Se l’esercito statunitense appare enorme, non è particolarmente utile

Solo i bombardamenti non ottengono nulla: cosa possono fare i militari degli Stati Uniti?
Fred Reed, The Unz Review, 24 settembre 2016 – Russia Insiderarticle-2129975-129a4acf000005dc-838_964x552Cos’è l’esercito degli Stati Uniti e cosa precisamente può fare? In termini pratici, quanto è potente? Sulla carta, è enorme, con gruppi di portaerei, tecnologia avanzata, molti sottomarini, satelliti ecc. Cosa comporta tutto questo? Il potere militare non esiste indipendentemente ma in relazione a circostanze specifiche. Confrontare le specifiche tecniche del T-14 e dell’M1A2, o del Su-34 e del F-15, o il numero di questo e quello, è un esercizio intellettuale interessante. Ma non ha senso senza il riferimento a circostanze specifiche. Ad esempio, gli USA sono di gran lunga superiori militarmente alla Corea democratica in ogni tipo di armamenti, ma la RPDC ha le bombe nucleari, non può lanciarle sugli Stati Uniti, ma probabilmente su Seoul sì. Anche senza armi nucleari, ha un grande esercito e numerosi pezzi d’artiglieria puntati su Seoul. Ha un governo imprevedibile. Come disse Gordon Liddy, se le risposte alle provocazioni sono selvaggiamente sproporzionate alle provocazioni, sei imprevedibili e nessuno ti provocherà. L’attacco aereo statunitense sulla RPDC, l’unico possibile escluso l’attacco preventivo nucleare, ha l’alta probabilità di scatenare la guerra nella penisola, devastando Seoul, paralizzando il commercio notevole dei partner della Samsung e avendo un risultato incerto. Gli Stati Uniti non hanno i mezzi per inviare tutte le truppe in Corea rapidamente e le conseguenze in politica interna di molti soldati uccisi dal nemico sarebbero gravi. Il costo probabilmente supererebbe di gran lunga ogni possibile beneficio. In termini pratici, la superiorità militare di Washington non significa niente per la Corea democratica, e Pyongyang lo sa.
Si prenda in considerazione l’Ucraina. Sulla carta, le forze statunitensi nel complesso sono superiori a quelle russe. A livello locale, no. La Russia confina con l’Ucraina e potrebbe entrarvi rapidamente. Gli Stati Uniti non possono inviarvi forze a sostegno rapidamente ad eccezione di una certa forza aerea, che funziona contro molti Paesi contadini indifesi. Ma la Russia non è un Paese contadino indifeso. L’Europa, docile e obbediente al solito con gli USA, difficilmente s’impegnerà in una guerra con Mosca a beneficio di Washington. Gli europei sono consapevoli che la Russia confina con l’Europa orientale, che confina con l’Europa occidentale. Per Washington, combattere la Russia in Ucraina richiederebbe un enorme sforzo logistico via mare e la mobilitazione nazionale. Una guerra con potenze nucleari non è il massimo del giudizio. Anche in questo caso, la superiorità militare di Washington non significa nulla.
Si consideri la controversia di Washington con la Cina nel Pacifico. La Cina non può corrispondere alla potenza navale statunitense. Non deve. Pechino si è concentrata sui missili anti-nave “carrier-killer”, come il missile balistico DF-21. Come funziona non lo so, ma i cinesi non sono stupidi, e il rischio di scoprirlo vale la pena? I missili da crociera stealth sono assai meno costosi delle portaerei, e gli ammiragli statunitensi sanno bene che se gli arrivassero contemporaneamente, non ci sarebbe lieto fine. Avere una flotta disattivata dalla Cina sarà intollerabile a Washington, ma le possibili risposte appaiono poco attraenti. Inizierebbe una guerra convenzionale con la Cina dalle conseguenze economiche orribili? Non sarebbe gradito agli alleati. Tagliare le rotte del petrolio della Cina dal Medio Oriente per spingere Pechino alla guerra nucleare? Distruggere la diga delle Tre Gole e Dio sa quante persone annegare? Se la Cina utilizzasse la guerra come pretesto per l’annessione di Paesi confinanti? Cosa farebbe la Russia? Le conseguenze probabili e certe rendono l’avventura poco attraente, tanto più che probabili pretesti per una guerra con la Cina, alcune rocce nel Pacifico per esempio, sono troppo banali per essere degni di costi ed esiti incerti. Anche in questo caso, la superiorità militare non significa molto. Viviamo in un mondo fondamentalmente diverso dal secolo scorso. Le guerre totali tra grandi potenze, vale a dire potenze nucleari, sono improbabili dato che lo diverrebbero in un’ora, e tutti lo sanno. Nella seconda guerra mondiale la Germania si convinse, ragionevolmente e quasi correttamente, che la Russia sarebbe caduta in estate, o i giapponesi che i depressi e disarmati USA non avrebbero combattuto. Oggi, no. Minaccia una potenza nucleare su qualcosa che considera vitale e rischi di friggere. Quindi, nessuno ci pensa. In ogni caso, nessuno, anche se i pazzi abbondano a DC e New York.
Allora, nel mondo di oggi, a che pro enormi forze convenzionali? L’esercito statunitense è una forza militare da seconda guerra mondiale aggiornata, progettata per combattere altre forze armate come se si trovassero nel mondo che esisteva durante la seconda guerra mondiale. L’Unione Sovietica era quel tipo di potenza militare. Oggi non ci sono tali forze da combattere per gli USA. Non siamo nello stesso mondo. Washington sembra non averlo notato. Le forze militari della seconda guerra mondiale dovevano distruggere obiettivi di alto valore, aerei, navi, fabbriche, carri armati ed era cruciale catturare il territorio del nemico: il Paese. Quando furono distrutte le armi pesanti della Wehrmacht e la Germania occupata, si vinse. Questo è il tipo di guerra che i militari hanno sempre assaporato, molti fragori e furie, obiettivi chiari. Non funziona così oggi. Come la Corea, o le milizie di contadini semi-organizzati, che hanno sconcertato il Pentagono non avendo obiettivi di alto valore o un territorio cruciale. In Afghanistan, per esempio, caprai coi fucili potrebbero semplicemente disperdersi, senza offrire alcun obiettivo, non certo di alto valore. Alcun territorio gli è fondamentale. Se gli Stati Uniti montassero un’enorme operazione per prendere la Provincia A, la resistenza potrebbe semplicemente svanire tra la popolazione o spostarsi nella Provincia B. Gli Stati Uniti sarebbero sempre vittoriosi ma mai vincitori. Prima o poi gli USA se ne andranno. Il mondo lo sa. Inoltre, la natura del conflitto è cambiata. Fin quando l’Unione Sovietica evaporò, gli imperi si ampliavano con la conquista militare. Nel mondo di oggi, i Paesi non hanno perso le ambizioni imperiali, ma l’approccio non è più militare. La Cina sembra intenzionata a portare l’Eurasia sotto la sua egemonia, e avanza verso ciò, ma il suo approccio è economico non militare. I cinesi non sono alla mano, ma sono tuttavia intelligenti. E’ molto più economico e più sicuro espandersi commercialmente che militarmente, è più saggio eludere il confronto militare, in una parola, ignorare gli USA e più correttamente scansare il Pentagono. La potenza militare e diplomatica nasce da quella economica, e la Cina ha successo economico. Utilizzando il peso commerciale, espande l’influenza, ma in modi non facilmente bombardabili. Sostiene l’alleanza BRICS, dal quale sono esclusi gli Stati Uniti. Amplia la SCO, da cui sono esclusi gli USA. Forse ancora più importante, ha creato l’AIIB, Asian Infrastructural Investment Bank, che non comprende gli Stati Uniti, ma i loro alleati europei. Queste organizzazioni probabilmente non useranno più i dollari, una seria minaccia all’egemonia economica di Washington.

Qual è la rilevanza del Pentagono? Come si fa a bombardare un accordo commerciale?
La Cina gode di solvibilità e perciò egemonizza con entusiasmo. Così, nel Pakistan ha costruito la Karakoram Highway da Karachi a Xian Jiang, che consentirà di aumentare il commercio. Avvia i due reattori vicini a Karachi. Investe nelle risorse afgane, aumenta il commercio con l’Iran. Quando gli Stati Uniti finalmente se ne andranno, la Cina, senza sparare un colpo, sarà predominante nella regione.

Qual è la rilevanza della portaerei?
Pechino seriamente cerca di costruire varie linee ferroviarie, treni ad alta velocità, per l’Europa, assieme a fibre ottiche e così via. Non solo ne parla ma la Cina ha i soldi e una vasta rete di treni ad alta velocità nazionale. (Gli Stati Uniti neanche un miglio.) Googla “linee ferroviarie Cina-Europa”.

Cosa farebbe il Pentagono? Bombardare i binari?
Mentre viaggi e commercio da Berlino a Pechino aumentano, e la Cina prospera volendo altre merci europee, gli uomini d’affari europei vorranno coccolarla finché quel favolosamente grande mercato allenterà la morsa di Washington sulla gola d’Europa. Ditelo tre volte lentamente: Eur-Asia. Eur-Asia. Eur-Asia. Vi prometto che è ciò che dicono i cinesi.

Cosa bombarderanno le forze armate da migliaia di miliardi del Pentagono? L’Europa? Le ferrovie del Kazakistan? Gli stabilimenti della BMW?
Tutto questo per dire che se l’esercito statunitense appare enorme, non è particolarmente utile, ed aiuta la Cina a mandare in bancarotta gli Stati Uniti. Più volte è stato dimostrato che non si possono sconfiggere contadini armati con armi tremende come AK, RPG e IED. Gli Stati Uniti non hanno le forze di terra per combattere un nemico grande o consistente. Potrebbero bombardare l’Iran, con conseguenze imprevedibili, ma non conquistarlo. Le guerre in Medio Oriente ben illustrano tale principio. In Iraq non ha funzionato. In Libia neanche. L’Iran non si spaventa. Lo SIIL e altre curiosità? Il Pentagono ancora bombarda un nemico che non può rispondergli, è la sua specialità, ma non sembra che una sconfitta.
Forze armate sbagliate, nemico sbagliato, guerra sbagliata, mondo sbagliato.Aerial view of the Pentagon, Arlington, VA

Ex-ministro iraniano: le forze di terra dell’IRGC sono 5 volte più grandi dell’US Army
FNA, 26 settembre 2016

13950705000314_photoiMohsen Rafiqdoust, ministro del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche durante gli anni della guerra imposta dall’Iraq, ha detto che le forze di terra del IRGC sono cinque volte maggiori dell’esercito degli Stati Uniti, aggiungendo che il IRGC può inviare 6 milioni di truppe in qualsiasi campo di battaglia in pochi giorni. “Oggi, le dimensioni delle forze di terra del IRGC sono cinque volte quelle dell’esercito degli Stati Uniti, e sono le forza di terra che decidono le guerre“, dichiarava Rafiqdoust a una riunione a Teheran. “Le forze di terra del IRGC possono inviare 6 milioni di truppe pronte sul campo di battaglia in meno di 10 giorni“, aggiungeva. Osservando come i depositi del Paese siano pieni di armi e armamenti, Rafiqdoust ha detto, “I nostri missili sono pronti ad essere lanciati su Israele. Questo è stato dimostrato agli statunitensi, autorizzati ad averne dei video” (attraverso le trasmissioni della TV iraniana). Un lancio contro l’Iran da Israele significherebbe che “l’Iran polverizzerà Tel Aviv“, sottolineava. Con osservazioni rilevanti nel 2014, il comandante delle forze di terra del IRGC, Generale di Brigata Mohammad Pakpour, disse che i suoi soldati sono tra i migliori della regione. “Oggi, l’Esercito e le forze di terra del IRGC sono tra le migliori e più potenti forze di terra della regione“, aveva detto a margine della cerimonia per commemorare i martiri dell’industria missilistica del IRGC a Teheran. Inoltre, nello stesso anno, il Generale Pakpour sottolineò la preparazione completa del IRGC nel difendere l’integrità territoriale e la sicurezza dell’Iran. “Grazie a Dio e alla buona amministrazione dell’Iran, non abbiamo alcun problema particolare per la sicurezza del Paese; in generale, i problemi sono dei nostri vicini e, talvolta, elementi terroristici si dirigono in Iran dall’estero”, aveva detto Pakpour. “Le forze speciali delle forze di terra del IRGC sono completamente pronte a difendere e proteggere ogni parte dell’Iran in qualsiasi condizione“, aggiunse.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le Forze Speciali statunitensi disprezzano i terroristi che addestrano in Siria

Dean Parker, Russia Insider 20 settembre 2016

Le Forze Speciali con l’ordine di addestrare i ‘ribelli anti-SIIL’ sono così disgustate dalla missione, che a loro avviso addestra i futuri terroristi di al-Nusra, e credono che servirebbero gli USA meglio sabotandola.dd5209d6-b8c3-4f0b-857a-b7fa1f2ebb52_mw1024_s_nUn ex-ranger dell’US Army su Sofrep.com, che si autodefinisce bollettino non ufficiale delle Forze Speciali degli Stati Uniti, da un quadro affascinante sugli atteggiamenti dei soldati statunitensi verso la missione di addestramento in Siria. Si legge in apertura: “Nessuno ci crede. Dici ‘Fanculo’“, afferma un ex-berretto verde dei programmi segreti e clandestini degli USA per addestrare e armare le milizie siriane. “Tutti sul campo sanno che sono jihadisti. Nessuno crede a tali missione e compiti, sanno che addestrano solo una nuova generazione di jihadisti, quindi li sabotano dicendo: ‘Fanculo, che m’importa?’” Giusto. Secondo quanto riferito, le forze speciali statunitensi sul campo detestano tale ordine. L’articolo è in realtà molto più una cronaca della guerra della CIA in Iraq e Siria, compreso il fallimento nel prendere sul serio la minaccia dello SIIL e l’incapacità di destinare risorse significative per affrontare il gruppo. Invece, Murphy spiega che la CIA ha obbligato a tale lavoro le forze speciali per l’ossessione nel rovesciare il governo siriano: “Lo SIIL era ormai sul radar della CIA. Il CTC (Centro antiterrorismo della CIA) puntava all’organizzazione, ma non abbastanza da avere effetti sul campo. Verso la fine del 2014, la CIA aveva meno di 20 funzionari ed analisti dediti alla lotta contro lo SIIL. Dall’inizio del 2016, la situazione migliorò di poco. Secondo diverse fonti, la CIA semplicemente non si preoccupa dello SIIL, utilizzando la scusa che sia un esercito piuttosto che un’organizzazione terroristica, assegnando il compito alle operazioni speciali dell’esercito, in particolare Forze Speciali e Delta Force. In Siria, la priorità della CIA è ciò che alcuni funzionari del CTC definisco genialata del direttore John Brennan: la caduta del regime di Assad”. Poi racconta come gli USA sono coinvolti in una guerra per procura contro lo Stato siriano tramite la CIA, notando che: “Distinguere tra ELS e al-Nusra è impossibile, perché sono praticamente la stessa organizzazione. Come già nel 2013, i capi dell’LS passarono con tutte le loro unità ad al-Nusra, conservando ancora il titolo di ELS come facciata per apparire laici in modo da avere le armi fornite da CIA e servizi segreti sauditi. La realtà è che l’ELS è una copertura della filiale di al-Qaida, al-Nusra”. E, “il fatto che l’ELS abbia approvato semplicemente la cessione di armi di fabbricazione statunitense ad al-Nusra non sorprende, considerando le scadenti valutazioni della CIA sulle milizie in Siria, basandosi su vecchi database. Tali dati sono i nomi di individui, in primo luogo, che si presume siano ancora in età di leva, visto che i dati furono raccolti dal CTC anni prima”.
14390675 Il nocciolo della questione è che, mentre la CIA ha un programma antiterrorismo gravemente trascurato, le risorse sono state dedicate esclusivamente alla Task Force siriana che, avete indovinato, ha per compito il cambio di regime in Siria: “Brennan è colui che ha dato vita alla Task Force siriana attingendo alle risorse del CTC/SI”, e a “John Brennan piacevano le stronzate sul cambio di regime”, commentava un ex-ufficiale della CIA. CTC/SI si dedica alla lotta al terrorismo, mentre la Task Force siriana a spionaggio, operazioni d’influenza e attività paramilitari in collaborazione con la Divisione Attività Speciali (SAD), necessarie per tentare il cambio di regime, anche armando gruppi di terroristi in Siria. Il ramo operativo della CIA è la componente paramilitare trattata come una scolaresca in Siria, con gli ufficiali che operano come se fossero dei pivelli. Composto da ex-soldati delle operazioni speciali, il ramo operativo fu molto attivo nei combattimenti quanto operava con un commando afghano assegnato dall’intelligence del Paese, la NDS, ma in Giordania non poteva fare altro che osservare e riferire, chiedendo ai capi dei ribelli provenienti da oltre confine come andavano le cose, ma non molto altro”. Con la CIA indisposta ad assumersi il compito, il lavoro ricadde su uno dei capi di un commando delle Forze Speciali, il 5° Gruppo Forze Speciali di stanza in Giordania e Turchia. Il compito non è combattere lo SIIL ma addestrare i siriani che si presentavano dicendosi disposti a farlo: “Nel 2015, le Forze Speciali degli Stati Uniti s’insediarono in Giordania e Turchia con il compito di collaborare e formare forze surrogate che attaccassero lo SIIL. In questo caso, raramente se non mai, combatterono al fianco delle forze locali, ma piuttosto le addestrarono in una nazione ospitante e quindi agendo attraverso cittadini di Paesi terzi, come le forze speciali turche e giordane, addestrare le milizie siriane e poi rispedirle in Siria”. Ai soldati delle forze speciali cui fu affidato il compito, tuttavia, ne furono disillusi. Un problema era l’apparente scarsa qualità delle reclute, e un altro la lealtà chiaramente discutibile: “I ribelli sanno come vendersi agli statunitensi nei colloqui, ma fanno capire le cose di tanto in tanto. “Non capisco perché alla gente non piaccia al-Nusra”, disse uno dei ribelli ai soldati statunitensi. Molti avevano simpatie per gruppi terroristici come Nusra e SIIL. Altri semplicemente non erano idonei. “Non vogliono essere dei guerrieri. Sono tutti dei vigliacchi. Questo è il ribelle moderato”, diceva un Berretto Verde su Sofrep. “Un gruppo di contadini e di ritardati che non poteva affrontare lo SIIL, e che neanche l’Esercito siriano vorrebbe”.” Tra i ribelli che forze speciali statunitensi e turche addestrano, “Un buon 95 per cento lavora per organizzazioni terroristiche o ne è in sintonia“, diceva un Berretto Verde associato al programma, aggiungendo: “La maggioranza ammise di non aver problemi con lo SIIL e che il loro problema erano curdi e regime siriano“. Come le milizie addestrate in Giordania, i ribelli addestrati in Turchia non erano pronti al combattimento. “Non hanno sangue da guerrieri. In grande maggioranza sono dei criminali“, diceva un altro Berretto Verde. Molti erano stranieri, alcuni dall’Iraq. Uno addirittura narcotrafficante libanese. “La maggior parte di questi fu istruita su cosa dire al centro di addestramento e a dare le risposte giuste”, diceva il soldato delle forze speciali su SOFREP. Si spacciavano laici, ma gli statunitensi capivano che erano integralisti perché non fumavano (i jihadisti sono wahhabiti, e ciò glielo vieta) e disprezzavano i Berretti Verdi.
military2 Il rapporto degli statunitensi con i turchi è complicato a dir poco: “Il rapporto con i turchi era, ed è, estremamente complicato. Nel Centro operativo tattico (TOC) gestito dalle forze speciali statunitensi in Turchia vi sono anche ufficiali turchi. Gli statunitensi fanno finta di non collaborare con i curdi, mentre gli altri membri del 5° Gruppo e gli operatori della Delta Force difatti sono integrati nella milizia curda delle YPG. Allo stesso modo, l’esercito turco chiude un occhio e fa finta di non sapere che gli statunitensi sono nelle YPG in Siria. Rendendo una strana situazione ancora più strana, i Berretti Verdi facevano finta di non sapere che le forze speciali turche addestrano i jihadisti nel nord della Turchia. La Turchia sponsorizza gruppi come Ahrar al-Sham (la CIA segue i membri di al-Qaida che lo raggiungono dalle aree dell’amministrazione tribale federale del Pakistan), e le forze speciali turche li addestrano e spediscono in Siria, dal corridoio di Jarabulus. Quando i jihadisti passano l’esercito turco trasmette la parola in codice “Spento” per dire alle guardie di frontiera di far passare i suoi ascari”. Stranamente neanche i capi, e non solo la truppa, non credono nella missione: “Pallet di armi e file di camion consegnati dalla Turchia ai gruppi ribelli sponsorizzati dagli USA semplicemente si coprono di polvere per le controversie sull’autorità su loro possesso e sui finanziamenti, mentre l’autorizzazione all’addestramento delle milizie viene concessa o tolta per capriccio. Un giorno viene detto di si, il giorno dopo no, e il giorno dopo di addestrare solo i capi. Alcuni Berretti Verdi credono che tale esitazione provenga dalla Casa Bianca quando sa che la maggior parte dei miliziani è affiliata a Nusra e altri gruppi estremisti. Le armi fornite dalle forze speciali sono di fabbricazione statunitense per rendere le milizie dipendenti dai rifornimenti di munizioni dagli Stati Uniti. Mentre i giochi continuano, il morale delle forze speciali in Turchia affonda. Spesso mascherato con uniformi turche, uno dei Berretti Verdi descriveva il suo lavoro come “Seduto in ufficio, a bere chai mentre guardi i turchi addestrare i futuri terroristi”.”
A dire il vero Jack Murphy non nomina un solo ufficiale o soldato nell’articolo. Tuttavia, non ci si aspetterebbe che un soldato delle forze speciali sia libero di parlare così a un giornalista. Inoltre Murphy diffonde tali informazioni privilegiate, ad esempio sulle lotte burocratiche e la continua ricerca della ragion d’essere delle varie unità e rami delle forze speciali, ed è inconcepibile che sia tutta un’invenzione, è evidente che l’autore conosce intimamente le Forze Speciali degli Stati Uniti e vi ha dei contatti. Questo è solo un piccolo esempio delle informazioni che Murphy rivela: “Per quanto riguarda la Siria, i capi del 5° Gruppo vedono lo SIIL come l’unico attivo. La guerra in Siria gli da pesò e uno scopo per restare in Medio Oriente. Inizialmente furono schierati in Giordania con la scusa che sarebbero stati lì per rilevare le armi di distruzione di massa dal regime di Assad, cosa ridondante poiché il JSOC ha un’unità specializzata in tale compito. In realtà, il 5° Gruppo voleva essere l’avanguardia della possibile invasione della Siria”. Ed ecco il pezzo forte; i soldati che hanno l’ordine di addestrare i ribelli siriani a combattere lo SIIL sono così disgustati dalla missione che pensano sia loro dovere patriottico non eseguire gli ordini, ma creare dei buon soldati Svejk sabotando la missione: “Per il momento, i soldati delle forze speciali addetti all’esecuzione del programma ritengono di far sembrare di compiere il loro dovere, mentre in realtà non fanno nulla. Con le mani legate, le opzioni sono poche e disperse. Molti sabotano attivamente i programmi o non fanno nulla, sapendo che i ribelli presunti laici che sono tenuti ad addestrare sono in realtà terroristi di al-Nusra.”

Addestramento dei 'ribelli anti-SIIL' in Giordania

Addestramento dei ‘ribelli anti-SIIL’ in Giordania

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I signori della guerra dell’Impero Americano rullano i tamburi

