L’imminente riorganizzazione del blocco militare cinese

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 14/01/2016

e0a57076aaf3La riunione della Commissione militare centrale (CMC) della Repubblica Popolare Cinese (PRC), l’organo supremo delle forze armate di una delle principali potenze mondiali, tenutasi il 24-26 novembre 2015, avrà un impatto significativo non solo sullo sviluppo dei processi interni in Cina, ma anche sull’ambiente politico circostante. Il discorso del leader del Paese Xi Jinping ha aggiunto importanza all’evento. Nonostante la scarsità di informazioni disponibili, si tratta ovviamente di cambiamenti nel carattere dello sviluppo delle capacità militari della Repubblica Popolare Cinese, in particolare nella struttura organizzativa, nonché nel sistema di gestione della componente principale della “potenza” del Paese, l’Esercito di Liberazione Popolare cinese (PLA). Va notato che il processo di graduale passaggio dalla dottrina della “guerra del popolo” con l’esercito di massa alla costruzione di forze armate relativamente compatte, professionali e modernamente equipaggiate fu delineato in Cina molto tempo prima. Naturalmente, accompagnata e conseguenza del rapido sviluppo economico e tecnologico della Cina, e dalla diminuzione della probabilità di grandi incursioni militari nel proprio territorio. Tuttavia, il potenziale di questo processo relativamente veloce probabilmente si esaurirà presto, mentre le sfide accumulatesi richiedono un deciso intervento del governo del Paese. Il fatto che il PLA affronta seri cambiamenti è apparso chiaro durante gli eventi dedicati al 70° anniversario della fine della guerra del Pacifico, svoltosi a Pechino il 3 settembre 2015. Parlando alla parata militare, Xi Jinping ha detto che le forze di terra del Paese si ridurranno di 300mila soldati, e il numero totale del PLA diminuirà a 2 milioni di persone. L’intera parata militare mirava a dimostrare la tendenza ad aumentare le caratteristiche qualitative delle forze armate del Paese. E’ abbastanza ovvio che uno dei motivi che hanno esortato la leadership cinese a non ritardare il processo di riorganizzazione del blocco “militare” fosse uno studio della RAND Corporation, “L’incompiuta trasformazione militare della Cina: valutazione della debolezza dell’Esercito di Liberazione del Popolo (PLA) della Cina“, pubblicato nel 2015. In generale, l’adesione della Cina ad alcune tendenze nello sviluppo militari statunitensi fu notato tempo prima. Così, alcuni esperti, che commentarono le dichiarazioni di Xi Jinping alla parata del 3 settembre, notarono che contenuto ed obiettivi della prossima riforma militare in Cina, in qualche modo ricordano il Goldwater-Nichol’s Department of Defense Rrorganization Act del 1986. L’obiettivo immediato era la semplificazione ed eliminazione di inutili duplicazioni e del sistema di gestione delle forze armate degli Stati Uniti. La legge fu sviluppata sotto l’influenza dell’analisi di alcuni risultati della partecipazione degli Stati Uniti alla guerra del Vietnam. La “propagandata” attendibilità scientifica della RAND osservata in precedenza (in connessione con la pubblicazione di uno studio simile) vale per lo studio sulla “debolezza” del PLA. Avrebbe attirato l’attenzione della RPC semplicemente per il fatto che gli autori hanno studiato centinaia di fonti, specialmente quelle disponibili in cinese. Così, pur sottolineando i progressi evidenti e rapidi della Cina in tutti gli aspetti dello sviluppo militare, gli autori ammisero la tesi delle “due incongruenze” delle forze armate cinesi (il tasso di modernizzazione e il potenziale militare raggiunto) espresso dall’ex-Presidente Hu Jintao nel 2006.
Lo studio della RAND si basa su 16 ipotesi iniziali “d’importanza cruciale” sugli aspetti interni ed esterni più importanti per l’ulteriore sviluppo del sistema cinese. Così, la prima ipotesi afferma che “il Partito comunista cinese manterrà la posizione di primo piano“, in tutti gli aspetti della vita del Paese, tra cui il controllo del PLA. Secondo l’ipotesi No.15, “alcun cambiamento avrà luogo nelle relazioni Cina-Russia e nel percorso strategico della Russia“. In conclusione, lo studio affronta il problema del possibile impatto della fallacia di certe ipotesi sui risultati. Ad esempio, l’assunzione No.15 indica che nel caso della conservazione delle relazioni Cina-Russia e del degrado delle relazioni tra Russia e Stati Uniti ed alleati della NATO fino al punto che Washington debba rafforzare la propria presenza in Europa, le valutazioni cinesi della situazione internazionale verrebbero significativamente modificate rispetto a quelle previste dagli autori dello studio. Numero e ponderabilità delle ipotesi iniziali menzionate, incompletezza e scarsa affidabilità delle informazioni non hanno permesso agli autori dello studio di presentare le conclusioni finali, secondo cui sarebbe possibile adottare alcune azioni. Proponendosi di considerarle “oggetto di discussione”. Non c’è dubbio che una “discussione” sul tema cruciale per la Cina, in relazione allo studio della RAND, si sia svolta tra gli esperti cinesi. Inoltre, si può supporre che i risultati della discussione in qualche modo siano state prese in considerazione nella sessione di novembre della Commissione militare centrale del PCC. Tanto più che la principale conclusione dello studio sull’attuale “debolezza” della macchina da guerra cinese, condotta dalla prima società di analisi statunitense, sembra abbastanza evidente e coerente con la tesi di Hu Jintao sulle “due contraddizioni”. In generale, il principale risultato del lavoro si riduce alla dichiarazione di carenze nella struttura organizzativa, nel sistema di gestione dell’apparato militare e nella coerenza operativa tra le forze armate, in ritardo rispetto alle ultime realizzazioni nel campo della “penetrazione IT” nel comando delle operazioni in tempo reale. A tal proposito, è opportuno ricordare che il requisito per un cambio qualitativo in tutti gli aspetti dello sviluppo delle capacità militari e dell’impiego delle forze armate secondo il concetto della cosiddetta “rivoluzione degli affari militari” (RMA), fu discusso negli anni ’70-’80 in Unione Sovietica su iniziativa del Capo di Stato Maggiore dell’esercito sovietico, Maresciallo NV Ogarkov. 20 anni dopo, una discussione simile (con riferimento all’esperienza sovietica) si è svolta tra gli esperti militari degli Stati Uniti. Lo stesso concetto di RMA è ovviamente riformulato nel “pacchetto” moderno e specificamente cinese alla base della nuova fase di sviluppo delle capacità militari della RPC.
Aspetti della politica nazionali ed estera alla sessione del CMC della RPC di novembre attirano l’attenzione. Secondo il parere unanime dei commentatori, uno dei motivi più importanti dell’evento era la necessità di migliorare il controllo della direzione del partito sul blocco “militare” del Paese tra crescenti problemi interni ed esteri. L’esclusione di eventuali elementi avventuristici ed azioni imprudenti nel Mar Cinese Meridionale è di fondamentale importanza. A questo proposito, la leadership cinese cerca di risolvere il problema molto difficile di coniugare questi obiettivi contraddittori tra supporto militare delle rivendicazioni sull’80% della superficie del Mar Cinese Meridionale e creazione di relazioni costruttive con gli Stati vicini. Non è riuscita a coniugarle finora, mentre i vicini si volgono a “forze extra-regionali” come la Cina le chiama. E tali forze (soprattutto Stati Uniti, ma anche Giappone e India) sono pronte a fornire tale “aiuto”. La situazione nel Mar Cinese Meridionale evidenzia una delle principali tendenze della fase attuale dello sviluppo militare della PRC, deciso dal forte aumento dell’importanza della componente navale del PLA. A questo proposito, l’annuncio del mese prima, dopo la riunione della Commissione militare centrale per avviare la costruzione della seconda portaerei, che sarebbe simile all’esistente portaerei Liaoning (ex-Varjag ampiamente modernizzata) è stato notevole. A giudicare dai commenti degli esperti cinesi, in confronto con la prima portaerei della Marina militare della Repubblica popolare cinese, usata soprattutto per acquisire competenze sull’utilizzo di sistemi d’arma navali completamente nuovi, la seconda svolgerà attività operative per proteggere gli interessi marittimi nazionali. Secondo questi esperti, nei prossimi anni la Repubblica popolare cinese avrà bisogno di tre portaerei convenzionali, come la Liaoning. Dopo aver fatto esperienza sul loro impiego, la Cina lancerà la costruzione di portaerei a propulsione nucleare, che solo gli Stati Uniti oggi possiedono.
In generale, possiamo affermare che la tendenza nella modernizzazione del blocco “militare” della Cina è coerente sia con l’affermarsi del forte status del Paese nell’arena politica e le moderne tendenze globali nello sviluppo delle capacità militari.1480778Vladimir Terekhov, esperto sui temi della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina testa un nuovo missile capace di colpire tutti gli USA

Pechino utilizza la mobilità su rotaia per schierare una delle sue armi più letali
Franz-Stefan Gady The Diplomat, 5 gennaio 2016china-missle-graphicIl 5 dicembre la Cina testava con un lancio la nuova versione ferroviaria del missile balistico intercontinentale (ICBM) DF-41 (CSS-X-20), secondo Defence Weekly dell’IHS Jane’s. Il DF-41 effettuò un test di lancio il giorno precedente (4 dicembre), affermava sulla base di informazioni ricevute, il Washington Free Beacon. Il lancio del DF-41 probabilmente ha avuto luogo presso il centro missilistico di Wuzhai nella provincia dello Shanxi, nella Cina centrale. Il test del 5 dicembre riguardava il ‘lancio freddo’ di un DF-41 da un contenitore tramite una carica a gas evitando che il motore del missile venisse acceso. Nel test completo, il motore del missile si accenderebbe qualche microsecondo dopo l’espulsione dal tubo di lancio. Il Ministero della Difesa cinese confermava, a fine dicembre, che le prove si erano svolte, senza entrare nei dettagli. “I test scientifici nel territorio cinese sono condotti secondo i piani“, aveva detto il portavoce del Ministero della Difesa Colonnello Yang Yujun nella conferenza stampa. Secondo Defense Weekly dell’IHS Jane’s, il lancio “aveva probabilmente lo scopo di testare la compatibilità del sistema di lancio con il nuovo veicolo ferroviario“. Washington Free Beacon rileva che uno studio del 2013 dell’Arms Control Project della Georgetown University (istituto collegato alla CIA, NdT), sostiene che il sistema ICBM ferroviario cinese è basato sul progetto ucraino dell’ICBM a combustibile solido e mobile su rotaia RT-23 (SS-24 Scalpel). L’RT-23 è “conosciuto come ‘sistema di lancio sottomarino terrestre’, indicando che il veicolo di lancio utilizza un tubo per l’espulsione del missile dal veicolo del treno, poco prima dell’accensione del motore“, secondo l’articolo. L’RT-23 fu schierato da Mosca dal 1987 al 2005. La Russia attualmente lavora su un altro sistema ICBM ferroviario, che dovrebbe entrare in servizio entro il 2020.
I missili ferro-trasportati cinesi saranno particolarmente difficili da seguire per le agenzie d’intelligence statunitensi. “Se quel treno ospita l’ICBM DF-41 significa che avrà anche un possibile MIRV (veicolo di rientro a testata multipla a puntamento indipendente)“, affermava l’analista della difesa Phillip A. Karber al Washington Free Beacon. “La combinazione di alta mobilità, veicoli di lancio camuffati da treni civili, protezione dei tunnel e ricarica sicura dei missili, insieme alle testate multiple, rende estremamente difficile seguire i sistemi o verificarne il numero“. “Da allora ci sono state segnalazioni secondo cui il 2° Corpo d’Artiglieria della Cina, la forza missilistica, abbia costruito 2000 chilometri di ferrovia ad ampio scartamento per questo sistema“, aggiungeva Karber. Entro il 2050, la Cina potrebbe avere più di 273500 chilometri di binari ferroviari. Come già detto (Vedi: “La Cina testa un nuovo missile in grado di colpire tutti gli Stati Uniti“). “Le agenzie d’intelligence statunitensi ritengono che un missile DF-41 possa trasportare dieci testate termonucleari da 150-300 kilotoni e possa colpire gli interi Stati Uniti continentali. E’ a propellente solido, mobile ed ha una gittata tra 12000 e 15000 km”. Il missile sarà probabilmente schierato tra il 2018 e il 2020 e potrebbe essere armato con un velivolo ipersonico (HGV) DF-ZF (precedentemente noto come Wu-14).

La Cina testa un nuovo missile in grado di colpire tutti gli Stati Uniti
L’arsenale di ICBM di Pechino appare in rapida espansione
Franz-Stefan Gady The Diplomat 19 agosto 2015

Il 6 agosto la Cina ha testato un nuovo missile balistico intercontinentale (ICBM) con due simulacri di testate nucleari, secondo informazioni ottenute dal Washington Free Beacon. Il test di lancio del 6 agosto era il quarto del missile a lungo raggio DF-41 (CSS-X-20) in tre anni, e presumibilmente confermava che il ICBM può trasportare testate multiple. Il primo test del DF-41 a testata multipla (veicolo di rientro multiplo a puntamento indipendente, o MIRV) avrebbe avuto luogo nel dicembre 2014, secondo il Washington Free Beacon. Test precedenti avvennero nel luglio 2012 e nel dicembre 2013, presso il centro spaziale e missilistico Wuzhai, a 400 km a sudovest di Pechino. L’ubicazione del sito del test dell’agosto 2015, tuttavia, rimane sconosciuta. “La tecnologia MIRV della Cina si basa sull’esportazione illegale di tecnologia satellitare dagli USA, trasferita durante l’amministrazione del presidente Bill Clinton. Lockheed Martin fu multata per 13 milioni di dollari nel 2000, nell’ambito delle esportazioni illecite che la Cina deviò sul suo programma per la testata MIRV“, riferiva Free Beacon nel dicembre 2014. Lo sviluppo del missile sarebbe iniziato nel 1986, ma fu abbandonato nei primi anni 2000. Secondo resoconti non confermati, il programma (Progetto 41H) fu rilanciato nel 2009. Tuttavia, la maggior parte dei dettagli sul programma DF-41 e le vere capacità del missile rimangono ammantate di mistero. “Pochi dettagli sulle caratteristiche tecniche del piano di dispiegamento sono attualmente disponibili. Una volta operativo, il DF-41 dovrebbe essere ad oggi il più sofisticato ICBM della PLA“, afferma Mark Stokes, ex-analista del Pentagono, al Free Beacon.
Le agenzie d’intelligence statunitensi ritengono che un missile DF-41 possa trasportare dieci testate termonucleari da 150-300 kilotoni e possa colpire gli interi Stati Uniti continentali. E’ a propellente solido, mobile e ha una gittata tra 12000 e 15000 km. L’ultimo rapporto della Commissione sul riesame della sicurezza ed economica USA-Cina, rileva che il missile potrebbe essere già schierato quest’anno, però l’arco 2018-2020 appare molto più probabile, secondo esperti indipendenti. Rick Fisher, analista presso il Centro di Valutazione e Strategia Internazionale, concorda con la suddetta relazione affermando che il DF-41 è “quasi in fase operativa“. “Il missile mobile a propellente solido DF-41 sarà il secondo ICBM con MIRV ad entrare in servizio nel Secondo Corpo d’Artiglieria della PLA, dopo l’operativo DF-5B, missile a propellente liquido e basato su silo. La linea di fondo è che la Cina potenzialmente inizia una nuova fase in cui il numero di testate nucleari aumenterà rapidamente“, ha detto Fisher in un’intervista a Free Beacon. Secondo il sito web Missile Threat, il DF-41 “rappresenta l’apice della tecnologia della RPC” e “sarà probabilmente il nucleo della forza d’attacco nucleare della Repubblica popolare cinese“. Inoltre il sito web rileva che il “DF-41 è simile al russo RS-12 (SS-27) ed è possibile che la tecnologia dell’RS-12 sia stata acquistata o rubata“. Come avevo riferito a giugno (Vedi: “Sarà questa l’arma cinese capace di affondare una portaerei?“), su Popular Science, discussi della possibilità che i velivoli ipersonici Wu-14 (HGV) fossero installati sul DF-41. Questo, nota l’autore, darebbe a Pechino per la prima volta la capacità di attacco di precisione contro qualsiasi bersaglio nel mondo entro un’ora.df-41-icbmWashington toglie le sanzioni ai missili russi
Ulson Gunnar NEO 07/01/2016

Atlas_V_first_stage_enginesWashington, che ha posto ampie sanzioni contro la Russia nell’intento sempre più vano di isolare e minare la stabilità di Mosca, si umilia e batte in ritirata togliendo il divieto ai motori-razzo RD-180 della Russia. E mentre Washington lo fa, i media statunitensi ancora dipingono la Russia come criminale, anche se gli Stati Uniti sono costretti a comprare razzi da una nazione che sostiene abbia invaso la Crimea, promosso la “guerra ibrida” in Ucraina orientale e bombardare i “ribelli” appoggiati dagli USA in Siria. Va ricordato che i motori-razzo RD-180 della Russia, dalle performance insuperabili a cui le imprese statunitensi devono ancora rispondere, sarà utilizzato per lanciare carichi in orbita per conto del dipartimento della Difesa statunitense. Popular Science, nell’articolo “il Congresso si muove per togliere il divieto di utilizzare i motori-razzo russi” afferma: “Dopo che la Russia ha invaso la Crimea, il Congresso ha giurato di bandire i motori-razzo russi. Ma il divieto di utilizzarli per lanciare carichi militari nello spazio era forse un po’ affrettato. Un nuovo disegno di legge approvato dal Congresso trova il modo di annullare il divieto. United Launch Alliance (ULA), joint venture di Boeing e Lockheed Martin, da tempo primo contraente dei lanci spaziali del dipartimento della Difesa, usa gli RD-180 di fabbricazione russa. ULA ha recentemente rifiutato l’offerta per un contratto di lanci data la limitata offerta di motori-razzo, e il Pentagono non ne è contento. Anche se ULA sviluppa un nuovo motore, il BE-4 è anni di distanza dal raggiungere la rampa di lancio. Dopo tutto, si parla di scienza”.
Mentre la Russia non ha “invaso la Crimea”, Popular Science ha ragione nel sottolineare che la sostituzione del russo RD-180 è questione di anni prima che sia realtà. Popular Science suggerisce anche un altro motivo che potrebbe essere dietro l’eliminazione delle sanzioni ai razzi russi: “ULA ha avuto a lungo il monopolio dei lanci spaziali militari. SpaceX recentemente ha avuto il permesso di utilizzare il razzo Falcon 9 per i lanci di carichi militari, proprio mentre ULA mollava il bando. Se il divieto sarà tolto, ULA e SpaceX prenderanno parte al primo concorso per un lancio militare dal 2006, che potrebbe comportare dei risparmi per il governo degli Stati Uniti”. Ironia della sorte, il desiderio dell’ULA di mantenere il monopolio, e tutto il potere ingiustificato e la ricchezza connessi, l’ha costretta ad accordarsi con una delle nazioni che vari altri interessi particolari a Wall Street, Washington e Londra cercano di minare, dividere e distruggere da decenni. SpaceX cerca di ostacolare e decentrare l’industria aerospaziale, una minaccia diretta per Boeing e Lockheed Martin, a breve e a lungo termine. Sembra che nel breve e lungo termine la strategia di tali interessi particolari di Wall Street, Washington e Londra sia incoerente e controproducente. Nel tentativo di isolare e minare Mosca, gli USA si scoprono minacciati dal business dirompente e innovatore interno. Per ridurre la concorrenza interna, tali interessi si spingono ad eliminare le sanzioni contro concorrenti esteri. Impotenti e incoerenti, gli Stati Uniti sono riusciti a fare più male a se stessi che alla Russia. Se la Russia certamente subisce le sanzioni, superandole sarà invece più forte e più autosufficiente. Per gli Stati Uniti invece, vincendo o perdendo contro la Russia, comunque ne saranno danneggiati. Per l’opinione pubblica globale, invasa quotidianamente da notizie ed editoriali sulla minaccia Russia alla pace e alla stabilità globale, il fatto che il dipartimento della Difesa statunitense ancora compri razzi dalla Russia per mettere i propri satelliti in orbita, dovrebbe far ricordare che nulla di simile a principi, fatti od onestà guida la politica estera degli USA, come viene detto dai media occidentali.
Se gli Stati Uniti non riescono a giustificare le sanzioni sui razzi russi, utilizzati in compiti vitali per il mantenimento della propria difesa, come continueranno a giustificare le rimanenti sanzioni alla Russia? Tali sanzioni restano semplicemente perché le aziende occidentali ne sarebbero colpite senza il potente lobbying di Boeing e Lockheed Martin? E ci si aspetta di continuare a credere che la Russia sia una “minaccia”, anche se rimane la socia principale degli USA nel lancio di satelliti per la difesa, per non parlare degli astronauti statunitensi ed europei e delle missioni di rifornimento della Stazione Spaziale Internazionale? Infatti, il balletto sulle sanzioni dovrebbe indicare alle varie parti interessate a Washington e Londra che l’ordine internazionale sembra meno un’impresa globale organizzata e più un tropismo cieco nella ricerca di profitti ovunque, anche oltre il bordo della scogliera. Per tali soggetti sarebbe il momento di prendere in considerazione la cessione e/o diversificazione, guardando sul serio con mente aperta al futuro e al vero progresso.RD180_ULAUlson Gunnar, un analista geopolitico sede a New York e scrittore soprattutto per la rivista online “Nuovo Outlook orientale“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina rompe il monopolio degli Stati Uniti sui velivoli “invisibili”

Valentin Vasilescu, Reseau International 4 gennaio 2016Chengdu-J-10A-PL-11+PL-8-2SI cinesi iniziarono a costruire aerei da combattimento copiando aerei sovietici negli anni ’60-’70. Negli ultimi due decenni, la Cina ha quasi completamente colmato il gap tecnologico con l’occidente, divenendo uno dei costruttori di aeromobili militari più noti. Il velivolo cinese J-10B ha un radar AESA (simile all’F-35) ed ha un rivestimento in materiale radar assorbente per ridurre la superficie riflettente, mettendosi alla pari di F-16 e la Mitsubishi F-2 delle forze aeree statunitense, giapponese e sudcoreana. La Cina prevede di acquisire 300-500 di questi velivoli, anche se nel 2014 la Cina ha completato la costruzione di nuovi impianti di produzione aerospaziale che garantirebbero un tasso di 100-200 caccia all’anno, ha prodotto nel 2015 solo 24-26 velivoli J-10B. La spiegazione risiede nella preparazione della linea di produzione del nuovo velivolo J-20.
Il primo giorno del 2016, la Cina annunciava che quest’anno inizia la produzione in serie degli aerei stealth J-20. A questo proposito, ha pubblicato immagini del prototipo più recente del J-20 della Chengdu Aerospace Corporation, con il numero di registrazione 2101, indicando che entra in una nuova fase di produzione. I primi otto prototipi di prova del programma J-20 sono stati registrati coi numeri seriali 2001-2017. Tale passo spezza la supremazia statunitense quale unico operatore di aerei da combattimento di quinta generazione. La Cina si propone di acquisire 300-400 J-20 per sostituire la flotta di obsoleti bombardieri tattici di JH-7 e Q-5. Per la progettazione e lo sviluppo dell’F-35 che può operare da piste normali e portaerei, o decollare e atterrare verticalmente, gli Stati Uniti hanno impiegato 20 anni spendendo 400 milioni di dollari. Il J-20 è un po’ più modesto, con solo otto anni di progettazione e sperimentazione. Il J-20 è propulso da due motori AL-31F russi da 12500 kg/s che equipaggiano i velivoli Su-30MKK e Shenyang J-11. A differenza degli F-22 degli Stati Uniti, i J-20 non hanno motori vettoriali e sono inferiore a F-22 e F-35 nelle manovre strette per via della relativa spinta/massa delle subunità, ed hanno anche un’avionica inferiore. La Russia fornirà alla Cina 24 velivoli multiruolo Su-35 propulsi di generazione 4++ e con motori Saturn 117S dalla spinta vettoriale di 15800 kg/s, che i cinesi contano di copiare e montare sul J-20 o di comprare in grandi quantità dai russi. Anche se il J-20 non è stato progettato come velivolo multiruolo per combattere gli aerei statunitensi, giapponesi e coreani, ma piuttosto come bombardiere, è scelto dalla Marina cinese dato che a bordo è installato una sistema satellitare per la trasmissione permanente delle coordinate GPS dei bersagli mobili. Questo permette al J-20 di essere usato come aereo “invisibile” specializzato negli attacchi a lungo raggio contro portaerei e altre navi da guerra. Il J-20 pesa 32 t, con un serbatoio interno dalla capacità di 11 tonnellate di kerosene, permettendogli di volare per 4000 km senza rifornimento e raggiungere Mach 2,1. Se invisibile ai radar, il J-20 non è vulnerabile ai missili antiaerei e antibalistici dei cacciatorpediniere lanciamissili AEGIS, mentre il missile anti-portaerei DF-21D ha una gittata di 1450 km [1] [2]. Dato che Corea del Sud e Giappone hanno ordinato 40-50 aerei Stealth F-35 statunitensi, la Cina testa anche un caccia di quinta generazione, il J-31, un’alternativa all’F-35. Entrambi i velivoli hanno la stessa massa e hanno ciascuno due vani carenati per trasportare missili aria-aria a medio raggio o bombe. Dato che il J-31 non è un concorrente della categoria del Su T-50, sembra che i cinesi siano stati aiutati dai russi attraverso il trasferimento di tecnologie, quindi nel 2018 l’aereo potrebbe entrare in produzione in serie [3]. Oltre ai 500 velivoli J-31 richiesti dall’aeronautica cinese, quasi 120 J-31 saranno riservati per le portaerei cinesi e almeno 600 saranno esportati. C’è già un ordine dal Pakistan per 40 velivoli. Con Israele che ha già ordinato 75 F-35, l’Iran cerca di testare le acque e potrebbe essere interessato ad acquistare uno stesso numero di aerei J-31.
1327898777954_867La Cina è diventata la prima economia del mondo, ed ha più soldi per la R&S degli Stati Uniti. Pertanto, la Cina ha sviluppato dei programmi di costruzione di droni (aerei senza pilota) più complessi per prendere il posto statunitense nella supremazia in questo settore. Essa ritiene che, nei prossimi anni, potrà esportare droni per 4,8 miliardi di dollari, in quanto i suoi droni sono buoni quanto il MQ-9 Reaper Stati Uniti e sono 16 volte meno costosi. [4] La flotta militare statunitense in collaborazione con le flotte degli Stati alleati nel sud-est asiatico (Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Singapore, Australia, ecc,) ha una forza superiore a quella della Marina cinese e può bloccare le rotte per gli approvvigionamenti di materie prime per la Cina. Da parte sua, la Cina costruisce navi da guerra sempre più efficienti, ma ci vorranno 10 anni per raggiungere il livello tecnologico navale dell’occidente. [5] La Casa Bianca sa che per mantenere la situazione attuale, favorevole agli Stati Uniti nel Pacifico occidentale, deve continuare ad impedire alla Cina di usare il suo potere economico e di utilizzare la sua forza navale. [6] Pertanto, la nuova dottrina militare della Cina si concentra sulla componente aeronavale per una veloce proiezione militare a lungo raggio con operazioni d’intervento delle truppe aviotrasportate. Dal 2013 la Cina ha testato il prototipo di aereo da trasporto militare pesante Xian Y-20, che ha un carico utile massimo di 66 tonnellate. Il passaggio alla produzione di massa del velivolo Xian Y-20 dipende dalla fornitura dei motori PS-90A21 dalla Russia. Per contrastare gli Stati Uniti, l’esercito cinese ha individuato quattro settori marittimi vitali per la Cina, e costruito in ogni settore nuovi avamposti e basi operative chiamate “perle”. Una perla dispone di una pista di atterraggio/decollo per aerei da caccia (in particolare J-20) e velivoli da trasporto pesante Y-20, impianti navali e presidi della fanteria di marina. Le perle forniscono le infrastrutture necessarie per gli attacchi dell’Aeronautica, e le spedizioni delle forze aviotrasportate e d’invasione dell’esercito cinese. [7]
Il Settore 1 copre l’accesso al Mar Cinese Meridionale dall’Oceano Indiano, gli stretti di Malacca e della Sonda. Una “perla” è l’isola di Hainan, dove i cinesi hanno una base navale sotterranea, sede di una flotta di 20 sottomarini convenzionali e nucleari. Sull’isola di Hainan vi sono anche sei basi aeree. I cinesi hanno costruito un’altra perla su Woody Island nell’arcipelago delle Paracel, 300 km a sud est di Hainan. Oltre a un porto militare, c’è un aeroporto militare da cui ora operano i caccia multiruolo cinesi Su-30MKK. Un altro sito è stato costruito sull’isola di Sittwe in Birmania (Myanmar).
Il Settore 2 copre la via di accesso tra il Mar Cinese Meridionale e l’Oceano Pacifico attraverso il Canale di Babuyan (Filippine). La Cina ha iniziato a modificare Fiery Croce Reef nell’arcipelago delle Spratly creando un’altra perla intorno a una pista di decollo adattata agli aerei J-20.
Il Settore 3 copre la rotta dal Mar Cinese Orientale all’Oceano Pacifico attraverso il canale tra Taiwan e Okinawa (Ryukyu).
Il Settore 4 copre la rotta dal Mar Cinese Orientale all’Oceano Pacifico attraverso il canale tra Giappone e Corea del Sud.j20-9Note
[1]. Portaerei vs missili balistici anti-nave?
[2]. Portaerei vs missili balistici anti-nave?
[3]. J-31 cinese vs F-35 degli Stati Uniti
[4]. La Cina spinge gli statunitensi verso una spirale autodistruttiva
[5]. La Cina potrebbe costruire 415 nuove navi da guerra nei prossimi 15 anni
[6]. La Cina si prepara a un’invasione su larga scala!
[7]. La Cina costruisce una nuova “Collana di Perle” e piattaforme anfibie mobili

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La Cina costruisce la sua seconda portaerei
People DailyReseau International 3 gennaio 2016

La Cina sta costruendo la sua seconda portaerei, a Dalian, provincia di Liaoning (nord-est), annunciava un portavoce del Ministero della Difesa Nazionale. La portaerei dal dislocamento di 50000 tonnellate ospiterà caccia J-15 e altri velivoli, ha detto il portavoce Yang Yujun nella conferenza mensile. I velivoli ad ala fissa della portaerei utilizzeranno una rampa di decollo tipo sci, ha aggiunto. Sviluppo e costruzione della seconda portaerei si basano su esperienza, ricerca e formazione svolte sulla prima portaerei della Cina, la Liaoning, ha detto il portavoce. La Liaoning è una portaerei di costruzione russa modificata e consegnata alla Marina Militare cinese il 25 settembre 2012.001abTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La crescente cooperazione nella difesa di Russia e India

Georgij Uvarov, RIR, 28 dicembre 2015

La Cooperazione per la Difesa ha occupato il centro della scena durante la visita del primo ministro indiano Narendra Modi in Russia, per il vertice annuale India-Russia di Mosca del 24 dicembre, e nella dichiarazione congiunta dopo i colloqui, i leader hanno confermato che la cooperazione nella difesa “rimane uno dei principali elementi del partenariato strategico particolarmente privilegiato tra i due Paesi”.DSC_0090-redflag2008-su30mki-aIl 24 dicembre il Cremlino annunciava la firma di un accordo di cooperazione tra Russia e India per la produzione di elicotteri, anche se i dettagli specifici dell’accordo non sono stati rilasciati. Vladimir Putin ha detto che una direzione “promettente” è lo sviluppo congiunto con l’India di un jet da combattimento multiruolo e di un velivolo da trasporto multiuso. “Non parliamo solo della fornitura di prodotti finiti, ma di stretta collaborazione tecnologica. Un esempio eccezionale di tale cooperazione è la creazione dei missili BrahMos, già entrati in produzione di massa, e versioni antinave di questi missili sono state consegnate alla Marina indiana“, ha detto Putin dopo l’incontro con Modi.

Dai sottomarini agli APC
Il valore totale dei contratti della difesa è stimato in oltre 7 miliardi di dollari. Un certo numero di importanti contratti nel settore della difesa è probabile sarà annunciato nel prossimo futuro. La Russia deve consegnare 6 jet da combattimento multiruolo Su-30MKI, che saranno assemblati in India. L’India prevede di acquistarne 222. Un altro importante contratto per la fornitura di 151 polivalenti elicotteri da trasporto militare Mi-17V-5 ha già visto la consegna di 148 unità. Entro la fine del 2015, Russia e India dovrebbero passare dal progetto preliminare alla fase di progettazione di base di due progetti congiunti: FGFA e MTA. La moderna cooperazione russo-indiana nel settore della difesa non riguarda solo l’acquisto di attrezzature con un mero contratto “venditore-acquirente”, ma opera su complessi progetti comuni di sviluppo con la partecipazione di aziende pubbliche e private indiane, e produzione su licenza in India. “Le parti hanno ribadito l’intenzione di ampliare il campo di applicazione di tale cooperazione e di utilizzare le opportunità offerte dal Programma “Fatto in India” nella Difesa, incaricando le agenzie competenti a preparare, al più presto, un progetto di accordo tra le organizzazioni e le imprese dei due Paesi che lavorano in questo campo“, ha detto il comunicato ufficiale emesso dopo il vertice di Mosca.

La Russia grande partner nella Difesa
Nel 2014 la Russia ha fornito armi ed equipaggiamenti militari del valore di 4,7 miliardi di dollari all’India. Secondo CAST, la Russia è il maggiore esportatore di prodotti per la difesa in India nel periodo 2007-2014, vendendo prodotti per un valore 22,41 miliardi di dollari.

Aerei
La principale moderna componente d’attacco dell’Indian Air Force (IAF) è l’aviogetto multiruolo Su-30MKI, che sarà potenziato quando sarà equipaggiato con i missili da crociera supersonici BrahMos, sviluppati e prodotti congiuntamente da Russia e India. Il ponte della portaerei Vikramaditya ospiterà gli aviogetti da combattimento MiG-29K/KUB di fabbricazione russa. Il contratto per la fornitura di 29 di questi velivoli sarà completato nel 2016. Altri progetti importanti sono la profonda modernizzazione dei velivoli consegnati all’India negli ultimi anni. La MiG Aircraft Corporation (RAC MIG) aggiornerà l’intera flotta di 60 MiG-29 in servizio nella IAF. La Russia ha completato l’aggiornamento Il-38SD dei velivoli antinave Il-38 in servizio nella Marina indiana. Sono in corso discussioni sulla modernizzazione dei velivoli da trasporto Il-76 e delle aerocisterne Il-78.

Elicotteri
I Mi-17V-5 sono gli elicotteri più diffusi nelle forze armate indiane. Oltre al contratto quasi completato di 151 unità, è probabile che altri 48 elicotteri saranno ordinati dall’India. Il quotidiano ‘indu segnalava a settembre che il Consiglio per le Acquisizioni della Difesa indiano aveva approvato l’acquisto di 48 Mi-17V5 per la IAF; un contratto del valore di circa 70 miliardi di rupie (1,1 miliardi di dollari). Un altro importante progetto è la produzione in India di 200 elicotteri leggeri Ka-226T. Secondo il progetto di protocollo d’intesa con la società indiana Reliance Defense, la Russia discute con l’Hindustan Aeronautics Limited (HAL).IAF_Mi-17V-5Difesa aerea
La cooperazione nella difesa raggiungerà il picco coll’acquisto probabile dei sistemi missilistici di difesa aerea S-400 da New Delhi. I sistemi missilistici antiaerei russi saranno interessati da cinque proposte indiane; MANPADS Igla-S, ADMS Tor-M2KM basati su un telaio prodotto dalla società indiana Tata, sistemi missili e cannoni antiaerei Pantsir-S1 e Tunguska-M1. L’India ha anche mostrato interesse per la proposta della Russia per modernizzare i sistemi missilistici di difesa aerea S-125 dell’esercito indiano, al livello Pechora-2M. La Russia propone anche l’aggiornamento del sistema missilistico di difesa aerea a corto raggio da Strela-10M3 a Strela-10M4 o Strela-10MN (versione notturna). Mentre l’India lavora attivamente per realizzare il proprio sistema di difesa aerea a corto raggio, l’Akash, la difesa aerea del Paese si basa sui sistemi sovietici/russi Osa, Strela-10, S-125, S-200, Kub (Kvadrat) e così via.

Mezzi per l’esercito
Il principale “pugno” dell’esercito indiano è costituito dai blindati russi/sovietici, consistenti in diverse migliaia di carri armati T-90 e T-72 e in 1500 BMP-2. Mosca e New Delhi adempiono al contratto per la produzione su licenza dei carri armati T-90S in India. Negoziati si svolgono sul contratto per la fornitura dei nuovi carri armati russi T-90MS, l’ultima versione da esportazione del T-90. Si discute anche la modernizzazione della flotta di carri armati indiani T-72 e T-90. Altri progetti possibili comprendono l’ammodernamento di tutti i BMP-2 indiani. Il più potente sistema lanciarazzi multiplo (MLRS) nell’esercito indiano è il russo Smerch da 300 mm I negoziati interessano la produzione su licenza dei razzi del Smerch.

Flotta di sottomarini
Delhi discuterà l’acquisto di due sottomarini Proekt 636 e vuole anche affittare un secondo sottomarino nucleare russo (dopo il Chakra affittato nel 2012). L’India è pronta ad utilizzare i sottomarini nucleari russi per acquisirne l’esperienza operativa per conto dei propri sottomarini nucleari della classe Arihant. La Russia prevede inoltre di partecipare al concorso per l’acquisto di 6 sottomarini della Marina indiana, con i battelli Proekt 1650 della classe Amur.

Navi di superficie
New Delhi esamina l’eventuale costruzione di altre 3 fregate russe Proekt 11356. 6 di queste navi sono state costruite in Russia e trasferite all’India. Il secondo lotto di navi è dotato di missili Brahmos. Un altro settore è la cooperazione sulle portaerei. Nel 2013, la Marina indiana ha ricevuto la porterei Vikramaditya dalla Russia. Per preparare i piloti sul caccia russo MiG-29K/KUB, la Russia aiuta a costruire una struttura addestrativa a terra, presso Goa. I piloti si addestreranno a decolli e atterraggi simulati di caccia navali. L’India costruisce la sua prima portaerei, la Vikrant. RIA Novosti ha saputo da Sergej Vlasov, CEO della Nevskij PKB, che gli specialisti lavorano per sviluppare apparecchiature aero-tecniche per questa nave. Vlasov ha detto che PKB vuole anche partecipare alla costruzione della seconda portaerei indiana, la Vishal.

Programma Brahmos
Uno dei più riusciti progetti congiunti russo-indiani è il missile da crociera supersonico BrahMos, in servizio sulle navi di superficie della Marina indiana. Sistemi di lancio del BrahMos ora vengono consegnati all’esercito indiano e ci si prepara a testare la versione aerolanciata (dal Su-30MKI), il primo dei quali sarà lanciato nei primi mesi del 2016. I missili BrahMos sono inoltre in fase di preparazione per i sottomarini. I 6 sottomarini diesel-elettrici che l’India prevede di acquistare, dovrebbero essere dotati dei BrahMos. Russia e India valutano anche la possibilità di costruire una versione miniaturizzata del missile, un “mini-BrahMos“, e una versione ipersonica.modi-ship-1_650_061414052011Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come opera il Centro di Controllo della Difesa Nazionale della Russia?

South Front 10/12/2015Брифинг минобороны РФ в связи с катастрофой Boeing 777 в Донецкой областиIl Centro di Controllo della Difesa Nazionale della Federazione russa segna il 1° anniversario di prontezza operativa. Il 1° dicembre 2014 iniziava l’operatività del Centro di Controllo della Difesa Nazionale della Federazione Russa, nel complesso del Ministero della Difesa sul molo Frunze. Attivata un anno fa, la struttura succede al Centro di comando centrale dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate della Federazione Russa. L’ordine dell’istituzione del centro fu emesso dal Presidente Vladimir Putin il 10 dicembre 2013, adottando la decisione di creare il Centro per la Difesa migliorando il sistema di comando e controllo e l’economia del Paese. Era necessaria una struttura per il coordinamento operativo delle 52 autorità esecutive federali e dei tre enti statali coinvolti nella Difesa. Il centro non duplica le funzioni dello Stato Maggiore, responsabile della pianificazione strategica.

“Questo è il nostro cervello”
Sulla base dei dati disponibili, il Centro per la Difesa Nazionale è la struttura info-analitica utilizzata da Comando Supremo, Stato Maggiore e altre unità del Ministero della Difesa. Le risorse del centro possono essere utilizzate per una varietà di scopi, dall’organizzazione di eventi alle operazioni militari su larga scala. Il Centro della Difesa è simile al meccanismo di un orologio impegnato principalmente nella raccolta ed elaborazione delle informazioni dalla Russia e dal mondo. L’anno scorso il Ministro della Difesa Sergej Shojgu disse quanto segue: “Questo sistema di controllo profondamente integrato delle Forze Armate è un moderno quartier generale. E’ il nostro cervello“. Valerij Gerasimov, Capo di Stato Maggiore, riflettendo sulla natura operativa del centro, sollevava un poco il coperchio del segreto militare. Il comandante rivelava parte dell’organizzazione del Centro. Secondo Gerasimov, il personale in servizio riferisce 20 – 25 volte al giorno. I rapporti, redatti dagli analisti del centro, delineano specifiche azioni immediate da prendere in risposta a diverse situazioni. Gerasimov prende le decisioni su come procedere, se necessario con il contributo del Ministro della Difesa. “La presenza di un tale quadro minimizza il tempo del processo decisionale per una risposta adeguata alla situazione, se si tratta di processi in corso o azioni ostili alla sovranità dei territori russi… Abbiamo ridistribuito i compiti del centro che richiedono una continua prestazione, impostando le regole per lo scambio di informazioni e l’interazione“, ha detto Gerasimov. Il Centro per la Difesa Nazionale opera tutto il giorno grazie agli ufficiali in servizio a tutti i livelli tattici e strategici. I dipendenti sono operativi nei locali appositamente attrezzati, secondo lo Stato Maggiore, dei più moderni sistemi di comunicazione e di automazione. “E’ importante che la struttura dei turni di servizio operativi e manutenzione delle attività del centro non cambi nella transizione dal tempo di pace al tempo di guerra. Il volume delle informazioni cambia, l’intensità delle analisi e la preparazione delle relazioni aumentano. Gli affidabili sistemi del centro continuano ad operare in qualsiasi circostanza o situazione“, aggiungeva Gerasimov. Viene riportato sui mass media che il personale in servizio è di stanza in varie località del Paese, da Kaliningrad alla Kamchatka. La loro funzione è raccogliere dati sulla situazione politico-militare e inviarli a Mosca. Le informazioni che arrivano al centro includono informazioni su eventi e aggiornamenti sull’esecuzione degli ordini.

Supercomputer
La struttura del Centro non è nota. Lo Stato Maggiore ha rivelato alcuni dettagli su Centro di controllo delle Forze nucleari, Comando strategico e Centro di controllo delle attività quotidiane, le restanti divisioni sono classificate “segrete”. Il lavoro tecnico del centro è svolto da un supercomputer, o meglio da diversi supercomputer in rete situati nei vari centri di calcolo della Russia. La macchina analizza dati da mass media e social network, in 6 lingue. Il supercomputer è anche usato per simulare guerre e operazioni di combattimento. Il Ministero della Difesa ha riferito che il loro ‘Miracolo del calcolo’ ha prestazioni di gran lunga superiori a qualsiasi analogo estero, compresi quelli del Pentagono. Il sistema dei supercomputer nazionale ha una capacità di 236 petabyte di memoria, le prestazioni della macchina sono pari a 16 petaflop, e la velocità di elaborazione delle informazioni sufficienti ad elaborare 50 Biblioteche Lenin in un secondo. In confronto, il volume della memoria dei computer degli USA è di 12 petabyte, e le prestazioni pari a 5 petaflop. I risultati sono evidenti. Nel 2013, quando l’informazione sull’apertura imminente del Centro per la Difesa fu diffusa, gli esperti militari cominciarono accese discussioni sulla necessità di tale organismo. Gli esperti sottolineavano che la struttura dello Stato Maggiore delle Forze Armate aveva già il Centro di Comando Centrale e il Centro Situazione del Ministero della Difesa. L’analista militare Dmitrij Litovkin disse che la discussione delle nuove iniziative militari era una pratica utile: “Se non fosse per i critici e gli scettici, il Centro nazionale non avrebbe raggiunto tali risultati. Il Ministero della Difesa ha recentemente iniziato a prestare attenzione all’opinione pubblica e alle valutazioni delle proprie attività. Oggi possiamo dire che i risultati del Centro e la necessità della sua creazione sono indubbi. Quando tutto è cominciato, era difficile immaginare la portata del cambiamento tecnico e organizzativo del Centro per la Difesa“, ha detto Litovkin, secondo cui il vantaggio principale del Centro è aver riunito in un solo edificio sul molo Frunze esperti di alto livello dalle diverse specializzazioni. “Shojgu siede accanto a molti leader dalle diverse generazioni e prospettive e a militari che possono fare le loro proposte sulla situazione“, ha detto l’analista. “Grazie a questo Centro, i passaggi nel processo di emissione degli ordini sono diminuiti in modo significativo, con un significativo aumento dell’efficienza. Le informazioni vengono ricevute da media e da navi e aeromobili che operano lontano dalla Russia, il tutto in un unico posto. Questo sistema permette di prendere decisioni immediatamente“, sottolineava Litovkin.
L’istituzione del Centro per la Difesa Nazionale è stata sicuramente la decisione giusta di Vladimir Putin. Il Ministero della Difesa è riuscito a risolvere il problema della creazione di un supercomputer nazionale e di un sistema di comando e controllo automatizzato. Il processo di realizzazione del Centro per la Difesa fu lanciato in un momento relativamente tranquillo, ma l’attuale situazione militare-politica ha pienamente dimostrato la necessità di tale struttura.fz3NKtBcgAzOz0oZaDEINtwDa61xOOIETraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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