La Russia è pronta a respingere qualsiasi attacco occidentale

Oggi dobbiamo essere pronti a tutto, e la guerra non è il problema principale in tale situazione
Andrej Fursov e J. Flores, Fort Russ, 9 settembre 2016
Andrej Fursov è uno dei più famosi intellettuali russi, un maestro della comprensione rivoluzionaria dei nuovi eventi e della revisione delle idee tradizionali, è uno storico e pubblicista e in questa intervista riflette sui pericoli dell’attuale “visione del mondo”, della difficile situazione politica in Russia, della necessità di un cambio delle élite e del ritorno rivoluzionario ai valori tradizionali.121121001_andrey-fursov1Gli ultimi giorni mostrano una situazione molto simile, almeno in apparenza, a quella di prima della guerra. Le truppe sono al massimo della prontezza al combattimento. Allo stesso tempo, le agenzie civili vengono ispezionate sulla capacità di lavorare in condizioni di guerra. In realtà, una mobilitazione civile si è svolta nell’ambito delle attività in condizioni di guerra. Allora, cosa dopo? Siamo davvero in una situazione prebellica?
Andrej Fursov (F): Ci sono due aspetti, in questo caso: globale e nazionale (russo). Dal punto di vista globale, abbiamo avuto due decenni di vita in tali condizioni, quando non c’era confine tra guerra e pace. L’inizio può essere considerata l’aggressione della NATO alla Jugoslavia. Poi abbiamo avuto Iraq, Afghanistan, Libia e Siria. E lo stato in cui il mondo si trova oggi può essere chiamato “pace bellica” o “guerra pacifica”. Ma anche in tali circostanze ciò che accade ultimamente nel mondo, solo per lo scorso anno, dimostra una potente situazione destabilizzante, molto vicina ai nostri confini. Le esercitazioni senza preavviso, organizzate a fine agosto, sono molto serie. In primo luogo, esamina la prontezza al combattimento in numerosi distretti militari: completamente nel distretto meridionale e in parte in quelli occidentale, settentrionale, centrale, di due flotte (Mar Nero e Mar Caspio), forze aerospaziali e truppe aviotrasportate. In secondo luogo, esamina varie agenzie civili sui casi “speciali”, in condizioni di guerra per esempio. I controlli sono stati effettuati presso Ministero delle Comunicazioni, Ministero dell’Industria, Ministero delle Finanze, Agenzia della Riserva di Stato e Banca di Russia. Tra le altre cose, è una dimostrazione a certe forze occidentali che potrebbero provare ai confini la nostra reattività. Ora è evidente che molte cose nel mondo dipenderanno dalle elezioni negli USA che, se corrette, Trump potrebbe vincere. La lotta sarà brutale e l’élite globale chiamata “bankster” ha grandi aspettative su Clinton per diversi motivi. La folle Clinton può iniziare un grande conflitto in questo caso. Non c’è dubbio che, se divenisse presidente degli Stati Uniti, la situazione al confine con l’Ucraina, nel Caucaso e nell’Asia centrale peggiorerà. Soprattutto ora, dopo i noti eventi in Uzbekistan, una seria lotta per il potere può iniziare, e ci sarà un clima proficuo per l’islamismo che “accetta la globalizzazione statunitense” (R. Labevier). E’ il nostro “punto debole”. Inoltre, dato che la salute di Clinton non è molto buona, se le succedesse qualcosa all’improvviso, Tim Kaine sarà il presidente, un’oscura pedina che potrebbe essere un jolly. Dobbiamo esservi preparati. Bisogna essere pronti non solo alla difesa militare, ma anche morale e dei valori. Va notato: quasi in contemporanea con l'”esercitazione pre-guerra”, uno dei più odiosi Ministri, il Ministro della Pubblica Istruzione Levanov, è stato licenziato e sostituito da una donna patriottica, che subito ha iniziato a purgare il Ministero dell’Istruzione dai sostenitori di Levanov. Credo che sia solo l’inizio. E’ molto simile alla situazione del 1936-1937, quando divenne chiaro che la guerra era inevitabile e il governo fece appello alle tradizioni russe. Il “patriottismo sovietico” apparve nel 1936. Il 7 novembre smise di essere il giorno della Rivoluzione Proletaria Mondiale; poi divenne il giorno della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre. I libri di storia furono corretti in modo patriottico. Inoltre, nel 1936-1937 ci fu un forte cambio che ancora chiamiamo “terrore di Stalin”. In primo luogo, il terrore non era di Stalin, ma qualcosa di complesso. In secondo luogo, il terrore era la forma. Il suo contenuto fu il cambio del personale per rimuovere una possibile quinta colonna. Tra l’altro si nota la stessa cosa, un ampio cambio di personale, soprattutto nelle strutture di potere: Commissione d’inchiesta, Ministero degli Interni, Procura della Repubblica, qualcosa succede nel reparto delle indagini criminali. Qual’è il risultato? Il risultato è che il personale di difesa ed istruzione sembra voler rafforzare lo Stato, alla vigilia di un possibile serio test. Vediamo anche un certo ulteriore aumento della minaccia di guerra che logicamente porta ad una dittatura anti-oligarchica. Anti-oligarchica prima di tutto, perché c’è bisogno di fondi supplementari; in secondo luogo, come dimostra la storia della Russia (e non solo), gli oligarchi nelle situazioni sinistre tendono a cooperare con il nemico al fine di salvare i soldi. Così, sono necessarie azioni preventive. Per quasi due decenni c’era un processo di distruzione, e non so è completamente fermato: si continua a perseguitare la scienza, non tutti i distruttori dell’istruzione sono stati espulsi dal sistema, il sistema sanitario è al collasso. I sabotatori speravano nel sostegno occidentale. E l’occidente in realtà lo diede quando Gorbaciov e Eltsin pugnalarono il nostro Paese. Negli ultimi anni, l’occidente ha sospeso il suo supporto, e vediamo una borghesia incapace di capire il nostro principale segreto militare. Invece, vediamo l’aggressività della NATO, soprattutto dall’Ucraina. E dopo tutti questi anni, gli scagnozzi della NATO nel nostro Paese, vendutisi per 30 denari, ci facevano credere che occidente e NATO erano nostri amici. Ora vediamo ciò che era chiaro da tempo, non sono nostri amici. Così, si scopre che hanno cercato di distogliere la nostra attenzione con la disinformazione, agendo come forze speciali della propaganda della NATO? Beh, ora basta tollerare ciò. Friedman, il primo direttore della Stratfor, la ‘CIA privata’, pochi anni fa disse che non appena la Russia si sarebbe ripresa, ci sarebbe stata la crisi in Ucraina. Ed è successo. E’ chiaro che la Russia sarà sotto pressione da almeno tre direzioni. Da ovest e sud, quindi avremo qualche problema nelle nostre repubbliche e regioni. Non è un caso che il ministro degli Esteri tedesco ami visitare gli Urali e Ekaterinburg, dove costantemente dice che gli Urali devono essere “parte attiva della comunità internazionale”. Quindi costui viene in Siberia per dire che deve essere oggetto nelle relazioni internazionali. Ma il tema delle relazioni internazionali è dello Stato. E’ un invito al separatismo? Infine, il segmento di filo-occidentale dei gruppi dirigenti. In tale situazione, la pulizia del Paese dalla quinta colonna è di particolare importanza. Inoltre, con “purga” intendo escluderli dalle reti delle informazioni e finanziarie. Nessuno chiede di ‘eliminare’ qualcuno o d’imprigionarlo, ma tutti costoro vanno isolati. Qui, un economista liberale ha recentemente pubblicato un articolo dicendo che la Russia trae beneficio dalle sconfitte militari e politiche, come nella guerra di Crimea. A quanto pare ritiene che non la pagherebbe. In realtà, tali pubblicazioni non dovrebbero restare impunite, devono rispondere alle leggi da periodo pre-bellico. Perché non c’è alcuna risposta dalle autorità? Ancora guardano all’occidente, in attesa che reagisca? E’ troppo tardi per averne paura. La nostra struttura può fare di tutto per fare pace con l’occidente, ma non sarà mai perdonata. Nel 1991, nella convinzione che la Russia non potesse più rialzarsi, che si sarebbe suicidata, l’occidente non distrusse completamente la Russia. Oggi lo considerano un errore da cercare di risolvere. Se la Russia tollerasse davvero una sconfitta politico-militare, si avrà la disintegrazione del Paese e i russi potrebbero seguire le orme degli indiani del Nord America. Così, se vogliamo essere pronti a un periodo difficile, dobbiamo isolare la quinta colonna dalle risorse finanziarie e dell’informazione.1004839L’occidente difficilmente inizierebbe un conflitto militare direttamente. Creerà problemi ai confini, l’esaurimento economico e causerebbe un’esplosione interna?
Andrej Fursov: Sì, come nel febbraio 1917, quando i circoli interni che odiavano gli anglosassoni più dei tedeschi rovesciarono re e monarchia, e poi furono sostituiti gettando il Paese nel baratro, dopo di che i bolscevichi e poi la Grande guerra patriottica permisero di risollevare il Paese. Devo dire che è ancora impossibile andare d’accordo con l’occidente. Le élite politiche russe dovrebbero pensarci bene alle proprietà all’estero, che gli verrebbero sottratte dall’élite occidentale. La proprietà estera non è l’unico punto debole di politici e imprenditori russi. Vi è altro: i figli che vivono e studiano all’estero. Nemmeno parlo del fatto che la maggior parte dei loro genitori ha cercato di porre fine alla Russia e di sostituirla con i figli e se stessi. Infatti l’istruzione non è mai neutrale! Una persona che riceve certi valori insieme alla conoscenza, li vede in un altro modo. Una certa parte della nostra dirigenza ancora attende aiuti dall’occidente, ma non significa che l’occidente gli risponderà. Supponendo che la Russia venisse militarmente e politicamente sconfitta, la classe dirigente verrebbe completamente eliminata; eliminando tutti senza tener conto delle posizioni, creando una struttura completamente diversa.

Ciò significa che, nel quadro della preparazione a tempi turbolenti, dobbiamo lavorare seriamente sulla situazione ideologica nella nostra società, affinché la popolazione sia meno orientata all’occidente e anche ai valori liberali?
Andrej Fursov: No, non è necessario reprimere l’insensatezza del mondo moderno, non funziona. E’ necessario spiegare alla gente il pericolo dell’adesione ideologica ai valori occidentali. Dobbiamo mostrare in TV cos’è l’occidente, l’Europa moderna: le sue città, la loro composizione etnica e razziale, i loro problemi economici (crescita zero, elevata disoccupazione), la perdita d’identità religiosa. A coloro che vogliono farsi rispettare dall’occidente dico sempre: “Vuoi essere rispettato da omosessuali, lesbiche, pedofili?” Non mi serve tale rispetto. Ho fiducia che la stragrande maggioranza della nostra popolazione non ne abbia bisogno. Abbiamo una società molto più sana di quella attuale europea. L’occidente ha tradito i valori europei. L’attuale occidente è una società post-europea e post-cristiana. I valori europei sono in Russia. Questo va spiegato.

Ma abbiamo ancora un blocco economico filo-occidentale al governo, considerato dalla massa dei professionisti. Cosa ne pensa: ci sarà alcuna modifica o tutto rimarrà come prima, nonostante le turbolenze imminenti?
Andrej Fursov: Dubito che siano così professionali, avendo indebolito l’economia. Non possiamo parlare di professionalità, ma solo se siano o no sabotatori economici professionisti. Penso che se verrebbe istituito un periodo speciale, di fatto, le unità economiche saranno sostituite. Voglio parlare della triade “scienza – istruzione – sanità”. In Crimea c’è una meravigliosa dura lotta per la sovranità. Ma questa è moderna geopolitica. La vittoria geopolitica del futuro è compito di insegnanti, scienziati e medici. Se continuiamo a distruggere la “triade”, tra 5-10 anni chi lotterà per la sovranità? Non ci saranno uomini sani, né “cervelli”. E’ impossibile lottare oggi, mentre si rovina l’istruzione futura. Purtroppo, ad oggi, abbiamo usato il principio dello judo: abbiamo aspettato che l’avversario facesse il primo passo, inducendolo in errore, e poi abbiamo utilizzato la sua forza contro di lui. In parte questa strategia è corretta, quando il nemico è più forte. Ma non lo è sempre. In realtà spesso si perde lo slancio, e a volte può essere fatale. Pertanto è necessario combinare i principi per risparmiare energia e tempo.

Allora, cosa dopo? Abbiamo visto la sostituzione dei dirigenti nel 1917 e il 1937? Ci aspetta un 1918 e un 1941?
Andrej Fursov: Ci furono diverse date importanti nel 20° secolo per la Russia. La rivoluzione del 1917. L’abolizione della NEP nel 1929. La sconfitta della deviazione di destra e l’espulsione dei trotskisti. Il 1917, con tutta la sua importanza, non cambiò il posto della Russia nella divisione internazionale del lavoro. La Russia rimase periferia quale fonte di materie prime. E nel 1929 agì per avere una posizione completamente diversa nel sistema mondiale. Bucharin e Trotskij erano ai poli opposti: destra e sinistra. Tuttavia, avevano molte caratteristiche in comune. Per Trotskij la Russia era “legna da ardere” nella rivoluzione mondiale permanente, un periferico grezzo mondo socialista; per Bucharin, con la sua attenzione su estrazione di materie prime ed industria leggera, l’URSS era la periferia delle materie prime del sistema capitalista. L’adozione di tali strategie avrebbe portato alla distruzione dell’URSS nel lungo periodo. Il 1929 violò entrambe le strategie. Nel 1937 si raggiunse l’autosufficienza militar-industriale rispetto al mondo capitalista, gettando le basi per la vittoria nella Seconda guerra mondiale. Inoltre, nella seconda metà degli anno ’30 fu creata una nuova élite, che guidò la vittoria in guerra, l’evento più importante nella nostra storia. Né Napoleone né Guglielmo II cercarono la distruzione totale, fisica e metafisica della Russia, di cancellarci dalla storia. L’unione creata dal popolo russo basata sul sistema stalinista, impedì tale tentativo. Perciò i russofobi odiano così tanto Stalin e il passato sovietico. La guerra fu vinta dal popolo, in primo luogo sviluppando una personalità negli ’30 basata su eroismo ed entusiasmo del popolo sovietico. Nel 1915-1916 il corpo degli ufficiali fu eliminato, l’esercito crollò, l’autocrazia fu disorganizzata. Nel 1941 vi fu la sconfitta dell’Armata Rossa, l’esercito crollò ma il suo posto fu preso da giovani ufficiali; fu il popolo sovietico cresciuto secondo gli ideali sovietici (socialisti e statal-patriottici) che spezzò la Wehrmacht e issò la bandiera sul Reichstag. Il 9 maggio 1945 fu preparato dal 1917, dal 1929 e dal 1937.

Significa sostituire il personale?
Andrej Fursov: Sì, la rivoluzione del personale che, tra l’altro, fu effettuata da Stalin per controllare i “baroni regionali”, scatenando il terrore di massa e ponendovi fine: prima con la lotta al terrorismo di Ezhov e poi con il disgelo di Beria. Oltre ad eliminare la quinta colonna. Ciò avvenne preparandosi a una guerra quasi inevitabile. Stalin aveva poco tempo, ma ci riuscì. Anche noi abbiamo poco tempo. I bankster non hanno dove ritirarsi: il tempo è contro di loro, devono agire in fretta. I russi li evitano, perciò odiano perfino i nostri atleti paralimpici. Bene, avremo tempo per vendicarci. Eppure, si vis pacem para bellum, e ancora più importante, i preparativi vanno completati al più presto.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

G20 di Hangzhou, gli incontri bilaterali riflettono le tendenze globali

Andrej Akulov, Strategic Culture Foundation 09/09/20161034130498Gli ordini del giorno ufficiali dei vertici del G20 sono normalmente più o meno standard. Dalla crisi finanziaria del 2008, gli incontri sono volti a coordinare le misure per sostenere crescita globale e stabilità dei mercati finanziari. Un vertice G20 è sempre un’opportunità per i leader mondiali d’incontrarsi. Gli incontri bilaterali dominavano questo vertice riflettendo le tendenze globali e illustrando quanto peso politico abbia ogni partecipante nel mondo contemporaneo. Al vertice, il Presidente russo Vladimir Putin ha incontrato la metà dei partecipanti in otto colloqui bilaterali e a latere i 5 dei BRICS. Così, il presidente russo ha incontrato 11 dei 19 capi di Stato e di governo dei G20 e il presidente dell’Egitto, uno degli 8 ospiti. Putin ha anche avuto colloqui con il Primo ministro giapponese Shinzo Abe e la presidentessa della Corea del Sud Park Geun-hye, al Forum economico orientale tenutosi a Vladivostok il 2-3 settembre, alla vigilia del vertice di Hangzhou (4-5 settembre). Non ha avuto incontri ufficiali con solo sei membri del G20 (esclusi gli incontri dietro le quinte), tra cui i capi di Australia, Italia, Canada, Indonesia, Messico e UE. Ma Jean Claude Juncker, presidente della Commissione europea, e il primo ministro italiano Matteo Renzi, avevano incontrato il presidente russo al Forum Economico di San Pietroburgo di giugno. Putin aveva incontrato il presidente indonesiano Joko Widodo a maggio al vertice dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est tenutasi sul Mar Nero a Sochi. Restano solo tre leader. I primi ministri di Canada e Australia sembrano essere gli unici a ricordarsi d’“isolare la Russia”, un ricordo del lontano passato. Il vertice G20 ne ha dato ampie prove. Invece del leader russo isolato, c’era un presidente degli Stati Uniti perseguitato da problemi appena sbarcato in Cina, senza attendersi la scala per uscire dalla solita porta anteriore dell’Air Force One, con conseguenti fiammate e crescenti tensioni per tutta la visita. Il presidente Obama non poteva fare altro che minimizzare l’“affronto” riflettendo lo sfilacciato e frustrato rapporto USA-Cina. Il leader degli Stati Uniti sarà ricordato per gli errori in politica estera. In realtà, lo “sgarbo” era atteso dopo che aveva detto alla CNN, poco prima del vertice G20, che Pechino doveva riconoscere che “con potere crescente provengono responsabilità crescenti. Se si firma un trattato che prevede l’arbitrato internazionale sulle questioni marittime, se siete più grandi di Filippine o Vietnam o altri Paesi… non avete motivo di mostrare i muscoli in giro”, minacciando chiaramente la Cina. “Ha avuto modo di far rispettare il diritto internazionale”, aveva detto evidentemente ammorbidendo il messaggio, ma l’osservazione è stata percepita come una minaccia.
Il Presidente cinese Xi Jinping ha detto all’omologa sudcoreana che la Cina si oppone allo schieramento del sistema antimissile THAAD degli Stati Uniti in Corea del Sud. Cina e Russia dovrebbero sostenersi con forza nel salvaguardare sovranità, sicurezza e sviluppo, aveva detto il Presidente Xi Jinping al Presidente russo Vladimir Putin al vertice. Evidentemente parlava agli Stati Uniti. La Cina, firmataria della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, ha recentemente perso l’arbitrato sul Mar Cinese Meridionale. Il tribunale dell’Aja trovava che la Cina non aveva alcun titolo storico sulle acque del Mar Cinese Meridionale e che aveva violato i diritti delle Filippine. Pechino ha respinto la sentenza. La Russia non necessariamente sostiene le pretese cinesi, ma sostiene la posizione della Cina sulla controversia sul Mar Cinese Meridionale e si oppone a qualsiasi interferenza di terzi. Secondo il presidente russo, la Cina ha il diritto di non riconoscere la sentenza del tribunale. “Qualsiasi procedimento arbitrale riguarda le parti di una controversia, e un tribunale arbitrale dovrebbe ascoltare argomentazioni e posizioni delle parti in causa. Come è noto, la Cina non è andata presso la Corte di arbitrato dell’Aja e nessuno ha ascoltato la sua posizione. Quindi, come possono tali sentenze essere considerate giuste? Sosteniamo la posizione della Cina sulla questione”, spiegava Putin, osservando anche che “L’intervento di terze potenze non-regionali, a mio parere, è dannoso e controproducente”. Mosca e Pechino non riconoscono il diritto di Washington ad immischiarsi nei loro rapporti con i vicini e in controversie in cui gli Stati Uniti non hanno alcuna relazione. La situazione in Ucraina e la disputa territoriale del Mar Cinese Meridionale hanno molto in comune. Gli Stati Uniti perseguono il contenimento di Russia e Cina. L’obiettivo è evitare che questi Paesi ripristino il loro peso nelle aree d’interesse vitale, per la Russia nello spazio post-sovietico e per la Cina nel Sud Est Asiatico. In Europa, gli Stati Uniti usano l’UE per fare pressioni sulla Russia. In Asia, Washington cerca di sfruttare le contraddizioni tra la Cina e i vicini. Le parole del presidente cinese circa la necessità di sostenersi con forza per salvaguardare sovranità, interessi nella sicurezza e sviluppo indicano un più stretto coordinamento degli sforzi russi e cinesi per contrastare la pressione statunitense, in tale contesto le esercitazioni navali congiunte russo-cinesi si terranno nel Mar Cinese Meridionale. La Flotta del Pacifico della Russia invierà delle navi da guerra nel Mar Cinese del Sud, a partecipare all’esercitazione annuale navale sino-russa denominata Sea Joint 2016, dall’11 al 19 settembre. Cina e Russia hanno tenuto sei esercitazioni navali congiunte dal 2005, con Pechino che prima aveva il ruolo di ospite dal 2012. Nel 2015, entrambi i Paesi svolsero esercitazioni navali e anfibie nel Mar del Giappone, una piccola esercitazione navale nel Mediterraneo e numerosi scambi bilaterali militari. Entrambi i Paesi hanno partecipato a esercitazioni trilaterali e multilaterali sotto l’ombrello della Shanghai Cooperation Organization (SCO). Il riavvicinamento tra Russia e Cina è un vero e proprio incubo per Washington. Gli USA credevano che il rapporto non durasse, ma sbagliarono i calcoli. L’amministrazione Obama si è riorientata dal Medio Oriente alla regione Asia-Pacifico solo per essere contrastata dalle due nazioni leader accomunate dal desiderio di proteggere la sovranità e resistere alla pressione esterna. Mosca è tornata in Medio Oriente. La sua influenza nella regione cresce mentre molte potenze regionali sono frustrate dalla politica degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti si coordinano nella regione con la Russia dopo che i piani per “punire” Mosca in Europa sono ostacolati e il peso degli Stati Uniti in Europa ha iniziato a scemare. Nel Pacifico gli Stati Uniti sfruttano le contraddizioni tra Cina e Giappone e la paura dei vicini verso la Cina che ne subirebbero potenza economica e militare crescenti. Ma non lo fanno tutti gli alleati degli Stati Uniti nel Pacifico. La Russia ha rinvigorito il dialogo con Giappone e Corea del Sud. Prima o poi, li renderà meno dipendenti dagli Stati Uniti.
Questo G20 è stato l’ultimo grande vertice per il presidente degli Stati Uniti, prima di lasciare a gennaio, ma prima che il suo mandato sia finito, Obama dovrebbe partecipare al vertice della Cooperazione economica Asia-Pacifico (APEC) a Lima, in Perù, il 19-20 novembre 2016. Quest’anno l’evento vanterà una rappresentanza ad alto livello pari alla metà degli Stati membri del G20. Il vertice del Pacifico avrà un significato simbolico per il presidente degli Stati Uniti, l’autore del “perno in Asia”, concetto inteso a sviluppare la potenza statunitense nella regione e a contenere la Cina. Mentre il secondo termine si conclude, è chiaro che i piani sono stati irrimediabilmente ostacolati. E’ un segreto di Pulcinella che, da anatra zoppa, il presidente degli Stati Uniti difficilmente sarà al centro dell’attenzione nel prossimo incontro di Lima. Non potrà guidare il processo decisionale. Un nuovo presidente degli Stati Uniti sarà eletto dieci giorni prima del vertice di Lima. La riunione del G20 è stato l’ultimo forum dove avrebbe potuto avere un successo in politica estera, ad esempio accordandosi con la Russia sulla Siria. Sarebbe stato molto importante, ma Obama non c’è riuscito. La politica degli Stati Uniti in Siria va a brandelli, e sarà un’eredità per il nuovo presidente degli Stati Uniti. Non ci sono più speranze riposte sul presidente Obama. Da premio Nobel, Obama non è riuscito a invertire la tendenza e a rendere gli Stati Uniti forti come una volta. Il nuovo presidente degli Stati Uniti muterà il 21° secolo in uno “americano”, come lo fu il 20°? Dato il modo in cui le cose si svolgono negli ultimi anni, è difficile scommetterci. Per usare un eufemismo, tale previsione appare su un terreno infido, in particolare dopo Hangzhou.2016-09-05t094538z_1_lynxnpec840hg_rtroptp_3_g20-china-usa-russiaLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin contro Bilderberg: “Volete un’altra crisi dei missili di Cuba?”

La Russia si prepara a difendere la cultura europea
Esercitazioni ed epurazione di personale inaffidabile dimostrano che Mosca si prepara nel caso di futuri scontri

Andrej Fursov, Tsargrad TV Russia Insider

L’autore, uno dei più eminenti intellettuali russi, studioso e storico, sociologo e pubblicista, colloquia col corrispondente di Tsargrad TV sui pericoli dell’attuale ‘pace bellica’, dei cambiamenti nelle élite e della difesa dei valori tradizionaliscreenshot_1-1440x564_cAleksandr Tsyganov: Ultimamente il mondo sembra in una situazione pre-bellica. Le truppe compiono esercitazioni a sorpresa di pronto allarme, enti civili vengono ispezionati sull’operatività in caso di guerra. Si serrano i ranghi, sempre con il pretesto delle esercitazioni in caso di guerra. Siamo davvero in uno stato pre-bellico? Cosa succede?
Andrej Fursov: Ci sono due situazioni, nel mondo e in Russia. Nel mondo, da quasi due decenni, si vive nella pratica confusione tra guerra e pace, fin dalla guerra della NATO alla Jugoslavia. Poi vi furono Iraq, Afghanistan, Libia e Siria. La situazione attuale può essere definita di ‘pace bellica’ o ‘guerra pacifica’. Ma anche così, ciò che accade nel mondo nell’ultimo anno è un’enorme destabilizzazione che si avvicina ai nostri confini. Le esercitazioni organizzate a fine agosto erano un test operativo dei Distretti Militari meridionale, occidentale, settentrionale e centrale, delle Flotte del Mar Nero e del Caspio, dell’Aeronautica e delle truppe aviotrasportate. In secondo luogo, vi è la revisione degli enti civili che dovrebbero affrontare periodi particolari, in caso di di guerra. I Ministeri delle Comunicazioni, Industria e Commercio, Finanze, Agenzia delle riserve federali e Banca di Russia sono stati ispezionati. Tali passaggi mostrano all’occidente cosa aspettarsi se ci provassero con noi. E’ chiaro che molto dipenderà dalle elezioni statunitensi. Se saranno eque, Trump potrebbe vincere. Ma i Masters of the Universe, altrimenti noti come bankster, preferiscono Clinton, che avvierebbe una grande guerra, se necessario. Se diventasse presidentessa, la situazione ai confini con l’Ucraina, nel Caucaso meridionale e nell’Asia centrale si deteriorerebbe. E ora, a causa della morte del presidente uzbeko, ci potrebbe essere un’aspra lotta di potere favorendo i islamisti, i “cani da guardia della globalizzazione statunitense”. E questo è il nostro punto debole. Clinton non è in ottima salute, e se qualcosa dovesse accaderle, ‘Tim Kaine’ da oscura pedina potrebbe diventare il jolly, divenendo presidente. Dobbiamo essere pronti non solo nella difesa, ma anche nell’etica e nei valori. Uno dei ministri liberali più odiosi, il Ministro della Pubblica Istruzione Livanov, è stato appena sostituito da una donna patriottica, Olga Vasileva, che quasi subito ha cominciato a purgarne i sostenitori. Credo che sia solo l’inizio. Vediamo anche un enorme cambio nelle forze dell’ordine: Indagini, Ministero degli Interni e Pubblico ministero, e qualcosa succede nell’Ufficio Intelligence Criminale di Mosca. Vediamo il rafforzamento dello Stato in tutti i settori: Difesa e istruzione per far fronte a possibili gravi sfide, correzioni che logicamente portino ad una dittatura anti-oligarchi, qualora ce ne fosse il pericolo. Antioligarchica perché per primo avremo bisogno di fondi supplementari, e in secondo luogo, la storia russa non è l’unica a dimostrare che in situazioni terribili gli oligarchi, di regola, fanno affari con il nemico per salvaguardare i loro soldi. Dobbiamo evitare che ciò accada. Il primo presidente della società ombra della CIA, Stratfor, disse qualche anno fa che non appena la Russia si opponesse avrebbe subito una crisi in Ucraina, e questo è proprio ciò che è accaduto. E’ assolutamente chiaro che la Russia sarà sfidata da almeno tre direzioni. Ai confini occidentale e meridionale. E senza dubbio, l’occidente intende creare problemi in diverse repubbliche e regioni. Non è un caso che il ministro degli Esteri della Germania sia così appassionato degli Urali, dicendo a Ekaterinburg che dovrebbero diventare ‘parte attiva della comunità internazionale’. Quando costoro vengono in Siberia, dicono che dovrebbe diventare un attore internazionale. Ma un attore internazionale è uno Stato. È un appello al separatismo? La terza minaccia proviene dal segmento filo-occidentale delle élites. In tale situazione, la pulizia nel Paese della quinta colonna è cruciale. Quando dico pulizia intendo tenerla lontano da finanza e informazioni. Non ne chiedo la liquidazione o l’incarcerazione, ma costoro dovranno trovarsi nel vuoto, in cui non possano fare nulla di male.

Aleksandr Tsyganov: Ciò significa che, nel quadro della preparazione a tali cambiamenti turbolenti dobbiamo consolidare l’ideologia e rendere meno volta all’occidente e ai valori liberali la popolazione, giusto?
Andrej Fursov: Non dobbiamo consolidarla, non sarebbe efficace oggi. Dobbiamo spiegare il pericolo che tale orientamento pone alla popolazione. Dobbiamo mostrare più spesso alla TV ciò che è l’occidente di oggi, Europa inclusa, con le sue città, composizione etnica e razziale, problemi economici (crescita zero, disoccupazione), mancanza d’identità religiosa. A chi vuole farci amare l’occidente dico: vuoi essere amato da gay, lesbiche e pedofili? Non ne ho bisogno, e sono sicuro che anche la maggior parte della nostra popolazione non ne ha bisogno. Abbiamo una società molto più sana di quella europea attuale. L’occidente ha tradito i valori europei. È post-cristiano e post-europeo; dobbiamo spiegare al popolo che i valori europei sono in Russia.

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Putin contro Bilderberg: Volete un’altra crisi dei missili di Cuba?
Ruslan Ostashko, PolitRussia, 3 settembre 2016 – Fort Russ0La notizia più importante è stata l’intervista di Vladimir Putin a Bloomberg, in cui il presidente russo ha toccato temi chiave all’ordine del giorno dell’informazione globale. Sono certo che decine di pubblicazioni badano a questa intervista e ne discuteono ogni domanda e risposta, ma voglio proporvi, cari amici, di guardarla con una diversa angolazione. Il punto è che John Micklethwait, il caporedattore di Bloomberg che ha intervistato il presidente russo, non è solo un giornalista, ma uno di quelli che partecipa a pieno titolo da anni alle riunioni del Bilderberg Club, oscuro gruppo di interessi le cui opinioni decidono le politiche occidentali. Penso che ciò spieghi il formato inusuale dell’intervista e perché Vladimir Putin ha definito Micklethwait “specialista” trattandolo più da politico che da giornalista… Se badiamo al colloquio con Putin da questo punto di vista, allora vediamo che può essere considerata una risposta di Putin all’élite politica occidentale. Ecco i punti chiave che vorrei evidenziare.
John Micklethwait chiede a Putin se è pronto a scambiare o vendere le Curili e Kaliningrad, domanda che da subito ha ricevuto una risposta tagliente dal presidente russo. La risposta sulle isole Curili era nello stile di Putin, affermando che “la Russia non commercia in territori, ma tratta gli accordi affinché si adattino ad entrambe le parti”. Su Kaliningrad, Putin ha delineato il seguente punto di vista al rappresentante del Bilderberg: se qualcuno inizia a rivedere l’esito della Seconda guerra mondiale, allora domande saranno immediatamente poste sui territori orientali della Germania, su chi appartiene Lvov e sulle frontiere tra Romania e Ungheria. Se qualcuno vuole aprire il “vaso di Pandora”, come Putin ha precisato, “andrà avanti con la bandiera in mano”. John Micklethwait si affrettava a dire che scherzava. Ma il video dell’intervista mostra che Putin non apprezzava tale “scherzo”.
Il secondo punto importante fu quando John Micklethwait chiese a Putin su riserve in oro russe, deficit di bilancio e prezzi del petrolio. Anche lui, come molti liberali russi, distorceva la citazione di Putin sul crollo della produzione di petrolio se scendessero i prezzi a meno 80 dollari al barile. Ma Putin ragionevolmente rispose che vi sono abbastanza riserve di valuta secondo tutti gli standard e un deficit modesto. Alla domanda sui prezzi del petrolio, il presidente russo sottolineava che gli investimenti nella produzione di petrolio sono diminuiti drasticamente dati i prezzi correnti. Questo è ciò che aveva in mente, non ciò che certi giornalisti hanno spacciato avesse detto. Qui potete vedere il grafico di Bloomberg che, ironia della sorte, indica che il presidente russo ha assolutamente ragione.
crfxauzxyaeobcnA causa dei bassi prezzi del petrolio, nessuno investe nell’esplorazione di nuove riserve, quindi, ecco perché numero e dimensioni dei nuovi giacimenti di petrolio nel 2015 e il 2016 sono pari a zero. Ciò significa che, in futuro, è inevitabilmente attesa carenza di petrolio e corrispondente aumento dei prezzi. La risposta di Putin può essere interpretata come sottile suggerimento sulle circostanze economiche serie che i nostri partner occidentali non troverebbero gradevoli. Va dato credito al rappresentante del club Bilderberg, che ha davvero cercato di provocare il presidente russo, di cercare le risposte che voleva. In particolare, ha cercato di presentare Putin come nemico dell’Europa intento al collasso della zona euro, alla distruzione dell’Euro e al completo crollo del progetto europeo. Dopo tutto, quale modo migliore per sostenere la propaganda antirussa in Europa che con le parole dello stesso presidente russo? Putin, come previsto, non abboccava. Avrebbe voluto che gli europei avessero miglior fortuna nella lotta alla crisi e sottolineava che critica la politica estera dell’UE, ma che la Russia spera che l’economia europea migliori.
La seconda provocazione falliva quando Micklethwait tentò di costringere Putin a sostenere pubblicamente il candidato alla Presidenza degli Stati Uniti Donald Trump, o almeno ad ammettere che la Russia fosse dietro l’hackeraggio dei server del Partito Democratico. Tale provocazione falliva dato che Putin dichiarava la disponibilità a lavorare con qualsiasi presidente statunitense che rispetti gli accordi. In modo che fosse meno doloroso per l’intervistatore, aggiunse che capiva il motivo per cui il pubblico statunitense fosse così sorpreso dalle informazioni svelate dagli hacker. Tradotto dal linguaggio diplomatico, la sua osservazione era: “Sì, tutti sanno che avete un sistema politico marcio, e vi basta farne una commedia“.
Ultimo elemento: il presidente russo sottolineava che se qualcuno nella leadership statunitense cercasse di “liberarsi di noi”, non sopravviverebbe e “chissà chi ci perderebbe di più da tale approccio“. Quindi Putin violava il formato dell’intervista ponendo una domanda al rappresentante del Club Bilderberg. Putin chiese se voleva si ripetesse la crisi missilistica di Cuba. John Micklethwait rispose che “nessuno lo vuole“. Dal mio punto di vista, è stato un altro messaggio chiaro ed inequivocabile ai nostri partner occidentali. Come si suol dire, una parola gentile e un’arma nucleare possono ottenere più di una semplice parola gentile. Non resta che sperare che i nostri partner occidentali traggano le giuste conclusioni dalle parole del presidente russo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia e Giappone sempre più vicini

Alexander Mercouris, The Duran 5/9/2016Vladimir Putin, Shinzo AbeGli incontri al vertice tra il Presidente russo Putin e i leader giapponese e sudcoreano promettono un rapido rafforzarsi delle relazioni quale risultato del perno asiatico della Russia.
Mentre le relazioni della Russia con Stati Uniti ed Europa restano tese, le relazioni della Russia con i tre giganti dell’Estremo Oriente, Cina, Giappone e Corea del Sud, migliorano da “molto buone” ad “ancora meglio”. Mentre l’arrivo del presidente Obama al vertice del G20 a Hangzhou, in Cina, aveva dello scandaloso, i cinesi chiarivano che consideravano il Presidente Putin l’ospite d’onore. Ciò naturalmente in linea con la realtà dell’alleanza russo-cinese (o “grande partnership strategica”), sempre più sostenuta dagli amichevoli rapporti personali tra Putin e il Presidente Xi Jinping. Se l’accoglienza trionfale di Putin a Hangzhou era prevedibile, forse è più fastidioso per Washington l’entusiasmo per migliori rapporti con la Russia dei due alleati chiave degli USA in Estremo Oriente, Giappone e Corea del Sud. Il Primo ministro giapponese Shinzo Abe e la presidentessa sudcoreana Park Geun-hye partecipavano al Forum economico nell’Estremo Oriente della Russia, nella città portuale di Vladivostok, sul Pacifico, dove avevano incontri molto amichevoli con Putin per discutere a pieno delle loro relazioni e parlando con entusiasmo del futuro delle relazioni dei loro Paesi con la Russia. Vi sono ragioni pratiche per cui i leader giapponese e sudcoreana vedano relazioni più forti con la Russia. In primo luogo vi sono i benefici economici evidenti, con la Russia che diventa importante futura fonte di energia e materie prime per questi Paesi e possibile mercato per i loro prodotti. Guardando al futuro, con una forza lavoro altamente istruita e ben disciplinata, notevole base industriale, una tradizionalmente forte base scientifica e infrastrutture dal basso costo e molto competitive, la Russia è un partner evidente per i futuri programmi industriali. Shinzo Abe in occasione del Forum ha parlato di tutto questo in termini quasi rapsodici, prospettando sempre più la possibilità di un trattato di pace tra Giappone e Russia, “Facciamo della regione dell’Estremo Oriente della Russia una base per le esportazioni verso l’Asia e la regione del Pacifico, aumentando nel contempo la produttività e avanzando la diversificazione delle industrie russe… Ci riuniamo una volta all’anno a Vladivostok per confermare l’avanzamento di questi otto punti… Non posso fare a meno di dire che sia innaturale che vicini importanti come Russia e Giappone, che hanno sicuramente un potenziale illimitato, finora non abbiano ancora concluso un trattato di pace. Mettendo fine a questa situazione innaturale durata 70 anni, non tracceremmo una nuova era tra Giappone e Russia in futuro? Vladimir, per decidere su future relazioni bilaterali dal potenziale illimitato, sono deciso a usare tutte le mie forze per far progredire i rapporti tra Giappone e Russia insieme a voi“.
Gli “otto punti” di Abe si riferiscono a un piano di cooperazione economica in otto punti focalizzati sullo sviluppo della regione dell’Estremo Oriente della Russia, che Abe ha presentato a Putin nel vertice a maggio. Il trattato di pace a cui Abe si riferiva è una questione dibattuta tra Russia e Giappone dal 1950. Dalla Seconda guerra mondiale la Russia ha il controllo di alcune isole dell’arcipelago delle Curili, reclamate dal Giappone, ponendo come condizione per il trattato di pace tra Russia e Giappone, che terminerebbe le ostilità in teoria esistenti tra i due Paesi dalla Seconda guerra mondiale, la restituzione di queste isole al Giappone. Nel 1950 la Russia (o più precisamente l’URSS) si offrì di restituire le due isole meridionali al Giappone, che quasi accettò. Tuttavia il Giappone infine respinse l’offerta su pressione degli Stati Uniti, perpetuando la controversia da allora. La Russia ha ripetutamente chiarito che non è disposta a restituire le isole al Giappone in cambio del trattato di pace. In un’intervista a Bloomberg, poco prima della riunione con Abe, Putin l’ha ribadito, “Non scambiamo territori, anche se concludere il trattato di pace con il Giappone è certamente fondamentale e richiede una soluzione comune coi nostri amici giapponesi”. Putin sa senza dubbio che la restituzione delle isole al Giappone è inaccettabile per l’opinione pubblica russa. Nel 1992 l’allora presidente Eltsin fu costretto a sospendere all’ultimo momento un viaggio programmato in Giappone a causa della pubblica indignazione temendo che, appena un anno dopo la fine dell’Unione Sovietica, si preparasse a consegnare le isole al Giappone. Non vi sono prove che il sentimento popolare russo sul tema si sia moderato da allora. Inoltre le isole sono d’importanza strategica per la Russia dato che sorvegliano i punti d’ingresso al Mare di Okhotsk, un’area per le operazioni dei sottomarini nucleari strategici della Flotta del Pacifico della Russia. Al contrario, Putin e Abe sanno che, nonostante le richieste rumorose sulle isole dai nazionalisti giapponesi, l’opinione pubblica giapponese da tempo ignora le isole e non è interessata al problema. Se è improbabile che Abe abbandoni la richiesta sulle isole, sa però che Putin non ha intenzione di rinunciarvi, e per far avanzare l’idea del trattato di pace e le trattative per raggiungerlo, ora riavviate, probabilmente metterà da parte la questione delle isole mentre lui e il Giappone forgiano rapporti più stretti con la Russia.
È importante sottolineare che Abe non si limitava a discutere con Putin di rapporti economici più stretti. Cerca anche legami politici e anche militari più forti, a quanto pare anche accettando scambi tra le autorità della Difesa dei due Paesi ed avanzando l’idea, per la prima volta, di esercitazioni congiunte delle Marine dei due Paesi. Queste ultime avrebbero un grande significato simbolico, dato che sarebbe il primo grande contatto tra le rispettive Marine dalla battaglia di Tsushima, evento cruciale nella Storia moderna di entrambi i Paesi. Più prosaicamente e più praticamente, Abe a quanto pare ha anche proposto ulteriori colloqui tra il suo consigliere per la sicurezza nazionale, Shotaro Yachi, che dirige la segreteria del Consiglio di Sicurezza Nazionale del Giappone, e Nikolaj Patrushev, segretario dell’onnipotente Consiglio di Sicurezza della Russia. Dietro l’entusiasmo di Abe e della presidentessa sudcoreana Park Geun-hye, c’è la schiacciante realtà della rapida crescita della potenza cinese. Con Giappone e Corea del Sud dai rapporti resi con la Cina, sarebbe sensato che entrambi i Paesi sviluppino buone relazioni con il grande alleato della Cina, la Russia, per influenzare e trattenere Pechino tramite essa. Ciò è sempre più il modello nella regione Asia-Pacifico, con la Russia che cerca e accetta accordi di buoni rapporti da sempre più Paesi nell’ombra della Cina: India, Vietnam, Corea del Sud e Giappone. I russi dimostrano grande abilità sfruttando il vantaggio dell’alleanza non dichiarata con la Cina, migliorando le relazioni con questi Paesi, tra cui Corea del Sud e Giappone, mai amici in precedenza. Per i cinesi è anche nel loro interesse che un Paese vicino, la Russia, sviluppi relazioni con Paesi che altrimenti potrebbero facilmente divenire nemici. Gli Stati Uniti, come dimostra la farsa all’arrivo di Obama al vertice di Hangzhou, sono sempre più emarginati, e guardano frustrati la Russia espandere i legami nell’Asia orientale e il fallimento dei loro tentativi d’isolare la Russia.G20 Leaders Meet In St. Petersburg For The SummitTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina srotola il tappeto rosso a Putin e fa scendere Obama dal retro dell’Air Force One

Niente tappeto rosso per il presidente degli Stati Uniti Obama al vertice del G20. Tappeto rosso per il Presidente Vladimir Putin
Alex Christoforou The Duran 4/9/2016cfdf4bac-5ea3-11e6-82a1-e6803dbb30ea_1280x720L’accoglienza “eccezionale” di Obama all’aeroporto di Hangzhou per il vertice del G-20 non ha visto alcun tappeto rosso e neanche una scala per far scendere il POTUS.1cc3588e-724d-11e6-af03-e675d0741f8a_1280x720Grida e parolacce tra i rappresentanti dei due Paesi dopo che un funzionario cinese aveva detto: “Questo è il nostro Paese. Questo è il nostro aeroporto“.

L’accoglienza del Presidente Vladimir Putin presso l’aeroporto di Hangzhou per il vertice del G-20 ha visto… una scala e il tappeto rosso. Niente grida e parolacce, semplicemente saluti cordiali e amichevoli tra le due nazioni… e un gelato russo per Xi Jinping.CrciLj9WAAAaZM3Zerohedge riassume il diverso approccio della Cina accogliendo Obama e Putin… “Nello stesso tempo affronto infame della Cina ad Obama in arrivo ad Hangzhou per il vertice del G-20, quando la delegazione della nazione ospitante il G-20 primo si assicurava che non vi fosse alcuna scala per Obama per scendere dall’aereo su un tappeto rosso, costringendo il presidente della nazione più potente del mondo ad usare l’uscita di emergenza… seguita dalle grida di un funzionario cinese scatenato verso stampa e consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti Susan Rice, impedendogli di superare il cordone per trattenere la stampa dicendo, “Questo è il nostro Paese. Questo è il nostro aeroporto“; i funzionari cinesi non hanno avuto tali problemi salutando il Presidente Vladimir Putin con tutti gli onori, con tanto di tappeto rosso, all’arrivo svoltosi senza alcun problema. Il favore è stato restituito, secondo RT Putin ha portato una scatola di gelati russi in dono al leader cinese Xi Jinping: “Vi ho promesso che avrei portato del gelato”, ha detto Putin. “Ve ne ho portato una scatola in dono”. Xi Jinping è un vero fan del russo gelato. “La ringrazio molto per il dono, un gustoso gelato. In ogni mio viaggio in Russia chiedo sempre di comprarne. E poi a casa se ne mangia”, ha detto il leader cinese. “Avete la migliore crema, che lo rende così gustoso. Mi piace molto. Grazie per la cortesia“, aggiungeva.
Russias President Vladimir Putin (R) meeObama ha minimizzato l’affronto cinese… “Washington difende libertà di stampa e diritti umani e, qualunque sia la ricaduta, non abbandoniamo i nostri valori e ideali quando compiamo questi viaggi. Ci può essere qualche attrito. Gli strappi si mostrano più del solito in alcuni negoziati e negli spintoni che si hanno dietro le quinte. Parte di ciò è che abbiamo anche un’impronta molto più grande di molti altri Paesi. Abbiamo molti aerei, elicotteri, auto, ragazzi. Sai, se sei un Paese ospite, ti puoi sentire un po’ grande. E così non ci bado troppo“. Mentre Obama cercava di distogliere l’attenzione dall’evidente tensione tra le due potenze mondiali, i Paesi BRICS facevano la foto di gruppo con il sostituito antidemocratico di Dilma Rousseff del Brasile, Michel Temer.g20-summit-090416E, infine, Obama e Putin agli antipodi nella foto di gruppo…
China G20I leader posano per la foto in occasione del vertice del G-20 ospitata dal Presidente Xi Jinping ad Hangzhou, in Cina. Tra i leader nella foto vi sono il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, a sinistra, la cancelliera tedesca Angela Merkel, sesta da sinistra, il primo ministro thailandese Prayuth Chanocha, settimo da sinistra, il primo ministro di Singapore Lee Hsien Loong, in alto al centro, il Presidente Vladimir Putin, secondo a destra, e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. (Stephen Crowely/Pool Foto)
Obama sembra nervoso, mentre Erdogan e Putin conversavano amichevolmente.14233054Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora