La storia mai raccontata del Patto Molotov-Ribbentrop

Ekaterina Blinova Sputnik, 25/08/2015

Il patto Molotov-Ribbentrop, firmato da Unione Sovietica e Germania nazista il 23 agosto 1939, è ora utilizzato da “esperti” e media occidentali er accusare l’Unione Sovietica di “collusione” con Hitler e “tradimento” degli alleati francese e inglesi, ma le prove suggeriscono il contrario.

Hitler, Ribbentrop, Chamberlaine

Ribbentrop e Chamberlain

Il 23 agosto 1939 Unione Sovietica e Germania nazista stipularono un trattato di non aggressione, noto anche come patto Molotov-Ribbentrop; il documento fa scattare ancora un aspro dibattito spingendo l’occidente ad accusare l’URSS di “collusione” con Hitler alla vigilia della seconda guerra mondiale. Inoltre, dal 2008, questo giorno viene segnato nei Paesi europei come “Giornata europea di commemorazione delle vittime dello stalinismo e del nazismo”. “E’ un evento annuale (23 agosto), atteso con ansia dai propagandisti russofobi occidentali, per ricordarci del ruolo iniquo sovietico nell’avviare la seconda guerra mondiale. Oggi, naturalmente, quando i media dicono “sovietico”, vogliono che si pensi alla Russia e al suo presidente Vladimir Putin. I “giornalisti occidentali non sanno decidersi su Putin: a volte è un altro Hitler, a volte un altro Stalin“, dice il professor Michael Jabara Carley dell’Università di Montreal in un articolo per Strategic Culture Foundation. Curiosamente, “esperti” e mass media occidentali tacciono sul fatto che la maggior parte delle potenze europee firmò trattati simili con Adolf Hitler prima dell’Unione Sovietica.

La Grande Alleanza che non ci fu
31C9Xm+AoIL__BO1,204,203,200_ Ad esempio, la Polonia, “vittima” dichiarata del patto di non aggressione sovietico-germanico, firmò un patto di non aggressione con la Germania nazista il 26 gennaio 1934. “Negli anni ’30 la Polonia ebbe un ruolo cruciale. Era una semi-dittatura di estrema destra, antisemita e vicina al fascismo. Nel 1934, mentre l’URSS lanciava l’allarme su Hitler, la Polonia firmava il patto di non aggressione con Berlino. Chi ha pugnalato alla schiena chi?” Carley si chiede retoricamente. Accusando l’URSS di prendersi territori della “Polonia” (quando alcun Stato polacco esisteva più dopo l’invasione tedesca del 1° settembre, 1939) alcuni storici occidentali ancora dimostrano una peculiare forma di amnesia, dimenticando che questi territori, Ucraina e Bielorussia occidentali, furono annessi dalla Polonia durante la guerra sovietico-polacca (1919-1921). La guerra fu scatenata unilateralmente da Varsavia contro l’URSS lacerata e devastata dalla guerra civile. In generale, l’URSS si riprese il suo territorio, con l’eccezione di un frammento di Bucovina, preso da altri attori europei durante il caos della rivoluzione del 1917 e della guerra civile del 1920, osserva la storica, politica e diplomatica russa Natalija Naroshnitskaja nel suo libro “Chi stavamo combattendo e per cosa”. “Fino al 1939, la Polonia fece di tutto per sabotare gli sforzi sovietici per costruire un’alleanza antinazista, basata sulla coalizione antitedesca della Prima Guerra Mondiale tra Francia, Gran Bretagna, Italia e dal 1917 Stati Uniti… Nel 1934-1935, quando l’Unione Sovietica cercò un patto di mutua assistenza con la Francia, la Polonia tentò di ostacolarla“, ha sottolineato Carley. E Gran Bretagna e Francia? Sorprendentemente, negli anni ’30 né Londra, né Parigi si affrettarono ad unirsi alla coalizione anti-tedesca dell’URSS. Carley sottolinea il fatto che Maksim Litvinov, il commissario sovietico per gli Affari Esteri sostenuto dal leader sovietico Josif Stalin, “per primo concepì la ‘Grande Alleanza’ contro Hitler“. Tuttavia “la coalizione di Litvinov divenne la grande alleanza che non ci fu“.

Congiurando con Hitler: le élites europee si affidano ai nazisti
Gli storici concordano sul fatto che le élite conservatrici europee vedevano in Adolf Hitler un “male” minore della Russia sovietica. Inoltre, secondo l’economista statunitense Guido Giacomo Preparata, per le istituzioni inglesi e statunitensi il nazismo era una forza trainante in grado di smantellare l’Unione Sovietica, finendo ciò che fu avviato dalla prima guerra mondiale, la completa dissoluzione dell’ex-impero russo. “A Churchill, (Stanley) Baldwin (primo ministro del Regno Unito) così riassunse nel luglio 1936: ‘Se c’è una lotta in Europa da fare, vedrei i bolscevichi (bolscevichi) e nazisti farla'”, ha scritto Preparata nel suo libro “Congiurando con Hitler: come Gran Bretagna e USA crearono il Terzo Reich“. Nel frattempo, le élite europee e statunitensi non erano solo disposte a creare eventuali alleanze contro l’Unione Sovietica, ma anche finanziarono l’economia della Germania nazista, favorendo la costruzione della macchina da guerra nazista. La prestigiosa industria bellica inglese Vickers-Armstrong fornì armi pesanti a Berlino, mentre le aziende statunitensi Pratt&Whitney, Douglas, Bendix Aviation, per citarne solo alcune, rifornirono aziende tedesche, BMW, Siemens e altre, di brevetti, segreti militari e avanzati motori aerei, sottolinea Preparata.

