La situazione militare in Ucraina-Novorossija

L’ecatombe della vergogna e della giustizia… Le perdite dell’esercito ucraino in un anno
Erwan Castel, Alawata647117_1000La legge della guerra è implacabile e il bilancio provvisorio dell’operazione speciale in questa guerra asimmetrica, lanciata dai nuovi padroni di Kiev, è definitivo! Nonostante una superiorità numerica schiacciante e strutture e servizi logistici, finanziari e d’intelligence statali a sua disposizione, l’esercito di Kiev ha subito sconfitte e rovesci tattici sempre più importanti da quando le repubbliche del Donbas sono maturate ed organizzate… L’unica “avanzata” delle forze governative di Kiev, dall’avvio dell’operazione speciale, fu la ritirata tattica delle milizie repubblicane dai settori isolati di Slavjansk e Severodonetsk. Le perdite dopo circa un anno di attività sono inversamente proporzionali alle forze, diversi fattori spiegano tale incredibile risultato con le milizie popolari improvvisate e locali divenire, in battaglia, le Forze Armate della Nuova Russia.

Demotivazione delle forze di Kiev
Dall’inizio delle operazioni ad aprile, a Slavjansk e Kramatorsk, la riluttanza dei soldati appariva, anche nelle unità dei paracadutisti. La riluttanza ad attaccare la popolazione* si espresse sotto forma di insubordinazione, ammutinamento, diserzione e passaggio con armi e veicoli ai federalisti e separatisti… Questi atteggiamenti si amplificarono con la radicalizzazione delle lotte estendendosi al cuore delle popolazioni colpite dagli ordini di mobilitazione successivi e sempre più impopolari, mentre sempre più bare tornavano alle famiglie*. Le unità ucraine spesso si reclutano regionalmente, in modo che battaglioni completi siano formati da soldati della stessa regione e posizionati nelle loro città.

Incompetenza del comando ucraino
Fin dall’inizio il comando dell’operazione speciale non fu affidato al ministro della Difesa ma al ministero degli Interni, svolgendo azioni offensive del tutto sproporzionate contro il popolo inerme del Donbas, che vedeva carri armati e aerei da combattimento schierati contro barricate di pneumatici e fucili da caccia. A poco a poco l’operazione diventava una guerra moderna con continui duelli d’artiglieria e occasionali attacchi armati, comportando il significativo radicamento del sistema repubblicano. Gli ucraini rivelarono assenza di autorità e coordinamento delle loro varie forze, assenza di adattamento a terreno e situazione, e soprattutto incapacità d’imparare dalle sconfitte. Ad esempio, invece di sfruttare i salienti creati, il comando ucraino non sapeva assicurarne la logistica, né proteggere con una copertura aerea i corpi corazzati accerchiati uno dopo l’altro lungo il confine con la Russia, a Ilovajsk, e poi a Debaltsevo. In totale, più di 10000 ucraini scomparvero in tali sacche ostinatamente e stupidamente ripetute ad ogni cambio sul fronte…

Disprezzo dei soldati
Fin dall’inizio le truppe ucraine furono brutali verso la popolazione del Donbas, a loro subendo rapidamente il disprezzo della leadership politica e militare: senza attrezzature, scarsa logistica, permanenza forzata sul fronte, taglio di comunicazioni ed informazioni con le famiglie, sacrificio delle unità circondate, ecc… Le perdite subite da Kiev vengono ancora nascoste, con tombe frettolosamente scavate nelle retrovie e cremazioni notturne osservate negli obitori degli ospedali affollati di Dnepropetrovsk e Kharkov. Anche il comportamento incoerente, ripetendo gli errori strategici, sembra motivato da una duplice politica, purgare l’esercito dagli elementi non acquisiti all’ideologia xenofoba e russofoba di Kiev e suscitare con tale catastrofismo gli aiuti militari degli USA. Oggi l’esercito ucraino si basa su battaglioni speciali politicizzati e mercenari della NATO. Ciascuno di tali fattori è ancora più evidente nelle conseguenze contrarie nella Nuova Russia, dove le giovani repubbliche di Donetsk e Lugansk sono motivate e, contro ogni pronostico, dimostrano di adattarsi con velocità e costanza. In pochi mesi, le Forze Armate della Nuova Russia hanno capitalizzato politicamente le vittorie militari ed ampliato le unità di volontari sia quantitativamente che qualitativamente.

929af96eff55bfb1afdcb6c83cfcb93bPerdite dell’esercito ucraino nel Donbas dal 3 aprile 2014 al 15 febbraio 2015
Max Linnik

Uccisi: 26018 militari, militari e paramilitari ucraini
– 3829 attivisti di “Pravij Sektor” nella Guardia Nazionale, così come 30 battaglioni speciali dei mercenari dell’oligarca Igor Kolomojskij Dnipro, Azov e Ajdar. Secondo i dati dell’operazione i cadaveri furono trasferiti e distrutti nel crematorio di Dnepropetrovsk o sepolti e dispersi al fronte.
– 14562 soldati delle unità regolari ucraine (per lo più 25.ma Brigata aeroportata Dnepropetrovsk, 95.ma Brigata aeroportata Zhitomir, 24.ma Brigata motorizzata Lvov, 79.ma Brigata aeroportata, 51.ma Brigata meccanizzata, 24.ma Brigata meccanizzata Javorov, 72.ma Brigata meccanizzata indipendente, Brigata dell’Intelligence Kremenchug e altre unità dell’esercito ucraino provenienti soprattutto da stazionamenti in Ucraina occidentale).
– 4923 membri della “Guardia Nazionale” del MUP;
– 381 membri del SBU ucraino;
– 249 membri del Servizio di Stato della Guardia di frontiera dell’Ucraina;
– 88 membri delle forze speciali di CIA, FBI, DIA;
– 1037 mercenari della ASBS Othago (139 tra il 22 aprile a il 13 luglio 2014), dell’Academi (fino al 2009 Blackwater) e della “figlia” Greystone limited (125 dal 22 aprile al 13 luglio 2014), da Canada, Germania, Gran Bretagna, Lituania, Estonia, Italia, Svezia, Turchia, Repubblica Ceca, Finlandia, Africa, Paesi arabi e altri Paesi;
– 1781 membri di altre forze armate ucraine.
Feriti: 54804 effettivi di FAU, ministero degli Interni, Guardia nazionale, battaglioni di “Pravij Sektor“, SBU, polizia…
Esempio: 25 febbraio 2015, il rappresentante della Repubblica Popolare di Donetsk Vladislav Briga indicava il numero esatto di materiali catturati dalla milizia nella sacca di Debaltsevo:
Carri armati: 187; BMP, BMD e BTR: 124; Artiglieria semovente e trainata: 120; Lanciarazzi multipli: 24; Mortai: 278; Autocarri: 139; Veicoli comando: 43; Radar e stazioni di comunicazione: 46;
5 febbraio, Debaltsevo (comunicato di Basurin del Ministero della Difesa di Donetsk) “Fin dall’inizio della ripresa delle ostilità attive (28 giorni), il nemico ha perso: 3 aeromobili, 1 elicottero, 196 carri armati, 170 veicoli da combattimento della fanteria, veicoli blindati e MTLB, 192 cannoni, 117 veicoli e 2649 soldati morti e 60 catturati“.
12000 morti, 19000 feriti e quasi 5000 dispersi. Questi sono, secondo indiscrezioni della riunione a porte chiuse del SnBu, le perdite effettive dei servizi di sicurezza ucraini nella spedizione punitiva nel sud-est e confermate dai pirati informatici di CyberBerkut.
Catturati, dispersi o segnalati assenti:
SBU – 524 elementi
Guardia Nazionale – 2009 (dal luglio 2014)
Soldati – 3572 (dal luglio 2014)
Mercenari stranieri – 537 persone
altri – 1352
Circa 13900 disertori.
Dal 2 maggio al 5 settembre le perdite furono di 47103 elementi. Si tratta di morti, feriti, catturati, dispersi e disertori. Le perdite delle compagnie di mercenari erano pari a 560 elementi.

Riferimenti:
razbitye_bmp_vsu_logvinovo Questi fattori furono i principali motivi della sconfitta totale della spedizione punitiva; nei quattro mesi di combattimenti nel Donbas, le truppe della junta, secondo la RPD, persero 43000 effettivi, di cui 27888 uccisi o feriti, 13500 disertori o dispersi. Le maggiori perdite furono di Pravij Sektor con oltre 7000 morti e feriti, dei battaglioni Dnipro, Donbass, Chernigov, Ajdar, Azov, Kherson e altri della Guardia Nazionale ucraina con 6168 tra morti e feriti; 115 del SBU; 460 mercenari stranieri, soprattutto polacchi della ASBS Othago (194) e statunitensi dell’Academi (160); 14889 soldati delle FAU; 25 statunitensi di FBI e CIA.
In quei quattro mesi Kiev perse: 43 aeromobili (inclusi Su-25 polacchi e croati), 22 elicotteri, 6 droni, 448 carri armati, 827 blindati, veicoli da combattimento della fanteria e BMD, 37 Grad, 19 Uragan e circa 100 cannoni di vario calibro, tra cui 40 mortai, così come centinaia di autoveicoli, secondo l’ufficio della RPD. I dati dello Stato Maggiore della RPD (gennaio 2015): “le perdite generali ucraine nella zona dell’aeroporto e zone circostanti sono 597 militari ucraini morti, parlando dei corpi trovati in prossimità dell’aeroporto e di Peski. 44 i prigionieri“, aveva detto ai giornalisti Basurin. La maggior parte proveniva dai battaglioni Dnipro, Donbass, Chernigov, Ajdar, Azov, Kherson e altri della Guardia nazionale ucraina, che persero tra morti e feriti 6168 persone, 115 del SBU e 460 mercenari stranieri, soprattutto 194 polacchi dell’ASBS Othago e 160 statunitensi dell’Academi; le perdite delle FAU erano pari a 14889 soldati. 25 i dipendenti di FBI e CIA uccisi. In quattro mesi Kiev perse 43 aerei (compresi Su-25 polacchi e croati), 22 elicotteri, 6 droni. La milizia distrusse 448 carri armati, 827 blindati, veicoli da combattimento di fanteria e BMD, 37 Grad, 19 Uragan, circa 100 cannoni di vario calibro, tra cui 40 mortai, e centinaia di autoveicoli, secondo l’ufficio della RPD.
Mezzi persi (compresi catturati e danneggiati)
27 elicotteri (Mi-24 e Mi-8)
Mi-24: 6 distrutti e 8 danneggiati, 14.
Mi-8: 7 distrutti e 6 danneggiati, 13.
43 aerei (MiG-29, Su-27, Su-25, Su-24, An-26, An-30 e Il-76)
Su-25: 20 catturati e 12 distrutti, 32.
Su-27: 1 unità.
Su-24: 2 distrutti e 1 danneggiato, 3.
MiG-29: 2 distrutti.
3 An-30 (ricognizione), 1 Il-76 e 1 An-26 (cargo) distrutti.
UAV: 16 distrutti.
Automezzi: 706 al 18 febbraio 2015, (6 Hummer, 11 GAZ-66, 69 Ural, 47 Kamaz, 4 Zil-131, 1 KrAZ, 80 trattori MTLB, 516 carri armati T-64 e altri, 2 carri armati Bulat catturati, 1 carro armato Leopard, 385 BTR, 7 BTR Bucefalo, 2 BTR-4E, 270 BMP-1 e BMP-2, 52 BMD, 18 BRDM, 96 MLRS BM-21 Grad, 14 MLRS Smerch (9K58), 17 MLRS Uragan (9P140), 9 mortai semoventi da 240mm Tjulip,
11 cannoni semoventi da 152mm 2S3 Akatsja, 1 SAU-152 Elizaveta, 26 2S9 Nona, 50 SAU 2S1 Godvizka, 9 cannoni semoventi da 152mm 2S30 Msta-S, 6 obice trainati 2A65 Msta-B da 152mm, 21 SAU Pjon, 111 mortai da 120mm, 45 mortai da 82mm, 91 obici D-30, 23 cannoni antiaerei (ZU-23-2), 3 ATGM Konkurs, 34 cannoni anticarro MT-12 da 100mmm Rapira, 2 imbarcazioni, 2 cannoni semoventi da 152mm Gjatsint, 2 FROG, 2 missili tattici Tochka-U, 17 depositi di munizioni, armi e carburante.

Mezzi catturati
In totale, dal 20 giugno al 15 agosto 2014, durante l’operazione punitiva, secondo quanto riporta l’esercito stesso, la milizia aveva catturato all’esercito ucraino: 65 T-64, 69 BMP, 39 BTR, 2 BRDM, 9 BMD, 24 MLRS BM-21 Grad, 2 MLRS Uragan, 2 2S4 Tjulip, 6 2S9 Nona, 25 2S1 Godvizka, 10 D-30, 2 mortai da 82mm, 18 ZU-23-2, 124 autoveicoli.
Non inclusi nelle perdite (informazioni non confermate):
2 maggio 2014 – 2 Mi-17 (Mi-8MTV) con mercenari stranieri a bordo, presumibilmente colpiti al momento dello sbarco o a bassa quota con ATGM o RPG. (sono le perdite più misteriose, informazioni divulgate solo da siti esteri).
22 luglio 2014 – Su-25 abbattuto su Perevalsk, il pilota non era sopravvissuto.
22 luglio 2014 – Su-25 su Zorinsk e Krasnij Luch.
23 luglio 2014 – Su-25 abbattuto nei pressi di Pervomajsk.
30 luglio 2014 – informazioni su un aereo colpito a Khartsyzsk.
4 agosto 2014 – elicottero abbattuto su Vasilevka.
9 agosto 2014 – Su-25 abbattuto su Krasnij Luch, pilota ucciso.
15 agosto 2014 – messaggio di Ajdar su un elicottero colpito, forse un Mi-8.
17 agosto 2014 – Su-25 colpito da MANPADS su Krasnodon.

528726_1000Mobilitazione ucraina
La mobilitazione in Ucraina non funzionava secondo Jurij Birjukov, consigliere di Poroshenko, auspicando un “nuovo concetto nella selezione dei soldati per le forze armate“; nel frattempo Kiev sperava di creare nuove unità oltre alla 25.ma Brigata aeroportata da ricostituire: 11 brigate, 4 reggimenti, 80 battaglioni e 16 compagnie, tra cui 7 nuove unità di fanteria dotate di BTR-3E, BTR-4E e BTR-80: 10.mo Reggimento di fanteria di montagna (Chervontsij); 14.ma Brigata motorizzata (Vladimir-Volinskij); 53.ma Brigata motorizzata (Novaja Lumbirka); 54.ma Brigata motorizzata (Artjomovsk); 57.ma Brigata motorizzata (Kirovograd); 58.ma Brigata motorizzata (Kontop); 59.ma Brigata motorizzata (Vinnitsa). 3 unità di artiglieria: 40.ma e 43.ma Brigata d’artiglieria (Devichkij) e 44.ma Brigata d’artiglieria (Lvov) e anche 4 unità speciali: 81.ma Brigata paracadutisti (Konstantinovka); 129.mo Reggimento ricognizione (Marjupol); 130.mo e 136.mo Reggimento ricognizione (Rovno). Le unità di Marjupol, Konstantinovka e Artjomovsk essendo oramai troppo deboli per la prima linea, venivano integrate in “nuove” brigate o “reggimenti”. Infine diverse unità erano completamente scomparse: 17.ma Brigata corazzata; 128.ma Brigata fanteria di montagna; 55.ma Brigata d’artiglieria; 79.ma Brigata aeroportata; 3.zo e 8.vo Reggimento forze speciali; 95.ma Brigata; 93.ma Brigata, 13.mo, 24.mo, 25.no e 40.mo Battaglione della Guardia nazionale; Battaglione Donbass e un’altra dozzina di “battaglioni territoriali”. Infine, a Pravij Sektor veniva intimato di ritirare i propri battaglioni dalle zone operative nel Donbas, se non si sottoponevano al comando dell’esercito ucraino. Ciò avveniva dopo la resa di Kolomojskij a Poroshenko, imponendo un ultimatum agli squadroni della morte di Pravij Sektor, a cui “non si può disobbedire“. Kolomojskij finanziava i nazibattaglioni Azov, Ajdar, Donbass, Dnipro-1 e Dnipro-2, i 3 battaglioni islamisti ceceni e il battaglione dell’OUN. Nell’arco di una settimana, il tentativo dei neonazisti di Pravij Sektor d’imporre il loro duce Jarosh allo Stato Maggiore dell’esercito ucraino svaniva nella nuvola dell’umiliazione inflitta dai medesimi militari, che ora si vendicavano delle umiliazioni subite in precedenza da Pravij Sektor. L’ordine di Poroshenko non riguardava il reggimento ‘Azov‘ e le altre formazioni della Guardia nazionale. Poroshenko, sfruttando la resa di Kolomojskij, s’imponeva su tutti gli eventuali rivali, e il peso del SBU diveniva ancor grande nell’Ucraina di Poroshenko, con Nalivajchenko, capo del SBU, che prometteva “una nuova fase dell’operazione contro il terrorismo nella regione di Odessa, con una pulizia accurata“. Nel frattempo, il SBU lanciava un’operazione contro Dnipro-1, il cui miliziano Denis Gordeev, anche membro di Pravij Sektor, aveva assassinato un suo agente. Tutto ciò nonostante Kolomojskij avesse speso per gli 800 mercenari del nazibattaglione Dnipro-1, comandato da Jurij Bereza, qualcosa come 10 milioni di dollari, o avesse donato ai 1000 mercenari di Andrej Biletskij, del nazibattaglione Azov, blindati KrAZ, BTR-3E e BTR-4E, equipaggiamenti individuali e reclutato diversi “volontari” esteri, come una ventina di ustascia croati. Nel frattempo, Poroshenko offriva al ducetto di Pravij Sektor, Dmitrij Jarosh, una posizione al ministero della Difesa, “Posso confermare che Dmitrij Jarosh ha ricevuto una proposta del presidente per una carica al ministero della Difesa. Sarei molto contento se Jarosh iniziasse a lavorare nell’amministrazione statale. Dirò di più: vedo che è molto annoiato alla Rada ed è stato ferito in battaglia. Sarei molto lieto di creare, insieme a Jarosh, l’Unione dei volontari per la Difesa dell’Ucraina sulla base dei sistemi estone, finlandese e svizzero” annunciava Anton Gerashenko, consulente di Poroshenko. Intanto, mentre il 26 marzo arrivavano dagli USA 10 blindati Humvee presso l’aeroporto di Borispol, dove Poroshenko ringraziava l’incaricato d’affari degli Stati Uniti Bruce Donahue, l’aumento delle dimensioni dell’esercito, da 168000 all’inizio del 2014 a 250000 oggi, causava degli imprevisti… Il ministero della Difesa di Kiev annunciava che mancavano i 27 milioni di euro per alimentare i soldati!

E10jLhEMKBsNel frattempo, presso le FAN, il 1° Battaglione Slavjansk diveniva 1.ma Brigata di Fanteria Meccanizzata Slavjansk, formata con volontari dell’Armata ortodossa e diversi mezzi BRDM-2, BTR-80, T-72B1V ex-ucraini catturati nel saliente di Debaltsevo.

I novorussi pronti per l’offensiva a maggio
Jurasumij, PolitRussiaRussia Insider

Al momento nessuna delle due parti in Ucraina ha la forza di lanciare un’offensiva su larga scala. Alla fine di aprile, però, i ribelli avranno completato la formazione di numerose nuove unità. Operazioni di combattimento nel Donbas, quando, come, quanto sul serio? C’è molto da indovinare e speculare sull’argomento, e ancora più all’avvicinarsi delle vere operazioni.

V3QfCfmFPuEDal lato governativo
Sarebbe ingenuo e stupido aspettarsi operazioni offensive su larga scala da parte della junta nelle prossime settimane. La debacle di Debaltsevo non solo ha colpito il morale delle truppe, ha anche inflitto una colossale perdita di mezzi alle FAU (‘Forze armate dell’Ucraina’). La campagna invernale è costata più di un quarto di tutti i blindati e carri armati, e un sesto dell’artiglieria. La maggior parte di tali perdite è totale e irreversibile. Naturalmente, qualunque equipaggiamento danneggiato riparabile sarà già tornato in servizio, ma le perdite invernali non possono essere sostituite. Le unità delle FAU adottano nuove strutture organizzative: batterie di artiglieria con quattro pezzi, alcuni battaglioni non più meccanizzati ma semplicemente di fanteria, e le nuove unità sono designate fanteria da subito. Nessuno pretende che siano meccanizzate. La situazione dell’artiglieria è più o meno stabile, ma anche qui vi sono cambiamenti significativi. L’artiglieria è sempre più trainata, divenendo piuttosto vulnerabile in una guerra moderna. Inoltre, vi è carenza di cannoni trainati (ad esempio, degli obici Msta-B da 152mm). Le unità corazzate pronte al combattimento si riducono costantemente di numero. Il tempo in cui le FAU schieravano 10 battaglioni di carri armati completi e con equipaggi addestrati è finito. Le carenze erano già visibili nella campagna invernale. Unità con equipaggi da addestrare furono inviate al fronte per rafforzare la prima linea. Non vi è materiale e personale per creare nuove unità, non vi sono più nei depositi materiali disponibili. Tutto ciò che era utilizzabile è stato già inviato al fronte, e parte è andato perso in battaglia. I nuovi carri armati si contano sulle dita di una mano. Tutto ciò che viene pubblicizzato come nuovo in realtà vecchi carri armati revisionati, ce ne sono ancora 2000 disponibili. Tuttavia, non vi sono parti di ricambio, capacità industriale e… soldi per consentirne la produzione di massa. Pertanto, le FAU si concentrano su non più di 6-7 battaglioni carri, compresi i mezzi delle unità di addestramento. Formalmente ci sono 12-13 battaglioni carri armati, ma la loro forza è pari alla metà. Inoltre, il ritmo di costruzione dei mezzi indica che le FAU possono aggiungere al massimo un battaglione in due mesi, a condizione che non subiscano perdite. La situazione non è migliore con i blindati. Le consegne sono ritardate per ragioni banali e anche un po’ comiche. L’occidente, con le sanzioni alla Russia, introduce anche de facto il blocco militare-tecnico dell’Ucraina. Ci sono molti elementi di fondamentale importanza, in primo luogo i motori, che l’Ucraina non produce e non può ricevere dall’estero. I fornitori occidentali si rifiutano, portando al crollo di molti programmi importanti: le consegne dei veicoli Dozor-B non sono mai nemmeno cominciate, gli automezzi KRAZ per esigenze militari sono prodotti in poche decine al mese, anche se in teoria l’industria potrebbe costruirne centinaia, la produzione dei BTR è in ritardo per mancanza di pezzi di ricambio, assolutamente necessari per la riparazione dei mezzi danneggiati. Tali fattori hanno costretto la junta a privare della mobilità non solo le nuove unità, molte ancora da creare, ma anche le unità “meccanizzate” delle vecchie brigate. Non posso fare a meno di essere d’accordo con il caporedattore di Tsenzor.net, Jurij Butusov, che la scrematura parziale dei costosi mezzi pesanti per creare nuovi gruppi è più nociva che utile. Le nuove unità non saranno pronte prima dell’estate, e l’assenza di corazzati nelle vecchie unità ne ridurrà notevolmente le capacità offensive. Ma non è la fine dei problemi. La prima ondata della smobilitazione accelera. Kiev ha deciso di non rischiare di tenersi i soldati più anziani. Ciò tuttavia temporaneamente riduce la forza di prima linea sul fronte (solo 30-35000 truppe a gennaio). Non ci può essere alcun aumento della forza organica fino a quando i nuovi contingenti saranno addestrati (maggio-giugno), ed è anche discutibile se possano mantenere la forza attuale. Inoltre, i soldati esperti smobilitati saranno sostituiti da reclute spedite da tutta l’Ucraina.
Conclusione. Sono ancora del parere che la junta non condurrà operazioni offensive, non ne ha la capacità. Fino a maggio-giugno non potrà nemmeno mantenere gli effettivi delle forze, anche se non sono il fattore principale. La mancanza di mezzi e rifornimenti è ciò che realmente impedisce alla junta di schierare un raggruppamento militare considerevole. Inoltre, il numero di unità effettivamente pronte al combattimento declina dal luglio 2014. A quel tempo, la forza attiva era di 50mila effettivi, ora non più di 30mila. Il resto sono unità di supporto. Tuttavia, ci sono forze contrarie alla pace nel Donbas. La leadership di molte unità “volontarie” è consapevole che a lungo andare la pace significa la loro rapida morte (possibilmente anche in senso fisico). La guerra può prolungarne l’agonia e anche renderne l’esistenza utile ai loro burattinai. Non possono sprecare tale opportunità.

16I ribelli
Anche qui non tutto va bene riguardo i preparativi per le operazioni di combattimento. Tuttavia, i problemi sono diversi, la junta non può attaccare e il suo potenziale militare diminuisce ad ogni campagna, mentre le unità repubblicane non sono ancora pronte a condurre offensive su larga scala. Perché le FAN possono condurre una grande offensiva in estate, ma non in inverno? Per due ragioni. In estate, le unità FAU inaspettatamente finirono attaccate dalle unità del “Vento del nord”, intrappolate e decisamente sconfitte. D’inverno i giovani eserciti repubblicani dovettero penetrare difese ben preparate, inoltre fu deciso di non inviare in battaglia le forze del “Vento di Borea”, mentre il potenziale militare delle Forze Armate della Nuova Russia, FAN, non erano ancora pronte a un’offensiva su larga scala. La pianificazione della seconda campagna estiva prevede la formazione di numerose nuove unità delle FAN (5-7 nuove Brigate di fucilieri motorizzati, 2-3 battaglioni carri armati, nuove unità d’artiglieria), scopo della grande mobilitazione. Non solo gli effettivi aumentano, ma anche la loro potenza di fuoco, assieme ad artiglieria e forza corazzata. Ciò è possibile per la grande quantità di materiale catturato e il supporto tecnico della Russia. Creazione e addestramento delle nuove unità si concluderanno a fine aprile (o forse a maggio). A quel punto le FAN saranno chiaramente superiori alle FAU non solo tecnicamente ma anche numericamente, e se si considera l’assistenza passiva del “Vento di Borea” ai fronti secondari, questa superiorità sarà abbastanza percettibile.
Conclusione. Non bisogna aspettarsi grandi operazioni offensive delle FAN prima della fine di aprile. Inoltre, operazioni premature potrebbero ritardare la “smobilitazione” delle FAU. Naturalmente, ciò lascia ricognizione e preparazione al tiro attivi. Soprattutto dato che ciò richiede diverse settimane, a giudicare dall’esperienza delle battaglie invernali. Non mi aspetto operazioni offensive su larga scala, anche con obiettivi limitati (ad esempio, la liberazione di una città) nelle prossime settimane. Allo stesso tempo, la situazione continuerà a rendersi più tesa. Il caos nella junta (la lotta Poroshenko-Kolomojskij) può provocarne il collasso prematuro, ma anche allora sarebbe stupido per le FAN attaccare prima di raggiungere la piena disponibilità. Penso che il comando delle FAN non farà qualcosa di stupido. Inoltre, non ha bisogno di affrettarsi, la junta è sempre più debole ogni mese che passa.

Ukraine_867541aTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La nuova strategia di Putin nel Mediterraneo

F. William Engdahl New Eastern Outlook 29.03.2015WireAP_22239a7bc3094190bd426dca41294cb2Mentre l’attenzione era concentrata nelle ultime settimane sul ruolo della Russia e del Presidente Vladimir Putin nel mediare un nuovo cessate il fuoco in Ucraina orientale, il presidente russo ha compiuto due cruciali missioni di Stato a Cipro ed Egitto, che condividono la frontiera sul Mar Mediterraneo orientale, mare strategico la cui importanza crescente nel confronto tra NATO e Russia non va sottovalutata. Per più di 2000 anni il Mar Mediterraneo è stato uno dei mari più strategici del mondo, collegando petrolio e gas del Medio Oriente a i mercati dell’Unione europea; collegando Oceano Indiano, Cina, India, Corea del Sud e resto dell’Asia ai mercati europei e all’Oceano Atlantico attraverso il Canale di Suez, e collegando la base navale russa in Crimea della Flotta del Mar Nero agli oceani Atlantico ed Indiano. In breve collega Europa, Eurasia ed Africa. Con ciò in mente, diamo un’occhiata agli ultimi viaggi di Putin.

Cairo
Il 9 febbraio il presidente russo ha incontrato il presidente dell’Egitto Abdalfatah al-Sisi a Cairo. Quando al-Sisi, a capo delle forze armate egiziane, guidò il colpo di Stato che spodestò Muhamad Mursi e il suo regime dei Fratelli musulmani sostenuto dagli Stati Uniti, nell’agosto 2012, Putin fu tra i primi a sostenere la candidatura presidenziale di al-Sisi. Nell’agosto 2014 al-Sisi incontrò Putin a Mosca mentre Washington divenne avversario aperto del presidente egiziano. Pochi dettagli dell’ultima visita a Cairo sono stati diffusi, ma Putin ha detto che s’è deciso d’incrementare commercio e cooperazione militare, e la Russia ha iniziato la fornitura di armi all’Egitto dopo la firma di un memorandum. Accordi commerciali furono inoltre seguiti dalla visita di Putin, tra cui un probabile accordo tra l’agenzia Rossija Segodnja e il quotidiano egiziano al-Ahram. Nei giorni successivi al vertice di Cairo tra Putin e al-Sisi, Russia ed Egitto firmavano un accordo per la costruzione di quattro reattori nucleari russi in Egitto. Daranno una spinta importante alla problematica rete elettrica dell’Egitto; allo stesso tempo al-Sisi annunciava che l’Egitto avrebbe aderito alla nuova Unione eurasiatica della Russia con un accordo di libero scambio. L’unione è costituita da Russia, Bielorussia, Kazakistan e Armenia; l’annuncio del presidente ucraino Viktor Janukovich all’UE che l’Ucraina si sarebbe unita all’unione eurasiatica, spinse gli Stati Uniti al palese colpo di Stato di Majdan.Suddivisione_amministrativa_di_CiproIl gioiello marittimo cipriota
Poi, due settimane dopo i colloqui a Cairo, il 25 febbraio, il Presidente Putin riceveva il presidente cipriota Nicos Anastasiades al Cremlino per discutere di varie questioni comuni. Anastasiades colse l’occasione per criticare le sanzioni dell’Unione europea a Mosca dichiarando: “il minimo che potessi fare è visitare la Russia in questi tempi difficili, e garantirle che, nonostante la situazione, i nostri rapporti si svilupperanno ancora. Qualunque sanzione contro la Russia affligge altri Paesi membri dell’Unione europea, come la mia patria, che per molti aspetti dipende dalla Russia“. Mentre ciò può essere di aiuto per il futuro della Russia contro ulteriori sanzioni dell’Unione europea, il nocciolo dei colloqui riguardava la cooperazione militare Cipro-Russia. Qui Cipro ha offerto i suoi porti alla Marina russa per determinati scopi, “alle navi russe coinvolte nella lotta al terrorismo e alla pirateria“. Le navi russe utilizzeranno il porto cipriota di Limassol, che ospita 30-50000 russi, un quarto della popolazione della città. Al momento solo una base navale mediterranea è a disposizione della Russia, il porto siriano di Tartus. Da parte sua, con l’approvazione della Duma, Putin offriva a Cipro la riduzione del debito, in contrasto con la posizione draconiana dell’UE sulla crisi a Cipro del 2013, quando l’UE confiscò depositi bancari ciprioti per oltre 100 milioni di euro, un furto, quale condizione per un piano di salvataggio draconiano. Centinaia di aziende russe offshore e cipriote ne furono colpite, retrospettivamente era chiaramente l’avvio della strategia di Washington-Bruxelles per indebolire la Russia di Putin. Le proteste di Majdan a Kiev iniziarono sei mesi dopo le confische di Cipro. Questa volta Putin, nonostante le sanzioni finanziarie e la guerra economica dell’Ufficio sul terrorismo finanziario del Tesoro USA (ufficialmente chiamato Ufficio terrorismo ed intelligence finanziaria), offriva a Cipro la rapida riduzione del debito. La Russia ha accettato di ristrutturare il prestito da 2,5 miliardi di euro dato a Cipro nel 2011, riducendo l’interesse al 2,5% dal 4,5% ed estendendo le scadenze del debito al 2021. Le relazioni tra Cipro e Russia hanno un notevole potenziale. Cipro in particolare ha recentemente confermato gli enormi giacimenti di petrolio e gas naturale offshore. Secondo quanto riferito si discute se invitare Gazprom a contribuire a svilupparli, minando seriamente la strategia degli Stati Uniti e della NATO per bloccare South Stream e altre rotte del gas russo verso l’UE. La risposta del dipartimento di Stato degli Stati Uniti alla ripresa delle relazioni Russia-Cipro fu agitata, per usare un eufemismo. L’ambasciatore USA a Cipro John Koenig inviava un tweet esprimendo l’ultima principale preoccupazione degli ambasciatori statunitensi, il 28 febbraio, subito dopo l’assassinio a Mosca della figura dell’opposizione Boris Nemtsov: “Cosa pensano i ciprioti quando vedono la Russia, questa settimana? La visita e le dichiarazioni di Anastasiades o l’assassinio di Nemtsov?” Koenig grossolanamente implicava un legame tra la visita di Anastasiades a Mosca e l’omicidio di Nemtsov, dicendo in un altro tweet che Putin aveva assassinato Nemtsov. Il tweet di Koenig ha suscitato un coro di proteste a Cipro e la sua dipartita per giugno fu annunciata da Washington. Koenig apparentemente spesso twitta con il collega a Kiev, l’ambasciatore degli USA Geoffrey Pyatt, l’orchestratore della distruzione dell’Ucraina con Nuland.
Quando i recenti colloqui Russia-Cipro vengono analizzati nel contesto della visita del Presidente Putin a Cairo, un’affascinante mappa strategica appare dispiacendo i neo-conservatori di Washington e i loro alleati europei. Possiamo aspettarci che Washington lavori dietro le quinte per inasprire gli attriti tra Turchia, Paese della NATO, e Cipro greco-ortodossa, nonché aumenti le pressioni su al-Sisi. Infatti, il 26 febbraio caccia turchi avevano apertamente violato lo spazio aereo greco, annunciando unilateralmente un’esercitazione militare con tiri diretti per marzo sul Mar Egeo, in gran parte in acque internazionali greche e sull’isola greca di Limnos, riscaldando la zuppa geopolitica. In Egitto, sulle TV controllate dai Fratelli musulmani appoggiati da Obama e CIA, erano comparsi dei video volti ad imbarazzare al-Sisi. I nastri pretendono di svelare le telefonate private di al-Sisi, allora generale, subito dopo la cacciata di Mursi e della Fratellanza, per discutere degli aiuti finanziari che Mursi chiedeva agli alleati arabi del Golfo che appoggiarono l’azione anti-Fratellanza di al-Sisi. Lo scandalo sembra aver fallito, data la popolarità di al-Sisi in Egitto e il sostegno dei leader arabi del Golfo appare inalterato. Ciò indica che Washington è sempre più a disagio con la geopolitica russa nel Mediterraneo orientale.

41d53685274fd40204cbF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vladimir Putin si rivolge al Comitato del Servizio di Sicurezza Federale

The Saker 26 marzo 2015

Vladimir Putin ha partecipato a una riunione del Comitato del Servizio di Sicurezza Federale. I partecipanti alla riunione riassumono i risultati delle operazioni del Consiglio di Sicurezza federale nel 2014 e fissano gli obiettivi prioritari per il 2015.

2014378595635734_20Presidente della Russia Vladimir Putin:
Buon pomeriggio, colleghi.
Attribuiamo sempre grande importanza al lavoro delle agenzie chiave per la sicurezza nazionale. Oggi, nel quadro di questa riunione del comitato allargato si riassumeranno i risultati delle operazioni del servizio di sicurezza federale nel 2014 e si fisseranno gli obiettivi prioritari per il futuro. Vorrei iniziare dicendo che, come tutti sapete, l’anno scorso non è stato facile. La situazione mondiale è esacerbata. Abbiamo assistito a crescenti tensioni in Medio Oriente e altre aree del mondo, mentre un colpo di Stato ha provocato la guerra civile in Ucraina. La Russia compie notevoli sforzi per riconciliare le parti e normalizzare la situazione. Abbiamo già ricevuto e continuiamo a ricevere migliaia, addirittura centinaia di migliaia di profughi e facciamo tutto il possibile per evitare una catastrofe umanitaria. Tuttavia, la nostra posizione, la nostra politica indipendente e anche tentativi di aiutare chi ne ha bisogno, anche in Ucraina e altre regioni, irritano coloro che tradizionalmente chiamiamo nostri colleghi e partner. Usano tutto il loro arsenale della cosiddetta deterrenza della Russia: da tentativi d’isolamento politico e pressione economica aller operazioni di guerra delle informazioni e dei servizi speciali su larga scala. Come è stato recentemente dichiarato apertamente: chi non è d’accordo verrà costretto continuamente. Tuttavia, ciò non funziona con la Russia; mai ha funzionato e mai lo farà. Nel frattempo, la NATO sviluppa le sue forze d’intervento rapido e costruisce infrastrutture vicino ai nostri confini. Si tenta di violare la parità nucleare esistente, i segmenti in Europa e Asia-Pacifico del sistema ABM vengono creati ad un ritmo accelerato. Vorrei ricordare che il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal trattato sui missili anti-balistici ha sconvolto le basi del sistema di sicurezza internazionale moderno. Sistemi completamente nuovi sono sviluppati per attuare l”attacco fulmineo globale’ e operazioni spaziali. Tuttavia, è ovvio che nessuno è mai riuscito ad intimidire questo paese o farvi pressione, e nessuno mai lo farà. Abbiamo sempre avuto e sempre avremo una risposta adeguata a tutte le minacce, interne ed esterne, alla sicurezza nazionale. Un altro punto che vorrei indicare è che la situazione non può rimanere così per sempre. Cambierà, per il meglio spero, anche in questo Paese. Tuttavia, non cambierà in meglio se soccombiamo e arrendiamo ad ogni passo. Cambierà per il meglio solo se diventiamo più forti. Oggi vorrei ringraziare voi e i vostri colleghi per il lavoro preciso e coordinato dell’anno scorso, per l’adempimento integrale dei compiti e il coraggio dimostrato, per la protezione affidabile della sicurezza della Russia e degli interessi nazionali.
Colleghi,
Il vostro carico di lavoro complessivo e la responsabilità ovviamente cresceranno quest’anno. Siete di fronte alla sfida per migliorare l’efficienza in tutti i settori dei vostri compiti. La lotta al terrorismo rimane il vostro compito più importante. Alcune tendenze positive sono emerse in questo campo negli ultimi anni. Ci sono stati 2,6 volte meno reati connessi al terrorismo nel 2014 che nel 2013. Se guardiamo gli ultimi 5 anni, il loro numero complessivo è sceso di 9 volte. Tali risultati sono stati chiaramente possibili grazie alle azioni concertate di FSB, agenzie di sicurezza e forze dell’ordine, coordinate dal Comitato anti-terrorismo nazionale. Dobbiamo rafforzare le dinamiche positive e costantemente cacciare i gruppi criminali clandestini. Non è facile; i terroristi combattono di nascosto compiendo attentanti come quello di Groznij dello scorso anno. L’analisi statistica mostra che possiedono ancora una notevole quantità di armi. Siete anche consapevoli del fatto che cittadini della Russia e della CSI vengono addestrati presso i cosiddetti punti caldi, anche dai gruppi dello Stato islamico sul territorio della Siria e altri Paesi. Potrebbero essere usati contro di noi, contro la Russia e i suoi vicini. E’ quindi di vitale importanza adottare misure supplementari per distruggere legami e risorse internazionali dei terroristi e bloccarne il passaggio in Russia. Non dovrebbero potersi muovere nelle regioni o penetrare nelle nuove regioni della Federazione russa, Crimea e Sebastopoli. La vostra missione è diretta a fornire la massima protezione antiterrorismo possibile negli eventi internazionali che si terranno in Russia quest’anno. In primo luogo le celebrazioni del 70° anniversario della Grande Vittoria e i vertici BRICS e SCO ad Ufa. Inoltre, dobbiamo rafforzare le misure volte a impedire terrorismo, radicalismo ed estremismo, soprattutto tra i giovani, immigrati e gruppi svantaggiati, e coinvolgere più attivamente influenti organizzazioni pubblici e religiosi in questi sforzi.
Alla riunione del consiglio del Ministero dell’Interno ai primi di marzo, ho notato che l’anno scorso il numero di crimini estremisti purtroppo è salito di quasi il 15 per cento. Ovviamente, dobbiamo aumentare il coordinamento tra i servizi speciali e le forze dell’ordine in questo campo e utilizzare tutti i più recenti metodi e mezzi, comprese le tecnologie dell’informazione all’avanguardia. Le agenzie di controspionaggio hanno lavorato in modo efficiente e costante lo scorso anno. Le loro operazioni speciali hanno portato alla sospensione delle attività di 52 ufficiali e 290 agenti dei servizi speciali stranieri. Oggi è particolarmente importante migliorare la protezione dei dati riguardanti i segreti nazionali ed evitare fughe di informazioni su sviluppo della nostra organizzazione militare, piani di mobilitazione e tecnologie della difesa e industriali. I servizi speciali occidentali continuano i tentativi di utilizzare le organizzazioni pubbliche, non governative e politicizzate per perseguire i propri obiettivi, principalmente screditare le autorità e destabilizzare la situazione interna in Russia. hanno già programmate le loro azioni per le prossime campagne elettorali del 2016-2018. Come ho già detto in numerose occasioni, e ripeto ancora una volta: siamo pronti al dialogo con l’opposizione, continueremo la nostra collaborazione con la società civile nel senso più ampio del termine. Dobbiamo sempre ascoltare le critiche costruttive alle azioni delle autorità o mancanza di tali azioni, a qualsiasi livello. Dialogo e collaborazione sono sempre utili, sono di vitale importanza per qualsiasi Paese, anche il nostro. Tuttavia, è inutile discutere con coloro che operano ordini dell’estero nell’interesse di qualche altro Paese, piuttosto che il proprio. Pertanto, continueremo a prestare attenzione alle organizzazioni non governative dai finanziamenti esteri; confronteremo i loro obiettivi dichiarati con le loro attività attuali e chiuderemo le eventuali violazioni.
Colleghi,
Garantire stabilità economica e lotta alla corruzione rimangono tra i vostri compiti prioritari. Vorrei chiedervi di prestare particolare attenzione ai casi di abuso e appropriazione indebita dei fondi di bilancio, comprese quelli assegnate alla Difesa dello Stato. Si dovrebbe cooperare strettamente con la Camera dei conti, il Servizio della Guradia di Finanza federale e altre agenzie di controllo. Si dovrebbe essere più attivi nel rivelare e contrastare l’affarismo sui mercati azionari e valutari russi che possono comportare variazioni dei tassi di cambio e destabilizzare il sistema finanziario della nazione. Dobbiamo continuare i nostri sforzi nel sostenere le aziende russe all’estero e proteggerne gli interessi. La concorrenza economica è dura, come sapete. Non tutti i concorrenti delle società russe sono disposti a lavorare onestamente. I principi comuni su commercio, cooperazione ed investimenti sono violati. Vediamo tentativi di compromettere la reputazione aziendale di società russe in ogni modo possibile. Bisogna rispondervi, senza indugio e con competenza, nell’ambito della vostra autorità. Compiti gravi si trova ad affrontare l’FSB della frontiera. L’infrastruttura dei confini va migliorato lungo tutte le nostre frontiere, mentre segmenti tradizionalmente complicati nel Caucaso del Nord, Asia centrale e piattaforma artica russa devono essere rafforzati. Il confine russo-ucraino richiede la nostra attenzione, naturalmente. La situazione è complicata: migliaia di persone cercano di fuggire dal conflitto armato nel sud-est dell’Ucraina e passano in territorio russo, a volte anche senza documenti essenziali. E’ importante continuare a garantire il passaggio senza ostacoli dei rifugiati e la circolazione dei veicoli con carico umanitario. Allo stesso tempo, dobbiamo rivelare chi volontariamente partecipa alle repressione dei residenti pacifici, che cercano di coprire le tracce o pianificano crimini sul territorio della Federazione Russa. Quindi, la protezione dei media nazionali dovrebbe rimanere sotto controllo speciale. Il numero di attacchi informatici ai siti web ufficiali e sistemi informativi delle autorità russe non diminuisce; circa 74 milioni di tali attacchi furono respinti solo lo scorso anno. Inoltre, sono stati identificati oltre 25000 risorse internet con pubblicazioni illegali. Più di 1500 siti web estremisti sono stati chiusi. Dobbiamo continuare gli sforzi per liberare il cyberspazio russo dai materiali illegali, criminali, utilizzare più attivamente le moderne tecnologie per questo scopo e partecipare alla creazione di un sistema di sicurezza d’informazione internazionale. No parliamo di limitare la libertà on line, tutt’altro. Parliamo di garantire sicurezza ed ordine pubblico nel rigoroso rispetto degli opportuni norme e standard russi e internazionali, senza impedire alle persone di comunicare on-line e la pubblicazione di informazioni legittime, valide e corrette.
Colleghi,
Negli ultimi anni, abbiamo fatto molto per migliorare materiale e supporto tecnico del Servizio di sicurezza federale. Stipendi, pensioni e prestazioni sociali per il personale attivo e in pensione sono cresciuti in modo significativo. Abbiamo praticamente risolto il problema degli alloggi permanenti. Nel solo 2014, 65 condomini designati sono stati commissionati (5200 appartamenti). Contemporaneamente lavoriamo per aumentare gli alloggi di servizio. Lo Stato continuerà a fornirvi le migliori condizioni di servizio, a prendersi cura delle famiglie di coloro caduti nell’adempimento del dovere. Faremo certamente tutto il necessario per assicurare che tutte le unità del FSB siano dotate dei più moderni armamenti, tecnologia ed equipaggiamenti speciali. Allo stesso tempo, proprio come tutte le altre agenzie, si affronta il compito di un più razionale uso dei finanziamenti statali ed altre risorse. Dovete mostrare la massima responsabilità e concentrazione nell’assolvere tutte le attività che si presentano.
In conclusione, vorrei augurarvi successo e nuovi evidenti risultati nel vostro servizio, di cui il Paese ha tanto bisogno.
Grazie per l’attenzione.Russian President Putin gives an interview at the Novo-Ogaryovo state residence outside MoscowTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra delle petrovalute

Gulam Asgar Mitha (Canada) Oriental Review 22 marzo 2015Us Dollar Versus China YuanLa segretaria di Stato Hillary Clinton, nel 2007 chiese all’ex-primo ministro australiano Kevin Rudd “come imporsi ai propri banchieri?”, preoccupata per i crescenti potere e presa della Cina sulle finanze USA, e secondo Wikileaks Rudd disse a Clinton di usare la forza come ultima risorsa. I cinesi si fidano degli USA? Da superpotenze, sono diffidenti. Per gli USA è sempre stata questione di affari, non di amicizia o interesse altrui, ma dei propri. Ciò è comprensibile. Sull’arroganza statunitense, una volta lessi da qualche parte che tale arroganza era piovuta dall’eroe greco di qualche tragedia classica. Entriamo in una nuova epoca, quella della guerra valutaria che metterà alla prova la forza dell’economia statunitense e del dollaro contro la forza dell’economia cinese e dello yuan. La corda nel tiro alla fune sarà il greggio. L’egemonia economica statunitense è contestata dalla Cina e di conseguenza è naturale che gli Stati Uniti cerchino di mantenere la loro posizione geopolitica e finanziaria globale. Tra tali giganti, il sistema finanziario globale potrebbe essere completamente ridefinito con una guerra devastante in Medio Oriente. Qualche anno fa lessi il libro “Petrodollar Warfare” di William Clark, pubblicato nel 2005, quando l’euro era una moneta in crescita e lo yuan un sogno lontano. Clark scrisse che la logica dell’intervento (in Iraq) non era solo il controllo dei giacimenti petroliferi, ma anche dei mezzi con cui il petrolio viene scambiato sui mercati mondiali. Sadam fu deposto dagli Stati Uniti e dai loro alleati arabi (che avevano i dollari come valuta di riserva) perché si rifiutava di vendere petrolio in dollari USA. La stessa sorte fu inflitta alla Libia di Gheddafi. Ora l’Iran è nel mirino degli USA non perché svilupperebbe la bomba nucleare che la CIA nega, ma perché vende il petrolio in diverse valute nella sua borsa sull’isola di Kish. La Cina compra petrolio nei mercati internazionali da Paesi che accettano lo yuan. Secondo l’US Energy Information Agency (EIA), la Cina nel 2013 è diventata la seconda importatrice di petrolio con 6,2 milioni di barili/giorno (MMBOPD), leggermente dietro gli Stati Uniti a 6,6 MMBOPD. Sempre per l’EIA, la Cina diverrà il maggiore importatore di petrolio nel 2014-15. Non solo, ma la produzione di petrolio della Cina tramite l’acquisizione di azioni all’estero è aumentata dai pochi 150000 barili al giorno del 2005 ai 2,7 MMBOPD nel 2013. La Cina importa il 52% del petrolio greggio dal Medio Oriente (10% dall’Iran e 20% dall’Arabia Saudita), mentre al contrario gli Stati Uniti hanno ridotto le proprie importazioni dall’Arabia Saudita al 16%, mentre le importazioni dal Canada sono in costante aumento. Nel 2010 la produzione di petrolio degli Stati Uniti era 9,7 MMBOPD e il consumo del 19,2 MMBOPD. Tale equilibrio è cambiato nel 2014, la produzione di petrolio è aumentata a 13,4 MMBOPD grazie allo scisto, mentre il consumo è diminuito a 18,7 MMBOPD grazie all’energia alternativa e all’efficienza dei carburanti. Le importazioni nette, quindi, sono ulteriormente diminuite nel 2014 di 1,3 MMBOPD (fonte: EIA)
Da oltre 40 anni il dollaro degli Stati Uniti ha goduto della posizione di rendita di valuta di riserva globale. Nel 1971, il presidente Richard Nixon ordinò la cancellazione della convertibilità diretta del dollaro degli Stati Uniti in oro per via dell’inflazione causata dalla guerra del Vietnam, dal deficit commerciale e dall’aumento del prezzo del petrolio che svalutò il dollaro rispetto al prezzo dell’oro stabilito a Bretton Woods, che legava indirettamente tutte le altre valute (tra cui la sterlina inglese) al gold standard, con cui le banche centrali commerciavano l’oro sulla base del rapporto di 35 dollari USA per oncia. Subito dopo, Nixon negoziò con l’Arabia Saudita affinché i prezzi del petrolio, in futuro, fossero denominati in dollari USA scollegando l’oro del gold standard dallo standard dell’oro nero, in cambio di armi e protezione. Tutti i tredici Paesi OPEC, tra cui l’Iran, adottarono la vendita del petrolio in dollari USA. Ciò permise agli Stati Uniti di esportare gran parte della propria inflazione. Nel gennaio 2015, la Banca dei regolamenti internazionali (BRI) ha pubblicato un documento intitolato Credito globale in dollari: collegamenti tra politica monetaria e di leva indicando “che dalla crisi finanziaria globale (del 2008), banche e investitori obbligazionari hanno aumentato la circolazione creditizia in dollari statunitensi, presso mutuatari non bancari al di fuori degli Stati Uniti, da 6000 miliardi di dollari a 9 trilioni (erano 2000 miliardi dollari nel 2001). Tale incremento dovuto al quantitative easing (QE) della Federal Reserve Bank ha implicazioni sulla comprensione della liquidità globale e la trasmissione della politica monetaria“. Il rapporto analizza l’entità impressionante e sconvolgente del debito globale in dollari USA. Nel linguaggio profano il debito è il risultato diretto della stampa di dollari statunitensi dal 2008. Secondo SWIFT (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication) lo yuan cinese è diventato una delle primi cinque valute di pagamento del mondo, nel novembre 2014, superando il dollaro canadese e il dollaro australiano. I pagamenti globali in yuan sono aumentati del 20,3 per cento nel dicembre 2014. CIPS (China International Payments System) avvicinerà lo yuan alle altre principali valute mondiali come dollaro statunitense, yen, sterlina ed euro. E’ possibile che in pochi anni lo yuan condivida la stessa posizione con il dollaro quale petrovaluta e che il prezzo del petrolio sarà sia in yuan che in dollari. Ciò causerà una massiccia migrazione di dollari negli Stati Uniti da Paesi e investitori stranieri con conseguente iperinflazione. Dopo aver spiegato l’impatto dello yuan in pochi anni e la dipendenza del debito globale a causa delle politiche di QE degli Stati Uniti, rivolgiamo la nostra attenzione al nuovo CIPS che sarà lanciato entro la fine del 2015 in alternativa a SWIFT, collegando oltre 9000 istituzioni finanziarie in 200 Paesi, agevolando le transazioni valutarie globali. Secondo Reuters del 9 marzo 2015 “il lancio di CIPS eliminerà uno dei maggiori ostacoli all’internazionalizzazione dello yuan e dovrebbe aumentare notevolmente l’uso globale della valuta cinese, tagliando costi e tempi delle transazioni“. Secondo Reuter “CIPS diverrà la superstrada dello yuan”.
In questi scenari, i 40 anni di matrimonio di convenienza politica ed economica tra Arabia Saudita e Stati Uniti probabilmente cambieranno. L’Iran potrebbe emergere come superpotenza regionale in Medio Oriente e stretto alleato dei cinesi e russi nella Shanghai Cooperation Organization (SCO). Una nuova OPEC con le testate nucleari, come suggerito dal professor David Wall sul Journal of International Affair di Matthew Brummer, Shanghai Cooperation Organization e Iran: una potente unione. Ciò potrebbe portare alla 3.za guerra mondiale, che la storia potrebbe chiamare “La guerra delle petrovalute”?Chine-Russie-OrGulam Asgar Mitha è un ex-ingegnere della sicurezza. Ha collaborato con diverse compagnie petrolifere e gasifere nordamericane e internazionali ed ha lavorato in Libia, Qatar, Pakistan, Francia, Yemen ed Emirati Arabi Uniti. Attualmente vive a Calgary, in Canada, ed ama leggere e seguire le attuali questioni politiche globali. In esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La resurrezione del South Stream: Russia e Pipeline Trans-Balcani

Andrew Korybko e Umberto Pascali, Global Research, 21 marzo 2015w645Israel Shamir, importante autore israeliano ed ospite in studio
Umberto Pascali, eminente giornalista italiano specializzato in questioni balcaniche
Slobodan Tomic, giornalista macedone e ospite in studio

Korybko: La Russia inizia la costruzione di un gasdotto trans-macedone che potrebbe resuscitare il progetto South Stream. La capacità prevista del gasdotto attualmente non è abbastanza grande per sostituire il South Stream, ma la sua costruzione potrebbe gettare le basi del successore. Questo perché la Russia aveva già annunciato l’eliminazione del transito del gas attraverso l’Ucraina, quando Turkish Stream sarà attivo tra pochi anni, esortando gli Stati balcanici a concordare rapidamente una via alternativa per ricevere il gas russo da cui dipendono. Il presidente ungherese ha discusso possibili finanziamenti, per un oleodotto balcanico alternativo, con Erdogan nel corso di una visita in Turchia, e il ministro degli Esteri macedone era ad Ankara anch’egli. Gli ultimi articoli indicano il primo ministro greco Alexis Tsipras spinto ad anticipare di un mese la visita a Mosca, con la possibilità che la rotta dell’oleodotto balcanico venga discussa al suo arrivo in Russia l’8 aprile. Con la Bulgaria esclusa, appare sempre più probabile che un nuovo South Stream possa risorgere attraversando Grecia e Macedonia, con l’ultimo annuncio sulla base geografica del nuovo gasdotto.
Strokan: Penso che gli sviluppi cui si riferisca dimostrino che l’Europa ha davvero bisogno del gas russo, e quando lo scorso dicembre la Russia fu costretta ad annullare il progetto South Stream, ci fu una notevole delusione in quei Paesi europei che si aspettavano di ricevere il gas russo. Quindi la domanda è cosa dopo? Ci sono voluti alla Russia solo 3 mesi per presentare questo progetto completamente nuovo, che può effettivamente riavviare un’idea molto pratica ed utile.

Korybko: vorrei ricordare a tutti che il Presidente Putin ne aveva per primo suggerito l’idea a metà dicembre. Ora, con ulteriori informazioni vorrei dare il benvenuto ai nostri ospiti in studio, al signor Shamir, autore di primo piano in Israele, nel nostro programma.
Shamir: Ciò che dobbiamo ricordare in tutto ciò, cosa anche estremamente divertente, è vedere come tali strutture moderne, qauli i gasdotti, effettivamente ricostruiscano l’antico mosaico dei vecchi imperi, perché Macedonia, Grecia, Ungheria, tutto ciò che era parte dell’impero ottomano, e prima ancora dell’impero bizantino, erano così strettamente e tradizionalmente collegati a quello russo. Mentre l’occidente è riuscito ad occupare i Balcani dopo la seconda guerra mondiale, o in realtà nella prima metà del 20° secolo, occupando i Balcani, ora come si vede, questa parte del mondo viene ripresa di nuovo dall’alleanza tra Turchia e Russia. Possiamo vedervi, in modo assai interessante, una sorta di riproduzione dei vecchi giochi tra i tre grandi imperi, sull’esempio del Trono di Spade, che dovrebbe essere molto divertente per voi. Ma oltre a ciò, ovviamente, la Turchia è l’elemento più stabile di tutti questi luoghi, qualcosa su cui poter davvero sperare di contare. La Grecia sarà la prossima, ma è anche robusta. Arrivando alla Macedonia e agli altri Paesi dei Balcani, vediamo che da quando si staccarono dall’impero ottomano oltre 150 anni fa, da allora, hanno completamente perso le radici e furono emarginati. Anche l’Ungheria è in una situazione di debolezza. Quindi direi che costruire dalla Turchia sia un ottimo passo per il presidente russo.

Korybko: Israel, la ringrazio molto per la sua comprensione. Ora passiamo a Umberto Pascali, eminente giornalista italiano specialista in questioni balcaniche. Signor Pascali, in qualità di esperto nei Balcani, può dirci quanto sarebbe importante il gasdotto russo per la regione.
Pascali: Il gasdotto Balkan Stream sarà estremamente importante, infatti, dal punto di vista economico e anche dal punto di vista politico, storico e strategico. Ciò creerebbe una stretta collaborazione economica nell’area che va dalla Turchia all’Austria fino alla Germania. È sempre stata una zona sotto il controllo di forze esterne, un’area destabilizzata continuamente, basti ricordare la Prima Guerra Mondiale. Ora, un gasdotto che porta energia, un fiume dello sviluppo, dalla Russia attraverso la Turchia, prima di tutto fermerà la balcanizzazione, la strategia del divide et impera prima applicata dall’impero inglese e poi da quello statunitense, creando cooperazione economica stabilirà la pace, ma non solo. Stabilirà anche l’indipendenza e la difesa della sovranità del territorio, creerà il primo esempio concreto di reale collaborazione eurasiatica. L’energia russa che arriva in Europa attraverso questa grande area, sarà un esempio probabilmente, per il resto dell’Europa.

Korybko: Sì, questo sarebbe molto importante per le ragioni appena indicate. Quindi, ricordando ciò, gli USA faranno qualcosa per sabotare questo progetto, come con il South Stream?
Pascali: Sì, ad esempio c’è un tentativo di colpo di Stato in Macedonia, e la pressione su molti altri Paesi da parte delle forze anglo-statunitensi. Prima di tutto, il ragazzo prodigio della politica estera statunitense George Soros, che ha finanziato tutte le rivoluzioni colorate nella regione, e poi il dipartimento di Stato degli USA, con Melia, vice di Victoria Nuland, che ha difeso il tentato colpo di Stato in Macedonia che avete descritto. Thomas Melia, vice di Nuland, ha detto che non vede alcun problema nel fatto che il capo dell’opposizione riceva registrazioni illegali da un’agenzia d’intelligence straniera, da tutti identificata nella CIA e nelle agenzie statunitensi, contro il governo eletto della Macedonia. Così il governo macedone, per fortuna, ne è uscito assai rafforzato e ha detto che non accetterà che forze estere distruggano il Paese. In questo momento, la popolazione si mobilita a fianco del Primo Ministro Nikola Gruevski, la cui ‘colpa’ è non aver accettato le sanzioni contro la Russia e sostenere il gasdotto, quindi a questo punto, siamo nel pieno di questo scontro, e spero che tutti, a Oriente ed occidente, sostengano questa lotta contro la destabilizzazione della Macedonia.

Korybko: Sì, c’è sicuramente un grande braccio di ferro qui. Quindi voglio porvi un’ultima domanda, signor Pascali, quali sono le probabilità che il progetto Balkan Stream abbia successo, considerando l’opposizione ad esso, ma anche guardando al solido supporto che riceve.
Pascali: Esattamente. C’è ora una sorta di battaglia di Stalingrado energetica perché le forze che finora hanno controllato il flusso d’energia da occidente non hanno intenzione di permettere, dal loro punto di vista, che ci sia una fonte energetica indipendente controllata da Paesi sovrani della regione. Dall’altro lato, vi è notevole prudenza nella popolazione, non solo in Macedonia, ma in Grecia, Ungheria, Serbia, Repubblica Ceca e anche Austria. Così siamo qui, nel pieno di tale scontro che potrebbe davvero portarci alla fine del mondo unipolare sul piano concreto, economico e politico. Quindi penso che a questo punto tutti dovrebbero sostenere il Paese leader, il piccolo Paese che guida questa lotta per l’indipendenza per un mondo multipolare e democratico, la Repubblica di Macedonia del Primo ministro Gruevski.

Korybko: Signor Umberto Pascali, grazie mille, ma purtroppo questo è tutto il tempo che abbiamo a disposizione, ma voglio ringraziarla calorosamente di nuovo per le vostre comprensione ed osservazioni. Sono sicuro che il nostro pubblico ha appreso molto sulla regione e la drammatica battaglia in corso per essa. Grazie mille. Ora abbiamo l’onore di essere raggiunti da un famoso e popolare giornalista macedone e ospite del programma di punta della TV Voce del Popolo, il signor Slobodan Tomic. Slobodan, conosciamo la massiccia destabilizzazione della Macedonia inscenata da Zoran Zaev, e mi chiedo se può collegarsi ai piani per il Balkan Stream?
Tomic: Grazie, Andrew, assolutamente, hai ragione, sono assolutamente d’accordo con te. Prima di tutto lasciatemi dire una cosa, per favore. La Macedonia è assai amica con tutti i Paesi del mondo, compresi gli Stati Uniti, dato che abbiamo già accordi di cooperazione tecnica. Ciò significa che la Macedonia è amica di Washington, Mosca e tutto il mondo. Tra l’altro, tutti in Macedonia sanno che Zoran Zaev e il suo sponsor occulto Crvenkovsky ricevono ordini da una potente intelligence straniera, quella degli USA. Zaev è un burattino e l’intelligence statunitense ne tira le fila. Avevano cercato invano per anni di provocare la rivoluzione colorata contro il governo di Nikola Gruevski, ma fu solo dopo che i presidenti di Russia Vladimir Putin e Turchia Erdogan annunciarono, il 1 ° dicembre, che il South Stream sarebbe stato sostituito da un nuovo gasdotto, il Balkan Stream, che Zaev ricevette l’ordine di diventare un kamikaze per destabilizzare la Macedonia ad ogni costo, anche se ciò significava rendere pubblico il suo tradimento e provocare i macedoni. Gli Stati Uniti hanno fatto di tutto per sabotare South Stream e ci sono riusciti. Avevano due obiettivi secondo molti analisti. Il primo era impedire alla Russia d’esportare in modo indipendente energia, e il secondo strangolare la rotta energetica per i Balcani e tutti gli altri Paesi europei. Perciò si verificò il colpo di Stato a Kiev. L’obiettivo finale è evitare una collaborazione pacifica e mutualmente vantaggiosa tra Russia, Cina e Europa dalla.

Korybko: Grazie per questa intuizione, è molto stimolante. La mia prossima domanda, signor Tomic, è cosa ne pensano i macedoni di tutto questo, non solo della destabilizzazione di Zaev, ma anche del Balkan Stream? Che tipo di vantaggi fanno pensano di poter ottenere da tutto ciò?
Tomic: Il popolo macedone sostiene Balkan Stream ed è grato al Primo ministro Gruevski per il coraggio nel resistere ad anni di pressioni e ricatti da parte di forze straniere, che non vogliono una Macedonia libera, democratica e prospera. George Soros e i suoi sorosiani usano una quantità enorme di denaro per finanziare la destabilizzazione. Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ci ha teso molte trappole, ma abbiamo resistito. Questo è il motivo per cui la cosiddetta ‘comunità internazionale’ non riuscirà mai a rovesciare il governo democratico della Macedonia. Avresti dovuto vedere l’incredibile massiccio supporto che Nikola Gruevski ha ricevuto con la grande manifestazione di domenica scorsa! I burattinai di Zaev hanno subito un brusco risveglio alla realtà, la Macedonia non è l’Ucraina, non saremo destabilizzati. In realtà, come ha detto Gruevski tra applausi scroscianti, i macedoni sono uniti. Non ci sarà una rivoluzione colorata o la guerra civile. Il supporto a Balkan Stream è entusiastico.

Korybko: Questo è molto incoraggiante. Purtroppo, signor Tomic, abbiamo solo un minuto per l’ultima domanda, quindi vorrei chiedervi come Balkan Stream stabilizzerà la regione e come può ‘non-balcanizzare’, se si vuole, ciò che è in precedenza era una regione frammentata, ed eventualmente unirla?
Tomic: Prima di tutto, grazie per questa domanda. Sento che Balkan Stream sarà assai potente, non solo per la Macedonia, ma per tutta la regione, ma prima di tutto vorrei sottolineare un punto molto importante, i macedoni hanno viva riconoscenza per la Russia e ne apprezzano il coraggio nella lotta contro vecchie e nuove minacce. Volevo parlare di un fatto importante, il mio programma televisivo, la Voce del Popolo, il primo dicembre scorso trasmise la proposta dall’analista Umberto Pascali secondo cui Macedonia e Grecia dovevano chiedere al Presidente Vladimir Putin una mediazione onesta nel risolvere i problemi tra i due Paesi. Ho ricevuto molti messaggi di sostegno alla proposta. Penso che i macedoni abbiano crescente fiducia sul ruolo positivo che la Russia potrebbe svolgere nei Balcani. Posso testimoniare che i macedoni erano entusiasti, lo scorso 18 dicembre, quando il Presidente Putin dichiarò ufficialmente, e cito, che il gasdotto raggiungerà la Macedonia dalla Grecia, proseguendo per la Serbia e Baumgarter in Austria. Mentre le grandi potenze occidentali hanno cercato d’isolare la Macedonia da Mosca, il Presidente Putin ci diceva che non siamo isolati, ma necessari, e grazie al Primo ministro Gruevski, un Paese cruciale nei Balcani e per lo sviluppo europeo. I Balcani ora possono scegliere di collaborare al proprio sviluppo. Libertà, patriottismo e prosperità economica vanno di pari passo. Spero davvero che il Presidente Putin possa iniziare una vera mediazione tra Macedonia e Grecia. Questo è il principale vantaggio del Balkan Stream per noi, e spero di aver risposto alla tua domanda, Andrew. E’ stato un piacere raggiungervi nel vostro programma questa mattina.

Korybko: Grazie mille, Slobodan. E’ stato un onore avervi qui, l’apprezziamo davvero. Vi auguro un meraviglioso giorno.
Tomic: Anche a te.

macedonia-mapCopyright © 2015 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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