Perché le ambizioni marittime dell’Iran crescono?

Nina Lebedeva, New Eastern Outlook 09.11.2017Molti politici, esperti e media potrebbero senza dubbio constatare che, quasi dai primi giorni del soggiorno alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha sistematicamente accumulato oscure nubi nei cieli dell’Iran:
1. Il 29 gennaio 2017, Trump avvisava i leader della Repubblica islamica iraniana (IRI) di giocare col fuoco dopo il test missilistico iraniano condotto quel giorno. Infatti, secondo la dichiarazione del consigliere della Guardia rivoluzionaria iraniana del Leader della Repubblica islamica Sayyid Ali Hosseini Khamenei, Mahatba Dhualnuri, questi missili hanno una portata tale da poter facilmente raggiungere gli impianti militari statunitensi in Bahrayn o sull’isola Diego Garcia nel cuore dell’Oceano Indiano. Questo non è evidentemente nell’interesse degli strateghi del Pentagono, in quanto significa perdere la base essenziale agli Stati Uniti per proiettare potenza in Africa orientale, Medio Oriente, Asia del Sud-Est e Mar Cinese.
2. Nella scorsa estate, gli scontri (già verificatisi nel Golfo Persico) tra navi iraniane e statunitensi, accompagnate da elicotteri e dalla portaerei Nimitz, per deliberatamente e ripetutamente dimostrare forza testando capacità, azione e reazione iraniane, divenivano sempre più frequenti. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti indicavano l’aggressività delle azioni della flotta iraniana e le numerose manovre negli stretti di Hormuz e Bab al-Mandab, nel Golfo Persico e nell’Oceano Indiano, che avrebbero interferito con la libertà di navigazione, ecc.
3. Seguirono le affermazioni di Donald Trump contro l’Iran di non rispettare lo spirito dell’accordo del 2015 sulla natura pacifica del programma nucleare. Tra gli ultimi attacchi contro l’Iran c’era l’annuncio del 6 ottobre sull’imposizione di nuove sanzioni all’Iran per i suoi test missilistici, aiuto e sponsorizzazione del terrorismo ed attacchi informatici e l’accusa del 8 ottobre di sostenere la RPDC (Teheran continua a commerciare con la Corea democratica).
4. Il 13 ottobre, Trump promulgò una dura strategia verso l’Iran. Accusando Teheran d’interferire nei conflitti in Siria, Yemen, Iraq e Afghanistan e di sostenere al-Qaida e i taliban, propose di modificare i termini dell’accordo nucleare con l’Iran ed imporre sanzioni contro la formazione militar-politica del “Corpo della Guardia Rivoluzionaria Islamica” (l’élite delle Forze Armate dell’IRI o IRGC).
Quanto convincente e completo è l’elenco di tali affermazioni assai controverse degli Stati Uniti da adottare tale pressione contro l’Iran? Sembra che sia stata presentata una lista piuttosto lunga dei “peccati” di Teheran, in cui l'”accordo nucleare” è riconosciuto innanzitutto il più grave da Trump. Infatti, aiuta l’Iran ad essere in cima nello sviluppo economico e politico regionale e oltre. Ma secondo quali meccanismi? In breve, ciò ha a che fare, in primo luogo, con la promozione della leadership iraniana dell’idea di consolidare l’intero mondo islamico di fronte alle sfide attuali. Un passo serio lungo questa strada fu, tra l’altro, l’istituzione dell’unione tripartita per risolvere la situazione nella Repubblica araba siriana, comprendente Russia, Iran e Turchia. In secondo luogo, questo comporta anche le aspirazioni del Paese nel creare un arco dalle proprie frontiere al Libano. Il piano da un lato amplia notevolmente la sfera d’influenza e dall’altro preoccupa Stati Uniti ed Israele, nei pressi delle cui frontiere l’Iran sarà presente. In terzo luogo, la graduale ripresa del potenziale economico iraniano e i suoi legami con l’occidente ne incrementano l’importanza nella regione. Al fine di rafforzare sia il primo che il secondo, Teheran intende costruire una ferrovia per il Mediterraneo, una mossa inaccettabile per gli Stati Uniti. Tuttavia, non si può non riconoscere l’importanza di un altro meccanismo nell’avanzata dell’Iran.
