Bilderberg contro Donald Trump

Layla Khusajnova, Contrainjerencia 03/02/2016Donald TrumpIl regolare redattore del ‘Financial Times‘ Martin Wolf sottolinea che i potenti del club Bilderberg sono assai scontenti dallo stato attuale delle cose e, in particolare dell’elevata popolarità del miliardario e candidato repubblicano per la presidenza degli Stati Uniti Donald Trump.
Secondo le informazioni del suo profilo, Wolf è “sorprendentemente ben collegato alle élite per cui scrive” ed ha molti amici tra i banchieri più influenti, indicando che sa bene di cosa parla. Nell’articolo intitolato ‘I perdenti economici in rivolta contro le élite’, Wolf scrive che i “perdenti” economici rigettano “le élite che dominano la vita economica e culturale del Paese” e che “le potenziali conseguenze sono spaventose“. Affermando che “potrebbe essere troppo tardi” fermare l’ondata populista di Trump, Wolf osserva che le élite “hanno preso le distanze da lealtà e preoccupazioni nazionali, creando invece una Supérelite globale“. I “populisti nativisti non devono vincere. Conosciamo la storia: finisce male. Nel caso degli Stati Uniti, il risultato avrà gravi conseguenze globali”.

Perché il club Bilderberg non è felice di Donald Trump?
Le parole di Martin Wolf sembrano una minaccia al mondo per non aver obbedito alle regole del mentore onnipresente. Ma perché il club Bilderberg non è contento di Donald Trump? La prima ragione che può preoccupare l’élite globale sono gli accordi commerciali, come ad esempio l’accordo di partenariato economico Trans-Pacifico (TPP). Secondo varie stime, solo negli Stati Uniti, nel 2025, altri 450000 posti di lavoro spariranno, colpendo molti cittadini e l’economia degli USA, mentre i globalisti di Bilderberg, Council on Foreign Relations e Rockefeller, come evidenziato sul blog del candidato al Congresso degli Stati Uniti Jon Rappoport, contano sul TPP. “E’ uno dei loro preziosi frutti. Vogliono minare l’economia degli Stati Uniti, nell’ambito del programma per aprire la via al pianeta sotto un unico sistema di gestione. L’impero globalista”. Sembra che Donald Trump ne saboti i piani per il caos economico globale e la supremazia indiscussa della mega-società.

La Russia non cede al club Bilderberg
La seconda tendenza che può infastidire i potenti del mondo è la sua posizione verso la Russia e il Presidente Putin. Il miliardario ha ribadito a più riprese che supporta le azioni della Russia in Siria e ha detto che l’opposizione armata siriana, sostenuta da Washington, sarà peggiore per il Paese e il Mondo. Inoltre, in una conferenza stampa del 17 dicembre, il Presidente russo Vladimir Putin ha detto che Trump è “un uomo di talento e brillante”, ed è anche “il leader assoluto della corsa presidenziale negli Stati Uniti“; a ciò Donald Trump ha risposto definendolo un “grande onore”. La vittoria in Trump può aprire una nuova fase nelle relazioni tra Stati Uniti e Russia, non redditizia per il club Bilderberg che non vuole un candidato presidenziale fuori dal suo controllo. Chiaramente, grazie a ricchezza e possibilità il club Bilderberg non si fermerà davanti a nulla per raggiungere i suoi obiettivi e far vincere un suo candidato, ad esempio Hillary Clinton, come se fosse la ghigliottina mondiale. Ma lo stato attuale delle cose dimostra che il mondo è in fase di transizione e si risveglia dal letargo imposto dalla élite globale. Mi auguro che il senso comune del mondo multipolare e le giuste relazioni prevalgano.Donald Trump signs RNC loyalty pledge at Trump Tower, New York, America - 03 Sep 2015Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“La guerra in Siria terminerà con la sconfitta della NATO”

Guerra in Siria, intervista ad Alessandro Lattanzio
Intervista a cura di Daniele De Quarto, Giano Bifronte

Alessandro, grazie per aver accettato questa intervista per Giano Bifronte che ci aiuterà a fare chiarezza su di un conflitto cruciale per le sorti del Medio Oriente e non solo.12650918Veniamo subito a noi. Ripercorriamo la storia della Siria degli ultimi sei anni. Perché è scoppiata la guerra civile nel 2011 e come si è arrivati al coinvolgimento diretto di attori esterni, su tutti la Russia?
Il coinvolgimento è esterno fin dall’inizio, poiché la rivolta in Siria era stata prevista e pianificata da anni dalle agenzie d’intelligence e dagli enti governativi d’influenza strategica (i think tank) degli USA, spesso con iniziatie finanziate dallo speculatore miliardario statunitense George Soros, patrocinatore delle rivoluzioni colorate in Europa orientale fin dagli anni ’90. Inoltre Francia, Gran Bretagna, Israele, Turchia, Qatar e Arabia Saudita attivarono i loro agenti in Siria, o in medio oriente in generale. Come i comitati di ‘dissidenti’ politici esiliati a Parigi, Londra e Berlino, o come al-Qaida, finanziata dall’Arabia Saudita, o ancora la Fratellanza mussulmana foraggiata da Turchia, Qatar e Regno Unito. Tali forze si coalizzarono, sotto l’ombrello del Dipartimento di Stato e della CIA degli USA, creando la cosiddetta ‘opposizione’ siriane, che non è null’altro che un comitato di referenti delle suddette potenze il cui braccio armato è costituito sostanzialmente dai jihadisti integralisti dei fratelli mussulmani e di al-Qaida. Mosca è intervenuta in Siria, sua alleata storica dal 1956, dopo oltre 4 anni d’ingerenza armata delle potenze della NATO e wahhabite.

Quali sono le coalizioni che si fronteggiano?
In sostanza si tratta del confronto indiretto tra blocco atlantista-islamista (ovvero NATO, USA, Turchia, Arabia Saudita e Stati del Consiglio del Golfo, come Quwayt, Emirati Arabi Uniti e Bahrayn, e organizzazioni estremiste islamiche come al-Qaida, Stato islamico, ecc.) e la nascente alleanza eurasiatica (Federazione russa, Cina popolare, Iran e i suoi alleati regionali, Iraq, Siria e Libano).

La guerra in Siria ha a che fare con le cosiddette “primavere arabe”?
E’ una delle tante conseguenze della rivolta islamista nel Medio Oriente e in Nord Africa, fatta passare per rivolta ‘dei giovani che vogliono la democrazie’. Nulla di più falso, gli organi della disinformazione strategica, ovvero i mass media occidentali e quelli delle petromonarchie (al-Jazeera e al-Arabiya, ad esempio), hanno deformato i fatti mediorientali, fornendo una veste ‘filo-occidentale, dirittumanitarista e democratica’ a forze che erano in piccola percentuale liberali, ma sostanzialmente integraliste islamiste, addirittura suprematiste e razziste in diversi casi. Inoltre, la propaganda occidentale, ovvero sempre i nostri mass media, ha occultato diversi fatti cruciali, ovvero che le manifestazioni della ‘primavera araba’ furono pianificate e finanziate per anni dalle organizzazioni d’intelligence e d’influenza occidentale, come le ONG, quasi tutte finanziate da enti governativi di USA, Francia, Gran Bretagna, ecc. Inoltre, i mass media occidentali hanno diffuso false notizie, attribuendo ai governi obiettivo del rovesciamento camuffato da ‘rivoluzione colorata’, crimini e atrocità inventate, o addirittura commessi dai ‘giovani rivoluzionari’, ma attribuiti ai governi dei Paesi aggrediti.

Chi sono i cosiddetti “ribelli moderati” siriani? Qual è il loro legame con i servizi segreti occidentali, in particolare con la CIA?
I ribelli, sostanzialmente, sono integralisti armati dalla CIA e dai servizi d’intelligence della NATO e dei Paesi wahhabiti; spesso criminali politici e comuni arruolati nelle prigioni saudite, o mercenari legati alla fratellanza mussulmana e ad al-Qaida, provenienti dai vari angoli dell’Ummah, il mondo mussulmano sunnita. Tali centinaia di migliaia di terroristi e mercenari in cinque anni sono stati arruolati, addestrati, armati e infiltrati in Siria dalle strutture coperte della NATO, note come Stay Behind o Gladio (Gladio-B in Medio oriente). Infatti, diversi ufficiali delle intelligence e delle forze speciali occidentali hanno partecipato alla formazione di tali orde di terroristi, da Jabhat al-Nusra (al-Qaida in Siria) allo Stato islamico (al-Qaida in Iraq), tra cui anche italiani.12651172Cos’è veramente l’Isis? Com’è nato? Chi è il “califfo” Al-Baghdadi?
Lo Stato islamico non è altro che al-Qaida in Iraq, creato nel 2006 da ex-funzionari iracheni dello stato di Sadam Husayn e da terroristi arrestati e poi arruolati dagli statunitensi che avevano occupato l’Iraq nel 2003. Al-Baghdadi, in qualunque modo si possa considerarlo, è passato attraverso i filtri statunitensi costituiti dai centri di detenzione creati dalle amministrazioni Bush e Obama in Iraq, utilizzati per selezionare coloro che poi sono divenuti i capi e i quadri dello Stato islamico.

Perché Israele (lo ha recentemente dichiarato il ministro della difesa) teme più l’Iran dell’Isis? Perché in questi anni l’Isis non ha mai attaccato Israele, né pare intenzionata a farlo? E perché Israele non ha mai intrapreso azioni militari contro l’Isis?
Lo Stato islamico, come ho detto, è un’operazione delle intelligence della NATO e dei Paesi wahhabiti, quindi degli alleati d’Israele. Perciò Tel Aviv non lo teme. Anche perché tali strutture terroristiche hanno per scopo distruggere i Paesi arabi nazionalisti e socialisti, aderenti all’Asse della Resistenza, gli unici che si siano mai opposti efficacemente alle ingerenze israeliane nella regione. Le altre organizzazioni, sopratutto islamiste (Hamas compresa), non hanno per obiettivo combattere contro il colonialismo sionista, ma distruggere i movimenti panarabi, progressisti o sciiti del Medio oriente, su direttive occidentali e con finanziamenti delle retrive petromonarchie wahhabite che vedono nell’Asse della Resistenza (Iran-Iraq-Siria-Libano) un nemico da distruggere, al contrario di Israele e NATO, con cui sono da sempre alleati.

L’influenza degli Stati Uniti in Medio Oriente si è accresciuta o è diminuita negli ultimi dieci anni? E quella di Russia e Cina?
L’influenza degli USA è crollata in Medio Oriente, per avere sabotato i governi amici (Mubaraq in Egitto, Ben Alì in Tunisia, Salah in Yemen) e aver tradito la fiducia di nuovi possibili partner (Gheddafi in Libia); inoltre il fallimento della primavera araba ha reso diffidenti vecchi alleati, come Israele e Arabia Saudita, e consolidato la diffidenza dei Paesi ostili come Algeria, Iran e Siria. Quindi gli USA si ritrovano con meno alleati nella regione, col rischio di perderli tutti, visto che tra Erdogan e i curdi, Washington al solito segue un doppiagiochismo che non inganna più nessuno. Rispetto a ciò, la posizione coerente e solida della Russia, e pragmatica della Cina, hanno permesso a Mosca e Beijing non solo di rassicurare i loro alleati regionali (Siria, Algeria e Iran), ma di conquistarne altri, traditi dagli USA e dal loro doppiogiochismo dozzinale (Egitto, Iraq, Libano, a cui vanno unendosi Giordania, curdi e perfino Qatar e Bahrayn). Non va trascurato che gli ultimi alleati degli USA si sentono minacciati dallo Stato islamico, di cui sanno originare dai piani statunitensi per frantumare e ridisegnare il ‘Grande Medio Oriente’, vecchi di vent’anni almeno.

Come pensi che finirà la guerra in Siria?
Con la sconfitta della NATO e dei loro alleati regionali, che subiranno un disastroso contraccolpo interno da tale debacle. Soprattutto Turchia e Arabia Saudita, i cui governi sono talmente miopi da non prevedere alcun piano politico-diplomatico con cui affrontare tale scenario futuro. Da qui le continue minacce verbali d’intervenire in Siria, minacce che non spaventano nessuno, non avendo l’Arabia Saudita nulla che possa esser chiamata Forze armate, e non avendo la Turchia un’omogenea visione della situazione strategica regionale tra governo islamista ed esercito ancora kemalista.skghb_0

Il satellite nordcoreano ha sorvolato il Super Bowl degli Stati Uniti

Il Pentagono conferma che Pyongyang ha posto un satellite in orbita
Sputnik 08/02/2016
Gli Stati Uniti possono confermare che la Corea democratica ha messo un “satellite o dispositivo spaziale” in orbita, ha detto il portavoce del Pentagono Peter Cook.heres-what-we-know-about-north-koreas-new-missile-and-the-satellite-it-put-into-orbit-1454876900Il 7 febbraio, la Corea democratica ha lanciato un missile lunga gittata, sfidando una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che vieta a Pyongyang il lancio di missili che possono essere utilizzati come missili balistici a testata nucleari. “Possiamo dire che hanno messo un satellite o dispositivo spaziale in orbita“, ha detto ai giornalisti Cook.

La Corea del Sud conferma la posa in orbita del satellite della RPDC
Xinhua 09/02/2016

Screen-Shot-2016-02-07-at-2.56.27-PMIl ministero della Difesa della Corea del Sud ha detto che un satellite, lanciato due giorni prima dalla Repubblica democratica popolare di Corea, era stato posto in orbita con successo. I media dello Stato della Corea democratica avevano detto che il Paese aveva messo in orbita il satellite di osservazione Kwangmyongsong-4 con un missile Kwangmyongsong, circa 9 minuti e 46 secondi dopo il decollo alle 9:30 ora locale. Confermando l’annuncio della Corea democratica, il ministero della Difesa ha detto che il missile ha svolto normalmente la separazione dei tre stadi e che il satellite era stato messo in orbita normalmente. Il missile è stato lanciato alle ore 9.30, e due minuti dopo s’era separato il primo stadio, caduto nelle acque al largo della costa nord-est della Corea del Sud. Subito dopo la separazione, il primo stadio esplose in circa 270 frammenti con l’auto-distruzione, per evitare che la Corea del Sud lo scoprisse e lo valutasse, ha detto il ministero. Il primo stadio cadde nella zona che la Corea democratica aveva indicato all’Organizzazione marittima internazionale. Il secondo stadio sarebbe caduto al largo delle coste orientali della Filippine, a 2380 chilometri dalla principale base missilistica della Corea democratica di Tongchang-ri, nella costa occidentale. Il ministero ha detto che il satellite Kwangmyongsong-4 è stato messo in orbita 9 minuti e 29 secondi dopo il lancio, 17 secondi più veloce del tempo di volo dalla Corea democratica.

Il satellite nordcoreano ha sorvolato il Super Bowl degli Stati Uniti
Contrainjerencia 08/02/2016

N160209192814BIl satellite della Corea democratica Kwangmyongsong-4 (Stella splendente) ha sorvolato lo stadio in cui si celebrava il Super Bowl, un’ora dopo la fine della manifestazione sportiva, tenutasi il 7 febbraio. “E’ successo quasi direttamente al di sopra della Silicon Valley, dove sono e dove lo stadio si trova“, ha detto Martyn Williams, osservatore tecnologico, riporta AP. Il “passaggio si è verificato alle 20:26, dopo la partita. Non vi attribuisco più di una coincidenza, ma è molto interessante“, ha aggiunto Williams. La finale del campionato di football tra i Denver Broncos e i Carolina Panthers a San Francisco (California), si era conclusa alle 19:25. Secondo il rapporto ufficiale l’Amministrazione dello Sviluppo Aerospaziale Nazionale della Corea democratica, il “lancio è riuscito; il satellite segue un’orbita polare con perigeo di 494,6 km e apogeo di 500 km, con un angolo di inclinazione di 97,4 gradi. L’orbita dura 94 minuti e 24 secondi“. Secondo Pyongyang, il satellite monitorerà le condizioni meteo, individuando risorse naturali ed estensione delle foreste, fornendo dati per aiutare gli agricoltori a migliorare i raccolti. Tuttavia, Stati Uniti d’America e Corea del Sud dicono che il lancio rientra nel progetto di Pyongyang per costruire un  missile balistico a lungo raggio dopo che un satellite spia aveva rilevato attività nel centro di prova.
Il 2 febbraio la Corea democratica comunicava all’Organizzazione marittima internazionale (IMO), un’agenzia delle Nazioni Unite, che prevedeva di mettere in orbita un satellite di osservazione della Terra tra l’8 e il 25 febbraio. Il Comando della Difesa Aerospaziale del Nord America (NORAD) dice che la Corea democratica ha attualmente due satelliti in orbita intorno alla Terra.1034366008-—-kopia

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Arabia Saudita contro Iran: la placca tettonica petrolifera di Qatif

Alfredo Jalife-Rahme, Rete Voltaire, Città del Messico (Messico) 4 febbraio 2016

E’ consuetudine nella stampa occidentale avere un’aria da studiosi e spiegare la rivalità tra Arabia Saudita e Iran su base religiosa (sunniti contro sciiti) o etnica (arabi contro persiani). Eppure la storia contraddice tali interpretazioni, mentre uno sguardo sulla mappa del petrolio chiarisce tale conflitto.iran-linesL’escalation tra Arabia Saudita (prima potenza mondiale petrolifera, 27,7 milioni di persone, 80% sunniti e 20% sciiti concentrati nella Provincia Orientale di Qatif) e Iran (81,1 milioni persone in grande maggioranza sciiti indo-europei e potenza gasifera mondiale) è il risultato della rivalità geopolitica più che di un conflitto etnico o religioso, senza offesa per coloro che si attengono al prisma israelo-anglosassone che deforma balcanizzando. Quando Reza Shah Pahlevi regnava, l’Arabia Saudita era il grande alleato dell’Iran, dominato dagli Stati Uniti. L’attuale escalation è un riflesso della divisione globale, incluso lancio del “Grande Medio Oriente” e rivalità sul potere nel mondo islamico e nell’OPEC. La divisione geo-strategica tra Stati Uniti da un lato e Russia e Cina dall’altra, è lo sfondo della trappola demografica ordita da Zbigniew Brzezinski/Stratfor con la loro “carta islamica” [1] volta a destabilizzante profondamente il blocco RIC (Russia, India, Cina). La Russia ha un 20% di sunniti tartari; e l’India, potenza nucleare, è la prima potenza islamica del mondo, con un 20% di musulmani; e la Cina, a sua volta ha 10 milioni di uiguri e mongoli sunniti, parte della popolazione turca della provincia autonoma di Xinjiang, altamente strategica perché ricca di gas e uranio. L’ex-primo ministro Ariel Sharon aveva tracciato sul Medio Oriente una linea orizzontale dal Marocco al Kashmir (le proteste contro l’Arabia Saudita hanno raggiunto questi estremi) e una verticale dal Caucaso, ventre della Russia, al corno d’Africa. L’Organizzazione della cooperazione islamica (57 Stati membri) ha 600 milioni di abitanti, o il 22% della razza umana, per l’80% sunniti, un universo tutt’altro che omogeneo di scuole legali d’interpretazione del Corano, assai diverse, e quasi per il 20% sciita, divisi dalla presenza di molteplici sette (alawita in Siria, huthi/zaiditi nello Yemen, aleviti in Turchia, ismaeliti in India, ecc). Vi sono diverse minoranze sciite in India, Pakistan e Afghanistan, Paesi destabilizzati dal grande gioco geostrategico degli Stati Uniti contro il RIC. In Iraq gli sciiti sono la maggioranza (85%), come in Bahrayn (85%); e in Libano sono il 50% e le minoranze sciite in India, Pakistan e Afghanistan sono grandi. Infine, circa 400 milioni di sciiti sono divisi tra un centinaio di Paesi, ma l’80% è concentrato in Iran (81,8 milioni), India (45,4 milioni), Pakistan (42,5 milioni), Iraq (24,5 milioni) e Turchia (20 milioni).
Al di là della rivalità per la leadership religiosa del mondo musulmano tra Iran e Arabia Saudita, e la questione della custodia dei luoghi santi di Mecca e Medina, Riyadh ha perso due stretti alleati tra i sunniti: Sadam Husayn, che governava l’Iraq dalla maggioranza sciita (situazione di equilibrio in Siria, dove Assad proviene dal 15% alawita della popolazione rispetto all’80% sunnita) e Hosni Mubaraq in Egitto, spazzato via dall’artificiale “primavera araba” istigata da Stati Uniti e Regno Unito; allo stesso tempo l’Iran ha esteso l’influenza in Libano con Hezbollah, e Siria con gli alawiti in guerra contro Arabia Saudita, Qatar e Turchia. Nello Yemen, l’Arabia Saudita conduce la guerra contro gli huthi; nel Bahrayn, Riyadh è intervenuta militarmente per sedare la rivolta della maggioranza sciita [2]. L’escalation ha raggiunto il culmine con la strage di pellegrini iraniani alla Mecca, un semplice incidente, secondo Riyadh, omicidio intenzionale di 500 persone per l’Iran, tra cui l’ex-ambasciatore in Libano [3].
Oltre ai piani per la balcanizzazione di Iran e Arabia Saudita annunciati dal Pentagono [4] e New York Times [5], vanno notate tre tracce altamente radioattive:
– le riserve in valuta estera delle sei petromonarchie arabe del Golfo Persico: questi Paesi hanno in programma di lanciare la moneta unica del Golfo [6];
– la parità del rial saudita con il dollaro [7];
– e il petrolio di Qatif.
Arabia Saudita e Iran non hanno interesse a un’ulteriore escalation, mentre Riyadh vuole consolidare la successione di re Salman, l’Iran è con il fiato sospeso in attesa della revoca imminente delle sanzioni, recuperando 150 miliardi di dollari sequestrati da Washington in cambio della disattivazione del programma nucleare. Ricordiamo che l’Iran dispone di 109 miliardi di dollari di riserve, di fronte ai 650 miliardi dell’Arabia Saudita. L’esecuzione di 47 persone, di cui 43 terroristi jihadisti sunniti sostenitori di al-Qaida che volevano rovesciare la casa reale dei Saud, più 4 sciiti, tra cui lo sceicco Nimr al-Nimr di Qatif, venerato dai giovani e che minacciò la secessione, e altri tre chierici, ha innescato la furia dello sciismo universale, quando Hezbollah ha accusato gli Stati Uniti di essere dietro le decapitazioni. Stratfor, il centro israelo-texano noto quale oscura emanazione della CIA, dice che la controversia su al-Nimr imperversa da anni [ 8 ] In effetti, fu arrestato nel luglio 2012 per incitamento dei militanti sciiti nella regione petrolifera, la provincia orientale, durante la “primavera araba”, quando Riyadh era già intervenuta in Bahrayn, il piccolo confinante a maggioranza sciita, per rafforzare i sunniti della penisola arabica. Come nella guerra Iran/Iraq volta ad esaurire Sadam Husayn e la rivoluzione islamica sciita di Khomeini, quando gli Stati Uniti vendettero armi a entrambi per indebolirli. Ancora una volta Washington cerca d’attuare il programma d’indebolimento, questa volta di Arabia Saudita ed Iran? Ambrose Evans-Pritchard, feroce critico della casa reale inglese ritiene che la collisione tra i due Paesi sia pericolosamente vicina al cuore del mercato mondiale del petrolio. Dice che la minoranza sciita colpita, il 15% della popolazione saudita secondo lui, “risiede nei giganteschi giacimenti petroliferi sauditi, in particolare nella città di Qatif” [9]. Cita Ali al-Ahmad, direttore dell’Istituto per gli Affari del Golfo di Washington secondo cui Qatif è il centro nevralgico dell’industria del petrolio saudita, la grande stazione centrale in cui 12 oleodotti riforniscono gli enormi terminal petroliferi di Ras Tanura e Dharan, molto vulnerabili in caso di attacco a sorpresa. Evans-Pritchard insiste che la maggior parte dei 10,3 milioni di barili prodotti giornalmente dall’Arabia Saudita, sorvegliati da 30000 guardie, attraversi il cuore dello sciismo in subbuglio; un’interruzione di pochi giorni può causare un picco del petrolio, raggiungendo i 200 dollari o più al barile, alimentando la crisi economica globale. Questa è la manna geopolitica sognata dagli speculatori di hedge fund di Wall Street e City di Londra…
Si dovrebbero seguire con il microscopio elettronico le posizioni turche (la sola potenza sunnita della NATO) e del Pakistan (la maggiore potenza militare musulmana), che finora hanno assunto un atteggiamento neutrale e cauto, soprattutto per i recenti legami con Russia e Cina e la repulsione per i Fratelli musulmani (incoraggiati da Turchia e Qatar), e non certo dall’amore per l’Iran.oil-and-gas-infrastructue-persian-gulf--large-Note
[1] “Otra trampa de Brzezinski y Stratfor contra Rusia: “guerra demográfica” con Turquía“, Alfredo Jalife Rhame, La Jordana, 3 gennaio 2016.
[2] “Why the King’s Sunni Supporters are Moving Abroad“, Justin Gengler, Foreign Affairs, 6 gennaio 2016.
[3] “L’Arabie saoudite a bien enlevé des collaborateurs de l’ayatollah Khamenei“, Réseau Voltaire, 13 novembre 2015.
[4] “We’re going to take out 7 countries in 5 years : Iraq, Syria, Lebanon, Libya, Somalia, Sudan & Iran”, Videointervista con il Generale Wesley Clark, Democracy Now, 2 marzo 2007.
[5] “Imagining a Remapped Middle East”, Robin Wright, The New York Times Sunday Review, 28 settembre 2013.
[6] “Hacia el nuevo orden geofinanciero: yuan chino entra al FMI y Rusia prepara su “rublo-oro”“, Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada, 13 gennaio 2015.
[7] “Saudi riyal in danger as oil war escalates”, Ambrose Evans-Pritchard, The Telegraph, 28 dicembre 2015.
[8] “The Saudi-Iranian Spat Is Emblematic of the Region’s Power Struggle”, Stratfor, 4 gennaio 2016.
[9] “Saudi showdown with Iran nears danger point for world oil markets”, Ambrose Evans-Pritchard, The Telegraph, 4 gennaio 2016.

Alfredo Jalife-Rahme Professore di Scienze politiche e sociali dell’Università nazionale autonoma del Messico (UNAM). Pubblica cronache di politica internazionale sul quotidiano La Jornada. Ultima opera: La Cina irrompe in America Latina: Drago o panda? (Orfila, 2012).

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Jugoslavia, Siria e migrazione: la Russia è stanca di Stati del Golfo, Stati Uniti e NATO

Murad Makhmudov, Michiyo Tanabe e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 6 fabbraio 2016 11782496L’inettitudine dell’amministrazione Obama non conosce limiti in politica estera. In realtà, segue le passate amministrazioni di questa nazione, quando si tratta di Medio Oriente, Nord Africa e Sud-Est asiatico. Tuttavia, a differenza delle passate amministrazioni che avviarono politiche di destabilizzazione, è chiaro che l’amministrazione Obama fa degli USA una barzelletta, perché anche gli alleati sono confusi. Pertanto, il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin è intento finalmente a cercare di affrontare la crisi in Siria. Dato questo fatto, la doppia agenda della Federazione Russa si concentra sulla crescente minaccia del terrorismo internazionale e ad impedire un altro Stato fallito creato dalle brutali azioni delle potenze di Golfo e NATO contro il governo della Siria. Naturalmente, vi sono altre aree importanti, ma queste due aree sono di maggiore importanza. In effetti, se si guarda alla crisi dei migranti in Europa e Medio Oriente, appare chiaro che USA e loro alleati ne sono prevalentemente responsabili. In Afghanistan negli anni ’80 e all’inizio degli anni ’90, USA, Cina, Pakistan, Arabia Saudita, Regno Unito e gli altri Stati del Golfo, hanno supportato e finanziato il terrorismo internazionale. Sono tali nazioni che crearono al-Qaida, i taliban (soprattutto il Pakistan) e vari altri gruppi settari terroristici sunniti.

Ex-Jugoslavia e Kosovo
Dopo l’Afghanistan, Germania e altre nazioni europee chiesero frettolosamente lo smembramento dell’ex-Jugoslavia. Data la terribile eredità del fascismo croato della Seconda Guerra Mondiale e delle unità SS di bosniaci musulmani che massacrarono i serbi ortodossi, per non parlare delle convulsioni dell’impero ottomano e della brutalità austriaca, appare chiaro che la Jugoslavia aveva bisogno di aiuto e sostegno nel risolvere la crisi. Tuttavia, successe il contrario e USA, Iran, Turchia e molte nazioni musulmane si schierarono con al-Qaida e le altre forze terroristiche islamiste seguendo i sogni della Fratellanza musulmana di Alija Izetbegovic in Bosnia. Il risultato della rapida destabilizzare della Jugoslavia furono i massacri in Bosnia e Croazia (Krajina serba). Allo stesso modo, le trame estere, tra cui l’asse delle élite politiche di Ankara, Teheran, Washington e molti altri, permisero ad al-Qaida e altri jihadisti internazionali di entrare in Bosnia. Inoltre, restano le immagini che mostrano chiaramente le Nazioni Unite (ONU) aiutare i terroristi coi loro mezzi in Bosnia. Inoltre, l’embargo militare fu manipolato da USA, Iran, Turchia e molti altri, quindi i militari crearono le forze armate croate, musulmane bosniaci e jihadiste internazionali grazie alle varie nazioni anti-serbe e alle Nazioni Unite. Non sorprende che la crisi del Kosovo abbia esibito trame simili e, come al solito, la guerra mediatica giocò un ruolo importante. Allo stesso modo, l’aspetto umanitario fu manipolato al massimo. Il risultato, proprio come la pulizia dei cristiani in Iraq e Siria dopo l’ingerenza di NATO e potenze del Golfo, fu l’esodo dei cristiani ortodossi dal Kosovo. Gli zingari divennero bersaglio dei nazionalisti albanesi e poi si seppe che serbi furono squartati per espiantarne gli organi. Il risultato del rapido smembramento dell’ex-Jugoslavia furono i massacri etnici e religiosi, la massiccia migrazione verso altre nazioni europee, la distruzione della cristianità ortodossa in Kosovo, povertà di massa, dipendenza degli aiuti internazionali del Kosovo del governo albanese (problemi simili alle aree musulmane bosniache e croate) e una serie di altri fattori importanti. In effetti, tali convulsioni continuano a creare oggi migrazioni di massa perché le aree come il Kosovo sono rovinate da povertà e corruzione. Allo stesso tempo, la Macedonia resta profondamente divisa nel 2015, dove i politici estremisti albanesi del Kosovo manifestano contro i serbi ortodossi e i jihadisti dai Balcani vanno in Iraq e Siria. Inoltre, la Bosnia resta divisa internamente (zone bosniaco-musulmana e bosniaco-croato cattolica) ed è un caso di economica disperata. Allo stesso modo, i serbi bosniaci subiscono discriminazioni internazionali nelle loro regioni in Bosnia. Altra convulsione delle guerre nei Balcani è la rete di jihadisti internazionali cerata dalle trame di USA, Iran, Pakistan, Turchia e molti altri. Dopo tutto, la cellula islamista tedesca coinvolta nell’11 settembre nacque dalla crisi bosniaca e lo stesso vale per altri. Nel tempo, tale realtà ha fatto sì che i brutali attentati di Madrid e dell’11 settembre negli USA (e altri attacchi terroristici) fossero collegati con l’azione nella Bosnia musulmana. Naturalmente, l’amministrazione del presidente Obama, la Turchia del presidente Erdogan e vari gruppi terroristici settari sunniti, hanno cercato di manipolare il legame con gli islamisti balcanici per sconfiggere il governo laico della Siria.

Libia, Iraq e Siria
La destabilizzazione di Iraq, Libia e Siria ha testimoniato l’avanzata di al-Qaida e negli ultimi tempi lo stesso vale per la minaccia dello SIIL (Stato islamico – SI). In altre parole, le principali potenze secolari sono state attaccate dalle varie politiche ideate dalle potenze del Golfo e della NATO. In Libia e Siria è chiaro che le varie potenze di Golfo e NATO sono colluse con le diverse forze taqfirite, o hanno obiettivi simili nel breve termine. Naturalmente, ogni nazione avrà diverse priorità a lungo termine, ma ciò è di scarso interesse per i numerosi uccisi e mutilati (che continuano a morire in Iraq, Libia e Siria). Allo stesso tempo, le minoranze religiose sono ancora perseguitate e uccise in Iraq e Siria dalle varie forze create dalla destabilizzazione delle maggiori potenze del Golfo e della NATO. Mentre in Libia il gruppo terroristico confessionale SIIL decapita apertamente migranti cristiani sulle spiagge e minaccia l’intera comunità copta ortodossa cristiana della nazione. In altre parole la scomparsa del Colonnello Gheddafi in Libia, e di Sadam Husayn in Iraq, hanno scatenato vuoti che non possono essere colmati. Altrettanto preoccupante, l’amministrazione Obama, il turco Erdogan e diverse potenze del Golfo hanno destabilizzato l’Iraq per la seconda volta per la necessità di rovesciare il Presidente Bashar al-Assad in Siria. Inoltre, mentre la Libia era ancora sanguinante e lacerata, le potenze del Golfo e della NATO l’usavano per destabilizzare la Siria e questo vale per il flusso di armi e terroristi. La guida del jihadismo internazionale in tale complessa rete di inganni è la Turchia della NATO, seguendo realtà geopolitiche e politiche di Erdogan. Non a caso le brutalità delle maggiori potenze di NATO e Golfo in Iraq, Libia e Siria, sono un numero imprecisato di rifugiati interni, enormi ondate migratorie, numerose persone uccise, terrorismo quotidiano, riduzione in schiavitù dei cristiani e yazidi da parte dello SIIL, settarismo brutale, enorme povertà, Stati falliti e pulizia religiosa contro alawiti (Siria), cristiani (Iraq e Siria), shabaq (Iraq), yazidi (Iraq) e altri. Allo stesso tempo, SIIL e altri gruppi terroristici taqfiriti massacrano numerosi sciiti. Infatti, musulmani sciiti sono stati massacrati nelle moschee in Iraq e lo stesso accade sempre più nello Yemen, a causa degli intrighi delle potenze del Golfo in questa nazione.

Federazione russa e Siria
Alla metà del 2015 appariva chiaro che la crisi migratoria, brutalità di SIIL e Nusra (e altri gruppi settari terroristici), riduzione in schiavitù delle minoranze religiose da parte dei taqfiri, crescente povertà economica e altri fattori importanti, spingevano la Federazione Russa a cercare una soluzione alla crisi in Siria e fare molto di più. La pazienza della Federazione Russa sembra essere finita perché chiaramente USA, Turchia e diverse potenze del Golfo attuano politiche che consentono alla crisi di continuare. In effetti, la Turchia è più preoccupata dai curdi che dallo SIIL e l’unica politica di Erdogan verso la Siria è semplicemente volta a rovesciarne il governo. Allo stesso modo, Qatar e Arabia Saudita (ai ferri corti per i Fratelli musulmani in Egitto e Libia) supportano vari brutali gruppi terroristici settari mentre si scontrano in altre parti di Medio Oriente e Nord Africa. Pertanto, il sangue continua a scorrere e i migranti a fuggire da Libia, Iraq e Siria. In altre parole, le potenze di Golfo e NATO (e il Pakistan in Afghanistan) hanno semplicemente destabilizzato delle nazioni senza dare soluzioni a realtà complesse. I vuoti emersi sono stati colmati da settarismo, indottrinamento taqfirita, pulizia delle minoranze, segregazione delle donne e altre realtà brutali. Data tale realtà, le élite politiche di Mosca cercano di puntellare la Siria perché le conseguenze di un altro Stato fallito saranno orrende. Inoltre, proprio come Afghanistan, Libia e regione del nord del Pakistan sono diventati campi di addestramento dei vari gruppi terroristici taqfiri grazie all’ingerenza delle potenze occidentali e musulmani, la Federazione Russa teme che la Siria sia usata per diffondere il caos nella regione del Caucaso. E’ tempo che la comunità internazionale resista alle solite nazioni che continuano a destabilizzare così tanti Paesi. In effetti, la crisi dei migranti è chiaramente legata alle nazioni che seminano caos e odio in Afghanistan, Bosnia, Kosovo, Libia, Iraq e Siria. Ciò a sua volta ha comportato contraccolpi negativi legati al crescente terrorismo e a questioni interne pericolose per nazioni come Egitto, Mali, Pakistan (auto-indotte), Tunisia e altri Paesi regionali. Pertanto la Federazione Russa ora attua un’azione incisiva in Siria e spinge la comunità internazionale a svegliarsi sui misfatti del passato e a concentrarsi sulla stabilità regionale.RT_putin_assad_lpl_130830_16x9_992Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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