Verso la guerra civile oligarchica ucraina

Alessandro Lattanzio, 24 marzo 201500-sergei-korsun-salo-as-the-bait-14-08-14Battaglioni territoriali
La Guardia Nazionale di Ucraina (GNU) dipende dal ministero degli Interni ucraina, fu creata il 12 marzo 2014 con la legge “Sulla Guardia Nazionale di Ucraina“, convertendo le truppe del ministero degli Interni nella Guardia Nazionale ucraina, ciò allo scopo di
– spezzare e comandi delle truppe interne e del ministero degli Interni, piazzandovi i golpisti;
– reprimere gli oppositori al golpe, con la scusa di “epurare le truppe e ministero degli Interni“;
– cancellare i dossier sui crimini commessi dai golpisti;
– sostituire le forze di sicurezza interna legali con squadroni basati su “purezza ideologica” e “ideali nazionalisti”, facendovi entrare i nazisti di Pravij Sektor.
Comunque la Guardia Nazionale veniva suddivisa in tre strutture:
1) battaglioni territoriali Azov, Donbass, Ajdar, Shakhtjorsk, ecc., composti da criminali neonazisti e elementi di Pravij Sektor, mercenari da Stati baltici, Georgia, Scandinavia, Francia, Polonia. Impiegano verso le popolazioni locali i metodi utilizzati nella seconda guerra mondiale dalla Divisione SS Galizien e dall’UPA banderista. Si identificano dai nastri adesivi gialli.
2) battaglioni territoriali Vinnitsa, Tavrja, Sich, Feniks, ecc. composti da volontari majdanisti privi di addestramento e di una vera base ideologica. Si identificano dai nastri adesivi gialli.
3) battaglioni della polizia Skif, Kherson, Kiev-1 e altri. Sono i resti delle truppe interne sopravvissute alle purghe nel ministero degli Interni. Si identificano dai nastri adesivi rossi.
La maggior parte dei battaglioni è subordinata alle forze di sicurezza ucraina e collabora strettamente con le Forze armate dell’Ucraina

Ministero degli Interni dell’Ucraina
Unità d’assalto della Guardia Nazionale di Ucraina:
• reggimento (ex-battaglione) Azov, creato a Marjupol e sponsorizzato da Igor Kolomojskij e Arsen Avakov, capeggiato da Andrej Biletskij e Igor Mosejchuk. Nucleo del battaglione Azov sono i neonazisti di Assemblea Nazional-Sociale, Pravij Sektor, Patrioti d’Ucraina ed Autodifesa di Majdan.
• battaglione Kulchinskov
• 2.do battaglione speciale Donbass, creato a Dnepropetrovsk da Igor Kolomojskij e capeggiato da Semjon Grishin (Semenchenko), composto da 630 elementi.
• 9.no reggimento Gepard delle forze speciali della GNU, il primo comandante Andrej Teteruk fu eliminato il 29 agosto 2014 ad Ilovajsk.
• battaglione Ucraina, creato da Oleg Ljashko.
• battaglione Kirovograd, primo comandante Snitsar eliminato il 23 luglio 2014.

Battaglioni speciali della Polizia:
Kiev-1 creato dai fratelli Klishko ed Arsen Avakov, capeggiato da Evgenij Dejdej e formato da 462 elementi.
Kiev-2 capeggiato da Bogdan Wojciechowski.
Golodnij Jar, primo capo Eugene Wojciechowski, eliminato il 7 luglio 2014, ora capeggiato da Nikolaj Shvalja
Tempesta
Mirotvorets
Artjomovsk
Santa Maria
Svitjaz, creato a Kherson.
Temur, capeggiato da Temur Juldashev.
Diritti di Destra, gruppo del SBU capeggiato da Dmitrij Snegirjov.
• 23.mo Skif, creato a Zaporozhe.
• Altri 21 battaglioni

Ministero della Difesa dell’Ucraina
Battaglioni territoriali:
• 21.mo Rus, creato a Kiev, il primo comandante Aleksandr Gumenjuk fu eliminato il 15 agosto 2014.
• 24.mo Ajdar, sponsorizzato da Igor Kolomojskij e capeggiato da Sergej Melnichuk, formato da due compagnie, distrutte una il 19 giugno 2014 presso il villaggio Metallist e l’altra il 1° settembre 2014 nell’aeroporto di Lugansk.
Chernigov-1, creato da Igor Kolomojskij, il primo comandante Radevskij, eliminato il 21 luglio 2014.
Shakhtjorsk, capeggiato da Andrej Filonenko.
Batkivshina
• 40.mo Krivbass, capeggiato da Aleksandr Motril.
Dnipro-1, creato il 14 aprile 2014 a Dnepropetrovsk, sponsorizzato da Igor Kolomojskij e Arsen Avakov, formato da 500 mercenari.
Dnipro-2, creato da Igor Kolomoiskij e capeggiato da Dmitrij Jarosh.
• 9.no Vinnitsa
Artjomovsk, creato a Dnepropetrovsk.
Volin
Gorin, creato a Rovno.
Ivano-Frankovsk
Lvov
Nikolaev
Tavrja, creato a Kherson.
Kherson, primo comandante Ruslan Storchius, eliminato il 25 agosto 2014.
• 5.to Transcarpazi, creato a Ivano-Frankovsk.
• 43.mo, creato a Dnepropetrovsk da Igor Kolomojskij.
• 39.mo
• altri 26 battaglioni

Forze armate dell’Ucraina:
• battaglione Feniks (3° battaglione della 79.ma brigata aeromobile)
• battaglione UNSO (54° battaglione da ricognizione della 30.ma brigata meccanizzata)

Si coordinano con i ministeri della Difesa e degli Interni:
• corpo volontari “Pravij Sektor
• battaglione OUN (Organizzazione dei nazionalisti ucraini)

Battaglione Dudaev: Isa Munaev e Iljas Musaev, due islamisti ceceni che parteciparono alle due guerre cecene degli anni ’90, rifugiatisi in Danimarca dopo la sconfitta del separatismo taqfirita ceceno, da cui condussero le attività terroristiche in Cecenia tramite l’ONG “Caucaso libero” dove incontrarono il terrorista anglo-ceceno Adam Osmaev. L’obiettivo di “Caucaso libero” era mobilitare islamisti e russofobi caucasici. Munaev ne fu presidente e Musaev capo del comitato organizzatore. Caucaso Libero ha poi creato il nazibattaglione Dzhokhar Dudaev, attivo nel Donbas, il cui capo Munaev, eliminato a Debaltsevo, fu sostituito da Adam Osmaev marito della rappresentante di Caucaso libero in Ucraina Amina Okueva. Non è un caso che tra i mercenari del nazibattaglione Dudaev vi siano diversi danesi. Per loro la guerra civile ucraina è una guerra contro la Russia, “la lotta contro i russi è la lotta di tutti noi“. Per Munaev la guerra in Ucraina era la continuazione delle guerre in Cecenia, inoltre denominò la prima compagnia del battaglione, Aleksandr Muzichko, membro dell’UNA-UNSO e di Pravij Sektor, che aveva combattuto in Cecenia, al fianco degli islamisti, prima di essere eliminato nel marzo 2014 dalla polizia ucraina.

Isa Munaev

Isa Munaev

Un’altra interessante infografica del sito propagandista uacrisis.org mostra i battaglioni ucraini a marzo 2015 rompere con la loro subordinazione. Va notato che il conteggio dei battaglioni è assai differente, e un certo numero di essi, evidentemente, non è più grande di una compagnia. Inoltre, alcuni di tali battaglioni (subordinati al ministero della Difesa dell’Ucraina) non sono puramente volontari, parzialmente comprendendo truppe mobilitate. La maggior parte dei battaglioni volontari è fuori dalle Forze armate ed è soggetta al ministero degli Interni dell’Ucraina (battaglioni speciali della polizia), o della Guardia nazionale di Ucraina (sempre del ministero degli Interni). Così, il nucleo più “ideologico” dei battaglioni volontari non mai ha preso parte direttamente alle ostilità o n’è stato coinvolto sporadicamente. In generale, i volontari di tali battaglioni sono sorprendentemente pochi e, secondo le stime più oggettive, in un anno di guerra civile non superano le 10 mila persone (esclusi gli stranieri) su 40 milioni di abitanti sotto il controllo di Kiev. Il nazionalismo ucraino è seriamente sopravvalutato, e ciò in particolare non ha permesso di fare della Guardia nazionale dell’Ucraina la “guardia rivoluzionaria” ideologica del regime mjadanista, come si era pensato alla sua creazione; per la maggior parte sono truppe del ministero degli interni “ri-verniciate”. In realtà, RPD e RPL hanno attratto un numero maggiore di volontari tra la popolazione dei territori sotto il loro controllo, rispetto al resto dell’Ucraina controllato dai “patrioti ucraini”. Tale fattore incide in modo significativo sull’efficienza complessiva delle forze ucraine, composte per lo più da mobilitati. Nonostante tutte le PR sulle unità di volontari ucraini, hanno avuto un impatto piuttosto limitato sulle ostilità, e praticamente il peso della guerra grava (e graverà) sulle forze armate ucraine.

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Jarosh, Kolomojskij e Poroshenko

Il 19 marzo la Rada approvava alcuni emendamenti alla legge sulle società per azioni, che privava Kolomojskij del controllo su Ukrnafta, licenziando il suo protetto Aleksandr Lazorko, e sulla Ukrtransnafta, nominandone a capo Jurij Miroshnikov, che veniva accompagnato alla sede di Ukrtransnafta da un gruppo di soldati. Kolomojskij vi aveva inviato i suoi uomini armati per reinsediare Lazorko. Nell’aprile-maggio 2014 Ukrtransnafta aveva pompato 675000 tonnellate di petrolio senza l’autorizzazione del ministero dell’Energia ucraino. Il primo ministro Arsenij Jatsenjuk aveva chiesto d’avviare un procedimento penale. Quindi, a Kiev, le sedi dell’Ukrnafta, la maggiore società petrolifera ucraina, e dell’Ukrtransnafta, società di trasporto petrolifero, venivano occupate dai mercenari del nazibattaglione Sich dell’oligarca Kolomojskij. Kolomojskij, socio di minoranza presso tali aziende, reagiva così alla nuova legge ucraina sulla gestione delle quote azionarie, che gli sottraeva il controllo delle società in questione. Oltre all’occupazione armata delle due compagnie, Kolomojskij chiedeva “la federalizzazione finanziaria” dell’Ucraina, secondo cui il 90% delle entrate fiscali non doveva lasciare le regioni. Kolomojskij era stato avvertito dall’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina, Jeffrey Pyatt, a non permettere la continuazione della “legge della giungla” nella risoluzione delle questioni politiche ed economiche; avvertimento che Kolomojskij aveva chiaramente ignorato. Difatti, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina aveva detto che “i vecchi tempi stavano finendo” e il presidente ucraino Poroshenko aveva dichiarato, il 23 marzo, che non avrebbe consentito a nessuno di disporre di eserciti privati, “La difesa territoriale (i nazibattaglioni) obbedirà ai vertici militari e a nessun governatore sarà permesso avere un proprio esercito”. Poroshenko in precedenza aveva rimproverato Kolomojskij anche per l’aggressione al giornalista di ‘Radio Liberty’ (Svoboda) Mustafa Najm (un agente della CIA). Per ripicca Kolomojskij aveva bloccato 50 milioni di dollari di Poroshenko presso la ‘PrivatBank’ (di prorpietà di Kolomojskij). Anche il capo del SBU Valentin Nalivajchenko aveva intimato agli occupanti della sede di Ukrnafta di disarmare, che invece si consolidavano stendendo una recinzione per impedire gli assalti. Nalivajchenko aveva anche detto che alcuni dirigenti dell’amministrazione regionale di Dnipropetrovsk guidavano dei gruppi di banditi, sostenendo così Poroshenko assieme al ministro degli Interni Arsenij Avakov, e mettendo Kolomojskij al centro del mirino della junta di Kiev. Il 22 marzo, numerosi battaglioni venivano ritirati dal fronte dirigendosi a Kiev, secondo il giornale ucraino Vesti, mentre a Odessa la raffineria di petrolio NPZ veniva presidiata da 50 uomini armati del nazibattaglione Dnipro-1.
paryvi SectorNel frattempo il braccio destro di Kolomojskij, Andrej Palitsa, imposto da Kolomojskij a sindaco di Odessa, affermava che i nazibattaglioni che occupavano la città fin dalla strage del 2 maggio, ora l’avevano lasciata. Il 23 marzo, Poroshenko faceva rimuovere da Odessa le strutture di sicurezza vigenti dal 6 maggio 2014, quando la polizia veniva affiancata da mercenari di Pravij Sektor e majdanisti controllati da Igor Palitsa, governatore di Odessa e socio di Kolomojskij. Igor Palitsa, fu messo da Kolomojskij a capo dell’Ukrnafta fino al 2007, quando divenne deputato. Dal 24 marzo, quindi, per ordine di Poroshenko, i paramilitari di Kolomojskij non svolgevano più ‘servizio d’ordine’ ad Odessa. Kolomojskij reagiva anche facendo togliere il sostegno di 4 deputati (Korban, Olinik, Filatov e Denisenko) a Poroshenko; chiedendo le dimissioni di Nalivajchenko a capo del SBU; chiedendo il riconoscimento di RPD e RPL, qui scontrandosi con gli Stati Uniti; accusando lo Stato Maggiore e Poroshenko di incompetenza militare e di nascondere le perdite subite; chiedendo una Majdan a Dnepropetrovsk allo scopo di crearsi una base di consenso popolare da cui contrattare con Kiev. Tutte misure volte a salvare ricchezza e potere, accumulati da Kolomojskij e complici, ricercando un compromesso con Poroshenko. Ma il vicegovernatore di Dnepropetrovsk, e quindi di Kolomojskij, Gennadij Korban accusava Poroshenko di voler attuare “il protocollo segreto” degli accordi di Minsk: la distruzione di “Pravij Sektor”, “Spero che non sia vero, ma ci sono dei dubbi dovuti alla reazione e alla persecuzione (contro Kolomojskij)”, sottolineando che “contro di lui ci sono 8 processi penali, e nessuno contro i deputati dell’opposizione. Putin s’è rotto i denti a Dnepropetrovsk, anche Poroshenko se li romperà. Sono fuori dal partito. Invitiamo tutti alla nuova Veche (assemblea popolare) a piazza Eroi di Majdan. Petro Poroshenko non ha alcuna relazione con la rivoluzione della dignità. Ha paura della terzo Majdan, ma in realtà la seconda rivoluzione non è ancora finita. Kiev, che ci ha promesso l’indipendenza economica con il decentramento finanziario, non ha fatto niente. Smettetela di mentire su decentramento, sui progressi dell’Operazione Anti-terrorista (repressione del Donbas), sul numero delle vittime; abbiamo dati accurati che raccogliamo da tempo sullo stato dei militari e della sicurezza ucraino. Oggi Kiev è occupata dai ladri. Ed è tempo che tali ladri fuggano”.
Vitalij Kuprij, altro deputato di Kolomojskij, accusava Poroshenko di:
• Non aver venduto le sua attività una volta eletto: la fabbrica di Lipetsk e “Canale 5″
• di esser colluso con Viktor Janukovich
• di aver, assieme alla presidentesse della Banca centrale ucraina Valerija Gontareva, accumulato miliardi con l’instabilità monetaria
• di coprire il tradimento dello Stato Maggiore e dei servizi di sicurezza nel Donbas
• di agire in favore di Putin, di aver violato gli obblighi internazionali dell’Ucraina verso l’Unione europea, fermato il processo di ratifica dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale, in modo da non finire in carcere per la strage di civili nel Donbas
• di sabotare le riforme delle forze dell’ordine, del sistema fiscale, e per l’adozione di una finanziaria antipopolare che riduce i servizi sociali.
• di ostacolare la creazione dell’ufficio anti-corruzione.
• d’interferire nei processi più importanti. Nel “caso Gongadze” avrebbe bloccato la declassificazione dei documenti, per consentire ai mandanti dell’omicidio l’impunità
• di aver bloccato la riabilitazione dei prigionieri politici del ‘regime’ di Janukovich e aver avviato procedimenti contro i manifestanti che criticano il governo
• di supportare una “giustizia selettiva” e l’inazione nei casi di violazione dei diritti umani.
“Poroshenko continua a ingannare il popolo ucraino”, concludeva il fantoccio di Kolomojskij”
.
Igor-KolomoiskiIn generale, tutto ciò appare un azzardo enorme con pessime carte, dove Kolomojskij assai probabilmente sarà annientato o costretto ad accettare una pace umiliante con numerose concessioni a Poroshenko e soci. Le sue risorse sono molto più deboli di quelle di Poroshenko, ed è tutt’altro certo che “Pravij Sektor”, creatura del SBU, e Jarosh, uomo di Nalivajchenko, non passino dalla parte di Poroshenko, perché “Pravij Sektor” dipende sia dal SBU tanto quanto dai soldi di Kolomojskij. Le risorse finanziarie di Poroshenko sono molto più elevate (essendo a capo dello Stato e avendo la possibilità di utilizzare risorse estere)… L’illusione che Kolomojskij possa dettare condizioni a Kiev ricordano le illusioni di Khodorkovskij, che pensava che tanto denaro e l’influenza politica da esso acquistato potessero sconfiggere la sicurezza e l’apparato statali. Khodorkovskij ha avuto il tempo di pensarci a Chita (in prigione) per un certo numero di anni. Kolomojskij, grazie a un potere enorme e una montagna di denaro cadutigli addosso, aveva semplicemente perso il senso del pericolo e credeva che tutti gli fosse permesso, potendo imporsi al governo ucraino, dimenticando che i banditeschi nazibattaglioni sono un argomento piuttosto debole verso l’esercito, il Ministero degli Interni e il SBU, in una situazione di stallo. … La junta, controllata dagli Stati Uniti e che ne persegue gli interessi regionali, non sarà sentimentale sul monopolio della violenza ed osserva con freddezza le convulsioni di Kolomojskij, perché ha la cosa più importante: il sostegno degli Stati Uniti, quindi carta bianca contro di lui. Alle dichiarazioni isteriche di Kolomojskij si contrappongono fredde minacce ed ultimatum di coloro che possono facilmente organizzare una notte dei lunghi coltelli per gli assalitori estemporanei e i loro mandanti”. Invece, secondo Mikhail Pogrebinskij, del Centro di studi politici e conflitti di Kiev, lo scontro tra Poroshenko e Kolomojskij può devastare l’economia ucraina. Kolomojskij è l’oligarca che possiede PrivatBank, la maggiore banca privata ucraina, e il suo crollo può seppellire il sistema bancario del Paese. Inoltre, Kolomojskij controlla le regioni di Dnepropetrovsk, Odessa e Zaporozhe. Quindi, secondo Pogrebinskij, si dovrà negoziare con lui, “In caso contrario, questa guerra potrebbe seppellire l’intera economia del Paese. Senza discutere con Kolomojskij non si va da nessuna parte, e quindi i suoi battaglioni possono creare una terza repubblica popolare. Ma molto dipende dalle azioni dell’ambasciatore degli Stati Uniti“.
Il 24 marzo Poroshenko incontrava Kolomojskij che firmava le dimissioni da governatore di Dnepropetrovsk, venendo sostituito da Valentin Reznichenko. In precedenza il ministro dell’Energia Demchishin aveva ordinato a tutte le imprese del ministero di spostare le proprie riserve finanziarie dalla Privatbank alle banche statali. Ukrtransnafta vi aveva depositato diversi miliardi di grivne. Inoltre, la Rada aveva presentato un disegno di legge per nazionalizzare la Privatbank, che è la maggiore istituzione finanziaria dell’Ucraina detenendo il 26% dei risparmi personali e il 15% del patrimonio bancario ucraini, ammontante a 204,6 miliardi di grivne. La Privat ha 2600 filiali e 19400 bancomat per 16,3 milioni di carte. I principali azionisti sono Gennadij Bogoljubov e Igor Kolomojskij, ognuno con il 36,98% delle azioni, e la società Triantal Investments Ltd di Cipro, che ne detiene il 16,23%. Secondo il presidente dell’Investment-Trust Bank Aleksandr Podolkanko, e il presidente del Centro Analitico ucraino Aleksandr Okhrimenko, se la Privatbank crollasse, collasserebbe l’economia ucraina, “Detiene 169 miliardi di grivne in depositi personali. Né il governo né la Banca di assicurazione dei depositi potrebbero coprire tale importo“. La nazionalizzazione della Privat la porterebbe al fallimento, secondo Okhrimenko, e alla fuga di capitali, come fu evidente nel 2013 quando Janukovich tentò di sottrarre alcune attività a Kolomojskij, e costui trasferì i vertici della banca a Londra. La Banca nazionale ucraina a febbraio fornì a Privatbank 3,29 miliardi di grivne su un totale di 4,8 miliardi di rifinanziamenti. Il rifinanziamento fu ottenuto su garanzia delle proprietà personali di Igor Kolomojskij, che nel 2014 ebbe 749 milioni di grivne di profitti, superato solo da Citibank.

