Lo Stato profondo continua a subire sconfitte in diversi fronti

Covert Geopolitics 9 maggio 2017Fatta eccezione del successo dell’élite all’elezione francese 2017, lo Stato profondo continua a subire sconfitte nei principali fronti della terza guerra mondiale. Innanzitutto, il ritiro del principe Filippo non va celebrato. La monarchia inglese esiste ancora e il saccheggio della ricchezza sovrana dei suoi “comuni” continua. Ma i seguenti eventi possono darci una certa speranza per il pianeta.

Le zone sicure siriane entrano in vigore
Le zone sicure russe proposte in Siria, dove non è permesso alcun combattimento tra governo ed opposizione, entravano in vigore alle 21:00 del 5 maggio. Le zone di sicurezza o di de-escalation in Siria sono descritte quali misure temporanee che saranno applicate nei prossimi sei mesi con la possibilità di estenderle per altri sei mesi. Le zone di sicurezza sono state concordate dagli Stati garanti, Russia, Iran e Turchia, durante i negoziati nella capitale kazaka Astana. Tutte le parti hanno espresso la speranza che l’iniziativa porti alla soluzione del conflitto. Il documento, scritto in inglese, è stato pubblicato dal Ministero degli Esteri russo.

4 zone
Le quattro zone sicure sono nel Governatorato Idlib e in parti delle province limitrofe di Lataqia, Aleppo e Hama; nel settentrione della provincia di Homs; nel quartiere di Damasco del Ghuta orientale e in alcune zone a sud nelle province di Dara e Qunaytra che confinano con la Giordania. Le forze governative siriane e l’opposizione armata non potranno combattere ed effettuare attacchi aerei sulle zone sicure tramite zone di sicurezza, punti di controllo e posti di osservazione controllati dagli Stati garanti. (RussiaToday)

L’istituzione delle quattro zone sicure siriane da parte di Russia, Iran e Turchia non è destinata a soddisfare o accogliere gli interessi degli Stati Uniti, vale a dire diversi da quelli che gli Stati Uniti volevano quando proposero per la prima volta le zone sicure volte a suddividere la Siria come piano B all’espansione fallita del Grande Israele, a causa dell’intervento decisivo russo del 30 settembre 2015. La creazione di quattro zone sicure in Siria da parte di Russia, Iran e Turchia non va vista come “concessione” a Washington, osserva l’analista politico di Vzglyad Evgenij Krutikov, aggiungendo che l’influenza statunitense sui gruppi ribelli in Siria chiaramente svanisce. Nei colloqui di riconciliazione di Astana del 4 maggio, Russia, Iran e Turchia hanno firmato un memorandum sulla creazione delle quattro zone sicure o di de-escalation della tensione. Inoltre, dalla mezzanotte del 1° maggio, la Russia ha smesso di utilizzare le forze aerospaziali nelle zone definite dal documento. “A partire dalle ore 00 del 1° maggio, l’uso di aeromobili delle forze aerospaziali russe in aree corrispondenti alle zone di de-escalation definite dal memorandum è stato interrotto“, dichiarava il capo del Primo direttorato operativo russo Colonnello-Generale Sergej Rudskoj. (Sputnik)
Cooperando all’istituzione delle zone sicure siriane, la Turchia avrà grande beneficio con la ripresa della costruzione del gasdotto TurkStream da parte di Gazprom. Questo metterà il gas russo in una posizione migliore sui prezzi verso gli Stati dell’UE, sconfiggendo efficacemente le sanzioni occidentali. “Il gigante energetico Gazprom ha cominciato a posare il gasdotto presso le coste turche sul Mar Nero, secondo il dott. Aleksej Miller, direttore di Gazprom dopo l’incontro di Sochi tra i leader turchi e russi. “Oggi abbiamo avviato l’attuazione del gasdotto TurkStream: posa di tubature della sezione offshore. Il progetto è avvito in conformità con il piano”, secondo Miller in una dichiarazione, aggiungendo che “entro la fine del 2019, i nostri consumatori turchi e europei avranno una nuova fonte affidabile d’importazione di gas russo”… il primo dei rami, dalla capacità di 15,75 miliardi di metri cubi, fornirà gas russo direttamente alla Turchia, mentre il secondo dovrà fornire gas ai clienti europei. Il tanto atteso annuncio arriva dopo l’incontro tra il Presidente russo Vladimir Putin e l’omologo turco Recep Tayyip Erdogan, nella città turistica di Sochi sul Mar Nero il 3 maggio. Il progetto TurkStream, firmato nell’accordo di Putin e Erdogan a Istanbul dell’ottobre 2016, era uno dei punti chiave dell’agenda della riunione”. (RussiaToday)
Il complesso industriale militare dello Stato profondo, d’altro canto, deve permettere che le azioni di Raytheon e altri guadagnino, ed è inoltre disposto a beneficiare del piano del Pentagono di aumentare la presenza militare in Asia, dopo l’incursione armata degli Stati Uniti nella penisola coreana ponendo le dovute basi per affrontare la minaccia nordcoreana. “Il dipartimento della Difesa degli USA (DoD) prevede di aumentare la propria presenza in Asia assegnando quasi 8 miliardi di dollari all’ammodernamento dell’infrastruttura militare, aumentando le manovre e sfruttando i rinforzi nella regione. La mossa avviene mentre i rapporti di Washington con la Corea democratica sono sempre più tesi. I sostenitori dell’iniziativa del Pentagono, svelati dal Wall Street Journal, probabilmente lo considerano come un segnale dell’impegno di Washington verso l’Asia”. (Sputnik)
La bellezza dell’impresa bellica è che gli utenti finali spenderanno tanto non solo per le armi, ma anche per le munizioni, come l’inchiostro per la stampante, e questi bellicisti non vi moriranno.La penisola coreana
Il punto d’attrito della Corea democratica era improvvisamente all’avanguardia quando apparve chiaro al Pentagono che la guerra occulta nel Mar Cinese del Sud andava sospesa quando Duterte visitò la Cina l’anno scorso. Dopo che l’ASEAN ignorava il verdetto UNCLOS dell’Aja, favorevole degli interessi statunitensi nelle Filippine, le esercitazioni militari congiunte tra Filippine e Stati Uniti furono eliminate dal Mar Cinese Meridionale passando sulle coste orientali della Filippine e tutte le attività furono limitate alle operazioni di ricerca e salvataggio. Come se non bastasse, il governo filippino organizzava esercitazioni militari con le controparti cinesi, dopo la recente visita di tre navi da guerra cinesi a Mindanao. Queste esercitazioni navali saranno effettuate nel Mare di Sulu, dove i resti del terrorismo del gruppo Abu Sayaf organizzato dalla CIA ancora permangono. Così, la penisola coreana va incendiata ancora una volta, e Corea del Sud e Giappone devono spendere di più per l'”autodifesa”.

La “demolizione controllata” del settore finanziario
Oltre alle sconfitte in Medio Oriente e in Asia Orientale, gli Stati Uniti subiscono sconfitte anche a Puerto Rico, riflettendo il vero stato interno di Washington DC. Il crollo imminente è stato etichettato da altri analisti come “demolizione controllata” degli Stati Uniti, gestita da Donald Trump. Non preoccupatevi, naturalmente, si prepara al compito da tempo. “Con la nomina di un ex-dirigente della Goldman Sach per la campagna Trump, che ha lavorato anche per la Soros Fund Management, dovrebbe essere chiaro che la Goldman&Company sarà inevitabile. Dopo tutto, Donald Trump è un noto artista dei fallimenti. Ne ha almeno quattro (forse 5) nel medagliere e quindi è molto pratico per il BIG ONE. Il “più grande di tutti i tempi”, ovviamente il fallimento dell’US Corporation, Inc., effettivamente in bancarotta a causa della pratica inesorabile della Federal Reserve del Quantitative Easing (nota anche come stampa di denaro dal nulla)”. (State of the Nation 2012) Oltre alla “demolizione controllata”, il noto agente di Rothschild George Soros viene preso a schiaffi con una causa federale da 10 miliardi di dollari per il solito crimine d'”influenza politica”. La causa da 10 miliardi di dollari contro George Soros accusa l’autoproclamato umanitario d’intrusione nella politica di un Paese africano a proprio vantaggio, un’accusa che i critici del miliardario dicono rifletterne il solito modus operandi. “L’investitore 86enne, che controlla una rete nonprofit internazionale oltre al vasto impero finanziario, ha fatto pressione sul governo della Guinea per congelare alla società israeliana BSG Resources i contratti lucrosi sul minerale di ferro, secondo la causa presentata il mese scorso al Tribunale Federale di New York dalla BSG Resources. “Soros fu motivato esclusivamente dalla malizia, in quanto non aveva interessi economici in Guinea”, afferma BSGR nei documenti giudiziari. “Gli statunitensi non capiscono la misura in cui Soros alimenta questa agenda anti-costituzionale e antiamericana”, diceva J. Christian Adams, ex-procuratore del DoJ. Un portavoce di Soros, che supporta regolarmente i governi democratici nell’Europa dell’Est e in Africa, ha dichiarato che il filantropo ha l’interesse permanente ad aiutare le nazioni impoverite ed ha solo sostenuto un’indagine sulla BSG per corruzione. Qualunque sia il risultato del caso, non è la prima volta che Soros viene accusato d’istigare cambi politici per profitto personale. I critici da tutto il mondo, inclusi negli Stati Uniti e nell’Ungheria, ci dicono che il finanziatore liberale, spesso mascherato da umanitario, manipola il panorama politico”. (Fox News)
Speriamo che non sia solo un’altra sceneggiata tra le due facce dello Stato profondo. Nella stessa offensiva contro la minaccia di Soros, il governo filippino ha spaventato l’agente di Soros travestita da Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite Agnes Callamard, dopo la visita nelle Filippine, dove ha pubblicamente criticato la campagna anti-droga del Presidente Rodrigo Duterte e le violazioni dei diritti umani. Il senatore Alan Peter Cayetano, co-presidente della delegazione filippina a Ginevra, ha detto che qualsiasi filippino che avesse visto tweets e dichiarazioni di Callamard contro il governo, non avrebbe pensato che sia imparziale e giusta.
Le droghe non hanno alcun effetto sul cervello? Quindi, perché ne manifesti i sintomi?
Infatti, storceva i denti quando parlava alla commissione filippina per i diritti umani. “Nel discorso alla commissione sui diritti dell’uomo filippina, la relatrice speciale dell’ONU Agnes Callamard dichiarava: “Nell’aprile 2016, l’assemblea generale del governo mondiale ha riconosciuto esplicitamente che la guerra contro le droghe non funziona”. Mentiva. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite non ha mai fatto tale dichiarazione, esplicitamente o implicitamente. La risoluzione di 11000 parole dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Documento UN/RES/S-30/1), pubblicata il 19 aprile, intitolata “Il nostro impegno comune per affrontare e contrastare efficacemente il problema della droga mondiale”, non ha nemmeno utilizzato il termine “guerra alla droga” e ancora meno detto che “non funziona”.” (Manila Times) Autorità e cittadinanza filippine rettificano la narrazione negativa della guerra contro la narcopolitica, anche se i media occidentali non la seguono adeguatamente. Ciò significa che anche piccoli Paesi come le Filippine attuano una grande offensiva contro la continua oppressione da parte di forze estere, in ogni arena a disposizione. Quindi, mentre l’occidente prosegue ilo proprio declino partecipando ai grossolani riti democratici dello Stato profondo, l’Alleanza Orientale si riunirà nuovamente questo mese per parlare dell’espansione della copertura del grande sviluppo della “Fascia e Via” nella regione eurasiatica. Anche se molti hanno chiesto di partecipare al summit, solo 80 avevano la possibilità di farlo.
C’è molto da fare nell’iniziativa Fascia e Via (conosciuta anche come OBOR) che il presidente cinese Xi Jinping presentò nel 2013 durante un viaggio di Stato in Kazakistan.
Tom McGregor – Pechino s’è impegnata a spendere più di 1 trilione di dollari per costruire grandi progetti infrastrutturali per i Paesi firmatari da Asia, Africa, Medio Oriente, Europa, Oceania e Asia centrale. L’iniziativa aiuterà gli Stati partecipanti poiché la Cina ne aiuterà i governi sovrani a costruire snodi logistici, strade, ferrovie, porti, ponti e aeroporti, zone industriali ed energetiche con centrali elettriche e nuovi centri finanziari. I progetti sono costosi e potrebbero richiedere decenni per costruirli, ma è una vittoria per le aziende mondiali del commercio e degli investimenti. Ci sarà maggiore flusso di merci, le persone potranno muoversi con maggiore convenienza e avranno meno difficoltà nel cambiare valute estere firmando accordi commerciali internazionali.

Pechino ne beneficia di più, ma meritatamente
Le imprese cinesi ne trarranno profitto, soprattutto perché Pechino può ridurre la sovraproduzione di acciaio e gli imprenditori cinesi avranno la priorità nella costruzione delle infrastrutture chiave in altri Paesi. Ma considerando che Pechino è l’investitore maggiore della Fascia e Via, merita il diritto di stabilire le regole generali, a patto che gli altri Paesi ne accettino i termini. E se c’è disaccordo, allora il progetto sarà costruito in un altro Paese più disponibile. É pragmatico, perché la Cina investe così pesantemente nei progetti infrastrutturali globali e prevede un ritorno dall’investimento. Ad esempio, il CPEC (Corridoio Economico Cina-Pakistan) prevede un piano audace per aprire nuove fabbriche, centrali elettriche e centri medici in Pakistan. Le imprese cinesi riceveranno generosi tassi d’interesse a lungo termine e basse imposte per i prossimi 30 anni.

Nuova era per gli affari sugli aiuti esteri
Tuttavia, i nazionalisti economici del “Pakistan First” hanno denunciato l’accordo come occupazione della Cina, ma affrontano il semplice fatto che senza CPEC, il Pakistan non avrà investimenti diretti esteri sufficienti a cambiarne le condizioni economiche stagnanti in vero sviluppo a lungo termine. Di conseguenza, la costruzione del CPEC rimane bloccata da inutili ritardi burocratici e sembra improbabile che si attivi presto. Pechino impara la dura lezione che alcuna buona opera resta impunita… Questo mese, il governo cinese ospiterà il Forum Fascia e Via, invitando governanti e leader economici da tutto il mondo. Il Presidente russo Vladimir Putin dovrebbe parteciparvi. I rappresentanti del potere e alti funzionari governativi discuteranno vantaggi e rischi della cosiddetta Nuova Via della Seta, mentre Pechino affronta le preoccupazioni che il progetto si stato lanciato per motivi disonesti. I cospirazionisti anti-cinesi non cambieranno mai opinione negativa, ma altri governi più neutrali parteciperanno al forum, scoprendo che l’OBOR è la giusta soluzione. E quando ci si pensa, l’OBOR pone una semplice domanda: volete che i cinesi costruiscano ferrovie ad alta velocità nel vostro Paese o no?” (Sputnik)
Il governo filippino ha scelto la concessione dei piani infrastrutturali ai cinesi per almeno 3 lunghi ponti che colleghino alcune isole nell’ambito dei progetti economici da 24 miliardi di dollari della Cina, invece di continuare a servire i deliri degli Stati Uniti. Non sorprende che Duterte sia stato invitato a partecipare al Forum Fascia e Via di questo mese. Sebbene una certa quantità di investimenti cinesi venisse versata alle compagnie aeronautiche occidentali come Boeing, può darsi fosse solo segno del riferimento agli investimenti effettivi nell’ambito aeronautico nazionale, la grande domanda si pone: gli statunitensi continueranno ad aspettare che la “demolizione controllata” avvenga nel sonno? Oppure, prenderanno le necessarie azioni prima che i conflitti per il cibo richiedano l’imposizione della legge marziale? Non ci si inganni. Questa “demolizione controllata” non è direttamente causata dall’alleanza orientale, Le dimissioni in massa sono iniziate… ma solo l’effetto della risposta decisiva al fallimento dell’oligarchia occidentale nel rispettare la sua parte del contratto, l’uso corretto della tecnologia finanziata dai Conti Collaterali Asiatici a beneficio dell’umanità. Questo effetto è necessario affinché la popolazione occidentale si ribelli ai padroni coloniali satanici. Deve essere degna del cambiamento se crede veramente di meritarlo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

UEE: nuovo passo verso l’integrazione eurasiatica

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook” 06/05/2017L’Unione economica eurasiatica (UEE) è una delle alleanze economiche più giovani e promettenti del mondo. In un periodo relativamente breve, l’unione ha raggiunto un notevole successo divenendo un partner attraente per molti Stati vicini. L’UEE si concentra principalmente sul consolidamento della cooperazione economica dei Paesi orientali, e su questa base è già stata creata un’area di libero scambio (FTA) con il Vietnam e, entro la fine del 2017, dovrà essere firmato un accordo FTA con Singapore. Sono in corso negoziati con Iran, Thailandia, India e altri Stati. Nonostante l’obiettivo principale dell’UEE sia l’integrazione economica dei Paesi eurasiatici, l’influenza dell’associazione si diffonde sulla regione. Ad esempio, l’Egitto, uno degli Stati più sviluppati dell’Africa, mostra grande interesse a una cooperazione con l’UEE, che comprende cinque Paesi (Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Russia e Kirghizistan), ricchi di risorse naturali e con una popolazione totale di circa 184 milioni di persone. Nei primi mesi operativi dell’UEE, nel 2015, la cooperazione economica tra i suoi membri è cresciuta in modo esponenziale, attirando l’interesse di altri Paesi. Nel maggio 2015 la Repubblica araba d’Egitto, importante partner dei Paesi dell’UEE, presentava domanda ufficiale per la creazione di un accordo di libero scambio con l’UEE. Il 26 dicembre 2016, il Consiglio Economico Supremo Eurasiatico (SEAEC) riunendosi decise “l’avvio dei negoziati con la Repubblica araba d’Egitto per concludere l’accordo su uno spazio di libero scambio“. Secondo il documento, tutti gli Stati membri dell’UEE dovrebbero avviare negoziati con l’Egitto, con l’agevolazione della Commissione economica eurasiatica (CEE). Nel marzo 2017, una delegazione del Consiglio della Federazione Russa guidata dalla presidentessa Valentina Matvienko visitò l’Egitto. A Cairo, la signora Matvienko venne accolta dal Presidente egiziano Abdulfatah al-Sisi con cui discusse i dettagli dell’accordo UEE-Egitto, quindi affrontando la stampa, la Presidentessa del Consiglio della Federazione Russa affermò di affidarsi alla rapida istituzione dell’accordo, che porterebbe all’espansione della cooperazione economica e commerciale tra Egitto, Russia e i Paesi dell’UEE.
Un altro Stato vicino alla creazione di un accordo di libero scambio con l’UEE è la Repubblica Islamica dell’Iran, dai numerosi legami nei progetti economici congiunti con Russia e Armenia. Nel febbraio 2017, il Primo Viceprimo ministro russo Igor Shuvalov visitò la capitale iraniana. Uno degli argomenti principali nei colloqui con il Ministro dell’Industria, Miniere e Commercio Mohammad Reza Nematzade ed altri importanti esponenti del governo iraniano fu l’istituzione di un FTA. Nel marzo 2017, il Presidente iraniano Hassan Rouhani visitò la Russia. Durante l’incontro con il Presidente Vladimir Putin ricordò che nel 2016 il fatturato commerciale russo-iraniano era cresciuto del 70%. Con tale commercio intenso, la creazione di un FTA sarà probabilmente estremamente vantaggiosa per entrambe le parti. Il leader iraniano osservò anche che la cooperazione economica russo-iraniana aveva raggiunto nuovi vertici e che un accordo di libero scambio con l’UEE permetterà all’Iran di espandere il commercio con i Paesi dell’Unione e creare nuove condizioni regionali. Tuttavia, l’ora esatta dell’istituzione del FTA tra UEE e Iran va ancora annunciata. Nell’aprile 2017, il Consiglio Economico Supremo Eurasiatico si riunì e Shuvalov osservò che l’accordo non era ancora stato ultimato e che sarebbero necessari ulteriori lavori per la conclusione e la firma. Tuttavia, è improbabile che il progetto FTA UEE-Iran affronti seri ostacoli. Va ricordato che oltre al commercio intenso, l’Iran collabora con la Russia (che svolge un ruolo chiave nell’UEE) sull’energia nucleare. Alcun altro Paese ha dato tanto assistenza al programma nucleare iraniano come la Federazione Russa. Attualmente gli specialisti russi continuano la costruzione della centrale nucleare di Bushehr. Inoltre Russia e Iran cooperano anche nell’industria petrolifera, spina dorsale dell’economia iraniana. Infine, Iran e Federazione Russa collaborano anche in ambito politico. Ecco, è importante ricordare il ruolo della Russia nell’abolizione delle sanzioni imposte all’Iran per il suo programma nucleare. In questa prospettiva, la creazione di un FTA tra UEE ed Iran sarà probabilmente realizzata nel prossimo futuro.
Le zone di libero scambio tra UEE ed Egitto e Iran porteranno indubbiamente all’aumento degli scambi tra tutti i Paesi protagonisti. Secondo le previsioni degli esperti, le esportazioni di carbone, metalli ferrosi, automobili, prodotti alimentari e tabacco dai Paesi UEE all’Egitto dovrebbero aumentare notevolmente. Con l’Iran non solo aumenterebbe il fatturato commerciale, ma anche la cooperazione nella produzione petrolifera. Tuttavia, la creazione di un FTA con questi Paesi può avere un risultato diverso, molto più significativo, influendo sull’economia dell’Eurasia. Dopo tutto, l’Egitto è lo sbocco sul Mar Mediterraneo attraverso cui, fin dai tempi antichi, avveniva il commercio marittimo tra Europa e Africa, e verso cui arrivavano le vie terrestri dall’Asia. Il territorio egiziano è importante anche per la presenza del famoso Canale di Suez che collega Mar Mediterraneo con Mar Arabico e Oceano Indiano. Il canale di Suez è una delle vie più importanti del pianeta, attraverso cui praticamente passa tutto il traffico marittimo tra Europa e Asia. L’Iran ha anche accesso diretto al Mar Arabico.
Come già detto in precedenza, un FTA tra UEE e Singapore dovrebbe essere stabilito nel 2017. Singapore è vicino allo stretto di Malacca, altro porto attraverso cui avviene il traffico tra Sud-Est asiatico e resto del continente eurasiatico. Quasi tutti i collegamenti marittimi tra est ed ovest dell’Eurasia attraversano le due strettoie dello Stretto di Malacca e del Canale di Suez, e l’UEE ha accesso a entrambi attraverso Singapore ed Egitto. Inoltre, l’UEE sarà al centro di questa rotta con l’Iran. A questo punto, va ricordato che dopo l’accordo dell’UEE con l’Iran è possibile aggiornare e completare il corridoio ferroviario internazionale “Nord-Sud” che collega Golfo Persico e UE attraverso Azerbaigian e Russia, ed utilizzarlo ampiamente. Così, creando un accordo di libero scambio con i Paesi elencati, l’UEE avrà accesso ad una delle più importanti rotte marittime del pianeta, con diversi importanti punti di collegamento ferroviari. Va anche aggiunto che questa rotta marittima tra Europa e Asia è la base del programma infrastrutturale cinese del 21.mo secolo della Via della Seta. L’integrazione con la “Nuova Via della Seta” della Cina è un passo importante sulla via dell’integrazione economica eurasiatica ed è uno dei compiti più importanti dell’UEE, che appare avvicinarsi all’attuazione.Dmitrij Bokarev, esperto politologo, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo Stato profondo perde l’Asia

Covert Geopolitics 2 maggio 2017

Nei prossimi cinque anni, almeno, con il mandato del sindaco filippino Rodrigo Duterte, alcun tentativo di seminare conflitti acustici e cinetici sarà consentito nella regione del Mar Cinese Meridionale. Il vertice ASEAN del 2017, recentemente conclusosi, ha visto il desiderio collettivo della comunità di perseguire un dialogo pacifico con la Cina, anziché farsi usare come fulcro per alcuni interessi acquisiti a migliaia di chilometri di distanza. Ciò è evidente dall’assenza della richiesta da parte di tutti gli aderenti all’ASEAN di utilizzare la sentenza UNCLOS sui diritti delle Filippine sulla ZEE nel Mar Cinese Meridionale, nella dichiarazione del presidente. Quest’anno presidente dell’ASEAN, Duterte ha volutamente evitato di provocare il governo cinese, affermando che non sarebbe stato nient’altro che fraseggio vuoto. Al contrario, la leadership dell’ASEAN ha deciso di concentrarsi su rapporti economici più stretti e azioni militari congiunte per proteggere il confine comune dal terrorismo globale. Infatti, dopo il vertice, il presidente indonesiano Joko Widodo si recava nella città natale di Duterte, Davao, per inaugurare il nuovo legame logistico tra i due Paesi. Ma la più forte espressione di sfida all’egemonia occidentale era la “visita di buona volontà” di tre navi cinesi nella stessa città. Da qui, invece di provocarsi, Cina e Filippine s’impegnano in esercitazioni militari congiunte oltre agli scambi economici. Le Filippine sono pronte a trarre vantaggio dell’assistenza economica della Cina, pari a 24 miliardi di dollari, e del Giappone (per 1 trilione di yen). Ciò ha permesso al governo d’istituire il più ambizioso programma infrastrutturale nella storia del Paese, da 180 miliardi di dollari. Il governo Duterte è pienamente impegnato a completare questi progetti prima che il mandato termini nel 2022.
Si può dire che dopo aver appreso la lezioni dalle precedenti amministrazioni della CIA, i popoli afflitti di questa parte del mondo si sono liberati dall’apatia collettiva, compiendo un primo passo mettendo le persone giuste al governo, che a loro volta accelerano i programmi pubblici, riducono la corruzione, costringono l’oligarchia a lasciare l’atteggiamento egoistico verso le classi inferiori della società rispettando le direttive economiche dei governi, ed ispirano il popolo a partecipare attivamente a governo e sviluppo della nazione. È giunto il momento che il resto del mondo smetta di badare alla guerra alla droga di Duterte quale mero problema periferico dal loro punto di vista. “La gente vuole parlare di omicidi extragiudiziali, ma dobbiamo parlare di ciò che realmente accade in questo Paese, pronto a crescere“, affermava il segretario ai lavori pubblici delle Filippine Mark Villar. “Se riusciamo in questo programma infrastrutturale, le Filippine saranno un Paese di classe media e la povertà sarà dimezzata“. Le Filippine, una delle economie in più rapida crescita del mondo, sono da tempo afflitte da infrastrutture inadeguate. Il Forum economico mondiale dell’anno scorso indicava le Filippine 106.me su 140 Paesi per infrastrutture. Un investimento maggiore contribuirà all’espansione economica che l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico attende sia del 6,1 per cento all’anno entro il 2021.
Quindi, il New York Times può sclerare con i suoi persistenti inutili titolisti. Ma in questa parte del mondo, nessuno si preoccupa più di ciò che i media occidentali dicono, tranne le quinte colonne costantemente frustrate nei loro stupidi tentativi di abbattere questo governo. Come possono mai riuscirci con la loro agenda servile quando è il popolo a proteggere questo presidente? Se qualcosa di simile accadesse qui, non c’è ragione che non possa accadere altrove. L’oligarchia non potrà far altro che sottomettersi alla volontà della maggioranza ogni volta che è unita. Il blocco ASEAN sceglie pace e prosperità, piuttosto che farsi trascinare nelle infinite guerre del complesso militar-industriale.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia e rafforzamento della stabilità nella regione Asia-Pacifico

Dmitrij Bokarev, New Eastern Outlook 09/12/2016

russia_myanma_flagsUno dei molti fattori che attraggono partner stranieri in Russia è la cooperazione nella sfera tecnica militare. la tecnologia russa è altamente valutata nel mondo. Lo Jak-130 è fonte d’orgoglio dell’Industria della Difesa della Federazione Russa. E’ il più recente biposto d’addestramento subsonico con capacità operative adatto all’addestramento dei piloti militari e al combattimento. Può colpire bersagli arei e a terra anche in condizioni meteo difficili. E’ stato progettato e realizzato dall’Irkut Corporation. Il Myanmar è uno dei Paesi che hanno manifestato interesse ad acquistarlo. L’accordo per la fornitura al Myanmar di oltre 10 Jak-130 per 150 milioni di dollari fu firmato nell’estate 2015. Il 26 aprile 2016, i media riferirono che le società russe Rosoboronexport e Irkut dovevano fornire al Myanmar i primi tre aerei prima della fine dell’anno. A parte l’aereo da combattimento, il Myanmar otterrà un simulatore per addestrare i piloti al combattimento del Jak-130. Sarà installato da esperti russi prima della fine del 2017. Fino a poco prima, il Myanmar aveva comprato questa tecnologia solo dalla Cina. Va notato, tuttavia, che negli ultimi anni la Repubblica Popolare Cinese si è unito alla schiera dei leader mondiali per qualità della produzione. Quindi, la decisione di Myanmar di acquistare l’aereo russo ne dimostra le prestazioni eccezionali, superiori a quelli dell’equivalente cinese L-15. Va notato che il caso del Myanmar non è solo una coincidenza, ma una tendenza. In precedenza, il russo Yak-130 già vinto il mercato del Bangladesh nella competizione con la L-15. Nel 2013, il Bangladesh firmò un accordo con la Russia per la fornitura di 16 velivoli. Inoltre, negli ultimi anni, molti Paesi del Nord Africa e Sud America hanno espresso interesse per l’acquisto dello Jak-130. Così, la vendita dei velivoli proseguirà divenendo importante nelle esportazioni high-tech della Russia. Tuttavia, il senso di ciò può essere molto più importante. Come è noto, la cooperazione tecnica militare è possibile solo se vi è una profonda comprensione politica tra due Paesi. Quali che siano le caratteristiche degli aerei da combattimento, nessuno lo venderebbe o comprerebbe da un possibile nemico. Ciò è dovuto al fatto che, dopo l’acquisto del materiale militare straniero, ci dovrebbe essere sempre lo scambio di militari per addestrarsi all’uso del materiale, così come altri aspetti della cooperazione militare. Così, l’acquisto del Myanmar del russo Jak-130 segna uno sviluppo serio nella cooperazione strategica tra i due Paesi.
Il 26 aprile 2016, Mosca ospitava il vertice dei Ministri della Difesa della Russia e dell’ASEAN, durante cui vi fu l’incontro tra il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu e il capo del Dipartimento militare del Myanmar Soe Win. L’11 maggio 2016 il Parlamento del Myanmar approvava un accordo di cooperazione militare con la Russia. Va notato che il Myanmar è uno dei membri più avanzati dell’ASEAN in campo militare. Decenni di guerra civile e lotta agli estremisti hanno insegnato al governo di Myanmar a prestare molta attenzione alla difesa facendo dell’esercito del Myanmar uno dei più efficienti della regione. Tuttavia, il Paese ha dovuto affrontare sempre più sfide, ultimamente. I conflitti etnici ancora scoppiano nel Paese e vi sono varie organizzazioni estremiste attive. Nell’autunno 2016 vi fu una serie di attentati nel Paese. Ad esempio, ad ottobre 9 poliziotti furono uccisi negli attacchi terroristici contro le stazioni di polizia nello Stato di Rakhine, nel Myanmar. Ora, disordini civili sconvolgono lo Stato con migliaia di rifugiati passati nel Bangladesh. Una serie di esplosioni ha avuto luogo a Yangon, l’ex-capitale del Myanmar; anche vari ordigni esplosivi furono trovati e disinnescati in tempo. Tutto ciò accade contemporaneamente all’ondata globale di estremismo e terrorismo nel sud-est asiatico. Ad esempio, nel novembre 2016 i media riferirono di attentati sventati ed arresto di sospettati di legami con lo SIIL (organizzazione terroristica vietata in Russia) in Indonesia. Non sorprende che il governo del Myanmar sia interessato a cooperare con Paesi come la Russia, che ha esperienza nella lotta al terrorismo internazionale. E’ ben noto che il Myanmar sia di particolare importanza nella regione Asia-Pacifico, occupando una posizione strategica importante tra due giganti in competizione: India e Cina, e avendo uno sbocco sull’Oceano Indiano. Il Myanmar è particolarmente importante per la Cina, perché l’energia diretta in Cina con le petroliere provenienti dal Medio Oriente, passa anche attraverso il suo territorio. Ciò riduce il rischio per la Cina sull’invio di idrocarburi attraverso lo stretto di Malacca che, in caso di conflitto, verrebbe facilmente bloccato da una flotta ostile. Ciò attira anche l’attenzione dei potenziali avversari della Cina sul Myanmar, prestando al Paese particolare importanza nel confronto tra Cina, India, Giappone e Stati Uniti sul ruolo dominante nella regione Asia-Pacifico. La destabilizzazione della situazione in Myanmar può imprevedibilmente interessare l’intera regione Asia-Pacifico. Pertanto, la cooperazione militare tra Myanmar e Russia aiuterà a rafforzare la sicurezza nella regione.

Il Viceammiraglio Oleg V. Burtsev e il Generale Soe Win discutono di cooperatione militare Russia-Myanmar.

Il Viceammiraglio Oleg V. Burtsev e il Generale Soe Win discutono di cooperatione militare Russia-Myanmar.

Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Il Premier Medvedev e il Presidente Thein Sein

Il Premier Medvedev e il Presidente Thein Sein

Il dollaro perde terreno nei Paesi del Sud-Est asiatico
Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 13/12/2016mekongUno dei processi più importanti del mondo in questi ultimi anni è l’indebolimento del dollaro sul mercato valutario internazionale e il desiderio di molti Paesi di abbandonarlo per liberare le proprie economie dall’influenza degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti resistono a questo processo. Recentemente, gli Stati Uniti avevano creato il Trans-Pacific Partnership, il cui obiettivo era contrastare l’espansione economica della Cina nel Pacifico. Senza dubbio, il dollaro doveva essere la valuta più popolare nel territorio del TPP. Gli Stati Uniti e i partner più vicini come Australia, Canada, Giappone, aderivano al TPP. Tuttavia, il partenariato è ancora aperto, gli Stati Uniti sperano di attrarre altri membri. Anche la Repubblica Popolare Cinese è stata invitata, nonostante sia il principale concorrente del TPP. Così, numerosi Paesi in via di sviluppo della regione Asia-Pacifico, che cercano di aumentare la partecipazione al commercio internazionale, ora devono scegliere tra TPP e le altre organizzazioni economiche in cui Russia e Cina svolgono il ruolo principale. Prima di tutto, ciò riguarda i Paesi dell’ASEAN.
Diversi grandi eventi sono avvenuti ad Hanoi a fine ottobre 2016: l’8.vo Summit CLMV (Cambogia, Laos, Myanmar e Vietnam) il 7.mo Summit ACMECS (Strategia della Cooperazione Economica Ayeyawady – Chao Phraya – Mekong) e il World Economic Forum della Regione del Mekong (Mekong WEF). Come è ben noto, il fiume Mekong ha origine in Cina e attraversa l’intera Indocina, unendo tutti i Paesi in un’unica sub-regione. Il fiume è di grande importanza economica per Vietnam, Cambogia, Cina, Laos, Myanmar e Thailandia, costretti a cooperare attivamente per utilizzarlo congiuntamente senza violare gli interessi altrui. I vertici CLMV e ACMECS si svolgono dal 2003. Le più importanti questioni economiche e politiche della sub-regione del Mekong vi sono discusse. Questi vertici hanno portato vari vantaggi, mantenendo la stabilità regionale e favorendo la crescita economica di tutti i Paesi interessati. Grazie alla collaborazione, la sub-regione del Mekong è diventata una di quelle dalla maggiore crescita dell’ASEAN e della regione Asia-Pacifico. Il Mekong WEF viene organizzato su iniziativa del Vietnam. 60 aziende della sub-regione del Mekong e più di 100 aziende provenienti da altri Paesi presero parte al Mekong WEF. L’obiettivo del Forum era introdurre la comunità del business globale al potenziale della sub-regione e attrarre investimenti. Come al solito, le questioni riguardanti la cooperazione in agricoltura, ambiente, sicurezza e altri venivano discusse in tutti gli eventi. Uno dei risultati del 7.mo Summit ACMECS era la dichiarazione congiunta dei rappresentanti del mondo degli affari di Vietnam, Cambogia, Laos, Myanmar e Thailandia, con cui invitavano i rispettivi Paesi a passare alle valute locali nel mutuo commercio abbandonando il dollaro degli Stati Uniti. Secondo il presidente del Thailandia-Vietnam Business Council, Sanan Angubolkul, gli affari trarrebbero beneficio dal passaggio alle monete locali. Il commercio diverrebbe più semplice, i costi ridotti come i rischi associati al tasso di cambio instabile delle valute locali verso il dollaro. Inoltre, osservò che le aziende di diversi Paesi della sub-regione sono pronti alla transizione, senza aspettare la disponibilità di tutti i membri del CLMV. Possono cooperare su base bilaterale. C’è già un esempio: Vietnam e Thailandia hanno abbandonato il dollaro degli USA nei negoziati di tre anni prima. Da allora, il commercio reciproco è cresciuto di quasi il 40%.
Se tutti i Paesi del sud-est asiatico abbandonano il dollaro nel commercio locale, cioè la metà dell’ASEAN, sarebbe un importante passo verso la de-dollarizzazione del sud-est asiatico. Sarebbe una perdita per gli Stati Uniti e una vittoria per la Cina nella lotta per l’influenza sulla regione. E’ ben noto che ‘la natura ha orrore del vuoto’; così, con il tempo, il dollaro degli Stati Uniti verrebbe sostituito dallo yuan cinese, che dal 1° ottobre 2016 è terzo dopo il dollaro USA come valuta di riserva del FMI. Gli esperti prevedono che nel giro di dieci anni, la valuta cinese possa superare il dollaro statunitense e diventare la più popolare nel mondo. Questo scenario è sempre più probabile per via della ‘Via della Seta Marittima’ che dovrebbe comparire presto lungo le coste meridionali dell’Eurasia. La rotta commerciale, creata su iniziativa della Cina, potrà unire tutti i Paesi che attraversa creando una grande zona di libero scambio che trarrebbe beneficio dalla moneta unica, probabilmente lo yuan. Tuttavia, nonostante il fatto che l’ASEAN, in particolare la sub-regione del Mekong, sia influenzata dalla Cina, questi Paesi sanno che avere un solo partner non è redditizio. Intendono collaborare con gli altri principali attori sul mercato internazionale. Per esempio, molti Paesi dell’ASEAN desiderano creare una zona di libero scambio con l’Unione economica eurasiatica, che fa capo a Russia. Di recente, un accordo tra UEE e Vietnam è entrato in vigore; ci sono negoziati con la Thailandia e Singapore è interessata. C’è anche il forte desiderio di de-dollarizzare le relazioni economiche tra ASEAN e Paesi UEE. Così, alla fine del 2015, Russia e Thailandia condussero negoziati in materia, riguardanti la necessità di effettuare la transizione verso relazioni dirette tra banche di Federazione Russa e Thailandia, per facilitare i pagamenti tra imprese dei due Paesi. Si discute la possibilità di stabilire tali relazioni tra varie banche thailandesi e russi, compresa la Banca centrale della Federazione Russa. La possibilità di aprire filiali di banche thailandesi in Russia è stata discussa. Queste misure aiuteranno Russia e Thailandia a passare ai pagamenti nelle rispettive valute senza utilizzare il dollaro statunitense.
Va notato che la politica dei Paesi dell’ASEAN è abbastanza equilibrata; non è distorta nei confronti di qualche parte e coopera con tutti i partner possibili. Ad esempio, Paesi come Vietnam e Singapore sono membri del TPP, ma rafforzano attivamente le relazioni con Cina e UEE (va ricordato che il Vietnam è uno dei promotori dell’abbandono del dollaro USA nella sub-regione del Mekong). La Thailandia mostra forte interesse per l’UEE, ma valuta anche la possibilità di aderire al TPP. Inoltre, questi Paesi sono coinvolti nel progetto ‘Nuova Via della Seta’ e sono membri della Infrastructure Asian Investment Bank cerata dalla Cina in opposizione ai filo-USA Banca mondiale e filo-giapponese Banca asiatica di sviluppo. Così, l’ASEAN potrebbe diventare una zona dove diversi blocchi economici mondiali interagiscono, pur mantenendo la propria indipendenza economica, corrispondendo pienamente all’idea di economia multipolare in un mondo multipolare.

Il Presidente Putin e il Presidente dell'Unione del Myanmar Htin Kyaw

Il Presidente Putin e il Presidente dell’Unione del Myanmar Htin Kyaw

Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Unione economica eurasiatica, nuova potenza della regione Asia-Pacifico

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 11/11/2016fta-vietnam-eaeu-6-638L’accordo sulla zona di libero scambio tra Repubblica socialista del Vietnam (RSV) e Unione economica eurasiatica (UEE) entrava in vigore il 5 ottobre 2016, firmato dai capi dei governi della RSV e degli Stati membri dell’UEE, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Russia, nel maggio 2015, ma entrerà in vigore solo dopo la ratifica da parte dei parlamenti dei Paesi elencati. L’UEE commercia attivamente con il Vietnam da molti anni. Nel 2010-2014, il volume degli scambi è aumentato di oltre il 60%, a più di 4 miliardi di dollari. La creazione della zona di libero scambio è un passo logico in questa cooperazione. Secondo le previsioni della Commissione eurasiatica, comporterebbe il raddoppio e più del fatturato commerciale entro il 2020, e la Russia potrà ottenerne non meno dell’80%. La popolazione dell’UEE è di 183 milioni di persone ed il PIL è superiore a 2 trilioni di dollari. L’accesso privilegiato a questo vasto mercato è sicuramente un vantaggio per l’economia del Vietnam. L’UEE distingue anche i vantaggi: la popolazione della RSV supera i 95 milioni di persone e il PIL ammonta a 192 miliardi di dollari. Secondo i dati raccolti negli ultimi anni, l’economia del Paese è in rapido sviluppo. Così, l’accordo sulla zona di libero scambio è vantaggioso per entrambe le parti. Secondo il documento, la maggior parte delle merci di RSV e UEE sarà soggetta a completa o parziale esenzione dal dazio all’importazione per i prossimi dieci anni. Ciò dovrebbe portare ad una riduzione del costo e al rapido sviluppo degli scambi. Inoltre, l’accordo punta anche a protezione della proprietà intellettuale, cooperazione nel commercio e negli appalti pubblici, e copre anche la protezione della concorrenza. Oltre ad importazioni ed esportazioni, l’accordo sulla zona di libero scambio faciliterà gli investimenti. La leadership del Vietnam vede un grande potenziale nel partenariato commerciale con l’UEE, e la Russia in particolare. Secondo i dati del 2016, il fatturato commerciale russo-vietnamita era pari a 3,7 miliardi di dollari. Grazie alla creazione della zona di libero scambio, si prevede superi i 10 miliardi entro il 2020. Oltre alle disposizioni comuni a tutti gli Stati membri, l’accordo sulla zona di libero scambio include principalmente sezioni dedicate solo a RSV e Russia, specificando ulteriori termini e condizioni per promuovere commercio, investimenti e circolazione delle persone tra i due Paesi. Dopo la firma dell’accordo, “Il protocollo intergovernativo russo-vietnamita sul sostegno alla produzione di autoveicoli nella Repubblica socialista del Vietnam” entrava in vigore. Questo documento fu firmato nel marzo 2016 dal Ministro dell’Industria e del Commercio del Vietnam Vu Huy Hoang, nel corso di una visita in Russia. D. Manturov, Ministro dell’Industria e del Commercio russo, firmò il protocollo a nome della Russia. Secondo il documento, joint venture saranno create nella RSV tra imprese vietnamite e russe come il Gruppo GAZ, KAMAZ o Sollers, che produrranno vari tipi di veicoli. La conclusione dell’accordo sulla zona di libero scambio con il Vietnam è vantaggioso per l’UEE e la Russia in particolare. Tuttavia, il valore va oltre al semplice partneriato commerciale. Si può ipotizzare che l’economia russa abbia raggiunto un nuovo livello: la Russia non aveva accordi del genere con Paesi al di fuori dell’ex-Unione Sovietica. Questo è l’inizio della grande promozione dell’UEE e della Russia nella regione Asia-Pacifico.
Dall’avvio nel 2015, l’UEE ha cercato di stabilire relazioni commerciali con i Paesi della regione Asia-Pacifico. E’ ben noto che il Vietnam sia un importante membro dell’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico, che riunisce numerosi Stati della regione Asia-Pacifico. E’ molto probabile che la zona di libero scambio con il Vietnam sia un passo verso la creazione di un’area di libero scambio tra tutti gli Stati membri dell’ASEAN. Molti membri dell’ASEAN sono ben disposti verso quest’idea. Sono in corso negoziati con Indonesia, Cambogia, Malesia e Singapore. Inoltre, la possibilità d’istituire zone di libero scambio con Stati non aderenti all’ASEAN nella regione Asia-Pacifico, come India, Cina e Nuova Zelanda, è in esame. Così, si può dire che la posizione dell’UEE nella regione Asia-Pacifico va gradualmente rafforzandosi. Ciò è confermato anche dalla dichiarazione della Mongolia di novembre 2016 sul desiderio di aderire all’UEE. A prima vista, può sembrare che la presenza dell’UEE nella regione Asia-Pacifico sia in competizione con la Cina, oggi uno dei principali attori della regione, nell’indebolirsi degli Stati Uniti. Difatti, la crescente influenza dell’UEE è più redditizia per la Cina. E’ ben noto che l’opposizione tra Cina e Stati Uniti attualmente domini la regione Asia-Pacifico. L’influenza economica e politica degli Stati Uniti nella regione si è indebolita considerevolmente negli ultimi anni, ma è ancora grande. Gli USA cercano di mantenere il potere il più possibile e di conquistare il maggior numero possibile di Paesi. Ad esempio firmando l’accordo di Partnership Trans-Pacifico (TPP) nel febbraio 2016. Il TPP comprende Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Stati Uniti e Vietnam. Tutti questi Stati sono riuniti in una zona di libero scambio da una serie di regole comuni. Senza dubbio è difficile competere con tale unione, mentre il 30% del commercio globale avviene tra gli Stati membri del TPP. Inoltre, trattative sono in corso sulla creazione del Partenariato per gli scambi e gli investimenti trans-atlantici (TTIP). Gli Stati Uniti sperano di coinvolgervi l’Unione europea. La probabilità che tali negoziati abbiano successo è scarsa: il progetto è troppo svantaggioso per l’Europa. Tuttavia, se accadesse, grandi e ricche unioni comparirebbero su entrambi i lati dell’Eurasia, coprendo l’80% del commercio mondiale. Inoltre, gli Stati Uniti controlleranno ciascuno di essi. Pertanto, gli Stati membri di TPP e TTIP ridurrebbero notevolmente il volume degli scambi con il resto del mondo, tra cui la Repubblica Popolare Cinese, attualmente il maggiore partner commerciale di essi. Inoltre, uno dei grandi progetti su cui la Cina pone grandi speranze, la nuova Via della Seta, correrà dei rischi. TPP e TTIP dovrebbero collegarsi divenendo una zona di libero scambio in futuro. Questo scenario è sicuramente inaccettabile per la Cina e molti altri Paesi dell’Eurasia e della regione Asia-Pacifico.
Per competere con successo contro TPP e TTIP, gli Stati dell’UEE e della regione Asia-Pacifico dovrebbero integrarsi, consentendo a Russia, Cina, India, ASEAN e Asia Centrale di rafforzarsi di fronte tale concorrenza. Tuttavia, molti Stati che non vogliono collaborare con gli Stati Uniti hanno timori su una Cina potente ed espansiva. Un ostacolo per l’unificazione regionale. Forse, l’emergere di una terza potenza, come ad esempio l’UEE, sarà una soluzione e contribuirà a stabilire una partnership riuscita.iewwf3wlj8aDmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora