Mantenere il complesso militare-industriale

Jonathan Marshall, Consortium News, 1 febbraio 2016

Poiché aveva comandato le forze alleate nella seconda guerra mondiale, il presidente Eisenhower capì gli eccessi dell’industria bellica e avvertì gli statunitensi sui pericoli del complesso militare-industriale, una forza che continua a dirottare decine di miliardi di dollari delle tasse, come Jonathan Marshall spiega.1027104732La macchina delle acquisizioni militari statunitense può essere l’unico sistema di trasferimento di ricchezze di maggior successo mai concepito, passa decine di miliardi di dollari ogni anno dai contribuenti ordinari alle tasche dei grandi appaltatori della difesa e dei loro alleati nel Congresso. Ma come fornitore di equipaggiamenti per difendere gli Stati Uniti dalle minacce realistiche, è sempre più disfunzionale ogni anno che passa. I piani dell’attuale amministrazione chiamano a spendere un trilione di dollari nei prossimi 30 anni per “modernizzare” l’arsenale nucleare degli Stati Uniti per combattere una guerra inutile che potrebbe decimare le principali civiltà del mondo. Allo stesso tempo, il Pentagono chiede ancor maggiori somme per ammodernare i sistemi d’arma convenzionali più adatti ai conflitti Est-Ovest degli anni ’50 rispetto alle schermaglie di oggi con gli insorti in Medio Oriente, Asia e Africa. La spesa per i principali programmi di acquisizione militare balzano del 23 per cento, tenuto conto dell’inflazione, dall’anno fiscale 2015 a quello 2022. Peggio ancora, Congresso e amministrazione spendono molto di quel denaro in armi che nemmeno funzionano, come viene pubblicizzato. Uno dei più grandi piloti delle nuove acquisizioni è l’F-35 Joint Strike Fighter. L’aereo è troppo costoso e sofisticato per semplici bombardamenti in Siria o Afghanistan, ma anche storpio nei duelli aerei contro i caccia più avanzati di Russia e Cina. Ma è ideale a un solo scopo: col costo totale del programma che si proietta oltre il trilione di dollari, tale programma non mancherà di tenere a galla Lockheed Martin e subappaltatori in 46 Stati per almeno i prossimi vent’anni. Al programma F-35 sono stati assegnati più di 12 miliardi di dollari da un disegno di legge omnibus passato al Congresso a dicembre per l’anno fiscale 2016. Il denaro dovrebbe comprare 68 aerei, oltre ai 44 acquistati nell’anno fiscale 2015. Con l’intero programma, il Pentagono prevede di acquisire più di 2400 aerei. Il programma F-35 ha subito innumerevoli intoppi dal 2001. Per il New York Times, “Il programma è in ritardo di sette anni, i costi sono saliti alle stelle e le sopracciglia s’inarcano dopo che un prototipo è stato battuto da un vecchio F-16 in un dogfight simulato all’inizio dello scorso anno“. I critici notano che l’aereo è stato messo a terra per problemi di sicurezza, di software o altri, tra cui la tendenza a prendere fuoco sulla pista, 13 volte dal 2007. L’ultimo problema tecnico l’eccesso di peso del casco, costato 400000 dollari, che può causare fatali colpi di frusta ad alcuni piloti. Finché non sarà riprogettato, i piloti di peso inferiore a 65 kg staranno a terra. Lo scorso anno, lo stesso casco non era ancora capace di permettere ai piloti di distinguere aerei amici da quelli nemici, capacità piuttosto cruciale quando appaiono come puntini su uno schermo radar al di là del campo visivo. La stabilità dei motori degli aerei è stata valutata “estremamente scarsa” e altri sistemi chiave erano inaffidabili.
HMDS-F35Nella migliore delle ipotesi… faremo decollare un aereo instabile che non può eseguire molte missioni fondamentali per anni“, ha detto Jackie Speier, congressista democratica della California, la scorsa estate. “Nel peggiore dei casi, farà male alla gente o lo terremo a terra nell’hangar spendendo miliardi per l’aggiornamento“. Un pilota collaudatore che ha pilotato l’F-35 nei combattimenti aerei simulati, nel gennaio 2015, contro un vecchio (e molto più conveniente) F-16D, ha riferito che il maledetto aviogetto era incapace di superare l’F-16 nel dogfight. Cosa vera anche se il test era truccato, appesantendo l’F-16 con dei serbatoi di carburante per rallentarlo. Questo risultato ha confermato una simulazione al computer del 2008 degli analisti della RAND, azienda legata all’Aeronautica, riferendo che in un ipotetico conflitto con forze aeree e navali cinesi, l’F-35 verrebbe rapidamente spazzato via. L’ultimo jet degli USA soffre di “accelerazione inferiore, salita inferiore (rateo), virata sostenuta inferiore“, hanno scritto. “Ha anche minore velocità di puntata. Non può virare, salire, correre“. I costruttori dell’F-35 hanno dimostrato la loro superiorità in potenza di fuoco, politica però. Il Center for Responsive Politics ha riferito che nel 2014 il contraente principale dell’aereo, Lockheed Martin, ha distribuito oltre 4,1 milioni di dollari in contributi elettorali, integrati da 7,6 milioni da tre subappaltatori: Northrop Grumman, United Technologies e BAE. Il denaro è stato versato ai membri di Comitato della Camera Servizi Armati, House Appropriations Committee e commissione sugli Stanziamenti del Senato, così come al leader della maggioranza al Senato Mitch McConnell del Kentucky.
L’F-35 non è l’unica arma malfunzionante del programma di approvvigionamento che drena denaro oggi. Il suo predecessore, l’F-22, s’è dimostrato costoso e sofferente di difetti cruciali ogni 1,7 ore di volo, in media. Anche se volò la prima volta nel 1997, non andò in combattimento che nel 2014, in una missione sulla Siria. Oppure si prenda la Littoral Combat Ship della Marina. Progettata per le missioni costiere, ha uno scafo di alluminio sperimentale che potrebbe essere vulnerabile a mare mosso e fondersi a temperature elevate (ad esempio causate da un attacco missilistico o una bomba). Nessuno lo saprà di sicuro, almeno fino al 2018, ma nel frattempo 24 navi sono state costruite o sono in costruzione. Il segretario alla Difesa Ashton Carter ha chiesto tagli al programma, ma la Marina è in aperta rivolta. Ma non si applauda la leadership civile del Pentagono che rapidamente risponde alla Marina. Carter vorrebbe utilizzare parte dei risparmi del programma navale per comprare più jet da combattimento F-35.F351

Il Pentagono ha speso 51 miliardi di dollari in progetti inutili
Ridus Fort Russ 1 febbraio 20161311476145772798383Washington ha steso l’elenco dei programmi militari irrealizzati costati enormi perdite finanziarie al ministero della Difesa. Gli Stati Uniti hanno stimato le enormi perdite del bilancio nei programmi militari mai completati. Arricchendo le aziende belliche ma senza essere utili all’esercito per le carenze del sistema del bilancio per le spese sui programmi. “Secondo il rapporto del Centro di studi strategici e internazionali degli Stati Uniti d’America, da inizio millennio Washington ha speso 51,2 miliardi di dollari in 15 programmi tecnologici militari abbandonati col sequestro del budget militare”, riferisce l’edizione statunitense di Business Insider. Come è stato affermato ai giornalisti dall’ex-segretario alla Difesa Robert Gates, una riduzione della spesa militare è attualmente la peggiore minaccia alla difesa statunitense.future-combat-systems18,1 miliardi di dollari furono spesi per i misteriosi “sistemi di combattimento futuri”, tra cui la produzione di nuovi veicoli da combattimento previsti per l’esercito, ma di cui infine le truppe non videro altro che prototipi.fort_sill_tanks_10_by_falln_stockUn tentativo di creare un veicolo di combattimento per il Corpo dei Marines finì male: il programma costò 3,3 miliardi. Lo stesso per l’obice semovente XM2001 Crusader (2,2 miliardi).0521439Al secondo posto nella lista delle spese c’è l’elicottero RAH-66 Comanche. Il suo sviluppo costò 7,9 miliardi di dollari. Come nel primo caso, l’esercito statunitense non ebbe il velivolo multiruolo da ricognizione e attacco promesso.csar-x-combat-rescue-helicopterFinì in un fallimento lo sviluppo dell’elicottero presidenziale VH-71. In questo caso 3,7 miliardi del bilancio furono sprecati. 200 milioni furono sprecati per creare l’elicottero di soccorso e altro mezzo miliardo per sviluppare un elicottero da ricognizione.noaa-18poesIl sistema satellitare nazionale operativo su orbita polare per il monitoraggio ambientale è nella terza posizione. Il suo sviluppo costò 5,8 miliardi di dollari. Un altro mezzo miliardo fu speso per un sistema a raggi infrarossi spaziale, progettato per l’allarme precoce sui lanci di missili balistici.airborne-laserLa creazione di sistemi laser a bordo di aerei al bilancio degli Stati Uniti costò 5,2 miliardi di dollari.765Inoltre, il Pentagono si rifiutò di sviluppare il velivolo multiruolo da controllo e coordinamento E-10 (1,9 miliardi).767 Italian Tanker and B-52 1/23/2007Un altro centinaio di milioni fu speso per creare un bombardiere di prossima generazione.cgxSoldi del bilancio furono sprecati anche dall‘US Navy. Il progetto per lo sviluppo di veicoli subacquei avanzati per le forze speciali fallì. Il progetto costò 0,6 miliardi di dollari. Il piano per creare il futuro incrociatore CG (X) (da 0,2 miliardi di dollari) non fu neanche avviato. Nonostante gli Stati Uniti abbiano sempre tagliato i finanziamenti ai propri programmi militari, Washington ha accettato di spendere 300 milioni di dollari per l’esercito ucraino. Il senatore John McCain, commentando la decisione, ha detto che le forze armate ucraine non hanno nulla per opporsi ai militari delle Repubbliche Popolari del Donbas, quindi Kiev ha necessità di ulteriori finanziamenti.Handout photo of workers on the moving line and forward fuselage assembly areas for the F-35 JSF at Lockheed Martin Corp's factory located in Fort Worth, TexasTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le operazioni in Iraq nel settembre-dicembre 2015

Alessandro Lattanzio, 6/1/2016popup.iraq.anbar.province.2Il 18 settembre, la polizia federale irachena eliminava 22 terroristi del SIIL presso Ramadi, ad Albu Murad. A Baiji le forze di sicurezza irachene (ISF) liberavano il quartiere al-Tamim, eliminando 19 terroristi del SIIL, mentre ad al-Qalidiyah le ISF liquidavano due comandanti del SIIL, Abu Tamam al-Saudi e Abu Dhanun al-Muslawi. L’esercito iracheno respingeva l’assalto del SIIL a Baiji, nella provincia di Salahudin, eliminando 65 terroristi nel villaggio di al-Mazrah. Nelle operazioni antiterrorismo a Ramadi, provincia di Anbar, le ISF eliminavano 20 terroristi, “La forza aerea irachena ha bombardato una riunione di alti comandanti del SIIL in una casa nella zona di al-Bubali, nell’isola Qalidiya (23 km ad est di Ramadi). Il bombardamento ha provocato l’uccisione di 20 alti comandanti del SIIL, oltre a causare gravi perdite materiali e umane“, riferiva Ali Dawud delle forze di sicurezza irachene. Il comandante della polizia federale irachena, Tenente-Generale Raid Shaqir Judat, riferiva che “il bombardamento delle posizioni dei terroristi nel versante orientale di Ramadi ha provocato l’uccisione di almeno 22 militanti e ferimento di molti altri. Il battaglione missilistico della Polizia Federale irachena ha bombardato una riunione dei terroristi taqfiri del SIIL nella zona di Albu Murad, ad est di Ramadi, uccidendo 16 terroristi e ferendone altri 6. Un comandante del SIIL, Mahir Jamal Jazayi, e tre cittadini stranieri, erano tra i terroristi uccisi nel bombardamento della polizia, e Muhamad Jamal Jazayi era rimasto gravemente ferito“. Infine, le forze dell’Hashd al-Shabi irachene liquidavano nella città di Baiji il governatore del SIIL della provincia di Salahuddin, Mustafa al-Tiqriti. Il 23 settembre, aerei iracheni eliminavano 3 capi del SIIL, Yasir al-Jumaily, Abu Ubayda al-Jashami e Abu Islam. Abu Baqr al-Turqmani, eliminato il 10 settembre a Tal Afar, dirigeva la tratta delle donne della minoranza Yezidi, e il 5 luglio fu eliminato il terrorista francese David Drugeon, liquidato da un attacco aereo presso Aleppo, in Siria. Drugeon era l’esperto di esplosivi di al-Qaida. Il 26 settembre, negli attacchi aerei iracheni su Ramadi, almeno 40 terroristi del SIIL venivano eliminati, “Gli aerei militari iracheni hanno bombardato 7 autoveicoli del SIIL che trasportavano combattenti e armi nella zona di al-Malahma e Tal Mashahydah, ad est di Ramadi, con la conseguente eliminazione di 40 terroristi, oltre alla distruzione degli autoveicoli“. Inoltre, un drone del SIIL veniva abbattuto dalle truppe irachene presso Ramadi. L’esercito iracheno, l’Hashd al-Shaabi e la Liwa al-Badr avanzavano nel Governatorato di Anbar spezzando le linee del SIIL ad al-Hamidiyah, eliminando 20 terroristi, e liberando ampi territori nei Governatorati di Salahudin e Diyala. Il 30 settembre, le 1.ma, 7.ma e 10.ma Divisioni dell’esercito iracheno avanzavano su al-Hamidiyah, travolgendo i terroristi del SIIL, e su Albu Aytha, Albu Thyab e Albu Faraj, a nord di Ramadi. Secondo l’analista iracheno Muhamad Nana, “Washington fa pressione sul governo iracheno per escludere le forze popolari dalle operazioni nella provincia di Anbar”. Il portavoce del Ministero degli Esteri iracheno Ahamad Jamal annunciava che Baghdad aveva respinto la richiesta di Washington per dispiegare forza di terra statunitensi in Iraq, “Alcuni ufficiali statunitensi e generali delle forze anti-SIIL hanno indirettamente sottolineato la necessità d’inviare truppe statunitensi in Iraq per unirsi alla lotta contro il gruppo terroristico. Ma l’Iraq si oppone alla presenza di qualsiasi forza di terra di Stati Uniti o altri Paesi membri della coalizione contro i gruppi terroristici, perché il popolo iracheno non vuole soldati stranieri sul proprio territorio, e non vuole sperimentare ancora l’amara presenza militare degli Stati Uniti sulla propria terra“, ha aggiunto il portavoce. Qarim al-Nuri, un comandante delle forze popolari Hashd al-Shabi, aveva dichiarato, “Gli Stati Uniti non sacrificheranno un solo loro soldato per l’Iraq e la loro ingerenza negli affari del governo è un complotto per disintegrare l’Iraq. Pertanto le forze popolari non aspettano il permesso di nessuno e continueranno la lotta contro il SIIL“. Le forze irachene Hashd al-Shabi sequestravano materiale bellico saudita, tra cui munizioni e veicoli militari, a Samara, nella provincia di Salahudin. L’esercito iracheno aveva precedentemente sequestrato a Tiqrit e al-Anbar armi e mezzi forniti dall’Arabia Saudita.
Download.aspx L’8 ottobre, dopo aver liberato Qat al-Layna, la 5.ta e la 7.ma Divisione dell’esercito iracheno liberavano al-Adnaniyah, Albu Farad, Albu Risha e la periferia di Zanqura, presso Ramadi, tagliando le linee dei rifornimenti del SIIL per Ramadi. Oltre all’assalto a nord di Ramadi, paracadutisti iracheni atterravano nel quartiere centrale della capitale provinciale effettuando un’operazione speciale sulla 17.ma Strada, circondando i terroristi su tre lati. Inoltre, il comandante del SIIL Fadhil al-Ansari veniva liquidato dalle forze di sicurezza irachene in un’operazione presso Fallujah, che portava all’eliminazione di altri 20 terroristi. In un raid aereo iracheno, l’11 ottobre, veniva colpito un convoglio del SIIL nella provincia di Anbar, ad al-Qarablah, eliminando 25 terroristi, tra cui Fadil Ahmad Abdullah al-Hiyali, detto Abu Muslim al-Turqmani. Ex-colonnello dell’esercito iracheno di Sadam Husayn, al-Turqmani era il capo del consiglio militare dello SIIL. L’esercito e le forze volontarie iracheni sequestravano notevoli quantità di armamenti statunitensi, tra cui missili anticarro TOW-II nuovi di zecca, nelle posizioni del SIIL cadute nella regione di Fallujah, provincia di al-Anbar. Anche il capo dello SIIL Abu Baqr al-Baghdadi sarebbe stato ferito dal raid aereo iracheno e trasferito in Turchia per le cure, grazie a una serie di misure coordinate dalla CIA. “La CIA si è coordinata con l’organizzazione dell’intelligence turca per trasferire al-Baghdadi in Turchia“, affermava al-Manar TV. Anche due suoi collaboratori, feriti nell’attacco e catturati dalle forze irachene, confermavano che al-Baghdadi era stato ferito nell’attacco mentre si dirigeva ad al-Qarablah per partecipare ad un incontro con i capi del SIIL, nella parte occidentale della provincia di al-Anbar, vicino al confine con la Siria. Il 14 ottobre, l’esercito iracheno liberava completamente la più grande raffineria di petrolio del Paese, nella città di Baiji, provincia di Salahudin, mentre i militari iracheni liberavano Albu Faraj, a nord di Ramadi, eliminando decine di terroristi del SIIL. Il 15 ottobre, l’esercito iracheno liberava il Checkpoint Majid e la Torre delle Comunicazioni ad est della città di al-Baghdadi, nel Governatorato di al-Anbar. Inoltre, la 16.ma Brigata dell’esercito iracheno, in coordinamento con i comitati popolari, liberava il villaggio al-Tamim, presso Ramadi. Presso Baiji, nel Governatorato di Salahudin, Hashd al-Shabi liberava il villaggio Maqul. Il 18 ottobre, le forze paramilitari irachene dell’Hashd al-Shabi, sostenute dell’esercito e dalla polizia iracheni, iniziavano un’operazione verso Huijah. Le operazioni iniziavano in due aree, una a ovest di Qirquq, intorno ad al-Fatha, e l’altra a sud di Qirquq, vicino al campo petrolifero Alas. Il 21 ottobre, le forze irachene catturavano un colonnello israeliano della Brigata Golani assieme a numerosi terroristi del SIIL, “Le forze di sicurezza e popolari hanno preso prigioniero un colonnello israeliano. L’ufficiale sionista è un colonnello che aveva partecipato a operazioni terroristiche del gruppo taqfirita SIIL. Il nome del colonnello israeliano è Yusi Oulen Shahak, colonnello della brigata Golani dell’esercito del regime sionista, con il codice di sicurezza militare Re34356578765az231434“, dichiarava l’Esercito iracheno. Il portavoce di Haraqat al-Nujaba, Hashim al-Musavi, sottolineava che “La strategia delle forze irachene nell’assedio al SIIL nelle province di Salahudin e Anbar ha portato alle recenti vittorie”. “Le operazioni a Salahudin proseguiranno fino alla provincia di Niniwa“, dichiarava il portavoce delle forze volontarie irachene Ryan al-Qaldani. Al-Qaldani ribadiva che le forze irachene avevano recuperato la maggior parte delle aree nella regione di Baiji, “la raffineria di petrolio di Baiji, le regioni Shini e Bujard sono ora sotto il pieno controllo delle forze volontarie. Le operazioni iniziarono attaccando Ramadi e Falluja, tagliando le vie di approvvigionamento del SIIL in quelle città; poi siamo avanzati su Baiji iniziando le grandi operazioni per riconquistarla con un assedio da tre direzioni e tagliando i rifornimenti ai terroristi“. Baiji era cruciale per il controllo del territorio e l’avanzata nella provincia di Anbar. Le forze irachene avevano catturato il villaggio di al-Rabi per poi prendere il pieno controllo della raffineria di petrolio di Baiji, nella provincia di Salahudin, dopo aver liquidato, tra gli altri, l’emiro del SIIL della regione. Il 26 ottobre, raid aerei degli USA uccidevano 22 militari e volontari iracheni, “Gli aerei da guerra della coalizione hanno martellato le forze irachene che avanzavano nei pressi della città di Ramadi, dai ponti al-Jama e al-Davajan“, secondo una fonte delle forze di sicurezza irachena. Gli Stati Uniti avevano ripetutamente colpito le posizioni delle forze popolari irachene; già a giugno, i caccia statunitensi avevano colpito le posizioni delle forze irachene nella provincia di Anbar, come le basi dei battaglioni Hezbollah dell’esercito iracheno a Falluja, nella provincia di Anbar, uccidendo 6 soldati e ferendone altri 8; e a maggio aerei da guerra statunitensi avevano colpito una fabbrica di armi delle forze popolari nei pressi della capitale irachena, distruggendola completamente e uccidendo 2 volontari delle forze popolari irachene. Il 29 marzo, i caccia statunitensi colpirono per otto volte le postazioni delle forze popolari irachene vicino Tiqrit, ferendo numerosi combattenti. Il 28 ottobre, l’esercito iracheno eliminava Salam al-Saraya, capo del SIIL di Samara, assieme ad altri 20 terroristi, nelle operazioni a Maqul, nella provincia di Salahudin. Il 31 ottobre, le forze irachene eliminavano 62 terroristi del SIIL a Ramadi, nella provincia di Anbar. Inoltre le forze irachene distruggevano 19 posizioni del SIIL a Ramadi, Mosul, Sinjar e Tal Afar nella provincia di Niniwa. Le forze irachene liberavano Hasibah, al-Sajariyah, Thila e al-Sufiyah, ad est di Ramadi, eliminando decine di terroristi e di autoveicoli armati, mentre ad Albu Faraj, le forze militari e popolari irachene eliminavano altre decine di terroristi del SIIL. Ad ovest di Ramadi, le forze irachene avanzavano su al-Burishah e Zanqurah, e a sud l’esercito e le forze popolari iracheni avanzavano su al-Tamim.
CCSuD2zXIAAzRyv Il 3 novembre, il governo iracheno sequestrava due aerei, uno svedese e uno canadese, che trasportavano di nascosto armi nel Kurdistan, all’insaputa di Baghdad, “Il comitato di controllo del Baghdad International Airport ha scoperto un enorme numero di fucili dotati di silenziatore, armi leggere e medie. L’ambasciatore statunitense a Baghdad cercava d’inviare le armi nella regione del Kurdistan iracheno“. La settimana precedente le forze irachene avevano sequestrato materiale militare statunitense nelle posizioni dei terroristi, tra cui missili anticarro TOW-II, a Falluja. Il 4 novembre, le forze di sicurezza irachene eliminavano l’emiro del SIIL Abdultalha al-Lubnani e quattro sue guardie a Jarayishi, nel nord dell’al-Anbar. Inoltre, le forze irachene liberavano il ponte al-Jarayishi, tagliando i rifornimenti del SIIL da nord. Un aiutante del capo del SIIL Abu Baqr al-Baghdadi, di origine algerina, veniva liquidato presso Samara. Nel frattempo, aerei da guerra iracheni distruggevano 2 autobombe del SIIL nella zona di Sharif Abas, ad ovest di Samara. L’esercito iracheno e l’Hashd al-Shabi, liberando Baiji, nel Governatorato di Salahudin, e il jabal Maqul, avevano eliminato 920 terroristi del SIIL, e il 6 novembre liberavano Albu Mara, presso Ramadi. Le forze curde irachene lanciavano una grande operazione contro il SIIL nella città di Sinjar. Il 12 novembre, le forze irachene liberavano al-Zawiyah, nella provincia di Salahudin, mentre l’Hashd al-Shabi sventava due assalti del SIIL ad al-Fatha, a nord di Tiqrit, e ad al-Sad, ad ovest di Tiqrit, capitale della provincia di Salahudin. Le forze curde irachene tagliavano le linee di rifornimento del SIIL a Sinjar. Il portavoce del Pentagono Peter Cook affermava che i militari statunitensi collaboravano con i comandanti curdi, “ci sono dei consiglieri nel jabal al-Sinjar che aiutano a selezionare gli obiettivi per gli attacchi aerei“. 7500 soldati curdi avevano avviato l’operazione da diverse direttrici su Sinjar, alle 7:00 del 12 novembre, lungo l’autostrada che collega Mosul alla Siria. Il 13 novembre, l’8.va Divisione dell’Esercito iracheno liberava Albu Manahi e Albu Daij, della regione di Amariya, presso Falluja. Nel frattempo, i curdi liberavano 28 villaggi ed eliminavano 300 terroristi del SIIL presso Sinjar, liberando oltre 200 chilometri quadrati di territorio. Il 26 novembre, le forze irachene spezzavano l’ultima linea di rifornimento del SIIL a Ramadi, catturando il Ponte Palestina sul fiume Eufrate, a nord-ovest di Ramadi, e circondando la capitale della provincia di Anbar; “Questo progresso è molto importante“, dichiarava un colonnello della 9.na Divisione dell’Esercito iracheno, “il SIIL non può più inviare armi, cibo e attrezzature lungo il fiume come faceva in passato“. Il 30 novembre, le forze irachene isolavano completamente Ramadi, capitale della provincia di Anbar occupata dal SIIL da maggio 2015. “Abbiamo tagliato l’ultima linea di rifornimento del SIIL da Ramadi alla Siria. Le forze irachene strangoleranno i terroristi in città e avremo la vittoria in un paio di giorni“. Il 26 novembre gli attacchi aerei iracheni distruggevano 5 unità tattiche del SIIL, consentendo la presa di un ponte ad ovest della città, ultimo passaggio per le aree occupate dal SIIL. Liberando Ramadi, le forze irachene isolavano Falluja, una strategia respinta e criticata dagli statunitensi. Il Primo ministro iracheno Hadi al-Abadi aveva apertamente criticato la riluttanza degli Stati Uniti ad effettuare attacchi aerei su Ramadi e Falluja, ritardando l’operazione. Un ufficiale iracheno del centro operativo di Anbar affermava che il SIIL “Ha trasformato Ramadi in una bomba gigantesca. Il numero di IED, kamikaze e mine rallenta l’avanzata dei nostri soldati. Alcuni giorni possono muoversi solo per 50 metri perché devono distruggere 10 bombe piazzatevi dal SIIL“. Un comandante delle Forze volontarie irachene (Hashd al-Shabi), il Comandante del Qataib Imam Khamenei Haydar Husayni al-Ardavi, lamentava l’intromissione degli Stati Uniti nella lotta al SIIL, impedendo la sconfitta del gruppo terroristico e la liberazione delle città strategiche di Ramadi e Falluja, “L’intromissione degli Stati Uniti impedisce all’esercito e alle forze popolari iracheni di concludere la battaglia contro il SIIL a Ramadi e Falluja“. Abu Yusif al-Qazali, comandante del Qataib Sayad al-Shuhada, dichiarava “Gli USA spingono il governo di Baghdad ad impedire le operazioni per liberare Ramadi. Gli Stati Uniti da tempo cercano di costringere il governo a non impiegare le forze popolari nelle operazioni militari contro il SIIL, specialmente nelle operazioni di liberazione condotte in varie regioni irachene“, e Qarim al-Nuri, portavoce delle forze popolari irachene, dichiarava “l’interferenza degli statunitensi ha distorto le operazioni per liberare Ramadi.
IRAQ-UNREST-JIHADIST-MOSUL Il 5 dicembre, 150 soldati turchi appoggiati da 25 carri armati entravano a Bashiqa, a nord-est di Mosul, in territorio iracheno senza chiederne il consenso a Baghdad, “Le autorità irachene chiedono alla Turchia… di ritirarsi subito dal territorio iracheno. Abbiamo la conferma che le forze turche, consistenti in circa un reggimento corazzato con numerosi carri armati e artiglieria, sono entrate in territorio iracheno… presumibilmente per addestrare gruppi iracheni senza richiesta o autorizzazione dalle autorità federali irachene. Lo schieramento è considerato una grave violazione della sovranità irachena” dichiarava il governo di Baghdad. Secondo fonti turche, l’operazione fu discussa con Brett McGurk, coordinatore della lotta al SIIL del presidente degli USA Barack Obama, ad Ankara il 5-6 novembre. “Questa non è un’operazione della coalizione guidata dagli USA, ma li informiamo su ogni singolo dettaglio. Questa non è una operazione segreta“, dichiarava Ankara, che si rifiutava di ritirare i soldati, perché sarebbero stati inviati nell’ambito “di una missione internazionale per addestrare ed equipaggiare le forze irachene per combattere lo Stato islamico”. Ma il governo iracheno non avevano mai richiesto tale presenza. Erdogan aveva visitato il Qatar il 1° dicembre per firmare degli “accordi strategici”, e il 4-5 dicembre le truppe turche entravano in Iraq, e l’8 dicembre aerei da combattimento turchi violavano lo spazio aereo iracheno bombardando le regioni di al-Imadiya, Dairluq e Shilazi, nella provincia di Duhuq, e la regione del Kurdistan iracheno di Qandil. Il Comitato per la Sicurezza e la Difesa del Parlamento iracheno chiedeva la revisione o l’annullamento dell’accordo sulla sicurezza con Washington, secondo Hamid Mutlaq, parlamentare del Comitato per la sicurezza e la difesa, “Il governo e il parlamento iracheni devono rivedere l’accordo di sicurezza con gli Stati Uniti, perché Washington non è seria nella sua attuazione. Ne chiediamo la cancellazione. L’Iraq sarà difeso solo dai suoi figli, e la Turchia ritirerà le sue truppe dato che la terra dell’Iraq è sacra e la sua sovranità è una linea rossa. Abbiamo il diritto di dare a questo problema un carattere internazionale e domandare al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il ritiro delle truppe turche“. Safa al-Tamimi, dell’Haraqat al-Sadr, dichiarava “Se le forze turche non si ritireranno dall’Iraq, la resistenza islamica le bersaglierà con nuove e avanzate tecniche, e l’Iraq mostrerà una reazione assai più seria”. Secondo il deputato Sarvah Abdulwahid, “Barzani ha ricevuto aiuti finanziari pari a 8 milioni di dollari durante l’ultima visita a Riyadh, da spartire tra familiari e alti funzionari della regione del Kurdistan“. Barzani aveva incontrato a Ryadh il re saudita Salman bin Abdulaziz al-Saud e il ministro degli Esteri saudita Adil al-Jubayr. Infine, il segretario della Difesa degli USA Ashton Carter affermava che l’esercito statunitense avrebbe schierato una nuova forza per operazioni speciali in Iraq. “L’Iraq non ha bisogno di forze di terra straniere e il governo iracheno si è impegnato a non consentire la presenza di una qualsiasi forza in terra irachena” rispondeva il premier Abadi, mentre Hadi Amiri, comandante dell’Organizzazione Badr, avvertiva che qualsiasi base degli USA in Iraq sarebbe stata considerata un “bersaglio”. Circa 3500 soldati statunitensi sono presenti in Iraq con compiti di addestramento e supporto delle forze irachene. Nel frattempo, un altro membro del Comitato per la sicurezza e la difesa, Isqandar Watut, dichiarava “Presto si avrà un incontro del Comitato con il Primo ministro Haydar Abadi, al quale proporremo la cooperazione con la Russia negli attacchi aerei contro il SIIL e nella lotta al terrorismo in Iraq“.
Il 7 dicembre, l’esercito iracheno entrava a Tamim, quartiere sud-ovest di Ramadi, che liberava completamente l’8 dicembre, mentre le forze governative occupavano anche una grande base del SIIL a nord di Ramadi, ed eliminavano 6 basi e decine di terroristi del SIIL ad Husaybah, nell’Anbar orientale. “Oggi, le nostre forze hanno liberato completamente l’area di al-Tamim dopo una feroce battaglia contro i terroristi del SIIL“, dichiarava Sabah al-Numan, portavoce del servizio antiterrorismo dell’Iraq. Il Maggior-Generale Hadi Irzayij, capo della polizia dell’Anbar, confermava che al-Tamim era stata liberata e il Generale di Brigata Yahya Rasul, portavoce del Comando delle operazioni congiunte, dichiarava “La liberazione di al-Tamim sarà di grande aiuto accelerando la liberazione di Ramadi“. 500 poliziotti venivano inviati da Habaniyah a controllare al-Tamim dopo la liberazione. Uno dei compiti principali era liberare l’area dalle bombe piazzate dallo SIIL. Il 12 dicembre, l’Aeronautica irachena eliminava 15 terroristi al confine con la Siria, “L’aviazione ha distrutto un quartier generale (del SIIL), uccidendo 15 militanti, molti sono rimasti feriti“, tra cui il vicecapo del SIIL Abu Ali, “Secondo le informazioni, è rimasto ferito ed è stato trasferito a Buqamal“, dichiarava il Ministero degli Interni dell’Iraq. Il 18 dicembre 30 soldati della 55.ma Brigata dell’esercito iracheno venivano uccisi da un attacco aereo statunitense su al-Naymiyah, nella provincia di Falujah. L’Esercito iracheno e le milizie alleate liberavano i 2/3 di Ramadi, eliminando decine di terroristi del SIIL asserragliatisi nel centro della città. Il 20 dicembre l’esercito e le forze popolari iracheni liberavano metà della regione di Albu Ziyab, a nord di Ramadi. Le forze dell’8.va Divisione dell’esercito iracheno e 5 battaglioni delle tribù Anbar entravano nel centro di Ramadi liberando i quartieri Baqr e Aramil, mentre 300 terroristi del SIIL combattevano facendosi scudo dei civili.
CCX5kI9W8AA4PF_ Il 22 dicembre, le forze irachene raggiungevano il ponte al-Qur sul fiume Tigri. Le forze irachene liberavano i quartieri al-Dubat e al-Jirayshi a sud di Ramadi, mentre nel quartiere al-Armal le forze irachene eliminavano una dozzina di terroristi e sgombravano la strada tra al-Budhyab e al-Jirayshi. Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito iracheno, Uthman al-Ghanamai, aveva dichiarato che “L’esercito iracheno ha preso d’assalto le prime linee dei terroristi del SIIL nel centro della città ed ora è impegnato in una seria battaglia per le strade con i terroristi taqfiri. Circa 250-300 militanti del SIIL sono intrappolati nel centro della città, senza via di fuga, e le forze pro-governative hanno deciso di utilizzare questa occasione per dargli la caccia a uno a uno. Le unità dei genieri dell’esercito iracheno erano impegnate sin dalle primi ore di questa mattina a smantellare oltre un migliaio di ordigni esplosivi improvvisati (IED) piazzati dal SIIL nel centro della città. Le forze irachene hanno limitato l’uso dell’artiglieria sulle posizioni del SIIL in città, nel tentativo di evitare vittime civili“. Il Generale di Brigata Ismail al-Mahlavi, comandante dell’operazione di Liberazione dell’al-Anbar, dichiarava che una grande quantità di armi ed equipaggiamenti del SIIL era stata distrutta e che i terroristi erano fuggiti. “Il 60 per cento di Ramadi è ora sotto il controllo delle forze irachene ed è stato epurato dai terroristi taqfiri“, dichiarava Raja Baraqat, del Comitato di sicurezza del governatore di al-Anbar, e il Ministro della Difesa iracheno, Qalid al-Ubaydi, annunciava che “Perdere la città Ramadi sarà una pesante sconfitta per il SIIL, mutando l’equilibrio delle forze a Ramadi, e sarà un cambio fondamentale“. Il 24 dicembre, le forze irachene catturavano l’emiro del SIIL di Ramadi Abu Baqr, e le forze di sicurezza irachene sventavano un attentato al quartier generale della Polizia Federale di Ramadi eliminando 7 attentatori suicidi del SIIL. Il 26 dicembre, l’Esercito iracheno liberava l’ultimo sito controllato dal SIIL nel centro di Ramadi, dopo aver eliminato più di 30 terroristi, e liberava la sede governativa e l’Ospedale Nazionale di Ramadi. Il SIIL subiva la peggiore sconfitta dalla liberazione di Tiqrit, nel 2014. Il 27 dicembre le forze irachene liberavano completamente Ramadi. Il portavoce dell’Esercito iracheno confermava che, “Questa operazione ha riunito 11 formazioni militari irachene e liberato 34 località dell’al-Anbar“, spezzando i collegamenti tra il SIIL nell’Iraq occidentale e il SIIL in Siria. L’operazione per la liberazione di Ramadi non vide la partecipazione della coalizione anti-SIIL degli USA. Secondo una fonte del governo iracheno, “le forze statunitensi che operano in Iraq dal centro operativo di Baghdad definiscono unità, giorno e ora degli attacchi contro il SIIL. Se vogliamo beneficiare dell’appoggio dell’US Air Force per sconfiggere il gruppo terroristico, dobbiamo inchinarci al comando statunitense. Non è improbabile che un eventuale coordinamento turco-statunitense comunichi al SIIL permettendo ai terroristi di ritirarsi verso il confine siriano-iracheno. Questa è l’informazione che i nostri droni hanno raccolto nei giorni precedenti l’attacco su Ramadi. La nostra intelligence ha informato gli statunitensi sui movimenti del SIIL. Non ci fu permesso di attaccarlo e nessuno nel governo può contraddire gli statunitensi, per il momento. Gli Stati Uniti hanno ordinato a Baghdad di tenere l’Hashd al-Shabi lontano dal campo di battaglia di Anbar, forse per garantire la via di fuga al SIIL, ridurre l’influenza iraniana e ridimensionare la vittoria dell’Iraq. Gli USA hanno chiesto a Baghdad di cambiare i vertici dei servizi antiterrorismo, d’intelligence e della sicurezza dell’Esercito e del Ministero degli Interni. Inoltre, il Segretario generale del Consiglio dei Ministri è stato suggerito dagli statunitensi e quindi nominato a tale posizione. Gli Stati Uniti vogliono una squadra omogenea favorevole alla loro politica e alla presenza delle forze statunitensi in Iraq. L’era di ostilità dell’ex-Primo ministro Nuri al-Maliqi, che ha portato al ritiro delle forze dalla Mesopotamia, è finita e la politica adottata in questo momento consiste nel ridurre l’influenza del Maggior-Generale della Guardie rivoluzionarie iraniane (IRGC) Qasim Sulaymani su certi gruppi armati iracheni. Ciò che contribuisce nel successo di tale politica è che il Primo ministro Haydar al-Abadi è in cattivi rapporti con Sulaymani. Fin dall’inizio, Abadi credeva che Sulaymani avesse intenzione di rimuoverlo dal potere, sostenendo al-Maliqi e altri per sostituire l’attuale premier. L’Iran controlla varie organizzazioni militari che combattono nelle Unità di Mobilitazione Popolare, assai presenti sul campo di battaglia in Iraq e Siria. Tale influenza ha convinto al-Abadi ad aprirsi allo “Zio Sam” invece che al Wilayat-al-faqih. Questo è il motivo per cui Abadi, su esplicita richiesta statunitense, rifiutava qualsiasi assistenza aerea militare della Russia in Iraq, a differenza del presidente siriano Bashar al-Assad. Il primo ministro iracheno sa che gli Stati Uniti vorrebbero vedere 3 cantoni iracheni, uno per i curdi, uno per i sunniti e l’altro per gli sciiti. Gli statunitensi sostengono anche la presenza turca in Iraq. Incontrando il vicedirettore dell’intelligence francese, Abadi ha detto: ‘Il Medio Oriente non sarà più lo stesso di prima. Ciò che appare sempre più chiaro ora e che il SIIL è un giocattolo usato dagli attori per modificare la mappa del Medio Oriente’“. Secondo il comandante dell’Hashd al-Shabi (Raggruppamento del Popolo), Haydar al-Husayni al-Ardavi, gli Stati Uniti avevano evacuato i capi del SIIL durante le operazioni speciali a Ramadi e Falluja, “Il rallentamento delle operazioni speciali nelle città di Ramadi e Falluja, nella provincia di al-Anbar, è dovuto all’interferenza degli Stati Uniti. Tutto indica che hanno deciso di evacuare i capi del SIIL con gli elicotteri, versi una destinazione sconosciuta“.
Il 30 dicembre, il ministro degli Esteri iracheno Ibrahim al-Jafari avvertiva che l’Iraq avrebbe fatto ricorso a mezzi militari se costretto a difendersi dall’intrusione delle forze turche nel Nord, “Se non c’è altra soluzione, se non quella militare, allora l’adotteremo. Se siamo costretti a combattere e difendere le nostre sovranità e ricchezza, saremo costretti a combattere“. Il 4 dicembre, la Turchia aveva inviato presso Mosul 150 soldati appoggiati da 25 carri armati e il 20 dicembre il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ne annunciava il ritiro delle truppe, ma non l’attuava.
Il 5 gennaio, l’Esercito iracheno eliminava centinaia di terroristi presso Ramadi, “Le forze irachene, sostenute dalle unità dell’Aeronautica e dell’artiglieria, colpivano diverse posizioni del SIIL ad Haditha e nella regione di Barwana, ad ovest di Ramadi. Oltre 250 terroristi sono stati uccisi e 100 veicoli del gruppo distrutti nell’attacco“. Le truppe irachene rastrellavano il mercato di Ramadi, la clinica, i quartieri al-Saliah e al-Jamiah a nord della città, e riprendevano il ponte al-Jazira, a nord della città. Inoltre, aerei da combattimento iracheni bombardavano le posizioni del SIIL nella provincia di Anbar, a Barwanah, eliminando oltre 60 terroristi, tra cui il ministro della guerra dello Stato islamico Samir Muhamad Matlub al-Mahlawi, e tre suoi aiutanti. Al-Mahlawi era un ex-capo di al-Qaida in Iraq, sodale di Abu Musab al-Zarqawi. Il 26 dicembre, le forze armate irachene avevano eliminato Sad al-Abidi ad al-Qalidiya, a 23 chilometri ad est di Ramadi. Al-Abidi era il responsabile dell’addestramento dei terroristi del SIIL a Ramadi e Falluja.Members of the Iraqi Special Operations Forces take their positions during clashes with the al Qaeda-linked Islamic State of Iraq and the Levant (ISIL) in the city of Ramadi

Iraq.All.01Note:
Ali Jahjm
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Gli USA bombardano le truppe che hanno scoperto la ratlines Stato islamico – USA

What Does It Mean 7 dicembre 2015

US-helecopterIl Ministero della Difesa (MoD) riporta che aerei militari degli Stati Uniti che operano nella zona di guerra del Levante hanno bombardato una caserma dell’Esercito arabo siriano (EAS) nella provincia di Dair al-Zur, in Siria, nel tentativo di uccidere gli Spetsnaz (forze speciali) russi che vi operano e che avevano scoperto una “ratline” segreta della Central Intelligence Agency (CIA) che collega lo Stato islamico attivo in questa zona a luoghi come Dover, Tennessee. Secondo il rapporto, 4 aerei da guerra statunitensi hanno lanciato 9 missili sulla caserma dell’EAS, uccidendo almeno tre persone e ferendone altre 13; cosa che il governo siriano ha definito “atto di aggressione” e su cui il Ministero degli Esteri siriano ha inviato una protesta ufficiale al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il bilancio delle vittime di questo deliberato atto di guerra del regime di Obama contro le forze militari siriane e della Federazione che combattono contro lo Stato islamico, secondo il rapporto, sarebbe stato significativamente più elevato se non fosse stato per l’allerta data dalle Forze Aerospaziali che monitorano lo spazio aereo di questa zona di guerra, al momento dell’attacco. Il motivo per cui il regime di Obama mirava a questi Spetsnaz, la relazione spiega, era la paura, dopo aver appreso che le forze della Federazione avevano scoperto un complotto mostruoso riguardante l’infiltrazione da parte della CIA dei capi dello Stato islamico dalla zona di guerra del Levante “a un centro segreto di addestramento” a Dover, Tennessee, denominato Islamville, a 51 chilometri dalla base dell’US Army di Fort Campbell, dove i terroristi vengono addestrati ad utilizzare i missili terra-aria spallegiabili, e dove il 2 dicembre, in un “incidente di addestramento” con questi terroristi, rimanevano uccisi il sottotenente Alex Caraballoleon e il sottotenente Kevin M. Weiss, quando il loro elicottero AH-64 Apache è stato “erroneamente” abbattuto.
9381093_GOltre al regime di Obama che mira direttamente agli Spetsnaz russi in Siria, la relazione rileva la sorprendente scoperta che tale base militare islamista segreta nel cuore degli USA non è l’unica attiva, in quanto ve ne sono documentate almeno altre 22 negli Stati Uniti. Peggio, la relazione avverte non solo che tali “note” basi d’addestramento militare islamiste negli USA minacciano quella nazione, ma anche oltre 2200 moschee, soprattutto se si considera che il catasto dimostra che oltre il 75 % di esse è di proprietà della “rete dei Fratelli musulmani“, essendo di proprietà della North American Islamic Trust (NAIT), la banca dei Fratelli Musulmani negli Stati Uniti e che, con una direttiva segreta della scorsa estate chiamata Direttiva-11 dello Studio presidenziale, il presidente Obama le appoggia pienamente. Con l’Arabia Saudita importante finanziatore della NAIT, il rapporto continua, gli islamisti sostenuti dal regime di Obama possono sviluppare una sofisticata rete di organizzazioni collegate negli USA. E non essendo la crisi globale sul terrorismo islamico abbastanza bizzarra, secondo il rapporto, viene riportato dalle forze della Federazione che gli Stati Uniti appoggiano i terroristi che combattono i terroristi sostenuti dai turchi nel nord della Siria, spingendo il portavoce MoD, Generale Igor Konashenkov, ad osservare che le azioni del regime di Obama gli ricordano il “teatro dell’assurdo“. Non solo nel “teatro dell’assurdo” Obama e alleati sprofondano il mondo, la relazione avverte grevemente, ma anche nella guerra totale, specialmente dopo che le forze filo-turche hanno sequestrato dei villaggi di confine in Siria e invaso l’Iraq con oltre 900 soldati e blindati, con la condanna della Lega Araba e, più inquietante, col vicepresidente dell’Iraq Maliqi che avverte che ciò potrebbe avviare la terza guerra mondiale. Con il Vicecancelliere tedesco Sigmar Gabriel che avvertiva l’Arabia Saudita che il suo sostegno al terrorismo islamico globale volge al termine (“Dobbiamo far capire ai sauditi che il tempo di far finta di niente è finito“), la relazione rileva cupa, il presidente Obama continua la mascherata per proteggere i sauditi e i loro seguaci dello Stato islamico. Il Presidente Putin, però, conclude il rapporto, a differenza del presidente Obama, non si piega a nessuno e conosce la vera minaccia globale da tali terroristi islamisti, e in risposta agli aerei da guerra statunitensi che tentavano di uccidere gli Spetsnaz russi in Siria ieri, ordinava al Ministero della Difesa di adempiere alla richiesta irachena d’intervento delle forze militari russe per espellere gli invasori turchi, e ordinava inoltre a più di 50 navi da guerra della Flottiglia del Caspio di prepararsi a far piovere “morte e distruzione” sulla Turchia se gli venisse ordinato.

terrorist-training-camps-in-the-usa-1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lattanzio: la politica estera occidentale è stata un fallimento epocale

E la vittoria dell’Asse della Resistenza è solo questione di tempo
La situazione in Medioriente è molto ingarbugliata. Chiediamo pertanto un parere all’opinionista e saggista Alessandro Lattanzio proprietario del sito di geopolitica AuroraSito

Opinione Pubblica, 5 dicembre 2015ISIS_Egypt_LibyaChe cosa ne pensa dell’abbattimento del Su-24 russo?
L’agguato al Su-24 russo in Siria è frutto della ‘pianificazione disperata’ tra dirigenza neo-ottomanista turca e fazioni necon e clintoniane dell’apparato militar-spionistico statunitense. Un tentativo di trascinare la NATO in Siria, chiodo fisso di Washington e della Turchia. Ma ciò svanisce davanti alla mobilitazione in ordine sparso e di diverso grado delle potenze europee, che inviano alla spicciolata qualche aereo, un paio di navi e qualche migliaio di soldati, segno dell’esaurimento delle forze armate atlantiste dovuto al colossale sforzo suicida dell’intervento diretto militare in Libia e quello altrettanto colossale, ma indiretto, delle forze speciali e dell’intelligence occidentali in Siria (Gladio-B); ed infine, dopo l’intenso uso delle reti Stay Behind in Ucraina, che ha dato fondo alle risorse “nere” della NATO (Gladio). A questo punto alle potenze occidentali non sono rimaste che le risorse per sganciare qualche bomba in Siria, o più prudentemente in Iraq, al mero scopo di potersi sedere a un ipotetico tavolo delle trattative per elemosinare qualche compensazione pur di non perdere totalmente faccia e risorse gettate nella ‘Primavera araba’. E, a tal proposito, Arabia Saudita, Qatar e Turchia comprendono che saranno lasciati in balia delle conseguenze della guerra civile inter-araba che hanno scatenato nella regione, perciò ricorrono al terrorismo contro la Russia o la Francia a scopo di ricatto. Difatti Francia e Regno Unito non hanno la volontà di proseguire un azzardo geopolitico che ha fruttato solo il ridicolo cambio della situazione geopolitica tunisina, che passa dal solido filo-occidentale Ben Ali al filo-occidentale sfumato al-Sabsi. Un ‘successo’ celebrato solo dalla paccottiglia pubblicistica pseudo-geopolitica e/o diplomatica nostrana. La leadership della Germania è afflitta da una russofobia anacronistica che la porta ad avvicinarsi al governo Erdogan, nel tentativo di triangolazione con la junta golpista di Kiev. Ma tali piani hanno il fiato corto e la confindustria tedesca, che di TTP e servilismo filo-statunitense di Merkel e compari ne ha le tasche piene, pretende un riavvicinamento alla Russia poiché è da lì che passa il legame commerciale con la Cina, il principale mercato di sbocco dell’industria tedesca. È in Cina il futuro del motore economico europeo, non negli USA.

I recenti fatti di Parigi sembrano aver prodotto un significativo avvicinamento di Hollande alla Russia, anche se è ancora forte la sensazione che i governanti europei, anche francesi, considerino la Russia un male solo leggermente inferiore a quello rappresentato dal terrorismo islamista. È così?
La Francia cerca sempre di rientrare in gioco nel Medio Oriente, ma dopo lo schiaffo turco-saudita della strage di Parigi del 13 novembre, cerca di rientrare in gioco alleandosi con la Russia, contro i suoi vecchi alleati wahhabiti. In tutto ciò farà leva solo sulla vicinanza con il regime vigente negli Emirati Arabi Uniti, mentre è probabile che ci sarà una seria resa di conti con Qatar, Arabia Saudita, Turchia. La carta libico-siriana è fallita miseramente. Il Regno Unito è pragmatico: 8 Tornado e 8 Typhoon a Cipro per sedersi a Vienna sulla questione siriana, e poi aprire le porte alla Cina, cosa che anche la Germania vuole fare, ma sarà ostacolata in ciò dal fatto che la strada cinese passa per la porta di Mosca, e quindi, finché la Merkel sarà in carica, la borghesia industriale tedesca avrà sempre difficoltà ad agire, soprattutto nello sbarazzarsi delle zavorre turca e ucraina che gli USA e i loro agenti locali tentano di porle sul groppone.

E l’Italia?
Roma, ovvero il PD, svolge un ruolo di sussidiarietà verso le potenze wahhabite. E’ innegabile. Dopo la distruzione dei rapporti con la Libia e la rottura dei rapporti economico-commerciali con la Russia, il PD, sul piano economico, ha deciso di svolgere il ruolo di Arlecchino dai due padroni: da un lato promoter delle banche che ‘parlano inglese’, ma dall’altro ruffiano dei finanziatori ‘sovranisti’ di tali banche, ovvero della borghesia compradora wahhabita, le cui centrali dettano la linea geopolitica italiana: sostegno al terrorismo islamista in Siria e Iraq, supporto propagandistico alla Fratellanza musulmana in Palestina e Nord Africa, ‘dialogo’ e commercio con lo Stato islamico ovunque appaia (Sirte); silenzio complice sull’aggressione allo Yemen, ecc. Strumentali a tutto ciò sono le varie cinghie di trasmissione del PD: il partito la Repubblica e il feudo televisivo di Rai3, sfegatati sostenitori della propaganda jihadista contro l’Asse della Resistenza capeggiata dal Qatar, con cui la RAI ha stipulato un accordo sulla gestione dell”informazione’ regionale.

Ci sono possibilità concrete che l’ingresso della Turchia nella UE venga stoppato o quanto meno sensibilmente rallentato?
Credo che l’UE non farà entrare la Turchia per il semplice fatto che non lo vorranno gli Stati dell’est Europa, già abbastanza irritati e sconfortati dalla pagliacciata sull’accoglienza dei migranti; sanno che l’ipotesi di Ankara in Europa li vedrebbe definitivamente emarginati nell’ambito europeo. Gli euro di Merkel e compari serviranno solo a far star zitto Erdogan per un po’. Poi ricomincerà tutto da capo, anche se Ankara, con la sconfitta in Siria e l’esclusione dai mercati russo, cinese ed iraniano, cercherà di premere sempre più sulle porte di Vienna, dietro cui può sempre contare di trovare dei simpatizzanti.

Com’è la situazione in Siria? La Russia, l’Iran e Assad stanno vincendo, oppure è solo una illusione?
La vittoria dell’Asse della Resistenza è questione di tempo, l’intervento statunitense serve solo a recuperare le risorse piazzate nella regione, e a cercare di strumentalizzare la carta curda; una carta però che passa di mano in mano, essendo le realtà politico-militari curde tutt’altro che affidabili, stabili e solidi, aldilà delle letture infantili sparse dalla sinistra liberal-anarchica che ha fatto di Oçalan, colluso con il narco-traffico turco, una specie di Guevara. La forze militari atlantiste e filo-atlantiste sono esaurite. Obama deve pensare all’ultimo anno di presidenza, mentre la leadership politico-militare statunitense non ha ancora un suo candidato presidenziale, che difficilmente sarà Hillary Clinton, personalità compromessa proprio dalla doppia sconfitta in Libia e Siria, e quindi politicamente e strategicamente instabile. Gli USA entreranno in un’era di neo-isolazionismo passando proprio dalla porta siriana, spalancatagli dall’Asse della Resistenza che va consolidandosi in Siria e Iraq. Per ora le operazioni russo-iraniano-siriano-irachene sono volte ad usurare le risorse cumulate per anni dai vari gruppi di terroristi e dai loro Stati sostenitori. Ma si arriverà al punto di rottura della resistenza del taqfirismo-atlantismo, e a quel punto il terrorismo crollerà in modo repentino, accelerando la restaurazione dell’integralità dello Stato siriano e di quello iracheno. A quel punto, la Russia e l’Iran avranno costruito una fascia di sicurezza geopolitica, gettando nello sbando Turchia e Arabia Saudita che non avranno scelta: o scendere a patti con le potenze eurasiatiche o la disintegrazione.

Qual è il ruolo di turchi, sauditi, qatarioti, europei e statunitensi nella nascita dell’ISIS? E in quella delle altre formazioni terroristiche presenti in Siria e Iraq?
Le varie fazioni e bande terroristiche presenti in Siria e Iraq, rappresentano ognuna la potenza che le ha sponsorizzate: USA, Francia, Turchia, Qatar, Arabia Saudita. Il che spiega la presenza in Siria di almeno 70 fronti che il governo e le forze armate siriani affrontano da 5 anni. Ma spiega anche l’alta fratturazione e confusione della cosiddetta ‘opposizione siriana’. Per fortuna, tale caos politico-militare è andato a favore, strategicamente, del governo baathista di Damasco, mentre i terroristi e i loro sponsor, i cosiddetti ‘amici della Siria’, hanno saputo solo disperdere mezzi, uomini e risorse in un rivolo infinito di fronti di guerra spesso insignificanti e privi di peso politico. Ha gettato nel caos la Siria, ma tale ‘strategia’ non può persistere nel tempo, e non porta, come non l’ha fatto (in Libia), a un risultato. Tanto più che gli USA già preparavano il prosieguo della guerra civile in Siria, se per disgrazia, l’ancora agognata caduta del Baath siriano si fosse avverata. La Siria si sarebbe trasformata in una super-Libia o super-Somalia, trasformandone il territorio in una base di lancio contro l’Iran, la Russia, la Cina e l’Eurasia nel complesso. Si sarebbe scatenata una nuova “super-jihad” atlantista.

I sauditi sembrano particolarmente attivi: non c’è il rischio che facciano il passo più lungo della gamba? Quanto è forte la coesione interna e la tenuta del regime saudita?
L’Arabia Saudita, come detto, è incastrata dalle conseguenze del proprio interventismo indiretto, tramite il terrorismo islamista che alimenta in Libano, Siria e Iraq, e dall’interventismo militare diretto nello Yemen, dove, nonostante il supporto degli ascari sudanesi, emiroti ed eritrei, del medesimo terrorismo islamista e del collaborazionismo di parte della comunità sudyemenita, registra da mesi solo arretramenti. Ryadh è interessata da scontri interni alla famiglia dominate dei Saud, e da un’incipiente crisi economica che esploderà nei prossimi mesi, quando gli effetti della crisi dei prezzi del petrolio si faranno sentire sul serio, avendo ridotto il budget per le spese sociali, dato anche che i petrodollari congelati nei buoni del tesoro degli USA non saranno del tutto scongelabili nei termini e nelle condizioni desiderati dai sauditi. E ancor più velocemente si farà sentire la crisi politica che sarà scatenata dalla sconfitta nella guerra per procura in Siria. A quel punto il margine di manovra dei Saud sarà ulteriormente ridotto, dovendo affrontare il nodo yemenita, oltre al conseguente riverberarsi nella società saudita di tali sconfitte.

Ci sono serie possibilità che un “incidente” simile a quello del Su-24 capiti di nuovo? Se sì, quali sono i luoghi più probabili? Come si comporterebbe la Russia in caso di nuovi incidenti?
Credo che non ci saranno altri “incidenti”, in un modo o nell’altro. Mosca non farà più affidamento sui cosiddetti ‘partner’ della NATO neanche sul piano pratico elementare. Tanto più che il grosso delle operazioni di carattere strategico della Forza Aerospaziale russa è stato adempiuto in questi due mesi di attività aeree. Le risposte di Mosca saranno sempre di carattere politico, economico e geopolitico, paralizzando l’avversario, non potendo decifrare le azioni russe sul medio periodo.

Anche gli statunitensi sembrano a rischio sovraesposizione: spostano truppe nell’Europa dell’est, finanziano e supportano i golpisti in Ucraina, tentano colpi di stato in tutta l’America latina, muovono le navi nel Mar Cinese Meridionale, e altro ancora: quanto manca prima che debbano, per così dire, tirare il fiato e fermarsi?
In realtà si sono già fermati, non hanno osato attaccare la Siria nell’agosto 2013, e in Ucraina la fazione bellicista del Pentagono (Petraeus, Clinton, Ash), dopo il primo anno di catastrofi su tutti i livelli, ha gettato la spugna, utilizzando Kiev come conveniente sfasciacarrozze dei rottami di cui l’US Army vuole sbarazzarsi. Per il resto, sul piano economico, Kiev conta sui finanziamenti europei, permettendo a Washington di far gravare di un nuovo fardello il traballante quadro economico dell’UE: gli USA in Europa possono sempre contare su una coorte di volenterosi aspiranti suicidi.

La politica statunitense ha moltiplicato i suoi nemici e indotto la Cina a interessarsi della questione siriana: che possibilità ci sono che i cinesi entrino attivamente nel conflitto?
Lo scontro in Siria vede Pechino fornire supporto logistico e d’intelligence, sapendo che la situazione sul campo è in buone mani. Non ha bisogno d’impegnarsi direttamente, le basta rifornire le Forze Armate siriane. Ad esempio con 8500 missili anticarro (che la Cina ha di recente fornito alla Siria, N.d.r.).

Qual è lo stato delle forze armate russe e cinesi? Potrebbero competere con quelle statunitensi?
La realtà cui si è assistito nelle guerre statunitensi dal 1991 ad oggi, e l’evolversi della situazione dell’equilibrio militare in Europa e Medio Oriente, fa ritenere che gli USA abbiano sempre meno ambiti in cui prevalere. Certo sul piano navale hanno più navi della Federazione russa, e navi più grandi di quelle della Repubblica Popolare di Cina. Ma fatto sta che l’US Navy dovrebbe suddividere le forze sui fronti del Pacifico e dell’Europa. E in quest’ultimo fronte, le risorse navali contano assai relativamente. Quindi la superiorità in portaerei, navi d’assalto anfibio e velivoli da trasporto statunitense verrebbe ridimensionata dai fattori geografici. Sul piano aeronautico e delle forze terrestri, la superiorità è nettamente dalla parte di Russia e Cina, dato che i velivoli più avanzati degli USA continuano, dopo 20 anni e più, ad essere afflitti da problemi di progettazione, mentre il resto della loro flotta è costituita da velivoli per lo più costruiti tra gli anni ’70 e ’80, con tutte le conseguenze del caso. Sul piano della componente terrestre, non c’è partita: gli USA potranno schierare al massimo due/tre divisioni in Europa, mentre Germania, Francia e Regno Unito potranno accumulare che un migliaio di carri armati in tutto, una frazione di quello che può schierare la Federazione russa.

Gli statunitensi rinunceranno mai a finanziare il terrorismo? E gli europei?
Perciò, difatti, USA e NATO continueranno a puntare sul terrorismo, inquadrato tramite l’unica arma segreta di cui dispongono, Gladio/Stay Behind. Con tale strutture, il Patto atlantico può compiere sconvolgimenti a livello di teatro, ma mai strategici o geopolitici, potendo alimentare oramai solo forze distruttive o auto-distruttive, ma mai, come gli eventi dimostrano dal golpe a Balgrado nel 2000, porre le basi di una realtà geopolitica che sia corrente e stabile e contemporaneamente saldamente atlantista.

Quanto la questione siriana influirà sulla questione ucraina, e viceversa? Come sta cambiando la percezione da parte europea della politica russa? Assisteremo mai alla fine della russofobia, quanto meno in Italia?
La russofobia è un elemento costitutivo dello strato socio-ideologico prevalente oggi in Italia, la suddetta semiborghesia parassitaria liberale di sinistra. Parassitaria perché incapace di produrre, ma solo di consumare le mercanzie mediatiche e propagandistiche statunitensi. Un ceto che sia produttivo sul piano materiale, dei servizi e dei beni o anche, si badi bene, sul piano ‘immateriale’, ovvero mediatico, ideologico e culturale, diverrebbe automaticamente un nemico da abbattere per gli USA. Quindi una semiborghesia totalmente incompetente, o senza profondità ideologica o spessore sociale, è l’unica che ha diritto di prosperare nell’Europa atlantista. L’Italia è alla metastasi; qui prospera la suddetta miserabile semiborghesia i cui esponenti più in vista appestano gli schermi televisivi quanto gli scaffali delle librerie.

Cosa si proponeva e si propongono adesso i vari attori che operano in Siria?
Obama vuole uscirsene dal pantano mediorientale. Russia, Cina e Iran stabilizzano la situazione a favore degli alleati dell’Asse della Resistenza. Turchia e petromonarchie invece minacciano gli alleati. Gli USA tenteranno di evitare che Israele si avvicini ancor più alla Russia. L’Arabia Saudita resta un capitolo aperto, non essendo in realtà un’entità statale o nazionale, ma un mero feudo di un’oligarchia mostruosa quanto bizzarra.

Quanto sono reali le divergenze tra francesi e statunitensi? A cosa porteranno?
La Francia ha voluto giocarsi la carta del neocolonialismo e dei rapporti di sudditanza privilegiata dei suoi vertici rispetto alle petromonarchie wahhabite. Parigi non ha più una leadership dall’epoca Chirac, i cui governi, non a caso, furono ferocemente osteggiati dalla semiborghesia parassitaria liberale di sinistra francese; chi se lo ricorda Lionel Jospin, emblema del cretinismo suicida e criminoso della sinistra occidentale? Da quando i resti del gollismo sono stati spazzati via, a Parigi domina l’alleanza tra semiborghesia liberale di sinistra e grandeur neocolonialista, cronica in Francia, da Napoleone il piccolo a Guy Mollet e la sua avventura di Suez, fino ad esplodere con Sarkozy e Hollande, esempi plastici, assieme alla Merkel, del nullismo della classe politica generata da tale stato delle cose europee. Gli USA hanno riplasmato i loro alleati europei, e quindi delle crisi tra essi potranno riaversi solo in casi di disastri nazionali, come nel caso di Parigi del 13 novembre 2015.

Come mai l’Italia non interviene in Siria?
Roma non vuole intervenire in Siria o Libia, ma dialogare con il terrorismo, poiché lo esigono le petromonarchie e la Turchia cui l’Italia s’è venduta e concessa con l’aggressione alla Libia. Soprattutto il PD svolge opera d’intermediazione (possiamo anche parlare di lenonismo), tra ‘fondi sovrani’ islamisti e beni italiani. Infatti, i mecenati del Golfo Persico hanno potuto rastrellare non solo beni materiali, industrie, marchi, spiagge e quant’altro, ma anche comprarsi consenso e supporto mediatico. Solo il contraccolpo del terrorismo in Europa e la risposta russa in Medio Oriente, hanno spinto tali forze ad agire o a simulare una parvenza di azione. Sul piano militare, la situazione dell’Italia non è diversa da quelle delle altre potenze europee; lo spreco delle scorte per bombardare l’alleato libico, idiozia che rende superbi non pochi generali italiani, orgogliosi di aver commesso l’ennesimo tradimento di un alleato, affligge le capacità operative dell’Aeronautica Militare, che potrebbe forse avere i mezzi da spedire in Turchia, ma non per bombardare la Siria. Probabilmente all’AMI sono rimaste solo le bombe da esercitazione, “…i caccia dell’Aeronautica militare hanno sganciato oltre 550 (quasi l’80% dell’armamento di precisione a guida laser e GPS utilizzato dai velivoli italiani) tra bombe e missili da crociera a lunga gittata Storm Shadow”. L’Italia nel 2011 ha vaporizzato il suo arsenale aerolanciabile, e quindi è da vedere se tale arsenale è stato ripianato; probabilmente no, visti i tagli alla spesa pubblica, anche se l’Italia resta al decimo posto, mondiale, nella spesa per la Difesa. Un dato sempre trascurato dal circo dei venditori porta a porta di armamenti che si spacciano per ‘giornalisti specializzati’ in materia. La questione reale è invece se l’Italia abbia intenzione di supportare un’eventuale alleanza Egitto-Algeria che intervenga, direttamente o indirettamente, in Libia, stabilizzando la situazione, oppure di adeguarsi ai voleri delle petromonarchie.isil-usal-wp-info-it

Vladimir Putin potrebbe ordinare attacchi aerei su Arabia Saudita e Qatar

Qarim Buali,  Algerie PatriotiqueReseau International, 24 novembre 201516Secondo il quotidiano russo Pravda, la Russia non esclude il ricorso all’intervento militare contro entrambi i Paesi accusati d’essere la base dei gruppi islamisti che finanziano. Per Mosca, Arabia Saudita e Qatar sono una minaccia alla sicurezza e solo attacchi fulminei a tali gruppi nei due Stati del Golfo possono fermare l’assalto dello SIIL e altri gruppi terroristici simili. Il giornale russo è consapevole che l’intervento militare della Russia in Siria, in cui sono utilizzate armi strategiche, “è un segnale inviato ai Paesi che sostengono il terrorismo”. Così, l’esercito russo non si limita solo alla Siria e deve espandere le operazioni antiterrorismo in altri Paesi del Medio Oriente. La Russia dovrebbe ampliare la portata della forza aerea che attacca il cuore del terrorismo islamico nei due Paesi principali finanziatori dgli anni ’80. Se alcuna connessione diretta è dimostrata tra i regimi saudita e qatariota con lo SIIL, gli esperti concordano che le istituzioni “indipendenti” in entrambe le ricche monarchie del Golfo contribuiscono, da diversi anni, a rafforzare i gruppi islamici armati in Iraq, Siria e più vicino in Libia e nel Sahel afflitto da una pletora di organizzazioni terroristiche. La Russia pensa, secondo i media di Mosca, di portare la questione al Consiglio di Sicurezza in cui sarebbe necessario il mandato delle Nazioni Unite per effettuare attacchi aerei in Arabia Saudita e Qatar. Un mandato che la Russia sa già che non sarà possibile ottenere, ma tale mossa potrebbe intrappolare gli alleati occidentali dei due Paesi, sul banco degli imputati per gli ultimi attentati terroristici a Parigi che hanno fatto 130 morti. La decisione di effettuare attacchi aerei in Siria interviene, secondo Pravda, dopo l’attentato che ha colpito l’aereo di linea russo sull’Egitto. Mosca intende applicare l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, che considera “diritto naturale” all'”auto-difesa, individuale o collettiva, se un membro delle Nazioni Unite è soggetto ad un attacco armato, finché il Consiglio di Sicurezza adotta le misure necessarie per mantenere pace e sicurezza internazionali“. L’articolo 51 stabilisce inoltre che “le misure adottate dai membri nell’esercizio del diritto alla legittima difesa va tempestivamente comunicato al Consiglio di Sicurezza e non pregiudica autorità e responsabilità che il Consiglio ha (…) nel prendere in qualsiasi momento tale azione se giudicherà necessaria per mantenere o ristabilire pace e sicurezza internazionali”.
Un terzo “nemico” è nel mirino della Russia: la Turchia. Un’estensione della guerra a tale grande Paese, porta d’ingresso dell’Europa occidentale e membro della NATO, significherebbe che la guerra in Siria assumerebbe la forma di un conflitto generalizzato, come previsto a Damasco. Diversi raid sono già stati compiuti vicino al confine turco, e anche oltre nei giorni scorsi. Il mondo non è mai stato così vicino alla terza guerra mondiale dalla crisi dei missili di 53 anni fa.2582098_1000Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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