Il ‘Piano B’ della Grecia: il pivot su Israele

Alessandro Lattanzio, 3/8/2015

E’ probabile che i greci abbiano chiesto qualcosa ai russi, ma i cinesi hanno detto di no. Kammenos non ha mai parlato di Iran, ma di terrorismo nei balcani. L’accordo con Israele rientra nel quadro della spartizione delle risorse petrolifere del mediterraneo, chiunque avrebbe agito nello stesso modo, sopratutto Atene, e dopo che i ministri degli esteri israeliano Dore Gold e il suo omologo turco Feridun Sinirlioglu si erano incontrati in segreto a Roma. L’accordo israelo-greco è di carattere legislativo, non militare. Varoufakis ha clonato conti correnti e ha creato una cellula segreta che si è dedicata all’hackeraggio (il tutto in combutta con hedge fund-Soros e forse la NSA statunitense). Inevitabile che finisse indagato.

Il ministro degli Esteri greco Nikos Kotzias e il premier israeliano Biniyamin Netanyahu

Il ministro degli Esteri greco Nikos Kotzias e il premier israeliano Biniyamin Netanyahu

Il 19 luglio Grecia ed Israele firmavano un accordo sullo “status delle forze militari” che “offre difesa legale ai rispettivi militari mentre si addestrano nel Paese controparte dell’accordo”. “Apprezziamo molto la vostra visita in un periodo difficile per la Grecia“, dichiarava il ministro della Difesa israeliano Moshe Yalon, ex-capo di Stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) all’omologo greco Panos Kammenos, “Questo sottolinea l’importanza delle relazioni tra i nostri Paesi“. Kammenos ha difeso l’accordo per motivi di “antiterrorismo”, insistendo che “il popolo greco è molto vicino al popolo d’Israele”, aggiungendo che il terrorismo è presente al di fuori del Medio Oriente, in particolare nei Balcani, rappresentando una minaccia la Grecia. Yalon aveva risposto che “Il terrorismo è terrorismo. Oggi è diretto contro qualcun altro, e domani raggiunge te“. Durante l’incontro, i due ministri hanno discusso anche di questioni attinenti la sicurezza marittima e delle risorse energetiche nella ZEE di Grecia, Cipro e Israele; cooperazione nell’industria della difesa e distribuzione di energia. Il Capo di Stato Maggiore greco Viceammiraglio Evangelos Apostolakis firmava un accordo con l’omologo israeliano sulla cooperazione idrografica tra i due Paesi. Già nel 1994 Israele e Grecia firmarono un accordo di cooperazione nella difesa. In precedenza, il 6 luglio, il ministro degli Esteri greco Nikos Kotzias incontrava il ministro israeliano delle infrastrutture nazionali, dell’energia e dell’acqua Yuval Steinitz sul futuro della cooperazione energetica. Kotzias aveva discusso con Steinitz la possibilità di creare un corridoio energetico israelo-greco-cipriota e la posa di un gasdotto tra i tre Paesi, aprendo una via al mercato europeo ad Israele. A novembre, l’ex-ministro dell’energia Silvan Shalom espresse sostegno al gasdotto da Israele per Cipro e Grecia, e nell’incontro con Kotzias, Shalom aveva ribadito l’idea di costruire il gasdotto in parte con i finanziamenti dell’Unione Europea. “Il gasdotto diverrebbe un’ulteriore fonte di gas per l’Europa, affidabile e disponibile“, aveva detto Shalom. Il piano infrastrutturale tra Israele, Cipro e Grecia comporterebbe anche la costruzione di un elettrodotto sottomarino di 270 km da Israele a Cipro e un altro di 600 km da Cipro alla Grecia, permettendo un flusso bidirezionale per 2000 megawatt. A Kotzias Steinitz aveva detto che Israele segue accuratamente gli sviluppi in Grecia e che Israele esprime la speranza che la Grecia esca dalla crisi rapidamente. Ringraziando Steinitz per i suoi commenti, Kotzias rispose che Israele è uno dei più stretti amici della Grecia nel mondo e “certamente nella regione”.
egypte-israel_leviathan-gasNel frattempo, nei prossimi 18 mesi la Grecia dovrà ricevere 2 nuovi sottomarini di costruzione tedesca e due pattugliatori d’attacco fabbricati in Gran Bretagna. Nonostante ciò, le forze armate elleniche, che contano 109000 militari (e altrettanti stipendi) si sono viste ridurre le spese per la difesa del 54% (4 miliardi di euro) l’anno scorso. Il governo greco aveva offerto di ridurre le spese militari di 200 milioni, ma la troika, smentendo ciò che si dice sugli interessi tedeschi e francesi, rispose chiedendo una riduzione di 400 milioni di euro. La proposta del Primo ministro Alexis Tsipras di ridurre di 200 milioni la spesa militare, suscitava a sua volta le minacce del Ministro della Difesa Panos Kammenos, del partito ANEL, di lasciare il governo. Il governo Tsipras dichiarava quindi che non ci sarebbero stati più tagli alla Difesa. Comunque, il bilancio della Difesa è ancora pari al 2,5% del PIL della Grecia. La Grecia è uno dei pochi membri della NATO, assieme a Stati Uniti, Regno Unito, Estonia, Turchia e Polonia, a seguire la raccomandazione dell’alleanza per una spesa militare superiore al 2% PIL. Un’ennesima smentita degli isterismi sull’imminente guerra, e addirittura invasione, della NATO contro Russia, Serbia o quant’altro. Ad aprile il governo greco firmava un accordo da 500 milioni di dollari con gli Stati Uniti per l’aggiornamento di 5 pattugliatori, il che spiegherebbe l’atteggiamento morbido del FMI, feudo di Washington, nei confronti della crisi greca. “Nient’altro può essere tagliato senza impatto sulle forze armate“, ha detto l’ex-Maggior-Generale Ioannis Parisis, presidente dell’Accademia per le analisi strategiche di Atene. “Se torniamo alla dracma, sarà un colpo mortale alle forze armate perché importiamo quasi tutto“, compreso il carburante. La Grecia ha più truppe della Polonia, Paese con una popolazione tre volte più grande, e questo per difendersi dall”alleata’ Turchia, altro Paese membro della NATO, anche se Ankara s’era offerta di aiutare Atene. La Grecia aumentò le spese militari quando la Turchia invase Cipro nel 1974, e le ultime follie furono l’acquisto di 170 carri armati tedeschi Leopard 2 per 1,7 miliardi di euro nel 2003. La Grecia ha anche acquistato da Germania, Francia, Gran Bretagna, USA e Ucraina 400 tra aerei ed elicotteri, 9 sottomarini e circa 30 navi da guerra. Ma oggi i tagli al bilancio hanno messo a terra diversi aerei e immobilizzato i carri armati. Il governo Tsipras finora s’è anche rifiutato di ridurre il personale militare, improponibile per un Paese con un tasso di disoccupazione del 26%. Inoltre il ministro della Difesa Kammenos ha un ampio seguito tra i militari, e la prospettiva di migliaia di soldati disoccupati non aggrada il partner della coalizione di Syriza, anche perché, “La gente vede le spese per la Difesa come necessarie data la lunga ostilità turca sul Mar Egeo“, spiega il giornalista greco Matthaios Tsimitakis. “La stragrande maggioranza dei greci sarebbe molto felice di tagliare le spese militari, a condizione che l’UE garantisca i confini della Grecia“.GreekAirspace-011-714x472Infatti, gli aerei da guerra turchi hanno notevolmente aumentato le incursioni nello spazio aereo greco. Il 15 luglio, 6 caccia turchi violarono lo spazio aereo greco 20 volte, dopo l’incursione di elicotteri militari turchi la settimana precedente. Dopo diversi anni, le incursioni aeree turche sui territori della Grecia sono balzati in alto. “La ragione principale sono i conflitti di sovranità sul Mar Egeo“, dichiarava Mustafa Kutlay, professore presso l’Università di Economia e Tecnologia di Ankara. “I turchi cercano d’imporre la loro sovranità sulle isole contese e trascinare la Grecia al tavolo dei negoziati“, dichiarava Thanos Dokos, direttore generale della Fondazione ellenica per la politica estera ed europea, “Ciò che preoccupa sono i voli a bassa quota, spesso degli elicotteri, su queste isole“. Molti degli incidenti avvengono sulle acque a quattro miglia dalle coste turche e su un arcipelago di sedici isole che Atene considera suo territorio; rivendicazioni contestate da Ankara. Le incursioni turche di giugno e luglio si sono avute su questi isolotti, tra cui Farmakonisi, Kounelonisi, e Agathonisi. Nel 2014 i velivoli militari turchi avevano violato lo spazio aereo greco per 2244 volte, e 361 volte fino al maggio 2015. “Il riavvicinamento politico tra i due Paesi, nei primi anni 2000, e la crisi economica greca contribuirono a diminuire i duelli aerei“, osservava Kutlay, direttore del Centro Studi europei USAK, think-tank turco, “Ma il mutevole ambiente della sicurezza regionale sembra colpire un nervo scoperto e Turchia e Grecia sono ora più sensibili nei rispettivi confronti sull’Egeo“. Lo stato di prostrazione della Grecia non pone alcuna minaccia alla Turchia, e lo Stato Maggiore turco non ha alcuna ragione per far incrementare le attività aree. “Nel caso di incursioni aeree, si deve reagire“, afferma Dokos. “E’ molto difficile ritirarsi unilateralmente da una situazione di aggressione militare. E’ una situazione tragica, perché i soldi che spendiamo per i duelli aerei con la Turchia l’avremmo potuto spendere per altre priorità della Difesa“. Nel 1987 e nel 1996 i due Paesi furono sull’orlo della guerra. Nel 2006 in un duello aereo 2 caccia F-16, uno turco e l’altro greco, entrarono in collisione, uccidendo il pilota greco. Poco dopo l’insediamento a gennaio, il ministro della Difesa Kammenos si recò sulle isole contestate, mentre il ministro della Difesa turco Ismet Yilmaz affermò in Parlamento che appartengono di fatto alla Turchia. A maggio, Kammenos propose la costruzione di una base NATO in una delle isole contestate in modo che l’alleanza “avesse una visione completa del comportamento della Turchia nella regione“. Ulteriore spiegazione del ‘pivot israeliano’ di Atene. La Turchia porta avanti un ambizioso programma di modernizzazione dell’aeronautica, già dotata di oltre 100 jet da combattimento F-16. A gennaio, il governo turco approvava l’acquisto di 4 aviogetti da caccia F-35 e 5 elicotteri Chinook, ed ha in programma di acquistare 100 F-35, mentre a primavera il governo turco approvava anche un programma per lo sviluppo di aerei da combattimento e di un jet regionale per uso civile e militare.
1422440547680 L’ex-ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis viene indagato per aver piratato i conti dei contribuenti greci, in vista dell’uscita della Grecia dall’euro, nell’ambito di una squadra segreta tra cui figurava l’economista statunitense James Galbraith, il quale precisava presso i media che “oltre a una conversazione telefonica inconcludente con il deputato Costas Lapavitsas, non c’era alcun coordinamento con Siryza e le idee del nostro gruppo di lavoro avevano ben poco in comune con le loro”. Varoufakis, che affronta anche l’accusa di alto tradimento, confermava i preparativi segreti per hackerare in codici fiscali dei cittadini greci per creare un sistema di pagamento parallelo. In una conferenza a Londra, presso il think tank OMFIF, del 16 luglio, Varoufakis aveva delineato il suo piano segreto e accusava il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble di “propendere per la Grexit”, far uscire Atene dall’eurozona e ricattare la Francia; “Avevamo intenzione di creare, di nascosto, conti di riserva collegati ad ogni codice fiscale, senza dirlo a nessuno affinché questo sistema operasse in segreto, naturalmente poteva essere denominato in euro, ma poteva essere subito convertito in nuova dracma. Il primo ministro, prima della nomina e delle elezioni di gennaio, mi diede via libero per sviluppare un piano B. Riunì una squadra molto competente, limitata dovendo mantenere questo piano segreto per ovvie ragioni. Ci lavoravamo da dicembre-inizio gennaio. Il nostro piano si sviluppava su molti fronti, io ne indico uno. Prendiamo il caso dei primi momenti in cui le banche vengono chiuse. I bancomat non funzionano più ed è necessario implementare un sistema di pagamento parallelo per sostenere l’economia per qualche tempo e dare l’impressione al pubblico che lo Stato ha il controllo, che c’è un piano. Lo programmammo. Ciò avrebbe creato un sistema bancario ombra durante la chiusura delle banche per l’azione aggressiva della BCE, per soffocarci. Era molto tardi e penso che avrebbe fatto la differenza, perché potevamo subito estenderlo, utilizzando le applicazioni degli smartphone, divenendo un sistema parallelo, ovviamente, basato sull’euro ma che poteva essere convertito in dracme subito. La direzione generale delle finanze pubbliche era completamente controllata dalla troika. Non dal mio ministero, da me, ministro, ma da Bruxelles. L’Amministratore Delegato viene nominato su supervisione della troika. Immaginate, è come se le finanze del Regno Unito siano controllate da Bruxelles. Sono sicuro che che fa rizzate i capelli a sentirlo“. Varoufakis quindi chiamò un “amico d’infanzia”, professore d’informatica presso la Columbia University, e lo nominò Direttore Generale dei Sistemi Informativi. “Dopo una settimana, mi disse: ‘Sai una cosa? Controllo macchine ed attrezzature, ma non controllo il software. Appartiene alla Troika. Cosa faccio?’. Decidemmo di usare un programma dal computer del mio ufficio per copiare i codici dal sito web delle imposte (Taxisnet), per progettare e sviluppare il sistema parallelo di pagamento. Eravamo pronti ad ottenere il via libera dal Primo Ministro, quando le banche avrebbero chiuso, entrando nella direzione generale delle finanze pubbliche, controllata da Bruxelles, e collegare il portatile per attivare il sistema“. Cosa tentava di attuare di attuare Varoufakis? Un golpe degli hedge funds? Per conto di Soros come sospetta da tempo Wayne Madsen.
Il Segretario generale del Partito comunista sudafricano e ministro della Funzione pubblica Jeremy Cronin ha affermato, riguardo alla relazione tra Grecia e BRICS, “Prima del referendum greco si è detto che la banca BRICS avrebbe fornito i finanziamenti. Per quanto ne so, la questione non fu mai formalmente sollevata. C’è certamente simpatia per la Grecia…. Tuttavia, non va esagerata la portata di una sola istituzione di recentissima creazione. … La realtà attuale dell’UE riflette la realtà globale, con un centro economico (Germania in particolare), economie semi-periferiche (Grecia, Irlanda) e periferiche (gran parte dell’Europa orientale). Ciò evidenzia la necessità di una solidarietà anticapitalista globale e della difesa della sovranità nazionale e democratica. La complicità dei socialdemocratici tedeschi (e di altre formazioni europee di centro-sinistra), nel sostenere il piano di austerità greco è molto istruttiva, come lo è la responsabilità storica del PASOK su gran parte della crisi attuale. … Guardando la situazione greca dalla prospettiva meridionale, chiaramente un piano B era e rimane l’unica via d’uscita, anche se tali scelte possono essere difficili. La nostra lettura è che le misure di austerità imposte alla Grecia sono dettate più da ragioni politiche che da imperativi economici. Qualsiasi tentativo di tracciare un percorso nazionale relativamente sovrano su mandato democratico viene punito, avvertendo Spagna, Italia, Portogallo ed Irlanda e ovunque agiscano partiti anticapitalisti. Ho il sospetto che questo sia il motivo per cui il FMI ha preso una posizione più economica e meno politica, avendo chiaro che l’attuale assetto non è sostenibile”.

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ll ministro della Difesa israeliano Moshe Yalon con l’omologo greco Panos Kammenos

La Turchia in soccorso della Grecia…
Philippe Grasset, Dedefensa, 1° luglio 2015

GreekCoast-714x868Dal momento che la Grecia ha le sue difficoltà in Europa, sinonimo di pace e prosperità almeno dal 2010-2011, un problema aleggia sullo sfondo, l’atteggiamento della Turchia. Entrambi i Paesi hanno sperimentato decenni di acuto confronto e ancora hanno controversie, in particolare sulle prerogative nelle rispettive aree sul Mar Egeo, sulla questione di Cipro, ecc. Anche se alleati nella NATO il “conflitto” tra Grecia e Turchia è un classico dal 1945, alcuni esperti e diplomatici greci hanno talvolta sollevato la possibilità che l’indebolimento della Grecia avvantaggi la Turchia che prende l’iniziativa su ogni lite, e vi sono anche casi in cui si registrano incidenti aerei, con alcune incursioni aeree turche sulle acque territoriali greche soggette alle pretese turche. Altre critiche furono rivolte da certi circoli greci alla Turchia secondo cui riceve un numero considerevole di rifugiati siriani per facilitarne il passaggio in Grecia, già sovraccarica di rifugiati e nello stato catastrofico che sappiamo. È quindi tanto più notevole che la Turchia segnali per la prima volta dalla crisi greca, in modo notevole, ufficiale e volontario con un discorso del primo ministro Ahmed Davutoglu sulla situazione greca, con solidarietà completamente positiva, una proposta di aiuto alla Grecia. AFP (La Croix del 30 giugno 2015) ha trascritto la proposta di Davutoglu: “Il Primo ministro islamico-conservatore della Turchia Ahmet Davutoglu ha offerto aiuto alla Grecia, al limite dell’inadempienza, affermando di esser pronto a considerare “qualsiasi proposta di cooperazione” con il vicino. “Vogliamo che la Grecia sia forte, (…) siamo pronti ad aiutarla a superare la crisi economica con la cooperazione su turismo, energia, commercio”, ha detto Davutoglu durante il discorso ai membri del partito. “Contatteremo la Grecia per organizzare un incontro di cooperazione ad alto livello nel più breve tempo possibile, prendendo in considerazione un’azione comune sulla crisi finanziaria che l’ha colpita”, ha aggiunto“. Sputnik riporta l’intervento di Davutoglu, anche intervistando altri politici, turchi e greci, le cui reazioni erano tutte estremamente favorevoli. (Sputnik, 30 giugno 2015).
… Alla domanda di Sputnik (sull'”aiuto umanitario” di 1,9 miliardi di dollari, il deputato del Partito Democratico del Popolo, Ertugrul) Kurkçu ha detto: “Sarebbe il miglior aiuto possibile al vicino attualmente in una situazione economica difficile. Ciò svilupperà amicizia e riconoscimento del popolo greco e ci permetterà di stabilire la pace nella regione del Mar Egeo”. Secondo il deputato, la Turchia ha risorse sufficienti per aiutare la Grecia, in particolare nel 2013 Ankara contribuì con 1,9 miliardi dollari di dollari di aiuti umanitari alle organizzazioni internazionali. “Potremmo dare questo aiuto alla Grecia come debito senza interessi”, aveva detto. Secondo Kurkçu, il versamento di 1,6 miliardi di euro, la parte del debito che Atene deve pagare ora, potrebbe essere un efficace passo diplomatico permettendo alla Grecia di evitare il default e di organizzare il referendum. “Abbiamo fatto questa proposta perché siamo solidali con il governo di Syriza e i nostri obiettivi politici sono gli stessi”, ha detto Kürkçü. “La deputata di Syriza Sia Anagnostopoulou ha accolto con favore la proposta della Turchia. “La solidarietà dei Paesi vicini è molto importante. Insieme possiamo diventare più forti e ricchi. In questo contesto, la proposta del signor Kurkçu è molto importante per noi”, aveva detto“. Presumibilmente, se Davutoglu l’ha detto è indubbio che avesse l’appoggio completo di Erdogan (Davutoglu non avrebbe preso una posizione su un tema così delicato senza l’approvazione del presidente, inoltre i due uomini sono molto vicini). La posizione della Turchia, generalmente ostile alla Grecia, in favore di una solidarietà attiva con essa sembrerebbe sorprendente, veramente sorprendente anche nella fantasiosa politica a tutto campo di Erdogan, a volte greve e a volte migliore. (L’aspetto stravagante di Erdogan sembra riservato principalmente a tutto ciò che sia ad est/sud-est, cioè in Medio Oriente in generale. A nord/nord-est, e in particolare con la Russia, Erdogan sembra generalmente meno stravagante seguendo linee più solide: la Grecia ne è l’azimut). Pertanto la Turchia di Erdogan ha adottato verso la Grecia una politica di solidarietà attiva, mentre le è stata a lungo ostile potendo semplicemente rimanere indifferente; ciò non dovrebbe sorprendere più di altre giravolte di Erdogan. Ma questa svolta ha finemente operato e ben negoziato, e sarebbe senza dubbio estremamente interessante; insomma, merita attenzione oltre la semplice osservazione della singola iniziativa “umanitaria” bramata dalle direzioni politiche del blocco BAO. (Ma dal loro punto, finora, volto agli aiuti “umanitari” alla Grecia…)
La differenza di linguaggio dei turchi verso la Grecia da un lato, e quello delle “istituzioni” del sistema e altre europee verso la Grecia, dall’altro lato, è impressionante. I primi parlano di politica, solidarietà regionale, solidarietà umana, necessità di stabilità comune, condivisione di responsabilità politica e umana; i secondi parlano di leggi economiche (a loro vantaggio), labirinto finanziario, settarismo capitalistico, ultimatum contabili, distruzione di economie, creazione del debito per distruggere le nazioni a vantaggio delle banche, ecc. Da un lato linguaggio umano e politico, dall’altro quello contabile spietato senza il minimo interesse per il fattore umano. Inoltre, nelle dichiarazioni citate sembra che tutto avvenga come se la Grecia affronti un avversario comune anche alla Turchia, e che non sia altro che l’inganno monetario che ottusamente schiaccia i popoli con la macchina-sistema, la finanza che spazza via le strutture umane a vantaggio degli azionisti e del sistema di omologazione… La solidarietà c’è anche a questo livello, tra comunità, popoli, comunità umane che naturalmente diventano antisistema perché inconsciamente sentono che l’attacco del sistema a uno di loro riguarda tutti, perché il sistema non fa assolutamente mai eccezioni, strutturate o perenni. Naturalmente, si potrebbero evocare le manovre turche, i vantaggi che la Turchia potrebbe affermare verso la Grecia in cambio dell’aiuto che avrebbe intenzione di offrire, cosa né impossibile né cattiva, ma preferiamo considerare la situazione presentatasi in tutta la sua crudezza ed imponenza, perché infinitamente più interessante. (E anche se l’aiuto della Turchia alla Grecia è minimo rispetto alle capacità turche: in questo caso, il gesto ha un potere politico sproporzionato all’importo previsto, ed è la politica che c’interessa più della grande contabilità finanziaria). Si potrebbe anche aggiungere che se una manovra c’è, potrebbe essere la Turchia che dice alla Grecia dietro le quinte, “l’UE non ci vuole ma vedete come l’Unione europea considera coloro che ne fanno parte e come noi trattiamo uno dei membri dell’UE“. Infine si aggiunga la dimensione regionale. Questa mano tesa turca alla Grecia dovrebbe incoraggiarla ad avvicinarsi alla Turchia, come a continuare, e questa volta i catastrofici attacchi europei sono presenti e identificati come tali, l’apertura alla Russia in modo più serio di quanto mai fatto finora. Si noterà immediatamente che ci si ritrova in piena coerenza, perché da una parte c’è la vicinanza tra Russia e Turchia (nonostante un momentaneo raffreddamento che appare passeggero della Turchia verso la Russia avendo Putin partecipato alle cerimonie del centenario del genocidio armeno), e dall’altra parte in particolare il gasdotto South Stream, bruscamente abbandonato in barba all’UE dalla Russia nel dicembre scorso, e sostituito dal gasdotto Turkish Stream proposto dalla Russia alla Turchia, che rientra in Europa propria dalla Grecia.Pipelines_Blue_South_Stream_risultatoFonti:
Les Crises
Haaretz
Histoire et Societé
Indian Punchline
Israel Defense
Jerusalem Post
MoD Greece
Mondoweiss
Politico
Politico
Straits Times

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La battaglia di al-Anbar in Iraq

Alessandro Lattanzio, 3/8/2015iraq-armyLa notizia più importante della seconda settimana di luglio 2015 era l’annuncio che la battaglia di Anbar cominciava. Dopo oltre un mese di ritardi, il governo iracheno annunciava l’avanzata su Ramadi e Falluja. Le forze di Baghdad avevano fatto rapidi progressi sgombrando cittadine e periferie, ma la vera battaglia iniziava una volta raggiunti il centro delle città. Lo Stato islamico rispondeva con una grande ondata di autobombe contro il centro del Paese. Se il governo liberava Anbar avrebbe imposto una svolta alla guerra. Ci furono 140 scontri dall’8 al 14 luglio 2015, meno dei 162 della settimana prima. Fino a luglio vi erano stati in media 21,5 attacchi al giorno dal 20 giugno. Baghdad è stata la provincia più violenta con 53 attacchi, seguita da Anbar con 32 e Salahudin con 20, al centro dei combattimenti nel Paese, e poi Diyala e Niniwa con 12, 5 a Babil, 4 a Kirkuk e 1 a Bassora e Wasit. Tali scontri causarono 436 morti e 725 feriti. I caduti comprendevano 1 miliziano della Sahwa, 12 della Hashd, 110 militari delle forze di sicurezza irachene (ISF) e 261 civili. I feriti furono 10 miliziani della Hashd, 45 militari e 525 civili. Baghdad era anche la provincia più colpita con 140 decessi, quindi 100 ad Anbar, 65 a Salahudin, 54 a Niniwa, 19 a Diyala, 4 a Babil, e 1 ciascuno a Bassora e Wasit. Lo Stato Islamico aveva aumentato l’uso di autobombe (VBIED). 16 furono usate la prima settimana di luglio mentre altre 32 furono distrutte dalle ISF, quindi 26 la seconda settimana assieme a 36 distrutte. L’obiettivo principale era Anbar, dove cercava di respingere l’offensiva del governo utilizzando tali tipi di attacchi; qui ci furono 17 autobombe esplose e altre 26 distrutte. Quindi 7 a Baghdad, dove continuava la campagna terroristica contro i civili. Infine 1 a Baiji e a Salahudin dove Baghdad proseguiva altre operazioni, mentre altre 9 autobombe furono distrutte. Il 15-21 luglio si avevano 109 attentati in Iraq, a Baghdad se ne registravano 39, 23 ad Anbar, 18 a Salahudin, 12 a Niniwa, 10 a Diyala, 4 a Babil, 2 a Bassora e 1 a Kirkuk, causando 359 morti e 597 feriti, tra cui 1 Peshmerga, 10 miliziani Sahwa e 28 di Hashd al-Shabi, 44 militari iracheni (ISF) e 276 civili; i feriti erano 8 Peshmerga, 14 miliziani Sahwa e 42 della Hashd, 46 militari e 487 civili. A Baghdad ci furono 53 attentati, tra cui 2 autobombe, 2 attentatori suicidi e 7 IED, lasciando 39 morti e 108 feriti. 4024 militari, peshmerga e civili furono feriti dal giugno 2014 al giugno 2015. Le vittime erano dovute soprattutto agli attentati con autobombe (9 in tutto); un’autobomba il 17 luglio a Qan Bani Saad, Diyala, uccise 130 civili e ne ferì 155, ed altre, il 21 luglio, uccisero 39 civili e ne ferirono 83 a Baghdad, Diyala e Salahudin. Nei primi 21 giorni di luglio 51 autobombe esplosero e altre 78 furono distrutte dalle forze irachene.
CBbbRycUMAEcT8EAnbar era stata l’obiettivo principale dello Stato Islamico nel 2015 e il governo finalmente riconosceva la necessità di una piena attenzione. Baghdad liberava Garma ad est di Falluja, dopo due mesi di combattimenti, circondando Falluja ed occupandone la periferia nelle ultime settimane. All’inizio di luglio, ISF, Hashd e tribù avviavano i preparativi per liberare Ramadi e Falluja, liberando a metà giugno Saqlawiya e Qalidya sulla strada tra Ramadi e Falluja. Habaniya, che si trova su quell’asse, ospita una base militare degli Stati Uniti probabilmente usata come punto di partenza per alcuni degli attentati del SIIL. Il 13 luglio fu annunciato ufficialmente l’avvio dell’operazione per Ramadi e Falluja. Invece l leader dell’Organizzazione Badr Hadi Amari dichiarava che la campagna sarebbe partita il 21 luglio. Sebbene 10000 militari di ISF e miliziani della Hashd e delle tribù vi partecipavano, in realtà erano meno delle unità impiegate nella battaglia per Tiqrit, che coinvolse il triplo dei combattenti. Comunque il governo iracheno annunciava subito la liberazione di diverse cittadine e l’entrata nelle periferie di Ramadi e Falluja. Il SIIL non può fermare queste forze travolgenti, ma può prolungare le operazioni e causare gravi perdite come a Tiqrit. Falluja è stata sotto il controllo dei terroristi per più di un anno e mezzo, mentre Ramadi fu presa due mesi fa, quindi c’è stato tempo per costruire le difese. D’altra parte, le ISF nell’operazione dovrebbero disporre del sostegno aereo degli Stati Uniti, come a Tiqrit. Se il SIIL viene cacciato da Ramadi e Falluja, subirebbe una grave sconfitta, essendo l’Anbar sua base principale e unica provincia in cui continuava a guadagnare terreno. Mentre la guerra arrivava nell’Anbar, aumentavano gli attentati a Baghdad. Nella seconda settimana di luglio ci furono 1 attentato suicida, 6 con bombe, 28 con IED, 1 suicida con autobomba e 6 autobombe. I quartieri sud ed est erano i principali obiettivi, ma il SIIL dimostrava la capacità di colpire qualsiasi parte della capitale, nonostante il primo ministro Haydar al-Abadi avesse inviato sempre più forze a Baghdad. A Niniwa, quasi tutte le vittime erano dovute alle esecuzioni del SIIL, mentre l’organizzazione continuava a sondare le linee curde. Nel periodo 8-14 luglio, 38 persone furono uccise dal SIIL e una fossa comune fu scoperta con 9 vittime. Agli attacchi aerei della coalizione furono attribuiti altri 15 morti e 7 feriti in tre città. Infine tre attentati furono effettuati contro i peshmerga a Sinjar, Bashiqa e Gabara, sulla prima linea formata da trincee e fortificazioni, ma ciò non impediva al SIIL di colpire i peshmerga ogni settimana. Infine, la lotta per riprendere Baiji e la raffineria continuava. Originariamente l’area fu attaccata come diversivo per l’assalto su Ramadi, dopo di ché fu occupata per due mesi. Ora il SIIL continuava gli attentati in tutta la provincia per fare pressione sul governo. Tale quadro cambierà con l’operazione nell’Anbar, dove il 16 luglio la polizia federale irachena eliminava 22 terroristi e gli attacchi aerei iracheni ne eliminavano altri 160 tra Hasiba, Qalidiya e Ramadi. Sempre a Ramadi, il 17 luglio, i raid aerei dell’aeronautica irachena eliminavano altri 57 terroristi del SIIL, “Gli attacchi aerei iracheni contro i nascondigli dei militanti del SIIL nelle aree circostanti e alla periferia di Qalidiya e Ramadi hanno ucciso e ferito numerosi terroristi e distrutto un grande deposito di autobombe“, dichiarava il Ministero della Difesa iracheno. Ma sempre il 17 luglio, un’autobomba del SIIL con quasi tre tonnellate di esplosivo uccideva 120 persone e ne feriva 170 nel mercato di Qan Bani Sad, nella provincia di Diyala.
CGZ9p3kXIAA1oqn Nell’Anbar, comunque, i capi del SIIL di Falluja iniziavano a fuggire in Turchia mentre le forze irachene avanzavano sulla città. Secondo Abdulrahman al-Namrawi, a capo del consiglio locale di Falluja, i capi dei terroristi erano fuggiti in Turchia passando da Ramadi, capoluogo dell’Anbar, e dalla Siria. Anche Falah al-Isawi, vicecapo del consiglio provinciale dell’Anbar, confermava che i capi del SIIL erano fuggiti e che i capi locali taqfiriti trattavano con le forze irachene. Nel frattempo le Forze popolari dell’Iraq abbattevano sempre a Falluja un drone da ricognizione del SIIL di fabbricazione israeliana. Nell’agosto 2014 un drone israeliano ‘Hermes‘ fu abbattuto presso l’aeroporto di Baghdad, dove personale della sicurezza dell’ambasciata degli Stati Uniti si precipitava per raccoglierne i resti, e un altro drone israeliano dello stesso modello fu abbattuto dalle truppe irachene nel centro dell’Iraq. Questa era la terza perdita di drone dall’esercito israeliano in un mese. Un ex-militare statunitense aveva detto che gli iraniani hanno fornito tecnologia e sistemi a diversi Paesi della regione permettendogli di abbattere diversi droni dell’esercito israeliano. “Quindi le IDF decidevano di sospendere le missioni dei droni Hermes su Iran, Iraq, Siria, Palestina e Libano“. Pochi giorni prima il IRGC iraniano aveva abbattuto un drone stealth israeliano presso l’impianto nucleare di Natanz, in Iran, e nel dicembre 2014 la Siria abbatteva un drone spia israeliano Skylark I, prodotto dalla Elbit Systems Company, su Hadar presso Qunaytra, e a luglio ‘precipitava’ un altro drone israeliano in Libano. Nel frattempo, l’Estonia inviava al governo iracheno 12 mortai da 120mm, 140 mitragliatrici RPD, 110 fucili d’assalto Type 56 fabbricati in Romania e 230 pistole TT con 21000 cartucce. Il “governo estone ha risposto alla richiesta di aiuto irachena inviando armi e munizioni vecchie… che non soddisfano gli standard della NATO e non sono utilizzate dalle forze di difesa estoni“, riferiva il Ministero della Difesa estone. Le armi estoni furono consegnate all’Iraq dall’US CENTCOM, che consegnava a Baghdad anche i primi aviogetti da combattimento statunitensi F-16. Infine il Ministro della Difesa iracheno Qalid al-Ubaydi dichiarava “La guerra che conduciamo non è tradizionale. … Il nostro nemico cambia tattica ogni mese, ogni giorno, e abbiamo bisogno di armi adeguate per rispondere. Nelle battaglie che combattiamo ora le armi russe si sono dimostrate essere le migliori. So che gli statunitensi non possono fornircele“. Al-Ubaydi continuava affermando che gli statunitensi non vanno bene quando vi è “una guerra di logoramento” in cui l’Iraq ha bisogno di grandi quantità di aiuti militari, elogiando la collaborazione e la disponibilità di Mosca nel fornire piena assistenza all’Iraq.
CKcVYhrUYAAYLa6 Il Comandante delle Forze Basij dell’Iran Generale di Brigata Mohammad Reza Naqdi dichiarava che Stati Uniti ed Israele fornivano intelligence e supporto logistico al SIIL. “Il centro teorico ed ideologico dello Stato Islamico è ad Haifa (Israele) e il suo comando regionale è l’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad“, affermava Naqdi in un messaggio di cordoglio per il martirio del comandante delle operazioni dell’Organizzazione Badr dell’Iraq, Abu Muntazar al-Muhamadawi, caduto in combattimento presso Falluja. “Gli Stati Uniti hanno creato e armato il gruppo terrorista del SIIL con l’aiuto malvagio di Gran Bretagna, regime infanticida sionista e dei petrodollari dei Paesi petroliferi, ordinandogli di commettere stragi contro sciiti e sunniti e disturbarne la pace con il pretesto della guerra settaria“, aveva detto nel 2014. “Il risultato delle azioni di questi terroristi in Siria non ha precedenti, spingendo l’alta affluenza della popolazione nelle elezioni presidenziali del Paese, dimostrando per l’ennesima volta l’inefficienza delle armi e la vittoria del movimento di resistenza contro l’arroganza globale”. Ad ulteriore conferma delle parole del Generale Naqdi, l’esercito e le forze popolari iracheni continuavano le operazioni contro i terroristi nella provincia di Anbar, nonostante la richiesta dal presidente dello Stato Maggiore Riunito degli USA, Generale Martin Dempsey, di sospendere le operazioni contro il SIIL con il pretesto che la battaglia era diventata una sorta guerra di logoramento. Dempsey voleva sminuire il ruolo delle forze popolari nella lotta contro gli islamisti del SIIL. Intanto a Tiqrit, “Le forze di sicurezza irachene arrestavano il governatore dello Stato islamico Abas al-Azawi, che insieme alla moglie stava fuggendo dalla regione“, dichiarava il comandante della 17.ma Brigata dell’esercito iracheno, Brigadiere Muad Baday.
Il 25 luglio, la 5.ta Divisione dell’Esercito iracheno, in collaborazione con Hashd al-Shabi, Liwa al-Badr e milizie locali, liberava l’Università di al-Anbar a Ramadi dopo pesanti scontri contro lo Stato Islamico. A Falluja le forze armate irachene eliminavano decine di terroristi e distruggevano mezza dozzina di loro blindati. Il 26 luglio, sempre a Falluja, una donna si faceva esplodere tra i terroristi del SIIL, uccidendone 23 e ferendone 17. Una nuova offensiva veniva avviata il 21 luglio su Albu Hayat e Haditha, a 70 km a nordovest di Ramadi, per tagliare le linee di rifornimento della base islamista di Ayn Asad, tra Haditha e Ramadi. Il 29 luglio, le forze irachene liberavano Albu Dyab, a nord di Ramadi ed a Fallujah eliminavano Ibrahim Jasam Fazah, responsabile delle finanze del SIIL. Anche il governatore del SIIL di Falluja Nufal al-Tiqriti e due suoi assistenti venivano eliminati da un raid dell’aeronautica irachena nella provincia di Anbar. Altri 93 terroristi del SIIL furono eliminati ad al-Qarmah, Albu Jawari, Husaybah, Baiji ed al-Qaim. Il 1° agosto, presso Falluja, l’8.va Brigata delle ISF eliminava 25 terroristi del SIIL, ed altri 10 presso Ramadi.CK8qRZ8WIAEQ2LEIl Comandante del CGRI-FQ Qasim Sulaymaini incontrava a Baghdad il comandante della forza di mobilitazione popolare e leader del Qataib Jund al-Imam Abu Mahdi al-Muhandis. Notare in fondo le bandiere del Kurdistan e dell’Unione Patriottica del Kurdistan.

468392-56f2b632-c0d6-11e4-95d8-f89106057fd0Fonti:
Al-Masdar
Anàlisis Militares
Anàlisis Militares
FARS
FARS
FARS
Global Research
Musings on Iraq
Musings on Iraq
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Uskowi on Iran
Uskowi on Iran

Iraq.All.01

Le operazioni saudite contro lo Yemen, Giugno-Luglio 2015

Alessandro Lattanzio, 3/8/2015Selection_0024Nel 2012, il Qatar stanziò 250mln di dollari per creare tensioni nello Yemen, come provano i telegrammi del ministero degli Esteri saudita, svelati dal cyberesercito yemenita. Il 31 gennaio 2012 l’ambasciatore saudita nello Yemen Ali bin Hamdan scrisse all’ex ministro degli Esteri saudita Saud al-Faysal, “Vi informo che abbiamo ricevuto alcune informazioni da fonti diverse secondo cui il Qatar ha speso una grande quantità di denaro per creare tumulti e disturbare il quadro politico nello Yemen, stanziando 250mln di dollari a tale fine“. Le trame del Qatar erano supportate dallo sceicco Hamid al-Ahmar, affarista yemenita e oppositore dell’ex-presidente Ali Abdullah Saleh, che avrebbe persuaso militari e polizia yemenite a rovesciare le autorità. Il cyberesercito yemenita “ha avuto accesso alla rete del Ministero degli affari esteri (MOFA) saudita e ha il pieno controllo su oltre 3000 computer e server, e su migliaia di utenti. Abbiamo anche l’accesso ad e-mail, informazioni personali e segrete di centinaia di migliaia di dipendenti e diplomatici in diverse missioni nel mondo“, così raccogliendo oltre 500000 documenti ufficiali. Il cyberesercito aveva anche attaccato i ministeri degli Interni e della Difesa saudita, e aveva inviato copie dei dati all’agenzia iraniana FNA e a WikiLeaks.152805-yemen-warL’11 giugno, Ansarullah bombardava con l’artiglieria la base militare saudita di Jabal al-Dud, nella provincia di Dhahran al-Janub, e la base militare di Burj al-Radif, presso Jizan, eliminando 2 soldati sauditi. I sauditi reagivano con attacchi aerei su Bani Sayah, nella provincia di Sada, e sulla provincia di Amran, uccidendo tre civili. Ansarullah liberava la regione di Aqabah dal controllo dei terroristi di al-Qaida. Il 12 giugno, i sauditi bombardavano Baqim, presso Sada, uccidendo dodici civili. Altri cinque furono uccisi nei bombardamenti su Haydan, a sud-ovest di Sada. I sauditi bombardavano anche Wadi Liah, al-Zahar e la base di Qitaf, tutti nella provincia di Sada. L’artiglieria saudita bombardava la città di Amran, a 52 km a nord-ovest di Sana. Infine cinque civili morivano nei bombardamenti aerei sauditi su Sana. Il 15 giugno, l’esercito yemenita lanciava 40 razzi sulla una base militare saudita di al-Amish, nella regione di Dhahran Asir dell’Arabia Saudita.
I leader tribali di Najran dichiaravano la separazione dall’Arabia Saudita aderendo alla guerra yemenita contro Ryadh. Shayq Fuzi Aqram, leader delle tribù Yam e Walad Abdullah nel Najran, dichiarava, “L’esercito saudita spara colpi di mortaio e missili sulla regione di Najran e poi ne accusa gli Huthi dello Yemen“, aggiungendo che numerose tribù del Najran si erano già incontrate con l’esercito yemenita su come combattere l’esercito saudita, e sottolineava che richieste “per l’indipendenza sono state sollevate dopo l’aggressione selvaggia del regime saudita allo Yemen e la presenza dei militari sauditi a Najran. Tutte le tribù yemenite sono minacciate dall’Arabia Saudita e sono pronte al martirio per la causa di Allah“. “Le tribù Najran in un comunicato hanno dichiarato guerra al regime occupante saudita, sottolineando che la Casa dei Saud rappresenta la corruzione sulla terra e sparge il sangue degli innocenti in tutto il mondo in modo continuo e regolare“, dichiarava l’attivista Abdulaziz Farid, “il sedizioso regime saudita vuole trasformare la regione di Najran nella prima linea della guerra contro i fratelli e vicini, ed usa questa regione per attaccare con l’artiglieria lo Yemen dalla seconda settimana di guerra“. Tali osservazioni seguivano le azioni del ministro della Guardia nazionale saudita Mutayb bin Abdullah che aveva inviato doni per milioni di Rial agli sceicchi di Najran per dissuaderli dal sostenere il movimento yemenita Ansarullah. L’agenzia stampa yemenita Qabar riferiva che Mutayb aveva versato 1 milione di rial sauditi (circa 250mila dollari) ad ogni leader tribale e sceicco di Najran, accompagnato da una lettera di apprezzamento da Riyadh. “Mentre gli scontri tra le forze rivoluzionarie yemenite e le forze saudite si sono intensificate nella provincia di Najran, nel sud-ovest dell’Arabia Saudita e vicino al confine con lo Yemen, nei giorni scorsi centinaia di residenti delle regioni di frontiera, sfuggiti ai combattimenti, si trovano ad affrontare la fame per la grave carenza di prodotti alimentari“, affermava a sua volta Talal Ahmad, attivista politico saudita, che osservava come numerose famiglie nelle regioni di confine saudite non potevano soddisfare le esigenze quotidiane poiché, “l’esercito saudita ha saccheggiato le loro case“. Le forze tribali del Najran quindi formavano il movimento politico-militare “Ahrar al-Najran” che dichiarava guerra all’Arabia Saudita. L’attivista del movimento Abu Baqr Abi Ahmad al-Salami dichiarava che “tutte le tribù della regione aderiscono ad Ahrar al-Najran, che aveva chiesto alle forze popolari e ai comitati rivoluzionari yemeniti, fratelli e vicini, di fornire addestramento militare ai giovani della regione… La prima battaglia del movimento avrà luogo nelle zone controllate dall’esercito di occupazione saudita nel Najran“.
Il 16 giugno, Ansarullah e l’esercito dello Yemen riconquistavano l’International Airport di Aden. Il 26 marzo l’aeroporto fu occupato dai terroristi di al-Qaida dopo che aerei sauditi avevano bombardato Aden e le posizioni di Ansarullah presso l’aeroporto. Il 19 giugno la città saudita di Abha veniva bombardata dagli yemeniti. Il movimento Ahrar al-Najran occupava una base militare saudita nella regione di al-Mashaliya, dopo scontri con i militari sauditi a Qababash, 10km a sud di Najran.yemen-army-officerjpg-2f17a1fa0e35629bL’attacco alla base aerea saudita
83 militari sauditi furono eliminati nel bombardamento della base aerea Amir Qalid di Qamis Mushayt in Arabia Saudita, effettuato con un missile Kometa e diversi missili Najm al-Saqib. Secondo l’ufficiale yemenita Mahdi Nasir al-Bashi, diversi ufficiali del Mossad erano nella regione per aiutare l’esercito saudita e “Al momento dell’attacco stavano lavorando su un piano per attaccare alcune regioni dello Yemen con armi israeliane“. Dopo l’attacco l’esercito saudita evacuò due aeroporti civili delle zone vicine. Il comandante dell’aeronautica saudita tenente-generale Muhamad bin Ahmad al-Shalan, rimase ucciso nell’attacco missilistico. Secondo il colonnello Salih Muhamad “Shalan è stato ucciso nelle operazioni speciali dell’esercito yemenita contro la base aerea Amir Qalid nella zona di frontiera di Qamis al-Mushayt in Arabia Saudita. L’attacco contro la base aerea Qalid fu condotto con missili e sistemi d’arma non speciali; l’operazione è stata pianificata da Ansarullah ed esercito yemenita, ed attuata dopo che Ansarullah ricevette informazioni sulla presenza di Muhamad Shalan nell’aeroporto militar“. Il colonnello Muhamad aveva dichiarato che l’esercito yemenita aveva catturato sistemi d’arma statunitensi dopo aver assaltato la base aerea Qalid dopo l’attacco missilistico. Il 18 giugno Ansarullah catturava la base militare saudita di al-Maqruq, presso Najran.
Il 20 giugno, l’esercito yemenita e Ansarullah bombardavano con 70 razzi la base militare saudita Burj al-Muin nel Jizan e un’altra nel Dhahran. Nel frattempo Ansarullah liberava le basi militari di al-Bayanat, al-Juf e al-Sahil nella provincia di Marib, arrestando numerosi terroristi di al-Qaida. Lo Stato islamico faceva esplodere un’autobomba davanti una moschea sciita di Sana, uccidendo due civili. Il 21 giugno, aerei sauditi bombardavano una base militare yemenita ad Harad, e le provincia di Hajah, Saada e Marib, causando la morte di 15 civili. Si avevano scontri nella città di Dhalia e Aden. Il 24 giugno, 3 soldati sauditi e 1 degli Emirati Arabi Uniti furono eliminati dalle truppe yemenite nel bombardamento della regioni saudite di Jizan, Asir e Najran, in risposta al bombardamento dell’artiglieria saudita su Haraz, nella provincia di Hajah, e del bombardamento aereo della provincia di Shabwah, nello Yemen. Il 26 giugno, 300 soldati sauditi disertavano presso le forze yemenite, “L’ultimo colpo ai Saud viene da Hashim al-Ahmar, comandante d’artiglieria dell’esercito saudita di al-Wadia e da 300 suoi soldati unitisi all’esercito e alle forze rivoluzionarie yemenite“, affermava Nasur bin Yahya al-Urujli dell’esercito yemenita. L’esercito yemenita bombardava le basi militari saudite al-Dud e Nahugha, nel Najran; la base militare al-Aisha, presso Shaqr al-Quba nel Jizan; le basi militari di jabal al-Dhaqan e al-Qam nel Zahran; e anche al-Malhama, al-Bayda, Sala e la base militare di al-Amud, dove venivano distrutti alcuni veicoli militari. Oltre un centinaio di razzi venne lanciato in rappresaglia agli attacchi aerei sauditi.
CA_NolIVAAAtln_ Il 29 giugno l’esercito yemenita ed Ansarullah avevano bombardato le basi militari saudite a Dhahran, nella provincia di Assir, e nel Jizan. Gli aerei da guerra sauditi lanciavano 15 missili su Razah, nella provincia di Sada, uccidendo ferendo decine di civili. Il movimento di opposizione saudita, Ahrar al-Najran, abbatteva un elicottero militare saudita nel sud del regno, assaltava le postazioni saudite a Jalah e al-Hijla nell’Asir, e occupava l’aeroporto della città di Najran dopo scontri con le forze saudite, dove eliminava 30 soldati sauditi. Il 30 giugno, l’esercito yemenita attaccava la base militare saudita di al-Salsabil nel Wadi al-Dawasir, con missili Kometa. Il Generale di Brigata e portavoce dell’esercito yemenita Sharaf Luqman dichiarava “L’attacco missilistico dello Yemen è la risposta all’aggressione e agli attacchi aerei dell’Arabia Saudita contro lo Yemen. Nonostante i nostri avvertimenti colpendo la base aerea Qalid bin Abdulaziz di Qamis Mushayet per inviare il messaggio agli aggressori sauditi di sospendere gli attacchi e l’ingiustizia contro il popolo yemenita, il regime saudita continua i raid aerei”. Il 3 luglio, l’esercito yemenita ed Ansarullah prendevano il controllo della base militare Bayr Ahmad, principale base di al-Qaida ad Aden. La base ospitava 95 carri armati e un gran numero di pezzi di artiglieria e armi pesanti. Inoltre, l’esercito yemenita avanzava sulla regione di al-Qara respingendo i terroristi di al-Qaida che abbandonavano la provincia di Marib. Il 4 luglio, l’esercito yemenita abbatteva un drone saudita nella regione di al-Baqa. Il 6 luglio l’esercito yemenita bombardava la base militare saudita di Mujazah nel Dhahran con 39 razzi. Il 7 luglio, aerei sauditi bombardavano la base della 23.ma Brigata meccanizzata yemenita, uccidendo almeno 30 soldati e ferendone altre decine. Diversi blindati furono distrutti e danneggiati dal raid aereo saudita. Il 9 luglio, le forze yemenite assaltavano la base saudita di al-Dud, distruggendo diversi automezzi, e lanciavano 50 razzi sulle basi saudite nel Jizan. Il 10 luglio aerei sauditi bombardavano al-Radhma, provincia di Ib, e al-Hamra, provincia di Lahij, dove uccidevano otto civili rifugiatisi in una scuola. Sette civili furono uccisi e altri dieci feriti da un raid aereo saudita a Sanhan, provincia di Sana. Quattro civili venivano uccisi da un attacco aereo saudita nella provincia di Shabwa e un altro civile nella provincia di Hajah. Un civile fu ucciso e 27 feriti nel bombardamento di una scuola ad al-Manar, provincia di Dhamar, e altri due civili furono uccisi da un attacco aereo saudita a un convoglio di aiuti tedesco nella provincia di Sada. I sauditi avevano anche bombardato le province yemenite di Taiz e Aden. Il 13 luglio, nuovi raid aerei sauditi su Sana uccidevano 25 civili.

arabia saudí baseFreccia d’oro
uae_mrap Il 14 luglio, con l’operazione ‘freccia d’oro”, forze filo-saudite sbarcavano nel porto di Aden, dotate di 100 blindati Oshkosh M-ATV e guidate da 300 elementi delle forze speciali saudite e degli Emirati Arabi Uniti, rioccupando il quartiere al-Muala e l’aeroporto internazionale, e parte dei quartieri Qurmaqasar e al-Tawahi, e con il supporto aereo saudita e statunitense respinsero le forze yemenite. Ansarullah riprendeva l’aeroporto internazionale di Aden dopo un giorno di scontri ed avanzava su al-Mansura, eliminando anche un ufficiale degli EAU, probabilmente un Forward Air Controller che designava i bersagli degli attacchi aerei sauditi. Il 15 luglio, le forze yemenite bombardavano la base militare saudita di al-Ayr, nel Najran, e il 16 luglio lanciavano 10 razzi contro la base saudita di al-Muazab, e altri 6 razzi contro la base saudita di al-Quba. Ansarullah liberava il jabal al-Jarah presso Taiz e avanzava su Huban, tra Taiz e l’aeroporto. I sauditi bombardavano Sana. Il 17 luglio le forze yemenite distruggevano con 12 razzi la base militare saudita di Malhama nel Jizan, bombardavano le basi saudite di al-Sharafa e Nahwaqa, nel Najran, e distruggevano l’avamposto militare saudita di al-Hasira, nel Jizan.
Il 18 luglio, i radi aerei sauditi uccidevano 20 civili ad Harad, al-Ghayl e Sada. Intensi combattimenti ad Aden. Il 20 luglio, gli attacchi aerei sauditi uccidevano 15 civili a Sada e Sana, e il 22 luglio i raid aerei sauditi uccidevano nove civili a Shabwah e al-Bayda. Il 23 luglio, l’esercito yemenita distruggeva il centro comando degli Emirati Arabi Uniti ad al-Tuwahi, presso Aden, eliminando 7 militari emiroti e 2 pakistani oltre a decine di miliziani filo-sauditi e di terroristi di al-Qaida, facendo prigionieri oltre 80 miliziani filo-sauditi. Il 24 luglio, i radi aerei sauditi colpivano i complessi residenziali della centrale elettrica di al-Muqa, uccidendo 65 civili. Il 25 luglio, i raid aerei sauditi su Tazi, Hajah, Sada, Amran e Juf uccidevano otto civili.
Il 26 luglio, il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti assegnava alla Raytheon un contratto per fornire all’Arabia Saudita 355 missili aria-terra AGM-154 da impiegare contro lo Yemen, inoltre l’US Defense Security Cooperation Agency (DSCA) vendeva 500 milioni di dollari di munizioni (munizioni laserguidate, traccianti, proiettili di artiglieria e mine) all’Arabia Saudita, “La proposta di vendita fornirà alle Royal Saudi Land Forces (RSLF) le munizioni necessarie per continuare a proteggere il confine meridionale dell’Arabia Saudita dai continui attacchi ostili della milizia Huthi e delle forze di al-Qaida della penisola arabica“, dichiarava la DSCA. A giugno la Francia aveva siglato accordi con Ryadh per vendergli navi pattuglia ed elicotteri, supportando l’intensificarsi dello sforzo bellico saudita contro lo Yemen.
_82473497_026855014-1Il 27 luglio, l’esercito yemenita ed Ansarullah colpivano le basi militari saudite di al-Radif e al-Mamut, nel Jizan. L’esercito yemenita ed Ansarullah avevano distrutto oltre 200 veicoli dell’esercito saudita dal 26 marzo, occupato una decina di basi militari saudite e ripreso il controllo di 20 basi militari nella provincia di Abyan, Yemen del sud, dopo aver eliminato decine di combattenti filo-sauditi. Aerei sauditi colpivano le posizioni delle forze filo-saudite presso la base aerea di al-Anad, provincia di Lahij, uccidendo 15 militanti dell’ex-presidente Abdurabuh Mansur Hadi, e ferendone altri 40. I sauditi bombardavano anche al-Masaymir, al-Matamah, al-Mamil, Jabal al-Ahmar e Wadi al-Jarah, nelle province di Hajah, Sada e Juf. Il 28 luglio Ansarullah bombardava la base militare saudita di Wadi al-Najran con un missile Kometa che poi occupava eliminando 7 soldati sauditi e 2 emiroti. Inoltre gli yemeniti bombardavano le basi saudite nel Jizan, ad al-Radif, al-Qujara e al-Mazab. Le forze popolari e l’esercito yemenita liberavano gran parte della provincia di Lahij dopo l’eliminazione di oltre 200 miliziani filo-sauditi e di al-Qaida nell’ultima settimana di combattimenti. Il Generale di Brigata Abdullah al-Saqri dichiarava che “L’assalto delle forze popolari alle posizioni dei terroristi ad Aden ha portato a scontri feroci, causando la morte di decine di mercenari sauditi”. Saqri sottolineava il coordinamento tra forze popolari, Ansarullah ed esercito yemenita negli scontri ad Aden, comportando l’eliminazione di oltre 100 terroristi e mercenari filo-sauditi. Il 31 luglio, l’esercito yemenita colpiva una base saudita nella regione di Jizan distruggendo un veicolo militare delle forze saudite, e bombardava la base saudita di al-Malta, nella regione di Dhahran. Le forze yemenite distruggevano 3 autoveicoli di al-Qaida a Dar Sad, presso Aden. Altri 12 terroristi di al-Qaida venivano eliminati dall’esercito yemenita nella provincia di Taiz. Le forze yemenite distruggevano la base militare saudita di Alib nella provincia dell’Asir, in Arabia Saudita, la base militare Tawila nel Dhahran, e occupavano la base saudita di Wadi al-Jarah al-Quba, nella regione del Jizan dell’Arabia Saudita. Gli aerei sauditi bombardavano la città di Harad, provincia di Hajah, Sana e la provincia di Marib, uccidendo almeno sette civili.
Il 1° agosto, le forze yemenite bombardavano le basi militari saudite di al-Matan, al-Madaba, Quraf al-Shayq e al-Radif, nella provincia di Jizan, con 50 razzi e missili, distruggendo almeno 3 blindati M2 Bradley sauditi. Finora l’aggressione dell’Arabia Saudita aveva ucciso almeno 5329 yemeniti.

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Siria, le operazioni dal 14 luglio al 1° agosto 2015

Alessandro Lattanzio, 3/8/201510665077Il 29 giugno, il Ministro degli Esteri siriano Walid Mualam, il suo Viceministro Faysal al-Maqdad, Buthayna Shaban, consigliera del Presidente Assad, e il direttore della sicurezza interna Generale Ali Mamluq, incontravano a Mosca il Presidente Putin che rinnovava l’impegno della Russia verso “il governo e il popolo” della Siria e suggeriva la creazione di una coalizione antiterrorismo tra Siria, Arabia Saudita, Turchia e Giordania. Gli inviati siriani furono sorpresi e Mualam avrebbe commentato che per far questo “sarà necessario un miracolo”. Tuttavia, alcune settimane dopo, il vicedirettore dell’intelligence russa e il Generale Mamluq incontravano a Riyadh il capo dell’intelligence saudita Salah al-Humaydan. Questo incontro portava alle seguenti conclusioni:
1. Si confermava che la coalizione anti-siriana originale aveva capitolato.
2. Si riconosceva la vittoria della Siria sul terreno.
3. Implicava l’ammissione della sconfitta da parte dell’Arabia Saudita.
4. Si riconfermavano ruolo e impegno della Russia verso la Siria.
5. Era ulteriore prova che gli Stati Uniti perdevano il Medio Oriente.
6. In tale quadro, l’ultimo nemico ostinato della Siria rimaneva la Turchia, oramai isolata.Homsagosto2015Il 14 luglio, presso Palmyra, la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano eliminava 21 terroristi e 2 tecniche del SIIL. La 106.ma Brigata della Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano e le Forze di Difesa Nazionale (NDF) di Mhardah e Saqaylabiyah liberavano al-Mansura, Qirbat al-Naqus e Tal Wasit nella pianura di al-Ghab, dopo aver eliminato decine di terroristi e 3 tecniche di Jabhat al-Nusra, Jund al-Aqsa e haraqat Ahrar al-Sham. Almeno 6 capi di Ahrar al-Sham, tra cui Abu Abdurrahman Salqin, venivano uccisi da due attentatori suicidi del SIIL nella provincia di Idlib. Presso la base aerea Abu Dhuhur, la SAAF distruggeva 4 autoveicoli con a bordo almeno 8 islamisti. Ad Ariha, un attacco aereo della SAAF eliminava 11 terroristi del Jaysh al-Fatah. La SAAF bombardava le posizioni dei terroristi a Janat al-Qura, Salat al-Zuhur e al-Baraghiti, dove eliminava 8 autoveicoli e 27 terroristi. A Tal Qatab, a sud est di Jisr al-Shughur, il Jaysh al-Fatah tentava di assaltare una colonna dell’EAS, ma i soldati siriani eliminarono 63 terroristi e 7 loro autoveicoli. A Qan Shaiqun, EAS e PDC eliminavano 11 terroristi e 1 pickup armato del qataib al-Iz. Sul jabal Shashabu l’EAS eliminava 6 terroristi e 2 loro pickup. L’Esercito arabo siriano ed Hezbollah completavano le operazioni di rastrellamento nel regione di al-Zabadani, eliminando decine di terroristi. Presso Qunaytra, l’EAS liberava Um Batayna e al-Hamidiyah e respingeva un attacco del SIIL su Tal Sad. Presso Dara, ad al-Masafra, l’EAS eliminava 13 terroristi di Jabhat al-Nusra. Nella provincia di Hama, l’EAS distruggeva un convoglio di autoveicoli del SIIL tra Qalib al-Thur e Tabarit al-Diba,e gli aerei da guerra siriani bombardavano le posizioni di Jabhat al-Nusra a Qafr Zita, eliminando diversi terroristi, tra cui Samir al-Rajab, capo di un gruppo terroristico locale.
CCpx3YcUwAEwhakIl 15 luglio, ad al-Hasaqah, la 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, le NDF, le Forze di protezione assire e la Liwa al-Baath liberavano il Suq al-Ghanam, mentre la 104.ta Brigata aeroportata della Guardia repubblicana assicurava l’autostrada Hasaqah – Qamishli da un attacco fallito del SIIL e la SAAF effettuava oltre 55 raid aerei sul governatorato, ad al-Shadadi e al-Hul, eliminando 2 autoveicoli e 13 terroristi, tra cui il capo del SIIL di Hasaqa Abu Qatadah al-Idlibi. La Città dello Sport, presso il quartiere al-Ghuwayran, veniva protetta dalla 5.ta Brigata confinaria dell’EAS da un tentativo d’infiltrazione del SIIL da sud. Un altro capo del SIIL, Amir al-Rafdan, veniva eliminato da un attacco aereo siriano nella provincia di Dair al-Zur. Le YPG liberavano Jisr al-Abyad dopo intensi scontri con il SIIL. La 106.ma Brigata della Guardia repubblicana dell’EAS, in coordinamento con le NDF, respingeva l’assalto del Jaysh al-Fatah su Tal Wasit e Qirbat al-Naqus, eliminando 25 terroristi e 2 tecniche. Sulla strada Qarim – Shariah l’EAS eliminava 13 terroristi di Jabhat al-Nusra. A sud di Jisr al-Shughur, l’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano abbatteva un drone da ricognizione turco nei pressi di Tal Shaiq Qatab. Il Jaysh al-Fatah lanciava oltre 150 bombe, colpi di mortaio e razzi sulle città al-Fua e Qafraya, sulle pianure al-Ghab, uccidendo 11 civili. La 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata e le NDF liberavano al-Mashtal e Qasr al-Hayr, ad sud-ovest di Palmyra, dopo aver eliminato 20 terroristi del SIIL. Presso Hama, a Qirbat al-Naqus, EAS e NDF eliminavano 56 terroristi e ne arrestavano più di 100. 4 pickup armati, 1 autocarro, 1 bulldozer e 3 cannoni-inferno furono sequestrati o distrutti. Presso Tadmur, nel wadi al-Abyad, l’EAS eliminava oltre 20 terroristi e 5 tecniche del SIIL, creando una grande zona cuscinetto tra la base aerea di Tiyas, la stazione di pompaggio T-4 e il jabal al-Hayl, mentre la SAAF eliminava altri 28 terroristi del SIIL.
Il 16 luglio, ad al-Hasaqah, l’EAS eliminava nel quartiere al-Zuhur, 19 terroristi e 3 tecniche del SIIL, mentre le YPG catturavano il carcere al-Ahdath dopo feroci con il SIIL. Presso Idlib, a Jisr al-Shughur, la SAAF compiva oltre 40 sortite attaccando i concentramenti dei terroristi. A Tal Qatab l’EAS eliminava oltre 30 terroristi di Jabhat al-Nusra. La SAAF eliminava 150 terroristi a Janat al-Qura e altri 60 a Bizayt. A Marat Masrin dei cacciabombardieri Su-22 della SAAF e razzi Luna dell’EAS distruggevano 3 basi dei terroristi. La SAAF bombardava le basi dei terroristi di Abu Dhuhur, Qafr Uwayd, al-Tamanyah, Binish, Um Jarin, al-Turah e Qar al-Ghazala. Nella provincia di Lataqia, EAS, NDF e Muqawama Suri liberavano Bayt Zayfa, Bayt Qadhur, Tal Qadhur, Bayt Alan, jabal al-Sindiyan, Tal Dhudhur, jabal al-Rahmaliya e jabal al-Maqtaraniya, eliminando oltre 130 terroristi di Jabhat al-Nusra. I terroristi avevano tentato di assaltare Durin, perdendo però numerosi terroristi e autoveicoli durante l’avvicinamento alla città. Presso Qunaytra, molti terroristi venivano eliminati, assieme a un loro deposito di munizioni, nelle operazioni dell’EAS a Tal Mashara, Bir Ajam e al-Hamidiyah.
Il 17 luglio, presso Tadmur, la Quwat al-Nimr e la Liwa Suqur al-Sahra dell’EAS eliminavano 24 terroristi del SIIL presso al-Amariyah. Ad al-Hasaqah, le Forze armate siriane accerchiavano i terroristi del SIIL da est e nord, mentre le YPG curde li accerchiavano da ovest e sud. Quindi 1200 terroristi del SIIL rimanevano bloccati presso il capoluogo. Le forze siriane liberavano la Facoltà di Economia, l’Istituto Industriale e un numerosi isolati nei quartieri occidentali. La 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, le Forze di Difesa Nazionale, le Forze di protezione assira e la Liwa al-Baath entravano nel quartiere di al-Shariah, mentre le YPG entravano nel quartiere al-Zuhur e liberavano Rad Sharqiyah e al-Watawatiyah, e una serie di piccoli villaggi lungo l’autostrada Hasaqah – Shadadi. Ad al-Zabadani, l’EAS tendeva un’imboscata dove eliminava 59 terroristi e ne arrestava altri 133. A Qan al-Shaiq l’EAS eliminava 8 terroristi. Presso Qunaytra, a Rasm al-Shawali, 1 elicottero Mi-24 Hind della SAAF distruggeva 4 pickup armati di Ahrar al-Sham. A Um Batayna, l’EAS eliminava 9 terroristi e 1 tecnica ad al-Hamidiya. A Dair al-Zur l’EAS eliminava 13 terroristi.
Il 18 luglio la SAAF bombardava le posizioni dei terroristi a Tadmru, Quraytin, Jub al-Ahmad, al-Suqna, e Farqalas. La 15.ma Brigata della 5.ta Divisione corazzata e la 7.ma Divisione meccanizzata dell’esercito arabo siriano, in coordinamento con le NDF, entravano a Qafr Shamis e Dair al-Adas nel governatorato di Dara. Presso la base aerea Abu Dhuhur, l’EAS distruggeva 12 tecniche del Jaysh al-Fatah che cercavano di violare il perimetro difensivo della base aerea. 3 autocarri-bomba si erano avvicinati da nord-ovest verso la base, ma furono intercettati dalla difesa siriana che li distruggeva impiegando missili anticarro Kornet e Milan. Quindi l’artiglieria dell’EAS bombardava i concentramenti dei terroristi nella zona distruggendo 12 pickup armati ed eliminando 173 terroristi. Ad Um Jarin l’EAS liquidava 17 terroristi e 2 tecniche di Jabhat al-Nusra. Presso Damasco l’EAS eliminava 23 terroristi.
Il 19 luglio, ad al-Hasaqah, la 123.ma Brigata della 3.za Divisione corazzata e le Forze di Protezione assira respingevano l’assalto del SIIL a sud al quartiere al-Ghuwayran eliminando oltre 20 terroristi. La 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano, in coordinamento con Hezbollah, Forze di Difesa Nazionale (NDF) e il Partito Sociale Nazionalista Siriano (SSNP) liberavano Darab al-Sham, presso al-Zabadani, eliminando 20 terroristi. Presso al-Suwayda, le NDF e i PDC drusi liberavano Tal Muaz eliminando 25 terroristi, mentre la “Brigata meridionale” dell’ELS, Jabhat al-Nusra e Jaysh al-Yarmuq tentavano di assaltare il perimetro occidentale della base aerea di Thalah, venendo respinti con la perdita di 24 terroristi e 3 tecniche. Presso Idlib, la SAAF bombardava le posizioni del Jaysh al-Fatah Bizayt, Janat al-Qura e Taum, mentre l’EAS colpiva i concentramenti dei terroristi ad Abu Shabta, Ufania e Um Batayna, presso Qunaytra.
Il 20 luglio, ad al-Zabadani, la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, Hezbollah, SSNP e NDF eliminavano 30 terroristi e 4 tecniche di Jabhat al-Nusra, haraqat Ahrar al-Sham e liwa Suqur al-Zabadani, liberando Darab al-Qalasa, Darab al-Hasaba e Darab al-Qasara, mentre altre decine di terroristi si arrendevano all’Esercito arabo siriano. Presso al-Hasaqah, la 104.ta Brigata aeroportata della Guardia Repubblicana e la 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, in coordinamento con le NDF e le Forze di protezione assire, respingevano i terroristi del SIIL dal quartiere al-Shariah e dal Cimitero dei Martiri, mentre le YPG liberavano al-Maylabiyah, Bab al-Qayr e Tal Tanaynir. Presso Qunaytra, l’EAS eliminava decine di terroristi di Jabhat al-Nusra a Sayda, Qafr Shams, al-Mismiyah, al-Yadudah, Atman, al-Nuayma, Um Batayna, dove distruggeva anche un lungo convoglio dei terroristi, e due loro basi ad Abu Shata e a Mashara. Presso Raqqa, Sarvat al-Hayvaniah, base principale del SIIL in Siria veniva bombardata dell’artiglieria dell’EAS, eliminando 400 terroristi. Ad Aleppo, l’EAS eliminava almeno 29 terroristi e la SAAF bombardava al-Layramun, eliminando un concentramento di Jabhat al-Nusra, e Qawabi al-Asal, dove eliminava 20 terroristi.
541a8d8063416Il 21 luglio, ad al-Hasaqah, la 123.ma Brigata della 3.za Divisione corazzata dell’EAS, in coordinamento con Liwa al-Baath, NDF e milizia assira, spezzava le linee del SIIL nel quartiere al-Zuhur, mentre le YPG eliminavano 18 terroristi nei quartieri al-Shariah e al-Nishwa. Presso Qunaytra, 9.na Divisione corazzata, Fuj al-Julan, Liwa Suqur al-Qunaytra dell’EAS e le NDF avanzavano su Um Batayna, mentre EAS e milizia drusa eliminavano 16 terroristi di Jabhat al-Nusra ad Samdaniyah al-Sharqiyah e Ajraf. Ad al-Zabadani, la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, in coordinamento con Hezbollah, NDF e SSNP, liberavano Sahal al-Zabadani eliminando 19 terroristi e 4 tecniche di haraqat Ahrar al-Sham, liwa Suqur al-Zabadani e Jabhat al-Nusra. Ad al-Zabadani, 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, NDF ed Hezbollah liberavano il quartiere al-Marawih sulla strada Barada – Zabadani, eliminando 21 terroristi, mentre un tunnel di 70 metri tra Zabadani e Madaya veniva scoperto e distrutto dall’EAS. Presso Dara, ad al-Hula, l’EAS eliminava oltre 100 terroristi, e ad al-Muftira l’EAS eliminava 18 terroristi di liwa Tawhid al-Janub, qataib Mujahidiy Huran e qataib Madfaiyat Sijil, e ne arrestava altri 21. Presso Idlib, ad al-Qastun, cacciabombardieri Sukhoj della SAAF bombardavano le posizioni dei terroristi, aprendo la strada alle operazioni dell’Esercito arabo siriano che liberava lo zuccherificio di Jisr al-Shughur. Ad Aleppo, l’assalto dei terroristi di Ansar al-Sharia, Jabhat al-Nusra, haraqat Ahrar al-Sham e Jaysh al-Mujahidin contro il quartiere al-Zahra veniva respinto da Liwa al-Quds, NDF e Qataib al-Baath che eliminavano 20 terroristi. A Zibdin EAS e PDC eliminavano 7 terroristi del Jaysh al-Islam, e altri 6 a Dair al-Asafir. Presso al-Suwayda, NDF, Jaysh al-Muwahedin e Forze di Difesa Civile druse eliminavano 28 terroristi e 3 loro tecniche sul Tal Shaiq al-Husayn.
Il 23 luglio il Jaysh al-Fatah attaccava al-Fua e Qafraya, ma le NDF respingevano l’assalto presso le fattorie di soia di al-Fua eliminando 30 terroristi di haraqat Ahrar al-Sham, Jabhat al-Nusra e Ansar al-Sham. La SAAF bombardava nel frattempo le posizioni dei terroristi a Marat al-Misrin, Idlib, Saraqib e Binish. Subito dopo il Jaysh al-Fatah effettuava un altro assalto sulle fattorie di soia, utilizzando un BMP autobomba suicida (VBIED o Vehicle Borne Improvised Explosive Device) presso Tal Sawaghiyah, ma il BMP veniva distrutto dalle NDF prima che potesse raggiungere l’obiettivo. Il Jaysh al-Fatah veniva respinto nuovamente dalle fattorie di soia e da Dair al-Zaghib dalla resistenza delle NDF. Ad al-Hasaqah la 104.ta Brigata aeroportata della Guardia repubblicana dell’EAS, la milizia Shaytat e le NDF liberavano il villaggio Abu Baqr, dopo aver eliminato 160 terroristi del SIIL. Ad al-Shariah, la 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, le Forze di protezione assire e le NDF eliminavano 19 terroristi del SIIL. A Dara, ELS e Jaysh al-Islam lanciavano un grosso assalto sulla città, verso i quartieri al-Maliha, al-Sina e al-Manshiyah, difesi dalla 5.ta Divisione corazzata dell’EAS e dalle Forze di Difesa Nazionale, che respingevano l’assalto eliminando 1 carro armato e diversi terroristi, mentre la SAAF bombardava le posizioni degli islamisti a Tal Shahab, Tal Zatar e Yaduda. Il Fronte meridionale dell’ELS e il Jaysh al-Islam avevano subito pesanti perdite negli scontri con le forze armate siriane, tra cui 6 capi: Zaqraya Abdalrahman al-Abud (“Abu Hadi”) capo del Faluja al-Huran, Ahmad Ismail al-Daghar (“Abu Raid”) capo del qataib Rajal al-Haq, Sadam al-Jabawi (“Abu Uday”) capo del qataib al-Fursan, Muhamad al-Ghanam (“Abu Qatayba”) capo del qataib Shahada al-Mazayrib, Jalil al-Masri (“Abu Mujahid”) capo del Jaysh al-Yarmuq e Usama Husayn al-Haraqi capo del Jaysh al-Islam. I terroristi assaltavano da quattro direzioni diverse le postazioni di EAS e PDC ad al-Yaduda, Tal Zatar e al-Nuayma, impiegando 25 tra carri armati e blindati, oltre 100 tecniche e sistemi anticarro TOW. Le truppe e le milizie siriane riuscivano respingere l’attacco eliminando oltre 300 terroristi. Scontri anche ad al-Muzayrib e Tal Antar. Presso Hama, a Jana al-Albawi, Qfar Zayta e Qasr bin Wardan, l’EAS eliminava 20 terroristi. Nel governatorato di Homs la SAAF bombardava le posizioni dei terroristi ad al-Basiri, Um Tuayna, al-Sultaniyah, Unq al-Hawa, al-Shumariyah, Jabab Hamad, al-Tuayna, Habra Garbiyah, Salam al-Sharqi, Tadmur, Talbisa e al-Ghantun, e bombardava le posizioni dei terroristi presso Idlib, ad al-Dibishiyah, Um Jarayn, Tal Salmu e Abu Duhur.
CCpyCExUgAAXuVq Il 24 luglio, ad al-Zabadani la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, Hezbollah, NDF e SSNP liberavano l’area tra piazza al-Silan, al-Qahalah street e piazza al-Maharjan, scoprendo un tunnel di 40 metri usato come deposito di armi, munizioni, apparecchiature per le telecomunicazioni ed alimentari. Presso Tadmur, la Quwat al-Nimr, la Liwa Suqur al-Sahra e la 550.ma Brigata della 3.za Divisione corazzata dell’EAS eliminavano 12 terroristi del SIIL presso al-Amariyah. Il governo turco concedeva l’uso della base aerea di Incirlik alla coalizione anti-SIIL per effettuare attacchi aerei in Siria,”la Turchia ha concesso lo spazio per lo schieramento di velivoli con e senza equipaggio di Stati Uniti e altri membri della coalizione che partecipa alle operazioni aeree contro il SIIL“. Era la maggiore conseguenza dell’attentato suicida del SIIL a Suruç che uccise 32 militanti socialisti e ne ferì 104. Inoltre il Ministero degli Esteri turco dichiarava che la Turchia prendeva parte nelle operazioni della coalizione anti-SIIL, guidata dagli USA dal settembre 2014 e composta da 60 Paesi, di cui erano attivi solo USA, Francia, Giordania, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. E infatti, lo stesso giorno 3 F-16 turchi bombardavano tre obiettivi del SIIL in Siria. La Turchia sosteneva anche di avere chiuso gli uffici e i centri di reclutamento del SIIL sul suo territorio, così riconoscendo ufficialmente che il SIIL era suo alleato. Inoltre, anche Jaysh al-Islam e Jabhat al-Nusra erano diretti da un centro comando turco-saudita-qatariota in Turchia. Nel frattempo gli aviogetti turchi compivano anche 159 sortite contro le basi del PKK in Iraq, tra cui il comando sul jabal al-Qandil. Nel frattempo, il 27 luglio, “Un’esplosione colpiva il gasdotto Iran-Turchia nella provincia turca di Agri e l’Iran sospendeva il flusso di gas immediatamente dopo essere stato informato dell’incidente“, dichiarava il CEO della società nazionale gasifera iraniana (NIGC) Hamidreza Araghi, “L’Iran è in attesa di spiegazioni dall’amministrazione turca sulla causa dell’esplosione e sospende l’esportazione di gas in Turchia tramite questa pipeline“.
Il 25 luglio la SAAF bombardava le posizioni dei terroristi presso Idlib, a Bizayt, Janat al-Qura, Bishlamun, Jisr al-Shughur, Qafr Musa, Qansafra, Tamana, Abu Duhur e Taum; presso Tadmur, ad al-Saqnah, Palmyra, al-Bayarat, Muthalath, Dabat al-Malayha, Shindaqiyah al-Janubiyah, Jabab Hamad e al-Qadim; presso Homs, a Rasam al-Saba, Um Sahrij, Tafha, Maluq, al-Wadayhi, Jabal Jarah, Ayn Husayn, al-Amariyah e Ayn al-Dananir; presso Hama, ad al-Rahjan, eliminando centinaia di terroristi e decine di loro autoveicoli. L’EAS respingeva un nuovo assalto del SIIL sull’aeroporto militare Quwayris di Aleppo, eliminando almeno 80 terroristi. Nel governatorato di Lataqia l’EAS liberava i villaggi al-Dura, Dwayrqa, al-Suqaryia, Marj Quqa e Shalaf. Presso Hama, l’EAS liberava Tal Aqrab, dopo aver eliminato 5 terroristi a bordo di 2 tecniche. Presso Qunaytra, a Tranja e Jabata al-Qashab, l’EAS eliminava decine di terroristi di Jabhat al-Nusra. Ad Hasaqah, l’EAS e le NDF avanzavano ad al-Gharbyah ed al-Sharqiyah, tagliando i collegamenti tra i gruppi terroristici nella periferia della città.
Il 26 luglio, a Tadmur, la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano, NDF ed Hezbollah eliminavano oltre 30 terroristi e sequestravano un grande deposito di armi, munizioni e dispositivi di telecomunicazione del SIIL, liberando Qalat Tadmur (Castello di Palmira). Nel frattempo 300 terroristi del SIIL fuggivano da Palmira verso Raqqa. La 104.ta Brigata aeroportata dell’Esercito arabo siriano, in coordinamento con la milizia Shaytat di Dair al-Zur, le Forze di protezione assire e le Forze di Difesa Nazionale, liberavano totalmente la Cittadella dello Sport di al-Hasaqah, Dawar Mahmud al-Qahraba, Dawar al-Thaqafah e Dawar al-Sharia eliminando 29 terroristi del SIIL e 4 loro tecniche. La 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano, in collaborazione con la Quwat al-Shamir, liberava al-Nishwa, mentre la Syrian Arab Air Force paralizzava il comando del SIIL ad al-Shadadi. Presso Qunaytra, ad al-Hamriyah, l’EAS tendeva un’imboscata a gruppi terroristici che tentavano di assaltare la città. A seguito del fallito attacco dei terroristi, il Fuj al-Julan e la Liwa Suqur al-Qunaytra dell’Esercito arabo siriano liberavano Tal Qaba al-Hanariyah e bombardavano i gruppi terroristici di Jabhat al-Nusra e Brigate meridionale dell’ELS a Jabatha al-Qashab, Tarnijah, al-Hamidiyah, Samandiyah al-Sharqiyah e al-Ajraf, eliminando circa 40 terroristi e 5 tecniche.
64123Il 27 luglio, a Dair al-Zur, la 137.ma Brigata della 17.ma Divisione respingeva l’assalto del SIIL sulla base aerea e liberava al-Jafra, eliminando 11 terroristi e 2 tecniche. A Jubar la 105.ta Brigata della Guardia repubblicana dell’EAS e le NDF eliminavano 23 terroristi del Jaysh al-Islam, liberando la moschea Tayba, l’edificio delle Poste e il palazzo degli Insegnanti. A sud di Jubar, la Guardia repubblicana e le NDF eliminavano decine di terroristi presso Bala. Per la terza volta in due settimane, Jaysh al-Fatah assaltava al-Fua e Qafraya da tre fianchi, venendo respinto dalle NDF che eliminavano 22 terroristi e 1 tecnica. L’EAS eliminava decine di terroristi di Jabhat al-Nusra ad Ayn al-Turma, Qan al-Shih e Husayniah al-Gharbyia, e ad al-Zabadani eliminava 20 terroristi del SIIL. A Duma un’unità dell’EAS distruggeva una base del Jaysh al-Islam eliminando 15 terroristi. Presso Hama, unità dell’EAS supportate dalla SAAF conducevano operazioni contro le posizioni dei terroristi del SIIL ad Aydun, Unq Bajira, Tulul al-Humar, Aqash, al-Mansura, Anqawi, al-Sqaylbyia, Jisr Bayt al-Ras, al-Huaija, Qafr Nabuda e Qirbat al-Naqus. Presso Tadmur, ad al-Bayarat, l’EAS distruggeva un cannone da 130mm del SIIL, e liberava al-Siyaqah assicurandosi il controllo degli oleodotti della regione. Presso Idlib, la SAAF distruggeva un convoglio di Jabhat al-Nusra tra Abu Duhur e Qan Shaiqun, e diversi altri autoveicoli degli islamisti a Tal Salma, al-Qashir e al-Majas. Un’unità dell’EAS distruggeva 4 autoveicoli dei taqfiri tra Zayzun al-Muhdatha e Tal al-Sahan. Nel governatorato di Lataqia la SAAF attaccava Tardan, Ayn al-Ghazala, Bayt Hasan e Nahshbah, mentre unità dell’EAS eliminavano 30 terroristi di Jabhat al-Nusra a Bayt Awan, al-Dura e Ablaq. Ad Aleppo un’unità dell’EAS distruggeva un tunnel dei terroristi nella zona di Sulayman al-Halbi; diversi terroristi furono eliminati dall’EAS nei quartieri al-Qaldiyah, Bustan al-Basha, al-Ashrafiyah, Qarim Maysar, Qarim al-Tarab, Qastal Harami, Bani Zayd, Qan al-Asal, Andan, Bayanun, presso l’aeroporto al-Nayrab e al-Zahra. A Dara un’unità dell’EAS eliminava un gruppo terroristico presso le fattorie al-Bitar. Basi dei terroristi furono colpite ad al-Nuayma, Sidam, al-Yaduda, al-Qaraq e Dara al-Balad. Presso Qunaytra, l’EAS liberava Qrum al-Hamariya ed eliminava un grosso gruppo di terroristi tra Sahita e Samadaniyah al-Gharbiyah. Le YPG liberavano Sarin, presso Ayn al-Arab, eliminando 30 terroristi del SIIL.
Il 28 luglio, ad al-Zabadani la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano ed Hezbollah reparti speciali per colpire i tunnel utilizzati da Jabhat al-Nusra per ripararsi dagli attacchi aerei e creare depositi di armi e materiali. Anche la SAAF aumentava la potenza delle bombe utilizzate, per penetrare nel terreno e distruggere i depositi sotterranei. Presso Idlib, l’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata dell’EAS, le NDF e la Liwa Jabal al-Assad riconquistavano Tal Haqama, Tal Sararif, Tal Wasit e Ziyarah, occupate il giorno prima dal Jaysh al-Fatah, eliminando oltre 40 terroristi. Ad al-Hasaqah, la 123.ma Brigata della 3.za Divisione corazzata e la 5.ta Brigata guardie di confine dell’EAS, le Forze di Protezione Gozarto (assire) e le NDF liberavano la casa della Gioventù e la Rotatoria panoramica all’ingresso meridionale del capoluogo, mentre la 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, in coordinamento con le Forze assire e le NDF, eliminava 31 terroristi del SIIL nel quartiere al-Nishwa, dove le forze terroristiche erano accerchiate.
Il 29 luglio, l’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata e il 45.mo Reggimento della 1.ma Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano, e le Forze di difesa nazionale (NDF), respingevano i terroristi di haraqat Ahrar al-Sham e Jabhat al-Nusra dalla linea Qirbat al-Naqus – Tal Wasit spezzandone le difese, eliminando 23 terroristi e liberando al-Mansura, Tal Dayr e Tal Barqi. La SAAF conduceva 44 sortite bombardando le posizioni del SIIL presso l’aeroporto militare di Quwayris nel governatorato di Aleppo, eliminando decine di terroristi, tra cui il capo ceceno del gruppo terroristico Abu Umar al-Shishani. Nel governatorato di Qunaytra Fuj al-Julan e Liwa Suqur al-Qunaytra dell’EAS liberavano al-Himriyat e Tal Qabas ed eliminavano 17 terroristi di Jabhat al-Nusra ed ELS presso Jabata al-Qashab. 1 drone israeliano colpiva un convoglio delle NDF nei pressi di Hadar sulle Alture del Golan, uccidendo 3 miliziani: Nadir Jamil al-Tawil, shaiq Wasim Adil Badriya e Muhanad Said Baraqat. Un altro drone israeliano colpiva una postazione del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina-Comando Generale (PFLP-GC) nel Governatorato della Biqa nel Libano orientale, uccidendo un miliziano palestinese. I terroristi di Jabhat al-Nusra sparavano 70 razzi, in parte caricati con agenti chimici, contro le cittadine di al-Zahra e Nabul, presso Aleppo. Presso Hama, l’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata, la 106.ma Brigata della Guardia repubblicana dell’EAS e le NDF tendevano un’imboscata al Jaysh al-Fatah eliminando 13 terroristi rastrellavano Tal Wasit, Qirbat al-Naqus, al-Mansura e al-Ziyara, e bombardavano al-Qastun, Tal Qatab, al-Himqa, al-Mintar, al-Mushayrifa, al-Awar, ad est di Jisr al-Shughur.
Il 30 luglio l’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata dell’EAS e le Forze di Difesa Nazionale (NDF) liberavano Zayzun, occupata 72 ore prima dai terroristi di Jabhat al-Nusra, haraqat Ahrar al-Sham e Ansar al-Sham. Ad al-Zabadani, la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano ed Hezbollah liberavano la Moschea al-Barada, eliminando oltre 30 terroristi e cacciando dai quartieri settentrionali della città Jabhat al-Nusra e haraqat Ahrar al-Sham, mentre presso la stazione degli autobus le forze siriane eliminavano un’altra dozzina di terroristi. Aerei ed elicotteri della Syrian Arab Air Force (SAAF) compivano 37 sortite bombardando le retrovie di Jabhat al-Nusra. Ad al-Hasaqah la 123.ma Brigata della 3.za Divisione corazzata, le Forze di protezione assire, le NDF e la Liwa al-Baath eliminavano 22 terroristi presso la rotonda Panorama, e altri 20 islamisti nel quartiere di al-Zuhur. Il quartiere al-Shariah veniva completamente liberato dopo scontri feroci con il SIIL. Il 30 luglio, a Dara i PDC eliminavano 2 pickup armati islamisti. L’EAS eliminava altri 27 terroristi di Jabhat al-Nusra ad al-Nuayma, Busra al-Sham e Itman.
11204430Il 31 luglio, l’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata, la Liwa Asad al-Jabal e la 106.ma Brigata della Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano (EAS). e le Forze di difesa nazionale (NDF), eliminavano presso Zayzun oltre 20 terroristi di Jabhat al-Nusra e haraqat Ahrar al-Sham. L’EAS liberava al-Zayzun e al-Ziyadiyah nel Governatorato di Idlib, arrivando alla periferia della città di Furiqa e Qahira. Intanto Jabhat al-Nusra sequestrava un gruppo di terroristi dell’ELS appena addestrati dagli Stati Uniti in Turchia, e poi attaccava ad Azaz, a nord di Aleppo, la base del gruppo di terroristi addestrati dagli Stati Uniti, autodefinitosi Divisione 30. Gli scontri causavano la morte di 5 terroristi di Jabhat al-Nusra e 6 terroristi della Divisione 30.
Il 1° agosto, ad Aleppo 25 terroristi, tra cui 5 capi, venivano eliminati dall’Esercito arabo siriano. Ad al-Hasaqah, EAS, SAAF e NDF liberavano il quartiere al-Zuhur eliminando decine di terroristi del SIIL. La SAAF bombardava le posizioni dei terroristi presso Tadmur, a Jazal e Qalat Hir al-Gharbi, e presso Aleppo, a Bishantara e Qafr Dail, distruggendo un convoglio dei terroristi. Presso al-Fuah l’EAS eliminava 23 terroristi di Jabhat al-Nusra mentre le NDF liberavano la vicina città di Qafrya, nel Governatorato di Idlib. Altri 50 terroristi furono eliminati dai raid aerei siriani tra Duayrshan, al-Ruda, Wadi al-Dura, nella provincia di Lataqia. L’Esercito arabo siriano assaltava le posizioni di Jabhat al-Nusra e haraqat al-Muthana a Malayha al-Gharbiya, presso Dara, eliminando almeno 100 terroristi. Ad al-Zabadani, EAS ed Hezbollah eliminavano 42 terroristi e ne arrestavano altri 41, tra cui i capi dell’ELS Tariq al-Zin, Ali Murad, Aqram al-Hurani, Monir al-Aqa e Abdullah Rahmah. L’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata, la Liwa Asud al-Jabal, la Quwat al-Nimr dell’EAS e le NDF liberavano Ziyadiyah, la centrale idroelettrica di Zayzun, Marj al-Zuhur, Tal Awar, Furiqa e Tal Hamqi, dopo scontri intensi con il Jaysh al-Fatah che si ritirava a Furu e al-Sirmaniyah.

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Mar Cinese Meridionale e geopolitica delle Isole

Leonid Savin Strategic Culture Foundation 31/07/2015Johnson-South-reef-China-reclamation-South-China-SeaIl 22 luglio, la stampa cinese riferiva che l’Esercito di Liberazione del popolo cinese conduceva per dieci giorni manovre al largo dell’isola di Hainan nel Mar Cinese Meridionale. L’amministrazione per la sicurezza marittima della Cina affermava che durante le esercitazioni, “alcuna nave può entrare nelle zone marittime designate”. Commentando l’evento, Xu Liping, esperto di questioni del sud-est asiatico presso l’Accademia delle scienze sociali cinese, ha osservato che la Cina esegue le esercitazioni legittimamente nel proprio territorio e che non “hanno niente a che vedere con le tensioni nel Mar Cinese Meridionale… Si tratta di normale esercizio della sovranità. La Cina vuole modernizzare la flotta per assicurarsi la protezione delle proprie isole e rotte”. Poco prima delle manovre il nuovo comandante della Flotta del Pacifico degli Stati Uniti, Ammiraglio Scott Swift, compì un volo di sorveglianza di sette ore sul Mar Cinese Meridionale. Il 20 luglio il Ministero della Difesa cinese espresse contrarietà alle frequenti missioni di sorveglianza degli USA ritenute troppo vicine ai confini della Cina, minando seriamente la fiducia sino-statunitense. Il vecchio dibattito sul possesso delle isole della regione è diventato ancora un tema caldo su numerose pubblicazioni politiche, soprattutto negli Stati Uniti. Perché il soggetto, sensibile per molti Paesi del Sudest asiatico, agita attivamente ancora una volta la situazione, infiammandola soprattutto attraverso la presenza militare di un Paese a migliaia di chilometri di distanza? Gli Stati Uniti effettuavano una serie di esercitazioni navali nella regione nel 2015 e intendono svolgerne molte altre. L’“asse sul Pacifico” di Obama, che ha portato alla riassegnazione nella regione di una parte significativa di Marina, Corpo dei marines e Aeronautica degli Stati Uniti, stanziandola nelle basi dei Paesi alleati di Washington, è anche direttamente collegato alla strategia marittima della Cina e alla creazione di avamposti logistici su scogliere brulle e isolotti rocciosi. Nell’aprile 2015, Pechino completava con successo la costruzione di infrastrutture su un’isola artificiale nelle Spratly, quindi praticamente designava la zona precedentemente inabitabile di sua sovranità. La Cina ha dichiarato il diritto su queste isole con un indirizzo ufficiale al Segretario Generale delle Nazioni Unite, nel maggio del 2009, e le sue intenzioni sono evidenti. Con la sua economia in crescita e l’aumento di energia e materie prime che attraversano lo Stretto di Malacca, Pechino deve creare roccaforti marittime per assicurarsi contro possibili rischi. La strategia del “filo di perle”, indicato anche come l’alternativa marittima della Grande Via della Seta, ha lo scopo di risolvere il problema ripetendo l’esperienza storica di molti altri Paesi, tra cui Gran Bretagna e Stati Uniti. Sulla questione della proprietà delle isole, Pechino insieme ad altri attori regionali si è avvalsa dell’antica legge della Terra Incognita nell’assimilazione di questi territori.
0_90d1c_a4f3a636_orig Sulla barriera Gaven, per esempio, un isola è letteralmente spuntata dall’acqua nell’ultimo anno e mezzo. Moderne infrastrutture che rispondono alle esigenze logistiche di un grande Paese come la Cina sono apparse anche su altre barriere coralline. Tuttavia, è evidente che gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di permettere alla Cina di rafforzare le proprie roccaforti e si preparano ad opporvisi con la forza militare. Questo dovrebbe coinvolgere non solo US Navy e US Air Force (secondo la strategia su una possibile guerra contro la Cina chiamata “Battaglia Aero-Navale”), ma anche l’US Army. Nelle linee guida per la strategia dell’esercito degli Stati Uniti in Asia 2030-2040, pubblicata nel 2014 dalla RAND Corporation, si dice che la strategia militare statunitense dovrebbe mirare al contenimento globale della Cina, anche coinvolgendo partner regionali degli USA. Il Pentagono ha tracciato la Southeast Asia Maritime Security Initiative, con cui prevede di spendere 425 milioni di dollari. Washington inoltre incoraggia lo sviluppo delle relazioni bilaterali tra i suoi satelliti in opposizione alla Cina. Un esempio è la dichiarazione comune e una serie di altri documenti firmati tra Filippine e Giappone il 4 giugno 2015, riflettendo non solo l’intenzione di unire le forze di fronte alle nuove sfide, ma anche di aiutare gli Stati Uniti in ogni modo possibile, compreso l’accesso alle loro basi e una sicurezza appropriata. Alcuni esperti ritengono che gli Stati Uniti siano deboli e agiscano in modo reattivo, mentre la Cina usa la finestra di opportunità, presumibilmente comportandosi aggressivamente seguendo una politica espansionista. Chiedono agli Stati Uniti di reclutare Giappone, Indonesia, Australia e India contro la Cina. Anche se non hanno nulla a che fare con le dispute nel Mar Cinese Meridionale, circondano la regione dall’esterno e sono i principali attori in proprio. Il Pentagono aumenta la propria presenza sul territorio di tutti i partner della regione: Singapore, Australia, Corea del Sud, Giappone, Filippine, Indonesia, Taiwan e Guam (c’è anche una base inglese nel Brunei). I fatti dimostrano tuttavia che la Cina è solo un capro espiatorio, un ruolo datogli con l’aiuto dei media occidentali e di tutto il mondo. Secondo una pubblicazione specializzata in relazioni internazionali nella regione Asia-Pacifico, la Cina è ben lungi dall’essere l’unico Paese che ha unilateralmente imposto la sovranità sulle isole Spratly. Il Vietnam ne occupa 21, cinque delle quali sono naturali, e il resto sono scogli o banchi di sabbia. Di questi, 17 hanno status territoriale. Sud Cay fu occupata dalle Filippine nel 1975 che ora ne possiede nove, una delle quali è un rilievo sottomarino. C’erano anche piani per aggiornare la pista di atterraggio sull’isola Thitu. Nel 2014, visto quanto velocemente la Cina erige infrastrutture, le Filippine chiesero una moratoria sulle costruzioni nel Mar Cinese Meridionale. Nel 1983 la Malesia occupò cinque isole e Taiwan una, Itu Aba, investendovi 100 milioni di dollari per ripristinare le infrastrutture del porto e la pista di atterraggio per immettervi forze armate. Il lavoro fu completato nel febbraio 2015. C’è anche Brunei, ma secondo i dati ufficiali, utilizza solo piattaforme per l’estrazione di petrolio e gas sul fondale del Mar Cinese Meridionale.
E’ estremamente significativo che prima del 2014, quando la Cina cominciò a costruire la pista di atterraggio di 3 km sul Fiery Cross Reef, nella parte meridionale delle Spratly, Pechino non avesse alcuna pista di atterraggio sulle isole. La costruzione iniziò nel 2014 anche sul versante meridionale del Johnson South Reef. E così i cinesi ripetono ciò che altri Paesi hanno già fatto, Paesi le cui azioni non suscitano l’indignazione degli Stati Uniti. Per inciso, i cinesi hanno sempre sottolineato che non hanno alcuna intenzione di effettuare alcuna azione aggressiva nel Mar Cinese Meridionale e sperano che Obama non programmi alcuna provocazione. Tuttavia, gli Stati Uniti versano costantemente benzina sul fuoco, non solo con operazioni militari e d’intelligence, ma retoricamente. Così il dipartimento di Stato degli USA, rappresentato dal segretario di Stato e altri rappresentanti, ha più volte affermato che la libertà di navigazione nel Mar Cinese Meridionale è d’interesse nazionale degli Stati Uniti, una dichiarazione che ricorda dolorosamente quella dell’ex-presidente degli USA Jimmy Carter sul Golfo Persico nel 1980, quando minacciò di usare la forza militare se venivano minacciati gli interessi degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, e con il cinismo tipico dei politici statunitensi, gli Stati Uniti dichiarano che non devono ratificare la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare per difendere i propri interessi nazionali nel Mar Cinese Meridionale. Anche se secondo il piano d’azione nella regione, Washington sosterrà eventuali azioni legali contro la Cina nei tribunali arbitrali. Se si tiene conto del fatto che il 60 per cento del traffico commerciale mondiale attraversa la regione, così come i continui tentativi di Washington di promuovere la sua Trans-Pacific Partnership, allora è improbabile che gli Stati Uniti fermino le provocazioni e la Cina non avrà altra scelta che rafforzare la propria sicurezza.Southchina_sea_882_risultatoLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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