Il tradimento di Monaco del 1938
Conjuring Hitler Conclusione di tale gioco fu l’accordo di Monaco firmato dalle maggiori potenze d’Europa (Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia) escludendo Unione Sovietica e Cecoslovacchia, il 30 settembre 1938, permettendo alla Germania nazista di annettersi le regioni di confine settentrionali e occidentali della Cecoslovacchia. Imbarazzanti i documenti d’archivio inglesi pubblicati nel 2013 che denuncino come il Regno Unito non solo tradì la Cecoslovacchia, consentendo a Hitler d’invaderla, ma anche come volontariamente consegnò 9 milioni di dollari d’oro appartenenti alla Cecoslovacchia alla Germania nazista. I lingotti d’oro cecoslovacchi furono immediatamente inviati a Hitler nel marzo 1939, quando prese Praga. Il tradimento di Monaco di Baviera del 29-30 settembre 1938 è la data effettiva dell’inizio della seconda guerra mondiale, dice il direttore del Centro per gli Studi russi dell’Università di Lettere di Mosca e storico e pubblicista dell’Istituto di analisi dei sistemi strategici Andrej Fursov, citando la lettera di Churchill al maggiore Ewal von Kleist, membro del gruppo della resistenza tedesco ed emissario dello Stato Maggiore tedesco, poco prima dell’occupazione di Hitler della Cecoslovacchia: “Sono sicuro che la violazione della frontiera cecoslovacca di eserciti e aerei tedeschi porterà a una nuova guerra mondiale… Tale guerra, una volta iniziata, verrebbe combattuta come l’ultima (prima guerra mondiale) ad oltranza, e va considerato non ciò che potrebbe accadere nei primi mesi, ma dove saremo tutti alla fine del terzo o quarto anno“. E non è tutto. Per quanto incredibile possa sembrare, il governo inglese in realtà impedì un complotto contro Adolf Hitler nel 1938. Un gruppo di alti ufficiali tedeschi programmava di arrestare Hitler al momento di ordinare l’attacco alla Cecoslovacchia. Inspiegabilmente, la dirigenza politica inglese non solo rifiutò di aiutare la resistenza, ma ne rovinò i piani. Nel suo saggio “Il nostro miglior cambio di regime del 1938: Chamberlain ‘perse il treno’?“, l’autore inglese Michael McMenamin narra: “non c’è dubbio storico che la resistenza tedesca abbia ripetutamente avvertito gli inglesi sull’intenzione di Hitler di invadere la Cecoslovacchia nel settembre 1938… In risposta, tuttavia, il governo Chamberlain fece ogni passo diplomatico possibile… minando l’opposizione a Hitler“. Qualunque sia la motivazione di Chamberlain, invece di allarmare sull’aggressione di Hitler all’Europa, il 28 settembre 1939 “propose al (Fuhrer) una conferenza tra Gran Bretagna, Germania, Cecoslovacchia, Francia e Italia in cui Chamberlain assicurò Hitler che la Germania poteva ‘avere tutte le risorse essenziali senza guerra e senza indugio'”, scrive McMenamin citando documenti ufficiali e aggiungendo che Chamberlain chiuse un occhio sul fatto che la Germania escludesse la Cecoslovacchia dalla conferenza. Dopo che le quattro potenze decisero di accettare l’occupazione tedesca di Sudeti della Cecoslovacchia, prima di qualsiasi plebiscito e costringendo i cechi ad accettarla, Chamberlain e Hitler firmarono l’accordo di non aggressione anglo-tedesca, sottolinea l’autore. È interessante notare che, narra il professor Carley, durante la crisi cecoslovacca la Polonia (l’aspirante “vittima” del patto Molotov-Ribbentrop) si chiese se “Hitler ottiene i territori dei Sudeti, la Polonia dovrebbe avere il distretto di Teschen (in Cecoslovacchia). In altre parole, se Hitler si prende il bottino, noi polacchi ne vogliono uno“. Quindi, chi colluse con chi? Chi erano i traditori?

Perché l’occidente demonizza il patto Molotov-Ribbentrop?
Secondo Andrej Fursov, a Monaco di Baviera le quattro potenze crearono un “blocco proto-NATO” contro l’URSS. Il complesso industriale della Cecoslovacchia doveva facilitare la crescita della potenza militare tedesca e garantirne la capacità di scatenare una grande guerra contro i “bolscevichi” in Oriente, al fine di estendere il Lebensraum tedesco. E le élite europee erano interessate a tale guerra, che avrebbe esaurito Germania e Russia. Alla luce di ciò, l’unica mossa per minare questo piano e rimandarne la realizzazione fu concludere un simile patto di non aggressione tra URSS e Germania. Inoltre, il ritardo aiutò l’Unione Sovietica ad accumulare risorse al fronte per l’invasione inevitabile da occidente. Michael Jabara Carley cita Winston Churchill, allora Primo Lord dell’Ammiragliato, che disse il 1° ottobre 1939, in un’intervista all’emittente nazionale inglese, che l’azione sovietica “era chiaramente necessaria per la sicurezza della Russia contro la minaccia nazista“. Perché allora l’occidente fa ogni sforzo per demonizzare il trattato di non aggressione sovietico-tedesco, il patto Molotov-Ribbentrop? Il professor Carley nota che sia un vano tentativo di banalizzare i gravi errori nell’Europa degli anni ’30, vale a dire l’incapacità (o non volontà?) di arrestare l’avanzata della Germania nazista e di creare un’alleanza anti-hitleriana nei primi anni ’30. “Oggi i governi occidentali e i giornalisti da essi ‘ispirati’, se si possono chiamare giornalisti, non si badano agli argomenti ‘tendenziosi’ quando si tratta d’infangare la Federazione Russa. Tutto è permesso. Dovremmo lasciarli equiparare il ruolo di URSS e Germania nazista nell’avvio della seconda guerra mondiale? Certamente no. Fu Hitler che voleva la guerra, e francesi e inglesi, in particolare questi ultimi, più volte ne furono strumento rifiutando le proposte sovietiche sulla sicurezza collettiva e spingendo la Francia a fare lo stesso“, osserva il professor Carley.czechoslovakia-after-munich-mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nell’Estremo Oriente l’Armata Rossa concluse la Seconda Guerra Mondiale

Jurij Rubtsov Strategic Culture Foundation 26/08/20152005101203bIl Ministero degli Esteri del Giappone non ha mai avuto un momento di noia nell’ultimo fine settimana, ed ha avuto il suo farsi. Il Primo Ministro russo Dmitrij Medvedev ha visitato Iturup, una delle isole Curili, il 22 agosto, nel suo viaggio in Estremo Oriente. Ha scatenato la reazione del Giappone. Il Paese del Sol Levante ha presentato una protesta per la Russia e poi annullato la visita del suo ministro degli Esteri a Mosca. Tokyo chiama le isole Curili “Territori del Nord”, Hoppo Ryodo. Secondo la posizione ufficiale giapponese, la terra è soggetta a rivendicazioni territoriali, ma la disputa territoriale non può essere unilaterale. Il Giappone è l’unico a vederla come questione controversa. La Russia dice che non c’è niente di cui parlare. Secondo la sua posizione, lo status delle isole Curili è chiaramente definito dalle conferenze di Jalta (febbraio 1945) e di Potsdam (la dichiarazione fu firmata il 26 luglio dello stesso anno), dagli Stati che componevano la coalizione anti-hitleriana. I tentativi del Giappone di dire ai leader russi come comportarsi sul proprio territorio non è altro che interferenza negli affari interni di un Paese straniero. Questo punto di vista è dato dalla dichiarazione del Ministero degli Esteri russo del 22 agosto in risposta alla reazione del Giappone al viaggio di lavoro del Primo Ministro Medvedev che includeva Iturup. Si rimprovera il Ministero degli Esteri giapponese d’ignorare le lezioni della storia e il Giappone do continuare a mettere in dubbio i risultati universalmente riconosciuti della seconda guerra mondiale alla vigilia del 70° anniversario dalla sua fine. Tale retorica mette in dubbio le assicurazioni del governo giapponese di voler rispettare la verità storica e la memoria di decine di milioni di persone che persero la vita nella guerra in Asia orientale. Il 70° anniversario della vittoria dell’Unione Sovietica sul Giappone si avvicina. Alcuni ricercatori la chiamano operazione di pacificazione contro il Giappone militarista. Il tempo è favorevole nel ricordare gli avvenimenti di quei giorni, soprattutto considerando che alcuni soffrono di amnesia.
La seconda guerra mondiale non si concluse con la capitolazione della Germania nazista. Il Giappone continuò a lottare contro Stati Uniti, Gran Bretagna e altri alleati dell’Unione Sovietica nel Pacifico. Secondo le stime del Comando alleato, la guerra in Estremo Oriente avrebbe potuto continuare per 1,5-2 anni causando la morte di 1,5 milioni di militari statunitensi e inglesi. L’URSS prese l’unica decisione giusta, per quanto difficile. Tre mesi dopo la fin della guerra con la Germania, l’Unione Sovietica entrò in guerra con il Giappone rispondendo alle numerose richieste degli alleati. Josif Stalin onorò gli impegni presi nelle conferenze di Teheran e Jalta. Il 5 aprile 1945 l’URSS denunciò il Patto neutralità sovietico-giapponese del 13 aprile 1941 lasciando il Giappone sapere che era vicina. La dichiarazione del governo sovietico diceva che “Il patto di neutralità tra Unione Sovietica e Giappone concluso il 13 aprile 1941, vale a dire prima dell’attacco della Germania contro l’URSS e prima dello scoppio della guerra tra Giappone e Inghilterra e Stati Uniti. Da allora la situazione si è sostanzialmente modificata. La Germania attaccò l’URSS, e il Giappone, alleato della Germania, aiutò quest’ultima nella guerra all’URSS. Inoltre il Giappone conduce una guerra con Stati Uniti e Inghilterra, alleati dell’Unione Sovietica. In queste circostanze il patto di neutralità tra Giappone e Unione Sovietica ha perso senso e il suo prolungamento è impossibile”. Su principi astratti alcuni politici, diplomatici e storici criticano il governo sovietico per aver denunciato il patto. Non andiamo nei dettagli o richiamiamo le numerose ragioni per giustificare la denuncia. In molti casi il Giappone apertamente violò il principio di neutralità, arrivando ad affondare navi sovietiche. Diciamo solo che la leadership dell’Unione Sovietica non violò la prassi internazionale. Non fu criminale decidere di denunciare il Patto, al contrario, inviò un segnale inequivocabile al governo giapponese che la situazione era cambiata drasticamente. Il Giappone affrontava la prospettiva di una guerra contro le Nazioni Unite e gli sarebbe stato più prudente capitolare. Ma Tokyo non sentì ragione, neanche dopo che i leader di Stati Uniti, Gran Bretagna e Cina rilasciarono la Dichiarazione di Potsdam del 26 luglio 1945 (l’URSS vi aderì l’8 agosto 1945), che diceva “Chiediamo al governo del Giappone di proclamare la resa incondizionata di tutte le forze armate giapponesi, e dare garanzie adeguate e sufficienti della sua buona fede in tale azione. L’alternativa per il Giappone è la distruzione rapida e totale”. C’era la tenue speranza di far capitolare il Giappone ed evitare altre vittime. Ahimè! Ciò non si realizzò. Non c’era altro che usare la forza.
AM_Vasilevsky-115 L’8 agosto, l’Unione Sovietica dichiarò guerra al Giappone. L’offensiva strategica dell’Operazione Manciuriana iniziò il 9 agosto1945 sconfiggendo rapidamente l”Armata del Kwantung giapponese e occupando le città nella Cina nord-orientale e in Corea del Nord. Le forze sovietiche iniziarono i combattimenti contemporaneamente su tre fronti a est, ovest e nord della Manciuria: le operazioni su Khingan-Mukden, Harbin-Kirin e Sungari furono eseguite dal Fronte Trans-Bajkal, dal Primo Fronte dell’Estremo Oriente e dal Secondo Fronte dell’Estremo Oriente al comando dei Marescialli dell’Unione Sovietica Malinovskij e Meretskov, del Generale dell’Esercito Purkaev, sostenuti dalla Flotta del Pacifico guidata dall’Ammiraglio Jumashev, dalla Flottiglia dell’Amur, da tre armate aeree e dall’Esercito Rivoluzionario del Popolo mongolo guidato dal Maresciallo Horloogijn Chojbalsan. Tutte le forze erano sotto il Comando dell’Estremo Oriente dell’Unione Sovietica appositamente costituito dal Maresciallo dell’Unione Sovietica Aleksandr Vasilevskij. La forza sovietica-mongola forte di oltre 1,7 milioni di soldati comprendeva 30000 pezzi di artiglieria e mortai, più di 5000 carri armati e pezzi d’artiglieria semoventi, 5200 aerei e 93 navi da guerra. Le forze di occupazione giapponesi con oltre 1 milione di soldati avevano 1200 carri armati, 6600 pezzi di artiglieria, 1900 velivoli e oltre 30 navi da guerra e cannoniere. Le forze sovietiche colpirono velocemente in modo magistrale. Nell’offensiva iniziata il 9 agosto, i fronti sovietici attaccarono il nemico a terra, aria e mare. Il fronte era esteso per oltre 5000 km. La Flotta del Pacifico interruppe le rotte marittime utilizzate per rifornire il Kwangtung e attaccò le basi navali giapponesi in Corea del Nord. Le unità meccanizzate e corazzate del Fronte di Trans-Bajkal e le formazioni della cavalleria dell’Esercito Rivoluzionario del Popolo mongolo avanzarono rapidamente. Il Fronte comprendeva le unità che acquisirono esperienza nella guerra contro la Germania fascista. Le forze sovietiche e mongole frantumarono e sfondarono le posizioni giapponesi fortemente fortificate lungo i fiumi Amur e Ussuri e sulla catena montuosa del Grande Khingan. Il quarto giorno dell’offensiva in Manciuria le unità della 6° Armata Corazzata della Guardia al comando del Colonnello-Generale Andrej Kravchenko attraversarono il Grande Khingan raggiungendo le pianure della Manciuria e avanzando in profondità sulle posizioni dell’Armata del Kwantung prima che le sue forze principali si avvicinassero alla catena montuosa. Nei sei giorni dell’offensiva il 1.mo Fronte dell’Estremo Oriente avanzò per 120-150 km, il Fronte di Trans-Bajkal per 50-450 km e il 2.ndo Fronte dell’Estremo Oriente per 50-200 km.
L’imperatore Hirohito firmò il Proclama imperiale di resa il 14 agosto e la leadership giapponese ordinò all’Armata del Kwantung di opporre maggiore resistenza all’Armata Rossa dopo aver cessato le ostilità contro le forze anglo-statunitensi. Il comandante in capo delle forze sovietiche in Estremo Oriente Maresciallo Vasilevskij inviò un ultimatum il 17 agosto 1945 al Generale Otsuzo Yamada, comandante dell’Armata del Kwantung, chiedendo di cessare tutte le ostilità contro le forze sovietiche alle 12:00 del 20 agosto lungo il fronte, deporre le armi e arrendersi. Per accelerare la capitolazione del Giappone, forze aeroportate atterrarono il 18-27 agosto a Harbin, Shenyang, Changchun, Kirin, Lushun, Dalian, Pyongyang, Hamhung e altre città di Cina e Corea. Il 19 agosto il comando giapponese sul continente ordinò di arrendersi senza condizioni. Il grande successo in Manciuria permise al comando sovietico di lanciare l’offensiva su Sakhalin meridionale. Il 18 agosto le forze sovietiche lanciarono le operazioni di sbarco sulle isole Curili. Le forze includevano elementi delle Forze aeree della Kamchatka e navi della Flotta del Pacifico. Di conseguenza, il primo settembre le truppe catturarono le isole settentrionali, tra cui Urup, mentre la squadra settentrionale della Flotta del Pacifico occupò le isole a sud di essa. Il colpo schiacciante contro l’Armata del Kwantung in Estremo Oriente fu uno dei fattori decisivi alla sconfitta del Giappone. La sua politica militarista e la resistenza inutile portarono alla perdita inutile di molte vite e rese inevitabile la capitolazione alle Nazioni Unite, ai Paesi che componevano la coalizione anti-hitleriana. Queste sono le lezioni storiche di cui il Ministro degli Esteri russo ha parlato nella suddetta dichiarazione. Non vanno dimenticate dal Giappone. Sergej Lavrov ha invitato Tokyo ad abbandonare i tentativi di rivedere la legge internazionale e a concentrarsi su sforzi costruttivi per migliorare il clima delle relazioni Russia-Giappone e sviluppare una cooperazione reciprocamente vantaggiosa. La domanda è il Giappone ascolterà i consigli alla ragione?

188_1La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché l’occidente odia Stalin?

Ekaterina Blinova Sputnik 25/08/2015

1476444Il 23 agosto l’Europa ha imposto la cosiddetta “Giornata europea di commemorazione delle vittime dello stalinismo e del nazismo”, in coincidenza con la data della firma del patto Molotov-Ribbentrop; scopo di tale “giorno della memoria” è equiparare Stalin a Hitler, l’URSS alla Germania nazista, dice a Sputnik il Professor Grover Carr Furr. Attaccando e stigmatizzando l’Unione Sovietica, Stati Uniti ed alleati della NATO puntano alla Russia di oggi e alla sua leadership, che non è disposta ad inchinarsi all’occidente; in ogni caso, l’Unione Sovietica non ha mai fatto nulla di lontanamente paragonabile a ciò che i principali Paesi occidentali hanno fatto nel secolo scorso, Stati Uniti e NATO furono di gran lunga le potenze più aggressive e criminali nel mondo dalla Seconda Guerra Mondiale, dice lo storico statunitense Professor Grover Carr Furr della Montclair State University, a Sputnik. Illogica per quanto può sembrare, nonostante l’Unione Sovietica sia crollata decenni fa, la macchina della propaganda occidentale continua a diffamare la Russia sovietica; prima lo storico anglo-statunitense Robert Conquest e poi lo studioso statunitense Timothy Snyder hanno contribuito molto alla propaganda antisovietica e antirussa. “Perché c’è tanto odio verso Stalin e il comunismo? L’anticomunismo perché il comunismo è l’antitesi del capitalismo. E l’antistalinismo perché il periodo di Stalin dell’URSS fu il periodo in cui il movimento comunista mondiale agì molto bene. Inoltre, vi è antistalinismo e anticomunismo davanti per via delle atrocità del capitalismo e dell’imperialismo nel 20° secolo, che continuano ancor oggi“, ha osservato il Professor Furr.

Guerra fredda: gli storici occidentali dell’intelligence service
Il professore ha sottolineato che lo storico Robert Conquest (autore de “Il Grande Terrore: le purghe di Stalin negli anni ’30” deceduto il 3 agosto 2015) aveva lavorato per l’Information Research Department (IRD) inglese dalla creazione al 1956. L’IRD, originariamente chiamato Communist Information Bureau, fu fondato nel 1947, quando la guerra fredda iniziò. “Il compito principale era combattere l’influenza comunista nel mondo diffondendo storie tramite politici, giornalisti e altri in grado d’influenzare l’opinione pubblica”, ha spiegato il Professor Furr. Il lavoro di Conquest era contribuire alla cosiddetta “storia nera” dell’Unione Sovietica, ha osservato il professore, “in altre parole, diffondere storie false tra giornalisti e altri in grado d’influenzare l’opinione pubblica”. “Il suo libro Il Grande Terrore, testo anticomunista sul tema della lotta di potere in Unione Sovietica nel 1937, in realtà lo compilò quando lavorava per i servizi segreti. Il libro fu pubblicato con l’aiuto dell’IRD. La terza edizione fu opera della Praeger Press che pubblicava testi provenienti dalla CIA“, ha sottolineato il Professor Furr, che osserva che oggi Conquest rimane una delle più importanti fonti sull’Unione Sovietica degli storici anticomunisti e russofobi. La propaganda era mascherata da borsa di studio contro l’URSS e coordinata dai servizi segreti anglostatunitensi. Furr nota che Conquest riceveva periodicamente pesanti critiche da eminenti studiosi occidentali, che l’accusavano di “falsificazioni consapevoli” sull’Unione Sovietica. Infatti Conquest usò qualsiasi fonte ostile a Stalin e all’URSS, chiudendo un occhio sul fatto se fosse affidabile o meno. Inutile dire che lo storico anglo-statunitense Robert Conquest ha molti “seguaci”, soprattutto oggi, quando le relazioni russo-occidentali sono peggiorate enormemente. La palese falsificazione della storia è uno strumento tradizionale della guerra fredda che viene rivitalizzato. “Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato“, come George Orwell scrisse nel suo famoso libro “1984”. Non sorprende, però, che il discorso storico occidentale sia attualmente invaso dai miti politicizzati su URSS e Josif Stalin. Uno di coloro che infangano la Russia sovietica è Timothy Snyder, professore di Storia di Yale e autore di Bloodlands. Come Conquest, è un celebre autore occidentale lodato da liberali e destra statunitensi. Attaccando Stalin, Snyder cerca di convincere i lettori che Hitler non fosse peggiore, ma in un certo senso “migliore” del leader sovietico. Snyder si spinge a suggerire che “per assassinare degli ebrei (Olocausto), … Adolf Hitler dipendesse da Stalin (e dai suoi metodi)”, come il Professor David A. Bell ha osservato nella sua recente revisione di “Terra Nera” di Snyder per National Interest. Sorprendentemente, Snyder segue le orme di Conquest, il suo racconto si basa su fonti controverse, voci, semi-verità sempre ostili all’URSS, come il professor Furr ha denunciato nel suo libro “Bugie di sangue: la prova che ogni accusa contro Josif Stalin e l’Unione Sovietica su Bloodlands di Timothy Snyder è falsa“.

Patto Molotov-Ribbentrop: verità e bugie
stalin La storia del patto Molotov-Ribbentrop del 1939 narrato da Snyder e altri storici anticomunisti è anche piena di presupposti errati. “Dicono che nel trattato Unione Sovietica e Germania nazista decisero di dividersi l’Europa. Questo è falso. Il trattato, in una clausola segreta, assegnava la Polonia orientale alla ‘sfera d’influenza sovietica’. Questo significava che quando l’esercito tedesco sconfisse l’esercito polacco, (a) l’esercito tedesco avrebbe dovuto ritirarsi dalla Polonia orientale, rimanendo a centinaia di miglia dal confine sovietico pre-1939; (b) la Polonia sarebbe rimasta e si sperava disposta ad allearsi con l’Unione Sovietica contro Hitler“, ha osservato il professor Furr, secondo cui l’URSS aveva tentato con decisione che Polonia, Regno Unito e Francia accettassero la “sicurezza collettiva” obbligando ogni Paese a dichiarare guerra alla Germania se Hitler attaccava la Polonia. Ahimè, Varsavia e Londra rifiutarono di concludere il trattato. “Gli accordi di Monaco” dell’ottobre 1938, in cui Regno Unito e Francia consegnarono a Hitler gran parte della Cecoslovacchia (più tardi gli diedero tutte le riserve auree cecoslovacche) dimostrarono che i capitalisti volevano che Hitler attaccasse l’Unione Sovietica. Il governo anticomunista e antisemita polacco ebbe anche un pezzo della Cecoslovacchia in quel momento”, ha sottolineato Grover Furr. Nel settembre 1939 l’esercito tedesco occupò la Polonia e il governo polacco lasciò il Paese per la Romania. Quando non c’è governo, non c’è Stato. “Gli uomini di Hitler dissero ai sovietici che erano pronti a permettere uno Stato ucraino filonazista e anticomunista nell’ex-Polonia orientale. Così i sovietici non ebbero scelta se non occupare la Polonia orientale. La ‘Polonia orientale’ non era polacca comunque. Fu tolta con la forza alla Russia sovietica dagli imperialisti, nel 1921. La maggior parte della popolazione era ucraina, bielorussa ed ebraica”, ha osservato il professore. Il Professor Furr ha sottolineato che l’importanza del Patto Molotov-Ribbentrop è enorme: contribuì a salvare l’Unione Sovietica, e di conseguenza tutta l’Europa, dal dominio di Hitler: “Se l’esercito tedesco avesse attaccato 300 miglia più vicino (al confine sovietico) le orde naziste avrebbero preso Mosca. Se Hitler avesse conquistato l’URSS avrebbe usato le immense risorse materiali e umane del gigantesco Paese contro l’Inghilterra. Hitler aveva già conquistato quasi tutta l’Europa“, ha sottolineato. Allora perché Snyder e soci si rifiutano di ammetterlo?

L’occidente attacca l’URSS per colpire la Russia di oggi
Il Professor Furr indica che gli “esperti” tradizionali occidentali non sono interessati alla verità. “Conquest era, e Snyder è, un propagandista. Il loro lavoro “è propaganda delle note”. Note e apparati sono necessari ad ingannare i media e quegli intellettuali che contribuiranno a diffondere menzogne contro Stalin ed anticomuniste“, ha detto a Sputnik. “L’obiettivo di Snyder, e non solo suo, ce ne sono molti altri, è equiparare Stalin a Hitler, l’URSS alla Germania nazista, il comunismo al nazismo. Questo è anche lo scopo del “Giorno del ricordo” del 23 agosto, e della posizione assunta dai governi di estrema destra polacco, ucraino, ungherese e altri“, ha sottolineato Furr. “L’indico alla fine di “Bugie di sangue: la prova che ogni accusa contro Josif Stalin e l’Unione Sovietica su Bloodlands di Timothy Snyder è falsa”, con qualche aiuto del Prof. Domenico Losurdo, che giustamente confronta Hitler a Churchill, Daladier o Chamberlain, ma non a Stalin. L’URSS era diversa dal nazismo, mentre Hitler e i nazisti erano abbastanza popolari tra i politici occidentali“, ha aggiunto.

Ma perché Washington è così russofoba?
Il professore ha spiegato che a differenza di Gorbaciov o Eltsin, Putin non s’inchina a Washington e NATO, aggiungendo che la concorrenza capitalista degli Stati Uniti porterà inevitabilmente alla concorrenza imperialista e alla guerra. “Nella mia esperienza, limitata l’ammetto, c’è molta ingenuità sulla politica estera degli USA. Gli Stati Uniti sono di gran lunga la potenza più aggressiva e criminale nel mondo dalla Seconda guerra mondiale, continuando ad avere basi militari in oltre 100 Paesi e la più grande macchina militare del mondo. Non dobbiamo ingannarci. Alcun Paese costruisce un tale esercito senza intenzione di usarlo. Così si preparano per la prossima guerra“, ha detto a Sputnik il Professor Furr. “Il mio punto è questo: URSS e movimento comunista mondiale non hanno mai fatto nulla di lontanamente paragonabile a quello che capitalisti e imperialisti fecero nel secolo scorso e questo è inaccettabile (per i capitalisti). Devono dimostrare che il comunismo e Stalin furono peggiori e non migliori di ciò che capitalisti e imperialisti facevano. La menzogna è la sola strada“, ha concluso il Professor Grover Furr.STALIN_1385662fTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Operazione Impensabile: subito dopo la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti pianificarono un massiccio attacco nucleare all’URSS

Ekaterina Blinova, Sputnik, 15 agosto 2015 –  Global Research1019082439La dottrina della deterrenza militare statunitense contro l’Unione Sovietica nella Guerra Fredda era davvero “difensiva” o in realtà avviò la paranoica corsa agli armamenti nucleari? Poche settimane dopo la fin della seconda guerra mondiale e della sconfitta della Germania nazista, gli alleati dell’Unione Sovietica, Stati Uniti e Gran Bretagna, si affrettarono a sviluppare piani militari per distruggere l’URSS spazzandone via le città con un attacco nucleare massiccio. L’allora primo ministro inglese Winston Churchill ordinò alle Forze Armate inglesi la pianificazione di una strategia per colpire l’URSS prima della fine della seconda guerra mondiale. La prima edizione del piano fu preparata il 22 maggio 1945. In conformità con esso, l’invasione della Russia da parte delle forze alleate in Europa era prevista il 1° luglio 1945.

L’Operazione Impensabile di Winston Churchill
Il piano, denominato Operazione Impensabile, aveva come obiettivo “imporre alla Russia la volontà di Stati Uniti ed impero inglese. Anche se ‘la volontà’ di questi due Paesi può essere definita contraria all’accordo quadro sulla Polonia, senza necessariamente limitare l’impegno militare“. Il piano delle Forze Armate inglesi sottolineava che le forze alleate avrebbero vinto nel caso “1) dell’occupazione delle aree metropolitane della Russia in modo che la guerra riducesse la potenza del Paese al punto in cui un’ulteriore resistenza diverrebbe impossibile; 2) una sconfitta decisiva sul campo delle forze russe tale da rendere impossibile all’URSS continuare la guerra“. I generali inglesi avvertirono Churchill che la “guerra totale” era pericolosa per le forze armate alleate. Tuttavia, dopo che gli Stati Uniti “testarono” il loro arsenale nucleare a Hiroshima e Nagasaki, nell’agosto 1945, Churchill e i politici di destra statunitensi convinsero la Casa Bianca a bombardare l’Unione Sovietica. Un attacco nucleare contro la Russia sovietica, stremata dalla guerra contro la Germania, avrebbe portato alla sconfitta del Cremlino permettendo alle forze alleate di evitare perdite militari, secondo Churchill. Inutile dire che l’ex-primo ministro inglese non badava alla morte di decine di migliaia di civili russi già colpiti duramente dall’incubo di una guerra di quattro anni. “Churchill sottolineò che se una bomba atomica cadesse sul Cremlino, l’avrebbe annientato e sarebbe stato un problema molto facile gestire la Russia senza direzione“, avvertiva una nota non classificata dall’archivio dell’FBI.

Seguendo le orme di Churchill: Operazione Dropshot
B39S0knCUAE0phl Impensabile com’era, il piano di Churchill letteralmente avvinse i responsabili politici e militari statunitensi. Tra il 1945 e la prima detonazione di un ordigno nucleare sovietico nel 1949, il Pentagono sviluppò almeno nove piani di guerra nucleari contro la Russia sovietica, secondo i ricercatori statunitensi Dr. Michio Kaku e Daniel Axelrod. Nel loro libro “Vincere la guerra nucleare: i piani segreti di guerra del Pentagono”, basato su documenti top secret declassificati ottenuti con il Freedom of Information Act, i ricercatori illustrano le strategie militari degli Stati Uniti per la guerra nucleare contro la Russia. I nomi dati a tali piani illustrano graficamente il loro scopo offensivo: Bushwhacker, Broiler, Sizzle, Shakedown, Offtackle, Dropshot, Trojan, Pincher e Frolic. L’esercito statunitense conosceva la natura offensiva dei lavori che il presidente Truman aveva ordinato di preparare e ne aveva denominati i piani di guerra di conseguenza”, ha sottolineato lo studioso statunitense JW Smith (“The World’s Wasted Wealth 2“). Questi piani di “primo colpo” del Pentagono avevano per scopo distruggere l’Unione Sovietica senza alcun danno per gli Stati Uniti. L’operazione Dropshot del 1949 prevedeva che gli Stati Uniti attaccassero la Russia sovietica con almeno 300 bombe nucleari e 20000 tonnellate di bombe convenzionali su 200 obiettivi in 100 aree urbane, tra cui Mosca e Leningrado. Inoltre, i pianificatori avrebbero avviato una grande campagna terrestre contro l’URSS per avere la “vittoria completa” sull’Unione Sovietica con gli alleati europei. Il piano di Washington avrebbe cominciato la guerra il 1° gennaio 1957. Per molto tempo l’unico ostacolo alla massiccia offensiva nucleare degli Stati Uniti era il fatto che il Pentagono non aveva abbastanza bombe atomiche (nel 1948 Washington vantava un arsenale di 50 bombe atomiche) così come aerei per trasportarle. Ad esempio, nel 1948 l’US Air Force aveva solo 32 bombardieri B-29 modificati per portare le bombe nucleari. Nel settembre 1948 il presidente Truman approvò un documento del Consiglio di Sicurezza Nazionale (NSC 30) “La politica sulla guerra atomica“, secondo cui gli Stati Uniti dovevano essere pronti ad “utilizzare tempestivamente e in modo efficace tutti i mezzi appropriati disponibili, tra cui armi atomiche, nell’interesse della sicurezza nazionale che di conseguenza vanno pianificati”. In quel momento, i generali statunitensi avevano un disperato bisogno di informazioni sulla posizione dei siti industriali e militari sovietici. Gli Stati Uniti lanciarono migliaia di sorvoli fotografici sul territorio sovietico, innescando i timori di un’invasione occidentale dell’URSS tra i funzionari del Cremlino. Mentre i sovietici si affrettarono a rinforzare le difese, politici e militari dell’occidente sfruttarono il rafforzamento militare del rivale per giustificare la costruzione di nuove armi. Nel frattempo, al fine di sostenere i piani offensivi, Washington inviò i suoi bombardieri B-29 in Europa durante la prima crisi di Berlino nel 1948. Nel 1949 gli USA crearono il Trattato dell’organizzazione Nord Atlantico, sei anni prima che URSS ed alleati dell’Europa orientale rispondessero creando il Patto di Varsavia, Trattato di Amicizia, Cooperazione e Reciproca Assistenza.

Il test della nucleare bomba sovietica pose fine ai piani degli Stati Uniti
pandeAMEX53 Poco prima che l’URSS testasse la prima bomba atomica, l’arsenale nucleare degli Stati Uniti aveva 250 bombe e il Pentagono concluse che una vittoria sull’Unione Sovietica era “possibile”. Ahimè, la detonazione della prima bomba nucleare dell’Unione Sovietica inferse un duro colpo ai piani militaristi statunitensi. “Il test della bomba atomica sovietica del 29 agosto 1949 scosse gli statunitensi che credevano che il loro monopolio atomico sarebbe durato molto a lungo, ma non modificarono immediatamente la pianificazione di guerra. La questione chiave rimase solo il livello dei danni per costringere alla resa i sovietici“, osserva il professor Donald Angus MacKenzie dell’Università di Edimburgo nel saggio “La pianificazione della guerra nucleare e le strategie di coercizione nucleare“. Anche se i pianificatori di guerra di Washington sapevano che ci sarebbero voluti anni prima che l’Unione Sovietica avesse un significativo arsenale atomico, il punto era che la bomba sovietica non andava ignorata. Il ricercatore scozzese ha sottolineato che gli Stati Uniti si concentrarono principalmente non sulla “deterrenza”, ma sull'”offensiva” preventiva. “C’era unanimità nei ‘circoli interni” che gli Stati Uniti dovevano pianificare la vittoria nella guerra nucleare. La logica implicita era colpire prima dell’inevitabile“, ha sottolineato, aggiungendo che “i primi piani d’attacco” erano anche presenti nella politica nucleare ufficiale degli Stati Uniti. Sorprendentemente, la dottrina ufficiale annunciata dal segretario di Stato degli USA John Foster Dulles nel 1954, previde la ritorsione nucleare degli Stati Uniti a “qualsiasi” aggressione dall’URSS.

Il Single Integrated Operational Plan (SIOP) degli Stati Uniti
Alla fine, negli anni ’60, i piani di guerra nucleari degli Stati Uniti furono formalizzati nel Piano operativo unico integrato (SIOP). In un primo momento, il SIOP prevedeva un massiccio attacco nucleare contro forze nucleari, obiettivi militari, città dell’URSS, della Cina e dell’Europa orientale. Era previsto che le forze strategiche statunitensi usassero 3500 testate atomiche per bombardare gli obiettivi. Secondo le stime dei generali statunitensi, l’attacco avrebbe ucciso da 285 a 425 milioni di persone. Alcuni alleati europei dell’URSS sarebbero stati completamente “spazzati via”. “Spazzeremo via l’Albania”, disse il generale statunitense Thomas Power nella conferenza di pianificazione del SIOP, citato da MacKenzie. Tuttavia, l’amministrazione Kennedy introdusse modifiche significative al programma, insistendo sul fatto che l’esercito statunitense doveva evitare di colpire le città sovietiche e concentrarsi solo sulle forze nucleari del nemico. Nel 1962 il SIOP fu modificato, ma ancora riconosceva che l’attacco nucleare avrebbe causato la morte di milioni di civili.
Il corso pericoloso istigato dagli Stati Uniti spinse la Russia sovietica a rafforzare le capacità nucleari trascinando entrambi i Paesi nel circolo vizioso della corsa agli armamenti nucleari. Purtroppo, sembra che le lezioni del passato non siano state apprese dall’occidente e la questione della “nuclearizzazione” dell’Europa viene sollevata di nuovo.

B-29Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La flotta segreta artica della Russia

Alessandro Lattanzio, 14/8/2015Russian-Arctic-Military-Map-final-version-smallLa Marina russa possiede numerosi sottomarini top secret progettati per svolgere compiti specifici altamente qualificati, posti sotto la Direzione Generale della Ricerca Sottomarina (CDDR) del Ministero della Difesa, comprendente sottomarini che fungono da stazioni base (BS) e da stazioni atomiche per le profondità marine (ADS).1803009720922fd744e83fd49b3Proekt 1910 Kashalot
I sottomarini Proekt 1910 sono la prima generazione di minisottomarini da ricerca atomici progettati per operate a grandi profondità. I sottomarini sono equipaggiati con tecnologie robotiche, bracci manipolatori e altri mezzi, e sono utilizzati per ricognizione, ricerca scientifica e trasporto di mezzi subacquei da combattimento.

wJ6XOProekt 1851 Paltus
Il Proekt 1851 è l’ulteriore sviluppo del Proekt 1910 per operazioni speciali da ricognizione, disturbo delle attività sulle rotte di pattugliamento dei sottomarini della Marina russa, recupero di oggetti dal fondo del mare e di navi affondate, attività scientifica e tecnica. Per le piccole dimensioni, possono essere usati nelle operazioni di sabotaggio navali.

b6YkGProekt 10831 Losharik
Il Proekt 10831 è un ulteriore sviluppo dei Proekt 1851 e 1910. Solo un sottomarino (AS-12) è stato costruito ed è considerato uno dei più singolari e segreti della Marina russa. Lo scafo è in titanio, come le zampe del personaggio dei cartoni animati sovietico Losharik, da cui il sottomarino prende il nome. Caratteristiche e capacità del Losharik sono segrete, ma trasporta attrezzature speciali per operare a grandi profondità e per “penetrare” le telecomunicazioni di acque profonde, recidendo i cavi sottomarini e può recuperare equipaggiamenti segreti dalle profondità di mari e oceani. Nell’autunno 2012, appoggiandosi al battello a propulsione nucleare Orenburg, l’AS-12 partecipò alla spedizione nell’Artico del 2012, perforando un pozzo profondo 2500-3500 metri.

ZOBw35GProekt 09786 BS-136 Orenburg
Il BS-136 Orenburg è un sottomarino a propulsione nucleare progettato per trasportare minisottomarini nelle zone operative. Il minisottomarino “salpa” da questo sottomarino una volta giunto nella zona delle operazioni speciali. Il battello si basa su un ex-SSBN Proekt 667BDR, trasformato nel 2002 nell’ambito del Proekt 09786. Durante la conversione, il vano missili fu sostituito dal vano per il trasporto dei minisottomarini. Nel 2012, l’Orenburg fu la base galleggiante per le operazioni del Proekt 10831 nella spedizione scientifica artica del 2012.09774-line1Inoltre, nel 2016 la Marina russa sostituirà i suoi veicoli telecomandati di origine inglese Tiger, utilizzati per operazioni di ricerca e soccorso, con 5 robot subacquei Marlin-350 russi, prodotti dalla Tetis Pro. “Abbiamo in programma di consegnare cinque veicoli nel 2016. Mezzi simili sono già previsti dal programma statale per il 2017“, affermava il Direttore Generale di Tetis Pro Aleksej Kajfazhjan. Kajfazhjan aveva detto che un altro micro-sottomarino, il primo veicolo autonomo di ricerca russo Concept-M che può compiere immersioni fino a 1000 metri, entrerà in produzione. Il Concept-M sostituirà i microsottomarini Islandic Gavia utilizzati dal Ministero della Difesa russo per il rilevamento in acque profonde. Il Marlin-350 è un Veicolo Tele-Comandato (ROV) progettato per monitorare aree protette, per la ricerca di intrusi nelle zone controllata e per impedire l’infiltrazione in strutture protette. Il Marlin-350 ha quattro motori orizzontali vettoriali e due motori verticali. E’ dotato di un sistema di guida e stabilizzazione in profondità, un braccio meccanico, due telecamere analogiche e due fari LED. Il modulo di superficie comprende l’unità di controllo con tre monitor per visualizzare le informazioni video e idro-acustice, un alimentatore per il veicolo, una unità di registrazione digitale e un computer integrato, e può operare fino a 350 metri di profondità. 1025666989_risultatoLa Marina russa riceverà 17 navi da guerra, oltre a 52 navi di supporto, nel 2015, tra cui la nave da ricognizione Admiral Jurij Ivanov, che può tracciare e localizzare il sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti, in particolare il sistema AEGIS. La nave infatti, può “inseguire” le navi da guerra statunitensi equipaggiate con il sistema da combattimento AEGIS creato per intercettare i missili balistici. La nave, che ha un’autonomia di 8000 miglia, è stata consegnata alla Marina russa il 26 luglio durante le celebrazioni del Giorno della Marina. La Jurij Ivanov si occupa delle telecomunicazioni della flotta, della guerra elettronica e dell’intelligence radio-elettronica. La seconda nave della classe, l’Ivan Khurs, è in costruzione dal 2013 e sarà pronta nel 2016. In totale, la Marina russa disporrà di 4 navi Classe Jurij Ivanov entro il 2020.Yury Ivanov-class intelligence ship (Project 18280) begins sea trials 1_risultatoSecondo la nuova dottrina marittima della Russia, “Vedendo negli ultimi anni i molti nuovi sviluppi sull’Antartide, essa è diventata una regione molto importante per la Russia“, dichiarava il Viceprimo ministro Dmitrij Rogozin. “Per quanto riguarda l’Artico, è diventato più importante per diverse ragioni, dovute alla crescente importanza della rotta del Mare del Nord… Inoltre, l’Artico ci offre libero accesso ad Atlantico e Pacifico, che nulla può bloccare. Poi c’è l’assai ricco piattaforma continentale, che richiede particolare attenzione quando si parla di sviluppo. Negli ultimi 10-15 anni la cantieristica nel nostro Paese, che comprende quella militare, è cresciuta ed e ora può soddisfare le esigenze del Paese ad un livello paragonabile al periodo sovietico. La Federazione russa, agendo sulla base della dottrina nazionale marittima, è decisa a rafforzare coerentemente e fermamente la propria posizione sugli oceani del Mondo“. La piattaforma artica è uno dei motivi per cui gli Stati Uniti tentano di destabilizzare la Russia. L’Artico ha il 30 per cento del petrolio e del gas del mondo e con l’avanzate delle tecnologie, gli idrocarburi sono sempre più alla portata delle trivelle. L’Artico presenta anche nuove rotte commerciali tra Asia, America ed Europa. Perciò Washington militarizza la regione artica a danno della Russia, che controlla 6200km di coste artiche per una profondità di 500 chilometri dal confine; cioè 3100000 kmq di territorio estremamente inospitale da proteggere. Nel 2014, il Comando Strategico interforze dell’Artico “Nord” veniva istituito includendovi la Flotta del Nord e unità dei Distretti militari occidentale, centrale e orientale di stanza nelle zone circumpolari, ed ha ai suoi ordini 80000 truppe, 220 aerei, 69 navi e 44 sottomarini. La Russia ha anche costruito 10 basi aeree, tra cui la base di Tiksi, che ospiteranno intercettori a lungo raggio come il MiG-31BM, aerei da ricerca e soccorso, anti-sottomarina, di primo allarme ed elicotteri, e una rete di 13 stazioni radar per la difesa aerea nelle isole Novoribirskij, Franz Josef, Novaja Zemlja e Artico russo. Le forze di terra comprendono 2 brigate di fanteria motorizzata dotate di sistemi di difesa aerea Pantsir-S1; il Gruppo Indipendente delle Forze Aerospaziali nella regione artica, attivato il 3 agosto 2015, fondendo unità delle forze aeree russe (VVS) e delle Forze della Difesa Aerospaziale (VKO), responsabili della Difesa aerea della Russia contro forze convenzionali e nucleari; del supporto aereo alle altre forze armate; della difesa antimissili balistici; del primo allarme e dei satelliti da ricognizione militari, e della difesa della Russia dalle minacce spaziali.
Infine, la Flotta del Nord dispone di 1 Portaerei, 4 incrociatori, 9 fregate, 10 pattugliatori, 11 cacciamine, 4 navi d’assalto anfibio, 4 mezzi da assalto anfibio, 10 SSBN (sottomarini a propulsione nucleare lanciamissili balistici), 4 SSGN (sottomarini a propulsione nucleare lanciamissili da crociera), 14 SSN (sottomarini a propulsione nucleare d’attacco), 7 AGS (minisottomarini a propulsione nucleare per operazioni a grande profondità), 8 SSK (sottomarini d’attacco a propulsione diesel-elettrica), 1 sottomarino sperimentale, 13 navi-officine, 7 navi cisterna, 3 da ricerca scientifica e 3 navi da ricognizione.
Nel 2014 ridiventava operativo il rompighiaccio a propulsione nucleare Sovetskij Sojuz, della classe Arktika, dotato di due reattori nucleari e di un elicottero. Il rompighiaccio Sovetskij Sojuz, lungo 150 metri e con un equipaggio di 138 persone, entrò in servizio nel 1989, terza nave della classe. Il Sovetskij Sojuz sarà utilizzato sulle rotte artiche, che negli ultimi anni ha visto aumentare di 40 volte il traffico merci (da 100000 tonnellate nel 2010 a 4 milioni di tonnellate nel 2015), operando nel Mare di Kara e nel Golfo di Ob, nell’ambito del megaprogetto Jamal LNG accompagnando le navi cisterne che trasporteranno il gas condensato. Così dei 6 rompighiaccio classe Arktika, 3 sono in servizio: Jamal, 50 Let Pobedij e Sovetskij Sojuz. Queste navi rompighiaccio sono dotate di radar per il controllo del tiro e sezioni per l’installazione di armamenti. Infine, la Russia sta costruisce 14 nuovi rompighiaccio, tra cui le 3 navi rompighiaccio a propulsione nucleare LK-60 che i Baltijskij Zavod di San Pietroburgo completeranno nel 2020.icebreakersovetskysoyuz-rosatomflotFonti:
Global Research
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