Il sistema di pagamenti della Russia alternativo a SWIFT

James Hall Global Research, 31 dicembre 2014BN-FJ181_rusban_P_20141104092732Il sistema SWIFT è parte integrante del sistema di comunicazione che assiste pagamento e transazioni finanziarie. Il sito dell’azienda bancaria si definisce nel modo seguente e fornisce diversi esempi di sistemi di pagamento, compensazione e versamento. “La Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication, società cooperativa a responsabilità limitata (“SWIFT”) è una proprietà cooperativa. SWIFT fornisce una piattaforma di telecomunicazioni per lo scambio di messaggi finanziari standardizzati tra istituzioni e società finanziarie. SWIFT non è un sistema di pagamento, né un sistema di regolamento anche se lo standard della messaggistica SWIFT è usato da molti sistemi di pagamento e regolamento. I clienti di SWIFT sono banche, infrastrutture di mercato, broker, imprese, custodi e gestori di investimenti. SWIFT è soggetta alle banche centrali del Gruppo dei Dieci”. Ora che le banche centrali occidentali si coordinano con i loro governi fantoccio nella disperata lotta per preservare la primazia finanziaria, il confronto si tende. L’articolo, La risposta di Mosca alla guerra economica: la Banca Centrale della Russia lancia l’alternativa nazionale a SWIFT, afferma: “Gli appelli a sganciare le banche russe dal sistema globale interbancario SWIFT avvengono nel deterioramento delle relazioni tra Russia e occidente e con l’introduzione delle sanzioni. Tuttavia, SWIFT non ha intenzione di escludere la Russia dal sistema, affermando che numerosi Paesi fanno pressione, ed insistendo che non aderisce alle sanzioni anti-russe”. Beh, se i membri di SWIFT non cooperano nello sforzo per isolare i regimi non-cooperativi, perché mai la Russia si prende la briga di organizzare un’alternativa? La Russia di conseguenza si accinge a una guerra nucleare finanziaria in risposta. “Sarà testato con otto grandi banche, tra cui VTB Bank (2.nda del Paese), e SMP e Rossija (sanzionate dall’occidente). Komlev ha detto che il nuovo sistema sarà operativo nel 2015“. L’ovvia risposta alle sanzioni ha accelerato la necessità di aggirare i ricatti alla Russia lanciando un proprio servizio tipo SWIFT. “Si è parlato d’impedire alle banche russe di utilizzare SWIFT tra certi Stati membri dell’UE“. Tuttavia, le ultime pressioni non hanno originato la pianificazione del sistema alternativo. Come riportato da TASS, Russia e Cina sono in trattativa su un’alternativa a SWIFT, “Russia e Cina discutono la creazione di un sistema di transazioni interbancarie analogo al sistema di transazione bancaria internazionale SWIFT“, ha annunciato a settembre il primo vicepremier Igor Shuvalov. “Secondo Shuvalov, la Russia discute anche l’istituzione di una agenzia di rating indipendente con la Cina. Proposte concrete verranno discusse entro la fine del 2014“.
Fino a che punto tale collaborazione si svilupperà? Le implicazioni vanno ben oltre la creazione di un sistema di regolamento alternativo. Esaminando le implicazioni commerciali dell’iniziativa della Cina per avviare con la Russia i pagamenti in valute nazionali, il “China Trade System Foreign Exchange ha annunciato che dal 29 dicembre Cina, Russia, Malesia e Nuova Zelanda inizieranno l’uso delle monete nazionali nelle transazioni. Pechino spera di rendero lo yuan alternativo al dollaro nel commercio mondiale“. Ora questo sviluppo è assai più interessante del braccio di ferro finanziario globale. La pubblicazione di punta della City di Londra, The Economist racconta una storia molto diversa. I pro e i contro di una risposta rapida, “L’impatto della ripresa sulla già fragile economia della Russia sarebbe enorme. Le sue banche sono più legate ai mercati commerciali e finanziari internazionali di quelle dell’Iran. Sono grandi utenti non solo di SWIFT, ma anche di altri sistemi di pagamento collegati come Fedwire degli USA e Target2 della Banca centrale europea. Kommersant, un giornale russo, ha riferito che oltre il 90% delle transazioni delle banche russe attraversa le frontiere. Le imprese straniere che operano in Russia ne soffrirebbero. I Paesi che commerciano notevolmente con la Russia, come Germania e Italia, non ne sono troppo entusiasti. Né lo sono molti nel settore finanziario. SWIFT è meno isolata da tali pressioni rispetto agli omologhi in altri settori, come ad esempio l’Unione internazionale delle telecomunicazioni, agenzia delle Nazioni Unite governata da una convenzione internazionale. Ma è parte cruciale del sistema finanziario mondiale”. Il tono di tale analisi implica che sia nell’interesse della Russia mantenere intatta la relazione con Swift. Oh, che bello sarebbe se solo le controversie internazionali possano esentare solo il sistema bancario continuando a funzionare in modo normalmente imperialista. In un articolo percettivo, Che petrodollaro: Russia e Cina creano lo SWIFT alternativo, sottolinea l’ironia della visione dell’Economist. “Ma aspettate: non era volontà del Regno Unito cacciare la Russia da SWIFT appena due settimane fa? Perché sì, e il fatto che la Russia ne sia felice, nei suoi termini, dimostra ancora una volta chi ha la leva, e chi davvero ne ha bisogno, o meglio non ce l’ha, il dollaro statunitense“. E qui è il significato dell’ultima campagna per isolare qualsiasi Paese che operi nel proprio interesse, respingendo l’onnipotenza del dollaro USA quale riserva valutaria. Questi sviluppi che frammentano il modello globalista del primato finanziario devono essere screditati.
La conclusione su SWIFT che si pretende l’ultimo passo internazionale per accedere al paradiso finanziario delle banche centrale, nel cammino verso l’illuminazione globale, necessita un rimedio serio. Mescolare oppressive pretese a conformarsi con intimidazioni all’isolamento dei regimi non congeniali al commercio estero, è una violazione del principio fondamentale del globalismo. Naturalmente qualsiasi Paese che minacci il dominio economico mondiale deve essere rimesso in linea. Il difetto fondamentale di qualsiasi sistema finanziario è che le dispute politiche in genere sostituiscono il puro opportunismo economico. Russia, Cina, Iran e qualsiasi altro Paese che si distingua dal modello bancario dei Rothschild della moneta di credito e debito, sarà sempre sotto pressione fino a capitolare o cambiare. Tale paradigma è tutt’altro che rapida.

paysys2James Hall è un ex-politico riformista. L’istruzione formale di questo esperto in Storia, Filosofia e Scienze Politiche ha aiutato attivisti alcuni politici e molte campagne. Credente autentico nel servizio pubblico, negli interessi commerciali perseguiti indipendentemente dal settore privato. Speculazioni sui mercati, business internazionale, investimenti consentiti in lunghi viaggi e una visione del mondo del commercio. Hall è l’editore di “Breaking all the rules”.
Copyright © 2015 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi o cosa sono le “Pussy Riot?”

La copertura mediatica occidentale delle “Pussy Riot” peggio della propaganda “sovietica”.
Tony Cartalucci Land Destroyer 6 agosto 2012

Accuratamente descritte come bigotte e teppiste, i tre membri della band musicale conosciuta come “Pussy Riot” sono ora sotto processo per “atti di teppismo motivato da odio religioso”. Ciò dopo aver fatto irruzione in una chiesa a Mosca, disturbando la quiete pubblica, mentre deridevano le credenze dei presenti nel tentativo di protestare contro il presidente russo Vladimir Putin. Se degli skinhead avessero fatto qualcosa di simile in una sinagoga in occidente, sicuramente avrebbero già da tempo pagato multe salate e cominciato un lungo periodo di carcerazione per “insulti in pubblico sulla base dell’origine, appartenenza religiosa, razza o origine etnica” (e qui).
L’articolo del Guardian intitolato “Pussy Riot trial ‘worse than Soviet era’“, si svela subito una palese propaganda, descrivendo il tribunale e la bandiera russa come “squallidi” e un cane poliziotto come “in cerca di sangue.” Il giornale britannico tenta di ritrarre la Russia stessa come “fortemente divisa” tra conservatori e liberali, con questi ultimi che combattono contro lo Stato “con ogni mezzo possibile“.
Già il Guardian si mette nei guai – ritraendo la Russia come “divisa”, cosa respinta dalle recenti elezioni che hanno concesso a Vladimir Putin e al suo partito Russia Unita il mandato per la guida del Paese. E se è vero che in realtà, tra l’affluenza alle urne e Putin che raccoglie il sostegno del 63% di quelli che hanno votato (in una elezione con 5 partecipanti), solo il 40% degli elettori totali della Russia registrati ha effettivamente votato per Putin, il suo mandato è ancora più solido di quello del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, con il suo 32% in una corsa a due, o la vittoria dello scorso anno, qui in Thailandia, di Yingluck Shinawatra con un tenue 35%, una vittoria salutata dai media occidentali come “travolgente” .


Foto
: Screenshot tratto dal sito del National Endowment for Democracy sui finanziamenti statunitensi per la ONG Golos. Golos” presumibilmente era alla ricerca di “irregolarità elettorali” nelle recenti elezioni russe. Golos e altre ONG e partiti di opposizione appoggiati dagli USA, stanno ora cercando di attivare una “primavera araba” in Russia.

Va inoltre sottolineato che le recenti elezioni in Russia sono state funestate dal monitoraggio dell’ONG “Golos“, nel tentativo di screditare i risultati come fraudolenti. Si sarebbe in seguito rivelato che questa ONG, definita “indipendente” dalla stampa occidentale, era in realtà finanziata e diretta dal Dipartimento di Stato USA tramite il National Endowment for Democracy (NED).  Tentativi da parte di Wall Street e di Londra d’inquadrare le elezioni fraudolente, sono volte a porre le basi per una più ampia campagna di destabilizzazione politica, e la campagna per le “Pussy Riot” ne è ormai un elemento chiave.

Un’insipida campagna pubblicitaria per conto del Dipartimento di Stato USA
The Guardian è comunque assolutamente corretto quando chiama il processo alle “Pussy Riot” un “processo show”. Tuttavia, sostiene a torto che la spettacolarità sia opera della Federazione russa. Invece, è una messinscena dei media occidentali e della vasta rete di false ONG del Dipartimento di Stato USA. L’Intero articolo del Guardian è propaganda scritta con tono letterario, piuttosto che giornalismo. Lo stesso articolo cita l’avvocato delle convenute, i cui commenti costituiscono il fondamento stesso del titolo dell’articolo. E mentre il Guardian può depredare con successo le emozioni dei lettori male informati, ignari, ma ben intenzionati, non si lascia sfuggire alcuni indizi che ci dicono chi ci sia realmente dietro lo spettacolo. Secondo il Guardian, la difesa “ha cercato di chiamare 13 testimoni, tra cui il leader dell’opposizione Alexey Navalny.” Navalny, naturalmente, è un vecchio agente che riceve sostegno politico e finanziario dall’occidente, nel tentativo di minare il governo della Russia e riportarla ai tempi in cui Wall Street e Londra la saccheggiavano senza ostacoli, come è successo negli anni ’90.
Alexey Navalny è stato Yale World Fellow, e nel suo profilo si legge: “Navalny è la punta di diamante delle sfide legali per conto dei soci di minoranza nelle grandi società russe, tra cui Gazprom, VTB Bank, Sberbank, Rosneft, Transneft e Surgutneftegaz, attraverso l’Unione degli azionisti di minoranza. Ha costretto con successo le imprese a fornire informazioni ai propri azionisti e ha citato in giudizio singoli manager di diverse grandi aziende, per presunte pratiche di corruzione. Navalny è anche co-fondatore del movimento democratico alternativo ed è stato vice-presidente della sezione moscovita del partito politico Jabloko. Nel 2010, ha lanciato RosPil, un progetto sovvenzionato con una raccolta di fondi pubblici senza precedenti, in Russia. Nel 2011, ha avviato RosYama, che combatte le frodi nel settore delle costruzioni stradali.”
Alternativa democratica, anche scritta DA!, è invece destinataria dei fondi del National Endowment for Democracy, il che significa che Alexey Navalny è un agente della sedizione finanziata dagli USA. E nonostante posi da campione della “trasparenza”, Navalny nasconde volontariamente tutto questo ai suoi seguaci. Lo stesso Dipartimento di Stato USA lo indica come operativo dei “movimenti giovanili” in Russia: “DA!: Marija Gajdar, figlia dell’ex primo ministro Egor Gajdar, guida DA! (Alternativa Democratica) Lei è un’ardente promotrice della democrazia, ma realista, per gli ostacoli che incontra. Gajdar ha detto che DA! è focalizzata sull’attività non-partigiana volta a sensibilizzare il mondo politico. Ha ricevuto finanziamenti dal National Endowment for Democracy, un fatto che non pubblicizza per timore di apparire compromessa con una connessione statunitense”.
Navalny è coinvolto direttamente nella fondazione del movimento finanziato dal governo degli Stati Uniti, e ad oggi sono le stesse persone che finanziano DA! che lo difendono su tutti i media occidentali. La menzione della co-fondatrice Marija Gajdar rivela anche come lei abbia collaborato a lungo e, occasionalmente, sia stata arrestata con Ilija Jashin, un altro leader di un gruppo “attivista” d’opposizione russo finanziato dal NED.
Se la difesa delle “Pussy Riot” chiama un noto agente degli interessi occidentali come “testimone”, ci si chiede in quale contesto e in che misura Navalny, e di conseguenza, la National Endowment for Democracy, sia impegnato con le imputate. Navalny ammette che “conosce” una dei membri della band, ma non è in realtà un “testimone”, ma piuttosto avrebbe testimoniato al fine di “difendere la legge e la giustizia.” Appare quindi chiaro che i tentativi della difesa di includerlo nel processo siano politicamente motivati, non avendo nulla a che fare con la legge o la giustizia, e servendo semplicemente come mezzo per collegare le “Pussy Riot” all’opposizione sovversiva del Dipartimento di Stato USA, molti dei cui leader sono stati colti entrare nell’ambasciata statunitense a Mosca, all’inizio di quest’anno.
Inoltre, Oksana Chelysheva, membro del consiglio del Forum Civico russo-finlandese e membro del comitato direttivo del NED, il FIDH finanziato dall’Open Society del criminale riconosciuto George Soros, l’Open Society, la Ford Foundation, la Defenders Front Line finanziata dal Sigrid Rausing Trust e il Forum della società civile UE-Russia affiliato ad Amnesty International, a sua volta diretta dal Dipartimento di Stato USA, dirigono la campagna di sostegno alle “Pussy Riot“.

Foto: la campagna di supporto alle “Pussy Riot” è guidata da Oksana Chelysheva della “Russian-Chechen Friendship Society“, una stanza di compensazione per la propaganda terroristica cecena, finanziata dal Dipartimento di Stato USA. Insieme ad Alexey Navalny, sovvenzionato dal Dipartimento di Stato USA, e appoggiate dai media occidentali, le teppiste anti-establishment “punk rockers” ora sotto processo a Mosca, dispongono di un supporto decisamente “di regime“. (Cliccare sulle immagini per ingrandire).

Chelysheva era anche “Vicedirettore esecutivo” della Società per l’amicizia russo-cecena, interamente finanziata dal Dipartimento di Stato USA tramite il National Endowment for Democracy. La “Società per l’amicizia” era essenzialmente una facciata per le pubbliche relazioni dei terroristi ceceni filo al-Qaida che devastano la regione caucasica della Russia, offrendo un nuovo esempio rilevante di come gli Stati Uniti, la NATO e gli Stati del Golfo sostengono apertamente gruppi di terroristi simili a quelli che ora devastano la Siria. La “Società per l’amicizia” svolge una funzione simile a quella dell’ormai screditato “Osservatorio siriano per i diritti umani“.
Mentre non si sa, finora, se i membri delle “Pussy Riot” siano stati contattati da uno di questi gruppi, o dal Dipartimento di Stato o da sue controllate, per svolgere il loro vandalismo, è chiaro che questi gruppi e lo stesso Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, hanno trasformato un’altrimenti stupida violazione della quiete pubblica e dei diritti dei praticanti una fede ad andare in Chiesa senza subire le molestie, in un punto di leva politica contro la Russia.
Aiutando ad abbassare la leva politica, arnesi della propaganda come il Guardian raffigurano il processo come il caso di un gruppo di opposizione liberale russo che lotta contro il ritorno al sistema giudiziario dell’Unione Sovietica. In realtà, è un altra produzione Wall Street-Londra, in linea con il movimento Otpor finanziato dagli USA, alla frode Kony 2012 e alla “primavera araba” ideata dagli USA.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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