Il segreto del petrodollaro

Tyler Durden, Global Research, 1 giugno 2016

petrodollar2Per decenni, la storia del riciclaggio dei petrodollari dell’Arabia Saudita, vale a dire il finanziamento del deficit degli Stati Uniti con l’acquisto di titoli del Tesoro USA con i proventi delle vendite di petrolio (in gran parte negli Stati Uniti), mentre gli USA addolcivano l’affare fornendo ai sauditi equipaggiamenti militari, era rimasto nel regno della congiura, senza conferme o dichiarazioni ufficiali dal dipartimento del Tesoro statunitense. Ora, questa particolare “teoria” diventa l’ultimo fatto, grazie ad una storia affascinante di Bloomberg che dà sfondo e dettagli all’incontro segreto tra l’allora segretario al Tesoro degli USA William Simon, il suo vice Gerry Parsky e i membri della classe dirigente saudita, delineando come i petrodollari nacquero.
Qui lo sfondo: “Luglio 1974. Una pioggerella prima dell’alba lasciava il posto a un cielo coperto quando William Simon, appena nominato segretario del Tesoro degli USA, e il suo vice, Gerry Parsky, decollarono alle 8:00 dall’Andrews Air Force Base. A bordo, l’atmosfera era tesa. Quell’anno, la crisi petrolifera aveva colpito in patria. L’embargo delle nazioni arabe dell’OPEC, per l’aiuto militare degli Stati Uniti agli israeliani durante la guerra del Kippur, quadruplicava i prezzi del petrolio. L’inflazione saliva, il mercato azionario si schiantava e l’economia degli USA era in tilt. Ufficialmente, il viaggio di due settimane di Simon fu classificato giro diplomatico-economico in Europa e Medio Oriente, completo dei consueti salamelecchi e banchetti serali. Ma la vera missione, conservata nella massima riservatezza dalla cerchia del presidente Richard Nixon, avrebbe avuto luogo durante una sosta di quattro giorni nella città costiera di Jeddah, in Arabia Saudita. L’obiettivo: neutralizzare il petrolio greggio come arma economica e trovare un modo per convincere il regno ostile a finanziare il deficit dilagante degli Stati Uniti con la sua ritrovata ricchezza in petrodollari. E secondo Parsky, Nixon chiarì semplicemente di non tornare a mani vuote. Il fallimento non solo metteva a repentaglio la salute finanziaria degli Stati Uniti, ma poteva anche dare all’Unione Sovietica un varco per ulteriori incursioni nel mondo arabo. “Non era una questione se si potesse fare o no”, ha detto Parsky, uno dei pochi funzionari con Simon ai colloqui sauditi”.
Come notato, il quadro della transazione cercata era semplice: gli Stati Uniti avrebbero comprato petrolio dall’Arabia Saudita e fornito aiuti e materiale militari al regno. In cambio, i sauditi avrebbero raccolto miliardi di petrodollari dalle entrate per spalarli nuovamente al ministero del Tesoro finanziando la spesa degli Stati Uniti. L’uomo che guida il negoziato degli Stati Uniti, il segretario al Tesoro William Simon, era appena stato per un certo periodo lo zar dell’energia di Nixon, e “sembrava poco adatto a tale delicata diplomazia”. Prima di essere usato da Nixon, una serie di fumatori del New Jersey aveva guidato l’ufficio Tesoro al Salomon Brothers. Per i burocrati, l’esuberante affarista di Wall Street, che una volta si paragonò a Gengis Khan, aveva un carattere e un ego smisurato dolorosamente al passo con Washington. Solo una settimana prima di mettere piede in Arabia Saudita, Simon biasimò pubblicamente lo Scià di Persia, stretto alleato regionale al momento, definendolo un “cretino”. “Ma Simon, meglio di chiunque altro, comprese l’appello al debito pubblico degli Stati Uniti e di vendere ai sauditi l’idea che gli USA erano il posto più sicuro per parcheggiare i loro petrodollari. Con tale consapevolezza, l’amministrazione covò un piano kamikaze senza precedenti, che avrebbe influenzato ogni aspetto delle relazioni USA-sauditi nei successivi quarant’anni (Simon è morto nel 2000 a 72 anni)”. All’inizio non fu facile: “Ci sono voluti diversi incontri discreti per appianare tutti i dettagli, dice Parsky. Ma alla fine di mesi di trattative, scrive Bloomberg, rimaneva un piccolo ma fondamentale comma: re Faysal bin Abdulaziz al-Saud chiese che l’acquisto dal Tesoro del Paese rimanesse “strettamente segreto”, secondo un dispaccio diplomatico ottenuto da Bloomberg dagli Archivi Nazionali“. Il segreto resta… fino al 16 maggio, quando il Tesoro degli Stati Uniti per la prima volta rivelava la piena portata dei titoli posseduti dall’Arabia Saudita.TSY hodlings_0Bloomberg aggiunge che una manciata di funzionari del Tesoro e della Federal Reserve ha mantenuto il segreto per più di quarant’anni, finora. “In risposta a una richiesta del Freedom-of-Information-Act presentata da Bloomberg News, il Tesoro ha svelato i titoli posseduti dall’Arabia Saudita, per la prima volta, questo mese, “concludendo di essere in linea con la legge sulla trasparenza e la comunicazione dei dati”, secondo la portavoce Whitney Smith. Il possesso di 117 miliardi di titoli del Tesoro fa del regno uno dei maggiori creditori esteri degli USA“. I dati diffusi lo stesso giorno confermavano la risposta al FOIA. A dire il vero, come osservammo a metà maggio, è molto probabile che la relazione del Tesoro sia incompleta e che i sauditi possiedano centinaia di miliardi di dollari in buoni del Tesoro in custodia presso centri offshore come Euroclear. Dopo tutto, il conteggio corrente rappresenta solo il 20 per cento dei 587 miliardi di dollari di riserve in valuta estera, assai meno dei due terzi che le banche centrali in genere mantengono come attività in dollari. Inoltre, la quarantennale politica d'”interdipendenza” tra Stati Uniti ed Arabia Saudita, nata dall’accordo sul debito di Simon che infine legava le due nazioni condividendo alcuni valori comuni, mostra segni di disfacimento. Gli USA fanno timidi passi verso un riavvicinamento all’Iran, evidenziato dal cruciale accordo nucleare del presidente Barack Obama dello scorso anno. Il boom dello scisto degli Stati Uniti ha anche reso gli USA assai meno dipendenti dal petrolio saudita. Inutile dire che il vero ammontare complessivo dei titoli posseduti dai sauditi alla fine sarà