Il fattore marittimo affrontato dall’Ayatollah Sayyed Ali Khamenei all’inizio del 2014, sottolineando la necessità di creare una flotta in grado di proiettare potenza all’estero e di operare negli oceani. Un progetto simile fu elaborato durante il regime dello Shah, quando fu prevista anche l’acquisizione di basi nelle Mauritius e Maldive, ma dopo il rovesciamento, la missione fu abbandonata. Una flotta forte rende possibile la dimostrazione della bandiera in luoghi dove necessario; stabilire una linea di difesa e creare basi operative al di fuori dello stretto di Hormuz; pattugliare le rotte iraniane; creare una rete di collegamenti coi partner e generalmente proiettare influenza e potenza. Tenendo presente questo aspetto, l’Iran ha iniziato la modernizzazione della flotta. Nel 2016, aveva in servizio 18000 marinai, senza contare i 20mila della Marina dell’IRGC. Teheran aveva 7 fregate, 32 pattugliatori veloci in grado di operare in “acque verdi” armati di missili antinave S-800 Noor, un distaccamento significativo di barchini per pattugliare lo Stretto di Hormuz e 5 posamine per minare lo stretto, se necessario. La flotta sottomarina è costituita da 29 sottomarini, di cui 5 d’altura. Oltre agli sforzi per produrre propri armamenti navali (nonostante il segreto sui dati dell’ammodernamento, nel dicembre 2016 i funzionari iraniani confermarono di lavorare su una portaerei e sulla costruzione di sottomarini e navi nucleari). L’Iran considerava le opzioni di acquisto, soprattutto da Russia e Cina. Nel febbraio 2016, il Ministro della Difesa Hossein Dehghan visitò Mosca per discutere la fornitura di armamenti per 8 miliardi di dollari, come sistemi missilistici mobili costieri “Bastion“, fregate e sottomarini diesel-elettrici. Le priorità nei negoziati 2014-2016 con Pechino erano accordi sulla cooperazione navale e la possibilità che l’Iran acquistasse navi, sottomarini e missili dalla Cina.
Il potenziale crescente della Marina Islamica Iraniana consente di ampliare il livello tecnico-militare e i limiti delle manovre navali (su un’area di circa 2 milioni di chilometri quadrati) fino al Mar Rosso (importante accesso al Mediterraneo e all’Atlantico, secondo gli strateghi iraniani) e l’Oceano Indiano, il cui sviluppo è estremamente importante, anche per ulteriori test dei missili balistici. Durante le manovre Velayat 95 nel febbraio e luglio del 2017, le navi della 47.ma flottiglia simularono una battaglia navale, impiegando droni aerei e testando vari tipi di missili per proteggere le rotte commerciali e petrolifere della Repubblica islamica. Espandendo le dimensioni delle manovre dell’aprile 2017, la Marina iraniana le condusse insieme all’Oman sulle sue sponde, che, come sottolineò il comandante in capo della Marina iraniana, Ammiraglio Hussein Azad, erano di natura difensiva e in risposta alla “campagna iranofoba” scatenata dai nemici dell’Iran. Comprendendo chiaramente il crescente ruolo della regione Indo-Oceano negli affari del mondo, Teheran è più attiva nell’utilizzare la diplomazia navale. Così, dal marzo 2017, i distaccamenti della Marina iraniana intraprendono visite in Pakistan, India, Oman, Tanzania, Azerbaigian, mentre sono in corso anche piani per diverse missioni per “mostrare bandiera” in Sud Africa, Federazione Russa, Kazakistan, ecc. I media russi hanno ampiamente pubblicato la prima visita del distaccamento di navi della 44.ma flottiglia iraniana dell’Atlantico, tuttavia non confermata da alcuni esperti. L’Iran rafforza attivamente i propri legami con alcuni Paesi marittimi (Pakistan, Sri Lanka, Indonesia, Djibouti, ecc., anche in ambito navale). Allo stesso tempo, gli strateghi iraniani elaborano piani a lungo termine per contrassegnare pienamente la presenza navale al largo delle coste dell’India e nelle acque dello stretto di Malacca, che insieme ad Ormuz e Golfo Persico costituiscono il triangolo strategico del flusso petroliero e di merci maggiore nella regione, in cui è richiesta la partecipazione iraniana a difesa degli interessi della Repubblica islamica. Ciò sembra risultare dalla dichiarazione ufficiale piuttosto imprevista delle autorità iraniane del novembre 2016 sulla necessità di stabilire basi (oltre alle 6 basi già operanti nel Golfo e le 2 situate sulle isole, come Bandar Abbas), in Yemen e Siria, che secondo gli ammiragli dell’Iran, saranno 10 volte più efficaci delle armi nucleari ed espanderanno la presenza iraniana sul Mediterraneo e la capacità di aiutare gli alleati della Repubblica Islamica dell’Iran.
