Assi nordvietnamiti: piloti di MiG-17 e MiG-21, killer di Phantom

S. Sherman e D. F. Zampini, Ace Pilots 22 marzo 201223 agosto 1967, ore 14:00. Un altro raid statunitense contro la capitale del Vietnam del Nord è in corso. A causa della dimensione della formazione statunitense (40 aeromobili, compresi i Thunderchief che trasportavano bombe, F-105F da soppressione radar e la scorta dei Phantom) l’equipaggio di un F-4D, Charles R. Tyler (pilota) e Ronald M. Sittner (navigatore-radarista), del 555th TFS/8th TFW, aveva troppa fiducia. Non si aspettava che i MiG, inattivi dopo alcune sconfitte sanguinarie subite dai Phantom dell’8th TFW tra fine maggio e inizio giugno. Improvvisamente, Tyler udì sulla radio un pilota di F-105D (Elmo Baker) annunciare di essere stato colpito da un MiG-21 e che si eiettava. Mentre Tyler cercava il bandito inaspettato, una tremenda esplosione scosse l’aereo e Tyler perse il controllo lanciandosi. Appeso al paracadute, vide che il suo F-4D cadere in fiamme sulla giungla, ma non vide il navigatore eiettarsi; Sittner rimase ucciso sul colpo dal missile. Tyler e Baker furono catturati dalle truppe del Vietnam del nord non appena toccarono terra. Entrambi furono abbattuti da missili R-3S Atoll sparati da due MiG-21PF del 921.mo Reggimento caccia della Quan Chung Khong Quan (VPAF), pilotati da Nguyen Nhat Chieu e Nguyen Van Coc. Due altri F-4D furono abbattuti quel giorno, senza perdere un MiG, uno dei giorni più riusciti della VPAF. Mentre solo due piloti statunitensi divennero degli assi nella guerra del Vietnam, Randy “Duke” Cunningham (USN) e Steve Ritchie (USAF), sedici piloti vietnamiti si guadagnarono tale onore. Nguyen Van Coc è anche l’asso degli assi della guerra del Vietnam con 9 abbattimenti: 7 aerei e 2 UAV (Firebrand). Tra questi sette aerei, sei sono confermati dagli Stati Uniti e va aggiunta a questa cifra una perdita confermata dall’USAF (F-102A pilotato da Wallace Wiggins (ucciso in combattimento) il 3 febbraio 1968), originariamente considerato probabile dalla VPAF. Anche omettendo i “droni”, i suoi 7 aerei confermati qualificano Coc asso degli assi della guerra, perché nessun pilota statunitense andò oltre 5.Perché tanti assi vietnamiti?
Perché molti piloti della VPAF superarono gli avversari statunitensi? Principalmente per i numeri. Nel 1965 la VPAF aveva solo 36 MiG-17 e un simile numero di piloti, che aumentarono a 180 MiG e 72 piloti nel 1968. Quelle coraggiose sei dozzine di piloti affrontarono circa 200 F-4 dell’8th, 35th e 366th TFW, i 140 Thunderchief dei 355th e 388th TFW e circa 100 aerei dell’USN (F-8, A-4 e F-4) che operavano dalle portaerei “Yankee Station” nel Golfo del Tonchino, appoggiati da altri aerei come gli EB-6B da guerra elettronica, HH-53 per recuperare i piloti lanciatisi e gli Skyraider di copertura, ecc). Considerando queste probabilità, è chiaro perché alcuni piloti vietnamiti superassero gli statunitensi; i piloti della VPAF erano semplicemente più occupati delle controparti statunitensi e “volarono fin quando non cadevano”. Non avevano alcun turno dopo 100 sortite perché erano già a casa. I piloti statunitensi generalmente concludevano il turno ritornando a casa per addestramento, comando o test. Alcuni chiesero un secondo turno, ma furono delle eccezioni. Che dire delle tattiche delle due parti? Poiché l’USAF non attaccò le principali installazioni e centri di comando radar (temendo di uccidere consiglieri russi e cinesi), i vietnamiti lanciarono gli intercettatori superbamente guidati dal controllo a terra, posizionando i MiG in disposizioni di combattimento perfette. I MIG compivano attacchi veloci e devastanti contro le formazioni statunitensi da diverse direzioni (di solito i MiG-17 eseguivano attacchi frontali e i MiG-21 dal tergo). Dopo aver abbattuto alcuni aerei statunitensi costringendo gli F-105 a gettar via le loro bombe, i MiG non aspettavano la risposta ma si disimpegnavano rapidamente. Questa “guerriglia aerea” ebbe grande successo. Tali tattiche erano talvolta aiutate dalle strane pratiche statunitensi. Ad esempio, alla fine del 1966 le formazioni di F-105 volavano ogni giorno sulle stesse rotte utilizzando sempre gli stessi codici. I nord-vietnamiti lo capirono e lo sfruttarono: nel dicembre 1966 i piloti dei MiG-21 del 921.mo Reggimento intercettarono i Thud prima che incontrassero la scorta di F-4, abbattendone 14 senza perdite. Ciò finì il 2 gennaio 1967 quando il colonnello Robin Olds diresse l’operazione Bolo.
E l’addestramento? A metà degli anni ’60 i piloti statunitensi si concentravano sull’uso di missili aria-aria (come il radarguidato AIM-7 Sparrow e l’AIM-9 Sidewinder ad infrarossi) per vincere le battaglie aeree. Tuttavia, dimenticarono che un pilota abile era importante quanto le armi. La VPAF lo sapeva e addestrò i piloti a sfruttare la superba agilità di MiG-17, MiG-19 e MiG-21 nei combattimenti ravvicinati, dove i pesanti Phantom e Thud erano svantaggiati. Solo nel 1972, quando il programma “Top Gun” migliorò l’efficienza in combattimento dei piloti dei Phantom dell’USN, come Randall Cunningham, ed apparve l’F-4E armato col cannone Vulcan da 20 mm, gli statunitensi poterono annullare il vantaggio dei vietnamiti. Infine, la straordinaria superiorità numerica statunitense significò che, dal punto di vista dei piloti vietnamiti, il campo di battaglia aereo era un “ambiente ricco di bersagli”. Per gli aerei statunitensi, il Vietnam era un “ambiente dai pochi bersagli”. Gli statunitensi non trovarono abbastanza aerei nemici per accumulare punti semplicemente perché non c’erano molti MiG in giro; la VPAF non ebbe mai più di 200 aeromobili da combattimento. Tali fattori crearono gli assi vietnamiti che ebbero l’opportunità di accumulare più vittorie delle controparti statunitensi. Ufficialmente, durante la guerra del Vietnam vi furono 16 assi della VPAF (13 erano piloti di MiG-21 e 3 di MiG-17, nessuno di MiG-19). Sotto, il numero tra parentesi indica gli abbattimenti confermati dalle fonti statunitensi; potrebbero aumentare in futuro. L’elenco comprende tutti i vietnamiti accreditati come assi.I migliori assi vietnamiti
Nguyen Van Coc del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21PF
9 (7) aerei abbattuti: 2 F-4D, 1 F-4B, 2 F-105F, 1 F-105D e 1 F-102A

Nguyen Hong Nhi del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
8 (3) aerei abbattuti: 1 UAV, 1 F-4D, 1 F-105D

Pham Thanh Ngan del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21F-13
8 (1) aerei abbattuti: 1 RF-101C

Mai Van Cuong del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
8 (?) aerei abbattuti

Dang Ngoc Ngu del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
7 (1) aerei abbattuti: 1 F-4C

Nguyen Van Bay del 923.mo Reggimento di caccia MiG-17F
7 (5) aerei abbattuti: 2 F-8, 1 F-4B, 1 A-4C e 1 F-105D

Nguyen Doc Soat del 927.mo Reggimento di caccia MiG-21PFM
6 (5) aerei abbattuti: 3 F-4E, 1 F-4J, 1 A-7B

Nguyen Ngoc Do del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
6 (2) aerei abbattuti: 1 F-105F, 1 RF-101C

Nguyen Nhat del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
6 (2) aerei abbattuti: 1 F-4, 1 F-105D

Vu Ngoc Dinh del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
6 (5) aerei abbattuti: 3 F-105D, 1 F-4D, 1 HH-53C

Le Thanh Dao del 927.mo Reggimento di caccia MiG-21PFM
6 (2) aerei abbattuti: 1 F-4D, 1 F-4J

Nguyen Danh Kinh del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
6 (3) aerei abbattuti: 1 F-105D, 1 EB-66C, 1 UAV

Nguyen Tien Sam del 927.mo Reggimento di caccia MiG-21PFM
6 (1) aerei abbattuti: 1 F-4E

Le Hai del 923.mo Reggimento di caccia MiG-17F
6 (2) aerei abbattuti: 1 F-4C, 1 F-4B

Luu Huy Chao del 923.mo Reggimento di caccia MiG-17F
6 (1) aerei abbattuti: 1 RC-47

Nguyen Van Nghia del 927.mo Reggimento di caccia MiG-21PFM
5 (1) aerei abbattutiEcco alcuni esempi delle azioni dei valorosi piloti che affrontarono la più potente forza aerea del mondo in difesa della patria e che si guadagnarono il rispetto del nemico statunitense.

E il colonnello Toon?
I lettori che conosco l’aviazione militare statunitense avranno sentito parlare del leggendario asso vietnamita Colonnello Toon (o Tomb). Perché non viene elencato? Perché era proprio “leggendario”. Nessun colonnello Toon ha mai volato per la VPAF; era un’immaginazione dei piloti statunitensi nei combattimenti e nelle chiacchierate. (Per gli statunitensi “Col. Toon” riassumeva qualunque buon pilota vietnamita, come qualsiasi bombardiere solitario notturno che, nella Seconda guerra mondiale, veniva chiamato “Pippo”).Nguyen Van Bay
Quando il 923.mo Reggimento caccia fu creato il 7 settembre 1965, Nguyen Van Bay fu uno dei cadetti scelti per pilotare il MiG-17F. L’addestramento si concluse nel gennaio 1966 e presto il giovane Tenente Bay entrò in azione contro gli aerei statunitensi. Il 21 giugno 1966 quattro MiG-17 del 923.mo ingaggiarono un ricognitore RF-8A e la scorta di F-8 Crusader del VF-211. Anche se la scorta abbatté due MiG, Nguyen Van Bay iniziò la sue serie di vittorie abbattendo l’F-8E di Cole Black, che si eiettò e fu preso prigioniero. Ancora più importante, i piloti dell’Aeronautica del Vietnam raggiunsero il loro obiettivo; mentre Bay e compagni sbandarono la scorta, Phan Thanh Trung abbatté l’RF-8A. Anche il suo pilota, Leonard Eastman, fu preso prigioniero. Una settimana dopo, il 29 giugno, Bay e altri tre piloti di MiG-17 ingaggiarono gli F-105D statunitensi che puntavano ai depositi di combustibile di Hanoi, nel Vietnam del Nord; insieme a Phan Van Tuc, Nguyen Van Bay sorprese ed abbattè un Thud. La sua vittima, il leader della formazione statunitense, fu il maggiore James H. Kasler, asso dei Sabre durante la guerra di Corea con 6 abbattimenti. Tuttavia, la sua azione più importante accadde il 24 aprile 1967. Ora leader, Bay decollò dalla base aerea Kien An e puntò il suo MiG-17F contro l’attacco dell’USN alle banchine di Haiphong. Bay si avvicinò a un F-8C del VF-24 e gli sparò una raffica mortale di proiettili da 37mm che lo fecero a pezzi. L’F-8C, BuNo146915, pilotato dal Lt. Cdr. E. J. Tucker s’incendiò e si schiantò. Tucker si eiettò e fu catturato (purtroppo morì in prigionia). La scorta degli F-4B del VF-114 entrarono in azione e spararono diversi missili Sidewinder contro Bay, ma il suo gregario, Nguyen The Hon, l’avvertì e Bay virò bruscamente evitando tutti i missili. Bay quindi puntò il suo MiG-17 verso uno dei Phantom e l’abbatté col tiro dei cannoni (l’equipaggio, Lt. Cdr. C. E. Southwick ed Ens, JW Land, fu recuperato, pensavano di essere stati abbattuti dall’artiglieria antiaerea). Il giorno successivo, il 25 aprile, col suo reparto di MiG-17 segnò una nuova vittoria abbattendo due A-4 senza perdite. Entrambi confermati dall’US Navy: la prima vittima era l’A-4C. BuNo 147799, pilotato dal Lt. C. D. Stackhouse, caduto sotto il tiro dei cannoni del MiG-17 di Bay e il secondo era l’A-4C, BuNo 151102, pilotato dal Lt(jg) A. R. Crebo, eiettatosi. Bay fu decorato con la Medaglia dell’Eroe dell’Esercito Popolare Vietnamita per straordinari abilità e coraggio nel combattimento ed eccellente leadership del suo reparto. All’inizio del 1972 l’asso vietnamita e il gregario Le Xuan Di furono addestrati da un consigliere cubano nella guerra antinavale e certamente furono dei bravi studenti perché il 19 aprile 1972 attaccarono i cacciatorpediniere USS Oklahoma City e USS Highbee, che bersagliavano la città di Vinh. Mentre Bay causò solo un leggero danno al primo, Le Xuan Di colpì una delle torrette di poppa dell’Highbee con una bomba da 250kg BETAB-250, fu il primo attacco aereo subito dall’US Navy dalla Seconda guerra mondiale.

Nguyen Doc Soat

Uno dei meriti dell’Aeronautica Popolare vietnamita era che i piloti più capaci potevano trasmettere la loro esperienza in combattimento ai cadetti. Fu il caso di Nguyen Doc Soat. Originariamente questo giovane allievo di MiG-21 fu assegnato al 921.mo Reggimento caccia, e i suoi istruttori erano i migliori piloti della VPAF: Pham Thanh Ngan (8 abbattimenti) e il miglior asso vietnamita, Nguyen Van Coc (9 abbattimenti). Soat non poteva chiedere di meglio. Mentre in quel momento non segnò abbattimenti, si guadagnò un’esperienza preziosa. Fu appena riassegnato al 927.mo Reggimento caccia quando inizio l’operazione “Linebacker I” nel maggio 1972; Soat era pronto a dimostrare le proprie capacità. Il 23 segnò la prima vittoria, abbattendo un A-7B Corsair II dell’USN coi cannoni da 30mm. La vittima era Charles Barnett (ucciso in combattimento). Il 24 giugno 1972 due MiG-21 pilotati da Nguyen Duc Nhu e Ha Vinh Thanh decollarono da Noi Bai alle 15:12 per intercettare alcuni Phantom che attaccavano una fabbrica a Thai Nguyen, Vietnam del Nord. La scorta statunitense reagì rapidamente e si diresse verso di loro. Ma i MiG erano in realtà solo un’esca; improvvisamente due MiG-21PFM del 927.mo Reggimento, pilotati da Nguyen Doc Soat (leader) e Ngo Duy Thu (gregario), sorpresero la scorta degli F-4E, lanciando missili ad infrarossi R-3S Atoll; Soat abbatté l’F-4E di David Grant e William Beekman, entrambi fatti prigionieri, mentre Thu abbatté un altro Phantom. Tre giorni dopo, Soat e Thu decollarono da Noi Bai alle 11:53 puntando verso quattro F-4, ma sapendo che erano arrivati altri otto Phantom non rischiarono di essere “messi a nudo” dai caccia statunitensi in arrivo. Virarono salendo a 5000 metri e aspettarono. La pazienza fu ricompensata e sorpresero una coppia di F-4; Soat e Thu abbatterono un Phantom ciascuno coi missili R-3. La vittima di Soat fu l’F-4E dell’equipaggio Miller/McDow, poi catturato. Il 26 agosto 1972, Nguyen Doc Soat ebbe l’onore di abbattere l’unico Phantom dell’USMC coinvolto in un combattimento aereo durante la guerra del Vietnam. Il navigatore dell’F-4J si salvò, ma lo sfortunato pilota, Sam Cordova, morì. Il pilota vietnamita segnò l’ultima vittoria il 12 ottobre, quando spazzò via dai cieli l’F-4E di Myron Young e Cecil Brunson (entrambi fatti prigionieri). Oltre a Nguyen Van Coc e altri veterinari della VPAF, Soat è una leggenda vivente nel Paese per cui ha combattuto con coraggio e abilità 30 anni fa.

921.mo Reggimento “Sao Do“: il 4114 con cui Vu Ngoc Dinh abbatté un F-105D dell’USAF, l’11 luglio 1966.

Fonti:
Guerra aerea sul Vietnam del Nord, Itsvan Toperczer, Squadron/Signal Publications Inc., 1998
Unità di MiG-21 nella Guerra del Vietnam, Istvan Toperczer, Osprey Military, 2001
Unità di MiG-17/19 nella Guerra del Vietnam, Istvan Toperczer, Osprey Military, 2001Traduzione di Alessandro Lattanzio

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L’aeronautica di Pol Pot e l’intervento cinese in Kampuchea

Alessandro Lattanzio, 22/10/2017La Kampuchea Democratica nell’aprile 1975 creò l’Esercito Rivoluzionario di Kampuchea (RAK), sulla base delle Forze Armate di Liberazione Nazionale del Popolo Cambogiano, create nel 1967 quando scoppiò una rivolta contadina nel distretto di Samlot della provincia di Battambang. Secondo il loro comandante e Ministro della Difesa della KD, Son Sen, il RAK aveva 230 battaglioni raggruppati in 35-40 reggimenti e 12-14 brigate. Il RAK catturò diverso materiale militare di origine occidentale, come blindati Panhard AML-60, V-100, Commando, M113, e cannoni semoventi M-108 e M-109. La struttura di comando si basava su comitati di tre ufficiali, in cui il commissario politico era il vero comandante. Il RAK era suddiviso in regioni militari comandate dai segretari regionali del Partito. Spesso le truppe di una regione venivano inviate in un’altra regione per far rispettare la disciplina, originando rapidamente disordini e purghe nei ranghi del RAK, minandolo e preparando il terreno alla rivolta. Inoltre Khmer Rossi recuperarono dalle 171 imbarcazioni della marina cambogiana, 13 pattugliatori costieri “Swift“, 40 PBR Mk 1 e 2 “Bibber” e cinque mezzi da sbarco LCM e 8 LCU, annessi alla Marina dell’Esercito di Liberazione della Kampuchea Democratica (MELK). Almeno 4 “Swift” furono distrutti durante l’incidente del cargo Mayaguez, nel maggio 1975, dalle cannoniere volanti statunitensi AC-130. Malgrado i problemi di manutenzione, 9 pattugliatori “Swift“, i pattugliatori PBR e gli LCU rimasero in servizio presso le basi navali di Ream e Chrui Chhangwar fino al febbraio 1979, quando la MELK fu neutralizzata dall’Esercito Popolare del Vietnam.

Il Fronte Nazionale di Liberazione del Vietnam lanciò un attacco con commando sulla base aerea Pochentong di Phnom Penh, nella notte del 21-22 gennaio 1971. L’incursione eliminò 39 soldati cambogiani, ne ferì 170 e causò notevoli danni ad aerei e strutture di supporto. Il testo del volantino cinese recita: “La mattina del 22 gennaio, le Forze Armate di Liberazione Nazionale del Popolo cambogiano assaltavano l’aeroporto Pochentong di Phnom Penh, spazzando via un battaglione di truppe nemiche a protezione dell’aeroporto e quasi tutti i piloti e tecnici. Oltre 750 nemici sono stati uccisi o feriti, più di 90 aerei nemici distrutti o danneggiati, con oltre un centinaio di autoveicoli militari distrutti. Nove depositi con oltre 10000 tonnellate di munizioni e di carburante sono stati distrutti. Questo è un colpo pesante per l’imperialismo statunitense e il suo burattino Lon Nol“. Andò distrutta l’intera aeronautica cambogiana tra 48-52 velivoli almeno, più altri 17 velivoli sudvietnamiti almeno, e anche statunitensi: 10 aerei antiguerriglia North American T-28D Trojan, 4 aerei da supporto tattico Cessna T-37B Dragonfly, 13 cacciabombardieri MiG-17F, 4 aerei d’addestramento Fouga CM-170 Magister, 11 aerei-cargo Douglas C-47 Skytrain, 8 aerei d’osservazione L-19A Bird Dogs, 1 elicottero UH-1 dell’aeronautica cambogiana, 1 aereo antiguerriglia North American Rockwell OV-10A Bronco e 1 aereo da supporto tattico Cessna T-37B Dragonfly dell’USAF, 3 aerei d’osservazione L-19A Bird Dogs sudvietnamiti, 1 deHavilland Canada L-20A Beaver, 1 Douglas C-47B, 1 Antonov An-2, 1 SE-210 Caravelle III delle linee aeree cambogiane.Nel 1975, l’Aeronautica cambogiana disponeva di 100 aeromobili, e i Khmer Rossi riuscirono a recuperarne 21 aerei da supporto tattico T-28D Trojan, 4 velivoli leggeri GY-80 Horizon, 23 aviogetti da addestramento T-37B Tweety, 12 aerei d’addestramento T-41D Mescalero, 5 velivoli U-17 Skywagon, 7 aerei da trasporto C-123K, 9 cannoniere volanti AU-24A, 6 cannoniere volanti AC-47D, 4 aerei da trasporto C-47 Skytrain, 20 elicotteri UH-1D/H e UH-1G Huey e 3 elicotteri Alouette III. 12 T-28D Trojan furono schierati dall’Aeronautica dell’Esercito di Liberazione della Kampucha (AELK) presso la base aerea Ream; altri 5 furono distrutti dall’USAF durante l’incidente del cargo Mayaguez, il 15 maggio 1975. Al momento dell’intervento dall’Esercito Popolare del Vietnam, nel febbraio 1979, erano rimasti operativi pochi velivoli.46 UH-1H Huey furono consegnati dagli USA all’Aeronautica della Cambogia. Alcuni UH-1H utilizzati nel ruolo di cannoniere furono rinominati UH-1G. Uno fu distrutto a Pochentong il 12 gennaio 1971, e un altro fu abbattuto nell’agosto 1972 con un missile Strela-2. 13 UH-1H fuggirono in Thailandia nell’aprile 1975. 19 – 24 elicotteri furono catturati dai Khmer Rossi nell’aprile 1975. I consiglieri cinesi ricostruirono aerei ed elicotteri catturati. L’addestramento si svolgeva a Pochentong, presso Phnom Penh, e a Battambang; quattro istruttori cinesi addestrarono dieci piloti a volare sui Bell UH-1H. Gli UH-1H furono utilizzati per addestramento, trasporto, collegamento e missioni di propaganda. Dopo l’intervento vietnamita del 25 dicembre 1978, 5 Huey cambogiani fuggirono in Thailandia, portando Pol Pot e il suo entourage in esilio in Thailandia, ad Isan, nella giungla.Gli USA consegnarono 29 T-37B all’aeronautica cambogiana tra il 1963 e il 1973. 10 T-37B furono catturati dalle forze vietnamite nel gennaio 1979.

Gli USA consegnarono 25 Cessna T-41D Mescalero, ma nel 1972 4 risultarono perduti in incidenti di addestramento, insieme ai loro piloti. Nel 1974, 13 T-41 erano in servizio presso l’Accademia aeronautica di Pochentong. Almeno 3 fuggirono in Thailandia nell’aprile 1975. I T-41D dell’AELK furono utilizzati dai Khmer Rossi a Battambang, per l’addestramento al volo ad ala fissa.

Nell’ambito del programma MAP, gli USA consegnarono 20 DHC-3 U-1A Otter, tra luglio 1971 e settembre 1972. Almeno 3 furono distrutti durante un attacco dei Khmer Rossi su Pochentong nel marzo 1972. I restanti DHC-6 furono catturati dalle forze vietnamite nel 1979.L’aeronautica cambogiana disponeva di 22 aerei da trasporto Douglas C-47 Skytrain, nel settembre 1970, ma molti furono distrutti da un attacco dei Vietcong a Pochentong, nel gennaio 1971. Nell’aprile 1975, 9 C-47 fuggirono in Thailandia, mentre 14 (inclusi 6 AC-47D Spook, la versione cannoniera del velivolo-cargo), furono catturati dai Khmer Rossi che ne utilizzarono almeno 2 fino al 1977. Quando il Vietnam intervenne in Kampuchea alla fine del 1978, catturò 6 C-47.Gli USA consegnarono alla Cambogia 17 aerei-cargo Fairchild C-123K nel 1973, ma 10 C-123K fuggirono in Thailandia nell’aprile del 1975. Dei restanti 7, 3 furono catturati dalle forze vietnamite nel 1979.L’USAF consegnò 15 aerei antiguerriglia Helio AU-24A Stallion nel 1972 all’Aeronautica cambogiana. Uno precipitò nel marzo 1973, tre furono abbattuti dai Khmer Rossi e un altro precipitò nel Golfo del Tonchino, il 17 aprile 1975. Altri tre fuggirono in Thailandia nell’aprile del 1975. I restanti 6 AU-24A furono catturati dai Khmer Rossi a Phnom Penh.Gli USA consegnarono all’Aeronautica cambogiana 16 aerei da supporto tattico T-28D Trojan, nel 1963, che vennero tutti distrutti il 12 gennaio 1971 durante l’attacco dei vietcong su Pochentong. In seguito, nel febbraio 1972, gli USA inviarono altri 23 T-28. Ma già ad agosto, 14 T-28 erano andati persi. Quindi nel 1972-1973 gli USA inviarono altri 20 T-28D. Nell’aprile 1975, i Khmer Rossi disponevano di 20 T-28D schierati nella base di Ream, ma 14 furono distrutti dagli attacchi aerei statunitensi del 15 maggio 1975, durante l’operazione di salvataggio del Mayaguez. All’AELK rimasero 7 T-28D, basati a Ream. Un film dell’agenzia Xinhua del 1977 mostra dei piloti kampuceani che si addestrano su 4 T-28 nella base aerea di Pochentong.

Dei 10 Sud Aviation SA 3130 Alouette II e Sud Aviation SA 316B Alouette III consegnati alla Cambogia, 3 furono catturati dalle forze vietnamite nel 1979.Nel giugno 1975, il capo del Partito Comunista di Kampuchea, Pol Pot, compì un viaggio a Pechino per incontrarsi con Mao Zedong, che gli offrì 1 miliardo di dollari in aiuti, allora i più grandi della Cina a un Paese estero. Nel 1976 vi fu un accordo militare tra la Cina popolare e la Kampuchea democratica, con cui Beijing fornì all’ARK sistemi di comunicazione, e nel 1977 carri armati, blindati, munizioni, 4 pattugliatori per la marina kampucena ed aerei da combattimento. La Cina in effetti fornì 16 caccia Shenyang F-6C all’Aeronautica dei Khmer Rossi (AELK), tra il 1975 e il 1978. Ma solo 6 furono assemblati e divennero operativi. Almeno 1 F-6C fu catturato dalle forze vietnamite. Nel 1977 la Cina popolare consegnò almeno 3 bombardieri leggeri Harbin H-5 (Iljushin Il-28) alla Kampuchea democratica. 2 furono catturati nella base aerea di Pochentong, il 7 gennaio 1979, dalle forze vietnamite, che inoltre abbatterono un terzo H-5 kampuceano.

La Cina costruì in Cambogia strade, ferrovie, dighe e ponti e ricostruì la rete elettrica, tanto che aumentò la produzione di elettricità a Phnom Penh, forse in previsione della ripopolazione della capitale. I cinesi costruirono anche la raffineria petrolifera di Kampong Som, per lavorare il petrolio greggio cinese dei campi di Daqing, e l’aeroporto di Kampong Chhnang. La pista di 2,4 km e l’aeroporto furono realizzati da centinaia di ingegneri ed operai cinesi, tra il 1976 e il 1978. I consiglieri cinesi inoltre supervisionarono la costruzione, presso l’aeroporto, di un centro di comando sotterraneo di cemento armato che si estendeva per centinaia di metri fino alle colline vicine. In cambio la Cina riceveva forniture di caucciù. In quel periodo erano presenti diverse migliaia di cinesi nella Kampuchea democratica; “Erano in Cambogia per cercare di aiutare i fratelli rivoluzionari e a portare gloria alla Cina nella missione per aiutare la Cambogia a svilupparsi sotto la tutela cinese“. In realtà i rapporti tra i due Stati non erano così netti; “Nel 1975, i cinesi, avendo avuto un’esperienza amara, avvertirono i cambogiani dal correre troppo nel realizzare gli obiettivi rivoluzionari. Si dice che Khieu Samphan e Ieng Thirith sorridessero in modo condiscendente“. Inoltre la mancanza di competenze e addestramento dei kampuceani frustrò i cinesi; mancavano gli interpreti e così le parti comunicavano a gesti. “Esistevano molti limiti all’influenza cinese sulla burocrazia, poiché le frammentate agenzie cinesi dell’amministrazione degli aiuti lottarono per collaborare con le istituzioni della Kampuchea democratica, sconnesse, sottosviluppate e talvolta ostinate“. Gli aiuti comprendevano oltre a materiale militare e sistemi radio, strumenti agricoli e derrate alimentari. Dei voli settimanali da Pechino portarono in Cambogia le migliaia di ingegneri e consiglieri cinesi. L’aeroporto di Kampong Chhnang fu fondamentale per queste operazioni. Inoltre, una volta completato avrebbe permesso alla Cina di proiettarsi sul fianco meridionale del Vietnam e sul Golfo della Thailandia.
Per tali motivi geopolitici, isolare il Vietnam, la Cina sostenne i Khmer Rossi anche negli anni ’80, assieme a Stati Uniti, Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico e NATO, nel tentativo di rovesciare il regime filo-vietnamita che a Phonm Penh sostituì il dominio dei Khmer Rossi.Fonti:
Aeroflight
Asiafinest
Cambodia to Kampuchea
Phnom Penh Post
Sebastian Strangio

La Cambogia espelle una rete spionistica degli Stati Uniti

Joseph Thomas, New Eastern Outlook, 27 agosto 2017Il governo della Cambogia ha denunciato ed espulso una rete statunitense che interferiva nei processi politici della nazione. L’Istituto Nazionale Democratico Statunitense (NDI) ha avuto l’ordine di porre fine alle attività nel Paese e rimuovere tutto il personale. Reuters nell’articolo intitolato “La Cambogia ordina a un gruppo finanziato dagli Stati Uniti di fermare le operazioni e rimuovere il personale“, afferma: “In una dichiarazione, il ministero degli Esteri accusa l’Istituto Nazionale Democratico (NDI) di operare in Cambogia senza registrarsi e afferma che il suo personale straniero aveva sette giorni per andarsene. Le autorità sono “orientate a prendere le stesse misure” contro altre ONG straniere che non rispettano la legge, aggiungeva il ministero”. L’articolo notava anche: “Il Primo ministro Hun Sen, che ha governato la Cambogia per più di tre decenni, ha ordinato al quotidiano anglofono The Cambodia Daily di pagare le tasse maturate durante l’ultimo decennio o di chiudere. Il giornale è stato fondato da uno statunitense. Ha anche accusato Stati Uniti e organizzazioni non governative (ONG) di finanziare gruppi che tentano di rovesciarne il governo”. The Cambodia Daily di proprietà statunitense, nell’articolo intitolato “Al NDI viene ordinato di fermare le operazioni ed espellere il personale straniero“, notava che: “L’annuncio arriva meno di una settimana dopo che documenti sono apparsi su Facebook e diffusi sui media che sembrano mostrare cooperazione politica tra NDI e partiti di opposizione, causando le gravi tensioni nelle ultime settimane tra il governo e le ONG e i media sostenuti dagli Stati Uniti. NDI non è stato immediatamente raggiunto per commentare. Radio Free Asia e Voice of America sono state accusate di non adempiere agli obblighi fiscali e di registrazione. Cambodia Daily, pubblicazione di un cittadino statunitense, è stato accusato di dichiarazione fiscale non autorizzata per 6,3 milioni di dollari e minacciato di chiusura imminente se non paga entro il 4 settembre”. Reuters citava il sito di NDI per cercare d’informare i lettori del suo ruolo in Cambogia affermando che “NDI lavora con partiti politici, governi e gruppi civili per “creare e rafforzare le istituzioni democratiche”.” Tuttavia, anche un’indagine attenta su NDI, media e organizzazione politica nella loro orbita e sulla stessa natura del ruolo proposto nel processo politico della Cambogia, indica irregolarità e sovversioni che Reuters non comunica intenzionalmente ai lettori.

Cos’è NDI realmente e cosa fa realmente
NDI è un’organizzazione finanziata da governo e aziende statunitensi, ed è presieduta da rappresentanti delle comunità politica e commerciale statunitensi. Dei 34 membri del consiglio di amministrazione, praticamente tutti hanno legami diretti con aziende e istituzioni finanziarie statunitensi, sono membri di think-tank di politica aziendali o ex-impiegati del dipartimento di Stato degli USA o una loro combinazione. Gli amministratori con particolari conflitti d’interesse sono:
Madeleine Albright: Albright Stonebridge Group e Albright Capital Management LLC
Harriet Babbitt: Consiglio delle Relazioni Estere
Thomas Daschle: Daschle Group
Robert Liberatore: ex-vicepresidente di DaimlerChrysler, sponsor finanziario di NDI
Bernard Aronson: ex-consulente di Goldman Sachs
Howard Berman: consulente di Covington & Burling
Richard Blum: presidente di Blum Capital Partners
Il direttore del NDI Thomas Daschle, ad esempio, ha effettivamente partiti politici esteri tra i clienti del “Daschle Group“, come il VMRO-DPMNE in Macedonia, come rivelato da The Hill. NDI è altrettanto attivo in Macedonia, supportando direttamente il VMRO-DPMNE e istituendo anche manifestazioni nel Paese secondo gli account sui social media di NDI. Nel Sud-Est asiatico, Freedom House, un’altra filiale del NED, fornisce ampi aiuti ai gruppi di opposizione in Thailandia guidati dall’ex-primo ministro Thaksin Shinawatra, con il direttore di Freedom House Kenneth Adelman (PDF), che offre simultaneamente servizi di lobby a pagamento per Thaksin Shinawatra. Sembra che tali conflitti d’interesse non costituiscano un’eccezione, ma la regola indicando che NED e controllate, tra cui NDI, perseguono gli interessi corporativi e finanziari dei loro consigli di amministrazione, mera base del “potenziamento delle istituzioni democratiche“. Un esame degli sponsor di NDI suscita ulteriori dubbi sulla presunta missione. Gli sponsor finanziari, secondo la relazione annuale 2005 del NDI (PDF), comprendono:
British Petroleum
Bell South Corporation
Chevron
Citigroup
Coca Cola
DaimlerChrysler Corporation
Eli Lilly & Company
Exxon Mobil
Honeywell
Microsoft
Time Warner
I donatori comprendono inoltre Fondazione Open Society di George Soros, criminale finanziario condannato, nonché National Endowment for Democracy (NED) a cui è affiliato il NDI, Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (USAID) e dipartimento di Stato degli USA. Aziende come BP, Chevron, Citigroup, Coca Cola, Exxon, Honeywell e Microsoft non sono interessate a promuovere la democrazia, ma ne usano la promozione come mezzo per creare condizioni favorevoli ad espandere mercati e profitti. Ciò comporta minare i governi che impediscono il controllo aziendale estero delle risorse e dei mercati nazionali, o rimuovere completamente e sostituire i governi con regimi clientelari obbedienti. La storia contemporanea delle guerre statunitensi e la pratica del “cambio di regime” e della “costruzione della nazione” forniscono la conferma evidente delle motivazioni e dei mezzi utilizzati per espandere l’egemonia statunitense, illustrando chiaramente dove le organizzazioni come NDI s’inseriscono nel processo.
Nel caso della Cambogia è in gioco un’agenda di gran lunga più ampia delle risorse e dei mercati nazionali. Le attività statunitensi in Cambogia, per dar cadere o sostituire il governo attuale di Phnom Penh, sono volte appositamente a circondare e contenere la Cina attraverso un fronte di Stati-clienti riuniti dagli Stati Uniti nel sud-est asiatico. La Cambogia, insieme al resto del Sud-Est asiatico, ha iniziato a rafforzare i legami con Pechino economicamente, politicamente e militarmente. Grandi programmi infrastrutturali, acquisizioni di armi, esercitazioni congiunte e accordi commerciali sono sul tavolo tra Pechino e Phnom Penh. Gli Stati Uniti, viceversa, hanno fornito pochi incentivi oltre al fallito programma di partenariato trans-Pacifico e alla coercizione attraverso reti come NDI e la miriade di media e fantocci politici che finanziano e guidano in Cambogia. Con il NDI fermato, il suo personale espulso e le organizzazioni e le pubblicazioni che finanziava che affrontano la chiusura, sembra che il poco che gli Stati Uniti avevano sia stato spazzato via. La mossa particolarmente audace della Cambogia può essere replicata nel sud-est asiatico dove vengono mantenute simili reti statunitensi per manipolare e deviare i processi politici degli Stati sovrani.

“La promozione della democrazia” in un Paese estero è una contraddizione
La nozione che il NDI “promuova la democrazia” è un’assurdità. La democrazia è un mezzo di autodeterminazione. L’autodeterminazione non è possibile se interessi esteri influenzano il processo. Un partito politico finanziato e diretto da interessi statunitensi attraverso organizzazioni come il NDI, sostenuto da media e facciate che si spacciano da organizzazioni non governative sempre finanziate dall’estero, escludono qualsiasi processo di autodeterminazione e quindi non solo in alcuna forma o modo “promuove la democrazia”, ma è un processo fondamentalmente non democratico. Negli Stati Uniti dove è ampiamente noto che il denaro domina le campagne e vince le elezioni, è difficile percepire che versando denaro ai partiti dell’opposizione all’estero non si fa null’altro che imporre risultati elettorali a favore degli interessi statunitensi. L’ironia ulteriore è data dal fatto che se qualsiasi altra nazione tentasse di perseguire programmi analoghi verso il processo politico negli USA, i soggetti coinvolti verrebbero rapidamente etichettati agenti stranieri e le loro attività fermate immediatamente. Le mere accuse che la Russia abbia interferito nei processi politici nazionali degli USA hanno portato a sanzioni e persino minacce di guerra. La Cambogia è una nazione che non può permettersi né effettivamente imporre sanzioni agli Stati Uniti né vincervi una guerra, ma è possibile che la Cambogia e i vicini nel Sud-Est asiatico possano e inizino a chiudere un flagrante esempio d’interferenza estera nei propri affari politici interni. L’utilizzo delle leggi esistenti su tassazione e registrazione di entità estere in Cambogia avviene per affrontare tali organizzazioni. Le nazioni vicine potrebbero cominciare ad imporre alle organizzazioni finanziate dall’estero di registrarsi come lobbyisti stranieri, sottoporle a tassazione e regolamentazioni più rigorose e togliere la copertura della “promozione della democrazia” e della “difesa dei diritti” sotto cui hanno svolgono le proprie attività da decenni.Joseph Thomas è direttore del giornale geopolitico tailandese The New Atlas e collaboratore della rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La nuova Via della Seta rafforza la posizione la Cina

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 31.05.2017

Nel processo di rafforzamento dell’influenza, la Cina sviluppa la cooperazione coi vicini, cercando d’impegnarsi economicamente con tutti gli Stati della regione. A capo di questi Stati vi sono i Paesi aderenti all’ASEAN. Per l’integrazione economica con questi Paesi e garantirsene la presenza, la Cina elabora piani che impiegano il metodo ben rodato ed efficace della costruzione di reti ferroviarie sui loro territori. Nell’ambito dell’iniziativa Fascia e Via, la Cina intende coprire la regione sudorientale (SEA) con una fitta rete ferroviaria e collegarla al proprio sistema di trasporto. Lo Stato che occupa un posto speciale tra i partner regionali della Cina è il Regno di Thailandia. Di tutti gli Stati dell’Indocina, strategicamente importante per la Cina, la Thailandia è la più sviluppata. La Thailandia è anche membro influente dell’ASEAN. Allo stesso tempo, la posizione geografica della Thailandia può consentire alla Cina di attuare soluzioni efficaci per una serie di compiti importanti legati alla sicurezza energetica e all’attuazione del progetto Belt and Road Initiative. È opinione pubblica che l’ambizioso progetto cinese sia dall’origine volto a coprire il mondo con una rete di vie commerciali. Secondo il progetto, la Cina costruisce reti ferroviarie in Eurasia ed Africa, senza dimenticare l’America del Sud. Il progetto “Sea Silk Road” si basa principalmente sul successo dello sviluppo della navigazione lungo le coste meridionali dell’Eurasia e nel mondo. La maggior parte dei trasporti marittimi nel mondo avviene attraverso diversi canali che fungono da porte che collegano i principali porti degli oceani e dei mari del mondo, tra cui canale di Suez, stretto di Malacca e canale di Panama. La via alternativa per evitare tali “porte sul mare” è troppo lunga e costosa. Tuttavia, la Cina non punta a controllarle. Per garantirsi la piena navigazione in qualsiasi circostanza, la Cina intende costruire nuovi canali paralleli e vicini a quelli tradizionali, ma controllati dalla Cina o da suoi alleati. Con questo progetto, la Cina prepara piani per costruire un canale in Nicaragua che sarà alternativo al Canale di Panama. Un’alternativa allo Stretto di Malacca sarebbe un canale che attraversa l’istmo tailandese di Kra, anche se il processo decisionale del governo thailandese si trascina, dato che la costruzione è ancora in discussione. Tuttavia, in caso di proseguimento e sviluppo delle relazioni sino-tailandesi, il canale potrebbe essere reso obsoleto ed essere sostituito dalle ferrovie.
È noto che l’inconveniente principale per la Cina riguardo lo stretto di Malacca è che attraverso esso, tra Indonesia, Malaysia e Singapore, petrolio e gas naturale liquefatto (LNG) provenienti dal Medio Oriente arrivano in Cina sulle petroliere. Perciò la chiusura del canale (ad esempio, in caso di tensioni nel Mar Cinese Meridionale) minaccerebbe la sicurezza energetica della Cina. Tuttavia, l’LNG inviato dal Medio Oriente all’Oriente può arrivare anche in Cina. Le navi provenienti dai Paesi arabi possono scaricare nei porti del Myanmar, altro importante Stato dell’Indocina confinante con la Cina e con cui opera attivamente in vari settori. Un gasdotto è già stato costruito per rifornire attraverso il Myanmar la Cina. Se per qualche motivo il transito dal Myanmar fosse impossibile, ci si potrebbe anche accordare con Thailandia e Laos, ed anche se questa rotta è più complicata che in Myanmar, rimane fattibile. La Cina pensa a crearsi la propria sicurezza energetica ed attuarne senza ostacoli l’invio quale maggiore obiettivo, per cui deve aumentare l’influenza sulla penisola d’Indocina, in particolare in Myanmar e Thailandia. Per avere una presenza permanente in Indocina ed esserne il principale partner, la Cina ha deciso di creare una rete ferroviarie nella regione e di collegarla con il sistema ferroviario cinese. Le stesse ferrovie permetteranno anche il trasporto di merci via mare. Nel dicembre 2014 fu firmato un memorandum in cui Cina e Thailandia s’impegnavano a cooperare nell’attuazione del piano 2015-2022 per lo sviluppo dell’infrastruttura tailandese. Nel dicembre 2015 i media riferirono la costruzione della ferrovia ad alta velocità “Cina-Thailandia” lunga più di 800 km, dalla capitale tailandese Bangkok alla città di Nong Khai, al confine con il Laos, dove si collega con la Via Cina-Laos. Il progetto doveva essere attuato su standard e tecnologie cinesi. La Cina aveva anche partecipato al finanziamento del progetto. Nel marzo 2017, la leadership tailandese annunciava un piano decennale per l’aggiornamento dell’infrastruttura ferroviaria tailandese. Secondo questo piano, le ferrovie thailandesi dovranno essere ampliate di 2,5 volte raggiungendo i 10000 chilometri. Lo scopo della modernizzazione è rafforzare la rete con altri Paesi del Sud-Est asiatico, aumentare il traffico merci nel Paese e iniziare il traffico merci attraverso il territorio della Thailandia. La partecipazione della Cina al progetto non fu segnalata, ma risponde pienamente ai piani cinesi per creare un sistema di trasporto unificato.
La creazione della rete ferroviaria nel Sud-Est asiatico e l’adesione al progetto Belt and Road Initiative sono misure che presto inizieranno a produrre frutti per l’ASEAN. Dato questo, il traffico di merci dall’Asia sudorientale all’Europa attraverso Cina e Kazakistan inizierà presto. Nel marzo 2017, i rappresentanti della società vietnamita Vietnam Railway parteciparono ad una riunione dell’Organizzazione per la cooperazione delle ferrovie nella capitale del Kazakistan, Almaty. Durante il viaggio, la delegazione vietnamita visitò la zona libera economica ‘Khorgos’, sul confine sino-kazako. La ferrovia Cina-Kazakistan attraversa questo importante centro logistico. Già nel 2017, i treni provenienti dal Vietnam l’attraversavano creando una nuova via di trasporto tra Sud-Est asiatico, Asia centrale ed Europa. Negli anni del progetto Belt and Road Initiative e dei suoi sottoprogetti “Nuova Via della Seta” e “Via della Seta del XXI secolo”, l’aspetto di tali lunghe rotte non stupisce più. Sembra che la Cina sia vicina all’obiettivo di creare un sistema dei trasporti mondiale. Il compito di rafforzare le posizioni nel Sud-Est asiatico sarà anche realizzato. Va notato che la rete ferroviaria che collega l’Asia sud-orientale con la Cina e altri Paesi avrà indubbiamente un ruolo importante nello sviluppo economico della regione.Dmitrij Bokarev, esperto politologo, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo Stato profondo continua a subire sconfitte in diversi fronti

Covert Geopolitics 9 maggio 2017Fatta eccezione del successo dell’élite all’elezione francese 2017, lo Stato profondo continua a subire sconfitte nei principali fronti della terza guerra mondiale. Innanzitutto, il ritiro del principe Filippo non va celebrato. La monarchia inglese esiste ancora e il saccheggio della ricchezza sovrana dei suoi “comuni” continua. Ma i seguenti eventi possono darci una certa speranza per il pianeta.

Le zone sicure siriane entrano in vigore
Le zone sicure russe proposte in Siria, dove non è permesso alcun combattimento tra governo ed opposizione, entravano in vigore alle 21:00 del 5 maggio. Le zone di sicurezza o di de-escalation in Siria sono descritte quali misure temporanee che saranno applicate nei prossimi sei mesi con la possibilità di estenderle per altri sei mesi. Le zone di sicurezza sono state concordate dagli Stati garanti, Russia, Iran e Turchia, durante i negoziati nella capitale kazaka Astana. Tutte le parti hanno espresso la speranza che l’iniziativa porti alla soluzione del conflitto. Il documento, scritto in inglese, è stato pubblicato dal Ministero degli Esteri russo.

4 zone
Le quattro zone sicure sono nel Governatorato Idlib e in parti delle province limitrofe di Lataqia, Aleppo e Hama; nel settentrione della provincia di Homs; nel quartiere di Damasco del Ghuta orientale e in alcune zone a sud nelle province di Dara e Qunaytra che confinano con la Giordania. Le forze governative siriane e l’opposizione armata non potranno combattere ed effettuare attacchi aerei sulle zone sicure tramite zone di sicurezza, punti di controllo e posti di osservazione controllati dagli Stati garanti. (RussiaToday)

L’istituzione delle quattro zone sicure siriane da parte di Russia, Iran e Turchia non è destinata a soddisfare o accogliere gli interessi degli Stati Uniti, vale a dire diversi da quelli che gli Stati Uniti volevano quando proposero per la prima volta le zone sicure volte a suddividere la Siria come piano B all’espansione fallita del Grande Israele, a causa dell’intervento decisivo russo del 30 settembre 2015. La creazione di quattro zone sicure in Siria da parte di Russia, Iran e Turchia non va vista come “concessione” a Washington, osserva l’analista politico di Vzglyad Evgenij Krutikov, aggiungendo che l’influenza statunitense sui gruppi ribelli in Siria chiaramente svanisce. Nei colloqui di riconciliazione di Astana del 4 maggio, Russia, Iran e Turchia hanno firmato un memorandum sulla creazione delle quattro zone sicure o di de-escalation della tensione. Inoltre, dalla mezzanotte del 1° maggio, la Russia ha smesso di utilizzare le forze aerospaziali nelle zone definite dal documento. “A partire dalle ore 00 del 1° maggio, l’uso di aeromobili delle forze aerospaziali russe in aree corrispondenti alle zone di de-escalation definite dal memorandum è stato interrotto“, dichiarava il capo del Primo direttorato operativo russo Colonnello-Generale Sergej Rudskoj. (Sputnik)
Cooperando all’istituzione delle zone sicure siriane, la Turchia avrà grande beneficio con la ripresa della costruzione del gasdotto TurkStream da parte di Gazprom. Questo metterà il gas russo in una posizione migliore sui prezzi verso gli Stati dell’UE, sconfiggendo efficacemente le sanzioni occidentali. “Il gigante energetico Gazprom ha cominciato a posare il gasdotto presso le coste turche sul Mar Nero, secondo il dott. Aleksej Miller, direttore di Gazprom dopo l’incontro di Sochi tra i leader turchi e russi. “Oggi abbiamo avviato l’attuazione del gasdotto TurkStream: posa di tubature della sezione offshore. Il progetto è avvito in conformità con il piano”, secondo Miller in una dichiarazione, aggiungendo che “entro la fine del 2019, i nostri consumatori turchi e europei avranno una nuova fonte affidabile d’importazione di gas russo”… il primo dei rami, dalla capacità di 15,75 miliardi di metri cubi, fornirà gas russo direttamente alla Turchia, mentre il secondo dovrà fornire gas ai clienti europei. Il tanto atteso annuncio arriva dopo l’incontro tra il Presidente russo Vladimir Putin e l’omologo turco Recep Tayyip Erdogan, nella città turistica di Sochi sul Mar Nero il 3 maggio. Il progetto TurkStream, firmato nell’accordo di Putin e Erdogan a Istanbul dell’ottobre 2016, era uno dei punti chiave dell’agenda della riunione”. (RussiaToday)
Il complesso industriale militare dello Stato profondo, d’altro canto, deve permettere che le azioni di Raytheon e altri guadagnino, ed è inoltre disposto a beneficiare del piano del Pentagono di aumentare la presenza militare in Asia, dopo l’incursione armata degli Stati Uniti nella penisola coreana ponendo le dovute basi per affrontare la minaccia nordcoreana. “Il dipartimento della Difesa degli USA (DoD) prevede di aumentare la propria presenza in Asia assegnando quasi 8 miliardi di dollari all’ammodernamento dell’infrastruttura militare, aumentando le manovre e sfruttando i rinforzi nella regione. La mossa avviene mentre i rapporti di Washington con la Corea democratica sono sempre più tesi. I sostenitori dell’iniziativa del Pentagono, svelati dal Wall Street Journal, probabilmente lo considerano come un segnale dell’impegno di Washington verso l’Asia”. (Sputnik)
La bellezza dell’impresa bellica è che gli utenti finali spenderanno tanto non solo per le armi, ma anche per le munizioni, come l’inchiostro per la stampante, e questi bellicisti non vi moriranno.La penisola coreana
Il punto d’attrito della Corea democratica era improvvisamente all’avanguardia quando apparve chiaro al Pentagono che la guerra occulta nel Mar Cinese del Sud andava sospesa quando Duterte visitò la Cina l’anno scorso. Dopo che l’ASEAN ignorava il verdetto UNCLOS dell’Aja, favorevole degli interessi statunitensi nelle Filippine, le esercitazioni militari congiunte tra Filippine e Stati Uniti furono eliminate dal Mar Cinese Meridionale passando sulle coste orientali della Filippine e tutte le attività furono limitate alle operazioni di ricerca e salvataggio. Come se non bastasse, il governo filippino organizzava esercitazioni militari con le controparti cinesi, dopo la recente visita di tre navi da guerra cinesi a Mindanao. Queste esercitazioni navali saranno effettuate nel Mare di Sulu, dove i resti del terrorismo del gruppo Abu Sayaf organizzato dalla CIA ancora permangono. Così, la penisola coreana va incendiata ancora una volta, e Corea del Sud e Giappone devono spendere di più per l'”autodifesa”.

La “demolizione controllata” del settore finanziario
Oltre alle sconfitte in Medio Oriente e in Asia Orientale, gli Stati Uniti subiscono sconfitte anche a Puerto Rico, riflettendo il vero stato interno di Washington DC. Il crollo imminente è stato etichettato da altri analisti come “demolizione controllata” degli Stati Uniti, gestita da Donald Trump. Non preoccupatevi, naturalmente, si prepara al compito da tempo. “Con la nomina di un ex-dirigente della Goldman Sach per la campagna Trump, che ha lavorato anche per la Soros Fund Management, dovrebbe essere chiaro che la Goldman&Company sarà inevitabile. Dopo tutto, Donald Trump è un noto artista dei fallimenti. Ne ha almeno quattro (forse 5) nel medagliere e quindi è molto pratico per il BIG ONE. Il “più grande di tutti i tempi”, ovviamente il fallimento dell’US Corporation, Inc., effettivamente in bancarotta a causa della pratica inesorabile della Federal Reserve del Quantitative Easing (nota anche come stampa di denaro dal nulla)”. (State of the Nation 2012) Oltre alla “demolizione controllata”, il noto agente di Rothschild George Soros viene preso a schiaffi con una causa federale da 10 miliardi di dollari per il solito crimine d'”influenza politica”. La causa da 10 miliardi di dollari contro George Soros accusa l’autoproclamato umanitario d’intrusione nella politica di un Paese africano a proprio vantaggio, un’accusa che i critici del miliardario dicono rifletterne il solito modus operandi. “L’investitore 86enne, che controlla una rete nonprofit internazionale oltre al vasto impero finanziario, ha fatto pressione sul governo della Guinea per congelare alla società israeliana BSG Resources i contratti lucrosi sul minerale di ferro, secondo la causa presentata il mese scorso al Tribunale Federale di New York dalla BSG Resources. “Soros fu motivato esclusivamente dalla malizia, in quanto non aveva interessi economici in Guinea”, afferma BSGR nei documenti giudiziari. “Gli statunitensi non capiscono la misura in cui Soros alimenta questa agenda anti-costituzionale e antiamericana”, diceva J. Christian Adams, ex-procuratore del DoJ. Un portavoce di Soros, che supporta regolarmente i governi democratici nell’Europa dell’Est e in Africa, ha dichiarato che il filantropo ha l’interesse permanente ad aiutare le nazioni impoverite ed ha solo sostenuto un’indagine sulla BSG per corruzione. Qualunque sia il risultato del caso, non è la prima volta che Soros viene accusato d’istigare cambi politici per profitto personale. I critici da tutto il mondo, inclusi negli Stati Uniti e nell’Ungheria, ci dicono che il finanziatore liberale, spesso mascherato da umanitario, manipola il panorama politico”. (Fox News)
Speriamo che non sia solo un’altra sceneggiata tra le due facce dello Stato profondo. Nella stessa offensiva contro la minaccia di Soros, il governo filippino ha spaventato l’agente di Soros travestita da Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite Agnes Callamard, dopo la visita nelle Filippine, dove ha pubblicamente criticato la campagna anti-droga del Presidente Rodrigo Duterte e le violazioni dei diritti umani. Il senatore Alan Peter Cayetano, co-presidente della delegazione filippina a Ginevra, ha detto che qualsiasi filippino che avesse visto tweets e dichiarazioni di Callamard contro il governo, non avrebbe pensato che sia imparziale e giusta.
Le droghe non hanno alcun effetto sul cervello? Quindi, perché ne manifesti i sintomi?
Infatti, storceva i denti quando parlava alla commissione filippina per i diritti umani. “Nel discorso alla commissione sui diritti dell’uomo filippina, la relatrice speciale dell’ONU Agnes Callamard dichiarava: “Nell’aprile 2016, l’assemblea generale del governo mondiale ha riconosciuto esplicitamente che la guerra contro le droghe non funziona”. Mentiva. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite non ha mai fatto tale dichiarazione, esplicitamente o implicitamente. La risoluzione di 11000 parole dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Documento UN/RES/S-30/1), pubblicata il 19 aprile, intitolata “Il nostro impegno comune per affrontare e contrastare efficacemente il problema della droga mondiale”, non ha nemmeno utilizzato il termine “guerra alla droga” e ancora meno detto che “non funziona”.” (Manila Times) Autorità e cittadinanza filippine rettificano la narrazione negativa della guerra contro la narcopolitica, anche se i media occidentali non la seguono adeguatamente. Ciò significa che anche piccoli Paesi come le Filippine attuano una grande offensiva contro la continua oppressione da parte di forze estere, in ogni arena a disposizione. Quindi, mentre l’occidente prosegue ilo proprio declino partecipando ai grossolani riti democratici dello Stato profondo, l’Alleanza Orientale si riunirà nuovamente questo mese per parlare dell’espansione della copertura del grande sviluppo della “Fascia e Via” nella regione eurasiatica. Anche se molti hanno chiesto di partecipare al summit, solo 80 avevano la possibilità di farlo.
C’è molto da fare nell’iniziativa Fascia e Via (conosciuta anche come OBOR) che il presidente cinese Xi Jinping presentò nel 2013 durante un viaggio di Stato in Kazakistan.
Tom McGregor – Pechino s’è impegnata a spendere più di 1 trilione di dollari per costruire grandi progetti infrastrutturali per i Paesi firmatari da Asia, Africa, Medio Oriente, Europa, Oceania e Asia centrale. L’iniziativa aiuterà gli Stati partecipanti poiché la Cina ne aiuterà i governi sovrani a costruire snodi logistici, strade, ferrovie, porti, ponti e aeroporti, zone industriali ed energetiche con centrali elettriche e nuovi centri finanziari. I progetti sono costosi e potrebbero richiedere decenni per costruirli, ma è una vittoria per le aziende mondiali del commercio e degli investimenti. Ci sarà maggiore flusso di merci, le persone potranno muoversi con maggiore convenienza e avranno meno difficoltà nel cambiare valute estere firmando accordi commerciali internazionali.

Pechino ne beneficia di più, ma meritatamente
Le imprese cinesi ne trarranno profitto, soprattutto perché Pechino può ridurre la sovraproduzione di acciaio e gli imprenditori cinesi avranno la priorità nella costruzione delle infrastrutture chiave in altri Paesi. Ma considerando che Pechino è l’investitore maggiore della Fascia e Via, merita il diritto di stabilire le regole generali, a patto che gli altri Paesi ne accettino i termini. E se c’è disaccordo, allora il progetto sarà costruito in un altro Paese più disponibile. É pragmatico, perché la Cina investe così pesantemente nei progetti infrastrutturali globali e prevede un ritorno dall’investimento. Ad esempio, il CPEC (Corridoio Economico Cina-Pakistan) prevede un piano audace per aprire nuove fabbriche, centrali elettriche e centri medici in Pakistan. Le imprese cinesi riceveranno generosi tassi d’interesse a lungo termine e basse imposte per i prossimi 30 anni.

Nuova era per gli affari sugli aiuti esteri
Tuttavia, i nazionalisti economici del “Pakistan First” hanno denunciato l’accordo come occupazione della Cina, ma affrontano il semplice fatto che senza CPEC, il Pakistan non avrà investimenti diretti esteri sufficienti a cambiarne le condizioni economiche stagnanti in vero sviluppo a lungo termine. Di conseguenza, la costruzione del CPEC rimane bloccata da inutili ritardi burocratici e sembra improbabile che si attivi presto. Pechino impara la dura lezione che alcuna buona opera resta impunita… Questo mese, il governo cinese ospiterà il Forum Fascia e Via, invitando governanti e leader economici da tutto il mondo. Il Presidente russo Vladimir Putin dovrebbe parteciparvi. I rappresentanti del potere e alti funzionari governativi discuteranno vantaggi e rischi della cosiddetta Nuova Via della Seta, mentre Pechino affronta le preoccupazioni che il progetto si stato lanciato per motivi disonesti. I cospirazionisti anti-cinesi non cambieranno mai opinione negativa, ma altri governi più neutrali parteciperanno al forum, scoprendo che l’OBOR è la giusta soluzione. E quando ci si pensa, l’OBOR pone una semplice domanda: volete che i cinesi costruiscano ferrovie ad alta velocità nel vostro Paese o no?” (Sputnik)
Il governo filippino ha scelto la concessione dei piani infrastrutturali ai cinesi per almeno 3 lunghi ponti che colleghino alcune isole nell’ambito dei progetti economici da 24 miliardi di dollari della Cina, invece di continuare a servire i deliri degli Stati Uniti. Non sorprende che Duterte sia stato invitato a partecipare al Forum Fascia e Via di questo mese. Sebbene una certa quantità di investimenti cinesi venisse versata alle compagnie aeronautiche occidentali come Boeing, può darsi fosse solo segno del riferimento agli investimenti effettivi nell’ambito aeronautico nazionale, la grande domanda si pone: gli statunitensi continueranno ad aspettare che la “demolizione controllata” avvenga nel sonno? Oppure, prenderanno le necessarie azioni prima che i conflitti per il cibo richiedano l’imposizione della legge marziale? Non ci si inganni. Questa “demolizione controllata” non è direttamente causata dall’alleanza orientale, Le dimissioni in massa sono iniziate… ma solo l’effetto della risposta decisiva al fallimento dell’oligarchia occidentale nel rispettare la sua parte del contratto, l’uso corretto della tecnologia finanziata dai Conti Collaterali Asiatici a beneficio dell’umanità. Questo effetto è necessario affinché la popolazione occidentale si ribelli ai padroni coloniali satanici. Deve essere degna del cambiamento se crede veramente di meritarlo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora