Le 12 vittorie del Presidente Maduro

Ignacio Ramonet, Venezuela Infos 2 gennaio 2018Cominciamo ricordando che il Presidente Nicolas Maduro è il presidente più ingiustamente molestato, calunniato e aggredito nella storia del Venezuela. Ancor più del Comandante Hugo Chávez, fondatore della Rivoluzione Bolivariana… Cacciare a tutti i costi Nicolás Maduro dal Palazzo Presidenziale di Miraflores è stato e rimane il malsano obiettivo della reazione politica interna e dei loro potenti alleati internazionali, a cominciare dal governo degli Stati Uniti d’America. All’inizio del 2017 sono iniziati gli attacchi al presidente. La prima aggressione arrivò dall’Assemblea nazionale, controllata dalla controrivoluzione, che decise, il 9 gennaio, di “non riconoscerlo” e l’accusò di aver “abbandonato la carica”. Sbagliato e assurdo. Di fronte a tale tentativo di colpo di Stato costituzionale, ispirato al colpo di Stato parlamentare che rovesciò Dilma Rousseff in Brasile nel 2016, la Corte suprema di giustizia (TSJ) intervenne per osservare che secondo la Costituzione l’Assemblea nazionale non può licenziare il capo di Stato, eletto direttamente dal popolo. Da parte sua, il presidente rispose a tale tentativo di golpe organizzando, il 14 gennaio, massicce manovre civili-militari denominate “Esercitazione di azione antimperialista integrale Zamora 200”. Furono mobilitati circa 600000 soldati: militari, miliziani e attivisti del movimento sociale, offrendo un’impressionante dimostrazione dell’unità delle Forze Armate, del governo, del Partito socialista unificato del Venezuela (PSUV) e delle masse popolari. Era la prima vittoria del 2017.
Incoraggiata dalle elezioni negli Stati Uniti di Donald Trump, candidato della destra suprematista che è entrato in carica a Washington il 20 gennaio, l’opposizione venezuelana ha cercato d’intimidire il governo Maduro con una grande marcia il 23 gennaio, data della caduta del dittatore Marcos Pérez Jiménez nel 1958. Ma anche qui fallì pateticamente. Tra le altre ragioni, perché il Presidente Maduro rispose energicamente organizzando, lo stesso giorno, il trasferimento popolare delle vestigia di Fabricio Ojeda, leader rivoluzionario del rovesciamento di Pérez Jiménez, al Pantheon Nazionale. All’appello del presidente, centinaia di migliaia di abitanti di Caracas riempirono le strade della capitale. Ed era chiaro che il chavismo popolare dominava le piazze, mentre l’opposizione mostrava divisioni e incapacità di mobilitare. Era la seconda vittoria del Presidente Maduro.
Poco dopo intervenne la Corte suprema osservando che l’Assemblea nazionale “disobbediva alla legge” dal 2016. Infatti, come ricorderemo, durante le elezioni parlamentari del dicembre 2015, una frode fu denunciata nello Stato di Amazonas. Frode dimostrata da registrazioni in cui il segretario del governo statale offriva somme di denaro agli elettori per votare a favore dei candidati dell’opposizione. Di conseguenza, il TSJ sospese questi deputati. Ma l’Assemblea nazionale insistette nel cercare di farli giurare. L’aggiunta di questi tre deputati avrebbe infatti dato all’opposizione la maggioranza qualificata assoluta (due terzi dell’assemblea) e il potere di derogare le leggi organiche e limitare l’azione del Presidente stesso… Le tensioni tra parlamento e Corte suprema sono relativamente comuni in tutte le principali democrazie. In Europa, ad esempio, quando sorge un conflitto istituzionale tra poteri, è consuetudine che la Corte Suprema assuma i poteri del Parlamento. E negli Stati Uniti, persino un presidente esoterico come Donald Trump deve conformarsi alle recenti decisioni della Corte Suprema… Ma a Caracas, la controrivoluzione usò questo dibattito per rilanciare la campagna internazionale sulla cosiddetta “assenza di democrazia in Venezuela”. Con la complicità della nuova amministrazione statunitense, montò una colossale operazione di linciaggio mediatico globale contro Nicolás Maduro. Mobilitando i principali media: da CNN e Fox News a BBC, oltre ai principali media latinoamericani e caraibici e ai più influenti giornali globali, pilastri dell’egemonia conservatrice della comunicazione, nonché i social network. Allo stesso tempo, la destra venezuelana manovrò con l’intenzione d’internazionalizzare il conflitto trasferendolo all’Organizzazione degli Stati americani (OAS), “Ministero delle Colonie degli Stati Uniti” secondo Che Guevara. Seguendo le istruzioni del nuovo governo di Donald Trump e col sostegno dei regimi conservatori in America Latina, Luis Almagro, Segretario Generale dell’OAS, assunse un ruolo miserabile in tale manovra richiedendo l’applicazione della Carta Democratica contro il Venezuela. Ma Caracas contrattaccò ed ebbe la solidarietà diplomatica della maggioranza degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi. Nonostante disonestà e falsità del Segretario Generale dell’OSA, il Venezuela non fu mai in minoranza, vinse inconfutabilmente e i nemici della Rivoluzione Bolivariana, tra cui Washington, si ruppero i denti contro la solida strategia del Presidente Maduro basata su realtà, onestà politica ed etica. Infine, ad aprile, Caracas decise di ritirarsi dall’OAS accusando l’organizzazione di “azioni intrusive contro la sovranità del Venezuela”. Con immaginazione e audacia, in un contesto internazionale complesso, Nicolás Maduro ottenne la terza grande vittoria.
Nel frattempo, le tensioni aumentarono a Caracas quando, il 29 marzo, la Sala Costituzionale del TSJ dichiarò che “finché la situazione di disobbedienza alla legge e l’invalidità degli atti dell’Assemblea Nazionale persistono, la Sala Costituzionale garantirà che i poteri parlamentari siano esercitati direttamente da questa sala o dall’organismo che designa, al fine di garantire lo stato di diritto“. In precedenza, il TSJ aveva già indicato “che l’immunità parlamentare è garantita solo durante l’esercizio delle funzioni“, il che non era il caso poiché l’Assemblea nazionale si trovava in questa situazione di “disobbedienza alla legge”… L’opposizione anti-chavista strillò di paura. E con l’aiuto, ancora una volta, delle forze conservatrici internazionali, cominciò ad attuare un sedizioso piano controrivoluzionario. Inizia così la lunga e tragica “crisi delle Guarimbas” (violenze di strada dell’estrema destra). Per quattro interminabili mesi, da aprile a luglio, la controrivoluzione lanciò l’offensiva più disperata e brutale contro il governo bolivariano. Finanziate dai dollari della destra internazionale, le forze antichaviste. guidate da Primero Justicia e Voluntad Popular, organizzazioni di estrema destra. non esitarono a usare paramilitari, terroristi e mercenari del crimine organizzato in simultanee tattiche irregolari, nonché un’élite di esperti in guerra psicologica e propaganda “democratica”, col fine patologico di rovesciare Nicolás Maduro. Ubriachi di violenze, orde di “guarimberos” si gettarono all’assalto della democrazia venezuelana, attaccando, bruciando e distruggendo ospedali, centri sanitari, ambulatori, scuole, scuole superiori, di maternità, magazzini di alimenti e medicinali, edifici governativi, centinaia di aziende private, stazioni della metropolitana, autobus, beni pubblici… mentre moltiplicavano le barricate nei quartieri borghesi sotto il loro controllo. I violenti, che lanciavano dozzine di bottiglie molotov, accanendosi con le forze di sicurezza. Cinque di loro furono uccisi. D’altra parte, molti “guarimberos” mostrarono una tremenda ferocia tendendo sottili cavi d’acciaio attraverso le strade pubbliche per massacrare i motociclisti… O traboccavano odio e razzismo bruciando vivi i giovani chavisti. Ventinove in totale, nove dei quali morti. Il risultato: centoventuno persone uccise, migliaia di feriti e perdite milionarie. Durante questi quattro mesi di offensiva controrivoluzionaria, l’opposizione invocò anche attacchi alle basi militari e cercò di spingere le Forze Armate a marciare contro il governo legittimo e ad assaltare il palazzo presidenziale. L’estrema destra tentò di tutto per generare la guerra civile, rompere l’unione civile-militare e distruggere la democrazia venezuelana. Allo stesso tempo, su scala internazionale, la frenetica campagna mediatica continuava a presentare cho bruciava ospedali, assassinava inermi, distruggeva scuole e bruciava persone vive come “eroi della libertà”. Era il mondo capovolto delle “post-verità” e dei “fatti alternativi”… Non fu facile resistere a tanto terrore, tanta aggressività, e controllare l’ordine pubblico con la visione dell’autorità democratica, della proporzionalità e del rispetto dei diritti umani. Il Presidente Nicolás Maduro, costituzionale e legittimo, ci riuscì e trovò ciò che sembrava impossibile: l’uscita dal labirinto delle violenze. Con una grande idea, che nessuno si aspettava, destabilizzando e sconcertando l’opposizione: ritornare al potere costituente originale. Il pretesto del terrorismo “guarimbero” era infatti il disaccordo tra due legittimità: quella della Corte di giustizia suprema e quella dell’Assemblea nazionale. Nessuna delle due istituzioni voleva cedere. Come superare lo stallo? Sulla base degli articoli 347, 348 e 349 della Costituzione di Chavez del 1999, e facendo affidamento sul suo status di capo di Stato e massimo arbitro, il Presidente Maduro decise di riattivare il processo popolare costituente. Era l’unico modo per trovare un accordo con l’opposizione attraverso il dialogo politico e il discorso. E regolare il conflitto storico, trovando soluzioni ai problemi del paese. Pensò questo piano mentre aspettava il momento giusto. Il 1° maggio tutte le condizioni erano presenti. Quel giorno, il Presidente annunciò che l’elezione dei delegati all’Assemblea Costituente si sarebbe svolta il 30 luglio. Era l’unica opzione per la pace. Ma ancora una volta, confermando una disperata goffaggine politica, l’opposizione respinse la mano tesa. Tra gli applausi della stampa mondiale, nell’ambito della brutale e spietata campagna contro la Rivoluzione Bolivariana, i partiti d’opposizione accettarono di non partecipare… E si dedicarono, al contrario, a sabotare le elezioni, impedire l’accesso al suffragio, erigere barricate, bruciare urne e minacciare chi desiderava esercitare il diritto di voto. Fallirono. Non poterono impedire, il 30 luglio, al popolo uscì in massa puntando sulla democrazia contro violenze e terrore. Più di otto milioni e mezzo di cittadini andarono alle urne, superando ogni tipo di ostacolo. Confrontandosi con paramilitari e guarimberos, attraversando strade bloccate, fiumi e laghi, facendo il massimo per adempiere ai doveri civici, politici, etici e morali… Sconfiggere le minacce interne ed estere. Pochi si aspettavano una così ampia mobilitazione popolare, un tale afflusso di elettori e travolgente successo elettorale. Il giorno successivo, come previsto dal presidente, i “guarimbas” si dispersero. La violenza svanì. La pace regnava di nuovo. Con astuzia, pazienza, coraggio e decisione, il Presidente Maduro riescì a sconfiggere le “guarimbas” e ad abortire l’ovvio tentativo di colpo di Stato. Si oppose alle minacce e lo fece senza alterare la sostanza della sua politica. Questa fu la sua vittoria più spettacolare del 2017.