Sembra che, anche se vi è molta retorica su questi piani, non tutto ciò riuscirà, poiché il potere di attuarlo è ancora piuttosto limitato. L’IRI non sembra pronta a deviare dalla rotta per diventare uno degli attori più attivi delle relazioni internazionali nell’area dell’Oceano Indiano. E la situazione dell’Iran, soprattutto sulla sua rotta, terrestre e marittima, darà a Donald Trump un altro “mal di testa” dopo la Corea democratica.Nina Lebedeva, studiosa presso l’Istituto di Studi Orientali dell’Accademia delle Scienze Russa (RAS), esclusivamente per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Annunci

Pakistan e Iran stringono i legami militari

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 8 novembre 2017La visita del capo dell’esercito pakistano, Generale Qamar Javed Bajwa, a Teheran (6-7 novembre) va considerata significativa. Bajwa è stato ricevuto dal Presidente Hassan Rouhani, dal Ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif e dal Ministro della Difesa Generale Amir Hatami, oltre che dai comandanti militari. Ciò sarebbe la prima volta che un capo dell’esercito pakistano incontra il comandante del Corpo della Guardia Rivoluzionaria Islamica (IRGC). Naturalmente, l’IRGC può essere descritto come Guardia Praetoriana del regime islamico diretto dal leader supremo Ali Khamenei, ma le sue forze speciali, note come Forza al-Quds (comandate dal carismatico Generale Qasim Sulaymani) operano all’estero. La Forza al-Quds riferisce direttamente al leader supremo Ali Khamenei. Senza dubbio, l’incontro del Generale Bajwa col Comandante dell’IRGC Generale Mohammad Ali Jafari a Teheran è un evento di eccezionale importanza. L’amministrazione Trump recentemente ‘ha sanzionato’ l’IRGC. Durante l’incontro con Bajwa, Jafari ha proposto di condividere le “esperienze” dell’IRGC con le forze pakistane. Citando Jafari, “Avendo 40 anni di esperienza nella resistenza alle minacce nemiche, la Repubblica Islamica dell’Iran è pronta a trasferire le proprie competenze nella difesa al Pakistan“, avvertendo che “nazioni e Stati regionali (musulmani) affrontano l’inimicizia di Stati Uniti e regime sionista e certi attentati sono volti ad aggravare l’insicurezza del Pakistan, che va affrontata col sostegno alle forze popolari insieme alle forze armate e di sicurezza”. (FARS)
Infatti, maggiore sicurezza e cooperazione militare tra Iran e Pakistan sono state ripetutamente sollecitate da entrambe le parti. In particolare, IRNA citava il Presidente Rouhani affermare che l’Iran è “deciso ad ampliare la cooperazione militare in vari settori, come addestramento, esercitazioni, industria militare e scambio di esperienze“. Rouhani aggiungeva che il terrorismo e le differenze settarie e etniche sono i problemi principali nei Paesi musulmani e ‘alcune potenze globali’ hanno un ruolo nell’alimentarle. Affermava che le grandi potenze sono contro unità e fratellanza tra i Paesi musulmani. Bajwa assicurava gli interlocutori iraniani che il Pakistan non permetterà ad alcun Paese terzo d’interferire nelle relazioni con l’Iran. Un comunicato stampa dell’ISPR d’Islamabad sulle riunioni di Bajwa, affermava: “I leader di entrambe le parti hanno accettato d’impegnarsi a una maggiore cooperazione bilaterale collaborando per contribuire agli sviluppi positivi su altre questioni riguardanti la regione“. Nel complesso, Iran e Pakistan ritengono necessario avvicinarsi maggiormente per armonizzare la propria politica regionale anche quando si preparano a contrastare la crescente pressione degli Stati Uniti. D’altra parte, con le crescenti tensioni tra Iran e asse Stati Uniti-Arabia Saudita-EAU-Israele, per Teheran è imperativo preservare pace e tranquillità al confine orientale col Pakistan. Anche per il Pakistan la neutralità positiva dell’Iran verso a rivalità con l’India è utile e necessaria. (Tehran Times)
Iran e Pakistan sono interessati alla situazione in Afghanistan. Condividono l’inquietudine sulla prospettiva dell’aperta presenza militare statunitense in Afghanistan e sospettano le intenzioni statunitensi. Tuttavia, resta da vedere se con una svolta rispetto al passato, Teheran e Islamabad effettivamente collaboreranno sul problema afgano, anche se la recente tendenza degli attacchi anti-sciiti di nuovi gruppi insorti come Stato islamico del Qurasan (forse col sostegno statunitense/saudita/israeliano) è preoccupante per Iran e Pakistan. I colloqui di Bajwa a Teheran riguardavano la cooperazione nell’informazione. Chiaramente, gli allineamenti regionali vanno a vantaggio del Pakistan, in particolare su due aspetti: gli stretti legami dell’India con Stati Uniti ed Israele (che Teheran sicuramente guarda da vicino); e la crescente ostilità tra Iran e asse statunitense-israeliano-saudita. Al contrario, il Pakistan affronta un’impegnativa acrobazia, con l’asse Arabia Saudita-EAU che si prepara all’aperto confronto con l’Iran. Di certo, l’avvicinamento Iran-Pakistan sarà salutato da Cina e Russia. L’Iran è interessato a partecipare all’Iniziativa Via della Seta della Cina. Allo stesso modo, gli accordi energetici da 30 miliardi di dollari firmati da Russia e Iran la settimana prima (durante la visita del Presidente Vladimir Putin a Teheran) sono stati interpretati come mossa di Mosca per darsi una base strategica nel Golfo Persico. Il Ministro dell’Energia russo Aleksandr Novak avrebbe citato il piano della Gazprom per costruire gasdotti dall’India e/o Pakistan al Golfo Persico. Alla riunione a Teheran con Bajwa, Zarif osservava la disponibilità dell’Iran a fornire gas al Pakistan. È interessante notare che Gazprom firmava un accordo iniziale col fondo d’investimento iraniano IDRO per collaborare su progetti petrolieri, gasiferi ed energetici non specificati nella regione.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Russia, Iran, Azerbaigian: alleanza emergente

Alex Gorka SCF 08.11.2017La visita del Presidente Vladimir Putin in Iran è considerata la prima storica. Il 1° novembre, il presidente era a Teheran per partecipare al vertice tripartito Iran, Russia e Azerbaigian. L’evento si era tenuto in considerazione delle ulteriori sanzioni imposte contro Russia e Iran il 31 ottobre dal dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. È naturale per le nazioni sotto sanzioni avvicinarsi. Il leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamenei aveva detto a Vladimir Putin che Teheran e Mosca devono rafforzare la cooperazione per isolare gli Stati Uniti e contribuire a stabilizzare il Medio Oriente. Alla fine del vertice, i presidenti di Russia, Iran e Azerbaigian firmavano la dichiarazione di Teheran. I leader annunciavano piani congiunti per ampliare la collaborazione nel settore petrolifero e gasifero nonché piani di scambio su energia elettrica e formazione di un mercato unico. Si prevede di utilizzare le valute nazionali nelle operazioni commerciali invece del dollaro statunitense. I piani prevedono la partecipazione degli investitori e dei settori privati russi aderendo ai progetti infrastrutturali iraniani, come industria, energia e ferrovie. La Russia detiene le maggiori riserve di gas naturale nel mondo. L’Iran detiene le seconde riserve di gas naturale del mondo. Insieme le due nazioni rappresentano circa il 50% delle riserve mondiali di idrocarburi. Unite possono influenzare significativamente i mercati mondiali. La dichiarazione di Teheran proclama l’intento di sviluppare la cooperazione a tre, tra cui l’atteso corridoio internazionale dei trasporti nord-sud (INSTC), rotta stradale, ferroviaria e marittima di 7200 km per collegare Oceano Indiano e Golfo Persico al Mar Caspio attraverso l’Iran, e quindi connettersi all’Europa settentrionale attraverso la Russia. Il progetto comprende dieci altri Paesi, collegando Azerbaigian e Armenia nel Caucaso, poi verso nord-ovest Turchia, Bielorussia, Siria e Bulgaria con l’Oman in Medio Oriente, nonché a nord-est con Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan. L’Iran prevede inoltre di costruire una ferrovia per il Mediterraneo attraverso Iraq e Siria. La Russia potrebbe partecipare all’attuazione del progetto.
Un accordo temporaneo sulla creazione di una zona di libero scambio tra l’Unione economica eurasiatica (UEE) e l’Iran dovrebbe essere firmato alla fine dell’anno. Un progetto di accordo tra Iran ed UEE fu firmato a Erevan, in Armenia, il 5 luglio dopo più di un anno di negoziati per la riscossione delle tariffe preferenziali di esportazione su 350 prodotti industriali iraniani in cambio di 180 merci dell’UEE. I negoziati sull’accordo di libero scambio con l’Unione economica eurasiatica chiariscono che altre nazioni non seguiranno gli Stati Uniti se escono dall’accordo nucleare con l’Iran. Con l’interesse economico globale per l’Iran e l’impegno internazionale per l’accordo, Teheran sembra continuare a reintegrarsi nell’economia globale. L’Iran ha aderito alla Russia alla guida del processo di pace siriano, diventando parte del processo di pace di Astana. L’invio di armamenti russi, tra cui il sistema missilistico antiaereo S-300 consegnato lo scorso anno, aiuta Teheran a mantenere la difesa, in particolare in vista del possibile intervento statunitense.
L’Azerbaigian è un attore regionale molto importante: uno Stato secolare che ostacola la diffusione dell’estremismo religioso. Baku guadagnerà molto entrando nella zona di libero scambio tra UEE e Teheran. La logica e i vantaggi economici dell’area di libero scambio sono evidenti. Riunirà economie altamente compatibili e consoliderà i collegamenti economici e commerciali in Asia centrale ed Eurasia meridionale. Permetterà anche all’Azerbaigian di riprendere i legami commerciali con l’Armenia, membro dell’UEE, facendo in modo di risolvere il conflitto congelato del Nagorno-Karabakh. Il formato Mosca-Teheran-Baku sarà molto più efficiente dell’OSCE nel trovare una soluzione pacifica al problema. La costruzione di una ferrovia dall’Iran alla Russia attraverso l’Azerbaigian era una questione all’ordine del giorno. L’Azerbaigian è pronto a stanziare 500 milioni di euro per modernizzare la sua sezione del corridoio ferroviario. Il Presidente Putin ha detto che la Russia è pronta a fornire gas all’Iran via Azerbaigian. Secondo lui, Mosca e Baku non dovrebbero competere sui progetti energetici. Questa è una questione di particolare importanza per Baku in vista degli ostacoli creati al gasdotto azero per l’Europa. Quest’estate, un gruppo di ONG influenti, tra cui Greenpeace, Bankwatch Network, Friends of Earth Europe e Climate Action Network Europe, invitavano la Commissione europea a ritirare il sostegno al Gasdotto Trans-Adriatico (TAP) di 878 chilometri che si estende dall’Azerbaigian. Il pretesto utilizzato è il possibile danno climatico e la crescente dipendenza energetica da regimi politici oppressivi (cioè l’Azerbaigian). L’Azerbaigian ha buone ragioni per dubitare dell’affidabilità dell’occidente. Baku vi è regolarmente criticata come “dittatura”. Le ONG occidentali in Azerbaigian spesso sostengono apertamente i capi anti-governativi facendo temere al governo dell’Azerbaigian d’essere obiettivo di una rivoluzione colorata occidentale.
La crescente collaborazione tra le tre potenze è solo una delle tendenze che modellano il panorama regionale. C’è anche l’alleanza emergente Turchia-Iran-Qatar, che collaborano tutti strettamente con Mosca. Il processo di ravvicinamento tra Russia, Iran e Azerbaigian continuerà. La prossima riunione trilaterale si terrà a Mosca nel 2018. Se i piani concordati al vertice di Teheran passeranno, il quadro del Medio Oriente e dell’Asia meridionale cambierà con molti Paesi delle regione riuniti dagli interessi economici. L’influenza degli Stati Uniti diminuirà notevolmente. La Via della Seta della Cina e il ponte energetico Russia-Azerbaigian-Iran creeranno le condizioni per un mondo multipolare.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Gazprom e Iran finalmente hanno la pipeline dei sogni

Tom Luongo, 1 novembre 2017Chi segue la geopolitica saprà qualcosa del gasdotto IPI. IPI sta per Iran-Pakistan-India. Potrei scrivere un libro sulle turbolenze della politica estera statunitense e russa sui ritardi di questo gasdotto, rallentato almeno per un decennio. Quindi oggi RT riferisce che: “Mosca e Teheran firmeranno un memorandum d’intesa per avviare un nuovo gasdotto, secondo il Ministro dell’Energia russo Aleksandr Novak. I due Paesi costruiranno un gasdotto di 1200 chilometri dall’Iran all’India, con l’importante ruolo di Gazprom nel sviluppare diversi giacimenti iraniani lungo il futuro gasdotto”. Mentre i dettagli sono scarni, sembra che non si tratti del vecchio gasdotto IPI che collegava l’Iran orientale all’India settentrionale attraverso il porto pakistano di Gwadar e il Baluchistan. Ci sarà, apparentemente, un segmento subacqueo nel Golfo Persico.

Hillary e la storia
Se odio colpire un cane morto, uno dei principali ostacoli all’IPI non era altri che Hillary Clinton. Era un’importante azionista della società che promuoveva la pipeline TAPI (Turkmenistan, Afghanistan , Pakistan, India) sua concorrente (e praticamente mai economica). La pipeline TAPI fu un importante obiettivo della politica estera statunitense dell’amministrazione Clinton e priorità di Bush il minore. Clinton mise al centro del suo mandato da segretaria di Stato completare la TAPI. Ma non ci riusci mai. Infatti, né IPI né TAPI furono costruiti. La TAPI è la ragione principale delle sanzioni all’Iran nel 2012 e relativa esclusione dal sistema SWIFT, non il programma nucleare. Dopo circa 20 anni di contestazioni, tra cui l’invasione dell’Afghanistan, finalmente veniva costruita la TAPI. “La capacità annua del gasdotto sarebbe di 33 miliardi di metri cubi, la lunghezza di 1814 chilometri e il preventivo stimato a 10 miliardi di dollari. Il governo turkmeno aveva affermato che l’azienda statale Turkmengas sarebbe stata il principale investitore della TAPI. Il Turkmenistan iniziò a costruire la sua sezione nel dicembre 2015 e la costruzione dovrebbe durare tre anni. Il quadro temporale delle costruzioni delle sezioni afgana e pakistana non è ancora stato deciso”. Si noti che questa cattedrale nel deserto sarà completata tra almeno 7 anni, se mai accadrà. Non fu mai convincente perché è difficile mettervi d’accordo tutti. Mentre l’Iran costruiva il proprio ramo del gasdotto IPI sotto le sanzioni statunitensi. Clinton avrebbe tratto milioni dalla TAPI e gli USA dedicarono le risorse di quasi tre amministrazioni per costruirla. È una delle ragioni principali per cui non possiamo lasciare l’Afghanistan. I costi della guerra afgana sono sopportati da questo, secondo l’articolo del Wall St. Journal del 2012 che lo chiarisce bene, (nota, il link è su newcentralasia.net, visto che l’articolo originale è a pagamento): “Washington non può aspettare altri cinque anni per ulteriori azioni sulla TAPI. Dopo il ritiro dei militari statunitensi l’anno prossimo, il governo dell’Afghanistan avrà scarse entrate legali. La TAPI può dare a Kabul centinaia di milioni di dollari all’anno e creare circa 50000 posti di lavoro. E ciò darà a tre Stati chiave della regione, Pakistan, India e Iran, un interesse strategico nel successo dell’Afghanistan. I progressi sulla TAPI apriranno anche molti altri progetti trans-afghani, tra cui strade e ferrovie, al centro della strategia della “Nuova Via della Seta” dell’economia afghana. La Casa Bianca dovrebbe capire che se la TAPI non viene costruita, né le sanzioni statunitensi né quelle delle Nazioni Unite impediranno al Pakistan di costruire una pipeline dall’Iran. Questo progetto presumibilmente “pronto” arricchirà Teheran e ne aumenterà notevolmente il peso in Afghanistan e nella regione. Se Washington molla la TAPI, Cina, India e Russia saranno tentate di costruirla. Ciò genererà tensioni tra queste potenze nucleari spesso in competizione ed emarginerà gli Stati Uniti. La Russia ha già iniziato a spingere l’India a partecipare alla TAPI”. Quindi hanno ritardato l’infrastruttura energetica vitale del Pakistan e dell’India per più di 10 anni per impedire all’Iran di avere influenza nella regione. Era più importante subire una guerra per la pipeline piuttosto che convincere la popolazione della regione ad accedere a un’abbondante offerta di energia economica. Inoltre, se c’è la speranza di completare la TAPI, succederà con l’aiuto di Russia, Cina e India nel stabilizzare l’Afghanistan, finalmente ponendo fine al conflitto tra Kabul e i taliban.

L’IPI è morto, lunga vita all’IPI
Il gasdotto IPI è sempre stato la soluzione migliore per l’India che non la TAPI. L’annuncio del Ministro dell’Energia russo dice molte cose indirettamente:
1. L’India non poteva più aspettare sul gasdotto dovendo alleviare gravi necessità energetiche.
2. L’influenza statunitense nella regione, che perde militarmente in Iraq e Siria, svanisce assai rapidamente.
3. L’influenza di Hillary Clinton sulla politica estera è ridotta a zero, essendo stata una delle maggiori sostenitrici della TAPI.
4. Il nuovo gasdotto IPI sarà pronto prima del ramo turkmeno della TAPI.
5. La Russia è, naturalmente, la grande vincitrice e Gazprom può estendere l’influenza sull’Asia centrale.
6. L’Europa ha sempre meno probabilità d’imporre le sanzioni statunitensi alle proprie aziende che lavorano con Iran e Russia sui programmi energetici, data l’impossibilità di controllarne discorso e risultati.
Nelle ultime due settimane, come avevo già notato qui e qui, Iraq e Iran hanno compiuto enormi passi diplomatici oscurando le ritorsioni degli Stati Uniti. Non ne abbiamo. Trump è giustamente dedito alla politica interna e i neocon che gestiscono la politica estera non hanno risposte all’attuale serie di sconfitte. Un deciso ingranaggio dell’iniziativa Fascia e Strada della Cina è stato preso. Gli Stati Uniti non hanno alcuna risposta se non bombardare ancora l’Afghanistan, assicurandosi che la pipeline dei loro sogni non venga mai completata.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Trump non imparerà mai a non giocare a scacchi contro i persiani

Tom Luongo 30 ottobre 2017In tutte le discussioni sulla geopolitica, ogni volta che qualcuno fa apparire l’Iran come un gruppo di selvaggi, spappagallando le idee dei neocon, gli ricordo che sono persiani. E i persiani inventarono gli scacchi. Confondere l’Iran col mondo arabo, SIIL, al-Qaida, ecc., non solo è da ignoranti ma anche pericoloso. Perché facendo così, si sottovaluta il nemico. E questo, amici miei, è sempre il primo passo verso la sconfitta. Donald Trump farebbe meglio a capirlo subito o la sua amministrazione sarà contrassegnata da un errore in politica estera dopo l’altro, finché ci ritroveremo in un altro situazione alla Saigon, molto probabilmente in Afghanistan. Lo scorso weekend l’Iran faceva sapere che gli Stati Uniti gli si erano avvicinati per un incontro segreto tra Trump e il Presidente Hassan Rouhani, il giorno dopo che Trump fece uno dei discorsi più asinini nella storia delle Nazioni Unite. E Rouhani rifiutò decisamente. E la scorsa settimana, il segretario di Stato Rex Tillerson chiese all’Iraq di cacciare la Guardia Rivoluzionaria dell’Iran, ora che è stata vinta la guerra allo SIIL. L’Iraq ha detto a Rex senza messi termini di attaccarsi. Qualcuno ha notato quanto poco sia stato detto sulla Turchia che acquista sistemi di difesa missilistica S-400 dalla Russia? Oh, certo, questo fine settimana un generale della NATO ha fatto un po’ di casino, ma qui si tratta di un importante alleato della NATO che acquista sistemi di difesa missilistica russi all’avanguardia, e non c’è stata alcuna rappresaglia da Washington che abbia spinto la Turchia a cambiare idea.

Il nocciolo dell’accordo
La forma dei negoziati internazionali in stile estremi “bastone e carota” di Trump non ha funzionato, ancora una volta, contro chi non sia già nostro servo, come l’Arabia Saudita. Non ha prodotto risultati da considerarsi una vittoria sul campo di battaglia geopolitico. E c’è un motivo. Trump gioca a poker mentre i suoi avversari a scacchi. Il bluff negli scacchi è fondamentalmente diverso da quello nel poker. Perciò Trump non può prevalere su Putin in Russia, Xi in Cina o Rouhani in Iran. Vedono le sue mosse a un miglio di distanza, subito decidendo cosa fare dopo, o altro. Il discorso di Trump all’ONU è stato un chiaro richiamo all’avvio di una politica monetaria aggressiva, pur con una retorica bellica diplomatica e militare. Il culmine del triplice attacco è monetario. L’Iran non ne ha paura. A differenza del 2012 ha vari alleati ad aiutarla in caso di ulteriore isolamento economico: Russia e Cina. Ma ha anche un sorprendente nuovo alleato, l’Unione europea, in cattive condizioni economiche e che saluta nuovi affari con l’Iran, in particolare il partenariato per riportare l’esportazione di petrolio e gas dell’Iran ai livelli pre-sanzione. Russia e Cina sono meglio preparate a sostenere l’Iran nella resistenza al bullismo di Trump. Entrambe le economie sono assai meno dollarizzate rispetto al 2012. Tante banche russe sono state sanzionate dagli Stati Uniti, quindi non gli costerà niente fare affari con l’Iran. La Cina semplicemente ignorerà le sanzioni, ora che si è tolta i guanti. Mentre Trump sfida l’Iran, la Cina tenta discretamente di dominare l’Arabia Saudita offrendosi di acquistare la partecipazione nella Saudi Aramco, di cui propone un’OPA da quasi due anni. Il Qatar, altro nuovo alleato dell’Iran, ha appena detto al mondo ciò che sapevamo già, che Stati Uniti, Turchia, Arabia Saudita e Qatar (e anche Israele) hanno cospirato per distruggere la Siria armando i wahabiti, uccidendo e cacciando milioni di siriani poi usati come pedine nella cinica politica europea di distruzione della propria cultura. La Russia ha detto no. L’Iran ha detto no. La Cina ha detto no. E ora Trump pensa di usare l’accordo nucleare come carta di contrattazione per riportare le cose allo stato precedente?

Scacco matto di Rouhani
Ammettendo il rifiuto ad incontrare Trump, l’Iran ha detto al mondo che non ha paura degli USA Col crollo del piano B in Siria e Iraq, creando un grande Kurdistan, lo SIIL in rotta dappertutto e la Russia che gestisce la diplomazia allo stesso tempo, perché Rouhani dovrebbe incontrare qualcuno che ha ingannato tutti su ciò che succedeva in Siria. Tutto ciò riguarda pedoni e cavalieri posizionati per la vittoria. Vincere esporrà la doppiezza degli Stati Uniti sui negoziati politici in Siria per assicurarsi la dipartita delle truppe statunitensi dalla regione. In cambio, l’Iran sarà disposto a rinunciare al programma sui missili balistici. Probabilmente, una volta che le truppe statunitensi saranno sparite, la Guardia rivoluzionaria uscirà dalla Siria e la Russia controllerà Hezbollah e/o Hamas. Questo è ciò che vuole l’alleanza Russia-Cina-Iran. Ed ora può farlo. Il discorso di Trump all’ONU era così unilaterale da assicurarsi che l’Iran ne respingesse le proposte. Certo, so che Trump non va presso sulla parola, e lo sa anche Rouhani. Ma questo non significa che va presa la chiamata di Trump quando il telefono squilla. Sempre più il discorso all’ONU sembra essere un atto di totale disperazione, scritto dall’ala israeliana del partito repubblicano per costringere Trump a una posizione politica che avrebbe dovuto sostenere, o gli avrebbe perdere ciò che rimane della credibilità statunitense in Medio Oriente. E l’Iran l’ha visto per ciò che era. Ora, si avvia alla vittoria. Scacco e matto.Traduzione di Alessandro Lattanzio