Putin, da una parola all’altra…

Philippe Grasset, Dedefensa 5 luglio 2015putin-shoigu.binoculars-krIn un articolo pubblicato su Russia Insider il 4 luglio 2015, la giornalista irlandese Danielle Ryan (che lavora anche per il blog Politico.com) fa un’osservazione interessante. Nell’ultima dichiarazione di Putin al Consiglio di sicurezza nazionale della Federazione russa, 3 luglio 2015, ha usato il termine, parlando delle altre potenze, di solito raggruppate dal nostro concetto di “blocco BAO”, “oppositori geopolitici” (se non “avversari geopolitici”). Il termine usato finora era “i nostri partner occidentali”, usato sistematicamente e con insistenza, anche a volte (Siria, Ucraina) tra tensioni estreme, assumendo carattere ironico, a nostro avviso in gran parte involontariamente, con un piccolo tocco “volontario” di Putin che non è avverso all’ironia. Ryan ritiene che sia probabile che questo cambiamento così rigido del punto semantico del discorso, dove spesso Putin al contrario si prende tutte le libertà nelle osservazioni personali, anche su verità inquietanti né gratuite né insignificanti. La forza di questo “punto semantico così rigido” sarebbe allora un’indicazione dell’importanza di questa modifica. Ryan spiega come in un certo senso sia abbastanza giustificata dalla pubblicazione del libro “Strategia-2015″ del Pentagono, che pone la Russia a nemico N° 1 assieme allo Stato islamico. (In effetti, a differenza di quanto dice Ryan, che parla di quattro “minacce” sullo stesso piano, Corea democratica, Cina, SIIL, Russia, altrove si rafforza l’osservazione, in cui ben si capisce che il documento specificamente mette la Russia accanto al SIIL mentre verso la Cina è molto più moderato e la Corea democratica rimane un caso marginale dalle condizioni geopolitiche particolari). Ecco il succo della osservazioni di Ryan. “Quando Vladimir Putin ha parlato a una riunione del Consiglio di Sicurezza della Russia ha usato una frase che avrebbe dovuto immediatamente attrarre l’attenzione di tutti coloro che seguono il deterioramento delle relazioni tra Russia e occidente. Facendo riferimento alle sanzioni imposte alla Russia per la crisi in Ucraina, Putin ha detto: “Non possiamo aspettarci un cambiamento nelle politiche ostili di certi nostri avversari geopolitici nell’immediato futuro.” “Avversari geopolitici”. “Una ricerca su Google sulla frase esatta di Putin indica che è la prima volta che l’ha usata pubblicamente in un contesto del genere, almeno nell’ultimo anno, il periodo di ricerca coperto. Perché è importante? Beh, forse non lo è, ma comunque la si guardi, “gli avversari geopolitici” è certamente una bella differenza dalla solita “i nostri partner occidentali”, la frase che Putin utilizza spesso per riferirsi a Stati Uniti e Unione europea, a prescindere da quanto i rapporti siano tesi. Potrebbe essere la prima volta che Putin inquadra la situazione di stallo tra Russia e occidente in termini così forti. E’ anche interessante notare, tuttavia, che la solita frase “i nostri partner occidentali” assume talvolta un tono forse deliberatamente ironico. Riguardo gli “avversari geopolitici”… forse semplicemente un giro di parole che non indica alcun particolare cambio di mentalità. O forse un commento intenzionale, volto ad essere raccolto indicando un cambio di pensiero strategico. E’ impossibile saperlo. Ma in politica, la maggior parte delle cose, dal colore di una cravatta alla precisa formulazione di una frase apparentemente gettata, sono intenzionali. E nel caso di Putin, di solito non rimastica le parole. Va anche notato che il cambio di linguaggio avviene pochi giorni dopo che il Pentagono ha presentato la sua ultima Strategia Militare Nazionale, in cui indica la Russia quale sfida primaria, insieme a SIIL, Corea democratica e Iran. Per essere chiari, ciò non va in alcun modo interpretato come tentativo di partecipare a quel passatempo sempre popolare della lettura della mente di Putin. Ce n’è già troppo, in gran parte più vicino a male interpretare ogni cosa. Probabilmente non dovremmo leggerne ancora, anche se alcuni dubbiosi già costruiscono rifugi nucleari nei loro cortili. Intenzionale o casuale, probabilmente non segnala ancora un qualche mutamento nella pianificazione geopolitica di Putin. Ma se le cose prendono una svolta grave, potremmo poi risalire al momento in cui “i nostri partner occidentali” sono diventati “i nostri avversari geopolitici””.
2015-02-04t182037z53675602gm1eb25067r01rtrmadp3russia-politics E’ vero che il documento del Pentagono è stato accolto a Mosca con parole estremamente dure. (Viene qualificato dal portavoce del presidente russo come “conflittuale” (2 luglio 2015 su RT). E’ ovvio che il giudizio non proviene certamente dal nostro commento del 5 luglio 2015: “Questo documento è risibile, demenziale, di una meschinità di giudizio inimmaginabile, incredibile, che pretende che la strategia universale dell'”impero” si basi sulla ‘narrativa’ paurosa di obblighi deterministici che per mille volte hanno dimostrato la loro falsità completa (l'”attacco” russo all’Ucraina, enorme bufala come un cadavere nell’armadio, che però deve rispettare il determinismo narrativo); o le trame degli Stati Uniti che gli sono evidentemente sfuggite (‘SIIL’ il cui destino fin dalla nascita era ampiamente dettagliato nei documenti declassificati della DIA, scopo fabbricato dagli Stati Uniti dall’inizio alla fine, per meglio sfuggirgli di mano). La decrittazione del grottesco pensiero militare negli Stati Uniti è probabilmente il maggiore fallimento (del falso “impero” USA) rimpianto da Engelhardt...” È comprensibile che la Russia non avrà la stessa leggerezza di tono mentre viene presentato un documento ufficiale che definisce la strategia della prima potenza mondiale. Quindi sì, sembra molto probabile che la pubblicazione di Strategia-2015 sia la causa del cambio semantico da “partner occidentali” ad “avversari geopolitici”, e sembra anche probabile che il cambio semantico notato da Ryan ha un’importanza referenziale profonda, quando infatti il giudizio strategico russo sul periodo attuale è infine passato alla percezione che il blocco BAO (Stati Uniti) è divenuto il raggruppamento degli avversari dichiarati della Russia. Questa interpretazione è naturalmente rafforzata da incongruenze e contraddizioni che accompagnano il discorso di Obama alle Nazioni Unite nel settembre 2014, precursore e araldo della nuova strategia degli Stati Uniti, come abbiamo anche riportato nel medesimo testo di riferimento, (“Parlando del famoso discorso delle Nazioni Unite e della non meno famosa classifica, Lavrov ha detto ai deputati (russi) che richiesero chiarimenti da Kerry, segretario di Stato, nei loro ultimi incontri: “Cosa significa mettere la Russia quale seconda minaccia globale dopo Ebola e prima del SIIL”, la risposta di Kerry fu secondo Lavrov “non è importante” o anche “non badateci proprio” o “non ha alcun valore o rilevanza”, a seconda dell’umore del momento. ‘Sputnik’ del 19 novembre 2014, riferiva: “(Kerry) ha detto: ‘Non prestatevi alcuna attenzione’”. Russia Today (RT) del 19 novembre 2014 dava un’altra interpretazione ottenendo lo stesso risultato: “(Kerry) ha risposto, ‘non badateci’“. Si può quindi capire che i russi vedono aggiungersi tradimento e menzogna, quella di Kerry verso Lavrov, all’aggressività finalmente decisa dal documento del Pentagono. …Si sbaglierebbe però. E’ il disordine, se non casino, che si dovrebbe parlare per tale concatenazione BHO/ONU-Kerry/Lavrov-Pentagono/Strategia-2015, dove il determinismo narrativista analizza gli eventi ucraini e il resto sotto la guida illuminata di George Friedman, profeta perentorio del nuovo potere americanista. Saremmo della piena convinzione che Kerry non mentiva a Lavrov quando gli disse ciò che ha detto, e continuiamo completando la pretesa, senza indebita modestia, che il nostro giudizio sul documento Strategia-2015 sia molto più appropriato dell’allarme che ha provocato tra i russi. Ma si comprende la differenza di posizioni e la direzione di una potenza come la Russia non può considerare mera carta da confezione tale documento ufficiale del Pentagono. Tuttavia, lo è davvero (“carta da confezione…”, ecc., ancora rimanendo nell’ambito della puritana decenza burocratica).
Così continua il nostro famoso determinismo-narrativista, che si applica a tutti essendo la concatenazione imperativa. Forse e anche probabilmente, i russi sospettano qualcosa, cioè come il disordine-casino diriga la non-politica e la strategia da Disneyland degli USA; spesso suggerito da Lavrov o Rogozin; ma non possono fare a meno di prenderla in considerazione. I russi hanno un grande rispetto per l’aspetto formale, come dei principi, e un documento dottrinale rimane un documento ufficiale del Pentagono di cui è fuori questione non considerarlo tale per un solo secondo. Pertanto, prenderanno sul serio tale nuova “strategia” del Pentagono contro Russia e SIIL… (Mentre la “dottrina Obama” del famoso “pivot in Asia”, che difficilmente preoccupa Russia o SIIL, comunque per ora è in accelerazione, ci assicurano… Ma sicuramente l’America eccezionalista è ovunque, quindi non è necessario preoccuparsi di tali sfumature che fanno di una strategia una stella a mille raggi). La cosa strana, però, se Ryan ha ragione come pensiamo, e che qualche sentinella sveglia del blocco BAO, la cosiddetta NATO, finirà con notare qualcosa, leggendo e rileggendo, confrontando le formule, cadrà in catalessi nel sostenere che Putin sta per attaccare chi? I suoi “avversari geopolitici”, finora virtuosi “partner occidentali” secondo lui stesso, che così si tradisce tradendo la propria lealtà. E’ evidente che tale scoperta amplificherà nuove tensioni che ci porteranno ancora una volta sull’orlo del baratro nucleare e a giustificare ulteriori sanzioni, nonché l’installazione di nuove forze degli Stati Uniti, in Grecia, per esempio, per monitorare l’insediamento di TurkStream e il referendum… certamente ironizziamo, forse pesantemente se non scherziamo, ma in realtà tutto questo non potrebbe succedere?

45050227.cmsTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia e Cina sempre più vincenti

F. William Engdahl New Eastern Outlook 29/06/2015visionmap2030asof2009Difficilmente passa giorno che non abbia qualche nuovo interessante sviluppo che avvicini Russia e Cina in una più stretta cooperazione economica. L’ultimo evento implica ciò che va descritto come sviluppo vantaggioso in cui la Russia accetta di affittare terreni agricoli siberiani ad una società cinese per i prossimi 50 anni. Si adatta meravigliosamente ai piani per lo sviluppo del più grande progetto mondiale infrastrutturale previsto dalla Cintura economica della Nuova Via della Seta, una rete di nuove linee ferroviarie ad alta velocità che attraversa l’Eurasia dalla Cina alla Mongolia alla Russia fino all’UE. I funzionari del governo cinese negli ultimi anni si sono affezionati nel parlare di sviluppi mutualmente vantaggiosi negli affari e in politica. Ora un vero e proprio sviluppo in questo senso emerge per Cina e Russia in Siberia, ai confini tra Mongolia e Cina nella regione conosciuta dal 2008 come Zabajkalskij Kraj. La regione ha una popolazione di poco più di 1 milione di russi su una superficie di 432000 chilometri quadrati, ed ha anche alcuni dei più ricchi e fertili terreni agricoli del mondo. La Cina dal canto suo è colpita dall’avanzata della desertificazione, problemi idrici e altre pressioni sulla sicurezza della produzione alimentare. La Cina ha anche popolazione e denaro da investire in progetti validi, di cui le regioni più remote della Federazione russa hanno avuto gravi deficit durante la guerra fredda e soprattutto nei distruttivi anni di Eltsin. Ora il governo del Zabajkalskij Kraj ha firmato un contratto di affitto di 49 anni con la China Zoje Resources Investment insieme alla società Huae Sinban, affittando 115000 ettari di terreni agricoli russi alla Cina. La società cinese investirà oltre 24 miliardi di rubli per lo sviluppo dell’agricoltura nella regione, per produrre prodotti agricoli per i mercati russo e cinese. Si pensa di far crescere la di produzione di foraggio, cereali e semi oleosi, nonché sviluppare pollame, carne e prodotti lattiero-caseari nella regione del Bajkal in Russia. Il progetto si articolerà in due fasi. La prima fase sarà completata entro il 2018, la società cinese affitterà un secondo appezzamento di terreno da 200000 ettari. Per la Russia e la regione sarà una vittoria. Le terre in cui inizierà il progetto non sono coltivate da quasi 30 anni e riadattare il terreno all’agricoltura richiederà il lavoro di ben 3000 mani. Significativo è che la società cinese abbia dovuto gareggiare con diverse altre società da Cina, Corea del Sud, Nuova Zelanda e persino Stati Uniti. Wang Haiyun, consulente dell’Istituto cinese di studi strategici internazionali, ha definito l’accordo esempio della fiducia tra i due Paesi, secondo un articolo del quotidiano cinese Huanqiu Shibao. Ha osservato che le autorità russe, decidendo di affittare un territorio così grande per 49 anni ad una società cinese, Mosca dimostra di non aver alcun pregiudizio ideologico verso Pechino.

Il Fondo Agricolo Cina-Russia
L’affitto di terreni del Zabajkalskij Kraj segue altri sviluppi positivi nella cooperazione agricola tra Russia e Cina. Il direttore del Fondo Investimenti diretti della Russia, Kirill Dmitriev, lo scorso maggio annunciava che RDIF della Russia, China Investment Fund e governo della provincia di Heilongjiang in Cina decidevano di creare un fondo speciale d’investimento per progetti agricoli. Il fondo totalizza 2 miliardi di dollari e sarà finanziato dal denaro di investitori istituzionali cinesi, tra cui coloro con significativa esperienza in investimenti nel settore agricolo, aggiungeva Dmitriev che ha detto che l’accordo sulla creazione della banca d’investimento comune aiuterà ad attirare capitali cinesi in Russia e facilitare alle imprese russe l’ingresso nei mercati della Cina. La provincia di Heilongjiang è ad est del Zabajkalskij Kraj.

Lo scopo della Via della Seta
L’accordo agricolo Cina-Zabajkalskij Kraj è solo il primo passo dello sviluppo industriale e delle grandi infrastrutture della lontana regione siberiana sottosviluppata. Il Zabajkalskij Kraj è una delle regioni più ricche della Russia. Il più grande giacimento noto di rame russo è a Udokanskoe, nella regione, con 20 milioni di tonnellate. Il 3 giugno, all’annuale forum ferroviario internazionale di Sochi SP1520, il presidente della Ferrovie Russe Vladimir Jakunin annunciava che la compagnia del rame russa creava una joint venture con la compagnia pubblica delle Ferrovie Russe, UMMC e Vnesheconombank, presentando la domanda per sviluppare il giacimento di rame di Udokanskoe, confermando che la Russia pensa allo sviluppo strategico della regione. Inoltre la regione è ricca di oro, molibdeno, stagno, piombo, zinco e carbone. Vi sono colture di frumento, orzo e avena. La regione è ampiamente benedetta dall’acqua fresca dei fiumi. Allo stesso tempo, Pechino ha annunciato la creazione di un enorme fondo da 16 miliardi di dollari per sviluppare le miniere d’oro lungo il percorso ferroviario che collega Russia, Cina e Asia centrale. Un ostacolo importante finora allo sfruttamento di prodotti agricoli e grandi ricchezze minerarie della Russia era l’assenza di infrastrutture moderne per trasportare i prodotti sul mercato. Contrariamente alla “terapia d’urto” del liberismo di Harvard o George Soros, i mercati non sono “liberi”. Nella riunione della Shanghai Cooperation Organization a Dushanbe, nel settembre 2014, su richiesta del presidente della Mongolia, Xi, Putin e Tsakhiagiin Elbegdorj decisero d’integrare nell’iniziativa della Cintura economica della Via della Seta di Pechino il piano ferroviario transcontinentale della Russia e il programma delle Vie della Prateria della Mongolia, per costruire il corridoio economico Cina-Mongolia-Russia, che potrebbe trasformare la Mongolia nel “corridoio” che collega le economie cinese e russa. La Mongolia è più grande di Giappone, Francia e Spagna messe insieme. I tre discutono questioni su interconnessione del traffico, agevolazione dei carichi e trasporti, possibilità di costruire una rete elettrica transnazionale.

Nascita dell’Economia Eurasiatica
Il potenziale dei recenti accordi di cooperazione economica tra le due grandi nazioni eurasiatiche, Russia e Cina, è senza dubbio lo sviluppo economico più promettente nel mondo di oggi. Mentre le sanzioni degli Stati Uniti spingono la Russia a volgersi sempre più al suo vicino orientale, la Cina, le provocazioni militari degli Stati Uniti contro la Cina, nel Mar Cinese orientale e altrove, costringono la Cina a ripensare completamente al proprio orientamento strategico. Lo sviluppo delle connessioni via terra nel vasto spazio economico ne è il risultato. Come l’antico detto cinese dice, ogni crisi contiene nuove opportunità se viste adeguatamente. Pechino ha discusso la costruzione dei vari collegamenti ferroviari eurasiatici per diversi anni, ma negli ultimi diciotto mesi, dall’inizio della presidenza Xi Jinping, ha la massima priorità, in particolare la costruzione della Cintura economica della Nuova Via della Seta. Il Presidente Xi ha fatto della Via della Seta la pietra angolare del suo mandato presidenziale. Nell’incontro dell’8 maggio a Mosca tra Xi e Putin, i due presidenti hanno firmato una dichiarazione congiunta “sulla cooperazione per coordinare lo sviluppo tra UEE e fascia economica della Via della Seta“, dichiarando loro obiettivo coordinare i due programmi per costruire uno “spazio economico comune” in Eurasia, compreso l’accordo di libero scambio tra UEE e Cin. Il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha recentemente affermato che il fatturato commerciale tra Cina e Russia dovrebbe raggiungere 100 miliardi di dollari nel 2015. Le prospettive future, con la costruzione della rete di ferrovie ad alta velocità, sono sconcertanti. I mercati, tutti i mercati, sono creati dall’uomo, prodotti da decisioni deliberate da singoli e di solito da governi. La creazione di ciò che potrebbe diventare uno spazio economico da oltre un trilione di dollari sul vasto territorio eurasiatico avanza decisamente. L’affitto di terreni agricoli russi alla Cina indica che la Russia apre una nuova fase qualitativa di questi sviluppi. Nel mondo della matematica, il mutuo vantaggio è indicato come “gioco non a somma zero”, in cui di solito vi sono diversi vantaggi per tutti i partecipanti. Ciò sembra emergere nella vasta distesa eurasiatica molto più velocemente di quanto si potesse immaginare un paio di anni fa.

F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

china-silk-road-map1_risultatoIl Giappone ritiene le relazioni con la Russia ‘imperative’
Il primo ministro Shinzo Abe vuole continuare a dialogare con la Russia, essendo i rapporti con Mosca indispensabili per l’economia di Tokyo
Sputnik 28/06/2015

rj0503E’ imperativo che il Giappone continui a dialogare con la Russia, nonostante le sanzioni europee contro Mosca e l’embargo russo sulle importazioni di alcuni prodotti, riferiscono i media giapponesi. Il primo ministro Shinzo Abe e il presidente russo Vladimir Putin hanno parlato al telefono. Abe ha invitato Putin a visitare il Giappone quest’anno, ed entrambi i leader hanno convenuto nel proseguire il dialogo bilaterale. Il Giappone tuttavia ritiene importante armonizzare le rispettive politiche con le azioni degli altri membri del G7. Tuttavia le contro-sanzioni introdotte dalla Russia sui prodotti alimentari provenienti da diversi Paesi si ripercuotono negativamente sulle relazioni tra Mosca e Tokyo. Anche questa settimana il Consiglio della Federazione ha vietato la pesca a reti di salmone e trota nella zona economica esclusiva della Russia. Il divieto entrerà in vigore quando sarà firmato dal Presidente Vladimir Putin. Quando accadrà, i pescherecci giapponesi non potranno operare al largo delle isole Chishima e in alcune altre aree. Viene stimato che, se il divieto entrerà in vigore, l’impatto economico sulle industrie di Hokkaido orientale arriverebbe a 25 miliardi di yen all’anno. Il governo giapponese ritiene indispensabile sviluppare contromisure per ridurre al minimo l’impatto del colpo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Primakov: l’uomo che ha creato il multipolarismo

Evgenij Primakov ha elaborato il concetto di triangolo strategico Russia, India, Cina in contrappeso all’alleanza occidentale
Rakesh Krishnan Simha RIR 27 giugno 2015primakovIl 24 marzo 1999, Evgenij Maksimovich Primakov volava verso gli Stati Uniti per una visita ufficiale. A metà strada, sull’Oceano Atlantico, il primo ministro russo apprese che le forze combinate della NATO avevano cominciato a bombardare la Serbia, suo stretto alleato. Primakov ordinò immediatamente il rientro a Mosca con una manovra chiamata “Loop di Primakov”. La decisione di Primakov era in sintonia con ciò che voleva raggiungere. Nel 1996, da Ministro degli Esteri aveva presentato all’élite del Cremlino un piano per sviluppare il triplice perno strategico tra Russia, India e Cina. La dottrina della multipolarità sarebbe stata l’alternativa all’unipolarità imposta dagli Stati Uniti nel post-guerra fredda. Allora il Cremlino era tarlato da moscoviti filo-occidentali, marci fino al midollo e al soldo dei think tank statunitensi (agenzie di spionaggio). Non era tempo e luogo per presentare un’idea così radicale come unire tre Paesi diversi in un abbraccio strategico. Ma come la maggior parte delle grandi idee, quella di Primakov era semplice. In primo luogo, la Russia doveva por termine a una politica estera servile verso gli Stati Uniti. Quindi sottolineò la necessità di rinnovare i legami con l’India e promuovere la nuova amicizia con la Cina. Primakov sosteneva che la trojka Russia-India-Cina (RIC) nel mondo multipolare permetteva una certa protezione alle nazioni libere e non alleate all’occidente. Disse che la crisi economica in Russia presentava una rara convergenza di condizioni nei RIC. Leonid Fituni, direttore del Centro di studi strategici e globali di Mosca spiega: “La Cina è praticamente l’unico Stato nel mondo contemporaneo che gode di oltre 3000 anni di statualità ininterrotta. Ha proprie ricche tradizioni di governo statale, che non sono identiche a quelle esistenti nell’occidente di oggi, ma mai inferiori. Attraverso millenni, la Cina ha accumulato esperienza impareggiabile nell’organizzazione e sviluppo sociale e politico“. Fituni aggiunse: “l’India, anche se diversa per molti aspetti, gode di simile ricchezza storica, spesso incomprensibile agli occidentali. Gli ultimi due secoli sono stati un periodo di degrado e umiliazione per queste due grandi nazioni. Agli occhi di cinesi e indiani ciò era indissolubilmente legato all’avanzata europea/occidentale: colonialismo e dominio imperiale, compresa l’imposizione della servitù normativa ed economica che ancora intrappola la semi-periferia, anche dopo il colonialismo“. La Russia si trovava in una condizione simile. Era un momento in cui le ex-economie pianificate venivano “spietatamente saccheggiate dalle democrazie vittoriose con il pretesto delle riforme economiche e della liberalizzazione. Pensatori sociali e storici russi hanno notato le somiglianze con il periodo di distruzione e saccheggio di Cina e India nel 19° e inizio 20° secolo“, scrive il prof. Li Xing su ‘I BRICS e il futuro‘. Primakov, ex-giornalista, orientalista e agente dell’intelligence, previde il degrado inevitabile dell’economia russa, la riduzione allo status di “terzo mondo” e il continuo drenaggio delle risorse (naturali, finanziarie, tecnologiche ed umane) da parte del vittorioso occidente nel tentativo di rinviare la sua crisi imminente, indebolito da decenni di guerra fredda. (Un parallelo inquietante con il drenaggio di risorse, denaro e talenti high tech dall’India all’occidente).

Avvio lento
Nel 1998 Primakov visitò l’India e propose la creazione del triangolo strategico RIC. La nuova leadership russa di Vladimir Putin mutò la deriva dell’era Boris Eltsin nei rapporti Russia-India, firmò un importante trattato di partenariato strategico e creò l’istituzione dei vertici annuali. Quattordici anni dopo che la Russia aveva abbandonato l’alleato, gli indiani sentirono voci amiche da Mosca. “L’India è il numero uno“, ha detto Putin riferendosi al primato dell’India nel subcontinente. A dire il vero, la trojka ha impiegato molto tempo per raggiungere un accordo di base. Una ragione fondamentale di ciò è la controversia di confine tra India e Cina che ha creato la versione asiatica della corsa agli armamenti tra i due colossi. In secondo luogo, in qualsiasi collaborazione trilaterale, il membro più debole, in questo caso l’India, acquista prestigio e potere sproporzionati alla forza effettiva. Pechino, che ha tradizionalmente ha visto l’India debole, divisa, pedissequamente filo-occidentale e soprattutto potenziale rivale strategico, chiaramente non voleva aiutare l’India a raggiungere tale status. Inizialmente, i leader dei RIC s’incontravano solo a margine dei vertici mondiali. “Una volta che il formato fu avviato nel 2003, ampliandolo includendo il Brasile non ha presentato problemi insormontabili“, scrivono Nikolas K. Gvosdev e Christopher Marsh su ‘Politica estera russa. Interessi, Vettori e Settori’. (Il termine di Jim O’Neill, economista della Goldman Sachs, rapidamente adottato dagli analisti finanziari e dei mercati emergenti del mondo, si diffuse opportunamente in quel momento esatto. O’Neill o meno, i BRICS sono una realtà anche senza tale goffo nome). Non fu che nel 2012, in coincidenza con l’India che testava con successo un missile balistico a lungo raggio in grado di raggiungere le coste orientali della Cina, che i colloqui RIC decollarono. Infine, la riunione a Pechino del febbraio 2015 impartì un nuovo impulso, con la Cina che avallava la mossa della Russia d’includere l’India nella Shanghai Cooperation Organization (SCO).

Grande impronta
Ampliando gli scopi, Primakov andò oltre i RIC. “La dottrina Primakov era volta principalmente a diluire forza e influenza degli Stati Uniti, aumentando l’influenza della Russia e la sua posizione in Medio Oriente e Eurasia“, scrive l’analista politico statunitense Ariel Cohen della Heritage Foundation in un rapporto intitolato ‘La Dottrina Primakov: Gioco a somma zero della Russia con gli Stati Uniti‘. “Primakov si è dimostrato un maestro nel sfruttare i sentimenti antiamericani della dirigenza sciita iraniana, dei nazionalisti arabi, e anche dell’élite politica estera francese. Visitando Giappone e America Latina, Primakov ha promesso il sostegno della Russia nei loro sforzi per assicurarsi seggi permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite“. Ma Primakov non lasciava i falchi statunitensi agire incontrastati. In un discorso del 2006 tuonò: “Il crollo delle politiche statunitensi in Iraq ha dato un colpo fatale alla dottrina statunitense dell’unilateralismo”. “Inglobando sempre più Paesi nell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord avvicinandosi ai nostri confini, ciò non può non preoccuparci”, aggiunse Primakov. “L’espansione della NATO è sempre accompagnata da retorica anti-russa e da politiche aggressive perseguite dagli Stati Uniti nelle repubbliche ex-sovietiche. Mosca non può non considerare tutto ciò come attività istigate dal dispiacere di certi ambienti occidentali per il fatto che ripristinando il suo enorme potenziale futuro, la Russia riconquista lo status di superpotenza“.

Una nuova era nella diplomazia russa
Il grande contributo di Primakov è aver chiuso l’età dell’innocenza russa. Approfittando di una Mosca conciliante e troppo fiduciosa, gli statunitensi la ingannarono in diversi teatri, come Iraq, Libia, espansione della NATO e trattato ABM. “Siamo troppo onesti in questa materia e tale ingenuità in campo politico non porta buoni risultati”, disse in un’intervista. “Mi auguro cambiamenti nella nostra politica“. Con una frecciatina allo Scontro delle civiltà di Samuel Huntington disse che la Russia non avrebbe accettato la divisione del mondo in base a principi di civiltà e religiosi, ma avrebbe invece perseguito proprie politiche, “il raffreddamento delle teste calde che non riescono a imparare dalle loro lezioni in Iraq, è inutile, essendo pronte a ripetere le perniciose tecniche di lotta ai regimi indesiderati“. In realtà, il suo credo era: “Coloro che fanno del bene saranno premiati. Sulle rive del fiume vedrete passare il cadavere dei vostri nemici“. L’eredità di Primakov è riassunta al meglio dall’attuale ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov: “Nel momento in cui ne assunsi la direzione, il Ministero degli Esteri russo segnò una svolta drammatica nella politica Estera della Russia. La Russia ha lasciato la via che i nostri partner occidentali avevano cercato di farle seguire dal crollo dell’Unione Sovietica, e ora segue la sua strada“. Indicando il successo dei BRICS, emersi dai RIC, Lavrov ha detto che la linea dei Paesi desiderosi di unirsi al gruppo dei cinque “Continuerà”. Tra decenni, o forse tra qualche anno, si parlerà di “declino e caduta dell’occidente”, riconoscendo l’uomo giunto dalla Guerra Fredda per cambiare la mappa del Nuovo Ordine Mondiale.1067518
Un saluto rosso all’uomo del rinascimento della Russia
MK Bhadrakumar Indian Punchline 28 giugno 2015

jevgenijus-primakovas-65864656L’origine del termine “uomo del Rinascimento” rimane oscura. Molti significati si accumulano nella mente. In generale, si parla di una persona a tutto tondo straordinariamente versatile, profonda conoscitrice ed esperta in molti campi. Leonardo da Vinci? Sì. Michelangelo? Hm, non del tutto. Pablo Picasso, Winston Churchill? Non sono sicuro. Rabindranath Tagore? Certo che si. Nella misura in cui il suo genio era presente in molti campi, lo statista russo Evgenij Primakov era certamente un uomo del Rinascimento. Primakov si dilettava brillantemente in molti campi, giornalismo, accademia, spionaggio, diplomazia, governo, politica, scritti, commercio e industria. C’è anche una vodka che porta il suo nome, una vodka dolce e leggera che va bene con ghiaccio. I necrologi arrivano da tutto il mondo e sono eloquenti. Così per Henry Kissinger Primakov era “un vero patriota che ha difeso gli interessi del proprio Paese con coraggio, vigore e saggezza“, un uomo dai “saggi consigli e buon umore” con cui HK ha “goduto in innumerevoli conversazioni… sulla vita in generale”. Per l’allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e la sua “mano russa” Strobe Talbott, la nomina di Primakov a Ministro degli Esteri nel gennaio 1996 fu un campanello d’allarme, alludendo al disincanto di Boris Eltsin sull’alleanza della Russia post-sovietica con il mondo occidentale. Per molti in occidente Primakov era l’archetipo della “guerra fredda”. Ma Primakov non rientrava in alcuna casacca. Era un realista freddo ed è utile ricordare che fu lui che negoziò l’Atto istitutivo, importante accordo della Russia con la NATO (1997) che aprì la porta all’espansione dell’alleanza nei Paesi dell’ex-Patto di Varsavia, e che oggi è la dolente nota politica in Eurasia e nel rapporto russo-statunitense. Questo perché Primakov capiva perfettamente che la politica è l’arte del possibile. (L’origine ebraica lo spiegherebbe?) Naturalmente c’è il famoso episodio in cui ordinò al suo aereo in volo verso gli Stati Uniti, sull’Atlantico, di rientrare a Mosca dopo aver saputo dei bombardamenti NATO sulla Serbia nel 1999, che molti vedono come momento decisivo nella politica Estera della Russia. Primakov evocò forti sentimenti tra gli intellettuali russi. I suoi accoliti lo vedevano come il difensore ultimo della Fede, mentre i suoi detrattori come trapezista consumato nel mondo malvagio della politica del Cremlino. In effetti, la sua carriera è impressionante e facilmente passò dal Cremlino dell’era sovietica a quello di Eltsin. Ricordo di aver letto di una conversazione alimentata da bicchieri di vodka tra Aleksandr Jakovlev, il venerdì di Mikhail Gorbaciov, e Eltsin al Cremlino (mentre Gorbaciov si riposava nell’anticamera, esausto e deluso) nel fatidico ultimo giorno dell’Unione Sovietica (25 dicembre 1991), quando il potere passava inesorabilmente a Eltsin, impaziente di creare la squadra per far uscire la Russia dalla macerie del grande crollo. Jakovlev avvertì Eltsin di diffidare del KGB per paura che controllasse l’informazione a lui diretta, sottolineando come l’agenzia di spionaggio spaventò Gorbaciov costringendolo ad adottare la linea dura contro i democratici (che alla fine portò al fallito colpo di Stato e al crollo sovietico). Eltsin annuì e disse che intendeva creare cinque o sei canali indipendenti d’informazione. Ma alla fine scelse Primakov, il decano del KGB, come direttore del neo-costituito servizio d’intelligence SVR, posizione che Primakov mantenne dal 1991 al 1996 (quando fu promosso ministro degli Esteri).
_36190949_primakov_ap_300 Senza dubbio, Primakov ebbe un ruolo fondamentale nell’orientare della politica estera russa nel decennio cruciale degli anni ’90, anzi nella transizione della Russia verso l’era di Vladimir Putin. Senza dubbio, le idee cardine della politica estera russa di oggi, come multilateralismo e opposizione all’unilateralismo degli Stati Uniti, “Look East“, ritorno della Russia in Medio Oriente, ecc., vanno attribuite all’intelletto di Primakov. Certo, Eltsin licenziò Primakov da primo ministro nel maggio 1999 (dopo poco più di 8 mesi), quando si sentiva minacciato dalla popolarità di quest’ultimo e dalla sua vicinanza al Partito Comunista (che non si curò mai di nascondere). In effetti Primakov a un certo punto espresse l’idea di concorrere per la presidenza succedendo a Eltsin. Primakov è meglio noto dai saggi indiani per aver promosso il “triangolo strategico” Russia, India e Cina per controbilanciare gli Stati Uniti. L’India la ritenne una strana idea, avendo iniziato già allora (1999) a ritenersi “alleata naturale” degli Stati Uniti. Ma i semi che Primakov sparse divennero l’albero imponente di oggi sulla scena mondiale, sotto forma d’intesa sino-russa. Il “triangolo strategico” di Primakov prenderà mai forma? Il punto è che le tre potenze regionali Russia, India e Cina seguono una via decisamente nazionalista e vi potrebbero essere ricadute inevitabili sulle loro politiche estere (non ancora visibili oggi), incontrando il predominio occidentale sul sistema internazionale. È interessante notare che l’adesione formale a pieno titolo dell’India al Shanghai Cooperation Organization (SCO), ampiamente attesa al prossimo vertice di Ufa (9-10 luglio), porta le tre potenze regionali sotto un unico tutto, per la prima volta affrontando le questioni di sicurezza regionale. Primakov sarebbe stato contento di vedere cosa succederà. Tuttavia, sembra che Primakov fosse molto avanti, come visionario e pensatore. India e Cina lottano per avere reciproca fiducia, considerando che Russia e Cina sono guidate dagli imperativi dell’equilibrio strategico globale raggiunto recentemente, nel momento migliore di tutta la loro tumultuosa storia di confinanti. D’altra parte, il carattere scientifico dell’intelletto di Primakov non fu mai per un attimo messo in dubbio. Oggettivamente parlando, è sempre più evidente che le tre potenze emergenti condividono preoccupazioni ed interessi, che non scompariranno. La banca BRICS e la banca d’investimento per le infrastrutture asiatiche della Cina (dove l’India è il secondo maggiore azionista) lo testimoniano.
Primakov era un grande amico dell’India. Da giovane terzo segretario dell’ambasciatore a Mosca, ebbi il grande privilegio di assistere alle conversazioni brillanti di Primakov, una volta accese da qualche bicchiere di cognac. Primakov era invitato sempre ai ricevimenti dell’ambasciata dall’ambasciatore IK Gujral, immensamente stimato quale voce autorevole della politica estera sovietica. Primakov indossava le vesti dell’accademico in quel periodo (a metà degli anni ’70) nell’influente organo del Ministero degli Esteri IMEMO (Istituto di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali), dove continuò a dirigere l’Istituto di Studi Orientali. Avrebbe potuto ascoltarti con grande facilità regalando concise osservazioni su politica, uomini e topi con l’unico senso dell’umorismo russo, a volte sardonico ma sempre penetrante scatenando flussi di pensiero molto dopo. Primakov era un narratore per eccellenza. Il Presidente Putin ha ordinato che Primakov riposi per l’eternità nei templi del cimitero di Novodevichij in compagnia di Anton Cechov, Gogol, Majakovskij, Aleksej Tolstoj, Prokofiev, Ejsenstejn, Rostropovich, Iljushin, Shostakovich, Lazar Kaganovich, Maksim Litvinov, Nikolaj Bulganin, Anastas Mikojan, Molotov, Nikita Krusciov, Sergej Gorshkov, Andrej Gromyko e altri 170 che hanno lasciato un segno indelebile nella vita nazionale, cultura, politica e storia sovietica e russa tra cui, ovviamente, Boris Eltsin medesimo. Come valutare i passi di Primakov dal punto di vista della Russia di Putin? Si legga l’analisi spassionata di un cronista di Bloomberg qui.DV2069843-942Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia riprende la produzione dei bombardieri strategici Tu-160

Valentin Vasilescu Reseau International 26 giugno 2015216028Abbiamo visto che il dispiegamento di armamenti pesanti e missili balistici statunitensi ai suoi confini costringono la Russia, mentre congela il programma sul velivolo di quinta generazione T-50 per gli effetti delle sanzioni economiche di Stati Uniti e Unione europea, a trovare nuove soluzioni per difendersi. Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato un decreto per riprendere la produzione dei bombardieri Tu-160 Tupolev nell’impianto aeronautico di Kazan. La decisione ha lo scopo di ridurre il divario tra Stati Uniti e Russia sul numero di bombardieri strategici. Gli Stati Uniti hanno 159 bombardieri strategici (62 B-1B, 78 B-52H e 19 B-2), mentre la Russia solo 70 (55 Tu-95 e 15 Tu-160). Inoltre vi sono proposte di riassegnazione dal Pentagono di bombardieri nucleari strategici e missili balistici a medio raggio degli Stati Uniti in Europa e Asia.
Il Tupolev Tu-160 è stato costruito in 35 esemplari ed entrò in servizio nel 1987. Il bombardiere ha un peso massimo al decollo di 275 tonnellate e può trasportare un carico di 40 tonnellate di bombe guidate di diverse dimensioni o 24 missili da crociera. Il Tu-160 ha un’ala geometria variabile, una velocità massima di 2230 chilometri all’ora (Mach 2) e un’autonomia di 13900 km (15 ore di volo continuo). La Russia prevede di produrre oltre 50 nuovi Tu-160 modernizzati. Questi nuovi velivoli raggiungeranno la flotta di bombardieri Tu-160 ereditata dall’Unione Sovietica al suo crollo ed in fase di aggiornamento. Per aggiornare gli attuali 15 bombardieri Tu-160, la Russia ha deciso di sostituire le apparecchiature di epoca sovietica con sistemi moderni. La modernizzazione viene effettuata in due fasi. La prima, completata nel 2008, ha sostituito i sistemi di navigazione (installazione del dispositivo di localizzazione satellitare basato sulla rete russa GLONASS) e installato nuovi sistemi d’arma multiruolo per l’impiego di armi nucleari e convenzionali (missili da crociera NPO Raduga Kh-555 e Kh-101, bombe laserguidate). La seconda fase prevede sostituzione e riparazione dei motori, sostituzione di unità radar, sistemi di comunicazione e rivestimento con pannelli compositi con maggiore grado d’invisibilità ai radar. Il primo volo del Tu-160M completato con i nuovi sistemi si ebbe nel novembre 2014. Il completamento dell’aggiornamento è previsto per il 2019. In base alle nuove condizioni, la modernizzazione degli equipaggiamenti esistenti sarà parallela alla costruzione dei nuovi velivoli. La ripresa della produzione dei bombardieri Tu-160 è un processo difficile perché strettamente legato alla redditività della linea di produzione della Kuznetsov di Samara, che produce i quattro motori NK-32 che spingono il velivolo. Una nuova variante del motore NK-32 da 24900 kg/s, con minor consumo specifico, estende il volo senza rifornimento a 16000 km. A differenza del NK-32, i motori General Electric F101-GE-102 che spingono il bombardiere strategico supersonico statunitense B-1B sviluppano solo 13800 kg/s per una velocità massima di 1335 km/h. La Kuznetsov ritiene una redditività minima con un ordine annuale di 30/40 motori, perciò il Ministero della Difesa russo ha deciso di finanziare la produzione di 50 velivoli Tu-160M in 5-6 anni. Secondo il Colonnello-Generale Viktor Bondarev, Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, la ripresa della produzione del Tu-160 non pregiudica la progettazione del bombardiere di quinta generazione PAK-DA, che sarà condotta dalla compagnia Tupolev, e il cui primo volo è previsto per il 2019. Il PAK-DA sostituirà la flotta di 55 bombardieri strategici turboelica Tu-95.
I voli di pattugliamento nello spazio aereo internazionale dei Tu-160 furono rilevati nel 2007, dopo 15 anni di sospensione su richiesta di Washington. Il 10 giugno 2010, 2 bombardieri Tu-160 decollati dalla base aerea di Engels, stabilirono il record mondiale di volo continuo di 23 ore. All’inizio del 2009, un Tu-160 volò per 21 ore senza interruzione. I bombardieri completarono un volo di 18000 chilometri, con soste, volando intorno ai confini russi e su Oceano Artico e Pacifico.

112013Gli Stati Uniti suggeriscono di schierare in Europa e Asia missili nucleari
Valentin Vasilescu – Reseau International 25 giugno 2015

988748Nella riunione del G7 in Baviera, oltre a mantenere le sanzioni economiche alla Russia e al dispiegamento di armi pesanti ai suoi confini, gli Stati Uniti avrebbero proposto il ritorno alla situazione prevalente durante la Guerra Fredda. In altre parole, spostare vettori nucleari degli Stati Uniti in Europa. L’Associated Press ha poi pubblicato parte di un rapporto segreto preparato dal capo di Stato Maggiore degli eserciti degli Stati Uniti che considera la possibilità di schierare armi nucleari in Europa, in risposta a una presunta violazione di Mosca del Trattato sulle forze nucleari intermedie (INF). Secondo il rapporto, il Pentagono proporrebbe le seguenti misure:
1. Installazione un Europa di sistemi antimissile per abbattere i missili balistici intercontinentali russi subito dopo il lancio.
2. Contrastare la possibilità di un attacco nucleare da parte della Russia con attacchi preventivi a silos e rampe mobili dei missili nucleari russi. Ciò significa il dispiegamento di missili a raggio breve, medio e intermedio, bombardieri strategici e missili da crociera statunitensi in Asia e in Europa. Sul primo punto i sistemi antimissile che saranno installati in Romania e Polonia non possono intercettare i missili balistici intercontinentali russi. Per la semplice ragione che i silos dei missili nella parte europea della Russia sono fuori dalla loro portata (500 km) e la loro rotta sugli obiettivi negli USA, ad est degli Urali, passa sul Polo Nord. Al contrario, lo scudo degli Stati Uniti in Romania e Polonia è del tipo AEGIS terrestre che, dal punto di vista della Russia, è una flagrante violazione del trattato Intermediate Nuclear Forces (INF) firmato da Stati Uniti e URSS nel 1987, in quanto i lanciatori VLS Mk-41 in Romania e Polonia contengono missili da crociera con testate nucleari BGM-109G Tomahawk, in grado di colpire Mosca. In precedenza, 846 missili BGM-109G Tomahawk e Pershing-2 furono ritirati da Regno Unito, Belgio, Olanda, Italia, Germania, Stati Uniti secondo il trattato INF. Questo è ciò che fa ritenere ai russi che il primo punto sia una cortina di fumo per nascondere il secondo punto. C’è un terzo punto concernente un piano d’azione per migliorare la capacità nucleare degli Stati Uniti nel distruggere la capacità di rappresaglia nucleare russa. Ma ancora una volta la Russia non è stata presa alla sprovvista. Distribuirà MiG-31 capaci d’intercettare missili balistici e da crociera.
Possiamo quindi supporre che gli Stati Uniti intendono schierare sistemi di lancio nucleari con l’obiettivo di sorprendere la Russia, colpendo da direzioni in cui non ha mezzi contro i missili balistici o da crociera. Una possibile nuova sede sarebbero i sultanati salafiti del Golfo. Il Pentagono potrebbe schierare missili tattici a testata nucleare ATACMS MGM-168 (da 500 km) nei Paesi baltici, Polonia e Romania. La Polonia ha acquistato 40 missili da crociera AMG-158 JASSM che possono essere dotati di testate nucleari per i suoi F-16 block 52 ed è in trattative per comprare missili da crociera Tomahawk. In Corea del Sud gli Stati Uniti hanno un deposito sotterraneo a Kunsan, contenente testate nucleari. Da lì potrebbero schierare 24 bombardieri nucleari strategici B-52 e B-1, insieme a 2 B-2 stealth. La Gran Bretagna ha approvato la presenza sul suo territorio di altri 3 bombardieri strategici nucleari statunitensi B-52 e 2 B-2 nella base aerea di Fairford. Gli inglesi studiano la possibilità di schierare missili nucleari a raggio intermedio statunitensi sul proprio territorio.

v_dmitrenko_savasleyka_06Qual è il concetto d’impiego in Europa dei nuovi corazzati russi?
Valentin Vasilescu, Reseau International 23 giugno 2015

1092792Lo schieramento di equipaggiamento militare pesante dagli Stati Uniti ai confini della Russia contraddice gli accordi Russia-NATO del 1997. Perciò la Russia ha dovuto rivedere le proprie strategie di difesa e schierare truppe in questa regione europea, con particolare attenzione all’impiego dei nuovi blindati presentato alla parata del 9 maggio sulla Piazza Rossa.
L’Operazione Tempesta nel Deserto del febbraio 1991 ha dimostrato che una difesa preparata in anticipo, come fecero gli iracheni che avevano molti blindati può essere perforata o bypassata da truppe con maggiore mobilità e protette dalle armi anticarro dai blindati di ultima generazione. Le unità statunitensi con carri armati M1A1 Abrams coordinati dai veicoli della fanteria M2 Bradley riuscirono ad avanzare per 150-250 km al giorno nel deserto. Così, nelle brecce prodotte, poterono  infiltrare massicciamente blindati da trasporto truppa LAV-50 dei marines degli Stati Uniti. Dalle lezioni del conflitto, la missione delle nuove unità di carri russi T-14 è creare un ampio e profondo corridoio nelle difese nemiche, che verrebbe attraversato dalla fanteria motorizzata a bordo dei nuovi veicoli Bumerang e dai nuovi blindati da combattimento di fanteria Kurganets-25. La riserva di carburante del T-14 Armata gli permette di avanzare per 500 km a una velocità massima di 90 km/h. Il carro armato T-14 è dotata di una torretta telecomandata sul cui è montato un cannone da 125mm 2A82-1M, che può sparare proiettili e lanciare missili anticarro a guida laser. Ma dato che un proiettile da 125mm pesa 5,6 kg, il T-14 ne ha solo 42. Pertanto, il T-14 sceglierà gli obiettivi prioritari come carri armati da neutralizzare e artiglieria del nemico da distruggere sul campo di battaglia. Per la distruzione del restante 70% degli obiettivi nemici, cioè supporto della fanteria, gruppi di artiglieria, linee anticarro, blindati leggeri tipo Humvee o Stryker, i carri armati T-14 opereranno congiuntamente con i veicoli pesanti della fanteria T-15 Armata. Ruolo chiave dei due tipi di carri armati russi è colpire i convogli in profondità dello schieramento nemici. Il T-15 ha lo stesso scafo del T-14 ma è dotato di una torretta universale telecomandata Epoch della Almaty, la stessa del nuovo cingolato corazzato da 25 t, Kurganets-25 e del blindato 8×8 Bumerang. La torretta Epoch dell’Almaty è armata con un cannone da 30mm, una mitragliatrice coassiale da 7,62mm e un lanciamissili con con 2 missili a guida laser Kornet/Kornet-EM (gittata da 8-10 km). Il cannone  automatico 2A42 da 30mm spara 550-800 colpi al minuto. Il peso di un proiettile è di 300-400 g. T-15 Armata, Kurganets-25 e Boomerang trasportano ciascuno 500 proiettili da 30 mm. Come nel caso di T-14 Armata, la blindatura del T-15 è composta da materiale ceramico, acciaio e lega di titanio. Il carro armato T-14 e il blindato T-15 Armata hanno anche pannelli RHA (blindatura laminata omogenea). Il terzo tipo di protezione è la corazza reattiva Afganit progettata per contrastare i puntatori dei proiettili e dei missili anticarro. Il sistema di contromisure elettroni dei T-14 e T-15 Armata è composto da laser d’interferenza. Dopo aver individuato il puntatore dei missili anticarro nemici, emette un raggio laser che acceca il sistema di guida ottica (telemetro laser, visori notturni, telecamere diurne e infrarossi).
Confrontandolo al carro armato tedesco Leopard 2, a quello statunitense M1A2 Abrams, al francese AMX-56 Leclerc e all’inglese Challenger 2, il russo T-14 Armata ha un rapporto di 4/1 a favore. Sugli carri armati nei Paesi ex-comunisti diventati membri della NATO, come la Romania, il rapporto è di 10/1. Ecco perché la Russia non ha bisogno di acquisire più di 2300 T-14 carri armati Armata. Alcun esercito europeo e neanche degli Stati Uniti ha qualcosa di equivalente. L’esercito russo sarà quindi dotato di 3/4000 blindati T-15 che saranno le piattaforme per armi come mortai o sistemi missilistici antiaerei, oppure essere utilizzati per recuperare carri armati danneggiati, ecc. Con questi veicoli, l’esercito russo avrà anche 4000 Kurganets-25.
TEHNIKA_PARAD_150504_02Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sanzioni e nascita della nuova Russia

F. William Engdahl New Eastern Outlook 25/06/2015csf978Voglio condividere le mie impressioni sulla recente visita a San Pietroburgo, dove sono stato invitato a parlare a una conferenza intitolata “Mai sprecare una buona crisi”. Il titolo è una versione del vecchio proverbio cinese: “Una crisi presenta anche opportunità”. Questo è ciò che appare oggi nella Federazione Russa e s’irradia dall’ampia distesa dell’Eurasia ad Asia, Africa, Medio Oriente e America Latina. In mancanza di un termine migliore, chiamerò ciò che avviene Ordine del Nuovo Mondo, per differenziarlo dal Nuovo Ordine Mondiale dominato dagli Stati Uniti di George HW Bush, proclamato dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, in un discorso dell’11 settembre 1990 al Congresso degli Stati Uniti, dove disse “Oltre questi tempi difficili, il nostro… obiettivo, un Nuovo Ordine Mondiale, può emergere…” Oggi è chiaro che il Nuovo Ordine Mondiale di Bush era destinato a sfruttare senza scrupoli il disordine successivo alla fine dell’Unione Sovietica forgiando un mondo unipolare in cui un piccolo gruppo avrebbe dettato al mondo intero le sue condizioni. Il suo perseguimento è stato l’unico obiettivo della politica estera degli Stati Uniti e delle loro guerre e campagne terroristiche sotto tre presidenti degli Stati Uniti, nell’ultimo quarto di secolo dalla fine dell’Unione Sovietica. Ciò motiva la guerra civile istigata dagli USA in Ucraina, Siria, contro la Cina nel Mar Cinese orientale, e il sostegno occulto degli USA al SIIL. Si avanzano le sanzioni economiche statunitensi contro la Russia, a cui Washington ha costretto l’UE ad appoggiare, con grande danno per la sua economia. Ciò che ho visto non solo a San Pietroburgo, ma anche in altre recenti visite in Russia, è qualcosa che posso solo definire straordinario. Piuttosto che farsi terrorizzare da interminabili attacchi e sanzioni economiche e finanziarie lanciate contro di essa, la Russia e la sua dirigenza sono sempre più sicure di sé e, soprattutto, più autosufficienti e positivamente aggressive come mai prima. Alcuni esempi l’illustrano.

Leader negli alimenti biologici
I leader russi di oggi hanno capito che ciò che sotto il corrotto Eltsin era considerato una passività, l’agricoltura, è uno dei beni più grandi della Russia. Ho avuto occasione, nel contesto di questa edizione del San Petersburg International Economic Forum, di parlarne con il Viceministro dell’Agricoltura che mi ha detto che il governo ha preso la decisione strategica di usare le sanzioni “contro le sanzioni”, cioè vietare le importazioni di prodotti alimentari dall’Unione europea, per realizzare una produzione di alimenti naturali e biologici russi. Il Viceministro Sergej Levin mi ha detto che la Russia già oggi ha vietato ogni nuova commercializzazione di sementi OGM. Le sue osservazioni furono riprese dal Viceprimo ministro russo Arkadij Dvorkovich che annunciava che la Russia non userà organismi geneticamente modificati (OGM). Il ministro dell’Agricoltura russo Nikolaj Fjodorov ha promesso di fare della Russia un Paese senza OGM. In una riunione dei deputati rappresentanti le zone rurali ha dichiarato sugli OGM che il governo non “avvelenerà i cittadini”. Hanno capito che il ricco e fertile suolo russo, quando le esigenze della guerra fredda deviarono la produzione di sostanze chimiche per la difesa, in gran parte evitò il pesante uso di prodotti agrochimici che ha gravemente danneggiato i terreni agricoli degli Stati Uniti e di gran parte dell’Unione europea dal 1945, secondo i metodi agro-alimentari statunitensi che in modo meraviglioso aumentarono la resa dei raccolti, ma non la qualità nutrizionale del cibo prodotto. Qui è dove la Russia ha capito che può divenire un importante produttore mondiale di prodotti agricoli organici di qualità. I fertili terreni agricoli russi diventano ancora più strategici per le forniture alimentari mondiali, mentre le fertili terre nere dell’Ucraina vengono distrutte da guerra e caos.

La Russia come catalizzatore dell’energia
10952140 Ciò che era evidente nei miei colloqui e osservazioni a San Pietroburgo è la tremenda dinamica russa nel mutare l’ordine mondiale esistente. Le sanzioni spingono la Russia a fare cose molto buone. Gli sforzi di Washington sono ridicolmente inefficaci cercando di bloccare i capitali occidentali per le imprese russe, in particolare quelle energetiche, e la drammatica escalation delle provocazioni della NATO attorno la Russia hanno spinto a decisioni strategiche autonome o alla cooperazione con partner commerciali non NATO. La diversità di tali accordi commerciali strategici emersa a San Pietroburgo è impressionante. Andrew Korybko, giornalista e analista di Sputnik ha dettagliato alcuni dei più significativi accordi emersi nel forum russo. Korybko sottolinea che lungi dall’essere considerato a livello internazionale come uno Stato paria, “spezzando” le regole del gioco di Washington, la Russia calamita l’interesse internazionale come mai prima nella storia. Ciò è dimostrato dalla partecipazione al forum annuale di San Pietroburgo. Nonostante i grossi stupidi sforzi del dipartimento di Stato USA per scoraggiare la presenza a San Pietroburgo, quest’anno vi era un numero record di partecipanti, circa 10000, che in tre giorni di intense discussioni hanno firmato oltre 200 contratti da 5,4 miliardi dollari per nuovi accordi commerciali con la Russia, con decine di miliardi di nuovi accordi negoziati seriamente. L’affluenza è stata del 25% più alta rispetto all’anno prima, un record per il 19.mo forum nonostante i ripetuti sforzi di Washington e Bruxelles di demonizzare la Russia e Putin. Si invia un segnale chiaro ai governi della NATO che non considerano le sanzioni alla Russia un ostacolo all’ulteriore cooperazione con la Russia per sviluppare le vaste risorse di idrocarburi, da parte dell’inglese BP e dell’anglo-olandese Royal Dutch Shell, così come della tedesca E.ON, che hanno stipulato importanti nuovi accordi con la Russia a San Pietroburgo.
I colossi energetici Gazprom e Shell hanno firmato un memorandum per la costruzione di una terza linea per l’impianto di gas naturale liquefatto di Sakhalin sulla costa del Pacifico della Russia. Gazprom ha inoltre firmato un memorandum per la costruzione di un gasdotto dalla Russia alla Germania sul Mar Baltico con E.ON, Shell e la società energetica OMV di Vienna. L’accordo del Baltico prevede la costruzione di un nuovo gasdotto verso la Germania a fianco dell’attuale Nord Stream. Il nuovo progetto avrà una capacità di 55 miliardi di metri cubi l’anno, il doppio del volume del Nord Stream. Nonostante i rapporti tesi tra Mosca e Bruxelles, l’Europa avrà bisogno di più gas nel prossimo futuro e la Russia è l’unico Paese che può soddisfare la domanda ad un prezzo competitivo. “Considerando il declino dell’estrazione locale di gas in Europa e l’aumento della domanda, le imprese europee devono sviluppare nuove infrastrutture per garantire l’approvvigionamento di gas russo a i consumatori europei“, ha detto Gazprom in un comunicato. Dopo lo stupido tentativo di Bruxelles di sabotare ulteriori forniture di gas Gazprom-UE, generando da parte dei governi dell’UE il caos incontrollato in Ucraina, una quota importante delle forniture via gasdotto all’UE dalla Russia minaccia di ridursi. In conseguenza alle pressioni dell’UE su Bulgaria e altri Paesi dell’UE, lo scorso dicembre, nei colloqui con il presidente turco Erdogan ad Ankara, il presidente russo Vladimir Putin annunciava, scioccando Bruxelles, che South Stream, un progetto da 45 miliardi di dollari per inviare gas naturale russo via gasdotto sottomarino nel Mar Nero in Bulgaria e nei mercati dei Balcani e del sud Europa, era morto. Invece Putin annunciava colloqui con Erdogan per creare ciò che oggi è chiamato Turkish Stream, un gasdotto che porterà il gas russo attraverso la Turchia direttamente ai confini della Grecia. Il percorso successivo ai Paesi dell’UE dipenderà dalle decisioni dell’UE. In particolare in tale contesto, durante i colloqui a San Pietroburgo tra il primo ministro greco Alexis Tsipras e funzionari russi, tra cui Putin e ministri dell’Energia russo e greco, la Grecia ha firmato un memorandum per portare il gas russo dal gasdotto Turkish Stream al membro dell’UE (almeno per ora) Grecia. Grecia e Russia hanno firmato il memorandum per il progetto che Tsipras ha descritto come “Greek Stream“. Allo stesso convegno, il presidente della Republika Srpska Milorad Dodik ha rivelato che “la Serbia senza dubbio parteciperà al Turkish Stream”. Non erano gli unici accordi energetici raggiunti a San Pietroburgo. Gazprom e la società francese del gas Engie hanno discusso la necessità di nuove vie di forniture di gas all’Europa. E il gigante petrolifero russo Rosneft ha firmato un accordo con la compagnia petrolifera e gasifera inglese BP che ha acquistato il 20 per cento della Taas-Jurjakh Neftegazodobicha nella Siberia orientale, creando una nuova joint venture energetica anglo-russa. Per coloro che in occidente affermano, come i neo-con del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, della Casa Bianca di Obama o dell’ufficio del segretario alla Difesa “Ash” Carter, che Putin pone furtivamente le basi per la ricostruzione l’Unione Sovietica, che non vi è alcuna base del genere, e che è chiaro che più l’economia della Russia dipende da cooperazione e rispetto reciproco con i Paesi UE, più assurde tali accuse appaiono.

L’accordo a sorpresa con i sauditi
Come se scala e diversità di questi nuovi accordi non fossero sufficienti, gli accordi della Russia di Putin con i massimi rappresentanti di Arabia Saudita e dell’India sottolineano il ruolo di avanguardia che la Russia svolge sempre più nel creare un Nuovo Mondo dall’ordine multipolare. Uno degli sviluppi più geopoliticamente affascinanti del forum di San Pietroburgo è stata la comparsa del principe saudita Muhamad bin Salman, ministro della Difesa e figlio del re Salman. Il principe bin Salman e Putin hanno tenuto una conferenza stampa congiunta durante il St. Petersburg International Economic Forum, dove Putin ha annunciato di aver invitato il re saudita Salman a visitare la Russia, e di aver accettato l’invito a visitare l’Arabia Saudita. Inoltre, i due hanno discusso dell’acquisto saudita di tecnologia russa nucleare. Il ministro degli Esteri saudita Adil al-Jubayr ha detto a RT che l’Arabia Saudita ha intenzione di utilizzare l’esperienza della Russia per costruire 16 reattori elettronucleari. Russia e Arabia Saudita firmarono un accordo intergovernativo sulla cooperazione per l’uso pacifico dell’energia nucleare. Secondo l’agenzia per l’energia atomica russa Rosatom, per la prima volta nella storia delle relazioni russo-saudite si crea un quadro giuridico per la cooperazione bilaterale nel campo dell’energia nucleare, aprendo prospettive di cooperazione nella costruzione e gestione di reattori, ciclo del combustibile nucleare, nonché istruzione e formazione. Il presidente russo Putin e il principe saudita hanno discusso la possibile cooperazione nel commercio di armi. Hm. Finora l’Arabia Saudita è il primo cliente degli armamenti di Stati Uniti e Gran Bretagna. Non c’è dubbio che il 9 maggio, la sfilata a Mosca dei sistemi d’arma russi più avanzati abbia catturato l’attenzione del principe bin Salman. Riferendosi ai colloqui tra bin Salman e Putin su possibili acquisti di sistemi d’arma russi dall’Arabia Saudita, il ministro degli Esteri al-Jubayr ha dichiarato: “La questione (di acquistare armi) viene considerata dagli esperti militari dei nostri Paesi. Ma voglio sottolineare che nulla c’impedisce di acquistare sistemi di difesa russi, proprio come nulla impedisce alla Russia di venderli all’Arabia Saudita“. Possiamo immaginare come questa affermazione abbia preoccupato Washington e Londra e il quartier generale di Bruxelles della NATO, su quanto deciso dall’incontro del 1945 tra il presidente statunitense Roosevelt e il re saudita Ibn Saud per garantire i diritti esclusivi alle major petrolifere statunitensi nel sviluppare gli enormi giacimenti di petrolio del regno saudita, facendo di Riad uno Stato vassallo degli Stati Uniti.
Altri accordi nel contesto dell’ultimo Forum economico internazionale di San Pietroburgo sono troppo numerosi da dettagliare. Riguardano India, Myanmar e numerosi altri Paesi. In breve, San Pietroburgo ha dimostrato al mondo il fallimento totale della politica degli Stati Uniti nel cercare di isolare e demonizzare la Russia di Vladimir Putin. Perseguendo la strategia di pacifici accordi economici e commerciali con gli alleati della Shanghai Cooperation Organization, soprattutto con la Cina, di accordi con i Paesi BRICS come India, Brasile, Sudafrica e Cina e nell’ambito dell’Unione economica eurasiatica, la Russia emerge quale avanguardia dell’Ordine del Nuovo Mondo, in cui il rispetto di confini nazionali e sovranità nazionale è ancora la pietra angolare. Parafrasando il testo del grande cantante country statunitense Carl Perkins, la Russia dice a Washington, “Puoi abbattermi, calpestarmi, calunniarmi dappertutto. Ttutto ciò che vuoi, ma uh uh, bello, lascia in pace il mio diritto sovrano ad esistere e prosperare in pace con i miei vicini“. Il Nuovo Ordine Mondiale di Bush si sgretola sotto i nostri occhi mentre la Russia dà vita all’Ordine del Nuovo Mondo. E’ affascinante e molto bello da vedere.CDH1iCRWYAApHyl_risultatoF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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