Russia e Cina vinceranno la nuova corsa agli armamenti

Gli Stati Uniti hanno accumulato un ritardo per via del sistema economico e politico corrotto e monopolista del loro Stato profondo
Jon Hellevig, Russia Insider 10 marzo 2016179112Molti credono che il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan progettò il crollo dell’Unione Sovietica con il suo programma per la corsa agli armamenti “Star Wars”. In effetti, il programma fu più retorico che reale e personalmente non credo che avesse eliminato l’Unione Sovietica, che invece crollò a causa dal declino dell’economia non competitiva e il venir meno della fede ideologica. Tuttavia, è senza dubbio vero che l’URSS spese troppe risorse economiche e finanziarie per la difesa, sia direttamente che indirettamente. Il grande paradosso è che questa volta la nuova corsa agli armamenti, continuando la nuova guerra fredda, probabilmente spezzerà l’economia degli Stati Uniti, piuttosto che quella russa. Ciò sembra incredibile per la maggior parte delle persone, soprattutto vedendo il grafico sottostante diffuso sui media.arm-salesMa in realtà questo grafico è piuttosto la prova della debolezza degli Stati Uniti. Mostra che gli Stati Uniti già spendono enormi quantità di denaro, ma non hanno tuttavia alcuna superiorità militare schiacciante su Cina e Russia, al contrario, perdono costantemente vantaggio. Vanno prima risolte due ipotesi principali alla base del saggio. La prima è, che sì c’è una nuova guerra fredda. I leader russi e occidentali e i loro media sono riluttanti ad ammetterlo. Da parte russa l’idea era abbassare i toni, mentre penso che l’occidente sia riluttante ad ammetterlo per evitare che la popolazione si renda conto che effettivamente trascinano il mondo in una nuova guerra fredda con il rischio della distruzione termonucleare. Fortunatamente, il Primo Ministro russo Medvedev ha riconosciuto opportunamente l’inevitabile nella famosa Conferenza sulla sicurezza di Monaco, “la politica della NATO nei confronti della Russia è ostile e oscura, e parrebbe si sia tornati indietro con la nuova guerra fredda“. La seconda ipotesi è considerare Russia e Cina alleati sulla materia oggetto del presente saggio. Russia e Cina sono le fondatrici economico-militari della Shanghai Cooperation Organization, comunque per nulla un’alleanza tipo NATO con impegni militari congiunti in caso di attacco. I leader dei due Paesi ovviamente sottolineano in pubblico che non c’è alcuna alleanza formale e che la loro cooperazione non è diretta contro un qualsiasi altro Paese. E’ vero che non è diretta contro altri Paesi, nel senso che i due Paesi non preparano una guerra offensiva. Ma sono impegnati a costruire le difese per proteggersi da un nemico molto chiaro, l’espansionismo dell’impero degli Stati Uniti e della loro coalizione di Stati vassalli sotto l’ombrello della NATO. Entrambi i Paesi sanno molto bene che l’obiettivo delle élite occidentali guidate dagli Stati Uniti è l’egemonia mondiale assoluta e perciò devono sottomettere Cina e Russia. Così è chiaro che tale strategia prevede la sottomissione della Russia, in primo luogo mediante un’operazione di cambio di regime, o una guerra aperta o sabotandola con la guerra economica e il terrorismo. Con la Russia sotto controllo, l’occidente poi circonderebbe la Cina con sanzioni e guerre. Alcun altro Paese al mondo potrebbe mantenere una posizione indipendente verso l’occidente se Cina e Russia cedessero. E’ da tali considerazioni che si cumulano le spese per la difesa russa e cinese confrontandole con quelle dell’occidente, e in particolare statunitense.56db7142c461880d138b456aNon è oro tutto ciò che luccica
Torniamo ora ai paradossali dati sulle spese militari. Non vi è dubbio che gli USA spendano nominalmente molto di più di Cina e Russia insieme, ma la questione non è quanto spendano, ma cosa ne ricavino. Va sottolineato che non sappiamo di sicuro quanto questi Paesi in realtà spendano perché, alla fine, i bilanci non sono così trasparenti. Ma supponiamo che gli Stati Uniti spendono 700 miliardi di dollari, la Cina 220 e la Russia 40-50 (è molto difficile affermarlo dato il cambio di valuta volatile del rublo rispetto al dollaro). Così non credo che ci sia molta differenza per la spesa dei vassalli europei degli Stati Uniti. Mi concentrerò qui sulla Russia, ma la maggior parte delle considerazioni si applica anche alla Cina. Con questi dati sembrerebbe che gli Stati Uniti spendano circa tre volte più di Cina e Russia assieme, e circa 15 volte di più della sola Russia. Ma c’è differenza tra spesa e spesa. Soprattutto se si pensa alla capacità di questi Paesi di sviluppare e produrre nuovi armamenti avanzati. In primo luogo, dobbiamo considerare la parità di potere d’acquisto (PPP) tra questi Paesi. In generale, il PPP di un dollaro è 3 volte di più in Russia, il che significa che con un dollaro si ottengono tre volte più cose in Russia che negli Stati Uniti. Con la caduta del cambio del rublo negli ultimi due anni, il PPP potrebbe essere superiore a 3; per di più si stima che il tasso sia ancora nettamente superiore nel settore militare, potendo essere 5 (o anche più). Il coefficiente PPP cinese con gli Stati Uniti d’America va stimato almeno 4. Così solo regolando la spesa militare con il coefficiente PPP vediamo che in realtà gli Stati Uniti non hanno un vantaggio su Cina e Russia; potrebbe ancora essere il contrario. Facendo un esempio concreto, il drone cinese Wing Loong costa solo 1 milione di dollari, mentre l’equivalente statunitense, dalle stesse capacità, il Reaper MQ-9, costa ben 30 milioni di dollari. Può darsi solo che i complessi militari-industriali russo e cinese siano molto più efficienti di quello statunitense, ma è abbastanza strano. Un altro fattore è che una parte enorme (non so quanto esattamente) della spesa militare degli Stati Uniti serve a mantenere le basi militari nel mondo, una mera perdita di risorse che danneggia lo sviluppo della difesa. Secondo alcune stime gli Stati Uniti hanno 800 basi nel mondo, e soprattutto militari e marines in 160 Paesi ed anche sulle costose basi galleggianti della Marina, i 10 gruppi di portaerei. Tutto sommato, ciò significherebbe che mezzo milione di soldati con famiglia è all’estero. Russia e Cina non hanno alcun corrispondente onere nel mantenere una forza imperiale diffusa nel mondo.article-1253068-086E1005000005DC-519_964x886Wall Street incontra War Street
Il più grande peso sul bilancio della difesa degli Stati Uniti deriva dal rapporto simbiotico del complesso militare-industriale con la finanza, Wall Street con War Street. Si tratta della cartolarizzazione del complesso militare-industriale degli Stati Uniti. I principali fornitori sono tutti quotati in borsa e quindi i contratti della difesa hanno enormi margini di profitto per soddisfare le esigenze dell’ideologia del mercato azionario. I contratti non sono aperti a qualsiasi tipo di gara, ma assegnati da macchinazioni nello Stato profondo, dove i congressisti che campano di contributi elettorali fanno i passacarte. Tale meccanismo garantisce che i contratti abbiano i margini di profitto richiesti. Non ho alcuna cifra reale, ma sarebbe enorme. E’ assai probabile che circa il 30% del bilancio militare degli Stati Uniti finisca in tali margini di profitto, poi riversati come dividendi, o peggio, pagamenti dei profitti di giochi azionari. Considerando ciò, il denaro reale rimasto per lo sviluppo militare e la produzione fisica è di gran lunga inferiore a quello che Cina e Russia raccolgono. La sindrome di Wall Street precisa, inoltre, che tutti i contratti di outsourcing presumibilmente garantiscano operazioni più efficienti, ma in realtà drenano ulteriormente il sistema con contratti costosissimi e altri margini di profitto. Un piccolo ma buon esempio fu il contratto per la costruzione di un centro fitness a Camp Lemonier di Gibuti per 25,5 milioni di dollari (2013). La corruzione automatica del sistema consente di decidere qualsiasi margine, potendo sempre motivarlo con i “disagi” all’estero. Poi vi sono le forme più tradizionali di corruzione, anche se spesso travestite da consulenze. Negli Stati Uniti si è liberi di pagare un consulente qualsiasi con tasse esorbitanti. Tuttavia, sempre e comunque anche qui miliardi scompaiono in modi assai tradizionali. Parte interessante e cruciale della corruzione sono i contributi elettorali che scendono dai fornitori della difesa ai membri del Congresso per far continuare il carosello. Ecco un articolo interessante su questo argomento: Come la corruzione sabota i militari statunitensi. Le armi degli Stati Uniti contro le armi russe. Chi vince.

