Stato di paura: come i più micidiali bombardamenti della storia crearono l’attuale crisi in Corea

Ted Nace, Mondialisation, 9 dicembre 2017Mentre il mondo osserva con crescente preoccupazione tensioni e retorica bellicosa tra Stati Uniti e Corea democratica, uno degli aspetti più notevoli della situazione è la mancanza di qualsiasi riconoscimento pubblico del motivo dei timori della Corea democratica, o come l’ha definito l’ambasciatrice dell’ONU Nikki Haley, “stato di paranoia”, cioè l’orribile campagna di bombardamento statunitense durante la Guerra di Corea, dal numero senza precedenti di vittime. Anche se non sapremo mai tutti i fatti, le prove disponibili portano a concludere che i bombardamenti di città e villaggi nella Corea democratica uccisero più civili di qualsiasi altra campagna di bombardamenti nella storia. Lo storico Bruce Cumings descrive la campagna dei bombardamenti come “probabilmente uno dei peggiori episodi di violenza statunitense scatenata contro un altro popolo, ma certamente quella meno nota agli statunitensi”. La campagna, condotta tra il 1950 e il 1953, uccise 2 milioni di nordcoreani secondo il generale Curtis LeMay, capo del comando aereo strategico e organizzatore del bombardamento di Tokyo e di altre città giapponesi. Nel 1984, LeMay disse all’ufficio dell’Aeronautica che il bombardamento della Corea democratica “uccise il 20% della popolazione“. Altre fonti citano un numero leggermente inferiore. Secondo i dati raccolti dai ricercatori del Centre for the Study of Civil War (CSCW) e dall’International Peace Research Institute di Oslo (PRIO), la “migliore stima” dei decessi civili in Corea democratica è 995000, con una stima minima di 645000 e una massima di 1,5 milioni. Sebbene metà delle stime di LeMay, CSCW/PRIO calcola che 995000 morti superassero le vittime civili di qualsiasi altra campagna di bombardamenti, tra cui quella sulle città tedesche durante la seconda guerra mondiale, che fece tra 400000 e 600000 morti, i bombardamenti incendiari e nucleari delle città giapponesi causarono tra 330000 e 900000 morti; i bombardamenti in Indocina tra il 1964 e il 1973 causarono tra 121000 e 361000 morti, durante le operazioni Rolling Thunder, Linebacker e Linebacker II (Vietnam); Menu e Freedom Deal (Cambogia) e Barrel Roll (Laos). Il pesante bilancio dei bombardamenti della Corea democratica è tanto più notevole in quanto la popolazione del Paese era relativamente modesta: solo 9,7 milioni nel 1950. In confronto, c’erano 65 milioni di persone in Germania e 72 milioni in Giappone alla fine della seconda guerra mondiale. I bombardamenti dell’Aeronautica degli USA sulla Corea democratica impiegarono tattiche sviluppate durante la Seconda guerra mondiale per bombardare Europa e Giappone: esplosivi per distruggere edifici, napalm e altre armi incendiarie per innescare massicci incendi e bombardamenti pesanti per impedire alle squadre antincendio di estinguerli. L’uso di tali tattiche non era evidente. Secondo la politica statunitense all’inizio della guerra di Corea, fu vietato il bombardamento incendiario dei civili. Un anno prima, nel 1949, diversi ammiragli della Marina degli Stati Uniti condannarono tali tattiche al Congresso. Durante la “rivolta degli ammiragli”, la Marina sfidò i colleghi dell’Aeronautica sostenendo che bombare i civili era controproducente dal punto di vista militare e violava gli standard morali internazionali.
Giunte nel momento in cui il tribunale di Norimberga sensibilizzò l’opinione pubblica sui crimini di guerra, le critiche degli ammiragli furono riprese dall’opinione pubblica. Pertanto fu vietato attaccare le popolazioni civili secondo la politica degli Stati Uniti all’inizio della guerra di Corea. Quando il generale George E. Stratemeyer dell’Aeronautica militare chiese il permesso di usare gli stessi metodi di bombardamento, su cinque città nordcoreane, di quelli che “piegarono il Giappone”, il generale Douglas MacArthur respinse la richiesta, invocando la “politica generale”. Cinque mesi dopo l’inizio della guerra, mentre le forze cinesi intervennero a fianco della Corea democratica e le forze delle Nazioni Unite si ritiravano, il generale MacArthur cambiò posizione e accettò la richiesta del generale Stratemeyer, il 3 novembre 1950, di bruciare la città nordcoreana di Kanggye e diverse altre: “Bruciale! Meglio ancora, Strat, brucia e distruggi qualsiasi città o villaggio pensi abbia interesse militare per il nemico”. La stessa sera, il capo di Stato Maggiore di MacArthur disse a Stratemeyer che anche il bombardamento di Sinuiju veniva approvato. Nel diario, Stratemeyer riassume le istruzioni: “Ogni edificio, ogni sito e ogni villaggio della Corea democratica diventa un bersaglio militare e tattico“. Stratemeyer ordinò alla Quinta Forza Aerea e al Comando Bombardieri di distruggere tutti i mezzi di comunicazione e tutti i servizi, le fabbriche, città e villaggi. Sebbene l’Aeronautica fosse diretta nelle comunicazioni interne sulla natura dei bombardamenti, incluse mappe che mostravano l’esatta percentuale incenerita di ogni città, le comunicazioni alla stampa descrissero i bombardamenti come incentrati esclusivamente su “concentramenti di truppe nemiche, depositi, edifici militari e linee di comunicazione“. Gli ordini della Quinta Forza Aerea erano chiari: “Gli aerei della Quinta Forza Aerea distruggeranno tutti gli obiettivi, inclusi gli edifici che possono servire da rifugio“. In meno di tre settimane dal bombardamento di Kanggye, furono incendiate dieci città, tra cui Chosan (85%), Hoeryong (90%), Huichon (75%), Kanggye (75%), Kointong ( 90%), Manpochin (95%), Namsi (90%), Sakchu (75%), Sinuichu (60%) e Uichu (20%). Il 17 novembre 1950, il generale MacArthur disse all’ambasciatore statunitense in Corea John J. Muccio, “Sfortunatamente, questa regione sarà trasformata in un deserto“. Con “questa regione“, MacArthur indicava l’intera area tra “le nostre attuali posizioni e il confine”.
Mentre l’Aeronautica continuava a bruciare le città, seguiva da vicino i livelli di distruzione inflitti:
* Anju – 15%
* Chinnampo (Nampo) – 80%
* Chongju (Chongju) – 60%
* Haeju – 75%
* Hamhung (Hamhung) – 80%
* Hungnam (Hongnam) – 85%
* Hwangju (Contea di Hwangju) – 97%
* Kanggye – 60% (precedentemente stimato al 75%)
* Kunu-ri (Kunu-dong) – 100%
* Kyomipo (Songnim) – 80%
* Musan – 5%
* Najin (Rashin) – 5%
* Pyongyang – 75%
* Sariwon (Sariwon) – 95%
* Sinanju – 100%
* Sinuiju – 50%
* Songjin (Kimchaek) – 50%
* Sunan (Sunan-guyok) – 90%
* Unggi (Contea di Sonbong) – 5%
* Wonsan (Wonsan) – 80%
Nel maggio 1951, una squadra investigativa internazionale dichiarò: “I membri, durante il viaggio, non videro una singola città che non fosse stata distrutta, e c’erano pochissimi villaggi intatti“. Il 25 giugno 1951, il generale O’Donnell, comandante del Comando bombardieri dell’Estremo Oriente, testimoniò in risposta a una domanda del senatore Stennis (“...La Corea democratica è stata praticamente distrutta, no?“) “Oh, sì .. direi che quasi tutto nel nord della penisola coreana è in condizioni terribili. Tutto è distrutto. Non c’è nulla che valga essere nominato… Poco prima dell’arrivo dei cinesi, i nostri aerei erano inchiodati a terra. Non è rimasto nulla da bombardare in Corea“. Nell’agosto 1951, il corrispondente di guerra Tibor Meray dichiarò di aver assistito alla “totale devastazione tra il fiume Yalu e la capitale” e “che non c’erano più città nella Corea democratica“, aggiungendo che “mi sentivo come se viaggiassi sulla luna perché c’era solo devastazione… Ogni città non era altro che un allineamento di camini“.
Diversi fattori si combinarono aumentando la mortalità dei bombardamenti incendiari. Come si apprese durante la seconda guerra mondiale, gli attacchi incendiari potevano devastare le città a velocità incredibile: il bombardamento della Royal Air Force di Wurzburg, in Germania, negli ultimi mesi di guerra impiegò solo 20 minuti per avvolgere la città in una tempesta di fuoco con temperature stimate a 1500-2000° C. La gravità dell’inverno nordcoreano contribuì ai raccapriccianti dati dei bombardamenti. A Pyongyang, la temperatura media di gennaio è -13°. I peggiori bombardamenti si verificarono nel novembre 1950, chi sfuggì alla morte per incendio morì di freddo nei giorni e mesi successivi. I sopravvissuti crearono dei ripari di fortuna in canyon, caverne o cantine abbandonate. Nel maggio 1951, una delegazione della Federazione internazionale delle donne democratiche (WIDF) visitò la città bombardata di Sinuiju: “La stragrande maggioranza delle persone vive in trincee scavate e rinforzate con legno di recupero. Alcuni di tali rifugi hanno tetti di tegole e di legno, recuperati da edifici distrutti. Altri vivono in cantine rimaste intatte dopo il bombardamento e altre ancora in tende di paglia con carpenteria recuperata da edifici distrutti e in capanne di mattoni e macerie senza malta“. A Pyongyang, la delegazione descrisse una famiglia di cinque persone, tra cui un bambino di tre anni e uno di otto mesi, che viveva in uno spazio sotterraneo di due metri quadrati, a cui si poteva accedere solo percorrendo un tunnel di tre metri. Un terzo fattore fu l’uso intensivo del napalm. Sviluppato all’Università di Harvard nel 1942, la sostanza appiccicosa e infiammabile fu usata per la prima volta durante la Seconda guerra mondiale. Diventò un’arma chiave durante la guerra di Corea, quando ne vennero usate 32557 tonnellate; secondo lo storico Bruce Cumings la logica fu la seguente: “Sono selvaggi, il che ci dà il diritto di spalmare napalm sugli inermi“. Molto tempo dopo la guerra, Cumings descrisse l’incontro con un anziano sopravvissuto: “All’angolo di una strada c’era un uomo (penso che fosse un uomo o una donna con le spalle larghe) che aveva una curiosa crosta viola su ogni parte visibile della pelle, spessa sulle sue mani, sottile sulle braccia, coprendosi completamente la testa e il viso. Era calvo, non aveva orecchie o labbra e gli occhi, senza palpebre, erano di un bianco grigiastro, senza pupille… Questa crosta violacea risultò dal contatto col napalm, poi il corpo della vittima, non curata, guarì in un modo o nell’altro“. Durante i colloqui per l’armistizio alla fine dei combattimenti, i comandanti statunitensi non avevano più città da colpire. Per fare pressione sui negoziati, diressero i bombardamenti sulle grandi dighe coreane. Come riportato dal New York Times, le inondazioni causate dalla distruzione di una diga “liberarono” 40 km di valle distruggendo migliaia di ettari di riso appena piantato. All’indomani dei bombardamenti incendiari contro Germania e Giappone durante la Seconda guerra mondiale, un gruppo di ricerca del Pentagono di 1000 membri redasse una valutazione completa nota come “US Strategic Bombing Survey“. L’USSBS pubblicò 208 volumi per l’Europa e 108 per il Giappone e il Pacifico, tra cui il numero di vittime, interviste con sopravvissuti e indagini economiche. Tali rapporti redatti industria per industria furono così dettagliati che la General Motors li usò per avere con successo dal governo degli Stati Uniti 32 milioni di dollari per i danni alle sue fabbriche tedesche.
Dopo la guerra di Corea, non fu fatta alcuna registrazione dei bombardamenti, ad eccezione delle mappe interne per l’Aeronautica che mostravano la distruzione città per città. Queste carte rimasero segrete per venti anni. Quando furono declassificate, di nascosto nel 1973, l’interesse degli Stati Uniti per la Guerra di Corea era svanito da tempo. È solo negli ultimi anni che il quadro completo comincia ad emergere negli studi di storici come Taewoo Kim del Korean Korea Analysis Institute, Conrad Crane dell’Accademia Militare degli Stati Uniti e Su-kyoung Hwang dell’Università della Pennsylvania. Nella Corea democratica, la memoria è perpetuata. Secondo lo storico Bruce Cumings, “Fu la prima cosa che la guida mi disse”. Cumings scrive: “La campagna senza ostacoli dei bombardamenti incendiari al Nord durò tre anni, dando origine a un deserto e a popolo di talpe sopravvissute che imparò ad amare il riparo di caverne, montagne, tunnel e ridotte, un mondo sotterraneo diventato la base per la ricostruzione di un Paese e ricordo per costruire un feroce odio tra la popolazione“. Ancora oggi, la campagna dei bombardamenti incendiari contro città e villaggi della Corea democratica rimane ignota al pubblico e non è riconosciuta nelle discussioni nei media sulla crisi, nonostante l’ovvia importanza per la Corea democratica nel persegue il programma di deterrenza nucleare. Senza conoscere e confrontarsi con questi fatti, non possiamo comprendere i timori al centro degli atteggiamenti e delle azioni della Corea democratica.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Con gli occhi sugli USA, la Cina schiera ICBM

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 28 novembre 2017Il Quotidiano del Popolo citava un programma della CCTV sull’ultimo missile balistico intercontinentale cinese DF-41 che sarà schierato all’inizio del 2018. Il missile è in fase di sviluppo da diversi anni: il primo di 7 voli di prova avvenne nel 2012. Il South China Morning Post riferiva che all’inizio del mese, solo 2 giorni prima che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump arrivasse a Pechino l’8 novembre, per il suo famoso “State visit-plus” in Cina, il DF-41 veniva testato nel deserto del Gobi. Il DF-41 è un ICBM mobile su strada. Il Quotidiano del Popolo citava un esperto militare cinese secondo cui il DF-41 “ha un vantaggio in alcune tecnologie” sui più avanzati ICBM negli arsenali statunitense e russo, LGM-30 Minuteman e RT-2PM2. In ogni caso, la valutazione occidentale è che il DF-41 ha un raggio operativo di 12-15000 chilometri, il che probabilmente lo rende l’ICBM dalla maggiore gittata del mondo. Può trasportare 10 MIRV (veicoli di rientro a puntamento indipendente). Gli esperti statunitensi stimano che la Cina possa lanciare sugli Stati Uniti 240 testate nucleari. Davvero una capacità formidabile che ripristina radicalmente l’equilibrio strategico tra Stati Uniti e Cina. Evidentemente, la Cina persegue la stessa strada intrapresa dalla Russia nel contrastare la superiorità degli Stati Uniti come potenza militare convenzionale con la capacità termonucleare di distruggerli. Inoltre, la “pessima missione” degli Stati Uniti in Estremo Oriente, schierare il sistema ABM in Giappone e Corea del Sud col pretesto della minaccia nordcoreana, viene vista da Pechino come infido piano per degradare la deterrenza nucleare della Cina. In realtà, è paragonabile alle dichiarazioni russe sullo spiegamento degli Stati Uniti del sistema ABM nell’Europa centrale, col pretesto di proteggere i propri alleati da un’immaginaria minaccia missilistica iraniana. Cina e Russia svolgevano esercitazioni congiuntamente, questo mese, per contrastare il sistema ABM statunitense. In termini politici, ovviamente la Cina sviluppa la deterrenza contro gli Stati Uniti per qualsiasi confronto militare. Una resa dei conti tra le due grandi potenze è improbabile, ma la Cina preferisce senza dubbio essere vigile. Perciò vi è un flusso di opinioni complesse negli Stati Uniti secondo cui c’è ancora la possibilità per il Pentagono d’intimidire la Cina, ma non per molto. Nell’immediato, tuttavia, ciò che va considerato è anche una Cina che sia insicura sull’approccio politico dell’amministrazione Trump al problema della Corea democratica, rimanendo fermamente sulla pista diplomatica. È interessante notare che il Viceministro degli Esteri russo Igor Morgulov aveva esplicitamente avvertito sulla possibilità di uno scenario apocalittico già in sviluppo nella situazione nordcoreana: “c’è uno scenario apocalittico per la situazione nella penisola coreana e non possiamo ignorarlo”. In chiaro riferimento all’imprevedibilità dell’amministrazione Trump, Morgulov ha detto: “Spero che tra i nostri partner prevalgano buon senso, pragmatismo ed istinto di autoconservazione escludendo lo scenario così negativo“. Morgulov parlava a Seoul. Significativamente, la TASS recava un lungo resoconto del discorso di Morgulov.
La Cina condivide le valutazioni della Russia sulla situazione di tensione. Naturalmente, se scoppiasse un conflitto sulla Corea democratica, la Cina ne sarebbe inevitabilmente coinvolta, ed è inconcepibile che tolleri l’invasione/occupazione statunitense della Corea democratica, che potrebbe renderla estremamente vulnerabile alle pressioni statunitensi. Tutto sommato, lo schieramento degli ICBM e la tempistica della divulgazione sui media cinesi su tale schieramento imminente (qualche settimana prima) non sono una mera coincidenza. Nondimeno, resta il fatto che l’equilibrio strategico globale compire un mutamento storico.Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

La Cina testa armi che raggiungeranno gli USA in 14 minuti

ZerohedgeUna galleria del vento ipersonica segreta, soprannominata “Hyper Dragon“, aiuta gli esperti a rivelare molti fatti che gli statunitensi ignorano“, secondo un ricercatore cinese in un documentario… Stephen Chen del South China Morning Post riferisce che la Cina sta costruendo la galleria del vento più veloce del mondo per simulare il volo ipersonico fino a velocità di 12 chilometri al secondo. Il velivolo ipersonico che vola a questa velocità dalla Cina potrebbe raggiungere le coste occidentali degli Stati Uniti in meno di 14 minuti. Zhao Wei, scienziato che lavora al programma, ha detto che i ricercatori mirano ad attivare la struttura entro il 2020 per soddisfare la pressante richiesta del programma di sviluppo di armi ipersoniche della Cina. “Potenzierà l’applicazione ingegneristica della tecnologia ipersonica, principalmente nei settori militari, replicando l’ambiente dei voli ipersonici estremi, in modo che i problemi possano essere scoperti e risolti subito“, affermava Zhao, Vicedirettore del Laboratorio di Stato per la Gasdinamica ad Alta Temperatura presso l’Accademia delle Scienze di Pechino. I test ridurranno in modo significativo il rischio di fallimento quando inizieranno i voli di prova dell’aeromobile ipersonico. La galleria del vento più potente al mondo attualmente è la struttura LENX-X di Buffalo, nello stato di New York, che opera a velocità massima di 10 chilometri al secondo, 30 volte la velocità del suono. Velivoli ipersonici sono definiti i velivoli che volano a Mach 5, cinque volte la velocità del suono o più.
L’esercito statunitense ha testato l’HTV-2, un velivolo senza pilota da Mach 20 nel 2011, ma il volo ipersonico durò pochi minuti prima che il velivolo si schiantasse nell’Oceano Pacifico. A marzo, la Cina ha condotto sette voli di prova riusciti dell’aliante ipersonico WU-14, noto anche come DF-ZF, alla velocità tra Mach 5 e Mach 10. Altri Paesi, come Russia, India e Australia, hanno anche testato dei primi prototipi di velivoli che potrebbero essere utilizzati per armare missili, anche con testate nucleari. “Cina e Stati Uniti hanno iniziato la corsa ipersonica“, affermava Wu Dafang, professore presso la Scuola di Scienza ed Ingegneria Aeronautica della Beihang University di Pechino, che ha ricevuto il premio tecnologico nazionale per l’invenzione di un nuovo scudo termico utilizzato dai velivoli ipersonici nel 2013. Wu ha lavorato allo sviluppo dei missili da crociera ipersonici, un velivolo orbitale, droni ad alta velocità e altre possibili armi per l’Esercito di Liberazione Popolare. Ha detto che vi sono numerosi tunnel del vento ipersonici nella Cina continentale che contribuiscono all’alto tasso di successo nei test delle armi ipersoniche. La nuova galleria del vento sarà “una delle più potenti e avanzate strutture di collaudo per velivoli ipersonici nel mondo“, affermava Wu, che non è interessato al programma. “Questa è sicuramente una buona notizia. Non vedo l’ora che sia completata“, aggiungeva.
Nel nuovo tunnel ci sarà una camera di prova per modelli di aerei relativamente grandi dall’apertura alare di quasi tre metri. Per generare un flusso d’aria dalla velocità estremamente elevata, i ricercatori faranno detonare diverse valvole contenenti una miscela di ossigeno, idrogeno ed azoto per creare una serie di esplosioni che producano un gigawatt di potenza in una frazione di secondo, secondo Zhao. Cioè più della metà della potenza della centrale nucleare di Daya Bay nel Guangdong. Le onde d’urto, incanalate nella camera di prova attraverso un tunnel metallico, avvolgeranno il prototipo del veicolo e aumenteranno la temperatura della cellula a 8000 gradi Kelvin, o 7727 gradi Celsius, secondo Zhao. Quasi il 50% più caldo della superficie del Sole. Il velivolo ipersonico deve quindi essere coperto di materiali speciali con sistemi di raffreddamento estremamente efficienti nella cellula per dissipare il calore, altrimenti potrebbe facilmente deviare dalla rotta o disintegrarsi durante il volo a lunga distanza. Il nuovo tunnel sarà utilizzato anche per testare lo scramjet, un nuovo tipo di motore a reazione progettato specificamente per i voli ipersonici. I motori a reazione tradizionali non possono gestire flussi d’aria a tali velocità. Secondo Zhao, la costruzione della nuova struttura sarà guidata dallo stesso team che ha costruito il JF12, uno shock tunnel a denotazione iperveloce di Pechino, in grado di replicare le condizioni di volo a velocità che vanno da Mach 5 a Mach 9 e ad altitudini tra 20 e 50 chilometri. Jiang Zonglin, capo sviluppatore del JF12, ha vinto l’annuale Ground Test Award rilasciato dall’American Institute of Aeronautics and Astronautics lo scorso anno, per l’avanzamento di “modernissime strutture di test per l’ipersonicità su larga scala“. Il progetto del JF12 di Jiang “non utilizza parti mobili e genera test dalla durata maggiore e un flusso di energia più elevato rispetto ai tunnel tradizionali“, secondo l’istituto statunitense. Secondo i resoconti dei media il tunnel JF12 funziona a piena capacità con un nuovo test ogni due giorni dal completamento nel 2012, poiché il ritmo dello sviluppo delle armi ipersoniche è aumentato significativamente negli ultimi anni.
In un articolo pubblicato sulla rivista National Science Review il mese scorso, Jiang scriveva che l’impatto dei voli ipersonici sulla società potrebbe essere “rivoluzionario”. “Con pratici aeroplani ipersonici sarà possibile un volo di due ore verso qualsiasi parte del mondo”, mentre il costo dei viaggi nello spazio potrebbe essere ridotto del 99% con la tecnologia riutilizzabile dei velivoli spaziali. “Il volo ipersonico è, e nel prossimo futuro sarà, l’avanguardia della sicurezza nazionale, trasporto civile e accesso allo spazio“, aggiungeva. La velocità di fuga, o velocità minima necessaria per lasciare la Terra, è di 11 chilometri al secondo. Traduzione di Alessandro Lattanzio

Cancellare l’Unione Sovietica

L’attacco nucleare statunitense contro l’URSS programmato durante la Seconda guerra mondiale
Prof. Michel Chossudovsky, Global Research, 4 novembre 2017

Secondo un documento segreto datato 15 settembre 1945, “il Pentagono aveva previsto il bombardamento dell’Unione Sovietica con un attacco nucleare coordinato diretto contro le grandi aree urbane. Tutte le principali città dell’Unione Sovietica furono incluse nell’elenco di 66 obiettivi “strategici”. Le tabelle seguenti classificavano ogni città secondo l’area in miglia quadrate e il corrispondente numero di bombe atomiche necessarie per annientare e uccidere gli abitanti di queste aree urbane. Sei bombe atomiche dovevano essere utilizzate per distruggere ognuna delle grandi città come Mosca, Leningrado, Taskent, Kiev, Kharkov, Odessa. Il Pentagono stimò che sarebbe state necessarie in totale 204 bombe per “cancellare l’Unione Sovietica”.” Gli obiettivi dell’attacco nucleare erano sessantacinque grandi città. La bomba atomica sganciata su Hiroshima causò la morte immediata di 100000 persone in sette secondi. Immaginate cosa sarebbe successo se 204 bombe atomiche venivano sganciate sulle grandi città dell’Unione Sovietica come descritto dal piano segreto statunitense formulato durante la Seconda guerra mondiale. Il documento che illustra tale diabolica agenda militare fu stilato nel settembre 1945, appena un mese dopo il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki (6 e 9 agosto 1945) e due anni prima dell’inizio della Guerra fredda (1947). Il piano segreto datato 15 settembre 1945 (due settimane dopo la resa del Giappone, il 2 settembre 1945, sulla Missouri), tuttavia era già stato formulato in precedenza, durante la Seconda Guerra Mondiale, quando USA e Unione Sovietica erano stretti alleati. Va notato che Stalin fu informato per la prima volta ufficialmente da Harry Truman del famoso progetto Manhattan, alla Conferenza di Potsdam il 24 luglio 1945, appena due settimane prima del bombardamento di Hiroshima. Il progetto Manhattan fu avviato nel 1939, due anni prima dell’ingresso degli USA nella Seconda guerra mondiale nel dicembre 1941. Il Cremlino era pienamente consapevole del progetto segreto Manhattan già nel 1942.Il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki dell’agosto 1945 fu voluto dal Pentagono per valutare il bombardamento dell’Unione Sovietica con 204 bombe atomiche? “Il 15 settembre 1945, poco più di due settimane dopo la resa del Giappone e la fine della Seconda guerra mondiale, Norstad inviò una copia della stima al generale Leslie Groves, a capo del progetto Manhattan e che comunque a breve sarebbe divenuto responsabile della produzione delle bombe volute dall’USAAF. Come immaginabile, la classificazione di questo documento fu massima: “TOP SECRET LIMITED”, il massimo durante la Seconda guerra mondiale“. (Alex Wellerstein, Prime stime della riserva atomica (settembre 1945)).
Il Cremlino sapeva del piano del 1945 per bombardare sessantacinque città sovietiche. Se gli Stati Uniti avessero deciso di non sviluppare armi nucleari da utilizzate contro l’Unione Sovietica, la corsa agli armamenti non ci sarebbe stata. Né Unione Sovietica né Repubblica Popolare Cinese avrebbero sviluppato la deterrenza nucleare. L’Unione Sovietica perse 26 milioni di persone durante la Seconda guerra mondiale, e sviluppò la sua propria bomba atomica nel 1949, in risposta ai rapporti d’intelligence sovietici del 1942 sul progetto Manhattan. “Finiamola. Quante bombe atomiche erano richieste dall’USAAF in generale, quando c’era forse materiale fissile per una o due bombe a portata di mano? Ne voleva almeno 123. Idealmente 466. Questo un mese dopo i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki. Naturalmente, in modo burocratico, tracciò un grafico su carta” (Alex Wellerstein, op cit).
La lista iniziale del 1945 di sessantacinque città fu aggiornata nel corso della Guerra fredda (1956) arrivando a circa 1200 città dell’URSS e del blocco sovietico dell’Europa orientale (cfr. Documenti seguenti). “Secondo il piano del 1956, le bombe H dovevano essere utilizzate contro gli obiettivi prioritari della “Potenza aerea” in Unione Sovietica, Cina ed Europa orientale. Le principali città del blocco sovietico, compresa Berlino, furono in cima alla “distruzione sistematica” con le bombe atomiche”. Lista di 1200 bersagli del Blocco sovietico, “dalla Germania orientale alla Cina”, di William Burr.Nell’epoca post-guerra fredda, sotto Fuoco e furia di Donald Trump, la guerra nucleare contro Russia, Cina, Corea democratica e Iran è “prevista”.
Cosa distingue la crisi dei missili dell’ottobre 1962 alla realtà odierna:
1. Il presidente Donald Trump non ha idea delle conseguenze della guerra nucleare.
2. Le comunicazioni tra Casa Bianca e Cremlino oggi sono al minimo. Al contrario, nell’ottobre 1962, i leader di entrambe le parti, John F. Kennedy e Nikita S. Khrushjov, erano ben consapevoli dei pericoli dell’estinzione nucleare e collaborarono per evitare l’impensabile.
3. La dottrina nucleare era completamente diversa durante la Guerra fredda. Washington e Mosca capirono le realtà della distruzione reciprocamente assicurata. Oggi le armi nucleari tattiche dalla potenza da un terzo a sei volte la bomba di Hiroshima sono classificate dal Pentagono come “innocue per i civili perché l’esplosione è sotterranea“.
4. È in corso un programma nucleare da oltre un trilione di dollari, iniziato da Obama.
5. Le bombe termonucleari di oggi sono più di 100 volte più potenti e distruttive della bomba di Hiroshima. Stati Uniti e Russia hanno diverse migliaia di armi nucleari. Inoltre, la guerra totale contro la Cina è prevista dal Pentagono come indicato da una relazione della RAND Corporation commissionata dall’esercito degli Stati Uniti.

“Fuoco e furia”, da Truman a Trump: la follia della politica estera statunitense
C’è la lunga storia della follia politica statunitense volta a dare un volto umano ai crimini contro l’umanità degli Stati Uniti. Il 9 agosto 1945, il giorno in cui la seconda bomba atomica fu sganciata su Nagasaki, il presidente Truman, parlando alla radio, concluse che Dio è con l’America sull’uso dell’arma nucleare, e ciò “Ci può guidare ad usarla nei modi e scopi appropriati”. Secondo Truman: Dio è con noi, deciderà se e quando usare la bomba: “Dobbiamo preparare i piani per il futuro controllo della bomba. Chiedo al Congresso di cooperare fino alla fine per controllarne produzione ed uso, e che la sua potenza possa influenzare in modo straordinario la pace mondiale. Dobbiamo avere il monopolio di questa nuova forza, per evitarne l’uso improprio e metterla al servizio dell’umanità. È una nostra terribile responsabilità. Ringraziamo Dio che le armi nucleari siano nostre anziché dei nostri nemici; e preghiamo che ci possa guidare nell’usarle nei modi e scopi appropriati”.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Cina e Russia minacciano il potere occidentale

Le manovre militari aggressive deagli Stati Uniti continuano a creare il rischio di conflitti
Shane Quinn, The Duran 21 ottobre 2017Mentre entriamo nel XXI secolo, l’egemonia statunitense affronta nuove e crescenti minacce al suo status globale. Con Cina e Russia che guadagnano forza e audacia, il potere statunitense viene sfidato come mai prima. Gideon Rachman, opinionista del Financial Times, si chiede: “Per quanto tempo un Paese (Stati Uniti) che rappresenta meno del 5% della popolazione mondiale e del 22% dell’economia globale, rimarrà potenza militare e politica dominante sul mondo?” Gli USA sono di gran lunga la più grande potenza militare sulla Terra, e questo non finirà presto. Tuttavia, il dominio militare e la volontà statunitensi di avventurarsi su tale strada, possono durare fino a un certo punto. Ad esempio, Cina e Russia possiedono armi nucleari. Gli Stati Uniti non entrerebbero in guerra con esse per riconquistare il potere perduto. Ma a causa della bellicosità statunitense, c’è sempre la possibilità di un incidente planetario. Rachman delinea che, “fin dalla guerra fredda, la forza schiacciante delle forze armate statunitensi era al centro della politica globale. Ora… quel potere è sfidato, le potenze rivali ne testano la risolutezza e gli Stati Uniti considerano quando e se rispondere”. Oggi la Cina si afferma nei mari che recano il suo nome. Con molta irritazione e sgomento degli statunitensi, si potrebbe aggiungere. Come osa la Cina ignorare gli avvertimenti statunitensi eseguendo esercitazioni a migliaia di chilometri da Washington? Si può supporre che la reazione statunitense sia ancora più rabbiosa se la Cina svolgesse esercitazioni militari nei Caraibi. Fortunatamente, le intenzioni cinesi sono più realistiche. Due mesi prima, l’USS John S McCain navigò pericolosamente vicino a un’isola artificiale cinese nel Mar Cinese Meridionale. Disturbata dall’apparizione della nave da guerra statunitense, lunga 175 metri, una fregata cinese le inviò almeno 10 avvertimenti radio. Anche se raramente menzionati, tali incidenti recano la minaccia della guerra nucleare. Lamentando l’episodio, un ufficiale statunitense disse: “gli abbiamo detto che eravamo una nave statunitense che svolgeva operazioni di routine in acque internazionali“, descrivendo le interazioni come “sicure e professionali“. Tuttavia, il Ministero degli Esteri cinese dichiarò: “Le azioni degli Stati Uniti violano le leggi cinesi e internazionali, oltre a violare seriamente sovranità e sicurezza della Cina“. In disaccordo, il portavoce del Pentagono Chris Logan rispose: “Gli Stati Uniti sorvolano, navigano e operano ovunque vigano i diritti internazionali“. Traduzione, “diritto internazionale” significa “diritto statunitense”. Meno di due settimane dopo l’episodio del 21 agosto, l’USS McCain fu speronato da una petroliera liberiana al largo di Singapore. Dieci marinai morirono. Fu solo uno dei vari incidenti che coinvolgono navi da guerra statunitensi in Asia, quest’anno. Né tali episodi si limitano alle navi da guerra statunitensi. Gli aerei statunitensi sono visti regolarmente sorvolare il Mar Cinese Meridionale, conducendo esercitazioni in “libertà di navigazione”. In realtà, tali pericolose provocazioni sono un avvertimento alla Cina sulla forza militare statunitense. La Cina sembra immune a tali avvertimenti. La sua influenza si diffonde, come la BBC segnalava a luglio con “la Cina rivendica sovranità su quasi tutto il Mar Cinese Meridionale, contestata dagli Stati Uniti“. Il Mar Cinese Meridionale parte dall’Oceano Pacifico bagnando Vietnam, Filippine, Malesia, Borneo e Singapore, ed è una delle rotte commerciali più importanti del mondo. A luglio, 2 B-1B Lancer statunitensi volarono assieme ad aerei giapponesi sul Mar Cinese Orientale e sul Mar Cinese Meridionale. Una dichiarazione del Comando del Pacifico delle Forze armate degli Stati Uniti affermava che l’operazione doveva “dimostrare la solidarietà tra Giappone e Stati Uniti nella difesa da azioni provocanti e destabilizzanti nel teatro del Pacifico“. Teatro del Pacifico? Sarebbe perdonabile se fossimo ancora nel 1944. Pochi sembrano chiedersi perché gli statunitensi mantengano una presenza nell’altro lato del mondo più di 70 anni dopo. Infatti, gli Stati Uniti hanno trattato l’Oceano Pacifico come “lago americano” da allora. I tempi sono chiaramente mutati. A maggio, la Cina pianificò dettagliatamente la costruzione della versione moderna da 900 miliardi di dollari della vecchia Via della Seta, antica rete di rotte commerciali. Per circa 1600 anni, la vecchia Via della Seta collegò la Cina ad est con penisola coreana e Giappone, e ad ovest con Europa ed Africa. La vecchia Via della Seta sparì a metà del XV secolo, soprattutto a causa della diffusione di malattie lungo essa, come l’antrace e la peste bubbonica. La Cina perse metà della popolazione nel 14° secolo, con l’Europa che ne perse un terzo. Il cancelliere inglese Philip Hammond dichiarò che la nuova Via della Seta coprirebbe “65 Paesi in quattro continenti, potendo aumentare il tenore di vita del 70% della popolazione mondiale“, definendo il progetto “veramente tosto“.
Altrove, l’influenza statunitense viene contestata da una Russia in ripresa. Nel 2014, la regione idilliaca della Crimea fu reintegrata nel territorio russo. La Crimea era parte della terra russa e sovietica da più di due secoli (1783-1991), cosa mai menzionata. Il reintegro della Crimea fu un’altra dimostrazione di forza; la Russia è definitivamente contraria a sopportare ancora la distruttiva influenza occidentale. Questo dopo la guerra dell’Ossezia del Sud del 2008 che, come scrisse il Prof. Richard Sakwa dell’Università del Kent, “fu in effetti la prima delle guerre per fermare l’espansione della NATO“. Sei anni dopo, il ritorno della Crimea in Russia era la risposta al vigoroso colpo di Stato occidentale in Ucraina. Nel 2015, Barack Obama ammise pubblicamente il coinvolgimento statunitense in un’ignorata intervista della CNN. Il putsch ucraino sprofondò il Paese, dalla lunga storia di sfruttamento occidentale, in un altro abisso. Il regime di Kiev è in realtà un governo di estrema destra guidato dal miliardario Petro Poroshenko. A giugno fu riferito che avesse l’approvazione dell’1% del pubblico, secondo Kiev Post. L’amministrazione Poroshenko è la più corrotta in Europa, con collegamenti diretti con gruppi neonazisti che combattono nelle regioni orientali dell’Ucraina, come Donetsk e Donbas. Virtualmente alcuno di tali fatti indesiderati viene segnalato al pubblico occidentale. Invece, la Russia continua ad essere vergognosamente insultata per aver cercato di proteggere le frontiere da ulteriori aggressioni. In risposta alla reintegrazione della Crimea, le manovre della NATO alle frontiere della Russia sono aumentate per dimensioni e minacce. La NATO riceve il 75% dei finanziamenti dagli Stati Uniti e le sue politiche sono da tempo una minaccia alla sicurezza globale. Infatti, la NATO, formata nel 1949, avrebbe dovuto essere smantellata decenni fa. Il generale Dwight D. Eisenhower, il primo comandante supremo della NATO, scrisse nel 1950 che “se entro 10 anni le truppe statunitensi stanziate in Europa per la difesa nazionale non ritorneranno negli Stati Uniti, allora questo piano (la NATO) avrà fallito“. Inoltre, l’intervento della Russia in Siria che sconfigge i terroristi filo-occidentali sottolinea anche la fine del controllo statunitense sul Medio Oriente. Tale risultato sarebbe stato impensabile un decennio fa. I disastrosi interventi statunitensi in Medio Oriente hanno comportato anche un significativo declino della loro influenza.Traduzione di Alessandro Lattanzio