La passione dei Su-24 per l’USS Cook

Philippe Grasset, Dedefensa, 14 aprile 2016 Cf8jTktVIAAARCDCose che succedono ogni due anni, dato le passioni hanno le loro esigenze temporali, come i compleanni ogni due anni. In breve, nella seconda metà di aprile 2014 si ebbe l’eco dell’incontro insolito nel Mar Nero, tra uno (o due?) Su-24 russo e il cacciatorpediniere con sistema AEGIS USS Donald Cook dell’US Navy. Questo incontro diede luogo per qualche giorno a speculazioni estremamente elaborate sui suoi aspetti, tra cui l’ipotesi che il Su-24 avesse condotto una dimostrazione dell’efficacia dei sistemi di guerra elettronica per “accecare” l’USS Donald Cook abbastanza da provocare perturbazioni significative sulla salute psicologica dell’equipaggio. “…Allora apparve l’informazione secondo cui il Su-24 effettivamente compisse una dimostrazione tecnologica “operativa” del sistema di guerra elettronica che avrebbe completamente accecato il sistema AEGIS del Donald Cook, la potente elettronica della difesa aerea missilistica che costituisce la base della difesa aerea della flotta degli Stati Uniti. (Il sistema AEGIS è ancora più importante. costituendo anche una parte molto importante della grande rete ABM che gli Stati Uniti sviluppano da molti anni, ufficialmente contro l’Iran, ma operativamente chiaramente contro la Russia. L’AEGIS ha importanza non solo militare, ma politica). Il sistema russo impiegato è designato Khibinij. Dopo l’incidente, l’USS Donald Cook si diresse verso un porto rumeno per le riparazioni, e la notizia dice che 27 membri dell’equipaggio si dimisero. La notizia fu diffusa il 21 aprile 2014 dalla radio russa in India, sul suo sito Indian.ruvr.ru“. … Due anni dopo troviamo la stessa unità, l’USS Donald Cook, questa volta cambiare completamente geografia, da sud a nord, dal Mar Nero al Mar Baltico. Questa volta, lo stesso tipo di aereo, un Su-24, non arriva da Sebastopoli ma da Kaliningrad. Non da solo, c’é anche un elicottero Ka-27, e ciò che si chiama in modo simbolico “incidente” in realtà comprende una serie di incidenti l’11 e 12 aprile da parte dell’aereo russo della regione di Kaliningrad, ex-Koenigsberg, nell’enclave russa dallo stesso nome. L’unità degli Stati Uniti (probabilmente con elementi polacchi) operava a circa 200 km al largo di Kaliningrad, in quelle che sembravano manovre combinate della NATO. Il minimo che si può dire, vedendo alcune immagini della Marina degli Stati Uniti che mostrano un passaggio del Su-24 a 10 metri dal ponte della nave, è che i piloti russi fanno acrobazie. Ci sono state molte esclamazioni spaventate e furiose dai vari portavoce degli Stati Uniti. RT riassume sommariamente l’incidente: “Washington si rabbuia per il volo del Su-24 russo vicino al cacciatorpediniere statunitense Donald Cook, che conduceva esercitazioni militari in acque internazionali nel Mar Baltico, con l’alleata della NATO Polonia. Pubblicando il video dell’aereo russo che sorvola la nave da guerra, la Marina degli Stati Uniti afferma di aver subito diverse “manovre di volo aggressive”, alcune a meno di 10 metri. “Il cacciatorpediniere statunitense era in acque internazionali, a circa un centinaio di chilometri al largo della base navale russa di Kaliningrad, dove conduceva manovre militari. Secondo la testimonianza di un funzionario statunitense presso il sito di notizie militari Defense Information, i velivoli russi sono stati identificati come un bombardiere Su-24 e un elicottero. Questi avrebbero volato basso, provocando la costernazione dei membri della Marina. Come notava, tuttavia, il personale della nave degli Stati Uniti, “armi che potevano costituire una minaccia per le operazioni degli Stati Uniti nel Mar Baltico non erano presenti sui velivoli“. L’articolo sull’incidente di RT inglese è molto più dettagliato e non nasconde alcun aspetto della reazione degli Stati Uniti. Naturalmente, i media degli Stati Uniti sono molto eloquenti su questo incidente (questa serie di incidenti), generalmente considerato una deliberata provocazione ritenuta molto grave, perfino drammatica. In generale, le autorità statunitensi considerano le circostanze dell’incidente (incidente) per decidere se sia una violazione di un trattato nel 1973 tra Stati Uniti e URSS. (Il trattato mira ad evitare incidenti in mare tra le due Marine, tra cui il divieto di “attacchi aerei simulati”). E’ particolarmente dettagliato l’articolo di Defense News il 13 aprile che studia altre circostanze nei due giorni interessati (l’intervento in coppia con il Su-24 di un elicottero Kamov Ka-27 Helix, sospendendo le evoluzioni dell’elicottero polacco per paura di un incidente aereo, ecc.)
Cf8jRqCUIAAN35PAlcuni dettagli dell’articolo: “In una delle azioni più aggressive recenti, aerei da guerra russi hanno compiuto “attacchi simulati” su una nave dell’US Navy nel Mar Baltico, volando ripetutamente a 10 metri dalla nave, secondo un funzionario della difesa. I marinai a bordo del cacciatorpediniere Donald Cook hanno detto che l’aereo volava abbastanza basso da increspare il mare presso la nave, e il comandante della nave ha detto che l’incidente era “pericoloso e poco professionale”, secondo il funzionario della difesa. “Questo fu più aggressivo di tutto ciò che vediamo da tempo”, secondo il funzionario della difesa che parla in anonimato perché i funzionari degli Stati Uniti non hanno fatto dichiarazioni ufficiali sull’incidente… Poco dopo aver lasciato il porto polacco di Gdynia, vicino Danzica, il Donald Cook era in acque internazionali per operazioni di volo con un elicottero polacco, nell’ambito delle esercitazioni di routine con l’alleato della NATO. Durante le operazioni di volo, un aereo da combattimento russo Sukhoj Su-24 apparve effettuando circa 20 sorvoli, a 1000 metri dalla nave e a una quota di circa 30 metri, ha detto il funzionario della difesa. In risposta, il Donald Cook sospese le operazioni di volo. Un aereo d’attacco russo Sukhoj Su-24 fece un passaggio a bassa quota sull’USS Donald Cook (DDG 75) il 12 aprile 2016. Il Donald Cook navigava nel Mar Baltico quando un elicottero russo Ka-27 Helix effettuò sette sorvoli e sembrasse scattare foto della nave dell’US Navy, ha detto il funzionario della difesa. Poco dopo che l’elicottero lasciò la zona, un Su-24 iniziava a compiere sorvoli “molto bassi” con “profilo d’attacco simulato”, secondo il funzionario della difesa. L’aereo fece 11 passaggi“. Quindi c’è una differenza notevole tra l’incidente dell’aprile 2014 e quello dell’aprile 2016. Nel frattempo, un ulteriore incidente con gli stessi protagonisti (Su-24 e nave della Marina degli Stati Uniti) ebbe luogo il 30 maggio 2015, con la fregata USS Ross. I due incidenti del 2014 e 2015 nel Mar Nero sono molto simili: la dimostrazione operativa di incidenti e possibili intimidazioni dei russi per convincere gli USA ad allontanare le loro unità considerate dai russi troppo vicine alla zona Ucraina-Russia, dove la crisi ucraina divampava. (Sembra che in entrambi i casi ci fu effettivamente un rallentamento degli Stati Uniti e, in entrambi i casi, gli americanisti cercarono soprattutto di minimizzare gli incidenti, anche quello del 30 maggio 2015 dell’USS Ross, per non dare l’impressione di arrendersi ai russi). Questa volta, le circostanze sono molto diverse. Non vi è alcuna crisi nella zona e quindi circostanze operative attive, come quelle nel 2014 e 2015 con la crisi ucraina; vi sono manovre della NATO o simili presso Kaliningrad, una dimostrazione di forza operativa piuttosto che comunicativa. L’intervento russo rientra in questo caso, anche di comunicazione, mostrando vigilanza e potenza dei russi nel monitorare e sorvegliare l’enclave di Kaliningrad. C’è anche l’insoddisfazione russa per le manovre della NATO o della Marina degli Stati Uniti di fronte al territorio russo. Questa volta le autorità statunitensi non hanno assolutamente cercato di minimizzare il caso, al contrario tendono a reagire in modo eccessivo. Non sorprende poiché siamo nel campo della comunicazione, quindi dell’atteggiamento di entrambe le parti. I russi, che sembrano estremamente calmi senza mostrare (finora) alcun rammaricano per l’incidente, l’attribuiscono a un “errore”, ecc. Il portavoce del Ministero della Difesa russo Igor Konachenkov, commentando ricordava solo che l’Aeronautica russa “ha il pieno rispetto delle norme internazionali nello spazio aereo su acque neutrali (internazionali)“.
Cf8jRekVIAEHkIw Resta quindi ciò che è stato mostrato e la conclusione che si può trarre è che i russi vogliano ben mostrarsi aggressivi, in ogni caso, dal punto di vista della comunicazione. Per loro, il fatto stesso delle manovre nella Marina degli Stati Uniti a così breve distanza delle coste russe è una forma di “provocazione”. In ogni caso, il comportamento russo mostra il desiderio di affermare la potenza militare della Russia, anche in circostanze che sono ormai comuni nella visione della NATO. “Dieci anni fa, la NATO, o in ogni caso la Marina degli Stati Uniti, non avrebbe fatto le manovre che attualmente attua in questa regione in particolare, osservava una fonte europea, ma è assolutamente certo, tuttavia, che i russi di dieci anni fa non avrebbe mai ‘reagito’ in questo modo assertivo, quasi aggressivo“. A questo punto e tenendo conto di ciò che si sa dell’incidente, le osservazioni politiche sono inutili conoscendo le rispettive posizioni, e da dove provengano le responsabilità e altro. Il punto chiave da ricordare è che questo comportamento delle truppe russe sembra essere un messaggio politico, o politico-militare, di natura diversa dagli incidenti precedentemente descritti e il cui scopo era essenzialmente la dimostrazione operativa. È la riaffermazione della potenza russa e della sovranità russa, quindi un monito a Stati Uniti, NATO, blocco BAO. Naturalmente, va interpretato nel blocco BAO come nuovo segno di duplicità e bellicismo, secondo le consuete norme narrative di casi simili, ma si tratta obiettivamente della dimostrazione dei limiti della pazienza russa verso le manovre del blocco BAO contro la Russia. I russi fanno sapere, senza isterismi o secondo fini, di essere pronti ad affrontare qualsiasi situazione.13007297Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi perde a Palmyra?

Nikolaj Bobkin, Strategic Culture Foundation, 01/04/201612885732Quando la Russia ha iniziato la campagna aerea in Siria il 30 settembre 2015, l’occidente non credeva che avrebbe avuto successo. Damasco aveva il sostegno solo di Russia e Iran, dato che gli USA hanno impedito all’Iraq di unirsi all’alleanza. Allora, il presidente degli Stati Uniti derise apertamente l’esiguità della coalizione e un secondo Afghanistan prevedibile per il Cremlino. Solo cinque mesi e mezzo dopo, tuttavia, la maggior parte delle Forze russe è stata ritirata dalla Siria, con impatto minimo sulle capacità militari dell’Esercito siriano ed alleati. Dal 27 marzo le bandiere nere del SIIL non sventolano su Palmyra. La città è stata completamente liberata dai terroristi ed è ora sotto il controllo delle autorità siriane. La liberazione di Palmira ha inferto un duro colpo morale al ‘califfato’ che fino a quel momento non aveva subito il sconfitte nella conquista di nuovi territori. Per inciso, quando Palmira fu occupata dai jihadisti lo scorso anno, molti previdero che la caduta di questo strategicamente importante centro sarebbe stato seguito dalla caduta di Bashar al-Assad. Ora, però, queste previsioni sono state dimenticate. La liberazione di Palmyra sarebbe stata impossibile senza il sostegno russo. Questo fatto è stato riconosciuto apertamente dal Presidente al-Assad, indicando l’assenza di qualsiasi intenzione seria della coalizione occidentale nel contrastare il terrorismo e gli scarsi risultati ottenuti dagli statunitensi. Washington non ne è per nulla imbarazzata, tuttavia. Il desiderio degli USA di rimodellare il mondo a propria immagine impedisce ai loro politici di accettare la responsabilità degli Stati Uniti nella diffusione del terrorismo in Medio Oriente. La Siria è solo uno dei Paesi che ha subito l’effetto devastante della loro politica. E il fatto che il dipartimento di Stato degli Stati Uniti si rifiuti di riconoscere la liberazione di Palmira quale successo nella lotta contro lo Stato islamico è del tutto comprensibile. Il viceportavoce del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, Mark Toner, ha rivelato il piano d’azione favorito da Washington: imporre un cessate il fuoco, porre fine alla guerra civile e “poi si può parlare di cooperazione contro lo SIIL”. La questione non si pone nemmeno di quando questo “poi” verrà. La domanda è: quale futuro attende la Siria. Su questo punto, Toner ha detto che il popolo siriano non deve decidere tra SIIL e Assad. Quindi, secondo la logica della Casa Bianca, l’attuale presidente deve essere rimosso prima e la lotta contro lo Stato islamico può aspettare. Evidentemente ciò dovrebbe essere il punto di partenza per predire il futuro della politica degli Stati Uniti verso la Siria.
12670632 La riuscita operazione per liberare Palmyra ha mutato anche il corso degli eventi in Siria a svantaggio degli Stati Uniti. I dettagli della battaglia suggeriscono la possibilità di sviluppare ulteriori offensive sulle posizioni dei jihadisti per sconfiggerli sul suolo siriano. L’operazione per liberare Palmyra ha richiesto tre settimane. L’offensiva sulla città è iniziata con un attacco aereo preliminare dei piloti russi del 9 marzo. Le truppe siriane avanzanti avevano supporto aereo quasi quotidiano. Nel solo 26 marzo gli aerei russi effettuarono 40 sortite attaccando 158 obiettivi dei terroristi. La sconfitta completa dello SIIL è ancora lontana, ma la via all’offensiva è ora aperta. Palmyra è uno snodo chiave dei trasporti tra le regioni centrali, meridionali e settentrionali della Siria. La preparazione di nuove offensive non interferisce con il processo di pace, dato che la tregua non si applica nella guerra contro lo SIIL. Le città di Raqqah e Dayr al-Zur sono ancora nelle mani dei jihadisti. Il deserto è l’unica cosa che li separa da Palmira e le strade che portano a loro sono ora controllate dell’esercito siriano. Sembra che anche questo metta a disagio Washington e Londra. Barack Obama e David Cameron non hanno commentato la liberazione di Palmyra. “La peggiore sconfitta militare che lo SIIL abbia sofferto in più di due anni. La riconquista di Palmira, la città romana dell’imperatrice Zenobia. E noi restiamo in silenzio”, scrive il quotidiano inglese The Independent. “Sì gente, i cattivi hanno vinto, non è vero? In caso contrario, tutti lo celebreremmo, no?” Ed è proprio così. Non tutti negli Stati Uniti sono contenti della sconfitta dei terroristi dello SIIL. Il repubblicano Rudolph Giuliani ha fatto una scioccante dichiarazione in diretta su Fox News secondo cui Hillary Clinton potrebbe essere considerata una dei fondatori dello Stato islamico. L’Iran sostiene che gli Stati Uniti anche ora continuano a fornire aiuti militari allo SIIL. Il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica iraniana Maggiore-Generale Hassan Firouzabadi ha detto ai giornalisti che gli aerei militari statunitensi fanno voli regolari verso gli aeroporti delle città occupate dai terroristi, per rifornire il gruppo terroristico di armi, denaro e derrate alimentari. Le autorità militari iraniane sono del parere che gli statunitensi semplicemente osservino la lotta contro lo SIIL e non facciano nulla. Potranno gli Stati Uniti ostacolare la lotta dell’esercito siriano contro i jihadisti? E’ probabile che ci proveranno per paura dei successi delle forze governative, avendo diretta influenza sui negoziati per la soluzione politica e il favorevole cambio di atteggiamento della comunità internazionale verso Bashar al-Assad. Per inciso, la prima dichiarazione del presidente siriano sulla liberazione di Palmyra avveniva in un incontro a Damasco con una delegazione di parlamentari, intellettuali, scienziati e giornalisti proveniente dalla Francia. L’opinione pubblica cambia a favore di Damasco anche in altri Paesi europei. Verrà il momento in cui gli europei riconosceranno che i successi nella lotta al terrorismo in Siria, che hanno stabilizzato la situazione nel Paese, sono stati raggiunti solo grazie alla Russia?CeiMU18WsAMdfDm

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia invia in Siria più materiale militare di quanto ne ritiri

Maria Tsvetkova, Jonathan Saul, Andrew Osborn e Janet McBride, Reuters, 30/3/2016

Jauza

Jauza

Quando Vladimir Putin annunciava il ritiro della maggior parte del contingente militare russo dalla Siria c’era l’aspettativa che lo Jauza, il rompighiaccio russo e una delle principali navi da rifornimento della missione, sarebbe rientrato nel porto sull’Oceano Artico. Invece, tre giorni dopo la dichiarazione del 14 marzo di Putin, lo Jauza, parte dell'”Espresso siriano”, soprannome dato alle alle navi che riforniscono le forze russe in Siria, lasciava il porto russo sul Mar Nero di Novorossijsk per Tartus, l’impianto navale della Russia in Siria. Qualunque cosa trasportasse era pesante; era così basso sull’acqua che la linea di carico era appena visibile. I suoi movimenti e quelli delle altre navi russe nelle due settimane dall’annuncio di Putin del ritiro parziale suggeriscono che Mosca ha infatti venduto altre attrezzature e forniture alla Siria, più di quanto non ne ritirasse nello stesso periodo, come mostra l’analisi di Reuters. Non si sa cosa trasportino o quanto materiale arrivi coi giganteschi aerei cargo che accompagnano il rientro degli aerei da guerra. Ma i movimenti, anche se parzialmente, suggeriscono che la Russia opera intensamente per mantenere le infrastrutture militari in Siria e rifornire l’esercito siriano in modo che possa ritornare rapidamente, se necessario. Putin non ha dettagliato cosa abbia indotto tale mossa, ma qualsiasi minaccia alle basi della Russia in Siria o qualsiasi segno che il Presidente Bashar al-Assad, il più stretto alleato in Medio Oriente di Mosca, sia in pericolo, basterebbe da innescare un potente ritorno. La Russia gestisce la base aerea ad Humaymim e la struttura navale a Tartus. Putin ha detto che la Russia manterrà entrambe e che avranno bisogno di essere ben protette. “Dato che la maggior parte della forza, de facto, vi resta, non vi è alcun motivo di ridurre il traffico“, ha detto Mikhail Barabanov, ricercatore presso il think tank militare CAST di Mosca. “Le forniture per l’esercito siriano rimangono ancora significative“. Mosca non ha rivelato le dimensioni della propria forza in Siria, né ha dato i dettagli del ritiro parziale. Reuters ha calcolato che circa la metà della forza d’attacco ad ala fissa della Russia in Siria abbia lasciato il Paese nei giorni seguenti la dichiarazione pubblica del ritiro parziale. Il numero preciso di aerei che la Russia aveva è un segreto, ma l’analisi ha suggerito che vi fossero circa 36 aviogetti. Il 28 marzo, la TV di Stato mostrava 3 elicotteri d’attacco pesante trasportati dalla Siria insieme ad alcuni membri del personale di supporto.

Dvinitsa-50

Dvinitsa-50

Potenza navale
Ma un esame dei dati della forza di spedizione, informazioni ufficiali, consigli da fonti della sicurezza marittima e fotografie dei blogger delle navi russe che attraversano lo stretto del Bosforo viaggiando dal Mar Nero al Mediterraneo, non mostrano segni che l'”Espresso siriano” diminuisca. Un’analisi della Reuters degli stessi dati mostra che la Russia ha probabilmente rafforzato la propria forza navale nel Mediterraneo e ora sembra avere più navi da guerra nei pressi delle coste siriane che non al momento della dichiarazione di Putin. Il loro ruolo è proteggere le navi da carico. La loro presenza dà anche a Mosca la possibilità di lanciare missili da crociera dal mare. La Russia sembra avere più di una dozzina di navi militari nel Mediterraneo, tra cui la nave da guerra Zelenij Dol dotata di missili da crociera antisuperficie Kalibr dalla precisione di tre metri, secondo i media russi e il database di Bosphorus Naval News, sito turco. Mosca probabilmente sostiene la forza, secondo Barabanov del CAST. “La Russia non ha troppe navi da mantenere nel Mediterraneo. Il ruolo della forza è proteggere l’attività dell’Espresso siriano’ e dimostrarlo a occidente e, anche, alla Turchia”. Il Ministero della Difesa russo non ha risposto alle domande su ciò che la Marina russa fa nel Mediterraneo, o se ci siano piani per ridurne la presenza. Le navi militari e le navi ausiliarie della Russia non appaiono sulle banche dati accessibili al pubblico. Ma la maggior parte delle navi sono viste e fotografate quando passano il Bosforo nel viaggio dalla Russia al Mediterraneo e viceversa. Nella maggior parte dei casi non è possibile monitorare i carichi militari nei porti di destinazione, indicando dati solo parziali.

Ostrakovskij

Ostrakovskij

Bassa linea di galleggiamento
Da quando Mosca ha cominciato il ritiro dalla Siria, ha inviato 2 navi da sbarco solitamente utilizzate per il trasporto di truppe e armi, la Tzesar Kunikov e la Saratov, nel Mediterraneo insieme alla Jauza, nave da carico ausiliaria. La Saratov sembrava carica quando passò lo stretto verso la Siria. La sua linea di carico era visibilmente più bassa di quello del 14 marzo, quando fu fotografata viaggiare nel senso contrario, verso la Russia. Allo stesso tempo, 2 navi da guerra, Aleksandr Otrakovskij e Minsk, e la nave ausiliaria Dvinitsa-50, furono fotografate dai blogger turchi attraversare il Bosforo ritornando in Russia. Almeno due delle navi di ritorno, l’Aleksandr Otrakovskij e la Dvinitsa-50, sembravano scariche. Le fotografie mostrano che la nave da sbarco di grandi dimensioni Otrakovskij fosse più alta sulla linea di galleggiamento al ritorno in Russia rispetto al 2 marzo, quando attraversava lo stretto nella direzione opposta. Non è chiaro se trasportasse truppe o attrezzature. La linea di carico della Dvinitsa-50 era anche sopra l’acqua quando fu fotografata nel Bosforo il 20 marzo, sulla via del ritorno verso la Russia. Sembra improbabile che truppe o equipaggiamenti russi fossero a bordo di una delle navi di ritorno. Non sembrava avessero carichi pesanti a bordo. La Minsk si era già diretta verso la Siria. Il 29 marzo fu fotografata passare il Bosforo. La linea di galleggiamento era sott’acqua e il carico non poteva essere individuato.
Il traffico di merci non militari tra Russia e Siria non mostra segnali diversi. Quattro navi da carico dell’operazione di rifornimento sono tornate in Siria nelle due settimane prima che Putin annunciasse il ritiro. Una quinta, l’Aleksandr Tkachenko, un traghetto russo, in precedenza fotografato con camion militari a bordo, probabilmente vi si era recata. Il database dei trasporti della Reuters mostravano che si avvicinava alla Siria, ma poi improvvisamente scomparve per alcuni giorni prima di riapparire di ritorno verso la Russia, cioè il transponder fu spento in quel periodo. Cinque navi da carico, tra cui una petroliera, arrivavano in Siria nelle due settimane dopo l’annuncio di Putin.

Saratov

Saratov

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Drago degli Urali contro von Braun

Survin City

makeev2_jpg_1318835993La corsa agli armamenti non è solo il momento folle del rapido accumularsi di armamenti letali per il pianeta e dei loro test, è anche il periodo di ottimi progettisti e ingegneri. I creatori di potenti armi, che fino ad oggi hanno armato la tranquillità del popolo russo, meritano rispetto e attenzione. Sviluppo e scoperta tra criteri difficili per via dei tempi stretti e i finanziamenti regolati dal controllo dei funzionari di partito, rimangono ancora segreti. In realtà, il popolo russo creò lo strumento più perfetto nella storia del genere umano. Ma avanti s’illuminerà il lettore sulla persona di cui s’è deciso di palare qui. Si parlerà dell’uomo, della leggenda, del Drago degli Urali, Viktor Petrovich Makeev.
La storia d questo progettista strategico è tipica della sua generazione, ma allo stesso tempo incredibile ed affascinante. Ottimo ingegnere ed unico creatore di missili, nacque a Kolomna, o più esattamente vicino questa città, nel paesino di Protopopovo (altrimenti noto come Villaggio Kirov) nel lontano 25 ottobre 1924. Il bambino crebbe in una normale famiglia della classe operaia e studiò nella scuola per sette anni. La sua infanzia fu come quella di milioni di altri comuni russi. Si recò a Mosca su decisione del padre Pjotr, che volle lavorare nella nota fabbrica di aerei di Fili. A quanto pare, il desiderio di conquistare l’aria era inerente non solo a Makeev Jr., ma anche al genitore. Dopo aver terminato la scuola nel 1939, Victor Petrovich si recò subito nell’impianto da operaio, ma la natura creativa non poteva venire a patti con il ruolo di manovale. La sua mente indagatrice cercava di svilupparsi, e il giovane dall’ancora caldo temperamento dalla mente agile concepì modifiche felici. Il primo mentore del futuro progettista fu Bolkhovitinov, che individuò nel discepolo una persona creativa e desiderosa di novità. Ma apprendendo le basi scientifiche, Viktor Petrovich subì le difficili traversie della guerra. Già nel 1941, come tutti i giovani lavoratori, fu evacuato a Kazan insieme all’impianto. I turni erano di 10 e talvolta 12 ore, ma Makeev aveva ancora tempo per istruirsi. Nel 1942, s’iscrisse presso il Kazan Aviation Institute, con esami già passati nel programma delle superiori. Durante la guerra, Makeev mostrò una miracolosa resistenza e nel 1944 fu trasferito a Mosca dove continuò gli studi nel MAI. Durante questo periodo, il destino lo portò da Mjassishev. Il giovane Viktor P. voleva ardentemente diventare un progettista di aerei, ma un forte rovescio di fortuna l’attinse in modo significativo. Dapprima, Makeev provò fastidio in tal senso, perché la costruzione dei missili non lo motivava, i suoi sogni erano associati solo all’aviazione. Il NII-88, così si chiamava il nuovo luogo di lavoro del neolaureato dove Koroljov si dedicava al volo umano nello spazio. Koroljov credeva che la vocazione di Makeev consistesse nella costruzione di missili, che non erano troppo lontana da quella dei velivoli. Sergej Pavlovich in poche ore spiegò al giovane ingegnere la grande visione sui missili. A giudicare dal destino del futuro Drago degli Urali, Koroljov assicurò Makeev che non avrebbe sbagliato. Notandone talento e mente acuta, lavorò intensamente allo sviluppo dei suoi progetti. Il primo passo furono i corsi di missilistica nella Scuola Tecnica Superiore Bauman. Immediatamente lo studio dei programmi teorici di Koroljov portarono Makeev a sviluppare i missili siglati P-2 e P-3. Viktor Petrovich s’interessò alla costruzione dei missili e lo restò per sempre.
dd2e5e196f82Attivo e giovane professionista dalle doti di leadership e autocontrollo, Makeev fu rapidamente notato dai vertici del partito. L’interesse crebbe in modo significativo dopo la laurea sul tema emozionante sui sistemi di controllo del famoso progettista tedesco Von Braun. Il lavoro non fu solo un successo, ma sensazionale e scientificamente valido, ed immediatamente classificato segreto, così come il nome di Makeev. La pubblicità giocò a Viktor un crudele scherzo, fu eletto segretario dell’organizzazione Komsomol, col risultato che continuò a progettare anche quando svolgeva lavoro amministrativo. Nel 1952, alla prima possibilità, Makeev senza esitazione tornò da Koroljov. Per via della maggiore autorità di Sergej Pavlovich e della fiducia nella personalità di Makeev, fu nominato capo-progettista nel programma per la costruzione del primo missile a combustibile liquida, R-11. Come risultato di un attento lavoro della squadra di ingegneri, progettisti e altri dipendenti del centro, sotto la direzione competente di Viktor Petrovich, fu creato il missile balistico con un unico stadio a propellente liquido. Il missile aveva un propellente dalla struttura complessa, in cui un agente ossidante pressurizzato si mescolava con ossigeno liquido. I test furono un completo successo e fu adottato dal 1950. Ma il progetto di Makeev aveva carenze significative per l’evaporazione dell’ossigeno. L’R-11 richiedeva rifornimento continuo e non poteva adottare lo stato di prontezza al combattimento senza una manutenzione costante. Il missile fu sviluppato sulla base dei piani del famoso V-2, il cui ideatore era fuggito negli Stati Uniti, von Braun.
ru_nuke_slbm_rsm54_01L’obiettivo del giovane capo-progettista dell’SKB-385 era alquanto inaspettato per lo stessa Koroljov. Sebbene avesse offerto la guida a Viktor Petrovich, un sottoposto, mantenne la posizione di responsabile. I rapporti tra Makeev e Koroljov, in generale, gli consentirono un comportamento sicuro di sé, perché Sergej Pavlovich conosceva perfettamente la capacità di Viktor Petrovich nel far fronte a tali obblighi. Dopo una breve discussione Makeev fu nominato primo progettista dell’ufficio della città di Zlatust. Da allora gli Urali divennero il centro dei missili navali. La responsabilità di Makeev non era greve, e se necessario, risolveva eventuali questioni di politica interna o sulle forniture, e non fu meno interessato da vigilanza e responsabilità. Lo sviluppo del primo R-11 a propellente liquido fu curato dal centro di progettazione di Makeev, che v’investì tutto il talento e la competenza. Tuttavia i test durarono circa 2 anni, e quindi entrò in servizio nella Marina come R-11, poi come R-11FM. Per la creazione del primo missile balistico navale, Makeev e la sua squadra ricevettero il Premio Lenin. Nel 1962, un progetto di Makeev realizzò il missile tattico terrestre R-17. Questo progetto portò a un missile dalla gittata di 300 km, e includeva testate standard ad alto potenziale e testate nucleari. Ma la specializzazione dell’SKB-385 fu già definita e l’ulteriore lavoro sul progetto venne trasferito a Votkinsk. L’obiettivo principale del gruppo diretto da Viktor Petrovich era il missile lanciato da sottomarini. Quindi il progettista creò l’eccellente missile R-21. Il missile era sempre a propellente liquido e con un solo stadio, ma aveva una qualità nuova: la capacità di guidare la testata nucleare. R-21 fu adottato nel 1963. Il lancio sott’acqua dava un vantaggio fondamentale: l’assenza di rollio che assicurava un’alta precisione. Nel 1962, all’SKB-385 fu affidata la progettazione di un missile con il più recente motore a razzo a propellente liquido. Era un sviluppo molto recente. Inoltre, il missile aveva i comparti della strumentazione in cima. La complessità costruttiva era raddoppiata rispetto all’R-21, e la massa fu moltiplicata di 10 volte. Il missile fu chiamato R-27. Nel 1968, tutti i test furono completati, e il missile entrò servizio, divenendo operativo. L’ufficio progettazioni di Makeev fioriva. Gli Urali divennero la culla dei missili balistici navali e gli statunitensi definirono Makeev il Drago degli Urali. Nel 1964 ebbe l’incarico di progettare il nuovo missile a 2 stadi basato sul precedente R-29. Il progetto designato R-29R entrò in servizio nel 1977 e fu il primo a separare la testata dal corpo portante. Ma i burocrati aggressivamente cercarono di perfezionare un missile basato sul propellente solido. Il propellente liquido era molto più adatto ai missili balistici di quelli solidi, ma gli statunitensi si specializzarono in particolare su questo tipo di missile strategico, fuorviando la direzione sovietica. Makeev dovette assolutamente cambiare l’approccio della progettazione, dotare i laboratori di nuovi strumenti e aggregare gli impianti, creando l’R-39. Questo progetto ebbe la priorità ed entrò nell’arsenale sottomarino. Il missile strategico aveva un gittata di 10000 km e pesava 90 tonnellate. Le dimensioni del progetto costrinsero ad incrementare le dimensioni dei silos.
Il valore dei risultati di Viktor Petrovich per il Paese non può essere sottovalutato. Fu il fondatore della scuola dei missili navali, le idee di questo grande progettista non influenzarono solo la produzione russa, ma la scienza missilistica. In senso figurato, il duello fu vinto da von Braun, ma il Drago degli Urali fu il più forte. Il carburante liquido, infatti, era il pensiero del futuro, ma i burocrati russi insistettero sui combustibili solidi e il loro sviluppo continuò. Tra l’altro, i progetti di Makeev furono esemplari per i pochi errori rispetto al lavoro di altri progettisti. Ogni test avveniva sotto un controllo serio e prima la squadra di controllo si riuniva con Viktor per decidere se sul problema qualcuno avesse dei dubbi. Viktor morì nel 1985, lasciando una fortuna colossale al Paese, ma i suoi concittadini ne sanno poco, perché lavorò come progettista in ambiti coperti da segreto. A Kolomna c’è un monumento a quest’uomo, ma non molti residenti saprebbero spiegare perché Makeev è noto. Il progettista dei missili apportò idee completamente nuove su aeroidrodinamica, termica, massa, direzione e progettazione, balistica e molti altri settori. SKB-385 fu impegnato nella progettazione di missili a propellente liquido, permettendone l’uso nella ricerca cosmica. Illustrare tutti i progetti di questo centro speciale in un articolo è semplicemente irrealistico. Makeev non solo generò idee, ma vi lavorò in dettaglio realizzando progetti di successo. I funzionari russi premevano continuamente. Le scoperte degli Stati Uniti sull’uso del combustibile solido, perché alcuni aspetti dell’impiego del propellente liquido gli erano sconosciuti, erano fondamentalmente sbagliati. Von Braun non poté mai creare progetti più perfetti di quelli di Viktor Petrovich. La direzione non poté credere che le creazioni rivoluzionarie di Makeev diedero all’Unione Sovietica un enorme vantaggio sugli Stati Uniti.

R-39

R-39

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sirian Express: Come la Marina russa rifornisce la Siria

Viktor Stojlov Interpolit South Front

COPz0lKUkAAW7SnIl termine “Sirian Express” nacque spontaneamente nel 2012, dopo il significativo incremento delle attività delle navi da sbarco russe, che regolarmente rifornivano di armi la Siria. La decisione di avere navi militari per trasportare materiale è dovuta all’impossibilità di ritardarle e d’ispezionarle da Paesi terzi. Secondo diverse fonti, la Marina ha inviato con “Sirian Express” 15 navi da sbarco, da trasporto e ausiliarie di diverse classi delle flotte russe di Mar Nero, Mar Baltico, Mare del Nord. Le navi mercantili civili sono usate attivamente dal “Sirian Express” sotto le bandiere di diversi Paesi. Così, secondo la società navale Stella Polare, se sette navi raggiunsero il porto siriano di Tartus a fine agosto, furono 95 le navi mercantili russe dirette a Tartus tra metà settembre e 21 ottobre. Al culmine delle operazioni furono usati anche i traghetti di solito utilizzati in Crimea. Ma non tutta la merce veniva trasportata da navi mercantili, che possono essere controllate da un Paese che partecipa alle operazioni, quindi la Marina russa iniziava ad usare per il trasporto del materiale, navi da carico acquistate in Turchia e Ucraina, come la nave da carico secco Kyzyl-60 (ex-Smyrna, della Turchia), Kazan-60 (ex-Georgij Agafonov, dell’Ucraina), Vologda-50 (ex-Dadali, della Turchia), Dvinitsa-50 (ex-Alican Deval, della Turchia) e altre. Secondo gli esperti navali della NSN, “Sirian Express” coinvolse le seguenti navi, adibite al trasporto della maggior parte del materiale per la Siria:

BDK Nikolaj Filchenkov
La grande nave sbarco della Flotta del Mar Nero Nikolaj Filchenkov (Proekt 1171) può trasportare 1500 tonnellate di attrezzature e 300-400 persone, o in termini di materiale, 45 blindati o 50 autoarticolati.20995778VDK Zesar Kunikov
La grande nave d’assalto anfibio Zesar Kunikov (Proekt 775) può trasportare nella stiva e sul ponte superiore 13 blindati o 20 autotreni per un peso di 500 tonnellate.ceaser-kunikovVDK Azov
La grande nave d’assalto anfibio Azov (Proekt 775) è una gemella della VDK Zesar Kunikov, e può trasportare nella stiva e sul ponte superiore 13 blindati o 20 autotreni per un peso di 500 tonnellate.azov-shipBMST Jauza
Il grande mercantile da carico secco Jauza (Proekt 550M) è una nave unica. La nave è stata modificata per un programma mai realizzato dell’epoca sovietica, il lanciamissili balistici dissimulato Proekt 909 Skorpjon. In conformità ai termini di riferimento, i tubi di lancio per i missili balistici R-29 dovevano essere montati sulla nave, come avviene nei sottomarini nucleari strategici. In totale, la nave avrebbe dovuto ricevere otto Skorpjon. Ogni missile pesava 40 tonnellate.yaunzaNave da trasporto militare Dvinitsa-50
Questa era una nave da carico secco ex-turca, a suo tempo. Il trasporto militare della Marina russa Dvinitsa-50 era la nave da carico turca Alican Deval, un anno prima.dvinicaAereo da trasporto militare An-124-100 Ruslan
E a proposito di “Sirian Express“, non va dimenticato l’aereo da trasporto militare superpesante An-124-100 Ruslan. In totale, vi sono 26 di tali unità. Questo pesante aereo da carico può trasportare 120 tonnellate di merci. Il trasporto di merci su questo aereo è costoso, ma veloce. Il velivolo Ruslan ha permesso il rapido dispiegamento dei nuovi sistemi missilistici antiaerei S-400 Trjumf in Siria, a Lataqia.65430605Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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