Operazione Impensabile: subito dopo la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti pianificarono un massiccio attacco nucleare all’URSS

Ekaterina Blinova, Sputnik, 15 agosto 2015 –  Global Research1019082439La dottrina della deterrenza militare statunitense contro l’Unione Sovietica nella Guerra Fredda era davvero “difensiva” o in realtà avviò la paranoica corsa agli armamenti nucleari? Poche settimane dopo la fin della seconda guerra mondiale e della sconfitta della Germania nazista, gli alleati dell’Unione Sovietica, Stati Uniti e Gran Bretagna, si affrettarono a sviluppare piani militari per distruggere l’URSS spazzandone via le città con un attacco nucleare massiccio. L’allora primo ministro inglese Winston Churchill ordinò alle Forze Armate inglesi la pianificazione di una strategia per colpire l’URSS prima della fine della seconda guerra mondiale. La prima edizione del piano fu preparata il 22 maggio 1945. In conformità con esso, l’invasione della Russia da parte delle forze alleate in Europa era prevista il 1° luglio 1945.

L’Operazione Impensabile di Winston Churchill
Il piano, denominato Operazione Impensabile, aveva come obiettivo “imporre alla Russia la volontà di Stati Uniti ed impero inglese. Anche se ‘la volontà’ di questi due Paesi può essere definita contraria all’accordo quadro sulla Polonia, senza necessariamente limitare l’impegno militare“. Il piano delle Forze Armate inglesi sottolineava che le forze alleate avrebbero vinto nel caso “1) dell’occupazione delle aree metropolitane della Russia in modo che la guerra riducesse la potenza del Paese al punto in cui un’ulteriore resistenza diverrebbe impossibile; 2) una sconfitta decisiva sul campo delle forze russe tale da rendere impossibile all’URSS continuare la guerra“. I generali inglesi avvertirono Churchill che la “guerra totale” era pericolosa per le forze armate alleate. Tuttavia, dopo che gli Stati Uniti “testarono” il loro arsenale nucleare a Hiroshima e Nagasaki, nell’agosto 1945, Churchill e i politici di destra statunitensi convinsero la Casa Bianca a bombardare l’Unione Sovietica. Un attacco nucleare contro la Russia sovietica, stremata dalla guerra contro la Germania, avrebbe portato alla sconfitta del Cremlino permettendo alle forze alleate di evitare perdite militari, secondo Churchill. Inutile dire che l’ex-primo ministro inglese non badava alla morte di decine di migliaia di civili russi già colpiti duramente dall’incubo di una guerra di quattro anni. “Churchill sottolineò che se una bomba atomica cadesse sul Cremlino, l’avrebbe annientato e sarebbe stato un problema molto facile gestire la Russia senza direzione“, avvertiva una nota non classificata dall’archivio dell’FBI.

Seguendo le orme di Churchill: Operazione Dropshot
B39S0knCUAE0phl Impensabile com’era, il piano di Churchill letteralmente avvinse i responsabili politici e militari statunitensi. Tra il 1945 e la prima detonazione di un ordigno nucleare sovietico nel 1949, il Pentagono sviluppò almeno nove piani di guerra nucleari contro la Russia sovietica, secondo i ricercatori statunitensi Dr. Michio Kaku e Daniel Axelrod. Nel loro libro “Vincere la guerra nucleare: i piani segreti di guerra del Pentagono”, basato su documenti top secret declassificati ottenuti con il Freedom of Information Act, i ricercatori illustrano le strategie militari degli Stati Uniti per la guerra nucleare contro la Russia. I nomi dati a tali piani illustrano graficamente il loro scopo offensivo: Bushwhacker, Broiler, Sizzle, Shakedown, Offtackle, Dropshot, Trojan, Pincher e Frolic. L’esercito statunitense conosceva la natura offensiva dei lavori che il presidente Truman aveva ordinato di preparare e ne aveva denominati i piani di guerra di conseguenza”, ha sottolineato lo studioso statunitense JW Smith (“The World’s Wasted Wealth 2“). Questi piani di “primo colpo” del Pentagono avevano per scopo distruggere l’Unione Sovietica senza alcun danno per gli Stati Uniti. L’operazione Dropshot del 1949 prevedeva che gli Stati Uniti attaccassero la Russia sovietica con almeno 300 bombe nucleari e 20000 tonnellate di bombe convenzionali su 200 obiettivi in 100 aree urbane, tra cui Mosca e Leningrado. Inoltre, i pianificatori avrebbero avviato una grande campagna terrestre contro l’URSS per avere la “vittoria completa” sull’Unione Sovietica con gli alleati europei. Il piano di Washington avrebbe cominciato la guerra il 1° gennaio 1957. Per molto tempo l’unico ostacolo alla massiccia offensiva nucleare degli Stati Uniti era il fatto che il Pentagono non aveva abbastanza bombe atomiche (nel 1948 Washington vantava un arsenale di 50 bombe atomiche) così come aerei per trasportarle. Ad esempio, nel 1948 l’US Air Force aveva solo 32 bombardieri B-29 modificati per portare le bombe nucleari. Nel settembre 1948 il presidente Truman approvò un documento del Consiglio di Sicurezza Nazionale (NSC 30) “La politica sulla guerra atomica“, secondo cui gli Stati Uniti dovevano essere pronti ad “utilizzare tempestivamente e in modo efficace tutti i mezzi appropriati disponibili, tra cui armi atomiche, nell’interesse della sicurezza nazionale che di conseguenza vanno pianificati”. In quel momento, i generali statunitensi avevano un disperato bisogno di informazioni sulla posizione dei siti industriali e militari sovietici. Gli Stati Uniti lanciarono migliaia di sorvoli fotografici sul territorio sovietico, innescando i timori di un’invasione occidentale dell’URSS tra i funzionari del Cremlino. Mentre i sovietici si affrettarono a rinforzare le difese, politici e militari dell’occidente sfruttarono il rafforzamento militare del rivale per giustificare la costruzione di nuove armi. Nel frattempo, al fine di sostenere i piani offensivi, Washington inviò i suoi bombardieri B-29 in Europa durante la prima crisi di Berlino nel 1948. Nel 1949 gli USA crearono il Trattato dell’organizzazione Nord Atlantico, sei anni prima che URSS ed alleati dell’Europa orientale rispondessero creando il Patto di Varsavia, Trattato di Amicizia, Cooperazione e Reciproca Assistenza.

Il test della nucleare bomba sovietica pose fine ai piani degli Stati Uniti
pandeAMEX53 Poco prima che l’URSS testasse la prima bomba atomica, l’arsenale nucleare degli Stati Uniti aveva 250 bombe e il Pentagono concluse che una vittoria sull’Unione Sovietica era “possibile”. Ahimè, la detonazione della prima bomba nucleare dell’Unione Sovietica inferse un duro colpo ai piani militaristi statunitensi. “Il test della bomba atomica sovietica del 29 agosto 1949 scosse gli statunitensi che credevano che il loro monopolio atomico sarebbe durato molto a lungo, ma non modificarono immediatamente la pianificazione di guerra. La questione chiave rimase solo il livello dei danni per costringere alla resa i sovietici“, osserva il professor Donald Angus MacKenzie dell’Università di Edimburgo nel saggio “La pianificazione della guerra nucleare e le strategie di coercizione nucleare“. Anche se i pianificatori di guerra di Washington sapevano che ci sarebbero voluti anni prima che l’Unione Sovietica avesse un significativo arsenale atomico, il punto era che la bomba sovietica non andava ignorata. Il ricercatore scozzese ha sottolineato che gli Stati Uniti si concentrarono principalmente non sulla “deterrenza”, ma sull'”offensiva” preventiva. “C’era unanimità nei ‘circoli interni” che gli Stati Uniti dovevano pianificare la vittoria nella guerra nucleare. La logica implicita era colpire prima dell’inevitabile“, ha sottolineato, aggiungendo che “i primi piani d’attacco” erano anche presenti nella politica nucleare ufficiale degli Stati Uniti. Sorprendentemente, la dottrina ufficiale annunciata dal segretario di Stato degli USA John Foster Dulles nel 1954, previde la ritorsione nucleare degli Stati Uniti a “qualsiasi” aggressione dall’URSS.

Il Single Integrated Operational Plan (SIOP) degli Stati Uniti
Alla fine, negli anni ’60, i piani di guerra nucleari degli Stati Uniti furono formalizzati nel Piano operativo unico integrato (SIOP). In un primo momento, il SIOP prevedeva un massiccio attacco nucleare contro forze nucleari, obiettivi militari, città dell’URSS, della Cina e dell’Europa orientale. Era previsto che le forze strategiche statunitensi usassero 3500 testate atomiche per bombardare gli obiettivi. Secondo le stime dei generali statunitensi, l’attacco avrebbe ucciso da 285 a 425 milioni di persone. Alcuni alleati europei dell’URSS sarebbero stati completamente “spazzati via”. “Spazzeremo via l’Albania”, disse il generale statunitense Thomas Power nella conferenza di pianificazione del SIOP, citato da MacKenzie. Tuttavia, l’amministrazione Kennedy introdusse modifiche significative al programma, insistendo sul fatto che l’esercito statunitense doveva evitare di colpire le città sovietiche e concentrarsi solo sulle forze nucleari del nemico. Nel 1962 il SIOP fu modificato, ma ancora riconosceva che l’attacco nucleare avrebbe causato la morte di milioni di civili.
Il corso pericoloso istigato dagli Stati Uniti spinse la Russia sovietica a rafforzare le capacità nucleari trascinando entrambi i Paesi nel circolo vizioso della corsa agli armamenti nucleari. Purtroppo, sembra che le lezioni del passato non siano state apprese dall’occidente e la questione della “nuclearizzazione” dell’Europa viene sollevata di nuovo.

B-29Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo sviluppo navale cinese

Alessandro Lattanzio, 12/8/2015pix3_082214La Cina è il più grande cantiere navale del mondo, superando Giappone e Corea del Sud. I cantieri navali del gruppo Cosco, i più grandi della Cina, hanno aumentato la capacità di produzione. A Dalian è stato costruito il più grande bacino di carenaggio del mondo, per le Large Crude Carriers (VLCC), le superpetroliere. Sempre nel 2005, il Ministero dei Trasporti della Cina dichiarava che il Paese aveva bisogno di una flotta di VLCC per trasportare oltre il 50% del fabbisogno energetico nazionale, comportando il raddoppio della flotta di VLCC cinesi entro la metà di questo decennio. La Marina dell’EPL dispone di 876 imbarcazioni di cui 78 grandi navi di superficie, 55 navi d’assalto anfibio e 71 sottomarini. La modernizzazione navale prevede la costruzione di piattaforme, sistemi d’arma, infrastrutture e dei software per gestirli. Dalla metà degli anni ’90, la Marina cinese ha acquisito 12 sottomarini d’attacco SSK Proekt 877E classe Kilo dalla Russia, oltre ad aver costruito 23 sottomarini delle classi Song e Yuan tra il 1995 e il 2007. Negli ultimi dieci anni sono stati acquisiti 4 cacciatorpediniere russi della classe Sovremennij, cinque classi di cacciatorpediniere e quattro di fregate nazionali, oltre a grandi navi d’assalto anfibio e a rifornitori di squadra, e sviluppato le capacità C4ISR (comando, controllo, comunicazioni, computer, intelligence, sorveglianza e ricognizione) della Marina. Secondo il Contrammiraglio dell’US Navy Michael McDevitt, entro il 2020 la Marina dell’EPL disporrà di 2 portaerei, 20-22 cacciatorpediniere AEGIS e 6-7 sottomarini d’attacco nucleari. Sebbene a Cina sia ancora notevolmente indietro rispetto l’US Navy, le sue capacità comincia ad avere conseguenze significative per gli Stati Uniti, sempre secondo McDevitt. Entro il 2020, la presenza di navi da guerra cinese nell’oceano indiano e nel Mediterraneo sarà sistematica, e gli Stati Uniti divenire sempre più nervosi. Tanto più che che entrava in servizio il nuovo aereo anti-sommergibile cinese Y-8Q, dotato del rilevatore di anomalie magnetiche (MAD) più grande del mondo, facendone un temibile cacciatore di sottomarini. L’aereo anti-som Y-8Q è un quadriturbina equipaggiato con missili antinave aerolanciati, mine, siluri e boe sonora. L’aereo ha un’autonomia di 5000 km e può trasportare oltre dieci tonnellate di armamenti. L’aereo potrebbe servire come centro di comando per i sottomarini senza equipaggio (UUV), come il robot sottomarino Haiyan che può immergersi fino a 1500 metri di profondità ed operare fino a 1000 chilometri di distanza, ma la caratteristica distintiva dell’Y-8Q è il rilevatore di anomalie magnetiche (MAD) di sette metri di lunghezza, che rileva la firma magnetica degli scafi metallici dei sottomarini nemici; forse il più grande del suo genere. Con tale velivolo la Marina dell’EPL ha un’arma assai efficace contro i sottomarini nemici. Ed inoltre, la Cina assemblava l’AG600 Jiaolong, l’aereo anfibio più grande del mondo, presso Zhuhai, nella provincia del Guangdong. Il velivolo è quadriturbina dotato di motori WJ-6, dal peso al decollo di 60 tonnellate, capace di trasportare 50 persone e con un’autonomia di 5500 km. L’AG600 verrebbe utilizzato per operare sulle nuove isole artificiali che i cinesi costruiscono nel Mar cinese meridionale. Queste isole sarebbero le basi per i pattugliamenti marittimi dell’AG600 sui territori reclamati.
1356952284_64112 La Cina crea la sua Blue Water Navy per operare oltre la “prima catena di isole”, ovvero Curili, Giappone, Ryukyu, Taiwan, Filippine e Indonesia. La “seconda catena di isole” va dalle Aleutine a Bonin, Marianne, Caroline ed Indonesia. Le due linee si estendono a 1800 miglia nautiche dalle coste della Cina. Liberare dal dominio statunitense queste aree è l’obiettivo ultimo della strategia marittima cinese. Una strategia che emula quella dell’URSS delle linee difensive marittime parallele, situate a varie distanze dalle coste e volte a negare l’accesso marittimo agli Stati Uniti. La prima linea è costituita da navi, aerei e satelliti di sorveglianza, la seconda dai bombardieri a lungo raggio e la terza dai sottomarini. L’ammiraglio cinese Liu propose l’approccio “delle tre catene di isole” nel 1988, secondo cui la Cina doveva stabilire una presenza permanente sulla prima “catena di isole”, compreso il Mare Cinese Meridionale. Per il 2025 dovrebbe stabilire una presenza simile sulla seconda “catena di isole”, dalle Aleutine alle isole Marianne, Papua Nuova Guinea e sullo Stretto di Malacca, dove passa oltre il 75 per cento del petrolio che riceve. Entro il 2050 la portata si estenderebbe sulla terza “catena di isole”, dalle Aleutine all’Antartide. E nel quadro di questa strategia, i cinesi si preparavano a schierare sottomarini lanciamissili balistici (SSBN) classe Jin nel nord dell’Oceano Pacifico. Gli SSBN Tipo 094 Classe Jin sono dotati di missili balistici intercontinentali JL-2 dalla gittata di 14000 km e dotati di una o più testate nucleari. “Con il missile balistico sublanciato (SLBM) JL-2, i Jin possono colpire Hawaii, Alaska, Guam e le regioni occidentali degli USA dalle acque dell’Asia orientale“, affermava l’ufficiale dell’Office of Naval Intelligence Jesse Karotkin. I sottomarini a propulsione nucleare Tipo 094 Classe Jin dislocano 11000 tonnellate ed attualmente ce ne sono 3 in servizio nella Marina dell’EPL. Secondo Karotkin, “All’alba del 21.mo secolo, la Marina dell’EPL era una forza litoranea. Sebbene gli interessi marittimi della Cina siano rapidamente cambiati, la stragrande maggioranza delle piattaforme navali hanno molto limitate capacità e resistenza, soprattutto negli oceani. Negli ultimi 15 anni la Marina cinese realizza un ambizioso piano di modernizzazione per una forza tecnologicamente più avanzata e flessibile. Questa trasformazione è evidente non solo con la presenza della Marina cinese nel golfo di Aden per combattere la pirateria, giunta ala sesta missione, ma anche nelle operazioni regionali più avanzate e nelle esercitazioni della Marina. In contrasto alla ristretta potenza di fuoco di una decina di anni fa, la Marina cinese evolve per soddisfare un’ampia gamma di missioni tra cui il conflitto con Taiwan, rafforzamento delle pretese marittime, tutela degli interessi economici, e missioni anti-pirateria e umanitarie“.
Chinese_Kilo_in_service_1 Il “passaggio della Cina sugli oceani è ostacolato da due catene di isole. La postura geostrategica marittima della Cina è stretta in una condizione di semi-chiusura. Da una prospettiva geostrategica, il cuore della Cina si affaccia sul mare, i benefici dello sviluppo economico sono sempre più dipendenti dal mare, da cui proviene anche la sicurezza“. La soluzione è sviluppare la potenza navale oceanica “rafforzando la difesa strategica oceanica e sviluppando le capacità di operazioni d’attacco sulle linee esterne“. Quindi, la Cina si volge a proteggere le rotte commerciali e le comunicazioni marittime lungo le proprie coste, come il Mar Cinese Meridionale. La Cina dichiarò la volontà di usare la forza per sostenere i propri interessi marittimi e nel 1976 le sue forze navali occuparono le isole Paracel, e nel 1988 si scontrarono con i vietnamiti per le isole Spratly. Nel 1995 presero Mischief Reef e la fortificarono nel 1998. La Cina quindi segue le teorie dell’ammiraglio A. T. Mahan, stabilendo basi avanzate, estendendo il perimetro difensivo marittimo esterno e rafforzando il controllo su rotte commerciali e Stretto di Malacca. Per la Cina, i Mari cinesi Orientale e Meridionale sono d’importanza strategica, vedendoli contigui agli oceani. Per dominarli, la Marina cinese deve operarvi liberamente. Così la Cina vi dedica risorse. Ciò impone alla Cina l’obbligo di concentrarsi sul contesto regionale, dato che le rotte passano relativamente vicine a Vietnam, Giappone, Taiwan, Filippine, per lo Stretto di Malacca e presso Taiwan, la cui posizione geografica permette di contrastare la proiezione di potenza marittima della Madrepatria. L’analista cinese Lin Zhibo riassunse nel 1996 la situazione: “Militarmente, Taiwan è una risorsa che gli Stati Uniti potrebbero utilizzare nel Pacifico occidentale. L’uso di Taiwan potrebbe consentire un controllo efficace delle linee marittime tra Asia nord-orientale e sud-orientale e Medio Oriente…. Così gli USA vedono in Taiwan “una portaerei inaffondabile”, dandogli il massimo controllo sui Mari Cinesi Orientale e Meridionale”. Per superare tale stallo, la Cina deve avere una flotta oceanica, spiegandone il massiccio programma navale. Inoltre, Pechino rivolgere l’attenzione all’Oceano Indiano, poiché vi transitano le principali rotte energetiche e commerciali per la Cina.
La costruzione della base per le portaerei della Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione della Cina sull’isola di Hainan, che non a caso si affaccia sul cruciale Mar Cinese Meridionale, è stata completata nel novembre 2014. La base può ospitare due portaerei, essendo larga 120 metri e lunga 700 metri. La base dell’US Navy a Yokosuka in Giappone, è lunga solo 400 metri. La costruzione della base iniziò nel 2011, ed è contigua con la base di Yulin che ospita i sottomarini a propulsione nucleare cinesi. Assieme le due basi costituiscono il più grande centro multiruolo della Marina dell’EPL. Nell’ottobre 2012, il Terzo Direttorato dello Stato Maggiore dell’EPL, responsabile per la scienza, la tecnologia e l’intelligence, costruì tre cupole blu di una stazione di sorveglianza elettronica sulla collina che domina la base. Ad ovest della collina, a circa 8 km dalla base, vi sono altre due grandi cupole azzurre per la sorveglianza elettronica. Nell’ottobre 2013 iniziò la costruzione del molo per le due portaerei. Un altro molo, per far attraccare altre due portaerei, è in costruzione da metà 2014. Al centro del molo per le portaerei vi è un edificio con 6 antenne, probabilmente per coordinare i movimenti delle navi. La prima portaerei di costruzione nazionale della Cina è stata impostata nel cantiere navale di Dalian due anni fa. Quando la base sarà completata, disporrà anche di una rete da difesa aerea regionale. Secondo Konstantin Sivkov, analista della difesa russo, la Cina ha integrato a bordo della portaerei Liaoning, prima portaerei cinese, sistemi nazionali come il radar di ricerca Tipo 382 A Sea Eagle S/C che permette d’inseguire 10 bersagli aerei simultaneamente fino a 400km di distanza. Inoltre la nave è dotata di quattro radar a scansione elettronica attiva dalla portata di 500-600 km, che conferiscono alla Liaoning una capacità di difesa aerea simile a quella dei caccia AEGIS statunitensi classe Arleigh Burke. Le difese antiaeree attive della nave comprendono quattro sistemi d’arma Tipo 1130 e quattro sistemi antiaerei FL-3000N (4 lanciatori a 18 cellule in grado di sparare 72 missili). Il sistema di guida dei missili di questi ultimi combina puntamento a radiofrequenza e ad infrarossi passivo (IMIR) del tipo lancia e dimentica. La portaerei può seguire bersagli subacquei fino a 80 km. La portaerei cinese può trasportare 40 caccia J-15 Flying Shark (versione cinese del Sukhoj Su-33) e 20 elicotteri Ka-27/28. Può far decollare 16 velivoli in sequenza. Il 1.mo gruppo portaerei della Cina è dotato di 4/5 cacciatorpediniere Tpo 051C, Tipo 052D o Classe Sovremennij, e di diverse fregate Tipo 054A. I sistemi d’arma della Liaoning comprendono anche il missile antinave YJ-83K. La seconda portaerei, che sarà completata nel 2018, è in costruzione nei cantieri di Dalian, dove sono stati costruiti anche 2 avanzati cacciatorpediniere Tipo 052D. La Cina dovrebbe costruire quattro portaerei entro il 2030. Nel frattempo la Marina cinese riceve le nuove corvette Tipo 056 Classe Jiangdao, costruite presso il cantiere navale di Hudong a Shanghai. Le corvette Tipo 056 sono navi stealth dotate di sensori e sistemi d’arma moderni, tra cui un cannone da 76mm, 6 tubi lanciasiluri e 4 lanciamissili antinave. La nave è anche dotata di un hangar per le operazioni antisom con un elicottero Z-9C. Progettate e costruite dalla China State Shipbuilding Corporation (CSSC), le corvette Tipo 056 saranno la spina dorsale della Marina dell’EPL, con una classe composta da oltre 30 esemplari.
Type 052D Luyang IIIUn nuovo veicolo Transporter Erector Launcher (TEL) cinese, il più grande veicolo cinese per il trasporto e il lancio di missili superficie-aria, da crociera e balistici, è stato recentemente avvistato. Il veicolo appare simile ai TEL precedenti tranne che è “molto, molto più grande”, secondo Popular Science. “C’è una sezione estesa dal primo al secondo asse che probabilmente contiene mezzi supplementari per lancio e correzioni in volo di missili. Inoltre, ha una cupola di comunicazioni via satellite suggerendo una maggiore larghezza di banda per i collegamenti dati necessari per guidare il missile“. Mentre il veicolo standard trasporta tre missili, il nuovo TEL ne trasporta solo due, suggerendo un missile molto più grande e lungo. Il nuovo TEL trasporterebbe il missile antinave YJ-18, versione cinese del missile da crociera russo Klub, dalla gittata di 540 km e che raggiunge una velocità di Mach 3 negli ultimi 50 chilometri di volo, oppure il nuovo missile superficie-aria antibalistico HQ-26 o ancora un altro grande missile da crociera supersonico. Il nuovo missile supersonico cinese YJ-18 fa parte dei missili di nuova generazione cinesi. Il YJ-18 può essere lanciato verticalmente da navi di superficie o da sottomarini. Un altro missile da crociera supersonico, YJ-12, compare nell’arsenale della Cina. Il dipartimento della Difesa USA definisce il YJ-18 un “passo significativo” e “miglioramento drammatico” dell’attuale arsenale della Cina, dato che la gittata del YJ-18, come detto di 540km, quadruplica la gittata dei missili a bordo di navi e sottomarini della Marina dell’EPL. La Cina ebbe accesso immediato al sistema missilistico russo Klub quanto importò i sottomarini convenzionali (SSK) Proekt 636 Classe Kilo un decennio fa. Il Klub vola alla velocità subsonica di 0,8 Mach per circa 180 km, ma a 20 km dal bersaglio passa alla velocità supersonica di Mach 2,5 o Mach 3. La “doppia velocità” permette al sistema d’arma di avere sia la gittata dei missili da crociera subsonica, relativamente lunga, e un peso ridotto, ma anche il vantaggio di comprimere drasticamente i tempi di reazione del nemico, passando in modalità supersonica. Il YJ-18 quindi è la versione “digitalizzata, automatizzata e con avanzati sistemi di controllo del volo e di navigazione” del missile Klub. I missili YJ-18, sostituendo i precedenti missili YJ-82 presso la flotta della Marina dell’EPL e congiuntamente allo sviluppo dei missili antinave ed antiaerei delle navi di superficie, e di quelli aerolanciati, contribuirà a “creare un sistema di attacco completo e di maggiore potenza”. Per la Cina, il missile YJ-18 può svolgere un ruolo simile a quello che simili armi russe svolgono imponendo la netta superiorità militare russa sul Mar Nero. La Cina lavora, inoltre, sul missile subsonico da crociera a lungo raggio YJ-100 e su quello supersonico Chaoxun-1 (CX-1). Il missile supersonico YJ-12 raggiunge la velocità di Mach 3 ed ha una gittata di 300 km. Il missile subsonico YJ-100 invece ha una gittata di 800 km. Infine, il CX-1 è un missile a due stadi dalla gittata di 280 chilometri e con una testata di 260 kg. Il missile ha anche una probabilità di errore circolare di 20 metri e una velocità di Mach 2,8/Mach 3. Saranno prodotte due varianti: il CX-1A navale e il CX-1B lanciato da autoveicoli a terra.
I cantieri navali cinesi hanno completato almeno 6 sottomarini a propulsione nucleare dotati di missili antinave a lancio verticale. Si tratta dei sottomarini Type 093G, progettati per lanciare il missile YJ-18. Un nuovo sottomarino Tipo 095 è attualmente in fase di sviluppo. Il viceammiraglio dell’US Navy Joseph Mulloy aveva detto che la Cina aveva superato gli Stati Uniti per numero di sottomarini. “Non sono dello stesso livello, ma le loro forze sottomarine crescono ad un ritmo tremendo. Ora hanno più sottomarini d’attacco diesel e nucleari di noi. Producono sottomarini abbastanza sorprendenti che impiegano operativamente“. Gli USA sono preoccupati dalla “Cina che persegue progettazione e produzione congiunta di 4-6 sottomarini d’attacco diesel-elettrici avanzati dotati delle più recenti tecnologie sonar, propulsione e silenziosità russe. L’accordo dovrebbe migliorare le capacità della Marina dell’EPL e sostenerne lo sviluppo di sottomarini silenziosi, complicando i futuri sforzi degli Stati Uniti per monitorare e contrastare i sottomarini della Marina dell’EPL“. Inoltre, la capacità di attacco aeronavale della Cina è aumentata negli ultimi anni di dieci volte, “La costruzione della forza d’attacco aerea marittima di seconda generazione permetterà alla Cina di controllare efficacemente le vicine zone marittime e le rotte commerciali…” Inoltre, la Seconda Artiglieria cinese acquisisce sempre più la capacità di distruggere le basi aeree statunitensi, come Kadena in Giappone, con un’ondata di missili di teatro nella prima fase del conflitto, e ciò lascerebbe alle forze aeree della Cina mano libera nell’imporre la superiorità aerea regionale, potendo eliminare dalle zone marittime prossime i gruppi di portaerei degli Stati Uniti e altri gruppi navali di superficie nemici.

r-20100518-2Fonti:
Defencyclopedia
National Interest
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RussiaToday
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SCMP
Sputnik
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Want China Times
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I piani militari degli Stati Uniti contro la Russia

La Russia viene etichettata ‘potenza revisionista’ che viola l’ordine mondiale esistente
Aleksej Fenenko Russia Direct, 10 luglio 2015 – Russia Insider700_bzb0cjw3vsicdhozeia0rewqkmgeblswMentre la segretaria dell’aeronautica degli Stati Uniti Deborah James descrive la Russia “lamaggiore minaccia” agli interessi statunitensi, l’8 luglio l’ultima versione della “Strategia Nazionale Militare degli Stati Uniti” sembra riecheggiarla. Il documento ha già generato un’ondata di commenti. In Russia, l’attenzione dei media è puntata su due disposizioni, in particolare quella che definisce la Russia “potenza revisionista”. La nuova strategia militare degli Stati Uniti in primo luogo si propone di contrastare le “potenze revisioniste” che violano le norme dell’ordine mondiale. In secondo luogo, pretende di contrastare le organizzazioni estremiste che, come dimostra lo Stato Islamico dell’Iraq e Grande Siria (ISIS), possono creare unità armate. Entrambi i postulati sono accompagnati da discussioni sulla necessità di migliorare flessibilità, mobilità e tecnologia a disposizione delle Forze Armate degli Stati Uniti. Tali disposizioni sono state ripetute innumerevoli volte nei documenti della pianificazione militare di USA. Il maggiore interesse è la nuova strategia militare nazionale suggerire che il pensiero strategico delle élite degli Stati Uniti (indipendentemente dal partito di appartenenza) si basi su una combinazione di due tendenze. La leadership statunitense vuole preservare le regole della cooperazione internazionale istituite dal 1991. Allo stesso tempo, la Casa Bianca percepisce che i meccanismi esistenti sono insufficienti per la sua protezione.

La “nuova” strategia militare degli Stati Uniti può essere fatta risalire al 1991
Tornando alla fine degli anni ’80, gli esperti statunitensi sbandierarono quattro idee che costituirono la base della politica estera statunitense, tutte esposte nella Strategia di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti del 1991:
– La fine della guerra fredda non ha portato al raggiungimento dell’obiettivo fondamentale degli Stati Uniti: il potenziale militare sovietico non fu distrutto sul modello della Germania e del Giappone dopo la seconda guerra mondiale;
– Nel prossimo futuro la Russia resta l’unico Paese al mondo con la capacità tecnica di distruggere il potenziale strategico degli Stati Uniti;
– Washington ha bisogno di giustificare la presenza delle sue forze armate sul territorio degli alleati, come Paesi della NATO, Giappone e Corea del Sud;
– Gli Stati Uniti devono condurre la lotta alle “minacce non tradizionali”, tra cui il terrorismo transnazionale.
Questi punti furono in ultima analisi sanciti nella Strategia Militare Nazionale degli Stati Uniti del 1995, che stabiliva che il dipartimento della Difesa statunitense doveva contrastare gli Stati che tentano di modificare l’ordine mondiale post-1991. Per raggiungere tali obiettivi, gli Stati Uniti dovevano mantenere la superiorità militare, dare garanzie di sicurezza agli alleati e dimostrare di essere disposti a usare la forza in proporzione alla natura della minaccia. Quest’ultimo punto fa sì che Washington si riservi il diritto di usare la forza anche contro grandi potenze come Russia e Cina. Ma il discorso era meno un confronto diretto e più un intervento accurato di Washington su un potenziale conflitto con Russia, Cina o loro vicini. Da allora, la politica militare degli Stati Uniti ha continuato a svilupparsi in tale quadro.

La Russia è ora la prima minaccia
La novità della Strategia Militare Nazionale del 2015 è definita dalle priorità. La prima delle possibili minacce è la Russia. Il documento afferma che Mosca “ha più volte dimostrato disprezzo per la sovranità dei vicini e la volontà di usare la forza per raggiungere i suoi obiettivi”. Poi viene l’Iran accusato di sviluppare armi nucleari e destabilizzare il Medio Oriente. Al terzo posto la Corea democratica, egualmente criticata per la produzione di armi nucleari e missili balistici e di minacciare gli alleati regionali degli USA Giappone e Corea del Sud. Al quarto posto c’è la Cina, descritta come minaccia alla sicurezza regionale, in particolare nel Mar Cinese Meridionale. Solo dopo la lotta alle organizzazioni terroristiche viene menzionata. Inoltre, Russia e Cina sono citate assieme a Iran e Corea democratica. Quasi tutte le amministrazioni statunitensi segregarono questi Paesi sottolineando che Iran e Corea democratica fossero “Stati canaglia”. Ora l’amministrazione Obama mette tutti e quattro i Paesi in un unico contesto. Ciò significa che l’attuale amministrazione statunitense ha messo Russia e Cina nella categoria degli “Stati canaglia”? Un altro segnale allarmante è quando dice che la comunità internazionale coordina gli sforzi nella lotta contro tali quattro le minacce. Il fatto che Iran e Corea democratica siano esclusi dalla “comunità internazionale” secondo gli Stati Uniti, è considerato fatto reale. Ma se sono escluse anche Russia e Cina, la situazione assume una nuova dimensione. O Washington riconosce che il mondo è sostanzialmente diviso, o conta su un marcato indebolimento delle risorse russe e cinesi nel prossimo futuro. Il terzo problema è il ritorno della Russia a principale avversario. Non c’è nulla di fondamentalmente nuovo in ciò. Anche l’US Nuclear Posture Review del 1994 indicava Mosca principale avversario per la parità nucleare con Washington. Tuttavia, nella sua retorica pubblica la Casa Bianca cercava di non focalizzare l’attenzione su ciò. (A livello semi-ufficiale si ipotizzava che la Cina fosse la nuova Unione Sovietica). Ora la retorica ufficiale sembra emergere con capacità tecnico-materiali. La Cina rimane l’ultima delle potenziali minacce. A prima vista ciò sembra strano, dato che già nel 2009 Obama annunciava il suo “pivot in Asia”. Forse l’attuale amministrazione democratica nutre ancora la speranza di negoziare con Pechino. O forse gli statunitensi eseguono solo un’altra svolta in politica estera. La crisi ucraina ha messo sotto i riflettori la priorità della regione Baltica-Mar Nero. Nel frattempo, la regione Asia-Pacifico tornerà alla ribalta quando gli Stati Uniti prepareranno le retrovie necessarie e creato la situazione desiderata nella Cina meridionale o Mar Cinese Orientale (la regione esatta non è così importante).

Gli Stati Uniti preparano la recrudescenza delle guerre tra grandi potenze
La nuova strategia militare nazionale menziona regolarmente il crescente pericolo di guerra con “attori statali”, più precisamente una guerra con grandi potenze. Vista sezione precedente, non ci può essere alcun dubbio su chi siano gli avversari. Di maggiore interesse è che la “strategia” sottolinea costantemente che gli Stati Uniti hanno meccanismi troppo deboli nel contrastare le altre potenze nelle guerre regionali. Dietro ciò si cela un problema strategico serio. Nell’ultimo secolo la strategia degli Stati Uniti fu ispirata dalle idee del generale italiano Giulio Douhet sulla superiorità incondizionata del potere aereo. In guerra, il controllo dell’aria costringe il nemico a capitolare. Questo postulato fu la base della logica della deterrenza nucleare, con la minaccia di spazzare via città e infrastrutture nemiche. Ma nessuno spiegò cosa sarebbe successo se, invece di capitolare il nemico adottava la ritorsione. La struttura militare statunitense fu preoccupata vedendo sempre più difficile trovare i soldati per le operazioni a terra. A differenza della Guerra Fredda, i suoi alleati non hanno alcuna fretta di fornire la fanteria alla “copertura aerea” degli Stati Uniti. Per gli autori della Strategia Militare Nazionale, la soluzione è la costruzione di infrastrutture militari regionali. Non a caso primo obiettivo di un conflitto ipotetico per contrastare gli obiettivi primari dell’aggressore. Ciò è possibile solo avendo forze statunitensi sul terreno in aree problematiche (per Washington). In un certo senso, gli statunitensi pensano di perfezionare i loro mezzi tecnici in vista dello scopo. Ma allo stesso tempo, la diffusione di infrastrutture degli Stati Uniti al confine di Russia e Cina allarma Mosca e Pechino. Già negli anni ’70 una grande guerra fra Unione Sovietica e Stati Uniti era irta di difficoltà tecniche. Con la comparsa di infrastrutture militari degli Stati Uniti vicino Russia e Cina (tra cui vari sistemi di difesa antimissile regionali), ciò diventa tecnicamente più fattibile. A medio termine, la prospettiva di un tale conflitto indurrà i politici statunitensi in tentazione?

Final rehearsal of military parade to mark 70th anniversary of Victory in 1941-1945 Great Patriotic WarTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nuovo velivolo ipersonico segreto russo violerà qualsiasi difesa antimissile

Sputnik 28/06/2015zmmIAL’estremamente maneggevole, ultra-veloce e sfuggente velivolo ipersonico Ju-71 può violare qualsiasi sistema di difesa missilistica, secondo gli esperti militari. La Russia ha già effettuato quattro test. La Russia testa il nuovo aereo ipersonico d’attacco capace di trasportare testate nucleari e di penetrare i sistemi di difesa missilistica, secondo i media statunitensi che citano un rapporto del Jane’s Information Group. Lo sviluppo del velivolo Ju-71 avviene da diversi anni e la Russia avrebbe condotto l’ultimo volo di prova il 26 febbraio, con un missile SS-19 che l’ha posto in orbita. Il nuovo aereo ipersonico rientra nei piani di Mosca per modernizzare le Forze strategiche missilistiche. Lo Ju-71 è un programma segreto missilistico dal nome in codice Proekt 4202, che probabilmente vola a 11200 km/h ed è estremamente maneggevole, rendendolo un’arma incredibilmente pericolosa e sfuggente. Grazie a velocità e traiettoria imprevedibile lo Ju-71 può eludere i sistemi di difesa missilistica del nemico. “Questo darà alla Russia la capacità di attaccare con sicurezza un bersaglio determinato. Assieme alla capacità di penetrare le difese missilistiche, Mosca conserverebbe anche la possibilità di lanciare un riuscito attacco con un solo missile“. Gli autori del rapporto danno per scontato che la Russia metta in servizio 24 aerei nucleari capacità tra 2020 e 2025. Inoltre, a quel punto la Russia avrà sviluppato il Sarmat, il nuovo ICBM che trasporterà il nuovo velivolo ipersonico. Il rapporto ha anche detto che la prossima generazione di bombardieri strategici stealth PAK-DA della Russia trasporterà missili da crociera ipersonici.
Anche la Cina ha testato il suo velivolo ipersonico d’attacco Wu-14 almeno quattro volte da gennaio 2014, allarmando seriamente il Pentagono, mentre il velivolo potrebbe neutralizzare lo scudo antimissile statunitense. Gli Stati Uniti programmano il sistema similare AHW (Advanced Hypersonic Weapon), nel programma di Prompt Global Strike non coperto dal nuovo Trattato START 2010 con la Russia. Gli esperti di Jane prevedono che Mosca possa utilizzare il nuovo aereo ipersonico come asso nella manica nei colloqui sul controllo degli armamenti con Washington.19127

Gli USA incapaci di sconfiggere le difese di Russia, Cina e Iran
Sputnik 28/06/2015

51T6_in front of DON 2P_photoshop DON-2N retouchedL’esercito statunitense ha sovra-investito in armi impiegabili per attaccare Paesi come Iraq, Afghanistan e Siria, ma sono del tutto inefficaci con Paesi come Russia e Cina, riferisce Flight Global. L’esercito statunitense ha sovra-investito nell’acquisto di armi a corto raggio e sotto-investito in quelle a lungo raggio, stealth e di precisione. Perciò gli Stati Uniti non possono sconfiggere le difese di Paesi come Russia, Cina e Iran. Questa è la conclusione degli esperti del Centro per le valutazioni strategiche e di bilancio, secondo Flight Global. La relazione sottolinea che nel 2001-2014 il dipartimento della Difesa statunitense ha acquistato 304750 armi d’azione diretta con un raggio inferiore a 80,47 km, rappresentando il 96% di tutte le armi acquistate. Nello stesso periodo furono acquistate solo 7109 armi a lungo raggio, con un raggio fino a 643,74 km. Gli esperti hanno concluso che le armi a corto raggio sono efficaci solo quando l’aeromobile può avvicinarsi al bersaglio, ma è impossibile effettuare grandi operazioni contro un nemico dotato di armi ad alta precisione. La relazione, infatti, conferma ciò che i generali degli USA hanno detto negli ultimi anni, secondo cui l’investimento militare degli Stati Uniti era volto a sostenere le operazioni in Paesi come Iraq, Afghanistan e ora Siria, dove “gli aerei possono volare e bombardare senza conseguenze“, scrive Flight Global. Nello stesso tempo, tali armi sono inefficaci per ipotetiche operazioni contro Russia, Cina e Iran.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina costruisce la nuova “Collana di perle” con piattaforme mobili anfibie

Valentin Vasilescu, Reseau International 24 giugno 2015sansha_islandL’esercito degli USA ha depositi militari in tutti i continenti, nei Paesi vicini ad aree di possibili conflitti. Ad esempio, in Quwayt vi sono enormi depositi del Comando Centrale (CENTCOM) per il teatro dell’sud-ovest Asia. In questi depositi sono conservati migliaia di carri armati, blindati, attrezzature logistiche, elicotteri e munizioni che possono armare un corpo degli Stati Uniti. Per uno schieramento veloce, l’esercito statunitense ha recentemente utilizzato una piattaforma mobile anfibia. É della nuova classe di navi che permette trasporto, posizionamento e concentramento di forze in qualsiasi teatro nel globo. Queste navi possono essere utilizzate anche come base operativa per le missioni delle forze speciali o come navi comando per operazioni anfibie (portaelicotteri). Nel maggio 2013, la prima piattaforma mobile anfibia del mondo, la Montford Point (T-MLP-1) da 34000 t e una lunghezza di 240 m, entrava nell’esercito statunitense. Questa nave ausiliaria con un’autonomia di 17000 km è utilizzata da un gruppo d’assalto. E’ appositamente progettata per trasportare veicoli blindati e materiale da guerra pesante vicino le coste. Truppe e materiale da guerra sono poi trasferiti con elicotteri e grandi hovercraft sulla riva. Attualmente sono in costruzione la John Glenn (T-MLP-2) e la Lewis B. Puller (T-MLP-3), quest’ultima con un dislocamento di 84000 tonnellate, con hangar e piattaforma di atterraggio per 4-6 elicotteri CH-53E. Oltre agli elicotteri CH-53E, è possibile farvi atterrare gli MV-22 Osprey e i velivoli a decollo e atterraggio verticale F-35B.
A fine maggio 2015 furono pubblicate foto che mostrano una nave semi-sommergibile cinese in via di completamento nel cantiere navale di Guangzhou Wenchong. La nave ha una lunghezza di 180 m, una larghezza di 33 m ed uno dislocamento di 5000 t. E’ una piattaforma mobile per il trasferimento su navi di grandi dimensioni di forze di spedizione con elicotteri da trasporto e mezzi da sbarco dell’esercito cinese. Si presume che i cantieri navali cinesi costruiscano qualche decina di queste navi da impiegare come piattaforme mobili. Foto satellitari mostrano anche che i cantieri navali cinesi costruiscono diverse navi con rampe roll-on/roll-off per la marina militare cinese. Si tratta di piattaforme che imbarcano, trasportano e scaricano blindati e autocarri dal molo alla nave e viceversa. La costruzione di queste navi rientra nel contesto in cui la Cina pubblica la nuova dottrina militare secondo cui la missione della Marina non si riduce alla difesa delle coste, ma cerca piena libertà di movimento nel Mar Cinese Meridionale. E’ attraverso il Mar Cinese Meridionale che passano le rotte di approvvigionamento della Cina, divenuta la maggiore economia del mondo. E la marina cinese ha un programma audace per recuperare il ritardo con gli Stati Uniti.
In conformità alla nuova strategia militare, la Cina ha iniziato a modificare l’atollo di Fiery Cross nell’arcipelago delle Spratly creandovi una struttura permanente intorno a una pista di decollo lunga 3 km. Per proteggere le linee di rifornimento delle materie prime, la Cina attua il concetto strategico denominato “collana di perle”. La Cina mira a creare, passo dopo passo, nuovi avamposti e basi operative lungo le rotte dalla Cina all’Oceano Indiano e Pacifico. Una “perla” inizia con la costruzione di una pista di atterraggio, una base navale o un presidio dei marines. La prima perla di questa collana è l’isola cinese di Hainan, separata dal continente asiatico dallo stretto di Qiongzhou. Su Hainan, a Sanya, i cinesi hanno una grande base navale con infrastrutture sotterranee che ospitano 20 sottomarini convenzionali e nucleari. Ci sono sempre sull’isola di Hainan sei basi aeree militari cinesi. La seconda perla è l’isola Woody nell’arcipelago Paracel, 300 km a sud-est di Hainan. Oltre al porto militare, difeso da sistemi missilistici antinave HY-4 (con raggio di 300 km), vi è su questa piccola isola un aeroporto militare dove operano aerei multiruolo Su-30MKK cinesi. Altre “perle” cinesi sono il porto e l’aeroporto dell’isola di Sittwe in Myanmar, Chittagong (secondo porto del Bangladesh), Gwadar in Pakistan (50 km dal confine con l’Iran e 250 km dallo Stretto di Hormuz), Marao nelle Maldive (900 km a sud-ovest dello Sri Lanka) e Hambantota nello Sri Lanka.1432508988854Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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