Il Pakistan fa “Perno” acquistando armi da Cina e Russia

Zero Hedge, 30/01/2018La decisione del Presidente Trump di celebrare il nuovo anno demonizzando il Pakistan su twitter si è in gran parte adombrata. In un’intervista al Financial Times, il Ministro della Difesa del Pakistan Khurram Dastgir Khan ha detto che il Pakistan espande le relazioni con Russia e Cina, mentre le relazioni con Washington si deteriorano in seguito alla sospensione di oltre 2 miliardi di dollari in aiuti militari ad Islamabad. Khan ha detto che il suo governo attua la “ricalibratura regionale della politica estera e di sicurezza del Pakistan“, il che implica che le Forze Armate pakistane compreranno armi da Russia e Cina piuttosto che dagli Stati Uniti. “Il fatto che abbiamo ricalibrato la nostra via migliorando le relazioni con la Russia e approfondendole con la Cina, è una risposta a ciò che gli statunitensi hanno fatto“, affermava. Le osservazioni di Khan al Financial Times arrivavano tre settimane dopo che Pechino annunciava la costruzione di una seconda base militare estera, vicino al porto di Gwadar, nella provincia pakistana del Belucistan. I piani prevedono che la base di Jiwani sia una struttura aeronavale delle forze cinesi, situata a breve distanza dalla struttura portuale commerciale cinese di Gwadar, in Pakistan. Sia Gwadar che Jiwani fanno parte della provincia del Baluchistan occidentale del Pakistan…. La grande base aeronavale richiederà che il governo pakistano ricollochi numerosi residenti della zona. I piani ne richiedono il trasferimento in altre aree di Jiwani o nell’entroterra della provincia del Baluchistan. I cinesi hanno anche chiesto ai pakistani di effettuare un importante potenziamento dell’aeroporto di Jiwani, in modo che la struttura possa gestire grandi velivoli militari. I lavori per il miglioramento dell’aeroporto dovrebbero iniziare a luglio. La base navale e l’aeroporto occuperanno quasi l’intera penisola.
Khan chiariva che il Pakistan aveva iniziato il processo di “ricalibrazione” tre anni prima, quando acquistò elicotteri russi, indicandola non come nuova tendenza, ma le recenti azioni del presidente Trump hanno certamente spinto il Pakistan a gravitare verso Russia e Cina per la difesa. Le tensioni tra Stati Uniti e Pakistan sono le peggiori in 70 anni di amicizia. Khan notava che il Pakistan ha molti obiettivi simili a quelli di Washington, ma “ultimamente l’attenzione si è concentrata su aree divergenti. Abbiamo già acquistato alcuni elicotteri russi negli ultimi tre anni“, affermava. “Questo è ciò che chiamiamo ricalibratura regionale della politica estera e di sicurezza del Pakistan, a causa dell’infelice scelta che gli Stati Uniti continuano a fare“. All’inizio del mese, gli Stati Uniti dissero di sospendere il programma di assistenza per la sicurezza del Pakistan da 2 miliardi di dollari, perché il Paese non combatte il terrorismo interno. “Gli Stati Uniti hanno scioccamente dato al Pakistan più di 33 miliardi di aiuti negli ultimi 15 anni, e non ci hanno dato altro che menzogne e inganni, pensando che i nostri capi fossero pazzi“, scrisse il presidente Donald Trump all’inizio di gennaio. Khan definiva i tweet di Trump “profondamente offensivi” e “controproducenti“, e aggiunse: “È spiacevole che discutiamo di numeri (l’ammontare degli aiuti) mentre l’Afghanistan sfugge lentamente dal controllo statunitense ed afghano“. Khan notava che la spina dorsale dell’Aeronautica pakistana è l’F-16 Fighting Falcon della General Dynamic degli Stati Uniti, e secondo Khan Islamabad non ne riceve i pezzi di ricambio da Washington da due anni. “Ricorriamo alla nostra ingegnosità e ad altre fonti per mantenere la flotta aerea“, aveva detto. “Era molto difficile“. Considerando la negligenza di Washington nell’invio delle componenti per gli F-16 pakistani, Khan dichiarava di essere aperto al dialogo con la Russia sul caccia Sukhoj Su-35.
Circa nove giorni dopo il tweet del presidente Trump, Khan dichiarò che la cooperazione militare e d’intelligence con gli Stati Uniti sarebbe stata sospesa. È interessante notare che Pechino e Mosca hanno rilasciato dichiarazioni a forti sostegno del Pakistan dopo che Trump scatenava fuoco e furia su twitter. “Dobbiamo valutare il ruolo importante del Pakistan sulla questione dell’Afghanistan e rispettarne la sovranità e le ragionevoli preoccupazioni in materia di sicurezza“, aveva detto il diplomatico cinese Yang Jiechi al segretario di Stato Rex Tillerson, secondo i media cinesi. E infine, questa potrebbe essere la bomba: “Il fatto che abbiamo ricalibrato la nostra via migliorando le relazioni con la Russia e approfondendole con la Cina, è la risposta a ciò che gli statunitensi hanno fatto. Hanno le loro ragioni. Vogliono usare l’India, a nostro avviso, per contenere la Cina“, affermava Khan.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La Cina rafforza l’influenza sulle frontiere indiane

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 07.01.2018Come è noto, tutti gli Stati che confinano con l’India sonno zone di lotta indo-cinese per il predominio economico, politico e militare (ad eccezione del Pakistan, avversario tradizionale dell’India con o senza Cina). Anche quelli che tradizionalmente hanno collaborato con l’India, come Bangladesh, Repubblica delle Maldive, Nepal e Sri Lanka, gradualmente cambiano campo alleandosi con la RPC. Il Bhutan rimane finora sostenitore fidato dell’India. L’India lo sostiene attivamente nella disputa territoriale con la Cina dimostrandolo inviando militari nella valle di Doklam nell’estate del 2017, con conseguente acuirsi della disputa. Tuttavia, l’India perde con la Cina in altri Stati dell’Asia meridionale. La formula del successo della Cina è l’enorme investimento, che fa o promette, nelle economie dei Paesi cooperanti. Essendo la seconda economia del mondo, può permetterselo. La Cina propone la partecipazione al progetto infrastrutturale globale One Belt-One Road (OBOR) a tutti gli Stati interessati. Il progetto mira a unire le principali rotte commerciali del pianeta in un unico sistema e a promuovere l’integrazione economica globale. Nell’ambito del progetto, la Cina investe fondi nello sviluppo delle infrastrutture dei Paesi partner e propone assistenza nell’attuazione dei propri progetti economici. Nel 2017, la Cina continuava a lavorare sul Port City vicino al porto principale della capitale dello Sri Lanka, Colombo. Port City non è solo un porto marittimo, ma una nuova area residenziale con infrastrutture sviluppate, costruite dalla Cina dal 2016. È stato riferito che i cinesi avrebbero investito circa 1,5 miliardi nel progetto e che sarò il maggiore investimento dall’estero nella storia dello Sri Lanka. Nel dicembre 2017, lo Sri Lanka affittava il porto di Hambantota alla Cina per 99 anni. Questo porto è considerato un sito strategicamente importante nell’Oceano Indiano. La Cina pagherà allo Sri Lanka 1,2 miliardi di dollari a rate per l’affitto. Il primo acconto dell’importo di 292 milioni è già stato dato. Allo stesso tempo, la leadership dello Sri Lanka affermava che l’affitto aiuterà il Paese a pagare i vecchi debiti. Poco dopo, i media riferivano che la Cina potrebbe investire 1 miliardo di dollari nella costruzione del Centro finanziario internazionale di Colombo nel territorio di Port City. La Cina afferma che svilupperà il porto di Hambantota e lo trasformerà nel principale centro logistico. Tuttavia, l’India teme che la Cina crei una base militare a causa dell’importanza strategica del porto. Data la posizione vicina dello Sri Lanka alle coste indiane, la situazione è sfavorevole all’India. Dopo l’affitto di Hambantota, New Delhi accusava Pechino di voler imporre a tutti i Paesi in via di sviluppo che partecipano all’OBOR la schiavitù del debito. Secondo gli indiani, la Cina distribuisce intenzionalmente enormi prestiti che non possono restituire, e la storia del porto di Hambantota, che lo Sri Lanka ha dovuto affittare per i debiti verso la RPC, è un brillante esempio. Allo stesso modo, secondo i rappresentanti indiani, la Cina affittava terreni dal governo di Gibuti per la prima base militare estera aperta nell’agosto 2017, e allo stesso modo la RPC progetta di acquisire e utilizzare il porto keniota di Mombasa, “porta” dell’Africa orientale. Ciononostante, alcuno dei partner dei cinesi si è ancora lamentato, e sempre più Paesi collaborano aderendo al progetto OBOR.
Alla fine del 2017, la RPC ha concluse un accordo di libero scambio con le Maldive. La Repubblica delle Maldive (MR), come lo Sri Lanka, è uno Stato insulare al largo delle coste dell’India. Proprio come lo Sri Lanka, le Maldive hanno legami culturali e di amicizia di lunga data con l’India, ma la Cina controlla le principali fonti di reddito agendo da principale fonte di turismo e principale importatore di frutti di mare maldiviani. Le Maldive prevedono che il libero scambio con la RPC porterà ad un aumento significativo delle entrate. Pertanto, l’accordo sull’ALS è stato firmato nonostante l’indignazione dell’India. La Cina sviluppa attivamente la cooperazione con un altro vicino indiano, il Nepal, piccolo Stato schiacciato tra India e Cina. Come per gli altri Paesi citati, il Nepal ha una vecchia relazione sviluppata con l’India. La posizione geografica del Paese lo fa supporre separato dalla Cina dalla catena montuosa dell’Himalaya. Il confine del Nepal con l’India scorre su un terreno percorribile. Tuttavia, la Cina, come al solito, iniziò a costruire una ferrovia in Himalaya senza badare a spese. Nel novembre 2016, i treni iniziavano a viaggiare regolarmente dalla RPC verso il Nepal. Da luglio 2016 al gennaio 2017, il volume degli investimenti esteri diretti della Cina in Nepal è aumentato di tre volte, raggiungendo i 34 milioni di dollari. Gli investimenti indiani in Nepal sono diminuiti del 76%, a 4 milioni nello stesso periodo. All’inizio di marzo 2017, la capitale del Nepal, Kathmandu, ospitava il Nepal Investment Summit 2017, durante il quale rappresentanti di imprese di diversi Paesi conobbero le possibilità d’investire nell’economia del Nepal. I rappresentanti di 89 aziende cinesi vi parteciparono. Di conseguenza, i cinesi promisero d’investire 8,3 miliardi di dollari (circa il 40% del PIL del Nepal) in vari progetti presentati al vertice. L’assistenza finanziaria non avrebbe potuto arrivare in un momento migliore per il Nepal, uno dei Paesi più poveri del mondo che ha inoltre subito il devastante terremoto nel 2015. Così, nonostante i legami secolari del Nepal con l’India, la Cina ora ha maggior peso in questo Paese. Nell’aprile 2017, la prima esercitazione militare cino-nepalese Sagarmatha Friendship 2017 si svolse in Nepal, durante il quale le forze armate dei due Paesi si esercitarono a contrastare il terrorismo. I rappresentanti dell’esercito nepalese riferirono che queste esercitazioni potevano diventare annuali. Indubbiamente era una notizia dolorosa per l’India. Alla fine del 2017, le elezioni si svolsero per la camera bassa del Parlamento del Nepal. Il primo turno si ebbe il 26 novembre e il secondo il 7 dicembre 2017. La “coalizione di sinistra”, che comprendeva il Partito comunista del Nepal (unito marxista-leninista), fu la più votata, e il Partito comunista unificato del Nepal (Maoista) il secondo. La Cina comunista troverà probabilmente facile essere d’accordo con il nuovo governo del Nepal. I media riferivano che l’India sperava nella vittoria del partito socialdemocratico al potere, il Congresso, ma le aspettative non furono premiate.
Quindi, la Cina aumenta rapidamente l’influenza nei Paesi confinanti con l’India. Questo è allarmante per l’India. Molti anni fa, Mao Zedong progettò d’indebolirne la posizione circondandola con un anello di alleati cinesi. Non ebbe successo al momento. Probabilmente perché agì con la forza delle armi. Tuttavia, la Cina moderna si muove fiduciosamente verso il sogno del “Grande timoniere” usando metodi economici. Forse, l’India lo comprende, ma a giudicare dal calo degli investimenti indiani in Nepal, non ha fondi sufficienti per competere con la Cina, sebbene sia la terza economia dell’Asia. Tuttavia, ora la crescita dell’influenza della Cina nei Paesi confinanti con l’India non è così pericolosa come ai tempi di Mao. Attualmente, l’India ha relazioni internazionali più sviluppate e può avere influenza e potere economico collaborando con Paesi come Singapore e Giappone, insoddisfatti dalla crescita della potenza cinese. Inoltre, lo sviluppo delle relazioni con Iran e Russia promette grandi prospettive per l’India. Tuttavia, la perdita di posizioni nell’Asia meridionale dovrebbe aiutare l’India a capire che l’inazione e il risparmio sugli investimenti comportano perdite.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Evoluzione della cooperazione interregionale tra Russia e Cina

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 05.01.2018La cooperazione regionale offre maggiore profondità e solidità alle relazioni economiche tra i due Paesi. Dimostra il livello di fiducia reciproca e facilita l’instaurazione di relazioni veramente strette, l’integrazione economica e culturale. Comprendendo ciò, Russia e Cina incoraggiano i contatti tra le loro regioni. Una delle importanti tendenze della cooperazione interregionale russo-cinese è il Progetto Volga-Yangtze. Nel 2013, in accordo con l’approvazione del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, fu creato il gruppo di lavoro congiunto sulla cooperazione nei settori economico e umanitario per le regioni del distretto federale del Volga della Federazione Russa e le Rotte Superiori e Centrali del fiume Yangtze in Cina. Il Distretto Federale del Volga comprende 14 entità territoriali della Federazione Russa, con quasi 30 milioni di abitanti (20% della popolazione russa). Le zone superiori e medie del fiume Yangtze comprendono cinque province cinesi e Chongqing, un comune autonomo con una popolazione di 360,6 milioni di persone. Entro la fine del 2017, le parti si sono scambiate diverse visite e hanno avuto alcune riunioni congiunte. Sono stati raggiunti accordi di cooperazione commerciale ed economica tra l’amministrazione dell’Oblast di Nizhnij Novgorod (il cui centro amministrativo, Nizhnij Novgorod, è anche il centro amministrativo del distretto federale del Volga) e le province cinesi Anhui e Sichuan. Nel complesso, si può notare che la cooperazione tra queste grandi unità regionali di Russia e Cina si sviluppa abbastanza lentamente. Ciò per via di molti ostacoli legislativi, l’assenza di condizioni favorevoli per gli scambi commerciali e il rigoroso regime dei visti tra i due Paesi. Tuttavia, molti specialisti ritengono che se queste difficoltà venissero rimosse, le relazioni tra Distretto Federale del Volga e Rotte Alta e Media del fiume Yangtze hanno un futuro luminoso. Inoltre, l’interazione tra Cina e Kraj Altaj della Federazione Russa è notevolmente aumentata di recente. La cooperazione nell’economia, nell’istruzione e nella cultura si sviluppa tra la suddetta regione russa e la Cina. La base della cooperazione economica tra Kraj Altaj e Cina è il commercio di prodotti agricoli. Come è noto, il Kraj Altaj è tra le principali entità territoriali della Federazione Russa nell”agricoltura. Il mercato cinese dei prodotti alimentari è uno dei principali mercati per l’esportazione in questa regione. La Grande Cina acquista periodicamente grandi volumi di farina, cereali e miele dell’Altaj Inoltre, il Kraj Altaj è il più grande fornitore di olio vegetale russo della Cina. Nel 2015, la regione vendette alla Cina 5,4 mila tonnellate di farina e più di 26 tonnellate di miele (nove volte la quantità di miele acquistato dai cinesi nel 2014). Nel giugno 2016, l’amministrazione del Kraj Altaj informò dell’aumento del quadruplo del fatturato economico estero con la Cina nell’ultimo anno. Oltre ad altri prodotti, la Cina acquistava centinaia di tonnellate di gelato dall’Altaj. Nel 2017 questa tendenza continuava. Il Kraj Altaj ha il commercio più vivace con la regione autonoma dello Xinjiang Uygur, territorio autonomo nel nord della Cina. Il trasporto di merci avviene su strada attraverso Kazakistan e Mongolia. Tuttavia, l’eccedenza di cereali osservata nel Kraj Altaj e la domanda in costante crescita della Cina di prodotti alimentari di qualità e prodotti agricoli di base richiedono ad entrambe le parti l’espansione del commercio e l’inclusione di nuove regioni della Cina. La crescita delle esportazioni verso la Cina è la principale preoccupazione dell’amministrazione del Kraj Altaj. Va notato che vi sono alcuni ostacoli nella legislazione cinese, che impediscono al commercio russo-cinese di prodotti agricoli di svilupparsi pienamente. Ad esempio, nonostante la crescente popolarità dei prodotti cerealicoli dell’Altaj in Cina, il sistema di quote d’importazione della farina esistente in Cina, impedisce la crescita delle forniture, nonostante la crescente popolarità dei prodotti cerealicoli dell’Alta; queste quote sono solo assegnate alle aziende cinesi.
Oggigiorno, Russia e Cina hanno trattative su annullamento o allentamento delle restrizioni alle importazioni cinesi dei prodotti agricoli, e un certo successo è già stato raggiunto. Pertanto, la Cina è obbligata a sbarazzarsi delle barriere tariffarie entro il 2020, che non corrispondono ai requisiti dell’OMC. Nel novembre 2017 si svolgeva l’incontro tra il Governatore del Kraj Altaj Aleksandr Karlin e Li Hui, l’ambasciatore cinese in Russia, per discutere delle prospettive dello sviluppo del commercio e della cooperazione negli investimenti tra Kraj Altaj e Cina. Oltre ai tradizionali campi, le parti hanno toccato il tema del turismo. Secondo Li Hui, il territorio mostra un notevole potenziale in questa sfera. Nello stesso mese, la delegazione del Kraj Altaj si recava a Shanghai, alla XXI Esposizione Internazionale di Cibo e Bevande, la fiera mondiale cinese su cibo e ospitalità FHC 2017. Gli uomini d’affari e i funzionari cinesi hanno l’opportunità di conoscere i vari prodotti delle Imprese dell’Altaj. In generale, le prospettive della cooperazione economica tra Cina e Kraj Altaj possono essere considerate favorevoli. È noto che l’agricoltura cinese non può soddisfare pienamente le richieste della popolazione del Paese e l’importazione cinese di prodotti alimentari aumenterà nel prossimo futuro. Inoltre, molti cinesi sono preoccupati per l’uso eccessivo di prodotti chimici e alimenti geneticamente modificati, a cui gli agrari cinesi ricorrono per massimizzare i raccolti. Considerando questi fattori, così come i lavori per la liberalizzazione della legislazione commerciale cinese, i produttori russi di prodotti agricoli biologici possono contare su una significativa crescita degli scambi commerciali con la Cina ne prossimo futuro.
Un’altra interessante notizia sulla cooperazione russo-cinese regionale è l’estensione dei contatti tra Cina e Repubblica cecena. Il business petrolifero è la principale sfera della cooperazione economica tra Cecenia e Cina. Nell’aprile 2017, la società cecena OAO “Chechenneftehimprom” e la cinese СРТSA SA firmavano un accordo di cooperazione. I produttori di petrolio cinesi ottenevano l’approvazione per l’esplorazione e lo sviluppo dei giacimenti di petrolio/gas ceceni. Come primo partner straniero della Cecenia nel settore petrolifero, СРТSA SA riceveva la promessa di condizioni operative favorevoli. Secondo le parole del Primo ministro ceceno Abubakar Edelgeriev, le parti s’impegneranno non solo nell’estrazione petrolifera ma anche nella raffinazione del petrolio, influenzando positivamente l’economia cecena. Un’altra sfera d’impegno tra Cina e Cecenia sono le disposizioni sulla sicurezza. Recentemente, la crescita delle minacce terroristiche si notava nella regione autonoma cinese dello Xinjiang Uygur. Per mantenere la sicurezza sul suo territorio, la Cina intende adottare le migliori tattiche antiterrorismo cecene. Con tale visione, nel novembre 2017, la delegazione cinese guidata da Chen Gopin, rappresentante speciale per la lotta al terrorismo e la sicurezza della Repubblica popolare cinese, visitava la Cecenia. Oltre alle questioni sulla sicurezza, i rappresentanti della delegazione discussero dello sviluppo della cooperazione economica coi funzionari ceceni, affermando che la Cecenia è ricca di risorse e ha un notevole potenziale turistico.
In conclusione, si può notare che Russia e Cina sviluppano costantemente la cooperazione tra queste due regioni, che già paga dei dividendi.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’Iran aderisce all’Unione economica eurasiatica, addio Brzezinski

Tom Luongo Russia Insider 14/12/2017L’Iran aderisce all’Unione economica eurasiatica (UEE). All’inizio del prossimo anno, a febbraio secondo questo resoconto, l’Iran aderirà all’Unione e aprirà le porte alla Turchia per l’adesione entro la fine del 2018. Tra questa e la fine della guerra in Siria, non è difficile dichiarare la dottrina Brzezinski del caos centroasiatico guidato dagli Stati Uniti esalare gli ultimi respiri. L’Iran che infine aderisce all’UEE risponde a una serie di fattori, il più importante, la continua bellicosità degli Stati Uniti. Le sanzioni economiche estese all’Iran e al leader dell’UEE, la Russia, ha creato la necessità di un maggiore coordinamento su obiettivi economici e di politica estera. E crea la nuova realtà regionale che rimodellerà questo concetto per i prossimi cento anni.

La scommessa nucleare
Negli ultimi giorni dell’amministrazione Obama sembrava che l’obiettivo fosse placare l’Iran per fermarne la svolta verso Russia e Cina. Credo che fosse la forza trainante del negoziato di Obama sul controverso accordo nucleare. In effetti, Obama cercò di scambiare i miliardi congelati degli iraniani detenuti nelle banche occidentali con l’Iran ignorare la disintegrazione della Siria e conseguente disastro totale. Quando si pensa quanto siamo venali? Dopo aver sanzionato l’Iran economicamente, averne congelato i conti, impeditogli la comunicazione interbancaria coi clienti (rimozione dallo SWIFT), indotto l’iperinflazione per istigare il cambio di regime, avrebbe accettato di consegnare l’alleata Siria agli animali wahhabiti. In cambio avrebbe ripudiato la Russia e sarebbe stato grato per l’opportunità di riavere i soldi firmando un accordo che gli vietava di avere armi nucleari? Questa è la “logica” dei ritardati che guidavano la nostra politica estera sotto Obama. Quindi, ora, dopo aver visto Russia ed Esercito arabo siriano sconfiggere lo SIIL, l’Iran fa la mossa intelligente d’integrare l’economia, che ha bisogno di diversificazione ed investimenti, aderendo all’Unione economica che raggrupperà tutti gli interessi dell’Asia centrale lungo un percorso simile. Non c’è altro da dire. Non solo è morto Zbigniew Brzezinski, ma anche la sua strategia. Lasciamo Obama, Hillary Clinton, John McCain e i bambolotti dell’amministrazione di Bush il minorato prima di loro, buffoni raggirati ogni volta da Vladimir Putin, da Xi Jinping e dal Presidente iraniano Hassan Rouhani. E il mondo sarà perciò, presto un posto migliore.

Status di meraviglia
Tutto ciò che riguarda lo status quo degli ultimi trenta anni cambi. La Siria ha chiarito a tutti che gli Stati Uniti non sono infallibili. Di fatto, sono incompetenti militarmente e diplomaticamente. L’intervento russo ha evidenziato le vere radici del conflitto e quanto la nostra leadership mente, inganna e ruba per raggiungere i suoi caotici obiettivi regionali. Il presidente Trump cambia rotta a questa nave, ma è un processo lento e combattuto a tutti i livelli da chi aderisce ai dipartimenti della burocrazia. Ciò detto, l’ingresso dell’Iran nell’UEE a pieno titolo aprirà le porte a nuovi aderenti. La Russia corteggia tutti nella regione mentre l’UEE lavora sulle regole e costruisce l’organizzazione. L’adesione dell’Iran vedrà l’unione crescere rapidamente e contribuire a completare i progetti cinesi della Nuova Via della Seta. Facendo un ulteriore passo avanti, il quadro più ampio viene messo a fuoco con l’istituzione della New Development Bank, sfidando la Banca di sviluppo asiatica guidata dagli Stati Uniti, finanziando i progetti infrastrutturali. Con la raffica di grandi progetti annunciati di recente, compresa la nuova versione dell’IPI, gasdotto Iran/Pakistan/India, questo annuncio non è solo un colpo diplomatico per Putin e la Russia, ma piuttosto un fatto compiuto. Era sempre questione di quando, e non se, l’Iran aderiva all’UEE. E con esso a bordo, Paesi come India, Pakistan e Turchia possono aderirvi, sapendo di avere parità di condizioni su cui negoziare, smorzando animosità e dispute persistenti.

Picco USA
Come sottolineava Federico Pieraccini su Strategic Culture Foundation, anche le tensioni tra India e Cina si sono placate quando è diventato chiaro che gli Stati Uniti sotto Trump non sono disposti né possono mantenere il dominio sull’Asia centrale. “In questo senso, la mancanza d’interesse da parte dell’amministrazione Trump su alcune aree del globo è emblematica. Mentre la chimica tra Trump e Modi sembra buona, le tensioni tra India e Cina, accresciute dalle dispute sui confini, sembrano tuttavia essersi dissolte. In seguito al fallimento dei neocon nel dividere Russia e Cina, anche le tensioni di confine tra India e Cina sembrano ora estinguersi. Inoltre, in Ucraina, anche la decisione d’inviare armi a Kiev è stata minimizzata, e il Paese ora affronta un contro-golpe di Saakashvili (sì, ancora lui). L’Ucraina è un Paese in disordine che vive in prima persona le conseguenze della pessima posizione atlantista con la sua viziata politica anti-russa”. L’argomento di Pieraccini è che Trump è un mix di inettitudine e pragmatismo in politica estera. E questo mix ha portato all’attuale situazione, dove Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita si agitano cercando di rimanere rilevanti. Non andrò così lontano, dato che questi Paesi hanno ancora una mano potente da giocare, se non altro per stabilizzare la maggior parte di ciò che hanno attualmente. E giocheranno tali carte fino in fondo per creare qualcosa che assomigli alla pace. Ma, l’Iran traccia una nuova strada, allontanandosi dalle ferite aperte dall’occidente, verso le opportunità che riposano in ogni altra direzione. Come ho detto recentemente, il quadro per un grande accordo in Medio Oriente è possibile. E l’adesione dell’Iran all’UEE è un forte indizio che vuole aderire alla maggiore economia mondiale da attore affidabile. Putin è diventato di fatto negoziatore degli alleati contro Israele e Trump, che s’impunta anche con Israele. Una volta che l’accordo sarà in vigore e Trump accetterà di rimuovere la presenza militare degli Stati Uniti dalla maggior parte della regione, allora si vedrà come apparirebbe il mondo senza conflitti istigati.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Guerra fredda tra Stati Uniti e Iran sulla Siria

Elijah J. Magnier 30 novembre 2017La guerra in Siria volge al termine, ma presto sarà sostituita da una guerra diversa, più diretta e dura, una guerra che contrappone Paesi vicini o attivi in territorio siriano. Questa guerra riguarda Paesi con interessi e ambizioni regionali, come Stati Uniti, Turchia, Iran e Israele. Questi Paesi cercano di stabilire equazioni e contrappesi che gli consentano di rimanere nel Levante e raggiungere gli obiettivi. La differenza fondamentale è che solo l’Iran ha un alleato incrollabile nell’equazione, alleato che si è opposto in questi anni di guerra, mentre tutti avevano scommesso sul suo crollo in poche settimane o qualche mese dall’inizio del conflitto. Questo alleato è il Presidente Bashar al-Assad.

Stati Uniti e Siria
Gli Stati Uniti hanno chiaramente definito il proprio obiettivo politico in Siria e cercheranno di raggiungerlo, anche se le possibilità di successo sono scarse. Nel momento in cui la guerra contro lo “Stato Islamico” (SIIL) non è ancora finita, le forze statunitensi hanno stabilito una sorta di coesistenza con l’organizzazione terroristica, che rimane sotto loro protezione (la Russia non è autorizzata a entrare nella zona operativa degli Stati Uniti). Questa protezione viene fornita fintanto che lo SIIL non attacca le forze statunitensi e loro agenti curdi e arabi che combattono sotto la bandiera delle “Forze Democratiche Siriane” (SDF). Le forze statunitensi hanno fermato gli attacchi aerei nelle zone ad est dell’Eufrate controllate dallo “SIIL”. Il gruppo non sarà attaccato fintanto che le sue forze combattenti continueranno a pianificare attacchi contro Esercito arabo siriano ed alleati. Secondo fonti della base di Humaymim, gli Stati Uniti continuano a dispiegare droni sulle aree ad est del fiume per monitorare lo SIIL senza ostacolarne i movimenti nell’area. A meno che non ci sia l’opportunità di permettersi combattenti stranieri considerati miglioro (stima della fonte), i droni statunitensi continueranno a ronzare sui cieli siriani sopra lo SIIL ed alleati nell’area. Ciò che è successo nelle ultime settimane indica che gli Stati Uniti hanno permesso allo SIIL di muoversi liberamente nell’area da loro controllata ed unire le forze per attaccare le forze siriane ed alleate (Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche, combattenti iracheni di al-Nujaba ed Hezbollah) e rallentarne l’avanzata su al-Buqamal, cercando invano d’impedirne la liberazione. La politica statunitense è contraria agli obiettivi secondo cui le forze internazionali a guida USA sono sbarcate in Siria per combattere il terrorismo. Washington agisce come forza d’occupazione, badando solo ai propri interessi, che a volte portano a proteggere lo SIIL che può essere manipolato e mobilitato entro linee da non attraversare senza rischiare di essere attaccati. L’eliminazione del terrorismo non sembra più essere obiettivo di Stati Uniti e partner europei e arabi attivi in Siria. Washington cerca di trovare un equilibrio con Damasco e Teheran, immaginando che lo SIIL sia un contrappeso ad Hezbollah e Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC) in territorio siriano, con l’enorme differenza che, al contrario degli Stati Uniti, Iran ed alleati sono presenti su richiesta del governo siriano. Potranno ritirarsi quando il pericolo di SIIL e al-Qaida cesserà o quando Damasco sarà convinta di poterli sconfiggere e fare ritirare le forze d’occupazione. Tuttavia, la politica statunitense in Siria è lasciare che la minaccia taqfira aleggi su Bilad al-Sham e Mesopotamia, ad est dell’Eufrate e nel deserto di Anbar. Lo SIIL è attivo qui dal 2001 (inizialmente con un nome diverso) e ne conosce la geografia. Il gruppo terroristico potrebbe quindi, come si aspettano le forze in campo, colpire regolarmente gli eserciti siriano e iracheno causando ripetuti incidenti. Le forze statunitensi e russe hanno diviso est ed ovest dell’Eufrate in aree di interesse controllate da ciascuna. Pertanto, le forze aeree russe e siriane non possono violare questo accordo senza entrare in conflitto con gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno anche imposto la regola d’ingaggio alle forze siriane ed alleate: se le forze statunitensi vengono attaccate in Siria, colpiranno le forze iraniane o filo-iraniane nel Levante. È probabile che tale situazione diventi molto pericolosa per gli Stati Uniti e i loro interessi in Siria, Iraq e nella regione. Molte forze irachene sono pronte ad attaccare gli statunitensi se mai attaccassero l'”Asse della Resistenza” a cui questi gruppi iracheni aderiscono.
Sui curdi siriani, iniziano a capire che gli Stati Uniti li hanno usati per i propri fini politici. Gli Stati Uniti non deluderanno la Turchia, membro della NATO e nemico dichiarato dei curdi siriani, solo per compiacere i loro nuovi agenti curdi. Gli Stati Uniti cercano solo d’insediarsi in una zona non ostile mentre le loro truppe continuano ad occupare la Siria settentrionale. La Turchia crede di avere il diritto di colpire i curdi e cerca di sospingere le proprie forze verso Ifrin, al confine nord-ovest della Siria. La Turchia non attaccherà i curdi dall’altra parte del fiume finché le forze USA vi saranno schierate. L’ultimo punto è l’intenzione di Washington di sfruttare la presenza di 11 o 12 milioni di rifugiati siriani all’estero e di sfollati interni per le prossime elezioni presidenziali. Gli Stati Uniti hanno chiesto alle Nazioni Unite di prepararsi a sovrintendere alle elezioni monitorandole. Pertanto, tutti i Paesi (specialmente Libano e Giordania) devono trattenere i rifugiati siriani ed impedirgli di tornare a votare a casa. Stati Uniti ed UE credono di poter influenzare le elezioni presidenziali e avere alle urne quello che non possono avere sul campo di battaglia (il cambio di regime).Iran e Stati Uniti in Siria
L’Iran non esiterà ad annunciare il ritiro delle proprie forze dalla Siria per indebolire gli obiettivi degli Stati Uniti. L’Iran mantiene la presenza di circa 250 consiglieri militari in Siria e ha inviato alcune migliaia di soldati a combattere in Siria dal 2013. Hanno svolto un ruolo di primo piano, specialmente nelle battaglie di Aleppo, Hama e Badiyah (steppe siriane), insieme alle forze alleate. L’Iran, tuttavia, ha consiglieri e ufficiali in Siria dal 1982 (invasione israeliana del Libano), avendo ottenuto la benedizione dei leader siriani quando il Presidente Hafiz al-Assad era al potere. Questa presenza continua perché Siria ed Iran (ed Hezbollah) fanno parte dell'”Asse della Resistenza”, diventato molto più potente da quando fu creata nel 2010, in risposta alle minacce di George. W. Bush che definì Iran e Iraq (più la Corea democratica) “asse del male”. L’Iran non darà alcuna scusa per convincere gli Stati Uniti ad attaccare le proprie truppe perché i due protagonisti, Stati Uniti e Iran, sanno che le forze statunitensi saranno prese di mira direttamente in Medio Oriente nei prossimi anni, finché viste come forza d’occupazione in Siria. È quindi improbabile che l’Iran punti direttamente sulle forze statunitensi. L’Iran sostiene il Presidente Bashar al-Assad e ha molti alleati che non vogliono nient’altro che attaccare le forze USA se rimanessero in Siria o cercassero di colpire gli alleati siriani. Su Hezbollah, gli Stati Uniti non avranno mai il coraggio di attaccarne le forze terrestri o le basi in Siria (e Libano). Se lo faranno, i missili strategici di Hezbollah colpiranno sicuramente Israele. I leader di Hezbollah hanno già preso questa decisione e la metteranno in pratica se Israele attaccasse mai le posizioni di Hezbollah in Siria. Hezbollah e le forze iraniane hanno anche isolato il valico di frontiera di al-Tanaf, dove le forze anglo-statunitensi hanno stabilito un’area di sicurezza di 55 chilometri per impedire alle forze siriane ed alleate di raggiungerla. Inoltre, le forze irachene avanzavano dal lato iracheno, per completare l’accerchiamento delle forze anglo-statunitensi. Tali forze sono in piuttosto pessime condizioni. L’occupazione della frontiera di al-Tanaf le costringe a badare a circa 40000 famiglie siriane sfollate nella zona, la cui unica via di rifornimento passe dall’aria o dal deserto iracheno. Ci sono anche molti gruppi ad Hasaqah che hanno imparato a usare sofisticati ordigni esplosivi improvvisati e camuffati in modo che gli Stati Uniti capiscano il messaggio: siate pronti a pagare il costo della vostra presenza in Siria in vite umana. Assad sostiene anche che le tribù arabe di Raqqa e Hasaqah siano pronte a resistere. Assad è deciso a recuperare tutti i giacimenti di petrolio e gas ad est dell’Eufrate, compresi quelli ancora occupati dallo SIIL protetto degli Stati Uniti. Tuttavia, la Russia potrebbe iniziare a cercarvi petrolio e gas (oltre che al largo delle coste mediterranee) per garantire l’approvvigionamento del governo siriano. Anticipando le forze statunitensi ad al-Buqamal, le forze di Damasco ed alleati riuscirono a prendere il controllo di tutte le città siriane nella regione, ad eccezione di Raqqa, completamente devastata dai bombardamenti statunitensi. Damasco non ha obiezioni al fatto che Stati Uniti ed UE ricostruiscano ciò che hanno distrutto, a condizione che lascino il Levante una volta per tutte.
Tornando alle elezioni presidenziali, il Presidente al-Assad non accetterà di fissare una data precisa finché gli sfollati e i rifugiati non saranno tornati a casa, soprattutto quando il grosso della “Siria Utile” è libera (con l’eccezione di Idlib e Dara). Così, Assad monitora attentamente le cose, essendo pienamente consapevole che il piano d Stati Uniti, UE ed ONU per rovesciarlo (tramite le urne) è solo un pio desiderio occidentale. D’altra parte, la Turchia già parla di ripristinare i rapporti con Assad. I curdi siriani le cui forze sono sotto il comando degli Stati Uniti aprono anche molti canali con Damasco, poiché consapevoli che gli Stati Uniti li molleranno alla prima occasione, una volta che non serviranno più ai loro scopi. I curdi vogliono uno Stato federale, una richiesta che non sarà soddisfatta da Damasco. Assad non vuole discutere alcuna riforma fin quando la Siria sarà occupata (come lo è da Turchia e Stati Uniti). Su Israele, è l’anello debole tra Stati Uniti e Hezbollah perché paga il costo del suo tentato cambio di regime in Siria e le dinamiche sul terreno ora cambiate. Hezbollah e Iran non lasceranno la Siria e non cederanno ad alcuna area di sicurezza finché saranno in territorio siriano ed Israele continuerà ad occupare le alture del Golan. Ancora più importante, il Presidente Assad è pronto a dare alla resistenza siriana libero sfogo sulle alture del Golan e ad imporre nuove regole d’ingaggio ad Israele in risposta a qualsiasi violazione dello spazio aereo. La presenza statunitense in Siria non sarà una festa. Va da sé che il futuro si promette interessante.

Traduzione di Alessandro Lattanzio