La politica nucleare degli USA è il problema

Finian Cunningham SCF 13.08.2017Le minacce del presidente Donald Trump e del Pentagono di “distruggere il popolo nordcoreano”, dette con fervida freddezza, dimostrano che la classe dirigente statunitense non è inconsapevole di commettere il crimine supremo di genocidio di civili inermi. Le minacce alla Corea democratica, nella stessa settimana in cui il mondo celebrava il 72° anniversario del bombardamento atomico statunitense delle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki nel 1945, uccidendo oltre 200000 persone, sono profondamente connesse. Comprenderlo è essenziale per avere una soluzione pacifica della crisi attuale ed evitare una guerra catastrofica. Parlando dal suo golf club privato di New Jersey, Trump spiegava che la potenza che gli Stati Uniti avrebbero scatenato contro la Corea democratica sarebbe “qualcosa che il mondo non ha mai visto prima”. Tale arroganza nel compiere una simile devastazione dimostra la mentalità genocida dei governanti statunitensi. Le parole di Trump furono ripetute dal capo del Pentagono James Mattis che avvertiva il popolo nord-coreano di un’imminente “distruzione”. Una qualsiasi equivalenza tra Stato comunista nordcoreano e governanti statunitensi è assurda. I grandi arsenali nucleari sproporzionati sono un problema, per iniziare. Anche la differenza nella postura geografica: le forze statunitensi in Corea del Sud sono al confine con la Corea democratica, e non viceversa. Anche la retorica: Kim Jong-un può usarla trasformando gli Stati Uniti “in cenere”, ma la politica nordcoreana è sempre nel contesto dell’autodifesa e della risposta a ciò che vede come aggressione statunitense. La retorica di Washington, d’altra parte, è offensiva, e da decenni. “Avere tutte le opzioni sul tavolo” è il codice del diritto esplicito di lanciare un attacco preventivo, anche usando armi nucleari. Non solo la mentalità genocida dei governanti statunitensi è coerente con l’orribile crimine contro il Giappone di 72 anni fa e con la geopolitica. Il vero motivo per cui Washington sganciò le bombe atomiche il 6 e il 9 agosto 1945 era impedire la caduta del Giappone e della penisola coreana per mano dell’Unione Sovietica che avanzava. Gli statunitensi già pensavano alla divisione globale del dopoguerra ed erano decisi ad impedire al comunismo di trarre vantaggio territoriale dalla sconfitta del nazismo e del fascismo giapponese. Come Martin Hart-Landsberg racconta nel suo superbo libro di storia coreana, lo scopo del primo bombardamento nucleare statunitense del Giappone era terrorizzare la regione e fermare l’avanzata delle forze sovietiche nel Pacifico. Soprattutto impedire la totale liberazione della Corea tramite l’alleanza delle guerriglie della resistenza comunista coreana che combattevano per rovesciare l’occupazione coloniale giapponese. Dal genocidio nucleare in Giappone sorse l’inevitabile divisione della Corea con un Nord comunista e un sud filo-occidentale, ricostruito da quisling usciti dall’occupazione imperiale giapponese (1910-45). Sebbene la politica democratica progressista abbia acquisito forza e potere governativo nella Corea del Sud negli ultimi due decenni, lo Stato sudcoreano fu segnato nei primi quattro decenni del dopoguerra da un’eredità politica colonialista giapponese, autoritaria, fascista e ovviamente filo-statunitense.
Durante la guerra di Corea (1950-53), l’esercito statunitense che sostenne il Sud contemplò l’uso di armi nucleari contro il Nord comunista e l’alleato cinese. I bombardieri nucleari statunitensi sorvolarono il territorio settentrionale per deliberati atti di terrorismo. Le persone furono costrette a vivere in grotte perché gli statunitensi avevano distrutto ogni città con le armi convenzionali, uccidendo due milioni di civili. Quando le forze statunitensi oggi fanno volare bombardieri nucleari B-1 sulla penisola coreana, come hanno fatto questa settimana proprio mentre Trump rilasciava la sua diatriba su “fuoco e furia”, il popolo della Corea democratica ha tutte le ragioni di temere l’Armageddon dai cieli. Se lo ricorda e fin dalla fine della guerra ha dovuto vivere nell’ombra del genocidio statunitense. Gli statunitensi si rifiutarono di firmare il trattato di pace alla fine della guerra coreana nel 1953. Tecnicamente, quindi, gli Stati Uniti sono ancora in guerra nella penisola. La presenza perenne di forze militari statunitensi in Corea del Sud e le manovre di guerra multiple condotte ogni anno, ricordano chiaramente al Nord che le ostilità potrebbero riprendere in qualsiasi momento. Mettiamo ciò in una prospettiva adeguata, invece di farsi avvelenare dalla distorsione dei media occidentali. La Corea democratica è uno Stato chiuso soprattutto perché ha subito l’assedio illegale delle forze statunitensi per 64 anni. Ciò che il pubblico occidentale sa della Corea democratica è una caricatura della propaganda statunitense che mira a demonizzare il nemico. Ma da ciò che possiamo dire dai frammenti d’informazione, il popolo è soddisfatto del proprio sistema politico. Allora perché non li lasciamo vivere in pace? Dopo tutto, la Corea democratica non ha attaccato nessuno dei vicini, né interferisce nella regione. Tutto ciò che vuole è il diritto di esistere in modo pacifico e non sotto la continua minaccia dell’annientamento nucleare dagli Stati Uniti. Quindi, dedica gran parte delle risorse nazionali al programma di armi nucleari.
Lawrence Wilkerson, che lavorò nel dipartimento di Stato degli Stati Uniti durante la presidenza GW Bush, ammette candidamente che i negoziati con la Corea democratica non sono mai stati onorati da Washington. Wilkerson lavorò con i nordcoreani sul precedente accordo nucleare del 2000, in cui Pyongyang s’impegnò ad abbandonare il programma di armi nucleari in cambio degli aiuti occidentali per sviluppare l’energia atomica civile. Ma, dice, l’amministrazione Bush rinunciò all’accordo, definendo la Corea democratica “asse del male”. Ragionevolmente, Pyongyang riprese a costruire le difese nucleari. Quando il Presidente Trump questa settimana ha disprezzato “i fallimenti” delle precedenti amministrazioni Clinton, Bush e Obama nel trattare con la Corea democratica, mentiva o ignorava, più probabilmente quest’ultima. Il “fallimento” della politica statunitense in Corea è impedire alla diplomazia di avere successo. Questo perché la geopolitica statunitense è fondamentalmente basata sulle ambizioni di dominio egemonico, non solo in Asia-Pacifico ma in ogni altra regione del mondo. È parte essenziale del capitalismo statunitense. Tale dominio è sostenuto dall’aggressione militare statunitense, e in particolare dal diritto di fare la guerra a chiunque sfidi l’ordine globale statunitense, anche usando per primi le armi nucleari sui civili. L’ex-ministro degli Esteri inglese Malcolm Rifkind, in un articolo per il forum di Valdai in Russia, affermava: “Non esiste una soluzione semplice per questa crisi”. Perché gli intelligenti russi si sentono obbligati ad ascoltare uno come Rifkind è un mistero. In ogni caso, Rifkind sbaglia. Può sembrare che non ci sia una soluzione semplice per gente dalla mentalità di Rifkind, imbevuta di propaganda imperialista USA e che senza dubbio considera la Corea democratica “il problema”. (Proprio come costoro considerano Iran, Russia, Venezuela, Siria, Cuba e così via dei problemi). Ma in realtà c’è una soluzione diretta e precisa al conflitto continuo in Corea. Cioè, gli Stati Uniti ritirino i loro militari e le continue minacce d’aggressione alla Corea democratica. Gli Stati Uniti devono sedersi con la Corea democratica e le altre nazioni della regione, tra cui Cina e Russia e discutere da pari sui requisiti per una convivenza pacifica. Per cominciare, gli Stati Uniti dovrebbero essere obbligati a firmare un trattato di pace con la Corea democratica e dichiarare apertamente il rifiuto dell’uso della violenza a scopi politici. Una soluzione a portata di mano. Richiede semplicemente che gli Stati Uniti cominciano a rispettare il diritto internazionale e a rinunciare alla loro prerogativa genocida di distruggere altri popoli. Le maggiori potenze della regione, Russia e Cina, devono insistere su questo requisito fondamentale. Devono affermare chiaramente che i colloqui con tutti dovrebbero essere convocati immediatamente e che tutte le parti devono impegnarsi a un accordo pacifico. Senza eccezioni e scuse.
Ciò che è in ultima analisi problematico, e il mondo lo vedrà, è che gli Stati Uniti come li conosciamo col loro sistema dirigente, non potranno e non possono rispettare questa semplice soluzione. Perché sono intrinsecamente un aggressivo regime canaglia che “eccezionalmente” s’arroga il “diritto” di minacciare l’annientamento del resto del mondo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Ucraina fornisce i motori per i missili nordcoreani

Zerohedge 15 agosto 2017Quando il dipartimento di Stato USA sostenne le forze nazionaliste ucraine nel colpo di Stato mortale contro il presidente filo-russo Viktor Janukovich, nel 2014, l’esito doveva essere una nazione alleata indiscussa degli USA e minaccia persistente, distrazione e avversaria non-NATO della confinante Russia. Al contrario, sembra che l’Ucraina, secondo il NYT, sia dietro il successo del programma missilistico della Corea democratica. In particolare, con un articolo sconvolgente, il NYT sostiene che la Corea democratica acquista potenti motori a razzo da una fabbrica ucraina, citando “un’analisi di esperti e valutazioni classificate delle agenzie d’intelligence statunitensi“. Lo studi risolverebbe il mistero di come la Corea democratica abbia iniziato ad avere successi all’improvviso dopo una serie di fallimenti, alcuni dei quali forse causati dal sabotaggio statunitense nelle catene di rifornimento e con cyberattacchi sui lanci. Dopo tali fallimenti, il Nord cambiò progetti e fornitori, negli ultimi due anni, secondo un nuovo studio di Michael Elleman, esperto missilistico presso l’Istituto internazionale degli studi strategici. Secondo l’articolo, gli analisti che hanno studiato le fotoe di Kim Jong-un che controlla i nuovi motori a razzo, si è concluso che derivano dai piani di quelli che facevano volare la flotta missilistica dell’Unione Sovietica. “I motori sono così potenti che un solo missile potrebbe scagliare dieci testate termonucleari in un altro continente“. Dato che i presunti motori sono collegati ad alcuni siti ex-sovietici, gli investigatori ed esperti del governo concentravano le indagini su una fabbrica di missili di Dneprpetrovsk, in Ucraina, vicino al territorio in cui la Russia combatte una guerra a bassa intensità per dividere l’Ucraina. Durante la guerra fredda, la fabbrica produsse i missili più mortali dell’arsenale sovietico, compreso il gigantesco SS-18. Rimase uno dei principali produttori di missili anche dopo che l’Ucraina ebbe l’indipendenza. Tuttavia, dopo il colpo di Stato contro il presidente filo-russo Viktor Janukovich, la fabbrica statale Juzhmash vive tempi difficili. I russi hanno annullato gli aggiornamenti della loro flotta. “La fabbrica è sottoutilizzata, inondata da fatture non pagate e da morale basso. Gli esperti ritengono che sia la fonte più probabile dei motori che a luglio hanno spinto 2 ICBM, i primi a suggerire che la Corea democratica ha la portata, se non necessariamente precisione o tecnologia della testata, per minacciare le città statunitensi“. In altre parole, l’ultimo “alleato” nell’Europa orientale degli USA è responsabile di ciò che rapidamente emerge quale minaccia nucleare su più di metà degli Stati Uniti continentali. “È probabile che questi motori provenissero dall’Ucraina, probabilmente illegalmente“, aveva detto Elleman al NYT in un’intervista. “La grande domanda è quanti sono e se gli ucraini li aiutano adesso. Sono molto preoccupato”. Concludendo aggiungeva la constatazione degli inquirenti delle Nazioni Unite che la Corea democratica provò sei anni prima a rubare i segreti missilistici del complesso ucraino. Due nordcoreani furono arrestati e un rapporto delle Nazioni Unite disse che le informazioni che cercavano riguardavano “sistemi missilistici avanzati, motori a propellente liquido, sistemi spaziali e di approvvigionamento di combustibili per missili“. Gli investigatori credono ora che, tra il caos post-rivoluzionario ucraino, Pyongyang ci abbia provato ancora. Considerando che l’Ucraina è un alleato degli USA, si chieda a John McCain, e forse una telefonata all’attuale presidente, l’oligarca Poroshenko, basterebbe?
Certo, la fabbrica non ammetterà mai questa affermazione stupefacente: il mese scorso Juzhmash negò che il complesso lottasse per sopravvivere e vendesse la propria tecnologia all’estero, in particolare la Cina. Il suo sito web dice che l’azienda non ha e non parteciperà al “trasferimento di tecnologie potenzialmente pericolose fuori dall’Ucraina“. Peggiorando le cose agli “alleati” ucraini, gli investigatori statunitensi non credono alla smentita, anche se dicono che non vi è alcuna prova che il governo di Poroshenko, che ha recentemente visitato la Casa Bianca, sapesse o controllasse cosa succedeva nel complesso. L’ovvia implicazione è che, se vera, l’Ucraina lavora da anni con la Corea democratica, anche sotto l’amministrazione Obama, lo stesso presidente che diede via libero al colpo di Stato in Ucraina, suggerendo che l’attuale crisi sia esplicita conseguenza delle politiche estere di Obama. Ecco perché si leggono i seguenti passi divertenti sul NYT: “Come i motori di progettazione russa RD-250 siano arrivati nella Corea democratica è ancora un mistero“. Inoltre, Elleman dichiarava che i potenti motori finiti nella Corea democratica, malgrado le sanzioni delle Nazioni Unite, suggeriscono il fallimento totale delle informazioni di molte nazioni che controllano Pyongyang. Fallimento o forse complicità dell’intelligence statunitense in ciò che l’Ucraina farebbe di nascosto. Il NYT scrive che “non è chiaro chi sia responsabile della vendita dei missili e dei progetti, e i funzionari dell’intelligence hanno diverse teorie. Ma Elleman avanza un caso circostanziale, implicando il deterioramento del complesso e gli ingegneri disoccupati. “Li capisco”, affermava Elleman che visitò la fabbrica un decennio prima, mentre lavorava ai programmi federali per frenare la minaccia delle armi. “Non vogliono fare del male”.” Si può solo immaginare come Elleman li avrebbe “capiti” se la fabbrica fosse stata russa o cinese. Descrivendo la lunga storia del contrabbando di tecnologia missilistica nella Corea democratica, soprattutto dall’ex-URSS, il NYT scrive che alla fine il Nord si è rivolto a una fonte alternativa per i segreti del motore, l’impianto Juzhmash in Ucraina, nonché all’ufficio di progettazione Juzhnoe. I motori erano sostanzialmente più facili da copiare, perché non furono progettati per i sottomarini, ma per i complessi missilistici terrestri più grandi. Questo semplificò il lavoro. “Economicamente, l’impianto e l’ufficio di progettazione hanno affrontato nuovi problemi quando la Russia nel 2014 si annetté la Crimea. Le relazioni tra le due nazioni si sono irrigidite e Mosca ritirò i piani per permettere alla Juzhmash di creare nuove versioni del missile SS-18. Nel luglio 2014, una relazione del Carnegie Endowment avvertì che tale turbamento economico potrebbe far perdere agli esperti di missili ed atomici ucraini “il lavoro concedendo le loro competenze cruciali a regimi-canaglia e proliferatori“. Aveva ragione: i primi indizi che un motore ucraino era caduto nelle mani della Corea democratica si ebbe a settembre, quando Kim diresse un test a terra del nuovo motore a razzo che gli analisti definirono il più grande e più potente finora. Norbert Brügge, analista tedesco, riferì che le foto della vampa del motore rivelava forti somiglianze con l’RD-250 della Juzhmash. “L’allarme scattò dopo il secondo test a terra del nuovo motore, a marzo, e l’attivazione a maggio su un nuovo missile a media gittata, l’Hwasong-12, permettendo al Nord nuovi record di gittata. L’alta traiettoria, se ridotta, si traduce in circa 2800 miglia, abbastanza per arrivare sulla base militare statunitense di Guam. Il primo giugno, Elleman emise una nota apprensiva, sostenendo che il potente motore chiaramente era di “un produttore diverso degli altri motori visti finora”. Elleman dichiarava che la diversificazione del Nord con una nuova linea di motori missilistici era importante perché sconvolse le ipotesi occidentali sulla capacità missilistica della nazione: “Potremmo avere sorprese”. Questo è esattamente ciò che è successo. Il primo dei due test di luglio del nuovo missile, l’Hwasong-14, era sufficiente a minacciare l’Alaska, sorprendendo l’intelligence. Il secondo arrivò abbastanza lontano da raggiungere le coste occidentali, e forse Denver e Chicago”.
Se l’articolo del NYT è esatto, forse è giunto il momento di rivalutare la logica del sostegno statunitense all’Ucraina: due settimane prima WSJ riferiva che funzionari del Pentagono e del dipartimento di Stato elaboravano piani per colpire la Russia, soprattutto inviando all’Ucraina missili anticarro e altre armi, cercando l’approvazione della Casa Bianca in un momento in cui i legami tra Mosca e Washington sono pessimi quanto durante l’amministrazione Obama. Alla luce delle notizie che l’Ucraina sia responsabile della creazione della maggiore minaccia nucleare agli Stati Uniti, forse non sarebbe una cattiva idea “ritardare” o anche eliminare tale sostegno mortale all’Ucraina, anche se significa una sfuriata dai neo-con come John McCain. Infine, alla luce di quanto detto, forse è giunto il momento di riprendere l’articolo del marzo 2015: “Rivelati i legami profondi della Clinton Foundation con l’oligarchia ucraina“, basato su un articolo del WSJ, che mostrava che più di ogni altra nazione, i donatori ucraini erano i più generosi, in particolare la fondazione Victor Pinchuk: “Tra il 2009 e il 2013, anche quando Clinton era segretaria di Stato, la Clinton Foundation ricevette almeno 8,6 milioni di dollari dalla Fondazione Victor Pinchuk di Kiev, Ucraina, creata da Pinchuk e la cui fortuna nasce da una società di produzione di tubi. Fu per due termini parlamentare ucraino e propose legami più stretti tra Ucraina ed Europa Unione“. Secondo il WSJ: “Nel 2008, Pinchuk impegnò per cinque anni 29 milioni di dollari per l’Iniziativa Globale dei Clinton, un’ala della fondazione che coordina i progetti di beneficenza e finanziamenti, ma non gestisce il denaro. L’impegno era finanziare un programma per formare i futuri capi ucraini “per modernizzare l’Ucraina”, secondo la Clinton Foundation. Diversi alunni sono membri attuali del parlamento ucraino. La fondazione Pinchuk dichiarò che le sue donazioni avrebbero contribuito a rendere l’Ucraina “un Paese vincente, libero e moderno basato sui valori europei”, affermando che se Pinchuk faceva lobby presso il dipartimento di Stato per l’Ucraina”, ciò non può essere visto che come buona cosa“.

Victor Pinchuk, Leonid Kuchma, Bill Clinton, Olena Pinchuk

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Trump continua l’azione di Bush e Obama verso la Corea

Tony Cartalucci New Eastern Outlook 13.08.2017Gli Stati Uniti hanno minacciato in modo provocatorio la Corea democratica con “fuoco e furia”. Dopo di che, The Guardian riferiva nell’articolo “Trump sulla Corea democratica: forse “fuoco e furia” non sono una minaccia abbastanza dura“, di ulteriori minacce: “Donald Trump ha rilasciato un altro avvertimento provocatorio alla Corea democratica, suggerendo che la sua minaccia di scatenare “fuoco e furia” sul Paese non fosse “abbastanza dura”. Il presidente statunitense ha detto ai giornalisti che la Corea democratica “farebbe meglio a collaborare o sarà in difficoltà come poche nazioni lo furono in questo mondo”.The Guardian non indaga su esattamente quale “difficoltà” si riferisse o sulle “poche nazioni” che gli Stati Uniti suggerivano. Tuttavia, le minacce avvenivano nel noto sbarramento di frasi, terrorismo e fabbricazioni tipiche di ogni aggressione militare degli USA nel mondo, in particolare l’Iraq dove l'”intelligence” fu fabbricata intenzionalmente per trascinare gli statunitensi e il mondo in una guerra devastante che costò oltre 1 milione di vite, trilioni di dollari e i cui effetti si sentono ancora in Iraq e in Medio Oriente.

Il conflitto con la Corea non è iniziato con Trump
The Guardian e gli altri media occidentali non inquadrano le ultime minacce degli Stati Uniti alla Corea democratica nel contesto delle relazioni tra Stati Uniti e Corea risalenti alla seconda guerra mondiale e alla guerra di Corea che, ufficialmente, si chiuse con un armistizio fragile, ma da risolvere a pieno. Il governo della Corea del Sud, come osserva l’articolo di The Week, “E’ il momento per le forze armate statunitensi di lasciare la Corea del Sud“, sfrutta appieno la presenza militare degli USA che utilizzano le proprie risorse per influenzare l’Asia anziché per la difesa dalle minacce, reali o immaginarie, del vicino del nord. Probabilmente, l’accordo è preferito dagli Stati Uniti che usano il regime cliente che occupa Seoul come agente d’influenza e della politica statunitense in Asia, come manipola e interferisce in Medio Oriente attraverso ascari come Arabia Saudita, Qatar, Israele e Turchia. Per giustificare e perpetuare la presenza degli USA non solo sulla penisola coreana, ma in tutta l’Asia, Stati Uniti e i partner della Corea del Sud hanno ripetutamente ed intenzionalmente provocato la Corea democratica, non solo con la retorica e le manovre militari, ma attraverso tentativi d’infiltrare e rovesciare il governo.

Tentativi di destabilizzazione e cambio di regime
Il dipartimento di Stato USA attraverso facciate che si spacciano da organizzazioni non governative (ONG), tentò d’inondare la Corea democratica di media intenti a minarne la stabilità politica. Secondo il programma denominato “Flashdrives for Freedom“, governo e Fondazione per i diritti umani finanziata dalle aziende assieme al Forum280, una facciata guidata da ex-membri del dipartimento di Stato USA, contrabbandarono 20000 USB in Corea democratica. Come osservato dal Guardian nell’articolo, “Flashdrives per la libertà? 20000 USB contrabbandati in Corea democratica“, non era il primo programma del genere intrapreso dal governo degli Stati Uniti attraverso diverse facciate. Mentre le mere accuse a nazioni come Russia o Cina che tenterebbero d’influenzare il quadro politico negli Stati Uniti sono state etichettate come minacce chiari e attuali alla sicurezza nazionale degli USA, essi attuano apertamente operazioni simili in tutto il mondo, anche contro la Corea democratica. Quando tali nazioni reagiscono, gli Stati Uniti parlano di aggressione non provocata, alimentando ulteriormente le sovversione dall’estero. Poiché la sovversione si espande fino alla sanzioni economiche paralizzanti, la crisi umanitaria risultante viene sempre attribuita alla nazione presa di mira, aprendo nuovi “pretesti” per l’intervento statunitense. Le attività che interessano la Corea democratica sono in corso da anni, ben prima dell’amministrazione Trump. Le aspirazioni statunitensi a sconvolgere e rovesciare l’ordine politico della Corea democratica possono essere citate in un documento del 2009 del Consiglio sulle Relazioni Estere (CFR), un think tank politico statunitense che rappresenta gli interessi di alcune delle più potenti aziende del mondo. Il documento del 2009, “Preparazione del cambiamento improvviso nella Corea democratica“, esplorava la possibilità di invadere e occupare la Corea democratica, se si potesse creare caos tra la leadership militare e civile della nazione. Arrivando a proporre il dispiegamento di 460000 soldati e un ambizioso programma socioeconomico e politico per integrare la Corea democratica al regime cliente degli Stati Uniti nella vicina Corea del Sud. Si tratta di un programma che dava una straordinaria opportunità non solo alle imprese sudcoreane, ma anche a Wall Street, che finanzia le attività del CFR. Un’occasione per trasformare la Corea democratica in un’altra economia asiatica forte, ma in cui le barriere commerciali tra imprese coreane e statunitensi sarebbero state impedite dall’occupazione militare immensa e permanente degli Stati Uniti, secondo i tentativi degli Stati Uniti dopo l’invasione ed occupazione dell’Iraq nel 2003, nell’ambito dell’autorità provvisoria della coalizione (CPA). Presso il presidente statunitense Donald Trump, la retorica non è frutto di una conclusione indipendente che egli e il suo governo hanno tratto legittimamente su minacce alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti, bensì della continuazione dei vecchi obiettivi, precedenti la sua amministrazione, decisi da interessi speciali non elettivi che perseguono il cambio di regime nella Corea democratica da decenni.

Continuità dell’agenda
È chiaro che sin dalla seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti hanno cercato di ristabilire la propria presenza e influenza in tutta l’Asia e persino di ampliarle. La guerra del Vietnam combattuta tra gli anni ’50 e ’70 non fu solo il tentativo di mantenere l’egemonia occidentale sull’Indocina, ma fu certo un tentativo per circondare e contenere la Cina. Sui cosiddetti “Pentagon Papers” pubblicati nel 1969 fu rivelato che il conflitto faceva parte di una grande strategia intesa a contenere e controllare la Cina. Tre citazioni importanti da questi documenti lo rivelano, dichiarando innanzitutto che: “…la decisione di febbraio di bombardare il Vietnam del Nord e l’approvazione a luglio dell’avvio della Fase I hanno senso solo se sostengono la politica a lungo termine degli Stati Uniti per contenere la Cina”. Sostenendo inoltre: “La Cina come la Germania nel 1917, come la Germania in occidente e il Giappone in Oriente alla fine degli anni ’30, e come l’URSS nel 1947, è una grande potenza minacciosa che riduce nostre importanza ed efficacia nel mondo e, più avanti ma più minacciosamente, di organizzare tutta l’Asia contro di noi”. Infine, delineava l’immenso teatro regionale che gli Stati Uniti ingaggiarono contro la Cina all’epoca, affermando: “…ci sono tre fronti dello sforzo a lungo termine per contenere la Cina (rendendosi conto che l’URSS “contiene” la Cina a nord e nord-ovest): a) il fronte Giappone-Corea; b) il fronte India-Pakistan; e c) il fronte sud-est asiatico”. I Pentagon Papers, infatti, forniscono oggi il contesto per tener conto correttamente delle tensioni attuali in Asia Pacifico. Gli Stati Uniti sono attualmente e profondamente impegnati in ogni fronte descritto nei documenti del Pentagono. Vi sono forze militari che occupano l’Afghanistan, confinante con la Cina ad occidente; che occupano e provocano conflitti ad est della Cina sul fronte Giappone-Corea; e sono profondamente coinvolte nei tentativi di rovesciare e sostituire gli ordini politici nel Sud-Est asiatico per creare un fronte unito contro Pechino. Nel Sud-Est asiatico, gli sforzi statunitensi sono più importanti in Myanmar, dove l’agente statunitense Aung San Suu Kyi ha già assunto il potere; in Thailandia, dove gli Stati Uniti sono coinvolti nei tentativi di rovesciare e sostituire l’intero ordine politico nazionale con un regime cliente; nelle Filippine, dove i terroristi sponsorizzati da USA e sauditi creano una crisi sfruttata per espandere la propria presenza militare nella nazione. Complessivamente, gli Stati Uniti hanno tentato di manipolare l’Asia sud-orientale, innanzitutto attraverso la crisi del Mar Cinese che hanno prodotto e tentato di perpetrare, e quindi importando terroristi dalla Siria per minacciare e ricattare la regione, similmente a come le Filippine sono ora minacciate e ricattate. I media occidentali tentano d’inquadrare l’attuale crisi che gli Stati Uniti creano con la Corea democratica come lotta dell’ego tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il Presidente nordcoreano Kim Jong-un. In realtà la crisi è stata prodotta in decenni, e non è guidata dai presidenti statunitensi ma da interessi speciali oscuri che promuovono i think tank politici che, a loro volta, generano la politica per i governanti e dibattiti sui media. Comprenderlo permette ad osservatori ed attivisti di vedere le trame dei politici e denunciare gli interessi che guidano la politica che spacciano al pubblico. Denunciare tali interessi permette di prendere decisioni più coscienziose su come affrontarli, deviando il denaro da tali grandi imprese finanziarie verso alternative locali, sottraendo potere e influenza di Wall Street e Washington nel trascinare gli statunitensi in guerre distruttive e costose all’estero, per reinvestirle su comunità più forti e resilienti in patria.Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il gioco pericoloso sulla penisola coreana rischia una guerra

Global Times, 10/8/2017

Stati Uniti e Corea democratica hanno accentuato la loro minacciosa retorica. Il Pentagono ha preparato piani per i bombardieri strategici B-1B per effettuare attacchi preventivi sui siti missilistici della Corea democratica. Il ministro della Difesa degli USA James Mattis aveva emesso un ultimatum alla Corea democratica affinché “cessasse qualsiasi idea di azione che porterebbe alla fine del regime e alla distruzione del suo popolo“. Nel frattempo, la Corea democratica diffondeva i piani per lanciare quattro missili a portata intermedia a 30-40 chilometri da Guam, sostenendo che avrebbe attuato il piano a metà agosto. Alcuni a Guam sono già in preda al panico per la prima volta dalla fine della guerra fredda. Gli Stati Uniti hanno già avuto la peggio nel confronto con la Corea democratica. Molti credono che la possibilità di guerra sia molto bassa. Se la guerra esplodesse veramente, gli Stati Uniti difficilmente ne potranno trarre vantaggi strategici e la Corea democratica affronterà rischi senza precedenti. La Corea democratica mira a spingere gli Stati Uniti a negoziare, mentre gli Stati Uniti vogliono avvertirla. Né possono raggiungere gli obiettivi, concorrendo ad acuire le tensioni, ma senza prendere l’iniziativa di lanciare la guerra. Il pericolo reale è che un gioco così sconsiderato comporti errori di calcolo e una “guerra” strategica. Cioè, né Washington né Pyongyang vogliono la guerra, ma potrebbe scoppiare comunque perché non hanno esperienza nel controllare tale gioco estremo. Il prossimo futuro sarà molto pericoloso se bombardieri B-1B degli USA sorvolassero la penisola coreana o la Corea democratica lanciasse missili in direzione di Guam. Entrambe le parti dovrebbero innalzare l’allerta al massimo livello. L’incertezza nella penisola coreana cresce.
Pechino non è in grado di persuadere Washington o Pyongyang a ripiegare, in questo momento. Bisogna chiarire la propria posizione ovunque e far capire che se le loro azioni compromettessero gli interessi della Cina, essa risponderà con mano ferma. La Cina dovrebbe anche chiarire che se la Corea democratica lanciasse missili che minaccino il territorio degli Stati Uniti, ed essi reagissero, la Cina rimarrà neutrale. Se Stati Uniti e Corea del Sud attaccassero tentando di rovesciare il regime nordcoreano e cambiare il modello politico della penisola coreana, la Cina glielo impedirà. La Cina si oppone alla proliferazione nucleare e alla guerra nella penisola coreana. Non incoraggerà alcuna parte a suscitare conflitti e si opporrà fermamente a chiunque voglia cambiare lo status quo delle aree che ne riguardano gli interessi. Si spera che Washington e Pyongyang possano limitarsi. Nella penisola coreana convergono gli interessi strategici di tutte le parti e nessuna di esse dovrebbe cercare di dominare in modo assoluto la regione.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dichiarazione del governo della RPDC sulla crisi con gli USA

Rodong 8 agosto 2017

Il governo della Repubblica popolare democratica di Corea ha rilasciato una dichiarazione su Stati Uniti e altre forze ostili, terrorizzati dalla crescita della forza nucleare dello Stato della RPDC per qualità e quantità, impegnati nelle più severe sanzioni, pressioni e provocazioni contro di essa.
La dichiarazione dice: “Il 6 agosto, gli Stati Uniti hanno introdotto la “risoluzione delle sanzioni” 2371 presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che si prefigge di bloccare completamente lo sviluppo economico e il miglioramento della vita dei cittadini della Corea democratica, indicando il lancio di prova degli ICBM come “minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali”. Questa “risoluzione delle sanzioni” delle Nazioni Unite, in tutti gli scopi e i fini, è risultata dai tentativi diabolici degli Stati Uniti di isolare e soffocare la RPDC, costituendo una flagrante violazione della sua sovranità e sfida aperta ad essa. L’accesso della RPDC a una maggiore forza nucleare è la misura giusta e legittima per l’autodifesa per proteggere la sovranità del Paese e il diritto della nazione all’esistenza contro le azioni mirate e arbitrarie degli Stati Uniti, perseguendo una politica di estrema ostilità e minaccia nucleare contro la RPDC da ben oltre mezzo secolo. Il riuscito lancio di prova degli ICBM della RPDC sono un grave avvertimento agli Stati Uniti che, essendosi radicati in tutto il Pacifico, guidano una sconvolgente e pericolosa provocazione militare e una sgradevole campagna di sanzioni contro la RPDC. Tuttavia, gli Stati Uniti sono più frenetici e disperati, invece di accettare l’esistenza della RPDC ed imparare a coesistere con essa, cercano di portare la penisola coreana sull’orlo della guerra nucleare, attuando esercitazioni missilistiche contro la RPDC e schierando numerosi sistemi strategici sulla penisola. È in questo contesto che gli Stati Uniti hanno manipolato il Consiglio delle Nazioni Unite per imporre la “risoluzione delle sanzioni” peggiore di sempre, avanzando il divieto totale anche sulle normali attività commerciali e di scambio economico, avvertendo così il mondo della cattiva intenzione di annullare l’ideologia e il sistema della RPDC e sterminarne il popolo. D’altra parte, gli Stati Uniti istigano tale racket infinito per ripulirsi la faccia, facendo osservazioni impudenti nel valutare la cosiddetta opzione militare contro la RPDC. Vi sono Paesi con cui le ridicole minacce degli USA lavorano e Paesi che si prostrano al loro bluff. Gli Stati Uniti, che affermano di essere “l’unica superpotenza del mondo”, e i vicini della RPDC, non inferiori agli Stati Uniti, sono così spaventati da due semplici lanci di prova di ICBM della RPDC che fanno molta scena abbaiando all’unisono. Vederli divenire frenetici inorgoglisce ancora di più la RPDC per la grande potenza nazionale e ribadisce la fede sulla via scelta quale unico modo per sopravvivere e prosperare.
La Corea democratica ha già ottenuto tutto ciò di cui ha bisogno, pur avendo tutto ciò con una lotta difficile sotto il peggiore regime di sanzioni creato dalle numerose “sanzioni” delle Nazioni Unite adottate su iniziativa degli USA negli ultimi decenni. È solo una speranza forzata considerare una qualsiasi probabilità che la RPDC cambi di un centimetro o posizione con tali sanzioni di nuovo tipo imposte da forze ostili. Poiché gli Stati Uniti hanno lanciato provocazioni totali contro la RPDC in tutti i settori della politica, dell’economia e delle forze armate, nulla può alterare la volontà e la risoluzione dell’esercito e del popolo della RPDC rispondendo adottando misure risolutive. Il governo della RPDC ha solennemente dichiarato quanto segue, per affrontare la grave situazione creata dalle frenesie di Stati Uniti e altre forze ostili:
In primo luogo, la RPDC condanna nei termini più netti e rifiuta totalmente la “risoluzione delle sanzioni” della Corea democratica al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che Stati Uniti e altre forze ostili hanno costituito con una grave violazione della sovranità del Paese. La Corea democratica adotta misure per rafforzare la deterrenza nucleare auto-difensiva per contrastare la politica di estrema ostilità e minaccia nucleare dagli Stati Uniti, il più grande Stato dotato di armi nucleari del mondo. La definizione di queste misure “minaccia per la pace e la sicurezza internazionali” è da logica da gangster pensando che il resto del mondo debba diventare una colonia degli USA, per i loro interessi, o vittima della loro aggressività. Il Paese che persegue apertamente l’ambizione di mantenere l’egemonia nucleare permanente attuando la maggior parte delle prove nucleari nel mondo e lanciando ICBM ogni volta che lo desidera, adotta “risoluzioni su sanzioni” illegali per incriminare il rafforzamento della forza nucleare di autodifesa della RPDC, applicando tali sanzioni per una presunta “violazione”. Ciò costituisce il culmine del doppiopesismo sfacciato. Fintanto che la politica ostile e la minaccia nucleare degli Stati Uniti continuano, la RPDC, non importa chi dica cosa, non metterà mai la propria deterrenza nucleare auto-difensiva sul tavolo delle trattative, né indietreggerà di un centimetro dalla via che ha scelto per rafforzare la forza nucleare di Stato.
In secondo luogo, ora che gli Stati Uniti hanno forgiato la “risoluzione delle sanzioni” manipolando l’ONU per eliminare la sovranità e i diritti all’esistenza e allo sviluppo della Corea democratica, la RPDC passerà all’azione decisa per la giustizia, come già chiarito. Gli Stati Uniti agiscono in modo assurdo ricorrendo a sanzioni anacronistiche e pressioni contro la RPDC, invece di apprezzare lo status strategico della RPDC prestando un’attenzione adeguata ai suoi ripetuti avvertimenti. Il comportamento sciocco degli Stati Uniti ne accelererà l’estinzione. Dato che i gangster degli Stati Uniti rimangono immersi nelle spaventose provocazioni mediatiche, la RPDC incrementerà ulteriormente la forza della giustizia per sradicare accuratamente le cause della guerra e dell’aggressione e non cederà mai in questa lotta fino alla fine.
In terzo luogo, la RPDC farà pagare caro agli Stati Uniti i crimini gravi che commettono contro lo Stato e il popolo di questo Paese. Gli Stati Uniti inflissero una guerra tragica che immerse questa terra in un mare di sangue e di fuoco, e non lasciò pietra su pietra per annullare l’ideologia e il sistema della RPDC, il secolo scorso e questo secolo. Gli Stati Uniti s’ingannano tragicamente se pensano la loro terraferma sia un paradiso sicuro dall’altro lato dell’oceano. Quei Paesi che ricevono un “grazie” dagli Stati Uniti come ricompensa per la partecipazione alla cospirazione per inventare tale furiosa “risoluzione delle sanzioni” contro la RPDC, attraverso un accordo dietro le quinte, questa volta non potranno mai eludere le proprie responsabilità nell’acuire le tensioni sulla penisola coreana mettendo in pericolo pace e sicurezza regionali. Se gli Stati Uniti non agiranno con discrezione, persistendo nei tentativi di soffocare la Corea democratica, non esiteremo ad utilizzare qualsiasi mezzo estremo.
La RPDC consolida la linea di sviluppo contemporaneo su due fronti, mantenere la bandiera della difesa della pace e marciare diritto fino alla fine lungo la strada scelta, senza la minima deviazione.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora