Il capo del GRU accusa Stati Uniti e alleati di aver creato la rete terroristica transnazionale islamista

The Saker 22 maggio 2015

Cari amici,
Vi propongo oggi il discorso del Colonnello-Generale Igor Sergun, capo del Primo Direttorato dell’Intelligence (GRU) dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate della Russia. Dire che l’uomo o il GRU sono segreti, sarebbe un eufemismo. Quasi tutte le informazioni pubblicamente disponibili su Sergun si trovano nella breve biografia alla fine del post. Di regola il GRU non fa dichiarazioni pubbliche, né il suo capo. È quindi interessante che, in una delle pochissime occasioni in cui il Generale Sergun ha accettato di parlare in pubblico, ha scelto di concentrarsi sui rischi del cosiddetto estremismo “islamico”, e che in una relativamente breve presentazione ha indicato per quattro volte che tali terroristi “islamici” sono fondamentalmente una creatura dell’occidente. Si potrebbe essere tentati di dire “niente di nuovo, lo sappiamo tutti”, ma si mancherebbe il punto, e cioè che il capo dell’intelligence militare russa dichiara apertamente che il cosiddetto “terrorismo islamico” non è un fenomeno originale o indigeno, ma uno strumento dell’imperialismo occidentale utilizzato per sovvertire i Paesi che osano opporsi all’egemonia mondiale dell’impero anglo-sionista.

Sakerigor_dmitrievich_sergunTesto presentato dal Direttore del Primo Direttorato dello Stato Maggiore per la IV Conferenza di Mosca sulla Sicurezza Internazionale, dedicata a: “Sicurezza Globale: trasformazione radicale o creazione di nuove regole del gioco?” (16 aprile 2015)
Argomento: ‘Punti caldi’ della lotta globale al terrorismo

Gentili Signore e Signori,
Una delle sfide più pericolose dei tempi attuali è presentata dal terrorismo internazionale, che rapidamente acquista natura politica ed è divenuto una vera e propria forza che cerca di arrivare al potere in alcuni Paesi. Assistiamo a una tendenza costante verso la globalizzazione delle attività delle organizzazioni estremiste. Ciò comprende ampliamento geografico, rafforzamento delle interazioni tra gruppi precedentemente dispersi, nonché rapido adattamento ai cambiamenti della situazione. Tra le organizzazioni terroristiche internazionali, gli islamici radicali avanzano. I loro capi sviluppano una collaborazione e cercano di creare zone di instabilità che non includono solo Paesi, ma intere regioni. L'”Internazionale terrorista” ha l’obiettivo di creare con la forza il “Grande Califfato” comprendente Medio Oriente, Caucaso, Nord Africa e penisola iberica. Una campagna per la formazione del fronte della “Jihad Globale” è stata annunciata con l’obiettivo di condurre la lotta armata contro i “principali nemici dell’Islam”, rappresentati da Stati Uniti, Paesi dell’Europa occidentale, Russia e Paesi musulmani con governi secolari. Attualmente, il terrorismo rappresenta la peggiore minaccia per Iraq, Siria, Libia e Afghanistan, dove “Stato islamico dell’Iraq e del Levante”, “al-Qaida“, “Jabhat al-Nusra“, movimento dei taliban e altri gruppi radicali sono attivi. Al-Qaida “rimane una delle più potenti organizzazioni terroristiche, anche se nelle condizioni attuali s’è ampliata come “bandiera della guerra contro gli infedeli” per gli islamisti, mentre i relativi gruppi regionali operano praticamente in modo indipendente. Ultimamente, lo “Stato islamico dell’Iraq e Levante”, che è riuscito ad imporre il suo controllo su una parte significativa di Iraq e Siria, lotta con successo per occupare la posizione guida delle organizzazioni estremiste. I terroristi hanno dichiarato la costituzione di un ‘califfato islamico’ nei territori occupati e iniziato a creare proprie “istituzioni pubbliche”, tra cui sistemi finanziari e giudiziari. Il controllo centralizzato permanente sui gruppi armati viene organizzato. Il rafforzamento del SIIL ha seriamente destabilizzato l’Africa. Il SIIL fornisce sostanziale assistenza militare e finanziaria agli estremisti locali, invia rinforzi composti da terroristi siriani e iracheni. I gruppi che hanno ricevuto tale sostegno sono ‘Ansar al-Sharia‘, che opera in Nord Africa, e ‘Boko Haram‘, nella parte occidentale del continente, mentre la peggiore minaccia alla stabilità dell’Africa orientale è l’organizzazione terroristica somala ‘Shabab al-Mujahidin’, responsabile di varie gravi azioni. Altrettanto preoccupante è la situazione che si sviluppa in Medio Oriente e in Asia centrale, in cui le organizzazioni estremiste come ‘taliban’, ‘Hizb-ut-Tahrir’ e Movimento Islamico dell’Uzbekistan hanno un alto potenziale operativo. Stimiamo che attualmente, nel solo Afghanistan, circa 5mila militanti combattano. Territori afghani e pakistani ospitano una rete di campi di addestramento dei terroristi, anche per terroristi suicidi. La diffusione attiva di idee radicali islamiche ha un impatto negativo sullo sviluppo della situazione nel sud-est asiatico. In particolare, conseguenze imprevedibili potrebbero essere causate dall’organizzazione estremista ‘Jamaa Islamiya‘, il cui obiettivo principale è creare uno Stato teocratico islamico comprendente Brunei, Indonesia, Malesia, Singapore e le province musulmane di Thailandia e Filippine. Negli ultimi anni, la minaccia terroristica in Europa è aumentata. Ciò è dovuto principalmente agli insorti di ritorno dai “conflitti” e pronti a ricorrere all’esperienza acquisita. Circa 600 jihadisti sono tornati negli ultimi quattro anni nella sola Germania. L’influenza degli estremisti si è diffusa anche in alcune regioni del Sud America. L’area dei tre confini, alla congiunzione tra Argentina, Brasile e Paraguay, è considerata trampolino di lancio dagli estremisti. L’attività coperta di certi Stati volti a realizzare proprie missioni in politica estera attraverso il finanziamento occulto delle strutture islamiche, destabilizza la situazione.
Mentre flirtano con gli estremisti, certi Paesi occidentali sembrano essere sicuri che la cosiddetta politica del caos controllato in regioni lontane, non avrà conseguenze tragiche, almeno nel medio termine, ma credo che tale parere non convinca. Non è un segreto che su istigazione di ‘partner occidentali’, dagli anni ’80 l’estremismo islamico abbia rapidamente guadagnato slancio. Per contrastare le truppe sovietiche in Afghanistan furono pesantemente armati, con i fondi provenienti dagli Stati Uniti d’America e altri Stati della NATO, vari gruppi di jihadisti e mujahidin successivamente fusisi in grandi gruppi e movimenti terroristici. Grazie all’assistenza finanziaria e militare di Washington e alleati, allo scopo di eliminare il regime in Siria, indesiderato dall’occidente, lo ‘Stato Islamico dell’Iraq e Levante’ e ‘Jabhat al-Nusra’ furono creati. L’intervento militare in Libia da parte della NATO ha comportato risultati simili. La disponibilità di fonti stabili di finanziamento degli estremisti è la ragione del grave problema. I canali dei finanziamenti più affidabili comprendono varie organizzazioni non governative e fondazioni. Ad esempio, negli Stati della penisola araba vi sono circa 200 organizzazioni. Una delle principali fonti di reddito è il controllo di produzione e traffico di droga. Tale attività frutta agli islamisti di Medio Oriente e Asia Centrale 500 milioni di dollari l’anno. Succede abbastanza spesso che le azioni di Washington e dell’occidente in generale in varie regioni del mondo, contribuiscano a creare gravi problemi, tra cui traffico di droga, estremismo religioso e terrorismo, dopo che Washington mobilita eroicamente la comunità internazionale per neutralizzare tali problemi. In generale, con lo slogan della lotta per ‘l’Islam puro’, il terrorismo internazionale diventa una forma di criminalità transnazionale. In realtà, è diventato un business lucrativo con circolazione di capitale per miliardi grazie a traffico di droga, sequestri di persone, contrabbando di armi e metalli preziosi. Alla ricerca di ulteriori fonti di finanziamento, i jihadisti sviluppano volutamente legami con organizzazioni nazionaliste, pirati e separatisti.
Quindi, dovremmo aspettarci che, nel breve periodo, le minacce terroristiche nel mondo rimangano elevate. L’avanzata dei gruppi estremisti, tra l’altro su istigazione di Stati Uniti e alleati, in particolare in Medio Oriente e Asia centrale, rappresenta la vera e propria minaccia di diffusione del terrorismo verso Paesi europei, repubbliche della CSI e regione Asia-Pacifico.

Grazie per la vostra attenzione.

Начальник ГРУ ГШ ВС РФ Игорь СергунBiografia di Igor Sergun
Biografia ufficiale del nuovo capo dell’Intelligence militare russa Igor Sergun, sul sito ufficiale del Ministero della Difesa russo. [Fonte]
Igor Sergun è nato a il 28 marzo 1957 e presta servizio nelle forze armate dal 1973, si è laureato alla Scuola Militare Suvorov di Mosca [Fonte] e [Fonte], alla Scuola Militare dell’Alto Comando del Soviet Supremo di Mosca [Fonte], all’Accademia militare diplomatica dell’Esercito sovietico e presso l’Accademia Militare dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate della Federazione Russa [Fonte]. Opera nel servizio segreto militare dal 1984, in varie posizioni nell’ambito del Primo Direttorato dell’Intelligence. Parla diverse lingue straniere ed ha ricevuto attestati di Stato. Nel 1998, da colonnello, è stato addetto militare della FR a Tirana, Albania. In quel periodo ricevette la medaglia quale “partecipante all’Operazione Marcia Fulminea Bosnia-Kosovo 12 giugno 1999″. Nel dicembre 2011, fu nominato a capo del Primo Direttorato dell’Intelligence dello Stato Maggiore Generale russo.
Mark Galeotti nel suo libro Spetsnaz: Forze Speciali russe, scrive che negli anni 2000 l’intelligence militare russa era sull’orlo della completa distruzione causata dalle riforme del Generale Shljakhturov. Tuttavia, fu costretto al pensionamento a fine 2011, e il suo successore, il Tenente- Generale Igor Sergun, si è rivelato un direttore molto più attivo ed efficace. [Fonte]
Nel 2014 Igor Sergun è oggetto delle sanzioni occidentali contro la Russia. “Bruxelles: il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate della Russia e il relativo capo dell’intelligence militare erano tra le 15 persone oggetto di tutte le sanzioni dell’Unione europea per la crisi in Ucraina. Generale Valerij Gerasimov, capo dell’Esercito e deputato nazionale, 29 aprile 2014“. [Fonte]. Igor Sergun fu preso di mira “per l’attività degli agenti del GRU in Ucraina orientale”, mentre Gerasimov è stato indicato “responsabile del massiccio dispiegamento di truppe russe” lungo il confine tra Ucraina e “mancata de-escalation della situazione“.

Articoli, discorsi e interviste
1. La Russia nomina il nuovo Direttore del GRU [Fonte]
27 dicembre 2011. Il Maggiore-Generale Igor Sergun è stato nominato a capo del Primo Direttorato dell’Intelligence. Sostituisce l’uscente Aleksandr Shljakhturov, per aver raggiunto l’età pensionabile.
2. Il Maggiore-Generale Igor Sergun diventa il capo del GRU [Fonte]
2. Generale russo dice che gli USA sono dietro ogni guerra nel mondo di oggi [Fonte]. Il capo del Primo Direttorato dell’intelligence militare della Russia, Colonnello-Generale Igor Sergun, dice che gli Stati Uniti si preparano a schierare truppe in modo permanente o temporaneo in oltre 100 Paesi in tutto il mondo. Sergun dice gli Stati Uniti sperano di creare in questi Paesi i servizi necessari per “preposizionarvi armi e attrezzature militari necessarie per future operazioni nella zona“.
3. Intervista con il Capo del GRU Igor Sergun: Noi non riveliamo segreti! [Fonte]
4. Agenzia spionistica russa: La crisi globale richiede nuove tattiche [Fonte] 19 gennaio 2012
5. Igor Sergun: “I terroristi sono intenti a prendere il potere in alcuni Stati” [Fonte]
6. In Medio Oriente e Asia centrale i terroristi guadagnano 500Mln di dollari con il narcotraffico [Fonte]
16 aprile 2015. I terroristi in Medio Oriente e Asia Centrale ricevono fino a 500 milioni di dollari tramite produzione e traffico di droghe illecite, ha detto il capo del Primo Direttorato dell’Intelligence dello Stato Maggiore Generale russo.
7. Responsabile del GRU: Il terrorismo è diventato un business multimiliardario [Fonte]
8. La Jihad diventa globale [Fonte]; Andrej Iljashenko, RIR, 23 aprile 2015. “Il terrorismo internazionale è una delle minacce più pericolose per l’umanità ed è divenuto globale. Questa è l’opinione ponderata del Colonnello-Generale Igor Sergun, Direttore del GRU, Primo Direttorato dell’Intelligence dello Stato Maggiore Generale delle Forze armate russe. Parlando a metà aprile alla IV Conferenza sulla Sicurezza presso il Ministero della Difesa di Mosca, Sergun ha fornito un’analisi dettagliata del problema. Dato che non è un personaggio pubblico spesso citato sui media, RIR ha deciso di offrire ai lettori la sintesi più completa delle tesi fondamentali del generale.”
9. Conferenza di Mosca sulla sicurezza internazionale 2014 (Parte 2: comitati) [Fonte]
10. Discorso di Igor Sergun alla Conferenza di Mosca sulla sicurezza internazionale del 2014 [Fonte]. Il discorso di Igor Sergun è disponibile sul sito della conferenza. Ha osservato che i taliban vedono il ritiro delle forze ISAF come un successo. Si aspettano la vittoria, così non vedono alcuna ragione di preoccuparsi dei negoziati a questo punto. Ha discusso i tre più probabili scenari futuri in Afghanistan, tra cui alcune verosimiglianze con abbastanza particolareggiate percentuali per ogni scenario:
1. Equilibrio delle forze politiche del Paese relativamente invariato, sostenuto da una presenza occidentale limitata. L’Afghanistan rimane fonte di terrorismo, estremismo e narcotraffico per l’Asia centrale. Probabilità del 39 per cento.
2. I taliban prendono il potere in assenza di stranieri. Gli islamisti potrebbero iniziare ad infiltrarsi negli Stati dell’Asia centrale. Probabilità del 27 per cento.
3. L’Afghanistan si disintegra in enclave etniche. Tale scenario porta all’aumento della lotta per l’influenza di potenze locali e regionali. Probabilità del 31 per cento.
Nella seconda parte del discorso, Sergun ha discusso la logistica del ritiro definitivo delle forze ISAF dall’Afghanistan. Data la quantità di materiale presente nella regione, l’analisi ha mostrato che gli Stati occidentali non potranno ritirare il proprio materiale nel lasso di tempo deciso. Ha sostenuto che, mentre i 40000 soldati potrebbero essere ritirati entro la fine del 2014, sarebbe impossibile ritirare tutti i 40000 veicoli e 300 elicotteri prima del 2017. Di conseguenza, ha affermato che Washington dovrà presto avviare una campagna propagandistica per convincere la comunità internazionale che la presenza statunitense nella regione va estesa almeno fino al 2024, al fine di garantire la stabilità regionale. Tuttavia, ciò non muterà la minaccia dei taliban agli Stati dell’Asia centrale.

ГРУ-ГШ-РTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le portaelicotteri Mistral saranno vendute alla Cina?

Valentin Vasilescu Reseau International 21 maggio 2015110219cmqm6x99xn64zwxdParigi ha rifiutato lo scorso anno di fornire due portaelicotteri Mistral comprate dalla Russia, le ragioni del rifiuto citavano il coinvolgimento di Mosca nella crisi in Ucraina. La portaelicotteri Mistral ha un dislocamento di 21300 tonnellate e può trasportare 16 elicotteri pesanti. Oltre alla Francia, solo pochi Paesi possono permettersi di acquistare portaelicotteri.
Gli Stati Uniti ne hanno otto della classe Wasp e una classe America da 41000 t, con 12 elicotteri da trasporto CH-46 Sea Knight, 6 aerei d’attacco a decollo e atterraggio verticale AV-8B, 4 elicotteri d’attacco AH-1W Super Cobra, 9 elicotteri antisom CH-53 Sea Stallion e 4 elicotteri di ricerca e soccorso UH-1N. Gli Stati Uniti non saprebbero che farsene delle portaelicotteri Mistral costruite per operare con elicotteri francesi e russi. Il Regno Unito ha tre portaelicotteri classe Ocean e Albion da 23700 e 21000 t, che possono trasportare 18 elicotteri. Queste navi sono state costruite nei cantieri navali inglesi. L’Italia ha tre navi classe San Giorgio con tre elicotteri SH-3D Sea King a bordo. La Corea del Sud ha costruito una portaelicotteri della classe Dokdo con 15 elicotteri UH-60 Black Hawk a bordo. Il Giappone ha la nuova portaelicotteri classe Izumo e due della classe Hyuga, con a bordo elicotteri SH-60K e MH-53E Super Stallion. L’Australia ha ordinato al cantiere Navantia (Spagna) due navi d’assalto anfibio (portaelicotteri) classe Juan Carlos da 27000 t che portano i nomi Canberra e Adelaide, per la propria Marina, nel 2015. Trasporteranno elicotteri multiruolo S-70B Seahawk. La Spagna ha una nave classe Juan Carlos (11 aerei a decollo verticale AV8B e 12 NH90) e una della classe Galizia che trasporta 6 elicotteri NH-90. L’India ha acquistato la portaelicotteri di seconda mano statunitense USS Trenton da 16590 t, divenuta INS Jalashwa. Nel 1987 acquistò la portaerei INS Viraat, comprata dal Regno Unito, con 14 aerei a decollo verticale Sea Harrier e 16 elicotteri Westland Sea King. Dal 2013, l’India ha una seconda portaerei, l’INS Vikramaditya, da 45400 t, con 30 MiG-29K e 6 elicotteri Kamov Ka-31/Ka-28, acquistata e adattata in Russia alle esigenze della Marina indiana. E’ in costruzione nei propri cantieri navali un’altra portaerei leggera (Vikrant) da equipaggiare con 30 jet da combattimento MiG-29K e 10 elicotteri Kamov Ka-31 e Westland Sea King. L’India non ha bisogno delle Mistral.Type_071-3La Cina ha tre navi da 20000 t Tipo 071 per le sue forze anfibie, con a bordo 4 elicotteri Z-8, i francesi Super Frelon costruiti su licenza. La Cina potrebbe sorprendere come in passato. Ad esempio, nel 1999, un uomo d’affari di Hong Kong acquistò la portaerei Varjag (ex-sovietica Riga, entrata nella flotta del Mar Nero nel 1988), della classe Admiral Kuznetsov, disarmata e in parte smantellata dagli ucraini, e che si affermava sarebbe divenuta un casinò. Tuttavia, la portaerei Varjag fu rimorchiata per mezzo mondo per essere messa in bacino di carenaggio nei cantieri cinesi di Dalian, dove fu restaurata in cinque anni e ribattezzata Liaoning. La portaerei cinese da 67500 t imbarca 36 aerei (24 velivoli multiruolo J-15, 4 elicotteri Ka-31, 2 elicotteri Z-9 Dauphin e 6 Z-18 Super Frelon). La Cina ha denaro e interesse a dotare la flotta di due portaelicotteri classe Mistral. A sua volta, la Francia sarebbe felice se potesse vender le due Mistral ai cinesi. Solo che gli Stati Uniti temono, per via della stretta relazione tra Mosca e Pechino, che le due Mistral finiscano alla Russia.tpbje20121125038_32690117Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Contrastare l’occidente nel Mar Nero e altrove

Eric Draitser New Eastern Outlook 21/05/2015

Il precedente articolo Battaglia per il Mar Nero esaminava lo sviluppo del dispiegamento militare di Stati Uniti e NATO nella regione del Mar Nero. Questo articolo si concentra su come la Russia agisce per contrastare ciò che percepisce come strategia aggressiva di USA-NATO.Crimea Russian Navy locationsControstrategia della Russia
Dopo il colpo di Stato sostenuto dagli Stati Uniti in Ucraina, il popolo della Crimea ha votato per la riunificazione con la Russia. Mentre ciò fu senza dubbio una mossa politicamente ed economicamente motivata per garantirne sicurezza e futuro nel crollo del tutto prevedibile dell’Ucraina, non sarebbe stata possibile senza un chiaro vantaggio militare e strategico (e naturalmente politico e diplomatico) per la Russia. Che tale vantaggio esistesse era chiaramente evidente. Per Mosca, la Crimea è più di un territorio storico della Russia; è una regione strategicamente vitale per la Marina militare e i militari russi. La sicurezza e l’integrità della Flotta russa del Mar Nero, a Sebastopoli in Crimea, da più di due secoli è di primaria importanza per Mosca. Perciò, dopo l’adesione della Crimea alla Federazione russa e il caos in Ucraina, il Cremlino ha agito rapidamente modernizzando e rafforzando le proprie risorse navali nel Mar Nero. Mentre ciò era necessario con qualsiasi misura, la mossa impediva anche una qualche escalation militare di USA-NATO; Washington e Bruxelles avanzavano il loro rafforzamento militare comunque. Pochi mesi dopo il referendum in Crimea, la Russia annunciava un massiccio aggiornamento della Flotta del Mar Nero, per renderla, secondo gli ufficiali russi, “moderna” e “autosufficiente”. Come il Comandante in capo della Marina russa Ammiraglio Viktor Chirkov ha spiegato, “La Flotta del Mar Nero deve avere una serie completa di navi militari capaci di eseguire tutte le missioni assegnategli… Non è una provocazione militare, è qualcosa che la Flotta del Mar Nero deve fare non avendo ricevuto nuove navi da molti anni“. Nell’ambito di questa modernizzazione e aggiornamento, la flotta riceverà 30 nuove navi entro la fine del decennio, tra cui moderne classi di navi da guerra, sottomarini e navi ausiliarie Inoltre, Mosca intende avere una flotta autosufficiente, espandendone basi, truppe permanenti e potendosi sostenere in Crimea senza la necessità di un’assistenza speciale da Mosca. Ma la Russia, naturalmente, riconosce che con il crescente conflitto politico con l’occidente, con tutte le implicazioni militari e strategiche concomitanti, necessita di partner e alleati. Pensando a ciò, Mosca ha lavorato diligentemente per promuovere la cooperazione militare con la Cina in generale, in particolare nel Mar Nero.

Cinesi alleati e partner
article-2575419-1C1D7DE900000578-732_634x551 All’inizio dell’anno, il presidente russo Putin e il presidente cinese Xi Jinping decisero un accordo preliminare militare di oltre 3,5 miliardi di dollari. Secondo i media cinesi, l’accordo vedrebbe la Russia fornire caccia, sottomarini, tecnologia e materiale militari avanzati. Ciò segna una svolta nella cooperazione militare tra i due Paesi, dalla consolidata storia recente. Naturalmente, si tratta di una cooperazione reciprocamente vantaggiosa in cui la Russia guadagna un partner politico e militare prezioso nel conflitto con l’occidente, mentre la Cina accede a materiale militare cruciale nell’escalation con il Giappone e nel Mar Cinese Meridionale. Ma è molto di più dei soli accordi militari tra i due Paesi. Russia e Cina, sotto gli auspici dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO), s’impegnano sempre più in esercitazioni militari congiunte. Nel 2014, la SCO partecipò alle più grandi operazioni congiunte tra i due Paesi. Come il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu dichiarò: “Abbiamo un grande potenziale nella cooperazione nella Difesa, e la parte russa è pronta a svilupparla su una vasta gamma di settori… nella situazione mondiale molto volatile, diventa particolarmente importante rafforzare affidabili relazioni di buon vicinato tra i nostri Paesi… Questo non è solo un fattore importante per la sicurezza degli Stati, ma anche un contributo a pace e stabilità nel continente euroasiatico e altrove…” I vertici privati regolari tra i leader di Russia e Cina danno un forte impulso allo sviluppo del partenariato bilaterale. E’ chiaro che Russia e Cina riconoscono potenziale e necessità della stretta interazione militare tra i due Paesi. E in questo momento, con USA-NATO che espandono la propria presenza nel Mar Nero, Mosca e Pechino hanno deciso di mostrare i muscoli. Mentre le forze militari statunitensi si schierano in Romania, navi da guerra cinesi hanno compiuto una mossa senza precedenti, entrando nel Mar Nero per partecipare alle esercitazioni navali Sea Joint 2015 con gli omologhi russi. Il Ministero della Difesa di Pechino ha osservato che, “Scopo dell’esercitazione è rafforzare gli scambi amichevoli tra le due parti… e migliorare la capacità delle due marine militari di affrontare minacce marittime“, aggiungendo che “tale esercitazione congiunta non prende di mira una terza parte e non è correlata alla sicurezza regionale“. Mentre il linguaggio diplomatico è destinato a lenire i rapporti con Washington, la dimensione regionale delle esercitazioni non è certo sfuggita ai pianificatori militari e strategici statunitensi.

La lunga visione sulle relazioni Russia-Cina
Mentre le esercitazioni militari congiunte possono indicare una partnership in crescita, da sole non costituiscono un’alleanza militare. In effetti Russia e Cina devono ancora dichiarare formalmente tale alleanza, anche se si può presumerla de facto. Tuttavia, il trasferimento di tecnologie avanzate militarmente sensibile, per la Difesa, è un indicatore concreto di un’alleanza rudimentale tra le due potenze. Nell’aprile 2015 fu riferito che Pechino sarà il primo acquirente del sistema di difesa missilistico avanzato russo S-400. Anatolij Isajkin, CEO dell’esportatore di tecnologia militare russa Rosoboronexport, veniva citato: “Non voglio rivelare i dettagli del contratto, ma sì, la Cina è infatti il primo acquirente del sofisticato sistema di difesa aerea russo… Si sottolinea ancora una volta il livello strategico delle nostre relazioni… La Cina sarà il primo cliente“. L’accordo è militarmente significativo per via del trasferimento di tecnologie avanzate della Difesa missilistica in grado di fornire a Pechino protezione da varie minacce, comprese quelle derivanti dal conflitto tra Cina e Giappone sulle isole contese, oltre che dagli Stati Uniti e dalla loro aggressiva strategia del “Pivot in Asia” nel Mar Cinese Meridionale e nella regione Asia-Pacifico. Tuttavia, l’accordo tra Russia e Cina è essenziale anche per ragioni simboliche. Mosca, decidendo di fornire questi sistemi avanzati alla Cina per prima e in un momento così critico per entrambi i Paesi, indica che, mentre un’alleanza formale deve ancora essere annunciata, si assiste alla sua emersione, ance se non di nome. Con una mossa impensabile solo pochi anni fa, le truppe cinesi hanno sfilato sulla piazza rossa durante la commemorazione del 70° anniversario della vittoria sovietica e alleata sul fascismo, dimostrando ulteriormente il legame simbolico tra i due Paesi. La dimensione della sicurezza internazionale è anche fondamentale per comprendere l’importanza degli accordi recenti. L’S-400, considerato capace affrontare qualsiasi sistema missilistico aggressivo impiegato da Stati Uniti e NATO, simbolo di una imminente, anche se non ancora conclusa, parità militare tra Stati Uniti e NATO e Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. Anche se Washington pretende ancora di avere il dominio globale, la realtà, per quanto dolorosa sia per molti pianificatori strategici e militari occidentali, è che Stati Uniti e NATO semplicemente non controllano Asia ed Europa orientale. Guardando una mappa, appare chiaro che lo spazio militarmente succube agli Stati Uniti si restringe, mentre Russia, Cina e alleati sono sempre più militarmente indipendenti e capaci di difendersi. Tale cambio epocale nello scacchiere globale avrà implicazioni nei futuri decenni.
E’ cristallino che l’alleanza nascente tra Russia e Cina avrà implicazioni mondiali, dal Mar Cinese Meridionale all’Atlantico, modificando i calcoli strategici in Eurasia; essenzialmente in gran parte del globo. Ma mentre l’alleanza diretta non è ancora non pienamente realizzata, i suoi contorni generali appaiono sul Mar Nero, oggi uno dei punti caldi del conflitto Est-Ovest. La presenza USA-NATO nel Mar Nero e Paesi rivieraschi è un chiaro indicatore dell’importanza che Washington e Bruxelles attribuiscono a questa zona sul confine meridionale della Russia. Al contrario, la Russia ha adottato contromosse mostrando bandiera e aumentando la propria preparazione militare di fronte le provocazioni occidentali nella tradizionale sfera d’influenza della Russia.
Mentre la possibilità di un conflitto militare rimane bassa, solleva possibilità terrificanti. Una potenza nucleare come la Russia che, nonostante potenza militare e competenze tecniche, è ancora indietro rispetto al robusto complesso militare-industriale degli Stati Uniti che non ha mai subito lo smantellamento che la Russia ebbe dopo il crollo dell’Unione Sovietica. In quanto tale, la Russia fa molto affidamento sulla deterrenza nucleare, creando così la possibilità di un confronto apocalittico. Un simile scenario apocalittico, anche se improbabile, dovrebbe far riflettere chiunque. Nell’interesse della pace, Stati Uniti ed alleati, se interessati a stabilità piuttosto che ad espandere la propria egemonia, farebbero bene a rispettare la sfera di influenza della Russia e fare di tutto per sdrammatizzare la situazione. Tuttavia, per l’occidente la guerra è un affare, e con le crescenti tensioni con la Russia, in particolare nel Mar Nero, gli affari sicuramente sono in forte espansione.002817bgvsjmehnbntpmb8Eric Draitser è un analista geopolitico indipendente di New York City e fondatore di StopImperialism.org ed editorialista di RT, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Via della Seta arriva in Sud America

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 20 maggio 2015Dilma_Rousseff_and_Xi_Jinping3Il premier cinese Li Keqiang è in visita in Sud America, e ci si aspetta che formalizzai la versione regionale della Via della Seta, la Ferrovia Interoceanica, durante il viaggio. Un ampio progetto per costruire una ferrovia di 5300 km dal Brasile al Perù, attraversando alcuni dei territori più difficili e delicati del mondo. Lungo la strada, tuttavia, affronterebbe certe minacce asimmetriche emergenti, come il potenziale assalto di gruppi ambientalisti indigeni violenti o il riemergere dell’organizzazione terroristica Sendero Luminoso. Se il progetto dovesse essere costruito e attivare il proprio potenziale economico, tuttavia, potrebbe risolvere la rivalità tra Alleanza del Pacifico e Mercosur che minaccia di dividere il continente e impedirne l’integrazione multipolare.

Grandi ambizioni
La grande strategia della Cina è facilitare il commercio globale attraverso progetti infrastrutturali strategici, credendo che la libertà economica offra ai partner la possibilità di liberarsi dal quadro unipolare occidentale e facilitare la transizione verso il sistema multipolare emergente. Assieme a questa visione, sono annunciati i progetti Fascia economica della Via della Seta e Via della Seta Marittima, diffondendo questa visione in Eurasia e Africa orientale. Informalmente, però, ha anche lo scopo di lcolegare l’America Latina a questo sistema tramite i più recenti impegni verso il continente (America Centrale e Sud America). La Cina risponde al Pivot degli Stati Uniti in Asia con il proprio perno, sia pure verso l”emisfero occidentale, e l’ultimo programma ferroviario è un’indicazione della scommessa cinese su una presenza prolungata nella regione. Il Dialogo Chino è un’ottima didascalia interattiva delle specifiche della Ferrovia interoceanica, spiegando la natura tramutante del progetto. Dovrebbe partire da Porto Do Acu, vicino Rio De Janeiro, e correre direttamente a nord-ovest fino al confine settentrionale con la Bolivia, dopo di che serpeggiare attraverso le Ande e terminare a Puerto Ilo in Perù. Lungo il percorso, attraverso il cuore industriale, carbonifero, agricolo (soprattutto soia e manzo), minerario (fosfati) e del legname del Brasile, ne trasporterebbe i prodotti oltre le Ande avvicinandoli all’affamato mercato cinese. L’obiettivo immediato è integrare le economie dei due Paesi BRICS, più vicini che mai, nonché dare a Pechino un punto d’appoggio sulla costa pacifica del Sud America, attraverso la porta peruviana, completandone la strategia emisferica assieme al Canale Transoceanico in Nicaragua, finanziato dai cinesi, con i due grandi progetti infrastrutturali che creano gli ancoraggi nord e sud del perno della Cina in America Latina.

Le minacce emergenti alla Ferrovia Interoceanica
Mentre il piano della Via della Seta sudamericana della Cina suona bene sulla carta, potrebbe in realtà essere piuttosto difficile attuarlo sul campo. A parte gli ostacoli geografici come montagne vertiginose e giungle impenetrabili, vi sono anche minacce socio-politiche e militari che potrebbero ritardarne o fermarne completamente la costruzione in alcune aree. Ecco ciò che potrebbe ragionevolmente incontrare la Ferrovia Interoceanica o essere fabbricato.

28DB4D5E00000578-3088105-image-a-5_1432056872337Resistenza ambientalista indigena
Anche se la rotta ufficiale della ferrovia deve ancora essere resa pubblica, le stima di ciò che probabilmente attraverserà preoccupa alcuni per le conseguenze ambientali e sociali. Più precisamente, importanti tratti di foresta pluviale, fauna selvatica e comunità indigene (alcune delle quali rimangono volontariamente isolate) probabilmente rischierebbero di essere disturbati dal progetto, e questi due temi, ambiente e diritti degli indigeni, notoriamente creano coalizioni di sostenitori nazionali ed internazionali. Il rischio è che la resistenza da tali due gruppi (soprattutto da comunità indigene e sostenitori) potrebbe divenire uno scandalo per le pubbliche relazioni, creando un caso di politica interna e dibattito nazionale, consentendo ai movimenti di opposizione anti-multipolarismo in Brasile e Perù di capitalizzare sui sentimenti negativi e sfruttarli nelle loro campagne per il potere.

Opposizione armata
L’evoluzione dello scenario delle minacce già citato per la Ferrovia interoceanica, è possibile se gli attori citati infine passassero all’opposizione armata. Dopo tutto, non sarebbe del tutto peculiare, dato che una guerriglia che in generale sostiene tali movimenti è recentemente spuntata in Paraguay. L’Esercito Popolare Paraguaiano (PPE) è un presunto gruppo di guerriglieri marxisti con legami con FARC ed organizzazioni di narcotrafficanti sudamericani, ed usa l’ambientalismo militante come suo ultimo grido di battaglia. L’ultimo attacco del PPE, ad aprile, ha visto la presenza di opuscoli di propaganda accanto a tre vittime uccise, denigrando la coltivazione di “soia, mais e altri prodotti che richiedono pesticidi” (prevedibilmente in risposta al controllo della Monsanto sul Paese), così come l’armamento delle milizie antiguerriglia degli agricoltori. Invano esso cercò il favore della popolazione indigena Mbya Guaraní in passato, ma ciò non significa che le mosse precedenti lo portino in futuro ad abbandonare completamente tale strategia. Pertanto, come si vede nel suo intenzionale (ma non necessariamente riuscito) uso di ambientalismo e diritti dei popoli indigeni, nell’ambito degli sforzi per sensibilizzare la comunità, il PPE presenta la violenta fusione di due temi principali che un giorno potrebbero riunire i principali come massa organizzata i gruppi d’interesse che si oppongono alla Ferrovia interoceanica. Non si prevede che il PPE espanda le attività in Brasile o Perù, ma movimenti simili potrebbero svilupparsi attorno a tali principi, e il fatto stesso che il PPE le utilizzi nell’ambito della propria attività d’informazione, crea il presupposto per futuri gruppi violenti nascosti dietro di essi.

Campagne terroristiche
L’apice dell’opposizione alla Via della Seta sudamericana vede gruppi ambientalisti e indigeni unirsi in una campagna terroristica contro i governi brasiliano e peruviano. Mentre il Brasile non ha una storia di terrorismo rurale, finora, il Perù sì ed è possibile che tale problema possa rispuntare ‘convenientemente’ con la Cina che porta la Ferrovia interoceanica nel Paese. Sendero Luminoso, riconosciuto come gruppo terrorista da Stati Uniti e Unione europea, mostra piccole scintille di una rinnovata attività negli ultimi due anni (per lo più traffico di droga), facendo pensare che un giorno possa acquisire una seconda vita. Se il movimento si rianima (forse anche con supporto esterno (occidentale)), potrebbe rappresentare un disastro per la costruzione della Via della Seta sudamericana, soprattutto perché il gruppo ha un passato operativo nelle giungla e montagne che la ferrovia dovrebbe attraversare. C’è anche lo scenario inquietante che tattiche terroristiche e motivazioni di Sendero Luminoso ed Esercito Popolare Paraguaiano si diffondano nell’Amazzonia brasiliana, creando una grave crisi interna che potrebbe impantanare il bastione sudamericano dei BRICS.

UNASUR più forte?
La costruzione della Ferrovia interoceanica collegando le coste atlantica e pacifica del Sud America attraversa il centro del continente, rappresenta un’impresa ingegneristica storica dalle profonde implicazioni economiche e politiche. Uno dei segni più importanti del completamento del progetto potrebbe benissimo essere la mitigazione delle tensioni tra i blocchi commerciali Alleanza del Pacifico e Mercosur e il rafforzamento del gruppo integrativo continentale UNASUR. Il ragionamento ditrro questo ottimismo è semplice, l’economia cinese ha dimensione e forza tali che Pechino potrebbe usarla ‘mediando’ tra i due blocchi, e ciò ancora di più se i progetti ferroviari (l’unico dei grandi progetti infrastrutturali che li collega) venissero completati. Se l’Alleanza del Pacifico e il Mercosur convergono, come è stato già detto, il risultato logico sarà la creazione di una zona di libero scambio pan-continentale fornendo la base economica essenziale a una maggiore integrazione in altri campi. Dovrebbe essere un dato di fatto che la maggiore integrazione renderebbe il Sud America più resistente all’egemonia degli Stati Uniti; e con la Ferrovia Interoceanica quale motore del processo multipolare, ci si può aspettare che gli Stati Uniti mobilitino i loro agenti in qualsiasi modo possibile, per sabotarla ad ogni costo.

Brasília - DF, 19/05/2015. Presidenta Dilma Rousseff e o Primeiro-Ministro da República Popular da China, Li Keqiang durante cerimônia de assinatura de atos. Foto: Roberto Stuckert Filho/PR.

Andrew Korybko è analista politico e giornalista presso Sputnik, attualmente vive e studia a Mosca, in esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina aggiorna rapidamente l’arsenale nucleare con missili MIRVizzati

RussiaToday 17 maggio 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroranuclear-arsenal-1La Cina ristruttura rapidamente l’arsenale di missili balistici a lunga gittata nei silos per trasportare testate multiple a puntamento indipendente, secondo gli esperti della difesa. La mossa arriva dopo decenni in cui Pechino ha acquisito tale tecnologia, indicando un cambio di strategia. Si è speculato per anni sull’esercito cinese che aggiorna alcuni missili balistici intercontinentali con la tecnologia dei veicoli di rientro multipli a puntamento indipendente (MIRV), consentendo a un singolo missile di trasportare diverse testate e di colpire in tutto il mondo diversi obiettivi. La valutazione approvata dal governo degli Stati Uniti dell’ultimo rapporto del Pentagono sulle forze armate cinesi, segnala che i missili Dongfeng-5, i più grandi a propellente liquido della Cina in grado di raggiungere gli Stati Uniti, sono dotati di MIRV. Secondo il rapporto i Dongfeng-41, ICBM più piccoli a propellente solido e mobili, “probabilmente trasportano MIRV“. Secondo il New York Times, almeno la metà dei 20 missili DF-5 della Cina potrebbe essere stata aggiornata. Secondo una stima minima ogni missile avrebbe tre testate individuali, aumentando il numero di testate che Pechino può sparare a 40, da 20, secondo il giornale che cita vari esperti della difesa. “La piccola forza della Cina lentamente diventa più grande, e le sue capacità limitate migliorano lentamente“, ha detto Hans M. Kristensen, direttore del Nuclear Information Project della Federazione degli scienziati americani. In un precedente rapporto, Kristensen ha detto che la Cina probabilmente aggiorna l’arsenale in risposta alla creazione del sistema di difesa antimissilistica globale degli Stati Uniti. Washington dice che ne ha bisogno per proteggere se e stessa e gli alleati da un attacco da nazioni come Iran e Corea democratica. Ma gli strateghi di Mosca e Pechino vi vedono una minaccia alla loro sicurezza nazionale. “Se è così, è ironico che il sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti, destinato a ridurre la minaccia agli Stati Uniti, invece ne aumenti le minacce innescando lo sviluppo di missili balistici MIRV cinesi che potrebbero distruggere più città negli Stati Uniti, in una possibile guerra“, ha detto Kristensen. Il rapporto del Pentagono dice che la Cina sviluppa una serie di tecnologie per penetrare gli scudi antimissile. “La Cina lavora su una serie di tecnologie per tentare di contrastare i sistemi di difesa antimissile di Stati Uniti e altri Paesi, tra cui veicoli di rientro manovrato (MARV), MIRV, inganni, disturbo e schermatura termica“, ha detto. La Cina da decenni avrebbe la tecnologia necessaria per miniaturizzare testate nucleari abbastanza per disporle sui missili, ma scelse di non aggiornare l’arsenale. La strategia della deterrenza nucleare di Pechino è avere abbastanza armi per sopravvivere a un attacco nucleare e infliggere danni monumentali all’aggressore. “Ovviamente rientra nei preparativi della concorrenza a lungo termine con gli Stati Uniti“, ha detto Ashley J. Tellis del Carnegie Endowment for International Peace ex-alto funzionario della sicurezza nazionale nell’amministrazione Bush. “I cinesi hanno sempre temuto il vantaggio nucleare statunitense“. Il potenziamento del piccolo ma incisivo arsenale nucleare della Cina può innescare iniziative analoghe dalle altre potenze nucleari regionali, India e Pakistan. Finora solo Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna e Francia dispongono di ICBM MIRVizzati.

Gli USA rottamano la riduzione nucleare
Mosca ha indicato che la dimensione dell’arsenale nucleare dipende dalla politica estera degli Stati Uniti. L’avvertimento è di Mikhail Uljanov, capo del Dipartimento sulla non proliferazione nel Ministero degli Esteri russo, che partecipa a una conferenza delle Nazioni Unite sul Trattato di non proliferazione nucleare. Il diplomatico russo parlava del trattato di riduzione nucleare New START firmato da Stati Uniti e Russia nel 2010, dicendo che Mosca intende mantenere i propri impegni, ma non andrà oltre per via del comportamento degli Stati Uniti. “Ciò che gli statunitensi fanno oggettivamente ostacola, se non elimina completamente, qualsiasi prospettiva di un ulteriore disarmo nucleare”, ha detto Uljanov. “Oggi non ci sono fattori che rendono la nostra adesione al trattato (New START) contraria agli interessi della Russia, ma ipoteticamente può verificarsi una situazione del genere con le azioni degli USA, a cui non vorremmo assistere“, ha aggiunto. Stati Uniti e Russia hanno la parità nucleare, ma gli USA hanno molte più forze convenzionali. Con la Russia che si basa sul suo arsenale nucleare per salvaguardarsi da un massiccio attacco degli Stati Uniti, lo sviluppo del sistema antimissile degli Stati Uniti è visto come pericolosa minaccia alla sicurezza nazionale a Mosca.

tvwJ6Contrastare la minaccia missilistica strategica russa è troppo difficile e costosa per gli Stati Uniti
Sputnik 19/05/2015

Contrastare la minaccia di missili balistici intercontinentali russi è troppo difficile e costosa per gli Stati Uniti, dichiara il Vicepresidente del Joint Chiefs of Staff degli Stati Uniti, ammiraglio James Winnefeld.

CZ 2C integrationLa maggiore minaccia alla sopravvivenza degli Stati Uniti è “un attacco nucleare massiccio dalla Russia, o di qualche altro potente avversario o potenziale avversario come la Cina“, ha osservato Winnefeld. “Abbiamo detto che la difesa missilistica contro tali potenti minacce è troppo difficile e costosa, ed è anche strategicamente destabilizzante provarci“, ha detto Winnefeld sulla minaccia di un attacco nucleare russo o cinese, in un discorso presso il Center for Strategic International Studies. La leadership civile e militare sostiene che i sistemi di difesa antimissile di Stati Uniti ed Europa ha lo scopo di contrastare le minacce missilistiche a lungo raggio di Corea democratica e Iran. Il deterrente statunitense primario contro la Russia, ha aggiunto Winnefeld, è la triade nucleare. “Useremo l’imposizione dei costi per dissuadere la Russia, mantenendo forti le tre gambe del nostro deterrente nucleare e il nostro sistema di comando e controllo nucleare“. Entro la fine del 2015 gli Stati Uniti installeranno il sistema Aegis Ashore Ballistic Missile Defense (BMD) in Romania, completando la fase 2 dell’European Phased Adaptive Approach, affermava Winnefeld. Mosca si è opposta ripetutamente alla proliferazione dei sistemi di difesa missilistici degli USA presso i suoi confini, affermando che rappresentano una minaccia al deterrente nucleare strategico della Russia. I sistemi BMD erano precedentemente limitati dal Trattato antimissili balistici (ABM) tra Stati Uniti e Russia, per evitare lo squilibrio strategico. Gli Stati Uniti uscirono dal trattato nel 2001.

Un nuovo video mostra l’ICBM Jars trasportato su un traghetto
Sputnik 20/05/2015

Il Ministero della Difesa della Russia ha pubblicato un video che mostra i sistemi missilistici mobili Topol-M e Jars attraversare un fiume su un traghetto. Il video è stato caricato su un social media del ministero. Il ministero non ha fornito alcun dettaglio. L’RS-24 Jars è un missile balistico intercontinentale a propellente solido dotato di almeno quattro veicoli di rientro a puntamento indipendente nucleari. Fu testato il 29 maggio 2007 ed introdotto in servizio nel luglio 2010, poco dopo aver completato i test finali. L’RS-24 Jars, progettato per eludere i sistemi di difesa missilistica a una distanza di 14000 km, è la versione aggiornata del missile balistico Topol-M che può essere sparato da lanciatori mobili e da silo. Il Ministero della Difesa russo ha detto che i missili balistici RS-24 Jars e Topol-M saranno i pilastri della componente terrestre della triade nucleare russa e rappresenteranno almeno l’80% dell’arsenale delle forze missilistiche strategiche, entro il 2016.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO

L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013
(Nuova edizione)

Alessandro Lattanzio, 2015, p. 241, € 20,00
Anteo Edizioni

ilpraggio3Descrizione: Il testo ricostruisce la genesi e lo sviluppo dell’arsenale strategico sovietico e russo, tracciando per sommi capi la storia dell’Unione Sovietica e della Federazione Russa quale superpotenza mondiale, descrivendo gli strumenti e la strategia che permisero a Mosca di svolgere il ruolo di primo concorrente ed avversario degli Stati Uniti d’America nella seconda metà del XX° secolo e all’inizio del XXI° secolo. È poco nota, infatti, la storia del programma atomico sovietico, solo recentemente resa pubblica in Italia anche dalla pubblicazione del lavoro dello storico russo Roy Medvedev.
L’URSS, benché devastata dall’aggressione nazista del 22 giugno 1941, nell’arco di quattro anni riuscì a colmare il gap tecnologico-nucleare con gli USA. Difatti, nell’agosto 1949 venne fatto esplodere il primo ordigno atomico sovietico, mentre nel 1954 esplodeva la prima bomba termonucleare, battendo gli USA nella corsa alla superbomba ad idrogeno. In seguito, Mosca puntò sui missili balistici intercontinentali quali vettori strategici principali del proprio arsenale strategico, al contrario di Washington, che invece puntò sui bombardieri strategici. Infine, neanche il gap tecnologico tra USA e URSS nel settore dei sottomarini lanciamissili balistici, potè perdurare oltre un lustro.
L’arsenale strategico-nucleare della Federazione Russa, oggi, è la principale eredità dell’era sovietica di Mosca, ed è grazie a questa eredità che la Russia di Putin riconquista il suo ruolo di potenza mondiale.

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