L’arrivo dell’Assemblea Costituente“, spiegò Nicolás Maduro, ha indubbiamente dato origine a un clima di pace che ha permesso l’offensiva politica della Rivoluzione Bolivariana. E questa offensiva favoriva ciò che molti pensavano fosse impossibile: altre due sensazionali e travolgenti vittorie elettorali. Quello dei governatori degli Stati, il 15 ottobre, con la conquista di 19 di questi governatorati su 23… Tra cui quelli di Miranda e Lara, due Stati la cui politica sociale era praticamente in pericolo nelle mani di opposizione. E più tardi il trionfo nel Zulia, Stato strategico, di grande peso demografico e dai grandi giacimenti di petrolio e gas… Allo stesso modo, la rivoluzione bolivariana vinse le elezioni municipali del 10 dicembre, ottenendo 308 municipi su 335, ovvero il 93% dei comuni .. il Chavismo è emerso in 22 (24) capitali, tra cui Caracas. Mentre la controrivoluzione confermò la propria impopolarità con una caduta libera degli elettori, perdendo più di 2,1 milioni di voti… Mostrando al mondo la vitalità del suo sistema democratico, il Venezuela è stato l’unico Paese ad organizzare, nel 2017, tre importanti elezioni nazionali… Tutte e tre vinte dal chavismo. Mentre la destra, demoralizzata da tanti disastri successivi, era atomizzata, disunita, intontita… I suoi capi si combattevano e i suoi simpatizzanti suonati, anche se ha il sostegno dei protettori internazionali. In particolare quello del più aggressivo: il nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Per tutto il 2017, nella continuità dell’ordine esecutivo dell’8 marzo 2015 firmato da Barack Obama, che dichiara il Venezuela “insolita e straordinaria minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti”, Donald Trump pubblicava le sanzioni contro la Rivoluzione Bolivariana. L’11 agosto in particolare, brandì la minaccia dell’azione militare. Parlando ai giornalisti sul suo campo da golf del New Jersey, Trump dichiarò: “Abbiamo diverse opzioni per il Venezuela, inclusa una possibile opzione militare, se necessario”. Poi, il 25 agosto, nell’ambito del blocco finanziario contro Caracas, Trump vietò “a qualsiasi persona, entità, società o associazione, legalmente localizzata o che svolga attività negli Stati Uniti, dal commercio con titoli e debiti emesso da qualsiasi ente governativo venezuelano, vale a dire titoli della Repubblica emessi dalla Banca Centrale Venezuelana o dall’impresa statale PDVSA“. Tali sanzioni cercavano di portare il Venezuela in default (mancato pagamento del debito estero) chiudendo le porte dei mercati finanziari associati agli Stati Uniti a Stato e PDVSA (la compagnia petrolifera statale), impedendogli di offrire titoli e ottenere valuta estera. Già Lawrence Eagleburger, ex-segretario di Stato del presidente George W. Bush, ammise apertamente, in un’intervista a Fox News che la guerra economica contro il Venezuela era effettivamente attuata da Washington: “Dobbiamo usare gli strumenti, disse l’ex-segretario di Stato, per peggiorare l’economia venezuelana in modo che l’influenza del chavismo nel Paese e nella regione crolli (…) Tutto ciò che possiamo fare affinché l’economia venezuelana affondi nelle difficoltà, una buona idea”. L’attuale ministro del Tesoro Steven Mnuchin ha ufficialmente confermato che le nuove sanzioni mirano a “strangolare il Venezuela”. Di fronte a un’aggressione così insolente, Nicolás Maduro ha detto che il default “non ci sarà mai”. Primo, perché il Venezuela è il Paese sudamericano che ha ripagato di più il debito. Negli ultimi quattro anni, Caracas ha erogato circa 74 miliardi di dollari… e questo perché il governo bolivariano “avrà sempre una strategia chiara” nel rinegoziare e ristrutturare il debito estero. Il presidente denunciò che ciò che i nemici del chavismo cercano è l’isolamento finanziario della rivoluzione bolivariana fin quando perderà tutte le possibilità di un credito. Per affogarlo a poco a poco, vogliono generare paura tra gli investitori privati, in modo che non acquistino titoli, non partecipino alla rinegoziazione del debito e non vi facciano investimenti. Nicolás Maduro spiegava che al di là del blocco, ciò che il Venezuela affrontava è una “persecuzione” da Paesi come Canada ed Unione europea. Persecuzione attiva contro commercio, conti bancari e movimenti finanziari. Ma il presidente sapeva come evitare tali attacchi, e sorprese, ancora una volta, i nemici annunciando, il 3 novembre, la creazione di una Commissione per consolidare il rifinanziamento e la ristrutturazione del debito estero, con l’obiettivo di sconfiggere l’aggressione finanziaria. “Effettueremo una completa riformattazione dei pagamenti esteri per raggiungere l’equilibrio, affermava, spezzeremo i modelli internazionali”. E così è stato. Pochi giorni dopo, sfidando il blocco finanziario, e come prima tappa del riavvicinamento per la rinegoziazione e la ristrutturazione programmata dal presidente, sbarcarono a Caracas, per incontrare il governo bolivariano, un gruppo di detentori del debito venezuelano di Stati Uniti, Panama, Regno Unito, Portogallo, Colombia, Cile, Argentina, Giappone e Germania. Questa fu una vittoria innegabile per il Presidente Maduro.
Va notato che il conflitto di quarta generazione contro la Rivoluzione Bolivariana si combatte su più fronti e simultaneamente e coerentemente comprende quattro guerre: 1) una guerra insurrezionale elaborata da esperti in sovversione, sabotaggio e psicologia di massa, con l’uso di mercenari, esplosione ciclica di “guarimbas” criminali e attacchi terroristici a caserme, obiettivi militari e infrastrutture globali (rete elettrica e idrica, raffinerie, ecc.); 2) una guerra mediatica, con stampa, radio, televisione e social network convertiti in nuovi eserciti di conquista attraverso l’uso pianificato della propaganda per addomesticare le menti e sedurre i cuori; 3) una guerra diplomatica con molestie in alcuni forum internazionali, in particolare l’OAS, ed attacchi dei Paesi del cosiddetto “gruppo di Lima”, regolarmente raggiunti da Stati Uniti, Canada ed ‘Unione Europea; e 4) una guerra economica e finanziaria con accaparramento e creazione di scarsità di cibo e medicine, manipolazione del tasso di cambio da parte di uffici illegali, inflazione indotta, blocco bancario e distorsione del ‘rischio Paese’. Sul rischio Paese non va dimenticato che, negli ultimi quattro anni, Caracas ha onorato tutti i pagamento del debito, senza eccezioni, per oltre 74 miliardi di dollari, e ciò dovrebbe aver drasticamente abbassato il rischio Paese. In effetti, non vi è alcun rischio nel continuare a prestare denaro in Venezuela poiché paga tutti i debiti in modo ossequioso. Tuttavia, il rischio Paese continuava a salire… Attualmente, secondo JP Morgan Bank, si attesta a 4820 punti, vale a dire trentotto volte quello del Cile, un Paese con lo stesso rapporto debito/PIL del Venezuela… Caracas quindi paga a caro prezzo per aver optato, democraticamente, per un sistema politico socialista. Sul blocco bancario, per tutto il 2017 e in particolare dopo le sanzioni di Donald Trump, si sono moltiplicate le violazioni unilaterali dei contratti. A luglio, ad esempio, l’agente di pagamento Delaware informò che la sua banca corrispondente, l’US National Bank, rifiutò di ricevere fondi dalla compagnia petrolifera statale Pdvsa. In agosto, Novo Banco de Portugal notificava a Caracas l’impossibilità di effettuare transazioni in dollari in seguito al blocco delle banche degli intermediari statunitensi. Più tardi, la Bank of China di di Francoforte, alleata di Caracas, non poté pagare più i 15 milioni dovuti dal Venezuela alla società mineraria canadese Gold Reserve… In novembre, più di 39 milioni di dollari, destinati al pagamento di 23 acquisti di alimentari per Natale, furono rispediti a Caracas perché le banche intermedie dei fornitori non accettavano denaro dal Venezuela… D’altra parte, all’inizio di settembre, si è appreso che la società finanziaria Euroclear, filiale della banca statunitense JP Morgan, bloccò un pagamento di 1200 milioni da parte del governo bolivariano per l’acquisto di medicine, impedendo l’acquisito di 300000 dosi di insulina… Allo stesso tempo, un laboratorio colombiano, appartenente al gruppo svedese BSN Medical, rifiutò di accettare il pagamento da parte del Venezuela di una spedizione di primipina, medicina per il trattamento della malaria. Lo scopo di tali blocchi è impedire al governo bolivariano di usare le risorse per acquisire cibo e medicinali di cui ha bisogno la popolazione. Tutto questo per spingere le persone a protestare e a generare il caos nel sistema sanitario, mettendo in pericolo la vita di migliaia di pazienti. In questo caso, grazie alle relazioni internazionali, il presidente concretizzò a novembre l’urgente importazione di grandi quantità d’insulina dall’India. Centinaia di pazienti poterono aver salva la vite, e senza dubbio costituiva un’altra vittoria di Nicolas Maduro.
Per spezzare il blocco finanziario, il presidente annunciava, a novembre, un’altra iniziativa: la creazione della moneta digitale petro, suscitando grande entusiasmo nella comunità degli investitori delle criptovalute, ponendo il Venezuela all’avanguardia nella tecnologia e nella finanza globale, e suscitando enormi aspettative. Soprattutto perché il prezzo del petrolio non sarà legato ai capricci del mercato e alle speculazioni, ma al valore internazionale di beni reali come oro, gas, diamanti e petrolio. Il Venezuela ha quindi compiuto un notevole passo avanti verso un meccanismo rivoluzionario di finanziamento al quale alcuna potenza straniera può imporre sanzioni o boicottare l’arrivo di capitale. In questo senso, il petro è una nuova e chiara vittoria del presidente Maduro.
Bisogna aggiungere che tra tutte queste battaglie, e nonostante la completa bancarotta del modello della dipendenza dal petrolio, il presidente prestava particolare attenzione al mantenimento della continuità del socialismo bolivariano e che i più poveri non rimanessero senza scuola, lavoro, tetto, cure mediche, reddito, cibo… Il governo rivoluzionario continuava a finanziare importanti opere pubbliche e a costruire abitazioni: nel 2017 furono donate alla popolazione oltre 570 mila unità abitative… La Missione del Barrio Adentro (centri di salute pubblica) e tutte le missioni sociali sono state mantenute. Il piano “Semi” fu rafforzato. La Missione di Sovranità Alimentare ampliata. Le fiere della produzione rurale sovrana si sono moltiplicate. Si è fatto coraggio e, in mezzo a tante tempeste, il Presidente Maduro ha realizzato un miracolo sociale salvando il Paese. La controrivoluzione non poteva fermare l’avanzata del socialismo. In questa prospettiva, i Comitati di approvvigionamento e produzione locali (CLAP), un modello centralizzato per la distribuzione diretta di cibo, continuavano a svilupparsi su tutto il territorio nazionale. Quattro milioni di venezuelani dei settori popolari beneficiano di questa protezione contro le carenze causate dalla guerra economica. Inoltre, il Presidente Maduro ha intrapreso, per tutto il 2017, nuove iniziative sociali. La più spettacolare è stato il Libretto della Patria, un nuovo documento d’identità che consente di conoscere, attraverso un sistema di codici QR, lo status socio-economico dei cittadini. In questo modo, promuove l’accesso delle famiglie bisognose all’assistenza sociale delle missioni socialiste. A fine dicembre 2017, 16,5 milioni di cittadini si erano registrati nel registro del Libretto della Patria. Il presidente ha anche stimolato la creazione del movimento “Somos Venezuela” il cui scopo è accelerare il processo di concessione dell’assistenza sociale. I duecentomila brigatisti di “Somos Venezuela” hanno il compito di identificare, casa per casa, i bisogni delle famiglie registrate. Quindi, l’aiuto è concesso alle famiglie in base alle loro reali esigenze. Un altro importante obiettivo del movimento “Somos Venezuela” è provvedere al 100% dei pensionati in tutto il Paese, come promesso da Nicolás Maduro. Il presidente ha anche proposto il piano “Chamba Juvenil” per i giovani di età compresa tra i 15 e i 35 anni, con l’obiettivo d’integrarli nell’occupazione in settori volti a soddisfare i bisogni umani identificati attraverso il Libretto della Patria, e come parte del movimento “Somos Venezuela“. Il piano comprende, in particolare, giovani studenti universitari disoccupati, giovani extrascolastici, madri sole con responsabilità familiari e giovani senzatetto. Si stima che questo nuovo piano genererà 800 mila posti di lavoro. Tutti questi progressi sociali sono stati, senza dubbio, alcune delle vittorie più preziose del Presidente Maduro nel 2017.
Potremmo anche citare i successi ottenuti nel campo della politica estera, in particolare lo straordinario tour internazionale di ottobre in Bielorussia, Algeria, Russia e Turchia, che ha portato ad importanti accordi bilaterali per vincere la guerra economica e sociale. O le trattative incessanti del presidente con i Paesi produttori di petrolio (OPEC e non OPEC) che hanno permesso, nel 2017, l’aumento spettacolare del prezzo al barile di oltre il 23%! Citiamo anche la principale offensiva contro la corruzione iniziata lo scorso novembre, con l’annuncio di diverse dozzine di arresti spettacolari tra dirigenti di PDVSA e CITGO (consociata di PDVSA negli Stati Uniti, NdT), tra i quali i manager di prima linea. Non era successo niente del genere in cento anni di industria petrolifera venezuelana. Fu senza dubbio la vittoria più discussa del Presidente Maduro alla fine del 2017. Infine, va ricordato che la distruzione dell’immagine di Nicolás Maduro è lo scopo principale delle campagne di propaganda mondiali guidate dalle grandi società di comunicazione. Per non parlare della guerra digitale permanente su Internet attraverso più piattaforme web e social network come Facebook, Twitter, WhatsApp, Youtube, Instagram, ecc. Tutte queste armi di manipolazione di massa cercano di degradare la figura del presidente e di manipolare la realtà venezuelana. Nascondo il reale sostegno di ampi settori della popolazione verso il Presidente e le violenze dell’opposizione. L’obiettivo è politico: piegare il Venezuela Bolivariano, attore chiave del sistema-mondo, non solo per la sua considerevole ricchezza ma, soprattutto, per il modello rivoluzionario e sociale, e naturalmente per l’importanza geopolitica come potenza antimperialista dall’influenza regionale. Finora, tutti tali piani per sconfiggere Nicolás Maduro sono falliti. Come egli stesso ha affermato, “l’imperialismo non è stato in grado di soffocarci e non potrà fare nulla contro la Rivoluzione Bolivariana, in qualunque terreno cerchi”. Al contrario, il presidente si è rafforzato nel 2017. Ciò gli ha permesso di riprendere l’iniziativa strategica di pacificare il Paese. Preoccupato dalla difesa di grandi interessi nazionali e fedele ai principi di onestà e umiltà, Nicolás Maduro propose all’opposizione di sedersi al tavolo dei negoziati e riprendere il dialogo. Questa volta nella neutra Santo Domingo (capitale della Repubblica Dominicana, NdT). Sulla base del rispetto e del riconoscimento reciproco. Con l’idea di ripristinare un negoziato nazionale permanente come metodo democratico per difendere i migliori interessi della nazione e per regolare il conflitto che nasce naturalmente dalle differenze politiche durante la rivoluzione. Tale progresso verso la pace potrebbe essere la vittoria più popolare per il presidente.