noto, soprattutto se la nazione mediorientale persegue la minaccia di liquidarli, in parte o tutti. Ancor più notevole, tuttavia, è che con la prima divulgazione dei dati sulla nascita dei petrodollari, qualcosa sembra essere cambiato: “L’acquisto di obbligazioni e tutto il resto era una strategia per riciclare petrodollari ancora negli Stati Uniti”, ha detto David Ottaway, esperto sul Medio Oriente del Woodrow Wilson Center di Washington. Ma politicamente, “è sempre stato un rapporto ambiguo e vincolato”.” Una cosa che certamente è cambiata è il mondo in cui le banche centrali comprano voracemente tutto l’altrui (e proprio) debito, la necessità di riciclatori di petrodollari come l’Arabia Saudita non c’è più, ma non è stato sempre così: “Nel 1974, forgiare quel rapporto (e la segretezza che richiese) fu un gioco da ragazzi, secondo Parsky, ora presidente dell’Aurora Capital Group, una società di private equity di Los Angeles. Molti alleati degli Stati Uniti, come Regno Unito e Giappone, fortemente dipendenti dal petrolio saudita, erano in lizza per permettere al regno di reinvestire nelle loro economie. Tutti, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Giappone, cercavano di mettere le mani nelle tasche dei sauditi”, ha detto Gordon S. Brown, funzionario economico del dipartimento di Stato presso l’ambasciata statunitense a Riad nel 1976-1978. Per i sauditi, la politica ebbe un ruolo importante nell’insistenza sul fatto che tutti gli investimenti del Tesoro rimanessero anonimi”.
William E. Simon, former Secretary of the Treasury La dipendenza degli USA dai sauditi per finanziare il deficit, e avere petrolio a buon mercato, fece sì che al regno venisse concesso lo status privilegiato in ogni interazione con gli Stati Uniti. “Le tensioni erano ancora alte 10 mesi dopo la guerra dello Yom Kippur, e in tutto il mondo arabo c’era molta animosità verso gli Stati Uniti per il sostegno ad Israele. Secondo dispacci diplomatici, la peggiore paura di re Faysal era che i petrodollari degli USA venissero percepiti, “direttamente o indirettamente”, come destinati al peggiore nemico, sotto forma di aiuti dagli Stati Uniti. I funzionari del Tesoro risolsero il dilemma lasciando che i sauditi passassero dalla porta sul retro. Nel primo di molti accordi speciali, gli Stati Uniti permisero all’Arabia Saudita di scavalcare il normale processo di offerta competitiva per l’acquisto di titoli del Tesoro, permettendo un “aggiunta”. Tali vendite, escluse dai totali ufficiali delle aste, nascosero le tracce della presenza saudita nel mercato del debito del governo degli Stati Uniti. “Quando arrivai all’ambasciata, mi fu detto che si trattava dei titoli del Tesoro”, ha detto Brown. “Fu tutto gestito privatamente”. Un’altra eccezione fu stralciata per l’Arabia Saudita quando il Tesoro iniziò ad emettere le suddivisioni mensili Paese per Paese della proprietà del debito degli Stati Uniti. Invece di rivelare la partecipazione dell’Arabia Saudita, il Tesoro la raggruppò con 14 altre nazioni, come Quwayt, Emirati Arabi Uniti e Nigeria, con il titolo generico di “esportatori di petrolio”, e la cosa continuò per 41 anni”. Nel frattempo, l’Arabia Saudita proseguì l’acquisto: nel 1977 accumulava circa il 20 per cento di tutti i titoli del Tesoro detenuti all’estero, secondo “La mano nascosta dell’egemonia americana: riciclaggio di petrodollari e mercati internazionali” di David Spiro della Columbia University. L’accordo ha creato varie preoccupazioni: “in una nota interna dell’ottobre 1976, il dettaglio degli Stati Uniti inavvertitamente rivelava che molto più di 800 milioni di dollari si era intenzionati a prendere in prestito con l’asta. Al momento, due banche centrali non identificate si aggiunsero per acquistare ulteriori 400 miliardi in titoli del Tesoro ciascuna. Alla fine, una banca ebbe la sua parte il giorno dopo, per mantenere gli Stati Uniti entro il limite. “La maggior parte di tali manovre e piroette fu messa sotto il tappeto, ed alti funzionari del Tesoro fecero di tutto per mantenere lo status quo e proteggere gli alleati del Medio Oriente divenuti maggiori creditori degli USA. Negli anni, il Tesoro più volte fece ricorso all’International Investment and Trade in Services Survey Act del 1976, proteggendo individui dei Paesi maggiori detentori dei titoli del Tesoro, in quanto prima linea difensiva. La strategia continuò anche dopo che il Government Accountability Office, in un’indagine del 1979, non trovò “alcuna base statistica o giuridica” per tale blackout. Il GAO non aveva il potere di costringere il Tesoro a consegnare i dati, ma concluse che gli Stati Uniti “hanno assunto impegni particolari sulla riservatezza finanziaria con l’Arabia Saudita” ed eventualmente altre nazioni dell’OPEC. Simon, che allora era tornato a Wall Street, riconobbe in una testimonianza al Congresso che “la segnalazione regionale era l’unico modo con cui l’Arabia Saudita avrebbe fatto l’accordo” investendo tramite il sistema dell’aggiunta”.
In definitiva, il dominio saudita sul mercato del Tesoro statunitense significò l’intoccabilità. “Era chiaro che il Tesoro non avrebbe cooperato per nulla“, ha detto Stephen McSpadden, ex-consigliere della sottocommissione del Congresso che sostiene le indagini del GAO. “Fui nella sottocommissione per 17 anni, e non vidi mai niente di simile“. Oggi, Parsky dice che la disposizione segreta con i sauditi andava smantellata anni fa ed era sorpreso che il Tesoro continuasse per così tanto tempo. Ma anche così, non ha rimpianti. L’accordo “fu positivo per gli USA“, dice citato da Bloomberg. E con questo la storia di come il petrodollaro nacque è ora pubblica, cosa di cui l’Arabia Saudita non sarà felice. Per il bene degli Stati Uniti è meglio avere le cose a posto, perché la diffusione di questa storia significa semplicemente che il Tesoro degli Stati Uniti è convinto che non avrà più la necessità strategica del vecchio partner saudita. La Fed, che implicitamente rientra nella presenza saudita, non delude.saudi holdings vs everyone else_0.jpgTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

George Soros è collegato al terrorismo

Soros è un importante sostenitore di Hillary Clinton
Wayne Madsen, Infowars 23 maggio 2016

cia_clandestine_ops_v139_400xIn un’epoca di continue “false flag” terroristiche, un documento Top Secret della Central Intelligence Agency, il National Intelligence Daily del 4 febbraio 1987, suggerisce un legame tra George Soros e un attentato terroristico nell’ex-Cecoslovacchia.
Nel 1986-1987 si videro i primi effetti della glasnost di Mikhail Gorbaciov che entrava in vigore in Europa orientale. George Soros, la cui speculazione monetaria ne fece uno dei pochi vampiri di Wall Street a sfruttare finanziariamente il “crash dell’ottobre 1987”, cominciò ad approfittare della situazione in Europa orientale. Due settimane dopo il “Lunedì nero” del 1987, Soros cortocircuitò il dollaro statunitense col suo Quantum Fund che chiuse con un guadagno del 13 per cento. Soros riciclò il denaro presso dei gruppi in Europa orientale, i cui fondi della CIA erano chiamati “cash kosher”. Soros voleva indebolire i governi comunisti di allora. Uno dei primi obiettivi fu la Cecoslovacchia. Soros, che aveva già legami con la CIA avendo partecipato e finanziato vari gruppi della CIA, tra cui il Council on Foreign Relations, inviò molto contante a gruppi di pressione “pro-democrazia” come Charta 77 in Cecoslovacchia o Solidarnosc, ora noti come null’altro che facciate della CIA. Infatti, la Fondazione Charta 77 ricevette un terzo dei finanziamenti da Soros, e una notevole quantità del finanziamento residuo da enti legati alla CIA come il National Endowment for Democracy (NED). Soros iniziò ad infiltrasi in Europa orientale nel 1984, quando la sua Fondazione di New York firmò un accordo con l’Ungheria per creando la Fondazione Soros di Budapest. Infine, la Fondazione Soros di Budapest si fuse con il fronte della guerra fredda della CIA a Parigi, la filiale francese del Congresso per la libertà della cultura. Il campionario di “rivoluzioni” a tema di Soros con la pratica della piazza “non violenta” ha spesso portato i gruppi di Soros a commettere violenze. Questo s’è visto a Kiev, Tbilisi, Caracas, Cairo, Sana e Damasco. Agenti e soldi di Soros inondarono la Cecoslovacchia a sostegno di Carta 77 e dei capi Vaclav Havel e Karel Schwarzenberg dell’opposizione ceca a Vienna.
Soros alzò la posta contribuendo a finanziare attentati terroristici in Cecoslovacchia? Il rapporto della CIA afferma che “il recente attentato al quartier generale del Partito Comunista cecoslovacco a Ceske Budejovice e i successivi attentati ad edifici del partito in altre città allarmavano le autorità, aumentando la sicurezza delle strutture nel Paese a livelli senza pari (scriveva la fonte delle informazioni della CIA)“. La CIA rivela che l’allora governo di Praga accusò agitatori stranieri che agivano tramite “bande giovanili”. I principali finanziatori dei gruppi di agitazione giovanili contro il governo comunista, all’epoca erano Soros e NED. La domanda resta: George Soros autorizzò atti di terrorismo contro il governo cecoslovacco? Se è così, perché Soros non è in carcere per favoreggiamento del terrorismo in Europa? L’analisi della CIA degli attentati terroristici concluse che le violenze fossero opera di un “gruppo estero”. Ancora una volta, il dito puntava su Soros. Un intero paragrafo della relazione sugli attentati cecoslovacchi è ancora censurato dalla CIA, che riteneva che gli attentati furono attuati per mobilitare la popolazione cecoslovacca “di solito apatica”. La CIA ha una sua sordida storia nel risvegliare le popolazioni apatiche con l’utilizzo di attentati terroristici false flag. Soros è un importante contribuente della campagna di Hillary Clinton. Le possibili attività di Soros nel 1986 e 1987 possono finalmente dimostrare che la campagna di Clinton è finanziata dal cassiere del terrorismo.30634_1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I 10 motivi per cui l’occidente ha ucciso la Guida libica Muammar Gheddafi

Panafricain 20 maggio 201625304-26tyxxL’ex-leader libico Muammar Gheddafi fu ucciso “perché pensava che l’Africa era matura per sfuggire alla povertà coi propri mezzi, svolgendo il proprio ruolo nella governance globale“, aveva detto il presidente del Ciad Idris Deby, in un’intervista. Secondo il Capo di Stato ciadiano, era essenziale “farlo tacere”, aggiungendo che “la storia registrerà che gli africani non hanno fatto molto. Ci hanno ignorato e non fummo consultati. Gheddafi era sconvolto e imbarazzato“. “Fu lo stesso con Patrice Lumumba, in Congo. Perché l’uccisero? Perché Gheddafi fu ucciso? (…) Siamo fornitori di materie prime. Ma guardate dove siamo? Siamo molto arretrati“, ha detto il leader del Ciad da Abeche, la seconda città del Ciad.
Ecco in 10 punti perché Gheddafi doveva morire:ras1_continental_world1) – Il primo satellite africano RASCOM-1
Fu la Libia di Gheddafi ad offrire la prima vera rivoluzione in Africa dei tempi moderni: assicurando la copertura universale del continente per telefonia, televisione, radio e molte altre applicazioni come telemedicina e istruzione a distanza; per la prima volta, una connessione a basso costo diventava disponibile nel continente, anche nelle zone rurali, con il sistema del ponte radio WMAX. La storia inizia nel 1992, quando 45 Paesi africani crearono la società RASCOM per avere un satellite africano e ridurre i costi di comunicazione nel continente. Le chiamate da e verso l’Africa allora avevano le tariffe più costose del mondo, perché c’era una tassa di 500 milioni di dollari che l’Europa incassava ogni anno dalle conversazioni telefoniche, anche all’interno dei Paesi africani, per il transito dei satelliti europei come Intelsat. Il satellite africano costava solo 400 milioni da pagare una sola volta, senza mai più pagare 500 milioni di affitto all’anno. Quale banchiere non finanzierebbe un progetto del genere, ma l’equazione più difficile fu: come lo schiavo si sbarazza dello sfruttamento servile dal padrone se cerca aiuto da quest’ultimo per raggiungere questo obiettivo? Così, Banca mondiale, Fondo monetario internazionale, Stati Uniti, Unione europea ingannarono questi Paesi per 14 anni. Nel 2006, Gheddafi pose fine all’inutile agonia dell’elemosina dai presunti benefattori occidentali che praticano prestiti a tassi usurari; la Guida libica mise sul tavolo 300 milioni di dollari, la Banca di Sviluppo africana 50 milioni, la Banca per lo Sviluppo dell’Africa occidentale 27 milioni, così l’Africa dal 26 dicembre 2007 ebbe il suo primo satellite per telecomunicazioni della storia. Nel processo, Cina e Russia s’inserivano, questa volta vendendo la loro tecnologia e permettendo il lancio di nuovi satelliti sudafricani, nigeriani, angolani, algerini e anche di un secondo satellite africano, lanciato nel luglio 2010. Ci aspettiamo per il 2020 il primo satellite al 100% tecnologicamente costruito sul suolo africano, in particolare in Algeria. Il satellite competerà con i migliori del mondo, ma a un costo 10 volte inferiore, una vera e propria sfida. Ecco come un piccolo semplice gesto simbolico di 300 milioni può cambiare la vita di un intero continente. La Libia di Gheddafi è costata all’occidente non solo 500 milioni di dollari all’anno, ma miliardi di dollari di debito ed interessi che tale debito avrebbe generato all’infinito e in modo esponenziale, mantenendo il sistema occulto per spogliare l’Africa.rascom-1__12) – Base monetaria dell’Africa, Banca centrale africana, Banca di investimenti africana
I 30 miliardi di dollari sequestrati da Obama appartengono alla Banca centrale libica, previsti dalla Libia per la creazione della federazione africana attraverso tre progetti faro:

3) – Banca di investimenti africana a Sirte, in Libia e creazione nel 2011 del Fondo monetario africano con capitale di 42 miliardi di dollari a Yaounde,

4) – Banca centrale africana ad Abuja, in Nigeria, la cui prima emissione monetaria africana significava la fine del franco CFA attraverso cui Parigi domina alcuni Paesi africani da 50 anni.

5) – E’ comprensibile dunque ancora una volta la rabbia di Parigi contro Gheddafi. Il Fondo monetario africano doveva sostituire eventualmente tutte le attività sul suolo africano con cui il Fondo monetario internazionale, con solo 25 miliardi di dollari di capitale, ha saputo piegare un intero continente con privatizzazioni discutibili, obbligando i Paesi africani a passare dai monopoli pubblici a quelli privati. Sono gli stessi Paesi occidentali che chiesero di divenire membri del Fondo monetario africano e, unanimemente, il 16-17 dicembre 2010 a Yaounde gli africani respinsero tali lussuriosi, decidendo che solo i Paesi africani fossero membri del FMA.

I cinque fattori che motivarono Nicolas Sarkozy a combattere la guerra contro la Libia, secondo David Ignatius del Washington Post, “Blumenthal ricevette le informazioni sulla Libia da un ex-agente della CIA:
6) – Desiderio di una maggiore quota di petrolio libico;
7) – Aumentare l’influenza francese in Nord Africa;
8) – Migliorare la situazione politica interna in Francia;
9) – Offrire all’esercito francese la possibilità di ripristinare la sua posizione nel mondo;
10) – Rispondere alle preoccupazioni dei suoi consiglieri sui piani a lungo termine di Gheddafi per soppiantare la Francia come potenza dominante in Africa occidentale”.
Su quest’ultimo punto, il memorandum menziona l’esistenza del tesoro di Gheddafi, 143 tonnellate d’oro e quasi altrettanto di argento, trasferite da Tripoli a Sabha nel sud della Libia, una quindicina di giorni dopo l’avvio dell’operazione militare. “Quest’oro fu accumulato prima della ribellione e aveva lo scopo di creare della valuta panafricana supportata dal dinaro d’oro libico. Questo piano doveva fornire ai Paesi africani francofoni l’alternativa al franco CFA“.detteTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La futura blitzkrieg della NATO contro la Russia: La Battaglia per la supremazia aerea

Valentin Vasilescu, Katehon, 10/05/20161030841619Gli investimenti del Pentagono si limitano alle armi offensive progettate per l’invasione di altri Paesi. Per esempio, chi ha bisogno di aerei stealth per difendere il proprio territorio? Washington è l’unica proprietaria di portaerei nucleari scortate da decine di incrociatori, cacciatorpediniere, navi d’assalto anfibio e sottomarini d’attacco nucleare in grado di attaccare qualsiasi punto del globo. Gli Stati Uniti dispongono anche di una flotta di oltre 500 aerei cargo pesanti specificamente progettati per il trasporto di divisioni corazzate a decine di migliaia di chilometri dal continente americano. La Russia, circondata da basi della NATO, è vista da Washington come un enorme bottino dato il vasto territorio sul quale il 60% delle risorse minerarie della Terra, acqua potabile, terreni agricoli e foreste si trovano. Dal crollo dell’URSS, quando gli Stati Uniti rimasero l’unica superpotenza del mondo, nacque il modulo con cui Washington propone l’invasione militare di un altro Paese. In primo luogo si crea una psicosi tra l’opinione pubblica secondo cui il Paese bersaglio è sul punto di attaccare e occupare i vicini. Quando in realtà l’esercito statunitense invade il Paese bersaglio, il processo di guerra psicologica viene condotto intensamente dai media asserviti, che presentano l’aggressione militare degli USA volta ad eliminare la minaccia di uno Stato che minaccia i vicini. Per gli Stati Uniti, in realtà la “guerra fredda” non è mai finita, e negli ultimi due anni hanno innescato una guerra psicologica contro la Russia obbligando l’UE e altri Stati vassalli ad imporle sanzioni economiche. Per impedire che l’influenza russa si espanda dopo il successo in Siria, gli Stati Uniti devono accelerare i preparativi per attaccare la Russia. Eppure Barack Obama, anatra zoppa, non può decidere nulla e si presume che il prossimo presidente degli Stati Uniti deciderà.

Dove attaccherebbero gli Stati Uniti?
Gli Stati Uniti non pensano a uno sbarco nell’Estremo Oriente della Russia. Invece, proprio come Napoleone o Hitler, intendono occupare la capitale strategica della Russia, Mosca. Il piano iniziale era che l'”euromaidan” degli Stati Uniti includesse l’Ucraina nella loro sfera d’influenza e che le basi navali russe in Crimea passassero alla Marina degli Stati Uniti e l’Ucraina divenisse membro della NATO. L’invasione della Russia fu fissata dal territorio dell’Ucraina. Avrebbe preso in considerazione Lugansk, ad esempio, a soli 600 km da Mosca. Il piano iniziale fu ribaltato dal referendum che decise la riunificazione della Crimea con la Russia e, successivamente, dalla guerra civile nel Donbas, impedendo agli statunitensi di lanciare qualsiasi aggressione militare contro la Russia dall’Ucraina. Pertanto, il piano degli Stati Uniti è stato rivisto e gli Stati baltici sono destinati ad essere la nuova zona di partenza dell’offensiva. Perciò gli Stati Uniti fanno ultimamente pressione su Svezia e Finlandia per aderire alla NATO, il cui territorio potrebbe essere utilizzato per le manovre contro la Russia. Mosca è a soli 600 km dal confine con la Lettonia e non è protetta da eventuali barriere naturali che ostacolerebbero qualsiasi invasione da un punto di vista militare. Presumibilmente per “scoraggiare” la Russia, il Pentagono ha ampliato la spesa militare con la campagna anti-russa nei Paesi europei confinanti Russia. Gli Stati Uniti hanno anche schierato l’ennesima brigata corazzata negli Stati baltici e in Polonia, violando così l’Atto istitutivo del trattato Russia-NATO del 1997, oltre ad aumentare la flotta statunitense da 272 a 350 navi da guerra. Pertanto, il piano strategico del Pentagono potrebbe includere una blitzkrieg sotto il comando della NATO, con armi convenzionali, da Stati baltici e Polonia direttamente su Mosca. La sconfitta della Russia verrebbe seguita da un cambio della leadership politica rappresentata da Vladimir Putin e dal graduale ritiro delle forze, lasciando parti di territorio russo occupato da Lettonia, Estonia e Ucraina. Il confine occidentale della Russia passerebbe lungo la linea da San Pietroburgo a Velikij Novgorod, Kaluga, Tver e Volgograd. La rapida modernizzazione dell’esercito cinese, che può comportare seri problemi a Stati Uniti ed alleati nel Pacifico occidentale, spingerebbe il Pentagono a non schierare tutti i mezzi da combattimento disponibili in Europa. 1/3 delle forze militari statunitensi sarebbe tenuto in riserva nel caso di un attacco a sorpresa da parte della Cina.

Quale sarebbe la finestra temporale?
Qualsiasi invasione militare della Russia potrebbe avere successo per gli USA entro il 2018, dopo di che le possibilità di successo calano drammaticamente, data la perdita del Pentagono della superiorità tecnologica in molti settori rispetto all’esercito russo e alla possibilità che il conflitto diventi globale con l’uso di armi nucleari.12273747Ottenere la supremazia aerea
L’esercito russo si concentra sulla difesa. Ha intercettori ad alte prestazioni e sistemi missilistici antiaerei altamente mobili in grado di rilevare e distruggere gli aerei di 5.ta generazione degli USA. Pertanto, i militari degli Stati Uniti, sostenuti dalla NATO, non potranno avere la supremazia aerea. Con grande sforzo, potrebbero ottenere una superiorità aerea parziale per brevi periodi in alcune zone presso il confine con la Russia, con una striscia dalla profondità di 300 km. Per creare zone di volo sicure laddove i sistemi antiaerei russi sono attivi, gli statunitensi sarebbero costretti ad inviare una prima ondata d’attacco di 220 velivoli (15 bombardieri B-2, 45 F-35, 160 F-22A). Con due compartimenti aerodinamici, un B-2 può trasportare 16 bombe a guida laser GBU-31 (900 kg), 36 cluster bomb CBU-87 (430 kg) o 80 bombe GBU-38 (200 kg). I velivoli F-22A possono essere armati con 2 bombe JDAM (450 kg) o 8 bombe da 110 kg. Uno dei principali ostacoli sono i missili anti-radar AGM-88E degli statunitensi con un raggio d’azione di 140 km, troppo grandi per entrare nei vani di F-22A ed F-35 (lunghezza 4,1 m, coda di 1m) e se sono attaccati ai piloni subalari compromettono immediatamente l'”invisibilità” di questi aerei. Gli obiettivi predominanti della prima ondata sarebbero aeroporti e sistemi per le zone di esclusione A2/AD russi. Per l’F-22A, i rapporti del Pentagono mostrarono soddisfazione per i risultati dell’F-117 (primo velivolo di 5.ta generazione) nella prima campagna del Golfo e in Jugoslavia. Il Pentagono quindi originariamente ordinò 750 F-22A per sostituire l’F-16 dell’US Air Force, ma una volta che l’intelligence militare statunitense scoprì che la Russia aveva testato con successo il radar anti-stealth 96L6E contro l’F-117, il Pentagono ridusse l’ordine a 339 F-22A. Mentre gli statunitensi sviluppavano e testavano l’F-22A, i russi ne avevano già creato l’antidoto, cioè il sistema missilistico S-400 che utilizza apparecchiature di rilevamento a più componenti, come il 96L6E. In fine, solo 187 F-22A sono stati prodotti. A complicare il compito della difesa aerea russa, oltre ad affrontare gli aerei di 5.ta generazione vi sono 500-800 missili da crociera su navi e sottomarini statunitensi dispiegati nel Mar Baltico. Le possibilità che tali missili da crociera raggiungano i loro obiettivi sono piccole, avendo la Russia circa 250 caccia a lungo raggio MiG-31 in grado di raggiungere una velocità di Mach 2,83 (3500 km/h) specializzati nell’intercettare aerei AWACS E-3 Sentry e missili da crociera. I radar dei MiG-31 possono rilevare obiettivi a una distanza di 320 km e seguirne 24 contemporaneamente, 8 dei quali possono essere attaccati contemporaneamente con missili R-33/37 dalla gittata di 300 km e Mach 6 di velocità. Allo stesso tempo, F-18, F-15E, B-52 e B-1B degli Stati Uniti possono lanciare, senza avvicinarsi al confine con la Russia (anche senza entrare nel raggio d’azione dei missili S-400), mini missili da crociera AGM-154 o AGM-158 con raggio d’azione tra i 110 e i 1000 km. Possono colpire le navi da guerra della Flotta del Baltico e le batterie dei missili superficie-superficie 9K720 Iskander (gittata 500 km) e OTR-21 Tochka (gittata 180 km). Nel migliore dei casi, l’efficacia di tale prima ondata potrebbe neutralizzare il 30% della rete dei radar di sorveglianza aerea della Russia, il 30% dei battaglioni S-300 e S-400 schierati tra Mosca e il confine con i Paesi baltici, il 40% dei sistemi C4I automatizzati (particolarmente i componenti per il disturbo radar), nonché aeroporti bloccando 200 aerei ed elicotteri, danneggiando così il sistema di gestione operativa russo, ecc. Tuttavia, le perdite previste da statunitensi ed alleati possono raggiungere il 60-70% di aerei e missili da crociera entrati nello spazio aereo russo nella prima ondata.

Ma qual è il maggiore ostacolo alla conquista della supremazia aerea?
Intorno alle città di San Pietroburgo e Kaliningrad, i russi hanno creato due sistemi C4I automatizzati (dotati di comando, controllo, comunicazioni, computer, intelligence e interoperabilità automatici) avendo la supremazia per impedire la guerra radio-elettronica condotta dai sistemi di sorveglianza terrestri, aerei e cosmici statunitensi. Tra gli altri, l’equipaggiamento C4I comprende i SIGINT e COMINT Krasukha-4 (che può intercettare tutte le reti di comunicazione). Il Krasukha-4 può anche impedire la sorveglianza radar dei satelliti militari Lacrosse e Onyx statunitensi, dai radar installati negli Stati limitrofi o montati sugli aerei da ricognizione statunitensi AWACS, E-8C, RC-135 e sui velivoli senza equipaggio Northrop Grumman RQ-4 Global Hawk. L’esercito russo è dotato di sistemi di disturbo dei sensori optronici dei sistemi di guida laser, GPS ed infrarossi di bombe e missili del nemico. Tali sistemi sono relativamente poco numerosi, ma possono impedire importanti obiettivi al nemico. La diffusione dei sistemi C4I russi permette anche la creazione di due zone di esclusione (area anti-accesso/d’interdizione A2/AD), impenetrabili alle forze della NATO. Inoltre, i C4I sono integrati in due battaglioni con missili antiaerei a lungo raggio S-400 e a diverse batterie mobili di sistemi a corto raggio Tor-M2 e Pantsir-2M. Per impedire l’invasione occidentale, la Russia avrebbe iniziato a sviluppare l’integrazione dei sistemi automatizzati C4I, EW e A2/AD da San Pietroburgo al confine con gli Stati baltici alla regione di Kaliningrad. Il sistema S-400 può seguire ed attaccare 80 bersagli aerei dalla velocità di 17000 km/h a una distanza di 400 km, utilizzando le informazioni da radar e sensori satellitari multispettrali. La Russia dispone di 20-25 battaglioni con 8×40 sistemi di lancio ciascuno per missili S-400 (circa 180 installazioni di lancio di S-400). Otto battaglioni S-400 si trovano intorno a Mosca e uno in Siria. La Russia potrebbe portare gli altri battaglioni di S-400 al confine con gli Stati baltici o posizionarli in Bielorussia con 130 battaglioni di S-300 dotati di 1100 installazioni di lancio di S-300 (dalla gittata di 200 km) che, anche se più vecchi rispetto agli S-400, sono resistenti alle interferenze, e pososno essere aggiornato allo standard PMU-1/2 equipaggiandoli con il radar 96L6E. L’S-500, un modello più avanzato dell’S-400, è in fase di test e inizierà ad entrare nell’esercito russo nel 2017. Per via delle numerose ed assai efficienti attrezzature SIGINT e COMINT, anti-radar, anti-optronico e anti-GPS della Russia, la NATO non potrà avere la supremazia nelle guerre radio-elettroniche. Va ricordato come i sistemi automatizzati C4I, EW e A2/AD della Russia in Siria hanno impedito alla coalizione anti-SIIL degli USA di scoprire quali obiettivi dei terroristi sarebbero stati attaccati dai bombardieri russi. Nel caso di un attacco della NATO alla Russia, nella prima ondata gli Stati Uniti colpirebbero il 60 – 70% di obiettivi falsi sul territorio russo. I velivoli di disturbo EF-18 e le navi dell’US Navy di stanza nel Mar Baltico proteggerebbero la successiva ondata di attacchi aerei degli Stati Uniti. Ma per via della debole supremazia aerea dalla prima ondata, i successivi attacchi della NATO sarebbero caratterizzati da perdite sempre più pesanti. La forza aerea statunitense è composta da 5000 aerei ed elicotteri appartenenti ad Air Force, Navy e Marines che sarebbero affiancati dai 1500 aeromobili degli alleati della NATO.С-400_«Триумф»Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Per decenni i caccia russi hanno contrastato gli aerei-spia statunitensi

L’Aeronautica russa ha affinato l’abilità nell’intercettare gli aerei-spia degli Stati Uniti per decenni ma gli statunitensi cercano di sondare le difese della Russia
Vladimir Tuchkov Svobodnaja Pressa, 10/5/2016 – Russia InsiderSu-27-RAF-Typhoon-newRecentemente, notizie su caccia russi che intercettano aerei statunitensi sono apparse regolarmente assieme alle informazioni sui preparativi per la sfilata Giorno della Vittoria. Il 14 aprile, un Su-27 intercettava un aereo-spia RC-135 statunitense sul Mar Baltico. Ai generali statunitensi la cosa non era piaciuta sostenendo che il pilota russo aveva agito scorrettamente minacciando la sicurezza dei piloti statunitensi che avevano cambiato rotta per timore della propria sicurezza. Il 21 aprile, un aviogetto MiG-31 intercettava un pattugliatore marittimo dell’US Navy P-8 nei pressi della Kamchatka. Questa volta i militari statunitensi espressero soddisfazione per le azioni del pilota russo, dichiarando che si era comportato in modo corretto. Tali incidenti sono sempre più frequenti col deterioramento delle relazioni russo-statunitensi. Allo stesso tempo, l’occidente per tradizione accusa i russi di manovre pericolose. In altre parole, sono dalla parte sbagliata dato che queste intercettazioni sono una reazione ad azioni non molto amichevoli dell’aviazione della NATO, che ha intensificato i voli di ricognizione nello spazio aereo vicino ai confini russi. Se non vengono respinti, gli aerei spia potrebbero sconfinare nel nostro spazio aereo. Allo stesso tempo, la manovra che il Pentagono ha definito ‘pericolosa’ non è solo efficace ma è anche l’unico mezzo per forzare l’intruso che si avvicina alla nostra frontiera ad invertire la rotta. Naturalmente più si avvicinano, più emozioni subiranno i piloti statunitensi, non affrontando tali mancanza di rispetto ed ostilità alla loro arroganza in questo secolo da qualsiasi altro potenziale nemico. Così, a metà del 2014 sul Mar Baltico, il pilota di un Su-27 si avvicinò ad un RC-135, un aereo difficile da pilotare, a circa 8 metri. Il pilota statunitense ne fu così spaventato che s’intrufolò nello spazio aereo della Svezia! Fortunatamente la Svezia fu più amichevole.is-kaires-rusu-naikintuvas-su-27-ir-jav-zvalgybos-orlaivis-rc-135-71014242Intercettazione aerea
Usando una terminologia precisa, tutto questo non ha nulla a che fare con l’intercettazione, essendo mera dimostrazione di intenzioni e capacità. L’intercettazione è un compito della difesa aerea volto a distruggere il bersaglio o a costringerlo ad atterrare. La sequenza operativa è la seguente. Stazioni di radiolocalizzazione rilevano un bersaglio, ne calcolano coordinate, distanza, velocità, direzione e poi identificano la rotta. Un comando per lanciare un missile della difesa aerea viene emanato, o decolla un intercettore conoscendo la velocità e rotta del volo. Questo si chiama guida degli intercettori. Seguendo le istruzioni da terra, l’intercettatore avvicina il bersaglio su un certo punto della rotta a distanza d’attacco. Occupa la posizione più comoda per un attacco e spara al bersaglio o vi lancia un missile. Parlando di atterraggi forzati, il caccia che spara colpi di avvertimento dimostra la serietà delle intenzioni. Il lancio di un missile di avvertimento è impossibile perché il missile ha un sistema di puntamento. Il caccia-intercettore ha i requisiti più elevati per velocità e quota, volti al dominio dell’aria e affronta gli aerei-spia che di solito volano ad alta velocità e ad alta quota (l’RC-135 in questione è uno di essi). L’intercettore sovietico MiG-25 è ancora operativo nei Paesi del Terzo Mondo, come l’Ucraina; ha una velocità di 3000 km/h e una quota massima di 27000 m. Fu operativo nel 1970-2012 ed era armato con 4 missili. Il Su-27, con una velocità e quota più modeste (2500 km/h e 18500 m) trasporta più armi. In primo luogo, ha un cannone che il MiG-25 non aveva. In secondo luogo, perché ha 10 piloni? Perché appartiene alla classe dei caccia pesanti. Infine, vi è senza dubbio il migliore intercettore del mondo, il MiG-31, poi modificato come MiG-31BM. Nonostante sia operativo dal 1981, con un nuovo sistema radar e di controllo armamento ora appartiene alla 4.ta++ generazione. L’aereo ha un cannone ed è dotato di 8 missili a corto, medio raggio e lungo raggio (300 km) in diverse combinazioni. Il MiG-31BM può distruggere non solo qualsiasi aereo, ma anche missili da crociera. La velocità massima è di 3000 km/h, la quota è di 29000 m e la quota operativa di 20600 m.MIG19flamesRB47Rivali
A metà degli anni ’50, il Boeing RB-47 Stratojet ‘brillava’ nei cieli. Aveva velocità subsonica e una quota di 13000 m, ma grande potenza. Aveva in coda 2 cannoni e aveva una capacità di sopravvivenza considerevole. Grazie a un grande carico (11 tonnellate), trasportava una grande quantità di materiale spionistico operato da tre ufficiali. Nel 1954, 6 caccia sovietici MiG-17 non poterono fare nulla contro l’aereo statunitense nei pressi della penisola di Kola. Quell’anno tre ulteriori intrusioni nello spazio aereo sovietico andarono impunite. Tuttavia, dal 1955 l’US Air Force diede l’addio a un aereo-spia abbattuto quasi ogni anno. Il più impressionante fu l’intercettazione del Capitano Vasilj Amvrosievich Poljakov nel 1960 sulla penisola di Kola con un MiG-19. Dopo che Poljakov riferì al comando di aver identificato visivamente tipo e origine dell’aereo, ebbe l’ordine di fare atterrare l’intruso. Il pilota dell’RB-47 William Palm non obbedì al segnale: ‘Attenzione! Seguimi’. Poi ci fu l’ordine di abbattere il bersaglio. Dato che Poljakov era ad una distanza di 30 metri dall’aereo statunitense, gli fu impossibile usare i razzi, e sparò una serie di raffiche con il cannone da 30 mm. Due motori dell’aereo-spia presero fuoco, e cominciò a perdere quota. Tre aviatori si lanciarono dall’aereo con paracadute e zattere gonfiabili. Il comandante morì congelato in mare. Gli altri due membri dell’equipaggio furono raccolti dal peschereccio Tobolsk. I tre operatori da ricognizione non lasciarono l’aereo per qualche motivo sconosciuto e affondarono con esso.
Nel 1956, apparve l’aereo-spia Lockheed U-2, ancora tra gli aeromobili dalle più alte qualità aerodinamiche (rapporto portanza-resistenza). In realtà è un aliante con turboreattore capace di volare ad una quota superiore ai 20 km, spegnendo il motore di volta in volta. Per quattro anni l’Aeronautica Militare sovietica non poté raggiungere tale quota. L’U-2 compì 24 sorvoli del territorio dell’URSS in quel periodo, rilevando la posizione della stazione spaziale di Bajkonur e una serie di altri punti strategici. Tuttavia, il 1° maggio 1960, fu abbattuto dal più avanzato missile sovietico, lo ZRC-75. Da allora l’impunità dell’U-2 fu cosa del passato. Gli stessi missili l’abbatterono su Cina, Cuba e Vietnam. I piloti di questo meraviglioso velivolo non si spinsero mai più, per loro fortuna, nel nostro spazio aereo. L’U-2 fu modernizzato molte volte ed è ancora in servizio. Ma i piloti lo considerano meno importante per la ricognizione che per l’arte della poesia nei cieli.
Il leggendario Lockheed SR-71, operativo fino al 1998, poteva accelerare fino a Mach 3,3 volando ad un quota di 25600 metri. Grazie alla grande manovrabilità, avrebbe potuto evitare i missili. Tecnologie stealth furono utilizzate nella costruzione, tuttavia si rivelarono inefficaci. Ad alta velocità, il corpo si riscaldava notevolmente creando un grave firma all’infrarosso. Lo scarico dei reattori era ancora più evidente. ‘Visitò’ facilmente la Kamchatka a lungo, raccogliendo dati d’intelligence. Tuttavia, non attraversò il confine. Dopo che il MiG-31 apparve la facile vita dei piloti statunitensi finì, anche se non furono in pericolo di vita. I piloti del MiG-31 ostacolarono più volte il Blackbird nelle aree neutrali, in attesa di cogliere l’intercettore dalla velocità omicida. Dopo di che, ‘catturato’ l’aereo statunitense, lo tallonavano con il sistema di puntamento radar. L’SR-71 capì che stava per ‘essere fritto’ ed invertì la rotta dalla Kamchatka alla base di Okinawa, senza aver compiuto la missione. L’aereo-spia ‘sfiorò’ la penisola di Kola. Qui i MiG usarono le stesse tattiche d’intercettazione. Ma il 27 maggio 1987, un SR-71 decollò avvicinandosi al nostro territorio. Fu cacciato in una zona neutrale secondo lo stesso scenario. Alla fine degli anni ’80, i voli dei Blackbird diminuirono notevolmente per poi cessare. I tentativi di riavviare il programma nel 1993 si rivelarono inefficaci. La versione ufficiale era la spesa operativa di un solo velivolo. Tuttavia, secondo un parere espresso non solo in Russia, ma anche negli Stati Uniti, era che gli intercettori MiG potevano opporsi a tale aereo, influenzando la riluttanza ad utilizzare l’SR-71. Inoltre, con delle modifiche, i missili da difesa aerea S-300 potevano facilmente abbattere il Blackbird a qualsiasi accelerazione.
Gli RS-135 e R-8 intercettati ad aprile non rappresentano il minimo problema. Il primo fu sviluppato a metà degli anni ’60. Il secondo ha iniziato ad operare nel 2013. Questi hanno le stesse caratteristiche di volo degli aerei passeggeri. Il primo è dotato di dispositivi di spionaggio, il secondo pattuglia i mari alla ricerca dei sottomarini. Tuttavia, non è una buona idea farli avvicinare alle coste russe, come i piloti hanno scoperto con sgradita sorpresa.MiG-31_790_IAP_Khotilovo_airbaseTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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