Rispondere alle minacce degli Stati Uniti: “La Russia deve tenere nel mirino gli USA”

Generale Leonid Ivashov, Global Research, 17 gennaio 2015

La dottrina militare della Russia può essere aggiornata e modificata seguendo la natura mutevole delle minacce. Pravda.ru ha intervistato il presidente del Centro Internazionale per l’Analisi geopolitica, Dottore in Scienze storiche Leonid Ivashov, sullo stato attuale della dottrina militare della Federazione russa.

1011863606“La parte conclusiva della dottrina militare dal 2010 stabilisce che le sue disposizioni possono essere regolate in conformità con la natura mutevole di pericoli e minacce militari. Chi e che cosa oggi è una minaccia per la Russia? “
“La dottrina militare non è né un ordine, né una direttiva. È solo un piano d’azione, la visione della sicurezza militare di uno Stato. Naturalmente, la visione cambia cambiando la situazione militare-politica. La dottrina viene poi utilizzata quale base per creare regole sull’uso delle forze armate, ordini del caso, direttive e così via. La dottrina, approvata nel 2010, si basava su condizioni più o meno tranquille per la Russia, in termini militari, politici e militari-strategici. Leadership militare e politica della Russia credeva che le nostre relazioni con l’occidente fossero generalmente cordiali. Eravamo solo preoccupati dall’espansione della NATO. Tale aspetto veniva delicatamente designato nella dottrina. La dottrina è chiaramente di natura difensiva. Il testo della dottrina russa del 2010 non contiene una parola come “offensiva”, per non parlare di “scontro in battaglia”. Ha una posizione puramente difensiva, ma se succede qualcosa all’improvviso, siamo pronti. Le nostre capacità nucleari sono la garanzia della sicurezza della Russia. Ciò ha permesso di distruggere le forze convenzionali e portare a termine le riforme che Serdjukov (ex-ministro della Difesa della Russia, ndr) conduceva distruggendo l’esercito e la marina della Russia come organizzazioni militari. Il tutto era garantito dal fatto che abbiamo le armi nucleari. Il nostro scudo nucleare è il fattore primario della deterrenza nucleare. Tuttavia, questa deterrenza non garantisce la sicurezza, perché non vediamo una situazione in cui premere il tasto dell’attacco di rappresaglia. Gli statunitensi hanno cambiato radicalmente strategia militare e dottrina nucleare nei primi anni 2000. Hanno messo le armi nucleari in secondo piano. Non hanno aggiornato un solo missile balistico e non ne costruiscono di nuovi. Ciò che fanno è creare una nuova forza d’attacco che deciderà l’esito delle battaglie future. Il 18 dicembre 2003 firmarono una direttiva sul concetto di rapido attacco globale, secondo cui attaccheranno lanciando migliaia di missili ad alta precisione da diverse direzioni strategiche, tra cui missili da crociera lanciati da aerei e navi, missili strategici e droni. Con il primo attacco programmano di disabilitare le nostre basi dei sottomarini lanciamissili balistici e persino i missili nei silos. In tale situazione, se la Russia reagisse userebbero il sistema di difesa missilistica, la cui componente principale non è la difesa missilistica europea, ma quella marina. Gli Stati Uniti hanno 93 navi equipaggiate con sistemi AEGIS. Un AEGIS abbatté un satellite statunitense nel 2008 su un’orbita a 247 chilometri di altitudine. Così, gli statunitensi programmano di distruggere i nostri missili balistici superstiti in fase di decollo. A tal fine, hanno creato tale difesa missilistica. In seguito, i sistemi AEGIS disabiliterebbero le testate dei missili lanciati. Gli statunitensi fanno del loro meglio per svalutare il potenziale missilistico nucleare russo. E possono avere successo. Se accadesse, e possiamo già vederlo, vedremo un comportamento completamente diverso degli Stati Uniti. Neutralizzando le forze nucleari strategiche della Russia, gli statunitensi possono dichiarare di non riconoscere né la rotta del Mare del Nord, né le creste Mendeleev e Lomonosov come acque russe. Gli Stati Uniti li proclamerebbero proprie o internazionali, e per loro ‘internazionale’ significa ‘americani’. Possiamo affrontare una situazione del genere, e che cosa farebbe la Russia? Lanciare missili balistici nucleari? No, certo che no.
La dottrina militare ha un’altra posizione piuttosto precaria, che chiamo mossa della disperazione. Si dice che se potenze non nucleari aggredissero la Russia, minacciandone esistenza e integrità territoriale, dovremmo preventivamente usare armi nucleari. Sembra corretto, ma vediamo: contro quali nostri vicini possiamo usare armi nucleari tattiche, le armi del campo di battaglia? Contro la NATO? È sotto l’ombrello nucleare statunitense, come il Giappone. Si dà il caso che siano solo Mongolia e Finlandia i Paesi contro cui possiamo usare le armi nucleari, se ci minacciassero. La situazione è cambiata radicalmente, e noi siamo sull’orlo di una guerra, non fredda ma reale. Pertanto, oggi la Russia attua frettolosamente sforzi per ricostruire la capacità difensiva delle forze armate e modificare la dottrina militare. I progressi russi sono lenti, un passo in avanti, un passo o due indietro. Dopo tutto, le forze spaziali esistevano ai tempi dell’Unione Sovietica. Tuttavia, si è pensato allora che non avessimo nemici nello spazio, e le truppe furono sciolte. Oggi lavoriamo su questo terreno incolto. Secondo il piano dei probabili nemici, i satelliti di navigazione e ricognizione che ci permettono l’uso dei missili da crociera e balistici, devono essere distrutti per primi. La prima fase del possibile attacco avrebbe per obiettivo il gruppo spaziale, in modo da accecarci. Sarebbe difficile per l’aeronautica raggiungere gli obiettivi senza il sistema GLONASS. Oggi la Russia adotta le misure per correggere tale errore”.

“L’aviazione strategica a lungo raggio russa celebra i 100 anni dalla fondazione. Qual è il suo ruolo oggi?”
Qualsiasi Stato normale crea un complesso di sistemi d’arma. Viviamo ancora dei resti del sistema di Ustinov, quando tutto era interconnesso e lavorava di concerto. Quando stavamo costruendo la triade navale, terrestre ed aerea vi furono molte controversie, ma ci fu un posto per l’aeronautica a lungo raggio. Questo posto è unico, perché i missili terrestri sono collegati a una certa base. Un sottomarino naviga negli oceani, ma rimane comunque legato a una base, ed azioni e movimenti sono tracciabili. L’aeronautica è molto più mobile, può cambiare rotta e quota. Oggi, quando gli statunitensi costruiscono il sistema di difesa contro i missili balistici russi, l’aeronautica dovrebbe salire alla ribalta nella triade. A peggiorare le cose, l’utilizzo di missili ingombranti come Bulava, Topol e Voevoda in versione convenzionale non ha senso, perché i costi sono enormi e l’effetto può essere minimo. Inoltre, l’aeronautica strategica a lungo raggio russa può utilizzare missili da crociera di precisione convenzionali. Può anche cambiare la potenza delle testate. Penso che sia stata dimenticata ingiustamente. I velivoli a lungo raggio devono essere ripristinati urgentemente. I nostri “Cigni Bianchi” possono decollare e atterrare da qualsiasi punto a media distanza dagli Stati Uniti, forse in America Latina. Bingo, possono tenere nel mirino il territorio degli Stati Uniti, ed è ciò che essi più temono, investendo molto denaro nella difesa missilistica, pur di non scatenare guerre sul proprio territorio. Saranno felici d’inscenarle ovunque ma non sul proprio territorio. Dobbiamo avere la forza di creare un gruppo che possa, in caso di aggressione alla Russia, agire sul territorio degli Stati Uniti. Oggi sarebbe un fattore di deterrenza. Si dice che lo Stato Maggiore Generale delle Forze Armate della Federazione Russa e il Ministero della Difesa russi già ci lavorino”.

“Quali sono le deterrenze convenzionali più efficaci in questo momento?”
Si dovrebbe tenere il territorio degli Stati Uniti nel mirino, agendo immediatamente sul loro territorio. Il gruppo dovrebbe colpire la Federal Reserve, scherzo, naturalmente. Eppure c’è qualcosa di vero perché, di regola sono gli oligarchi finanziari che avviano le guerre. La deterrenza non nucleare dovrebbe includere potenti agenzie governative, in particolare il Ministero degli Esteri. Le agenzie economiche dovrebbero esservi coinvolte infliggendo danni con mezzi economici. Ciò dovrebbe essere considerato una missione di combattimento. Pianificare i rifornimenti di idrocarburi e altre merci strategiche deve necessariamente prevedere la possibilità di uno speciale periodo bellico.

abm-killer-missile-russiaCopyright © 2015 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

La spartizione delle sfere d’influenza: NATO in Nord Europa, Russia nel bacino del Mar Nero

Valentin Vasilescu ACS-RSS, 17 gennaio 2015 – Global Researche4d0787d86Nei primi mesi del 2014, la vittoria di Euromaidan accese l’immaginazione degli strateghi della NATO che speravano che l’Ucraina divenisse membro dell’alleanza nei prossimi anni. Alla fine dello stesso anno, mentre l’interesse per l’Ucraina scompare per la NATO a causa della perdita di due punti chiave presi di mira in questo territorio, con la Crimea riunitasi alla Russia e la sorprendente sconfitta dell’esercito ucraino nella guerra secessionista nel Donbas. Pertanto, nei primi mesi del 2015 sembra che i giochi strategici in Europa siano mutati. Gli Stati Uniti concentrano la loro attenzione sulla fortificazione militare di ciò che hanno sotto controllo, vale a dire i Paesi baltici, inviandovi carri armati, blindati e obici semoventi. Sembra quindi che tra le due grandi potenze mondiali vi sia una sorta di tacito consenso ed equilibrio di potere. Soprattutto perché la Russia ha ora mano libera facendo avanzare ulteriormente la preparazione per la supremazia assoluta aeronavale nel bacino del Mar Nero, per il 2016. Nella cerimonia svoltasi il 31 dicembre 2014, il sottomarino d’attacco Rostov-na-Donu entrava in servizio nella 4.ta Brigata indipendente di Novorossijsk, appartenente alla 30.ma Divisione navale (Flotta del Mar Nero). È il secondo sottomarino diesel-elettrico della classe Varshavjanka (Projekt 636.3), ad entrare nella Flotta del Mar Nero, nel 2014, dopo il Novorossijsk. Il terzo sottomarino, Starij Oskol, vi entrerà nel 2015. Nel 2016, la Flotta del Mar Nero avrà sei sottomarini della classe Varshavjanka, due fregate furtive classe Admiral Gorshkov (Projekt 22350) e due fregate polivalenti della nuova classe Steregushij.1505506Il sottomarino Rostov-na-Donu è armato con siluri e missili da crociera K-560 Kalibr da 1800- 2500 km di gittata (come gli RGM/UGM-109E Tomahawk dei sottomarini d’attacco nucleari statunitensi) o missili anti-nave P-800 Oniks (meno di 300 km). Il sottomarino Rostov-na-Donu è il più silenzioso del mondo e può operare senza essere individuato nelle acque costiere, sbarcando o recuperando di nascosto gruppi di commando della fanteria di marina russa, appositamente attrezzati con la nuova armatura galleggiante Corsar MP. Sempre nel 2016, quando i sei sottomarini classe Varshavjanka opereranno nella Flotta russa nel Mar Nero, si concluderanno le operazioni di consolidamento e prolungamento della pista e la costruzione dei rifugi di cemento e di altre opere infrastrutturali della base aerea di Belbek in Crimea. L’aeroporto sarà la base operativa di un reggimento di 36 bombardieri supersonici a geometria variabile e a lungo raggio Tu-22M3. Il velivolo ha un raggio d’azione di 4000 km e trasporta 24 tonnellate di bombe o missili. Il Tu-22M3 può essere armato con 10 missili da crociera: 6 tipo Kh-15 (velocità Mach 5, e gittata di 250 km) nel lanciatore rotante carenato nella fusoliera, e 4 tipo Kh-22/27 (velocità Mach 4, gittata di 500 km) o Kh-55 (2000 chilometri) sotto la fusoliera o sui piloni alari. Il sistema di difesa russa in Crimea dal 2015 includerà i missili Iskander-M (gittata di 500 km).

Tupolev-Tu-22M-BackfireACS-RSS – Giornale manifesto per capire il mondo russo, pubblicato dall’Associazione per la cooperazione strategica, diplomatica, economica, culturale ed educativa con la Russia e lo spazio slavo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Difesa aerospaziale della Russia rileva il lancio di tre missili balistici

Sputnik 29/11/2014

Un lancio è stato rilevato il 29 novembre, e due il 27 novembre, afferma il vicecomandante del Comando Spaziale.
41d4dad9a402474ef2e9Le Forze della Difesa Aerospaziale della Russia (ADF) hanno rilevato il lancio di tre missili balistici stranieri, dichiara il Generale Anatolij Nestechuk, vicecomandante del Comando Spaziale. “Abbiamo rilevato il lancio di un missile balistico estero questa mattina, e altri due lanci simili sono stati rilevati l’altro ieri, ciò è esattamente il tipo di compito svolto dai nostri equipaggi“, ha detto il Generale Nestechuk. Ha anche aggiunto che la Russia è stata preavvertita di questi lanci, ma il fatto che siano stati rilevati con successo dimostra elevata prontezza al combattimento e professionalità delle ADF, create il 1° dicembre 2011 e responsabili della difesa aerea missilistica, così come dei lanci e del controllo dei satelliti.

La Russia attuerà la prima fase del sistema spaziale nel 2015
Grigorij Sisoev, RIA Novosti, 29/11/2014

kv-bigIl primi stadio del sistema spaziale integrato che permetterà alla Russia di rilevare il lancio di missili balistici verrà schierato nel 2015, ha detto il comandante delle Forze di Difesa Aerospaziale Tenente-Generale Aleksandr Golovko. “Dal 2015 inizia il dispiegamento del primo stadio del sistema spaziale integrato che consentirà di aumentare la capacità di controllare, 24 ore su 24, le regioni che rappresentano un rischio nel caso del lancio di missili“, ha detto il comandante in un’intervista al giornale russo Krasnaja Zvezda. Ha detto che attualmente la Russia sviluppa le componenti spaziali del sistema di allarme missilistico e costruisce punti di controllo e strutture per preparare il lancio di veicoli spaziali. Golovko ha anche sottolineato che è quasi completa la formazione del gruppo orbitale del sistema GLONASS e indica l’aumento del numero di satelliti militari. Nel frattempo, il Vicecomandante delle Forze di Difesa Aerospaziale, Generale Anatolij Nestechuk, ha riferito che il sistema integrato spaziale disporrà, entro il 2018, di dieci satelliti, il primo dei quali sarà in orbita nel 2015. “Se parliamo di scadenze specifiche per il 2015, prevediamo di lanciare un nuovo veicolo spaziale, e penso che il gruppo orbitale di 10 sistemi spaziali sarà pienamente operativo nel 2018“, ha detto a Radio Eco di Mosca. Le Forze di Difesa Aerospaziale sono state create il 1° dicembre 2011 e controllano i sistemi antiaerei e spaziali.

La Russia rafforza la difesa aerea occidentale
Gareth Jennings, Defence Weekly – IHS Jane 12 dicembre 2013

Russia_cover_-_mainLa Russia ha rafforzato significativamente la difesa aerea occidentale con la creazione di un nuovo sistema radar a lungo raggio e il dispiegamento di aerei da combattimento in Bielorussia, secondo i media del 9 dicembre. Il nuovo sistema radar oltre l’orizzonte è stato ufficialmente attivato presso la città di Kovilkino nella repubblica russa di Mordovia, ma già si crede monitori il traffico aereo su gran parte dell’Europa e del Medio Oriente, mentre uno squadrone di caccia Sukhoj Su-27 ‘Flanker’ dell’Aeronautica russa (VVS) è recentemente arrivato nella base aerea di Baranovichi in Bielorussia, secondo l’agenzia RIA Novosti.
Il radar di Kovilkino, noto come Container 29B6, è un sistema statico composto da un certo numero di antenne alte 30 m e che si estendono per oltre un chilometro. Secondo i media russi, il radar ha una portata 3000 chilometri che insieme a un campo di 180°, copre la maggior parte dell’Europa e una grande porzione del Medio Oriente. Lo stesso articolo afferma che il sistema può monitorare bersagli aerei (anche missili da crociera) che volano tra il livello del mare e la quota di 100 km (orbitale). Considerando che i sistemi radar a lungo raggio sono limitati in genere dalla curvatura terrestre, il Container eviterebbe il problema riflettendo i segnali radio a onde corte (da 3 a 30 MHz) sulla ionosfera. Questi segnali vengono rinviati da terra, e il processo si ripete fino a che il segnale radio perde energia. Secondo RIA Novosti, il Container fa parte della 590.ma Unità Radiotecnica, che include un posto comando, un’antenna di ricetrasmissione e un’unità comunicazione e gestione dati. Con l’attivazione del radar il 2 dicembre, ci si aspetta che sia pienamente operativa entro la fine del 2015. Un secondo sistema, che copre la difesa aerea orientale della Russia, dovrebbe essere costruito entro la fine del decennio.
Lo stesso giorno dell’attivazione del radar Container, la Russia annunciava di aver schierato una squadriglia di Su-27 in Bielorussia, per la prima volta nell’ambito dell’accordo bilaterale della Difesa tra i due Paesi. 4 caccia saranno di stanza permanentemente presso la base aerea di Baranovichi, in Bielorussia, vicino ai confini di Lituania e Polonia. A questi caccia si aggiungeranno entro il 2015 altri aeromobili di stanza in una nuova base aerea russa in Bielorussia. L’impianto nel nord-ovest della Bielorussia sarà la prima base russa nel Paese dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Delle repubbliche ex-sovietiche, la Bielorussia ha mantenuto i legami politici e militari più stretti con Mosca. Con l’accordo dell’Unione Statale del 1999, Bielorussia e Russia hanno favorito l’integrazione politica, economica e sociale. In conseguenza all’accordo la repubblica ex-sovietica è di fatto la prima linea della Difesa occidentale del grande vicino. Perciò la Russia ha fornito alla Bielorussia nuove avanzate unità di difesa aerea terrestri, come il sistema missilistico antiaereo (SAM) S-400 (SA-21 ‘Growler‘) ed ha accettato di fornirle l’avanzato addestratore e velivolo d’attacco leggero Jakovlev Jak-130 ‘Mitten‘ (da consegnare nel 2015).
Tale consolidamento delle difese aeree della Russia (in occidente, in particolare), si ricollega con le dichiarazioni sempre più bellicose sull’equilibrio militare globale e sul proposto scudo missilistico europeo, emanate da Mosca recentemente. La Russia non considera lo scudo missilistico europeo un sistema puramente difensivo, e RIA Novosti ha citato il Presidente Vladimir Putin avvertire, nell’annuale indirizzo alla nazione del 12 dicembre, che i tentativi esteri di avere un vantaggio militare sulla Russia “sarebbero inutili”.

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Pronto il radar anti-stealth cinese

Wendell Minnick Defensenews 22 novembre 2014

bildeLa grande testimonianza degli sforzi della Cina nei sistemi d’arma e sensori di difesa aerea è illustrata dalla recente mostra aeronautica di Zhuhai. Il più notevole è il radar di sorveglianza aerea 3-D a lungo raggio mobile JY-26 Skywatch-U. La Cina aveva molti radar mobili alla mostra, ma questo ha una capacità unica, “rileva bersagli invisibili”. Questo radar torreggiante è un chiaro simbolo della continua volontà della Cina di localizzare e distruggere aerei stealth come il bombardiere B-2 e i caccia F-22 e F-35. Secondo un opuscolo dell’Istituto di Ricerca d’Ingegneria Elettronica della Cina orientale (ECRIEE), il radar “vanta raddoppiate virtù di rilevamento di obiettivi invisibili grazie al funzionamento in banda UHF (frequenza ultra alta) e grande potenza di apertura” sia contro bersagli aerei che missili tattici. La portata del radar UHF non è citata sul depliant, ma altri dettagli sono una serie di contro-contromisure elettroniche e il complesso radar a scansione elettronica attiva digitale (AESA) in grado di tracciare 500 bersagli. Una caratteristica insolita è la superficie a bolle del radar, simile all’idea della Lockheed Martin per il concorso sul Radar tridimensionale mobile a lungo raggio (3DELRR), vinto dalla Raytheon. La superficie di entrambi i radar è simile al pluriball utilizzato per imballare oggetti fragili. Queste bolle sono moduli ricetrasmittenti (TRM), ma il JY-26 ha meno TRM del 3DELRR della Lockheed, secondo Richard Fisher, ricercatore sugli affari militari asiatici dell’Assessment International and Strategy Center. Le notizie di un presunto attacco informatico cinese contro la Lockheed emersero nell’aprile 2009, ha detto Fisher. “Escludendo ulteriori informazioni da Stati Uniti e Lockheed, non possiamo sapere se la Cina abbia rubato informazioni sul radar oltre ad altri programmi cruciali come il caccia stealth l’F-35“. Tuttavia, John Wise, specialista radar inglese, ha detto che il 3DELRR della Lockheed è un radar in banda G (5.4GHz) e non ha nulla in comune con l’JY-26, dalla diversa forma. “Se l’JY-26 ha reali capacità di rilevamento e monitoraggio di aerei furtivi, dovrebbe operare all’estremità inferiore della banda UHF (250-350MHz). Gli elementi (TRM) potrebbero avere questa forma perché possono offrire una polarizzazione circolare, che avvantaggerebbe il rilevamento radar aereo e la stimar degli elementi con lunghezze di semi-onda“, ha detto.
Nel 2011, l’immagine di una versione più grande dell’JY-26 apparve sui blog militari cinesi, secondo cui aveva il doppio dei TMR rispetto al radar Lockheed, ma la variante JY-26 in mostra a Zhuhai ne aveva meno, suggerendo che il JY -26 di Zhuhai sia un modello a basso costo o uno sviluppo che ne ha migliorato il software consentendo un minor numero di TRM, secondo Fisher. “Tuttavia, il JY-26 è una vera minaccia per le forze aeree di Stati Uniti e alleate, e dimostra anche la capacità della Cina nel sviluppare sistemi di guerra elettronica competitivi con i più recenti sistemi statunitensi“, ha detto Fisher. I tempi dello spionaggio informatico cinse e l’aspetto del JY-26 suggeriscono una domanda dolorosa, secondo Fisher. “I dati del radar della Lockheed-Martin che la Cina ha sottratto saranno utilizzati per inseguire meglio i caccia F-35 della Lockheed?” Altri esperti, come Wise, avvertono che configurazioni radar simili non sono necessariamente prova di spionaggio, perché gli obiettivi di progetti simili possono portare a soluzioni simili. Fisher ritiene che il radar Lockheed sia stato compromesso dallo spionaggio cinese e la prova è la somiglianza inquietante tra i due radar che utilizzano TMR unici. Secondo un articolo del 10 novembre sul Global Times, un JY-26 nel Shandong ha inseguito un F-22 sulla Corea del Sud. Separate dal Mar Giallo, le coste dello Shandong sono a 400 chilometri dalla Kunsan Air Base e dalla Osan Air Base, in Corea del Sud.
Qual è il mercato del JY-26? Primo, il Pakistan deve fare i conti con il programma dei caccia stealth russo-indiano, e l’Iran deve fare i conti con il previsto appalto ad Israele del caccia F-35. Poi vi sono a molte nazioni continuamente minacciate dai bombardieri B-2 e dei caccia F-22 e F-35 statunitensi.

JY-26-radarTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I russi testano la debole difesa aerea della NATO

Valentin Vasilescu, Reseau International 7 novembre 2014

Dopo che l’Unione europea ha imposto sanzioni economiche alla Russia nella speranza di piegarla e ridurne la forza militare, la Russia ha dimostrato che i Paesi europei non hanno raggiunto i loro obiettivi. La Russia, che non ha perso lucidità con le sanzioni, gioca al gatto con il topo.

WP-rusia-NATOUna nuova isteria si è diffusa tra i media europei con l’esatto copia/incolla dai media statunitensi su qualcosa del genere: le forze aeree della NATO sono state mobilitate; la NATO era in allerta. Le star dell’informazione si chiedevano cosa fare per risolvere il problema. Ma qual era il problema? Avendo tutti nozioni di geografia, vi consiglio di osservare bene la mappa d’Europa.
Cos’è realmente accaduto? Quattro caccia-bombardieri Su-34 e Su-24, scortati da un Su-27 e da un MiG-31, sono decollati dall’enclave di Kaliningrad e, volando sulle acque internazionali del Mar Baltico, nel pomeriggio del 28 ottobre 2014, sono stati intercettati nel Golfo di Finlandia da aerei tedeschi Eurofighter schierati in Estonia. Il gruppo aereo russo cambiava rotta di 180 gradi rientrando sul Mar Baltico, dove fu seguito da caccia F-18 finlandesi, Gripen svedesi ed F-16 danesi. E questo sebbene i russi avessero inviato i piani di volo alle autorità del traffico aereo dei Paesi confinanti, e con il codice d’identificazione del giorno, secondo le norme ICAO. Poche ore dopo, il 29 ottobre 2014, alle 03:00 UTC, i radar norvegesi rilevarono un altro gruppo di quattro bombardieri Tu-95 russi, accompagnato da quattro aerocisterne Il-78, che volava nello spazio aereo internazionale sul Mare di Norvegia. Dopo essere stati identificati, sei velivoli rientravano verso il Mare Barents. Gli altri due Tu-95 continuavano a costeggiare la Norvegia, volando sul Mare del Nord verso la Scozia. I bombardieri russi furono intercettati sulle acque internazionali e costretti a cambiare rotta accompagnati da jet inglesi Eurofighter Typhoon sull’Oceano Atlantico. Altri due velivoli Eurofighter decollavano, nello stesso tempo, dal sud dell’Inghilterra per intercettare un aereo-cargo lituano diretto a Londra e senza collegamenti radio con il traffico aereo. Dopo aver circumnavigando l’Irlanda, i due bombardieri Tu-95 cambiavano rotta di nuovo, per raggiungere le coste del Portogallo, dove furono intercettati da F-16 portoghesi. Poi i due Tu-95 si allontanavano dallo spazio aereo europeo seguendo una rotta sull’Atlantico per le coste della Groenlandia dove, intorno alle 16:00 UTC, cambiavano rotta per rientrare alla base in Russia. Anche nel pomeriggio del 29 ottobre 2014, due bombardieri Tu-95 scortati da due caccia Su-27M evoluivano nello spazio aereo del Mar Nero, venendo intercettati da aerei turchi sulle acque internazionali al largo dell’Anatolia. La NATO non ha mai detto che gli aerei russi avevano sorvolato lo spazio aereo di uno Stato estero. Allora qual era il problema? Se si sa che nel marzo 2014 aerei AWACS, scortati da caccia della NATO, fecero esattamente la stessa cosa compiuta dagli aerei russi il 28 e 29 ottobre 2014, pattugliando ogni giorno il confine occidentale della Russia e del Mar Nero dallo spazio aereo dei Paesi della NATO confinanti con la Russia. I russi mobilitarono per questo motivo i loro aerei da combattimento quando gli AWACS si avvicinarono pericolosamente allo spazio aereo russo? La Russia non lanciò una campagna mediatica e non emise alcun comunicato stampa al riguardo. Temo che tale isteria non sia che guerra psicologica della NATO, tramite i media, contro i cittadini degli Stati membri della NATO. Tanto più che gli stessi media avevano avuto cura d’istillare nel subconscio delle persone le possibili conseguenze.
In un precedente articolo, informavo i lettori che nel 2014 l’esercito russo ha completato la nuova struttura da ricognizione C4I basata sul complesso da ricognizione-attacco volto a consentire una rapida ed accurata proiezione di potenza a centinaia o a migliaia di chilometri di distanza. Abbiamo anche visto che il terzo livello nella raccolta e analisi dei dati è la ricognizione strategica tramite gli aerei da ricognizione a lungo raggio con a bordo equipaggi specializzati nelle missioni ELINT. Tra essi vi sono i velivoli Tu-95/Tu-142 e MiG-25RB/MiG-31B che partecipavano a questa esercitazione. Quest’anno si sono anche visti due nuovi aerei Su-34 con a bordo un pod M400 per sensori a infrarossi Raduga, telecamere panoramiche AP-403 e 404, fotocamera AP AK-108FM, e un contenitore M402 Pika tipo SLAR (radar aeroportato di ricerca laterale) in grado di visualizzare su una mappa digitale il terreno sorvolato fino a una distanza di 300 km. Questa mappa viene continuamente confrontata con quelle memorizzata nel processore per rilevare eventuali modifiche o nuovi schieramenti del nemico.
I russi non hanno fatto altro che testare la scarsa capacità di risposta dell’aviazione dei Paesi della NATO nel nord-ovest e sud-est d’Europa, dopo la loro subordinazione agli Stati Uniti. Ricordiamo che il Regno Unito ha schierato uno squadrone di 12 Tornado GR4 e dei droni MQ-9 Reaper nella base aerea di Akrotiri, Cipro, per partecipare con gli Stati Uniti ai bombardamenti di obiettivi dello Stato islamico in Siria e Iraq. Belgio e Paesi Bassi hanno inviato sei F-16 (più 2 di risserva) negli Emirati Arabi Uniti, per lo stesso motivo. La Danimarca ha inviato nel Golfo 7 dei 30 F-16 della sua aeronautica militare. La Norvegia aveva inviato sei F-16 nel 2011 in Libia, e si prepara ad inviare sei aerei in Iraq e Siria. Gli Stati Uniti si oppongono alla partecipazione della Russia alla coalizione anti-SI. A peggiorare le cose, la Germania ha schierato 4-6 Eurofighter in Estonia (su circa 42). In Lituania, oltre a sei CF-18 canadesi, il Portogallo ha schierato sei F-16 (di 30 di cui dispone). I Paesi Bassi hanno inviato sei aerei da combattimento F-16 in Polonia, lasciando i propri Paesi senza difesa in caso d’invasione aeroterrestre.

1957988Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Artico, “questione di sicurezza nazionale” della Russia

Romaric Thomas Agoravox 7 ottobre 2014

Da oltre un anno, gli annunci delle autorità russe sulla politica verso la regione artica hanno una cadenza di tre o quattro al mese. Nodo energetico dai primi anni 2000, l’Artico nel 2013 è diventato un priorità per la sicurezza nazionale della Federazione russa, ripristinando d’urgenza il confronto al confine settentrionale verso l’interferenza della NATO nella regione. Data l’importanza di sforzi e ambizioni, il Nord è oggi la priorità assoluta della geopolitica russa. La situazione strategica russa in una zona che minaccia la guerra.

2013-20-fig1-eI. Artico pilastro energetico della Russia
Una regione straordinariamente ricca di risorse naturali
L’Artico è di nuovo d’interesse strategico dalla fine degli anni ’90, principalmente per lo scioglimento dei ghiacci che apre nuove rotte marittime e un maggiore sfruttamento delle risorse. Secondo alcune stime, gli idrocarburi situati oltre il Circolo Polare Artico rappresentano un quarto delle riserve mondiali, 90 miliardi di barili di petrolio e il 30% del gas da scoprire nel mondo. Il 27 settembre, la compagnia petrolifera russa Rosneft ha annunciato la scoperta di un giacimento di petrolio nel Mare di Kara che potrebbe contenere 87 miliardi di barili, parte di una zona che potrebbe avere riserve equivalenti a quelle saudite. Eccezionali giacimenti di gas sono stati scoperti anche nel Barents e Kara. I giacimenti di nichel, cobalto, rame, platino, barite e apatite sono notevoli. Infine, quasi il 15% delle risorse ittiche mondiali proviene dall’Artico. Se la ricchezza delle risorse naturali dell’Artico è ambita da tutti i Paesi rivieraschi, così come da molti Paesi non rivieraschi, la regione per la Russia rappresenta molto più di un aumento delle entrate. Riguarda direttamente gli interessi vitali della Federazione russa, dato che solo l’Artico garantisce il 60% della produzione di petrolio, il 95% del gas, oltre il 90% di nichel e cobalto, il 60% del rame, il 96% dei metalli del gruppo del platino, il 100% di barite e apatite, quasi un quarto delle esportazioni e il 12-15% del PIL. Indipendentemente dalle rivendicazioni territoriali della Russia e dalle risorse aggiuntive che potrebbero essere tratte, l’Artico è già il primo pilastro energetico del Paese. Oltre che per le risorse energetiche e minerarie, l’Artico è di grande interesse commerciale per la Russia. La Rotta del Nord potrebbe diventare, in pochi anni, una grande alternativa ai canali di Suez e Panama per il traffico marittimo tra i porti europei e dell’Estremo Oriente. Quasi due volte più breve della rotta che attraversa Canale di Suez e Oceano Indiano, ma con il vantaggio di essere completamente privo di pirateria, una delle principali minacce globali odierne ai trasporti marittimi, e di non aver limiti su numero e stazza delle navi che possono prendere tale rotta. Anche se è navigabile solo in estate, potrebbe dare notevoli benefici alla Russia che, garantendone la sicurezza, offre alla comunità internazionale un rotta libera dal controllo statunitense. La Cina partecipa attivamente allo sviluppo di questa rotta ed ha recentemente condotto la prima spedizione commerciale da Dalian a Rotterdam attraverso l’Oceano Artico. Islanda e Scozia hanno già previsto la creazione di porti dedicati.
Numerose spedizioni scientifiche del governo russo nell’Artico riflettono il forte interesse per la regione. Tutte coinvolte, in un modo o nell’altro, al consolidamento del Paese nella regione artica tramite quattro missioni principali:
• giustificare scientificamente le rivendicazioni territoriali della regione artica russa presso le Nazioni Unite, fornendo prove scientifiche sull’estensione della piattaforma continentale russa nel Mar Glaciale Artico.
• valutare e individuare le risorse naturali del Mar Glaciale Artico, principalmente idrocarburi e minerali.
• lavorare per il progresso delle conoscenze scientifiche e delle applicazioni tecniche.
• contribuire alla reputazione tecnico-scientifica russa e, più in generale, al prestigio internazionale del Paese.
Nel 2007, due batiscafi Mir raggiunsero le profondità del Polo Nord. I principali obiettivi della spedizione erano definire i limiti della piattaforma continentale russa nella zona che si estende dalle isole della Nuova Siberia al Polo Nord, prelevare campioni dai fondali e piantare una bandiera russa sul fondo del mare. L’evento scatenò le proteste di altri Paesi rivieraschi, in primo luogo gli Stati Uniti, lamentandosi che ci si potesse appropriare simbolicamente del Polo. Si potrebbe pensare che tali proteste, da un Paese che aveva chiesto ai suoi astronauti di piantare la bandiera statunitense sulla Luna, siano effettivamente motivate da assai più gravi preoccupazioni: la prova che le dorsali Lomonosov e Mendeleev, che raggiungono la Groenlandia, siano un’estensione geologica della piattaforma continentale russa permetterebbe alla Russia “di rivendicare diritti di esplorazione su ulteriori 1,2 milioni di chilometri quadrati nella regione artica, evidenziando gli enormi giacimenti di petrolio e gas nel triangolo Chukotka-Murmansk-Polo Nord”. (RIA Novosti, 3 agosto 2007)

Rivendicazioni territoriali della Russia nell’Artico
Artur Chilingarov Nel 2001 la Russia sorprese i Paesi rivieraschi presentando una richiesta alle Nazioni Unite per l’impostazione dei confini esterni della sua piattaforma continentale nell’Artico, Bering e Okhotsk, sulla base della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, ratificata nel 1997. Secondo tale accordo:
• la piattaforma continentale comprende il fondo marino e il sottosuolo “al bordo esterno del margine continentale”, la sua estensione minima è di 200 miglia nautiche dalla costa (articolo 76).
• la piattaforma continentale fa parte del territorio di uno Stato, ma gli Stati costieri hanno diritti sovrani sulla piattaforma continentale a scopo di esplorazione e sfruttamento delle risorse naturali (articolo 77).
• “Lo Stato costiero ha diritto esclusivo di autorizzare e regolamentare le perforazioni nella piattaforma continentale a tutti gli effetti” (articolo 81).
• i diritti degli Stati costieri non pregiudicano il regime giuridico delle acque sovrastanti o dello spazio aereo su tali acque e non devono in alcun modo sminuire la navigazione aerea e marittima, o l’installazione di cavi e condutture sottomarine (sezioni 78 e 79).
• raccomandazioni su questioni relative alla definizione dei limiti esterni della piattaforma continentale sono emesse da una commissione sui limiti della piattaforma continentale.
• lo Stato costiero deve presentare domanda entro dieci anni a decorrere dall’entrata in vigore della Convenzione nei suoi confronti (o termine stabilito nel 2009 per la Russia, nel 2013 per il Canada e nel 2014 per la Danimarca).
• Infine, i limiti fissati da uno Stato costiero sulla base di tali raccomandazioni, sono definitivi e vincolanti.
La richiesta da parte russa è stata considerata ricevibile dalla Commissione sui limiti della piattaforma continentale. Tuttavia, considerando che i dati avanzati non erano sufficienti per prendere in considerazione le aree indicate nel Mar Glaciale Artico, nell’ambito della piattaforma continentale russa, ha raccomandato ulteriori studi. Le rivendicazioni sull’Artico russo, per quanto siano importanti, non sono nulla di speciale e sono perfettamente ammissibili ai sensi del diritto internazionale. Con decisione del 14 marzo 2014, la Commissione sui limiti della piattaforma continentale delle Nazioni Unite ha già avuto successo parziale, nel Mare di Okhotsk, riconoscendo 52000 kmq di estensione della piattaforma continentale russa. Queste affermazioni hanno avuto l’effetto di un terremoto negli Stati Uniti, e ancora di più in Canada. Grazie a basi giuridiche, minaccia seriamente l’egemonia statunitense dall’esclusiva presenza nell’Artico dal crollo dell’Unione Sovietica. Gli Stati Uniti hanno risposto affermando che le acque costiere si estendono fino a 600 miglia (965 km) dall’Alaska, basandosi in particolare sulla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, firmata ma non ratificata dal Paese. Il Canada sceglie di rispondere con scherno e disprezzo facendo dire al suo ministro degli Esteri che la Russia fa ricorso a metodi medievali nel fissare i limiti della piattaforma continentale e che nulla, “nulla” sarebbe la Russia, minaccia la sovranità dell’Artico canadese.
La politica diplomatica e mediatica occidentale da tempo non è altro che uno sprezzante blocco atlantico sicuro della sua forza contro le pretese territoriali di una Russia sicura dei propri diritti. Il discorso ha cominciato a cambiare quando la possibilità che la Russia abbia successo presso le Nazioni Unite è divenuta sempre più probabile. Nel 2003, il Canada decise di ratificare la Convenzione, seguita dalla Danimarca l’anno dopo. Il 27 novembre 2006 la Norvegia, che fa parte della Convenzione dal 1996, presentava la sua richiesta alla Commissione. Lo stesso anno, Canada e Danimarca condussero insieme una spedizione denominata “Determinazione della composizione della Dorsale Lomonosov”, seguita da altre tre spedizioni congiunte tra il 2007 e il 2009. Il 15 maggio 2007, George Bush esortò inutilmente il Senato a ratificare la Convenzione, firmata nel 1994 e mai ratificata. Nell’agosto 2007, un rompighiaccio statunitense arrivò nell’Artico per mappare i fondali al largo delle coste dell’Alaska. Il 9 gennaio 2009, George W. Bush disse chiaramente che l’Artico era una priorità del suo secondo mandato: “Gli Stati Uniti hanno interessi ampi e fondamentali sulla sicurezza nella regione artica e sono pronti ad agire individualmente o in cooperazione con altri Stati per tutelare questi interessi”, (nota inviata agli altri Paesi per proteggere gli interessi statunitensi, senza reciprocità). Il 15 settembre 2010, Norvegia e Russia concordavano il confine marittimo nel Mare di Barents e nel Mar Glaciale Artico. Nel giugno 2012, la Danimarca presentava domanda sulla piattaforma continentale a sud della Groenlandia, la domanda sarà probabilmente ampliata verso nord entro la fine del 2014. Il 10 dicembre 2013 fu finalmente il turno del Canada a presentare una domanda preliminare.

2009_7_7_uMbXWCQ2HmhL6p9n96UzJ3Lo sfruttamento delle risorse naturali
Dato il clima e l’abbondanza, lo sfruttamento delle risorse del Grande Nord pone una duplice sfida alla Russia che dovrà condividere un massiccio investimento nel settore delle infrastrutture e dei mezzi di produzione e trasporto, sviluppando le tecnologie essenziali per lo sfruttamento di idrocarburi. Per quanto riguarda gli investimenti necessari, le autorità russe hanno ripetutamente detto di farne una priorità, soprattutto riguardo la costruzione di un’ampia flotta navale per trasportare idrocarburi. Il 20 dicembre, il viceprimo ministro russo incaricato della difesa e dell’industria, Dmitrij Rogozin, è stato particolarmente esplicito in proposito: “Ogni battaglia, per quanto virtuale, coinvolge attori seri (ha luogo in questa regione) dal valore inestimabile e la Russia può finire in un vicolo cieco se perde le sue ambizioni e non riesce a potenziare la cantieristica contemporaneamente. (…) Questo compito non è economico, ma politico e geopolitico. È una questione di sicurezza nazionale per il nostro Paese“. Secondo il governo russo, sarà necessario costruire 2000 navi, l’80% solo per il trasporto di idrocarburi. Il 30 aprile s’è appreso che i cantieri navali di Crimea potrebbero essere interessati principalmente alla costruzione di gigantesche navi cisterne per petrolio e GNL dell’Artico. La sola compagnia petrolifera Rosneft investirà 400 miliardi di dollari in 20 anni per le operazioni sulla piattaforma continentale artica. L’altra sfida che la Russia deve affrontare è il controllo delle tecnologie specifiche per lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi e minerali del Mar Glaciale Artico. Fino a poco prima la Russia, che non ha tutte queste tecnologie, aveva una stretta cooperazione con gli Stati Uniti nella produzione di petrolio regionale. si prevede che la situazione cambi in maniera significativa per via delle nuove “sanzioni” adottate unilateralmente dall’occidente il 12 settembre. Gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni alla fornitura di prodotti, servizi e tecnologie a cinque società russe (Rosneft, Gazprom, Gazprom Neft, Lukoil e Surgutneftegaz). Tali misure si concentrano su progetti di esplorazione e sfruttamento dei giacimenti petroliferi di difficile accesso. L’Unione europea è naturalmente allineata al padrone, vietando alle imprese europee di collaborare con società russe nell’esplorazione e produzione di petrolio in acque profonde e sulla piattaforma artica della Russia. Nel breve e medio termine, tali misure colpiranno senza dubbio la Russia e ritarderanno l’attuazione del programma di sviluppo regionale che dovrebbe iniziare nel 2017. Secondo Gennadij Shmal, presidente dell’Unione dei produttori di petrolio e gas russi, le società russe sostituiranno le attrezzature per la perforazione e produzione di petrolio in parte con apparecchiature simili provenienti dall’Asia, in particolare dalla Cina, e in parte con apparecchiature di fabbricazione russa. Ciò viene anche suggerito che Dmitrij Medvedev, che il 18 settembre affermava: “il rafforzamento della cooperazione economica e commerciale (nell’ambito della Shanghai Cooperation Organization) è la migliore risposta a tali misure restrittive“. Possiamo già supporre che la Cina, che ha lo status di osservatore al Consiglio artico e la cui prima compagnia petrolifera (CNPC) detiene il 51% della joint venture petrolchimica creata con la Rosneft, Oriente, coglierà l’occasione per rafforzare la cooperazione con la Russia nella zona artica divenendo il maggiore investitore estero nelle infrastrutture russe.

icebreakerxuelongsnowdrIl rompighiaccio cinese “Xue Long” (nave commerciale ucraina modernizzata), salpava per la sesta spedizione nella zona artica a luglio. La Cina è il più grande dei molti Paesi non rivieraschi che desiderano le risorse del Nord. Ha lo status di osservatore nel Consiglio artico dall’estate, e una base sull’isola Spitsbergen, dove affitta un terreno dalla Norvegia. La prima compagnia petrolifera della Cina (CNPC) detiene il 51% della joint venture petrolchimica Oriente con la Rosneft, il 20% di Jamal LNG e potrebbe fare il suo ingresso nel capitale della società petrolchimica Oriente con il 25-30%. Secondo Rosneft, la Cina importerà 270 miliardi di dollari di petrolio russo nei prossimi 25 anni. Ha già investito decine di miliardi di dollari nei progetti infrastrutturali nell’Artico russo.

Arctic Route from Dalien China to RotterdamII. L’Artico al centro della strategia della Difesa russa
La regione artica è di fatti il confine marittimo tra Stati Uniti e Russia. Degli altri sei Paesi rivieraschi, quattro sono membri della NATO (Canada, Danimarca, Islanda e Norvegia) e due hanno frontiere terrestri e marittime con la Russia (Finlandia e Norvegia). Solo la Svezia non è membro della NATO o confina con la Russia (tranne che per la breve frontiera marittima nella regione di Kaliningrad). Ciò dimostra l’importanza strategica della regione artica per la Russia.

I motivi militari del rinnovato impegno russo nell’Artico
I leader russi hanno ripetutamente espresso la necessità di ripristinare le strutture militari nella regione del Grande Nord, che ha diverse basi NATO ma dove tutte le strutture militari ex-sovietiche erano finora abbandonate. Le loro successive dichiarazioni sono globalmente convergenti e indicano la necessità di tutelare gli interessi del Paese nella regione. Questo, in sostanza, è ciò che ha detto Vladimir Putin il 10 dicembre 2013: “La Russia è attivamente alla scoperta di questa regione, ristabilendo la sua presenza e avendovi le leve necessarie per difendere la sicurezza e gli interessi nazionali“. Questi commenti riflettono la crescente preoccupazione del governo russo verso le mire di Stati Uniti e NATO sull’Artico. Il primo fattore fu l’avviso della pretesa della NATO d’interessarsi al regolamento delle rivendicazioni territoriali nella regione. Secondo una tattica illustrata oggi in Ucraina, i Paesi rivieraschi membri della NATO pretendono di avere diritto ai regolamenti, mentre l’Alleanza nega sistematicamente di avere delle mire sulla regione artica. Le autorità russe hanno fatto sapere, a più riprese, di avere informazioni secondo cui era netta la volontà della NATO d’interferire nella regione, ma di essere disposte a non militarizzare il confine settentrionale se l’alleanza rinuncia ai suoi piani:
• il 27 marzo 2009, l’ambasciatore presso la NATO Dmitrij Rogozin disse che la NATO non aveva “nulla a che fare” con i Paesi costieri dell’Artico, che possono risolvere i loro problemi.
• lo stesso giorno, il governo russo pensava a una risposta proporzionata lasciando che il portavoce del Consiglio di Sicurezza della Federazione dichiarasse che la Russia ha in programma di creare entro il 2020 un gruppo militare nella regione artica per proteggere gli interessi economici e politici nella regione. Il portavoce è stato attento, però, a ventilare la possibilità di un accordo, affermando che non vi è “alcun motivo di militarizzare l’Artico“.
• il 16 settembre, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ribadiva la posizione russa ricordando alla controparte canadese che non c’era bisogno che la NATO sia il poliziotto nella regione artica.
• il 15 settembre 2010, il Presidente Dmitrij Medvedev disse a una conferenza stampa che il suo Paese seguiva con preoccupazione le attività della NATO nell’Artico e che era a favore della cooperazione non militare nella regione.
• l’8 febbraio 2011, il governo russo rinnovava la proposta a non militarizzare l’Artico, per voce della portavoce del Ministero della Difesa russo Irina Kovalchuk, che disse: “La Russia si oppone alla militarizzazione del Grande Nord e non crede che una qualsiasi presenza militare sia ora necessaria nella regione“.
• Il 6 luglio 2011, l’Ammiraglio Vladimir Visotskij, comandante in capo della marina russa, prese atto del persistente rifiuto della NATO, dicendo: “abbiamo rapporti secondo cui l’Alleanza atlantica considera (sottinteso: sempre) l’Artico come sua area d’interesse“.
Un secondo fattore di preoccupazione, ancora più importante, fu la decisione degli Stati Uniti di rafforzare lo scudo missilistico nell’Artide e in Europa orientale per neutralizzare le capacità di deterrenza nucleare della Russia. L’Artico è al centro di tale dispositivo che minaccia la Russia con un attacco preventivo nucleare:
• Groenlandia, la base di Thule è parte vitale del sistema di difesa antimissile e dell’arco strategico che collega i centri di comando della California ai sistemi marittimi dell’Oceano Pacifico e del Sud-Est asiatico.
• Alaska, il radar Cobra Dane, costruito durante la Guerra Fredda sull’isola Shemya, fa parte dello scudo missilistico. Tra luglio e novembre 2004, i sei primi missili intercettori a lungo raggio furono schierati a Fort Greely, cui si aggiunsero nel 2005 altri 14 e i missili Patriot. Nel 2012 vi erano 26 missili intercettori a lungo raggio schierati in Alaska.
• Canada, il primo ministro del momento, Paul Martin, che l’aveva rifiutava nel 2005, evocava l’adesione allo scudo missilistico degli Stati Uniti: questa era la posizione del primo ministro Stephen Harper, nel 2006.
• La Finlandia, nonostante i suoi impegni internazionali per la neutralità si avvicina alla NATO negli ultimi anni. L’adesione, respinta dalla maggioranza dei finlandesi ma predisposta dal Governo, darebbe agli Stati Uniti un nuovo territorio al confine della Russia per implementare il loro sistema di difesa missilistica.
• sul mare, 26 navi con il sistema di combattimento Aegis sono state schierate nel 2012, di cui 23 possono essere presenti sulle frontiere marittime della Russia (8 della 2.da Flotta, 8 della 3.za Flotta, 2 della 6.ta Flotta e 5 della 7.ma Flotta).

nyhed_16-10-13b_storIl programma di riarmo convenzionale sul confine settentrionale
Alla fine del 2012, il piano per creare un gruppo di truppe nella regione artica per il 2020 fu annunciato il 27 marzo 2009, non era avanzato. Il 27 febbraio 2013, Vladimir Putin chiese ancora la cooperazione non militare, denunciando il rischio inequivocabile della militarizzazione dell’Artico per l’espansione della NATO e il dispiegamento della difesa missilistica: “sistematici tentativi vengono fatti per distruggere, in un modo o nell’altro, l’equilibrio strategico. In realtà, gli Stati Uniti hanno iniziato la seconda fase di attuazione del sistema di difesa missilistico globale, con l’opportunità di un ulteriore allargamento della NATO ad est. Esiste il rischio di militarizzazione dell’Artico”. L’ultimo avvertimento del comandante delle forze navali, diceva il 20 marzo che il suo Paese “prende in considerazione” l’incremento della capacità di deterrenza nucleare e convenzionale nella regione artica. Fu solo nell’autunno del 2013, quando non era più possibile rinviare ulteriormente. Che si ebbe l’introduzione del sistema di difesa che la Russia è determinata a recuperare. Dai primi di ottobre, un mese dopo il caso dei missili statunitensi intercettati dalla flotta russa al largo della Siria, vari comunicati delle autorità russe annunciarono l’intenzione del governo di riarmare il confine settentrionale, e nell’arco di tempo estremamente breve di un anno, fissato da Vladimir Putin al Collegio del Ministero della Difesa, il 10 dicembre: “Dobbiamo completare la formazione di nuovi gruppi e unità militari nel 2014. Vi invito a prestare particolare attenzione allo schieramento di infrastrutture e unità nell’Artico“. Questo termine è sostanzialmente più vicino del 2020 previsto dal programma di modernizzazione delle forze convenzionali russe, e che era anche la data di creazione del gruppo di truppe artiche annunciata nel 2009. La fretta è dovuta principalmente alla minaccia del dispiegamento della difesa missilistica degli Stati Uniti: secondo il Capo di Stato Maggiore russo, potrà influenzare negativamente la capacità di deterrenza nucleare della Russia nel 2015. Tale programma di riarmo, completato a tempo di record, è modesto rispetto alle forze della NATO dispiegate nella regione artica, ma è comunque sufficientemente completo per costituire un dispositivo credibile di protezione dei confini e siti militari nucleari del nord. Tale dispositivo comprende:
1) Una rete di basi e siti militari per garantire la presenza di tutte le armi;
• basi navali, il 10 dicembre 2013, il ministro della Difesa Sergej Shojgu annunciava il ripristino delle basi navali della Terra di Francesco Giuseppe e delle isole della Nuova Siberia. Il 22 aprile Vladimir Putin annunciava la creazione di un sistema unificato di basi navali nell’Artico. Un gruppo tattico della Flotta del Nord russa in autunno sarà schierato permanentemente nelle isole della Nuova Siberia.
• basi aeree, il 10 dicembre 2013, il ministro della Difesa Sergej Shojgu annunciava il ripristino degli aeroporti militari della Terra di Francesco Giuseppe, delle isole della Nuova Siberia, di Tiksi, Narjan-Mar, Alykel, Amderma, Anadyr, Rogachevo e Nagurskaja. L’aeroporto dell’arcipelago della Novaja Zemlja può accogliere velivoli da combattimento da pochi giorni.
• basi della fanteria: il 1 ottobre 2014, il comandante delle truppe di terra Oleg Saljukov annunciava la creazione, nel 2017, del gruppo artico Nord e di due brigate artiche: una di fanteria motorizzata schierata nella regione di Murmansk e una seconda brigata da creare nel 2016 nel distretto autonomo di Jamal-Nenets.
• basi d’intelligence: il reggimento da guerra elettronica della Flotta del Nord è stato schierato a marzo nel villaggio di Alakurtti (regione di Murmansk).
• centri radar fissi: cinque erano in fase di completamento nel luglio 2014 (isola Sredni, Terra di Alessandra, isola Wrangel, isola Juzhnij e Chukotka).
• siti della Difesa aerea: l’infrastruttura della Difesa aerea della zona sarà ripristinata entro ottobre 2015. All’inizio dell’anno, la necessità di adeguare il sistema di difesa aerea a corto raggio Pantsir-S1 al clima artico fu sollevata dal viceprimo ministro Dmitrij Rogozin; prove sono state eseguite con successo a giugno.
2) Un comando strategico unificato tra Flotta del Nord, brigate artiche, unità dell’aeronautica, difesa aerea e centri di controllo sarà operativo entro la fine dell’anno.
3) Una serie di risorse e strutture per rafforzare le truppe operative:
• addestramento: esercitazioni regolari e, spesso improvvise, per integrare i componenti delle forze armate russe, continuano a svolgersi. Il 14 marzo, le truppe aeroportate hanno effettuato il primo lancio di mezzi nella regione artica; l’8 aprile un distaccamento di cinquanta paracadutisti si lanciava sul ghiaccio alla deriva, nell’ambito di un’esercitazione di salvataggio. Dalla fine dell’estate, le esercitazioni si moltiplicano: 15 settembre, la Marina conduceva esercitazioni nella regione artica; il 23, le esercitazioni strategiche Vostok-2014 impegnavano 155000 uomini, di cui una parte conduceva missioni di combattimento nella regione artica (tra cui il tiro dal vivo dei sistemi missilistici Iskander-M e Pantsir-S); il 30, navi e truppe costiere della Flotta del Nord russa si esercitavano nel Mare di Laptev.
• addestramento, una scuola militare per l’istruzione operativa delle truppe nella regione artica, veniva annunciata dal ministro della Difesa Sergej Shojgu, il 22 maggio.
• ricerca tecnologica: attrezzature specializzate sono programmate, come un diesel speciale operante a -65°C, attivo da febbraio, la progettazione di un elicottero specializzato, annunciato il 22 maggio, l’adattamento dei sottomarini previsto entro il 2015 e l’adozione di navi dallo scafo rinforzato dalla fine del 2013.

181215Conclusioni
Se l’Artico è una questione energetica fondamentale per le grandi potenze e i Paesi vicini, è molto più per la Russia, le principali riserve di idrocarburi e minerali note e da scoprire si trovano oltre il circolo polare. L’Artico è l’assicurazione per la Russia quale potenza energetica mondiale di questo secolo, spiegando i notevoli sforzi compiuti per sviluppare la regione. La questione militare è ancora più significativa, dato che Artico subisce la crescente interferenza della NATO ed è parte essenziale del sistema di difesa missilistico statunitense che potrebbe indebolire nel breve termine il deterrente nucleare russo e spezzare l’equilibrio strategico tra le prime due potenze nucleari. Il confine settentrionale della Russia emerge quale settore in cui la pressione della NATO sarà tale, nei prossimi tre-cinque anni, da minacciare direttamente e più efficacemente di altrove, gli interessi vitali del Paese. La stessa politica occidentale di pressione sulla Russia è in corso nel Nord, anche se molto più discreta che in Europa e nel Caucaso. Senza i mezzi per una eversione o destabilizzazione della regione sotto-popolata, l’arroganza occidentale non può che esprimersi ponendo una minaccia militare diretta alla Russia. Il programma di riarmo russo nell’Estremo Nord è già integrato: il ghiaccio si scioglie e l’estensione dei diritti degli Stati costieri sulla piattaforma continentale, a poco a poco, trasformano l’Artico una zona di potenziale guerra convenzionale, come gli altri oceani.

econ_arctic35__01__630x420Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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