Wayne Madsen, Strategic Culture Foundation 19/09/2016

Ammiraglio Harris

Ammiraglio Harris

Era dai tempi dell’impero romano che i signori della guerra regionali non avevano tanta autorità da avere una propria politica militare e diplomatica rispetto al governo centrale. Gli Stati Uniti chiamano i propri signori della guerra “comandanti combattenti” e non sbagliano. Tali comandanti combattenti sono sempre alla ricerca di nuove guerre, sempre nell’interesse personali propri e dei vertici militari, ma non certo del popolo statunitense. I comandanti combattenti statunitensi dominano propri feudi virtuali, che il Pentagono chiama “aree di responsabilità” o AoR. I signori della guerra dell’impero romano venivano chiamati “proconsoli” ed erano comandanti nominati per governare i territori appena conquistati. Questi AoR romani, conosciuti come proconsoli imperiali, differivano di poco dai moderni AoR statunitensi. Tuttavia, i proconsoli romani erano molto più responsabili verso gli imperatori dei comandanti combattenti verso l’attuale presidente degli Stati Uniti. Il complesso militare e d’intelligence degli Stati Uniti ha diviso il mondo in AoR su cui i comandanti combattenti esercitano autorità su militari, politici, diplomatici statunitensi, e sempre più sulle decisioni economiche. Tali comandi, Comando Centrale, Comando del Pacifico, Comando Europeo, Comando Meridionale, Comando Settentrionale e Comando Africa degli Stati Uniti, sono coinvolti anche nelle attività militari e politiche delle nazioni delle rispettive AoR, alleate o dipendenti da accordi con gli Stati Uniti. Per comodità, il capo del Comando Europeo degli Stati Uniti era anche il Comandante supremo alleato in Europa, il capo militare dell’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO). In effetti, la NATO è parte integrante dell’egemonia militare degli Stati Uniti. Nel terzo secolo d.C. vari governatori romani presero le armi l’uno contro l’altro per la carica d’imperatore, al collasso dell’impero romano. Oggi, lo stesso fenomeno avviene tra i signori della guerra statunitensi che cercano di espandere le loro AoR a spese dei rivali. Uno dei più aggressivi signori della guerra e comandante combattente degli USA è il capo del Comando del Pacifico, o PACOM, ammiraglio Harry Harris. Da avanguardia militare del “perno in Asia”, idea mal concepita e pericolosa di Obama, Harris ultimamente ha esteso la sua AoR a zone già appartenenti al Comando Centrale degli Stati Uniti, o CENTCOM. Il capo di CENTCOM, generale Joseph Votel, è occupato a confrontarsi militarmente con l’Iran nel Golfo Persico: Harris, in un discorso a San Diego, disse che la sua AoR comprende la regione “Indo-Asia-Pacifico”, una chiara indicazione che Harris espande il suo governatorato militare su Oceano indiano e Asia meridionale. Harris ha usato il termine “Indo-Asia-Pacifico” per descrivere la sua “ciotola di riso” militare a un gruppo di militari del complesso industriale-militare, il Consiglio Amministrativo Militare di San Diego.
Come un generale romano dittatoriale, Harris avvertiva il Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte e il suo governo dal fare altre dichiarazioni anti-americane. Duterte si è ribellato alla volontà di Harris adottando una politica conciliante verso la Cina sulla disputa sul Mar Cinese Meridionale e chiedendo che gli Stati Uniti ritirino le forze speciali dal sud delle Filippine. Duterte proviene dall’isola meridionale di Mindanao. Ulteriormente urtante per Harris è stata la dichiarazione del Ministro degli Esteri delle Filippine Perfecto Yasay, secondo cui il suo Paese non va più trattato come il “fratellino scuro” degli USA. La tradizione della Marina di Harris è che gli amministratori filippini una volta dovevano soddisfare ogni capriccio degli ufficiali di marina statunitensi, cucinando pasti, lustrando scarpe, pulendo i bagni e stirando le uniformi. L’atteggiamento paternalistico nei confronti delle Filippine di ufficiali come Harris non è mai scomparso. Harris lascia che il gruppo militarista di San Diego sappia che la sua pazienza con Duterte si esaurisce avvertendo duramente il presidente Filippine: “Siamo alleati delle Filippine da lungo tempo. Abbiamo versato il nostro sangue per loro… Abbiamo combattuto fianco a fianco durante la seconda guerra mondiale. Ritengo che la nostra alleanza con le Filippine sia ferrea”. In altre parole, Harris sfida Duterte facendogli sapere che il Comando del Pacifico degli Stati Uniti non tollera alcun movimento delle Filippine verso la neutralità o una politica filo-cinese. Ciò che allarma della dichiarazione di Harris è che da sempre competeva a presidenti e segretari di Stato degli USA avviare iniziative verso i leader stranieri. Secondo Obama, tale autorità è discesa sui comandanti combattenti, ulteriore segnale che la diplomazia statunitense è sequestrata dal Pentagono e dai suoi vertici. L’estensione in Asia meridionale degli interessi militari di Harris significa che la sua AoR e quella del CENTCOM ora dominano la stessa “linea di controllo” militarizzata nel Kashmir conteso, come tra i militari di India e Pakistan. La regione di Gilgit-Baltistan nel nord del Pakistan e nel Kashmir Ladakh, che rivendica legami culturali e storici con i regni buddisti dell’Himalaya, vorrebbe percorrere una propria strada. Ma è a cavallo del confine PACOM-CENTCOM. Forse Harris e Votel giocheranno a poker al Fort Myer Officers Club, vicino al Pentagono, per decidere chi avrà l’autorità finale su questi territori secessionisti. Come governatori romani rivali, Harris e Votel concorrono per influenzare le stesse regioni. La differenza tra i due generali che giocano ai videogiochi militari, Votel e il suo cliente Pakistan, e Harris e il suo cliente India, è che sono concorrenti nucleari in una regione pericolosa. Ogni scontro convenzionale lungo la linea di controllo che separa le forze indiane e pakistane nel Kashmir, o lungo il loro confine nazionale, rischia di accelerare rapidamente in un conflitto nucleare regionale, che potrebbe precipitare gli Stati Uniti in una guerra.
Harris si muove anche sul teatro Indo-Asia-Pacifico più vicino al CENTCOM, espandendo le manovre del PACOM all’Oceano Indiano. Recentemente, PACOM ha svolto esercitazioni con le forze dello Sri Lanka nella regione irrequieta del Tamil, nel nord dello Sri Lanka, e pretende gli stessi diritti a basi navali che ha con l’India, col memorandum d’intesa sullo scambio logistico, da Sri Lanka e Maldive. Harris prevede una coalizione navale alleata di quattro potenze composta dalle marine statunitense, australiana, indiana e giapponese, per affrontare la Cina nel Pacifico e nell’Indiano. La Marina giapponese ha recentemente aderito alle esercitazioni della Marina statunitense nel Mar Cinese Meridionale per avvertire la Cina. Tuttavia, molti Paesi nel Mar Cinese Meridionale ricordano ancora cose fosse il Giappone e la sua Sfera di co-prosperità della Grande Asia orientale, quando soggiogò le loro terre durante la Seconda Guerra Mondiale. Essi e la Cina subirono la stessa sorte con l’aggressione militare giapponese. Harris e la sua cricca di militari a Pearl Harbor e a San Diego sembrano dimenticare la lezione della Seconda guerra mondiale e di come l’aggressione giapponese unì i popoli del Sud-Est e dell’Asia orientale contro un nemico imperialista comune. Per tali dilettanti della storia militare asiatica, è come se l’attacco giapponese del 7 dicembre 1941 a Pearl Harbor sia avvenuto in una realtà parallela. Con il PACOM che va verso l’Oceano Indiano e il CENTCOM che punta ad est, alla fine ci sarà una faida militare su quale governatore militare dovrà gestire l’espansione della presenza navale cinese a Gibuti, nel Corno d’Africa, quale governatore degli Stati Uniti avrà il controllo delle proposte basi militari degli Stati Uniti sull’isola yemenita di Socotra, nel Golfo di Aden, e quale giurisdizione militare supervisionerà le Chagos a sud delle Maldive, controllate dalla Gran Bretagna ma rivendicate dalle Mauritius, parte dell’AoR del Comando Africa. Una questione prevale su tutte. Generali e ammiragli statunitensi non hanno alcun diritto di dividersi il mondo in campi da gioco personali. I comandanti combattenti dovrebbero diventare oscure note della storia, come i loro antenati romani, oppure i principi fondamentali del diritto internazionale verranno formalmente rigettati dall’Impero Americano.

Generale Votel

Generale Votel

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come Soros voleva rovesciare Putin e destabilizzare la Russia

Alex Christoforou, The Duran 25/8/20161530800Le recenti DCLeaks di oltre 2500 documenti delle ONG di George Soros, illuminano su come il miliardario usa la sua grande ricchezza per creare il caos globale nella continua imposizione euforica del neoliberismo alle classi lavoratrici. Mentre Soros è riuscito a destabilizzare l’Unione europea promuovendo l’immigrazione di massa e l’apertura delle frontiere, a dividere gli Stati Uniti, finanziando attivamente l’ente Black Live Matter e corrompendo la molto corruttibile classe politica degli Stati Uniti, e a distruggere l’Ucraina sostenendo un colpo di Stato contro un governo democraticamente eletto tramite energumeni neonazisti… un Paese che Soros non può decifrare è la Federazione Russa. Il pragmatismo politico e il sistema di valori umanisti radicati nella tradizione culturale dello Stato-Nazione della Russia, probabilmente fanno infuriare Soros. La Russia è la sua balena bianca… una creatura che ha cercato di uccidere per quasi un decennio. Sfortunatamente per Soros (e fortunatamente per l’intero pianeta), il governo russo ha capito la natura cancerosa delle sue ONG prendendo misure preventive adeguate… che col senno di poi, e dopo aver esaminato le note di DCLeaks, sì è dimostrata essere una mossa molto saggia.
Il 30 novembre 2015, Zerohedge riferiva, “l’Ufficio del procuratore generale della Russia ha emesso un comunicato in cui riconosceva l’Open Society Institute di George Soros e un’altra organizzazione affiliata come “gruppi indesiderabili”, vietando a cittadini ed organizzazioni russe du partecipare a qualsiasi loro progetto. Il procuratore afferma che le attività della Open Society Institute e della Fondazione di assistenza Open Society Institute erano una minaccia per le fondamenta dell’ordine costituzionale e della sicurezza nazionale della Russia, aggiungendo che il Ministero della Giustizia sarebbe stato debitamente informato di queste conclusioni e avrebbe aggiunto i due gruppi alla lista delle organizzazioni straniere indesiderate in Russia. Secondo RT, i pubblici ministeri hanno lanciato un’indagine sulle attività delle due organizzazioni promosse dal noto finanziere statunitense George Soros, nel luglio di quest’anno, dopo che i senatori russi avevano approvato la cosiddetta “stop-list patriottica” di 12 gruppi che richiede immediatamente l’attenzione sulle loro presunte attività anti-russe. La legge sulle organizzazioni straniere indesiderate è entrata in vigore all’inizio di giugno di quest’anno. Impone a Ufficio del Procuratore generale e Ministero degli Esteri la redazione di un elenco ufficiale di organizzazioni straniere indesiderate e delle attività illegali. Una volta che un gruppo è riconosciuto indesiderabile, le sue attività in Russia devono essere congelate, i suoi uffici chiusi e la diffusione dei materiali vietata. Detto questo, non è certo che Soros abbia ancora alcuna attività in Russia. La sua fondazione, apparsa in Russia alla metà degli anni ’90, era attiva fino al 2003, quando Putin s’è consolidato al potere”. L’enorme tranche dei documenti rilasciati da DCLeaks dimostra quanto sia pericolosa l’Open Society di George Soros per il benessere e la conservazione della Federazione russa e della cultura russa.
In un documento del novembre 2012 dal titolo “Note della riunione di pianificazione strategica dell’OSF (Open Society Foundation) Russia“, i cui partecipanti erano: Leonard Benardo, Iva Dobichina, Elizabeth Eagen, Jeff Goldstein, Minna Jarvenpaa, Ralf Jürgens, Elena Kovalevskaja, Vicki Litvinov, Tanja Margolin, Amy McDonough, Sara Rhodin, Ervand Shirinjan, Becky Tolson, si discuteva di come… “Identificare le priorità comuni delle attività di OSF Russia nel prossimo anno. Come possiamo collaborare in modo più efficace, considerando il deterioramento dell’ambiente politico per i nostri partner?” La rivelazione principale del verbale era la speranza che gli anni di Medvedev come presidente avrebbero dato alle ONG “l’apertura” di cui avevano bisogno per spezzare finalmente l’orso russo. Il tutto evaporò nel 2012, quando Vladimir Putin tornò nell’ufficio presidenziale. L’OSF, chiaramente sconvolta e delusa, poneva le basi per sfidare l’amministrazione Putin alla luce del diverso approccio verso ONG come l’Open Society Foundation. “Il contesto dei diritti umani è molto cambiato nel 2006-2012: il periodo Medvedev ha permesso una serie di miglioramenti e aperture significative per le ONG, modificando la legge sulle ONG nel 2006, che comportava una campagna a favore delle organizzazioni non governative; molti dei nostri ne beneficiarono in quel periodo. Surkov ha legami con molti gruppi disposti a collaborare con lo Stato ed nostri partner erano gli esperti nei processi chiave quali la riforma della polizia. Uno spazio fu creato per la modernizzazione e l’inclusione della società civile durante il mandato di Medvedev. Tuttavia, la pressione ricominciava rapidamente appena Putin è tornato al potere”. Un’importante svolta per le ONG in Russia avvenne con le fallite proteste russe in “stile Mjidan”, prontamente smantellate prima che venissero inflitti danni. “Le proteste russe hanno profondamente influenzato la vita delle ONG. Lo Stato finanziava l’auto-organizzazione pensando che ciò avrebbe disinnescato un’opposizione su vasta scala. Ma, incoraggiando l’auto-organizzazione, aveva aperto il vaso di Pandora. La gente è diventata attiva e cominciava a sentire che era possibile cambiare qualcosa, la porta era stata aperta all’auto-mobilitazione. Lo Stato ha risposto con la repressione e i prigionieri politici, al fine d’instillare la paura nella popolazione. Lo Stato ha anche minato il sostegno sociale alle proteste. Il suo sostegno socialmente orientato verso le ONG (“buone”) è un modo per dividere la comunità, mentre la legge contro gli agenti stranieri definisce le proteste come finanziate dall’estero per minare la Russia”.
Perché tale fascinazione per la Russia? Perché è importante per l’OSF concentrarsi sulla Russia? Con la Russia sono in gioco immense ricchezze e potere geo-politico enorme.
I principali temi della società aperta e questioni molto importanti in Russia
– Trasparenza e responsabilità (anticorruzione)
– Diritti e giustizia (vale a dire, giustizia penale, polizia, stato di diritto, LGBT, diritti delle donne)
– Migrazione
– Integrazione scolastica (disabilità, rom)
– Libertà dei media, accesso alle informazioni
– Salute (accesso ai farmaci, HIV, riduzione del danno)
Problemi da superare: le tattiche russe sono riprese in Asia centrale (vale a dire, la legge anti-estremismo in Kazakhstan)
L’influenza della Russia nel Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite che sostiene la risoluzione che dice che i diritti umani devono prendere in considerazione i valori tradizionali del Paese in questione, pochissime ONG che seguono il consiglio vedono le prossime grandi implicazioni dalla Russia
La partecipazione a regimi internazionali globali (G20, ICC, WTO), una Russia più aperta cambierebbe gli organi di governo internazionali
Il contenzioso della Corte europea
I dettagli del documento sono un ampio elenco di bersagli, di “ciò che va fatto” per destabilizzare la Russia, concentrandosi su molti ricorrenti temi neoliberisti che Soros utilizza per infettare le nazioni ospitanti e rovesciare i governi…
“- prigionieri politici (Bolotnaja, ecc.)
– censura e controllo dei media (pressione sui media indipendenti, lavoro su NMP)
– sorveglianza
– LGBT (spinta contro le leggi sulla propaganda, voluta dai funzionari locali non dal governo federale)
– diritti delle donne
– diritti dei disabili ed integrazione scolastica
– prigioni
– molti finanziamenti per il monitoraggio; dove il denaro viene meglio speso?
– le ONG non hanno sufficienti dollari per viaggiare e per una rappresentanza legale
– polizia e violenza della polizia (Verdetto pubblico, uomo e legge, ecc.)
– migranti
Trasparenza e responsabilità
– spesa dello Stato, monitoraggio e analisi
– operazioni di monitoraggio transfrontaliere ed acquisizioni affari
– connessioni tra responsabilità, diritti umani ed interessi dei cittadini ordinari
Il documento completo in PDF può essere trovato qui.03891028-6045Dopo il documento del 2012 e la chiara delusione espressa dai membri dell’OSF per la resistenza della Russia al neoliberismo, DCLeaks fornisce un promemoria successivo dal titolo “Progetto di strategia per la Russia, 2014-2017”. La sintesi del documento… “La Russia di oggi deve affrontare una ricaduta deplorevole nell’autoritarismo. Di fronte a sfide interne gravi, il regime è diventato più insulare e isolazionista cercando di consolidare la propria base. Le leggi progressivamente draconiane promulgate dal ritorno di Putin alla presidenza hanno messo tutte le organizzazioni finanziate dall’estero sotto la minaccia dell’isolamento e del discredito. Nonostante queste decisamente impegnative condizioni, è essenziale continuare a coinvolgere la Russia, sia per preservare gli esistenti spazi democratici che per garantire che le voci russe non siano oscurate sulla scena globale”.
La destabilizzazione della Russia, ora giustamente intitolata “Progetto Russia”, prosegue identificando tre concetti cardine… “Nel paesaggio cupo, rimangono comunque aperture per l’intervento del Progetto Russia. Sfruttare tutte le opportunità disponibili, seguendo i seguenti tre concetti che riteniamo di vitale importanza nel contesto attuale:
1) Mitigare l’impatto negativo delle nuove leggi attraverso la difesa nazionale e internazionale. Alleati chiave in questo senso sono il crescente numero di cittadini russi che si oppongono alla regressione del Paese, insieme alla consistente comunità di esperti legali russi dalla conoscenza approfondita della legge sulle ONG e dalla forte motivazione nell’aiutare il settore a continuare le sue attività.
2) Integrare le voci russe nello scambio globale di idee. Dato che intellettuali, operatori e attivisti russi sono sempre più isolati a livello nazionale, e gli accademici sono spesso isolati dalla comunità internazionale, sosterremo la diffusione di pensieri diversi e critici russi nel discorso globale. Tali opportunità permettono agli attori russi di collaborare reciprocamente e vantaggiosamente su argomenti che vanno dalla migrazione all’attivismo digitale, mantenendone così la rilevanza e riducendone la provincializzazione.
3) Il nostro obiettivo è integrare i diritti e la dignità di una delle popolazioni più emarginate della Russia: gli individui LGBT. La diversificata rete dei partner di RP offre l’opportunità di costruire un’ampia base di alleati nella società civile in un momento in cui la comunità LGBT è sotto grave minaccia. Speriamo di vedere un discorso più equilibrato sui diritti LGBT nel pubblico russo, così come una forte coorte di organizzazioni indipendenti tradizionali che adottano attivamente gli interessi LGBT nel loro operato”.
Mobilitazione sociale e finanziamento delle reti dei media alternativi per promuovere il discorso sociale e l’insoddisfazione, sono tattiche comuni che le ONG di Soros utilizzano per fabbricare la sovversione. “Insieme a tali iniziative, siamo impegnati a sostenere tre campi principali: a) accesso alla giustizia e rafforzamento legale dei gruppi emarginati; b) accesso a informazioni indipendenti e media alternativi; e c) piattaforme di dibattito critico, discussione e mobilitazione sociale. RP prevede di fornire supporto di base ai nostri partner di fiducia in ciascuno di questi campi, investire nella loro crescita e sviluppo, rimanendo flessibili sulle modalità di finanziamento necessarie per consentirgli di continuare il lavoro essenziale. Cerchiamo anche di rafforzarne la legittimità e la sostenibilità finanziaria, per costruire un mondo organizzativo del terzo settore più trasparente, efficace ed efficiente. La Russia è attualmente sotto un processo di graduale, arbitraria e intenzionale chiusura. In tale contesto, il ruolo cardinale di RP è creare un campo grave ed ad ampio raggio di attori indipendenti della società civile, che nel migliore dei casi aiuti ad impostare l’agenda per un futuro più aperto e democratico in Russia, e nel peggiore dei casi sopravvivere agli effetti della nuova legislazione draconiana”.
Ingaggiare la diaspora russa che si oppone al governo attuale, e mobilitare la comunità LGBT attraverso la propaganda massmediatica sono temi ricorrenti nei documenti di Soros. L’attenzione dei media sui diritti LGBT durante le Olimpiadi invernali di Sochi fu l’occasione da non perdere per Soros. “Nel breve e medio termine, RP si propone di generare un più ampio supporto nella società civile a questo gruppo altamente emarginato. Anche se la legge sulla “propaganda dell’omosessualità” ha un’inedita attenzione internazionale per le Olimpiadi invernali di Sochi, le voci degli attivisti russi sono a malapena ascoltate dalle maggiori organizzazioni internazionali LGBT. Vogliamo fare in modo che i nostri partner russi abbiano un ruolo di primo piano nel plasmare la strategia del movimento internazionale, pianificando campagne dall’orientamento interno piuttosto che internazionale, e che la spinta raccolta per Sochi non si dissipi subito dopo la fine delle Olimpiadi. Il nostro vantaggio comparato risiede nelle reti ampie e profonde che abbiamo favorito in questi ultimi anni. Un uso strategico di tali reti consentirà di massimizzare l’impatto a lungo termine del lavoro che le organizzazioni per i diritti LGBT fanno. I gruppi per i diritti LGBT in Russia sono professionali ed efficaci, ma non possono andare oltre le loro comunità immediate e galvanizzare altri attori della società civile, necessario al loro successo a lungo termine”. La destabilizzazione di un Paese delle dimensioni della Russia non avviene senza un prezzo significativo, che George Soros sembra più che pronto a pagare… “Dato il gran numero di borse di RP, vediamo la necessità di altro personale per attuare le nostre priorità strategiche e monitorare efficacemente la nostra attività. Tuttavia, mentre un certo numero di programmi nella regione Eurasia sono in fase di ristrutturazione, attendiamo dei risultati da questa transizione prima di dare qualsiasi raccomandazione sostanziale”.
Non c’è alcun dubbio sul fatto che il piano 2014-2017 delineato dalle ONG di Soros, che addirittura immagina l’aumento del personale e la ristrutturazione regionale eurasiatica, ha subito un grande danno dalla legge del 2015, ha visto tali forze disgreganti operanti in Russia, essere finalmente cacciate dalla nazione.
Il documento completo in PDF può essere trovato qui.1092965Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’internazionale criminale: la Lega anticomunista mondiale

Thierry Meyssan Voltairenet 20 gennaio 2005

Fondata a Taiwan da Chiang Kai-shek, Reverendo Moon e da criminali nazisti e di guerra giapponesi, la Lega anticomunista mondiale (WACL) con Nixon la prima volta estese i metodi contro-insurrezionali nel sud-est asiatico e nell’America Latina. Sette capi di Stato parteciparono alle sue riunioni. Poi, rediviva con l’era Reagan, divenne uno strumento del complesso militare-industriale degli USA e della CIA durante la Guerra Fredda. Gli furono commissionati omicidi politici e l’addestramento controinsurreazionale in tutti i conflitti, tra cui l’Afghanistan dove era rappresentata da Usama bin Ladin.

18.mo conferenza della WACL a, Dallas, USA, 1985

18.ma conferenza della WACL a Dallas, USA, 1985

pic_S_T_Stetsko Yaroslav (older photo)Alla fine della seconda guerra mondiale, i servizi segreti statunitensi utilizzarono fascisti, ustascia e nazisti per creare una rete di agenti anticomunisti: Stay-behind [1]. Se reclutati negli Stati Uniti i futuri agenti atlantici dovevano rimanere segreti, negli Stati sotto il controllo sovietico, al contrario, dovevano agire pubblicamente. Fu creata quindi, nel 1946, una sorta di ente internazionale per coordinare l’azione degli agenti orientali trasferiti in occidente: il Blocco delle Nazioni anti-bolsceviche (ABN). Fascisti ucraini, ungheresi, rumeni, croati, bulgari, slovacchi, lituani, ecc. si unirono sotto la guida di Yaroslav Stetsko. Ex-capo collaborazionista ucraino, Stetsko è considerato il responsabile del massacro di 700 persone, per lo più ebrei, a Leopoli del 2 luglio 1941. Otto anni più tardi, alla fine della guerra di Corea, gli Stati Uniti sostituirono la Francia in Indocina [2]. Il presidente Eisenhower creò un sistema di difesa regionale diretto contro l’URSS e la Cina. L’8 settembre 1954, seguendo il modello della NATO, fu creata la SEATO che raggruppava Australia, Nuova Zelanda, Pakistan, Filippine, Thailandia, Regno Unito e Stati Uniti. Il 2 dicembre il dispositivo fu completato con un trattato di difesa bilaterale tra Stati Uniti e Taiwan [3]. In parallelo, la CIA, sotto la direzione di Allen Dulles, struttura i servizi spionistici di tali Stati e crea un’organizzazione di contatto tra i partiti anticomunisti nella regione. Quindi, viene creata attorno Chiang Kai-shek la Lega anti-comunista dei popoli dell’Asia (APACL). Oltre al presidente di Taiwan Chiang Kai-shek, l’APACL conta tra i suoi membri Paek Chun-hee, futuro presidente della Corea del Sud; Ryiochi Sasakawa, criminale di guerra divenuto milionario e benefattore del Partito liberale giapponese; e il Reverendo Sun Myung Moon [4], profeta della Chiesa dell’Unificazione. Inoltre, nelle file dell’APACL vi erano il generale Prapham Kulapichtir (Thailandia), il presidente Ferdinando Marcos (Filippine), il principe Sopasaino (Laos) [5] il colonnello Do Dang Cong, rappresentante del presidente del Vietnam Nguyen Van Thieu), ecc. L’APACL è sotto il controllo totale di Ray S. Cline, allora capo della stazione della CIA a Taiwan [6], e pubblica l’Asian Bulletin redatto da Michael Lasater, futuro capo del dipartimento dell’Asia della Heritage Foundation [7].

