Il conflitto sovietico-cinese del 1929

La prima grande operazione dell’Armata Rossa dopo la Guerra Civile
Pogo on AirIl conflitto nell’Estremo Oriente sulla KVZhD, in Europa non viene ricordato. Va anche aggiunto che, sia prima che dopo il 1929, l’URSS cooperò attivamente con varie forze in Cina nei propri interessi e, guidata dalle regole del buon ordine, qualcosa dalla storia comune è andata “dimenticata”. Ma alla fine degli anni ’20 gli eventi della KVZhD furono piuttosto significativi per la politica estera sovietica, e furono ampiamente seguiti, inoltre, con molti dettagli interessanti. Per cominciare, questa fu la prima grande operazione dell’Armata Rossa dalla guerra civile, impiegando aerei, le navi della Flotta dell’Amur, mezzi da sbarco e carri armati. Inoltre, il comando dell’Armata Rossa dell’Estremo Oriente combatté contro gli “allievi” cinesi, che i suoi consiglieri istruirono con successo pochi anni prima del conflitto, e poi anche una dozzina di anni dopo.Come iniziò tutto
La ferrovia cinese-orientale (KVZhD) (costruita nel 1897-1903, e fino al 1917 ferrovia manciuriana), attraversava la Manciuria e collegava Chita, Vladivostok e Port Arthur alla ferrovia transsiberiana. La tratta fu costruita dai russi, apparteneva alla Russia e vi operavano suoi cittadini. Intorno alla ferrovie c’era una zona di sicurezza. Come risultato degli eventi del 20° secolo, alla fine degli anni ’20, lo status della ferrovie fu regolato dagli accordi sino-sovietici conclusi durante l’istituzione delle relazioni diplomatiche nel 1924. I cinesi, ripresisi dalla guerra civile, dovevano cambiare lo status della loro più importante infrastruttura in proprio favore. Una partecipazione attiva in essa riguardava numerose Guardie Bianche russe, stabilitesi ad Harbin che, oltre ad essere ostili ai sovietici, furono costrette a guadagnarsi da vivere servendo gli eserciti delle varie autorità cinesi. Gli eventi che portarono alle azioni militari del 1929 si svolsero dalla metà del 1925 e sono abitualmente chiamati “Provocazioni sulla KVZhD”, ovvero numerosi incidenti come detenzione di ferrovieri, incursioni negli edifici amministrativi, nonché scontri alla frontiera. Un aggravamento particolare fu causato dall’ordine del direttore del KVZhD, M.N. Ivanov, secondo cui dal 1° giugno 1925 tutti i dipendenti che non avessero la cittadinanza sovietica o cinese andavano licenziati. L’ordine era diretto, innanzitutto, contro gli emigrati che lavoravano in diverse strutture della ferrovia. Quindi, 19000 ferrovieri chiesero la cittadinanza sovietica principalmente per considerazioni economiche. Circa un migliaio di emigrati abbandonò la cittadinanza russa e prese quella cinese. Circa un migliaio di altri preferì essere licenziato piuttosto che accettare queste cittadinanze. Una parte significativa di emigranti rimase senza mezzi di sussistenza ed aderì all’esercito cinese. A sua volta, la politica conflittuale sulla ferrovia orientale cinese, considerata, secondo N. I. Bukharin, il “dito rivoluzionario” puntato sulla Cina, portò al confronto con le autorità cinesi locali. “Nel giugno dello stesso anno, Chiang Kai-shek ebbe una riunione a Nanchino con Zhu Chaoliang, l’ex-ambasciatore cinese a Mosca, sulla questione della ferrovia orientale cinese e all’inizio di luglio si decise di sequestrarla, durante una riunione coi generali cinesi a Pechino presieduta da Chiang Kai-shek. “L’obiettivo del nostro programma è la distruzione dei trattati disuguali. L’imperialismo rosso è più pericoloso di quello bianco”, disse Chiang Kai-shek. Il 10 luglio 1929 per ordine del governo di Nanchino, le truppe del governatore della Manciuria Zhang Xueliang occuparono il telegrafo della KVZhD e chiusero la missione commerciale e altre istituzioni economiche dell’URSS. Le autorità locali licenziarono i dipendenti sovietici e li sostituirono con emigrati bianchi. Durante questa provocazione furono schiacciate organizzazioni e cooperative di lavoratori ed impiegati, più di 200 cittadini sovietici furono arrestati e circa 60, tra cui il direttore e il suo assistente, deportati dalla Cina. Allo stesso tempo, Zhang Xueliang inviò sue truppe e distaccamenti di emigrati bianchi russi al confine sovietico. Il 13 luglio 1929, il governo sovietico protestò contro queste azioni illegali e richiamò l’attenzione del governo di Mukden e del governo nazionale della Repubblica cinese sull’estrema serietà della situazione creata da tali azioni. Dopo le scelte diplomatiche, il rifiuto di richieste impossibili, il 20 luglio si ebbe la rottura nelle relazioni diplomatiche tra URSS e governo centrale di Nanchino.Le forze in campo
Il 6 agosto 1929 fu costituito l’Esercito Speciale dell’Estremo Oriente (ODVA). V. K. Bljukher, che aveva precedentemente lavorato con successo in Cina come consigliere del Kuomintang, fu nominato comandante. Ora doveva combattere contro i suoi ex-allievi. Il conflitto sulla ferrovia orientale cinese fu per l’esercito sovietico il primo vero scontro dalla guerra civile. Fu solo al completamento della riforma militare di M. Frunze che venne introdotto il sistema territoriale nell’Armata Rossa. Nel 1928 le unità non militari nell’esercito erano il 58%. Era il momento del primo piano quinquennale. Il Paese diede l’addio al passato agrario e iniziò rapidamente l’industrializzazione. Si può probabilmente affermare che con i cinesi si andò in guerra con entusiasmo rivoluzionario, maggiore esperienza dalla guerra civile e i primi esemplari di materiale militare sovietico. Le truppe sovietiche che parteciparono alla prima fase del conflitto, con l’operazione di Sungari, contavano 1100 uomini, 9 carri armati (la prima operazione in combattimento del carro armato MS-1), 15 bombardieri, 6 idrovolanti e le navi della flottiglia dell’Amur. I cinesi avevano molti vantaggi. Nella loro fila c’erano distaccamenti di guardie bianche russe. C’erano diversi tipi di navi armate, treni blindati, aerei. Questi ultimi non parteciparono alle ostilità “a causa delle condizioni meteorologiche”. È indicata la presenza di armi giapponesi e europee, così come di consiglieri stranieri. Le forze principali dell’esercito di Mukden si concentrarono su direttive strategiche: lungo la ferrovia Hailar-Manchuria; Zhalainor, Hailar, Tsitsikar, a sud di Blagoveshensk, alla foce del fiume Sungari e nella regione del torrente Turiev. Ufficiali bianchi al servizio dei cinesi s’incontravano piuttosto spesso. Non solo nell’esercito di Zhang Xueliang. Era necessario mantenere la famiglia e lavorare in Cina era problematico per molte ragioni. Anche i posti più “spregevoli” non erano disponibili a causa del numero enorme di poveri cinesi.

Bljukher al centro

Le operazioni
Le azioni dell’Armata Rossa furono caratterizzate da attacchi preventivi nelle aree in cui l’esercito cinese si era concentrato, seguiti da tre operazioni distinte: l’attacco del raggruppamento Sungari (diviso in due fasi: cattura di Lahasusu e successiva marcia su Fugdin, operazione Manchuria-Zhalainor e i combattimenti sul lago Khanka nel Primorye).
La battaglia di Lahasus iniziò il 10/12/1929 alle 6:10 con un’azione degli idrovolanti sulla città e la flotta cinese. Inoltre, le navi della Flottiglia dell’Amur entrarono in battaglia, disattivando l’artiglieria della flotta cinese e sostenendo lo sbarco. I cinesi scesero il fiume fino alla città di Fugdin. La forza da sbarco lo risalì. Il giorno dopo le navi della Flottiglia dell’Amur erano a Fugdin. L’offensiva sovietica iniziò il 31 ottobre e il 3 novembre la città fu presa. La guerra del gruppo di Sungari finì. Le unità dell’Armata Rossa lasciarono il territorio della Cina e tornarono a Khabarovsk.
Le operazioni di combattimento nell’area della Trans-Baikal iniziarono il 17 novembre con l’operazione Manchuria-Zhalainor. Tre divisioni sovietiche e una brigata di cavalleria avanzarono tagliando la ferrovia tra Dalanor e Hailar e circondando le truppe manciuriane. Il 18 novembre alcuni elementi dell’OKDVA entrarono in città. Lo stesso giorno, grazie al sostegno dell’aviazione, la Manciuria cedette. Tutti soldati del gruppo Zhalainor-Manchuria guidato da Liang Zhuangjiang furono presi prigionieri. Le battaglie con gravi perdite si conclusero il 27 novembre, con la sconfitta del gruppo manciuriano nei pressi del ben noto lago Khanka. Un’ulteriore inseguimento del nemico in ritirata non vi fu per evitare di aggravare i rapporti con i giapponesi. Le truppe sovietiche, dopo aver assolto il compito, lasciarono la Cina pochi giorni dopo.Isolamento
I cinesi chiesero colloqui e il 22 dicembre a Khabarovsk fu firmato il protocollo sovietico-cinese sulla KVZhD, ripristinando la situazione sulla ferrovia orientale cinese. Nel maggio 1930, per la vittoria nel conflitto, V.K. Bljukher ricevette l’Ordine della Stella Rossa di Primo Rango. Partecipando a questi eventi, K. K. Rokossovskij notò anche il ruolo della divisione burjato-mongola nella battaglia: “La divisione si distinse nella battaglia a sud-est della città di Manchuria, quando la colonna di migliaia di soldati del generale Liang tentò di andare ad est. La Divisione Burjat, allertata e senza aspettare le unità della Brigata Kuban, attaccò coraggiosamente le numerose colonne del nemico, tagliandone le fila, ritardandone l’avanzata e poi, insieme alla Kuban, le sbandava sconfiggendo completamente le forze nemiche manciuriane con un’operazione d’assalto“. I protagonisti delle operazioni militari per la KVZhD ebbero un riconoscimento originale, il distintivo “Combattimenti dell’OKDVA” (1930), decorazione decisa dal Consiglio Centrale dell’Osoaviakhim all’inizio del 1930 per i soldati dell’Armata Rossa e dei particolari distaccamenti formati dai membri dell’Osoaviakhim, in memoria di questi eventi; fu molto apprezzato in Estremo Oriente.
Il governatore manciuriano Zhang Xueliang si ribellò al governo centrale. Inaspettatamente, poi si arrese presentandosi volontariamente alla corte marziale. Chiang Kai-shek mitigò la punizione sostituendo dieci anni di carcere con gli arresti domiciliari. Tuttavia, dato che il “giovane maresciallo” doveva sparire dalla grande politica, i termini dell’arresto domiciliare non furono definiti. Per 40 anni Zhang Xueliang rimase ai domiciliari; anche quando nel 1949 il Kuomintang fuggì a Taiwan, Chiang Kai-shek prese con sé Zhang Xueliang e continuò a tenerlo a Taipei come prigioniero personale. Anche dopo la morte di Chiang Kai-shek nel 1975, la libertà di movimento di Zhang Xueliang fu limitata, e solo nel 1991 il presidente Lee Teng-hui gli permise di lasciare l’isola. Nonostante numerose offerte per ritornare nella RPC, dov’era considerato un eroe, Zhang Xueliang andò a Honolulu dove morì nel 2001, per polmonite, a 101 anni.

1931, da destra a sinistra: Yu Fengzhi (moglie di Zhang Xueliang), W. Donald (consigliere australiano di Zhang Xueliang), Zhang Xueliang, contessa Ciano (figlia di Mussolini)

Epilogo
Secondo i documenti nelle battaglie per la KVZhD, le truppe sovietiche ebbero 281 caduti, (il 28% deceduti per le ferite in ospedale); 729 feriti (esclusi i leggermente feriti, che non ebbero bisogno del ricovero) e 17 dispersi. Le maggiori pare delle perdite erano fucilieri. Ad esempio, durante i combattimenti, la 21.ma Divisione di fanteria Perm perse 232 effettivi, 48 uccisi e morti per le ferite. Nella 36.ma Divisione di fanteria 61 soldati morirono. Le perdite nelle altre armi furono insignificanti. Quindi, dal numero totale di vittime, la brigata di cavalleria ebbe 11 caduti e 7 feriti; la Flotta dell’Estremo Oriente 3 caduti e 11 feriti (3 per l’esplosione di un cannone a bordo di una nave), solo 1 ferito le unità aeree che parteciparono alle ostilità. “Dopo la firma dei Protocolli di Khabarovsk, tutti i prigionieri di guerra del conflitto furono liberati e le truppe sovietiche si ritirarono dal territorio della Cina”. L’ultimo distaccamento tornò nell’URSS il 25 dicembre 1929. Presto il normale funzionamento del KVZhD riprese. I prigionieri cinesi furono attentamente “istruiti”. Tra loro vi erano esperti agitatori politici che promossero presso i soldati cinesi il potere sovietico. Le caserme presentavano slogan in cinese “L’Armata Rossa e i soldati cinesi sono fratelli!” Nei campi di prigionia usciva un giornale murale chiamato “Il soldato rosso cinese“. 27 prigionieri cinesi chiesero di aderire al Komsomol mentre 1240 chiesero di restare nell’URSS.
Nel 1931, la Manciuria fu occupata dal Giappone. Nel 1935, dopo numerose provocazioni nell’area della ferrovia, l’URSS la vendette al Manchukuo che poi si riprese nel 1945 all’URSS, e quindi la cedette alla Cina comunista insieme a Port Arthur, nei primi anni ’50.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Seconda guerra mondiale: quanto fu utile l’aiuto statunitense?

Evgenij Spitsyn, Oriental Review, 05/12/2015La Lend-Lease Act o “Legge per promuovere la difesa degli Stati Uniti”, firmata dal Presidente Roosevelt l’11 marzo 1941, gli diede il diritto di “vendere, trasferire, scambiare, affittare, prestare o altrimenti disporre… qualsiasi prodotto per la difesa… al governo di qualsiasi Paese la cui difesa il presidente ritenesse vitale per gli Stati Uniti”. Il termine “qualsiasi prodotto per la difesa” era inteso per armi, attrezzature militari, munizioni, materie prime strategiche, prodotti alimentari e beni di consumo richiesti dall’esercito e dalle forze di difesa nazionale, nonché le informazioni di carattere militare. La struttura della Lend-Lease Act chiedeva alla nazione beneficiaria di soddisfare una serie di condizioni:
1) il pagamento non era richiesto per oggetti mancanti o perduti o distrutti durante le ostilità, ma qualsiasi proprietà che sopravvivesse e idonea all’uso civile andava pagata in tutto o in parte, come rimborso del prestito a lungo termine concesso dagli Stati Uniti
2) gli articoli militari immagazzinati nei Paesi beneficiari potevano restarvi fin quando gli Stati Uniti non ne richiedessero la restituzione
3) a loro volta, i beneficiari dovevano assistere gli Stati Uniti utilizzando tutte le risorse e le informazioni in loro possesso
La Lend-Lease Act chiese ai Paesi che la richiesero di fornire agli Stati Uniti una relazione finanziaria esaustiva. Il segretario del Tesoro degli Stati Uniti Henry Morgenthau, Jr. riconobbe questo requisito come qualcosa di inedito negli affari mondiali, sostenendo presso la commissione del Senato che, per la prima volta nella storia, uno Stato e un governo volontariamente fornissero informazioni a un altro sulla propria posizione finanziaria. Con l’aiuto della Lend-Lease Act, l’amministrazione del Presidente Roosevelt si preparò ad affrontare una serie di questioni urgenti, sia estere che interne. In primo luogo, la legge permetteva di creare nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti, non ancora completamente usciti dalla grave crisi economica del 1929-1933. In secondo luogo, la Lend-Lease Act permise al governo statunitense di esercitare una certa influenza nei confronti dei Paesi che ne avrebbero ricevuto i prestiti. In terzo luogo, inviando agli alleati armi, beni e materie prime, ma non soldati, il Presidente Roosevelt riuscì a rimanere fedele alla promessa elettorale secondo cui: “I vostri figli non saranno inviati in alcuna guerra straniera“. Il sistema dei prestiti non fu in alcun modo progettato per aiutare l’URSS. Gli inglesi furono i primi a chiedere assistenza militare secondo la speciale relazione del prestito (simile a un leasing operativo) a fine maggio 1940, nel momento in cui la sconfitta netta della Francia aveva lasciato la Gran Bretagna senza alleati nel continente europeo. Londra chiese a Washington 40-50 “vecchi” cacciatorpediniere, offrendo tre opzioni di pagamento: gratuitamente, in contanti o affitto. Il Presidente Roosevelt accettò subito la terza opzione, e la transazione fu completata alla fine dell’estate 1940. A questo punto, gli impiegati del dipartimento del Tesoro degli USA ebbero l’idea di usare il concetto alla base di questo accordo privato ed estenderlo a tutte le relazioni intergovernative. I dipartimenti di Guerra e della Marina furono portati a sviluppare il disegno di legge del prestito, e il 10 gennaio 1941 l’amministrazione statunitense la presentò alle camere del Congresso, dove fu approvata l’11 marzo. Nel settembre 1941, dopo un lungo dibattito, il Congresso degli Stati Uniti approvò ciò che è noto come programma della vittoria, la cui essenza, secondo gli storici militari Richard Leighton e Robert Coakley, era che “il contributo degli USA alla guerra sarebbe stato in armi, e non eserciti”. Il 1 ottobre 1941, il Commissario per gli Affari Esteri Vjacheslav Molotov, il ministro degli Approvvigionamenti inglese Lord Beaverbrook e l’inviato speciale degli USA Averell Harriman firmarono il primo protocollo di Mosca che segnò l’inizio dell’espansione del programma dei prestiti all’Unione Sovietica. Successivamente furono firmati diversi protocolli aggiuntivi.Quanto fu importante il prestito statunitense?
Durante la guerra, le fabbriche sovietiche produssero più di 29,1 milioni di armi leggere dei principali tipi, mentre solo 152000 (0,5% del totale) furono prodotte da impianti statunitensi, inglesi e canadesi. Guardando ai sistemi di artiglieria di ogni calibro, si vede un quadro simile: 647600 cannoni e mortai sovietici contro 9400 di origine estera, meno dell’1,5% del totale. I numeri sono più importanti per altri tipi di armamenti: il rapporto tra carri armati e artiglierie semoventi nazionali ed alleati è rispettivamente 132800 contro 11900 (8,96% ) e per gli aerei da combattimento 140500 contro 18300 (13%). Dei 46 miliardi di dollari spesi per i prestiti, gli Stati Uniti ne stanziarono solo 9,1, cioè poco più del 20%, per l’Armata Rossa, che sconfisse il grosso delle divisioni da Germania e dei suoi satelliti militari. In quel periodo l’impero inglese ebbe più di 30,2 miliardi di dollari, la Francia 1,4, la Cina 630 milioni di dollari e anche l’America Latina (!) ricevette 420 milioni di dollari. Le forniture in prestito furono consegnate a 42 Paesi. Ma forse, nonostante il fatto che i quantitativi dell’aiuto transatlantico fossero abbastanza trascurabili, è possibile che abbiano svolto un ruolo decisivo nel 1941, quando i tedeschi erano alle porte di Mosca e di Leningrado, a 24-40 km dalla Piazza Rossa? Si guardino le statistiche dell’invio di armi di quell’anno. Dall’inizio della guerra fino alla fine del 1941, l’Armata Rossa ricevette 1,76 milioni di fucili, armi automatiche e mitragliatrici, 53700 cannoni e mortai, 5400 carri armati e 8200 aerei. Di questi, i nostri alleati nella coalizione anti-hitleriana fornirono solo 82 pezzi d’artiglieria (0,15%), 648 carri armati (12,14%) e 915 aerei (10,26%). Inoltre, gran parte degli equipaggiamenti militari inviati, in particolare, 115 dei 466 carri armati fabbricati nel Regno Unito, non furono nemmeno portati al fronte nel primo anno di guerra. Se si contano queste consegne di armi ed attrezzature militari nell’equivalente monetario, secondo lo storico Mikhail Frolov in Velikaja Otechestvennaja Vojna 1941-1945 v Nemetskoj Istoriografii (La Grande guerra patriottica 1941-1945 nella storiografia tedesca), San Pietroburgo, 1994, “fino alla fine del 1941, il periodo più difficile per lo Stato sovietico, secondo la legge Lend-Lease, gli Stati Uniti inviarono materiali nell’URSS per 545000 dollari, sui 741 milioni di dollari per tutti i Paesi della coalizione anti-hitleriana. Ciò significa che durante questo periodo straordinariamente difficile, meno dello 0,1% degli aiuti degli USA fu inviato nell’Unione Sovietica. “Inoltre, le prime spedizioni dei prestiti, nell’inverno 1941-1942, arrivarono nell’URSS molto tardi, anche se in quei mesi critici l’URSS poté affrontare da sola l’impressionante scontro con gli aggressori tedeschi, senza alcuna assistenza promessa dalle democrazie occidentali. Entro la fine del 1942 solo il 55% delle consegne previste fu effettuato nell’Unione Sovietica“. Per esempio, nel 1941 gli Stati Uniti promisero d’inviare 600 carri armati e 750 aerei, ma effettivamente ne inviarono rispettivamente 182 e 204.
Nel novembre 1942, cioè al culmine della battaglia per il Caucaso e Stalingrado, l’invio di armi praticamente fu fermato. L’interruzione iniziò già nell’estate 1942, quando i velivoli e i sommergibili tedeschi eliminarono quasi completamente l’infausto Convoglio PQ17 abbandonato (su ordine dell’Ammiragliato) dai cacciatorpediniere inglesi incaricati di accompagnarlo. Tragicamente solo 11 delle 35 navi arrivarono nei porti sovietici, una catastrofe usata come pretesto per sospendere i successivi convogli dalla Gran Bretagna, fino al settembre 1942. Un nuovo convoglio, il PQ18, perse 10 delle 37 navi lungo la rotta e il successivo convoglio fu inviato solo a metà dicembre 1942. Quindi, per tre mesi e mezzo, quando una delle battaglie più decisive della Secondo guerra mondiale si svolgeva sul Volga, meno di 40 navi cariche di prestiti giunsero ad intermittenza a Murmansk e Arkhangelsk. Perciò molti erano comprensibilmente sospettosi verso Londra e Washington, che passavano il tempo in attesa di vedere chi sarebbe sopravvissuto dalla battaglia di Stalingrado. Di conseguenza, tra il 1941 e il 1942 solo il 7% dei carichi di guerra spediti dagli Stati Uniti fu diretto nell’Unione Sovietica. La maggior parte delle armi e degli altri materiali arrivò nell’Unione Sovietica nel 1944-1945, una volta che i venti di guerra cambiarono decisamente.

Hawker Hurricane

Qual era la qualità delle attrezzature militari?
Dei 711 aerei da combattimento arrivati nell’URSS dal Regno Unito alla fine del 1941, 700 erano modelli antiquati come Kittyhawk, Tomahawk e Hurricane, significativamente inferiori ai tedeschi Messerschmitt e ai sovietici Jakovlev sia in velocità che agilità, e non erano nemmeno equipaggiati con armi da fuoco. Anche se un pilota sovietico riusciva ad avere un asso tedesco nel mirino delle mitragliatrici, queste armi dal calibro di fucile erano spesso completamente inutili contro la robusta blindatura degli aerei tedeschi. Riguardo ai più recenti aerei da combattimento Airacobra, solo 11 furono consegnati nel 1941, e il primo arrivò nell’Unione Sovietica smontato, senza documentazione e avendo già svolto la sua vita utile. Per inciso, fu così per i due squadroni di caccia Hurricane armati di cannoni da 40 mm e progettati per l’impiego contro i veicoli corazzati tedeschi. Ma questi aerei da combattimento si rivelarono talmente inutili che non parteciparono alla guerra rimanendo sotto nafatlina nell’URSS poiché non si trovarono piloti sovietici che li volessero pilotare. Una situazione simile si ebbe con i carri armati leggeri Valentine inglesi, che i carristi sovietici soprannominarono “Valentina“, e i carri armati medi Matilda, ai quali riservarono un epiteto peggiore: “Addio alla nostra Patria“. La loro sottile blindatura, i motori a benzina altamente infiammabili e le trasmissioni preistoriche li resero facile preda di cannoni e lanciagranate tedeschi. Secondo Valentin Berezhkov, interprete di Josif Stalin che partecipò a tutti i negoziati tra i leader sovietici e i visitatori anglo-statunitensi, Stalin fu spesso profondamente offeso dalle azioni inglesi come l’offerta di aerei obsoleti, quali gli Hurricane, come materiale in prestito, invece di nuovi caccia come lo Spitfire. Inoltre, nel settembre 1942, in una conversazione con Wendell Willkie, leader del partito repubblicano statunitense, Stalin chiese di fronte agli ambasciatori statunitense ed inglese William Standley e Archibald Clark Kerr, perché i governi inglese e statunitense inviano equipaggiamenti di scarsa qualità in Unione Sovietica? Spiegò di parlare principalmente dell’invio dei P-40 statunitensi invece dei più aggiornati Airacobra e aggiunse che gli inglesi fornivano i caccia completamente inadeguati Hurricane, assai inferiori a quelli tedeschi. Stalin affermò che una volta che gli statunitensi si prepararono ad inviare 150 Airacobra in Unione Sovietica, gli inglesi intervennero e se li presero. “Sappiamo che statunitensi ed inglesi hanno aerei uguali o superiori ai modelli tedeschi, ma per qualche motivo non li inviano nell’Unione Sovietica“. L’ambasciatore statunitense Ammiraglio Standley, non sapeva nulla, ma l’ambasciatore inglese Archibald Clark Kerr ammise di esserne a conoscenza, ma difese il loro reimipiego con la scusa che nelle mani inglesi questi caccia sarebbero stati molto più utili alla comune causa alleata che non nell’Unione Sovietica…Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia rafforza la presenza nel Mediterraneo

RDP 12 giugno 2017La Marina russa rafforza la presenza nel Mediterraneo. Recentemente annunciava l’intento di aumentare il contingente da 10 a 15 navi. Questa maggiore attività è causa ed effetto dello sforzo della Marina per rianimare la Flotta del Mar Nero (BSF), praticamente moribonda solo pochi anni fa. Il 1° giugno, la TASS riferiva che l’attuale forza navale russa nel Mediterraneo comprende le fregate Proekt 11356 Admiral Grigorovich e Admiral Essen, il cacciatorpediniere Smetlivyj della classe Kashin, le navi d’assalto anfibio Tsezar Kunikov, Nikolaj Filchenkov e Azov, il sottomarino convenzionale Proekt 636.3 Krasnodar, cacciamine e imbarcazioni “anti-sabotaggio” non specificati, una petroliera e altre navi di supporto. Quindi non è chiaro quante navi russe ci siano oggi nel Mediterraneo. Il venerando Smetlivyj rientrava a Sebastopoli il 3 giugno, la nave opera nella BSF dal 1969. Admiral Essen e Krasnodar lanciarono missili da crociera Kalibr su posizioni dello Stato islamico presso Palmyra il 31 maggio. Altre unità della BSF, Admiral Grigorovich, le corvette lanciamissili Proekt 21631 Zeljonyj Dol e Serpukhov e il sottomarino Rostov-na-Donu, lanciarono missili Kalibr su bersagli in Siria dal Mediterraneo orientale nel 2015 e nel 2016. Prima la Marina era priva della capacità di attacco antisuperficie nel Mediterraneo, impiegando navi di superficie della Flottiglia del Caspio per lanciare i missili Kalibr. Tuttavia, queste armi dovevano sorvolare il territorio iraniano e iracheno per raggiungere la Siria. Il 6 giugno, Interfax-AVN riferiva che la Marina Militare russa non ridurrà i missili da crociera della sua “formazione operativa permanente” nel Mediterraneo, secondo una fonte “familiare verso la situazione”. Quindi, a quanto pare non è previsto che Admiral Grigorovich, Admiral Essen e Krasnodar rientrino presto a Sebastopoli. Aderivano alla formazione mediterranea russa ai primi di aprile e a metà maggio rispettivamente.Non una grande formazione
L’attuale forza mediterranea della Russia è erroneamente chiamata squadrone come la precedente 5.ta Eskadra d’epoca sovietica. Tuttavia, la Marina Militare russa afferma che la sua presenza nel Mediterranea è una formazione e non una grande formazione. Una formazione è tipicamente la divisione navale di 5-10 navi di superficie con un comando O-6. Una grande formazione, al contrario, è una componente importante della flotta, lo squadrone o eskadra con un comando O-7. Tale comando è tipicamente un passo avanti per un comandante della flotta. Contrariamente alla formazione odierna, la 5.ta Eskadra aveva normalmente 40-50 navi nel Mediterraneo durante la guerra fredda negli anni ’70 e ’80. Probabilmente più dell’intera BSF di oggi. Dopo l’attacco coi Tomahawk degli Stati Uniti sulla base aerea Shayrat in Siria del 7 aprile, Vladimir Pavlov scrisse delle capacità declinanti della Russia nel Mediterraneo. Pavlov concluse che il breve e sfortunato dispiegamento dell’Admiral Kuznetsov nel Mediterraneo orientale di quest’inverno aveva lasciato tali acque agli Stati Uniti (mentre la portaerei russa avrebbe impedito l’azione statunitense). Pavlov osservava che la Marina doveva affidarsi alle navi di altre flotte, in particolare del Baltico, per mantenere la formazione nel Mediterraneo. Le cose sembrano un po’ migliorate con le due fregate Proekt 11356 della BSF. La terza, Admiral Makarov, dovrebbe aderire alla flotta quest’anno. La flotta ha il suo complemento in 6 nuovi sottomarini Proekt 636.3. Le corvette lanciamissili Zeljonyj Dol e Serpukhov entrarono in servizio alla fine del 2015. Altre dovrebbero seguire. La seconda nave d’intelligence Ivij Khurs, seconda Proekt 18280 Jurij Ivanov, dovrà sostituire la Liman, affondata presso Istanbul dopo la collisione con un cargo africano il 27 aprile. Tuttavia, il resto della flotta di superficie della BSF è vecchio. L’incrociatore lanciamissili Proekt 1164 classe Slava Moskva sarà presto revisionato e modernizzato. Gli altri cacciatorpediniere, pattugliatori lanciamissili e navi d’assalto anfibio sono in gran parte degli anni ’70 e ’80. Le navi più vecchie pattugliavano il Mediterraneo, ma sono rientrate per la manutenzione, spesso dopo brevi sortite.
I russi originariamente formularono piani per rinnovare la presenza navale continua nel Mediterraneo nel 2011-2012, principalmente preoccupati dalla guerra in Siria pensando che potessero intervenire infine. I pattugliamenti russi iniziarono all’inizio del 2013 e le quattro flotte inviarono navi sotto il Comando Operativo della Zona Oceanica. All’epoca il Ministro della Difesa Sergej Shojgu riconobbe che le riparazioni in ritardo e la lenta costruzione delle navi ostacolavano la Marina e la rinnovata presenza nel Mediterraneo. Ma cinque anni dopo questi problemi sono stati superati in larga misura.
La TASS riferiva che il Primo Capitano Pavel Jasnitskij comanda la formazione mediterranea russa. È un ufficiale di terza generazione di 47 anni nato a Severomorsk, sede della flotta settentrionale, secondo Ruinformer.com. Dopo l’arruolamento operò su un cacciatorpediniere della Flotta del Mar Nero prima di diventare comandante, comandando la fregata Neustrashimyj della Flotta del Baltico. Doveva comandare il primo cacciatorpediniere Vnushitelnyj, della classe Sovremennyj migliorata, ma non fu finito. Invece, è stato comandante di una brigata navale. Jasnitskij è tornato presso la BSF come Capo di Stato Maggiore di una formazione. È stato Vicecapo di Stato Maggiore e Capo di Stato Maggiore del Comando Operativo della Zona Oceanica.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il dispositivo della CIA catturato dai sovietici

Analisis Militares 11 giugno 2017Alla fine degli anni ’70 USA e URSS erano impegnati nella guerra fredda. Un braccio di ferro che ha lasciato molte storie sconosciute ma che anche dopo molti anni sono ancora molto interessanti. Una di queste storie fu l’incidente del contenitore Cocoon avvenuto nel Mare di Okhotsk nel 1981. Alla fine degli anni ’70 gli Stati Uniti avviarono l’operazione ‘Ivy Bells’ per cercare di ascoltare le comunicazioni sottomarine tra il territorio continentale dell’URSS e le basi nella Kamchatka. L’operazione della CIA doveva intercettare i cavi sottomarini posti nel mare di Okhotsk, in particolare nella baia di Shelekhov.A tal fine la società ‘Bell‘ sviluppò un sistema per i cavi non invasivo in modo che i sovietici non scoprissero il dispositivo posto sul fondo del mare. Uno dei protagonisti di queste missioni fu il sottomarino per missioni speciali dell’US Navy HalibutI tecnici statunitensi svilupparono un sistema non-invasivo di ascolto collegato al rivestimento esterno del cavo sottomarino per le comunicazioni sovietico.A sua volta, tale sistema inviava le informazioni a un sofisticato contenitore subacqueo chiamato ‘Cocoon‘ che registrava le comunicazioni sovietiche su nastro magnetico.Il contenitore di 5,5 m di lunghezza e 1,2 di diametro pesava 7 tonnellate ed ospitava diverse avanzate apparecchiature elettroniche. Aveva un alimentatore al plutonio che secondo il Contrammiraglio Shtyrov era in un altro contenitore e poteva funzionare per 10 anni. 32 registratori funzionavano contemporaneamente e ciascuno poteva registrare per 150 ore, per un totale di 3000 ore. Altre fonti parlano di 60 registratori (!). Una volta al mese il sottomarino statunitense dispiegava i subacquei avvicinandoli al contenitore Cocoon per recuperare le registrazioni. Tutto andò bene finché al momento di recuperarlo, il sistema non era dove doveva essere, chiaramente i sovietici l’avevano scoperto.L’idea ufficiale
Nell’agosto 1981, il Quartier Generale della Marina sovietica in Kamchatka subì problemi alla linea di comunicazione Petropavlovsk-Magadan, facendo concludere che vi era un guasto al cavo sottomarino nel Golfo di Shelekhov, nel Mare di Okhotsk. Si pensò che un peschereccio avesse danneggiato il cavo. Durante il lavoro di rilevazione del guasto, uno dei sommozzatori scoprì l’oggetto attaccato al cavo che, a sua volta, aveva un cavo che si allontanava. Seguendolo fu scoperto il contenitore Cocoon, che era caldo al tatto, così si pensò che fosse un manufatto militare e fu lasciato in attesa di ordini da Mosca. Infine si decise di studiarlo nella capitale dopo l’attuazione del protocollo di smantellamento sicuro.

Contrammiraglio A. T. Shtyrov, a sinistra.

Cosa in realtà successe
In realtà non ci fu un guasto, ma uno stratagemma per coprire un’operazione di controspionaggio sovietico. L’URSS scoprì il contenitore Cocoon e il sistema di ascolto nel Mare di Okhotsk non per caso, ma tramite un infiltrato nella National Security Agency (NSA) degli Stati Uniti. Nel gennaio 1980, l’agente della NSA Ronald Pelton contattò l’Ambasciata Sovietica per offrirgli informazioni in cambio di denaro. Per invogliare gli agenti del KGB Pelton raccontò dell’ascolto statunitense dei colloqui tra il territorio russo e la Kamchatka. attirando l’interesse sovietico. Nell’agosto 1981, quando i satelliti da ricognizione degli Stati Uniti scoprirono l’insolita attività navale sovietica nella baia di Shelekhov, e subito dopo, cercando di recuperare le registrazione, si scoprì che il sistema Cocoon era scomparso… la CIA non tardò a concludere che vi fu una perdita che permise ai sovietici di distruggere una delle sue operazioni d’intelligence più audaci. Pelton diede tutto il necessario sull’operazione Ivy Bells e le coordinate in cui il cavo sottomarino sovietico era stato intercettato. In cambio di questo ed altri servizi, ricevette 600000 dollari, che negli anni ’80 erano un bel po’ di soldi. Successivamente fu arrestato e condannato a tre ergastoli più 10 anni.Ciò che narra il Contrammiraglio Shtyrov
A 32 miglia dalla costa occidentale della penisola di Kamchatka, nella baia di Shelekhov, ad una profondità di 65 m, una nave sovietica issò la stazione di ascolto subacquea composta da 2 cilindri di 250 litri di capacità ciascuno. I cilindri furono inviati al controspionaggio. In uno di questi cilindri furono trovati 32 registratori. L’altro era un reattore nucleare in miniatura che forniva l’energia necessaria. Il reattore nucleare in miniatura fu immediatamente inviato a Semipalatinsk in Kazakhstan, presso l’Area del programma dei test nucleari sovietici. Fu tenuto in un tunnel dove 2 volontari (uno scienziato nucleare e un ufficiale dei servizi segreti) si offrirono per gestirlo in un luogo isolato, nel caso fosse esplodeva durante l’esame. Riuscirono nel compito e furono successivamente decorati per tale operazione. Originariamente si pensò di renderlo pubblico, similmente a quanto fatto dopo l’abbattimento dell’U-2 di Gary Powers, ma c’era la distensione tra Stati Uniti e Unione Sovietica e si decise di non versare benzina sul fuoco.
Questo è più o meno quanto si sa dell’incidente. A mio parere, uno dei più esotici della guerra fredda. Inutile dire che ciò permise, ancora una volta, l’accesso dei sovietici alla più recente tecnologia degli Stati Uniti. Sicuramente non fu l’ultimo caso. Se ne ebbe uno recente simile, nel 2014, con sfumature ulteriori, con un oggetto recuperato nella Chukotka, nell’estremo oriente della Federazione Russa.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli squali volanti della Cina

Aleksandr Ermakov Russian Council 27 aprile 2017

Shenyang J-15 Flying Shark

Nella parte precedente avevamo discusso brevemente della storia del programma delle portaerei della Cina. Tuttavia, le portaerei sono solo la metà della storia: non sono niente senza aerei. L’aviazione imbarcata della Cina è la più giovane del mondo, ma si sviluppa rapidamente dimostrando progressi sostanziali. Il prototipo del caccia imbarcato cinese Shenyang J-15 Flying Shark, volò il 31 agosto 2009. Il potenziale operativo complessivo del J-15 è paragonabile a quello del Shenyang J-11B, la versione cinese del Su-27 russo, con avionica e armi cinesi. Un’altra importante componente difensiva di una forza portaerei è la capacità di primo allarme volante (AEW). La Cina tenta di affidarsi alle proprie forze, al riguardo, sviluppando un derivato AEW del Changhe Z-8, copia modernizzata dell’elicottero francese Aerospatiale SA 321 Super Frelon. Allora, perché la Cina ha speso massicce somme per la costruzione di una propria flotta di portaerei? Con essa la Cina sarà più sicura nel Pacifico e potrà spostare l’ipotetico fronte lontano dalle sue coste. Le portaerei sono uno strumento potente per proiettare potenza militare e politica globale. È vero che la Cina non ha mai voluto intervenire in conflitti lontani dai confini nazionali, ma deve esserci un motivo per cui la Marina cinese crea una base logistica a Gibuti. I sottomarini cinesi saranno più sicuri nel Mar Cinese Meridionale, più profondo e più lontano da Giappone, Corea del Sud e Guam. In questo caso, però, avrebbero bisogno di maggiore protezione antiaerea e antisom perché saranno più lontani dalla patria.Gli squali del Mar Nero
La storia dell’aviazione imbarcata della Cina, e del relativo programma portaerei, si basa soprattutto sugli sviluppi realizzati nell’URSS poco prima del crollo. Le prime quattro portaerei sovietiche Proekt 1143 (descritte formalmente come incrociatori portaeromobili), illustrate in dettaglio nella prima parte dell’articolo, erano destinate a trasportare velivoli a decollo e atterraggio verticale/corto (V/STOVL). Gli ingegneri sovietici procedevano dalla premessa che le portaerei degli Stati Uniti avessero un potenziale qualitativamente maggiore in termini aeronautici. Gli unici rivali dei Grumman F-14 Tomcat e McDonnell Douglas F/A-18 Hornet sono MiG-29 e Sukhoj Su-27. I caccia a terra raramente vengono assegnati alla Marina (ci sono molti altri esempi del contrario). I ponti di volo delle portaerei sono troppo corti per gli aviogetti da combattimento convenzionali. È qui che entra in gioco la catapulta, metodo universale per aumentare la velocità al decollo di un velivolo. Le catapulte a vapore sono ampiamente utilizzate fin dagli anni ’50. Per fermare un aereo sul ponte di volo, dopo l’atterraggio, vengono utilizzati cavi di arresto. Questi sono tesi sul ponte per essere catturati dal gancio nella coda del velivolo. L’URSS cercò di sviluppare le catapulte, ma la mancanza di esperienza e le trasformazioni radicali che l’introduzione di questa tecnologia implicava nel progettare le portaerei, portò a decidere di costruire due portaerei STOBAR, a decollo corto e arresto all’atterraggio, con cavi e trampolino di lancio (Ski Jump). Queste due portaerei, rivelatesi le ultime portaeromobili sovietiche, sono la portaerei russa Admiral Kuznetsov e quella cinese Liaoning. L’URSS aggiornò i caccia Sukhoj Su-27K e MiG-29K per poter operare dal ponte delle portaerei. Il primo atterraggio sul ponte fu eseguito il 1° novembre 1989 da un Su-33. Un piccolo gruppo di Su-33 fu costruito negli anni ’90. Solo nel 2012 i MiG imbarcati vennero adottati; questi aerei derivavano dal prototipo degli anni ’80 originariamente progettato per l’India. L’acquisto di 24 MiG-29 fornirà all’Admiral Kuznetsov una componente aerea equilibrata: i Su-33 sono utilizzati principalmente nel ruolo antiaereo, pertanto non dispongono di munizioni aria-superficie, mentre i MiG-29K/KUB trasporteranno una vasta gamma di armi. I caccia MiG-29K/KUB iniziarono le operazioni dal ponte dell’Admiral Kuznetsov nell’agosto 2016 e debuttarono con il viaggio della portaerei verso le coste siriane.
I cinesi scelsero i caccia imbarcati nel 1991, anche se allora non lo sapevano. La scelta si basò sui risultati dei voli dimostrativi di Su-27 e MiG-29. La Cina scelse il Su-27. Alla luce degli ordini precedenti di Pechino per caccia Su-27, la Russia presentò con grande serietà al cliente la versione navale dell’aereo: era di gran interesse per la Cina che la configurazione Su-33UB, insolita per gli aerei da combattimento, venisse infine adottata. Nel 2004, la Cina decise di non rinnovare la licenza per assemblare i caccia Sukhoj utilizzando componenti russe e invece iniziò a copiare il modello e a produrne cloni con avionica, motori e armi nazionale. Se Pechino avesse deciso di prolungare la licenza, la Russia avrebbe continuato a fornire le componenti. La Cina decise di mettere in servizio i caccia imbarcati senza alcuna procedura preliminare, anche se si era procurata un esemplare per l’inversione ingegneristica: nel 2001 acquistò uno dei prototipi di Su-33 dall’Ucraina. Non c’è dubbio che gli ingegneri cinesi abbiano usato l’aereo per vedere quali modifiche apportare alla cellula, nell’ambito del programma per navalizzare gli aviogetti, come ali e stabilizzatori verticali ripiegabili, carrello di atterraggio rinforzato, gancio di coda, superfici canard, ecc. Stranamente, la forma del canard della versione cinese è diversa dall’originale, il che significa che il Paese riteneva di cambiarvi il centro di gravità anziché semplicemente clonare l’aereo originale. I cinesi non ebbero interesse nell’avionica sovietica, sia perché lavoravano su uno dei primi prototipi, sia perché la Cina ovviamente aveva in quel momento superato tecnologicamente i sovietici. Il prototipo del caccia imbarcato cinese Shenyang J-15 Flying Shark volò il 31 agosto 2009. I test sulla portaerei iniziarono nel 2012. Dopo numerosi quasi appontaggi sulla nave, il J-15 compì il primo appontaggio sulla Liaoning il 25 novembre 2012. Numerosi piloti appontarono sulla portaerei lo stesso giorno, e inoltre vi eseguirono i primi decolli.

Shenyang J-16

Il futuro
Da quel momento, la Liaoning è regolarmente uscita in mare con la sua componente aerea imbarcata per addestrarsi. Basandosi sulle fotografie disponibili, gli esperti hanno identificato almeno 23 J-15 monoposto dai loro numeri tattici. La produzione dei velivoli continua. 2 squadroni da 12 basterebbero a formare il nucleo della componente aerea della portaerei Proekt 1143.5/6, la nave deve anche trasportare elicotteri per diversi ruoli ausiliari. Alla fine del 2016, la TV cinese mostrò dei J-15 lanciare moderni missili antinave YJ-83K. Possiamo concludere che il potenziale operativo complessivo del J-15 è paragonabile a quello dello Shenyang J-11B, la versione cinese del Su-27 russo, con avionica e armi cinesi. Si continuerà ad espandere la gamma delle armi del J-15 in futuro. Come per i fratelli terrestri, l’aereo avrà probabilmente munizioni aria-superficie e potrà distruggere le difese aeree nemiche. Ciò permetterà alla componente aerea della portaerei di svolgere missioni tipiche dell’aviazione da combattimento moderna. Tuttavia, raggiungere questo stato richiederà diversi “strumenti” aggiuntivi. Una delle questioni più importanti da affrontare per garantirsi l’efficacia degli aeromobili da combattimento moderni è la capacità di rifornimento aria-aria. Poiché raggio d’azione ed autonomia degli aerei contemporanei continuano a crescere, cresceranno anche i requisiti per questi parametri. Una sortita da combattimento può durare fino a otto-dodici ore ed è limitata dalla capacità fisica del pilota piuttosto che dalle prestazioni del velivolo. La Cina ha adottato l’esperienza di Stati Uniti e Russia nello sviluppo del sistema di rifornimento con cui un J-15 può trasferire carburante ad un altro in volo. I serbatoi di rifornimento sono stati testati anche sul ponte della portaerei, quindi è solo questione di tempo prima che i piloti navali cinesi controllino la tecnica dell’aerorifornimento. Un altro compito importante è la guerra elettronica aerea (EW) con aeromobili imbarcati. È vero che i caccia possono essere dotati di contromisure elettroniche, integrate o in gondole, per la protezione individuale o di gruppo, ma le capacità di tali apparecchiature sono inferiori a quelle degli aeromobili specializzati EW gestiti da personale addestrato. Al momento, solo l’US Navy ha aeromobili EW imbarcati: il Boeing EA-18 Growler è un derivato della versione biposto del cacciabombardiere F/A-18F Super Hornet. Nel complesso, i biposti sono altrettanto utili nelle operazioni imbarcata quanto nell’aviazione terrestre: possono essere utilizzati per addestramento e missioni a lungo raggio. La Cina comprende l’utilità dei biposti imbarcati, come dimostra un prototipo del J-15S biposto scoperto con una fotografia nel 2013. Tuttavia, sembra che questo prototipo non abbia ancora operato dal ponte della Liaoning. Inoltre, si continua a confondere l’ipotetica versione EW del J-15S (che nessuno ha visto) con la versione EW del J-16, il clone cinese del Su-30, sviluppato e fotografato in molte occasioni. Per l’addestramento, anche basico, di nuovi piloti navali, la Cina sviluppa la versione imbarcata del velivolo JL-9 Guizhou, designato JL-9G. Il prototipo di questo velivolo ha già effettuato un test do volo da un impianto di prova a terra, ma rimane ancora poco chiaro quando decollerà per la prima volta dal ponte di un vera portaerei. Un’altra importante componente difensiva di una forza imbarcata è la capacità di primo allarme volante (AEW). Oltre a poter fornire un potente radar per una zona potenzialmente minacciosa, una piattaforma AEW è l’unica che può rilevare in anticipo obiettivi a bassa quota. Le portaerei statunitensi dispongono del Northrop Grumman E-2C/D Hawkeye. Oltre agli Stati Uniti, l’unico altro Paese che può permettersi il “lusso” di avere aerei AEW ad ala fissa è la Francia, perché gli aerei di questa classe richiedono il decollo con catapulta. Altre nazioni dotate di portaeromobili hanno elicotteri AEW. La Cina tenta di affidarsi alle proprie forza al riguardo, sviluppando un derivato AEW del Changhe Z-8, clone modernizzato dell’elicottero francese Aerospatiale SA 321 Super Frelon. Possiamo dire con certezza che la Cina sviluppa anche una piattaforma AEW ad ala fissa, ma probabilmente è ancora nelle fasi iniziali. Alla luce di ciò, la componente di proiezione della componente aerea delle prime due portaerei cinesi, composta da 24 caccia e circa 15 velivoli ausiliari per nave, sembra coincidere con la stima di 40 velivoli ottimali per le Proekt 1143.6. Ulteriori aerei renderebbero difficili le manovre di appontaggio e negli hangar, influenzando così il numero di sortite giornaliere.

CV-16 Liaoning

Le attività per le portaerei della Marina Cinese
Allora, perché la Cina ha speso massicce somme per la costruzione di una propria flotta di portaerei? Alcune ragioni sono abbastanza comuni, mentre altre sono proprie del Paese. Innanzitutto, la flotta oceanica della Cina, che opera oltre il raggio d’azione dell’aviazione a terra, manca attualmente della difesa aerea offerta dalle portaerei e relativa intelligence “a lungo raggio” capace d’ingaggiare obiettivi nemici al di fuori della gittata dei missili antinave. Con l’aviazione imbarcata, la Cina si sentirà più sicura nel Pacifico e potrà spostare l’ipotetico fronte lontano dalle sue coste. In secondo luogo, le portaerei sono un potente strumento per proiettare forza militare e politica globale. Il primo grande viaggio della portaerei cinese, anche se solo nell’Oceano Indiano, avrà certamente l’attenzione della comunità internazionale. È vero che la Cina non ha mai voluto intervenire in conflitti lontani dai confini nazionali, ma dev’esserci un motivo per cui la Marina cinese crea una base logistica a Gibuti. Le portaerei hanno anche ruoli specifici per la Cina. Aiuteranno Pechino a rafforzare significativamente le propria posizione nelle controversie territoriali nel Mar Cinese Meridionale, troppo lontano dal Paese perché la sua aviazione possa agire prontamente. Una portaerei sarebbe il nucleo di un gruppo navale che terrebbe a bada aerei e navi di altre nazioni ed inseguirebbe i sottomarini nemici. C’è un’altra importante missione per le portaerei cinesi. Il Paese ha infine iniziato i pattugliamenti dei propri sottomarini lanciamissili balistici nucleari. Tuttavia, il Mar Cinese Orientale è relativamente poco profondo per tali operazioni. Peggio, vi sono basi militari statunitensi ed alleate, anche per gli aerei antisom. I sottomarini cinesi saranno più sicuri nel Mar Cinese Meridionale, più profondo e più lontano da Giappone, Corea del Sud e Guam. In questo caso, però, avranno bisogno di una maggiore protezione antiaerea e antisom, perché sarebbero più lontani dalla patria. Gli sforzi della Cina per costruirsi una grande flotta continuano a impressionare. È difficile prevedere se il Paese riesca a mantenere questo passo in futuro, ma Pechino ha già costretto la comunità internazionale a sedersi e prendere nota. La Russia, da parte sua, ha tutte le ragioni per osservare il processo con un misto di invidia e ammirazione. Spedendo una nave da guerra appena dipinta ma costruita con specifiche sovietiche, il cui ponte di volo è pieno di caccia Sukhoj, Pechino riporta in vita piani e sogni della Russia.

CV-17 Shandong

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora