Iraq, le operazioni per la Liberazione di Mosul

Alessandro Lattanzio, 9/7/2017Il 29 giugno 2016, l’Esercito e gli elicotteri Mi-35 Hind dell’Aeronautica iracheni respingevano l’attacco del SIIL a sud di Falluja, eliminando presso Amuriya, a 23 chilometri a sud di Falluja, oltre 450 veicoli e 750 terroristi del SIIL. Il portavoce delle operazioni Colonnello Yahya Rasul, aveva confermato “la morte di centinaia di miliziani del SIIL e la distruzione di 200-500 veicoli usati per fuggire da Fallujah. La forza aerea irachena ha inseguito i convogli dei terroristi sulle strade nel deserto dall’Anbar alla Siria, bombardandoli”. I terroristi furono circondati con le famiglie in fuga da Falluja presso Razaza, al confine con Giordania e Siria, “Intorno alle 01:00, le forze di sicurezza si scontrarono con i terroristi richiedendo l’intervento degli aerei della coalizione internazionale. Ma gli statunitensi si rifiutarono perché a bordo dei veicoli vi erano dei civili. In definitiva furono i nostri aerei (iracheni) a bombardare il convoglio“. Inoltre, il comandante dell’operazione nell’Anbar, Colonnello Ismail Mahalaui, confermava che 2000 terroristi del SIIL erano stati circondati presso Husi, a sud di Falluja, “Il comando delle operazioni e i comandi dell’8.va Brigata hanno stilato il piano per liberare Husi ed eliminare tutti i terroristi, che avevano lanciato un contrattacco a sud di Falluja. Gli scontri erano scoppiati e più di 20 veicoli furono distrutti. I veicoli restanti furono bombardati da un raid nel deserto ad ovest di Amuriyah, presso Falluja“. Il 30 giugno, altri 300 terroristi e 50 veicoli del SIIL venivano eliminati dagli attacchi aerei e dalle operazioni delle forze irachene ad ovest di Ramadi, capitale della provincia di al-Anbar, presso al-Qaym, al confine iracheno-siriano nella regione del Wadi al-Qazaf. Il Maggiore-Generale Hadi Razij, a capo della polizia provinciale, dichiarava che le forze irachene avevano respinto un attacco del SIIL su al-Amuriya, a 30 km a sud di Fallujah, e Qamis al-Isawi, leader della Liwa Amuriya al-Samud, dichiarava che le forze di sicurezza avevano distrutto una base del SIIL sempre presso Amuriyah. Presso Mosul, le forze antiterrorismo liberavano Tal Baj, presso la città di al-Shirqat, a 250 km a nord di Baghdad, e a sud di Mosul, infliggendo pesanti perdite ai terroristi. Il segretario generale delle Forze Popolari cristiane Liwa Babil, Rayan al-Qaldani, accusava l’ambasciatore saudita a Baghdad, Thamir al-Sabhan, di avere rapporti con il SIIL dicendo di avere i file audio dei colloqui telefonici di Sabhan con un capo del SIIL, “Si tratta di un comportamento diplomatico o di un complotto contro l’Iraq?“, accusando l’inviato saudita dei 2 attentati nei quartieri Qarada e Shaba di Baghdad del 2 luglio, che avevano ucciso 292 persone, “D’ora in poi, consideriamo l’ambasciatore saudita responsabile di qualsiasi esplosione a Baghdad“.
Il 7 luglio, il SIIL effettuava un triplice attacco suicida presso il mausoleo sciita di Sayid Muhamad bin Ali al-Hadi, 93 km a nord di Baghdad, uccidendo 35 persone. L’8 luglio, truppe e artiglieria dell’esercito, polizia ed unità antiterrorismo iracheni liberavano al-Burishah e Tua a nord di al-Ramadi, avanzando nella regione di al-Zanqurah. Il 9 luglio, l’esercito e le forze popolari iracheni liberavano la base aerea di al-Qayara e i villaggi al-Saran e Ramadaniyah, a sud di Mosul, nella provincia di Niniwa. Il 10 luglio, aerei da combattimento iracheni distruggevano la caserma del qataib Tabuq del SIIL ad al-Qaym, nella provincia di Anbar, e un concentramento del SIIL nella regione di Hit, 70 chilometri ad ovest di Ramadi. Il 12 luglio, la 9.na Divisione corazzata dell’Esercito iracheno liberava Ajhala, a nord della base aerea di Qayarah, tagliando le linee di rifornimento del SIIL di Huija ed oltre un centinaio di villaggi, assediando centinaia di terroristi isolati da Mosul e dalla Siria. Un gruppo segreto chiamato ‘Resistenza armata’ o ‘M’ decapitava i capi del SIIL nella regione di al-Sarjaqanah, presso Mosul. “I terroristi del SIIL, in maggioranza cittadini sauditi, sono fuggiti dalla regione di al-Baj nell’ovest della provincia di Niniwa, verso la Siria, a bordo di 160 autoveicoli armati di mitragliatrici DShK”, riferiva un media arabo citando una fonte della sicurezza. Il 13 luglio, il SIIL lanciava un nuovo attacco ad al-Fathah, a nord di Baiji, puntando all’edificio della polizia irachena lungo l’Eufrate. Le forze irachene respingevano l’attacco eliminando 18 terroristi. Il 14 luglio, le forze dell’esercito iracheno avanzavano da al-Qayarah a Mosul, liberando il complesso residenziale della base aerea al-Qayarah, a 7 km dalla base, eliminando 18 terroristi e 2 pickup armati. Le forze irachene liberavano 47 villaggi tra Maqul e al-Qayarah sulla riva occidentale del fiume Tigri, e altri 11 villaggi sulla riva orientale. Il 15 luglio, l’esercito turco lasciava la base di Bashiqa, in Iraq, dopo il tentato colpo di Stato a Istanbul e Ankara. Il 22 luglio, le forze irachene distruggevano 3 basi del SIIL nella regione di al-Qanat, a nord di Baghdad, e nella regione di al-Mazaniq, a sud di Baghdad. Gli aviogetti da combattimento F-16 iracheni distruggevano 11 obiettivi del SIIL nell’Anbar, eliminando 49 terroristi. Il 23 luglio, 12 terroristi del SIIL, tra cui Abu Harath, il locale capo della sicurezza del SIIL, venivano eliminati da un attacco di F-16 dell’Aeronautica irachena ad al-Qaym, nella provincia di Anbar. Il 28 luglio, l’Aeronautica irachena presso Huija distruggeva una base per comunicazioni del SIIL. Decine di terroristi si arrendevano all’esercito iracheno ad al-Qalidiya, nella provincia di al-Anbar, mentre le forze irachene liberavano al-Qartan e Abu Ubayd, eliminando 47 terroristi. L’esercito iracheno librava Winij, Harun Baraziyah e Umiriah nella regione di al-Bujarish, nella provincia di al-Anbar, dopo aver eliminato almeno 70 terroristi.Il 1° agosto 2016, la forza aerea irachena eliminava 11 terroristi del SIIL con il loro emiro a Ruah, nella provincia di Anbar, mentre l’esercito iracheno respingeva tre attacchi suicidi dei terroristi sulle postazioni irachene nella provincia di Salahudin, ad al-Sharqat. Presso Mosul, l’Aeronautica irachena bombardava due dozzine di basi del SIIL. Il 2 agosto, le forze irachene liberavano l’isola al-Qalidiya, ad 90 chilometri ad ovest di Baghdad, eliminando decine di terroristi e arrestandone altri 200. Il 6 agosto, le forze irachene avanzavano nella provincia di Salahudin, eliminando l’emiro del SIIL coordinatore degli attacchi suicidi, Abu Faruq Araqi, e quattro suoi uomini, nella regione di al-Matabijah. L’8 agosto, i caccia iracheni distruggevano il centro finanziario del SIIL ad al-Qaym, eliminando il capo della finanza del gruppo terroristico Abu Bara al-Hamdani. Inoltre le forze irachene eliminavano 25 terroristi nella regione di al-Sarsar, a nord di Ramadi, e distruggevano diversi tunnel e una fabbrica di bombe del SIIL nelle regioni di al-Bubayd e al-Bubali, ad est di Ramadi, eliminando diversi terroristi. Il 9 agosto, a Mosul, uomini mascherati attaccavano una casa del centro occupata da donne terroriste del SIIL, rapendone “Oltre 25, alcune provenienti da Libia, Yemen e Paesi europei, che lavoravano per l’Hasaba (sistema di monitoraggio della sicurezza) del SIIL, nel centro di Mosul“. Altri 2 terroristi del SIIL venivano liquidati da elementi non identificati armati di pistole dotate di silenziatori, nel mercato di Bab al-Sara, a Mosul. Inoltre, il SIIL trasferiva i propri archivi da Mosul a Raqqa, dopo che molti capi islamisti erano stati eliminati a Mosul. Inoltre, decine di capi tribali che avevano giurato al SIIL venivano arrestati dal gruppo terroristico, a sud-est di Mosul, dopo che un responsabile delle finanze del SIIL, Wali Baitul-Mal, aveva rubato una quantità considerevole di denaro e reperti archeologici, fuggendo con 3 complici. Il SIIL giustiziava sei guardie con l’accusa di complicità nella fuga. Il 13 agosto, i terroristi del SIIL usavano armi chimiche contro il villaggio di al-Usajah, nella provincia di Niniwa, uccidendo 17 persone. Sempre il 13 agosto, le forze curde respingevano l’attacco del SIIL nella regione di al-Zarqa, nella provincia di Salahudin; nel frattempo le forze irachene respingevano tre attacchi suicidi dei terroristi su al-Buysa, a nord di Ramadi, e un attacco alla periferia di Baiji, nella provincia di Salahudin. Il 14 agosto, le forze peshmerga curde liberavano nove villaggi nei pressi di Mosul, al-Amariah, Qanashi Saqira, Satih, Humayrah, Shanaf, Taq, Tal Hamid, Qarqasha e Abazaq. Le forze popolari turcomanne respingevano l’attacco dei terroristi del SIIL presso Tiqrit, ad al-Alam, eliminando decine di terroristi, mentre le forze curde respingevano un attacco del SIIL su al-Zarqa, nella provincia di Salahudin, eliminando diversi terroristi. Il 19 agosto, attacchi aerei iracheni distruggevano un convoglio del SIIL formato da 30 autocisterne, nella regione di al-Qayara, 45 chilometri a sud di Niniwa, eliminando 12 terroristi, mentre le forze antiterrorismo irachene liberavano Juanah, Jabalah e Ghaziyah, a 50 km a sud di Mosul, e nella regione di al-Muaradh, le forze irachene eliminavano il noto capo del SIIL Marwan Sabhan e oltre 80 terroristi, a Dhahiliyah, presso Qayara. Le forze irachene liberavano completamente l’isola di al-Qalidiya, 23 km ad est di al-Ramadi, dopo aver liberato la regione di al-Buqanan, l’ultima base dei terroristi sull’isola, eliminando oltre 150 terroristi provenienti da diversi Paesi, tra cui 2 statunitensi, 11 caucasici e molti sauditi. Le forze irachene avevano eliminato 1200 terroristi del SIIL nell’operazione antiterrorismo sull’isola di al-Qalidiya, iniziata a fine luglio 2016. L’Aeronautica irachena, il 20 agosto, eliminava 19 capi del SIIL nel quartiere al-Misaq di Mosul, durante una loro riunione. Il 22 agosto, le forze irachene liberavano al-Bubali, ad est di Ramadi, eliminando decine di terroristi del SIIL. Il 23 agosto, le forze irachene eliminavano il noto capo del SIIL Abul Futuh Shishani assieme ad altri 10 attentatori. L’esercito iracheno distruggeva anche oltre 20 autobombe presso al-Qayara, nella provincia di Niniwa.
Il 4 settembre, il capo dell’Hasaba (sicurezza) dello SIIL di Mosul, Abu Ayub Muhamad Sulayman Muslah, veniva liquidato assieme ad altri 4 terroristi ad al-Baj, vicino Mosul. In precedenza, sempre a Mosul, era stato liquidato un noto capo del SIIL, Abu Wasbah al-Saudi, da elementi armati sconosciuti. Abu Wasbah aveva il compito di reclutare bambini per addestrarli negli attacchi suicidi. Il 6 settembre, a Mosul l’edificio del dipartimento finanziario dello Stato islamico veniva distrutto da un incendio, che faceva esplodere anche un vicino deposito di armi. Il 9 settembre, 11 aviogetti da combattimento F-16 iracheni effettuavano attaccavano obiettivi dei terroristi a Qaym, Aqashat, Anah, Rua e Rutabah, nell’Anbar, eliminando un centinaio di terroristi del SIIL. L’11 settembre, Abu Ishaq, capo della propaganda del SIIL a Mosul veniva liquidato. Abu Ishaq era molto vicino al portavoce del SIIL Abu Muhamad al-Adnani eliminato pochi giorni prima ad Aleppo, e Abu Muhamad Furqan, successore di al-Adnani, veniva eliminato da un raid aereo a Raqqa pochi giorni dopo. Il 13 settembre, le forze irachene respingevano un’offensiva del SIIL su al-Qayara, nella provincia di Niniwa, eliminando almeno 100 terroristi, tra cui 7 attentatori. Nella regione di Matibija, 6 capi del SIIL riunitisi a Diyala venivano eliminati da un attacco aereo iracheno. Inoltre, le forza irachene respingevano un pesante attacco alle linee governative a sud di Mosul, nella provincia di Niniwa, eliminando almeno 70 terroristi. “Il SIIL ha attaccato le posizioni governative da tre direzioni, al-Hud, al-Hadhar e al-Shabani, ma le forze della 15.ma Divisione e della 37.ma Brigata di polizia schierate nella provincia aprivano un tiro pesante sui terroristi impedendogli di avanzare nel campo di battaglia. La battaglia è durata almeno cinque ore eliminando 70 militanti del SIIL. 7 veicoli del gruppo terroristico sono stati distrutti nell’attacco fallito. E’ stata la maggiore battaglia tra le forze irachene e i terroristi del SIIL sulla strada Mosul-Baghdad“, dichiarava il centro comando delle forze irachene di Niniwa. Infine, il portavoce del SIIL a Mosul, Abu Izaq, veniva eliminato assieme a due guardie del corpo nel centro della città, ad opera di un commando di tre individui sconosciuti. Il 19 settembre, le forze irachene liberavano Qudan, al-Isah, al-Suaydan, al-Qazraniya presso Salahudin, e al-Qalidiya e Huija Unayah al-Baghdadi nell’Anbar. Il 22 settembre, le forze irachene concludevano le operazioni nella regione di al-Sharqat, nella provincia di Salahudin, eliminando ogni presenza del SIIL nella regione. Il 24 settembre, le forze irachene liberavano Har al-Jafr e la base 555, nella regioni di al-Sharqat, eliminando numerosi terroristi. Il capo delle guardie del SIIL di Mosul, Abu Umar, veniva eliminato da un attacco aereo. Abu Umar era uno stretto collaboratore del califfo del SIIL Abu Baqr al-Baghdadi. Già 4 capi del SIIL, di cui 2 cittadini sauditi, erano stati eliminati nella regione di al-Baghdadi, nella provincia di Anbar, da un attacco delle forze irachene alla locale base del gruppo terroristico. Il 26 settembre, le forze irachene respingevano un grande attacco del SIIL sulla regione di al-Qayara, a sud di Mosul, nella provincia di Niniwa. Oltre 32 veicoli dei terroristi venivano distrutti dagli aerei da combattimento iracheni che bombardavano le posizioni dei terroristi a Sultan Abdullah e Tal Shayra nella regione di al-Qayara, eliminando almeno 25 terroristi. Il 30 settembre, le unità di artiglieria dell’esercito iracheno bombardavano le posizioni dei terroristi a sud di Mosul, eliminandone almeno 70 ad al-Hud, presso al-Qayara, assieme a 25 loro autoveicoli. Questo mentre numerosi terroristi del SIIL fuggivano da Huijah verso Mosul, e numerosi altri si consegnavano alle forze di sicurezza irachene o ai peshmerga dispiegati nei pressi della città.
Il 1° ottobre, le forze aeree irachene eliminavano nelle operazioni nell’Anbar, nella zona di al-Bualijasim, nel Jazirah al-Ramadi, almeno 30 terroristi del SIIL. Inoltre, aerei iracheni bombardavano le basi del SIIL ad Huija, a 282 chilometri a nord di Baghdad, eliminando decine di terroristi. Il 3 ottobre, l’Aeronautica irachena distruggeva la stazione radio del SIIL a Mosul. Nel frattempo il SIIL bloccava le strade per il quartiere Wadi al-Hajr, nella parte meridionale di Mosul, dopo che il movimento di resistenza M (‘Muqavamah’, gruppo anti-SIIL) aumentava le attività; lettere M erano apparse sui muri del quartiere. Il 5 ottobre, un attacco aereo degli Stati Uniti uccideva 21 combattenti filo-governativi iracheni presso Qayara, nella provincia di Mosul, dove avevano circondato un gruppo di terroristi del SIIL. Dopo tre ore di scontri, l’attacco aereo statunitense permetteva ai terroristi di sottrarsi all’accerchiamento. “Questa battaglia non ha avuto luogo in una foresta, ma in una zona facilmente visibile. La battaglia ha avuto luogo in uno spazio aperto in cui era possibile distinguere chiaramente dal cielo le parti. I terroristi del SIIL hanno rotto l’accerchiamento e sono riusciti a scappare con i loro capi. Gli aerei che hanno colpito le milizie non attaccarono i terroristi del SIIL in fuga sulle loro auto“, affermava il portavoce della milizia Zulfiqar al-Baldawi. L’8 ottobre, nella provincia di Niniwa le forze irachene eliminavano tre stretti collaboratori del capo del SIIL Abu Baqr al-Baghdadi, a Mosul, mentre trasferivano documenti importanti a Raqqa, in Siria. “Questi capi sauditi sono stati eliminati facendo saltare in aria la loro auto nella città di al-Baj, nell’ovest di Mosul”, dichiarava una fonte della sicurezza irachena. Nell’Anbar, la regione di al-Zuiya, presso Hit, veniva liberata dalle forze irachene dopo aver eliminato numerosi terroristi del SIIL. A Ramadi, le forze irachene sequestravano nel quartiere Dulab della città di Hit, numerose armi del SIIL, tra cui 13 bombe, 9 razzi Katjusha e 12 litri di materiali infiammabili, mentre la regione di al-Tarabashah, a nord di Ramadi, veniva liberata dalle forze irachene che distruggevano 2 blindati e diverse motociclette ad al-Buali. Nel frattempo, gli aerei da combattimento iracheni distruggevano un convoglio del SIIL di 26 autoveicoli nel distretto di Ana, ad ovest di al-Ramadi, eliminando 40 terroristi. Il 10 ottobre, le forze irachene liberavano Suib e al-Amirah, presso Hit, e liberavano anche Sarajiyah, Jyal, al-Aliya, Safagiyah e Mahbubiyah eliminando almeno 22 terroristi del SIIL. L’11 ottobre, le forze irachene liberavano Huyjah al-Hit, ad ovest di Ramadi, nella provincia di al-Anbar. Il 12 ottobre, la 7.ma Brigata dell’esercito iracheno liberava Haditha, nella provincia di Anbar. Il 14 ottobre, a Mosul, il SIIL uccideva 58 persone sospettate di aver preso parte a un complotto contro lo Stato islamico. “Alcuni parenti degli uccisi hanno inviato delle donne a chiederne i corpi. Il SIIL li rimproverò dicendo che i corpi, senza tombe, di quei traditori apostati non andavano seppelliti nei cimiteri musulmani“. Muhsin Abdulqarim Ughlu, veniva nominato nuovo capo del SIIL a Mosul, sostituendo il capo precedente, giustiziato.
Il 17 ottobre, le forze irachene avviavano l’operazione per liberare Mosul. All’operazione partecipavano la 15.ma e la 16.ma Divisone dell’Esercito iracheno, e le forze speciali del CTS (Counter Terrorism Service), per un totale di 20000 effettivi, e 10000 elementi delle RGB (Regional Guard Brigades) del Governo Regionale Curdo. La Turchia schierava l’Hashd al-Watani, la milizia di Athil al-Nujayfi, ex-governatore della provincia di Niniwa, addestrata dal contingente turco in Iraq. A Mosul vi sarebbero stati presenti 5000 terroristi del SIIL asserragliati in trincee e bunker. Il 18 ottobre le forze irachene liberavano i villaggi al-Qabibah, al-Muqlat, al-Sharuq, al-Hamidiya, al-Namrud, al-Hamdaniya e al-Qaraz, ad est di Mosul, eliminando due noti capo del SIIL, Salam Abu Raqiyah e Hamid al-Dash. Gli aerei da combattimento iracheni eliminavano gli istruttori delle donne attentatrici suicide del SIIL, le Um Hafasa al-Amri, presso la diga Badush. Nel frattempo, i vertici del SIIL erano fuggiti verso Raqqa, assieme a 25 famiglie straniere. Gli Stati Uniti avevano chiesto a Baghdad di escludere l’Hashd al-Shabi dall’operazione, ma veniva schierato sul campo su ordine del Primo ministro al-Abadi, che ne aveva personalmente approvato la partecipazione all’operazione di Mosul avviate ad al-Qayara, 60 chilometri a sud di Mosul, e nel Sahl al-Niniwa, a circa 20 chilometri ad est della città. Il 18 ottobre, a Mosul la popolazione sequestrava una base del SIIL nel quartiere al-Qahira, eliminando 2 terroristi, mentre il SIIL distruggeva la propria documentazione finanziaria a Bab al-Tub. Un convoglio di 30 autoveicoli del SIIL in fuga da Mosul a Raqqa veniva distrutto da un raid aereo iracheno. Le forze irachene liberavano 20 villaggi ad est, sud e sud-est di Mosul, Tal Saman, nella regione di al-Shuri, e Qaraqush, nella regione di al-Hamdaniya, e liberavano 56 pozzi di petrolio ad Ayn al-Jash, nella regione di al-Qayara. Gli aviogetti da combattimento iracheni bombardavano i centri del SIIL nella regione di al-Qayara, eliminando decine di terroristi. Il portavoce delle Hashd al-Shabi, Yusif al-Qalabi, annunciava che le forze turche presenti nella base di Baishqa, nella provincia di Niniwa, venivano circondate. “Le truppe turche non hanno il permesso del governo centrale iracheno o del consiglio provinciale di Niniwa di essere presenti“, dichiarava il consigliere Hasam al-Abar. Le forze dell’Hashd al-Shabi avanzavano a sud di Mosul, nella regione di Hamam Ali e Bayji, “Queste regioni non solo hanno importanza geografica, ma logistica dato che le linee di rifornimento delle forze militari congiunte irachene che partecipano all’operazione di Mosul le attraversano”. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva respinto le obiezioni di Baghdad. Il governo iracheno aveva criticato le osservazioni “irresponsabili” di Erdogan, e il portavoce del premier iracheno Sad al-Hadithi affermava che il capo turco “versa benzina sul fuoco”. Il 19 ottobre, le forze irachene liberavano 352 chilometri quadrati di territorio presso Mosul, tra cui la regione di Hamdaniya, dove eliminavano 52 terroristi del SIIL, e il capo del SIIL della regione di al-Salamiyah, presso Mosul. Le forze peshmerga nel distretto di Sinjar respingevano l’attacco del SIIL eliminando 4 autobombe, mentre le forze della Polizia federale eliminavano 5 autobombe e 21 terroristi del SIIL a Bujuana, presso Mosul. Le forze irachene eliminavano Wad Yunis, governatore del SIIL della regione del Sahl, nella provincia di Niniwa, con un attacco aereo su Bartalah, a nord-est di Mosul, mentre l’Hashd al-Shabi eliminava Abu Hajar, noto capo del SIIL e cugino di al-Baghdadi, presso la regione di Sharqat. Il 20 ottobre, a Mosul veniva incendiato una base del SIIL, dopo la distruzione della Direzione Generale delle Nazionalità con barili di esplosivi. Almeno 100 capi del SIIL avevano lasciato Mosul verso la Siria. Presso Mosul, le forze irachene liberavano al-Qabat, al-Qalidiyah, al-Salahiyah, Nahla, Suqra, Samaqiyah, Qubra, Dayri, Qanisat, al-Maquq, Siduah, al-Maniir, al-Nuran e Barimah, circa il 40% della provincia di Niniwa, eliminando 473 terroristi e 121 tra autobombe e tecniche del SIIL. L’Hashd al-Shabi isolava da ovest la città di Mosul, impedendo ai terroristi di ritirarsi verso la Siria, dove, a Dayr al-Zur, il SIIL reclutava con la forza residenti locali da inviare sul fronte di Mosul. L’esperto di antiterrorismo Abdulqarim Qalaf affermava, “L’esercito iracheno ha inviato le truppe a sud e sud-ovest di Mosul prima di altre regioni, per permettere ai soldati di controllare le frontiere di Mosul”. Infatti, le forze del SIIL capeggiate da Imad al-Qamulah, rastrellavano giovani nella provincia di Dayr al-Zur da spedire nel campo di battaglia di Mosul. Inoltre erano stati sequestrati gli ex-membri del qataib al-Hur, del Jabhat Fatah al-Sham, che si addestravano presso il SIIL, per essere poi spediti in Iraq. Infine, il responsabile dell’invio di armi e munizioni in Iraq del SIIL, Abu Balal Masri, arrivava a Raqqa per chiedere l’invio di armi e munizioni a Mosul, “per resistere alle truppe dell’esercito iracheno e degli alleati popolari”. A Mosul, i terroristi del SIIL assassinavano 284 civili e distruggevano un impianto farmaceutico. Il 23 ottobre, elicotteri Mi-35M dell’Aeronautica irachena eliminavano Abu Usama, dirigente del SIIL e vicegovernatore del gruppo terroristico di Mosul, a Tal Qayf, a sud di Mosul. Il 23 ottobre, “Le forze militari congiunte irachene hanno colpito duramente i terroristi dello SIIL in 11 fronti nella provincia di Niniwa”, dichiarava un comandante dell’Hashd al-Shabi, Juad al-Talibui. In particolare la città di Bartalah, ad est di Mosul, la postazione più difficile delle difese del SIIL, cadeva in sole cinque ore, dove le strade erano coperte di cadaveri di terroristi. 53 villaggi erano stati liberati dall’inizio dell’operazione su Mosul, eliminando 473 terroristi, 95 autobombe, 16 tecniche e 1 deposito di armi. Il responsabile del comitato di sicurezza del Consiglio provinciale di Qirquq, Ali Musa Yadaqar, rivelava che gli Stati Uniti aiutavano i terroristi del SIIL a lanciare attacchi su Qirquq. Aerei statunitensi avevano trasferito i terroristi del SIIL da Huijah a Laylan e Daquq, a sud di Qirquq. E l’ambasciatore presso l’Alto Commissione Internazionale per i diritti umani in Medio Oriente, Haytham Abu Said, dichiarava che i terroristi del SIIL fuggivano da Mosul a Raqqa e Idlib, in Siria, con il sostegno degli Stati Uniti, e che “Gli Stati Uniti fanno anche pressioni sul governo iracheno per impedire all’Hashd al-Shabi di partecipare alle operazioni di liberazione di Mosul, allo scopo attuare le loro trame nella regione“. Le osservazioni erano dovute alle confessioni dei prigionieri del SIIL arrestati presso Qirquq, nel villaggio di Sari Tapa. “Le forze di sicurezza irachene sono riuscite ad arrestare diversi terroristi che hanno attaccato la provincia di Qirquq, dopo che avevano colpito la sede governativa con attacchi suicidi ed essersi scontrati con le forze di sicurezza e la popolazione locale. Uno dei prigionieri ha ammesso che aerei turchi li avevano trasportati dalla Turchia lasciandoli in una zona a sud di Qirquq, vicino al villaggio di Sari Tapa”. Il 24 ottobre, le forze irachene liberavano al-Rataba, nell’ovest della provincia di Anbar, eliminando 4 attentatori suicidi e arrestandone altri 4. Le forze irachene avevano eliminato 772 terroristi e distrutto 127 autobombe, 27 pezzi di artiglieria e un grande deposito di armi, smantellato quattro edifici minati, 397 cariche esplosive, 3 gallerie, 1 centro comando e 40 postazioni dei terroristi, e sequestrato 1,5 tonnellate di nitrato di ammonio, 61 razzi katjusha, 6 pezzi di artiglieria e 31 lanciarazzi. Il 27 ottobre, l’esercito iracheno eliminava 25 terroristi del SIIL a sud di Rutaba, nella provincia di Anbar, quando aerei da guerra iracheni bombardarono un convoglio di 10 autoveicoli del SIIL. Le truppe dell’esercito iracheno e le forze peshmerga liberavano i villaggi nella regione di Hamdaniya, ad est di Mosul, di Qaraqush, Shabaq, Qarsabad, Bartali, Qizna Taba, Muafaqiyah, Tuabaza, Tahrua e Qasabat Qaramlis, e Shura, a sud di Mosul, dove eliminavano Abu Iman al-Musali, denominato ‘Rambo’. Al-Musali era a capo dell’unità di sicurezza speciale del SIIL di Mosul. Il portavoce dell’Hashd al-Shabi, Ahmad al-Asadi, annunciava che le forze irachene avevano liberato 100 villaggi presso Mosul, distrutto 20 autobombe del SIIL e liberato la regione di Shurah, nella provincia di Niniwa. Le forze irachene liberavano i villaggi a sud-ovest di Mosul di Tal Tibah, San al-Thuban, al-Hamza, al-Haram, Ayn al-Bayda, Sajama e Ayn Nasir, e accerchiavano al-Farisiya e al-Mustantiqiyah. Il 30 ottobre, l’emiro dell’Eufrate del SIIL, Shayban al-Ani, veniva eliminato dai caccia iracheni nella città di Anah, nell’ovest dell’Anbar. L’esercito iracheno entrava nella regione di al-Qarama, a sud-est di Mosul, mentre una massiccia esplosione sconvolgeva una riunione del SIIL nel quartiere di Mosul di al-Sarjaqanah eliminando il comandante del Jaysh al-Asrah e altri capi del SIIL. Il Jaysh al-Asrah era uno dei battaglioni speciali del SIIL sotto il diretto controllo di Abu Baqr al-Baghdadi.Il 1° novembre 2016, aerei iracheni bombardavano un covo del SIIL a Mosul, eliminando 8 terroristi, tra cui Abu Tariq al-Hayali, un capo del SIIL. Nel frattempo, le forze Badr smantellavano una rete di tunnel nei quartieri occidentali di Mosul che ospitava un centro di controllo e un grande deposito di esplosivo, mentre l’esercito iracheno liberava i quartieri orientali di Mosul di Quqajali e al-Samah. Il 2 novembre, le forze irachene liberavano al-Manqar, Bizunah, al-Buqaluin, al-Qaharah, al-Qafasan, Shahlub, Bazirah, al-Qatyah, Tal Sayf, Qabirat e Um al-Izam, presso Mosul. Il comandante della polizia federale Raid Shaqar Judat affermava “L’intera prima linea della difesa del SIIL nel fianco sud di Mosul è stata devastata, e le nostre unità militari, supportate dall’artiglieria dell’esercito e dagli aerei da combattimento iracheni, avanzano verso il centro di Mosul“. Nelle operazioni, oltre 100 terroristi del SIIL venivano eliminati dagli attacchi aerei iracheni presso al-Qabat, dipartimento per gli Affari militari, hotel Ubir e un deposito di munizioni del SIIL. I Qataib Hezbollah tagliavano la via dei rifornimenti del SIIL dalla Siria controllando l’autostrada Niniwa-Raqqa, mentre il capo delle operazioni militari del SIIL, Abu Yaqub, veniva eliminato dalle forze irachene nella regione di al-Shalalat, a nord di Mosul. Nel frattempo, il capo delle carceri del SIIL veniva liquidato da ignoti nel quartiere al-Muhandasin, a Mosul ovest, mentre scontri esplodevano nei quartieri al-Muhandasin, al-Yarmuq, Wadi Hajar e al-Sarjaqana. Infine le forze popolari irachene avanzavano verso Tal Afar, 63 km ad ovest di Mosul. Il 3 novembre, le truppe della polizia federale irachena liberavano al-Minqar, Bazunah, Buqaluin, Qarar, Ayn Shalhub, al-Qusbah, al-Qafasan, al-Qahira, Munira e Nazazah, a sud di Mosul. Il 5 novembre, le Forze di mobilitazione popolari dell’Iraq liberavano Tal Zalat, controllando la strada Tal Afar-Muhlabyah-Mosul, e Tal Abatah, verso al-Baj, sulla via più importante per la Siria. Le forze irachene avevano eliminato oltre 1000 terroristi presso Mosul, liberando 74 villaggi. Le forze di sicurezza irachene entravano ad Hamam al-Alil, ultima roccaforte del SIIL a sud di Mosul, e liberavano al-Zafatiyah, al-Taqataq e al-Sanayq, a sud di Mosul, eliminando il capo del SIIL Abu Baqir. Il 7 novembre, le forze di polizia federale irachene liberavano Qabr al-Abad e al-Arbid, nella regione di Hamam al-Alil, eliminando il capo del SIIL della provincia di Niniwa Abu Hamzah Ansari al-Jazayiri, a 20 chilometri a sud di Mosul, oltre al capo del SIIL Abu Qamza. L’esercito iracheno interrompeva l’autostrada Mosul-Qirquq, presso Jadida al-Muftì. L’8 novembre, l’esercito iracheno respingeva gli attacchi del SIIL sui giacimenti di Tiqrit, Alas e Ajil, nella provincia di Salahudin, eliminando almeno 10 terroristi. Gli F-16 iracheni distruggevano un grande deposito di missili del SIIL a Mosul, eliminando anche 12 terroristi. Il Maggiore-Generale Abdalamir Yaralah dichiarava che le forze antiterrorismo avevano eliminato Abu Baqr Faras, l’emiro del tesoro del SIIL, ad Hay Sadam, a Mosul ovest. Un altro capo del SIIL, Abu Maryam, veniva eliminato da un drone iracheno ad al-Tarmiyah, nella provincia di Salahudin, 50 chilometri a nord di Baghdad. Anche il capo della propaganda del SIIL a Mosul, Shahata al-Masry, veniva eliminato da un attacco aereo presso al-Baj, ad ovest di Mosul. Al-Masry aveva reclutato diversi esperti mediatici da tutto il mondo per attuare la guerra psicologica del SIIL, realizzando video di propaganda che adottavano lo stile dei film di azione statunitensi. Lo SIIL cessava anche la propaganda a stampa a Mosul, trasferendo i macchinari in altre località. La forza aerea irachena distruggeva le fortificazioni e 11 autoveicoli del SIIL nell’Anbar, nella regione di Ruah. Il 9 novembre, le truppe governative irachene eliminavano 40 terroristi del SIIL ad al-Busayf, a sud di Mosul, ed altri 22 terroristi a Muali, 20 chilometri ad ovest di Mosul. Le forze irachene affermavano che più di 200 terroristi del SIIL furono eliminati dalle forze irachene ad est di Mosul, liberando le regioni di al-Qadisiyah e al-Zahra. Il 12 novembre, le forze antiterrorismo dell’Iraq (CTS) eliminavamo 30 terroristi nei quartieri di Mosul est di al-Arbajiya e Qadisiya al-Thaniya, oltre a più di 10 autobombe. Il 13 novembre, le forze irachene entravano nei quartieri a sud-est di Mosul di al-Antasar, Jadidah al-Mufti, al-Shima, al-Salam e Yunis Sabui al-Arbajiyah, Adin, al-Baqr, al-Zahabiyah e Qarquqli. Le forze irachene avevano liberato 10 dei 56 distretti di Mosul occupati dai terroristi del SIIL, arrestando almeno 60 terroristi che si erano camuffati da civili sfollati. Infine, la 9.na Divisione corazzata dell’esercito iracheno liberava l’antica città di Nimrud, a 30 chilometri a sud di Mosul. Il 14 novembre, l’Hashd al-Shabi liberava al-Raqraq, Sirwal e Um Hajarah al-Ulya, ad ovest di Mosul, avanzando di 10 chilometri nelle regioni ad ovest di Mosul. Il 16 novembre, le forze irachene raggiungevano il municipio di Mosul e liberavano Ram Hajarah al-Sufalah, Marishah, Mabazali, Tal Suan, al-Baqr, al-Qazlani e al-Busayf, eliminando decine di terroristi del SIIL ad al-Hay. L’Hashd al-Shabi liberava l’aeroporto di Tal Afar, 55 km a nord-ovest di Mosul. L’Hashd al-Shabi aveva liberato in cinque giorni di operazioni 16 villaggi ad ovest di Mosul, eliminando oltre 950 terroristi, 108 autobombe e diversi autoveicoli armati, oltre ad aver sequestrato 36 colpi di mortaio contenenti sostanze chimiche. Il 19 novembre, l’Hashd al-Shabi interrompeva i collegamenti tra Tal Afar e la Siria. Il 21 novembre, l’Hashd al-Shabi liberava cinque villaggi nei pressi di Mosul, Warata, al-Salam, al-Salamyah, al-Zarah e al-Hamirah. Le forze irachene liberavano Abasiyah, a nord-est di Mosul, e al-Humayra, ad est di Mosul. Il 22 novembre, l’Hashd al-Shabi respingeva una grande offensiva del SIIL presso l’aeroporto di Tal Afar, e liberava al-Jahish, a sud-ovest di Tal Afar. Il 23 novembre, presso Mosul, le forze irachene eliminavano Abu Isaq, il responsabile della propaganda del SIIL nella provincia di Niniwa, e due sue guardie del corpo. L’Hashd al-Shab completava l’accerchiamento di Tal Afar, posta tra Mosul e il confine con la Siria, cittadina utilizzata dai terroristi per recarsi a Raqqa in Siria. Inoltre, ignoti armati eliminavano a Baj, ad ovest di Mosul, il capo del SIIL responsabile dell’assassinio di numerose donne yazide di Mosul. L’Hashd al-Shabi liberava Yarqanti e al-Tuajanah, presso Mosul, e il centro di telecomunicazioni di al-Zahur, ad ovest di Mosul, utilizzato dal SIIL come base per lanciare attacchi contro le truppe governative. Il 24 novembre, le forze irachene liberavano il quartiere Zuhur di Mosul est, e controllavano le aree tra Nimrud e al-Hamadanyah, nel sud-est di Mosul, liberando la strada tra Nimrud e i villaggi Qarshur e Baluat, presso al-Hamadanyah. Il 25 novembre, la polizia irachena eliminava una cinquantina di terroristi del SIIL e ne arrestava altri 32 presso Mosul, distruggendo quattro postazioni del SIIL nell’ambito dell’operazione Qadamun Ya Niniwa per liberare Mosul. Il 26 novembre, l’Hashd al-Shabi liberava Qudayr, a sud-ovest di Tal Afar, mentre l’esercito iracheno liberava i quartieri Aman al-Qaramah e al-Qazra ad est di Mosul, oltre all’ex-edificio della Radio di Mosul, eliminando 143 terroristi del SIIL nel corso delle operazioni. Nella regione di al-Qayara, l’esercito iracheno liberava Um al-Isam, oltre ad al-Fatasah, Muflaqah, al-Ajuri, Tal Banunah e Um Jadan, accerchiando completamente Mosul. Il 28 novembre, la 9.na Divisione dell’esercito iracheno liberava al-Qasr, ad sud-est di Mosul. Il 30 novembre, l’Hashd al-Shabi liberava al-Salahiyah, ad ovest di Mosul, e Buthah al-Sharqiyah, a sud-ovest di Tal Afar, a 63 km da Mosul.
Il 1° dicembre 2016, le forze di sicurezza irachene liberavano Isha al-Thaniyah, quartiere di Mosul, dopo aver eliminato 26 terroristi del SIIL. Inoltre la polizia federale irachena liberava Tal al-Ruman a sud-ovest di Mosul, distruggendo 2 autobombe che cercavano di ostacolare l’avanzata delle forze irachene. Il 3 dicembre, le forze irachene liberavano Qara Tapah, Qara Qariban, al-Darwish e Abu Jarbubah, a nord di Mosul, oltre ad al-Antasar, Jadidah al-Mufti, al-Salam, Yunis al-Sabui e i quartieri palestinesi. 369 centri e 5677 chilometri quadrati di territori nella provincia di Niniwa erano stati liberati dall’inizio dell’operazione per la liberazione di Mosul. Le forze militari irachene avevano anche distrutto 632 autoveicoli dei terroristi del SIIL. Il 5 dicembre, le forze irachene eliminavano Abu Izam, ministro del petrolio del SIIL, ad est di Mosul, e catturavano il centro mediatico del SIIL di Hamam al-Alil, a sud di Mosul. Il 5-7 dicembre, la 16.ma Divisione di fanteria dell’esercito iracheno aveva liberato 24 quartieri di Mosul, il 50% della città, mentre la 24.ma brigata delle PMF eliminava diverse cellule terroristiche a Diyala, a nord-est di Baquba. Le forze speciali delle unità antiterrorismo dell’esercito iracheno liberavano il quartiere Intisar, nella periferia sud-est di Mosul e l’ospedale Mashafa al-Salam. Nel pomeriggio del 6 dicembre, 5 autobombe furono lanciate dal SIIL sull’ospedale, una venne distrutta prima di colpire l’obiettivo, mentre le altre esplosero vicino alle postazioni irachene. Subito dopo esplosero i combattimenti, per cui furono chiamati i velivoli statunitensi per il supporto aereo, ma i caccia statunitensi bombardarono l’ospedale controllato dalle truppe irachene. 90 militari iracheni furono uccisi e feriti e 15 blindati perduti. L’8 dicembre, l’artiglieria della 9.na Divisione corazzata dell’Esercito iracheno bombardava le posizioni del SIIL a Mosul. L’11 dicembre, l’Hashd al-Shabi liberava i villaggi strategici Tal Maydan Quli e Tal Qazal, ad ovest di Mosul. Le forze irachene liberavano diversi villaggi presso Mosul, Hazimiyah al-Janubiyah, Mushayrfat al-Jisr, Zayd al-Musab, Yasin al-Halbus, Tal Midan al-Quly e Buta al-Gharbiyah, ad ovest del quartiere di Tal Abta, ed altri tre villaggi ad ovest di Mosul, Tal Ghazal, Tal Majan e Shuira, respingendo l’attacco dei terroristi nella zona. Il 14 dicembre, le forze irachene liberavano al-Jahish, al-Sharia, l’autostrada Tal Afar-Sinjar e Wasat-Tal Afar, Ayn al-Qazal, Abu Sanam, al-Majan, al-Shuayrah, al-Shuri e Aziz Aqa. Le forze del Servizio speciale antiterrorismo dell’Iraq (CTS) distruggevano un campo di addestramento del SIIL e liberavano il quartiere al-Falah di Mosul. Il 18 dicembre, le forze irachene eliminavano il capo delle operazioni del SIIL a Mosul ovest con un attacco aereo sulla via al-Saqafah, mentre le forze irachene entravano ad al-Afarah, a Mosul ovest. L’esercito iracheno respingeva l’attacco del SIIL nei pressi di al-Sharia, ad ovest di Tal Afar, distruggendo 11 autoveicoli dei terroristi. Le forze irachene respingevano l’attacco del SIIL ad al-Rashad e al-Riyadh, a sud di Qirquq, eliminando almeno 15 terroristi. Il gruppo terroristico cercava di disturbare il concentramento di forze irachene nel nord della provincia di Salahudin e le operazioni verso Mosul. Il 19 dicembre, aerei da guerra iracheni bombardavano una base del SIIL ad al-Qaym, nell’Anbar, eliminando 12 terroristi, tra cui Walid Said al-Jamili, alias Walid al-Atrash, un capo del SIIL. Altri 9 terroristi furono eliminati a Rayhana. Inoltre, gli aerei da guerra iracheni bombardavano i depositi di munizioni del SIIL a Uqashat, al-Aqra e Haditha, nell’ovest della provincia di Anbar. Il 21 dicembre, aerei da combattimento iracheni bombardavano le posizioni del SIIL ad al-Haditha, presso Ramadi, eliminando 12 terroristi e distruggendo un deposito di armi. Il 22 dicembre, le forze irachene eliminavano 70 terroristi del SIIL nella provincia di Niniwa, a Tal Abtah, mentre aerei da guerra iracheni distruggevano un deposito di munizioni del SIIL ad Aqashat, nella provincia di Anbar. I terroristi facevano esplodere 2 autobombe a Quaqjali, ad ovest di Mosul, uccidendo almeno 15 persone, ed altri 11 civili venivano uccisi dal SIIL a Mosul est. Il 24 dicembre, le forze irachene liberavano il quartiere al-Hayaqal di Mosul, e bombardavano le posizioni dei terroristi nel quartiere di Tal Zalat, ad ovest di Mosul, eliminando almeno 23 terroristi. L’Hashd al-Shabi respingeva l’attacco dei terroristi sul jabal Hamrin, nella provincia di Diyala, eliminando almeno 18 terroristi. L’Hashd al-Shabi aveva eliminato 300 terroristi e 7 autoveicoli del SIIL a sud-ovest di Mosul. Il 25 dicembre, due noti capi del SIIL, Abu Sayf e Abu Ayub al-Qurayshi, venivano eliminati assieme a diversi terroristi da un attacco missilistico iracheno su Hay al-Quds e Bab al-Tub, a Mosul. Il 26 dicembre, l’esercito iracheno eliminava oltre 70 terroristi del SIIL respingendone i massicci attacchi su Mosul, a sud della regione di al-Busayf, “I terroristi guidati da autobombe cercavano di avvicinarsi alla 9.na Divisione corazzata dell’esercito iracheno ad al-Intasar, al-Salam e al-Shima, quartieri sud-orientali di Mosul, ma le forze irachene hanno distrutto 4 autobombe e 3 automezzi che trasportavano i terroristi”. Le forze irachene eliminavano 3 autobombe del SIIL oltre a 10 terroristi nella parte occidentale di Mosul, a Quqajli e al-Quds; e distruggevano anche quattro centri di comando e 14 pezzi di artiglieria del SIIL. Il 27 dicembre, le forze irachene liberavano il quartiere al-Quds di Mosul, e il villaggio al-Qamishliyah, eliminando oltre 30 terroristi e 7 autoveicoli del SIIL ad Ayn al-Hasan, ad ovest di Mosul. L’Aeronautica irachena distruggeva le posizioni del SIIL ad al-Hayarmun, eliminando decine di terroristi, mentre altri 13 furono eliminati dalle forze volontarie irachene nell’ovest della provincia di Niniwa. Infine, i militari iracheni eliminavano a Tiqrit Muhamad Abu Qamis al-Badri, capo del SIIL. Il 28 dicembre le forze irachene arrestavano almeno 15 terroristi del SIIL, tra cui Abu Harith al-Matyuti, vicino ad al-Baghdadi, nel quartiere al-Baqr di Mosul. Il 29 dicembre, le forze irachene iniziavano la seconda fase dell’operazione per la liberazione di Mosul nel sud-est della città, nei quartieri Sumar, Saha, Intisar e nella zona industriale. Il 31 dicembre, le forze irachene eliminavano 66 terroristi del SIIL a Mosul, e liberavano Shuqran ovest e il quartiere al-Arqub, nell’est di Mosul. Il portavoce del Dipartimento Antiterrorismo dell’Iraq, Sabah al-Nauman, affermava che le “Linee di difesa del SIIL nella parte occidentale della città di Mosul sono state demolite e nuove aree sono sotto il controllo delle nostre forze“. Inoltre, le forze irachene liberavano il quartiere Quds al-Saniah, nell’est di Mosul, ed avanzavano nei quartieri Sumar e Jadidah al-Mufti, eliminando 25 terroristi.
Il 1° gennaio 2017, un drone iracheno CH4 colpiva un concentramento di terroristi del SIIL nella regione di Qurnish, sul fiume Tigri, eliminandone 20. “E’ stata la prima volta che questo modello di drone colpiva una posizione del SIIL sulla sponda destra del fiume Tigri, a Mosul“. Le forze irachene eliminavano il coordinatore dei kamikaze del SIIL al-Malah, nei pressi del lago Hamrin, a 58 chilometri a nord-est di Baquba e nel frattempo, le forze irachene respingevano i terroristi del SIIL che cercavano di penetrare nella regione del Jabal Mahqul, nel nord della provincia di Salahudin, eliminandone almeno 20 assieme a 2 autoveicoli. Inoltre, le forze irachene liberavano i quartieri Yunis al-Sabui e Yafa a Mosul, eliminando diversi terroristi del SIIL. Il 2 gennaio, le forze irachene eliminavano 38 terroristi nel sud-est della provincia di Niniwa mentre Qataid Hezbollah eliminava altri 30 terroristi e 5 autobombe del SIIL a Tal Afar. Le forze irachene liberavano Haditha, a 160 chilometri ad ovest di Ramadi, e l’Hashd al-Shabi respingeva l’attacco del SIIL su Qarbala e Najaf. Terroristi del SIIL attaccavano la base della 1.ma Divisione dell’esercito iracheno nella regione di al-Qilu, ad ovest di al-Ramadi, nella provincia di al-Anbar, ma venivano respinti. Le forze irachene, infine, eliminavano Ahmad Manati, noto capo del SIIL, nel quartiere al-Intisar di Mosul. Le truppe irachene distruggevano tre posti di blocco del SIIL presso Tal Qaf, a nord di Mosul, e liberavano il quartiere al-Qarama a Mosul. L’Hashd al-Shabi respingeva l’attacco del SIIL sulla strada Baiji-Mosul eliminando 50 terroristi e molti loro autoveicoli. Il 7 gennaio, le forze irachene eliminavano 153 terroristi del SIIL nella provincia di al-Anbar, ad al-Suqrah, al-Zuiyah e al-Indafa e Wadi al-Faqimi. A Mosul le forze irachene liberavano l’ospedale e la moschea al-Ghufran, e catturavano il centro dei Mujahidin al-Shishani del SIIL. Inoltre, l’Haraqat al-Nujaba impediva all’esercito degli Stati Uniti di occupare il jabal Maqul. “La regione è stata liberata e non è non rientrava nell’accordo con gli Stati Uniti sulla missione, e la loro presenza è un inganno. Devono sapere che la resistenza e l’Hashd al-Shabi gli pongono linee rosse”. L’8 gennaio, aerei da combattimento iracheni bombardavano le posizioni del SIIL a nord-ovest di al-Ramadi, nella provincia di Anbar, e ad ovest di Mosul, nella provincia di Niniwa, distruggendo un deposito di munizioni a Ruah e un altro ad Andalus, mentre le forze irachene liberavano sette villaggi situati tra Haditha e Anah, presso Ramadi. Le forze speciali irachene avanzavano nei quartieri Baladiyat e Suqar, a Mosul, raggiungendo il fiume Tigri e le rovine di Niniwa, eliminando decine di terroristi. Il 9 gennaio, Attacchi aerei iracheni eliminavano 45 terroristi del SIIL presso Mosul, mentre le forze irachene avevano liberato circa il 70 per cento dei quartieri orientali della città. Il 10 gennaio, l’intelligence dell’esercito iracheno eliminava 5 capi dello SIIL, tra cui il braccio destro di Abu Baqr al-Baghdadi, Abdulwahid Qazir Sayar al-Juan, noto come Abu Luy, nella regione di Islah Arazi, presso Mosul. Furono eliminati anche il responsabile del dipartimento del Traffico Ahmad Qazir Sayar, il direttore del dipartimento agricolo di Tal Afar, Mahlabiyah Abdulqarim Qazir Sayar al-Juan. Il 12 gennaio, le forze irachene liberavano il quartieri Sumar e Saharun di Mosul. Il 13 gennaio, l’esercito iracheno liberava l’Università di Mosul e il ponte Tigri. Il 15 gennaio, le forze irachene liberavano i quartieri Qafat al-Andalus e Thaniya di Mosul. Il 16 gennaio, le forze irachene liberavano Bab al-Sham, Ninawa al-Sharqiya, Suq al-Aghnam, al-Qindi, al-Qayruan e al-Shurta. Il 18 gennaio, le forze di sicurezza irachene eliminavano le ultime enclavi del SIIL a Mosul est, a Mosul Park, al-Muhandisin, Nurqal, Taqafah, Niniwa, e 5 ponti sul Tigri. L’Hashd al-Shabi avanzava su Tal Afar, eliminando decine di terroristi. L’intelligence militare irachena catturava diverse basi di terroristi ceceni e tagiki del SIIL, a Mosul, e un centro di comunicazione. Il 22 gennaio, la 9.na Divisione corazzata e la 3.za Brigata della 1.ma Divisione dell’Esercito iracheno liberavano al-Qusiyat, alla periferia di Mosul, mentre la 71.ma Brigata della 15.ma Divisione e la 76.ma Brigata della 16.ma Divisione dell’Esercito iracheno liberavano il quartiere al-Araby a Mosul est. Nel frattempo, i terroristi del SIIL facevano saltare in aria un hotel nel quartiere al-Rifai con una notevole quantità di esplosivo telecomandato. Una fonte locale affermava che il SIIL aveva posto una serie di manichini vestiti con una tuta militare in vari edifici nella parte occidentale di Mosul, per ingannare le forze irachene, assieme ad autoveicoli Humvee di legno, piazzati lungo le strade di Mosul per nascondere la debolezza dei terroristi nella città. L’Hashd al-Shabi, ad Adayah e Tal Zalat eliminava almeno 25 terroristi e 4 autoveicoli del SIIL. L’Hashd al-Shabi liberava anche Tal Abatah, presso Mosul. La 71.ma Brigata della 15.ma Divisione dell’esercito iracheno liberava al-Milayin e Bina al-Jahiz, nell’est di Mosul, Duhuq a nord di Mosul; la 9.na Divisione corazzata dell’esercito iracheno liberava la strada tra Bahwiza e Tal Qaba. Sulla riva orientale del fiume Tigri, a Mosul, restava solo il quartiere Rashidiyah occupato dal SIIL. Il 24 gennaio, le forze di sicurezza irachene distruggevano i campi di addestramento del SIIL nella provincia di Anbar, nelle regioni di Sanjaq e Jarijab, mentre gli aerei da combattimento iracheni distruggevano le posizioni del SIIL nella provincia, eliminando circa 50 terroristi e diversi blindati. La 71.ma della 15.ma Divisione e la 73.ma Brigata della 9.na Divisione corazzata dell’Esercito iracheno liberavano Bauyrah, Shariqan e Bisan, a nord di Mosul e l’Hashd al-Shabi distruggeva 2 autobombe del SIIL e liberava i villaggi Jabar Huayda, Handi, Adamanah e Fayaz al-Salaj, lungo l’autostrada Tiqrit-Mosul. Il Ministero della Difesa iracheno annunciava che il SIIL aveva perso oltre il 50 per cento dei suoi miliziani a Mosul in 100 giorni di combattimenti. “L’intelligence indicava che vi erano oltre 6000 terroristi a Mosul e che 3400 di loro sono stati eliminati negli scontri con le forze irachene nel capoluogo della provincia di Niniwa“. Inoltre furono distrutti 250 autoveicoli e tutte le fabbriche di bombe dei terroristi. Il 27 gennaio, le forze irachene liberavano Musaltan, al-Uad, Tal Shanan, Ubayi, Arab al-Layth e al-Mafi, lungo l’autostrada Mosul-Tiqrit. Il 28 gennaio, le forze irachene eliminavano 39 terroristi nella provincia di Salahudin, a Tal Qusayba, ad est di Salahudin.
Il 1° febbraio 2017, le forze di mobilitazione popolare respingevano l’attacco del SIIL su Tal Afar, ad ovest di Mosul, eliminando 8 terroristi e 4 autoveicoli del gruppo terroristico. Il 4 febbraio, aviogetti iracheni bombardavano le posizioni del SIIL nella provincia di Anbar, ad Ayn al-Waqma, distruggendo un deposito di esplosivi. L’8 febbraio, le forze irachene abbattevano 3 droni del SIIL ad al-Zuhur, al-Masarif, al-Sadiq e al-Suqar, a nord di Mosul, ed eliminavano 26 terroristi nel quartiere al-Rushidya di Mosul, e ad Um al-Zanabir, a sud di Tal Afar. Almeno 150 imbarcazioni e natanti usati dallo Stato Islamico (SIIL) sul fiume Tigri, venivano distrutti. Tali mezzi venivano utilizzati dai terroristi per trasportare rifornimenti e rinforzi. Negli ultimi tre giorni di gennaio furono distrutte 90 di tali imbarcazioni. Nella prima settimana di febbraio, circa 40 barche degli islamisti cercarono di giungere sulla riva orientale del Tigri, appena liberata dalle forze irachene. Su ogni barca vi era una dozzina di terroristi, spesso dotati di cinture esplosive. Nel settembre 2016 furono distrutte 65 barche del SIIL mentre nell’estate precedente, i terroristi utilizzarono delle chiatte-bomba per cercare di distruggere i ponti costruiti dall’esercito iracheno che avanzava su Mosul lungo il fiume Tigri. L’Hashd al-Shabi respingeva l’assalto del SIIL su Baiji, eliminando almeno 50 terroristi. La polizia irachena eliminava 20 terroristi del SIIL presso l’aeroporto di Tal Afar. L’11 febbraio, le forze irachene eliminavano oltre 60 terroristi del SIIL tra le province di Diyala e Salahudin. Il Qataib Sayad al-Shuhada respingeva l’assalto del SIIL su Tal Abata, ad ovest di Mosul, eliminando 10 terroristi del SIIL. Il 12 febbraio, le forze irachene eliminavano 30 terroristi del SIIL nelle province di Salahudin e Anbar, a Shaiq Ali, regione di Harariyat, e ad al-Madham, nella regione di al-Baghdadi. Le forze dell’esercito e della polizia federale liberavano Azba e Baqira, così come la centrale elettrica Lazagah, sulla riva occidentale del fiume Tigri. Il 13 febbraio, l’Hashd al-Shabi sventava l’attacco del SIIL su Ayn al-Hasan e Qarbah Hajish, presso Tal Afar, eliminando 50 terroristi e 5 autoveicoli. Il 14 febbraio, l’Aeronautica irachena eliminava 60 terroristi ad Ayn al-Hasan e Shariya al-Janubyah, nell’ovest di Mosul, distruggendo anche 15 autoveicoli. Il 16 febbraio, 15 terroristi del SIIL venivano eliminati da un raid aereo iracheno presso Mosul, che distruggeva un centro di comando del SIIL e diverse gallerie, eliminando Haqi Ismayl Uayd, governatore del SIIL di Mosul, noto anche come Abu Ahmad. 48 persone venivano uccise e altre 50 ferite da un autobomba a Baghdad, nel quartiere Baya. Il 18 febbraio, le forze irachene respingevano un massiccio attacco del SIIL su Tal Afar, presso Mosul, eliminando almeno 100 terroristi, di cui 20 capi, e 14 autoveicoli del gruppo terroristico. Il 19 febbraio, le forze della polizia federale irachena liberavano Qafur, Gamasa e Bajuari, sulla strada tra Mosul e Baghdad. La 26.ma Brigata delle Forze di mobilitazione popolare dell’Iraq (PMF) avanzava su Tal Qaysum, tra Mosul e Tal Afar. Le forze irachene liberavano 14 villaggi presso Mosul, tra cui Lazaqah, Bujuari, Qafur, Athabah, Baqayra, Ibrahimiya, Shaiq Yunus, Husaynya, Dabaja e Aqanitrah. L’Aeronautica irachena bombardava le posizioni del SIIL a sud-ovest di Mosul eliminando almeno 36 terroristi, e l’Hashd al-Shabi eliminava il governatore di Tal Afar del SIIL Mustafa Yusif, ad Ayn Talui. Le forze irachene liberavano la vicina base militare di al-Qazlani. Il 23 febbraio, le forze di polizia irachene liberavano l’aeroporto di Mosul. Il 26 febbraio, i commando della Divisione della Polizia Federale liberavano i quartieri Tayaran e al-Mamul, a Mosul, dopo aver distrutto almeno 10 autobombe del SIIL, e la 9.na Divisione corazzata liberava la centrale elettrica al-Yarmuq. Il 28 febbraio, l’artiglieria dell’Hashd al-Shabi distruggeva il centro di comando del SIIL nei pressi di Tal Afar, eliminando 70 terroristi. Le truppe irachene avevano liberato i quartieri meridionali di Mosul ovest, al-Jusaq, al-Tayaran e al-Mamun, assieme all’aeroporto, a una base militare e a una centrale elettrica. Un raid dall’Aeronautica irachena distruggeva la stazione radio del SIIL a Mosul, radio al-Bayan.Il 1° marzo, la 9.na Divisione dell’Esercito iracheno liberava Buabat al-Sham e al-Rihani, presso Mosul, eliminando decine di terroristi del SIIL e arrestandone 25. Le forze irachene liberavano anche la prigione di Badush, a nord-ovest di Mosul. L’esercito e le forze popolari irachene catturavano la maggiore base del SIIL, Tadmur, vicino l’aeroporto di Mosul. Era un grande tunnel ferroviario lungo 2,5 km e trasformato dal SIIL in base militare. Il 2 marzo, le forze irachene prendevano il controllo delle strade principali ad ovest di Mosul, isolando completamente i terroristi del SIIL assediati nella parte occidentale della città. Il 3 marzo, il capo del Diwan delle moschee del SIIL nella provincia di Niniwa veniva eliminato insieme al figlio e a uno dei suoi collaboratori dalle forze di sicurezza irachene, a Wadi Hajar, roccaforte del gruppo terroristico. Un tentativo del SIIL d’inviare rinforzi da Aleppo a Tal Afar e al-Bajaj, presso Mosul, veniva sventato dalle forze popolari irachene che eliminavano 150 terroristi. Il 6 marzo, aerei iracheni colpivano il centro di comando del SIIL a Bayt al-Mal, nel quartiere al-Mualamin di Tal Afar, eliminando sei emiri del gruppo terroristico, tra cui il tesoriere tunisino Abu Tabaraq, chiamato anche Abu Maryam, incaricato degli affari economici e dei conti bancari del SIIL. Anche il capo militare turco di Tal Afar, a capo del Bayt al-Mal della contea Jazira della provincia di Niniwa, e il responsabile del trasferimento dei Muhajarin (immigrati) furono eliminati dal raid aereo. Le Forze di mobilitazione popolari dell’Iraq eliminavano 10 terroristi del SIIL nella zona desertica di al-Hadar, presso Mosul. L’8 marzo, le PMU irachene liberavano Tal Qazraf e Humaydan, ad ovest di Mosul. Il 9 marzo, le forze di sicurezza irachene (ISF) liberavano i quartieri di Mosul al-Mualmin e al-Silu, e trovavano un deposito di armi chimiche del SIIL ad al-Ranqal. L’11 marzo, le forze governative irachene avanzavano nei quartieri al-Uquat e al-Jadidah, nella città vecchia di Mosul. Il 13 marzo, le truppe governative irachene liberavano Mosul al-Jadida, quartiere adiacente alla città vecchia, il palazzo del governo locale, il museo, i quartieri al-Nafat e Bab al-Tub. Il 15 marzo, gli aerei da combattimento iracheni eliminavano 20 terroristi e 9 autoveicoli del SIIL nella provincia di al-Anbar. Un’autobomba esplodeva a Tiqrit, uccidendo almeno 13 persone. Il 16 marzo, le Forze Armate irachene liberavano la regione di Badush, a nord-ovest di Mosul, mentre la 9.na Divisione dell’Esercito iracheno liberava Tal Rais, e le Unità di reazione rapida e della Polizia Federale iracheni liberavano la sponda occidentale del fiume Tigri a Mosul. Il 19 marzo, le forze irachene scoprivano una prigione del SIIL a Bab al-Saray, a Mosul. La prigione aveva una camera di tortura ed ospitava una grande quantità di razzi e armi leggere, così come dieci prigionieri, fra cui 3 ufficiali dell’esercito. Le forze irachene liberavano anche i quartieri di Mosul Qalid ibn al-Walid e Bab al-Sijn, e ad al-Matahan eliminavano 17 terroristi, tra cui due attentatori suicidi, e la Forza antiterrorismo liberava via Fatah al-Ali, nel quartiere al-Jadida, eliminando altri 14 terroristi. La polizia irachena arrestava Husam Shith al-Juburi, il capo dell’Hasbah del SIIL di Bab al-Sijn. Presso la Grande Moschea al-Nuri, nel centro di Mosul, le truppe della Polizia federale eliminavano decine di terroristi e 23 loro autoveicoli. Il 21 marzo, le forze irachene liberavano i quartieri di Mosul al-Rasala e Shuqaq Nablus. Il 22 marzo, le forze irachene liberavano il quartiere al-Risala di Mosul, mentre l’Hashd al-Shabi eliminava 77 terroristi del SIIL a Tal Badush, 15 chilometri a nordovest di Mosul, mentre i caccia F-16 ed L-159 iracheni bombardavano il quartier generale della polizia militare del SIIL nel quartiere al-Baj, e una base del SIIL ad al-Hadar, distruggendola assieme a un’officina per la costruzione di ordigni esplosivi, un deposito di armi e un deposito di esplosivi. Nella provincia di Anbar, gli aerei da guerra iracheni eliminavano 15 terroristi del SIIL nei distretti Qarablah e Rua, mentre l’Hashd al-Shabi eliminava altri 13 terroristi presso Duluiyah, 75 km a nord di Baghdad. Il 24 marzo, le forze governative irachene liberavano il quartiere al-Yabasat di Mosul. L’Aeronautica irachena eliminava circa 200 terroristi del SIIL ad ovest di Mosul, ad al-Baj.Il 4 aprile, tre capi del SIIL venivano eliminati da un attacco aereo iracheno su al-Tanaq. I terroristi erano Yunus al-Juburi, alias Abu Hajar al-Arabi, capo dei terroristi suicidi, Azab Mamud Taha, alias Abu Muhamad, che addestrava i bambini-soldati e Sabah al-Mula, alias Abu Us al-Iraqi, responsabile degli ordigni esplosivi nella provincia di Niniwa, mentre il 3 aprile venivano eliminati Mujahid al-Anzi, saudita responsabile dell’ufficio della Zaqat, e Hazam Abu Qays al-Juburi, capo della polizia del SIIL. Il 5 aprile, la Polizia federale e le forze popolari irachene eliminavano 60 terroristi del SIIL, tra cui un capo del Jaysh al-Dabiq, Abdalqadir Salah, alias Abu Jarah, ad est di Mosul, presso Salal e Qum al-Habib. Una bomba al Café Bayruti, a Baghdad, uccideva 31 persone. Il 6 aprile, le forze irachene liberavano il quartiere Yarmuq al-Thania, a Mosul, eliminando 42 terroristi del SIIL. L’8 aprile, nella provincia di Salahudin, a nord di Baghdad, le forze irachene eliminavano 200 terroristi del SIIL presso Gardagli. Le forze governative irachene liberavano anche Rayhaniyah, Nuova Rayhaniyah e Ghazilwah, ad ovest di Mosul. Inoltre aerei militari iracheni bombardavano un centro di produzioni di autobombe ad al-Salam, presso Tal Afar, ad ovest di Mosul, distruggendolo assieme a 8 autobombe. Il 9 aprile, le forze governative irachene liberavano il quartiere al-Matahan, a Mosul ovest. Il 10 aprile, 12 terroristi del SIIL venivano eliminati dalla 4.ta Brigata delle Forze di mobilitazione popolare, a Tal Hasani, ad ovest di Mosul, mentre la 26.ma Brigata abbatteva un drone del SIIL a Badush, ad ovest di Mosul. Infine, l’Hashd al-Shabi distruggeva un convoglio di 10 autoveicoli del SIIL ad al-Hamra, presso Mosul. Il 12 aprile, caccia iracheni bombardavano un lungo convoglio di autocisterne del SIIL e una fabbrica di bombe a Mosul, nei quartieri al-Yarmuq, al-Thura e Qanam al-Sayad, a Mosul. Il 13 aprile, le forze irachene liberavano il quartiere al-Tanaq di Mosul, eliminando 15 terroristi del SIIL. Le forze irachene eliminavano altri 52 terroristi a Mosul ovest, ad al-Abar, al-Sabuniyah e nell’Hadar, presso al-Shayhan. Le forze irachene avanzavano verso la Moschea al-Nuri, dove il capo del SIIL, Abu Baqr al-Baghdadi tenne un noto sermone nel 2014. La polizia irachena sequestrava 1000 razzi e 1000 sacchi di materiale chimico usato per produrre esplosivi. “Le truppe hanno trovato questo deposito durante le operazioni nel quartiere. Il sito era utilizzato dal SIIL per stoccare i razzi da usare contro i civili e le forze di sicurezza“. Un collaboratore di Abu Baqr al-Baghdadi, l’emiro Hasabullah Qafqazi, veniva eliminato da ignoti, ad ovest di Tal Afar. Il 19 aprile, il dipartimento di Stato degli USA approvava la vendita di 295,6 milioni di dollari di armamenti alle forze curde irachene, per attrezzare 2 brigate di fanteria e 2 battaglioni di artiglieria del ministero del governo regionale del Kurdistan (KRG-MOP). Gli armamenti comprendevano 4400 fucili M16A4; 46 mitragliatrici M2; 186 mitragliatrici M240B; 113 autoveicoli M1151 HMMWV; 12 gruppi elettrogeni tattici; 36 obici M119A2 da 105mm; armature, caschi e altre attrezzature individuali; accessori per le armi leggere come treppiedi, kit di pulizia e supporti; mortai; apparecchi di rilevazione chimica, biologica, radiologica, nucleare e esplosiva (CBRNE); sistemi radiofonici; attrezzature di navigazione come bussole, binocoli e sistemi di posizionamento geospaziale (GPS) standard (SPS); apparecchiature mediche; veicoli protetti resistenti alle mine (MRAP) e mezzi di trasporto come autoveicoli leggeri tattici, automezzi tattici medi, autocisterne e ambulanze; pezzi di ricambio, addestramento ed attrezzature relative ad automezzi e sistemi di artiglieria. Il 22 aprile, le forze di sicurezza irachene liberavano il quartiere al-Saha, a nord-ovest del centro storico di Mosul. Il 24 aprile, le truppe irachene liberavano il quartiere Zanjili. Il 26 aprile, 15 terroristi del SIIL venivano eliminati dalle forze di sicurezza irachene al confine tra le province di Dyala e Salahudin, nella regione di Mutaybija. Il gruppo di autodifesa popolare irachena Qataib Sayid al-Shuhada tagliava le linee di rifornimento del SIIL tra i quartieri al-Baj e al-Hadhar, a Mosul, ed eliminava 7 terroristi ad al-Musaltan. Con l’operazione Muhamad Rasulallah a sud di Mosul, le Unità di mobilitazione irachene (PMU) liberavano Hatar vecchia, a nordovest di Hatar, oltre ai villaggi Sadan, Sayda, Haraj, Um Qarayz e Ghanim al-Uad, a sud di Hatar. Le PMU avevano eliminato 61 terroristi del SIIL e 8 autobombe.
Il 1° maggio 2017, gli aerei da combattimento dell’Aeronautica irachena effettuavano 4 attacchi sui quartieri di Qaym Husayba, al-Ubaydi, al-Qarbala e al-Mashari, eliminando 20 funzionari del Wilayat al-Baghdad del SIIL, e altri 10 terroristi ad al-Qarbala. Le forze irachene eliminavano il capo del SIIL Abu Ishaq al-Tunisi con altri 44 terroristi, nel quartiere Iqatasadin di Mosul, mentre le forze di polizia avanzavano su Bab al-Tub, Bab al-Bayd, Qadib al-Ban e Bab Jadid. Il 4 aprile, la polizia irachena liberava la Niniwa Gas Company di Mosul e Hasunah. Le forze speciali e la polizia irachene avanzavano sulla moschea al-Nuri, a Mosul ovest. “Siamo ora nel cuore della città vecchia nella riva destra della città di Mosul“, dichiarava il colonnello Ibrahim Huayal, “Le forze della polizia federale circondano la Città Vecchia e avanzano con cautela per risparmiare la vita dei civili e proteggerne proprietà e case. Le famiglie fuggono dall’oppressione dello SIIL e noi le evacuiamo in aree sicure“. Il responsabile delle autobombe del SIIL, Abu Yusuf Halabi, veniva eliminato a Tal Afar da un’esplosione durante la costruzione di un’autobomba, assieme ad altri 3 terroristi. Il 5 maggio, l’esercito iracheno liberava al-Mashirafa, al-Qansa e Dar Miqail, nel nord-ovest di Mosul, ed entrava a Maqabarat Wadi Aqbar. Nelle operazioni, le forze irachene distruggevano 4 autobombe ed eliminavano 30 terroristi, mentre gli aerei iracheni distruggevano l’officina delle autobombe del SIIL nel quartiere Tamuz di Mosul. Le unità popolari di mobilitazione irachene (PMU) scoprivano una base del SIIL nell’isola ad ovest di Qarbala, e distruggevano 2 blindati e 1 deposito di armi del SIIL a Maqatal Qanzir, presso Tal Afar. Sempre a Mosul, le truppe irachene liberavano Mashirafa al-Thalitha e Dijla, distruggendo 14 autoveicoli del SIIL. Il 7 maggio, la 9.na Divisione dell’Esercito iracheno arrestava il “capo della polizia” del SIIL di Mosul, Hamam al-Alil. L’8 maggio le forze irachene liberavano la zona industriale Wadi Aqab e al-Harmat, a Mosul ovest, eliminando 38 terroristi e 8 autobombe del SIIL. Il 9 maggio, le forze irachene eliminavano 20 terroristi del SIIL nella provincia di Anbar, al confine con la Siria, ad ovest di Haditha. L’11 maggio, la 16.ma Divisione dell’Esercito iracheno attraversava il fiume Tigri liberando i quartieri Masharfa e Hui al-Qanisa sulla riva occidentale di Mosul, distruggendo i tunnel del SIIL. Il 12 maggio, l’Hashd al-Shabi avanzava su Nahiyah al-Qayruan, a sud-ovest di Tal Afar. Il 13 maggio, l’Hashd al-Shabi liberava al-Qayruan, Tal Izu, Tal Hait, Muhamad Zayd, Huzayl e Tal Banat, presso Mosul, ed eliminava 3 capi del SIIL nel quartiere Islah al-Ziraya, Abu Ali al-Basrawi, il “procuratore” del SIIL a Mosul, Abu Yusif al-Masri, “funzionario al sostentamento”, e il suo aiutante Raduan al-Maslui. Il 14 maggio, velivoli iracheni colpivano una riunione dei capi del SIIL presso al-Qaym, eliminandone almeno 13. La cellula dei Falconi del Servizio d’intelligence, in coordinamento con il Comando delle Operazioni Congiunte, effettuava l’operazione contro i capi del SIIL che pianificavano attacchi terroristici contro i cittadini iracheni durante il Ramadan. Gli aerei distruggevano anche un deposito di armi e una fabbrica di esplosivi dell’organizzazione terroristica. L’Hashd al-Shabi liberava Izadi, presso Qayruan, a sud di Shingal. Nel frattempo, le forze controterrorismo (CTS) entravano nei quartieri al-Iuraybi e al-Rufai, la 16.ma Divisione dell’Esercito iracheno e la Forza di Risposta Rapida del Ministero degli Interni entravano ad al-Iqtasadyin, e la 9.na Divisione dell’Esercito iracheno avanzava su 17 Tamuz da nord, liberando il quartiere Haramat al-Thalitha, a nord-ovest di Mosul, e il quartiere Islah al-Zarai, dopo aver eliminato più di 40 terroristi del SIIL. Il 15 aprile, le Forze di risposta rapida irachene sequestravano una grande fabbrica di armi chimiche del SIIL a Mosul e liberavano Hasunah e Dajlah. Il 17 maggio, le forze governative irachene liberavano il quartiere Uraybi di Mosul ovest. Il 17 maggio, le Forze di mobilitazione popolare dell’Iraq interrompevano la principale linea dei rifornimenti del SIIL ad ovest di Mosul, tra Tal Qasab e Qayruan, mentre la 40.ma Brigata bombardava le posizioni del SIIL ad al-Qahira, a sud di Qayruan. Le forze irachene eliminavano 37 terroristi del SIIL nei quartieri Iqtisadiyin e 17 Tamuz a Mosul. I terroristi avevano attaccato le forze irachene con 5 autobombe nel quartiere al-Rifaya, a Mosul. Le forze irachene avanzavano nella provincia di Diyala, verso le basi del SIIL di Hamarin, Anjana, Sarha, Qurat Tabah, Jisr Narin e Ayn Layla, per eliminarle. Il 18 maggio, le forze irachene avanzavano su al-Qayuran, mentre l’Aeronautica irachena eliminava circa 50 terroristi del SIIL nelle regioni di Tal Afar, al-Baj e Qayuran. La 13.ma e 14.ma Brigata di Mobilitazione popolare irachene (PMU) liberavano la base aerea di Sahl Sinjar, ad ovest di Mosul, oltre ad al-Amadina, Ayn Ghazal, Tal Banat e Qarqa, nei pressi di Qayruan. Il 19 maggio, l’esercito iracheno liberava il quartiere al-Warshan, a Mosul, e la parte settentrionale di 17 Tamuz. Le Unità di mobilitazione popolare (PMU) avanzavano su Qayruan, ad ovest di Mosul, liberando Qayr ed eliminando 21 terroristi e 5 autobombe del SIIL. Le forze irachene distruggevano un’officina di autobombe eliminando decine di terroristi nel quartiere al-Zanjili, a Mosul. Il 21 maggio, l’Hashd al-Shabi liberava al-Masabas, al-Niliya, Sadat Zuba e Thara al-Uaysat, a sud di Qayruan, tagliando le linee di rifornimento del SIIL tra al-Hatamiya e Tal Qasab, a nord di Qayruan. Le forze irachene sequestravano una grande deposito di armi saudite del SIIL a Mosul. Il 22 maggio, le Forze di mobilitazione popolare irachene liberavano Ayn Fathy, Sada Zuba, al-Nilyia, Thary al-Usat e al-Musaba presso Qayruan. Il 26 maggio, le Unità di mobilitazione popolare irachene (PMU) liberavano Tal Qiza, Hatimyia, Qabusyia e Qabisa, presso al-Baj. Le PMU liberavano anche la base di Sinjar, eliminando decine di terroristi del SIIL. L’Aeronautica irachena distruggeva 5 autobombe ad al-Adanina, a nord di al-Baj. Il 27 maggio, l’Aeronautica irachena eliminava l’emiro del SIIL di Niniwah assieme a 4 guardie del corpo, mentre le PMU liberavano Adnaniya, Rimbus al-Qarbyia e Qabusyia, a nord di al-Baj, eliminando 13 terroristi e 4 autoveicoli del SIIL. Inoltre veniva liquidato anche l’emiro del SIIL di Diyala, presso il lago Hamarin. Il 28 maggio, aerei iracheni bombardavano le posizioni dei terroristi nelle regioni di al-Baj e al-Qayruan, ad ovest di Mosul, eliminando 29 terroristi e 6 autoveicoli del SIIL. A Mosul, le forze irachene avanzavano nel quartiere al-Shifa. Le Unità di mobilitazione popolare (PMU) raggiungevano il confine con la Siria della provincia di Niniwa, dopo aver liberato al-Falus, al-Ani e al-Marqab. Il 30 maggio, le forze della Polizia federale irachena sequestravano il centro di addestramento degli attentatori suicidi del SIIL di Zanjili, a Mosul. Aviogetti iracheni bombardavano le posizioni del SIIL a Tal Faras, nelle regioni di Baj e Badush, ad ovest di Mosul, eliminando 3 autoveicoli e 25 terroristi, mentre le PMU eliminavano altri 13 terroristi a Mahalabiya, Tal Zalat e Adaya, ad ovest di Mosul.
Il 1° giugno le forze della Polizia federale irachena eliminavano a Zanjili, Mosul, 12 terroristi, avvicinandosi a Bab Sinjar, l’ingresso nord della città vecchia. Il 2 giugno, l’Hashd al-Shabi, a sud di al-Baj, liberava al-Qibra, al-Saqar e Jayar Qalfas, controllando le frontiere siriane della provincia di Baj. Il 3 giugno, il servizio antiterrorismo iracheno (CTS) liberava il quartiere Saha al-Ula di Mosul. Il 5 giugno, le unità di mobilitazione popolare irachene (PMU) liberavano al-Baj, Tal Qri e Tal Faraj al-Amasry, a nord di al-Baj. Il 6 giugno, le unità di mobilitazione popolare irachena (PMU) liberavano Namla, Duym, Tal Rum, Jayr, Tual, Tal Masada, Rui, Wasmi Maruqi, Alyia, Sharji al-Rui, Hamad al-Madulul, Tal Marqab, Tuman, Raqaba al-Faras e Bir Asabay, nei pressi di al-Baj, nella provincia di Niniwa, eliminando 45 terroristi e 4 autobombe del SIIL. Il 7 giugno, l’Hashd al-Shabi liberava Hasanan, Um Qarab, Abu Rasin e Um al-Zuba, nei pressi di al-Baj. La Polizia federale eliminava 34 terroristi del SIIL a Zanjili e a Bab Sanjar, nella Città Vecchia di Mosul, tra cui il capo Abu Bara al-Tunisi, responsabile della fabbricazione di esplosivi. Le PMU liberavano anche Marzuqa, Tal Qazal, Buthat al-Madafa, Juqayfi, ad ovest di al-Baj, al confine siriano-iracheno. L’8 giugno, le PMU liberavano Tal Safuq, ad ovest di al-Baj, eliminando 34 terroristi e 20 autoveicoli del SIIL. Il 10 giugno, l’esercito iracheno liberava gran parte dei quartieri al-Zinjili e al-Shifa, a Mosul vecchia, e a nordovest di Mosul liberava al-Mahalabiah, presso Tal Afar, al-Zarnuq, Shayq Qura al-Aliya, al-Mahafif, Dam Sinjar, Tal Qayma e Baqala. Il 14 giugno, le forze di sicurezza irachene (ISF) liberavano Bab Sinjar, a nord della città vecchia di Mosul ovest, e distruggevano 9 autobombe del SIIL. Le Unità di mobilitazione popolare irachene respingevano un nuovo attacco del SIIL su Tal Safuq, nei pressi del confine siriano-iracheno, eliminando 3 autobombe e 13 terroristi. Il 15 giugno, l’esercito iracheno liberava al-Buarah, al-Lazaqa, al-Salam e al-Mansur, ad est di Tal Afar, presso Mosul. I velivoli iracheni distruggevano una posizione e un’officina di autobombe del SIIL ad al-Mahalabiya e Tal Afar. Il 17 giugno, l’esercito iracheno liberava il valico di al-Walid al confine tra Iraq, Siria e Giordania. Il 19 giugno, le forze irachene liberavano la moschea al-Hadin nella Città Vecchia di Mosul, eliminando Abu Baqr al-Masri, capo del SIIL di Bab al-Jadid. Il 20 giugno, le forze irachene liberavano Daqa Baraqa e Bab Laqash, nella città vecchia di Mosul, eliminando 30 terroristi. Aerei iracheni eliminavano il “ministro dei media” del SIIL Udai Hamdun, presso al-Maydan, nel centro di Mosul. La 9.na Divisione dell’Esercito iracheno liberava la parte meridionale del quartiere al-Shifa, nella città vecchia, tra cui Qalat Bash Tabya, Dipartimento della Salute di Niniwa, Chiesa di Maria e un ponte. Ignoti decapitavano un cameraman dell’agenzia Amaq, ramo mediatico del SIIL, a sud-ovest Qirquq, presso al-Riyadh. Il 21 giugno, le forze irachene liberavano al-Qazraj, nella città vecchia di Mosul. Il 22 giugno, l’esercito iracheno liberava via al-Faruq e via al-Sa, a Mosul vecchia, dove si trovava la moschea Nuri al-Qabir dove Abu Baqr al-Baghdadi annunciò l’istituzione dello SIIL nel 2014 e che i terroristi distruggevano quando l’esercito iracheno era a 50 metri dalla moschea. Il 23 giugno, le PMU respingevano un tentativo d’infiltrazione del SIIL ad ovest di Qarbala, eliminando 10 terroristi. A Mosul vecchia, a Bab al-Bid, le forze irachene eliminavano 8 terroristi. Il 25 giugno, l’aeronautica irachena distruggeva un laboratorio di esplosivi del SIIL a Ruah, ad ovest di Anbar, eliminando 30 terroristi. Nella provincia di Anbar, ad al-Qaym, un attentatore suicida si faceva esplodere uccidendo alcuni capi del SIIL. Il 26 giugno, il SIIL attaccava le forze irachene a Mosul Vecchia impiegando numerosi attaccanti suicidi, ma le forze irachene respingevano gli attacchi su al-Tanaq, Rasm Hadid e al-Yarmuq. Le forze governative irachene liberavano il quartiere al-Faruq ed eliminavano 4 terroristi nel quartiere Sarjiqana, nella Città Vecchia di Mosul. A Tal Afar veniva eliminato da ignoti Abu Abdullah al-Halabi, assistente del capo del “comitato per la sicurezza” del SIIL. Le forze irachene respingevano l’attacco del SIIL sui quartieri Tanaq e Yarmuq a Mosul ovest, dove un gruppo terroristico, camuffato da sfollati, si raggruppava per lanciare un attacco. Almeno 20 terroristi furono eliminati. Le forze della Polizia federale irachena sequestravano il principale ospedale del SIIL nella città vecchia di Mosul, Babah al-Daysh, avanzando su Bab Jadid e Sarjana. Il 28 giugno, le forze della 15.ma Divisione di fanteria irachena liberavano Tal Qima, Mushayqra al-Uliya, Mushayqra al-Sufala, Abu Qadur, al-Baqala e al-Buayr, presso Tal Afar. Il 29 giugno, le forze irachene liberavano i quartieri Hadrat al-Sadah e al-Hamidiya, nella Città Vecchia di Mosul. Le forze antiterrorismo irachene liberavano il quartiere della Moschea Nuri al-Qabir e della chiesa Saydat al-Sah. Nel quartiere al-Shifa, le forze irachene liberavano l’ospedale al-Batul, nella città vecchia di Mosul.
Il 2 luglio, l’esercito iracheno liberava il quartiere al-Maqui, nell’est della città vecchia di Mosul. Il 3 luglio, aviogetti iracheni distruggevano una fabbrica di bombe del SIIL, a sud-ovest di Qirquq, ad al-Safra, eliminando 4 terroristi, tra cui un capo locale del SIIL. L’Hashd al-Shabi respingeva l’attacco da tre direzioni di 350 terroristi suicidi del SIIL su Tal Safuq, ad ovest di Mosul. I terroristi impiegarono 46 autoveicoli-bomba e 4 carri armati. Il SIIL perdeva decine di terroristi e 2 carri armati. Il 6 luglio, l’esercito iracheno avanzava su al-Shahwan, nella città vecchia di Mosul, a 50 metri dalla riva destra del Tigri. Le forze di sicurezza irachene raggiungevano il fiume Tigri, a Mosul ovest, e sequestravano un centro di addestramento del SIIL ad al-Busayf, a sud di Mosul. Il vice-emiro del SIIL Abu Yahya veniva eliminato a Mosul, oltre ad Abu Nasir al-Shami, altro capo del SIIL. L’8 luglio, le forze irachene liberavano via Nujayfi, Bab al-Tub e Suq al-Saqa, nella Città Vecchia di Mosul, eliminando 35 terroristi del SIIL che tentavano di fuggire, tra cui il capo saudita Abu Hafsa, il consigliere di al-Baghdadi Ayad al-Jumayli e il governatore del SIIL di Niniwa Abu Ahmad al-Iraqi. Il 9 luglio, l’esercito iracheno liberava completamente Mosul dopo 9 mesi di combattimenti nella provincia di Niniwa. 862000 persone erano sfollate da Mosul dopo la battaglia, di cui 195000 erano poi tornate nelle aree liberate.

La crisi del Qatar si diffonde in Africa

Evgenij Satanovskij, VPK, 06.07.2017 – South Front
Evgenij Satanovskij, Presidente dell’Istituto sul Medio OrienteL’esplosione delle contraddizioni tra Qatar e Turchia da un lato ed Egitto, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e satelliti dall’altra, si riflettono nella situazione militare-politica non solo di penisola araba, Siria e Libia, ma in Africa orientale, associata al complicato sistema di relazioni dei protagonisti della crisi. Nonostante il significato, come avviene nell’Africa sub-sahariana, sono sconosciuti al di fuori della ristretta cerchia di specialisti. Il presente articolo si basa sui materiali di A. Bystrov e J. Sheglovin dell’Istituto del Medio Oriente.

La battaglia sulla carne
I conflitti armati nella regione dell’Afar (Uganda) tra le tribù Atcholi e Madi portano l’Egitto sull’orlo di una catastrofe alimentare. Negli scontri l’esercito ugandese ha occupato i corridoi logistici della regione, utilizzati dai nomadi per migliaia di capi di bestiame dal Sud Sudan (e dallo Stato sudanese del Kordofan meridionale) fino all’Uganda. I bovini vengono inviati nei macelli, appartenenti alla Holding Alimentare Egitto-Uganda (UEFS); la carne viene per lo più inviata in Egitto (volume commerciale fino a 11 milioni di dollari al mese). L’impresa è stata fondata con il sostegno dell’Egitto, è guidata da egiziani e istituita nel territorio dell’Afar nell’ambito della strategia di sicurezza alimentare del Paese, tenendo conto delle proiezioni delle Nazioni Unite sulla crisi alimentare prevista nei prossimi due anni. L’esportazione di bestiame dal Sudan all’Egitto attraverso il confine è attualmente difficile e connessa all’acuirsi delle relazioni dopo l’accusa do Cairo del sostegno di Khartoum alla Fratellanza musulmana egiziana, fornendogli campi di addestramento nei pressi delle frontiere. A causa di ciò, la disputa territoriale s’è accesa nell’area di Halaib. Secondo l’Egitto, l’Uganda è autorizzata a partecipare alle discussioni sulla costruzione della diga etiopica “Rinascimento” sul Nilo Azzurro e, a questo proposito, sui rischi del sistema di irrigazione egiziano di grande importanza per la sicurezza alimentare. Attualmente l’invio di 85 mila capi è bloccato nella regione Nimol dell’Afar, influenzando negativamente il lavoro dei macelli. Secondo la relazione del rappresentante egiziano Sh. Qalin, inviato da Cairo a fine di maggio, 150 capi vengono inviati alla macellazione ogni giorno invece dei 1000 previsto. L’azienda subisce perdite. Cairo dovrebbe spostare la produzione in Tanzania; altrimenti l’interruzione delle forniture di carne all’Egitto diverrà critiche. È così importante per Cairo che al-Sisi voleva incontrarsi il 10 giugno a Berlino con il presidente ugandese I. Museveni, per discuterne, ma che rifiutava. Si comprende l’importanza della situazione, anche per il suo clan, dagli interessi che nella holding di EUFS sono rappresentati da due persone fidate: il capo della maggiore cooperativa agricola Ankole Long-Horned Cooperative per l’allevamento del bestiame, E. Kamihigo, e suo cugino S. Saleh. Inviava nella regione il ministro dell’Agricoltura V. Sempilije, per trovare modi di salvare i macelli e garantire una logistica sicura. Il ministra istruiva una sua persona fidata, il generale M. Ali, per trovare una sistemazione con i gruppi tribali Madi, che scacciano dalla terra i membri delle tribù Atcholi, complicando ancora di più la situazione. Le relazioni egiziane-ugandesi incontrano tempi difficili. Un anno fa, Cairo e Kampala erano alleati strategici. Gli egiziani parteciparono alla pianificazione delle operazioni congiunte con le agenzie di sicurezza e intelligence ugandesi contro l’opposizione, l’esercito egiziano insieme ai mercenari assunti da Eritrea, pagati dagli UAE, erano in guerra contro i ribelli del LRA nelle giungle del nord del Paese. Esercito e polizia ugandesi furono inviati in Egitto per l’addestramento presso istituti egiziani. La visita di Museveli a maggio in Qatar ha cambiato tutto, incontrando l’emiro Tamim e firmando l’accordo sul dispiegamento della base militare di Doha in Uganda con la promessa di investimenti. Questa posizione di Kampala sullo sfondo della crisi nel GCC dimostra a Cairo che le relazioni in Africa sono momentanee.

Yoweri Museveni e Recep Tayyip Erdogan

Sudan caldo
A giugno Museveni confermava pubblicamente che il suo Paese non avrebbe partecipato ad alcun atto ostile contro l’attuale regime di Khartoum. L’annuncio si aveva dopo la riunione del leader ugandese con il vicepresidente del Sudan Q. Muhamad Abdarahman, partecipando alla conferenza in solidarietà con i rifugiati di Kampala sotto gli auspici dell’ONU. Le parti accettavano di rispettare i termini dell’accordo raggiunto nel 2016 durante il summit di Khartoum. In sostanza: l’Uganda pone fine alla saga del Sud Sudan, ritirando il contingente militare ad eccezione di alcuni battaglioni che devono badare alle attività del LRA. Anche Khartoum pone fine al sostegno a tale gruppo e ne liquida le retrovie nel Darfur. Il problema del LRA è importante per Kampala. Per frenare la crescente forza del gruppo di D. Kony, gli ugandesi dovevano avere l’aiuto dell’Egitto e dei mercenari eritrei. Kampala si è impegnata a por fine al sostegno ai gruppi di opposizione negli stati del Sud-Kordofan e del Nilo blu (ribelli del Nuba e del SPLA-Nord) e nel Darfur (Movimento per la giustizia e l’uguaglianza – MJE). Membri delle forze di stabilizzazione militari del presidente del Sud Sudan, S. Kiir, continuano ad essere schierati nel Sud Sudan, mentre in occasione della riunione fu deciso che Kampala s’impegnasse nel dialogo tra Kiir e l’ex-vicepresidente R. Machar Khartoum a sua volta s’impegnava ad aderire alla precedente linea di condotta sulla questione sud-sudanese, rifiutando di sostenere Machar e la sua organizzazione, compresi i rifornimenti aree alle basi logistiche e ai campi di addestramento. Quanto al dialogo nazionale nel Sudan, questo argomento fu toccato solo di passaggio. Il leader dell’influente partito secolare dell’opposizione, Ummah, S. al-Mahdi, l’ha definito defunto. Così per Musaveni, le idee dell’opposizione sudanese non sono tanto importanti, anche se incoraggiate e finanziate dai servizi speciali dell’Egitto, per la sopravvivenza politica alla pressione dell’opposizione e per il mantenimento dell’influenza nel Sud Sudan attraverso il rafforzamento della posizione di Kiir e riducendo l’influenza di Machar. Il percorso più breve e meno costoso a ciò è la conclusione di un patto di non aggressione con Khartoum e una mediazione con la leadership del Sud Sudan per una sistemazione pacifica. Questo gli permette di proteggersi dalle provocazioni di Khartoum e di porre fine alla crisi nel Sud Sudan. Nei negoziati è stato raggiunto un accordo sulla creazione di comitati locali per lo sviluppo della cooperazione nelle sicurezza, economia e cultura. Gli ugandesi ufficialmente si sforzano di porre fine alla guerra civile nel Sud Sudan, creando le condizioni per i colloqui diretti tra Kiir e Machar. Quest’ultimo ha dichiarato di essere pronto alle consultazioni, che saranno preludio del riavvio del processo di pace. Tuttavia, c’è ragione di credere che non ci siano parole di riconciliazione dai politici sudsudanesi. Per ordine del presidente ugandese, alcune colonne di armi e munizioni furono spedite al partito di Kiir prima dell’offensiva decisiva contro i ribelli di Nuer Machar.

Salva Kiir e Yoweri Museveni

Il viaggio somalo di Erdogan
Sulla sfondo della cris in Qatar, Doha e Ankara aumentano gli sforzi sui punti più sensibili dei concorrenti in Africa. Erdogan ordinò ad agosto d’inviare 300 soldati turchi nella base in Somalia, la cui costruzione iniziò nel marzo 2015 costando ad Ankara 50 milioni di dollari. Si suppone che vi saranno impiegati circa tremila soldati, che addestreranno i militari delle forze armate somale. Finora vi sono alloggi per 1500 soldati. Ci saranno tre scuole militari, dormitori e magazzini per quattrocento ettari. Gli esperti sono convinti che l’obiettivo principale della base è la presenza militare turca nella regione in contrappeso alle crescenti capacità emirote e egiziane nella regione del Corno d’Africa e dell’Africa orientale. L’accordo el Qatar sull’organizzazione della base militare in Uganda fa parte di questa strategia. A marzo Erdogan e il Capo dello Stato Maggiore delle Forze Armate della Turchia H. Akar esaminarono la realizzazione di questo piano militare in Somalia. Gli UAE rafforzarono la presenza (il ruolo principale sarà dell’esercito egiziano ed associati provenienti dalla compagnia militare privata “Blackwaters“) nella regione del Corno d’Africa. Il discorso non riguarda solo la base di Berbere in Somaliland, ma anche le infrastrutture militari di Baidoa e Kismayo. Cioè, Abu Dhabi occupa le coste, formando una catena di basi nella maggior parte dei porti principali della regione. Non solo le principali rotte logistiche finiscono sotto loro controllo (esclusa la pirateria o la guerra nello Yemen), ma anche i principali porti regionali. Allo stesso tempo, le autorità degli Emirati Arabi Uniti cercano di partecipare agli affari interni della Somalia. Quindi, hanno dato garanzie finanziarie a Mogadiscio su trasferimento e reinsediamento dei rifugiati somali, che le autorità keniane trasferiscono dal campo di Dabab. Allo stesso tempo, il principe degli UAE M. bin Zayad cerca il sostegno da Washington per le azioni in Somalia e ha suggerito al capo del Pentagono J. Mattis d’inviare negli impianti militari degli UAE 400 conmando statunitensi. Tutto questo in reazione a Qatar e Turchia. Le basi militari somale e ugandesi sono solo una parte della risposta. Le leve economiche sono utilizzate per influenzare la situazione, con cui sono riusciti a invertire l’atteggiamento negativo del presidente M. Farmajo sulle loro attività in Somalia. Si presume che in agosto i presidenti turco e somalo apriranno insieme la struttura. Per Farmajo, ciò sarà uno dei temi principali considerando il fatto che Londra ha rifiutato le garanzie finanziarie all’esercito somalo attraverso il ministro degli Esteri della Gran Bretagna B. Johnson. I cadetti della prima coorte laureata sono solo del clan nativo del presidente. Sembra che non prevedano la creazione di un esercito nazionale ma di una guardia personale. In questo contesto c’è stata la soluzione al problema del rilascio delle licenze alla società turca Turkiye Petroleri AO (TPAO) per la perforazione offshore, inizialmente bloccata dal presidente somalo. Le autorità del Qatar cercavano di attirarlo nella propria orbita d’influenza, rinunciando all’illegale operazione tra UAE e Somaliland per l’acquisto della base militare di Berbera senza l’approvazione ufficiale di Mogadiscio. Il 25 maggio, il presidente Farmajo visitava Doha e l’emiro T. bin Hamad al-Thani gli ha concesso sei milioni di dollari per “bisogni economici immediati“. Allo stesso tempo, fu deciso che nel prossimo futuro Mogadiscio preparerà un elenco di piani commerciali dal finanziamento qatariota. I ministri degli Esteri di Qatar e Somalia, M. bin Abdurahman al-Thani e Y. Garad Omar, affermavano in una dichiarazione congiunta,il crescente ruolo fondamentale del Qatar nella stabilizzazione della situazione nel Corno d’Africa“.

M. Farmajo e Recep Tayyip Erdogan

Allarmi e Mirage
La crisi legata al conflitto tra Arabia Saudita, UAE, Egitto, Qatar e Turchia colpisce Medio Oriente, Africa settentrionale ed orientale. La maggior parte dei Paesi della regione cerca di restarne fuori, limitandosi a dichiarazioni generali, che alle parti del conflitto non aggrada. Quindi, Doha ovunque ponga fine alla propria presenza militare, provoca conflitti armati, come nei rapporti con Gibuti. In particolare, in risposta alle dichiarazioni anti-qatariote del presidente I. Guelleh, ritira il contingente di pace che separava Gibuti dale truppe eritree in una zona controversa creando panico a Gibuti e all’alleata Etiopia, che dichiarava che l’Eritrea occuperà la province lasciate dai qatarioti. Il 18 giugno, l’Etiopia inviava al Consiglio di sicurezza dell’ONU una richiesta sull’introduzione di una missione mista di controllo dell’Unione africana e delle Nazioni Unite per evitare l’escalation del conflitto. Ciò è accaduto dopo che il 14 giugno Gibuti annunciava la ritirata delle truppe del Qatar nella zona demilitarizzata, portando all’ammassamento di forze etiopi al confine tra Eritrea e Gibuti. Le preoccupazioni di Addis Abeba sono comprensibili: oltre alle ostilità con Asmara, è importante l’operatività delle ferrovie che recentemente, con grande sforzo dalla Cina, collegano l’Etiopia ai porti di Gibuti. Nel frattempo, le discussioni tra le varie fazioni del governo di Addis Abeba si tengono sul tema dell’azione in questa situazione. Il Capo di Stato Maggiore dell’esercito etiope M. Nur Yunus (Samora), appartenente all’ala conservatrice Mekele del Fronte della Liberazione Popolare del Tigray (TPLF) guidato da A. Woldu, invica le operazioni militari contro gli eritrei. I sostenitori del ministro delle Telecomunicazioni D. Gebremichael, raggiunto dall’ex-Capo di Stato Maggiore Generale dell’Rsercito S. Mekonen e dal capo del Servizio nazionale di intelligence e sicurezza (NISS) G. Assefa, si oppongono. Sono contro la soluzione militare al problema, che altrimenti garantirà un conflitto armato nel prossimo futuro. Tra l’altro, dato che le forze armate etiopiche sono coinvolte nella repressione della rivolta dei musulmano Oromo, attivamente istigata da EAU e Egitto attraverso l’Eritrea. La situazione è così allarmante che Addis Abeba è costretta a ritirare truppe dalla Somalia per il fronte interno. Gibuti ha inviato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite messaggi allarmanti. Ad esempio, la “bandiera eritrea già sventola sulla zona controversa del monte Gabija”. L’obiettivo è semplice. Secondo il trattato Francia-Gibuti del 1977, la Francia deve intervenire in caso di violazioni da parte dell’Eritrea dell’accordo sulle zone demilitarizzate o di atti di aggressione. Cioè, Gibuti vuole trascinare Parigi nel conflitto. I Mirage dell’Aeronautica francese sorvolavano la zona senza notare movimenti delle forze eritree. La questione dei territori controversi riconosciuti da Asmara fu risolta con il verdetto del tribunale internazionale, sfavorevole all’Eritrea, che ritirò le truppe dalle aree riconosciute territorio di Gibuti. Lo scopo di Ismaïl Guelleh è alleggerire la propria posizione in relazione alla crescente pressione dell’opposizione su lui e il suo clan, i cui capi rimangono legati ali EAU e godono del sostegno di Abu Dhabi. L’azione anti-Qatar dalle autorità di Gibuti è dovuta ai tentativi di riaffermare la politica di sviluppo del partenariato con i sauditi in forza della promessa di Riyadh di miliardi di dollari di investimenti e dell’organizzazione di una base militare saudita a Gibuti. Le relazioni della leadership di Gibuti con gli EAU sono cattive e Riad ne incoraggia il passo anti-Emirati. Gibuti, dal suo punto di vista, assicura un azione anti-Qatar e l’isteria nell’arena internazionale in una situazione in cui gli EAU, attraverso l’Eritrea, organizzano provocazioni militari contro Gibuti. Infatti, né sauditi né EAU finora sono pronti a un tale sviluppo. Il Qatar non potrà organizzare un conflitto nell’Africa orientale contro Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, ma la situazione è sempre più complicata.

Ashton B. Carter e il Generale Samora Yunis

Flussi di armi
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe documentare le attività del Qatar, che sostiene i gruppi terroristici che operano in Libia. Questo fu dichiarato dal Ministero degli Esteri dell’Egitto alla riunione del Comitato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nella dichiarazione per contrastare il terrorismo. Cairo ha chiesto la rimozione dell’embargo sulle armi all’Esercito Nazionale Libico (LNA), che nessuno accetterà. Il Qatar fornisce armi agli islamisti attraverso i clan di Tripoli e Misura, associandosi alla Fratellanza musulmana. Anche Sudan e Turchia lo fanno. Inoltre, secondo i dati forniti dai servizi speciali dell’Egitto, nel Sudan le basi logistiche sono dispiegate non solo da Qatar ma anche dall’Iran. Teheran rifornisce la striscia di Gaza attraverso il Sinai. Doha è specializzata nell’invio di armi in Libia e Sinai. Khartoum, nonostante la divisione pubblica con Teheran e l’alleanza con Riyadh, continua ad utilizzare i legami con Qatar e Iran per sostenere materialmente gli islamisti e i sostenitori di Hamas. Riyadh dovrebbe controllare le azioni di Khartoum in quella direzione e in alcuni casi, se necessario, correggerle, ma ciò non accade. L’attacco di Arabia Saudita, EAU ed Egitto al Qatar non significa che la loro alleanza sia forte. Gli interessi sauditi, in combinazione con gli Emirati Arabi Uniti, sono diversi in tutti i punti chiave della regione, dallo Yemen al Corno d’Africa e alla Libia. Difatti, Riyadh ha posto a capo del governo di accordo nazionale Fayaz al-Saraj, ma Abu Dhabi e Cairo il comandante in capo delle Forze Armate di Tobruq, Generale Q. Haftar. L’Arabia Saudita trae vantaggio dell’indebolimento di Haftar, da qui l’atteggiamento conciliatorio di Riyad verso la presenza in Sudan delle basi di addestramento dei terroristi dei Fratelli musulmani nelle aree di confine egiziane e il trasferimento di armi agli islamisti libici attraverso la logistica sudanesi nel Darfur. Nel sud, contro le forze di Haftar, “l’opposizione ciadiana” è in guerra sotto la sfera d’influenza dei servizi di sicurezza sudanesi. Riyadh utilizza la carta della vittoria sudanese per scoraggiare EAU ed Egitto.
Le conclusioni sono semplici. L’alleanza dei Paesi sunniti nel formato “NATO del Medio Oriente”, di cui parlano gli Stati Uniti, non è realistica. Ben presto la tensione anti-Qatar calerà e le contraddizioni tradizionali di Riyadh, Abu Dhabi e Cairo, profonde, si manifesteranno e non permetteranno alcuna alleanza temporanea per risolvere obiettivi tattici. Quindi, il Qatar non avrà una posizione difensiva a lungo; ha abbastanza alleati per andare all’offensiva. Questo rende l’attacco contro Doha insensato. Dalle dichiarazioni del dipartimento di Stato degli USA, è abbastanza chiaro che Washington lasci che gli eventi seguano il loro corso senza interferire…Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’inefficienza dell’F-35 danneggia il bilancio del Pentagono

Anthony Capaccio, Bloomberg 28 giugno 2017I costi operativi dell’F-35 della Lockheed Martin Corp. si gonfieranno, a meno che la scarsa affidabilità del programma più costoso del Pentagono migliori, secondo una valutazione dell’ufficio dei test del dipartimento della Difesa. Aereo e componenti non sono affidabili quanto previsto, e richiedono più tempo per le riparazioni del previsto, secondo la presentazione del direttore dei test operativi ai funzionari della difesa e agli assistenti del congresso. Circa il 20 per cento degli aviogetti deve aspettare le componenti dai depositi perché i fornitori non possono tenere il passo tra produzione mentre inviano le componenti per le riparazioni. L’attenzione si concentra su costi e ritardi in quello che ora è un programma da 379 miliardi di dollari, previsti per acquisire una flotta di 2443 caccia per Air Force, Navy e Marine Corps. Ma operare e mantenere gli aviogetti nei prossimi decenni è un’altra seria sfida che può distruggere il bilancio del Pentagono. La disponibilità di pezzi di ricambio per i 203 F-35 già assegnati “peggiora, influenzando il rateo di volo” e l’addestramento dei piloti, secondo una presentazione dell’8 maggio ottenuta da Bloomberg News. I tassi di affidabilità collegati a “guasti critici sono peggiorati nell’ultimo anno“, dato che il miglioramento “stagna”.

Affliggendo il bilancio
Queste tendenze significano che i costi del “ciclo di vita” a lungo termine degli aeromobili “probabilmente aumenteranno in modo significativo” rispetto alla stima attuale di 1,2 trilioni di dollari, influenzando i budget delle forze armate, secondo la presentazione che aggiorna la relazione annuale di gennaio. Joe DellaVedova, portavoce dell’ufficio del programma F-35 del dipartimento della Difesa, dichiarava in un’email che dal 2015 la stima dell’ufficio delle spese operative annuali, compresi i costi di volo, è diminuita del 2,2 per cento per la versione dell’Air Force, del 3,3 per cento per i Marine Corps e il 4,2 per cento per la Navy. “Queste riduzioni sono il risultato di maggiore manutenzione e operatività; mente i sistemi d’arma maturano, il progetto si stabilizza e la manutenzione diventa più efficiente ed efficace”. Il presidente Donald Trump ha chiesto 70 F-35 nel bilancio 2018, dai 63 dell’anno scorso. I due principali comitati sulla Difesa della Congresso hanno segnalato questa settimana di volerne aggiungere addirittura altri 17. Anche i negoziati tra Lockheed e Pentagono sono in corso per un “blocco di acquisto” di 445 aerei per Stati Uniti ed alleati. La presentazione dell’ufficio dei test fornisce una panoramica delle tendenze di affidabilità, manutenzione e disponibilità che in gran parte decide se forze armate e alleati possono permettersi di acquistare tutti gli aerei previsti, perché la maggior parte dei costi è assorbita da operazioni a lungo termine e supporto.“Notoriamente scadente”
Anche se un squadrone di F-35 può arrivare dove è necessario, qual è il vantaggio se non compie le missioni?” commenta l’analista Dan Grazier del Progetto per il controllo governativo di Washington sulla valutazione di gennaio dell’ufficio dei test. “Questo è uno dei problemi più duraturi del programma F-35. La flotta ha avuto un record notevolmente scadente di affidabilità“. L’ufficio dei test ha affermato nell’ultima valutazione che l’andamento della disponibilità degli aeromobili nei test di volo o addestramento “è stato scarso negli ultimi due anni perché le iniziative per migliorare l’affidabilità” non si traducono ancora in maggiore disponibilità“. I Marines hanno provveduto a far sospendere i voli degli aviogetti di base a Yuma, in Arizona, per problemi di affidabilità del programma del sistema diagnostico di manutenzione. La disponibilità di volo degli F-35 nel tempo dovuto, è pari al 52 per cento, a dispetto dell’obiettivo intermedio del 60 per cento e dell’80 per cento necessario per avviare i test di combattimento l’anno prossimo. DellaVedova non contesta il 52 per cento, dicendo che i tassi di disponibilità “dovrebbero aumentare mentre i nuovi F-35 vengono consegnati ogni mese“. Il 52 per cento è il dato combinato di aerei recenti e più vecchi, ha detto, e i nuovi aeromobili mostrano “una significativa migliore affidabilità e disponibilità“. Il 388esimo stormo caccia dell’Air Force della base aerea di Hill, Utah, attualmente dice che i suoi aerei sono disponibili al 73 per cento del tempo necessario.

‘Effetto positivo’
DellaVedova ha dichiarato che il programma migliora anche la previsione sulle necessità delle parti di ricambio e il tempo necessario per le riparazioni, “tutte hanno un effetto positivo”. Il tenente-colonnello Roger Cabiness, portavoce dell’ufficio dei test, ha affermato che i temi citati nella presentazione dell’8 maggio persistono, anche se alcuni dati specifici citati sono cambiati “in quanto il programma continua ad adottate correzioni e scoprire nuove carenze” nella fase di sviluppo da 55 miliardi di dollari, che si prevede termini all’inizio del prossimo anno. Cabiness affermava che i dati di affidabilità più recenti, che l’ufficio dei test ha ricevuto dopo l’informativa dell’8 maggio, indicherebbero che “complessivamente, il rateo è peggiorato” per i velivoli di Air Force e Marine Corps e migliorato per la versione della Navy. L’Air Force acquista il grosso degli F-35. Un rateo chiave è il numero medio di ore di volo tra i guasti critici, che potrebbero rendere un aereo inaffidabile o incapace di completare la missione. L’obiettivo degli F-35 dell’Air Force è 20 ore tra i guasti dopo 75000 ore di volo. Dall’agosto scorso, i modelli dell’Air Force avevano in media solo 7,3 di ore tra i guasti dopo 34197 ore di volo, secondo la presentazione dell’ufficio dei test.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

F-35: in una nazione in declino, la corruzione domina i cieli

I nipoti dei contribuenti statunitensi vedranno cos’è l’F-35 e ne pagheranno il conto
William Wojcik Russia Insider 24 giugno 2017Il corpo dei marines statunitense ha nuovamente sospeso i voli del cocco tecnologico, il Joint Strike Fighter Lockheed F-35B, almeno dall’Air Station Yuma in Arizona dove l’aria è asciutta, la birra è fredda e i capi posso nascondersi dai giornalisti che ancora non hanno letto il Riot Act. Dopo 400 miliardi di dollari (un capitale) di costi del programma che, difatti, risale ai primi anni ’90, si potrebbe pensare che i fondi prestati possano giustificare un progetto operativo completo. Non importa che infrastrutture, ponti e scuole in rovina e, naturalmente, salute precaria saranno ereditati dalle future generazioni; guardate che notizie possono sentire sul fichissimo aereo da guerra. Questa volta i problemi del “software” hanno messo a terra i velivoli mentre stanchi tecnici e scienziati tentano di decifrare ciò che succede a computer di bordo, collegamenti dati, e pulsanti, leve e lucine lampeggianti. Ma le cose all’inizio non erano così complicate. Infatti, un aereo militare a decollo e atterraggio verticale (VTOL) già volava; solo che non era statunitense, era lo Jak-141 del Jakovlev Design Bureau.
Diamo il dovuto. Fu l’alto comando tedesco negli anni formidabili della seconda guerra mondiale che propose un velivolo VTOL. Ma il programma balistico V2 era in pieno svolgimento. L’ex-Unione Sovietica intraprese la missione nel 1975 con il meno veloce Jak-38 “jump jet”. Ma mentre si sviluppò, campanelli e fischietti suonarono sui fondamenti (suona familiare?) L’aereo apparve disfunzionale anche se impressionante, ma richiedeva altri computer e un motore ridondante. E la serie di suoni generati dai computer avvertiva il pilota che si trattava più di distrazione che altro. Questi orpelli costosi si adattarono solo al materiale russo. Fino a qualche anno fa, i progettisti russi ancora usavano ciò che chiamiamo strumenti a vapore (strumenti tecnologicamente datati ma sempre affidabili). Lo Jak-141 appariva, funzionava e volava come il mucchio “tecnologico” dell’ingegneria statunitense ora visibile come F-35, solo senza tutta l’alta tecnologia e apparentemente questi fastidiosi fastidi. E’ una coincidenza? No, fu pianificato; mentre l’Unione Sovietica crollava, il progetto Jak-141 fu bloccato. Nel 1991, Lockheed Martin collaborò con la Jakovlev e nacque lo X-35. Il denaro fluiva allegramente, almeno come banconote, con cui i team progettisti russi appresero la follia della legge di Keynes. La legge sui rendimenti decrescenti si adatta a ciò che è oggi il programma F-35. Ora, su software, programma di manutenzione aggiornato, continua integrazione di componenti e linee di rifornimenti, l’F-35 ha subito un’altra battuta d’arresto, almeno quando sarà a bordo delle portaerei, quando Marina e marines statunitensi lo schiereranno. Sembra che i motori siano troppo caldi per le piastre delle piattaforme. Mentre a terra, degradano il calcestruzzo. Dovrebbero mollare mentre vanno avanti? Forse, ma è ormai troppo tardi. Mentre i senatori statunitensi vogliono che le componenti attese siano prodotte nei loro Stati, garantendo “posti di lavoro”, sempre più persone si affidano al crescente numero di bustarelle per il governo. E se sempre più flussi di denaro scorrono dalle case degli statunitensi, istruzione, strade, acqua pulita e fondamenta di una società sana, diventano rapidamente assiomi di un’epoca passata.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il messaggio iraniano ai terroristi e loro sponsor

PressTV 19 giugno 2017Vi sono analisi da ogni dove da quando i missili del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie islamiche colpivano le basi dei terroristi a Dayr al-Zur, in Siria orientale. Sputnik torna sul messaggio che contiene la “risposta importante” non solo verso lo SIIL, ma anche le fazioni che “implicitamente lo sostengono nella regione“. L’Iran potrebbe rispondere in modo diverso agli attacchi terroristici sul suo territorio. Il fatto che si sia scelta una “risposta balistica” ha un suo significato. Ricordiamo bene gli anni della guerra Iran-Iraq, quando gli iraniani lottavano per difendersi. Ma alcun Paese era disposto a vendergli armi. L’Iraq di Sadam colpiva le città iraniane con missili senza che il Paese potesse rispondere adeguatamente. I caccia che lo Scià aveva comprato dagli Stati Uniti non decollavano a causa del boicottaggio imposto da Washington sulla vendita di armi all’Iran. Quel periodo è finito da tempo, ma ebbe il merito di spingere gli iraniani a fabbricare le armi di cui hanno bisogno per difendersi. L’ambizione iraniana ora va molto oltre. Non è Baghdad che l’Iran deve colpire con i missili. I missili iraniani ora sorvolano i cieli iracheni per colpire direttamente le posizioni dei terroristi a diverse centinaia di chilometri di distanza, in Siria. Inoltre non senza ragione gli iraniani hanno scelto le due città curde di Kermanshah e Sanandaj come area di lancio dei missili. Sono città sunnite, ma i sunniti iraniani odiano SIIL e terroristi tanto quanto li odiano gli sciiti. Il commando che compì il duplice attentato a Teheran era composto da curdi iraniani, ma il Kurdistan li odia più di qualsiasi altra provincia iraniana. In questi attacchi balistici, l’Iran ha voluto dimostrare il dominio sulla sicurezza e come controlla tutto. Perché l’Iran potrebbe benissimo utilizzare i caccia per vendicarsi dello SIIL, chiedendo agli alleati iracheni e libanesi in Siria di reagire, ma decideva di agire dal proprio suolo. La risposta è ancora più acuta. Ma quale messaggio l’Iran ha inviato?
1. Il lancio dei missili è innanzitutto la risposta agli attentai dello SIIL.
2. Questa risposta, precisa, dimostra le capacità balistiche dell’Iran: i missili hanno coperto una distanza di 650 chilometri prima di colpire gli edifici alla periferia di Dair al-Zur sede dei terroristi. 650 chilometri è più o meno la distanza tra le città iraniane e Riyadh e Tel Aviv. È anche la stessa distanza che separa le basi militari statunitensi nel Golfo Persico dall’Iran. Basi di cui è ora certo siano nel raggio della potenza balistica iraniana.
3. L’arsenale balistico iraniano include anche missili dalla gittata di 2000 km, il che significa che obiettivi a 2000 chilometri di distanza non sono immuni dalla potenza balistica iraniana.
4. L’attacco è avvenuto appena due ore dopo il discorso del leader supremo iraniano e un paio di ore dopo la riunione del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale. Ciò dimostra l’elevata capacità delle Forze Armate iraniane di rispettare le decisioni delle autorità politiche del Paese.
5. Tempistica e dettagli della risposta meritano una riflessione: l’Iran ha risposto nei termini più netti alle ultime minacce dagli Stati Uniti e alle sanzioni che il Senato ha adottato nei suoi confronti.
6. Ciò è accaduto proprio mentre gli alleati dell’Iran in Siria e in Iraq sfidano la cosiddetta coalizione prendendo il controllo del confine siriano-iracheno nonostante gli avvertimenti di Washington. Si tratta della strada che collega Teheran a Bayrut. Senza controllarla, in precedenza, gli iraniani poterono consegnare più di 100000 razzi a corto e medio raggio ad Hezbollah. Una volta aperta, questa strada permetterà all’Iran di aumentare l’aiuto militare agli alleati Siria e Iraq. E Israele ne sarà interessato, come l’Arabia Saudita e anche gli Stati Uniti con le varie basi militari nella regione del Golfo Persico. Uno o due gradi di differenza basteranno a che i missili colpiscano ognuno dei suddetti bersagli invece che Dayr al-Zur.
7. Secondo gli esperti militari, le batterie antimissile avranno bisogno di almeno 30 secondi per intercettare i missili nemici, e se i missili iraniani saranno collocati in prossimità dei confini di Israele o Arabia Saudita o delle basi USA nella regione, alcun sistema antimissile li neutralizzerà in tempo.
In ogni caso, il molteplice messaggio dell’Iran si riassume in una parola: se l’Iran accede al tavolo delle trattative con l’occidente, non significa che è pronto a capitolare. Se gli Stati Uniti non rispettano gli impegni assunti, l’Iran è pronto a combattere e non sarà esso a subire i danni peggiori. Dato che gli USA usano il pretesto dei missili iraniani, beh, è attraverso essi che l’Iran li sfida. Secondo il Ministro degli Esteri iraniano, “non si minacciano mai gli iraniani, senza il rischio di subirne la risposta“.L’Iran invia un messaggio coi missili in Siria
Emile Naqlah, TCB, 18 giugno 2017
Emile Naqlah, ex-membro della CIA

Il conflitto in Siria ha visto oggi una serie di prime, dato che il Pentagono ha confermato che un aviogetto da combattimento statunitense ha abbattuto un aereo militare siriano vicino Raqqa, e l’esercito iraniano ha dichiarato che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha lanciato attacchi missilistici su obiettivi dello SIIL in Siria, in rappresaglia all’attentato a Teheran del 7 giugno. Questi sono i primi attacchi in Siria dall’Iran dall’inizio della guerra nel 2011. Per comprendere il contesto in cui si sono verificati, The Cipher Brief ha parlato con Emile Naqlah, ex-membro della CIA, per discutere degli scopi dell’Iran e a chi sono destinati.

The Cipher Brief: Gli attacchi sono presumibilmente la rappresaglia per l’attentato a Teheran del 7 giugno. Pensa che ce ne saranno altri o l’Iran non andrà oltre?
Emile Naqlah: Sulla base dei rapporti disponibili, l’attacco sembra sia solo la rappresaglia contro lo SIIL per l’attentato a Teheran. Se l’Iran avrà informazioni che colleghino l’attentato a un altro gruppo, ad esempio i Mujahidin e-Khalq (Mujahidin del popolo), l’IRGC potrebbe condurre ulteriori attacchi.

TCB: Ciò cambierà la situazione in Siria? In caso affermativo, come?
Naqlah: L’attacco invia il messaggio che l’IRGC possiede un arsenale di missili terra-terra in Siria.

TCB: Qual è la dimensione di tale arsenale? L’IRGC aveva sempre tale arsenale o l’ha potenziato dopo l’attentato? Ed in questo caso, l’intelligence statunitense ne ha tracciato l’invio in Siria?
Naqlah: L’attacco missilistico non cambia l’equilibrio militare in Siria, ma segnala a Washington che Iran e IRGC hanno una forza di ritorsione sufficiente contro SIIL e altri gruppi, se dovessero condurre ulteriori attentati in Iran.

TCB: Può aiutarci a comprendere il contesto dell’attacco, era un messaggio a Stati Uniti e Arabia Saudita?
Naqlah: L’attacco invia più messaggi: agli Stati Uniti, l’Iran non prevede di aumentare il coinvolgimento militare in Siria, ma non ignorerà alcuna provocazione o attacchi alla propria sovranità. L’attacco, dalla prospettiva di Teheran, è di autodifesa. All’Arabia Saudita, si dice di non andare oltre la retorica al vetriolo contro l’Iran. Se i sauditi s’impegnano in azioni militari che minaccino la sicurezza dell’Iran, l’IRGC ha i mezzi e la potenza di ritorsione regionale. L’Iran si considera una potenza regionale responsabile, da status quo e non tollera l’acutizzazione del conflitto nel Golfo. L’attacco è anche un segnale ai sauditi a che recedano dall’assedio al Qatar, affinché la situazione non degeneri.

TCB: C’è qualche relazione con le nuove sanzioni sul programma missilistico dell’Iran appena approvate dal Senato degli Stati Uniti?
Naqlah: Non credo che l’attacco sia in alcun modo in rappresaglia alle sanzioni che il Congresso ha approvato.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora