Il dragone arriva nel Baltico

Chroniques du Grand Jeu 21 luglio 2017In ciò che può essere visto come chiaro affronto all’impero USA-NATO, le Marine russa e cinese oggi iniziavano le esercitazioni navali congiunte nel Mar Baltico. È la prima volta che Pechino invia la flotta nella zona e non è un caso. Un esperto militare russo fornisce un’interessante illuminazione: “Dal 2015, le esercitazioni russo-cinesi si avvicinano sempre più ai “focolai di tensione” alle rispettive frontiere. Ciò avviene in parallelo all’incremento della presenza militare degli alleati europei degli Stati Uniti in Asia (…) L’interferenza europea nei contenziosi all’altro capo del mondo sarebbe tutt’altro che piacevole per la Cina, decidendo d’inviare le sue navi nel Mar Baltico. Entrambi i Paesi sottolineano il carattere umanitario e antiterroristico delle manovre, ma sappiamo che nelle esercitazioni Joint Sea precedenti, i marinai dei due Paesi si addestrarono a condurre una guerra locale, in particolare a contrastare attacchi aerei e sottomarini e all’uso di missili antinave”. Infatti, la seconda parte delle manovre, di grande ampiezza, avverrà nei mari del Giappone e di Okhotsk a settembre, mentre quelle dello scorso anno avvennero nel Mar Cinese Meridionale, altro punto di tensione. In questa occasione, Xinhua News Agency fu anche divertita dalle reazioni occidentali: “E’ possibile che i legami militari sempre più stretti tra Russia e Cina innervosiscano certuni“. Nel 2015, le due flotte si ritrovarono nel porto russo di Novorossijsk sul Mar Nero, per partecipare alle manovre nel Mediterraneo.Si vede che tutte le aree di attrito tra l’impero marittimo degli Stati Uniti e il duopolio continentale sino-russa sono toccate. Putin ha anche appena firmato la nuova dottrina navale russa, che sarà in vigore fino al 2030 e che, per la prima volta, indica in modo esplicito l’ampiezza delle minacce, “il proposito di diversi Paesi, in particolare Stati Uniti e loro alleati, di voler dominare gli oceani del mondo“. L’atmosfera, l’atmosfera…
Nei mari della Cina, meridionale e orientale, la bonaccia si alterna a improvvise tempeste. Implicitamente, ed è ovvio, vi è la volontà eurasiatica di aprirsi ai porti del mondo-oceano e, al contrario, il tentativo degli Stati Uniti di circondare e contenere l’Eurasia. Pechino comincia a creare un enorme sistema di monitoraggio subacqueo nei due mari del conflitto, con la copertura di ragioni difficilmente discutibili (ambiente, pesca, allerta tsunami), ovviamente includendo più sfaccettature segrete (informazioni, sorveglianza militare). Nella difficile disputa sul Mar Cinese Meridionale, dove non meno di sei Paesi avanzano rivendicazioni, il drago ha tagliato il nodo gordiano delle Spratly. Gli isolotti disabitati vedono crescere come funghi aeroporti, stazioni radar e silos di missili, e Duterte, il fumantino presidente filippino più o meno passato nel campo sino-russo, a quanto pare non vi trova nulla di sbagliato. A 10000 chilometri di distanza, il Baltico vede da anni una successione di provocazioni tra la NATO e l’Orso, con intercettazione di aerei, acrobazie aeree sulle navi…
In questo contesto, le esercitazioni sino-russe ovviamente portano un messaggio: “Con l’invio dei suoi cacciatorpediniere lanciamissili più avanzati, la Cina esprime sincerità nei confronti della Russia e invia un segnale ai Paesi che ci provocano“. I vassalli europei di Washington hanno risposto come al solito, a colpi di fanfaronate mediatiche, come la reazione infantile al passaggio della flotta russa in rotta verso la Siria, qualche tempo fa; si ricordino gli inglesi affermare senza ridere di centrare la “Flotta di Putin” e “non lasciarle un millimetro”. Allo stesso modo, le navi cinesi sono state “scortate” dalle Marine inglese, olandese e danese (Copenhagen aveva probabilmente paura di essere attaccata…) Piccola ciarlatana anche nelle comunicazioni, la Royal Navy inviava una vecchia fregata, obsoleta quasi quanto la venerabile regina. Il contrasto con ciò che la Cina ora produce è sorprendente. Il mondo di ieri e di domani in qualche modo…

Il distaccamento navale della Marina dell’EPL arriva a Baltijsk
BuryatIl distaccamento navale della Marina cinese è arrivato a Baltijsk per partecipare all’avvio delle esercitazioni navali congiunte russo-cinesi “Cooperazione sul Mare 2017”. Secondo il Ministero della Difesa, l’esercitazione coinvolge una decina di navi di diverse classi, più di una dozzina di aerei ed elicotteri della Marina russa e della Marina dell’Esercito di liberazione popolare della Cina. Gli obiettivi principali sono migliorare l’efficienza dell’istruzione nella cooperazione tra le due Marine militari per contrastare le minacce alla sicurezza in mare, collaborazione degli equipaggi delle navi da guerra russe e cinesi, rafforzamento della amicizia e cooperazione tra Marina russa e Marina dell’EPL. Nelle esercitazioni parteciperanno il cacciatorpediniere Tipo 052D Hefei, la fregata Tipo 054A Yuncheng e la nave d’appoggio e rifornimento Tipo 903A Lomahu, informa il servizio stampa della Flotta del Baltico. È la prima visita della Marina cinese nel Baltico, nota il Ministero della Difesa russo.
La fase attiva delle manovre russo-cinesi si terrà dal 24 al 27 luglio in una zona designata del Mar Baltico, dove si svolgeranno numerose operazioni navali congiunte, nonché addestramento nell’organizzazione congiunta delle difesa anti-som, antiaerea e antinave. Le manovre si svolgeranno anche nei mari di Barents e Okhotsk. Dopo l’esercitazione in mare le navi della Marina cinese visiteranno San Pietroburgo. Per la prima volta le manovre “Cooperazione sul Mare” furono organizzate nel 2012 e da allora si svolgono regolarmente con un complesso consistente di compiti e coordinamenti. Non sono dirette contro altri Stati ed sono il contributo russo-cinese per rafforzare la sicurezza negli oceani del mondo, afferma il Ministero della Difesa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le sfide dell’Eurasia: irrazionalità della politica globale o “nuova razionalità”?

Dmitrij Eevstafev; Eurasia, SouthFrontNei circoli degli esperti in cui vengono discussi problemi sullo sviluppo globale, si scorge sempre più il parere sul comportamento irrazionale e illogico dei principali attori della politica e dell’economia globale che, come pare a molti, malgrado le regole delle attività economiche, sembrava classico e immutabile. Naturalmente, nei rapporti con la Russia l’apparente irrazionalità dell’occidente è “fuori scala” e viene considerata come nient’altro che naturale. La situazione è migliorata con la “dissoluzione” delle questioni fondamentali nei temi secondari. Ma l’irrazionalità si manifesta non solo nei rapporti con la Russia. La logica non molto razionale può essere rintracciata nelle azioni delle strutture sovranazionali dell’UE nelle questioni energetiche e altre questioni relative alle relazioni con la Russia. Per esempio, nei tentativi di forzare artificialmente lo sviluppo della nuova generazione di fonti energetiche rinnovabili. Questo sembra più importante della migrazione o dello sviluppo continuo, divenendo anche l’irrazionale “tolleranza senza rive”. Non meno irrazionale dal punto di vista economico è il comportamento dell’UE verso l’Iran: Washington (e in larga misura Tel Aviv), osservano silenziosamente l’escalation dell’isteria antiraniana, l’Unione europea sembra rassegnata alla perdita di tutti i dividendi economici acquisiti dall’UE e dai singoli Paesi europei dopo l’abolizione delle sanzioni all’Iran. La decisione di Donald Trump di riprendere il blocco di Cuba appare illogica da un punto di vista politico ed economico. Inoltre, queste azioni “irrazionali” si svolgono sullo sfondo del racket militare pragmatico “a due passaggi” contro le monarchie petrolifere del Medio Oriente. Negli ultimi anni il ruolo dei fattori ideologici nelle importanti decisioni globali è aumentato drasticamente. Guardiamo alle dichiarazioni del “peso massimo” politico europeo, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, secondo cui la priorità politica (ma in realtà, in tutta l’UE) della Germania sarà il contenimento dell’influenza di Russia e Cina. “Questa sarà la fine del nostro ordine mondiale liberale. Quest’ordine è ancora il migliore di tutti i mondi possibili per ragioni etiche, politiche ed economiche. E vogliamo che quest’ordine continui. Almeno, non vogliamo vederlo indebolito“, diceva alla Reuters Schäuble, anche affermando che l’Europa deve assumere maggiori responsabilità nel proteggere l’ordine mondiale liberale e democratico, in quanto gli Stati Uniti mostrano meno disponibilità. Per chi studia l’economia, la dichiarazione è un esempio sorprendente di mancanza di considerazioni economiche nell’approccio strategico, nonché di prevalenza totale delle considerazioni ideologiche sulla pianificazione. Quest’approccio riflette l’umore che domina realmente l’élite europea. In poche parole, l’ala ultra-conservatrice dell’élite tedesca, cui appartiene W. Schäuble, da voce a questi sentimenti in modo franco e chiaro.

Nuova razionalità
Ma quanto questa “irrazionalità” comportamentale appare irrazionale, e non una “razionalità malintesa”, razionalità delle nuove condizioni economiche e sociali? E quali sono le condizioni, se i Paesi chiave e le economie mondiali devono fondamentalmente cambiare comportamento, per soddisfarle? Adesso si osservino alcuni “grandi progetti” che già cominciano a competere tra di loro, ma non per lo spazio. Questi progetti sono per lo più regionali e non si sovrappongono. Il concorso si svolge nella nuova economia e, soprattutto, nel sistema di distribuzione dei diversi profitti (finanziari, tecnologici, logistici, commodities), base su cui la gerarchia della leadership nell’economia post-liberale sarà costruita. Si tratta del progetto cinese di zona di prosperità condivisa della “Grande Via della Seta”, della costruzione dell’Europa dalle diverse velocità (e livelli di sicurezza sociale) e della reindustrializzazione degli Stati Uniti, menzogna che copre il tentativo di ricostruire il modello di sfruttamento statunitense dell’America Latina. In quasi tutte le regioni del mondo, senza escludere l’Africa tropicale apparentemente stagnante, si notano facilmente i segni dei “grandi progetti” che a volte, in maniera competitiva, i principali attori globali cercano di realizzare. L’eccezione forse è solo nel tradizionale Medio Oriente – Mediterraneo, dove il progetto globale statunitense è presumibilmente al collasso e i partecipanti ai processi di sicurezza sono passati ad azioni a breve termine tattiche attuate come forma di massima redditività commerciale.

La logica “non mercantile” dei progetti globali
Nella fase di ricostruzione del sistema delle relazioni politiche ed economiche globali e delle comunicazioni, la politica dei processi è inevitabile e i tentativi di “giocare lungo” da parte di gruppi indipendenti, “per una possibile copertura (attività complesse che permettono di evitare perdite finanziarie, ad esempio “EE”) dei rischi d’investimento su base commerciale”. L’approccio ideologico all’economia, ovviamente, ha certi costi (ad esempio, ciò appare chiaramente nelle relazioni UE – Iran). Ma in pratica è uno strumento per coprire i rischi a lungo termine nell’attuazione dei “grandi progetti”. Soprattutto considerando che i “grandi progetti” sono realizzati a un livello relativamente alto di rischi politici e militari. È ingenuo aspettarsi dai principali attori globali l’attuazione dei grandi progetti basandosi sul “mercato”. Queste aspettative riflettono la vecchia mentalità politica e, soprattutto, economica. La “nuova razionalità” nell’economia globale include l’uso di fattori ideologici come strumento per consolidare gli alleati e garantire la lealtà delle élite economiche. L'”ideologizzazione” delle decisioni economiche diventa uno strumento per il ritorno della pianificazione a lungo termine economica, quasi perduto durante il periodo di dominio della versione finanziaria della globalizzazione. È chiaro che un grande progetto quasi mai viene attuato sulla base dei classici principi del “mercato” per calcolarne la redditività. Un progetto importante fa sempre parte della “realtà economica proiettata”, quasi impossibile da calcolare. E il fattore ideologico come elemento della “realtà proiettata”, ci permette di considerare molti rischi non economici e persino alcuni economici come strategicamente insignificanti.

La nuova razionalità cinese
Il progetto cinese “Cintura di prosperità condivisa della Via della Seta” va visto come esempio interessante. Nel corso di dieci anni la Via è passata dall’essere un progetto logistico classico e “razionale” all’idea di “Cintura di prosperità condivisa”, la cui componente “basata sul mercato” risulta significativamente meno certa e più imprevedibile dal punto di vista classico del mercato. Il fattore importante da dare al progetto “Grande Via della Seta” è fondamentalmente diverso dal contenuto geo-economico, è l’emergere della componente ideologica, finora “cablata” nella formula della “prosperità comune”, ma questo vale solo per ora. Il nuovo status ha dato l’opportunità di guardare diversamente alle questioni di redditività a medio termine del progetto, anche se l’approccio cinese verso i propri partner non ha risparmiato rapporti dai difetti tradizionali.

L’appello ideologico dell’UEE
Al minimo, anche la Russia cerca di definire i suoi “grandi progetti” legati al consolidamento del potenziale economico della Nuova Eurasia e alla formazione del vettore meridionale “Nord-Sud” dello sviluppo logistico e industriale. Una delle fondamenta di questo “progetto principale” è l’Unione economica eurasiatica (EEU), concepita e implementata come unione puramente economica. Tuttavia, sembra che si creino problemi nello sviluppo dell’Unione. In assenza della componente di unità politica (essenzialmente ideologica), l’UEE non può fare un salto qualitativo per status ed influenza. C’è il rischio permanente del crollo a “zona di libero scambio”. La Russia e gli altri Paesi dell’UEE tentano di costruire un sistema e un’istituzione strategicamente importanti nel contesto emergente della “nuova razionalità” basandosi su approcci dalle “vecchie” caratteristiche razionali. Così gli aderenti all’UEE non considerano il fattore del crescente indottrinamento, non solo strategico ma anche pratico, nelle decisioni operative. La sfida principale è che, se le attuali tendenze continuano, la Nuova Eurasia, nella migliore delle ipotesi, rimarrebbe uno spazio non consolidato dell'”industria di seconda modernizzazione”, integrata nella catena globale della lavorazione delle materie prime dalla bassa ripartizione tecnologica. Nel caso peggiore, una parte significativa della Nuova Eurasia potrebbe trasformarsi in spazio logistico. Inoltre, questo rischio si manifesta già con il dialogo tra le élite dei governi post-sovietici e i loro partner cinesi, impegnati nell’ambito del progetto globale basato sulla “nuova razionalità”. È proprio nella Nuova Eurasia che le contraddizioni tra “razionalità” e “ideologizzazione” hanno la stessa razionalità, moltiplicata da una visione a medio termine della situazione, acquisendo forme più acute. Ciò è dovuto alle questioni tradizionalmente complesse e ambigue dei diritti umani, dello sviluppo umanitario, delle questioni ecologiche ed altre che sono difatti la base della cosiddetta “irrazionalità”. E questo, naturalmente, verrà utilizzato dalle leadership per i nuovi progetti globali. In queste condizioni, i Paesi della Nuova Eurasia inevitabilmente sollevano la questione del ripensamento dei paradigmi dello sviluppo nazionale e della pianificazione strategica alla base del loro sviluppo degli ultimi 25 anni e che, ovviamente, iniziano a perdere rilevanza.Dmitrij Evstafev, professore della NRU, Scuola Superiore di Economia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ruolo della Russia nella creazione dello spazio economico eurasiatico

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 10.07.2017Come è ben noto, la Russia affronta l’integrazione economica di tutti i Paesi eurasiatici. Dato ciò, è naturale che la Russia sostenga il progetto avviato dalla Cina per creare la “Cintura economica della Via della Seta”. Tuttavia, alcuni Paesi geograficamente circostanti la Cina temono che, dopo aver aderito alla “Via della Seta”, perdano l’indipendenza nelle infrastrutture ed economica. La Russia aiuterà i Paesi disposti a sviluppare le infrastrutture e il commercio estero senza una significativa partecipazione della Cina. Il progetto One Belt and One Road comprende due sottoprogetti: “Nuova Via della Seta” (progettata per unire le principali ferrovie e autostrade dell’Eurasia e dell’Africa in una sola rete) e “Via della Seta Marittima del 21esimo secolo” dal Sud-Est asiatico lungo le coste meridionali dell’Eurasia all’Africa ed Europa. Oltre alla costruzione di varie infrastrutture (nuove ferrovie, porti, ecc.), il progetto richiede la creazione di zone di libero scambio tra gli Stati partecipanti. Si presume che qualsiasi Paese vi partecipi ne beneficerà. Tuttavia, alcuni Stati della regione Asia-Pacifico sono scettici sull’iniziativa cinese. Impegnati a parteciparvi al minimo, fanno il possibile per impedire la crescita dell’influenza cinese sulle proprie politiche economiche nazionali. Questo principalmente riguarda Paesi con economie già sviluppate che hanno qualcosa da perdere e che hanno propri piani di grande portata e volontà di dominare la regione. India e Giappone, principali concorrenti della Cina in Asia, ne sono i primi esempi. Nel maggio 2017, il forum One Belt and One Road si tenne a Pechino. Ospiti di alto rango da oltre 100 Paesi, tra cui il Presidente Vladimir Putin (impegnatosi a sostenere la Federazione russa verso la Nuova Via della Seta), vi parteciparono. Il Presidente della Repubblica Popolare cinese Xi Jinping aprì l’evento osservando che il progetto è destinato a beneficiare tutti i Paesi, e non solo ad aumentare l’influenza cinese. Tuttavia, a non inviandovi propri rappresentanti, India e Giappone ne diffidano apertamente. Una delle ragioni per cui l’India ha ignorato l’evento è la cooperazione attiva della Cina con il Pakistan, in particolare nel Kashmir, causa della lunga disputa territoriale tra India e Pakistan. Secondo la leadership indiana, le operazioni delle società statali cinesi nelle aree occupate in Pakistan del Kashmir riconoscono il diritto pakistano su questi territori da parte della Repubblica popolare cinese. Tuttavia, ciò non è il motivo principale del rifiuto indiano per la “Via della Seta”. Oltre al Pakistan, la Cina aumenta attivamente l’influenza in altri Paesi confinanti con l’India, anche costruendo infrastrutture. Negli ultimi anni, la Repubblica popolare cinese è riuscita a costruire un gasdotto in Myanmar, a stabilire una via ferroviaria con il Nepal e ad iniziare a costruire una nuova città portuale in Sri Lanka, continuando gradualmente ad aggirare l’India con un anello di alleati cinesi. Nell’ambito della “Via della Seta Marittima del 21° secolo”, la Cina cerca di rafforzare la presenza in tutti i punti importanti lungo la rotta dall’estremità orientale dell’Asia ad Africa ed Europa. Questo è probabilmente uno dei motivi principali di preoccupazione per India e Giappone. Il traffico navale da questo sito è estremamente importante per questi Paesi, che commerciano attivamente con Europa ed Africa, mentre la sicurezza energetica del Giappone va attribuita principalmente agli idrocarburi trasportati via mare dal Medio Oriente. India e Giappone perciò non desiderano assistere a un traffico marittimo lungo le coste meridionali dell’Eurasia sotto il completo controllo cinese. Tuttavia, nonostante questi ostacoli, entrambi i Paesi vorrebbero aderire a uno spazio economico eurasiatico comune. Se i loro interessi gli impediscono di realizzarlo con la Cina e la sua “Via della Seta”, Russia e Unione economica eurasiatica potrebbero divenire alternative valide.
Già la Russia aiuta l’India a sviluppare l’infrastruttura nazionale. Su terraferma, l’India confina con un piccolo numero di Paesi, e per via ferroviaria con altre parti del continente, e il Paese dovrebbe in qualche modo cooperare con Cina o Pakistan. Tuttavia, l’India attualmente preferisce costruire ferrovie nel Paese indipendentemente o con l’aiuto della Federazione Russa. Nel dicembre 2015, la compagnia statale russa Russian Railways (RZD) e il Ministero delle Ferrovie indiano firmarono un memorandum d’intesa sulla cooperazione tecnica nel settore ferroviario. Nell’ottobre 2016, durante il vertice BRICS, RZD e Ministero delle Ferrovie indiano firmarono un protocollo sulla cooperazione nell’ambito del programma ferroviario ad alta velocità. Per cominciare, gli specialisti russi espressero il desiderio di aiutare i colleghi indiani a modernizzare la ferrovia Nagpur-Secunderabad. Nel febbraio 2017 fu inaugurata a New Delhi l’ufficio rappresentativo di RZD International (filiale delle ferrovie russe fondata per lavorare nei progetti esteri). A seguito di ciò, la direzione di Zriferì che, oltre all’ammodernamento della tratta Nagpur-Secunderabad, le ferrovie russe avevano avviato altri progetti in India relativi alla creazione di ferrovie ad alta velocità, sviluppo dei trasporti urbani, formazione del personale e fornitura di diverse attrezzature agli indiani.
Per il Giappone, la cooperazione con la Russia è ancora più conveniente e redditizia che con la Cina. La Federazione Russa può offrire al Giappone un’alternativa sia alla “Via della Seta” che alla rotta marittima. La ferrovia transiberiana russa può diventare il corridoio terrestre del Giappone. Anche se la Ferrovia Transiberiana è inclusa nelle strutture della “Cintura economica della Via della Seta”, attraversa la Russia e non dipende dalla Cina. Un treno merci che percorre la tratta Vostochnij – Mosca attraverso la Transiberiana impiega solo 20 giorni e i carichi possono essere inviati da Mosca su varie rotte per l’Europa. A fine maggio 2017, presso la Rappresentanza commerciale della Federazione Russa in Giappone si ebbe il forum aziendale “Nuove opportunità e prospettive di sviluppo dei trasporti merci eurasiatici”, cui parteciparono anche rappresentanti di Kazakistan, Cina e Mongolia. All’evento Kazuhito Yoda, segretario generale dell’Associazione degli operatori intermodali transiberiani del Giappone (TSIAJ), fece un discorso in cui apprezzava i vantaggi della ferrovia transiberiana e sottolineò che alla fine del 2016 il Giappone condusse con successo l’invio di carichi da Yokohama a Vostochnij via mare, dopo di che furono caricati su un treno e spediti lungo la ferrovia Transiberiana. I mittenti ne furono molto soddisfatti e molte aziende giapponesi sono assai interessate alla ferrovia transiberiana. Un’alternativa alla “Cintura economica della Via della Seta” per il Giappone potrebbe essere la “rotta del Mare del Nord” russo che segue le coste settentrionali dell’Eurasia lungo l’Oceano Artico. Russia e Giappone attualmente sviluppano piani per lo sviluppo congiunto di questa via promettente, collegando l’Asia orientale all’Europa, escludendo le acque controllate dai cinesi. Un altro Paese importante nella regione Asia-Pacifico è la Corea del Sud, che ha abbracciato con entusiasmo il progetto Nuova Via della Seta. Già nel 2014, l’allora presidentessa Park Geun-hye dichiarò che il suo Paese era pronto a connettersi con la Cina con una ferrovia che attraversasse la Corea democratica. Tale piano esiste ancora, ma ora si suppone che sia la Russia a costruirla. Il nuovo leader sudcoreano Moon Jae-in ha discusso questa opzione al vertice dei G20 di luglio con il Presidente Vladimir Putin.
In conclusione, si può dire che, anche se quasi tutti gli Stati leader d’Eurasia sono ansiosi di integrarsi economicamente, non tutti sono pronti a cooperare attivamente con la Cina a questo fine. In tale situazione, l’interazione con la Russia per il collegamento con il resto dei Paesi dell’Eurasia è una mossa che creerebbe altri corridoi e svilupperebbe infrastrutturale che sarebbero un’alternativa valida. Ciò conferma ancora una volta il ruolo estremamente importante della Federazione Russa nella creazione di un unico spazio economico eurasiatico.Dmitrij Bokarev, esperto politologo, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin e Xi sui colloqui russo-cinesi

Vladimir Putin e il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping hanno fatto dichiarazioni per la stampa dopo i colloqui russo-cinesi
Kremlin, Mosca, 4 luglio 2017Presidente della Russia Vladimir Putin:
Signor Presidente Xi Jinping, onorevoli colleghi,
La visita ufficiale in Russia dal Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping è certamente l’evento centrale di quest’anno nelle relazioni tra i nostri Stati. Ieri il sig. Xi Jinping e io abbiamo avuto una riunione informale e scambiato apertamente opinioni sui temi più importanti della cooperazione bilaterale. Oggi abbiamo avuto colloqui intensi assieme a membri del governo e principali dirigenti di grandi aziende. Siamo giunti all’opinione comune che la partnership strategica russo-cinese ha acquisito dinamiche impressionanti in quasi tutte le aree. Vorrei sottolineare che gran parte del merito di ciò va al Signor Xi Jinping. Gli è stato assegnato l’Ordine di Sant’Andrea l’Apostolo in riconoscimento del contributo personale al consolidamento dell’amicizia tra i popoli di Russia e Cina. Come avete visto, sono lieto di presentare questo massimo premio di Stato della Federazione Russa al nostro amico al Cremlino oggi. Durante le nostre conversazioni, abbiamo esaminato un’intera gamma di questioni relative alle relazioni russo-cinesi e abbiamo raggiunto importanti accordi per l’ulteriore promozione dei rapporti bilaterali in diverse aree. Abbiamo avuto una discussione approfondita sulla cooperazione economica, sottolineando in particolare che il commercio continua a crescere quest’anno, come lo scorso anno. Nel 2016 gli scambi sono aumentati del 4%, a 66 miliardi di dollari, mentre nei quattro mesi di quest’anno sono aumentati di un sostanziale 37% o 24,5 miliardi di dollari. La nostra area prioritaria di cooperazione è l’energia. La Russia è un fornitore leader di petrolio della Cina. Nel 2016 la Russia ha esportato 27,3 milioni di tonnellate in base ai soli accordi intergovernativi. Le esportazioni totali, compresi i contratti commerciali, ammontano a 52,5 milioni di tonnellate. La costruzione del gasdotto Power of Siberia continua. Lasciatemi ricordare che questo gasdotto trasporterà 38 miliardi di metri cubi di gas in 30 anni. Come visto, i dirigenti di Gazprom e China National Petroleum Corporation hanno appena firmato un accordo supplementare sulle prime forniture di gas naturale nel dicembre 2019. I parametri della rotta occidentale vanno ancora concordati. La costruzione della centrale produttiva Jamal LNG è nella fase finale. L’interesse significativo del 29,9% di questo progetto appartiene ai nostri partner cinesi. Ad oggi l’impianto è completo al 90 per cento ed è previsto l’avvio a fine anno. Lasciatemi notare la riuscita costruzione della prima unità della centrale nucleare di Tianwan. Il prossimo anno, altre due unità diventeranno operative. Abbiamo accettato di continuare la stretta collaborazione nell’industria dell’energia nucleare. Oggi ci siamo particolarmente concentrati sulle industrie high-tech, in primo luogo l’esplorazione spaziale congiunta. Lavoriamo al prossimo programma spaziale, per il 2018-2022. I progetti congiunti riusciti nell’aviazione comprendono la progettazione di un nuovo velivolo a lungo raggio e di un elicottero pesante civile. Per quanto riguarda i trasporti, sviluppiamo un progetto ferroviario ad alta velocità tra Mosca e Kazan e discutiamo sulla localizzazione della produzione del materiale rotabile in Russia. Un altro progetto dei trasporti è la costruzione dell’autostrada dall’Europa occidentale alla Cina occidentale. La sezione russa sarà completata nel 2019. Vediamo un grande potenziale nell’uso congiunto della rotta del Mare del Nord e delle ferrovie Trans-Siberiana e Bajkal-Amur. Questo è in gran parte in sintonia con le iniziative dei nostri partner cinesi discusse all’ultimo forum internazionale “The Belt and Road” in Cina. L’iniziativa del leader cinese merita la massima attenzione e sarà sostenuta dalla Russia in ogni modo possibile.
Sono fiducioso su questi grandi progetti, che creeranno un commercio intenso, produzione moderna, posti di lavoro e rapido sviluppo delle regioni russe e cinesi. Ci siamo posti come compito sviluppare in modo attivo la sfera creditizia e finanziaria e la cooperazione in questo settore. L’anno scorso, a proposito, l’investimento diretto cumulato dalla Cina è aumentato del 12 per cento, a 2,3 miliardi di dollari. Abbiamo sostenuto l’accordo tra il Fondo d’investimento diretto russo e la Banca di sviluppo cinese per creare un fondo d’investimento congiunto da 65 miliardi di yuan. Abbiamo accettato di continuare le consultazioni sull’ampio uso delle nostre valute nazionali nelle transazioni e negli investimenti mutui. Sono sicuro che questo promuoverà l’apertura in Cina del primo ufficio estero della Banca Centrale della Federazione Russa. Vediamo opportunità significative nella cooperazione agricola. L’anno scorso, il volume delle esportazioni agricole russe è cresciuto del 17 per cento, a 1,6 miliardi di dollari. Inoltre, è stato deciso di aumentare le importazioni di grano russo. Attualmente viene stilato un documento sull’accesso ad altre colture sul mercato cinese. Abbiamo anche discusso la questione delle restrizioni da togliere all’importazione di carni e pollame russi in Cina. Abbiamo avuto uno scambio approfondito di opinioni sull’accesso all’attività dell’Unione economica eurasiatica con l’Iniziativa cinese sulla cintura economica della Via della Seta. Si tratta di una direzione altamente promettente, mettendo in comune l’impegno collettivo con la nostra idea di formare un partenariato eurasiatico. Altri temi importanti sono stati affrontati nei colloqui, in particolare i contatti umanitari. Abbiamo discusso altri piani in dettaglio durante l’incontro con il sig. Xi Jinping e con i rappresentanti delle comunità pubbliche, commerciali e mediatiche dei due Paesi. Abbiamo notato l’adozione riuscita del nuovo ambizioso progetto di scambi annuali tra media russi e cinesi. Il regolare forum sui media (Cina-Russia) doveva coincidere con la visita di Xi Jinping. Il risultato principale di questo forum è stato l’accordo sul lancio di Katjusha, il nostro terzo canale televisivo culturale ed educativo in Cina. Un accordo sulla produzione cinematografica è stato preparato per la firma. C’è anche una buona esperienza sulla produzione dell’animazione. Intendiamo rafforzare ulteriormente i nostri legami scientifici e di ricerca. Ad oggi, circa 25000 cittadini cinesi studiano in Russia e 17000 studenti russi studiano in Cina. Entro il 2020, gli scambi sull’istruzione dovrebbero raggiungere le 100000 persone. Da settembre, la prima università russo-cinese congiunta di Shenzhen, creata con l’assistenza dell’Università di Stato di Mosca e dell’Istituto di Tecnologia di Pechino, inizierà ad accettare i primi studenti. A lungo termine, l’università accoglierà 5000 studenti. Abbiamo anche notato una dinamica positiva nell’industria del turismo. I cittadini cinesi sono il maggiore gruppo turistico in Russia. Nel 2016, il numero è aumentato al 30 per cento, o 1,28 milioni di persone. La Cina è diventata la seconda destinazione più popolare dei turisti russi, indicando anche la notevole crescita del 30%.
Naturalmente, nei confronti delle questioni politiche internazionali è stata prestata particolare attenzione. Russia e Cina interagiscono attivamente nell’arena internazionale. Abbiamo concordato con il Sig. Xi Jinping di rafforzare la cooperazione in vari formati multilaterali, in particolare presso ONU, SCO e G20, riflettendosi nella nostra dichiarazione congiunta. Tra due giorni, insieme al Presidente cinese Xi Jinping, prenderemo parte al vertice del G20 ad Amburgo. Come tradizione avremo anche il vertice dei leader BRICS. Come sapete, quest’anno la Cina ha la presidenza dell’associazione ed ospiterà il summit ufficiale a Xiamen a settembre. Le nostre priorità nella politica estera comune comprende la risoluzione completa della questione della penisola coreana al fine di garantire pace e stabilità nell’Asia nordorientale. Abbiamo accettato di promuovere attivamente la nostra iniziativa comune basata sul piano proposto dalla Russia per la sistemazione coreana e le iniziative cinesi per il congelamento parallelo delle attività missilistiche e nucleari della RPDC e delle manovre militari su larga scala di Stati Uniti e Repubblica Di Corea. Abbiamo scambiato opinioni sulla crisi siriana e su altre questioni in sospeso. Abbiamo discusso sulle prospettive dell’attuazione degli accordi sul programma nucleare iraniano. Riassumendo, Russia e Cina hanno opinioni molto vicine o identiche sulle principali questioni internazionali. Intendiamo continuare a sviluppare il nostro coordinamento in politica estera.
In generale, i colloqui di oggi svilupperanno ulteriormente le relazioni veramente amichevoli tra Russia e Cina. Vorrei ringraziare ancora una volta i nostri amici cinesi per il dialogo aperto e utile. Vorrei anche esprimere la mia gratitudine al nostro amico, il Presidente Xi Jinping.
Grazie per l’attenzione.Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping:
Signor Presidente Putin, colleghi russi, rappresentanti dei media, buon pomeriggio. Sono molto contento di incontrarmi con il mio buon amico Presidente Putin. Questa è la mia sesta visita in Russia dall’assunzione della carica di Presidente della Cina nel marzo 2013. Abbiamo appena avuto il nostro terzo incontro quest’anno con il Presidente Putin, abbiamo scambiato opinioni sulle relazioni bilaterali e una serie di importanti questioni internazionali e regionali, e abbiamo raggiunto ampi accordi. È un grande onore per me aver ricevuto l’Ordine di Sant’Andrea, che conservo e considero simbolo dei vostri profondi sentimenti di amicizia per la nazione cinese. Oggi abbiamo firmato e pubblicato la dichiarazione congiunta di Repubblica popolare cinese e Federazione russa sull’estesa espansione del partenariato globale e della cooperazione strategica, nonché la dichiarazione congiunta sullo stato attuale degli affari globali e su importanti questioni internazionali, e abbiamo approvato il piano d’azione per attuare le disposizioni del trattato su buon vicinato, amicizia e cooperazione per il 2017-2020. I nostri Ministri degli Esteri hanno firmato dichiarazioni congiunte dei ministeri dei due Paesi sulla questione della penisola coreana. Dipartimenti ed enti commerciali corrispondenti hanno firmato numerosi accordi di cooperazione. Possiamo dire che questa visita è stata produttiva e ha dato nuovo impulso allo sviluppo del partenariato globale e della cooperazione strategica cinese-russa. Il Signor Putin e io condividiamo l’opinione che oggi le relazioni cinesi-russe siano le migliori mai avutesi. Qualunque siano i cambiamenti nella situazione internazionale, le nostre determinazione e fiducia nello sviluppo e approfondimento del nostro partenariato strategico restano incessanti. Continueremo a vedere le nostre relazioni bilaterali come priorità della nostra politica estera e ci sosterremmo reciprocamente su questioni relative agli interessi vitali dei nostri Paesi, promuoviamo attivamente la cooperazione pluridecennale delle nostre relazioni, che si sviluppano ad alti livelli, facendone il motore dello sviluppo e della ripresa dei nostri Paesi e pietra angolare per preservare pace e stabilità globali.
Siamo lieti di notare che quest’anno, gli sforzi congiunti nella nostra ampia collaborazione hanno portato a una forte crescita. Nei primi cinque mesi di quest’anno, il commercio reciproco ha raggiunto i 32,4 miliardi di dollari, in crescita del 26,1 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La Cina rimane il principale partner commerciale della Russia. I nostri parametri commerciali sono in continuo miglioramento. Si compiono progressi in numerosi progetti strategici tra cui energia, investimenti, spazio, aviazione e infrastrutture dei trasporti. Sviluppiamo il nostro coordinamento nell’iniziativa One Belt, One Road e nell’UEE, e promuoviamo sviluppo e prosperità del continente eurasiatico. Tutti questi risultati straordinari hanno avvantaggiato il nostro sviluppo economico e contribuito a rilanciare l’economia globale nel complesso. Anche i nostri contatti umanitari si sono sviluppati rapidamente negli ultimi anni. Ad esempio, attuiamo manifestazioni nel quadro dei nostri anni di scambio nazionali, scambi linguistici, scambi nel turismo e anche scambi tra i giovani. Quest’anno abbiamo attuato con successo l’anno dei nostri mass media. I mutui viaggi sono divenuti più intensi e più comodi. Il numero di persone che studiano e visitano l’altro, come i turisti, è aumentato in modo significativo. La nostra università congiunta di Shenzhen riconoscerà i suoi primi candidati quest’anno. Questo anno è il 20ennale del Comitato di Amicizia, Pace e Sviluppo Cina-Russia e il 60esimo della creazione dell’Associazione di Amicizia Cina-Russia. Ho fiducia nelle parti che faranno tutto il possibile per rafforzare la base pubblica e popolare delle relazioni cinesi-russe.
Il Presidente Putin e io, siamo fermamente d’accordo sul fatto che il mondo attuale è inquieto, i conflitti locali e le guerre compaiono ininterrottamente. Come detto, le questioni come la penisola coreana e la Siria rimangono complicate. Siamo decisi a rafforzare coordinamento e cooperazione con la Russia negli affari internazionali insieme alla comunità internazionale, aumentare gli sforzi per ottimizzare il sistema di governance globale per mantenere l’equilibrio strategico e la stabilità in tutto il mondo, sconfiggendo congiuntamente minacce globali e sfide come il terrorismo, lavorando insieme per incoraggiare il processo di risoluzione dei conflitti nei focolai attraverso mezzi politici e formando un nuovo tipo di relazioni interstatali basate su cooperazione e mutuo vantaggio. Il Presidente Putin e io parteciperemo al vertice dei G20 ad Amburgo. Cina e Russia, da economie leader mondiali, favoriscono un’economia globale più aperta. Ci coordineremo e collaboreremo nell’ambito dei G20 al fine di promuovere la crescita economica globale. Il Presidente Putin e io siamo pronti a mantenere stretti contatti ed utilizzare strategicamente il ruolo di governo dei nostri contatti nello sviluppo delle relazioni cinesi-russe. Invito il Presidente Putin a visitare la Cina a settembre per il vertice BRICS, continuando i nostri contatti amichevoli e profondi.
Grazie per l’attenzione.

Dichiarazione congiunta dei Ministri degli Esteri russo e cinese sui problemi della penisola coreana
MID 04-07-2017Federazione Russa e Repubblica Popolare Cinese sono i vicini della penisola coreana, per cui lo sviluppo della situazione nella regione riguarda gli interessi nazionali di entrambi i Paesi. Russia e Cina coordineranno strettamente i rispettivi sforzi per promuovere una soluzione complessa ai problemi della penisola coreana, compresa la questione nucleare, al fine di raggiungere pace e stabilità duraturi nel nord-est asiatico. Nello spirito della cooperazione strategica, i Ministri degli Esteri di Russia e Cina (di seguito “parti”) dichiarano quanto segue:
1. Le parti sono seriamente preoccupate dalla dichiarazione del 4 luglio 2017 della Repubblica democratica popolare di Corea (DPRK) relativa al lancio di missili balistici e considera tali affermazioni inaccettabili e in disarmonia con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
2. Le Parti esprimono serie preoccupazioni sullo sviluppo della situazione nella penisola coreana e vicino ad essa. L’aumento della tensione politica e militare nella regione, la piena eruzione di un conflitto armato, richiedono alla comunità internazionale di adottare misure collettive per risolvere in modo pacifico la situazione attraverso dialogo e consultazioni. Le parti si oppongono a qualsiasi dichiarazione o mosse che possano aumentare la tensione o aggravare le contraddizioni, e sollecitano tutti i Paesi interessati a mantenere la calma, rinunciare a provocazioni o retoriche bellicose, dimostrare disponibilità al dialogo senza prerequisiti e collaborare attivamente per placare la tensione.
3. Le Parti avanzano un’iniziativa congiunta basata sulle idee proposte dai cinesi sul “doppio congelamento” (attività missilistica e nucleare da parte della RPDC e esercitazioni congiunte su larga scala da parte di Stati Uniti e Repubblica di Corea), “Avanzamento parallelo” verso la denuclearizzazione della penisola coreana, creazione di meccanismi di pace nella penisola e graduale piano di sistemazione coreana proposto dalla Russia.
Le Parti propongono quanto segue:
La RPDC, tramite una decisione politica volontaria, annuncia una moratoria sulla sperimentazione di dispositivi esplosivi nucleari e test missilistici balistici, e Stati Uniti e Repubblica di Corea dovrebbero quindi astenersi da esercitazioni congiunte su larga scala. Contemporaneamente, le parti in conflitto iniziano i colloqui e affermano i principi comuni delle loro relazioni, tra cui non uso della forza, rinuncia all’aggressione, convivenza pacifica e determinazione a fare tutto il possibile per denuclearizzare la penisola coreana promuovendo una risoluzione complessa su tutti i problemi, inclusa la questione nucleare. Nel processo negoziale, tutte le parti interessate spingono a un formato adatto per la creazione nella penisola e nell’Asia nordorientale di un meccanismo di pace e sicurezza, di conseguenza normalizzando le relazioni tra i Paesi interessati. Le parti invitano la comunità internazionale a sostenere la summenzionata iniziativa aprendo una via autentica alla risoluzione dei problemi nella penisola coreana.
4. Le parti sono decisamente impegnate verso il regime internazionale di non proliferazione e sono fermamente dedite alla denuclearizzazione della penisola coreana e a una completa attuazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Le Parti intendono, congiuntamente con altre parti interessate, continuare ad impegnarsi a facilitare l’eliminazione equilibrata delle preoccupazioni esistenti attraverso dialogo e consultazioni. Le parti confermano che le preoccupazioni giustificate della RPDC vanno rispettate. Altri Stati devono compiere sforzi per riprendere i colloqui e creare congiuntamente un’atmosfera di pace e mutua fiducia. Le Parti invitano tutte le parti interessate a rispettare gli impegni formulati dalla dichiarazione congiunta del 19 settembre 2005 e a rilanciare il più rapidamente possibile il dialogo sulla risoluzione completa dei problemi della penisola coreana. Occorre escludere qualsiasi possibilità di utilizzare mezzi militari per risolvere i problemi della penisola coreana.
5. Le Parti esprimono sostegno a Nord e Sud della Penisola Coreana nel condurre dialogo e consultazioni, mostrare mutua benevolenza, migliorare le relazioni, cooperare su una sistemazione pacifica e svolgere un ruolo determinante nella dissoluzione della situazione nella penisola coreana e risolvere i propri problemi in modo corretto.
6. Le Parti confermano di prestare sufficiente attenzione al mantenimento di equilibrio e stabilità internazionali e regionali e sottolineano che le relazioni di alleanza tra Stati distinti non dovrebbero infliggere danni agli interessi di terzi. Sono contro qualsiasi presenza militare di forze extraregionali nell’Asia nordorientale e loro accumulazione con il pretesto di contrastare i programmi missilistici e nucleari della RPDC. Le parti confermano che la diffusione dei sistemi antimissile THAAD nell’Asia nordorientale provoca gravi danni agli interessi strategici e di sicurezza degli Stati regionali, tra cui Russia e Cina, e non aiuta a raggiungere gli obiettivi della denuclearizzazione della penisola coreana, né a garantire pace e stabilità nella regione. Russia e Cina si oppongono alla diffusione di tali sistemi, invitano i Paesi interessati a fermare e annullare immediatamente il processo di schieramento e ad accettare le misure necessarie per proteggere gli interessi alla sicurezza dei due Paesi e a garantire un equilibrio strategico regionale.

Questa dichiarazione è stata firmata il 4 luglio 2017 a Mosca.
Per il Ministero degli Affari Esteri della Federazione russa
Per il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica popolare cineseTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Giappone guarda alla Russia come affidabile esportatrice di idrocarburi

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook, 22.06.2017

Come sapete, il Giappone non dispone di risorse naturali sufficienti a garantire la propria sicurezza energetica senza rivolgersi a un attore estero. Allo stesso tempo, un vicino, la Russia, possiede impressionanti riserve idrocarburi e sarebbe tra i maggiori esportatori verso il Giappone. Tuttavia, è difficile descrivere come impressionanti gli scambi tra i due Stati, difatti è l’esatto contrario. Ma sembra che il governo giapponese abbia finalmente affrontato il fatto di non trarre benefici dalla posizione geografica del Giappone, così Tokyo decide d’intensificare i tentativi di proseguire la cooperazione economica con la Russia. Infatti, si parla dell’aumento delle importazioni di idrocarburi dalla Russia da tempo. Non c’è dubbio che il disastro nucleare di Fukushima Daiichi, che ha portato alla chiusura della maggioranza delle centrali nucleari in Giappone, abbia reso la Russia ancora più attraente come partner commerciale di Tokyo. È vero che il Giappone importa gas naturale liquefatto russo (GNL), partecipando allo sviluppo dei giacimenti Sakhalin-1 e Sakhalin-2 e alla costruzione dell’impianto GNL nell’ambito del progetto Jamal-LNG. Tuttavia, il livello di cooperazione in tale area è lontano dal pieno potenziale. Si ricordi che la quota della Russia nelle importazioni di GNL del Giappone raggiunge appena l’8%. Oggi Tokyo importa la maggior parte di GNL da Australia, Indonesia e Medio Oriente, malgrado i notevoli costi di trasporto. Questa situazione pesa molto sul bilancio del Giappone e non c’è garanzia che possa essere sicuro di ottenere ciò che ha pagato, dato che una lunga navigazione è sempre accompagnata da certi rischi. Inoltre, è praticamente rischioso ricevere risorse d’importanza strategica da un numero limitato di fornitori, in quanto rende pericolosamente dipendenti dai partner. Anche se si mantengono buone relazioni, c’è sempre la possibilità di complicazioni impreviste che possano ostacolare i rifornimenti vitali.
La JFE Holdings giapponese l’ha appreso a caro prezzo, nonostante l’azienda sia la seconda dei produttori di acciaio nazionali. Per mantenere i livelli produttivi, ogni acciaieria ha bisogno di molto combustibile, il più comunemente utilizzato nell’industria siderurgica è il carbone da coke, dato che è economico ed affidabile. Nel 2016, JFE Holdings acquistò complessivamente 60 milioni di tonnellate del minerale, di cui oltre il 70% dall’Australia, tradizionalmente tra i principali esportatori di carbone nel Sud-Est asiatico. Tuttavia, quando un disastro naturale danneggiò la rete ferroviaria australiana nel marzo 2017, ostacolandone le consegne, la JFE Holdings fu costretta a rivolgersi a Canada, Cina e Stati Uniti. Va da sé che dovette comprare grandi quantità di carbone a prezzi svantaggiosi. Dopo questo incidente spiacevole, il Giappone comprese la necessità di espandere il numero di fornitori per ridurne la dipendenza dall’Australia. Nel maggio 2017, JFE Holdings annunciò piani per diversificare le importazioni di carbone da coke. La direzione aziendale dichiarò che tra i candidati futuri c’erano Canada, Mozambico e Russia. Va notato che oggi la Federazione Russa sviluppa nuovi giacimenti di carbone in Estremo Oriente, non lontano dal Giappone. Tuttavia, l’industria siderurgica del Giappone non è l’unica che necessita grandi quantità di carbone. Il disastro nucleare di Fukushima Daiichi ha portato Tokyo a costruire numerosi impianti CHP a carbone. Nei prossimi anni le importazioni di carbone giapponesi dovrebbero aumentare significativamente, e sarebbe redditizio per il Giappone acquistarne dalla Russia. Va ricordato che già nel 2016 si svolsero negoziati tra Tokyo e Mosca sugli investimenti per sviluppare i porti dell’Estremo Oriente della Russia per garantire elevati traffici. Il Giappone vuole importare carbone dalla Jakutija in grandi volumi e quindi ha deciso di firmare numerosi accordi per garantirsi la sicurezza energetica. Tuttavia, l’attuazione di questi piani non va come si vorrebbe. Ad esempio, il gruppo giapponese Tosei, attraverso una controllata, nell’aprile 2016 s’installava del porto di Vladivostok per costruire un complesso per trasbordare carbone da 60 miliardi di rubli. Il progetto doveva essere finanziato dai giapponesi. Inoltre, la costruzione di un terminale, in grado di ricevere 20 milioni di tonnellate di carbone all’anno, era prevista ai primi del 2017, ma non è mai iniziata. L’avvio dei lavori di costruzione fu ritardato di un anno e ora sarà parzialmente operativo nel 2020. Nonostante il ritardo, il progetto sarà probabilmente attuato, dato che l’incidente che ha disgregato i rifornimenti di carbone australiano mostra che il Giappone ha davvero bisogno di diversificare le importazioni.
Nell’aprile 2017, il Presidente Vladimir Putin incontrava il Primo ministro del Giappone Shinzo Abe, con la presenza del Ministro dell’Energia russo Aleksandr Novak. Fu detto che le parti discussero di progetti come la creazione del gasdotto Sakhalin-Hokkaido e di un elettrodotto marittimo da costruire nel prossimo futuro. Subito dopo l’incontro, il Ministro dell’economia, commercio e industria giapponese Hiroshige Seko dichiarò che il Giappone non è soddisfatto della dipendenza da gas e petrolio del Medio Oriente, poiché l’instabilità politica della regione minaccia costantemente la sicurezza energetica del Giappone. Ecco perché il Giappone è veramente interessato ad incrementare le forniture di GNL russo. In conclusione si può notare che, nonostante il lento sviluppo delle relazioni russo-giapponesi nel settore energetico, i due Paesi hanno un grande futuro davanti. Il Giappone ha già iniziato a ricostruire le proprie capacità nucleari, ma la domanda di energia elettrica supera qualsiasi misura che Tokyo ha attuato finora. Ecco perché si può essere convinti che commercio e cooperazione energetica russo-giapponese raggiungeranno un nuovo livello.Dmitrij Bokarev, esperto politologo, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora