllo automatico interconnesso al sistema di navigazione assicura rotta, avvicinamento al bersaglio, rientro e atterraggio in modalità automatica. Con la disposizione biposto in tandem, l’equipaggio è dotato di seggiolini eiettabili. La cabina è dotata di avionica avanzata integrante display anteriore e display a cristalli liquidi multifunzione. Il Su-30SM è dotato di sistemi d’identificazione amico-o-nemico, di posizionamento globale e navigazione inerziale. Il design dall’architettura aperta consente l’integrazione di avionica moderna, tra cui nuovi sistemi radar, radio, di riconoscimento e altri di supporto. Il Su-30SM è propulso da due turbogetti AL-31FP a by-pass di flusso alimentati dalle rampe di aspirazione. I motori generano un spinta coi post-bruciatori da 25000 kg/s, permettendo una velocità in volo orizzontale di Mach 2, di 1350 km/h a bassa quota e un rateo di salita di 230 m/s. Il velivolo è inoltre dotato di sonda e sistema di rifornimento in volo. Con una riserva normale di 5270 kg, il Su-30SM può compiere una missione di combattimento di 4,5 ore dal raggio d’azione di 3500 km. Un rifornimento in volo aumenta il raggio d’azione a 5200 km o la durata del volo a 10 ore a quota di crociera.
Il velivolo può ingaggiare minacce aeree e di terra ed obiettivi di superficie trasportando armi aria-aria e aria-superficie guidate e non-guidate. Può essere dotato di armi antisuperficie come razzi e lanciarazzi per le operazioni di attacco al suolo. Il Su-30SM può trasportare un carico bellico di 8 tonnellate e può essere armato con un cannone, bombe, missili aria-aria, missili antinave supersonici Oniks (Jakhont) e d’attacco al suolo con gittate di 120-300 km, a seconda della quota. In modalità aria-aria può trasportare 12 missili, di solito una combinazione di R-77, R-27 e R-73. Il 7 settembre, le Forze Armate russe annunciavano piani per acquistare i missili da crociera BrahMos, sviluppati congiuntamente da Russia e India per equipaggiare i caccia Sukhoj Su-30SM. Il BrahMos ha un sistema di propulsione a due stadi, con motore-razzo a propellente solido per l’accelerazione iniziale e un ramjet a propellente liquido per la crociera supersonica. E’ il più veloce missile da crociera antinave del mondo. Il missile vola ad una velocità di Mach 2,8-3 e può attaccare bersagli di superficie volando da quote tra i 5 metri e i 14000 metri. Quest’arma è unica, non avendo analoghi nel mondo.
La Russia ha presentato al Singapore Airshow 2016 il nuovo Su-30SME, versione da esportazione dell’aviogetto da combattimento. La versione per l’esportazione del velivolo ha buone prospettive nello spazio post-sovietico per assenza di concorrenza. I Su-30SM sono stati forniti al Kazakistan. Bielorussia e Iran hanno annunciato l’intenzione di acquistarne un numero imprecisato. Diversi Paesi di Sud-Est Asia, Medio Oriente e Nord Africa hanno mostrato interesse per l’aereo. L’avionica sofisticata, il raggio d’azione e il carico utile vario del Su-30SM offrono un’immensa potenza all’Aeronautica russa, in particolare per le operazioni aeree complesse, testimoniando come l’industria aeronautica russa compia ottime prestazioni. Negli ultimi tre anni, nel 2013-2015, la Russia ha ricevuto 250 nuovi aerei, 300 elicotteri e 700 aerei ampiamente modernizzati. La Russia non solo aggiorna la flotta aerea militare, ma lavora ad “aerei da combattimento di sesta e probabilmente settima generazione”. Questa tendenza mette in discussione il predominio aereo della NATO. Si ricordi il Feldmaresciallo Bernard Montgomery e la sua famosa regola della guerra, secondo cui “La prima regola, a pagina 1 del libro della guerra, dice: ‘Non si marcia su Mosca’. Chi ci ha provato, Napoleone e Hitler, non gli è andata bene. Questa è la prima regola”.3_123873La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina srotola il tappeto rosso a Putin e fa scendere Obama dal retro dell’Air Force One

Niente tappeto rosso per il presidente degli Stati Uniti Obama al vertice del G20. Tappeto rosso per il Presidente Vladimir Putin
Alex Christoforou The Duran 4/9/2016cfdf4bac-5ea3-11e6-82a1-e6803dbb30ea_1280x720L’accoglienza “eccezionale” di Obama all’aeroporto di Hangzhou per il vertice del G-20 non ha visto alcun tappeto rosso e neanche una scala per far scendere il POTUS.1cc3588e-724d-11e6-af03-e675d0741f8a_1280x720Grida e parolacce tra i rappresentanti dei due Paesi dopo che un funzionario cinese aveva detto: “Questo è il nostro Paese. Questo è il nostro aeroporto“.

L’accoglienza del Presidente Vladimir Putin presso l’aeroporto di Hangzhou per il vertice del G-20 ha visto… una scala e il tappeto rosso. Niente grida e parolacce, semplicemente saluti cordiali e amichevoli tra le due nazioni… e un gelato russo per Xi Jinping.CrciLj9WAAAaZM3Zerohedge riassume il diverso approccio della Cina accogliendo Obama e Putin… “Nello stesso tempo affronto infame della Cina ad Obama in arrivo ad Hangzhou per il vertice del G-20, quando la delegazione della nazione ospitante il G-20 primo si assicurava che non vi fosse alcuna scala per Obama per scendere dall’aereo su un tappeto rosso, costringendo il presidente della nazione più potente del mondo ad usare l’uscita di emergenza… seguita dalle grida di un funzionario cinese scatenato verso stampa e consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti Susan Rice, impedendogli di superare il cordone per trattenere la stampa dicendo, “Questo è il nostro Paese. Questo è il nostro aeroporto“; i funzionari cinesi non hanno avuto tali problemi salutando il Presidente Vladimir Putin con tutti gli onori, con tanto di tappeto rosso, all’arrivo svoltosi senza alcun problema. Il favore è stato restituito, secondo RT Putin ha portato una scatola di gelati russi in dono al leader cinese Xi Jinping: “Vi ho promesso che avrei portato del gelato”, ha detto Putin. “Ve ne ho portato una scatola in dono”. Xi Jinping è un vero fan del russo gelato. “La ringrazio molto per il dono, un gustoso gelato. In ogni mio viaggio in Russia chiedo sempre di comprarne. E poi a casa se ne mangia”, ha detto il leader cinese. “Avete la migliore crema, che lo rende così gustoso. Mi piace molto. Grazie per la cortesia“, aggiungeva.
Russias President Vladimir Putin (R) meeObama ha minimizzato l’affronto cinese… “Washington difende libertà di stampa e diritti umani e, qualunque sia la ricaduta, non abbandoniamo i nostri valori e ideali quando compiamo questi viaggi. Ci può essere qualche attrito. Gli strappi si mostrano più del solito in alcuni negoziati e negli spintoni che si hanno dietro le quinte. Parte di ciò è che abbiamo anche un’impronta molto più grande di molti altri Paesi. Abbiamo molti aerei, elicotteri, auto, ragazzi. Sai, se sei un Paese ospite, ti puoi sentire un po’ grande. E così non ci bado troppo“. Mentre Obama cercava di distogliere l’attenzione dall’evidente tensione tra le due potenze mondiali, i Paesi BRICS facevano la foto di gruppo con il sostituito antidemocratico di Dilma Rousseff del Brasile, Michel Temer.g20-summit-090416E, infine, Obama e Putin agli antipodi nella foto di gruppo…
China G20I leader posano per la foto in occasione del vertice del G-20 ospitata dal Presidente Xi Jinping ad Hangzhou, in Cina. Tra i leader nella foto vi sono il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, a sinistra, la cancelliera tedesca Angela Merkel, sesta da sinistra, il primo ministro thailandese Prayuth Chanocha, settimo da sinistra, il primo ministro di Singapore Lee Hsien Loong, in alto al centro, il Presidente Vladimir Putin, secondo a destra, e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. (Stephen Crowely/Pool Foto)
Obama sembra nervoso, mentre Erdogan e Putin conversavano amichevolmente.14233054Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora