Come Russia e Cina vinceranno la guerra contro gli USA

Attaccando i mezzi spaziali statunitensi
Dave Majumdar National Interest

Russia e Cina ricercano nuove armi e mezzi per contrastare il dominio nello spazio degli USA, secondo una valutazione dell’intelligence degli Stati Uniti. Infatti, entrambe le nazioni studiano lo sviluppo di armi che potrebbero attaccare satelliti e altri mezzi orbitali statunitensi. “Riteniamo che Russia e Cina percepiscano la necessità di compensare qualsiasi vantaggio militare statunitense nei sistemi spaziali militari, civili o commerciali, e sempre più pensano ad attaccarne i sistemi satellitari nell’ambito di future dottrine belliche“, afferma la testimonianza congressuale di Daniel Coats, direttore della National Intelligence, dell’11 maggio. “Continueranno a perseguire la gamma completa di armi anti-satellite (ASAT) per ridurre l’efficienza militare statunitense“. Le due grandi potenze cercano di compensare i vantaggi degli USA nel settore, continuando lo sviluppo di tali capacità, nonostante dichiarazioni pubbliche che farebbero tesoro della corsa agli armamenti nello spazio. “Russia e Cina continuano a sviluppare capacità contro gli avversari nello spazio, specialmente gli Stati Uniti, mentre pubblicamente e diplomaticamente promuovono la non-militarizzazione dello spazio” e il non primo dispiegamento “di armi nello spazio“, secondo Coats. “Tale impegno continua nonostante gli sforzi diplomatici di Stati Uniti e alleati nel dissuadere l’espansione delle minacce all’uso pacifico dello spazio, compresi gli impegni internazionali delle Nazioni Unite“. La maggior parte degli attacchi contro i mezzi spaziali statunitensi probabilmente non sarà cinetica, concentrandosi su guerra elettronica e cibernetica. “Lo sviluppo sarà molto probabilmente focalizzato sulle capacità di disturbare le comunicazioni militari satellitari (SATCOM), i satelliti con radar ad apertura sintetica (SAR), e in capacità migliorate contro i sistemi satellitari di navigazione globale (GNSS), come il sistema di posizionamento globale (GPS)“, secondo tale testimonianza. “La fusione tra guerra elettronica e cyberattacchi probabilmente espanderà la ricerca di mezzi sofisticati per negare e degradare le reti d’informazione. I ricercatori cinesi hanno discusso i metodi per migliorare le capacità di disturbo con nuovi sistemi per bloccare le frequenze più utilizzate. La Russia intende modernizzare le forze da guerra elettronica e adottare armi di nuova generazione entro il 2020“. Tuttavia, se guerra elettronica e cyberarmi non raggiungessero gli obiettivi, russi e cinesi sono pronti ad usare la forza cinetica per distruggere fisicamente i mezzi spaziali statunitensi. “Alcune nuovi ASAT russi e cinesi, compresi sistemi distruttivi, probabilmente saranno completati nei prossimi anni“, dichiarava Coats. “Gli strateghi militari russi probabilmente considerano le armi spaziali nell’ambito del riarmo della difesa aerospaziale, probabilmente perseguendo una diversificata capacità per influenzare i satelliti su tutte le orbite“. Ma non solo i militari russi; i politici di Mosca promuovono anche le armi anti-satellite, secondo la comunità d’intelligence statunitense. “I legislatori russi hanno promosso la ricerca militare sui missili ASAT per colpire i satelliti su basse orbite e la Russia sperimenta tale arma per eventualmente schierarla“, dichiarava Coats. “Un funzionario russo ha anche riconosciuto lo sviluppo di un missile aerolanciato in grado di distruggere i satelliti in orbita bassa”.
Dall’altra parte del mondo, la Cina è sul punto di schierare un’arma anti-satellite operativa. Nel frattempo, entrambe le grandi potenze sviluppano armi ad energia diretta per contrastare i satelliti statunitensi. “Dieci anni dopo che la Cina intercettò un satellite in orbita bassa, i suoi missili ASAT lanciati da terra starebbero entrando in servizio nell’Esercito di liberazione popolare“, dichiarava Coats. “Entrambi i Paesi avanzano nelle tecnologie delle armi ad energia diretta per disporre di sistemi ASAT che potrebbero accecare o danneggiare i sensori dispiegati nello spazio. La Russia sviluppa un’arma laser aeroportata per usarla contro i satelliti statunitensi. Inoltre, entrambe le nazioni sviluppano satelliti che possono maneggiare altri mezzi spaziali o, se necessario, distruggere i satelliti nemici. Russia e Cina continuano a svolgere sofisticate attività orbitali, come operazioni di riunione e prossimità, almeno in parte probabilmente volte a testare tecnologie a duplice uso dalle capacità antispaziali“, dichiarava Coats. “Per esempio, la ricerca nella robotica spaziale per la manutenzione di satelliti e la rimozione di detriti potrebbe essere usata per danneggiare i satelliti. Tali missioni saranno una particolare sfida futura, complicando la capacità degli Stati Uniti di dominare lo spazio, decifrare l’attività spaziale e le capacità di pre-allarme“. Quindi, con il tempo, il Pentagono dovrà investire di più per assicurarsi la superiorità nello spazio.

Militarizzazione dello spazio: l’X-37B degli USA rientra dopo una missione di due anni
Andrej Akulov SCF 20.05.2017Con l’attenzione pubblica incentrata su altro, gli Stati Uniti adottano nuove e più sofisticate armi spaziali. Passo dopo passo, l’orbita della Terra diventa linea del fronte. Il 7 maggio, l’X-37B atterrava presso il Kennedy Space Center della NASA in Florida dopo una missione di 718 giorni nello spazio. Nel complesso, dal 2010 ci sono state quattro missioni, ciascuna durata più della precedente. Lanciati dai missili Atlas 5, i velivoli atterrano come aerei. I velivoli riutilizzabili, conosciuti anche come programma per velivoli per test orbitali, hanno accumulato 2086 giorni nello spazio. I carichi e le attività sono segreti. Si ritiene ampiamente che gli spazioplani siano usati per scopi militari o siano un’arma. L’X-37B ha trasportato almeno due carichi nell’ultimo volo. I militari avevano rivelato di aver deciso di far trasportare un propulsore elettrico sperimentale da testare in orbita e un pallet per esporre campioni all’ambiente spaziale. L’X-37B è una navetta spaziale senza equipaggio, lunga 9 metri e un’apertura alare di 5 metri, circa un quarto delle dimensioni dello space shuttle della NASA. Il velivolo spaziale riutilizzabile senza pilota decolla in verticale e atterra in orizzontale rientrando nell’atmosfera e atterrando autonomamente. Il robot può anche gestire l’orbita, mutandola invece di seguire l’orbita prevista, una volta in volo. L’autonomia orbitale della navetta è garantita da pannelli solari che l’alimentano dopo il dispiegamento dal vano di carico. Le quote utilizzate per scopi militari ed esplorativi vanno da 0 a 20 km e da 140 km in su. C’è un vuoto tra ciò che è considerato un potenziale teatro di guerra. L’X-37 è chiaramente un mezzo per riempire tale vuoto dall’“alto”, mentre il Boeing X-51 (conosciuto anche come X-51 Wave Rider) lo fa dal “basso” o salendo. L’X-51 è un velivolo scramjet senza pilota per test ipersonici (Mach 6, circa 6400 km/h). Il costo del programma X-37B non è noto perché il bilancio è classificato dato che è stato assegnato alla DARPA. È quasi certamente un aereo spia o, almeno, per testare sistemi di sorveglianza spaziale e una piattaforma di lancio per minisatelliti di spionaggio. Il carico utile del velivolo è sufficiente ad ospitare sistemi spia come telecamere e sensori. Il velivolo non dispone di portello di ancoraggio, quindi non può essere utilizzato per rifornire l’ISS o qualsiasi altra stazione orbitale. Sarebbe anche un modello per testare il futuro “bombardiere spaziale” per distruggere bersagli dall’orbita. Alcuni si chiedono se l’X-37B sia un sistema d’attacco nucleare destinato a rientrare nell’atmosfera con l’autopilota per bombardare un bersaglio nemico.
Dave Webb, presidente della rete globale contro le armi nucleari nello spazio, dichiarava che l’X-37B fa parte dei piani del Pentagono per sviluppare la capacità di colpire in qualsiasi parte del mondo con una testata convenzionale entro un’ora, nota come Prompt Global Strike. Alcuni pensano che l’X-37B sia un satellite-tracker o satellite-killer, o entrambi. Si ritiene generalmente che finora i sistemi d’arma non siano dispiegati nello spazio. Le armi di distruzione di massa sono vietate nello spazio dal Trattato sullo Spazio del 1967. Ma il trattato non vieta la collocazione di armi convenzionali in orbita. Non c’è alcun accordo internazionale sulle armi non nucleari nello spazio per via dell’obiezione di certi Stati, come gli Stati Uniti, che sostengono che la corsa agli armamenti nello spazio non c’è, e pertanto non è necessario intraprendere alcuna azione. I sistemi di difesa antimissili balistici statunitensi, gli spazioplani X-37B, i laser aerei e il GSSAP (Geosynchronous Space Situational Awareness Programme) potrebbero facilmente divenire armi spaziali. Per anni Russia e Cina hanno richiesto la ratifica di un accordo vincolante con il Trattato delle Nazioni Unite che vieta le armi spaziali, che funzionari ed esperti statunitensi hanno ripetutamente rifiutato come inutilmente disastroso. Gli Stati Uniti non presentano alcuna iniziativa.
SALT I (1972), il primo trattato sovietico-statunitense sulla limitazione delle armi strategiche, includeva l’obbligo a non attaccare mezzi spaziali. Nel 1983 il presidente Ronald Reagan cambiò passo promuovendo l’Iniziativa di difesa strategica che prevedeva l’immissione di armi nello spazio per colpire i missili strategici sovietici in volo. Nel 2002 il presidente Bush Jr. abbandonò il trattato ABM del 1972, che limitava i sistemi di difesa missilistica. La difesa missilistica consente ai Paesi di sviluppare tecnologie offensive con il pretesto della difesa. Ad esempio, gli intercettori ad energia cinetica dispiegati in California e Alaska vengono lanciati nello spazio per distruggere i missili e si presuppone possano anche distruggere i satelliti. Ovviamente, gli Stati Uniti sono pronti a sviluppare sistemi d’attacco spaziale, come ad esempio laser, sistemi cinetici e fasci di particelle. Il primo progetto di trattato sulla prevenzione del posizionamento di armi nello spazio, minaccia o uso della forza contro oggetti spaziali (PPWT), fu sviluppato dalla Russia e sostenuto dalla Cina nel 2008. Gli Stati Uniti si opposero per preoccupazioni sulla sicurezza dei propri mezzi spaziali, nonostante il trattato affermi esplicitamente il diritto all’autodifesa di uno Stato. Nel dicembre 2014, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la risoluzione russa su “Alcun primo collocamento di armi nello spazio”. Stati Uniti, Georgia e Ucraina furono gli unici a rifiutarsi di sostenere l’iniziativa russa. La Russia dichiarò di essere disposta a lavorare nel contesto di altre iniziative e partecipò attivamente e costruttivamente alle attività dell’Unione europea su un progetto di codice internazionale di condotta per lo spazio. Tuttavia, i progressi possono essere raggiunti solo con negoziati a cui partecipano tutti gli Stati interessati secondo un mandato chiaro delle Nazioni Unite. L’attuale amministrazione è volta a raggiungere la supremazia spaziale. Mark Wittington scrive in un articolo su Blasting News, “Uno dei cambiamenti significativi che l’amministrazione Trump contempla nella difesa è lo sviluppo di armi spaziali. Un’idea emersa per decenni è un sistema dai proiettili di tungsteno e con sistema di navigazione. Con un comando, queste “verghe di Dio”, come vengono poeticamente chiamate, rientrerebbero nell’atmosfera per colpire il bersaglio”. I consiglieri del presidente Trump Robert Walker e Peter Navarro chiedono di riavviare il concetto di “Star Wars” e che gli Stati Uniti guidino la via alle tecnologie emergenti che possano rivoluzionare la guerra. Secondo loro, una maggiore dipendenza dall’industria privata sarà la chiave di volta della politica spaziale di Trump. Avvio e gestione dei mezzi spaziali militari sono un’impresa miliardaria che impiega migliaia di persone, spingendo l’innovazione ed applicazioni civili come il GPS, alimentando la crescita economica. Il segretario alla Difesa James Mattis chiede maggiori investimenti nell’esplorazione dello spazio per scopi militari. Una disposizione per incoraggiare il dipartimento della Difesa ad avviare un programma di ricerca sui sistemi antimissili spaziali è stata inserita nel progetto di legge sulla difesa del 2017.
La militarizzazione dello spazio minerebbe la sicurezza internazionale, distruggendo gli attuali strumenti di controllo delle armi e comportando vari effetti negativi (come i detriti spaziali), potendo scatenare la corsa ad armi devastanti che distrarrebbe risorse dai veri problemi che l’umanità affronta oggi. La stabilità strategica verrebbe distrutta perché le armi spaziali sono globali e capaci di attaccare qualsiasi punto del pianeta in qualsiasi momento. Il dispiegamento di mezzi spaziali comporterà il rifiuto di nuovi trattati per regolamentare le armi nucleari e i loro vettori. Quest’anno il mondo celebra il 50° anniversario del Trattato sullo Spazio, entrato in vigore nell’ottobre 1967, un accordo sul controllo delle armi raggiunto nel pieno della guerra fredda. Era possibile allora, è possibile oggi. La questione di come impedire la militarizzazione dello spazio con un trattato internazionale dovrebbe far parte dell’agenda Russia-USA-Cina. Se questi Stati si accordano, il mondo diventerà un posto migliore.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia può annullare le forze militari degli USA

Dopo l’attacco missilistico statunitense sulla Siria, la Russia fornisce informazioni dettagliate sui sistemi di guerra elettronica in grado di bloccare i sistemi statunitensi
Alexander Mercouris, The Duran 19/4/2017A seguito di voci, mai confermate e forse false, sui sistemi di guerra elettronici russi che inceppavano i sistemi di guida dei 59 missili da crociera Tomahawk lanciati dagli USA sulla Siria il 6 aprile 2017, presumibilmente abbattendone 36, i russi hanno fornito in modo insolito informazioni sui loro sistemi di guerra elettronica (EW) di solito molto segreti. La ragione esatta di ciò è che la Russia ha celebrato la giornata degli operatori della Guerra Elettronica il 15 aprile 2017. Tuttavia, non spiega perché i russi diffondessero queste informazioni quattro giorni dopo. Come per la recente pubblicazione dei dettagli del test del nuovo missile antinave ipersonico Tzirkon, è difficile evitare l’impressione che queste informazioni sui sistemi EW della Russia siano un avvertimento agli Stati Uniti. In particolare, i russi gli avvertono a non provare lo stesso attacco missilistico siriano contro la Russia. Presumibilmente il ritardo nella pubblicazione dei dettagli dei sistemi era dovuto alla necessità di avere il permesso di declassificare alcuni dettagli dei sistemi, pur continuando a nasconderne altri. Data la natura altamente classificata del materiale è probabile che ci fosse bisogno dell’approvazione ad alto livello dal governo russo, presumibilmente dal Presidente Putin. I russi hanno anche confermato che i loro sistemi EW sono presenti in Siria e sono operativi. Ciò non dovrebbe essere considerato una mera conferma dell’impiego per bloccare i missili Tomahawk che gli Stati Uniti lanciarono contro la base aerea al-Shayrat. La conferma che i sistemi russi EW sono operativi in Siria si ebbe il 17 marzo 2017, molto prima dell’attacco missilistico su al-Sharyat, da parte di Igor Nasenkov, Viceamministratore delegato del Gruppo tecnologico radio-elettronico russo (KRET), affiliato della società statale Rostec. “L’apparecchiatura fu testata. Non dirò cosa e come. Si è dimostrata pronta a combattere secondo i parametri tattici e tecnici previsti. Abbiamo visto che tutti i termini di riferimento ricevuti dal Ministero della Difesa sono stati rispettati, innanzitutto sui mezzi di guerra radio-elettronici”. Si sa che la Russia ha schierato l’assai avanzato sistema EW Krasukha-S4 in Siria e presumibilmente i commenti di Nasenkov si riferivano a questo sistema. Come per i dettagli del test del Tzirkon, i dettagli degli attuali sistemi EW russi sono forniti da un lungo articolo della TASS, agenzia di stampa ufficiale del governo russo. TASS forniva un vero e proprio panorama sui vari sistemi EW russi, anche se la vera estensione delle loro capacità rimane naturalmente classificata.

Sistemi aerei
1) Sistema Vitebsk, imbarcato su aerei d’attacco al suolo Su-25, elicotteri Mi-28 e Ka-52 ed elicotteri pesanti Mi-26, è destinato a proteggere gli aerei dai missili superficie-aria. Questo sistema è notoriamente usato abitualmente dai velivoli operanti in Siria.
2) Rychag-AV, nuovo sistema impiegato su una versione EW specializzata dell’elicottero d’assalto Mi-8. TASS dice a questo proposito, “Rychag-AV è capace di “accecare” completamente il nemico entro un raggio di parecchie centinaia di chilometri e di sopprimere diversi obiettivi contemporaneamente. Il sistema priva i sistemi missilistici di difesa aerea e gli intercettatori della possibilità di individuare eventuali bersagli e di puntargli i missili, mentre sopravvivenza ed efficienza dei velivoli amici viene aumentata notevolmente”.
3) Khibinij, imbarcato sui bombardieri Su-24 e Su-30, operativo dal 2013. Questo è il sistema utilizzato per bloccare i sistemi radar del cacciatorpediniere statunitense Donald Cooke nel noto caso avvenuto al culmine della crisi crimeana del 2014. TASS fornì il primo resoconto semi-ufficiale di ciò che successe, “I dati che appaiono sui radar della nave da guerra misero in allarme l’equipaggio: l’aereo sarebbe scomparso dagli schermi radar o cambiò improvvisamente posizione e velocità o creò cloni elettronici mentre i sistemi di combattimento del cacciatorpediniere furono disattivati”.
4) Himalaj, versione avanzata del Khibinij sviluppata per il nuovo caccia di quinta generazione Su-T50.Sistemi terrestri
1) Krasukha-S4 è un sistema di cui è noto lo schieramento in Siria. TASS ne descrive le capacità, “Il Krasukha-4 è stato progettato per proteggere posti di comando, gruppi di forze, mezzi di difesa aerea, strutture industriali dalla ricognizione radar e dalle armi di precisione. La stazione di blocco attivo a banda larga del sistema può contrastare efficacemente tutti i radar utilizzati dai vari aeromobili, nonché missili da crociera e velivoli senza pilota”. Alla luce dell’attacco missilistico su al-Shayrat del 6 aprile 2017, il riferimento ai missili da crociera in questo paragrafo non è probabilmente casuale. Tuttavia il paragrafo non va considerato una conferma che i russi hanno utilizzato il sistema Krasukha-S4 per bloccare i sistemi di guida dei missili Tomahawk lanciati dagli Stati Uniti su al-Shayrat. Per prima cosa il missile da crociera di Tomahawk ha una serie di sistemi di guida e non è chiaro quale fu usato nell’attacco.
2) Krasukha-20, è un sistema appositamente progettato per disturbare gli AWACS degli USA.
3) La descrizione del sistema Moskva-1 della TASS, suggerisce che è volto a sostenere i sistemi radar dei sistemi antiaerei come l’S-400. Entrò in servizio l’anno scorso e dalla descrizione della TASS sembra molto avanzato, “Il sistema è progettato per ricognizione radar (radiolocalizzazione passiva), interazione e scambio d’informazioni con i comandi delle truppe missilistiche della difesa aerea e delle forze radio-tecniche, i centri di direzione aerea, di acquisizione dati del bersaglio e controllo delle unità di disturbo e i singoli mezzi di soppressione elettronica. Il Moskva-1 comprende un modulo d’intelligence e un posto di controllo delle unità di disturbo (stazioni). Il sistema può:
– Condurre intelligence elettromagnetica fino a una distanza massima di 400 km;
– Classificare tutte le emittenti secondo il grado di minaccia;
– Fornire supporto in corso;
– Assegnare obiettivi e distribuire tutte le informazioni;
– Assicurare un’efficace controllo sull’efficienza operativa delle unità EW e dei singoli mezzi che gestiscono.
I sistemi Moskva apparvero nelle esercitazioni tattiche congiunte delle forze di difesa aerea ed aeree nella regione di Astrakhan, nel sud della Russia, nel marzo 2016”.
4) Infauna, sembra un sistema destinato a proteggere le truppe terrestri da determinati tipi di armi anticarro ravvicinate, come i missili Javelin e TOW. “Il sistema, sviluppato dalla United Instrument-Making Corporation, fornisce intelligence elettronica e soppressione radio, protezione di soldati, corazzati e autoveicoli contro tiro mirato di armi d’accompagnamento e lanciagranate, ed anche contro mine radio-controllate. L’apparecchiatura radiofonica a banda larga aumenta notevolmente il raggio di protezione dei sistemi mobili dalle mine radio-controllate. La possibilità di creare schermi aerosol aiuta a proteggere i mezzi militari dalle armi di precisione con sistemi di guida video e laser. Attualmente questi sistemi EW sono montati sui telai ruotati unificati K1Sh1 (basati sul blindato BTR-80) prodotti in serie e forniti alle varie unità dell’esercito russo”.
5) Borisoglebsk-2, sembra anche questo un sistema destinato a fornire supporto alle truppe terrestri, in questo caso bloccando i sistemi di comunicazione dei nemici. È in qualche modo il più tradizionale dei sistemi indicati dalla TASS e può essere il sistema EW più comunemente utilizzato dalle truppe russe.

Sistemi navali
Prima di discutere questi sistemi, va detto che uno dei maggiori problemi che i progettisti di sistemi d’arma moderni per le navi da guerra affrontano è garantirsi che i sistemi elettronici delle varie armi di una nave da guerra si completino a vicenda e non interferiscano. Dato che i sistemi sono sempre più complessi e più potenti, ciò diventa una sfida crescente data la vicinanza dei vari sistemi elettronici e d’arma su una nave da guerra. Quasi certamente il problema d’assicurare la compatibilità dei vari sistemi elettronici e d’arma ha ritardato l’entrata in servizio della nuova fregata Admiral Gorshkov. Ciò che si sa delle navi da guerra di superficie russe suggerisce che abbiano vari sistemi EW estesi e completi. L’articolo della TASS tuttavia fornisce poche informazioni, limitandosi a soli due sistemi, suggerendo che il livello di classificazione dei sistemi navali EW russi è molto elevato.
1) TK-25E, destinato alle grandi navi da guerra, secondo la TASS, “Il TK-25E genera interferenze a impulsi utilizzando copie digitali di segnali delle navi da guerra di tutte le classi. Il sistema può analizzare simultaneamente 256 obiettivi e fornire protezione efficace alla nave da guerra”.
2) MP-40E, sembra il sistema equivalente per le navi da guerra più piccole. La descrizione della TASS suggerisce che operi in modo diverso e più limitato, “È in grado d’individuare, analizzare e classificare le emissioni di mezzi radio-elettronici e del loro vettore per grado di minaccia e sopprimere elettronicamente tutti i sistemi di ricognizione e d’arma moderni e avanzati del nemico”.
Negli anni ’80, un ufficiale dell’esercito inglese mi disse che i sistemi EW sovietici potevano ridurre le comunicazioni nei campi di battaglia moderni al livello della guerra del 1914-1918 e che la NATO era completamente impreparata su questa minaccia. Presunsi che esagerasse, ma i russi senza dubbio prendono seriamente la guerra elettronica e sembra esserci consenso generale sul fatto che abbiano un largo vantaggio sull’occidente in questo settore. Infatti l’articolo della TASS dice, “Secondo il comandante della forza da guerra elettronica della Russia, Maggiore-Generale Jurij Lastochkin, la tecnologia militare moderna russa supera quella dei rivali occidentali su varie caratteristiche, tra cui il raggio operativo. Ciò grazie all’uso di trasmettitori più potenti e antenne più efficaci”. Ovviamente, in un momento di tensione internazionale acuta, con gli USA che attaccano con missili la Siria e minacciano la Corea democratica, qualcuno a Mosca ha deciso che è giunto il momento di far ricordare agli Stati Uniti questo fatto.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Tupolev Tu-154: sciagura o attentato?

Luca Baldelli198212I media al servizio del regime atlantico–mondialista, i corifei della russofobia elevata a pratica intellettuale/antropologica, ci hanno già propinato, bello e pronto, il solito piatto riciclato e riscaldato delle loro cucine: l’incidente di Soci, che ha visto perire 92 persone, tra le quali il leggendario Coro dell’Armata Rossa, sarebbe null’altro che un incidente dovuto alla vetustà dell’aereo precipitato, un Tupolev Tu-154, dipinto come antidiluviano e irrimediabilmente consunto in tutte le componenti. Purtroppo, anche tanti compagni abboccano all’amo senza porsi interrogativi e dubbi che non solo è lecito, ma pure normale e quasi d’obbligo porsi visto il codice della menzogna attivato e reiterato dai mezzi di comunicazione ogni volta che si parla di URSS e, per consuetudine dura a morire, di Russia. Dobbiamo bercela proprio la storia dell’“incidente”? Dobbiamo davvero pensare che non vi sia spazio per tesi diverse? Non certo per una ossessione/compulsione complottista, né per un pavloviano riflesso di scepsi iperbolica, è bene esplorare attentamente antefatti, avvenimenti, “coincidenze” e segnali, anche molto inquietanti. Mentre scriviamo, è in corso l’esame della scatola nera e solo le ore che abbiamo davanti ci diranno qualcosa di più in merito, ma già fin da ora possiamo riferire alcuni particolari di non poco conto:
Il Comandante dell’aereo, Roman Volkov, aveva più di 3000 ore di volo alle spalle ed è quindi davvero arduo ipotizzare, da parte sua, errori con conseguenze fatali. L’equipaggio tutto, come hanno rivelato fonti riservate assai attendibili, interne ad ambienti militari, era assai esperto ed aveva pilotato in passato aerei Su–30, Su–35 e Su–24 da e verso la base siriana di Humaymim, nella Provincia di Latakqa, ceduta alla Russia con formula pro–bono.
Il Navigatore, ovvero colui che assiste il pilota nel volo, nella gestione dei sistemi e delle tecnologie in dotazione al velivolo, rispondeva al nome di Aleksandr Petukhov, decorato con l’Ordine del Coraggio, onorificenza istituita nel 1994 e destinata ai cittadini distintisi in azioni salvifiche e particolarmente audaci contro calamità, criminalità, terrorismo. Petukhov, nel 2011, era stato infatti decisivo nel salvataggio di un altro aereo Tu–154, dimostrando sprezzo del pericolo ed eccezionale prontezza.
I Tu–154 (compreso ovviamente quello precipitato a Soci) come tutti gli aerei sovietici e russi, furono concepiti e costruiti per resistere in misura maggiore a tutte le sollecitazioni inerenti il volo, con margini di sicurezza superiori a quelli degli omologhi modelli occidentali. L’invecchiamento delle componenti dell’esemplare protagonista della tragedia (7000 ore di volo accumulate dal 1983), al netto delle fisiologiche e necessarie sostituzioni dei pezzi di ricambio, non poteva essere giudicato affatto problematico, né tantomeno catastrofico. L’argomentazione, fin troppo facile e “comoda”, della fatiscenza complessiva del velivolo, sempre invocata a giustificazione di tutto dai media allineati alla propaganda imperialista, è quindi da scartare.
Il velivolo è precipitato da un’altitudine di 1200 m (1,2 km) ad una velocità massima di circa 510 km/h (velocità al momento dell’impatto con la superficie marina, in virata verso il fianco sinistro, mentre la velocità al decollo era di 354 km/h). Non si può ragionevolmente sostenere che l’asimmetria dei flaps (gli ipersostentatori, presenti con funzione di accrescimento della portanza delle ali) rilevata al momento dell’impatto, e causa della virata di cui sopra, possa essere stata presente nell’aereo al momento della partenza, perché nessun pilota al mondo si metterebbe alla guida di un velivolo con un’avaria simile, prontamente segnalata da spie acustiche e visive. I contatti radio, poi, erano stranamente assenti; l’aereo era sparito dai radar due minuti circa dopo il decollo, tingendo di giallo tutto lo scenario…
C’è poi un dato tutt’altro che trascurabile: la dispersione su un ampio raggio dei frammenti (da 1,5 a 8 km dalla costa). Ad esempio, il telaio della cremagliera è stato ritrovato in acqua; questa componente, si badi bene, si ritrae subito dopo il decollo e rimane nella gondola, per tutto il tempo del volo. La scatola nera è stata rilevata a 1600 metri dalla riva a 17 metri di profondità. Questo quadro fa pensare a quello, in tutto e per tutto simile, con rottami sparsi ovunque, dell’aereo russo precipitato nel Sinai nell’autunno del 2015, di certo bersaglio di un attentato (in quel caso, fu ritrovato dell’esplosivo in una lattina di Coca Cola). Alcuni testimoni hanno poi riferito di una strana luce, avvistata in direzione del volo del Tupolev…
doc6syw1vzbzb778fyp5bn_800_480 La presenza della nave francese Dupuy De Lome, che non è un’imbarcazione qualsiasi, è stata per il momento smentita dopo esser circolata per alcuni giorni sui media, anche se da un account twitter di parte turca (Bosphorus Naval News), riconducibile al sito Turkish Navy, gestito da Devrim Yaylali. Questa imbarcazione è concepita ed utilizzata per raccogliere informazioni di origine elettronica dal mare (modalità ROEM), per intercettazioni, analisi, goniometria e ascolto comunicazioni radio (modalità COMINT), individuazione elettronica di posizioni di navi, strutture di comando e controllo, sistemi antiaerei e sistemi d’arma nemici alfine di neutralizzarli (modalità ELINT). Detta nave dispone di due equipaggi ed ha una disponibilità tecnica di 350 giorni all’anno, di cui 240 in mare. Ogni equipaggio si compone di 66 individui, dei quali 33 smarinai e gli altri specialisti in intelligence; a questi possono aggiungersi fino a 38 altri specialisti, in funzione delle missioni. Con queste premesse, sarebbe perfettamente possibile portare a termine un’azione di guerra elettronica a danno di un velivolo. Sempre ribadendo il fatto che fino ad oggi vi è una smentita in tal senso, bisogna però notare che la presenza di questa nave fu già segnalata nel giugno del 2015 nel Mar Nero, stavolta da una fonte al di sopra di ogni sospetto, la TASS, a partire da una segnalazione raccolta in sedi diplomatiche. Precedentemente, la Dupuy De Lome aveva fatto capolino oltre gli Stretti nel 2014, anno in cui era comparsa nel Mar Nero pure la USS Ross, nave della Marina militare statunitense armata di missili, presente alle esercitazioni navali congiunte con l’Ucraina denominate Sea Breeze. Non è pleonastico poi ricordare che, ai sensi della Convenzione di Montreux del 1936, le imbarcazioni appartenenti a Nazioni diverse da quelle che si affacciano sul Mar Nero, possono navigare nel Mar Nero per non più di 21 giorni. La loro presenza è sempre attentamente monitorata o vi sono operazioni coperte con corsie preferenziali per alcune di esse, concordate con il governo turco nel quadro di azioni di sabotaggio o di attacco, in maniera tale da non lasciare traccia?
Unendo tutti questi pezzi, la tesi del cedimento strutturale, dell’avaria, perde punti in maniera vistosa, a vantaggio, soprattutto, di un’ipotesi: quella dell’attentato con esplosivo. Il ritrovamento di pezzi ovunque sparpagliati, su vasto raggio, assieme alle dichiarazioni di testimoni circa una strana luce in corrispondenza dell’aereo, del tutto simile a quella di un’esplosione, suggerirebbero l’ipotesi della bomba a bordo. A suffragare questa congettura ci sono anche le parole dell’istruttore Andrej Krasnoperov, il quale ha affermato che il livello di sicurezza presente presso l’aeroporto militare di Chkalovskij, sito dal quale il Tupolev è decollato, è peggiore che negli aeroporti civili, con buchi imperdonabili nella gestione dei controlli e dei vari “filtri” finalizzati ad evitare minacce terroristiche. I giornali continuano a ripetere che il cambiamento improvviso del punto di atterraggio previsto per il rifornimento, da Mozdok a Sochi (luogo nel quale le misure di sicurezza sono massime), porta ad escludere qualsiasi ipotesi “complottista”, in quanto gli ipotetici attentatori non potevano sapere di questa deviazione dall’itinerario pianificato. Eppure, proprio il continuare a porre l’accento sul punto destinato al rifornimento del velivolo, e non sul punto di decollo, è sintomo o di ingenuità o di volontà depistante da parte di chi analizza i fatti. Si parla di Sochi piuttosto che di Mozdok, ma non si vanno a verificare le affermazioni, provenienti da fonte tutt’altro che inattendibile (un Maggiore dell’Aeronautica militare russa!), circa la situazione della sicurezza nell’aeroporto di Chkalovskij. Un altro pilota assai esperto, Anatolij Knyshov, ha dichiarato alla stampa che la tesi dell’esplosivo a bordo non può essere scartata, mentre il giornalista Aleksandr Kots della “Komsomolskaja Pravda”, ha molto opportunamente ricordato il tragico precedente dell’agosto 2004, quando due Tupolev russi (un Tu-134 ed un Tu-154) precipitarono quasi simultaneamente: in un primo momento si ipotizzò l’incidente, finché nei rottami di uno di essi (il Tu–154) venne ritrovato dell’esplosivo noto come ciclonite. In ciò che rimaneva del Tu–134 invece s’individuò il corpo, dilaniato in maniera particolarmente pesante, della cecena Amantij Nigaeva. Anche a bordo del Tu–154 viaggiava una cecena, S. Dzhebirkhanova, il cui corpo non si trovò mai. In poco tempo, dunque, fu chiara la matrice terroristica dei due disastri.
Chi può aver collocato un ordigno, se di ordigno si è trattato? C’è, all’interno dell’FSB (servizio segreto russo) una fazione filo–atlantica, una cellula legata ai vecchi ambienti oligarchici dell’era Eltsin, che ha in sprezzo la nuova politica eurasiatica e di protagonismo sullo scacchiere internazionale voluta fermamente da Putin? Esiste una quinta colonna legata a cellule terroristiche taqfirite, eterodirette da circoli imperialisti e nazi–majdanisti di Kiev, a più livelli compromessi con l’islamismo fondamentalista, che vuole fermare il ruolo pacificatore della Russia in Siria? Interrogativi, domande, che non si capisce perché un analista obiettivo e scevro da pregiudizi non debba porsi, specie alla luce di fatti quali l’arresto, la primavera scorsa (ed è solo un esempio), del tenente-colonnello Jurij Ivanchenko, inviato dal controspionaggio ucraino e dalla CIA in Russia per infiltrarsi nell’FSB (prontamente entrato in azione coi suoi uomini per bloccare sul nascere l’operazione).
Si aggiungano, a tutto questo, le dichiarazioni dell’ex Viceministro dell’Aviazione civile dell’URSS, Oleg Smirnov, e di Marija Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri: il primo, intervistato dalla “Komsomolskaja Pravda”, ha affermato che nessuna ipotesi si può escludere, nemmeno quella dell’attentato e che anzi deve essersi verificato, a bordo dell’aereo, qualcosa di estremamente grave ed improvviso, tale da aver impedito all’equipaggio di poter avvertire le stazioni di terra in tempo utile. La seconda, nel corso di un programma televisivo, ha ricordato le minacce rivolte alla Russia, per il suo fermissimo impegno nella lotta al terrorismo internazionale, da ambienti diplomatici occidentali: dopo quelle minacce si sono verificati l’attentato all’aereo civile russo nel Sinai, l’abbattimento del Su–24 da parte dei turchi, il bombardamento dell’ospedale da campo russo in Siria, con la morte di due operatrici sanitarie, l’assassinio dell’Ambasciatore russo in Turchia, Karlov. Casualità? La Siria, lo ricordiamo, è il Paese verso il quale era diretto l’aereo con a bordo il leggendario Coro dell’Armata Rossa.
Intanto, il solito ritornello sullo stato manutentivo della flotta aerea russa, a dispetto di una pletora di smentite serie ed argomentate, continua a rimbalzare di qua e di là sui media. Addirittura c’è chi vorrebbe occultare pure l’evidenza, ossia la storia gloriosa dell’aviazione sovietica e russa, coi suoi primati e le sue statistiche. Si parla dei Tupolev, ma anche degli Antonov, come “bare volanti” quando gli aerei russi, specie quelli civili, sono tra i più sicuri al mondo; si parla di incidenti sopra incidenti, distogliendo l’attenzione della gente dalle sciagure aeree, ben più numerose, che hanno visto coinvolti nei decenni i Boeing. Basta dare un’occhiata alle statistiche, per zittire i menzogneri servetti dell’impero armati di penna: nel 2006, gli aerei Tupolev Tu-154 prodotti tra il 1988 ed il 1992, hanno effettuato il 35% dei voli della compagnia “Aeroflot”, con 7,8 ore di volo per ciascun esemplare. Quell’anno si verificò un solo incidente con protagonista un Tupolev, legato oltretutto a condizioni meteorologiche eccezionalmente gravi, e niente affatto allo stato manutentivo del velivolo: quello del Volo Pulkovo Airlines 612 del 22 agosto 2016, nei cieli dellìUcraina. Nella black list dei velivoli stilata dall’Unione Europea nel 2011, non figurava affatto il Tupolev Tu-154. Il Tupolev Tu-154 ed il Boeing 727 sono entrati in servizio entrambi attorno alla metà degli anni ’60; di Boeing ne sono stati costruiti 1832, di Tupolev Tu-154 1015. Lo stato dell’arte della loro carriera, in un periodo di quasi 50 anni, era (al 2011) questo: 111 Boeing andati completamente distrutti (hull loss) in seguito ad incidenti, con 3704 vittime; rateo di sopravvivenza: 15,5%. Sull’altro fronte: 59 Tupolev Tu-154 distrutti, con 2736 morti e rateo di sopravvivenza del 29%. Un bilancio ben più favorevole all’aviazione sovietica, dunque, checché ne sproloquino i propagandisti prezzolati dell’impero USA.
Quale atteggiamento assumeranno le autorità russe man mano che le indagini andranno avanti? E’ lecito attendersi, anche dinanzi a ipotetiche prove inconfutabili di un attentato, un innalzamento del livello di scontro con l’occidente: se si rendessero note quelle prove, la Russia dovrebbe conseguentemente dichiarare guerra alle Nazioni occidentali coinvolte, fatto questo gravissimo, apocalittico, che è assurdo pensare e che nessuno desidera. Certamente, sotto una versione ufficiale escludente la matrice terroristica, o affermante la stessa senza però menzionare mandanti e “Grande Vecchio”, la Russia di Putin, comodamente (si fa per dire) potrà procedere all’eliminazione delle quinte colonne filo–occidentali infiltrate negli apparati spionistici e militari, bonificando l’intero Paese dalla spada di Damocle sempre pendente sulla propria testa e procedendo ad una ancora più completa opera di pacificazione del Medio Oriente. E’ presto per far previsioni, ma alcune ipotesi si possono tranquillamente formulare, alla luce della storia e della cronaca.c0reo9rxcaadat5-jpg-large

Un F-35A s’incendia in una base dell’Idaho

Sputnik 24/09/2016flanking-f-35sUn caccia F-35A s’è incendiato sulla Mountain Home Air Force Base, nello Stato dell’Idaho, informava l’US Air Force. “Il pilota è dovuto uscire dal velivolo all’avviamento del motore a causa dell’incendio a poppavia del velivolo“, dichiarava il portavoce dell’US Air Force capitano Mark Graff in una dichiarazione scritta fornita a Defense News. L’incidente è avvenuto verso mezzogiorno del 23 settembre. Secondo Graff, l’incendio è stato rapidamente spento e non ci sono stati feriti gravi. “Come misura precauzionale, quattro tecnici della 61.ma Unità di manutenzione, tre avieri del 366° Gruppo di manutenzione e un pilota del 61° Squadrone da caccia sono stati portati nel centro medico della base per una diagnosi”, dichiarava Graff. La causa dell’incendio viene indagata. Secondo Defense News, vi sono attualmente 7 F-35A della Luke Air Force Base, in Arizona, schierati nella Mountain Home AF Base per le manovre superficie-aria del 10-24 settembre.

La Cina presenta un nuovo radar in grado di rilevare bersagli ‘invisibili’ a 100 km di distanza
South Front 23/09/2016

868china-electronics-technology-group-corporation-no-8-research-instituteUna compagnia tecnologica militare cinese ha annunciato la creazione di un nuovo radar in grado di rilevare aerei invisibili ad una distanza di 100 km.
Questa settimana, i fisici di tutto il mondo sono stati scioccati dalla China Electronics Technology Group Corporation (CETC), avanzata compagnia tecnologica militare cinese che annunciava la creazione di un nuovo tipo di radar in grado di rilevare gli aerei invisibili ad una distanza di 100 km. Un fenomeno spettrale, noto come correlazione quantistica, che Albert Einstein soprannominò ‘azione spettrale a distanza’, è alla base della nuova apparecchiatura. Secondo la CETC, obiettivi a 100 km di distanza venivano individuati dai fotoni correlati del nuovo sistema radar, in un recente test sul campo, con un raggio di azione 5 volte maggiore dei prototipi di laboratorio sviluppati dai ricercatori di Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Germania l’anno scorso. Il fisico dell’Università di Nanjing, Professor Ma Xiaosong, che ha studiato il radar quantistico, ha detto di non aver “mai visto nulla di simile su un rapporto pubblico“. Secondo l’esperto, la portata effettiva del nuovo radar potrebbe essere ancora maggiore di quanto annunciato dalla CETC. “I dati dei documenti declassificati di solito riducono le reali prestazioni“, aveva detto. “L’annuncio è divenuto virale nella comunità della ricerca radar“. Secondo la CETC, il vantaggio del radar quantistico non si limita alla rilevazione degli aerei stealth. Come dichiara sul sito la compagnia, una “completamente nuova area di ricerca” si è aperta con le prove sul campo, così come è stato scoperto il possibile sviluppo di sistemi radar altamente mobili e sensibili capaci di affrontare i combattimenti più impegnativi. Il produttore ha anche osservato che i sistemi radar quantistici potranno essere molto piccoli e capaci di eludere le contromisure del nemico, come missili anti-radar, perché la correlazione quantistica spettrale non è rintracciabile. Secondo quanto riferito, la Defence Advanced Research Projects Agency degli Stati Uniti (DARPA) ha finanziato ricerche simili, e sistemi radar quantistici militari sono in fase di sviluppo da parte delle aziende belliche degli Stati Uniti come Lockheed Martin. Ma l’avanzamento di tali progetti militari è ancora sconosciuto.chinese-kj-500-airborne-early-warning-and-control-system-aewc-aircraft-kj-500-aewc-is-based-on-y-9-transport-pakistan-air-force-2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’uomo che sabotò l’industria aeronautica sovietica, e l’USAF

L’uomo che sabotò l’industria aeronautica sovietica
Tom Cooper, War Is Boring

wx1082Nel marzo 1986, i piloti dell’US Navy sopraffecero la Libyan Arab Air Force così nettamente che i libici smisero di far volare i loro intercettori sul Golfo della Sirte. Di conseguenza, Tripoli dovette rinunciare alle pretesa su questa parte del Mediterraneo. Altrettanto letale, l’assenza di copertura aerea permise agli statunitensi di attaccare con relativa impunità. Si crederebbe al successo statunitense dovuto ad addestramento e tattica superiori. Ma non va respinto un altro fattore importante, lo spionaggio. A metà degli anni ’80 l’esercito statunitense ebbe diverse informazioni vitali sulle armi di fabbricazione sovietica, in particolare aerei e sistemi correlati, da Adolf Georgievich Tolkaciov, uno scontento ingegnere sovietico. Tolkaciov senza dubbio danneggiò l’industria aeronautica sovietica. Molto di ciò che segue si trova nel libro di David Hoffman, The Billion Dollar Spy.
Si consideri la sonora sconfitta statunitense delle forze libiche. Il 24 marzo 1986, dopo aver già ripulito lo spazio aereo sul Golfo della Sirte, gli aerei della Marina statunitense eliminarono facilmente un sito di missili terra-aria SA-5 Gammon libici a Sidra ed affondarono varie imbarcazioni lanciamissili della Marina libica. Solo un mese dopo, gli F-111F dell’US Air Force bombardarono 3 obiettivi accuratamente selezionati a Tripoli, mentre gli A-6E Intruders dell’US Navy colpirono 2 obiettivi a Bengasi. Nonostante la fiera resistenza da difese aeree libiche, gli statunitensi persero solo uno dei loro cacciabombardieri. Aggiungendo al danno la beffa, nel gennaio 1989 un paio di F-14A Tomcat dell’US Navy abbatterono 2 intercettori MiG-23MF dell’Aeronautica libica. Le vittorie degli Stati Uniti continuarono. Nel 1991, le forze aeree degli Stati Uniti travolsero l’Aeronautica irachena in tre giorni. Dopo aver compiuto poche missioni difensive, l’Aeronautica irachena, ben equipaggiata ed addestrata da otto anni di aspra guerra con l’Iran, rimase a terra per poi evacuare gli aerei più preziosi in Iran. Tranne che in una manciata di casi, dovuti alle difese aeree irachene a terra pazientemente sviluppate a caro prezzo per quasi 20 anni, non si dimostrarono di ostacolo alle forze statunitensi. Questi sono solo quattro di una decina di esempi in cui le forze aeree degli Stati Uniti travolsero gli avversari negli ultimi 30 anni. Ora, si potrebbe sostenere che gli avversari in questione non potevano competere con gli statunitensi, essendo male addestrati, mal diretti, inesperti e dotati di modelli di esportazione degradati di aerei ed armamenti di fabbricazione sovietica. In altre parole, lungi dalle grida sulla minaccia sovietica, e poi russa, che si presentavano. Fonti irachene e libiche ben informate contrastano tale impressione, insistendo sul fatto che le loro forze aeree possedevano equipaggiamenti moderni gestiti da ufficiali e piloti ben addestrati e qualificati. Alcuni arrivano a dire che Aeronautica e Difesa aerea serbe se la cavarono assai meglio quando affrontarono la forza aerea della NATO a guida USA, nel 1995 e nel 1999. Altri sottolineano che, dalla fine degli anni ’90, le difese aeree irachene erano così usurate e vincolate da ordini assurdi dei leader politici, che rappresentavano un pericolo maggiore per se stesse che per i nemici. Tuttavia, lasciando da parte i dettagli relativi ad aerei, equipaggiamenti, addestramento, tattiche, strategia, politica e altri rumori di fondo, una cosa è comune in tutte queste operazioni, l’incredibile conoscenza delle forze statunitensi dei sistemi d’arma sovietici e russi utilizzati da libici, iracheni e serbi. Ad esempio, i piloti degli A-7E Corsair II dell’US Navy che attaccarono il sito dei SAM SA-5 Gammon libici presso Sidra, la sera del 24 marzo 1986, conoscevano le esatte prestazioni del sistema che affrontavano. Lo stesso per gli equipaggi dei 2 F-14A Tomcat che abbatterono un paio di MiG-23MF libici, sapevano dell’intricato rollio dei MiG-23. I piloti dei caccia F-15 dell’US Air Force, sull’Iraq nel 1991-2002, sapevano esattamente ciò che aerei, avionica ed armamento dei loro avversari potevano fare.
1-8rcypjhowfwyfz_tow6fxw Le prove indicano che l’intelligence fu la chiave dei successi militari statunitensi. Si consideri che i manuali tattici che l’US Air Force Fighter Weapons School emise alla fine degli anni ’80 erano già ben informati anche sui più moderni mezzi sovietici, come MiG-29, Su-27, SA-10 Grumble, SA-11 Gadlfy e molti altri. Tolkaciov fornì gran parte dell’intelligence più utile. Negli anni ’70 e ’80 era un ingegnere elettronico presso l’Istituto di Ricerca Scientifica sui Radar dell’Unione Sovietica, meglio conosciuto come Design Bureau Fazotron, sviluppatore principale di radar militari ed avionica dell’URSS. Motivato dalla persecuzione dei genitori della moglie sotto Stalin e deluso dal governo comunista, Tolkaciov allacciò legami con la Central Intelligence Agency degli Stati Uniti a Mosca e, dal 1979, inviava enormi volumi di dati altamente classificati ed estremamente sensibili sui più importanti sistemi di avionica, radar e d’arma a bordo degli aerei da combattimento di fabbricazione sovietica. La quantità di materiale che “Donald”, come Tolkaciov era noto alla CIA, era tale che i traduttori degli Stati Uniti non potevano tenerne il passo. Rimasero occupati a tradurre e studiare le informazioni di Tolkaciov fino agli anni ’90. Già nel dicembre 1979, il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti aveva completamente riconfigurato l’elettronica dei suoi ultimi aerei da caccia, sulla base delle informazioni di Tolkaciov. Una valutazione interna della CIA del marzo 1980 elogiava le informazioni di Tolkaciov sull’ultima generazione di sistemi missilistici terra-aria sovietici. “Non ottenemmo mai prima tali dettagli e comprensione di questi sistemi, se non anni dopo essere stati effettivamente dispiegati“, sottolineava la CIA. Nell’aprile 1980, un altro memorandum interno della CIA definiva le informazioni di Tolkaciov sui test di impermeabilizzazione dei sistemi radar degli aerei da caccia sovietici “unico”. Ovviamente, Tolkaciov fornì dati a cui nessun altro agente della CIA aveva accesso. Solo pochi mesi dopo, Tolkaciov venne accreditato “fornire informazioni uniche su un nuovo aereo da caccia sovietico, e documenti su diversi nuovi modelli di sistemi missilistici aerei”. Allo stesso modo, un memorandum del dipartimento della Difesa dal settembre 1980 elogiava l’impatto delle note di Tolkaciov come “senza limiti migliorando l’efficacia dei sistemi militari degli Stati Uniti”. Le fughe di Tolkaciov potevano “salvare vite umane e attrezzature” e furono “fondamentali nel plasmare la spesa di miliardi di dollari nella ricerca e sviluppo degli Stati Uniti”.
L’entità del danno arrecato da Tolkaciov ai sovietici è difficile da riassumere in poche frasi. Quel poco che la CIA ha detto sulla cooperazione di Tolkaciov indica che avrebbe inflitto un danno irreparabile alle industrie aeronautiche militari e della difesa aerea sovietiche. Certamente permise agli statunitensi di conoscere a pieno i moderni aerei di fabbricazione sovietica, come MiG-29, MiG-31 e Su-27 e i loro missili aria-aria, permettendo a scienziati e ingegneri di sviluppare rapidamente contromisure elettroniche contro questi sistemi. Forse ancora più grave, la vicenda di Tolkaciov colpì l’Unione Sovietica nel periodo d’instabilità. Una spia sovietica negli Stati Uniti svelò lo spionaggio di Tolkaciov nei primi mesi del 1985. Il governo sovietico lo giustiziò nel 1986.
Tuttavia, l’Unione Sovietica collassò e si dissolse nel 1991. Negli anni ’90, ciò che restava delle industrie aeronautiche e della difesa aerea russe languirono per la generale assenza di fondi. I principali aggiornamenti dei più nuovi aerei da combattimento e sistemi di difesa aerea, urgenti a causa del tradimento di Tolkaciov, richiesero decenni. Secondo un ingegnere della Sukhoj, “ci vollero oltre 10000 aggiornamenti in oltre 20 anni”, semplicemente per migliorare l’originale Su-27 nello standard Su-27SM, “riparando ad alcuni dei danni” causati da Tolkaciov. Se tutti i dettagli su cosa esattamente Tolkaciov abbia rivelato alla CIA è improbabile diventino pubblici per anni, certamente erano molti. Gli effetti del suo tradimento, soprattutto un’intera generazione di aerei da combattimento, missili aria-aria e superficie-aria nuova di zecca fu compromessa e resa obsoleta non appena entrata in servizio, si fanno ancora sentire oggi in Russia.

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La spia che guadagnava più del presidente degli Stati Uniti
Evgenij Chjornikh, KP, 15/8/2015

L’intelligence degli Stati Uniti ha declassificato un migliaio di pagine di documenti sul suo agente “Sfera”. Su ciò, il vincitore del premio Pulitzer David Hoffman ha pubblicato un bestseller, “La spia da un miliardo di dollari. Una vera storia di spionaggio e tradimento durante la guerra fredda”. Sui rapporti declassificati dell’intelligence ho parlato con lo storico Gennadij Evgenievich Sokolov.d75202f038d2Dissidente del cuore
– Gennadij Evgenievich, da tempo la principale spia occidentale in Unione Sovietica era considerato Penkovskij coinvolto, tra le altre cose, nei missili strategici sovietici. Ma all’estero hanno cominciato a rivalutarlo?
In effetti, l’agente “Sfera” (alias di Tolkaciov) nella classifica della CIA ha improvvisamente cominciato a guadagnare punti. Giusto per il 30° anniversario della morte. E l’agente “Hero” (pseudonimo di Penkovskij) sembra perdere il primato. Soprattutto col libro di Hoffman basato sulle 944 pagine di materiale d’archivio della CIA declassificate(!): la corrispondenza di Tolkaciov con la stazione della CIA a Mosca, i dati del Centro, i materiali delle analisi, ecc. Inoltre, l’autore ha avuto accesso ai dipendenti dell'”ufficio” che lavorarono con “Sfera” a Mosca. Vi è un nuovo approccio sul caso. La stampa statunitense si è sperticata in elogi. Tolkaciov è nominato la spia più efficace degli statunitensi, avendo portato ai suoi padroni miliardi di dollari. Suscitare l’interesse svanito sulla spia di una passata “vittoria”, non è privo di senso per la CIA. Soprattutto se si fa un paragone con la Russia. Dopo tutto, per gli Stati Uniti siamo ancora il nemico numero uno.

– Allora, chi era, “una spia da un miliardo?”
Al contrario dei suoi concorrenti al titolo di principale traditore della guerra fredda Penkovskij, Gordievskij e Poljakov, Adolf Georgievich Tolkaciov non era dei servizi segreti sovietici, KGB o GRU, ma uno scienziato mediocre, ingegnere elettronico. Brutto, piccolo di statura, con una faccia da boxer (naso rotto su una pista di hockey), spalle curve, non del tutto in salute. Iperteso. A quarant’anni sembrava molto più vecchio. Scontroso, gli piaceva sciare e fare jogging. Disprezzava teatro e cinema sovietici, considerati conformisti. In segreto onorava Sakharov. Non era iscritto al Partito Comunista. Questo naturalmente interferì con la carriera. Al potere sovietico, disse, “si opponeva internamente”, ma non apertamente. Sapeva delle disastrose conseguenze di tale passo. Concedetevi ai “dissidenti del cuore”, così descriveva le sue idee politiche al suo curatore della CIA. Si considerava un talento sottovalutato. Sognava una carriera di successo e una vita confortevole. Piena di banconote. Segretamente sperava di andare in occidente con la famiglia. La moglie lo sosteneva. Incontrò Natalia Tolkaciov sul posto di lavoro, dove lavorava come ingegnere progettista. Sua madre fu arrestata nel 38 e suo padre mandato in un campo. Rilasciato solo nel 55, morì. Natalia aveva del rancore verso il regime sovietico, e Tolkaciov approvava tale risentimento. Apparentemente la vendetta per la moglie fu la causa del tradimento. Per via dei “campi” disse. Ebbero un figlio, Oleg, che dicevano sarebbe divenuto un buon architetto. La famiglia al completo amava esibire i nuovi “kopechi” in giro. Tra l’altro, comprò una Zhiguli con il denaro degli statunitensi. La moglie sapeva dello spionaggio, ma non i dettagli. Tuttavia, per decisione del tribunale, Natalia fu condannata come complice. Come dice il proverbio, “il tradimento è comprensibile, ma non va perdonato”.f117wreckage– La questione principale è, da dove venivano i segreti che tale “vendicatore” vendette per miliardi di dollari agli Stati Uniti?
Nell’Istituto di ricerca di Radioelettronica “Fazotron“, dove lavorava dal 1954. Questo istituto si occupava di radar ed apparecchiature per aerei da combattimento. Tra l’altro, uno specialista di primo piano vi guadagnava abbastanza decentemente, 350 rubli al mese.

– Un sacco di soldi in ‘Unione Sovietica!
E con la moglie raddoppiava il reddito mensile della famiglia. Tolkaciov viveva nel famoso grattacielo di Stalin in un appartamento con due camere da letto al 9° piano. A soli duecento metri dall’ambasciata degli Stati Uniti, semplificando i contatti. Il consenso all’incontro con l’agente avveniva, ad esempio, con una finestra aperta a una certa ora. E la comunicazione radio ad alta velocità, a quella distanza, era facile. I tecnici di Langley diedero alla spia il dispositivo in miniatura “Discus”, che trasmetteva e riceveva informazioni in una frazione di secondo.

Celebrato dal Pentagono
– Gennadij E. cosa si apprende di nuovo dal rapporto declassificato della CIA su Tolkaciov?
Forse il mistero principale, il reclutamento. Tolkaciov fu un cosiddetto “Initsiativniki“. Per più di un anno seguì i movimenti dei diplomatici statunitensi a Mosca, e per cinque volte (!) gli diede nelle stazioni di servizio e nei negozi lettere con le coordinate per comunicare, illustrando opportunità e servizi offerti. In risposta, silenzio!

– Perché la CIA per tanto tempo trascurò tale agente di valore? Disattenzione o cautela?
Fino a poco tempo fa gli storici hanno nascosto la lentezza dell'”ufficio” della CIA per via delle rigorose istruzioni dall’alto. Il capo del controspionaggio della CIA James Angleton soffriva di spiamania. Il poveretto era convinto che gli agenti del Cremlino fossero ovunque. Non si fidava di nessuno. 20 anni di tale paranoia, Angleton fu a capo del controspionaggio nel 1954-1975, non furono vani. Anche dopo le dimissioni del combattente contro la “minaccia rossa”, le sue idee influenzarono il lavoro della CIA. Il capostazione di Mosca era molto riluttante a contattare un “Initsiativniki”, quasi sempre visti come agenti del KGB. L’indecisione dell'”ufficio”… spinse il Pentagono. Nel 1978, il dipartimento della Difesa statunitense inviò una richiesta formale alla CIA per intelligence sugli ultimi sviluppi scientifici e tecnici nella aeronautica e missilistica sovietiche. Era urgente per via della fame di dati militari su un argomento così importante. L’intelligence subito cancellò i divieti precedenti.

Edward Lee Howard

Edward Lee Howard

“Pompa” e “Stazione di pompaggio”
– Ed ecco Tolkaciov?
Sì, finalmente ebbe una risposta dal residente della CIA a Mosca. Dal ’79 all’85 ai suoi padroni diede migliaia di documenti classificati: disegni, schemi, specifiche dei sistemi di combattimento tattici, documentazione dei progetti di parti di aerei e missili.

– E come ci riusciva?
La CIA fabbricò per “Sfera” copie esatte di documenti e moduli ufficiali per la libreria della “Fazotron“. Ciò gli permise di lasciare liberamente l’istituto durante il giorno, così come di “modificare” la lista della documentazione tecnica segreta che Tolkaciov prendeva. L'”Office” diede all’agente una macchina fotografica in miniatura. In ognuno dei venti incontri con gli agenti statunitensi, passò 250 film sulle copie degli ultimi sviluppi del nostro complesso militare-industriale, tra cui dati sul funzionamento del sistema “amico o nemico” dei radar della difesa aerea, dei sistemi di difesa missilistica del Paese, dei più avanzati progetti di aerei militari, sistemi d’arma, missili da crociera e degli sviluppi promettenti in molti settori pertinenti. La CIA lo definì “pompa” o “stazione di pompaggio”. Apparentemente per il volume di informazioni classificate pompate dallo specialista dal suo istituto di ricerca. Fotografava nel cesso, al lavoro. E nel pomeriggio portava mucchi di documenti segreti a casa, dove li fotografava. Un lavoro di qualità per cui gli statunitensi erano molto soddisfatti.

– E quanto spese la CIA per il suo agente?
Molto. Tolkaciov fu la spia più pagata dagli statunitensi. Nel 1980 gli dissero che Langley gli concesse uno stipendio da presidente. Questo per tutelare “Sfera”, e fin quando la questione dei soldi non fu sollevata, ripeteva il mantra del “vendicatore ideologico”. Ma ciò non corrispondeva alle dimensioni del “compenso”. L’avidità di tale spia non era poca. Secondo la CIA, Tolkaciov raccolse 2 milioni di dollari nel suo conto in banca negli Stati Uniti e più di 1 milione di rubli sovietici in contanti.

– Mentre il dollaro, a quel tempo, mi ricordo, valeva 67 copechi.
Calcolando, tali “denari” furono pari a circa 6 milioni e mezzo di “verdoni”. Tolkaciov ebbe mediamente più di un milione di dollari all’anno. E di tanto in tanto, tali pagamenti superarono di gran lunga lo stipendio dei presidenti degli Stati Uniti (oggi 33000 dollari al mese). Parlando di soldi, va ricordato un episodio divertente. Il “giorno più nero” per Tolkaciov. Spaventato a morte dalle indagini e possibile arresto, occultò le prove nella sua dacia, presso Mosca, quando bruciò nel forno più di 300000 rubli. Poveretto. Vivere doveva essere terribile…

– Davvero tale traditore causò danni all’URSS per un miliardo di dollari?
Negli ultimi 30 anni, gli analisti ancora non sono d’accordo. Hanno determinato la quantità di danni al momento, pari a 2 miliardi, cioè 4 miliardi di “dollari” attuali. L’importo massimo del tradimento sarebbe di 20 miliardi di “verdoni”. A mio parere, è troppo. Ma come minimo, su concorda sul fatto che fu impressionante. Quindi la ragione per mettere su un piedistallo Tolkaciov come il più redditizio della CIA è più che sufficiente. Tuttavia, la spia, a quanto pare, danneggiò non solo il nostro Paese, ma anche i suoi padroni statunitensi.

– Interessante.
Negli ultimi 8 mesi, prima dell’arresto nel giugno 1985, Tolkaciov lavorò in realtà per noi. Il KGB seppe della sua collaborazione con la CIA e decise di utilizzare il traditore per i propri scopi. Nella libreria speciale della “Fazotron“, dove prendeva i documenti, la controintelligence piazzò i piani di sviluppo del nostro super-segreto “aereo stealth”. Fu una disinformazione abilmente architettata, con lo scopo di mettere il nemico in un vicolo cieco. Il trucco funzionò. E gli USA furono s’immersero nello sviluppo e produzione di “aerei stealth”, spendendovi miliardi di dollari. Tuttavia, il bombardiere strategico B-2 e il caccia F-117A si sono rivelati un’illusione “invisibile”. Ad esempio, il nostro sistema S-300 può rilevare il caccia “invisibile” F-117A, prodotto con tecnologia “stealth”, a una distanza di 50-60 km. Inoltre, il nostro sistema di difesa aerea a corto raggio è dotato di strumentazione televisivo-ottica che generalmente rileva l’obiettivo visivamente, un “aereo invisibile” si vede come qualsiasi altro oggetto.

– Mi ricordo che nel 1999, al culmine della guerra degli Stati Uniti contro la Jugoslavia, i serbi abbatterono l’F-117 “invisibile” con un vecchio complesso missilistico antiaereo P-125 “Pechora“. Il primo missile strappò un’ala, il secondo colpì la fusoliera. Il pilota si eiettò e fu evacuato dalle forze speciali degli Stati Uniti.
Inoltre, l’eccessiva passione per invisibilità radar ha portato gli statunitensi a ridurre la stabilità dei loro velivoli, perdendo velocità, manovrabilità e sicurezza in volo. Tutto questo, difatti, dando retta a Tolkaciov, o meglio, al nostro controspionaggio. Non c’è da stupirsi che la saggezza popolare dica: “Senza l’intelligence sei cieco, e senza la contro-intelligence, indifeso”.

Aldrich Ames

Aldrich Ames

Il traditore soccorso da Reagan
– Come cadde l’agente “Sfera”?
C’è un detto nell’intelligence: “Per ogni traditore, trova un traditore”. Lo trovarono per Tolkaciov. Anzi, due. Il primo, nell’ottobre 1984, fu Edward Lee Howard. Questo agente della CIA si preparava a recarsi a Mosca come corriere per l'”area”. Ma prima di partire non superò la macchina per la verità. Era tossicodipendente. La CIA lo licenziò e si ritirò a Vienna, dove si rivolse al personale dell’Ambasciata sovietica (da un funzionario del KGB) e per 150mila dollari vendette “Sfera” con le frattaglie (Howard poi si stabilì in URSS, dove morì nel 2001). All’inizio dell’85, queste informazioni furono confermate dalla nuova “talpa” del KGB a Langley, Aldrich Ames, a capo del dipartimento sul controspionaggio estero sovietico della CIA (gli yankees l’arrestarono nel ’94 dandogli l’ergastolo). I nostri ragazzi del 2.do Direttorato (Direzione del controspionaggio del KGB) “si misero alla coda” del traditore, effettuando una ricerca segreta nell’appartamento, trovando un nascondiglio e spiandone il gioco con gli statunitensi. Era necessario identificare le comunicazioni di Tolkaciov presso l’Ambasciata degli Stati Uniti. Quando ciò fu fatto, il gruppo “Alfa” ebbe l’ordine di arrestarlo. Sotto il peso di prove inconfutabili Tolkaciov confessò immediatamente ed iniziò a collaborare. Di conseguenza, a Mosca furono presi i suoi contatti con la CIA. Le indagini durarono circa un anno, nel 1986 fu condannato a morte.

– Dicono che del traditore si occupò il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan?
Così fu, Reagan, durante una visita ufficiale a Mosca nell’ottobre 1986, chiese a Mikhail Gorbaciov la cessione di Tolkaciov alla giurisdizione degli Stati Uniti: “Dopo tutto, lo spionaggio è una guerra senza cadaveri, non è vero signor Gorbaciov?” Il segretario generale deluse il presidente: “Troppo tardi… E’ stato giustiziato…” In effetti, la sentenza fu eseguita il 24 settembre. A un incontro del Politburo di fine settembre, a Gorbaciov lo disse il Presidente del KGB dell’URSS Viktor Chebrikov. Così Reagan arrivò troppo tardi…

Gennadij E. Sokolov

Gennadij E. Sokolov

Gennadij E. Sokolov, laureatosi presso l’MGIMO. Ha lavorato nel Regno Unito, Danimarca, Svizzera. Incaricato d’affari in oltre 30 Paesi, ed autore di libri sulla storia del confronto tra le intelligence russe e inglesi, pubblicati anche all’estero: “La spia nuda”, “Bomba per il primo ministro. Una spia russa a Londra”, “Linea della morte. Il fallimento dell’operazione Claret”, “Shock dai Windsor. A caccia del porno reale”, “L’ennesima spia”. Co-autore di documentari sulla storia dello spionaggio.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora