Le portaerei degli USA sono rimaste nei porti. Perché?

Jurij Selivanov, Top War, LibertégérieIl livello estremo della retorica conflittuale tra Russia e Stati Uniti non necessariamente rappresentava un fatale confronto militare diretto tra le due superpotenze nucleari. Alla vigilia, lo Stato Maggiore della Federazione Russa ha ripetutamente, in una settimana, avvertito sui preparativi degli Stati Uniti per un attacco alla Siria. “Prendiamo atto della presenza di segnali di preparativi di possibili attacchi“, aveva detto il Generale Sergej Rudskoj, capo del Primo Direttorato Operativo dello Stato maggiore. Secondo lui, nel Mediterraneo orientale, Mar Rosso e Golfo Persico, gli Stati Uniti avevano creato dei gruppi d’attacco con missili da crociera. Questa posizione della leadership militare russa, precedentemente espressa dal Capo di Stato Maggiore Valerij Gerasimov, era senza dubbio basata sulle informazioni operative giunte al comando militare e andava considerata affidabile per una qualsiasi analisi della situazione siriana. Tuttavia, va compreso che le conclusioni insieme ai fatti possono essere abbastanza adeguati a un’ampia serie di possibilità, anche piuttosto distanti tra esse. Da queste posizioni proveremo a considerare l’attuale situazione politico-militare. Valutando l’entità dell’attuale minaccia militare che ne risulta.
Prima di tutto, va notato che le forti dichiarazioni possono essere fatte per prevenire ed evitare possibili azioni scorrette e pericolose da parte del potenziale nemico. Data l’assenza di comunicazioni e comprensione tra i leader politici della Federazione Russa e degli Stati Uniti, la spiegazione è nell’incertezza delle parti sui reali rispettivi piani politico-militari e timori comprensibili sulla minaccia di un’escalation dello scontro militare. E ora esamineremo la situazione militare-strategica nella regione in crisi del Medio Oriente. Se si seguono certe fonti, la situazione è pessima e quasi completamente fuori controllo. “La situazione in Siria continua a deteriorarsi rapidamente. Nei media, tutte le informazioni sullo scontro tra Russia e Stati Uniti non sono ufficialmente prese in considerazione. Mentre tutta l’attenzione si concentra sullo scandalo tra Russia e Gran Bretagna, gli statunitensi, a quanto pare, non rifiutano di colpire la Siria. Washington non si ferma nemmeno all’avvertimento dello Stato Maggiore russo che risponderà bruscamente a un attacco, anche contro le “portaerei” statunitensi. Sulla base dei dati aperti, aerei di Stati Uniti ed alleati si avvicinavano al confine della Siria, in particolare nelle basi aeree di Giordania, Turchia, Cipro e Iraq, e nel Mar Mediterraneo vi è un raggruppamento della Marina degli Stati Uniti. Numerose pubblicazioni occidentali affermano che nelle ultime 24 ore, altri complessi S-400 arrivavano in Siria, i media parlavano di decine di Su-30SM e Su-35, e che nel Mar Mediterraneo vi erano le fregate “Admiral Essen” e “Admiral Grigorovich”, le navi d’assalto anfibio “Orsk” e “Minsk”, il pattugliatore “Pitlivyj”, secondo newsli.ru. In generale, il raggruppamento navale russo nel Mediterraneo era arrivato ad oltre venti unità, tra cui sei sottomarini: si tratta di una presenza inedita della flotta russa in un territorio limitato“. Russia e Stati Uniti schierano con urgenza grandi forze militari in Siria
Proviamo, senza alcun pregiudizio, a valutare un’interpretazione così estremamente allarmistica degli eventi. In primo luogo, va notato che questa informazione su trasferimenti massicci di varie forze militari in Siria non è stata confermata, dopo quattro giorni, da altre fonti. In particolare, la stampa occidentale che monitora i voli militari russi, che vengono regolarmente segnalati (come, per esempio, il recente arrivo di aerei da caccia Su-57 in Siria), era stata zitta sui presunti trasferimenti di “decine di Su-30SM e Su-35”. Inoltre, non è chiaro su base di quale “open data” vi sarebbe stato un massiccio trasferimento di aerei statunitensi ed alleati ai confini della Siria? Mentre le informazioni operative sui movimenti delle truppe statunitensi, anche dell’aeronautica militare, in linea di principio sono chiuse e non disponibili nelle edizioni aperte, anche in occidente, in generale, le suddette “informazioni” apparivano un’esagerazione. Naturalmente, questo non significa che le parti non svolgessero attività per rafforzare le proprie forze nell’area del conflitto. Ad esempio, la Russia aveva recentemente inviato due fregate e un pattugliatore nel Mediterraneo. Non è escluso lo spiegamento di ulteriori sistemi di difesa aerea. Tuttavia, non vi è traccia di trasferimento rapido nella regione di notevoli forze russe. In particolare, il “guardiano” turco, che segue da vicino il movimento delle navi militari russe nello stretto del Mar Nero, non riporta nulla di straordinario. Sebbene, in caso di necessità, un massiccio movimento di truppe e attrezzature avverrebbe non tramite gli aerei da trasporto “Ruslan“, che non possono sostituire il traffico in questa via d’acqua strategicamente importante. Sulle controparti occidentali, ancora una volta, secondo le fonti aperte, tutto indicava un’estrema attività militare, segnalando preparativi su larga scala e sottolineandoli ancora assai diffusi nel contesto di certe decisioni strategiche “definitive e irrevocabili”, secondo le fonti consultate. Nel frattempo, si parlava di una tale concentrazione di forze militari, che in linea di principio era impossibile da nascondere. In questo caso, il livello della loro “esposizione” sui media era zero. Si richiama l’attenzione sul fatto che attualmente né il Mar Mediterraneo né i suoi porti hanno un gruppo di portaerei della Marina Militare statunitense (AUG). Inoltre, al momento, per l’esattezza dal 14 marzo 2018, negli oceani, nelle aree di operatività, secondo il regolare monitoraggio dei movimenti attuato da Stratfor, vi erano solo due AUG, delle portaerei Carl Vinson e Theodore Roosevelt. Di queste, solo la Roosevelt è schierata nel Golfo Persico, da dove i suoi aerei possono in linea di massima raggiungere Damasco. Se, naturalmente, gli S-400 russi glielo permettono. Inoltre, secondo la dottrina navale degli Stati Uniti, una portaerei in generale non può essere considerata forza sufficiente per un’efficace offensiva aerea dal mare.
È vero, la cosiddetta “coalizione statunitense” ha abbastanza forze nelle aeree di combattimento sulle basi terrestri vicino la Siria. Ma anche così, il fatto ovvio è che l’assenza dei gruppi di portaerei statunitensi nella regione indicherebbe, come minimo, la riluttanza del comando militare statunitense a puntare ad attaccare la Siria usando l’aviazione di cui dispone. La ragione di tale restrizione è ovvia. Il dispiegamento di un sistema di difesa aerea forte ed efficace in Siria che difatti ne rende il territorio una “no-fly zone” per gli aerei militari occidentali che, nel caso tentassero un massiccio attacco, subirebbero pesanti perdite. E questo è assolutamente inaccettabile per i capi politici degli Stati Uniti. Primo, perché sono estremamente preoccupati dal prestigio militare statunitense seriamente minato dalle innovazioni strategiche militari russe. Di cui l’occidente, a giudicare da molti segnali, ignorava di sicuro. Altrimenti, perché Trump improvvisamente ed immediatamente dopo l’annuncio di Vladimir Putin, iniziava a promettere finanziamenti straordinari ai militari sul programma per le armi ipersoniche? In realtà, era il riconoscimento dell’arretratezza degli USA in questo settore e della necessità di affrontarla urgentemente. In altre parole, Washington difficilmente in queste condizioni otterrebbe una vittoria militare, questa volta proprio sul campo di battaglia dell’S-400 russo. O finanche ad ottenere una “vittoria di Pirro” al costo di enormi perdite. Questo è il motivo per cui l’aviazione militare statunitense, pianificando l’attacco alla Siria, se attuale, rimarrebbe ai margini o con un ruolo secondario. Ciò significa che il piano degli statunitensi è solo uno, la loro carta vincente tradizionale: un attacco coi missili da crociera Tomahawk lanciati da navi di superficie e sottomarini statunitensi. Cosa di cui parlano, infatti, i ripetuti avvertimenti dello Stato Maggiore russo.
La possibilità di un tale attacco non va totalmente esclusa. Solo perché non sarà il primo in questa guerra. Il caso precedente dei 59 Tomahawk lanciati da due cacciatorpediniere, come sappiamo, si ebbe l’anno scorso. Tuttavia, il senso militare si rivelò molto dubbio, poiché la base aerea siriana attaccata, riprese i voli il giorno successivo. In questo caso, il bombardamento presumibilmente pianificato dagli statunitensi di aree governative a Damasco non avrebbe conseguenze. Come in Jugoslavia quando missili da crociera statunitensi esplosero sugli edifici amministrativi vuoti di Belgrado e nelle caserme dell’esercito, dove tutto il personale e l’equipaggiamento era già stato sgombrato. Inoltre, l’effetto sarà ancora più insignificante, più l’attacco sarà limitato. Nel frattempo, non vi è alcun segno di concentrazione su vasta scala di navi lanciamissili statunitensi in posizioni per un grande attacco con centinaia di missili. In ogni caso, secondo i dati ufficiali del comando della Sesta flotta statunitense operante nel Mar Mediterraneo, confermati da altre fonti pubbliche, attualmente vi sono poche navi da guerra statunitensi: 2-3 cacciatorpediniere (DDG 58 USS Laboon, DDG 71 USS Ross e DDG-64 USS Carney), altre unità da combattimento dello stesso tipo sono schierate nella Quinta Flotta statunitense che opera nel Golfo Persico e Mar Rosso, e potrebbero essere coinvolte in un attacco missilistico. In linea di principio, è simile al piano d’attacco missilistico limitato sul modello di quello contro Shayrat. Tuttavia, anche con compiti così limitati, la probabilità di tale attacco è tutt’altro che assoluta. Prima di tutto, sarebbe assai strano che questo gruppo relativamente piccolo di navi si muova verso operazioni di combattimento attive con una scarsissima copertura aerea sul mare, che nel Mar Mediterraneo è completamente assente. Ad ogni modo, sarebbe la prima volta nella storia che la flotta statunitense attacchi un Paese senza il pieno supporto delle portaerei. E nelle condizioni dell’avvertimento diretto da parte russa di voler distruggere non solo i missili, ma anche i loro vettori, cioè gli stessi cacciatorpediniere! Quindi, analizzando la situazione generale militare-strategica sulla Siria, basandosi esclusivamente su informazioni disponibili open source (che sanno, se non tutto, molto), possiamo affermare quanto segue.
Segnali che indicavano straordinarie dimensione e velocità di un massiccio dispiegamento militare delle principali potenze nella regione del Medio Oriente, corrispondenti ai preparativi a un grande conflitto, non furono osservati. Il quadro generale dell’attività militare russa e statunitense in questa regione rientrava nelle normali attività militari. In tali circostanze, osservate dallo Stato Maggiore russo, dei preparativi militari statunitensi che, se certamente si verificassero nella realtà, sarebbero stati per una “rappresaglia” di dimostrazione modellata sull’attacco alla base aerea di Shayrat, o a un’esibizione totalmente dimostrativa di muscoli militari per la dissuasione psicologica verso gli avversari in Siria. Data la nuova dimensione della situazione relativa alla preparazione della Russia alla rappresaglia, la probabilità dei suddetti due scenari, a mio avviso, andava valutata con un rapporto di 3 a 7 a favore del secondo, della versione puramente dimostrativa. Sull’attuale retorica estremista tra occidente e Russia, va intesa come limitata ai tentativi di certi circoli occidentali di organizzare un’enorme pressione psicologica sulla Russia e sulla sua popolazione il giorno prima dell’elezione presidenziale. Se questa valutazione del contesto degli eventi attuali è corretta, allora in futuro, nei prossimi giorni e settimane, possiamo aspettarci la riduzione dell’intensità del confronto verbale, data la fine della sua rilevanza pratica. In particolare, ciò è indicato dal parziale declino, già avviato, dell’attività occidentale dall’altra parte del mondo per fare pressione pre-elettorale sulla Russia, in parte col cosiddetto “avvelenamento Skrypal”. Già oggi gli organizzatori inglesi di tale provocazione sono ritornati alle posizioni quasi iniziali, con un minimo reale disimpegno della Federazione Russa. Ciò, naturalmente, non significa rovesciamento dell’opposizione storicamente condizionata tra Russia e occidente. Ma allo stesso tempo, ciò potrebbe indicare la riduzione da parte occidentale dell’operazione speciale che raggiungeva la propria conclusione logica, programmata in coincidenza dell’elezione del presidente russo.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Annunci

Washington corre a vendere le sue armi ormai obsolete

Martin Berger New Eastern Outlook 13.03.2018

“Attenzione! Svendita Armi Obsolete statunitensi!”, annunci simili potrebbero presto apparire in quasi tutte le prime pagine dei principali siti di produttori di armi e degli innumerevoli media degli Stati Uniti che elogiarono la potenza di tali armi nel tentativo di venderle al mondo: alleati della NATO, terroristi che operano in Siria, Iraq, Afghanistan, Ucraina e in ogni altro angolo remoto di questo pianeta. Il piano di Washington di dettare la volontà al resto del mondo attraverso l’aggressione continua si è fermata bruscamente dopo il recente discorso del Presidente Vladimir Putin all’Assemblea federale della Federazione russa. Nonostante ciò, il sottosegretario per la politica alla Difesa USA John Charles Rood annunciava che le rivelazioni di Putin sui nuovi armamenti strategici sviluppati e testati in Russia non erano una sorpresa per Washington, anche se tali dichiarazioni sono difficili da credere. L’anno scorso, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump annunciò di avere il più grande pulsante nucleare del mondo, ma dopo l’annuncio di Putin, Trump potrebbe rivedere tale affermazione. La Russia ha presentato una nuova serie di armi nucleari avanzate, come notato da numerose fonti tedesche. Ecco perché Washington si è affretta a vendere le proprie armi obsolete ed inutili, mentre può ancora convincere alcuni acquirenti. Mentre Mosca ha scelto di rivedere la posizione sulla vendita di armi avanzate come il sistema di difesa aerea S-400, Washington è sempre più disperata. Come rileva il notiziario iracheno Shafaq, oltre alla Turchia, a fine febbraio l’Iraq annunciava l’intenzione di acquistare un certo numero di sistemi di difesa aerea S-400. Mentre l’Egitto è nelle ultime fasi dei negoziati per l’acquisto di armi russe, l’Arabia Saudita ha anche quasi concluso un accordo per i sistemi S-400. Ciò che è ancor più curioso è che se il Presidente Putin decidesse di vendere armi ipersoniche, allora Washington non potrà usare la sua “schiacciante potenza militare” per abbattere anche gli Stati più piccoli. Al contrario, non sarà la prima volta che Washington si ritrova a vendere armi obsolete, facendo finta che siano di qualche utilità per chi le acquista.
Nel 2001, in risposta a una richiesta formale del governo di Taiwan d’acquisto di moderne armi statunitensi, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush decise di venderne di obsolete, come i cacciatorpediniere classe Kidd dismessi, diversi aerei antisom obsoleti insieme a un mucchio di altre apparecchiature chiaramente vecchie. Ci sono anche i fucili M-14 leggermente modernizzati che Washington vendette alla Lituania dal 1999. Quest’arma era in servizio nelle Forze Armate degli USA dal 1959 al 1970. Nel 2014, tutti gli M-14 esistenti furono consegnati al Fondo Armeria, che vendette le vecchie scorte trasformando la Lituania in un immenso museo militare. Si può anche ricordare come alcuni funzionari statunitensi corrotti abbiano iniziato a vendere all’Ucraina ed altri Paesi clienti lanciagranate RPG-7 di fabbricazione sovietica, alcuni dei quali vecchi di cinquantanni. L’ironia qui è che il processo di liquidazione di armi vecchie di mezzo secolo con decorazioni in plastica viene descritta come “messa a punto” dai funzionari statunitensi, che vendono materiale obsoleto agli alleati, esprimendo la crisi dell’industria della Difesa USA. Finora, tale processo non fu formalizzato in quanto interessa varie gare e contratti riflessi dal mercato libero. Tuttavia, oggi ci occupiamo delle pressioni dirette agli Stati-cliente da numerosi rappresentanti di spicco degli Stati Uniti. Tale passo non cambia molto il grande piano delle cose, poiché finora la maggior parte del mondo mantiene l’industria della difesa statunitense. Un chiaro esempio è l’aereo da combattimento F-16 o i missili Patriot fabbricati negli Stati Uniti, per cui la Polonia è pronta a spendere miliardi insieme ai Paesi baltici. Sfortunatamente, gran parte della NATO dovrà percorrere la stessa strada della Polonia. Allo stesso tempo, non va dimenticato che i missili Patriot sono armi non più utilizzate dagli stessi statunitensi, ma sono altamente redditizie per i produttori di armi statunitensi che continuano a vendere il sistema obsoleto alle nazioni più povere.
La propaganda anti-russa occidentale mira a creare l’impressione che la Russia rappresenti una minaccia imminente per la NATO, una scusa per l’acquisto di armi statunitensi. Il presidente Trump ha chiesto che almeno il 2% del PIL di ciascun membro della NATO sia assegnato alle armi, armi che sarebbero certamente “Made in USA”. Oggi, gli Stati Uniti esportano armi attraverso tre canali: governo, Pentagono ed industrie sotto il controllo del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, e varie società che hanno chiesto di liberarsi delle loro armi obsolete. È risaputo che gli acquirenti di armi russe subiscono forti pressioni dagli Stati Uniti. Washington chiede regolarmente che queste nazioni pongano fine alla cooperazione con Mosca. Ci sono molti conflitti e guerre nel mondo e molti acquirenti tradizionali dei russi possono trovarvisi in mezzo. Inoltre, la Russia ha mostrato la potenza delle proprie armi in Siria. Tuttavia, non ha provocato tali conflitti per esportarle. Ad esempio, l’Iraq nel 2015 è diventato il secondo cliente di armi russe dopo l’India. Lo shock provocato dall’assalto alla Libia guidato dagli Stati Uniti, che comprendeva i membri europei della NATO, contribuì all’acquisto di armi russe di nazioni come l’Algeria. Gran parte delle armi di fabbricazione statunitense vengono acquistate dalle monarchie del Golfo Persico in cambio della sicurezza da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Ma così stanno solo ringraziano i funzionari occidentali, ma li corrompono. Come ha dimostrato la campagna siriana, la Russia è altrettanto competitiva nel fornire garanzie di sicurezza. Finora Arabia Saudita e Qatar non sono riusciti a percepire la Russia in tale veste, quindi non acquistano praticamente nulla dalla Russia. Tuttavia i tempi cambiano.
Le armi russe sono solitamente acquistate da quei Paesi che perseguono una politica di difesa indipendente da Washington. In alcuni casi, questa politica potrebbe essere fortemente anti-americana. Eppure, Stati come Cina, Malesia ed Indonesia non perseguono politiche anti-americane, ma perseguono una posizione indipendente sulla scena internazionale, perché hanno fonti diversificate di armamenti. L’India è una questione complessa. New Delhi vive l’euforia del riavvicinamento cogli Stati Uniti. È necessario aspettare e vedere se l’India avrà l’amara delusione della maggior parte degli alleati degli Stati Uniti. E ci sono numerose delusioni in tale “riavvicinamento”, come nel gennaio 2014, quando Delhi espulse l’ambasciatore USA dal Paese, in risposta alla detenzione a New York del Viceconsole indiano Devyani Khobragade. Non va inoltre dimenticato che oggi l’India ha bisogno di Washington solo per bilanciare il potere di Pechino. Gli Stati Uniti non hanno bisogno di partner alla pari, ma solo di satelliti o vassalli, e l’India non vi si adatta. Il vero pericolo per occidente e Stati Uniti non è la capacità della Russia d’attacco nucleare schiacciante. Ciò che è molto più pericoloso sono le opportunità che si presentano con l’introduzione di armi ipersoniche dalla grandi gittate. E ora la Russia sembra avanti a tutti, non lasciando praticamente alcuna zona di Anti-Accesso ed Interdizione (A2/AD) agli Stati Uniti, il che significa che non ci sono territori protetti dalle armi di fabbricazione russa. Pertanto, la vendita urgente di armi obsolete fabbricate negli USA è la massima priorità per Washington oggi.Martin Berger è un giornalista freelance e analista geopolitico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La modernizzazione dell’F-35 potrebbe costare 16 miliardi di dollari

Valerie Insinna Defense News 09/03/2018Secondo l’ultimo piano dell’ufficio del programma congiunto F-35, la modernizzazione del Joint Strike Fighter potrebbe ammontare a 16 miliardi di dollari, confermava il capo del dipartimento della Difesa. Rispondendo alle domande dei congressisti sul costo della nuova strategia di sviluppo e schieramento operativo (C2D2), il Viceammiraglio Mat Winter riconosceva che i clienti statunitensi ed internazionali dovrebbero versare 10,8 miliardi di dollari per lo sviluppo e 5,4 miliardi per l’acquisto degli aggiornamenti dell’F-35 dal 2018 al 2024. Lo scorso settembre alla conferenza di Defence News, Winter annunciò che il JPO aveva ripensato il piano di modernizzazione dei F-35, noto anche come Block 4, come processo più iterativo in cui gli aggiornamenti del software venivano adottati ogni sei mesi. Nuovi sistemi informatici, sensori e armi saranno inseriti nello stesso periodo. Tra le 53 funzionalità da introdurre col C2D2, circa l’80 percento è legato al software, secondo Winter durante un’audizione sul programma con la sottocommissione tattica delle forze aeree e terrestri del Comitato Servizi Armati della Camera. “È soprattutto il software ciò che ci ha spinto a perseguire un processo agile, ripetitivo ed iterativo per rapidi aggiornamenti dei moduli software e fornirli ai caccia“, affermava. “Mi rendo conto che questo non è tradizionale, e ciò che dobbiamo fare è dare fiducia sull’obiettivo che possiamo raggiungere e completare“. Poiché la quota USA dei costi di sviluppo ammonta a 7,2 miliardi di dollari, gli Stati Uniti potrebbero rimanere con un’esposizione di circa 1 miliardo all’anno per sette anni prima che i costi di approvvigionamento siano presi in considerazione. Winter affermava che è “pari ai costi di post-sviluppo” di un programma di aggiornamento di tali dimensioni. “La stima molto probabilmente si abbasserà, molto probabilmente“, aveva detto ai giornalisti dopo l’udienza. “Ma non garantisco nulla”. Il costo di approvvigionamento di 5,4 miliardi rappresenta il “caso peggiore”, se i servizi statunitensi decidessero di adottare tutti gli aggiornamenti hardware del Blocco 4 verso la conclusione del periodo di modernizzazione. “Se si avessero tutti gli aggiornamenti hardware nel primo anno, l’approvvigionamento costerebbe meno” perché i nuovi aeromobili uscirebbero dalla linea di produzione con tutti i nuovi sistemi già integrati, affermava. Se i servizi decidono di eseguire gli aggiornamenti hardware verso il 2024, sarà necessario installarli su più aeromobili. “Questo presuppone anche che i servizi degli Stati Uniti vogliano che ognuno dei loro aeroplani, ognuno, sia aggiornato al Blocco 4″, affermava. “Ci sarà una decisione da prendere, se rimanere al blocco 3 o no? E poi i servizi degli Stati Uniti decideranno“.

Critiche del Congresso
Durante l’audizione, i due principali membri della sottocommissione, il presidente Mike Turner, Repubblicano dell’Ohio, e la congressista Niki Tsongas, Democratica del Massashusettes, criticavano il JPO per un rapporto al Congresso che non avrebbe incluso la richiesta di informazioni sul Blocco 4, ad esempio la stima dei costi dettagliati per il piano di ammodernamento. Turner affermava che il rapporto “fornisce solo un’intuizione iniziale” sul costo della modernizzazione successiva, “il che ovviamente riduce la nostra generale fiducia che il dipartimento della Difesa sappia effettivamente la risposta alla domanda“. Tsongas criticava le stime iniziali fornite al comitato come “ammontare sorprendentemente alto” che “per quanto ne sappia, supera di gran lunga qualsiasi cifra precedentemente fornita al Congresso“. A prima vista, la cifra di 16 miliardi citata da Tsongas sembra significativamente più alta delle stime precedenti, anche se non c’è un pieno confronto tra cifre passate. Nel 2017, il Government Accountability Office previde che la fase di sviluppo della modernizzazione al Blocco 4 sarebbe costata 3,9 miliardi di dollari, ma tale cifra arrivava solo al 2022 e non includeva i costi di approvvigionamento. Winter riconosceva che i dati presentati al Congresso erano solo “informazioni preliminari“, con una stima iniziale dei costi, un programma e un piano dei test. Tuttavia, la dirigenza del dipartimento della Difesa, incluso Ellen Lord, il direttore delle acquisizioni, non firmerà formalmente la certifica della strategia di acquisizione finale fin quando Winter non incontrerà l’ufficio acquisizione della difesa a giugno. Sebbene i comitati dei servizi armati di Camera e Senato siano ampiamente favorevoli verso il programma F-35, hanno criticato il programma del Blocco 4 e ora lo sforzo C2D2, ritenendoli provo di supervisione. Alcuni congressisti sostenevano che la modernizzazione dell’F-35 dovrebbe essere gestita separatamente, poiché i costi superano quelli di molti importanti programmi della difesa. Tuttavia, il JPO si è bruscamente opposto a tali sforzi, sostenendo che la scissione del programma potrebbe effettivamente far salire i costi. Interpellato da Tsongas sul C2D2, il vicecomandante dell’aviazione dei Marines era cautamente ottimista. “Penso che nessuno dei servizi starà a suo agio fin quando non inquadreremo la portata dei costi“, affermava il tenente-generale Steven Rudder. Tuttavia, osservava che l’approccio C2D2 potrebbe consentire all’aereo di essere più adattabile alle minacce. “Una cosa riguardo al C2D2 penso che a volte sia offuscata, la rapidità con cui le minacce e il ritmo degli sviluppi tecnologici degli avversari fanno progressi“, aveva detto. “Ci saranno alcune decisioni sul budget da prendere. Se il lavoro arriva al livello proposto… potremo gestirlo”. Il Generale Jerry Harris, vicecapo di Stato Maggiore dell’Air Force per piani, programmi e requisiti, affermava che l’ama intende finanziare completamente il programma, ma è alla ricerca dei modi per ridurre i costi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La nuovissima superportaerei dell’US Navy è un casino

Jared Keller, Task and Purpose 13 febbraio 2018Il bilancio dell’anno 2019 del dipartimento della Difesa prevede un bel po’ di denaro per la quarta portaerei della classe Ford, ma la Marina dovrebbe aspettare abbastanza prima di vedere il sogno di una flotta di 11 portaerei realizzarsi. Tra le numerose navi incluse della Marina del previsto aumento del bilancio delle forze armate del presidente Donald Trump, vi sono tre cacciatorpediniere della classe Arleigh Burke, due sottomarini della classe Virginia e il “primo anno del finanziamento completo” per la portaerei CVN 81, gemella della nuovissima Gerald R. Ford (CVN 78) da 13 miliardi di dollari che la Marina (e Trump) hanno fatto entrare in servizio lo scorso luglio. Ma a quanto pare, l’ultima valutazione tecnica del Pentagono della superportaerei di nuova generazione (e senza bagni) si rivela una nave da guerra incapace di eseguire le operazioni base di routine; la Marina il 7 febbraio chiedeva al segretario alla Difesa James Mattis di ritardare i test di shock critico della nuova portaerei, fin quando il secondo scafo della classe Ford, l’USS John F. Kennedy, sarà disponibile nel 2024; gli stessi test che i legislatori evitarono alla Marina nel giugno 2017. L’intensa valutazione della Ford del dipartimento della Difesa, condotta dall’ufficio del direttore dei test operativi e della valutazione, pubblicata lo scorso mese insieme ad altre analisi tecniche nel 2017, rivela “scarsa o ignota affidabilità di molti sistemi essenziali della Ford, tra cui catapulte, equipaggiamento di arresto, ascensori per armi e radar“. Questi sistemi non sono solo di alto profilo, ma sono fondamentali per i compiti della nave nell’antiterrorismo e nella dissuasione da grande potenza. “Le limitazioni potrebbero influenzare la capacità di CVN 78 di compiere sortite, rendendola vulnerabile agli attacchi o creando limitazioni durante le operazioni di routine“, afferma il rapporto. “L’affidabilità scarsa o ignota di questi sottosistemi critici è il rischio più significativo per la CVN 78“. Tra i problemi più clamorosi della nave: le “dannatissime” catapulte elettromagnetiche. Mentre i Boeing F/A-18F Super Hornet e il suo derivato EA-18G hanno sperimentato “eccessivo stress alla cellula” nei lanci, secondo il rapporto del DoD, la Marina aveva anche “identificato l’impossibilità d’isolare elettricamente il sistema di aviolancio elettromagnetico (EMALS) e le componenti del sistema di arresto avanzato (AAG) durante la manutenzione“, complicazione che significa che i marinai non potranno eseguire manutenzione o riparazioni dei sistemi più critici della nave.
Questo non è solo una vera rottura se qualcosa va storto durante i bombardamenti contro, per esempio, forze ostili al personale governativo statunitense in Siria: rende l’intero sistema inutile. Nell’attuale affidabilità, i gatti della Ford hanno “solo il 9% di possibilità di completare un’ondata di 4 giorni e il 70% di possibilità di completare una giornata di operazioni secondo la missione prevista senza errori critici“. Una bel giorno, col ponte pieno di marinai addestrati, la classe Ford fu progettata per ridurre l’equipaggio, ma è “sensibile alle fluttuazioni della manodopera” semplicemente perché le tecnologie di prossima generazione che abbraccia “non sono ben comprese”, afferma il rapporto. Più preoccupanti sono le prove d’urto che la Marina ritarda sulla Ford, dove piccole cariche di esplosivo vengono innescate nell’acqua intorno la nave per testare la resistenza dei sistemi sotto stress. Negli ultimi anni, le normative del DoD hanno stabilito che le prove di shock sulle navi complete, progettate per testare la resilienza dello scafo, vanno condotte a “due terzi della potenza di shock a cui le navi devono sopravvivere“; la spinta della Marina a ritardare persino tali test nominali solleva dubbi sulla fiducia degli ufficiali sulla nuova superportaerei.
L’aumento del bilancio per la difesa del 2019 di Trump prevede 1,8 miliardi di dollari per il “continuo sviluppo” delle tecnologie delle portaerei classe Ford, come riporta il 13 febbraio Defense News. Alcuni miliardi qui, altri là, molto presto parleremo di una portaerei operativa.Traduzione di Alessandro Lattanzio

F-35: Problemi infiniti

Colin Clark, Breaking Defense 26 gennaio 2018

F-35B dell’Aeronautica Militare italiana

Forse la cosa peggiore che un Direttore di Test e Valutazione Operativa possa dire di un sistema d’arma è che non è “operativamente adatto”. Ecco cosa dice il nuovo DOTE, Robert Behler, del Joint Strike Fighter F-35 nell’ultimo rapporto annuale: “L’idoneità operativa della flotta F-35 rimane al di sotto dei requisiti e dipende da soluzioni che non soddisfano le aspettative di servizio in situazioni di combattimento. Nell’anno precedente, la maggior parte delle misure d’idoneità è rimasta pressoché la stessa o è cambiata solo marginalmente, insufficiente per parlare di cambiamento nelle prestazioni. I tassi mensili globali di disponibilità della flotta si mantengono intorno al 50%, una condizione che non è migliorata dall’ottobre 2014, nonostante il numero crescente di nuovi aeromobili. Una tendenza degna di nota è l’aumento della percentuale della flotta che non può volare in attesa di parti di ricambio, come indicato dal Not Mission Capable a causa della ritmo delle forniture. La crescita dell’affidabilità è ferma. È improbabile che il programma raggiunga i requisiti di soglia JSF ORD (Documento dei requisiti operativi) alla scadenza, nella maggior parte delle misure di affidabilità. In particolare, il programma non raggiunge la soglia delle ore di volo medie tra guasti critici, senza ridisegnare le componenti degli aeromobili”. Mentre la maggior parte dei test è stata eseguita prima che la nomina di Behler venisse approvata dal Senato, nell’introduzione della relazione annuale affermava di averne esaminato il contenuto, e si è certi che abbia esaminato le informazioni dell’F-35 in modo particolarmente approfondito. Tra le altre questioni significative affrontate dal programma, è improbabile che diventi pietra miliare di Prove e Valutazione Iniziale (IOT&E) necessari per legge, entro la fine di quest’anno, perché i test di sviluppo potrebbero non terminare prima di maggio. Il problema maggiore ora sono quelli notevolmente persistenti. Ecco cosa Michael Gilmore, precedente DOTE, dichiarò alla Commissione sui servizi armati della Camera nel marzo 2016: “Esistono carenze significative e correggibili nell’US Reprogramming Laboratory (USRL) che precluderà lo sviluppo e l’adeguata verifica dei dati di missione efficaci (software) del Block 3F“. Questi problemi non sono cambiati molto, secondo il rapporto di Behler: “L’US Reprogramming Laboratory (USRL) continua a funzionare con software ingombranti e hardware obsoleto od incompleto. L’USRL iniziava a creare i file di missione (MDF) del Block 3F nell’estate 2017 e ci vorranno 12-15 mesi per fornire i dati di missione (MDL) completamente verificati, composti con la compilazione MDF per lo IOT&E“. Questa è la libreria delle minacce dell’F-35, con cui i lettori Breaking-D sono assai familiari. Il sistema logistico e di pianificazione ALIS rimane vulnerabile agli attacchi informatici, scrive Behler. Essi e la minaccia al sistema sono così gravi che “il programma F-35 e i servizi condurrebbero test operativi degli aeromobili senza accesso ad ALIS per lunghi periodi di tempo”. Behler dice che l’aereo può operare fino a 30 giorni alla volta senza agganciarsi ad ALIS. Sappiamo che il programma fa tutto il possibile per aggiornare le cyber vulnerabilità. Se c’è sicuramente un ciclo infinito di minacce, correzioni, nuove minacce, correzioni, ecc., ALIS viene identificato come grave cybervulnerabilità per l’F-35 da anni e il programma deve fare qualcosa per mutare questo ciclo.

I pneumatici dell’F-35B
Il più pesante dei tre velivoli, l’F-35B, non solo sopporta i stress-test meno degli altri due aerei (vedi sotto) ma, come sottolinea il DOTE, “Il programma ha faticato a trovare un pneumatico per l’F-35B abbastanza forte per gli atterraggi ad alta velocità convenzionali, abbastanza morbido da ammortizzare gli atterraggi verticali, e abbastanza leggero per la struttura dell’aereo. La durata media del pneumatico dell’F-35B è inferiore a 10 atterraggi, ben al di sotto del requisito di 25 atterraggi completi a sosta normale. Il programma ancora lavora su questo problema, che non sarà risolto nell’SDD“. Infine, il rapporto Behler indica un problema nel rifornimento di carburante affrontato da F-35B e F-35C. Le punte della sonda di aerorifornimento si rompono troppo spesso, con la conseguenza che gli squadroni impongono restrizioni al rifornimento di carburante. Il programma ancora indaga sul problema. Ho sentito che il programma si concentra sulla manutenzione migliorata del meccanismo avvolgitubo, nonché sulle modifiche di progettazione della sonda. C’è un altro problema importante che renderà molto difficile per l’Air Force sostenere di poter sostituire l’A-10 con l’F-35A, come previsto: “Il cannone dell’F-35A ha costantemente mancato i bersagli a terra durante i test di raffica; il programma ancora deve risolvere il problema“. L’arma spara “lungo e a destra”. I cannoni di F-35B dei Marines e F-35C della Marina, che non sono integrati, apparentemente funzionano meglio. “I primi test di precisione dei cannoni di F-35B e F-35C hanno mostrato risultati migliori rispetto a quelli del modello F-35A“, scrive Behler. “Sia il cannone dell’F-35B che dell’F-35C hanno mostrato lo stesso problema dell’F-35A, tuttavia ciò non si manifesta nei sistemi dei cannoni su gondola“. L’altra brutta notizia è che “i ritardi nel completamento dei rimanenti test delle armi e nella correzione delle carenze relative all’arma nell’ambito dell’SDD, in particolare per l’F-35A, aggiungono rischi al programma IOT&E“, afferma il rapporto.

Guasti strutturali dell’F-35B
L’F-35B usato per vedere se l’aereo sopravviverà alle 8000 ore necessarie di operatività è andato a pezzi l’anno scorso e va sostituito. “L’effetto dei guasti osservati e le riparazioni richieste durante i primi due test per la certificazione della durata in servizio dell’F-35B vanno ancora determinati”, scrive Behler. La vita operativa delle tre versioni è prevista in 8000 ore; tuttavia, la vita utile dell’F-35B sarebbe inferiore, anche con ampie modifiche per rafforzare gli aeromobili già prodotti. E questo è coerente con ciò che riteniamo le intenzioni del programma. Ho sentito anche che Lockheed Martin studia quanto ancora l’aereo dovrà essere testato. Essi e il Joint Program Office cercano di limitare i costi usando solo parti dell’aereo, la paratia centrale forse e le connessioni alari, e nessuno è sicuro di quale sia l’approccio migliore. I test in corso sembrano dimostrare un cambio di tono dell’ultimo DOTE su questo. Nell’introduzione al rapporto annuale, Behler dice che ha intenzione di essere “flessibile sui test integrati” e sottolinea l’approvazione per i test sulle basse temperature pre-IOT&E, che sarebbero già in corso.Di seguito è riportato il grafico OTE che mostra la disponibilità dell’F-35. Come osserva il rapporto, “il tasso FMC degli F-35A al 34 percento era significativamente più alto delle altre versioni, con l’F-35B al 14 percento e l’F-35C al 15 percento. Il tasso medio di utilizzo mensile misura le ore di volo per aeromobile al mese. Il tasso di utilizzo era di 16,5 ore di volo, riflettendo un tasso di disponibilità stabile ma basso. La flotta di F-35A aveva una media di 18 ore di volo, mentre le flotte di F-35B e F-35C avevano una media di 14,1 e 15,1 ore rispettivamente“.

Disponibilità in 12 mesi dell’F-35, al Settembre 2017 (1)
Base operativa – Media – Aerei assegnati (2)
Tutti, 50%, 235 velivoli
Eglin, 38%, 25 F-35A
Eglin, 57%, 12 F-35C
Yuma, 60%, 10 F-35B
Edwards, 51%, 8 F-35A
Edwards, 35%, 7 F-35B
Edwards, 41%, 7 F-35C
Nellis, 53%, 16 F-35A
Luke, 50%, 60 F-35A
Beaufort, 38%, 28 F-35B
Hill, 70%, 27 F-35A
Amendola, 60%, 4 F-35A (3)
Iwakuni, 58%, 16 F-35B (4)
Lemoore, 54%, 8 F-35C (4)
Nevatim, 45%, 7 F-35A (5)Note
1. I dati rappresentano aeromobili in campo e non includono i simulacri SDD.
2. Aerei assegnati alla fine di settembre 2017.
3. Le operazioni ad Amendola sono iniziate nel dicembre 2016.
4. Le operazioni ad Iwakuni e Lemoore sono iniziate a gennaio 2017.
5. Le operazioni a Nevatim sono iniziate a settembre 2017.

Traduzione di Alessandro Lattanzio