Le prove si accumulano
Vi sono sempre più articoli che rivelano come il sistema in realtà non possa più produrre armi come si deve, come evidenziato ad esempio dal miliardario fiasco del programma dell’aviogetto da combattimento F-35, di cui ci sono sempre più documentazioni. Ma non si tratta solo dell’F-35, si è anche parlato del fallimento della nuova classe di cacciatorpediniere. E i miliardi affondati per lo scudo missilistico che non riesce a proteggere il continente americano. Ecco un articolo che smantella in modo convincente il mito che la Russia sia inferiore agli Stati Uniti nella tecnologia militare. Sembra effettivamente esserci molta verità metaforica nell’aneddoto della “penna spaziale”, secondo cui gli scienziati della NASA vollero ideare una penna che funzionasse nello spazio, spendendo milioni di dollari dei contribuenti per sviluppare una penna che scrivesse in assenza di gravità. La battuta finale è che le controparti sovietiche invece usarono le vecchie matite. (In realtà, però, la società privata Fisher Pen Company, senza alcun finanziamento governativo, sviluppò la vera penna spaziale). Il sistema corrotto e iperbolico della macchina da guerra permanente statunitense favorisce costosi e presuntuosi programmi di ricerca e sviluppo che mirano a una superiorità finale che spesso viene sopraffatta dagli ingegneri russi che lavorano secondo bilanci più rigidi. Un meraviglioso esempio è dato da Saker su come le bombe di ferro “stupide” russe siano quasi altrettanto precise delle bombe intelligenti statunitensi se sganciate da 5000 metri.

La Russia vince per il suo sistema economico e politico più sano
Considerando tutto questo, e molto di più, sembra che gli Stati Uniti non trarranno altra efficienza aumentando i fondi per la difesa. Facendo i calcoli, credo che per ogni 10 miliardi di dollari che Russia e Cina spendono, gli Stati Uniti dovrebbero spenderne 50-100. Tuttavia, vi sono preoccupazioni che il sistema sia così marcio che alcuna quantità di nuovi fondi potrebbe salvarla. Si tratta di somme di denaro che gli Stati Uniti non potrebbero semplicemente tirar fuori trovandosi affrontare a serie sfide per finanziare le fatiscenti infrastrutture nazionali e un sistema finanziario che potrebbe collassare un qualsiasi giorno. Il rischio della crisi finanziaria imminente è profondamente sostenuto dallo studio dell’Awara. Combinando tutte le considerazioni fatte, si vede che Russia e Cina non sono alla testa delle spese militari ma effettivamente sarebbero in vantaggio sostanziale rispetto agli Stati Uniti. La grande ironia è che gli Stati Uniti perdono la nuova corsa agli armamenti per gli stessi motivi per cui l’URSS crollò. Gli Stati Uniti hanno ora, proprio come l’URSS, un sistema economico non competitivo e monopolistico volto a soddisfare le esigenze di una piccola élite corrotta, anziché le esigenze della società. E questo coincide con la crescente consapevolezza della popolazione statunitense, proprio come nell’URSS, che il sistema è insostenibile e va verso il punto di rottura. Il sistema ad economia di mercato della Russia con significativa componente statale, soprattutto nel settore militare, sembra di gran lunga superiore al pervertito capitalismo monopolistico oligarchico dello Stato profondo degli USA di oggi.120531032713-amarc-aircraft-horizontal-large-galleryPS. Sono stato molto aiutato nel formulare le mie idee leggendo il libro di Mike Lofgren, Stato profondo: la caduta della Costituzione e l’ascesa del governo ombra, a cui devo la meravigliosa formulazione di “Wall Street e War Street”. Che gli Stati Uniti abbandonino la democrazia evolvendo in un’oligarchia è dimostrato in modo convincente da uno studio della Princeton University, ampiamente pubblicato, per esempio qui. Anche molto significativamente, l’ex-presidente Jimmy Carter s’è espresso contro tale flagello: Jimmy Carter: gli Stati Uniti sono completamente sovvertiti dagli oligarchi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Generale nominato a capo dell’US Central Command si oppone alla No-Fly Zone in Siria

Matthew Cox Military 9 marzo 2016

Il Generale Joseph Votel e il Tenente-Generale Raymond Thomas III

Il Generale Joseph Votel e il Tenente-Generale Raymond Thomas III

Il Generale Joseph Votel, nominato a capo del Comando Centrale degli Stati Uniti, aveva detto ai legislatori che non sostiene l’istituzione della no-fly zone per proteggere i profughi siriani. Votel, comandante uscente dell’US Special Operations Command, testimoniava il 9 marzo in un’udienza di conferma alla Commissione Forze Armate del Senato degli USA. Anche il Tenente-Generale Raymond Thomas testimoniava all’udienza per la nomina a prossimo comandante del SOCOM. Il senatore John McCain, repubblicano dell’Arizona e presidente della commissione, chiese a Votel se sostenesse che l’US Air Force protegga i rifugiati siriani in fuga dal Paese devastato dalla guerra.
Lei crede che dovremmo avere una no-fly zone in modo che i rifugiati abbiano dove andare oltre l’ Europa dove in sostanza vengono ghettizzati mentre parliamo?” chiese il senatore. McCain è un vecchio sostenitore della no-fly zone su parte della Siria.
Votel, che chiese la possibilità di spiegarsi, aveva risposto, “Signor Presidente, a malincuore la mia risposta è no. Prima di tutto, condivido la vostra preoccupazione e la preoccupazione della commissione per il disastro umanitario sul posto. Detto questo, avendo visto le opzioni possibili, devo dare uno sguardo completo per valutare le garanzie che si raggiungano le condizioni veramente desiderare e se confermate m’impegno a farlo“.
McCain chiese: “Qual è il suo problema con la no-fly zone?
Signor Presidente, non ho problemi con la no-fly zone“, rispose Votel.
McCain continuava, “pensa che le cose vadano bene negli ultimi quattro anni, soprattutto per sui rifugiati?
Votel: “No Signor Presidente, non credo che vadano bene“.
McCain, “Quindi non pensa che potrebbe essere un’idea dare a un luogo a questi profughi, oltre ad impilarli in posti come la Grecia e altri. Non pensa che potrebbe essere bello poter dire a un siriano, ‘può andare da qualche parte e non essere bombardato dalle bombe-barile?’
Votel, “lo vorrei Signor Presidente“.
E pensa che gli Stati Uniti d’America possano creare e far rispettare una no-fly zone?” chiese McCain.
Credo che possiamo“, rispose Votel.
McCain non fece altre domande e Votel non cambiò la risposta originale sul non sostenere la no-fly zone. Il senatore chiariva nella dichiarazione di apertura che “la nostra nazione ha disperato bisogno di una leadership strategica netta. Dobbiamo avere il coraggio di dire la verità al potere, e di chiedere risorse e autorità di cui avete bisogno, non solo ciò che si pensa l’amministrazione permetta. Lo dovete promettere a questa commissione“, diceva McCain.
Diversi legislatori chiesero se Votel sostiene la rivalutazione del piano per ridurre le forze degli USA in Afghanistan da 9800 a 5500 dal 1° gennaio, data la maggiore attività dei taliban. Votel conveniva che tale riesame sia necessario e sosteneva una strategia del “ritiro condizionato”.
I legislatori recentemente avevano espresso preoccupazione per il numero significativo di militanti affiliati allo Stato Islamico dell’Iraq e Levante, o SIIL, diffusisi in Paesi del Nord Africa come la Libia. McCain chiese a Thomas se supporta l’invio di forze speciali in quelle aree. “Mi sembra che ciò necessiti di una maggiore presenza di forze speciali sul terreno, soprattutto in un Paese come la Libia“, aveva detto il senatore. Thomas ne convenne.
Signor Presidente, sono d’accordo con la vostra valutazione che quella particolare parte di spazio non governato richieda potenzialmente la soluzione unica delle operazioni speciali e cerchiamo di dare queste opzioni alla catena di comando“, aveva detto Thomas. McCain chiese come le forze speciali verebbero utilizzate in tale operazione.
Signor Presidente, credo che alla fine non potremo, a meno che non ci sia qualche riforma del governo locale“, rispose Thomas. “E’ assolutamente non governato, oggi, anche se vi è un notevole progresso delle iniziative diplomatiche, quindi penso che il ruolo primario… del nostro approccio con le operazioni speciali sarebbe identificare le organizzazioni con cui possiamo collaborare, potendo fornire l’apparato di sicurezza affiliato al futuro governo della Libia“.
Ma vi sono gruppi organizzati con cui si potrebbero compiere operazioni in Libia?” chiese McCain.
Sì Presidente. Abbiamo già individuato alcune organizzazioni con cui speriamo di lavorare in futuro“, aveva detto Thomas.
I membri del Comitato apparvero molto favorevoli alle candidature, ma non vi fu alcuna discussione di quando il comitato possa votare la conferma di Votel e Thomas ai nuovi incarichi.

Il Generale Votel

Il Generale Votel

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Piano di pace siriano: gli USA ribollono per l’umiliazione inflittagli dalla Russia

Commenti pubblici confermano i rapporti su furiose recriminazioni tra i funzionari degli Stati Uniti per il modo con cui la Russia ha sconfitto gli Stati Uniti in Siria
Alexander Mercouris Russia Insider, 1 marzo 2016obama-hung-john-kerry-out-to-dry-on-the-emerging-iran-dealUn articolo ben informato, appena apparso sul Wall Street Journal, mostra l’entità del disordine politico di Washington dopo l’accordo Stati Uniti – Russia sulla “cessazione delle ostilità”. Sembra che vi sia un massiccio contrasto. I capi delle Forze Armate degli Stati Uniti e della CIA sono chiaramente furiosi ritenendo gli Stati Uniti umiliati, e in una serie di incontri tesi alla Casa Bianca hanno reso noti i loro sentimenti. Anche razionalizzando la rabbia, parlano di come la Russia non sia attendibile e come gli alleati regionali degli Stati Uniti, turchi e sauditi, si sentano traditi, o qualcosa del genere. Le recriminazioni sono emerse con i recenti commenti arrabbiati di Mark Toner, viceportavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, che con linguaggio estremamente rozzo e poco diplomatico ha invitato la Russia in Siria “a procedere o stare zitta”. Tali commenti hanno provocato il severo rimprovero di Maria Zakharova, formidabile portavoce del Ministero degli Esteri russo, mentre Aleksej Pushkov, Presidente del Comitato di Duma di Stato per gli affari esteri, ha messo il dito nella piaga twittando, “Un viceportavoce del dipartimento di Stato USA è sbottato per il nervoso. Negli Stati Uniti molti considerano il cessate il fuoco in Siria una sconfitta: Carter è indignato e i neocon scioccati“. La difficoltà subite dai duri negli Stati Uniti che sproloquiano di piano B senza alcuna realistica alternativa da offrire. Il Wall Street Journal riporta che i funzionari degli Stati Uniti dicono che “né (il segretario alla difesa degli Stati Uniti Ash) Carter, né il Generale Dunford avevano formalmente presentato raccomandazioni ad Obama”, e che i suggerimenti menzionati dall’articolo, intensificare l’invio di armi ai terroristi, fornirgli intelligence tattica o imporre ulteriori sanzioni economiche alla Russia, difficilmente sono praticabili per Obama. Con gran parte dell’Europa contrariata dalle sanzioni già in vigore, ogni idea d’imporne ulteriori per la Siria (tra l’altro) è, come secondo l’articolo i funzionari statunitensi ammettono in privato, totalmente inutile. Sulla fornitura di armi ai ribelli, gli aerei russi in Siria volano troppo alti per essere raggiunti dai missili antiaerei spalleggiabili (“MANPADS”) riferisce l’articolo, mentre la fornitura di missili antiaerei a medio o lungo raggio, se potrebbe effettivamente causare problemi agli aerei russi, creerebbe un’escalation gravemente controversa e, per l’opinione pubblica di Stati Uniti ed Europa, quasi certamente un’escalation estrema. Ciò a prescindere dal fatto che l’invio ai ribelli di armi come MANPADS o missili anticarro Javelin garantirà che cadano nelle mani dei terroristi jihadisti e dello Stato islamico, una cosa che il pubblico occidentale non accetterebbe mai se venisse scoperto e senza, come ancora secondo l’articolo i funzionari statunitensi ammettono, necessariamente modificare la situazione militare in favore dei ribelli.
Sul suggerimento che gli Stati Uniti forniscano ai terroristi intelligence, ciò quasi certamente porterebbe i russi a non condividere le loro informazioni con i militari degli Stati Uniti, dato che i russi non vorranno rischiare che le informazioni fornitegli siano condivise dagli Stati Uniti con i terroristi. Dato che gli Stati Uniti si basano su questo accordo per coordinare le attività in Siria con i russi, a meno che gli Stati Uniti siano disposti a rischiare lo scontro con la sempre più forte forza russa in Siria, rischiando la Terza Guerra Mondiale, dovrebbero cessare le operazioni in Siria, evitando lo scontro con i russi. Dato che non è certo ciò che vogliono gli Stati Uniti, la possibilità di condividere significative informazioni con i terroristi è anch’essa semplicemente inutile. I sostenitori della linea dura degli Stati Uniti sanno, senza dubbio, che l’unica cosa che cambierebbe la situazione in Siria a favore dei ribelli sarebbe l’intervento diretto della NATO, ciò sarebbe efficace coinvolgendo gli Stati Uniti. Ma dato che ancora si rischierebbe di provocare la terza guerra mondiale su una questione in cui la maggior parte del pubblico occidentale supporta la Russia, anche ciò appare inutile.
L’unico suggerimento emerso è un possibile piano B, la partizione della Siria su linee settarie, di cui senza dubbio sentiremo spesso nelle prossime settimane, è in realtà è anch’esso del tutto impraticabile. Non solo i sondaggi di opinione mostrano che la stragrande maggioranza dei siriani, anche sunniti, vi si oppone, ma nel caso in cui il governo siriano consolidasse il controllo della popolosa regione costiera occidentale della Siria, dove vi sono le grandi città della Siria, l’unico territorio rimasto in Siria per uno Stato sunnita sarebbe il deserto. Mentre territorialmente parlando è una zona molto grande, è anche scarsamente popolata, non autosufficiente e senza accesso al mare. Uno Stato sunnita settario in questo territorio sarebbe militarmente indifendibile ed economicamente impossibile. Il governo siriano sarà deciso a riprenderne il controllo, una volta completamente ristabilito e consolidato, ed avrebbe il diritto internazionale, assai maggiori risorse a disposizione e il sostegno di Iran e Russia grazie a cui il governo siriano non avrebbe difficoltà a riconquistare tale territorio, a meno che Stati Uniti e NATO non v’invino truppe per difenderlo.
L’idea d’imporre un presidio permanente di Stati Uniti e NATO in Siria occidentale per difendere ciò che sarebbe un fallimentare pseudo-staterello jihadista, difatti lo Stato islamico con un nuovo nome, è una fantasia come l’idea di Stati Uniti e occidente disposti ad investirvi ingenti risorse per sostenerlo. Il pubblico statunitense ed europeo non l’accetterebbe mai, tanto più che sarebbe fortemente osteggiato dall’opinione araba, inorridita all’idea di grandi potenze occidentali che ancora una volta si suddividono terre arabe come fecero con il colonialismo e la creazione d’Israele.
Il fatto è che le principali potenze regionali Iran e Iraq si opporrebbero energicamente a tale piano di spartizione, come le grandi potenze non occidentali Cina, India e Russia, e tale piano quasi certamente non avrebbe l’appoggio della grande comunità internazionale o delle Nazioni Unite, se non per sistemare la questione. Anche se tale piano senza dubbio avrà sostenitori nei media occidentali, non rientra nel politica praticabile.
La realtà è che gli Stati Uniti non hanno altra scelta reale se non collaborare con i russi in Siria, e questo in effetti è ciò che molto a malincuore, con tutti gli sbuffi dei duri, avviene. Vi sono tuttavia altri due punti sull’articolo del Wall Street Journal. Il primo è minore, data l’attesa elezione presidenziale degli Stati Uniti, dall’interesse prevalentemente storico. Ed è che Obama è messo da parte. Anche se l’articolo non lo dice, è chiaro dal contenuto che non sia fisicamente presente alle riunioni della Casa Bianca, dove i sostenitori della linea dura hanno esprimono i loro punti di vista. Invece di spiegare e difendere la sua politica in prima persona, Obama ha scelto di nascondersi dietro altri, in questo caso il segretario di Stato John Kerry, rimasto a prendersi i fulmini al posto del capo. Laddove, secondo il famoso detto di Harry Truman che lui solo si assume le responsabilità, Obama si assicura che se li assuma qualcun altro.
Il secondo punto è più importante, e riguarda il futuro. La rabbia degli estremisti non promette bene, e non è assolutamente motivo di gioia o di cui gongolare. Al contrario, è motivo di inquietudine e preoccupazione per il futuro. Lungi dall’accettare la sconfitta, nelle esperienze passate, i duri ora cercheranno di rivalersi anche con la Russia. Il fatto che non possano farlo in Siria non li tratterrà, non più di quanto il fallimento in Vietnam negli anni ’70 trattenne gli estremisti statunitensi della generazione precedente. Ciò che successe allora fu che i duri “vendicarono” la sconfitta degli Stati Uniti in Vietnam incendiando l’Afghanistan, con conseguenze catastrofiche per il mondo intero, compresi gli Stati Uniti. L’Afghanistan rivelatosi un disastro difficilmente scoraggerà gli attuali sostenitori della linea dura dall’agire nello stesso modo. Se c’è una costante nella politica estera degli Stati Uniti, è che dai disastri apprende sempre la lezione sbagliata. Lungi dall’essere un fattore del miglioramento delle relazioni tra Stati Uniti e Russia, il fatto che gli Stati Uniti si sentano umiliati in Siria aggraverà ancor più le relazioni tra i due Paesi, riservando altri problemi per il futuro. Questo è l’articolo pubblicato da The Wall Street Journal.syriaTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

USA, i raid aerei russi hanno cambiato ‘completamente’ la situazione in Siria

Greg Miller, Washington Post, 9 febbraio 2016

James R. Clapper Jr., direttore della National Intelligence, testimonia nell'audizione del Comitato Forze Armate del Senato, del 9 febbraio 2016.

James R. Clapper Jr., direttore della National Intelligence, testimonia nell’audizione del Comitato Forze Armate del Senato, 9 febbraio 2016.

L’intervento militare russo in Siria ha trasformato il corso della guerra civile contro i gruppi terroristi sostenuti dagli Stati Uniti, aumentando la probabilità che il Presidente siriano Bashar al-Assad e i suoi rimangano al potere, hanno testimoniato i funzionari dell’intelligence USA. La valutazione è il riconoscimento dalle agenzie di spionaggio degli Stati Uniti che i raid aerei russi hanno sabotato gli obiettivi dell’amministrazione Obama per far decadere Assad quale soluzione politica ai quasi cinque anni di conflitto. “Il rafforzamento russo ha cambiato completamente i calcoli“, dice il Tenente-Generale Vincent R. Stewart, capo della Defense Intelligence Agency, nella testimonianza al Senato. Assad è “in una posizione negoziale molto più forte di quanto non lo fosse solo sei mesi fa”, ha detto Stewart. “Sono più propenso a credere che sia un attore più presente di quanto non lo fosse sei mesi o un anno fa“. Non più tardi della scorsa estate, i funzionari dei servizi segreti statunitensi parlavano apertamente di “Fine dei giochi” per il leader siriano, sostenuto anche dall’Iran. Le osservazioni di Stewart avvengono nel corso di un paio di udienze al Senato sulla cupa indagine sui problemi della sicurezza, compresi attacchi informatici, minacce terroristiche e Stati falliti, che sembra certo affronterà il prossimo inquilino della Casa Bianca. Tra coloro che testimoniavano vi erano il direttore della National Intelligence James R. Clapper Jr., il direttore dell’FBI James B. Comey e il direttore della CIA John Brennan alla sua prima apparizione pubblica alla Commissione Intelligence del Senato, da quando l’ente pubblicò nel 2014 un rapporto graffiante sull’uso di metodi d’interrogatorio brutali dell’agenzia su sospetti terroristi. Le tensioni persistenti dietro l’indagine del Senato sono scoppiate durante un acceso scambio tra Brennan e il senatore Ron Wyden (Democratico dell’Oregon), che ha chiesto l’ammissione dal capo della CIA che il suo personale aveva impropriamente avuto accesso ai documenti degli investigatori del Senato sulle attività dell’agenzia. Quando Wyden ne ha fatto cenno, Brennan s’è impennato, dicendo: “Questa è la valutazione annuale delle minacce, no?” Brennan sembrava rimproverare Wyden sulla questione dell’intrusione nei computer nel corso dell’audizione annuale dedicata ad esaminare le minacce alla sicurezza. Ma il confronto continuò con entrambi alzare la voce. In ultima analisi, Brennan ha ammesso “azioni inappropriate molto limitate” da parte del personale della CIA, ma ha accusato gli investigatori del Senato di trasgressioni simili senza sprecare un’ottima occasione per gridare a Wyden: “Non dica che spiamo i computer e i file del Senato! Non lo dica!
Clapper ha svolto la sua testimonianza avvertendo sulla vulnerabilità del Paese ad attacchi informatici da Russia, Cina e altri avversari, mettendo le intrusioni via computer in cima alla lista dei rischi alla sicurezza, come ha fatto negli ultimi anni. Ma Clapper ha anche citato la diffusione dello Stato Islamico oltre le basi in Siria, i segnali recenti che la Corea democratica rimane decisa a sviluppare armi nucleari in grado di colpire gli Stati Uniti, e il pericolo crescente che terroristi “interni” possano effettuare trame ispirate agli attentati dello scorso anno. “Il successo percepito” degli attentati di Parigi, Chattanooga in Tennessee e San Bernardino in California, “Potrebbe motivare altri a replicare attentati opportunistici con poco o alcun preavviso, diminuendo le nostre capacità operativa e prontezza nell’individuare i piani dei terroristi“, ha detto Clapper nella testimonianza ai comitati del Senato su intelligence e forze armate. Nonostante quasi 15 anni di operazioni antiterrorismo degli Stati Uniti dopo gli attacchi dell’11 settembre, Clapper ha detto “ci sono ora più gruppi, membri e santuari estremisti sunniti violenti che mai prima della storia“. A un certo punto, Clapper ha descritto la sua triste presentazione, solo in parte faceta, quale “litania della sventura“. La testimonianza di Clapper sulla Siria avviene mentre migliaia di civili fuggono dalla più grande città del Paese, Aleppo, nella tempesta di fuoco degli attacchi aerei russi e avanzate delle forze del regime volte a sloggiare le fazioni terroristiche che avevano il controllo di gran parte della città dal 2012. L’avanzata sostenuta dai russi nelle ultime settimane coincide con il crollo dei colloqui di pace a Ginevra, una volta visti come chiave negli sforzi dell’amministrazione Obama per pianificare la caduta di Assad nell’ambito della fine negoziata della guerra civile. Obama aveva detto che era “sicuro che i giorni di Assad sono contati” nelle elezioni presidenziali di quattro anni fa. Gli Stati Uniti hanno anche effettuato centinaia di attacchi aerei e addestrato e armato migliaia di combattenti ribelli, alla ricerca di quel risultato sfuggente. Invece, molti esperti ora vedono i gruppi moderati in Siria schiacciati tra due forze più potenti: Assad e lo Stato islamico. I funzionari degli Stati Uniti hanno detto che il gruppo terroristico continua ad attrarre sostegno sostanziale da fuori la Siria, nonostante le sconfitte territoriali negli ultimi mesi. Il numero di combattenti stranieri recatisi in Siria dall’inizio del conflitto è salito a 36500, in aumento rispetto alla stima di 20000 di un anno fa. Almeno 6600 di quei combattenti sono emigrati in Siria da nazioni occidentali, ha detto Clapper, rispetto a 3400 dell’anno prima. Gli attentati di Parigi, che hanno coinvolto militanti che avevano combattuto in Siria, sono ampiamente considerati la dimostrazione agghiacciante della minaccia dei terroristi stranieri in Europa. Gli arresti connessi allo Stato islamico negli Stati Uniti sono saliti a 60 nel 2015, cinque volte rispetto l’anno prima.
Al di là del coinvolgimento militare in Siria, la Russia è emersa anche come avversario sempre più aggressivo alla linea degli Stati Uniti, ha detto Clapper. “La Russia assume una cyberpostura più assertiva“, aggiungendo che Mosca è sempre più disposta “a colpire sistemi infrastrutturali critici e svolgere attività di spionaggio, anche quando rilevata e sotto maggiore controllo pubblico“. Pochi giorni dopo che la Corea democratica ha lanciato un satellite nello spazio, mossa ampiamente vista come prova della capacità nei missili a lunga gittata, Brennan ha detto che Pyongyang cerca non solo di dimostrare la propria forza, ma di “mostrare” la sua tecnologia a potenziali acquirenti di missili e sistemi d’arma. I funzionari degli Stati Uniti hanno anche detto di non aver visto alcuna indicazione che l’Iran violi un qualsiasi aspetto dell’accordo multinazionale, raggiunto lo scorso anno, per smantellare elementi del suo programma nucleare in cambio della fine delle sanzioni economiche.

Il direttore della CIA John Brennan

Il direttore della CIA John Brennan

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mantenere il complesso militare-industriale

Jonathan Marshall, Consortium News, 1 febbraio 2016

Poiché aveva comandato le forze alleate nella seconda guerra mondiale, il presidente Eisenhower capì gli eccessi dell’industria bellica e avvertì gli statunitensi sui pericoli del complesso militare-industriale, una forza che continua a dirottare decine di miliardi di dollari delle tasse, come Jonathan Marshall spiega.1027104732La macchina delle acquisizioni militari statunitense può essere l’unico sistema di trasferimento di ricchezze di maggior successo mai concepito, passa decine di miliardi di dollari ogni anno dai contribuenti ordinari alle tasche dei grandi appaltatori della difesa e dei loro alleati nel Congresso. Ma come fornitore di equipaggiamenti per difendere gli Stati Uniti dalle minacce realistiche, è sempre più disfunzionale ogni anno che passa. I piani dell’attuale amministrazione chiamano a spendere un trilione di dollari nei prossimi 30 anni per “modernizzare” l’arsenale nucleare degli Stati Uniti per combattere una guerra inutile che potrebbe decimare le principali civiltà del mondo. Allo stesso tempo, il Pentagono chiede ancor maggiori somme per ammodernare i sistemi d’arma convenzionali più adatti ai conflitti Est-Ovest degli anni ’50 rispetto alle schermaglie di oggi con gli insorti in Medio Oriente, Asia e Africa. La spesa per i principali programmi di acquisizione militare balzano del 23 per cento, tenuto conto dell’inflazione, dall’anno fiscale 2015 a quello 2022. Peggio ancora, Congresso e amministrazione spendono molto di quel denaro in armi che nemmeno funzionano, come viene pubblicizzato. Uno dei più grandi piloti delle nuove acquisizioni è l’F-35 Joint Strike Fighter. L’aereo è troppo costoso e sofisticato per semplici bombardamenti in Siria o Afghanistan, ma anche storpio nei duelli aerei contro i caccia più avanzati di Russia e Cina. Ma è ideale a un solo scopo: col costo totale del programma che si proietta oltre il trilione di dollari, tale programma non mancherà di tenere a galla Lockheed Martin e subappaltatori in 46 Stati per almeno i prossimi vent’anni. Al programma F-35 sono stati assegnati più di 12 miliardi di dollari da un disegno di legge omnibus passato al Congresso a dicembre per l’anno fiscale 2016. Il denaro dovrebbe comprare 68 aerei, oltre ai 44 acquistati nell’anno fiscale 2015. Con l’intero programma, il Pentagono prevede di acquisire più di 2400 aerei. Il programma F-35 ha subito innumerevoli intoppi dal 2001. Per il New York Times, “Il programma è in ritardo di sette anni, i costi sono saliti alle stelle e le sopracciglia s’inarcano dopo che un prototipo è stato battuto da un vecchio F-16 in un dogfight simulato all’inizio dello scorso anno“. I critici notano che l’aereo è stato messo a terra per problemi di sicurezza, di software o altri, tra cui la tendenza a prendere fuoco sulla pista, 13 volte dal 2007. L’ultimo problema tecnico l’eccesso di peso del casco, costato 400000 dollari, che può causare fatali colpi di frusta ad alcuni piloti. Finché non sarà riprogettato, i piloti di peso inferiore a 65 kg staranno a terra. Lo scorso anno, lo stesso casco non era ancora capace di permettere ai piloti di distinguere aerei amici da quelli nemici, capacità piuttosto cruciale quando appaiono come puntini su uno schermo radar al di là del campo visivo. La stabilità dei motori degli aerei è stata valutata “estremamente scarsa” e altri sistemi chiave erano inaffidabili.
HMDS-F35Nella migliore delle ipotesi… faremo decollare un aereo instabile che non può eseguire molte missioni fondamentali per anni“, ha detto Jackie Speier, congressista democratica della California, la scorsa estate. “Nel peggiore dei casi, farà male alla gente o lo terremo a terra nell’hangar spendendo miliardi per l’aggiornamento“. Un pilota collaudatore che ha pilotato l’F-35 nei combattimenti aerei simulati, nel gennaio 2015, contro un vecchio (e molto più conveniente) F-16D, ha riferito che il maledetto aviogetto era incapace di superare l’F-16 nel dogfight. Cosa vera anche se il test era truccato, appesantendo l’F-16 con dei serbatoi di carburante per rallentarlo. Questo risultato ha confermato una simulazione al computer del 2008 degli analisti della RAND, azienda legata all’Aeronautica, riferendo che in un ipotetico conflitto con forze aeree e navali cinesi, l’F-35 verrebbe rapidamente spazzato via. L’ultimo jet degli USA soffre di “accelerazione inferiore, salita inferiore (rateo), virata sostenuta inferiore“, hanno scritto. “Ha anche minore velocità di puntata. Non può virare, salire, correre“. I costruttori dell’F-35 hanno dimostrato la loro superiorità in potenza di fuoco, politica però. Il Center for Responsive Politics ha riferito che nel 2014 il contraente principale dell’aereo, Lockheed Martin, ha distribuito oltre 4,1 milioni di dollari in contributi elettorali, integrati da 7,6 milioni da tre subappaltatori: Northrop Grumman, United Technologies e BAE. Il denaro è stato versato ai membri di Comitato della Camera Servizi Armati, House Appropriations Committee e commissione sugli Stanziamenti del Senato, così come al leader della maggioranza al Senato Mitch McConnell del Kentucky.
L’F-35 non è l’unica arma malfunzionante del programma di approvvigionamento che drena denaro oggi. Il suo predecessore, l’F-22, s’è dimostrato costoso e sofferente di difetti cruciali ogni 1,7 ore di volo, in media. Anche se volò la prima volta nel 1997, non andò in combattimento che nel 2014, in una missione sulla Siria. Oppure si prenda la Littoral Combat Ship della Marina. Progettata per le missioni costiere, ha uno scafo di alluminio sperimentale che potrebbe essere vulnerabile a mare mosso e fondersi a temperature elevate (ad esempio causate da un attacco missilistico o una bomba). Nessuno lo saprà di sicuro, almeno fino al 2018, ma nel frattempo 24 navi sono state costruite o sono in costruzione. Il segretario alla Difesa Ashton Carter ha chiesto tagli al programma, ma la Marina è in aperta rivolta. Ma non si applauda la leadership civile del Pentagono che rapidamente risponde alla Marina. Carter vorrebbe utilizzare parte dei risparmi del programma navale per comprare più jet da combattimento F-35.F351

Il Pentagono ha speso 51 miliardi di dollari in progetti inutili
Ridus Fort Russ 1 febbraio 20161311476145772798383Washington ha steso l’elenco dei programmi militari irrealizzati costati enormi perdite finanziarie al ministero della Difesa. Gli Stati Uniti hanno stimato le enormi perdite del bilancio nei programmi militari mai completati. Arricchendo le aziende belliche ma senza essere utili all’esercito per le carenze del sistema del bilancio per le spese sui programmi. “Secondo il rapporto del Centro di studi strategici e internazionali degli Stati Uniti d’America, da inizio millennio Washington ha speso 51,2 miliardi di dollari in 15 programmi tecnologici militari abbandonati col sequestro del budget militare”, riferisce l’edizione statunitense di Business Insider. Come è stato affermato ai giornalisti dall’ex-segretario alla Difesa Robert Gates, una riduzione della spesa militare è attualmente la peggiore minaccia alla difesa statunitense.future-combat-systems18,1 miliardi di dollari furono spesi per i misteriosi “sistemi di combattimento futuri”, tra cui la produzione di nuovi veicoli da combattimento previsti per l’esercito, ma di cui infine le truppe non videro altro che prototipi.fort_sill_tanks_10_by_falln_stockUn tentativo di creare un veicolo di combattimento per il Corpo dei Marines finì male: il programma costò 3,3 miliardi. Lo stesso per l’obice semovente XM2001 Crusader (2,2 miliardi).0521439Al secondo posto nella lista delle spese c’è l’elicottero RAH-66 Comanche. Il suo sviluppo costò 7,9 miliardi di dollari. Come nel primo caso, l’esercito statunitense non ebbe il velivolo multiruolo da ricognizione e attacco promesso.csar-x-combat-rescue-helicopterFinì in un fallimento lo sviluppo dell’elicottero presidenziale VH-71. In questo caso 3,7 miliardi del bilancio furono sprecati. 200 milioni furono sprecati per creare l’elicottero di soccorso e altro mezzo miliardo per sviluppare un elicottero da ricognizione.noaa-18poesIl sistema satellitare nazionale operativo su orbita polare per il monitoraggio ambientale è nella terza posizione. Il suo sviluppo costò 5,8 miliardi di dollari. Un altro mezzo miliardo fu speso per un sistema a raggi infrarossi spaziale, progettato per l’allarme precoce sui lanci di missili balistici.airborne-laserLa creazione di sistemi laser a bordo di aerei al bilancio degli Stati Uniti costò 5,2 miliardi di dollari.765Inoltre, il Pentagono si rifiutò di sviluppare il velivolo multiruolo da controllo e coordinamento E-10 (1,9 miliardi).767 Italian Tanker and B-52 1/23/2007Un altro centinaio di milioni fu speso per creare un bombardiere di prossima generazione.cgxSoldi del bilancio furono sprecati anche dall‘US Navy. Il progetto per lo sviluppo di veicoli subacquei avanzati per le forze speciali fallì. Il progetto costò 0,6 miliardi di dollari. Il piano per creare il futuro incrociatore CG (X) (da 0,2 miliardi di dollari) non fu neanche avviato. Nonostante gli Stati Uniti abbiano sempre tagliato i finanziamenti ai propri programmi militari, Washington ha accettato di spendere 300 milioni di dollari per l’esercito ucraino. Il senatore John McCain, commentando la decisione, ha detto che le forze armate ucraine non hanno nulla per opporsi ai militari delle Repubbliche Popolari del Donbas, quindi Kiev ha necessità di ulteriori finanziamenti.Handout photo of workers on the moving line and forward fuselage assembly areas for the F-35 JSF at Lockheed Martin Corp's factory located in Fort Worth, TexasTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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