Le isole avamposti militari della Cina

Tyler Durden Zerohedge 17/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraMAP_1_Paracel_and_Spratly_island_chains_slideshowLa scorsa settimana, abbiamo notato l’ironia esilarante del presidente Obama secondo cui la Cina “usava grandezza e forza per subordinare gli altri Paesi“. Naturalmente, un quadro perfetto della politica estera USA e quindi la dichiarazione del presidente è effettivamente un atto d’accusa delle azioni di Washington. Le osservazioni di Obama riguardavano le “attività” della Cina nel Mar Cinese Meridionale; le azioni di Pechino nelle acque contestate da Filippine, Vietnam, Malesia, Brunei e Taiwan. In sostanza, la Cina costruisce isole in cima al rilievo Fiery Cross nell’arcipelago delle Spratly, che secondo alcuni saranno utilizzate per scopi militari. Il NY Times riassume: “La costruzione sul Fiery Cross Reef è parte di un ampio progetto di bonifica cinese che coinvolge decine di draghe in almeno cinque isole nel Mar Cinese Meridionale. La Cina converte piccoli scogli, poco visibili sull’acqua, in isole abbastanza grandi per ospitare materiale e personale militare e strutture ricreative per i lavoratori. Le immagini satellitari delle bonifiche appaino costantemente negli ultimi mesi, dove i Paesi più piccoli con pretese sulle isole della zona hanno espresso preoccupazione per le costruzioni della Cina, mentre gli Stati Uniti intensificano le critiche… La Cina reclama l’80 per cento del Mar Cinese Meridionale, sostenendo che la “linea dei nove trattini“, tracciata sullo specchio d’acqua alla fine degli anni ’40, è conforme al diritto. Nessun altro Paese riconosce la validità della linea e molti temono che le attività di bonifica della Cina rientrano in un piano per creare il fatto compiuto della sovranità cinese. Ora, una serie di immagini satellitari conferma la costruzione di una pista di 3000 metri sulla barriera corallina, suggerendo che la Cina programmi di farvi atterrare aerei militari, come dei caccia, sulle isole bonificate. Qui, le immagini ad alta risoluzione accompagnate da didascalie dell’Asia Maritime Transparency Initiative (ennesima iniziativa di Soros. NdT):

FieryCross1Fotografia satellitare che individua tre cementifici operanti sull’isola.

FieryReef2La Cina ha già costruito oltre 60 edifici semi-permanenti o permanenti.

FieryReef3Almeno 20 strutture sono visibili sul lato meridionale dell’isola (compreso un eliporto).

FieryReef4La Cina costruisce una pista di atterraggio sull’isola, probabilmente abbastanza grande per farvi atterrare quasi qualsiasi aeromobile cinese.

FieryReef5Le immagini scattate l’11 aprile mostrano la pista per più di un terzo completata.

FieryReef6Pechino installa anche impianti portuali a cui possono attraccare navi cisterna militari.

FieryReef7Il rapporto interattivo dell’AMTI completo è disponibile qui.

Ecco altre note del NY Times su ciò che può significare dal punto di vista militare e geopolitico: “La pista, che dovrebbe essere di circa 3000 metri, abbastanza per ospitare aerei da combattimento, è una svolta nella competizione tra Stati Uniti e Cina sul Mar Cinese Meridionale, ha detto Peter Dutton, docente di studi strategici presso il Naval War College di Rhode Island. “E’ un grande passo strategico“, ha detto. “Per controllare il mare è necessario controllare l’aria...” Col tempo, secondo Dutton, la Cina installerà radar e missili che potrebbero intimidire Paesi come le Filippine, alleato degli USA, e il Vietnam, che reclamano le Spratly, dove riforniscono modesti presidi militari. Più in generale, la capacità della Cina di usare il rilievo Fiery Cross come pista per aerei da caccia e sorveglianza espanderà di molto la competizione con gli Stati Uniti nel Mar Cinese meridionale… “Pensiamo che sia assolutamente per gli aerei militari, ma naturalmente, una pista di atterraggio è una pista di atterraggio, vi può atterrare di tutto se è abbastanza lunga”, ha detto James Hardy, redattore per l’Asia-Pacifico del Jane’s Defense Weekly… La questione principale è cos’altro vi atterrerebbe?“. “A meno che non prevedano di trasformarli in resort, cosa improbabile vista anche la dichiarazione del Ministero degli Esteri della scorsa settimana. Poi aerei militari sono gli unici che dovrebbero atterrarvi“. Altro anche dalla Reuters: “Il senatore John McCain, presidente della Commissione Forze Armate del Senato USA, definisce le mosse cinesi “aggressive” e ha detto che è emersa la necessità, per l’amministrazione Obama, di agire sui piani per spostare altre risorse militari nell’economicamente importante regione asiatica e rafforzare la cooperazione con i Paesi preoccupati dalla Cina. McCain si riferisce a una valutazione dell’intelligence degli Stati Uniti di febbraio secondo cui la modernizzazione militare della Cina è volta a contrastare le forze armate USA, e ha detto che Washington deve lavorare molto per mantenere il vantaggio militare nella regione Asia-Pacifico. Quando una nazione riempie 600 ettari di terreno e vi costruisce piste, e molto probabilmente adotta altre capacità militari in ciò che sono acque internazionali, chiaramente minaccia l’economia mondiale, ieri, oggi e nel prossimo futuro”, ha detto in una conferenza al Congresso. Un portavoce del dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha detto che le dimensioni di bonifica e costruzioni cinesi alimentano le preoccupazioni regionali sulla Cina che intenderebbe militarizzare i propri avamposti, e sottolineava l’importanza della libertà di navigazione. “Gli Stati Uniti hanno forte interesse nel conservare pace e sicurezza nel Mare cinese meridionale. Non credo che le grandi bonifiche per militarizzare gli avamposti su territori contesi sia coerente con il desiderio di pace e stabilità nella regione“.
Ciò avviene in un momento interessante per le relazioni tra Pechino e Washington. La recente mossa della Cina per evacuare cittadini stranieri dall’assediata città portuale yemenita di Aden segna la prima volta in cui la nascente superpotenza partecipa al soccorso internazionale. La stessa settimana, la televisione di Stato ha indicato che il Paese inizierà la prima missione dei propri sottomarini nucleari entro la fine dell’anno. Nel frattempo, la Banca asiatica degli investimenti infrastrutturali della Cina segna il cambio economico dal dopoguerra, con l’istituzione multilaterale che cercherà di tappare i buchi lasciati dal FMI dominato dagli Stati Uniti e dall’ADB influenzata dal Giappone, mentre posiziona lo yuan per fargli svolgere un ruolo più importante in quello che diventa rapidamente il nuovo ordine economico mondiale caratterizzato dal dominio del renminbi e dal declino dei sistemi tradizionali che hanno sostenuto l’egemonia del dollaro quale petrovaluta mercantile. Se non è chiaro esattamente quanto l’ambiziosa Pechino speri di trasformare le Spratly in avamposto militare, gli sforzi dello sviluppo della Cina evidenziano quanto il Paese non sia timido nel sostenere i propri interessi di fronte alle minacce occidentali.YEMEN-ADEN HARBOR-CHINESE CITIZENS-WITHDRAW
Pechino sciocca gli USA con l’incredibile progresso dell’aeroporto nel Mar Cinese Meridionale
Sputnik, 17/04/2015

Nuovo immagini satellitari mostrano l’estensione della costruzione di isole artificiali cinesi nel Mar Cinese Meridionale. Fiery Cross Reef potrebbe presto essere una pista militare nell’oceano. E nonostante la presenza militare nella regione, gli Stati Uniti sono in preda al panico.

1021028956Dragando sabbia dal fondo marino, il governo cinese continua la costruzione di isole artificiali in cima alle scogliere sommerse dell’arcipelago delle Spratly. In parte, le isole saranno utilizzate per rafforzare gli interventi di emergenza nella regione. Ma secondo Pechino le isole saranno utilizzate come avamposti della difesa, preoccupando Washington, che lo é di già per la crescente influenza cinese. Le immagini di IHS Jane’s Defense Weekly avute dall’Airbus Difesa e Spazio mostrano quanto sia rapida la crescita dell’isola. Avviata la costruzione solo l’anno scorso, Fiery Crosse Reef è ora sede della prima pista di atterraggio cinese nel Mar Cinese Meridionale. Con 503 metri già pavimentati, la pista potrebbe essere lunga più di 3000 metri, una volta completata, abbastanza da ospitare aerei da trasporto pesanti e aerei da combattimento, secondo il Centro degli studi strategici e internazionali di Washington. La pista dell’Aeronautica dell’Esercito di Liberazione Popolare cinese sarebbe lunga da 2700 a 4000 metri. Le immagini satellitari mostrano anche che una seconda pista di atterraggio 3000 metri potrebbe essere in costruzione sul Subu Reef, un’altra isola artificiale dell’arcipelago. Fiery Cross ospiterà anche un grande porto sull’estremità sud-ovest dell’isola. Immagini mostrano una gru galleggiante che consolida dighe con il cemento. Negli Stati Uniti, già preoccupati dalla costruzione dell’isola, l’esistenza di piste rinvigoriscono le paure. “Gli Stati Uniti hanno forte interesse a conservare pace e sicurezza nel Mar Cinese Meridionale“, ha detto un portavoce del dipartimento di Stato secondo la Reuters. “Non crediamo che la grande bonifica con l’intento di militarizzare avamposti su territori contesi sia coerente con il desiderio di pace e stabilità nella regione“. Nonostante tale presunto interesse per la “pace”, l’esercito statunitense ha costantemente aumentato la propria presenza nella regione. A febbraio, l’US Navy ha inviato il suo aereo spia più avanzato, P-8A Poseidon, nelle Filippine per monitorare la regione. Washington ha anche organizzato una serie di esercitazioni con gli alleati nel Mar Cinese Meridionale. All’inizio di aprile, Stati Uniti e Indonesia hanno partecipato alle esercitazioni militari congiunte, mossa vista da alcuni quale avvertimento all’espansione cinese. Un’altra serie di esercitazioni di Stati Uniti e Filippine inizierà la prossima settimana, conosciute come Balikatan, è “volta ad aumentare la nostra capacità di difendere il Paese da aggressioni esterne“, come ha detto alla Reuters il portavoce militare, tenente-colonnello Harold Cabunoc.
Mentre denuncia pubblicamente la costruzione delle isole cinesi come “aggressiva”, il senatore statunitense John McCain, presidente della Commissione Forze Armate del Senato, ha invitato l’amministrazione Obama ad inviate altre risorse militari nel Pacifico. Parlando a un seminario a Washington, Cui Tiankai, ambasciatore cinese negli Stati Uniti, ha difeso il diritto di Pechino d’installare difese sul proprio territorio dicendo che “sarebbe illusorio che qualcuno possa imporre alla Cina lo status quo unilaterale” o “violare impunemente e ripetutamente la sovranità della Cina“. Ha anche osservato che la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, vieta agli Stati Uniti di condurre “ricognizione intensiva e ravvicinata sulla zona economica esclusiva di altri Paesi“. Il Mar Cinese Meridionale è un specchio d’acqua molto contestato attraverso cui 5000 miliardi di dollari di merci passano ogni anno. Mentre la Cina reclama la maggior parte della zona quale proprio territorio, Filippine, Malesia, Vietnam, Taiwan e Brunei vi avanzano propri reclami.

SpratlyMap2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia, Vietnam e Aviazione Strategica

Alessandro Lattanzio, 14/3/21052013_Tu-142M_01La richiesta di vietare l’accesso a Mosca della base aerea di Cam Ranh, in Vietnam, utilizzata per il rifornimento dei bombardieri strategici russi non è altro che interferenza negli affari interni del Vietnam, affermava il colonnello Le The Mau esperto dell’Istituto di strategia militare vietnamita. “La Russia è un partner strategico del Vietnam. Sviluppiamo la nostra cooperazione tecnico-militare che prevede, tra l’altro, l’uso della base aerea di Cam Ranh per il rifornimento degli aerei russi“. Gli Stati Uniti avevano preteso dal Vietnam di vietare alla Russia l’uso della base aerea di Cam Ranh. Secondo l’esperto, l’uso della base da parte dei russi rientra “perfettamente nel quadro dei servizi internazionali offerti dalla base di Cam Ranh. Le pretese di Washington vanno considerate solo come interferenza negli affari interni del Vietnam, Stato sovrano che decide la propria politica di cooperazione con partner ed amici“. Il Ministero della Difesa della Federazione Russa commentava, le “Dichiarazioni di ufficiali degli Stati Uniti sulle attività dell’Aeronautica russa, compreso l’uso delle infrastrutture nella penisola di Cam Ranh, possono ‘aumentare le tensioni nella regione’ e sono incomprensibili”, aggiungendo che gli Stati Uniti mantengono una presenza militare permanente in diversi Stati dell’Asia-Pacifico e continuano ad intensificare le attività militari nella regione. Secondo il ministero, la cooperazione militare della Russia con partner come il Vietnam, “avviene nel più rigoroso rispetto delle norme e dei trattati internazionali bilaterali, non è diretta contro alcuno e non costituisce una minaccia per la pace e la stabilità nella regione Asia-Pacifico“. A sua volta, il Viceprimo ministro russo responsabile dell’Industria della Difesa, Dmitrij Rogozin, commentava le preoccupazioni statunitensi sulla crescente deterrenza militare della Russia, “Comprendo e vi capisco perfettamente!
1013508Il comandante del Comando della Difesa Aerospaziale del Nord America (NORAD), Ammiraglio William Gortney, aveva detto al comitato Forze Armate del Senato degli USA, “Abbiamo assistito a una migliore interoperabilità tra l’aviazione a lungo raggio russa e altri elementi militari russi, tra cui piattaforme aeree e navali d’intelligence posizionate per monitorare le risposte del NORAD“, oltre a ribadire che i bombardieri strategici russi avevano effettuato più pattugliamenti aerei a lungo raggio nel 2014 che in qualsiasi anno del dopo-Guerra Fredda. “Qualora queste tendenze continuino il NORAD dovrà affrontare un aumento del rischio alla nostra capacità di difendere il Nord America contro le minacce missilistiche aeree, navali e da crociera russe“. L’ansia di Washington s’appunta sullo schieramento di aerei e navi russi in Crimea e regione di Kaliningrad, “da cui possono colpire infrastrutture cruciali in Alaska e Canada, a cui ci affidiamo per la difesa della patria“, terminava Gortney, spiegando la portata dei missili a lunga gittata da crociera russi. I voli di pattugliamento operativo, che fungono anche da esercitazioni per gli equipaggi russi, servono a dimostrare la presenza della Russia nei cieli internazionali. Tali missioni sono svolte dai bombardieri strategici dotati di missili da crociera Tu-95MS e Tu-160, il più grande bombardiere strategico del mondo, spesso accompagnati dagli aerei-cisterna Il-78 e dai caccia-intercettori MiG-31. I bombardieri russi compiono le missioni di pattugliamento operativo sulle acque internazionali del Mare di Norvegia, Mare di Barents, Oceano Atlantico, Mar Nero, Mar Mediterraneo e Oceano Pacifico, e le svolgono in stretta conformità ai regolamenti internazionali sullo spazio aereo su acque neutrali. Infine, il 1° marzo il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu annunciava che la Russia amplierà le aree di pattugliamento dell’aviazione a lungo raggio, “Non abbiamo intenzione di smettere queste operazioni”.

1013082Riferimenti:
RBTH
Reseau International
Sputnik
Sputnik

La politica multipolare networkcentrica dell’Unione Eurasiatica

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 26 dicembre 2014Russia, Belarus, KazakhstanLa visione russa dell’Unione eurasiatica la pone al centro di un supercontinente interconnesso, con Mosca che prende l’iniziativa per avvicinare tutti con reciproco vantaggio multivettoriale. Il confronto dell’occidente con la Russia e la nuova guerra fredda possono effettivamente essere una benedizione travisata, come sempre, con Mosca che agisce con rinnovato senso di urgenza sondando e stringendo importanti accordi in Eurasia. Dal Vietnam al Paese più popoloso del mondo arabo, l’Egitto, si vede una diplomazia russa onnipresente. Lo scopo della spinta pan-eurasiatica della politica estera della Russia è cementare un accordo politico ed economico alternativo sfidando il dominio occidentale e facilitando la nascita di un mondo realmente multipolare.

Dalla rete della diplomazia…
map-of-sco La base dei successi in politica estera della Russia è che tutti i partner strategici, in un modo o nell’altro, comprendono la necessità di un mondo multipolare per salvaguardare la piena sovranità (culturale, politica, storica, ecc). Per inciso, gli Stati Uniti e la loro annaspante politica estera (soprattutto nel periodo post-9/11) hanno convinto la maggior parte del mondo che la multipolarità è l’unica opzione pratica per sopravvivere nel 21° secolo. Collaborare con l’occidente comporta alcuni privilegi (come l’Arabia Saudita e i suoi clienti del Golfo sanno), ma l’esistenza di uno Stato non-occidentale in tale sistema traballa, e una volta che l’utilità del suo leader finisce, inevitabilmente, (come Mubaraq) o rifiuta di seguire i dettami unipolari (come la Libia di Gheddafi), allora il Paese viene distrutto finendo in una distopia. Anche prima della rivoluzione colorata di teatro, la ‘primavera araba’, tale obiettivo nefasto era evidente a Russia e Cina, entrati in partnership strategica nel 1997 per sostenersi nella costruzione del mondo multipolare. Poco dopo, trasformarono i Shanghai Five nella Shanghai Cooperation Organization (SCO) per salvaguardare se stessi e i loro alleati contro le armi asimmetriche occidentali del terrorismo, separatismo ed estremismo (politico, religioso, economico (sanzioni), ecc.). Pochi anni dopo, la realtà economica emergente del mondo non-occidentale ha portato alla nascita dei BRICS, rapidamente evolutisi in un gruppo politico ed economico dinamico dedito al multipolarismo. Al fine di colmare eventuali rivalità e divergenze tra i suoi due maggiori membri, la Russia ha consolidato i propri partenariati strategici con Cina e India, fornendo il collante della fiducia geopolitica che ha impedito cadessero nelle trappola occidentale istigata da Brzezinski per creare un conflitto intra-BRICS. Sebbene ciò esista a un certo livello, la Russia posizionandosi da mediatore con i partenariati bilaterali, li ha avvicinati, agendo da intermediario di fiducia, qualora le tensioni riemergano in futuro. Visto da un’altra angolazione, SCO e BRICS sono i nuclei istituzionali della multipolarità del supercontinente eurasiatico, mentre i partenariati strategici russo-cinese e russo-indiano sospingono il processo. Complementare agli accordi eurasiatici ancorati al destino del mondo, vi sono le rispettive conseguenti (ma non per questo meno importanti) partnership strategiche, come quella russo-iraniana o cino-pakistana, aggiungendo un vettore ulteriore a questa visione globale, operando per erodere l’egemonia unipolare.

…alla rete dell’economia
I partenariati politici possono ovviamente andare lontano, ed è necessario che vi siano benefici tangibili per rafforzarli. Anche se la Cina ha ovviamente rapporti economici con la maggior parte del mondo, oggi non li indirizza verso uno scopo politico, guardando invece a interessi pragmatici reciproci incentrati sul profitto. La Russia ha adottato un approccio diverso, però, divenendo il principale promotore delle relazioni economiche euroasiatiche multipolari. Ciò significa che nell’attuale clima di piena russofobia (disprezzo dell’occidente verso chi politicamente, economicamente e militarmente collabora con la Russia), i Paesi che hanno deciso di collaborare con la Russia fanno la netta dichiarazione politica di non voler subire prepotenze dall’occidente. Capiscono perfettamente che la cooperazione con Mosca è in netto contrasto con il mondo unipolare che gli ‘amici’ occidentali vogliono mantenere, a scapito dei loro interessi nazionali. Così, ogni Paese che collabora con la Russia o addirittura ne espande le relazioni, in questi tempi di tensione, avanza la costruzione del mondo multipolare. Per parlarne in modo più specifico, è necessario richiamare l’attenzione sui principali Paesi che rientrano in questa categoria. Ciò che segue è una panoramica degli Stati attualmente in trattative con l’Unione Eurasiatica per un accordo di libero scambio, dal sud-est asiatico al Medio Oriente.

Vietnam:
Il Paese si preannuncia essere il perno nel Sud-Est asiatico ed opera con tutti i Paesi in tutti i modi possibili, raccogliendone i frutti. Non opera alcuna discriminazione verso i non-occidentali, e considerando il decennale rapporto con Mosca, ha molto terreno storico da sviluppare con la Russia. Il Vietnam è anche una delle maggiori economie in rapida crescita nella regione, e più stretti legami economici con la Russia aiuteranno quest’ultima a creare un punto d’appoggio nel fiorente mercato del Sud-Est asiatico. Inoltre, l’espansione dei legami economici integreranno i già forti legami militar-industriali tra i due Stati che potrebbero fiorire nel campo politico e dare a Mosca una leva nel moderare la belligeranza di Hanoi verso la Cina sulle isole disputate. Ciò sarà un duro colpo allo scopo occidentale di creare una ‘ASEAN NATO’ per contrastare la Cina, sottolineando per Pechino i vantaggi asimmetrici del partenariato strategico russo-cinese.

India/Iran:
La visita di Putin in Asia meridionale all’inizio di questo mese è stata monumentale, in quanto ha assicurato accordi per 100 miliardi di dollari su energia nucleare, petrolio e gas, e altri settori commerciali, come diamanti e difesa. Come già spiegato, le relazioni della Russia con l’India aiutano a mantenere un canale tra New Delhi e Pechino evitando che i BRICS si dividano su rivalità geografiche in Himalaya e Sud-Est asiatico. Inoltre è soprattutto lo snodo che integra l’Iran al corridoio russo-indiano. All’inizio del mese, l’ambasciatore indiano in Russia in un’intervista a Sputnik News parlava della citata via come corridoio di transito tra Mumbai in India, Bandar Abbas e coste del Caspio dell’Iran, ed Astrakhan in Russia. In caso di successo, farà di Teheran l’intermediario tra Mosca e Nuova Delhi, e probabilmente ciò darà all’Iran un rapporto economico privilegiato (forse anche un accordo di libero scambio) con l’Unione Eurasiatica. Così, l’India è rientra non solo dell’apertura di uno dei maggiori mercati del mondo alla Russia, ma anche permetterà la fuoriuscita dell’Iran dalle sanzioni occidentali, fornendo un orientamento economico multipolare.

Turchia:
I rapporti con i turchi sono sempre stati pragmatici (anche se politicamente divergenti, come illustra la crisi siriana), ma ha ricevuto uno stimolo sorprendente alla fine di novembre, quando fu deciso di dirottare il gasdotto South Stream nel Paese invece che nei Balcani. Assieme alla trascuratezza dell’UE verso le aspirazioni del Paese e il tradimento degli Stati Uniti della sovranità territoriale di Ankara, giocando la carta del nazionalismo curdo, Ankara ha deciso di divenire un perno geo-energetico e porta del gas della Russia per il Mediterraneo, concedendo in sostanza a Mosca accesso ai mari caldi, desiderato da secoli. Ciò apre interessanti possibilità pre il mondo multipolare e dimostra che l’ultimo perno eurasiatico non è più contento di essere il lacchè mediorientale dell’occidente. Non solo, ma lavorando su un accordo di libero scambio con l’Unione eurasiatica, avrà un enorme mercato per beni e servizi lungo il Mar Nero, prossimo alla Russia, facendone un partner economico conveniente e naturale in futuro.

Siria:
Quindi la Siria, che ha relazioni fraterne con la Russia dagli anni ’70, sola alleata strategica di Mosca durante l’era comunista, rimasta fedele anche nel dopo Guerra Fredda. I frutti di questa amicizia sono illustrati globalmente, con Mosca e Siria migliori alleati nella lotta al terrorismo. Il Paese purtroppo è distrutto dalla guerra che Stati Uniti ed alleati conducono da quattro anni contro il suo popolo e la sua leadership democraticamente eletta, ed avrà bisogno di serie riparazioni dopo la fine del conflitto. Qui arriva il Trattato di Libero Commercio provvisorio con l’Unione eurasiatica, fornendo una via rapida a beni e servizi in Siria, aiutandola nella ricostruzione. La Russia già aiuta la Siria in ciò, ma un accordo tra i due tramite l’Unione Eurasiatica (soprattutto dopo la risoluzione del conflitto) darebbe un partenariato economico più profondo e più robusto alle loro relazioni e fornirebbe il meccanismo necessario per accelerare il processo. Dopo tutto, l’economia del Paese ha registrato una crescita costante e rapida negli anni precedenti la guerra occidentale alla Siria, dimostrandone la vitalità, e non è impossibile che un giorno si ricrei la ricetta del successo purtroppo danneggiata in nome del cambio di regime nel 2011.

Egitto:
A completare la lista di potenziali partner della Russia nell’Unione eurasiatica è l’Egitto, il Paese arabo più popoloso e centro gravitazionale del Medio Oriente. Collegando le economie russa ed egiziana tramite l’accordo di libero scambio con l’Unione eurasiatica, Mosca può anche guadagnare terreno prezioso in un altro mercato importante, avendo accesso ad altri Paesi lungo il Nilo e infine collegandosi all’Africa orientale. Questo è possibile poiché l’attuale leader egiziano al-Sisi diffida dell’occidente (in particolare degli Stati Uniti) per il sostegno ai Fratelli musulmani di Muhamad Mursi, durante la sua breve, violenta e controversa presidenza del Paese. Anche se Stati Uniti ed Egitto hanno ancora rapporti privilegiati, il gioco è cambiato e Cairo cerca di ritagliarsi una nicchia come ‘Jugoslavia araba’ . Se ciò sarà mai pienamente attuato è materia di dibattito, ma ciò che è incontestabile è che l’Egitto ha inviato delegazioni di altissimo livello in Russia dopo che al-Sisi ha assunto il potere nell’estate 2013, dimostrando di voler sul serio diversificare le relazioni politiche ed eventualmente ripristinare a un certo livello i perduti legami dell’epoca sovietica con Mosca. Le implicazioni della riuscita mossa in senso eurasiatico della politica estera egiziana potrebbero essere il paradigma che trascende e completa il crollo del predominio degli Stati Uniti in Medio Oriente, già in lento declino dalla guerra in Iraq del 2003, e accelerato dal tentativo finale delle ‘rivoluzioni colorate’ della primavera araba, nel gioco di potere regionale orchestrato dall’occidente.

Pensieri conclusivi
NS-corridor La doppia politica della Russia delle complementari rete della diplomazia e dell’economia, forgia l’imminente mondo multipolare. Considerando che il vettore diplomatico/politico fornisce la giustificazione razionale a tali passi, e quello economico conferisce ad ogni partecipe vantaggi soddisfacenti e tangibili, necessari a mantenere la cooperazione. La Russia usa l’Unione eurasiatica per posizionarsi al centro delle politiche economiche supercontinentali, riunendo geograficamente e culturalmente partner disparati come Egitto e Vietnam in nome dell’integrazione asimmetrica non occidentale. L’Unione riunisce la Russia e i suoi partner bielorusso e armeno al grosso dell’Asia centrale, mentre il partenariato strategico russo-cinese fa del Paese un ponte tra Asia ed Europa con la partecipazione di Pechino ai progetti Ponte Eurasiatico, Nuova Via della Seta e Passaggio a nord-est. I Paesi che contemplano accordi di libero scambio con l’Unione eurasiatica sono sul margine meridionale dell’Eurasia, abbracciandone la massa da est a ovest. È interessante notare che la maggior parte di essi sono musulmani (anche l’India, che ha più aderenti alla fede del Pakistan), dimostrando che il multipolarismo ha anche una preziosa dimensione culturale/religiosa oltre alle più note manifestazioni politiche ed economiche. Questa osservazione s’incastra perfettamente con la politica interna della Russia di convivenza pacifica e armoniosa tra le quattro fedi storiche del Paese: cristianesimo, islam, buddismo e giudaismo, mostrando che la multipolarità culturale/religiosa può certamente essere applicata entro i confini di un Paese (come in Siria prima della destabilizzazione esterna) così come all’estero. Infine, tutto questo dimostra la serietà della Russia nella costruzione del mondo multipolare e nel trainare l’integrazione pan-eurasiatica. Opponendosi politicamente all’occidente e mostrando agli altri come allontanarsene economicamente, la Russia è diventata l’archetipo di Stato multipolare. Predica una politica di unità e solidarietà che trascende le differenze d’identità, pienamente in accordo con quanto fatto internamente. Con i fatti e le parole, la Russia è la prova tangibile che il multipolarismo è un fenomeno reale che può essere raggiunto se adeguate alleanze tramite le reti diplomatica ed economica possono essere create e mantenute.

Integration_in_EuroasiaAndrew Korybko è l’analista politico e giornalista di Sputnik, attualmente vive e studia a Mosca, in esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’influenza combinata di India e Russia si accresce nell’Asia-Pacifico

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 19 settembre 2014

La regione, attualmente trascurata per le in Medio Oriente e Ucraina, è un potenziale focolaio di conflitti geopolitici nei prossimi anni.15modi-xi2Una pacifica, stabile ed economicamente vivace regione Asia-Pacifico sarebbe di buon auspicio per gli interessi russi e indiani. Quando si tratta delle differenze tra la Cina e i suoi vicini sulle isole nel Mar Cinese Meridionale, India e Russia preferirebbero una soluzione pacifica delle controversie, e un’evoluzione nel quadro multilaterale con la Cina attore chiave nella risoluzione dei conflitti. Nuova Delhi e Mosca appoggerebbero la buona volontà dei Paesi regionali. Paesi che temono minacce all’integrità territoriale e alla sovranità ne cercano la cooperazione. Vietnam e Indonesia hanno espresso interesse ad acquistare il missile BrahMos sviluppato congiuntamente, rafforzando le proprie difese. La Russia è un fornitore chiave dei sistemi della difesa nella regione, laddove l’India ha recentemente aumentato la cooperazione nella difesa. Indiani e vietnamiti hanno firmato un accordo per l’esplorazione petrolifera nel 2013, e in seguito, durante la recente visita, il Presidente Pranab Mukherjee ha firmato una lettera di intenti per l’esplorazione petrolifera in un altro luogo. L’India può beneficiare dell’esperienza della Russia nell’esplorazione petrolifera nella regione.
Nel mondo globalizzato e multipolare le vecchie nozioni di rivalità diventano dura valutazione pragmatica dei costi e benefici di una particolare mossa. Mentre la Cina è il principale partner commerciale dell’India, con prospettive di un incremento con la visita del presidente cinese Xi Jinping in India, la cooperazione nella Difesa dell’India con il Vietnam e la fornitura della Russia di sottomarini classe Kilo, non necessariamente scompenserebbero l’equilibrio delle relazioni tra i tre Paesi. Come la stretta collaborazione della Cina con il Pakistan non ha ostacolato lo sviluppo di relazioni più strette con l’India, rivale del Pakistan, allo stesso modo la stretta cooperazione di India e Russia con il Vietnam e altri Paesi dell’Asia-Pacifico non squilibrerebbe le loro relazioni con la Cina. Questo è ciò che l’equilibrio di potere nella teoria politica internazionale suggerisce: le nazioni bilanciano reciprocamente le ambizioni geopolitiche sia singole che di gruppo, evitando la guerra e promuovendo interessi. India e Russia, partner strategici, possono bilanciare le ambizioni geopolitiche di altre potenze dominanti nella regione Asia-Pacifico. Con la cooperazione dell’India con la Cina pur tra differenze, e le crescenti relazioni della Russia con la Cina e altri Paesi nella regione Asia-Pacifico, i relativi problemi possono esser meglio affrontati congiuntamente da India e Russia piuttosto che separatamente.
Oltre alla Cina, l’altra potenza geopolitica ambiziosa nella regione Asia-Pacifico sono gli Stati Uniti Negli ultimi anni, Washington ha espresso il desiderio di giocare un ruolo più importante, forse per contrastare le crescenti aspirazioni della Cina. E una delle mosse recentemente teorizzate in questa direzione è corteggiare l’India. Le relazioni indo-statunitensi non sono state molto incoraggianti negli ultimi mesi. Gli USA devono fare i conti con un leader cui negano il visto da circa dieci anni. I rapporti non facili si riflettono anche nel fatto che non ci sia un ambasciatore statunitense in India da marzo. Circolano idee su come migliorare le relazioni, tra cui invitare l’India alla Trans-Pacific Partnership, in cui Stati Uniti, Australia e altri Paesi dell’Asia-Pacifico sono membri. Sovrapponendo l’invito a India e Cina a svolgere un ruolo più grande nell’Asia Pacific Economic Cooperation, in cui la Russia è membro. Le strette relazioni della Cina con India e Russia, e l’incremento della cooperazione economica tra i tre, possono svilupparsi bilanciando le manovre geopolitiche degli Stati Uniti, che potrebbero non coincidere sempre con gli interessi di questi Paesi.
Durante la Conferenza sull’interazione e la costruzione della fiducia in Asia a maggio, il presidente russo Vladimir Putin ha sottolineato la necessità di una architettura di sicurezza in Asia-Pacifico. Secondo lui, “La regione richiede un’architettura di sicurezza che garantisca parità d’interazione, vero equilibrio di forze e armonia di interessi”. Putin ha anche proposto l’idea di ‘sicurezza indivisibile’ implicando che la sicurezza non può più essere definita negli interessi di una particolare nazione o di un gruppo di nazioni. L’insicurezza di una parte del mondo colpisce le altre parti del mondo. Gli elementi di questa architettura dettati da Putin sono: armonia di interessi, parità d’interazione ed equilibrio di forze. L’India nella sua politica estera ha sottolineato questi elementi. I principi della coesistenza pacifica, o Panchsheel, adottati dall’India riflettono questi elementi. Putin durante il suo intervento ha sottolineato che il futuro della regione Asia-Pacifico dipenderà dall’equilibrio dei meccanismi della diplomazia bilaterale e multilaterale. Nel contesto della diplomazia multilaterale, India e Russia sono già coinvolti in molti forum multilaterali come RIC, BRICS e G20. L’inclusione dell’India all’APEC rafforzerà ulteriormente la diplomazia multilaterale. La Russia supporta la candidatura dell’India, e recentemente la Cina ha espresso disponibilità a prenderne in considerazione la candidatura. Il primo ministro indiano Narendra Modi molto probabilmente parteciperà al summit APEC di novembre. Appare incongruente che l’India non faccia parte di questo organismo multilaterale di 21 aderenti, tra cui Paesi lontani come il Perù e piccoli come il Brunei. L’India è la terza economia in Asia e una delle economie in rapida crescita. L’inclusione dell’India rafforzerà il multilateralismo, e bilancerà le ambizioni geopolitiche promuovendo diplomazia multilaterale ed armonia degli interessi.
Negli ultimi anni, India e Russia hanno sempre messo in gioco le loro richieste in Asia Pacifico. A luglio, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha dichiarato: “La regione Asia-Pacifico è tra le priorità della politica estera della Russia”. Il ministro degli Esteri dell’India Sushma Swaraj ha sottolineato, nel contesto della politica dell’India verso Est, “Agire, non basta guardare ad Est“. India e Russia possono bilanciare la regione Asia-Pacifico. L’India di Modi non nasconde l’ambizione di svolgere un ruolo maggiore in Asia-Pacifico. Le superiori capacità militari della Russia e la sua partnership strategica possono aiutare l’India a promuovere gli interessi bilaterali e conciliare le ambizioni di altre potenze in un quadro multilaterale.

Dr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano che si occupa di conflitti, terrorismo, pace e sviluppo in Asia meridionale, ed aspetti strategici della politica eurasiatica.

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Cina e India firmano accordi in vista della cooperazione nucleare
The BRICS Post 18 settembre 2014

201112290908087654406Cina e India hanno firmato un gran numero di accordi economici e commerciali durante la visita del Presidente Xi Jinping a Nuova Delhi mentre Pechino ne valuta il peso finanziario. I due membri dei BRICS hanno anche detto che avrebbero presto avviato i colloqui sulla “cooperazione per l’energia civile nucleare rafforzando l’ampia cooperazione sulla sicurezza energetica“. Xi e il primo ministro indiano hanno assistito alla firma di 12 accordi di cooperazione, tra cui la costruzione di due parchi industriali cinesi in India e l’impegno di circa 20 miliardi di investimenti cinesi in India per cinque anni. Le due nazioni hanno anche firmato un patto per la cooperazione ferroviaria e un gemellaggio tra gli hub commerciali di Shanghai e Mumbai. Xi è stato accolto dal primo ministro indiano Narendra Modi ad Ahmedabad, capitale dello stato occidentale indiano del Gujarat, il secondo incontro tra i due leader da quando il nuovo governo indiano ha prestato giuramento. Xi aveva incontrato Modi al 6° vertice dei BRICS in Brasile a luglio. Il Primo Ministro indiano ha inoltre sottolineato il maggiore accesso al mercato cinese delle merci indiane. “Ho esortato le nostre aziende all’opportunità di accedere più facilmente al mercato e agli investimenti in Cina“, ha detto Modi dopo i colloqui con Xi. Incontrando il suo omologo indiano Pranab Mukherjee a Nuova Delhi, Xi detto che Cina e India devono coordinarsi sulle questioni internazionali. “Siamo anche due importanti forze in un mondo sempre più multipolare. Pertanto, la nostra relazione ha un significato strategico e globale“, ha detto Xi.
Pechino e New Delhi hanno fissato come obiettivo rapporti commerciali per 100 miliardi dollari entro il 2015. Il portavoce del ministero degli Esteri indiano Syed Akbaruddin ha detto che Xi e Modi hanno discusso “tutte le questioni sensibili d’interesse, a lungo” a Nuova Delhi, riferendosi alle notizie della stampa indiana sulla presunta “incursione” di truppe cinesi in territorio indiano questa settimana. “Dovremmo anche cercare una tempestiva soluzione alla questione dei confini“, ha detto il primo ministro indiano, dopo i colloqui con Xi. La breve guerra di confine nel 1962 interruppe i legami tra i due vicini. Le due parti hanno firmato un accordo di base sul confine lo scorso anno. Cina e India condividono 2000 km di confine mai formalmente delineati. I due Paesi hanno iniziato a discutere della questione del confine nel 1980. I media cinesi hanno detto che i due Paesi hanno compiuto “grandi sforzi per garantire che la cooperazione globale non sia sviata dalle dispute sul confine“. “Cina e India sono membri dei BRICS e possono cooperare e coordinarsi strettamente nell’ambito del quadro regionale accelerando lo sviluppo economico e migliorando la vita dei propri popoli“, affermava un editoriale di Xinhua.
La Cina soppianta gli Stati Uniti come grande potenza dalla maggiore influenza nel continente asiatico. L’impennata economica della Cina trascina blocchi come ASEAN, SCO e la regione dell’Asia centrale nell’orbita di Pechino. La Cina ha anche detto che vorrebbe che l’India partecipi al piano della Cintura economica della Via della Seta della Cina. “La Via della Seta vanta una popolazione di 3 miliardi di abitanti e un mercato senza eguali per dimensioni e potenzialità“, ha detto Xi nel settembre dello scorso anno. Una nuova mappa svelata da Xinhua riporta i piani cinesi per la Via della Seta che passando dal nord del Xinjiang, attraverso l’Asia centrale, in Kazakistan e passando per Iraq, Iran, Siria e Istanbul, in Turchia, arrivi in Europa diretto a Germania, Paesi Bassi e Italia. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha detto l’anno scorso che Cina, India e Russia possono “svolgere un ruolo importante nella costruzione del Corridoio economico della Via della Seta“. La proposta del Presidente Xi Jinping d’integrare il corridoio Bangladesh-Cina-India-Myanmar (BCIM) alla grande cintura economica della Via della Seta mira a promuovere le opportunità d’investimento per la Cina. La Cina ha aumentato il commercio bilaterale con il Bangladesh a circa 10,3 miliardi di dollari, e con il Myanmar a 6 miliardi nel 2013.
La Cina è il principale partner commerciale dell’India, mentre l’India è il maggiore della Cina in Asia meridionale, con il commercio bilaterale che raggiungeva i 65,4 miliardi dollari nel 2013. Cina e India, assieme ad altri due vicini asiatici, hanno già istituito un organismo intergovernativo lo scorso dicembre per costruire il corridoio economico Cina-India-Birmania Bangladesh. Quest’anno ricorre anche il 60° anniversario dell’accordo firmato nei primi giorni della Guerra Fredda sul crescente impegno della Cina per la pace. Nel 1954, Cina, India e Myanmar firmarono i cinque principi della coesistenza pacifica, promettendo mutua non aggressione e non-ingerenza negli affari interni, ideali adottati dal Movimento dei Paesi Non-Allineati per non scegliere tra Stati Uniti ed Unione Sovietica.

Narendra Modi greets Xi JinpingTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

MH370 è stato abbattuto?

Aanirfan

MH370 planeGli scienziati sono scettici sui dati della società satellitare Inmarsat sullo scomparso volo malese MH370.
Gli scienziati dubitano della qualità dei dati rilasciati dalla società satellitare inglese Inmarsat  utilizzati per determinare dove il volo della Malaysia Airlines MH370 si sarebbe schiantato nell’Oceano Indiano. Hanno detto che le informazioni sono insufficienti per tracciarne la rotta“.

ADF assistance to Malaysia Airlines MH370.Il capo della Emirates chiede perché nessun caccia abbia intercettato il volo scomparso MH370.
Il capo della Emirates Tim Clark si chiede perché i caccia non intercettarono il volo Malaysia Airlines 370 quando andò fuori rotta. Clark ha detto a The Australian Financial Review che l’aereo sarebbe stato intercettato da velivoli militari se avesse volato fuori rotta, negli altri Paesi. ‘Se volando da Londra a Oslo spariste sul Mare del Nord, virando ad ovest sull’Irlanda, in due minuti avreste Tornado, Eurofighter intorno a voi,’ ha detto.”

article-2579955-1C3EA19400000578-177_634x419MH370 sarebbe stato abbattuto al largo della costa del Vietnam durante un’esercitazione militare congiunta USA-Thailandia. Il volo scomparso Malaysia Airlines MH370 è stato ‘abbattuto’. Mike McKay lavorava sulla piattaforma petrolifera Songa Mercur al largo delle coste del Vietnam. Dice che l’8 marzo 2014 vide ciò che pensa fosse l”MH370 in fiamme’. (Stuff) (DailyMail)
Mike Mckay inviò una e-mail sul suo avvistamento ai suoi dirigenti. L’email è trapelata ai media. L’indirizzo email fu inondato da domande. ‘Divenne tutto insopportabile e fui mandato via dalla piattaforma e mai più richiamato’, ha detto a Sunday Star Times della Nuova Zelanda. Nella sua email, McKay descrive la sua posizione sulla piattaforma petrolifera, la posizione dell’aeromobile in relazione alla piattaforma, la distanza approssimativa dell’aereo dall’impianto di perforazione, la corrente sulla superficie dell’acqua e la direzione del vento. Dopo aver letto l’e-mail, le autorità vietnamite iniziarono una ricerca nel Mar Cinese meridionale. Questa ricerca fu sospesa quando la caccia all’MH370 passò nel Mare delle Andamane e poi nella parte meridionale dell’Oceano Indiano. Da allora, dice, le squadre di ricerca malesi e australiani non lo contattarono più.

ZnfMwJPTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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