Come Gorbaciov distrusse il programma spaziale militare dell’URSS

Sputnik, 14.05.2017Trent’anni fa, nel maggio 1987, il leader sovietico Mikhail Gorbachev giunse nel Cosmodromo di Bajkonur per ordinare personalmente la chiusura del programma spaziale militare dell’URSS. Tre decenni dopo, l’osservatore militare Aleksandr Khrolenko guarda a quella decisione che costò al Paese e continua a costare alla Russia. In un articolo dedicato all’anniversario della decisione di Gorbaciov per RIA Novosti, Khrolenko ricordò che mentre il leader conobbe alcune tecnologie sviluppate dagli scienziati sovietici durante la visita nello spazioporto, espresse rammarico per aver promesso a Ronald Reagan a Reykjavik, l’anno prima, di chiudere unilateralmente il programma spaziale militare dell’URSS. Washington, nel frattempo, rifiutò di sospendere i lavori sullo scudo missilistico della propria difesa strategica, continuandoli fino al 1993, dopo che l’Unione Sovietica era scomparsa. Tuttavia, quando arrivò alla Casa degli Ufficiali l’11 maggio 1987, “il Segretario generale ribadì il corso dello sviluppo pacifico dello spazio”, un’iniziativa che aveva intrapreso dopo l’ascesa al potere nel 1985. Khrolenko scrive: “Dopo la visita di Gorbaciov, il programma sovietico per sistemi spaziali militari venne smantellato. Il concetto di stazione orbitale pesante fu chiuso nel 1989 e subito dopo tutto il lavoro cessò sul missile spaziale pesante Energija e la navetta spaziale Buran”. Sfortunatamente, il giornalista aggiunge che tre decenni dopo, nonostante i grandi auguri di pace di Gorbaciov, “il mondo non è cambiato.” Il 7 maggio 2017, il velivolo orbitale X-37B Test-4, in missione segreta per quasi due anni, atterrava a Cape Canaveral“. Khrolenko ricorda che “in precedenza, il Pentagono aveva affermato che lo spazioplano, che pesa circa 5 tonnellate, volando a un’altitudine compresa tra 200 e 750 km può cambiare rapidamente orbita e manovrare, eseguire missioni di ricognizione e porre piccoli carichi in orbita“. Nel frattempo, gli esperti russi definiscono l’X-37B per quello che è: un intercettore militare spaziale. “In altre parole”, secondo il giornalista, sembra ovvio che “il programma statunitense per armi d’attacco orbitale sopravvissuto alle “Star Wars” di Ronald Reagan, sia un fatto nel ventunesimo secolo: la Russia dovrà recuperare nel campo spaziale militare, creando un nuovo missile pesante e una base materiale affidabile“.Ciò che Gorbaciov cedette
L’Unione Sovietica cominciò a lavorare su sistemi spaziali militari negli anni ’60, partendo dall’idea di satellite volto ad abbattere quelli nemici. L’URSS lanciò il primo satellite operativo sperimentale, Poljot-1, in orbita nel 1963. Cinque anni dopo, il 1° novembre 1968, gli ingegneri sovietici per la prima volta intercettarono un satellite. Tra il 1973 e il 1976, con il programma segreto Almaz, l’Unione Sovietica mise in orbita tre stazioni da ricognizione civili e militari. Nel frattempo, gli ingegneri effettuarono decine di test continuando a migliorare i sistemi anti-satellite. Nelle massicce esercitazioni strategiche svoltesi tra giugno e settembre 1982 e successivamente definite dalla NATO come “guerra nucleare delle sette ore”, l’Unione Sovietica e gli alleati effettuarono manovre che previdero il lancio di missili balistici basati a terra e mare, test di missili antimissile e manovre con satelliti militari, compreso l’intercettore-satellite 5V91T Uran. “Anche l’Energija Space Corporation produsse armi d’attacco spaziale per le operazioni di combattimento nello spazio“, ricorda Khrolenko. Alla fine degli anni ’70, Energija creò due progetti di futuri velivoli spaziali con la stessa piattaforma, il primo con missili spaziali e il secondo con laser. I missili erano più piccoli e leggeri, permettendo al sistema di trasportare una grande quantità di combustibile a bordo; il velivolo fu designato 17F111 Kaskad, progettato per abbattere sistemi nemici in orbita bassa (entro 300 km). Il velivolo armato di laser, conosciuto come 17F19 Skif, doveva essere utilizzato contro i satelliti nemici in orbite geostazionarie e medie. Esistevano piani per creare un gruppo d’attacco orbitale costituito sia da Kaskad che Skif. Il progetto Kaskad comprendeva un missile intercettatore spaziale per intercettare le testate dei veicoli di rientro degli ICBM nemici, nella fase passiva del volo. Per la distruzione delle installazioni militari chiave nemiche a terra, gli ingegneri sovietici svilupparono una stazione spaziale pesante, la DOS-17K, così come velivoli autonomi (come la navetta spaziale Buran) con testate nucleari a bordo (fino a 15-20 ognuno). In caso di guerra, i moduli si separavano dai vettori, prendevano posizione e iniziavano la discesa per colpire gli obiettivi con estrema precisione. Dopo che il presidente Reagan presentò la sua iniziativa di difesa strategica, gli ingegneri sovietici iniziarono ad esplorare la possibilità di sfruttare lo spazio orbitale. Khrolenko ricorda che “fu condotta una ricerca sull’efficacia della spazzatura orbitale di nuvole, che avrebbe completamente liberato lo spazio a una navetta spaziale nemica fino a un’altezza di 3000 km“. Infine, il giornalista osserva che, nonostante i progressi compiuti dall’URSS nel programma spaziale militare, Gorbaciov, dopo essere salito al potere, inizà persistentemente a promuovere la tesi dello sviluppo pacifico dello spazio, secondo il suo “nuovo pensiero”. “Su pressione del Comitato Centrale, la Commissione statale sul lancio del 17F19 Skif (con un laser gasdinamico dalla potenza di 1 MW) annullò il programma e altri sistemi di combattimento. Il fallimento tecnico durante il lancio della navetta accelerò la chiusura del programma“. Khrolenko sottolinea che nella guerra fredda, gli Stati Uniti erano in grave ritardo rispetto all’URSS nella tecnologia militare spaziale. La creazione di stazioni spaziali statunitensi per uso militare iniziò solo negli anni ’70 (i progetti includevano armi cinetiche, laser e a fasci di particelle). Reagan ordinò lo sviluppo di un sistema antisatellite nel 1982 e proclamò l’iniziativa di difesa strategica nel marzo 1983. Mentre questo programma venne formalmente sciolto nel 1993, Khrolenko osserva che “l’uso pacifico dello spazio rimane solo un sogno dell’umanità“. “Le tecnologie spaziali danno origine a nuovi modi per svolgere le operazioni militari. Oggi, di circa 1380 satelliti in orbita, 149 sono militari e a doppio uso statunitensi, in confronto la Russia ne dispone di 75, la Cina 35, Israele 9, Francia 8 e Regno Unito e Germania 7“.
Le maggiori potenze attualmente sviluppano tecnologia militare spaziale. “Lo spazio prossimo alla Terra è sempre più militarizzato“. All’inizio dell’anno, il vicecomandante del Comando Strategico degli Stati Uniti disse che è necessario inviare ai nemici futuri degli Stati Uniti il segnale di essere disposti a combattere una guerra nello spazio. Alla fine dell’anno scorso, il generale John Hyten, capo di Stratcom, andò oltre affermando che mentre le potenze mondiali si espandono nello spazio, la possibilità di conflitti inevitabilmente cresce. “In quel caso, dobbiamo essere pronti“, disse. Nel frattempo, gli analisti militari statunitensi ritornano ancora sul tema della difesa missilistica spaziale, con l’Agenzia della difesa missilistica e la Raytheon Corporation che sviluppano e testano sistemi missilistici progettati per individuare e distruggere missili balistici che si avvicinano nell’atmosfera dallo spazio. Oggi Khrolenko osserva che anche quei Paesi che si oppongono alla militarizzazione dello spazio, come Russia e Cina, sono costretti a sviluppare le armi spaziali per evitare che si crei uno squilibrio strategico mortale. Secondo il giornalista, la domanda che va posta è: “E’ valsa la pena, con tanta persistenza in tanti anni, forgiare dalle spade spaziali russe degli aratri, riducendo i nostri Kascada e Skif in pentole e padelle?Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia guida la corsa alle superarmi

Andrej Akulov, SCF, 27/04/2017Mentre il regime di controllo delle armi attraversa tempi difficili, è in corso una corsa ai superarmamenti. Questo mese, gli Stati Uniti hanno mostrato capacità d’attacco di precisione a lungo raggio sulla Siria ed utilizzato anche la più potente bomba non nucleare in Afghanistan, il grande ordigno esplosivo aereo GBU-43B che può eliminare tutto entro un raggio di 1000 metri, ed iniziato a provare la nuova bomba nucleare B61-12 in Nevada. Una flotta di caccia furtivi F-35 è arrivata in Europa. Oggi, sistemi d’arma ad energia diretta sosterrebbero il vantaggio nell’attacco di precisione degli USA. Ma c’è un’area in cui gli Stati Uniti appaiono in ritardo. L’emergere delle armi ipersoniche rivoluziona seriamente l’equilibrio di potere globale. Ad esempio, quando diverrà operativa la nuova portaerei da 15 miliardi di dollari Ford, sarà vulnerabile ai missili ipersonici. Il 15 aprile la Russia testava con successo il missile da crociera ipersonico 3M22 Tzirkon da 5 tonnellate che vola ad otto volte la velocità del suono. “Durante le prove del missile, è stato confermato che la velocità di crociera arriva ad 8 Mach”, riferiva l’agenzia stampa russa TASS. Il missile ipersonico è un salto quantico tecnologico. Non richiede alcuna contromisura elettronica e traiettoria complessa. La velocità pura rende obsoleta ogni difesa antiaerea contemporanea. L’unico sistema di difesa aerea che può colpire obiettivi che volano a Mach 5-6 è il russo S-500. L’arma è progettata per essere trasportata da navi da guerra e sottomarini avanzati e modernizzati, come la classe Husky. La produzione del missile dovrebbe iniziare l’anno prossimo. Gli incrociatori lanciamissili a propulsione nucleare Admiral Nakhimov e Pjotr Velikij saranno i primi a ricevere la nuova arma nel 2018 e nel 2022 rispettivamente. La Marina prevede di dotare i due grandi incrociatori di dieci sistemi di lancio verticali 3S-14, ciascuno dotato di otto missili. L’aggiunta del 3S-14 permetterebbe ad ogni nave di trasportare ottanta missili da crociera.
Secondo la relazione “Vigilanza, Portata e Potenza Globale degli USA: Armi Manovrabili ad Alta Velocità”, presentata nel 2016 da un comitato di noti esperti del Consiglio di Studio sulle Forze Aeree dell’Accademia delle Scienze Nazionale, gli Stati Uniti perdono nella corsa tecnologica per sviluppare armi manovrabili ad alta velocità difensive e offensive. Il documento allarma sulla corsa agli armamenti in corso da svariati anni per sviluppare missili ipersonici per sistemi nucleari strategici e sistemi d’attacco convenzionali. Mark J. Lewis, presidente del comitato che ha prodotto la relazione, dichiarava che “gli Stati Uniti potrebbero affrontare la minaccia di una nuova classe di armi che combina efficacemente velocità, manovrabilità e quota che potrebbe sfidare vigilanza, portata e potenza di questa nazione“.
La Russia è leader nei velivoli ipersonici. Per esempio, nell’ottobre 2016 la Russia testò con successo l’Obekt 4202, un’avanzata testata planante. Il test fu condotto a mezzogiorno da un sito presso Jasnij, regione di Orenburg, negli Urali meridionali, e la testata raggiunse il poligono di Kura, in Kamchatka, nell’Estremo Oriente della Russia. Il velivolo planante ipersonico (HGV) vola soprattutto nella stratosfera piuttosto che nello spazio. Può manovrare durante l’avvicinamento ad alta velocità sul bersaglio, senza lasciare il tempo ai sistemi di difesa missilistica di rispondere. L’HGV può accelerare fino a 15 Mach (7 km al secondo). La testata fu realizzata usando solo componenti russe, compresi dispositivi di bordo, componenti elettronici e sistema di guida. Obekt 4202 va installato sul missile balistico intercontinentale di nuova generazione RS-28 Sarmat, capace di portarne 3. Mentre rispetto agli Stati Uniti spende dieci volte di meno per la difesa, compresa ricerca e sviluppo, la Russia ha prodotto armi che rendono inefficace la difesa missilistica degli Stati Uniti, permettendole al contempo un vantaggio tecnologico nel primo colpo. Questo è il momento in cui le fantasie si avverano. La Russia ha acquisito la tecnologia per creare autentiche armi ipersoniche, tra cui missili da crociera ipersonici e testate plananti per ICBM. La sua leadership mondiale nella corsa è confermata dai test riusciti. Nessuno altro è vicino alla produzione in serie.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA proposero un piano per attacchi chimici contro la Siria e accusarne Assad

Louise Boyle, Daily Mail 29 gennaio 2013

Le email trapelate dimostrerebbero che la Casa Bianca diede il via libera ad un attacco con armi chimiche in Siria da poter attribuire al regime di Assad e istigare l’azione militare internazionale nel Paese devastato. Un rapporto contiene lo scambio di email tra i due alti funzionari e un imprenditore in Gran Bretagna, la Britam defense, delineando un piano ‘approvato da Washington’ e spiegando che il Qatar avrebbe finanziato l’acquisto di armi chimiche da parte dei terroristi in Siria. Barack Obama chiariva al Presidente siriano Bashar al-Assad il mese precedente che gli Stati Uniti non avrebbero tollerato che la Siria usasse armi chimiche contro il proprio popolo. Secondo Infowars.com, l’e-mail del 25 dicembre fu inviata dal Business Development Director della Britam David Goulding al fondatore dell’azienda Philip Doughty. Si legge:
Phil… Abbiamo una nuova offerta. Si tratta ancora della Siria. Il Qatar propone un accordo attraente e giura che l’idea è stata approvata da Washington. Dovremo fornire una CW (arma chimica NdT) a Homs, una g-shell di origine sovietica della Libia, simile a quelle che Assad dovrebbe avere. Ci vogliono far schierare nostro personale ucraino che dovrebbe parlare russo e girarvi un video. Francamente, non credo che sia una buona idea, ma gli importi proposti sono enormi. La tua opinione?
Cordiali saluti, David
Britam Defense non rispose a una richiesta di commento del MailOnline. Le e-mail furono diffuse da un hacker malese che ottenne anche i curricula e le copie dei passaporti dei dirigenti tramite un server aziendale non protetto, secondo Cyber War News. Il profilo Linkedin di Dave Goulding l’annovera come Business Development Director della Britam Defense Ltd., nella Sicurezza e Investigazioni. Un profilo della rete di business indica Phil Doughty Chief Operating Officer della Britam, Emirati Arabi Uniti, nella Sicurezza e Investigazioni. Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti non rispose a una richiesta di commento sui presunti messaggi di posta elettronica del MailOnline. Tuttavia l’uso di armi chimiche fu sollevato a una conferenza stampa a Washington il 28 gennaio. Un portavoce disse che gli Stati Uniti aderiscono alla Comunità internazionale nell’“impostare linee rosse comuni sulle conseguenze dell’utilizzo di armi chimiche”. Un cablo del governo degli Stati Uniti rivelava che fosse probabile che l’Esercito siriano avesse usato armi chimiche nell’attacco ad Homs nel dicembre (2012). Il documento, rivelato da The Cable, indicava i risultati di un’indagine di Scott Frederic Kilner, console generale degli Stati Uniti a Istanbul, sulle accuse secondo cui l’esercito siriano avrebbe usato armi chimiche nell’attacco del 23 dicembre. Un funzionario dell’amministrazione Obama che ebbe accesso al documento avrebbe detto: “Non possiamo sicuramente dirlo al 100 per cento, ma i contatti siriani (i terroristi? NdT) sono convincenti sull’uso dell’Agente-15 ad Homs il 23 dicembre”. L’indagine di Kilner includeva interviste con civili, medici e terroristi presenti all’attacco, così come all’ex-capo generale del programma ADM siriano Mustafa al-Shayq. Il Dr. Nashuan Abu Abdu, un neurologo a Homs, disse che furono utilizzate alcune armi chimiche. Aveva detto a The Cable: “Era un’arma chimica, ne siamo sicuri perché il gas lacrimogeno non può causare la morte di persone”. Testimonianze rivelavano che un carro armato avrebbe lanciato armi chimiche e causato nelle persone esposte nausea, vomito, dolori addominali, delirio, convulsioni e difficoltà respiratorie. I sintomi indicano che il composto Agente-15 ne fosse responsabile. La Siria negava l’uso di armi chimiche e affermava che non l’avrebbe mai usate contro i propri cittadini.
Parlando ai giornalisti del Pentagono, il segretario alla Difesa Leon Panetta aveva detto che la sua maggiore preoccupazione era come Stati Uniti ed alleati potevano rendere sicuri i siti di armi chimiche e biologiche in Siria e garantirsi che i componenti non finissero nelle mani sbagliate se il regime cadesse, soprattutto in condizioni violente. Forze governative e ribelli venivano accusati da gruppi per i diritti umani di attuare una guerra brutale in 22 mesi di conflitto, causando più di 60000 morti.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA attaccano la base aerea siriana di al-Shayrat

Cassad, 7 aprile 2017

Nella notte i cacciatorpediniere degli USA Porter e Ross hanno lanciato 59 missili Tomahawk sulla base aerea al-Shayrat in Siria. La votazione dell’attacco al Consiglio di sicurezza dell’ONU sulla Siria non aveva portato a nulla, ed era stata rinviata a tempo indeterminato. Secondo il Pentagono, la Russia è stata avvertita dell’attacco sul territorio della base aerea siriana, su cui di primo mattino ha lanciato 59 missili Tomahawk, affinché i russi la sgombrassero, se c’erano. La base aerea dal 2015 veniva usata come base di supporto per le VKS russe. Secondo i dati preliminari sono state danneggiate le piste e le infrastrutture e secondo i siriani 4 persone sono state uccise. La maggior parte del personale era stato evacuati prima dell’attacco, indicando la ricezione dell’avvertimento.
La Bolivia in questa occasione ha chiesto di convocare il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per discutere l’aggressione degli Stati Uniti. L’Iran ha condannato l’attacco. L’Arabia Saudita li sostiene. Washington ha detto che la base aerea Shayrat veniva utilizzato dall’Aeronautica della Siria per l'”attacco chimico” (non è difficile notare, nei fatti in questo caso, che ciò non significa niente). Il califfato dopo l’attacco missilistico lanciava un’offensiva a Homs est. Mosca ha reagito con dichiarazioni di delusione, a seguito di questo passo, e dovrebbe essere previsto un importante cambio dei rapporti USA-Russia. Alla luce di ciò, la probabilità di accordi innovativi ai colloqui Lavrov-Tillerson del 12 aprile sono al lumicino. Secondo fonti siriane, l’attacco alla base aerea di Shayrat rientra nelle operazioni dell’EAS contro il califfato nella liberazione di Homs e Palmyra. Secondo altri, i morti sono 5 e i feriti 7.
IL Cremlino descrive l’attacco su Shayrat come tentativo di distogliere l’attenzione dalle numerose vittime degli attacchi aerei statunitensi in Iraq (nell’assalto a Mosul) e affliggeranno le relazioni USA-Russia. Il Presidente russo Vladimir Putin dice che l’aggressione degli Stati Uniti alla Siria, nazione sovrana, viola il diritto internazionale con falsi pretesti. Su questo, come riporta RIA Novosti,il segretario stampa Dmitrij Peskov ha detto che “l’esercito siriano non possiede scorte di armi chimiche“. “La distruzione di tutte le scorte di armi chimiche da parte delle Forze Armate siriane è stata confermata dalla OPCW e dall’Otfiksirovan, le agenzie specializzate delle Nazioni Unite“, ha ricordato. “Allo stesso tempo, secondo Putin, il completo disprezzo dell’uso di armi chimiche da parte dei terroristi peggiora significativamente la situazione“, ha detto Peskov. Inoltre, il capo dello Stato vede la Siria colpita nel tentativo degli Stati Uniti di distogliere l’attenzione del mondo dalle numerose vittime tra la popolazione civile in Iraq. Il presidente russo ritiene che questo passo di Washington pregiudichi sensibilmente i rapporti USA-Russia, già in condizioni deplorevoli. “E soprattutto, secondo Putin, questo passo non ci avvicina alla meta finale della lotta al terrorismo internazionale, ma piuttosto crea un serio ostacolo alla creazione di una coalizione internazionale contro di esso, e nella risposta efficace a questo male mondiale che, tra l’altro, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump annunciò come uno dei compiti principali durante la sua campagna elettorale“, ha detto Peskov.
La Federazione Russa ha richiesto la ri-convocazione del Consiglio di sicurezza dell’ONU sulla Siria. Israele e il Regno Unito hanno sostenuto gli attacchi degli Stati Uniti su Shayrat.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria, la farsa chimica continua

Alessandro Lattanzio, 5/4/2017Faras Qaram, giornalista della rete Orient TV affiliato al gruppo terroristico Jabhat al-Nusra, aveva annunciato un “attacco chimico” su Qan Shayqun 15 ore prima che accadesse. “Faras Qaram ha scritto nel suo messaggio, pubblicato alle 03:06 di lunedì mattina, prima dell’attacco chimico, che ‘una campagna mediatica prenderà il via domani per coprire l’attacco aereo con gas di cloro sui civili nella campagna di Hama’”. Come faceva Faras a sapere non solo dell’attacco diverse ore prima, ma anche a conoscere il tipo di arma chimica che sarebbe stata utilizzata nell’attacco?