In questo anno eroico di attacchi brutali e aggressività continua, il chavismo ha dimostrato la sua forza e combattività, riuscendo ad ampliare la sua base e le forze politiche e sociali favorevoli alla rivoluzione. Poggi è più forte che mai. il che significa sollievo e speranza luminosa per tutta l’America Latina. Senza offesa per i suoi nemici, il Presidente Nicolas Maduro si conferma, con le sue dodici brillanti vittorie nel 2017 e come dicono i suoi ammiratori, “indistruttibile”.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Venezuela: Petro, valute virtuali, geopolitica e sanzioni yankee

Misión Verdad, 11 dicembre 2017 – InvestigActionIl Presidente Nicolás Maduro ha annunciato la creazione di una moneta virtuale venezuelana (Petro) sostenuta dalle riserve di petrolio, gas, oro e diamanti del Paese e un osservatorio sul Blockchain venezuelano per dare base legale ed istituzionale a questa valuta. Cos’è questa iniziativa finanziaria che avanza nel mondo della finanza?

Cos’è una valuta virtuale?
Una moneta virtuale è fondamentalmente un mezzo di scambio elettronico. A differenza delle valute emesse dalle banche centrali (dollari, euro, ecc …), la particolarità delle valute virtuali è che la loro “produzione” dipende da persone fisiche o giuridiche non soggette a regolamentazione o mediazione da istituzioni finanziarie globali (guidate dagli Stati Uniti) ed istituzioni finanziarie statali. Questo processo di produzione, noto come “estrazione”, in cui reti di persone o gruppi (chiamati “minatori”) con computer molto potenti competono su Internet per la ricompensa (bitcoin o altra valuta virtuale) risolvendo problemi matematici complessi e cercando numeri casuali molto rapidamente. Come in un casinò, il primo che dà la risposta giusta riceve la valuta virtuale che viene distribuita tra i minatori vincitori. Dalla divulgazione nel 2009 col famoso sistema Bitcoin, l’uso delle valute virtuali nel mondo e in particolare il loro prezzo è aumentato esponenzialmente, il che risulta non solo dalla forte domanda per l’acquisto di queste valute, ma anche dalla facilità d’uso: basso costo di transazioni e sicurezza dato che possono essere controllate da chi fa parte della rete senza passare dalle banche internazionali. La crescita è stata tale che banche come Goldman Sachs e BlackRock già offrono servizi di gestione degli hedge fund che investono in modo aggressivo sulle valute virtuali. Sebbene all’inizio fossero stati concepiti come mezzo di pagamento virtuale, queste valute diventano gradualmente valute di riserva, protezione di attività finanziarie o semplicemente strumento di investimento. Il valore di una moneta virtuale dipende dalla domanda e si basa sulle valute dalla maggiore influenza nel mondo, come euro, dollaro e yuan.

E il Blockchain?
Secondo il sito Investopedia, Blockchain è un libro virtuale che, in modo decentralizzato e pubblico, tiene conto di tutte le transazioni in valute virtuali. In ogni nodo (server connesso a questa rete), è possibile caricare una copia di qualsiasi transazione. Questo sistema opera al di fuori delle istituzioni classiche del sistema finanziario internazionale. Fondamentalmente, è un sistema contabile che, sotto forma di blocchi, genera un record permanente garantendo, secondo i pionieri, un meccanismo affidabile, sicuro e non regolamentato da un’autorità centrale per controllare le transazioni in valute virtuale.

Il falso dibattito sulle valute virtuali
La crescita delle valute virtuali, il bitcoin ha superato la soglia di 11000 dollari nel cambio, ha iniziato a preoccupare i padroni dell’economia globale, club d’élite formato da istituzioni finanziarie multinazionali, principali banche banche centrali e private. All’avvertimento dell’International Bank of Payments (BRI), istituzione finanziaria che controlla quasi tutte le transazioni globali collegata alla potente famiglia Rothschild, sul ruolo dannoso del bitcoin, si univa la Federal Reserve degli Stati Uniti che avvertiva sul “pericolo” che l’uso di valute virtuali pone al sistema finanziario internazionale. Altre grandi banche come JP Morgan o UBS condannano apertamente gli investimenti in valute virtuali. Le preoccupazioni di tali attori finanziari si basano sul fatto che il sistema di scambio delle valute virtuali promuove l’anonimato e, di conseguenza, le operazioni criminali legate a traffico di droga e commercio illegale di armi. Le grandi banche private negli Stati Uniti riciclano denaro del traffico globale di droga e dei gruppi paramilitari come lo “Stato islamico” o il Cartel de Los Zetas, quindi tali “preoccupazioni” riflettono più che altro la concorrenza aperta delle valute virtuali che si sviluppano. Il dibattito sull’uso del bitcoin nelle operazioni criminali è totalmente fuorviante perché il problema non è il mezzo utilizzato per finanziarle, ma l’esistenza di tali organizzazioni, tradizionalmente supportate da Stati Uniti e NATO. Su valore e supporto della moneta virtuale, è anche importante sottolineare che il dollaro non ha altro supporto che la “fiducia” (elemento psicologico, non materiale) poiché l’amministrazione Nixon tolse la convertibilità dollaro/oro.

Valute virtuali in Venezuela
A seguito delle distorsioni create dal dollaro nel mercato dei cambi venezuelano, l’estrazione di moneta virtuale è aumentata. Un’organizzazione coinvolta in questi casi, Dash Caracas, affermava che a settembre furono effettuati circa 40 miliardi di bolivar di transazioni in valuta virtuale. Dato il basso costo dell’elettricità in Venezuela e l’aumento giornaliero del dollaro sul mercato parallelo, l’attività mineraria è diventata redditizia e attraente come meccanismo di risparmio e accesso alle valute. Un recente rapporto della BBC sull’argomento menziona che “i minatori in Venezuela sono generalmente giovani imprenditori, molti dei quali maschi, esperti di tecnologia, di classe media o più alta“. Sebbene il costo dell’elettricità sia basso, gli investimenti nelle attrezzature necessarie per l’estrazione sono ingenti e considerevoli, in dollari. Il rapporto afferma che “i minatori sono responsabili del deterioramento del servizio elettrico” a causa dell’alto consumo di elettricità richiesto da tale attività. L’Osservatorio Blockchain venezuelano e il “Petro” potrebbero essere di per sé un meccanismo per regolare ed intervenire in questa attività in Venezuela e persino un overcoin (leader nei prezzi di riferimento e nelle transazioni in valute virtuali). Questa organizzazione ha affermato che il principale partner bancario è Banesco. Tuttavia, nel contesto di una globalizzazione finanziaria sempre più accelerata in cui gli Stati-nazione perdono la capacità di controllo interno, è molto difficile regolare completamente l’estrazione delle valute virtuali (non solo in Venezuela). Il caso della Cina, Stato tutt’altro che debole, è tipico: l’80% dei bitcoin nel mondo è usato in questo Paese.

Venezuela, Russia e valute virtuali, manovra politica contro le sanzioni degli Stati Uniti?
Contrariamente a quanto si dice sulle valute virtuali, Venezuela e Russia, a solo 2 mesi di distanza, annunciavano la creazione di valute virtuali nazionali per facilitare il commercio internazionale. Nel caso della Russia, la valuta si chiamerà cryptorublo, non può essere estratto e il suo tasso di cambio sarà deciso dalla Banca Centrale della Russia. In alcun momento questa decisione implica la legalizzazione del mercato dei bitcoin in Russia. L’idea iniziale è sfruttarne i benefici in modo controllato. Lo Stato venezuelano potrebbe pianificare qualcosa di simile. Venezuela e Russia sono entrambi sanzionati dagli Stati Uniti, il che limita l’accesso al mercato finanziario e al sistema finanziario legato al dollaro per transazioni e progetti d’investimento. Gli Stati Uniti considerano la possibilità, secondo Bloomberg, di applicare sanzioni sul debito russo (come fatto col Venezuela), motivo per cui il governo Putin trova nella creazione di una moneta virtuale nazionale una risposta immediata per proteggere il debito e la connettività finanziaria nel mondo. Il 2017 è stato un anno importante nella transizione verso un sistema finanziario emergente separato dal dollaro in cui Russia e Cina sono attive costruendo un’architettura di pagamenti, investimenti e scambi regionali nella propria regione, con valute nazionali e nuovi elementi non necessariamente in concorrenza col denaro virtuale. Nel contesto di tale offensiva, in America Latina il Venezuela ha un ruolo pioneristico, in questa proiezione geo-economica che sfida la spina dorsale del potere politico statunitense nel mondo: la dipendenza dal dollaro. Una delle ragioni per cui la Russia lancia la propria moneta virtuale nazionale è che il principale hub geo-economico, la Comunità economica euroasiatica, uno dei poli commerciali più dinamici nel mondo multipolare che si sviluppa, è favorevole all’uso di questo mezzo di pagamento per i suoi scambi commerciali. La Russia vede indubbiamente i benefici geopolitici, con cautela e in base alla situazione, dell’uso del sistema di pagamenti che non dipende dal dollaro (oltre al fatto che viene usato come riferimento) e che consente di eludere le barriere finanziarie imposte dalle sanzioni. Da parte sua, il Venezuela soffre del terribile blocco finanziario, economico e petrolifero che, oltre a limitarne l’accesso ai mercati del debito, è arrivato a bloccarne le operazioni di base per il pagamento del debito estero e per importare farmaci e cibo nel momento in cui la popolazione ne ha più bisogno. L’uso della moneta virtuale facilita cooperazione e finanziamento in Venezuela e Russia, trovando un modo comune per aumentare i finanziamenti nel settore energetico, area importante per la sostenibilità economica a medio termine dei Paesi. L’annuncio del Presidente Maduro non va visto isolatamente ma nell’ambito di una strategia finanziaria che cerca meccanismi alternativi per superare i limiti delle banche statunitensi nell’effettuare pagamenti e importare forniture vitali per il popolo. La valuta virtuale offre un’alternativa a questa situazione poiché potrebbe funzionare da meccanismo di finanziamento e pagamento in valuta estera esterno alle banche statunitensi. Nell’ambito di questa strategia, la PDVSA (Petróleos de Venezuela SA) iniziava alcuni mesi fa a regolare il prezzo del greggio venezuelano in yuan e ordinava che pagamenti ed importazioni migrassero gradualmente verso banche europee, superando il blocco finanziario degli Stati Uniti. La valuta virtuale venezuelana, secondo Maduro, sarà un nuovo passo in questo processo per liberarsi dal dollaro. È una misura politica.

Conclusioni
La quantità di moneta virtuale da emettere e le sue condizioni dipenderanno dal governo e spetterà ad esso decidere le quantità di once d’oro, barili di petrolio, BTU di gas o carati di diamanti necessari per definirne il valore e l’uso delle carte di pagamento in valute virtuali. Allo stesso modo, una volta attivato il meccanismo, il mercato parallelo del dollaro sarà collegato al valore del Petro facendone abbassare il marcatore che, giorno dopo giorno, aumenta l’inflazione in Venezuela per ragioni politiche. Un articolo di Bloomberg di Leonid Bershidsky sull’annuncio del Presidente Nicolás Maduro, si arrabbia per la valuta virtuale venezuelana che potrebbe evitare le sanzioni finanziarie statunitensi, dando l’opportunità di contrarre debiti e avere un certo grado di anonimato col sistema centralizzato Blockchain, proteggendo i creditori dalle sanzioni e fornendo l’accesso necessario alle valute. Le valute virtuali possono essere utilizzate come strumenti dai Paesi sanzionati, in quanto non controllati o sottoposti alle istituzioni finanziarie di Stati Uniti ed Europa. L’argomento delle valute virtuali non va trattato con un’analisi moralistica. Sono buoni o cattivi? Dipende da come le si usano e dai risultati della strategia d’uso. Ci rendono vulnerabili ai fondi avvoltoio e agli speculatori finanziari? Questo accade con tutte le valute, non è peculiare delle valute virtuali. I fondi avvoltoio agiscono contro il Venezuela senza utilizzare questo meccanismo. Possono essere utilizzate per attività illegali? Il dollaro e le banche statunitensi sono usati per riciclare denaro di gruppi terroristici e trafficanti di droga. In effetti, ciò che fa paura è l’ascesa delle valute virtuali. Il tema delle valute virtuali farà molto parlare in Venezuela e se una cosa è chiara nel 2017, è che la fiducia in Maduro è importante per vincere le battaglie future.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Perché il Chavismo vince?

Marco Teruggi, Hasta el Nocau, 14 dicembre 2017Il Chavismo ottiene la terza vittoria elettorale in meno di quattro mesi. Ancora una volta, nettamente. Prima le elezioni per l’Assemblea nazionale costituente (ANC), il 30 luglio, poi i governatori, il 15 ottobre, e infine il 10 dicembre, dove, come ha detto il Presidente Nicolás Maduro 300 su 335 i municipi sono stati conquistati. La mappa conferma la correlazione dei voti con la grande maggioranza chavista, aggiungendovi un nuovo governatorato, per un totale di 19 su 23. Come vengono spiegati questi risultati? L’argomentazione dell’opposizione e dei suoi alleati internazionali è sempre la stessa: frode. È l’automatismo che usano davanti ad ogni risultato avverso. La mancanza di credibilità di tale accusa proviene dalla verifica del meccanismo elettorale, e da loro stessi, quando una parte della destra, che vince, riconosce i risultati e l’altra, che perde, no. È così dimostrato nelle dinamiche del conflitto venezuelano che tale affermazione è infondata. Le risposte vanno cercate nel modo in cui ciascuna delle forze arriva alle elezioni. L’opposizione l’ha fatto con diversi elementi contrari, e la capacità unica di spararsi ai piedi. La prima cosa è che una parte importante, in particolare i partiti principali, decise di non parteciparvi. Ciò non significa che la destra non fosse presente, ci sono municipi in cui ha vinto che lo dimostra. Ci sono molte loro note figure che si combattono e si accusano di tradimento, diversi candidati nello stesso comune. L’immagine è quella di una forza in crisi, di generali che si scontrano. Questo scenario è nato dopo la sconfitta subita all’elezione dell’ANC, che ha provocato sia il collasso dell’assise dell’unità democratica, sia la demoralizzazione della sua base sociale che comincia ad accusare i capi di essere dei traditori. Ciò ha portato alla sconfitta nelle elezioni per i governatori, fallimento politico ad effetto domino, accentuando la già evidente sconfitta strategica. I principali partiti hanno trascorso quattro mesi a chiedere di abbattere il governo con le violenze di strada, e presentarsi alle elezioni per astenersi. Il risultato era quindi prevedibile. Ciò conferma l’incapacità dell’opposizione di aprire una prospettiva sullo sviluppo sul conflitto venezuelano, dopo diciotto anni di processo rivoluzionario non ha acquisito il diritto di essere un’alternativa per la maggioranza della popolazione. La mancanza di credibilità ora è evidente al massimo. Ha perso in sei mesi il capitale politico accumulato, che aveva raccolto. Alle presidenziali erano disuniti, con tre inutili tentativi insurrezionali e quattro elezioni sotto il mandato di Nicolas Maduro. Hanno vinto una sola tornata elettorale, nel dicembre 2015, che non sono riusciti a gestire. La situazione in cui si trova l’opposizione è il prodotto dei propri errori, che sono anche, in alcuni casi, dovuti agli ordini dagli Stati Uniti, e dalla capacità politica del chavismo che è uscito dallo stallo mettendoli sulla difensiva.
La ripresa dell’iniziativa, materializzata con questo terzo risultato elettorale in 133 giorni, ha diverse ragioni. Una è che l’unità persiste, mentre l’opposizione è sempre più divisa. Il chavismo ha accettato Nicolás Maduro come leadership consolidata, e presentò candidature unitarie nella maggior parte delle elezioni regionali e municipali. Un’altra ragione è la coerenza. Il chavismo non ha mai ceduto all’appello allo scontro di piazza con cui la destra, tra aprile e luglio ha tentato di trascinarlo. La proposta era sempre la soluzione elettorale, e così è stato possibile contenere l’escalation e mantenere il potere politico. Unità e strategia di fronte a lotte interne e delusioni strategiche. Un’altra ragione va ricercata nei risultati della rivoluzione. Anche se la destra non riesce a consolidarsi come alternativa per la maggioranza, il chavismo trova la sua forza nella dimensione identitaria delle classi subalterne. Il chavismo non è solo leadership e varie mediazioni con successi e fallimenti, è un’esperienza politica di organizzazione della vita, che riguarda una parte del popolo venezuelano e può affrontare queste giostre elettorali con una base che la destra non ha. C’è la consapevolezza del momento storico, di ciò che è in gioco, di ciò che può essere perso in caso di sconfitta elettorale.
Ci possono essere vari motivi per questa terza vittoria elettorale in una fase in cui molti analisti avevano affermato e ribadito, nonostante i sondaggi, che il processo avrebbe inevitabilmente portato alla sconfitta del chavismo. Un trionfo che si verifica nel momento di maggiori difficoltà economiche nel Paese. Una situazione che non va considerata solo dal quadro politico: l’approfondirsi dell’attacco all’economia che cerca di condizionare il voto, per generare scenari contrari, che crollano sotto il proprio peso. Vi sono relazioni dirette tra dollaro illegale, aumento dei prezzi, penuria e risultati elettorali. Ciò che segue è un’enorme e urgente sfida per il chavismo: stabilizzare l’economia, rallentare la ritirata fisica che da l’immagine di un Paese in cui le azioni quotidiane sono una lotta per la maggior parte della popolazione. Ciò significa approfondire le partnership internazionali, le vie per evitare lo strangolamento che il governo degli Stati Uniti e i suoi alleati cercano d’imporre, e recuperare la capacità di governance dell’economia e di affrontare i nemici interni della rivoluzione. Uno di essi è la corruzione che avviluppa l’industria petrolifera e le importazioni, polmoni dell’economia. Le elezioni vincenti sono la possibilità di continuare il progetto storico. Un nuovo passo è stato preso in questo senso, e non solo in un contesto di avversità interne, ma in un momento in cui la destra nel continente, subordinata agli Stati Uniti, cerca di illustrare, come nel caso delle frodi elettorali in Honduras, dove è capace di arrivare. La nuova vittoria elettorale è quindi immensa, è una lezione di politica, un esempio che la rivoluzione venezuelana può dare.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La minaccia delle armi biologiche etniche

Tony Cartalucci – LD 30 novembre 2017La filiale di biologia molecolare del 59.mo Stormo medico dell’US Air Force ha rivelato di aver raccolto specificamente campioni di RNA e tessuti sinoviali (connettivi) russi, suscitando timori in Russia su un possibile programma specifico di armi biologiche etniche degli Stati Uniti. L’articolo di TeleSUR, “Timori sulla ‘bomba etnica’ mentre l’aeronautica statunitense conferma la collezione di DNA russo“, riferisce: “La Russia si preoccupa dei tentativi delle forze armate statunitensi di raccogliere campioni di DNA dai cittadini russi, rilevando il potenziale uso di tali campioni biologici per creare nuove armi per la guerra genetica. L’aeronautica statunitense ha cercato di placare le preoccupazioni del Cremlino, osservando che i campioni sarebbero stati usati solo per cosiddetti scopi di “ricerca” piuttosto che bioterrorismo. Riferendosi ai rapporti russi, il portavoce del Comando dell’US Air Education and Training Captain Beau Downey ha detto che il suo centro ha scelto casualmente il popolo russo come fonte di materiale genetico nella ricerca del sistema muscolo-scheletrico”. Il rapporto affermerebbe inoltre che: “Tuttavia, l’uso di campioni di tessuti russi nello studio dell’USAF ha alimentato il vecchio sospetto che il Pentagono continui a sviluppare una presunta “arma biologica” rivolta specificamente ai russi”. Il Presidente Vladimir Putin avrebbe dichiarato: “Sapete che materiale biologico viene raccolto in tutto il Paese, da diversi gruppi etnici e persone che vivono nelle diverse regioni geografiche della Federazione Russa? La domanda è: perché? È intenzionale e professionale”. Mentre le forze armate statunitensi tentano d’ignorare l’idea che qualsiasi tipo di arma biologica etnica sia oggetto di ricerca, la nozione di tale arma non è affatto inverosimile. I documenti politici statunitensi le includono nella pianificazione geopolitica e militare degli USA da due decenni, e l’Aeronautica statunitense stessa ha prodotto documenti riguardanti le varie combinazioni in cui tali armi si potrebbero usare. C’è anche la storia inquietante delle nazioni occidentali che hanno perseguito specifiche armi biologiche etniche in passato, come il regime dell’apartheid in Sud Africa che cercò di utilizzare il programma nazionale di vaccinazione come copertura per sterilizzare segretamente la popolazione nera. Le carte politiche degli Stati Uniti hanno discusso di bioarche etniche specifiche, “Nel rapporto del neo-conservatore Per un nuovo secolo americano (PNAC) del 2000 intitolato. “Ricostruire le difese dell’America” si afferma: “La proliferazione di missili balistici e da crociera e di velivoli senza pilota a lungo raggio (UAV) renderà molto più facile proiettare potenza militare in tutto il mondo. Le munizioni stesse saranno sempre più precise, mentre nuovi metodi di attacco, elettronico, “non letale”, biologico, saranno ancor più disponibili”. (p.71) Inoltre dichiarava: “Anche se ci vorrà qualche decennio perché il processo di trasformazione si compia, l’arte della guerra in aria, terra e mare sarà molto diversa dall’attuale, e il “combattimento” probabilmente avrà luogo in nuove dimensioni: spazio, “cyber-spazio” e forse mondo dei microbi”. (p.72) E infine: “E forme avanzate di guerra biologica che possono “colpire” specifici genotipi possono trasformare la guerra biologica da regno del terrore in strumento politicamente utile”. (p.72) Più di recente, nel 2010, l’aeronautica statunitense in un documento di controproliferazione intitolato “Biotecnologie: patogeni geneticamente modificati“, elenca diversi modi in cui tali armi potrebbero essere utilizzate: “Il gruppo JASON, composto da scienziati accademici, era consulente tecnico del governo degli Stati Uniti. Il suo studio ha generato sei classi di patogeni geneticamente modificati che potrebbero rappresentare gravi minacce per la società. Questi includono, ma non si limitano, armi biologiche binarie, geni progettati, terapia genica come arma, virus stealth, malattie trasmissibili e malattie progettate”. Il documento discute la possibilità che una “malattia possa spazzare via l’intera popolazione o un determinato gruppo etnico“. Mentre il documento sostiene che lo scopo è studiare tali armi per svilupparne le difese, la storia delle aggressioni militari globali degli USA, quale unica nazione ad aver mai usato armi nucleari contro un altro Stato nazione, suggerisce l’alta probabilità che se tali armi possono essere prodotte, gli Stati Uniti le avranno già stoccate, se non già schierate.

Il programma Coast del Sud Africa e il Biotech
La nozione dell’occidente che utilizza tali armi ha già un precedente allarmante. Il regime dell’apartheid in Sud Africa, nel rapporto delle Nazioni Unite intitolato “Project Coast: il programma di guerra chimica e biologica dell’apartheid”, spiega: “Ci fu una certa interazione tra i laboratori di ricerca Roodeplaat (RRL) e Delta G (laboratori di armi biologiche e chimiche), con Delta G che prese alcuni progetti biochimici di RRL ed RRL che eseguiva test su animali di alcuni prodotti Delta G. Un esempio di questa interazione riguardava il lavoro anti-fertilità. Secondo i documenti dei RRL (Roodeplaat Research Laboratories), la struttura aveva numerosi brevetti volti a sviluppare un vaccino anti-fertilità. Questo era un progetto personale del primo amministratore delegato di RRL, dott. Daniel Goosen. che svolse ricerche sui trapianti di embrioni, e disse alla TRC che lui e Basson avevano discusso la possibilità di sviluppare un vaccino anti-fertilità che potesse essere somministrato in modo selettivo, all’insaputa del ricevente. L’intenzione, disse, era somministrarla a donne sudafricane nere”. All’epoca, la tecnologia sembrava non essere sufficientemente matura per realizzare le ambizioni del regime dell’apartheid. Tuttavia, la tecnologia non solo oggi esiste, ma ci sono esempi di come sia usata con effetti spettacolari finora, ma potrebbe altrettanto facilmente essere usata per danneggiare. Il suddetto documento dell’US Air Force entra nei dettagli riguardanti ciascuna arma elencata, inclusa una: “terapia genica che potrebbe essere la pallottola d’argento del trattamento di malattie genetiche umane. Questo processo comporta la sostituzione di un gene cattivo con uno buono normalizzando la condizione del ricevente. Il trasferimento del gene “sano” richiede che il vettore raggiunga l’obiettivo. I vettori comunemente usati sono “virus geneticamente modificati per trasportare DNA umano normale” come “retrovirus, adenovirus, virus adeno-associati e virus herpes simplex”. La terapia genica è già utilizzata negli studi clinici per curare in modo permanente tutto, dai tumori del sangue alle malattie genetiche rare”. Il New York Times, in un articolo intitolato, “La terapia genica crea una pelle sostitutiva per salvare un moribondo”, riferisce una delle ultime scoperte utilizzando la tecnologia, affermando: “I medici in Europa hanno usato la terapia genica per far crescere fogli di pelle sana che hanno salvato la vita di un ragazzo con una malattia genetica che gli aveva distrutto la maggior parte della pelle, secondo quanto riferito dal team alla rivista Nature. Questo non è stato il primo utilizzo del trattamento, che aggiunge la terapia genica a una tecnica sviluppata per coltivare innesti cutanei per le vittime di ustioni. Ma era di gran lunga la maggior parte della superficie corporea mai coperta da un paziente con una malattia genetica: nove piedi quadrati”. Si potrebbe immaginare un’arma malvagia usata al contrario per eliminare i geni che mantengono la pelle sana, causando la formazione di vesciche sulla pelle della vittima. Nell’utilizzare la terapia genica come arma, il rapporto dell’US Air Force nota: “Si prevede che la terapia genica aumenti di popolarità. Continuerà ad essere migliorata e potrebbe essere indubbiamente scelta come arma biologica. La rapida crescita della biotecnologia potrebbe innescare maggiori opportunità di trovare nuovi modi per combattere le malattie o crearne di nuove. Le nazioni attrezzate a gestire le biotecnologie probabilmente considereranno la terapia genica una valida arma biologica. Gruppi o individui senza risorse o finanziamenti troveranno difficile produrne”. Riguardo ai “virus invisibili”, una variante della tecnica di terapia genica armata, il rapporto afferma: “Il concetto base di questa potenziale arma biologica è “produrre un’infezione virale criptica, strettamente regolata, che può entrare e diffondersi nelle cellule umane usando vettori” (simile alla terapia genica) e poi rimanere latente per un periodo di tempo fin quando non viene innescata da un segnale esterno. Il segnale quindi potrebbe stimolare il virus a causare gravi danni al sistema. I virus stealth potrebbero anche essere adattati per infettare segretamente una popolazione presa di mira a lungo periodo usando la minaccia di attivarla per ricattarla”. Con le terapie geniche già approvate per la vendita nell’Unione europea e negli Stati Uniti, e con altre in arrivo, non è impossibile che anche le terapie genetiche nascoste e armate siano già state sviluppate, e siano in attesa o già dispiegate come “virus stealth”.Sviluppo e diffusione
Gli Stati Uniti hanno una rete globale di laboratori e centri di ricerca medici militari. Oltre al 59.mo Stormo medico coinvolto nella raccolta del materiale genetico russo, gli Stati Uniti coprono l’intera regione del sud-est asiatico da Bangkok, in Thailandia, coll’Istituto di ricerca delle scienze mediche (AFIRMS). Mentre afferma pubblicamente che “conduce ricerche mediche all’avanguardia e sorveglia le malattie per sviluppare e valutare prodotti medici, vaccini e diagnostica per proteggere il personale del DoD dalle malattie infettive“, il personale, le attrezzature e la ricerca potrebbero facilmente essere usati per scopi duali creando qualsiasi bioarca etnica specifica “teorica” summenzionata. Il sito dell’ambasciata USA in Thailandia afferma che AFIRMS è la più grande rete mondiale di laboratori medici militari, sostenendo: “AFRIMS è la più grande rete mondiale di laboratori di ricerca medica all’estero del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, con laboratori gemelli in Perù, Kenya, Egitto, Repubblica di Georgia e Singapore. USAMD-AFRIMS ha circa 460 membri (prevalentemente tailandesi e statunitensi) e un budget di ricerca annuale di circa 30-35 milioni di dollari”. Con laboratori in Sud America, Europa, Africa e Asia, e attraverso l’uso di subappaltatori, l’esercito statunitense ha accesso a una varietà di materiali e strutture genetiche per condurre ricerche e sviluppare tutte le armi descritte dai documenti politici. Attraverso i programmi finanziati dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti, gli Stati Uniti potrebbero facilmente creare campagne di “vaccini” e “cliniche” per impiegare le armi biologiche sopra descritte in vari modi.Combattere al buio e illuminare
Il documento dell’US Air Force sottolineava anche: “Gli attacchi da guerra biologica possono assomigliare ad epidemie naturali e sarebbe molto difficile risalire alla fonte, sottovalutando così le azioni del perpetratore”. E in effetti, le nazioni senza la capacità di sequenziare, rilevare e reagire in modo indipendente armi biologiche genetiche etniche specifiche potrebbero essere già state prese di mira, o potrebbero essere prese di mira in qualsiasi momento senza alcun modo di saperlo, per non parlare di reagire. D’altra parte, le nazioni con non solo un’industria biotech ben sviluppata, ma anche con laboratori militari focalizzati sia sul rilevamento che sul lancio di una guerra biologica con tali armi, combatterebbe una guerra contro un nemico bendato. Per rimuovere la benda, i governi e le istituzioni militari di tutto il mondo, così come le comunità e le istituzioni locali, dovrebbero sviluppare ed avere accesso a un mezzo rapido ed efficiente per sequenziare il DNA, individuare anomalie e sviluppare possibili terapie geniche correttive o “patch” di DNA armati dannosi introdotti nella popolazione. La sorveglianza della guerra biologica dovrebbe essere effettuata non solo sulla popolazione di una nazione, ma anche su cibo e acqua, patrimonio zootecnico, fauna selvatica ed insetti. Le colture geneticamente modificate sono state progettate per colpire e spegnere i geni degli insetti e potrebbero essere altrettanto facilmente utilizzate per colpire i geni umani. L’articolo di Science Daily, “Le colture che uccidono i parassiti spegnendone i geni“, afferma: “Le piante sono tra i molti eucarioti che possono “spegnere” uno o più dei loro geni usando un processo chiamato interferenza RNA per bloccare la traduzione delle proteine. I ricercatori ora armano questo processo con colture ingegneristiche per produrre specifici frammenti di RNA che, dopo l’ingestione da parte degli insetti, provocano interferenze RNA arrestando un gene bersaglio essenziale per la vita o la riproduzione, uccidendo o sterilizzando gli insetti”. Gli studi sono ancora in corso per determinare quali danni gli organismi geneticamente modificati (OGM), allo stato attuale, fanno alla salute umana. Individuare e reagire a OGM sottili e armati sarà ancora più difficile. L’uso di zanzare geneticamente modificate per inoculare “vaccini” è un altro possibile vettore per le armi biotecnologie. La natura sempre più “globale” di molti programmi di vaccinazione è anche un pericolo incombente, soprattutto perché sono diretti principalmente da potenze occidentali, che protessero, cooperarono, aiutarono e persino favorirono il regime dell’apartheid sudafricano, anche su vari programmi di armamenti. Il biotech non è solo questione di economia, ma anche questione di sicurezza nazionale. Consentire a società straniere che rappresentano interessi stranieri compromessi o nebulosi di produrre vaccini per uso umano o veterinario o di alterare i genomi delle colture agricole di una nazione, per qualsiasi beneficio percepito, non può evitare possibili ed attuali minacce. In un mondo in cui la guerra si estende allo spazio cibernetico e genetico, le nazioni che non dispongono di sistemi sanitari indipendenti in grado di produrre propri vaccini o di gestire la propria biodiversità, si ritrovano indifese come nazioni senza eserciti, flotte o aeronautiche. Per quanto impressionanti siano le capacità militari convenzionali di una nazione, la mancanza di una pianificazione e di difese adeguate a questa nuova e crescente minaccia biotech attenua i possibili vantaggi e massimizza tale fatale debolezza. Se la genetica è una forma d’informazione vivente, i concetti IT familiari agli esperti di sicurezza possono rivelarsi utili per spiegare come salvaguardarsi dal “codice” malevolo introdotto nei nostri sistemi viventi. La capacità di “scansionare” il nostro DNA ed individuare il codice dannoso, rimuoverlo o curarlo e di sviluppare salvaguardie contro di esso, includendo il “backup” dei singoli genomi biologicamente e digitalmente, non impedirà alle armi biologiche di creare danni, ma li mitigherà, riducendo un possibile sterminio di un’intera etnia o razza a un focolaio contenibile e relativamente minore.
A differenza delle armi nucleari, ricerca e sviluppo di questi strumenti biotecnologici sono accessibili praticamente a qualsiasi governo nazionale e persino a molte istituzioni private. Integrare la biotecnologia nella pianificazione e realizzazione della sicurezza nazionale di una nazione non è più facoltativa o speculativa. Se gli strumenti per manipolare e indirizzare i geni per sempre esistono già, esistono anche gli strumenti per abusarne.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Le carenze militari degli USA: essere i più costosi non significa essere i migliori

Andrej Akulov SCF 29.11.2017L’aumento delle spese militari è una delle principali promesse della campagna presidenziale del presidente Trump. La spesa fiscale per la difesa 2018 presentata dal comitato congiunto Camera-Senato arriva a 692 miliardi di dollari, inclusi 626 miliardi per le spese di base e 66 per il fondo per le Overseas Operations (OCO). Ci sono altre spese relative ad altre agenzie di sicurezza, che superano i 170 miliardi. Includono l’Amministrazione nazionale per la sicurezza nucleare del dipartimento per l’Energia, il dipartimento per gli Affari dei veterani, il dipartimento di Stato, la Sicurezza nazionale, l’FBI e la sicurezza informatica del dipartimento di Giustizia. Le spese per la difesa rappresentano quasi il 16% di tutte le spese federali e la metà delle spese discrezionali. Gli Stati Uniti spendono di più per la difesa nazionale degli altri otto maggiori bilanci nazionali per la difesa del mondo: Cina, Arabia Saudita, Russia, Regno Unito, India, Francia e Giappone. Le discussioni sulla necessità di aumentare le spese militari sono una questione popolare. È opinione diffusa che gli Stati Uniti siano la potenza militare più formidabile che il mondo abbia mai visto. Senza dubbio, la potenza militare statunitense è grande, ma le loro forze armate non sono impeccabili. I piani di costruzione incontrano molti ostacoli. Ci sono punti deboli abbastanza gravi da mettere in dubbio l’efficacia degli attuali programmi di difesa e la preparazione al combattimento dei militari, sia in una guerra nucleare che convenzionale. Alcuni esperti sostengono che un primo attacco statunitense eliminerebbe la maggior parte della capacità di secondo attacco della Russia, con un numero limitato di missili nucleari da lanciare per rappresaglia bloccati dalla difesa antimissili balistici. Non vale la pena entrare nei dettagli. Anche se missili nei silo e sottomarini nucleari lanciamissili balistici strategici (SSBN) ormeggiati nelle basi venissero messi fuori combattimento, gli SSBN e gli aerei strategici russi di pattuglia si vendicherebbero, infliggendo danni inaccettabili. Il rischio c’è sempre ed è imprevedibile. Nessuno sano di mente ci proverebbe. In effetti, esiste la minaccia rappresentata dai missili da crociera a lungo raggio basati in mare e aria e dai bombardieri stealth B-2. Ma “alcuni” non bastano per un primo attacco. Se il nemico mantiene la capacità d’infliggere danni inaccettabili con un attacco di rappresaglia, la capacità limitata di colpirlo per primo è inutile. Inoltre, la velocità dei vettori è relativamente lenta e il rilevamento tempestivo è impossibile da evitare. Molta fuffa viene sollevata dal concetto Prompt Global Strike (PGS): la capacità d’attacco aereo convenzionale mirato in qualsiasi parte del mondo entro un’ora. Nessuna arma del genere è all’orizzonte nonostante gli sforzi finora applicati. Con spese per la difesa molto più ridotte, la Russia guida la corsa. La tecnologia delle armi ipersoniche “Boost Glide” presuppone l’uso di missili balistici o bombardieri, che verrebbero rilevati. Il PGS lanciato con alianti verrebbe avvistato provocando la rappresaglia nucleare. Gli Stati Uniti in realtà commetterebbero un suicidio colpendo la Russia con armi convenzionali innescando la risposta nucleare. Il primo missile d’attacco rapido convenzionale della Marina degli Stati Uniti fu testato il 30 ottobre. L‘US Navy iniziò a studiare il missile balistico a raggio intermedio lanciato da sottomarini (SLIRBM) per adempiere alla missione PGS intorno al 2003. Ma compiva la prima prova 13 anni dopo! E il vettore era un missile balistico. Viene confermato dal Cmdr. Patrick Evans, portavoce del Pentagono, che dichiarava: “Il test ha raccolto dati sulle tecnologie di spinta cinetica ipersonica e sulle prestazioni sperimentali nel volo atmosferico a lungo raggio“. Quindi, tecnologia che prolunga il volo. Il passaggio dai missili balistici a quelli ipersonici con traiettoria da crociera sin dall’inizio, per evitare che l’avversario confonda un missile balistico convenzionale con un missile nucleare, è ancora un sogno irrealizzabile. Non c’è nulla di testato finora. Il concetto PGS non potrà piegare la Russia. Colpire gruppi di terroristi con armi costose e sofisticate è delirante; non sono obiettivi per cui sprecare queste costose armi. E il principio del rapporto costo-efficacia? Ad ogni modo, dopo un grande sforzo, il programma PGS offre poco di cui essere orgogliosi, almeno per ora.
Il Congresso ha stanziato 190 miliardi di dollari per i programmi di difesa contro i missili balistici (BMD) dal 1985 al 2017. Per quasi due decenni, gli Stati Uniti hanno cercato di acquisire la capacità di proteggersi da limitati attacchi missilistici a lungo raggio. Alcuni risultati sono stati evidentemente esagerati. Sono disponibili capacità molto limitate contro missili non sofisticati e senza alcun rapporto con l’arsenale di Russia o Cina. In realtà, nulla è riuscito per poter parlare seriamente di reali capacità BMD. Il laser aerotrasportato YAL-1 è un esempio di sforzo costoso fallito. Il laser da 5 miliardi è in deposito. Il MRAP (Veicolo protetto contro le mine) è un altro esempio di fallimento. L’investimento di quasi 50 miliardi nel MRAP non ha senso. I veicoli pesantemente protetti non sono più efficaci nel ridurre i danni dei veicoli corazzati medi, sebbene siano tre volte più costosi. Molti veicoli MRAP sono stati consegnati a forze partner o venduti per rottamarli. Lo Stryker è la spina dorsale dell’esercito. Dopo anni di servizio, non ha ancora potenza di fuoco e protezione. Stryker sono andati persi in Afghanistan, dove il nemico non aveva blindati, aviazione, artiglieria o armi anticarro efficaci. Il veicolo ha uno scafo sottile. Uno Stryker è inutile contro un carro armato. Non è progettato per manovrare contro altri veicoli da combattimento ed è destinato a essere sconfitto dal nemico. Non ha protezione antiaerea. A cosa serva è una domanda senza risposta. L’esercito statunitense è scarsamente protetto dalle minacce aeree. Il THAAD è buono solo per la difesa missilistica, non per la difesa aerea. Il Patriot PAC-3 è destinato a contrastare missili balistici e da crociera tattici. Ha una capacità molto limitata contro gli aerei. PAC-1 e PAC-2 compatibili con gli aeromobili sono stati aggiornati nella variante PAC-3 e venduti all’estero. Non sono rimasti che gli Stinger portatili a corto raggio, con una gittata di 8 km e una quota massima di 4 km. Questo è uno svantaggio molto serio che rende le truppe estremamente vulnerabili ai raid aerei.
La nave da combattimento litoranea della Marina (LCS) è una classe di navi di superficie relativamente piccole destinate alle operazioni nel litorale (vicino le coste). Era destinata ad agire da nave agile e furtiva in grado di eliminare minacce antiaccesso e asimmetriche nei litorali. Il mese scorso, i costruttori navali Austal e Lockheed Martin ricevettero 1,1 miliardi per costruirne due. Sviluppo e costruzione di questa classe di navi sono afflitti dai costi. Le LCS sono afflitte anche da numerosi problemi, tra cui fratture strutturali, guasti del sistema informatico, fusione dei gruppi elettrogeni, tubi che scoppiano, problemi di propulsione ed errori di trasmissione potenzialmente disastrosi. E per giunta, gli ufficiali sono scettici sull’efficienza in combattimento. L’anno scorso, il presidente del comitato dei servizi armati del Senato John McCain criticò il programma, affermando che ben 12,4 miliardi di dollari sono stati sprecati dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per 26 navi da combattimento litoranee prive di capacità di combattimento. Secondo il direttore del test operativo e di valutazione del Pentagono, J. Michael Gilmore, alcuna delle due varianti LCS ora costruite da appaltatori concorrenti sopravviverebbe in combattimento, un fatto che mina l’intero concetto operativo della classe. È improbabile le LCS possano adempiere ai requisiti della difesa aerea della Marina. La nave è equipaggiata per una missione alla volta. Le LCS, male armate e prive di sensori, sacrifica moltissimo all’alta velocità, compresa l’autonomia e probabilmente la resistenza ai danni. Non è chiaro il motivo per cui la Marina dovrebbe averne bisogno. Corvette e fregate europee sono meno costose e più efficienti.
L’F-35 diventerà la spina dorsale dell’US Air Force e della Navy. Dovrebbe sostituire e migliorare diversi velivoli attuali ed obsoleti. Avviato nel 2001, il programma è il progetto più deficitario nella storia degli Stati Uniti. Quasi un decennio indietro rispetto al programma, non è riuscito a soddisfare molti dei requisiti progettuali originali. Il presidente Trump ha interrotto il programma a febbraio. Il costo unitario per aereo, superiore ai 100 milioni, è il doppio di quanto preventivato. Commercializzato come aereo da combattimento multiruolo potente e conveniente per garantire la supremazia aerea, risulta carente in queste cose. Gli aerei al momento non possono volare in caso di maltempo o di notte, e non sono stati impiegati in combattimento. Con così tanti soldi e tempo spesi, è troppo tardi per cancellare il programma o modificarlo significativamente. Il Pentagono ha dichiarato che l’F-35 “è troppo grande per fallire”. Secondo la CNBC, “L’F-35 simboleggia tutto ciò che c’è di sbagliato nella spesa della Difesa statunitense: produttori incontrollati ed incontrollabili (in questo caso, Lockheed Martin), e una cultura del Pentagono incapace di seguire adeguatamente i dollari dei contribuenti“. Mandy Smithberger del progetto di riforma militare Straus ritiene che “molti perdite derivino da cattiva gestione e concorrenza nei principali programmi di acquisizione come F-35 e LCS”. La portaerei Gerald Ford costava 13 miliardi di dollari produrla. È in ritardo di due anni e, secondo il principale tester del Pentagono, non può combattere. Ha problemi col controllo aereo, il movimento munizioni, l’autodifesa, lancio ed atterraggio di aerei. Un rapporto dell’Ufficio per la responsabilità del governo ha rilevato che la combinazione di problemi di costi, ostacoli ingegneristici e sistemi tecnologici non testati è allarmante e va affrontata dal Congresso. Alcuni esperti hanno anche sottolineato che nell’epoca dei missili a lungo raggio e potenti, le portaerei saranno obsolete (ma ancora incredibilmente costose) come risorse strategiche.
Le perdite del Pentagono sono aumentate vertiginosamente. Il rapporto 2016 dell’Ispettore Generale del dipartimento della Difesa rilevava che l’esercito ha speso 2,8 trilioni di dollari per aggiustamenti di voci contabili errate in un solo trimestre del 2015 e 6,5 trilioni per l’intero anno. Il servizio mancava di ricevute e fatture per supportare quei dati o semplicemente li inventava. Secondo War is Boring, “Il comando delle operazioni speciali degli USA ha speso milioni di dollari per droni minuscoli senza sapere che non funzionavano, il dipartimento per i Veterani ha speso 6 miliardi usando carte d’acquisto per piccole transazioni e l’esercito cerca disperatamente di assumere qualcuno per installare, riparare ed ispezionare le attrezzature per parchi giochi delle scuole del Pentagono in Europa“. Aggiungete gli scandali per martelli da 100 dollari, sedili dei WC da 300 dollari e muffin da 16 dollari. La spesa di 50000 dollari per indagare su bombe capaci d’inseguire elefanti africani è la storia di spreco del Pentagono preferita da tutti. Nonostante sia al vertice delle spese militari, l’esercito statunitense ha gravi carenze ed è impantanato nei problemi. Le carenze nella pianificazione militare riducono notevolmente le capacità operative. Il rapporto costo-efficienza è un grosso problema. Essere il più costoso non rende automaticamente l’esercito statunitense il migliore.

Lo YAL-1 rottamato

Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito