La guerra speciale che infuria in Novorossija

L’esito della guerra in Ucraina sarà deciso delle forze per operazioni speciali, non ucraine
Sergej Ishenko, Svpressa.ru, 29 maggio 2015 – Fort Russ

C1igSyUNZSwWiki: Operazioni speciali (S.O.) sono operazioni militari considerate “speciali” (cioè, non convenzionali) solitamente effettuate da unità dedicate. Le operazioni speciali vengono eseguite in modo indipendente o combinato con operazioni militari convenzionali. L’obiettivo primario è realizzare un obiettivo politico o militare, laddove non esistono forze convenzionalo che possano influenzare negativamente il risultato strategico generale. Le operazioni speciali sono solitamente condotte occultamente sfruttando vantaggi come velocità, sorpresa e violenza dell’azione contro un bersaglio ignaro. Le operazioni speciali in genere sono effettuate con un numero limitato di effettivi altamente qualificati capaci di operare in tutti gli ambienti, grazie a fiducia in se stessi, facile adattamento nel superare gli ostacoli e uso di abilità ed equipaggiamenti nei combattimenti non convenzionali per raggiungere gli obiettivi. Le operazioni speciali sono solitamente implementate con intelligence specifica. Nel 2003-2012 si è vista la strategia della sicurezza nazionale degli Stati Uniti basarsi sulle operazioni speciali a livelli inauditi. Identificare, cacciare ed uccidere i terroristi è diventato il compito centrale nella Guerra globale al terrorismo (GWOT). Linda Robinson, assistente per la sicurezza nazionale e la politica estera presso il Consiglio per le relazioni estere degli Stati Uniti, ha sostenuto che la struttura organizzativa sia divenuta più orizzontale e la cooperazione con la Comunità dell’intelligence più forte, consentendo alle operazioni speciali di passare alla “velocità di guerra”. Gli stanziamenti per le operazioni speciali sono costosi: il bilancio è passato da 2,3 miliardi nel 2001 a 10,5 miliardi di dollari nel 2012. Alcuni esperti sostengono che l’investimento è stato utile, indicando il raid nel maggio 2011 che uccise Usama bin Ladin ad Abbottabad, Pakistan. Altri sostengono che l’enfasi sulle operazioni speciali crea l’equivoco che sostituisca il conflitto prolungato. “Incursioni e attacchi dei droni sono tattiche raramente decisive e spesso comportano notevoli costi politici e diplomatici per gli Stati Uniti. Anche se incursioni e attacchi dei droni sono necessari per distruggere minacce terribili e imminenti… i capi delle operazioni speciali ammettono che non dovrebbero essere il pilastro centrale della strategia militare degli Stati Uniti“. Invece, i comandanti delle operazioni speciali dichiarano che la grande strategia dovrebbe includere l'”approccio indiretto”, cioè collaborare con partner non-USA negli obiettivi per la sicurezza. “Le forze per operazioni speciali forgiano relazioni decennali con vari gruppi tramite addestramento, consulenza, informazioni ed operazioni al fianco di forze armate, polizia, tribù, milizie o altri gruppi di altri Paesi“. (Come nel caso di Settore destro e dei nazibattaglioni, le cui risorse sono invidiate dai militari, alla luce delle recenti rivelazioni secondo cui Kolomojskij è semplicemente una facciata per i finanziamenti degli Stati Uniti? – KR)TKpN3ydTOzwI recenti avvenimenti nel Donbass meritano uno sguardo più attento. La cronaca inquietante è questa:
1. Il 22 maggio, alle ore 13:00, dal quartiere Kambrod di Lugansk la polizia riceveva una telefonata da residenti locali su un gruppo di sospetti elementi armati e in tuta mimetica che si definivano della milizia. Poiché gli sconosciuti chiedevano la posizione delle basi militari, i cittadini s’insospettirono. A Kambrod fu inviata una squadra di risposta rapida del Ministero degli Interni della RPL contro cui ebbero uno scontro a fuoco. Nei combattimenti alcuni degli stranieri furono uccisi e uno arrestato. Costui aveva una mimetica occidentale, una maschera e un elenco di numeri di telefono non identificati. Lugansk controlla i passaporti per identificare coloro che risiedono illegalmente nella città.
2. Il 23 maggio alle 17:40 sul territorio di Donetsk, tra i checkpoint “Gorlovka” (controllato dalla milizia della RPD) e “Majorsk” (delle forze armate ucraine) un’auto del Centro congiunto di controllo e coordinamento (SCCC) fu oggetto del tiro di armi automatiche. Nell’auto vi era il capo dell’ufficio russo presso il SCCC, Colonnello-Generale Aleksandr Lentsov e altri ufficiali che rientravano da Shirokino, dove vi sono continui scontri e bombardamenti. L’attacco all’auto di Lentsov era fallito.
3. Lo stesso giorno alle 18:50, vicino al villaggio Mikhajlovka, un convoglio di tre auto finiva su una mina antiuomo (secondo altre fonti era una mina MON-50) e sotto il tiro di armi automatiche. A bordo vi era il popolare comandante del Battaglione ‘Prizrak‘ dell’esercito della RPL Aleksej Mozgovoj, che venne ucciso insieme ad altre quattro persone.
Tralasciando le aspre dispute scoppiate immediatamente su chi abbia effettivamente ucciso Mozgovoj, se (come argomentato da Kiev), “partigiani ucraini” del gruppo “Ombre” (come insiste il suo capo Aleksandr Gladkij) o qualche assai professionale gruppo sovversivo appositamente inviato nella RPL per eliminare Mozgovoj. Qualcos’altro è più importante. Gli eventi degli ultimi giorni, a mio parere, dimostrano che una guerra sovversiva va acutamente intensificandosi in Novorossija. Da chi, è una questione a parte. Se ne parla qui di seguito. Per ora facciamo un’altra ipotesi. Tutti gli analisti militari di entrambi i lati del fronte ci fornivano previsioni: quando la neve si scioglierà la guerra per il Donbas s’infiammerà con forza rinnovata. E quindi? La neve è scomparsa da tempo e la terra s’è prosciugata da un mese, ma nessuno è all’offensiva, le parti si limitano solo a tiri con armi di tutti i calibri. Il problema è che la natura della guerra civile in Ucraina è cambiata drammaticamente. Vladimir Putin ha già chiaramente affermato che non permetterà a nessuno di distruggere le repubbliche popolari del Donbas. Petro Poroshenko non solo non può fermare i militari, ma neanche ammorbidire la retorica aggressiva a Kiev. In questo caso, il presidente semplicemente soffocherebbe nel fumo dei pneumatici che bruciano. Così per tutto autunno e inverno entrambi i lati hanno scavato trincee e bunker, costruito campi minati, rifornito, addestrato ed equipaggiato le unità da combattimento. Questo lavoro gigantesco ha prodotto un risultato. Al fronte c’è una sorta di parità militare quando ogni tentativo di avanzare causa alte perdite e non garantisce alcun risultato ragionevole. Quale sarebbe l’obiettivo di un’offensiva oggi, per la milizia e per i militari ucraini? La milizia ha deciso di non attaccare Kiev l’anno scorso, non prese Mariupol anche se era a due passi. A sua volta, l’esercito e i nazibattaglioni ucraini combatterono inutilmente e in modo incompetente per il minuscolo (anche per la scala di questa guerra) aeroporto di Donetsk. Come poteva tale esercito provare a prendere seriamente il controllo di una metropoli di 1 milione di persone? Sì, nelle strade dell’ostile Donetsk i 60mila militari della cosiddetta operazione ATO di Kiev sarebbero stati dissolti e sconfitti dai cittadini arrabbiati. E ci sono ancora Lugansk, Gorlovka, ecc. Come i militari ucraini possono imporre così tanti presidi?
Quindi c’è il cosiddetto conflitto congelato nel Donbas, come in Transnistria? Se non c’era nessuno dietro il regime di Poroshenko, sarebbe probabilmente successo. Ma lontano dai confini dell’Ucraina vi sono molte forze che vogliono la guerra infinita da queste parti. Togliamo i politici e prendiamo i militari, più schietti e “militarmente” diretti. Ad esempio, il tenente-generale statunitense John Mulholland, dal gennaio 2015 vicedirettore della CIA per gli affari militari. In un recente incontro con dei politici a Washington, ha dichiarato che “tutto va fatto per trascinare la Russia in una guerra con l’Ucraina”. Come il generale Mulholland agisce in questo affare difficile e rischioso? Oh, ne ha la competenza. In passato l’attuale vicedirettore della CIA era vicecomandante delle operazioni speciali delle forze delle forze armate degli Stati Uniti. Cioè Mulholland per quattro anni supervisionava spie e sabotatori professionisti. Stranamente, dopo l’assunzione nella CIA, le forze per operazioni speciali oggi sopportano il peso dei combattimenti nel Donbas. Se è così, non si tratta certamente di forze speciali ucraine ma di gruppi sovversivi nel Donbas che di ucraino hanno solo la facciata, dato che Kiev ha appena iniziato a creare proprie unità speciali di questo tipo (“SP” ne ha scritto in dettaglio ad aprile).
Tuttavia, lo Stato Maggiore ucraino per diversi mesi aveva un direttorato per le operazioni speciali, il cui comandante è il colonnello Sergej Krivonos. Ma è solo all’inizio. Ad aprile Krivonos aveva detto: “Abbiamo una scadenza, così dobbiamo iniziare a creare le forze per operazioni speciali al più presto, non parlare ma agire concretamente“. Che chi combatte al posto di Krivonos, che ha una scadenza? Guardiamo i vecchi dossier. Ad esempio, un rapporto del luglio del 2014, quando in estrema segretezza 180 commando-istruttori giunsero a Kiev dalla base per operazioni speciali degli USA di Fort Benning (GA). Tutti parlavano russo fluentemente e furono subito trasferiti a Marjupol, dove iniziavano l’addestramento degli ucraini. Organizzano corsi speciali solo teorici? O con pratica sul campo? E se sì, gli ospiti dagli Stati Uniti vi partecipano?
In secondo luogo. Vi sono molte informazioni sulle forze georgiane, istruite a Fort Benning ed efferate nel Donbas. Ad esempio, si vedano i fatti del 16 maggio, quando vicino Shastje furono feriti e catturati due combattenti ex o attuali operativi delle operazioni speciali russe della 3.za Brigata del GRU dello Stato Maggiore Generale delle Forze armate russe: il capitano Evgenij Erofeev e il sergente Aleksandr Aleksandrov. In Ucraina infuria il dibattito: li hanno presi i nostri militari? Chi dovrebbe ricevere la medaglia? La 92.ma brigata meccanizzata delle forze armate o il 24.mo nazibattaglione Ajdar? O il controspionaggio militare del SBU? Tuttavia, ecco un commento del vicecomandante del Ministero della Difesa della RPD Eduard Basurin: “C’è una ragione per la confusione a Kiev su chi esattamente abbia sequestrato i combattenti: i soldati della 92.ma brigata delle forze armate ucraine o gli aguzzini di Ajdar o SBU. Secondo informazioni dalla nostra intelligence, quel giorno nella zona c’era un gruppo sovversivo di spetsnaz georgiani“. Basurin ha detto che la base degli spetsnaz georgiani opera sotto la copertura di centro di addestramento della guardia nazionale ucraina nel distretto di Severodonetsk, la cui esistenza era nota solo al SBU. Né la 92.ma brigata, né “Ajdar” lo sapevano che, avendo partecipato alla guerra, credono che quando gridano a Kiev “Gloria agli eroi!” si pensi a loro, e solo a loro. Si noti che rapporti sulla partecipazione di commando georgiani avevano già violato la segretezza militare. Fu riportato dalla stampa che Alexander Grigolashvili, morto nel Donbas il 18 dicembre 2014, operava nelle forze speciali del ministero della Difesa della Georgia. Anche prima, nella battaglia per l’aeroporto di Donetsk, fu ucciso l’ex o attuale commando georgiano Tamaz Sukhiashvili. (È interessante notare che il famoso comandante novorusso Givi è un georgiano cresciuto nel Donbas, dato che molti nell’Unione Sovietica viaggiavano liberamente stabilendosi fuori dalle loro repubbliche di origine, KR).
Vi sono ulteriori prove della partecipazione nei combattimenti nel sud-est dell’Ucraina di forze speciali polacche. Così, l’8 dicembre 2014, la radio intelligence della milizia intercettava conversazioni del nemico in polacco e dopo poche ore, la notte del 9 dicembre, a 11 chilometri da Nikishino, vi fu uno scontro con un gruppo sovversivo di otto persone, tutte eliminate. Una volta esaminate fu scoperta una fascia del reggimento delle forze speciali “Jednostka Wojskowa Komandosów” delle forze armate della Polonia. Il 26 giugno 2014, vicino Saur-Mogila, fu ucciso un cecchino polacco armato con un avanzato fucile di grosso calibro statunitense. Tali armi sono utilizzate solo dagli spetsnaz. Prima, il 16 giugno 2014, sul luogo dello schianto dell’aereo da trasporto militare Il-76 ucraino abbattuto dalla milizia, furono trovati molti documenti carbonizzati in polacco. Se fossero spetsnaz o mercenari stranieri è impossibile concluderlo. Tuttavia, è possibile. Secondo l’intelligence della milizia vi sono diciannove gruppi sovversivi operanti con il nemico e formati da commandos stranieri. È ovvio che nei prossimi mesi non permetteranno che la guerra per il Donbas finisca, non importa ciò che dicono i politici.10385485Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il leader inglese “supplica” Putin di risparmiare il Regno Unito in caso di guerra nucleare