Se la propaganda islamista accusava il governo siriano dell’attacco chimico a Qan Shayqun che avrebbe causato 58 morti, l’unica organizzazione a disporre di armi chimiche in Siria è Jabhat al-Nusra (noto anche come Jabhat Fatah al-Sham). “L’Esercito arabo siriano non ha utilizzato alcun gas chimico contro i cittadini di Idlib e non è logico che l’Esercito uccida gli abitanti di una città che cerca di liberare“. Il Comando Generale dell’Esercito arabo siriano e delle Forze Armate smentiva le accuse dei terroristi e dei loro sodali, “I gruppi terroristici armati sono soliti accusare l’Esercito arabo siriano di usare gas tossici contro di loro o contro i civili quando non riescono ad attuare gli obiettivi dei loro mandati e operatori, o quando non possono trarre alcun vantaggio sul campo, nel tentativo disperato di giustificare il fallimento e far continuare il sostegno dai loro padroni”. Il parlamentare siriano Sharif Shahada, indicava che il deposito di armi chimiche dei terroristi, creato nella zona, sarebbe esploso per un incidente, ed accusava la Turchia di aver fornito ai terroristi le armi chimiche. Il Ministero della Difesa della Russia aveva già rinvenuto cloro velenoso e fosforo bianco in nove campioni provenienti da Aleppo sud, nel novembre 2016. Il portavoce del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov e il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov avevano dichiarato che l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) delle Nazioni Unite, non vollee inviare i propri esperti ad Aleppo a controllare le sostanze chimiche utilizzate dai terroristi, e tale rifiuto era “apparentemente dovuto alla pressione imposta dai nostri colleghi occidentali. Gli specialisti russi hanno scoperto che i terroristi ad Aleppo est utilizzavano munizioni con sostanze velenose per bombardare Aleppo ovest. I campioni raccolti non lasciano dubbi sul fatto che si tratti di un agente tossico”. Nel maggio 2013, Carla del Ponte, membro della Commissione indipendente internazionale d’inchiesta sulla Siria delle Nazioni Unite, dichiarò che v’erano “forti sospetti concreti” che i terroristi che cercavano di spodestare il governo siriano avessero usato gas nervino. “I nostri ricercatori sono stati in Paesi vicini intervistando vittime, medici ed ospedali da campo. Secondo il loro rapporto, che ho visto, ci sono forti sospetti, ma non ancora la prova incontrovertibile, dell’uso di gas Sarin, dal modo in cui sono state curate le vittime”.

Faras Qaram, giornalista della rete Orient TV affiliato al gruppo terroristico Jabhat al-Nusra, aveva annunciato un “attacco chimico” su Qan Shayqun 15 ore prima che accadesse.

Nell’estate 2012, l’Arabia Saudita creava in Giordania una base comprendente una pista di atterraggio e depositi per armi. Zahran al-Lush, all’ora capo del gruppo terroristico Liwa al-Islam, aveva stretti rapporti con i servizi segreti sauditi guidati dal principe Bandar bin Sultan. Al-Lush era un esperto di razzi e comprò 500 chili Sarin e gas cianidrico, assieme a un ufficiale del servizio segreto turco, da un Paese dell’Europa orientale. Trasferì le sostanze chimiche attraverso in Siria. I funzionari sauditi finanziarono l’operazione attraverso le ambasciate dell’Arabia Saudita. I gas giunsero in Turchia e Libano e furono trasferiti in Siria come “prodotti petrolchimici” inviati come aiuti dall’Arabia Saudita. Nel dicembre 2012, la CNN riferì che l’esercito statunitense addestrava i terroristi nella gestione delle armi chimiche. E il battaglione chimico “Vento distruttivo” dei terroristi minacciò l’uso di gas nervino diffondendo un video sui test sui conigli.
Il 19 marzo 2013 si ebbero attacchi chimici su Qan al-Asal, ad ovest di Aleppo, e il sobborgo di Damasco di al-Atabah, uccidendo 31 civili, dopo che a Qan al-Asal le forze siriane avevano respinto l’assalto dei terroristi. Il 20 marzo, il governo siriano chiese alle Nazioni Unite di condurre un’indagine sull’attacco a Qan al-Asal, e il 21 il Presidente Bashar al-Assad presentò una lettera alle Nazioni Unite chiedendo un’indagine indipendente sull’attacco chimico, e nel maggio 2013, Carla del Ponte, commissaria delle Nazioni Unite per la Siria, concluse che furono i terroristi ad esserne i responsabili. Il 30 maggio 2013, il governo turco dichiarò di aver trovato gas Sarin a casa di un terrorista di Jabhat al-Nusra. Il 22 luglio i terroristi attaccarono Qan al-Asal uccidendo i testimoni del precedente attacco chimico. Il 4 agosto 2013: i terroristi entravano nel villaggio di Baluta, nei pressi di Lataqia, uccidendo 220 civili e rapendo 100 bambini, trattenendoli in un seminterrato a Salma per nove mesi, finché 44 furono rilasciati il 7 maggio 2014. Degli altri non si seppe più nulla. Il 18 agosto 2013, a Damasco arrivavano gli esperti di armi chimiche delle Nazioni Unite per iniziare le indagini a Qan al-Asal e il 17 e 19 agosto, secondo il quotidiano francese Le Figaro, 2 brigate di terroristi addestrati da sauditi e giordani s’infiltrarono in Siria dalla Giordania. Il 21 agosto, video e articoli denunciarono il presunto attacco chimico presso Damasco. I quattro video furono postati su YouTube dall’utente Hammoriaforever. Immediatamente, i genitori e i parenti di alcuni dei 100 bambini rapiti a Baluta riconobbero i figli in questi video sul presunto attacco nel Ghuta orientale. I terroristi affermarono che vi erano stato un attacco di armi chimiche nella regione. Il 26 agosto, il convoglio della squadra investigativa delle Nazioni Unite fu attaccato, e il 29 agosto, il reporter Yahya Ababnah raccolse le testimonianze secondo cui i terroristi avevano ricevuto armi chimiche dall’intelligence saudita per eseguire l’attacco. Il giornalista Dale Gavlak riferì che una combattente ribelle gli disse che. “Quando il principe saudita Bandar dà tali armi, li da a coloro che sanno come gestirle e usarle”. Abdal Munaym disse che suo figlio e altri 12 terroristi furono eliminati in un tunnel usato per immagazzinare armi fornite dal saudita Abu Ayasha, che guidava un battaglione di terroristi. Abdal Munaym disse che alcune armi avevano una struttura tubolare, mentre altre assomigliavano a bombole di gas enormi. “Eravamo incuriositi da queste armi. E purtroppo, alcuni dei combattenti le gestirono in modo improprio facendole esplodere”, disse un capo dei terroristi nel Ghuta orientale. Il 16 settembre 2013, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon presentò una relazione sulle indagini delle Nazioni Unite sull’uso di armi chimiche in Siria, concludendo che furono utilizzate il 21 agosto, ma senza indicare chi le avesse usate.
L’11 aprile 2014, fu segnalato un attacco con bombe al cloro su Qafr Zita, nel nord-ovest della Siria. Il 17 giugno 2014, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) concluse che fu utilizzato gas in Siria, ma senza indicarne gli autori.
Il 25 agosto 2016, l’Arabia Saudita impiegava armi chimiche contro i civili a Sana, nello Yemen, uccidendo numerose persone. Il Maggiore-Generale Abdalsatar al-Sadah dichiarò: “diversi yemeniti sono stati uccisi a seguito d’inalazione di gas velenosi in un attacco chimico”. L’11 novembre, il portavoce del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov dichiarò che gli esperti avevano trovato ordigni inesplosi e frammenti di munizioni contenenti cloro e fosforo bianco nella periferia sud-ovest di Aleppo, dimostrando che terroristi usavano armi chimiche, e il 6 dicembre 2016, il giornalista della CNN Fred Pleitgen, presso Aleppo est, osservò e filmò sostanze chimiche in mano ai terroristi. Un impianto per produrre armi chimiche fu creato nell’ex-scuola elementare Sana Mahaydali, a Masaqan Hananu, zona controllata dai terroristi. L’11 gennaio 2017, l’Esercito arabo siriana scopriva agenti per armi chimiche di produzione saudita, abbandonati dai terroristi che avevano lasciato Aleppo est. Zolfo, cloro e materie prime utilizzate per i granuli plastici erano tra le sostanze saudite scoperte ad Aleppo vecchia, ed utilizzate per bombardare i quartieri di Aleppo ovest, tra cui scuole, ospedali e case. I sacchi delle sostanze chimiche recavano l’etichetta della società saudita “Sachlo” di Riyadh.

Shajul Islam, presunto medico di Idlib, è invece un cittadino inglese militante di al-Qaida poi passato allo SIIL. Sospettato di aver decapitato il giornalista James Foley. Costui disse in un’intervista di aver ricevuto le maschere antigas dagli inglesi il giorno prima dell’attacco.

La notizia dell’attacco chimico su Qan Shayqun, nella provincia di Idlib, in un’area sotto il completo controllo dei gruppi terroristici, fu diffusa per prima dai caschi bianchi e dal cosiddetto Osservatorio siriano per i diritti umani, ONG di facciata dei gruppi terroristici. Nel frattempo, il governo turco chiudeva il valico di frontiera di Bab al-Hama, rifiutando l’accesso alle ambulanze provenienti da Qan Shayqun. Tali voci apparivano mentre l’Esercito arabo siriano spazzava via l’assalto dei terroristi di Jabhat al-Nusra a nord di Hama. Infatti, i gruppi terroristici erano stati sconfitti nei pressi di Qan Shayqun, a nord di Hama, dove il 22 marzo avevano lanciato un grande attacco; ma furono respinti dall’Esercito arabo siriano che liberava i villaggi occupati eliminando 2500 terroristi e distruggendo 230 blindati e 300 autoveicoli di Jabhat al-Nusra (al-Qaida in Siria, ora ridenominatosi Hayat Tahrir al-Sham). E il 4 aprile 2017, tra le 11.30 e le 12.30, un aereo dell’Aeronautica siriana distruggeva, alla periferia orientale di Qan Shayqun, un centro per la produzione e lo stoccaggio di proiettili a carica chimica dei terroristi. L’arsenale di armi chimiche era stato inviato dai terroristi dello SIIL in Iraq.
Il Ministero degli Esteri della Siria dichiarava che le accuse contro Damasco erano state “fabbricate” e che il Viceministro degli Esteri Faysal Miqdad dichiarava che il governo siriano aveva messo in guardia sulla possibilità di un attacco chimico già diverse settimane prima. La dichiarazione del Comando Generale dell’Esercito e delle Forze Armate siriane, a sua volta affermava che, “i gruppi terroristici armati hanno sempre accusato l’Esercito arabo siriano di usare gas velenoso contro i membri di tali gruppi o contro i civili. Ogni volta che non riescono a realizzare gli obiettivi dei loro mandanti ed operatori o non riescono a ottenere tutti i vantaggi sul campo, tentano disperatamente di giustificare il loro fallimento e far continuare il sostegno dai loro finanziatori. Il Comando Generale dell’Esercito e delle Forze Armate smentisce categoricamente l’uso di sostanze chimiche o tossiche nella città di Qan Shayqun, villaggio di Idlib, oggi, né il loro uso in qualsiasi luogo o tempo, in passato e neanche in futuro. Il Comando Generale dell’Esercito e delle Forze Armate conferma che l’Esercito Arabo Siriano non si abbassa a compiere i crimini efferati che i gruppi terroristici effettuano, e li accusa di essere responsabili dell’uso di sostanze tossiche e chimiche in disprezzo della vita dei cittadini inermi, per raggiungere i loro obiettivi e scopi spregevoli”.
Va notato che la nuova amministrazione degli Stati Uniti aveva appena dichiarato di non essere interessata al rovesciamento del governo siriano, riflettendo un cambiamento importante nella politica degli Stati Uniti, danneggiando i nemici del governo siriano; inoltre la stessa tesi del coinvolgimento delle forze siriane nell’attacco ne svela invece l’attribuzione ai gruppi terroristici, di concerto con i mandati regionali e internazionali, come fu nel caso del Ghuta orientale nel 2013.

Foto scattata più di un mese prima, quando i caschi bianchi terroristi furono addestrati su come affrontare attacchi chimici nella stessa località!

Notare l’assenza di qualsiasi equipaggimaneto per la guerra NBC. Neanche i guanti gli servono per affrontare agenti chimici vescicanti.

Note:
AHTribune
al-Manar
al-Watan
FARS
Fort Russ
RussiaToday
TASS
Topeteglz
Washington Times