Geoffrey Pyatt,

Geoffrey Pyatt

Riferimenti:
Cassad
Cassad
Fortruss
Fortruss
Fortruss
Fortruss
Fortruss
Fortruss
Fortruss
Russia Insider
Russia Insider
Russia Insider
Russia Insider
Russie Sujet Geopolitique
Slavyangrad

I trilioni scomparsi di Rumsfeld, Stavridis e la guerra non convenzionale

Christof Lehmann, NEONsnbc 24 marzo 2015

Il 10 settembre 2001, il segretario alla Difesa degli USA Donald Rumsfeldt dichiarò che 2300 miliardi di dollari del bilancio del Pentagono non potevano essere contabilizzati. L’11 settembre 2001, l’ufficio contabile del Pentagono e il Comando Navale furono colpiti, presumibilmente da un aereo. I sopravvissuti avrebbero segnalato esplosioni nel Pentagono prima all’impatto del presunto aereo. Durante la Forrestal Lecture 2012, l’ammiraglio James G. Stavridis affermò di aver lavorato come contabile scelto al Pentagono, e di aver avuto la fortuna di sopravvivere. Nel 2009 Stavridis fu promosso Comandante supremo della NATO in Europa. Responsabile nel 2011 delle operazioni NATO in Libia, Stavridis descrisse l’intervento della NATO in Libia come “culmine e modello per futuri interventi”.

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Ammiraglio James G. Stavridis

Il 10 settembre 2001, il segretario della Difesa Donald Rumsfeld dichiarò la guerra agli sprechi, sottolineando che 2300 miliardi di dollari dal bilancio del Pentagono non risultavano. CBS citò Rumsfeld dire che il denaro sprecato dai militari costituiva una grave minaccia “Infatti, si potrebbe dire che sia questione di vita o di morte“. Rumsfeld prometteva il cambiamento dall’11 settembre. In effetti, il cambiamento avvenne quell’11 settembre; per molti di coloro che lavoravano al Pentagono, il cambiamento costò la vita, mentendo in pericolo di vita i sopravvissuti che lavoravano negli uffici colpiti. Una dei sopravvissuti è April Gallop che testimoniò sotto giuramento in un’intervista video-registrata da Barbara Honegger, che condusse un’indagine approfondita sugli eventi al Pentagono dell’11 settembre. April Gallop affermò che si ebbe una violenta esplosione vicino al suo ufficio nell’Ala Due o Corridoio Cinque, 100 metri più a nord rispetto alla narrazione ufficiale sul presunto punto d’impatto dell’aereo, che fermò il suo orologio alle 9:30. April Gallop non vide rottami di aereo, poltrone, bagagli, corpi di passeggeri, né carburante. Il suo orologio è conservato in un luogo sicuro. Gallop vide l’incendio scaturire dai computer. Barbara Honegger riporta che altri testimoni oculari, tra cui Tracy Webb, videro tali incendi dai computer nell’Anello E del Corridoio Quattro. Aprile Gallop contattò diversi altri sopravvissuti che possono corroborare la sua testimonianza, ma a cui dovrebbero garantire protezione prima di farsi avanti. L’impatto del presunto aereo avvenne otto minuti dopo massicce esplosioni nel Pentagono. Un altro orologio del Pentagono, conservato allo Smithsonian, nonché prove fotografiche, dimostrano che altri orologi si fermarono per le esplosioni prima del presunto impatto dell’aereo. La ricerca di Barbara Honegger mostrerebbe che “qualcosa” colpì il Pentagono anche dall’esterno. Quell’oggetto, però, non era un aereo di linea e colpì a 150 metri dal luogo del presunto impatto del jet di linea.
La guerra di Donald Rumsfeldt agli sprechi si trasformò nella guerra globale al terrorismo e nelle invasioni di Afghanistan e Iraq. Le informazioni sui 2300 miliardi di dollari scomparsi furono distrutte l’11 settembre. Nel 2012 il Comandante supremo in Europa della NATO (SACEUR), Ammiraglio James G. Stavridis, alla Forrestal Lecture presso l’Accademia Navale parlò dell’evoluzione e sviluppo della guerra nel 20° secolo. Stavridis ricorda che Prima e Seconda guerra mondiale, nonché la Guerra Fredda, erano guerre contro i muri, dalla linea Maginot alla cortina di ferro, dalla Cortina di bambù al Muro di Berlino. Stavridis sottolinea che ci volle “una lezione scioccante”, l’11 settembre 2001, per dimostrare che le mura non proteggono il mondo moderno. Stavridis puntò su un’immagine a grande schermo della sezione del Pentagono distrutta l’11 settembre 2001, affermando che vi lavorava da neo-ammiraglio “nel mondo del budget della Marina“. Indicando la sezione del Pentagono distrutta l’11 settembre 2001 disse “ovviamente, ho la fortuna di essere oggi qui a parlarvene“. Un tentativo di raggiungere l’ormai ex-ammiraglio James G. Stavridis, preside della Facoltà Fletcher dell’Università Tuffs, rimase senza risposta. Stavridis sarebbe un testimone importante e sarebbe anche interessante sapere se lavorasse presso gli uffici nell’Anello E del Pentagono o presso il Centro Comando Navale (NCC) negli Anelli D e C. La NCC fu l’unico ufficio della Marina colpito delle esplosioni l’11 settembre 2001. Dov’era e a cosa lavorava nei giorni prima dell’11 settembre e l’11 settembre il neo-nominato ammiraglio, divenuto SACEUR della NATO nel 2009? Da SACEUR della NATO, Stavridis fu responsabile delle operazioni NATO in Libia nel 2011.
Nel novembre 2010 il John F. Kennedy Special Warfare Center e la Scuola di Ft. Bragg, Carolina del Nord, pubblicarono la Circolare Formativa TC 18-01 intitolata “La guerra non convenzionale delle Forze Speciali“. La TC 18-01 fu pubblicata per le forze speciali statunitensi, nonché per i “contractors”. La circolare contiene un avviso che indicava “Distruggere con qualsiasi metodo per impedire la divulgazione dei contenuti o la ricostruzione del documento”. Il documento era “disponibile per gli studenti esteri solo caso per caso“. Il documento afferma che gli Stati Uniti, nel prossimo futuro, si sarebbero impegnati soprattutto in guerre non convenzionali. Il documento contiene un approccio strutturato alla sovversione del Paese preso di mira, a cominciare da valutazione di un’opposizione fattibile e cooperativa, creazione di eventi per polarizzare la società, costituzione di gruppi armati e loro sviluppo in forza capace di combattere una guerra civile o una guerra non convenzionale sotto supervisione, per raggiungere gli obiettivi della politica estera degli Stati Uniti. La TC 18-01 contiene de-facto il piano del coinvolgimento di Stati Uniti e NATO in Libia e Siria, al comando del SACEUR della NATO Stavridis. Il TC 18-01 aveva anche piani precisi per la guerra in Iraq e la “crisi” in Ucraina. Purtroppo, non è stato possibile raggiungere James G. Stavridis alla Fletcher School della Tuffs University. Ivo H. Daalder e James G. Stavridis furono i co-autori dell’articolo “La vittoria della NATO in Libia. Il modo giusto per intervenire“. L’articolo sulla NATO che oltrepassava le disposizioni della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1973 (2011) fu pubblicato su Foreign Affairs, marzo/aprile 2012, pp 2-7. Al 25° vertice della NATO a Chicago, nel 2012, la NATO adottò le premesse di tale articolo per la sua dottrina strategica. Oltre a domande sulla sua esperienza nei giorni precedenti l’11 settembre 2001, sarebbe interessante chiedere a James G. Stavridis se si ritrova ancora con ciò che scrisse in quell’articolo, e cioè che “la Libia fu un momento istruttivo e modello per futuri interventi”. Probabilmente 2,3 trilioni di dollari sono un budget utile per avviare guerre da combattere “in nero”.

L'ammiraglio James G. Stavridis saluta il Generale Dario Ranieri

L’ammiraglio James G. Stavridis saluta il Generale Dario Ranieri a Camp “Arena”, Herat, Afghanistan

Dr. Christof Lehmann, consulente politico indipendente su conflitti e risoluzione dei conflitti, fondatore e direttore di Nsnbc, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Di quanti eserciti ha bisogno l’Europa?

Rostislav Ishenko, presidente del Centro di Analisi dei Sistemi e Previsioni, Kultura 21 marzo 2015 – The Saker438053Sullo sfondo della decisione del FMI di prestare all’Ucraina 17,5 miliardi in quattro anni (un altro trucco per ricevere fondi, dato che il piano di salvataggio precedente, concordato nel 2014, non fu completato) il discorso sulla creazione di forze armate europee è andato perso. Invano, il tema principale è che forse siamo sulla soglia di una nuova configurazione militare capace, in futuro, di modificare la mappa geopolitica del Vecchio Mondo. Il primo tentativo fu intrapreso nel 1948 con l’istituzione dell’Unione Europea Occidentale (UEO). Tuttavia, un anno più tardi, dopo la formazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO), l’UEO divenne una struttura burocratica puramente formale, una struttura per scansafatiche e cancellata solo nel 2011. Durante tale periodo, l’esistenza dell’UEO era nota solo agli specialisti. Tuttavia, ciò non significa che l’idea di un esercito europeo sia stata sepolta. Da tempo si considera la possibilità di creare una struttura simile a quella dell’esercito inglese del Reno, dimenticata a metà degli anni ’90. Dal 1989 al 1999 vi fu anche la brigata franco-tedesca che avrebbe dovuto sostituire quest’ultimo creando le forze armate europee. Tutti questi tentativi sono falliti senza produrre nulla, perché “l’esercito unico europeo” in realtà esisteva già ed è, infatti, l’unione delle forze armate della NATO. Tale esercito ha coperto l’Europa dall’unico nemico possibile di cui avesse veramente paura (URSS e poi Russia), e fu equipaggiato dalle forze armate degli Stati Uniti. Dall’inizio degli anni ’80, anche i più potenti eserciti europei nazionali erano adatti solo alle operazioni coloniali. Il massimo che la prima potenza militare europea, il Regno Unito, potesse permettersi fu la guerra locale con l’Argentina, combattuta solo sul mare a 20000 miglia dalle coste della Gran Bretagna. Le forze inglesi non sono adatte a un grande conflitto, e anche in una guerra in cui hanno vantaggio numerico e tecnologico, rischiano di perdere. Verso la metà degli anni ’90 gli eserciti dei Paesi europei membri della NATO costruirono le loro dottrine militari sul principio della specializzazione, concentrandosi sulla risoluzione di un compito particolare. Inoltre, tali eserciti furono aggregati, come legamenti ed aggiunte, all’ossatura delle unità delle forze armate USA in Europa, seguendone le imprese nella proiezione militare. Risultato di tale approccio, gli Stati europei risparmiarono molto per le forze armate, ma gli eserciti cessarono di essere organismi operativi singoli. Va detto che ciò andava bene agli europei. La loro dottrina militare non include operazioni di combattimento contro altri membri della NATO. I Paesi di confine, e che furono anche Stati cuscinetto con la Russia, erano difesi dalle forze armate degli Stati Uniti. Gli altri Paesi vicini erano inferiori in termini tecnico-militari, Stati in cui la guerra sarebbe simile alla spedizione di Lord Kitchener, le cui mitragliatrici abbatterono l’armata del temerario Mahdi (l’esercito di centomila sudanesi di Abdullah al-Tashi) nella battaglia di Omdurman del 2 settembre 1898. E così l’Europa si sentiva al sicuro, senza spendere molto per proteggersi, sempre riuscendo a dimostrare agli statunitensi “partecipazione allo sforzo comune”.
Ma perché l’Europa ha bisogno di un proprio esercito ora? Sembra perché le contraddizioni tra Unione europea e Stati Uniti sulla crisi ucraina si siano ampliate troppo. La prima pillola da ingoiare fu l’iniziativa di Hollande e Merkel per negoziare con Putin a Mosca, e poi persuadere Poroshenko a stipulare la pace di Minsk, in contrasto con la posizione chiaramente indicata da Washington. Poi la stessa Merkel bloccò l’invio di armi statunitensi all’Ucraina, esprimendosi pubblicamente contro la linea degli USA. La stampa europea, (almeno quella controllata dagli Stati Uniti) ha impiegato un mese per mutare posizione, illustrando tale frattura sul conflitto ucraino. Ora l’Europa vede i nazisti dei gruppi armati governativi ucraini, la corruzione delle autorità di Kiev e l’intelligence tedesca improvvisamente “cede” ai media notizie su 50000 vittime nei combattimenti nel Donbas (l’ONU ne riconosce non più di 6000). Ci sono molti esempi passati, tutti distinti. E ora c’è il nuovo “esercito europeo”. Certo, è solo un’idea, ma sei mesi prima nulla di tutto ciò sarebbe stato detto. Al contrario, c’erano appelli a rafforzare la solidarietà transatlantica e l’idea di un esercito europeo mina tale solidarietà, mentre le forze armate europee possono essere create solo al posto della NATO. Ciò significa che gli attori rimarranno gli stessi, ma escludendo gli USA. Ora l’Europa è in crisi, in parte a causa della cieca accettazione della politica degli Stati Uniti. Non ci sono soldi per l’esercito, ma è necessario per sopravvivere. In realtà, un esercito europeo efficiente potrebbe sostituire le forze armate della NATO solo se il posto degli Stati Uniti in questo schema (anche se non ufficialmente) venisse preso dalla Russia. Nulla cambia, se non che l’Europa non sarà difesa dagli USA contro la Russia, ma dalla Russia contro gli USA. Gli sviluppi politici mondiali dimostrano che la protezione contro Washington garantisce meglio la sopravvivenza dell’UE. Non è sicuro che sarà creato un esercito europeo. Ma “A” è già stato detto (l’opportunità politico-militare della presenza statunitense in Europa è messa in discussione). Gli eventi ora accelerano, ed osservando e attendendo si può solo supporre l’arrivo di “B”.

Selection_081Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I taqfiriti assassinano 150 persone nello Yemen: SIIL, operativi o al-Qaida?

Boutros Hussein, Noriko Watanabe e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times 20 marzo 2015houthi-rebels-3L’unico tema costante in Egitto, Kosovo, Libia, Siria, Ucraina e ora probabilmente Yemen, è che certi massacri ed eventi sembrano avere un’origine occulta. Ciò include l’utilizzo di varie forze terroristiche, consentendo ad agenti speciali di cospirare, manipolare media, far emergere rapidamente nuove forze, pianificare importanti operazioni di destabilizzazione, e così via. Pertanto, l’annuncio del SIIL (Stato islamico) rivendicando la strage in due moschee, non appare aderente ai fatti sul terreno. Dopo tutto, in Yemen al-Qaida è nota avere potenti forze, per cui attualmente rimane oscuro chi ci sia veramente dietro i barbari attentati alle due moschee. Nello Yemen accadono importanti eventi perché il movimento sciita Huthi consolida la sua base di potere. Nonostante ciò, lo Yemen è estremamente vario per divisioni religiose, politiche, regionali ed intrighi esteri. Tuttavia, una realtà certa è che le monarchie feudali del Golfo sono assai scontente per la nascita del movimento sciita Huthi. Soprattutto, i militari si oppongono al movimento e le élite politiche cacciate dal potere sono contrarie all’avanzata degli sciiti in questa nazione. Pertanto, con gli huthi che vogliono stabilizzare la situazione, sembra che i barbari attentati alle due moschee siano volti a diffondere settarismo e a destabilizzare la nazione.
Il Daily Telegraph riferisce del brutale attentato alle due moschee, affermando: “Quasi 150 persone sono state uccise e 350 ferite in un triplice attentato suicida nello Yemen di una sconosciuta fazione dello Stato islamico dell’Iraq e Levante (SIIL) che rivendica l’attentato“. Tale gruppo anti-sciita taqfirita, finora sconosciuto nello Yemen, ha dichiarato: “gli infedeli huthi dovrebbero sapere che i soldati dello Stato islamico non si fermeranno fino a quando non li sradicheranno… e taglieranno il braccio del piano safavide (iraniano) nello Yemen“. Tuttavia, tale rivendicazione sembra più l’atto di una forza estera che attua il complotto di una nazione straniera. Sicuramente, per il SIIL sovra-esteso in Iraq e Siria è il momento sbagliato per creare altro caos nella regione. Inoltre, come mai il SIIL continua ad evitare Israele, Giordania, Qatar, Arabia Saudita e Turchia? Dopo tutto, se il SIIL è contro lo status quo e l’ingerenza di potenze occidentali e monarchie corrotte, allora com’è possibile che sembri agire su volere di forze estere che cercano di rovesciare il governo siriano e di arginare l’ondata sciita? PressTV riporta: “il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Marzieh Afkham ha detto che in un momento in cui lo Yemen ha bisogno di stabilità e pace “più che mai”, i suoi nemici intendono raggiungere i loro laidi obiettivi creando insicurezza e instabilità con tali atti terroristici“. Data tale realtà, allora quali mani sono dietro gli attentati agli sciiti huthi? E’ davvero il SIIL? Una fusione di altre forze? Vi sono coinvolti occulti agenti della sicurezza interna? Agenti segreti al servizio delle monarchie feudali? Al-Qaida? Se improvvisamente il SIIL apparisse concependo un tale complotto, allora cosa dire di al-Qaida nello Yemen? Inoltre, a differenza di al-Nusra in Siria, è chiaro che il SIIL abbia grandi piani in Iraq e Siria, generati dagli intrighi di attori esteri che aiutano tale gruppo terroristico islamista. Ciò vale in particolare per la NATO in Turchia, dove anche i tribunali nazionali menzionano il legame tra MIT e SIIL. Infatti, immagini e video mostrano le forze armate turche muoversi liberamente nelle aree del SIIL lungo il confine tra Turchia e Siria. Allo stesso modo, esponenti del SIIL sono apertamente presenti in Turchia e molti combattenti sono curati negli ospedali turchi. Allo stesso tempo, Quwayt, Qatar e Arabia Saudita finanziano ampiamente le varie forze taqfirite per rovesciare il governo laico del Presidente Bashar al-Assad. Abdulmaliq al-Huthi ha dichiarato: “Ci muoviamo con passi studiati. Non faremo collassare il Paese“. Tuttavia, molte forze interne ed estere cercano di smantellare la base di potere del movimento Huthi. Ciò porta a speculazioni sul SIIL secondo cui non sia responsabile del barbaro attentato alle due moschee yemenite. O, nel caso che il SIIL ne sia responsabile, sarebbe accaduto senza l’aiuto di “una terza forza”?
In un recente articolo su Modern Tokyo Times si diceva: “La paura nel movimento sciita Huthi, e nelle altre aree di potere nello Yemen, è che nazioni come Arabia Saudita, Qatar e Quwayt possano immischiarsi negli affari interni della nazione. Se accadesse, allora è chiaro che lo Yemen dovrà affrontare stragi e disintegrazione. Tuttavia, con tanti problemi politici e confessionali nella regione, è nell’interesse dei potenti Stati del Golfo aprire un nuovo vaso di Pandora? ” Sembra che il barbaro attentato alle due moschee indichi chiaramente che forze estere cerchino la destabilizzazione per limitare il movimento sciita Huthi. Pertanto, resta da vedere chi ci sia davvero dietro tali atrocità, perché il SIIL non appariva al centro della mappa terrorista e settaria nello Yemen, prima di essi. Muhamad al-Ansi, testimone oculare delle stragi, ha detto: “teste, gambe e braccia erano sparse sul pavimento della moschea… il sangue fluiva come un fiume.” Il brutale attentato dovrebbe diffondere caos e odio nello Yemen. Pertanto, è essenziale che il movimento sciita Huthi non cada in tale trappola interna o estera.

13ad9_Yemen-MapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Corea del Sud cambia campo?

Andrew Korybko Sputnik 20/03/2015

Le recenti decisioni della Corea del Sud sollevano la questione se la sua leadership sia sempre più pragmatica nei rapporti con Pechino a spese di Washington.

korea-04La Corea del Sud è da tempo alleata degli Stati Uniti, ma il suo sostegno agli Stati Uniti non è più cieco come una volta. I crescenti legami economici con la Cina, attraverso il futuro accordo di libero scambio, rendono la politica estera del Paese più equilibrata, così come l’ambivalenza strategica verso il sistema di difesa antimissile THAAD degli Stati Uniti. Mentre la Corea del Sud non può cambiare completamente posizione, sembra seguire una traiettoria verso neutralità e pragmatismo, di per sé una sconfitta relativa del perno politico in Asia degli Stati Uniti.

Chi vuole cosa?
Diamo un rapido sguardo a ciò che ciascuno dei tre attori principali vuole realizzare, contribuendo a dare un quadro più chiaro del motivo per cui la Corea del Sud ha preso le ultime decisioni economiche e militari.

Stati Uniti:
Idealmente gli Stati Uniti vogliono integrare le 28000 truppe in Corea del Sud nella ‘Coalizione di Contenimento della Cina’ (CCC) che costruiscono nell’Estremo Oriente e nel Sud-Est asiatico. Vorrebbero prolungare la presenza militare nel Paese a tempo indeterminato e, auspicabilmente, far aderire la Corea del Sud ai piani del contenimento con la formalizzazione del rapporto militare tra Seoul, Washington e Tokyo. Gli Stati Uniti non hanno un vero interesse nel vedere le due Coree ricongiungersi, dato che ciò potrebbe probabilmente portare alla fine della presenza cinquantennale delle loro forze di occupazione.

Cina:
Il sogno di Pechino è vedere gli Stati Uniti abbandonare completamente la penisola coreana, ed il CCC abbandonato o neutralizzato. Non vuole alcuna destabilizzazione della penisola coreana, in quanto ciò inevitabilmente affliggerebbe la Cina stessa. Se le due Coree si riunificano, la Cina ne monitorerebbe cautamente gli sviluppi per garantirsi che la Corea unita non sia una minaccia economica o militare che può esserle rivolta contro un giorno. Eppure, Pechino preferirebbe che gli Stati Uniti lascino la penisola oggi e affrontare gli eventuali problemi sulla Corea, un domani unita, che avere il Pentagono provocare continuamente la Corea democratica, nel cortile della Cina.

Corea del Sud:
La cosa più importante per Seoul è la risoluzione dei due problemi della Corea democratica, vale a dire denuclearizzazione di Pyongyang e riunificazione. Idealmente, vorrebbe anche perseguire la sua storica ‘terza via’ tra i colossali vicini cinesi e giapponesi, comportando una politica di neutralità e stabilità. Mentre la Corea del Sud è stata ovviamente sotto l’intensa influenza statunitense dalla fine della seconda guerra mondiale, sembra desiderare una politica multipolare quale via più efficace per perseguire i propri obiettivi.

Decifrare le decisioni di Seoul
Ora è il momento di osservare le ultime quattro decisioni della Corea del Sud, che portano a parlare di potenziale perno (e contro di esso).

Ritardo indefinito dell’OpCon:
Stati Uniti e Corea del Sud hanno accettato lo scorso ottobre di ritardare il trasferimento del controllo delle operazioni in tempo di guerra (‘OpCon’) dagli USA a Seoul a tempo indeterminato, con l’idea che la Corea del Sud non sia attualmente in grado di comandare le proprie forze in caso di guerra. Ciò prolunga il controllo diretto degli USA sugli affari militari della Corea del Sud, il che significa che letteralmente ne controllerà le forze armate in caso di guerra con la Corea democratica o la Cina. Anche se la pace vigesse, le forze statunitensi non lasceranno il Paese ancora per un bel po’ difatti, una chiara vittoria di Washington.

L’accordo di libero scambio Cina-Corea del Sud:
Era naturale che le due parti raggiungessero l’accordo che entrerà in vigore a fine anno, dato che la Cina è il maggior partner commerciale della Corea del Sud e la Corea del Sud è il terzo della Cina. Secondo il South China Morning Post, “gli investimenti cinesi in Corea sono balzati del 374%, a 631 milioni di dollari dell’anno scorso dai 133 nel 2013”, in previsione dell’accordo, chiara dimostrazione del desiderio della Cina di espandere le relazioni commerciali con il Paese. Se le relazioni economiche s’intensificano la Corea del Sud potrebbe potenzialmente entrare nell’Area di libero scambio della Cina nella regione Asia-Pacifico (contraltare del TPP degli Stati Uniti), e anche nell’Investment Bank Infrastructure asiatica (la risposta cinese alla Banca Mondiale a guida occidentale, che ha invitato la Corea del Sud ad unirvisi se molla il THAAD), sarebbe un’enorme ritirata dell’influenza di Washington sulla penisola.

Abbandonare il THAAD:
La Corea del Sud è strategicamente ambivalente sul sistema di difesa antimissile THAAD degli Stati Uniti da schierare sul suo territorio. Seoul capisce acutamente che gli Stati Uniti vogliono semplicemente costruire la versione orientale del loro scudo antimissile, ospitandone le infrastrutture diverrebbe un complice del CCC. La Corea del Sud sembra dubitarne, sapendo che le relazioni con la Cina si deteriorerebbero più rapidamente di quelle della Polonia con la Russia dopo averne accettato la controparte in Europa orientale. Nel caso in cui la Corea del Sud decida di non diventare la ‘Polonia asiatica’, sarebbe un duro colpo al perno in Asia degli Stati Uniti.

…o esservi incastrati dopo?:
Ma gli Stati Uniti hanno un asso nella manica, avendo detto alla Corea del Sud di permetterne lo schieramento nel Paese in caso di vaghe “situazioni di emergenza”, che potrebbero realisticamente essere delle manipolate risposte nordcoreane alle provocazioni inscenate con le manovre USA-Corea del Sud (come di norma). Una volta che il THAAD sarà schierato nel Paese, non è probabile che riduca le tensioni, fornendo così agli Stati Uniti la possibilità di piazzare in segreto il loro scudo antimissile nel Paese.

Rimescolamento regionale
Oltre all’avvicinamento della Corea del Sud al multipolarismo, altre due tendenze non dichiarate trasformano la regione. Il peggioramento delle relazioni della Corea del Sud con il Giappone e l’avvicinamento della Corea democratica alla Russia. Il primo è il frutto del rinnovato nazionalismo e militarismo giapponese, mentre il secondo è dovuto alle manovre occulte tra Pyongyang e Pechino. Se perseguono tali rotte fino alle conclusioni logiche, queste tre tendenze regionali ridefiniranno il futuro quadro geopolitico del Nordest asiatico, comportando tre possibili sviluppi.

Ridimensionamento degli USA:
Anche se la presenza militare statunitense probabilmente rimarrà nel prossimo futuro, Washington non sarà più in grado d’influenzare la Corea del Sud come in precedenza, nel senso che il suo potere diminuirà relativamente.

Reindirizzo giapponese:
Il fallimento del Giappone nel ripristinare rapporti favorevoli con la Corea del Sud potrebbe rendere la CCC inefficace nel Nordest asiatico, e Tokyo quindi reindirizzerebbe la CCC a sud verso Vietnam e Filippine. Tokyo ha già pianificato tali mosse, ma con la Corea del Sud non più alleata vitale, vi concentrerà maggiori sforzi.

Colloqui di pace – parte II:
Con la Corea del Sud che si avvicinar alla Cina e la Corea democratica che fa lo stesso con la Russia, l’intera dinamica politica della penisola potrebbe mutare a un certo momento. Mentre in passato la dualità Corea democratica-Cina e Corea del Sud-Stati Uniti non ha portato la pace in oltre 50 anni, il nuovo accordo potrebbe essere più adatto a compiere progressi.

south-korea-mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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