What Does It Mean 26 maggio 2015imagePCHMYEXHIl Ministero della Difesa (MoD) riporta oggi che il Presidente Putin ha ordinato questa mattina una massiccia esercitazione delle Forze aeree e della Difesa aerea della Federazione russa, dopo aver ricevuto una telefonata “incoerente” dal primo ministro inglese David Cameron, che chiedeva scusa per l'”imminente guerra” e supplicava che il suo Paese non subisse ritorsioni nucleari. Nella telefonata di 30 minuti, questo rapporto del MoD afferma che il primo ministro Cameron ha riferito al Presidente Putin la “convinzione” che il Regno Unito sarebbe stato “spinto” nel conflitto dal regime di Obama, le cui “avventure” in Siria e Ucraina sono costate decine di migliaia di vite e continuano a destabilizzare il mondo. Le tensioni si aggravano tra la Federazione e l’occidente, continua il rapporto, dato che la telefonata del primo ministro Cameron arriva nel momento esatto in cui la NATO iniziava le proprie massicce esercitazioni aeree lungo le zone dell’Artico della Federazione, cui il Presidente Putin ha risposto con 12000 militari, 250 velivoli, 700 mezzi militari e l’incremento dei pattugliamenti aerei operativi lungo i confini della NATO.
Altrettanto preoccupante per la Federazione, secondo questo rapporto, le informazioni fornite questa settimana dall’ex-analista dell’intelligence della NSA ed ufficiale del controspionaggio dell’US Navy John Schindle, che ha dichiarato che gli è stato detto da un alto funzionario della NATO, “saremo probabilmente in guerra questa estate, e se siamo fortunati non sarà nucleare“. Tra i sostenitori del regimi di Obama, l’oligarca miliardario George Soros, nota il rapporto, la scorsa settimana allo stesso modo avvertiva che la terza guerra mondiale tra USA, Russia e Cina “non è esagerata“. Oltre a questi e molti altri “avvisi” sulle intenzioni occidentali d’iniziare la guerra mondiale contro la Federazione, gli esperti del MoD in questo rapporto notano la visita improvvisa del segretario di Stato degli USA John Kerry a Sochi, una quindicina di giorni fa, dove chiese una riunione di emergenza con il Presidente Putin, su questioni che comportano ulteriori instabilità nel rapporto tra Russia e USA dovuti ai così tanto epici fallimenti politici del regime di Obama, ed anche il più astuto osservatore può notare che la guerra totale ne sarebbe il risultato inevitabile. Va notato, continua il rapporto, che gravi preoccupazioni emergono in certe fazioni del regime di Obama, che si rendono conto quanto si sia vicino alla guerra mondiale, dopo esser state tradite dai sauditi sulla Siria e dall’Ucraina sulla Russia, la visita lampo del segretario Kerry al Presidente Putin era ritenuta vitale… come meglio descrive il pluripremiato analista geopolitico e consulente internazionale di rischio strategico F. William Engdahl, nel suo articolo Washington si suicida: “In breve, a John Kerry è stato detto d’ingoiare il rospo e volare a Sochi, cappello in mano, per offrire una sorta di Calumet della pace a Putin, dai circoli dominati e dagli oligarchi degli Stati Uniti che hanno realizzato che i loro aggressivi falchi neo-con, come Victoria “fottiti UE” Nuland del dipartimento di Stato o il segretario alla Difesa Ash Carter, favoriscono la creazione di una nuova struttura alternativa mondiale che potrebbe significare la rovina dell’intero sistema del dollaro post-Bretton Woods, dominato da Washington. Oops“.
1094394 Come Ann Pettifor, direttrice Policy Research in Macroeconomics (PRIME) ha già avvertito, il mondo è sul punto di un altro tracollo finanziario, riecheggiando il Guardian di Londra che avverte di un crollo economico globale imminente; secondo questo rapporto, il “vero obiettivo” dell’imminente guerra è l’egemonia mondiale del dollaro… che Federazione e Cina sono determinate a distruggere. Contrariamente alla macchina propagandistica occidentale che illude massicciamente e continuamente i propri cittadini di essere “i migliori e più potenti del mondo”, gli esperti del MoD in questo rapporto affermano il fatto che i Paesi allineati con la Russia controllano circa il 60% del PIL mondiale, hanno più dei due terzi della popolazione e coprono più di tre quarti della superficie terrestre… mentre il debito della Russia si attestava sui 600 miliardi di dollari, al 1° gennaio 2015. L’occidente, dall’altra parte, guidato dagli Stati Uniti che hanno un debito che oscilla verso i 60 trilioni di dollari (il più grande del mondo e più grande di quelli di Europa e Giappone combinati), questo rapporto avverte, ancora, di comprendere facilmente l’avvertimento di Soros sulla terza guerra mondiale e quello dell’ex-ufficiale dell’amministrazione economica di Reagan David Stockman, che sempre una quindicina di giorni fa ha dichiarato cupamente: “Entriamo nella fase terminale del sistema finanziario globale, che collasserà totalmente“. E mentre la leadership cinese oggi ha avvertito il regime di Obama che “la guerra sarà inevitabile” se non pone termine alla sua ingerenza globale, l’alto consigliere di Putin, il Vicepremier Dmitrij Rogozin, similarmente e in modo agghiacciante ha avvertito la NATO che “i carri armati non hanno bisogno di passaporti“, secondo questo rapporto, Federazione e Cina sono ormai unite nel combattere contro le rivoluzioni colorate e le sanzioni economiche occidentali che hanno distrutto molte nazioni e molti popoli. Data l’efficacia di Stati Uniti e alleati nel “diffondere la democrazia” dei loro oligarchi miliardari, i cui falchi neocon sono pronti anche adesso a combattere la Russia fino all’ultimo ucraino, secondo questo rapporto i cittadini dovrebbero essere almeno consapevoli delle loro azioni passate… e come forse meglio afferma il KyivPost: “Gli ultimi tentativi di politica estera muscolare degli USA dovrebbero spaventare tutti i comuni ucraini. Basta guardare all’Iraq. Sadam Husayn era un dittatore brutale, ma dodici anni dopo la liberazione con le truppe statunitensi, l’Iraq è un disastro. Mezzo milione di morti, milioni di sfollati nel Paese e di rifugiati all’estero, frantumazione politica e ascesa del SIIL sono il pesante tributo pagato dagli iracheni, e il conto aumenterà“.
Solo quando la stampa di banconote di USA e UE si fermerà, si fermerà la loro follia.. altrimenti una guerra globale risolverà il problema come fecero Prima e Seconda guerra mondiale…

1092793Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo Stato islamico come “risorsa strategica” degli Stati Uniti

MK Bhadrakumar Indian Punchline 22 maggio 2015Gause_SaudiGameofThronesLevant Report, un’altamente rispettata ONG statunitense dedita a trasparenza e responsabilità nel governo e nella politica degli Stati Uniti, ha fatto un grande servizio all’intellighenzia dell’Asia meridionale ottenendo, tramite una causa federale, dei documenti classificati dei dipartimenti della Difesa e di Stato relativi allo Stato Islamico (IS). In poche parole, i documenti mettono in luce la valutazione della Defence Intelligence Agency (DIA) degli Stati Uniti secondo cui l’IS potrebbe essere una “risorsa strategica” per le strategie regionali statunitensi. Tale valutazione scioccante difatti risale all’inizio del 2012, cioè prima ancora che lo SI apparisse sulle testate catturando Mosul in Iraq, lo scorso anno. La DIA ha avvertito governo e agenzie di sicurezza degli Stati Uniti che lo SI aiuterà Washington ad isolare e rovesciare il regime siriano. In effetti, ciò che è stato bollato come teoria della cospirazione finora, infine si avvera. E nel frattempo molti avvenimenti in Siria e Iraq oggi cominciano ad avere una prospettiva chiara. Naturalmente, ciò che emerge, ancora una volta, sono le politiche diaboliche degli Stati Uniti nell’utilizzare i gruppi estremisti islamici come strumenti geopolitici per sostenere le proprie strategie regionali nei Paesi esteri. Tale politica fu avviata la prima volta in Asia del Sud nei primi anni ’80 con i “mujahidin afghani” della genialata di Zbigniew Brzezinski, a capo della sicurezza nazionale degli Stati Uniti. L’appello alla “jihad” in Afghanistan, alla fine, causò immense sofferenze alla regione. Opera attivata dagli Stati Uniti per sconfiggere l’Armata Rossa in Afghanistan, sconfitta che secondo alcuni avrebbe contribuito al crollo dell’Unione Sovietica. Tuttavia, il Pakistan ne fu seriamente destabilizzato e, cosa più importante, l’introduzione di Usama bin Ladin e al-Qaida diede l’alibi perfetto agli Stati Uniti per imporre la presenza militare in Afghanistan e in Asia centrale. Lo spettro dello SI in Pakistan e Afghanistan oggi, appare un’evoluzione ancor più inquietante. Mentre sempre più dettagli saranno disponibili su cosa succede a Kunduz, provincia settentrionale dell’Afghanistan, che appare un’operazione dello SI. Teoricamente si tratterebbe di un’offensiva dei “taliban”, ma il mullah Omar non sembra avere il controllo della battaglia per Kunduz, dove “combattenti stranieri” guidano l’assalto. Gli accuratamente selezionati resoconti dei media occidentali continuano a presentare lo SI quale fattore nella regione settentrionale dell’Afghanistan al confine con l’Asia centrale. Radio Free Europe e Radio Liberty, collegate all’intelligence degli Stati Uniti e che svolsero un ruolo chiave nella Guerra Fredda, la scorsa settimana hanno diffuso un pezzo inquietante sullo SI, praticamente dandogli un peso in Afghanistan assai lontano dalla realtà sul campo.
King-Abdullah-+-Obama-600x450 Naturalmente, l’avanzata dello SI darebbe agli Stati Uniti l’alibi perfetto per stabilire una presenza militare permanente, per sé e la NATO, in Afghanistan. C’è molto su cui riflettere, in retrospettiva, su ciò che l’ex-presidente afghano Hamid Karzai aveva più volte dichiarato, e cioè che gli Stati Uniti non sono “sinceri” nella lotta ai taliban e sugli obiettivi geopolitici reali. Gli Stati Uniti riusciranno a diffondere il virus dello SI in Afghanistan e Asia centrale, per giustificare la presenza militare occidentale a tempo indeterminato nella regione? Le probabilità sono abbastanza buone, in realtà, e i ministri degli Esteri della NATO incontratisi ad Antalya, la scorsa settimana, hanno ritenuto che l’alleanza debba mantenere una presenza a lungo termine in Afghanistan, oltre la prevista scadenza di fine 2016. In effetti, è nel DNA e negli egoismi dei regimi autocratici che dominano oggi su gran parte del mondo musulmano, finire al servizio degli interessi occidentali. Non si sbaglierebbe pensare che lo SI sia uno strumento per colpire l’Iran, e che l’azione in Afghanistan sia finanziata dall’Arabia Saudita che si prefigge due scopi, infettando anche il Pakistan con il virus dello SI. Anche in questo caso, la politica regionale offre un eccellente margine di manovra agli Stati Uniti nel seguire le orme della politica del “divide et impera” della Gran Bretagna imperiale nel subcontinente indiano. Questione del Kashmir, animosità tra indù e musulmani, relazioni conflittuali dell’India con Cina e Pakistan, Xinjiang e Tibet, la lista delle questioni regionali è molto lunga laddove l’intelligence degli Stati Uniti avrebbe ampio spazio nel frantumare le posizioni regionali. Si prenda il caso dell’India, per esempio. L’attuale discorso strategico principale è permeato da una mentalità contraddittoria verso Cina o Pakistan. Ma il discorso indiano sorprende gli increduli (se non occasionalmente, i nazionalisti estremisti indù) quando si tratta delle intenzioni strategiche a lungo termine degli Stati Uniti nella regione. I nostri esperti non sono semplicemente interessati al tema. Leggasi Levant Report per informarsi, qui. (Qui sotto)daesh-cia-990x180Documento della Defense Intelligence Agency del 2012: l’occidente faciliterà l’avanzata dello Stato islamico “per isolare il regime siriano”
Brad Hoff Levant Report 19 maggio 2015

baghdadi-ciaIl 18 maggio il gruppo conservatore di monitoraggio del governo Judicial Watch ha pubblicato dei documenti precedentemente classificati del dipartimento della Difesa e del dipartimento di Stato statunitensi, ottenuti con una causa federale. Mentre i media mainstream sono focalizzati sulla gestione della Casa Bianca dell’attacco al consolato di Bengasi, ignorano il “quadro generale” presentato e confermato dai documenti del 2012 della Defense Intelligence Agency, secondo cui lo ‘Stato islamico’ in Siria orientale viene ricercato perseguendo la politica occidentale nella regione. Sorprendentemente, il rapporto appena declassificato afferma che per “occidente, Paesi del Golfo e Turchia (che) sostengono l’opposizione (siriana)… c’è la possibilità di creare un califfato salafita dichiarato o occulto nella Siria orientale (Hasaqa e Dayr al-Zur), e questo è esattamente ciò che le potenze che sostengono l’opposizione vogliono per isolare il regime siriano…” Il rapporto della DIA, in precedenza classificato “Secret/Noforn” datato 12 agosto 2012, circolò ampiamente tra i vari enti governativi, tra cui CENTCOM, CIA, FBI, DHS, NGA, dipartimento di Stato e molti altri. Il documento mostra che già nel 2012 l’intelligence degli USA previde l’ascesa dello Stato Islamico in Iraq e Levante (SIIL o SIIS), ma invece di delineare chiaramente il gruppo come nemico, il rapporto lo riteneva risorsa strategica degli Stati Uniti. Mentre numerosi analisti e giornalisti hanno documentato tempo fa il ruolo delle agenzie d’intelligence occidentali nell’addestramento e formazione dell’opposizione armata in Siria, i vertici dell’intelligence statunitense confermano la teoria secondo cui i governi occidentali vedono fondamentalmente nel SIIL uno proprio strumento per il cambio di regime in Siria. I documenti al riguardo affermano proprio tale scenario. Prove forensi, prove video e recenti ammissioni di alti funzionari interessati (vedi le ammissioni dell’ex-ambasciatore in Siria Robert Ford qui e qui), dimostrano che il dipartimento di Stato e la CIA supportano materialmente i terroristi del SIIL sul campo di battaglia siriano, almeno dal 2012-2013 (come chiaro esempio di “prove forensi”: vedasi il rapporto dell’inglese Conflict Armament Research che fa risalire all’origine dei razzi anticarro croati recuperati dai terroristi del SIIL a un programma congiunto saudita/CIA, grazie all’identificazione dei numeri seriali).
Il rapporto della DIA del 2012, appena diffuso, traccia le seguenti sintesi sullo “Stato islamico in Iraq” e l’emergente SIIL:
al-Qaida guida l’opposizione in Siria
– l’occidente si identifica con l’opposizione
– la creazione dello Stato islamico è diventata realtà solo con l’avanzata della rivolta siriana (non si parla di ritiro delle truppe USA dall’Iraq come catalizzatore dell’ascesa dello Stato Islamico, tesi di innumerevoli politici ed esperti, si veda la sezione 4.D. sotto)
– l’istituzione di un “principato salafita” nella Siria orientale è “esattamente” ciò che le potenze estere che sostengono l’opposizione vogliono (identificate come “occidente, Paesi del Golfo e Turchia”), al fine d’indebolire il governo di Assad
– “santuari” sono suggeriti nelle zone occupate dagli insorti islamici secondo il modello libico (che si traduce nella cosiddetta no-fly zone come primo atto di ‘guerra umanitaria’, vedi 7.B.)
– l’Iraq è identificato quale “espansione sciita” (8.C)
– uno “Stato islamico” sunnita potrebbe essere devastante per “l’unità dell’Iraq” e potrebbe “facilitare il rinnovamento degli elementi terroristici che da tutto il mondo arabo entrano nell’arena irachena”. (Vedi l’ultima riga del .pdf)daesh-cia-990x180Tratto dalle sette pagine del rapporto declassificato della DIA:

R 050839Z 12 agosto

Situazione generale:
A. Internamente, la situazione assume un andamento chiaramente settario.
B. Salafiti, Fratelli Musulmani e AQ (al-Qaida) sono le principali forze che guidano l’insurrezione in Siria.
C. Occidente, Paesi del Golfo e Turchia sostengono l’opposizione; mentre Russia, Cina e Iran sostengono il regime.

3. (C) al-Qaida in Iraq (AQI): … B. AQI sostiene l’opposizione siriana DALL’INIZIO, ideologicamente e attraverso i media…

4.D. Vi era una regressione dell’AQI dalle province occidentali dell’Iraq negli anni 2009-2010; tuttavia dopo l’avanzata della rivolta in Siria, le potenze religiose e tribali regionali cominciarono a simpatizzare per la rivolta settaria. Tale (simpatia) è apparsa nel sermoni del venerdì di preghiera, invocando volontari per sostenere i sunniti in Siria.

7. (C) Ipotesi sul futuro della crisi:
A. Il regime sopravvive ed ha il controllo sul territorio siriano.
B. Sviluppo degli eventi attuali in una guerra per delega: …le forze dell’opposizione cercano di controllare le zone orientali (Hasaqa e Dayr al-Zur), adiacenti alle province occidentali irachene (Mosul e Anbar), oltre che ai confini turchi. Paesi occidentali, Paesi del Golfo e Turchia sostengono tali sforzi. Tale ipotesi molto probabilmente è in linea con gli ultimi fatti, contribuendo a preparare santuari protetti internazionalmente, come accadde in Libia quando Bengasi fu scelta come centro di comando del governo provvisorio.

8.C. Se la situazione degenera c’è la possibilità di dichiarare un principato salafita aperto o segreto nella Siria orientale (Hasaqa e Dayr al-Zur), questo è esattamente ciò che le potenze che sostengono l’opposizione vogliono per isolare il regime siriano, considerato una profondità strategica dell’espansione sciita (Iraq e Iran)
8.D.1. … Il SIIL potrebbe anche dichiarare lo Stato islamico attraverso l’unione con altre organizzazioni terroristiche in Iraq e Siria, creando una grave minaccia all’unità dell’Iraq e all’integrità del suo territorio.B7y3bj1CIAI7OQf.jpg largeTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Open Society Foundation in Macedonia

Mirka Velinovska e Milenko Nedelkovski Geopolitica 28 aprile 2015macedonia-protestsLa nascita della Fondazione data al 1993. George Soros aveva una lista di tre candidati a direttore dell’Open Society Institute, e tutti e tre avevano la stessa radice politica, appartenenza al SKM (Savez Komunisti na Makedonija – Lega dei Comunisti di Macedonia) e per ragioni diverse, principalmente familiari, furono agenti del controspionaggio. Il prescelto, Vladimir Milcin, era un favorito di Kiro Gligorov (primo presidente della Repubblica indipendente di Macedonia, vicino a Tito), che volle anche utilizzarlo nella diaspora macedone negli USA. Anche se ufficialmente i documenti della fondazione dichiarano che dovrebbe trattare assistenza e finanziamento del cosiddetto campo civile, cioè le organizzazioni non governative, per aumentare la consapevolezza dei cittadini nel controllo delle istituzioni statali, l’impegno reale è concentrato fin dall’inizio su un solo obiettivo: il controllo di media e istituzioni educative, con una vasta rete propagandistica che dovrebbe controllare la politica dello Stato, cioè i partiti politici. Era un progetto che prevedeva di prendere il controllo del territorio. Per realizzare l’idea in modo facile e senza ostacoli politici dal governo dell’epoca (LCM, cioè LCM-PDP, SDSM, successori del partito comunista) e dell’opposizione (VMRO-DPMNE), in quel difficile momento per la Macedonia, Paese non riconosciuto e sanzionato dal Consiglio di sicurezza dell’ONU, ma che accettava di rispettare (pur non essendo membro delle Nazioni Unite) e con un blocco commercio unilaterale dalla Grecia (con la tacita approvazione della CEE), come forma di pressione per cambiare nome, George Soros approvò un prestito di 19 milioni di dollari per l’approvvigionamento di petrolio dalla Turchia attraverso la Bulgaria. Soros volle utilizzare tale prestito come leva politica. Provenendo dalla Grecia, al Parlamento macedone si rivolse ai deputati avanzando la proposta di rinominare il Paese “Macedonia slava”. Tutti, tra cui Kiro Gligorov, respinsero ciò e Soros ne fu offeso (con una dichiarazione ai media greci di Salonicco). Tuttavia, il vero scopo dell'”Open Society” fu subito perseguito.
L’idea del direttore esecutivo Milcin, secondo lui, era messianica paragonandosi a Ignazio di Loyola che creò i Gesuiti, o un’èlite. Quindi, si trattava di una specie di missione del narcisista dal disturbo della personalità multipla tipica nella sua famiglia. Cercò di realizzarsi nella sua professione di regista, quando iniziò a lavorare con minorenni nei licei. Fallì per arroganza, freddezza e aggressività. Eppure, come direttore della Fondazione, ben finanziata, la sua idea ebbe successo. I risultati dei suoi 23 anni di direzione sono visibili ovunque. La rete di Soros è stata creata ed è operativa. I nuovi giornalisti e cosiddetti intellettuali macedoni furono coltivati come funghi in un seminterrato. Avanzavano professionalmente e finanziariamente, ricevendo compensi per presunti documenti scientifici mai pubblicati o valutati da qualcuno. Viaggiarono nel mondo come funzionari della rete di Soros, organizzando forum e conferenze su certi temi per cui venivano pagati profumatamente. Invece di giornalismo e scienza, la rete dei “sorosoidi” spaccia propaganda di Soros (e CIA). I proprietari dei media, redazioni e politici erano sempre più impotenti di fronte alla rete, che poteva cambiarne la vita in una notte. Una storia a parte sono i cosiddetti intellettuali macedoni che, privi di valutazioni obiettive, dipendevano da Soros per finanziare i propri irrilevanti lavori scientifici che non passavano nemmeno il filtro più scarso di scientificità. In collaborazione con i politici, in Macedonia un ambiente di “utili idioti” che senza obiezioni svolgono i compiti assegnatagli da Milcin. Molte prove dimostrano che dietro ogni tentativo di controrivoluzione, colpo di Stato e simili, in particolare nella crisi in Macedonia, c’è la firma di Vladimir Milcin e Soros. Tensioni interetniche, crisi e scontri politici, rivoluzioni tipo Maidan, elezioni anticipate vengono organizzate tramite tale mezzo e il suo raggruppamento intellettuale. Ciò apparve particolarmente chiaro dal 2006. Insieme alla rete che opera a livello regionale da Budapest in stretta collaborazione con Canvas di Srga Popovich o Otpor di Dragan Gilas e Sonja Licht, in coalizione con il Partito Democratico di Boris Tadik o i liberaldemocratici di Chedomir Jovanovik, Soros ha ben organizzato e gestito fino a poco prima la vita politica in Serbia. La situazione in Ungheria è la stessa.
WI_SorosPrima il denaro fu usato per occupare lo spazio radiofonico nazionale e locale. Poi si continuò con le stazioni TV comprando A1 (ex-stazione televisiva nazionale privata macedone) e includendola nella rete privata e commerciale occupata con la cooperazione di giornalisti scelti. E infine, nel 1995, Soros iniziò la conquista della carta stampata. Prima comprò un editore (Europa 92 a Kocani) e poi fondò il quotidiano Dnevnik, la cui redazione riceve fondi da Soros. Iniziarono a prepararsi per le elezioni del 1998 dirette da Madeleine Albright quale “cambio” per promuovere i “nuovi” politici di destra. Alcuni giornalisti indipendenti lo capirono e ne discussero con Christopher Hill, all’epoca ambasciatore degli USA in Macedonia. Ma poi dall’Austria fece un’affermazione cinica: “Il popolo macedone è messo alla prova ora e vedremo se sia politicamente maturo o dovrà tornare all’asilo“. Gli elettori macedoni non superarono il test. Fallirono per il trucco dei cosiddetti miliardi di Taiwan promessi agli elettori stremati dalla transizione di Vasil Tupurkovski, il capo di Alternativa Democratica, durante la carovana pre-elettorale della “nuova coalizione”. La “vittoria” di Boris Trajkovski (secondo presidente macedone, ucciso in un incidente aereo) alle elezioni presidenziali fu un falso concordato tra la direzione del SDSM (che propose il peggior candidato possibile, Tito Petkovski). Tuttavia dopo il primo turno, i risultati indicarono che il popolo era maturo, poiché il peggior candidato Petkovski era in testa con 150000 voti in più. Poi Madeleine Albright, a capo del dipartimento di Stato, intervenne direttamente inviando gli auguri per la vittoria a Boris Trajkovski. Era chiaro che la Macedonia era stata ingannata. Il corpo elettorale macedone ignorò le “istruzioni della propaganda” date dall’Open Society di Soros. Poi ci fu l’episodio del “riconoscimento di Taiwan” che la Macedonia sconta a caro prezzo ancora oggi. Infatti, su richiesta di Kiro Gligorov, attraverso Boutros Boutros Ghali (Segretario Generale delle Nazioni Unite) e il Consiglio di sicurezza, la Macedonia, che non era membro delle Nazioni Unite e non aveva i confini statali nella Jugoslavia riconosciuti, per motivi di sicurezza chiese un monitoraggio internazionale sul confine settentrionale. La missione fu approvata come UNPREDEP e schierata sul confine amministrativo. I cinesi ebbero un ruolo fondamentale nella missione. Dopo il riconoscimento di Taiwan, su iniziativa di Vasil Tupurkovski (capo della gioventù comunista ai tempi di Tito), la Repubblica Popolare Cinese si ritirò dalla missione e UNPREDEP fu chiusa, e la Macedonia rimase senza confini statali riconosciuti e sorvegliati a nord. La Cina chiuse l’ambasciata a Skopje, mentre al Consiglio di sicurezza la Macedonia era alla mercé di Stati Uniti e partner europei. Ciò inevitabilmente portò alla fase successiva, vissuta dopo il tentato assassinio di Kiro Gligorov. Da tale passo si può concludere che lo scopo dell’attentato permettesse, con la sua eliminazione, di portare al potere la squadra del SDSM che, individualmente e attraverso varie cooperazioni, aveva già accettato di distruggere lo Stato della Macedonia. Sfortunatamente per loro, Gligorov sopravvisse all’attentato ed ebbe il secondo mandato a capo di Stato. I piani furono rinviati per non far scoprire i mandanti dell’attentato. Nessuno ne fu ritenuto responsabile, non vi fu alcuna indagine seria, nessun processo, alcuna responsabilità politica. Perciò la coalizione per il cambiamento e i nuovi capi furono rilanciati direttamente da Washington nel 1998. L’obiettivo era attivare le misure che “silenziosamente” avrebbero avanzato la legge sulla protezione congiunta delle frontiere, ideata da esercito degli Stati Uniti e istruttori del MPRI (L-3 MPRI, fornitore globale di servizi militari privati, che offre una vasta gamma di servizi professionali a clienti pubblici e privati, in particolare dipartimento della Difesa, dipartimento di Stato, dipartimento di Giustizia, dipartimento per la Sicurezza Nazionale, forze dell’ordine organizzazioni, governi, agenzie governative e imprese commerciali). E’ interessante ricordare che al primo tentativo, l’ambasciatore russo reagì ferocemente inviando una nota di protesta a Blagoj Handziski, ministro degli Esteri, ma non fu preso sul serio, e la protezione delle frontiere congiunta si ebbe dopo la guerra, nel 2001.
La Fondazione ha un particolare interesse per la popolazione albanese. Ha investito molto denaro per costruire media e intellettuali albanesi che dovrebbero svolgere i loro compiti per cui oggi sono attivati su ordine di Milcin. Il riconoscimento dello Stato del Kosovo fa parte dei piani di Soros. In Macedonia, Saso Ordanovski, Guner Ismail e le controparti di Soros-Washington in Kosovo come Veton Suroi e altri, ne sostengono la propaganda. Un altro piano era la creazione di organizzazioni “non governative” albanesi come Razbudi (Risveglio), ma anche giornali, radio e televisioni locali così come portali “civili”. Insieme ai macedoni Archi Brigade, Singing Skopjans e Piazza della Libertà, creazioni personali di Milcin, hanno attaccato il progetto governativo Skopje 2014. Lo scopo era provocare un conflitto interetnico sulla ricostruzione del centro della città in stile neoclassico. Lo stile scelto fu definito espressione architettonica mono-etnica del nazionalismo macedone. Ci fu un tentativo di rivolta per combattere la discriminazione verso gli omosessuali. Anche un attacco fallito contro la Chiesa ortodossa macedone, quale testimonianza di sciovinismo ortodosso contro la comunità islamica, anche se la presenza dell’Arabia Saudita si vede ovunque. Eppure tali scenari fallirono, anche se vi furono tentativi di attivarli di volta in volta. Un esempio fu l’assassinio di cinque pescatori vicino a Skopje, il Giovedì Santo prima della Pasqua del 2012. Oppure quest’anno a gennaio per l’Epifania, quando un gruppo di islamisti albanesi del Kosovo giunse dalla Siria, attraverso Turchia e Bulgaria, per massacrare i villeggianti sul fiume Vardar e il Lago di Okhrid.
E’ interessante che Milcin fosse piuttosto invisibile mentre il SDSM era al potere (fino al 1998) e nei primi due anni di governo dei “nuovi” politici del VMRO-DPMNE insieme ad Alternativa Democratica. Improvvisamente, nel 1999 divenne ferocemente attivo durante la guerra, e nel 2001 ebbe un ruolo chiave nel disarmare il Paese. Grazie a media, attivisti, intellettuali e politici pagati da Soros, il Paese si arrese a ricatti e discredito. Intercettazioni telefoniche del governo furono attuate, proprio come oggi, con il supporto delle strutture del ministero degli Interni, questa volta colte in flagrante. Lo stesso scenario fu utilizzato anche per preparare il “putsch”. Ma la maggior parte del popolo non solo ricorda il passato, ma ha anche perso completamente fiducia nella rete di Soros. I media in cui lavorano i “gesuiti” addestrati e pagati dall’Open Society Institute non ammaliano più nessuno. Le loro pretese ad essere virtuosi come gli ucraini o a seguire l’esempio degli ungheresi e simili, non hanno ricevuto risposta positiva. Ecco perché ragazzi e studenti sono oggi manipolati attraverso “plenum” ad hoc e istigati alla rivolta contro le riforme dell’istruzione. L’assurdità di tali richieste è dimostrata dal fatto che, con il sostegno di docenti e professori, si chiede di abolire l’esame di matematica per la maturità di Stato. Poi c’è stato l’attacco al valico di frontiera, cioè la stazione di polizia di frontiera di Goshince. Anche se la logica mostra che Stati Uniti e partner europei non avrebbero cercato di destabilizzare la Macedonia come nel 2001, con gli albanesi del Kosovo, ciò è successo perché la squadra di Soros ha fallito. In realtà, gli Stati Uniti d’America non volevano ricorrere agli albanesi a causa della Russia, dopo l’operazione in Crimea, dato che la possibile destabilizzazione regionale dal Kosovo e l’attacco alla Macedonia, sarebbero la prova che Stati Uniti e Unione europea, cioè la NATO e la missione dell’Unione europea in Kosovo, hanno fallito totalmente. I Balcani non si sono stabilizzati e il Kosovo come Stato non è una garanzia di stabilità, al contrario esporta destabilizzazione. Tuttavia, nonostante la logica, hanno iniziato oggi in Macedonia, mostrando panico e nervi tesi da tempo sotto pressione.
WireAP_0a095faf1e304bcfb7838653221e085b_16x9_992 E ora, perché gli USA vogliono tanto attizzare il Nord e l’intero confine nordoccidentale della Macedonia? La ragione è semplice e va fatta risalire a quando l’Istituto Carter per la democrazia, nel 1993, preparava il materiale per il centesimo anniversario della prima guerra mondiale, sottolineando le guerre balcaniche ma anche quelle nella regione del Caucaso e Mar Nero, pubblicando una ristampa delle relazioni Carnegie-Aspen. Secondo la dottrina militare dell’esercito statunitense, i Balcani (la parte occidentale) e la regione caucasica del Mar Nero sono territorialmente zone di guerra compatte che non dovrebbero essere attraversate da frontiere internazionali. Similmente all’attuale realizzazione del progetto di Stato islamico, si tratta di eliminare le frontiere tra Paesi e creare unità territoriale. Per realizzare ciò, vi è la necessità di ignorare i confini esistenti e di spezzare la continuità tradizionale di Stato e politica. Fu facile con la Macedonia, perché Slobodan Milosevich, su richiesta della Grecia, non ne riconobbe i confini fino al 1996. La prima delimitazione fu fatta dal ministro degli Interni della Repubblica federale di Jugoslavia Milutinovic (ex-ambasciatore in Grecia) e da Ljubomir Frckovski, ministro degli Interni fino al 1995 e ministro degli Esteri nei governi del SDSM del 1995-97, che apertamente lavorava per gli interessi statunitensi-greci (memorie di Gligorov e Andov). Con Kiro Gligorov, che apparteneva alla vecchia scuola politica della RFSJ, i desideri degli Stati Uniti erano difficili da raggiungere. L’operazione fu lenta e assai camuffata. Gligorov non era un grande promotore della NATO, preferiva neutralità e adesione all’Unione europea a ritmo lento, promosse la politica di neutralità attiva e l’equidistanza verso i vicini e centri di potere. Non si addiceva ai “partner” della Macedonia già posizionati nell’esercito, ministero della Difesa, polizia e ministeri degli Interni e degli Esteri. La legge di riammissione fu utilizzata e attraverso gli emendamenti avanzò anche quella sulla protezione congiunta dei confini con la Repubblica federale di Jugoslavia. Eppure, entrata pienamente in vigore dal 2001 e con una frontiera interstatale con il Kosovo, l’ex-ambasciatore statunitense Lawrence Butler di fronte ai media e in presenza dei rappresentanti dell’esercito, dimostrò che non vi è alcun confine fisico tra Macedonia e Kosovo. Così, l’ultimo attacco è la dimostrazione dello stesso messaggio, precedentemente dato in versione politica. Il presidente albanese Edi Rama ha affermato che, se la Macedonia non aderisce alla NATO, l’unità naturale dello Stato pan-albanese verrà attuata. Dato che il Kosovo è un protettorato della NATO gestito dall’Unione Europea, è interessante come l’incidente di Goshince non sia stato commentato da esse. E’ ovvio che fosse una prova per valutare terreno e reazioni del Paese.
In ogni caso, ciò che non va secondo il piano è la forte volontà dei cittadini macedoni, dopo 25 anni di terrore psicologico e blocchi permanenti, che finalmente escono dall’asilo non fidandosi più della propaganda e della reti che la diffondono. Hanno perso fiducia negli “ideali” di UE e NATO come “unica scelta” e chiedono allo Stato di superare efficacemente la crisi. Questa volta si tratta di una fase cruciale per la Macedonia. Deve agire con cautela a causa dell’ambiente (euro-atlantico), delle strutture e reti interne, della composizione etnica della popolazione e dei vicini che in un modo o nell’altro interferiscono per ragioni storiche. Le sue priorità dovrebbero includere distruzione delle reti, rinnovamento dei partiti, ridefinizione della politica dello Stato macedone in conformità con la nuova realtà mondiale, riforma dell’istruzione con introduzione di standard elevati, liberazione dello spazio mediatico dai cloni di Soros.

macedonia-administrative-mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Riaperto il caso bin Ladin

MK Bhadrakumar Indian Punchline 11 maggio 2015article-2217185-157DB1DC000005DC-754_634x331Il racconto agghiacciante del giornalista investigativo statunitense Seymour Hersh, nel suo ben curato saggio nell’ultimo numero della London Review of Books, intitolato ‘L’assassinio di Usama bin Ladin’, sull’assassinio a sangue freddo di quattro anni fa del capo latitante di al-Qaida nella città pakistana di Abbottabad, dovrebbe far trarre alle élite indiane certe cupe conclusioni sulla “definizione di partnership del XXI secolo” tra India e Stati Uniti.
Hersh afferma:
Usama bin Ladin era sotto la custodia dell’Inter-Services Intelligence (ISI) del Pakistan dal 2006 all’assassinio nel 2011. L’Arabia Saudita era l’unico Paese interessato. I sauditi compensarono finanziariamente il Pakistan per tenere bin Ladin, cittadino saudita, vivo e al sicuro.
L’operazione di Abbottabad fu attuata congiuntamente da Stati Uniti e Pakistan, con l’esercito pakistano e ISI che diedero supporto logistico. Il capo dell’esercito Generale Ashfaq Kayani insisteva che bin Ladin fosse sommariamente ucciso.
Così bin Ladin fu deliberatamente ucciso a sangue freddo anche se era disarmato, gravemente malato, non era più coinvolto nelle attività di al-Qaida e avrebbe potuto essere catturato vivo.
Il suo corpo a pezzi fu gettato dagli elicotteri statunitensi di ritorno alla base in Afghanistan, non ebbe esattamente un “funerale musulmano” in mare, come affermò la Casa Bianca.
Un elaborato cover-up fu poi inscenato dalla Casa Bianca e un falso resoconto dato ai media e al Congresso degli Stati Uniti.
Il saggio di Hersh dà un quadro misero del presidente Barack Obama. A meno che Obama non chiarisca ciò che successe realmente, e perché e come successe, l’assassinio a sangue freddo di bin Ladin peserà sul suo lascito, anche se sarà un politico ben protetto e non vivrà il resto della vita nella paura della vendetta da parte di al-Qaida, a differenza di Kayani o dell’ex-capo dell’ISI Generale Shuja Pasha, uomini condannati d’ora in poi. Il punto è che infine Obama raggiunse un accordo con Kayani, l’assassinio di bin Ladin in cambio di una borsa d’oro e mano libera all’esercito pakistano in Afghanistan. Senza dubbio, l’ex-presidente afgano Hamid Karzai aveva ragione quando insisteva che gli Stati Uniti non combattevano seriamente i taliban, ma si creavano solo l’alibi per mantenere la presenza militare a lungo termine in Afghanistan, servendo la propria agenda geopolitica. Come potremmo dimenticare che gli Stati Uniti sono l'”impero del male” che non rispetta diritto internazionale, sovranità di altre nazioni e utilizza l’omicidio a sangue freddo come arma politica? Per lo meno bin Ladin avrebbe dovuto essere catturato e processato. Ma poi, forse, avrebbe gravemente compromesso la reputazione di Arabia Saudita e Pakistan e reso difficile ad Obama condurvi affari normali.
Ironia della sorte, Obama doveva ospitare Salman bin Abdulaziz, re dell’Arabia Saudita, alla Casa Bianca e a Camp David, con principale argomento di discussione la guerra al terrore che i due alleati combattono insieme. Il cordone ombelicale che lega l’ISI alla CIA è ben noto. Tuttavia sorprende che Obama e Kayani abbiano cospirato in segreto per pianificare ed eseguire un omicidio. E come ogni complice di un “delitto perfetto”, CIA e ISI sono legati per tutta la vita. Tra l’altro, Kayani dirigeva l’ISI nel periodo precedente gli attentati di Mumbai del 26 novembre 2008, in cui un ruolo fondamentale ebbe David Headley, che lavorava per l’intelligence degli Stati Uniti. Cosa suscita tutto ciò sulla tanto declamata cooperazione per la sicurezza tra India e Stati Uniti?Dobbiamo riflettere seriamente se il Pentagono potrà mai essere un partner affidabile per le forze armate indiane. Basti dire del braccio di ferro dagli Stati Uniti per costringere la Francia ad affossare il contratto da 1,5 miliardi di dollari per la portaelicotteri Mistral con la Russia, un dramma allegorico anche per noi. Hersh ci ha fatto un favore pubblicando questo saggio, alla vigilia della visita di un alto procacciatore statunitense a Delhi, il segretario della Difesa Ashton Carter.article-1382859-0BDFDE7A00000578-216_964x604Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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