George Bush e Yaroslav Stetsko

Yaroslav Stetsko e George Bush

La creazione della WACL
1976 The WACL 9th Conf. held at Seoul, Korea Dal 1958, il presidente del Blocco delle Nazioni anti-bolsceviche (ABN) presenziò a Taipei, in occasione della conferenza annuale della Lega anticomunista dei Popoli dell’Asia (APACL). Stetsko e Cline supervisionarono la fondazione della Political Warfare Cadres Academy di Taiwan, l’istituzione responsabile dell’addestramento dei quadri del regime di Chiang Kai-shek nella repressione anticomunista. L’accademia è l’equivalente asiatico del Psychological Warfare Center di Fort Bragg (Stati Uniti) e della Scuola delle Americhe a Panama [8]. Progressivamente, la CIA formò una rete di gruppi politici ed istruttori in controinsurrezione in tutto il mondo. Nel 1967, ABN e APACL si fusero denominandosi Lega anticomunista mondiale (World Anti-Communist League, WACL) estendendo le attività a tutto il “mondo libero”. Tra i nuovi membri vi erano i Los Tecos o Legione di Cristo Re, formazione fascista messicana creata durante la Seconda Guerra Mondiale. La Lega nella prima fase conobbe un boom negli anni ’73-’75, quando Richard Nixon e il consigliere per la sicurezza Henry Kissinger occupavano la Casa Bianca. Il suo finanziamento è assicurato generosamente dalla Chiesa della Riunificazione. Tuttavia, tale realtà non è più riconosciuta pubblicamente dal 1975. Il Rev. Sun Myung Moon disse poi di aver rotto i legami con la Lega, ma continuava ad esercitare la propria leadership tramite il suo rappresentante giapponese Osami Kuboki. Il ruolo della WACL nell’attuazione dei piani Fenice (1968-1971) e Condor (1976-1977), con l’assassinio di migliaia di sospetti simpatizzanti del comunismo nel sud-est asiatico e in America Latina, non è sufficientemente documentato. L’Operazione Phoenix fu probabilmente applicata in Vietnam dal Joint Unconventionnal Warfare Task Force del maggiore-generale John K. Singlaub, poi presidente della WACL. Tuttavia, Singlaub ha sempre negato il coinvolgimento in tale operazione. D’altra parte, il generale Hugo Banzer, che impose la sua dittatura in Bolivia nel 1971-1978, presiedette la sezione latinoamericana della WACL. Banzer organizzò un piano per eliminare fisicamente i suoi oppositori comunisti nel 1975. Il piano Banzer fu presentato come modello da seguire in un vertice latinoamericano della WACL ad Asuncion, nel 1977, alla presenza del dittatore paraguaiano Alfredo Stroessner. Una mozione diretta a procedere nello stesso modo, l’eliminazione di tutti i sacerdoti e religiosi seguaci della teologia della liberazione nell’America Latina, fu presentata dalla delegazione del Paraguay e adottata dalla Conferenza mondiale della WACL nel 1978 [9].
Duprat Non si sa con certezza il ruolo della WACL nella strategia della tensione che colpì l’Europa in quel periodo. François Duprat, fondatore di Ordine Nuovo francese; Giorgio Almirante, fondatore del MSI; lo spagnolo Jesus Palacio, fondatore di CEDADE; il belga Paul Vankerhoven, presidente del Circolo delle nazioni, e altri come loro, militarono nella WACL. La Lega esfiltrò dall’Italia Stefano delle Chiaie [10] ricercato per terrorismo, e l’inviò in Bolivia, allora sotto il regime di Hugo Banzer, dove fu nominato subito secondo di Klaus Barbie alla testa degli squadroni della morte. La documentazione è scarsa anche sul ruolo della WACL nella guerra in Libano. E’ noto, al massimo, che reclutò mercenari per le milizie cristiane del presidente Camille Chamoun nel 1975, una settimane prima dello scoppio del conflitto. Al suo arrivo alla Casa Bianca nel 1977, Jimmy Carter volle porre fine alle pratiche sordide dei predecessori. L’Ammiraglio Stanfield Turner fu nominato capo della CIA e si dedicò ad eliminare i regimi autoritari in America Latina. Fu dura per la WACL, che non ricevette più finanziamenti dai suoi membri. Allora divenne un covo di anti-Carter, preparandosi a giorni migliori e creando spontaneamente rapporti con la principale organizzazione anti-Carter degli Stati Uniti, la Coalizione Nazionale per la Pace Attraverso la Forza (National Coalition for Peace Through Strength). Tale fronte del rifiuto promanava dal Consiglio di sicurezza nazionale statunitense, che il presidente Eisenhower designò con il termine “complesso militare-industriale” [11]. I suoi co-presidenti erano il generale Daniel O’Graham [12], che partecipò con George H. Bush alla Commissione Pipes per la rivalutazione della minaccia sovietica, denominata Team B [13], e il generale John K. Singlaub [14]. Numerosi funzionari della Lega erano legati ai comitati per l’elezione di Ronald Reagan. Per molti di loro, il governatore repubblicano della California non era un estraneo. In effetti, alla fine della seconda guerra mondiale, Reagan fu portavoce della Crociata per la libertà, la raccolta fondi per accogliere negli Stati Uniti gli immigrati dall’Europa orientale in fuga dal comunismo. Difatti si trattava di radunare nazisti, fascisti ed ustascia nel Blocco delle Nazioni anti-bolsceviche (ABN). E il vicepresidente George H. Bush era un altro amico. Da direttore della CIA fu a capo dell’Operazione Condor.

A destra Allen Dulles, capo della CIA negli anni '50, a sinsitra Ray Cline.

A sinistra Allen Dulles, capo della CIA negli anni ’50, a destra Ray Cline.

L’età d’oro della WACL
Con l’arrivo di Ronald Reagan e George H. Bush alla Casa Bianca, la WACL riacquista vigore e continua a svilupparsi. I vecchi contatti danno frutti. Il complesso militare-industriale degli Stati Uniti finanzia la creazione della sezione statunitense della WACL denominata Consiglio per la Libertà Mondiale (Council for World Freedom, USCWF). Il presidente era il generale John K. Singlaub e il vicepresidente era il generale Daniel O’Graham. Ma non solo. Il complesso militare-industriale fece della WACL lo strumento centrale della repressione anticomunista mondiale. Singlaub divenne così presidente della WACL.

La Lega agisce su tutti i fronti
reagan-jpg_58313_20140330-180 Per combattere la presenza sovietica in Afghanistan, il Consiglio di Sicurezza Nazionale statunitense [15] finanziò una sezione della WACL: il Comitato per un Afghanistan Libero con sede presso la Fondazione Heritage. L’operazione inizia con la visita ufficiale di Margaret Thatcher e Lord Nicholas Bethell, capo dipartimento dell’MI6, negli Stati Uniti, e la dirige il generale J. Milnor Roberts. Il Comitato è direttamente coinvolto nel supporto logistico ai “combattenti per la libertà”, autorizzati dal direttore della CIA William Casey [16] e diretti da Usama bin Ladin [17]. Il legame tra la WACL e l’affarista saudita l’assicura un collaboratore dello sceicco, Ahmad Salah Jamjun dell’impresa di costruzioni Bin Ladin Group, e un ex-primo ministro dello Yemen del Sud [18]. Nelle Filippine, il presidente Ferdinando Marcos rappresenta la WACL. Ma quando viene estromesso nel 1986, John K. Singlaub e Ray Cline arrivano nel Paese per scegliere nuovi partner, quindi creano un gruppo paramilitare antiguerriglia e scelgono il generale Fidel Ramos [19], amico di Frank Carlucci [20], George H. Bush e Bin Ladin. Per combattere la rivoluzione sandinista in Nicaragua, la WACL crea una base logistica nella proprietà di John Hull in Costa Rica, con istruttori argentini. La Lega usa anche i servizi offerti dal Capo di Stato Maggiore dell’Honduras, generale Gustavo Alvarez Martinez, che recluta mercenari utilizzando la copertura umanitaria del Refugee Relief International. In Guatemala, la WACL conta su Mario Sandoval Alarcon, capo del Movimento di Liberazione Nazionale. Sandoval, vicepresidente nel 1974-1978, era il vero padrone del Paese, essendo il generale-presidente Romeo Lucas Garcia null’altro che un burattino. Sandoval creò gli squadroni della morte che uccisero più di 13000 persone in cinque anni. Nel Salvador, la WACL si affidò a Roberto D’Aubuisson, formatosi all’accademia di Taiwan e beneficiario degli aiuti dai guatemaltechi. D’Aubuisson divenne capo dell’ANSESAL, equivalente locale della CIA, e di un’organizzazione paramilitare di destra, il Partito Repubblicano Nazionalista (ARENA). Inoltre, creò gli squadroni della morte e fece uccidere l’arcivescovo Oscar Romero. Ma il successo della WACL ne causò anche la caduta. Nel 1983, il sottosegretario alla Difesa Fred C. Iklé [21] creò al Pentagono un comitato segreto di otto esperti, il Consiglio per la Difesa della Libertà, guidato dal generale John K. Singlaub [22]. E’ noto che la commissione decise che l’intervento segreto in Afghanistan fosse un modello da seguire anche in Nicaragua, Angola, Salvador, Cambogia e Vietnam, ma non vi sono abbastanza documenti sui dettagli delle loro operazioni. Nel 1984 Ronald Reagan lasciò alla Lega in generale e in particolare a John Singlaub, il finanziamento congiunto dell’Irangate sotto la diretta autorità del colonnello Oliver North del Consiglio di Sicurezza Nazionale. Lo scandalo scoppiò nel 1987, svelando tutto e distruggendo la WACL.

Il principe laotiano Chao Sopsaisana Southakakoumar con Haing S. Ngor, l'attore del film Urla del Silenzio, A destra Sopsaisana con John K. Singlaub.

Il principe laotiano Chao Sopsaisana Southakakoumar con Haing S. Ngor, l’attore del film Urla del Silenzio ed ospite della WACL. A destra Sopsaisana con John K. Singlaub.

Note
[1] Vedasi: “Stay-hebind: Las redes estadounidenses de desestabilización y de injerencia” Thierry Meyssan, Voltaire, 20 luglio 2001.
[2] L’esercito francese perse la battaglia di Dien Bien Phu il 7 maggio 1954.
[3] D’altra parte, il 29 gennaio 1955, il Congresso diede carta bianca al presidente Eisenhower autorizzandolo ad entrare in guerra per difendere Taiwan se attaccata dai comunisti.
[4] Vedasi: “Rev. Moon, Le Retour“, Voltaire 26 marzo, 2001.
[5] Il principe Sopasaino, vicepresidente dell’Assemblea Nazionale del Laos, fu intercettato dalle autorità francesi nell’aeroporto Orly di Parigi, il 23 aprile 1971. Aveva nei bagagli 60 kg di eroina pura.
[6] Ray S. Cline fu l’analista più ascoltato allo scoppio della guerra di Corea. Fu capo della stazione della CIA a Taipei dal 1958 al 1962. La sua copertura era direttore dell’US Naval Auxiliary Communications Center. Divenne vicedirettore della CIA grazie al cambio del personale causato dal fiasco della Baia dei Porci. Pubblicò un libro di memorie, Secrets, Spies and Scholars, Editorial Acropolis Books, 1976.
[7] Michael Laseter era il principale responsabile della Chiesa universale e trionfante (CUT) di Elizabeth Claire. A metà degli anni ’70, la setta fu al centro di uno scandalo quando un arsenale militare fu scoperto presso la sede in California. Uno dei suoi capi fu nominato direttore esecutivo della rappresentanza della WACL in Afghanistan, negli anni ’80.
[8] La Scuola delle Americhe (SOA) fu poi trasferita a Fort Benning negli Stati Uniti. La nostra biblioteca elettronica offre una guida completa agli studenti della scuola nel 1947-1996.
[9] Questa operazione sembra essere stata condotta in coordinamento con monsignor Alfonso Lopez Trujillo, allora Segretario Generale della Conferenza Episcopale Latinoamericana (CELAM).
[10] Vedasi “1980: la strage di Bologna, 85 morti“, Voltaire, 14 marzo 2004.
[11] La Coalizione Nazionale per la Pace attraverso la Forza ebbe fino a 257 congressisti.
[12] Il tenente-generale Daniel O’Graham fu vice direttore della CIA incaricato delle relazioni con le altre agenzie d’intelligence (1973-1974) e successivamente direttore della DIA (1974-1976). Direttore esecutivo del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli USA, fu uno dei principali fautori della proposta “Star Wars”. Fondò High Frontier che presiedette fino alla morte nel 1995.
[13] Nel 1975, l’estrema destra accusò la CIA di essere stata penetrata da infiltrati comunisti e di minimizzare il pericolo rosso. Il presidente Ford quindi nominò George H. Bush direttore dell’Agenzia ed autorizzò il completamento di una contro-verifica. Richard Pipes creò “Team B” che pubblicò un rapporto allarmista per giustificare la ripresa della corsa agli armamenti. Oggi è noto che la Commissione Pipes travisò deliberatamente i dati per aprire mercati al complesso militare-industriale. Su questo argomento, vedasi: “Manipolatori di Washington” Thierry Meyssan, Voltaire, 11 gennaio 2005, e “Daniel Pipes, esperto dell’odio“, Voltaire, 5 maggio 2004.
[14] John K. Singlaub fu un ufficiale dell’OSS durante la seconda guerra mondiale. Creò la guerriglia del Kuomintang di Chiang Kai-shek contro i giapponesi. Durante la guerra di Corea fu a capo della stazione della CIA, e più tardi, durante la guerra del Vietnam, diresse i Berretti Verdi. Fu istruttore di controinsurrezione a Fort Benning. Andato in pensione, divenne il direttore della formazione presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale degli USA. Fu in quella posizione che divenne co-presidente della Coalizione e, in seguito presidente della Lega.
[15] La National Endowment for Democracy finanzia il Comitato dal 1984. Questi poi trasmetteva parte dei fondi ricevuti a organizzazioni umanitarie per i propri scopi politici in Afghanistan, in particolare Medici senza frontiere, Bernard Kouchner e Assistenza medica internazionale.
[16] Gli Stati Uniti destabilizzarono deliberatamente l’Afghanistan, ma non si aspettarono l’entità della reazione militare di Mosca. Washington quindi mobilitò gli alleati nella guerra, non per “liberare” gli afgani, ma esplicitamente per evitare che l’URSS avanzasse verso il Mare Arabico.
[17] Nel 1983, la WACL stampò T-shirt con l’effige di Usama bin Ladin e la scritta “Sostieni i combattenti per la libertà afgani. Combattono per te!“.
[18] Usama bin Ladin non veniva presentato come un musulmano credente, ma come affarista anticomunista scelto dal principe Turqi, capo dei servizi segreti sauditi, per partecipare alla guerra degli Stati Uniti contro i sovietici. Bin Ladin fu prima responsabile della direzione della costruzione delle infrastrutture necessarie ai “combattenti per la libertà”, dopo gestì i rifornimenti ai mujahidin stranieri che li raggiunsero. Usama Bin Ladin divenne solo alla fine un credente musulmano per imporre la sua autorità.
[19] Il generale Fidel Ramos fu eletto presidente nel 1992. Alla fine del mandato, nel 1998, entrò nel Gruppo Carlyle. Vedasi: “Le Carlyle Group, une affaire d’Initiés“, Voltaire, 9 febbraio 2004.
[20] Vedasi: “L’honorable Frank Carlucci“, Thierry Meyssan, Voltaire, 11 febbraio del 2004.
[21] Fred C. Iklé era il secondo di Caspar Weinberger al Pentagono. Questo storico guerriero freddo è attualmente membro di Center for Security Policy (CSP) e di Progetto per il Nuovo Secolo Americano (PNAC), ed amministratore della Smith Richardson Foundation.
[22] Tale comitato comprende i generali Harry Aderholt e Edward Lansdale, il colonnello John Waghelstein, Seale Doss, Edward Luttwak, il maggiore F. Andy Messing Jr. e Sam Sarkessian.

wacl-world-anti-communist-league-spesiell-naal-buttonTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora