Il ministro della Difesa della Russia visita i Caraibi

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 16/02/2015b22824Il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu ha compiuto una visita in America Latina l’11-14 febbraio in Venezuela, Nicaragua e Cuba, Paesi con relazioni alleati stabili con la Russia nel campo della cooperazione militare. Ha firmato un accordo sulle esercitazioni militari congiunte in Venezuela. Russia e Nicaragua hanno firmato un accordo intergovernativo sulla procedura semplificata per le visite di navi da guerra della Marina russa nei porti del Nicaragua. Un accordo per lo sviluppo della cooperazione tecnico-militare è stato concluso durante la visita a Cuba. Ma il viaggio nel “Triangolo Caraibico” aveva un significato politico assai maggiore degli accordi di cooperazione militare. A Caracas, Managua, Habana e America Latina in generale ciò è stato visto come manifestazione di solidarietà. Non poteva essere altrimenti, mentre gli Stati Uniti fanno ancora pressione sull’America Latina, intensificando la sovversione con le “rivoluzioni colorate”, per rovesciare governi legali. I leader di Venezuela, Nicaragua e Cuba dicono spesso che gli Stati Uniti usano l’intero arsenale delle guerre clandestine: dalla guerra dell’informazione alla creazione di cellule terroristiche e ai complotti volti ad eliminare fisicamente i leader dei Paesi nel mirino di Washington, come primi obiettivi. La visita di Shoigu a Caracas è coincisa con la divulgazione della cospirazione contro il governo del Venezuela tra le fila dell’aeronautica. Ufficiali attivi e in pensione aveano pianificato di attaccare obiettivi nella capitale: il palazzo presidenziale di Miraflores, gli edifici del Ministero della Difesa, del Servizio di Sicurezza (Sebin), del Ministero degli Esteri e dell’Ufficio del Procuratore Generale. I cospiratori volevano usare un aereo Tucano, progettato per combattere la guerriglia, che doveva decollare dalle isole Curaçao o Aruba dove vi sono basi operative avanzate (FOL) degli USA e la CIA conduce un’intensa attività. L’attacco era previsto mentre l’opposizione radicale avrebbe organizzato manifestazioni permettendo ai suoi capi di approfittare del caos nel Paese e prendere il potere. Questa volta la strategia della “creazione del caos” è fallita. I militari rimangono fedeli al regime bolivariano che gode di un forte sostegno sociale. In queste circostanze l’effetto stabilizzante della visita di Shojgu era evidente: il ministro ha dimostrato che Mosca non ha dubbi sul fatto che la posizione del Presidente Maduro sia solida e che il Venezuela rimane partner strategico affidabile nella regione dei Caraibi. La Russia fa del suo meglio per aumentare il potenziale della Difesa del Venezuela e degli altri alleati nei Caraibi. Continuerà a farlo. I media occidentali hanno definito il viaggio latinoamericano del ministro russo “un atto di pressione diplomatica sugli Stati Uniti”, anche se Shojgu non ha mai detto nulla a sostegno di tale affermazione durante il viaggio. Mosca sottolinea costantemente che la cooperazione militare bilaterale con i partner non è mai rivolta contro altri Paesi, anche se il capo della Difesa russa non ha detto nulla su ciò; la cooperazione militare è interpretata dai media occidentali come segno di pressione politica sugli Stati Uniti. Parlano di “pressione mentre gli Stati Uniti scatenano una propaganda intensa a sostegno dell’invio di armi all’Ucraina. Tali azioni non possono che spingere Mosca ad opporvisi. L’occidente deve capirlo”.
shoygu-canal-ni-2015 A Managua, un’altra tappa, il ministro ha firmato un accordo intergovernativo sulla procedura semplificata per la visite delle navi da guerra della Marina russa nei porti del Nicaragua e una serie di altri documenti sulla cooperazione tecnico-militare. Durante la visita in Nicaragua, il ministro della Difesa russo ha aperto un centro topografico, il cui equipaggiamento è fornito e installato da specialisti russi. Gli esperti sottolineano l’incremento tangibile della presenza russa nel Paese, in particolare con i piani per la costruzione del canale di Nicaragua, un altro passaggio che collega Atlantico e Pacifico, oltre al canale interoceanico controllato dagli statunitensi. La Cina svolge il grosso del lavoro. Secondo i media, la Russia sarà responsabile della protezione del gran canale. In nessun modo gli Stati Uniti rimarranno in disparte. Il governo sandinista deve vigilare al massimo. Il Presidente Daniel Ortega ha approfittato della visita di Shojgu per esprimere le sue opinioni sugli attuali eventi internazionali. Secondo lui le attività degli Stati Uniti sono la ragione principale della crisi economica mondiale che danneggia gli stessi Stati Uniti, così come l’Europa. Ortega ha sostenuto la Russia nei suoi sforzi per risolvere pacificamente la crisi in Ucraina. Secondo lui, l’occidente è responsabile del degrado di tale Paese. Ha detto, “Noi tutti abbiamo visto in diretta TV la scandalosa marcia dei fascisti verso il colpo di Stato. Ci aspettiamo che le nuove proposte presentate dalla Federazione Russa e dal Presidente Putin ripristino la pace nella regione”. Il viaggio di Shojgu è stato tempestivo. L’amministrazione statunitense ha messo a punto iniziative volte a riavvicinare l’Avana. Il momento giusto per definire chiaramente i veri obiettivi perseguiti dagli Stati Uniti e le minacce poste al “socialismo dal volto umano” e sul futuro delle relazioni Russia-Cuba. Fidel Castro ha detto che i cubani ancora non si fidano degli Stati Uniti e si atterrà alle politiche che perseguano propri interessi. Queste parole forniscono un indizio per capire l’approccio di Havana al dialogo USA-Cuba. Il messaggio di fondo è lo stesso: c’è la minaccia di essere colpiti alle spalle dalla “quinta colonna” promossa dalla CIA, con l’aiuto di organizzazioni non governative, blogger e intensa propaganda “anti-Castro”. Gli esperti ritengono che gli Stati Uniti radunano i dissidenti cubani per organizzare un colpo di Stato dell’isola. Ma la leadership cubana ha accumulato una ricca esperienza nel contrastare la sovversione dei servizi speciali degli Stati Uniti. Senza dubbio, la visita del ministro della Difesa della Russia ha dato nuovo impulso allo sviluppo della cooperazione militare Russia-Cuba. A L’Avana l’ordine del giorno comprendeva molte questioni e molti dettagli sono ignoti alla stampa. E’ importante notare che le questioni discusse comprendevano l’invio di nuovi sistemi d’arma, l’ammodernamento dell’arsenale fornito dall’URSS e l’addestramento di personale cubano nelle accademie militari russe. Incontrando Raul Castro, Presidente del Consiglio di Stato e Presidente del Consiglio dei Ministri cubani, Shojgu ha sottolineato che lo sviluppo dei rapporti militari è in pieno svolgimento. Il Ministro della Difesa ha aggiunto che Russia e Cuba sviluppano la cooperazione militare e tecnica. “Siamo grati a Cuba per accogliere le navi della Marina russa a L’Avana. La Russia è interessata ad espandere la cooperazione navale“, ha detto Shojgu, ringraziando Castro per la calorosa accoglienza della delegazione russa. Raul Castro ha molto apprezzato la cooperazione militare con la Russia. Ha detto che quest’anno gli equipaggi cubani parteciperanno ai biathlon dei carri armati che si terranno in Russia così come ai giochi militari internazionali, al forum tecnico-militare “Army-2015“, previsto per il 16 – 19 giugno, e alla conferenza annuale sulla sicurezza internazionale.
Le coste caraibiche comprendono i territori di Messico, America centrale e settentrionali del Sud America. Sono sempre state considerate dagli Stati Uniti un lago interno. Ma i tempi cambiano. Non importa quanto dica Obama sull’eccezionalismo statunitense e la sua leadership globale in questo secolo, gli Stati Uniti non riescono a mantenere lo status quo. La presenza di Cina, Russia e Brasile è sempre più forte; è una tendenza. Gli Stati dei Caraibi, così come dell’America Latina, si volgono ai poli del potere alternativi. Gli Stati Uniti cercano di affermare la propria leadership con attentati, terrorismo di Stato, spargimento di sangue e torture, venendo percepiti come un Moloch bellicoso e nemico dell’uomo.

62706Ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sventato un piano golpista contro il Venezuela

Uno scenario privo di “coincidenze”
Alessandro Lattanzio, 15/2/2015

Ho incontrato i venezuelani colpiti dall’oppressione del loro governo, per sottolineare il nostro impegno a promuovere i diritti umani nel mondo“.
Vicepresidente degli Joe Biden dopo aver incontrato la moglie di un golpista venezuelano, il 12 febbraio 2015.

Nicolas-MaduroIl Presidente del Venezuela Nicolas Maduro, denunciava il 12 febbraio un gruppo di ufficiali dell’aeronautica per aver programmato un golpe che prevedeva l’impiego di aerei d’assalto EMB 314 Super Tucano. Il Presidente Maduro aveva dichiarato “Il governo degli Stati Uniti è dietro ai piani di destabilizzazione e ai colpi di Stato contro il Venezuela. … Abbiamo smantellato, sventato un tentativo di colpo di Stato contro la democrazia e la stabilità del nostro Paese. Questo era un tentativo di utilizzare un gruppo di ufficiali dell’aeronautica militare per provocare un attacco, un colpo di Stato armato. I gruppi fascisti che promuovono i piani golpisti contro la Rivoluzione Bolivariana saranno sconfitti dalla coscienza e dalla mobilitazione del nostro popolo“. Il 2 febbraio, Maduro aveva detto che “La potenza imperiale del nord è entrata in una pericolosa fase di disperazione, annunciando ai governi del continente il rovesciamento del mio governo. Io accuso il vicepresidente Joe Biden di tale complotto. Ci sono diplomatici statunitensi in Venezuela che arruolano ufficiali per tradire il loro Paese, e cercano di influenzare i leader politici socialisti, gli opinionisti e gli imprenditori per provocare un sanguinoso colpo di Stato contro il Venezuela bolivariano“.
Il piano, denominato Operazione Gerico, era previsto per il 13 febbraio e prevedeva la diffusione di un manifesto che invocava un governo di transizione e successivamente un aereo Super Tucano avrebbe bombardato la cerimonia di commemorazione della battaglia di La Victoria, la sede governativa di Caracas, il quartier generale dei servizi segreti militari del Venezuela (DIM), Plaza Venezuela, la stazione della metropolitana al centro di Caracas, il Ministero della Difesa, il Ministero della Giustizia, la sede del Consiglio Nazionale Elettorale, il municipio di Caracas occidentale, gli uffici del pubblico ministero del Venezuela e dei maggiori funzionari governativi. Nello stesso tempo sarebbero esplosi tumulti di piazza nella capitale e in altre città della nazione. Il Presidente Maduro aveva riferito che gli ufficiali dell’aeronautica erano finanziati dal governo degli Stati Uniti, tramite un gruppo di Miami, per effettuare il golpe articolato in tre fasi:
1. Pubblicazione del “Programma del governo di transizione”, che definiva i piani del governo golpista: scioglimento delle autorità pubbliche, privatizzazione di Petroleos de Venezuela, richiesta di stanziamenti al Fondo monetario internazionale, avviare un nuovo processo di privatizzazione.
2. Attacco con aerei Super Tucano, “L’obiettivo era il Palacio de Miraflores o altri edifici governativi, compresa la sede di Telesur. L’attacco doveva essere effettuato con un aereo EMB-312 Super Tucano proveniente dall’estero, essendo quelli venezuelani in riparazione“.
3. “Un video in cui un generale golpista, condannato e reo-confesso, riferiva che la forze armate si erano rivoltate contro il Presidente Nicolas Maduro e l’avevano rovesciato“. Il generale era Oswaldo Sánchez Hernández. Tale video sarebbe stato trasmesso da CNN, Reuters, AP e altre agenzie di stampa.
Il golpe sarebbe rientrato in un’escalation di quattro tappe: assalto economico, dibattito internazionale su una presunta crisi umanitaria, colpo di Stato politico contro il governo e infine golpe militare per installare un governo di transizione. Il 3 febbraio, il gruppo dei 17 golpisti aveva ricevuto i visti dal dipartimento di Stato degli USA per poter organizzare negli Stati Uniti il golpe per rovesciare Maduro. Tramite un gruppo di Miami, Washington versò una grossa somma in dollari, effettuò diverse missioni e consegnò i visti per gli Stati Uniti ai golpisti, cui l’ambasciata degli USA disse che, se il golpe falliva, “potevano entrare negli USA da qualsiasi punto“.
Il Presidente ringraziava gli ufficiali che avevano sventato il golpe, “Voglio ringraziare i giovani ufficiali, le agenzie d’intelligence, per essere stati capaci di sventare tale tentativo di golpe contro il nostro Paese. Volevano altri morti a Caracas e nel paese durante le manifestazioni della destra“.
AIR_EMB-314_Drakos_Colombia_lg Il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, dettagliava il piano golpista, denominato operazione “Hit Blue“, che coinvolgeva i deputati di destra Maria Corina Machado, finanziata dall’USAID; Leopoldo Lopez, collegato all’ex-narco-presidente colombiano Alvaro Uribe Velez e la cui moglie aveva incontrato il vicepresidente degli USA Joe Biden il 12 febbraio; Julio Borgues, fondatore del partito anti-chavista Primero Justicia; il sindaco di Caracas Antonio Ledezma, legato al terrorista Lorent Gómez Saleh, che al momento del golpe si sarebbe recato al quartiere de La Cadelaria, roccaforte elettorale dell’opposizione antibolivariana, dove avrebbe detto alla popolazione di abbandonare le case perché “sarebbero state bombardate” assieme alla sede di TeleSUR; l’affarista e politico Parsifal D’Sola; Pedro Mario Burelli, collegato a Peter Ackerman, discepolo del teorico delle rivoluzioni colorate Gene Sharp; il generale di brigata Oswaldo Sánchez Hernández; il capitano Jose Noguera, coordinatore della congiura; i tenenti José Antich Ricardo Zapata, Peter Alexander Moreno Guevara, Henry Javier Salazar Moncada ed Eduardo Figueroa Marchena, quest’ultimo latitante a Panama; l’ex-tenente Luis Calderon; l’ex-generale Angelo Vivas, che chiedeva la creazione di unità armate dell’opposizione, l’istituzione di un “governo di transizione” e invitava a prepararsi “a una guerra all’ultimo sangue“; la giornalista Patricia Poleo, che fungeva da collegamento con gli USA; Andreina Stephanie Carrillo Torres e un tale “El Viejo”. Cabello riferiva anche che un uomo, identificato come Jesus Carmona Álvaro Rodríguez, doveva assassinare il presidente venezuelano nella città di Valencia, Stato di Carabobo. Il SEBIN (l’intelligence venezuelana) aveva sequestrato uniformi, armi come fucili statunitensi AR-15, una pistola HK e granate, computer, video sul complotto e la proclamazione del golpe.
Il 5 febbraio, l’ambasciata tedesca in Venezuela avvertiva i cittadini tedeschi in Venezuela d’adottare una serie di “precauzioni di fronte alla crisi“. La dichiarazione è stata firmata dall’incaricato d’affari Joerg Polster, suggerendo che diplomatici e servizi segreti tedeschi fossero a conoscenza del piano golpista sostenuto dagli Stati Uniti.
Il 13 febbraio, l’Alto Comando Militare guidato dal ministro del Potere Popolare per la Difesa, Vladimir Padrino López, ribadiva sostegno incondizionato al Presidente Nicolas Maduro, in relazione al piano golpista steso da alcuni ufficiali. “L’Alto Comando Militare ribadisce pieno sostegno e fedeltà assoluta al Presidente Nicolas Maduro, e ribadisce l’impegno verso Costituzione, Popolo e Plan de la Patria. Ribadiamo il rifiuto netto delle Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB) al piano di un piccolo numero di soldati che non rappresenta i sentimenti dell’istituzione militare (…) Le FANB sono monolitiche e unite nel rispetto della democrazia e respingono ogni barbarie contro Popolo e Paese“. Padrino López affermava che tali atti destabilizzanti “rafforzano i principi e valori che ci indicano la strada giusta, senza retrocedere dalle conquiste raggiunte. Abbiamo le istruzioni del comandante in capo e sappiamo cosa fare per la Difesa del territorio nazionale. Un Paese non si costruisce con la violenza e il risentimento, ma con la giustizia, la cooperazione e la comprensione”.
Gli Embraer EMB 314 Super Tucano, o A-29, sono dei velivoli a turboelica in grado di trasportare, sui cinque piloni subalari e sotto la fusoliera, 1500 kg di armamenti, tra cui 2 mitragliatrici da 12,7 mm FN Herstal con 200 colpi, missili aria-superficie AGM-65 Maverick, razzi, bombe, 4 missili aria-aria AIM-9 Sidewinder, MAA-1 Piranha o Python-3/4.

Nicolas-Maduro-en-ascenso-militar-Venezuela-800x533Riferimenti
Contrainjerencia
Contrainjerencia
Correo del Orinoco
Correo del Orinoco
Correo del Orinoco
Global Research
Nsnbc
PSUV

TeleSur

Armi e uomini per una rivoluzione colorata in Venezuela

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 17/11/2014b07f0e52d6d25c62a2e6043bec20ca7eRapporti sui media latino-americani segnalano con allarmante regolarità sequestri da parte delle forze dell’ordine di grandi quantità di armi di fabbricazione USA. Tali eventi sono sempre più frequenti in Bolivia, Ecuador, Nicaragua e Argentina, Paesi che l’amministrazione Obama considera ostili. Ma il più delle volte, la notizia della scoperta di depositi clandestini di armi proviene dal Venezuela. Rovesciare quel regime bolivariano è uno degli obiettivi strategici di Washington, e le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti utilizzano diversi canali per occultare armi di piccolo calibro, munizioni ed esplosivi nel Paese, in previsione dell’ora stabilita, l’“ora X”. Cartelli della droga controllati da CIA e DEA sono spesso utilizzati come copertura per tali operazioni, così come gruppi paramilitari colombiani creati per combattere FARC e ELN. Una volta che la violenza in Colombia ha cominciato a placarsi, gli statunitensi reindirizzarono i paramilitari nel teatro di combattimento in Venezuela. Una flotta di piccoli aerei è stata creata dalla CIA, per continuare a rifornire gli Stati Uniti di droga da Sud e Centro America. Tali aerei sono utilizzati anche per trasportare piccole quantità di armi e munizioni nelle regioni più remote del Venezuela, in particolare negli Stati di Apure, Amazonas e Bolivar dove sono stati creati dei depositi segreti. Ma il Venezuela ha una legge che impone al Paese di difendere lo spazio aereo, e i piloti dell’Aeronautica venezuelana rintracciano gli aerei che violano tale statuto. L’ultimo di tali aerei di fabbricazione statunitense, un Re-200, è stato abbattuto ai primi di novembre nello Stato di Apure, al confine con la Colombia, dove alcuni degli aerei utilizzati dalla CIA per operazioni speciali sono raggruppati presso basi militari statunitensi. E ci sono molte più armi oltre a quelle nei depositi segreti. José Guillen, capitano della Guardia Nazionale Bolivariana, è stato ucciso il 17 marzo nella città di Maracay. E’ stato colpito alla testa, appena sotto il cappello, da lunga distanza. Gli esperti sostengono che sia opera di un cecchino professionista. Presumibilmente un fucile M24E1 è stato utilizzato, dal raggio d’azione di 1300 metri. Il capitano Guillen fu protagonista della repressione degli estremisti che terrorizzavano la città, colpendo i sostenitori di Chavez e Maduro, erigendo barricate e incendiando edifici pubblici, centri commerciali e scuole. L’inchiesta fu avviata subito dopo la sua morte, individuando alcuni militanti dell’opposizione radicale. Una serie di attentati terroristici contro i membri della Guardia Nazionale e altri gruppi governativa indicava che tale provocazione era stata attentamente pianificata. I suoi organizzatori avevano nascondigli e arsenali moderni a disposizione. Gli agenti del Servizio d’intelligence nazionale bolivariano (Sebin) arrestarono diverse persone. Quando alcune delle loro case furono perquisite, trovarono armi da fuoco, cannocchiali, divise ed attrezzature per le intercettazioni delle conversazioni della polizia. Durante le indagini, fu dimostrato che Carlos Yanez, attore professionista che aveva ripetutamente minacciato il governo, era colpevole di attività criminali. Quando il suo appartamento fu perquisito trovarono un fucile con mirino telescopico e munizioni. Gli investigatori identificarono e arrestarono Luis Raúl Ramírez, contatto di Yanez e custode dell’arsenale della metropolitana, che forniva armi da fuoco ad altri cospiratori. L’inchiesta sull’omicidio del capitano Guillen continua…
venezuela_escudo_sebin L’ultimo rapporto sugli arsenali illegali in Venezuela è apparso da poco: in un deposito segreto di Maracay appartenente ad Eduardo José Guerreiro, 68 fucili (la maggior parte con mirino telescopico) sono stati scoperti con 15000 munizioni e 200 chili di polvere da sparo. A quanto pare ci sono molti “guerreiros” clandestini. Le armi erano preparate per l’ora X. La stazione della CIA in Venezuela cerca di accendere un malcontento che provochi una rivoluzione colorata, dopo di che sangue sarà certamente versato. E altro viene commesso, quale convincente lezione all’America Latina “populista”. I media conoscono fatti che denunciano i piani dei cospiratori venezuelani. Il servizio migrazione colombiano ha consegnato Lorent Gómez Saleh, capo dell’ONG Operation Liberty, alla giustizia venezuelana. Le prove delle attività sovversive di Saleh presentate dai venezuelani erano tanto esaustive da impedire che le pressioni inaudite dell’ambasciata degli Stati Uniti sul presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, non potessero aiutarlo. In Colombia, Saleh è stato addestrato dai paramilitari, e in Venezuela ha reclutato giovani per i gruppi militanti. Preparava i suoi iniziati alla lotta armata, e nelle conversazioni confidenziali diceva apertamente di essere finanziato da CIA e oligarchi venezuelani di Miami. I suoi piani includevano bombardamenti, attacchi ad agenzie governative e mobilitazione di paramilitari colombiani in operazioni di combattimento in Venezuela. Le prime reclute colombiane avevano già ricevuto carte d’identità venezuelane da Saleh. “Abbiamo tutto ciò che serve per infliggere potenti colpi al reimge” rassicurava i militanti, “tra cui copertura diplomatica”. Per “copertura” intendeva sostegno dei gruppi di estrema destra colombiani, in primo luogo dell’ex-presidente colombiano Alvaro Uribe, che aveva contribuito a creare il cosiddetto Frente de Héroes del Norte. Con la scusa di cercare lavoro in Colombia per gli studenti venezuelani, il Fronte aiutava Lorent Gómez Saleh a creare un’infrastruttura per la sovversione al confine Colombia-Venezuela. Parlando recentemente in televisione, il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, ancora una volta ha dichiarato che le attività sovversive continuavano in Colombia contro il governo del Venezuela. Diosdado ha detto che l’ambasciata degli Stati Uniti a Caracas, con l’aiuto dell’ONG Un Mundo Sin Mordaza, continua ad amministrare il programma Giovani Ambasciatori (embajadores jovenes). Scegliendo giovani inviati a frequentare corsi speciali presso le università statunitensi. L’obiettivo non è solo il lavaggio del cervello, ma formare attivisti per la lotta al regime. I precedenti arruolamenti di personale in decine di organizzazioni non governative sono notevolmente diminuiti, compromessi dalle numerose rivelazioni sui loro legami con l’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale statunitense (USAID), il National Democratic Institute, l’International Republican Institute, la Freedom House ed altri 401934_164923_1emissari della politica estera statunitense. La catena di montaggio per formare una nuova generazione di giovani capi è attiva e funzionante. Varie tecniche sono usate per modificare percezione e indottrinare i giovani, cioè: tutte le disgrazie del Venezuela provengono dal regime bolivariano che rifiuta i consigli di Washington. Allo stesso tempo, i servizi d’intelligence degli Stati Uniti adottano misure per eliminare promettenti giovani leader in ciò che gli statunitensi vedono come il campo ostile. Lorent Gómez Saleh ha detto ai suoi complici che “assassini dimostrativi” dei politici di medio livello bolivariani sono usati per indebolire il regime. Robert Serra, parlamentare governativo di 27 anni del Partito Socialista Unito del Venezuela (a cui Hugo Chavez aveva predetto un futuro luminoso) fu assassinato a casa ad ottobre. La sua ragazza, Maria Herrera fu uccisa. Il ministro degli Interni venezuelano affermò che si trattava di terrorismo ideato in Colombia e che una banda di mercenari vi si era addestrato per circa tre mesi. Il Presidente Maduro ha accusato i paramilitari colombiani e i militanti di estrema destra venezuelani dell’assassinio di Robert Serra. Sostiene che il crimine è parte di un ampio piano per destabilizzare politicamente il Paese tra novembre e dicembre.

Lorent Gómez Saleh

Lorent Gómez Saleh

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il colpo di Stato preventivo di Obama in Burkina Faso

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 5/11/2014

Thomas-Sankara-discourantDopo la rivolta popolare che ha costretto il vecchio dittatore del Burkina Faso, Blaise Compaoré, a cedere il potere dopo 27 anni di dominio, sostenuto da Stati Uniti e Francia, il presidente Barack Obama ha dovuto agire velocemente. La Casa Bianca ha voluto assicurarsi che i fedelissimi del predecessore assassinato da Compaoré, l’icona marxista Thomas Sankara, un uomo che sua madre, l’esperta dell’Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale (USAID)/Central Intelligence Agency (CIA) Ann Dunham Soetoro avrebbe contribuito a rovesciare nel 1987, non ritornino al potere nella nazione senza sbocco sul mare dell’Africa occidentale. L’Africa Command (AFRICOM) a Stoccarda, è rapidamente entrato in azione assicurandosi che i militari del Burkina Faso nominino il tenente colonnello Isaac Zida presidente “ad interim” del Burkina Faso. Obama, il direttore della CIA John O. Brennan e l’AFRICOM temono che il principale partito d’opposizione, Unione per la Rinascita/Movimento Sankarista (UNIR/MS) possa formare un nuovo governo. Il leader di UNIR/MS, Bénéwendé Stanislas Sankara, parente del defunto Thomas Sankara e avvocato della famiglia Sankara, ha una buona possibilità di divenire il nuovo presidente del Burkina Faso. Tuttavia, Zida, laureatosi presso l’Università delle US Joint Special Operations della MacDill Air Force Base di Tampa, Florida, e in un corso d’intelligence militare dell’AFRICOM in Botswana, è stato rapidamente imposto dall’amministrazione Obama sostituendo Compaoré, fuggito nella vicina Costa d’Avorio. Il presidente ivoriano Alassane Ouatarra, la cui madre è nata in Burkina Faso, è ritenuto un burattino di Banca Mondiale, Pentagono e Israele. Il Burkina Faso dell’amico di Obama, Compaoré, ha permesso la creazione di una base dei droni USA nel Paese, un’operazione classificata con il nome in codice SAND CREEK, e annunciato la creazione di centro d’intelligence militare regionale aggregato all’ambasciata degli Stati Uniti, dal nome in codice AZTEC ARCHER.

Bénéwendé Stanislas Sankara

Bénéwendé Stanislas Sankara

Mentre veniva assegnata ad una delle operazioni segrete sotto copertura non ufficiale (NOC) nell’ambito di un nebuloso lavoro presso la Banca mondiale, la madre francofona di Obama lavorava in Ghana quando Sankara, versione africana del leader rivoluzionario cubano Ché Guevara che aveva sottratto il Burkina Faso dalla tutela della Banca Mondiale, veniva assassinato dal capitano dell’esercito Compaoré e dai suoi ufficiali ribelli. Compaoré ordinò che il corpo di Sankara venisse smembrato e sepolto in una tomba anonima. Compaoré invertì la politica di Sankara centrata sulla colonia francese isolata che abbandonava l’utilizzo del nome coloniale “Alto Volta”, sostituendolo con “Burkina Faso” e nazionalizzava le industrie di proprietà straniera. Compaoré rientrò nella Banca Mondiale e nel Fondo Monetario Internazionale, e privatizzò le industrie nazionalizzate da Sankara, affrettandosi a ristabilire stretti rapporti con Francia e Stati Uniti. La presenza della madre di Obama ad Accra, durante il colpo di Stato del 1987 in Burkina Faso, ricorda la sua fortunata presenza a New York City nel 1985, mentre lavorava per la Fondazione Ford. Nel 1985, la CIA decise di lanciare l’operazione per rovesciare il presidente di sinistra del Suriname Desi Bouterse. La CIA si avvalse del sostegno della comunità imprenditoriale espatriata del Suriname, che in gran parte viveva a New York City. La madre di Obama, che parlava giavanese dal quando era stata in Indonesia, poté coordinare le operazioni anti-Bouterse con gli espatriati del Suriname, la maggior parte dei quali erano giavanesi emigrati nel Suriname dalle Indie orientali olandesi durante il dominio coloniale olandese. Il presidente Obama ha diligentemente ripreso il “bagaglio” della madre nei rapporti con i Paesi dove operava clandestinamente. Si rifiutò d’incontrare Bouterse, tornato alla presidenza del Suriname con le elezioni del 2010. Nel 2013, il figlio di Bouterse, Dino Bouterse, mentre viaggiava con passaporto diplomatico fu arrestato dall’US Drug Enforcement Administration (DEA) a Panama, e a New York fu accusato, in modo inconsistente, di aiutare Hezbollah. Obama ordinò anche pressioni finanziarie sull’Indonesia dopo la nomina del presidente Joko Widodo. Il calo del prezzo del petrolio, ritenuto una fabbricazione di Wall Street, non solo colpisce Russia e Iran, ma anche l’Indonesia. Jokowi, come è popolarmente noto, ha sconfitto il candidato dei militari indonesiani, il generale in pensione Prabowo Subianto, dopo un’elezione contestata. Obama, la cui madre e il patrigno indonesiano, il tenente colonnello in pensione Lolo Soetoro che, come il nuovo dittatore del Burkina Faso Zida, è stato addestrato dai militari negli Stati Uniti, sostennero il colpo di Stato della CIA del 1965 contro il presidente indonesiano Sukarno. Jokowi è il candidato scelto da Megawati Sukarnoputri, figlia di Sukarno e lei stessa ex-presidentessa dell’Indonesia. Riguardo Burkina Faso, Suriname e Indonesia, Obama e il suo direttore della CIA, Brennan, perpetuano l’eredità e il bagaglio politico di Ann Dunham, con cui sanciscono la politica estera statunitense.

Le basi dei droni USA in Africa

Le basi dei droni USA in Africa

Se i sankaristi tornano al potere a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, ci sarà senza dubbio un regolamento di conti con gli Stati Uniti. Il futuro dell’US Joint Special Operations Air Detachment, che fa volare i droni nella regione sahariana e si trova presso l’aeroporto internazionale di Ouagadougou, sarebbe in pericolo, insieme al grande centro congiunto d’intelligence militare degli Stati Uniti presso la loro ambasciata. Sankara, che elogiò la Cuba di Fidel Castro e il Presidente Daniel Ortega del Nicaragua, era un obiettivo importante per la CIA, ed i suoi eredi politici del Burkina Faso continueranno ad essere nel mirino di Langley. Nell’ottobre 1987, Sankara elogiò Guevara a una cerimonia di commemorazione del 20° anniversario dell’esecuzione del leader rivoluzionario cubano per mano di uno squadrone della morte della CIA in Bolivia. Sankara disse, lodando gli ideali rivoluzionari di Guevara, “i rivoluzionari possono essere uccisi, ma non si possono ucciderne le idee”. Quando decise di respingere i prestiti e le sovvenzioni di FMI/Banca Mondiale, Sankara dichiarò in conferenza stampa, “Dobbiamo parlare con una sola voce, dicendo che questo debito non può essere pagato. E poiché Io sono una voce solitaria, sarò assassinato. Dobbiamo dirlo insieme, non possiamo pagare perché dobbiamo lavorare per costruire un futuro per il nostro popolo. Se solo il Burkina Faso si rifiuta di pagare, non sarò qui alla prossima conferenza”. Due settimane dopo aver fatto queste osservazioni, il 15 ottobre 1987, il vice di Sankara, Compaoré, da allora festeggiato più volte da Obama negli Stati Uniti, entrò nella stanza dove Sankara era seduto e gli sparò due volte a bruciapelo. Sankara si accasciò sulla sedia morto. Compaoré coordinò il colpo di Stato con la stazione della CIA presso l’ambasciata degli Stati Uniti di Ouagadougou e la stazione della Direzione generale per la sicurezza esterna (DGSE) francese presso l’ambasciata francese. C’era anche il forte sospetto del coinvolgimento del Mossad nel colpo di Stato.
Sparì la voce dell’uomo che disse, “come esercito al servizio della rivoluzione, l’esercito popolare nazionale non ospiterà un solo soldato che guardi con disprezzo o brutalizzi il popolo… ma coloro che lottano contro coloro che affamano il popolo, gli speculatori agricoli e i capitalisti di ogni tipo… sono per l’assistenza sanitaria a tutti… gli scambi con tutti i Oaesi su un piano di parità e in base dal mutuo vantaggio… m’indigna pensare ai palestinesi, che un’umanità disumana ha deciso di sostituire con un altro popolo, un popolo fino a ieri martoriato… vorrei sentirmi anche vicino ai compagni del Nicaragua i cui porti sono minati, i villaggi bombardati e che, nonostante tutto, affrontano il destino con coraggio e lucidità… cosa più pietosa e terribile, sì, sono le spaventose arroganza, insolenza e incredibile ostinazione di un piccolo Paese del Medio Oriente, Israele. Con l’indescrivibile complicità del suo potente protettore, gli Stati Uniti, Israele continua a sfidare la comunità internazionale da oltre vent’anni… Le idee non muoiono”.
L’insediamento per mano di Obama e di AFRICOM di Zida a sostituto di Compaoré, è volto ad impedire che i sankaristi non parlino mai più di Guevara, Castro e Thomas Sankara dalle piazze del Burkina Faso.

Isaac Zida

Isaac Zida

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Soros e CIA subiscono una grave sconfitta in Brasile

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 28/10/2014
331La Central Intelligence Agency e i suoi “manipolatori della democrazia” pagati da George Soros in Brasile hanno subito una grave sconfitta con la rielezione a presidente del Brasile dell’Alfiere del Partito dei lavoratori ed ex-guerrigliera marxista Dilma Rouseff. Nelle ore precedenti alla rielezione di Rousseff, i media occidentali ancora indicavano che le elezioni erano “troppo ravvicinate per una dichiarazione” mentre i primi dati indicavano che Rousseff avrebbe battuto il suo avversario conservatore, appoggiato da CIA e Soros, Aecio Neves, con almeno 2 punti percentuali. New York Times, Globe and Mail, Reuters e altri media erano ovviamente delusi dalla vittoria di Rousseff, dato che tali organi di Wall Street mascherati da aziende giornalistiche indicavano che il “centrista” Neves “per un pelo” aveva perso con Rousseff. L‘Associated Press ha scritto malinconicamente, “non ci sono abbastanza voti da conteggiare da permettere al rivale (Neves) di raggiungerla (Rousseff). E Alberto Ramos, capo economista di Goldman Sachs per l’America Latina, ha avvertito che Rousseff dovrebbe abbandonare le sue politiche alleviando la scarsa “fiducia dei mercati” del Brasile o avrebbe continuato a soffrirne. Bloomberg News ha predetto che il valore della moneta brasiliana, il reale, avrebbe continuato a indebolirsi con la vittoria di Rousseff, e quando i mercati hanno aperto il 27 ottobre, i desideri di Bloomberg si sono realizzati. Il Financial Times di Londra riferiva felice che il real era sceso del 3,1 per cento rispetto al dollaro, e che la sua performance era peggiore del Metical mozambicano, che pure è stato sgonfiato dagli avvoltoi bancari globali dopo che il governo del Fronte di Liberazione del Mozambico (FRELIMO) di sinistra aveva vinto le elezioni contro la Resistenza Nazionale del Mozambico (RENAMO) creata dalla CIA e finanziata da Soros e dai banchieri. Per i manipolatori della democrazia di Soros e della CIA, le notizie sulle elezioni nelle capitali lusofone di Brasilia e Maputo non sono certo incoraggianti.
I “soliti sospetti” Goldman Sachs, Bloomberg e il New York Times piangevano di rabbia per la vittoria decisiva di Rousseff su Neves. Il neo-conservatore Wall Street Journal di proprietà di Rupert Murdoch si lamentava che il Brasile avesse scelto di continuare con lo “statalismo”, che per i capitalisti avvoltoi di Wall Street che adorano il Journal come se fosse un rotolo talmudico, è una bestemmia. Neves era consigliato in politica economica, durante la campagna, da Arminio Fraga Neto, ex-dirigente degli hedge fund Quantum di Soros e in politica estera da Rubens Barbosa, direttore dell’ufficio di San Paolo dell’Albright Stonebridge Group dell’ex-segretaria di Stato statunitense Madeleine Albright (ASG). La reazione di Wall Street e Londra svalutando immediatamente la valuta del Brasile dopo la vittoria di Rousseff, indica la strategia dei capitalisti globali verso il Brasile. Senza dubbio, il Brasile deve essere sottoposto allo stesso tipo di guerra economica riservata al Venezuela dopo la vittoriosa elezione, lo scorso anno, del presidente socialista venezuelano Nicolas Maduro. Il Venezuela ha subito pressioni con carenze artificiali di prodotti di base e problemi di transazione estera per via del sabotaggio dell’economia venezuelana da parte di Wall Street e della CIA. I pesanti interessi di CIA e Soros nel sconfiggere Rousseff avevano lo scopo di far deragliare l’emergente alleanza economica BRICS tra Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa che indebolirebbe il dominio che i banchieri globali e i loro intrinsecamente corrotti Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale (FMI) esercitano sull’economia mondiale. I banchieri e i loro centurioni della CIA credevano che con Neves o Marina Silva, agente del Partito Verde curata da Soros, in carica il Brasile avrebbe abbandonato i BRICS e sarebbe rientrato nella comunità bancaria globale “svendendo” i beni dello Stato brasiliano, come la compagnia petrolifera Petrobras. Soros e i suoi amici della CIA non sono riusciti a capire che i poveri in Brasile devono la loro relativa nuova posizione sociale alle politiche economiche statali di Rousseff e dell’icona del Partito dei lavoratori Luiz Inácio Lula da Silva. Con Rousseff ora rieletta, i BRICS continueranno a sviluppare la Nuova Banca di Sviluppo (NDB) e i suoi 100 miliardi di dollari di riserva di valuta (CRA) o paniere di valute, da cui i Paesi membri possono attingere prestiti, allontanandosi così da Banca Mondiale e FMI sotto il controllo politico occidentale. La rielezione di Rousseff consentirà anche ai BRICS, che rischiavano di perdere il Brasile quale membro, se Rousseff avesse perso le elezioni, di espandere la propria base associativa. L’Argentina, che ha affrontato una campagna economica concertata dall’avvoltoio capitalista di New York, il sionista di destra Paul Singer, per la confisca di beni argentini, ha espresso forte interesse all’adesione ai BRICS. Il ministro degli Esteri argentino Héctor Timerman ha dichiarato che gli argentini intendono aderire ai BRICS e i recenti accordi commerciali tra Argentina, Cina, Russia e India, indicano che gli argentini saranno i benvenuti nel “Club” anti-USA delle emergenti potenze economiche. Iran, Indonesia ed Egitto hanno anche espresso interesse ad aderire ai BRICS. Il nuovo presidente indonesiano Joko Widodo è un membro del partito dell’ex-presidentessa Megawati Sukarnoputri, la figlia del presidente Sukarno, spodestato dalla CIA nel sanguinoso colpo di Stato del 1965, aiutato e spalleggiato dal patrigno indonesiano del presidente Barack Obama, Lolo Soetoro e dalla madre Ann Dunham Soetoro, impiegata di USAID/CIA. La politica estera sukarniana indonesiana si allea con i BRICS con un allineamento naturale.
Le forze interventiste di CIA e Soros ora cercano di consolarsi della vittoria elettorale in America Latina, esercitando pressioni su Brasile e Argentina. Al presidente dell’Uruguay José “Pepe” Mujica, ex-guerrigliero marxista Tupamaro, viene impedito di partecipare alla rielezione e l’alfiere del suo Fronte Ampio è il suo predecessore Tabare Vasquez. Ottenendo il 45 per cento dei voti al primo turno delle elezioni del 26 ottobre, lo stesso giorno delle elezioni in Brasile, Vasquez è ora costretto al ballottaggio con il candidato presidenziale di destra del Partito nazionale Luis Lacalle Pou, figlio dell’ex-presidente conservatore uruguaiano Lacalle Herrera che mise l’Uruguay sotto il controllo economico di Banca Mondiale e FMI. Proprio come la CIA puntava su Neves, il nipote dell’ex-presidente del Brasile Tancredo Neves, morto per una malattia sospetta appena prima di prestare giuramento come presidente, nel 1985. CIA e Soros scommettono su Pou per sconfiggere Vasquez e vantarsi che la base progressista dell’America Latina delle nazioni non è permanente. Pedro Bordaberry, terzo classificato in Uruguay, che ora sostiene Pou proprio come Silva sosteneva Neves in Brasile dopo aver perso il primo turno, è il figlio del brutale dittatore uruguayano installato dalla CIA Juan Maria Bordaberry, arrestato nel 2005 per aver ordinato l’assassinio di due deputati uruguaiani. Ironia della sorte, Vasquez, che come Mujica favorisce la legalizzazione e il controllo governativo della vendita della marijuana, affronta l’opposizione dal suo avversario, finanziato da Soros, contrario alla legalizzazione della marijuana, citando statistiche nebulose e infondate sull’aumento della criminalità sotto le presidenze del Fronte Ampio. Soros passa come favorevole alla legalizzazione della marijuana, tuttavia, compromette la sua posizione in Paesi come l’Uruguay, dove gli interessi suoi e della CIA impongono l’opposizione alla legalizzazione della marijuana.
In Brasile e Uruguay i candidati sostenuti da CIA e Soros e i loro principali sostenitori rappresentano le forze reazionarie che vogliono riportare indietro l’orologio dell’America Latina, ai giorni del dominio fascista. L’elezione brasiliana ostacola i piani di CIA e Soros. Il ballottaggio uruguaiano del 30 novembre darà alla coppia letale John Brennan della CIA e George Soros un’altra occasione per ostacolare l’avanzata dell’America Latina verso un governo progressista, ma anche i piani dell’alleanza BRICS d’espansione come forza economica e politica che possa continuare a sfidare il neo-imperialismo del vero “asse del male”: Washington-Londra-Bruxelles-Israele.

Dilma-Cristina-hgLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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