Gli USA non riescono a separare l’India dai BRICS

Ekaterina Blinova, Sputnik 06/08/2016

Nonostante la recente operazione simpatia degli Stati Uniti verso l’India, New Delhi ha resistito alla tentazione rimanendo impegnata all’ideale di multipolarità dei BRICS. L’India mantiene relazioni vantaggiose con la Cina, a prescindere dagli “scossoni” nel rapporto, secondo l’analista geostrategico Matthew Maavak. Dopo la visita del segretario della Difesa statunitense Ashton Carter in India, nell’aprile 2016, alcuni dubitarvano che New Delhi valutasse un passaggio all’occidente.putin-and-modiL’offensiva del fascino di Washington
Alcuni esperti si riferiscono ai negoziati USA-India sul Memorandum d’Intesa sullo Scambio Logistico (LEMOA) e alla decisione del Paese d’incrementare la collaborazione bilaterale nella tecnologia per la difesa quali segni della deriva dell’India dai non allineati verso Washington e NATO. LEMOA in realtà è una versione dell’accordo di supporto logistico (LSA) che riguarda il supporto logistico e i servizi tra i militari statunitensi e le forze armate di altri Paesi. “La visita del segretario alla Difesa degli Stati Uniti Ashton Carter in India, la scorsa settimana, era storica, nel senso che l’India non allineata si avvicinava agli USA firmando il memorandum d’intesa sullo scambio logistico” secondo il dott. Dalbir Ahlawat, esperto della sicurezza australiana, in un articolo di aprile per The Interpreter. Da parte sua, Rupakjyoti Borah di The Diplomat scrisse a maggio che “la decisione ‘di principio’ dell’India e degli Stati Uniti” di firmare il LEMOA “è un grande atto di fede“. “Sono finiti i giorni in cui i mandarini della politica estera di New Delhi mercanteggiavano con Washington DC, ritenendo che gli interessi dell’India fossero meglio rispettati restando vicini a Paesi come la Russia e sposando non allineamento e unità del terzo mondo“, pretendeva il giornalista.

La conferenza dei dissidenti cinesi in India
Allo stesso tempo, l’Hindustan Times riferiva che una conferenza dal titolo “Rafforzare la nostra alleanza per fare avanzare il sogno popolare: libertà, giustizia, uguaglianza e pace” organizzata da un gruppo dissidente cino-statunitense si svolgeva a Dharamsala, in India, con non meno di otto dissidenti cinesi presenti all’evento del 28 aprile. L’incidente fu interpretato da alcuni media come l’ennesimo segno del cambio dell’India verso la Cina e i partner dei BRICS. Tuttavia, dipende da come esattamente si collegano i puntini. “In realtà, la supposta inclinazione di New Delhi è una percezione di molto sbagliata. Se l’India si ‘raccorda’ con gli Stati Uniti, perché Mosca e Delhi continuano collaborazioni militari sensibili da tempo pianificate riguardanti trasferimenti di una tecnologia che la Russia non offre ad alcuna altra nazione? Come la Cina; ad esempio il programma Sukhoj PAK-FA/FGFA del caccia stealth di 5.ta generazione, il programma congiunto del missile da crociera ipersonico Brahmos e la preferenza dell’India per l’aereo russo Il-78MD-90A rispetto all’Airbus A-330 per il velivolo multiruolo da trasporto e aerocisterna (MRTT) da 2 miliardi di dollari, tra molti altri esempi“, osserva presso Sputnik Mathew Maavak, analista geostrategico e dottorando in Previsioni della sicurezza presso l’Università Teknologi Malaysia (UTM). Sorprendentemente, il Ministro della Difesa indiano Manohar Parikkar, ad aprile dichiarava categoricamente che il LEMOA si applica soltanto ai rifornimenti di carburante e cibo e non allo stazionamento di militari degli Stati Uniti in India. D’altra parte, “lo svolgimento in India della riunione a Dharamsala di aprile sarebbe stata una reazione al rifiuto della Cina alle Nazioni Unite di bandire i capi terroristi pakistani dei Jaysh-e-Mohammad (JEM) e Jama-ud-Dawah“, ha spiegato Maavak. “Ricordate che l’India alla fine negò il visto a diversi dissidenti cinesi, tra cui il capo uiguro dissidente Dolkun Isa, il manifestante di Piazza Tiananmen residente a New York Lu Jinghua e l’attivista di Hong Kong Wong Ray“, ha detto l’analista a Sputnik. “Fu solo un breve urto retorico nella piena relazione India-Cina“, sottolineava Maavak. L’analista strategico ha sottolineato che chiunque abbia seguito la dinamica India-Cina per decenni avrebbe saputo che le nazioni ricorrono a retorica irascibile di volta in volta, per poi tornare alla normalità. Infatti, il recente incidente nel distretto di confine di Chamoli, nell’Uttarakhand, dove truppe cinesi entrarono in territorio indiano, venne subito minimizzato dal Ministro della Difesa Parrikar quale “trasgressione” piuttosto che “incursione”.

L’India continua ad impegnarsi nel concetto di mondo multipolare
Non ci sono motivi per sospettare fratture tra India e partner dei BRICS. L’India continua a sostenere il concetto di mondo multipolare. “L’India sostiene la multipolarità fin da quando co-fondò il Movimento dei Non Allineati (NAM) nel 1961. L’India rimane l’unico membro fondatore del NAM che promuove attivamente il concetto di mondo multipolare. Non ci sono prove che suggeriscano il contrario“, sottolineava Maavak. Quando si tratta del tanto discusso progetto Nuova Via della Seta della Cina (‘Una Fascia, Una Strada’) l’atteggiamento dell’India è generalmente positivo, sottolineava l’analista. “Penso che sia generalmente positiva. Xi Jinping è stato il primo leader di una grande potenza a visitare l’India nel 2014 dopo che il governo di Narendra Modi fu eletto. Ma l’India può contribuire al progetto Fascia e Strada? Sì, ma in modo più limitato. Ciò comporterà il rilancio della ‘Via delle spezie’ nel vicino estero, costituendo il segmento dell’Oceano indiano della vecchia Via della Seta. In caso contrario, l’India ha più pressanti sfide infrastrutturali da superare in patria, e gli investimenti cinesi sono ancora corteggiati e accolti, nonostante le speculazioni sui media esteri del contrario“, ha detto a Sputnik. Il polverone intorno al potenziale scontro sino-indiano di una parte della stampa occidentale e asiatica, potrebbe essere spiegato dai recenti sforzi degli Stati Uniti d’inasprire le tensioni nel sud-est asiatico nel tentativo di contenere la Cina.Vladimir Putin, Narendra ModiNew Delhi e la sentenza dell’Aia sul Mar Cinese Meridionale
La sentenza della Corte permanente di arbitrato dell’Aia, che ha respinto le rivendicazioni di proprietà della Cina sul Mar Cinese Meridionale. è un’altra mossa volta ad intrappolare Pechino. È interessante notare che, dopo la sentenza, Japan Times chiedeva a New Delhi “di sottolineare le credenziali di potenza globale responsabile” e mostrare sostegno alla decisione dell’Aja. L’organo di stampa osservava che l’India aveva rilasciato una dichiarazione al momento della sentenza senza nominare la Cina, invitando tutte le parti interessate a “risolvere le controversie con mezzi pacifici senza minacciare o usare la forza ed esercitare l’autocontrollo nelle attività che potrebbero complicare o degenerare le controversie su pace e stabilità“. L’affermazione di New Delhi è particolarmente importante alla luce del comunicato congiunto dei Ministri degli Esteri di India, Cina e Russia del 18 aprile. Il comunicato chiedeva di risolvere le dispute territoriali attraverso negoziati tra le parti interessate ed evitando d'”internazionalizzare” le dispute. “Russia, India e Cina sono impegnate a mantenere l’ordine giuridico nei mari e negli oceani secondo i principi del diritto internazionale, riflettendo in particolare nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS). Tutte le controversie relative dovrebbero essere affrontate tramite negoziati ed accordi tra le parti interessate. A questo proposito, i ministri hanno chiesto il pieno rispetto di tutte le disposizioni dell’UNCLOS, così come della Dichiarazione sulla condotta delle parti nel Mar cinese meridionale (DOC) e delle Linee guida per l’attuazione del DOC“, dichiarava il comunicato. Commentando la questione, Maavak ha sottolineato che per quanto riguarda la controversia sul Mar Cinese Meridionale, New Delhi agirà nello spirito del comunicato. “L’India, come la Cina, si considera una civiltà. Sarebbe visto vergognoso ricorrere all’arbitrato internazionale sui propri confini“, osservava. Sembra che Washington non sia ancora riuscita a inserire un cuneo tra l’India e la Cina. Anche se New Delhi ha i propri interessi nel Mar Cinese Meridionale, non aiuta gli Stati Uniti a pattugliare la regione. “Il governo (indiano) prende tutte le misure per garantire la sicurezza marittima. Tuttavia, attualmente, tali misure non includono il pattugliamento congiunto con Marine straniere, compresa degli Stati Uniti. Alcun colloquio ha avuto luogo con gli Stati Uniti su qualsiasi pattugliamento navale congiunto“, ha detto il Ministro della Difesa indiano Manohar Parrikar in una dichiarazione ufficiale del 26 luglio.

India e ASEAN si preoccupano delle esercitazioni sino-russe nel Mar Cinese Meridionale?
Che dire delle prossime esercitazioni militari sino-russe nella regione ? L’India o altri attori dell’ASEAN le considerano una sfida alla sicurezza marittima? “Nessuno nell’ASEAN presta molta attenzione alle esercitazioni militari congiunte russo-cinesi, così come non presta molta attenzione a molte altre esercitazioni, abbastanza normalo in questa regione e altrove. Gli asiatici, in generale, prestano molta più attenzione ad investimenti e accordi commerciali“, osservava Maavak. “Perché qualsiasi entità, fatta eccezione ai selvaggiamente speculativi media occidentali, si farebbe indebitamente perturbare dalle esercitazioni russo-cinesi? La Cina era offesa o turbata quando tre, non una, esercitazioni militari russo-indiane venivano annunciate da Sputnik il 28 aprile? Erano le esercitazioni Indra-Neva-2016, AviaIndra-2016 e Indra-2016“, ha detto l’analista a Sputnik. Indipendentemente dagli sforzi di Washington per attrarre l’India nella sua duplice politica, New Delhi evita le trappole dell’occidente e continua ad impegnarsi verso i concetti di sovranità, non allineamento e sicurezza regionale.i3RsSiIHjFq0Mathew Maavak è un dottorando in Previsione della sicurezza presso l’Università Teknologi Malaysia (UTM). È collaboratore della CCTV cinese su questioni geostrategiche.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina sconvolge l’ordine finanziario mondiale

Primo incontro della Banca asiatica per gli investimenti in infrastrutturali
Ariel Noyola Rodríguez, economista laureatosi presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM)shutterstock_266572730Nel primo incontro annuale della Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali (AIIB) tenutasi a Pechino, i cinesi hanno rivelato l’intenzione di avere la leadership mondiale del finanziamento delle infrastrutture. Entro quest’anno, è probabile che l’AIIB accoglierà più di 100 Paesi aderenti permettendo di divenire il primo istituto di credito multilaterale controllato dai più importanti Paesi emergenti nella storia. Tuttavia, l’AIIB ancora deve decidere se abbandonare il dollaro, perché solo così l’egemonia degli Stati Uniti sulla finanza internazionale sarà colpita a morte.
La Cina supera gli Stati Uniti nel finanziamento delle infrastrutture globali. La finanza internazionale è in via di trasformazione, nonostante la forte opposizione della cupola del potere statunitense. L’anno scorso, a Washington, alti funzionari cercarono di sabotare l’avvio della Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali (AIIB), fallendo. In realtà, chi appariva un presunto fedele alleato del governo degli Stati Uniti, come Germania, Francia, Italia e Regno Unito, alla fine decise di aderire al nuovo istituto di credito multilaterale promosso da Pechino. Il presidente Barack Obama non poteva concepire che in pochi mesi l’AIIB avesse l’appoggio di oltre 50 Paesi. Senza dubbio, la Cina precipita il declino mondiale degli USA. Nell’aprile 2015, Larry Summers, segretario al Tesoro del presidente Bill Clinton, disse che la riuscita convocazione dell’AIIB rappresenta uno degli episodi più drammatici per l’egemonia degli Stati Uniti: “Il mese scorso può essere ricordato come quello in cui gli Stati Uniti persero il ruolo di garante del sistema economico globale” (1).

Pechino rinvia la grande offensiva contro il dollaro
Tuttavia, finora la Cina ha agito con estrema cautela. Così, quasi tutti i Paesi del gruppo dei 7 (G-7 formato da Germania, Canada, Stati Uniti, Francia, Italia, Giappone e Regno Unito) salutarono l’avvio dell’AIIB. Tuttavia, se è vero che la straordinaria attrattiva di Pechino mina l’influenza di Washington nel finanziamento delle infrastrutture globali (2), l’AIIB è riluttante ad abbandonare il dollaro. Anche se molti specularono (3) sui prestiti dell’AIIB denominati in yuan, o forse in valuta locale, ad oggi i crediti sono emessi nella valuta statunitense. Inoltre, si noti che dei quattro prestiti approvati nei primi sei mesi di quest’anno, pari a 509 milioni di dollari, tre sono legati a progetti d’investimento assieme alle istituzioni del vecchio ordine finanziario mondiale, costruito ad immagine degli USA dopo la seconda guerra mondiale. A mio avviso, i cinesi vogliono approfittare delle scorte che hanno investito nelle Banca mondiale e Banca asiatica di sviluppo, nonché sulle eccellenti relazioni stabilite con l’Europa. Attualmente l’AIIB finanzia un programma di miglioramento residenziale in Indonesia, attraverso un prestito di 216,5 milioni di dollari assieme alla Banca mondiale; la costruzione dell’autostrada in Pakistan da 100 milioni avviene in collaborazione con la Banca asiatica di sviluppo e il dipartimento per lo Sviluppo Internazionale del Regno Unito; un prestito di 27,5 milioni di dollari, finanziato assieme alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, viene utilizzato per aggiornare un’autostrada in Tagikistan; l’elettrificazione di aree rurali del Bangladesh, attraverso un prestito di 165 milioni, è l’unico progetto che l’AIIB attua in modo indipendente.

La vocazione globale dell’AIIB
Tuttavia, la nascita dell’AIIB è una svolta nella storia delle istituzioni di credito multilaterali, essendo la prima (oltre alla nuova banca di sviluppo dei Paesi BRICS) in cui le economie emergenti sono i principali azionisti (4). I contributi economici delle tre potenze orientali dei BRICS sono schiaccianti: la Cina col 29,78%, seguita dall’India coll’8,36% e dalla Russia col 6,53%. Al contrario, i 20 partner non-regionali dell’AIIB contribuiscono solo per un quarto sul capitale autorizzato da 100 miliardi di dollari (5). In un primo momento, AIIB fu concepita per finanziare soprattutto i Paesi asiatici, tuttavia sembra che la Cina preveda di trasformarla in istituto dalla vocazione globale, riunendo le aspirazioni di tutte le economie emergenti (6). In questa prospettiva, alla cerimonia di apertura del primo vertice annuale a Pechino di giugno, il presidente dell’AIIB, il cinese Jin Liqun, annunciava che si valutava l’adesione di altri 24 Paesi (7). In America Latina, Cile, Colombia e Venezuela sono candidati; in Africa hanno presentato la candidatura Algeria, Libia, Nigeria, Senegal e Sudan. Si evidenzia anche la candidatura del Canada che insieme a Messico e Stati Uniti fa parte dell’Accordo di libero scambio nordamericano (NAFTA); in Europa, Cipro, Grecia e Irlanda sono estremamente interessate. Se tutto fila come finora, é possibile che entro quest’anno l’AIIB accolga più di 100 Paesi (8), cioè avrà almeno 34 aderenti in più rispetto alla Banca asiatica di sviluppo, anche se rimarrà lontana dai 183 Paesi aderenti alla Banca mondiale.

Optando per un mondo multipolare
L’AIIB ha molti compiti d’assolvere. Anche se la regione asiatica ha registrato elevati tassi di crescita del prodotto interno lordo (PIL) negli ultimi due decenni, non è riuscita ad avere un sistema infrastrutturale di primo piano. Sultan Ahmad al-Jabir, ministro degli Emirati Arabi Uniti, ha rivelato che in Asia-Pacifico quasi 1500 milioni di persone non hanno servizi igienici di base, 260 milioni non hanno accesso all’acqua potabile e almeno 500000 non hanno la luce nelle loro case (9). In conclusione, il primo vertice annuale dell’AIIB mostra la determinazione della Cina a farsi sentire nella ‘Serie A’ della finanza internazionale. Nella costruzione della nuova “Via della Seta” (10), l’AIIB è un potente contrappeso all’influenza geo-economica di Stati Uniti e Giappone nella regione asiatica. Tuttavia, per accelerare la costruzione dell’ordine mondiale multipolare è fondamentale che i manager dell’AIIB finalmente si decidano a rottamare il dollaro e, soprattutto, a non abbandonare mai la promessa di migliorare le condizioni di vita dell’umanità.20150416_CNDY_omPrintsite_BSECT_HKG-BRO_BUS_005_017_omSpread-017Note
1. “Time US leadership woke up to new economic era“, Lawrence Summers, Financial Times, 5 aprile 2015.
2. “The AIIB: The infrastructure of power“, The Economist, 2 luglio 2016.
3. “China seeks role for yuan in AIIB to extend currency’s global reach“, Cary Huang, The South China Morning Post, 14 aprile 2015.
4. “Beijing, el crepúsculo asiático post-Bretton Woods“, Ariel Noyola Rodríguez, Red Voltaire, 1 novembre 2014.
5. “Asian Infrastructure Investment Bank: Articles of Agreement“, Asian Infrastructure Investment Bank.
6. “President’s Opening Statement 2016 Annual Meeting of the Board of Governors Asian Infrastructure Investment Bank“, Asian Infrastructure Investment Bank, 25 giugno 2016.
7. “AIIB expansion plans underscore China’s global ambitions“, Tom Mitchell, Financial Times, 26 giugno 2016.
8. “AIIB will have 100 countries as members by year-end: Jin Liqun“, Li Xiang, China Daily, 31 maggio 2016.
9. “The AIIB has been designed to benefit all“, Sultan Ahmad al-Jabir, China Daily, 25 giugno 2016.
10. “China’s AIIB seeks to pave new Silk Road with first projects“, Tom Mitchell & Jack Farchy, Financial Times, 19 aprile 2016.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Shanghai Cooperation Organization, dove gli interessi convergono

Andrej Volodin  Strategic Culture Foundation 10/07/ 2016SCOIl vertice di giugno della Shanghai Cooperation Organization a Tashkent è stato caratterizzato da un evento importante: India e Pakistan hanno firmato un protocollo d’impegno a ratificare tutti i trattati della SCO, un atto che apre la via alla piena appartenenza all’organizzazione. La decisione fondamentale d’espandere la Shanghai Cooperation Organization con l’adesione di due grandi Paesi dell’Asia meridionale fu adottata nel 2015 in occasione del vertice SCO a Ufa, e il successivo passo fu preso nella capitale dell’Uzbekistan. Gli analisti ritengono che la nuova configurazione geopolitica della SCO può non solo dare ulteriore impulso alla crescita economica dei Paesi aderenti all’organizzazione, ma anche facilitare la transizione di questo sistema globale dall’attuale stato di turbolenza ad una situazione che evolve verso la stabilità. Una volta che India e Pakistan entreranno nella SCO, l’organizzazione includerà quattro potenze nucleari: Russia, Cina, India e Pakistan. I suoi Stati aderenti hanno una popolazione di circa tre miliardi e mezzo e un PIL combinato stimato a 30 trilioni di dollari. Inoltre, Cina e India sono ancora le economie del mondo moderno in più rapido sviluppo. Questo è il quadro generale. Ma i diplomatici dicono che il diavolo è a piè di pagina. E anche qui, i dettagli sono significativi. L’adesione dell’India alla SCO non è stata rapida. Nuova Delhi ebbe lo status di osservatore nella Shanghai Cooperation Organization nel 2005, al quinto vertice della SCO di Astana. Da allora, l’India con tatto indicò l’interesse a un ruolo più attivo nella SCO, mentre Russia e Kazakistan proseguivano sforzi instancabili per convincere gli altri aderenti all’organizzazione della necessità di una piena partecipazione dell’India alla SCO. Nel 2009, dopo che il necessario “consolidamento verticale” fu completato, fu deciso di lanciare l’“espansione orizzontale” della SCO, e nel 2014 l’organizzazione ebbe il “via libera” all’adesione dei nuovi membri.
Perché è così importante per l’India partecipare alla SCO? Una risposta a questa domanda fu data dall’esperto diplomatico indiano e analista Ashok Sajjanhar: “sicurezza, interessi geopolitici, strategici ed economici dell’India sono strettamente intrecciati con gli sviluppi nella regione. Le sfide sempre presenti e crescenti da terrorismo, radicalismo ed instabilità rappresentano una grave minaccia per la sovranità e l’integrità non solo dell’India, ma anche dei Paesi vicini (nell’Asia centrale)”. L’espansione della SCO includendo gli Stati dell’Asia centrale benedetti dalle ricchezza minerarie permetterà di lavorare nel quadro dell’organizzazione elaborando norme generali che disciplinano il commercio delle risorse che saranno meno sensibili alle fluttuazioni del mercato. Per esempio, una delle maggiori priorità dell’India è ottenere il libero accesso all’Asia centrale, un’idea che è anche d’interesse strategico per le dirigenze degli Stati regionali. L’influenza culturale dell’India vi ha avuto una storia lunga e positiva. Per questa ragione, ai solidi legami degli interessi indiani e russi appare naturale lo sviluppo reso possibile dal Corridoio dei trasporti internazionale nord-sud (ITC), un progetto in cui Russia, India e Iran sono gli attori principali. E Nuova Delhi, sapendo della decisione d’istituire un “corridoio dei trasporti in Pakistan” con il concorso attivo della Cina, accelera gli sforzi per creare l’ITC. Il porto di Chabahar nell’Iran, che il Giappone vorrebbe modernizzare, è giustamente considerato uno dei pilastri dell’ITC. La Terra del Sol Levante è anche interessata alla futura rivoluzione dei trasporti, al centro del quale vi è la diversificazione delle vie dei trasporti in Eurasia. A mio parere, l’espansione della rete terrestre e marittima permetterà d’inquadrare i principi alla base del nuovo equilibrio geo-economico sul continente eurasiatico. E’ del tutto evidente che India, Russia e Cina condividono un interesse strategico comune nel puntellare la stabilità dei sistemi politici esistenti in Asia centrale. Speriamo che il dialogo continuo nel quadro della SCO sui problemi della sicurezza porti a progressi nella lotta al terrorismo in questo angolo del mondo, così come ad evitare ogni sorta di “rivoluzioni colorate”.
Il Pakistan ha le sue aspirazioni, proprio come l’India, e il Paese è anche sulla via della piena adesione alla SCO. Da un lato, come il giornale pakistano The Nation riferisce, la repubblica dimostra la volontà di diversificare la propria politica estera con tattiche con più senso geopolitico ed economico. D’altra parte, un costante dialogo nel quadro della SCO potrebbe creare nuove condizioni favorevoli a normalizzare lo storicamente difficile rapporto pakistano-indiano. Va sottolineato che il Pakistan vede l’adesione contemporanea nella SCO di entrambi gli Stati dell’Asia meridionale come un’opportunità per migliorare i rapporti economici tra Islamabad e Nuova Delhi. E, data la pazienza e la moderazione dell’India, è ragionevole aspettarsi che i legami economici bilaterali tra India e Pakistan finalmente maturino. Sul rapporto tra Nuova Delhi e Islamabad, ciò contribuirà a rendere l’atmosfera meno ideologicizzata e più favorevole all’idea di collaborare per raggiungere specifici risultati reciprocamente vantaggiosi. Il punto di vista di Mosca sui rapporti indo-pakistani rimane immutato da decenni. L’India sa che la Russia è interessata a: 1) mantenere unità e integrità territoriale del Pakistan (uno dei presupposti della stabilità politica interna dell’Afghanistan “post-americano”) e 2) un più forte governo civile nella repubblica islamica, per un futuro privo di ostacoli a sviluppo sociale e politico, vedendo il Paese muovere i primi passi sul lungo sentiero della durevole crescita economica. Il coinvolgimento attivo del Pakistan nella Shanghai Cooperation Organization non è solo un interesse a lungo termine della Russia, ma anche dell’India.sevmorputLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

India e Pakistan entrano nel Gruppo di Shanghai nel giorno della Brexit

Alfredo Jalife-Rahme, Rete Voltaire, Città del Messico (Messico) 1 luglio 2016

Per il Professor Alfredo Jalife-Rahme, il principale geopolitico dell’America Latina, la coincidenza dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea e dell’ingresso di India e Pakistan nella Shanghai Cooperation Organisation sconvolge il mondo. Ora la de-globalizzazione ha inizio.UOesrJYvuhK6zrFCl2wECPVHufd16drpLa caduta del muro di Berlino nel 1989 impose l’unipolarità strategica degli Stati Uniti, e la globalizzazione finanziaria tossica, diffondendo una mostruosa disuguaglianza a livello locale, regionale e globale, assieme a massiccia disoccupazione e austerità asfissiante. La Brexit, mezzo secolo dopo la fase perniciosa della deregolamentazione thatcheriana, e ventisette anni dopo la caduta del muro di Berlino, apre la via a una dolorosa de-globalizzazione [1]; cioè a cambiamenti geostrategici e accentuazione del dinamismo della multipolarità. La Brexit è un mutamento tettonico che avrà profonde conseguenze nel nuovo ordine mondiale che definisco tripolare: Stati Uniti, Russia e Cina. Nel breve e medio termine, la Brexit equivarrà alla caduta del muro di Berlino. A lungo termine, il lungo periodo di Fernand Braudel, sarà l’anti-Waterloo; il rovesciamento dell’ascesa della Gran Bretagna dalla vittoria militare di 201 anni fa nel vecchio Belgio, diventato sede proprio dell’Unione europea in via di dissoluzione. Per l’editorialista del cinese Global Times, “il futuro paesaggio della politica globale probabilmente porterà grandi cambiamenti, simili a quelli rintracciabili nella storia geologica della frantumazione dell’ex-supercontinente Gondwana di 180 milioni di anni fa” [2]. I pezzi sparsi dell’UE si divideranno tra Russia e Stati Uniti, con la Cina sullo sfondo. Nel modo con cui le tre superpotenze raccontano l’evento, emerge forse il nucleo del nuovo ordine globale che nascerà dalla Brexit: gli Stati Uniti dicono che la Russia ha vinto, la Cina assicura che il dollaro ha vinto e l’euro ha perso, mentre la Russia assicura che la Cina ha vinto. Preveggenza, tre giorni prima della Brexit il demoniaco mega-speculatore George Soros, che ha gravemente contribuito allo smantellamento dell’Unione Europea e dell’euro manipolando migranti e capitali mobili, già prevedeva la Russia come potenza globale emergente, vaporizzando l’Unione europea [3]. Il Primo ministro ungherese Viktor Orbán aveva già sottolineato la responsabilità di Soros quando promosse la crisi migratoria dal Medio Oriente verso l’Europa [4]. Non è un caso che Soros sia già uno dei principali beneficiari dello tsunami finanziario causato dalla Brexit, scommettendo sul crollo del mercato azionario e l’ascesa dell’oro [5]. Ora Soros scommette sulla distruzione della principale banca tedesca/europea, Deutsche Bank, a beneficio dei bankster a Wall Street e City [6].
Il mio articolo dell’anno scorso fu preveggente: “La Gran Bretagna lascia l’Europa per la Cina: un’alleanza per l’olandesizzazione geofinanziaria“, sulla complementarità delle più grandi riserve cinesi in valuta estera con l’esperienza finanziarista della City che costruisce l’impalcatura del nuovo ordine multipolare geofinanziario del XXI secolo [7]. Vicino al mio approccio c’è Thierry Meyssan, direttore di Réseau Voltaire, che aggiunge che la Brexit, sostenuta dalla regina d’Inghilterra, e il riorientamento della Gran Bretagna verso lo yuan cinese, sono pari alla caduta del muro di Berlino ed accelerano il mutamento della geopolitica globale [8]. Nel mio precedente articolo [9], sottolineai la seguente simultaneità geostrategica: lo stesso giorno in cui l’Unione europea comincia ad implodere, il Gruppo di Shanghai (OCS) si riuniva per il sedicesimo vertice a Tashkent (Uzbekistan) dove si ritrovavano lo zar Vladimir Putin e il mandarino Xi per approvare il protocollo di adesione di due Pesi massimi nucleari: India e Pakistan [10]. Questa è la fine di un’era [11]. In realtà vi sono state due spinte geostrategiche dato che, il giorno dopo la Brexit e il vertice del Gruppo di Shanghai a Tashkent, Putin visitava la Cina per approfondire i legami strategici con Xi. E questi due incontri, a Tashkent e a Pechino, sono stati ritratti con angoscia dai media della disinformazione occidentale. Con il suo sarcasmo leggendario, lo zar Putin, sette giorni prima della Brexit, ammise all’incontro finanziario di San Pietroburgo che gli Stati Uniti “sono ancora probabilmente l’unica superpotenza mondiale”, preparandosi “a lavorare con chi erediterà la presidenza di Washington, qualunque sia“, ma senza “accettare che gli detti cosa fare” [12]. Lo stesso giorno della Brexit, le due potenze nucleari del subcontinente indiano venivano ammesse al Gruppo di Shanghai, cioè 110 – 120 testate nucleari dell’India [13] e 110 – 130 testate nucleari del Pakistan [14]. Il Daily Times conclude che l’adesione del Pakistan è molto significativa nella scena geopolitica in subbuglio [15]. Con meno entusiasmo del Pakistan, The Hindu però gioiva al pensiero che India e Pakistan saranno membri a pieno titolo della SCO; si può supporre che la Cina sponsorizza il Pakistan, e la Russia l’India [16].
Ma non tutto è roseo nel Gruppo di Shanghai perché, secondo Yang Jin dell’Accademia delle Scienze Sociali della Cina, “crisi finanziaria globale, calo dei prezzi delle materie prime essenziali (generi di prima necessità) e deterioramento del commercio dovuto alle sanzioni economiche alla Russia hanno avuto effetti negativi sulla stabilità (sic) e l’economia dei membri della SCO“, mentre “le grandi potenze (cioè gli Stati Uniti, e in particolare “il piano Brzezinski”) sono intervenuti in profondità negli affari regionali, spezzando gli interessi comuni dei membri della SCO, rendendo difficile la piena cooperazione“; perché accanto al binomio delle superpotenze Cina e Russia, i quattro Paesi dell’Asia centrale (Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan) aderenti, sono in competizione su territori, risorse idriche ed etnie [17]. L’adesione di India e Pakistan al Gruppo di Shanghai gli darà una spinta, dopo sedici vertici deludenti? Il problema dell’allargamento della SCO è che deve definire l’obiettivo principale, creando un dilemma: costruire un blocco militare eurasiatico per contrastare la NATO, o integrare null’altro che un mero blocco mercantilista. La riconciliazione tra l’orso russo e il drago cinese, questo è l’evento. Il Quotidiano del Popolo afferma che l’associazione tra Cina e Russia è a una svolta implacabile (sic) [18], mentre Cao Siqi ha detto che Cina e Russia rafforzano la stabilità globale e hanno raggiunto il consenso contro l’egemonia degli Stati Uniti [19]. Su Global Times, un editorialista ritiene che la pressione degli Stati Uniti rafforzi i legami tra Cina e Russia, mentre Washington non può abbattere il drago cinese e l’orso russo nello stesso tempo [ 20 ].
Il vecchio regime è morto, viva la nuova era!

Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada (Messico)62514_0Note
[1] “Hacia la desglobalización“, Alfredo Jalife-Rahme, Jorale/Orfila (2007), ISBN 978-9685863223.
[2] “Shock waves of UK exit’s impact will rearrange the face of global politics and markets”, Anbound, The Global Times, 27 giugno 2016.
[3] “Soros sees Russia emerging as global power as EU fades”, Andy Bruce & Kit Rees, Reuters, 20 giugno 2016.
[4] “Hungarian Prime Minister accuses billionaire investor George Soros of trying to undermine Europe by supporting refugees travelling from the Middle East”, Jennifer Newton, Daily Mail, 30 ottobre 2015.
[5] “Billionaire Soros Was ‘Long’ on Pound Before Vote on Brexit”, Francine Lacqua & Sree Vidya Bhaktavatsalam, Bloomberg, 27 giugno 2016.
[6] “Soros had Deutsche Bank ’short’ bet at time of Brexit fallout”, Arno Schuetze, Reuters, 28 giugno 2016.
[7] “Gran Bretaña abandona a EU por China: alianza geofinanciera con “holandización”“, Alfredo jalife-Rahme, La Jornada, 25 Ottobre 2015.
[8] “Le Brexit redistribue la géopolitique mondiale“, Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 27 giugno 2016.
[9] “Brexit: ganó el nacionalismo británico/Perdió la globalización/Derrota de Obama/Triunfo de Putin”, Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada, 26 giugno 2016.
[10] “Ташкентская декларация“, Сеть Вольтер, 24 giugno 2016.
[11] ““Un nuevo significado, un nuevo peso”: La organización que unirá casi a la mitad del planeta“, Russia Today, 24 giugno 2016.
[12] “Presidente ruso Putin dice acepta rol de superpotencia de EEUU, diluye elogios a Trump“, Grigory Dukor, Reuters, 17 giugno 2016.
[13] “Indian nuclear forces, 2015”, Hans M. Kristensen & Robert S. Norris, Bulletin of Atomic Scientists, 1 settembre 2015.
[14] “Pakistani nuclear forces, 2015”, Hans M. Kristensen & Robert S. Norris, Bulletin of Atomic Scientists, 1 settembre 2015.
[15] “Pakistan’s entry at SCO significant in changing geopolitical scenario”, Daily Times, 26 giugno 2016.
[16] “India, Pakistan become full SCO members”, The Hindu, 11 luglio 2015.
[17] “SCO needs to overcome diverse demands”, Yang Jin, Global Times, 26 giugno 2016.
[18] “China, Russia pledge “unswerving” partnership”, People’s Daily, 27 giugno 2016.
[19] “China, Russia to strengthen global stability”, Cao Siqi, Global Times, 27 giugno 2016.
[20] “US pressure spurs closer Sino-Russian ties”, Global Times, 27 giugno 2016.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin in Cina: l’alleanza russo-cinese

I vertici di Putin con la leadership cinese a Pechino e Tashkent consolidano la più potente alleanza nel mondo attuale.
Alexander Mercouris, The Duran 5/7/2016Russia ChinaAnche se ha ricevuto poca attenzione in occidente, la scorsa settimana Putin ha completato la sua 15.ma visita in Cina dove ha avuto intensi colloqui con la leadership cinese guidata dal Presidente Xi Jinping. Ciò è avvenuto subito dopo l’incontro di Putin con Xi Jinping nell’immediatamente precedente vertice della Shanghai Cooperation Organisation a Tashkent. Secondo il Primo ministro cinese Li Keqiang, che Putin aveva anche incontrato a Pechino, Xi Jinping ha incontrato Putin più di qualsiasi altro leader straniero. Da parte russa i colloqui tra Putin e la leadership cinese a Pechino non hanno riguardato solo Putin. L’incontro di Putin con Xi Jinping a Pechino è iniziato come un faccia a faccia tra i due leader e i loro interpreti, poi si è ampliato includendo alti funzionari e ministri dei governi russo e cinese. Mentre non sappiamo i dettagli degli argomenti discussi, Putin e Xi Jinping non ne hanno parlato nelle conferenze stampa, le informazioni che abbiamo suggeriscono che i colloqui sono stati molto dettagliati e ampi: “I documenti firmati includono una dichiarazione tra Russia e Cina sul rafforzamento del diritto internazionale, degli accordi intergovernativi di cooperazione per la realizzazione congiunta di un programma per sviluppare, produrre, commercializzare ed organizzare il servizio post-vendita di un aereo wide-bodied a lungo raggio e sviluppare ulteriori modelli basati sull’aereo, la cooperazione sul programma per costruire un elicottero pesante, cooperazione nella protezione della tecnologia collegata alla cooperazione per esplorare ed utilizzare lo spazio per scopi pacifici, sviluppo ed avvio operativo di sistemi e infrastrutture spaziali a terra, l’appendice all’accordo di cooperazione sulla costruzione di una centrale nucleare sul territorio cinese e un secondo prestito statale cinese alla Russia. Altri accordi riguardano il coordinamento degli sforzi congiunti nei gruppi ed organizzazioni internazionali, cooperazione nel settore forestale, dell’innovazione, della regolamentazione dei mercati mobiliari, delle assicurazioni, cooperazione nella localizzazione della produzione di equipaggiamento rotabile, sulla ferrovia ad alta velocità sul territorio russo, nell’industria del petrolio e del gas, sui media e nello sport. Veniva firmata anche una dichiarazione congiunta tra la Commissione dell’Unione economica eurasiatica e il Ministero del Commercio cinese sull’avvio ufficiale dei negoziati su un accordo di cooperazione commerciale ed economica tra l’Unione economica eurasiatica e la Repubblica Popolare Cinese“. L’ultimo paragrafo chiarisce che i cinesi non solo hanno ricevuto Putin da Presidente della Russia, ma anche da leader de facto dell’Unione economica eurasiatica, un’organizzazione che i media occidentali ignorano e che, per quanto i media occidentali ne siano interessati, potrebbe anche non esistere. I comunicati ufficiali non dicono nulla delle discussioni su difesa e politica estera, ma possiamo assicurare che hanno avuto luogo e che l’intera gamma delle relazioni internazionali: Ucraina, Siria, Corea democratica, Mar Cinese Meridionale, controllo degli armamenti, difesa, ecc., è stata discussa, come i vari progetti per la costruzione di una nuova architettura finanziaria globale indipendente da Stati Uniti e dollaro, che i cinesi in particolare portano avanti. Quasi certamente la ragione per cui i leader russi e cinesi trascurano i media internazionali nelle loro discussioni è perché non vogliono domande sui colloqui su questi argomenti.
enhanced-buzz-13005-1415720722-8 Non conosco cooperazione tra due altre grandi potenze nel mondo di oggi così stretta. Contrariamente a quanto spesso si dice, la cooperazione tra Russia e la Cina oggi a livello politico e strategico-militare è molto più stretta di quanto non lo fosse durante l’alleanza formale negli anni ’50, quando gli incontri tra i leader sovietici e cinesi erano poco frequenti e spesso tesi. Mentre le relazioni economiche e tecnologiche tra i due Paesi sono ancora in ritardo, come i comunicati mostrano, sono però in rapido sviluppo. Ad esempio e contrariamente ad alcune affermazioni dei media, i due Paesi forgiano i progetti dei gasdotti in costruzione. Le pretese dei commentatori liberali russi occidentali e filo-occidentali, che non saranno mai costruite, sono un pio desiderio. Al di là delle discussioni bilaterali vi sono i piani, di cui Putin ha discusso al SPIEF 2016, con cui l’Unione economica eurasiatica e la Cina concluderanno accordi di libero scambio con cui Russia e Cina lavoreranno per riunire l’Unione economica eurasiatica della Russia e il progetto di Via della Seta cinese, nell’ambito del progetto congiunto “Grande Eurasia” in cui, in ultima analisi, coinvolgerebbero anche l’Europa. Tutto questo è solo la punta visibile dell’iceberg delle relazioni russo-cinesi. Come ho detto in precedenza, vi sono di certo decine di accordi segreti tra cinesi e russi di cui non sappiamo nulla: condivisione delle informazioni (tra cui ad esempio intelligence elettronica e dati satellitari), coordinare la politica estera e la cooperazione nella difesa come la condivisione tecnologica. Sappiamo per esempio che russi e cinesi hanno rappresentanti presso il corrispettivo comando centrale, e che di recente hanno svolto a Mosca un’esercitazione di comando congiunto riguardo le operazioni congiunte delle rispettive difese antimissili balistici, qualcosa che gli Stati Uniti non farebbero mai a tale livello con uno qualsiasi dei loro alleati.
Anche se ne sappiamo poco di questi accordi, è possibile fare ipotesi plausibili su alcuni di essi. Nella cooperazione per la tecnologia della difesa, i cinesi per esempio notoriamente si affidano molto alla tecnologia russa per i loro motori a razzo a combustibile liquido, sia per i missili balistici che per il programma spaziale; e in generale sembrano affidarsi molto sulla tecnologia russa anche nella progettazione dei velivoli spaziali. Come spesso accade, le informazioni sul recente vertice di Pechino suggeriscono che russi e cinesi possano anche muovere i primi passi verso la fusione dei rispettivi programmi spaziali. I cinesi sembrano anche dipendere in larga misura dai russi per la tecnologia delle turbine a gas ed anche sui motori per gli aerei militari. In realtà ci sono voci, sempre negate, che i progetti di aerei militari cinesi attingano pesantemente dalla consulenza tecnica russa. I russi da parte loro farebbero sempre più affidamento sui cinesi per i sottocomponenti elettronici di certi sistemi, e vi sono persistenti voci, anche queste sempre negate, che guardino ai cinesi per aiutarli nello sviluppo dei droni aerei. Il coordinamento della politica estera sembra abbastanza chiara, e vi sono accordi con la Russia nel prendere l’iniziativa nel conflitto siriano e con la Cina nel prendere l’iniziativa in qualsiasi questione riguardante la Corea democratica, e i due Paesi sempre sostengono le rispettive posizioni in ogni conflitto. Si tratta di una certezza, e Putin l’ha recentemente confermato. Russi e cinesi inoltre parlano di continuo di tutte le questioni internazionali e si prendono cura di coordinare le posizioni al riguardo, come certamente hanno fatto, per esempio, su questioni come il conflitto ucraino (in cui la Cina ha tranquillamente riconosciuto la Crimea nella Russia), l’accordo nucleare iraniano, il conflitto tra Cina e Stati Uniti sul Mar cinese meridionale (dove la Russia sostiene la Cina) e la richiesta della Cina per l’unificazione con Taiwan (idem).
È importante sottolineare che non conosciamo l’identità degli individui nei governi russo e cinese che ogni giorno guidano questi contatti, anche se ovviamente le ambasciate dei due Paesi nelle rispettive capitali saranno fortemente coinvolte. Tuttavia è sorprendente che i ministri degli Esteri dei due Paesi, Sergej Lavrov e Wang Yi, non sembrino parteciparvi quasi mai, incontrandosi o visitando l’altro Paese, suggerendo che le dirigenze dei due Paesi gli abbiano, del tutto intenzionalmente, assegnato il compito di trattare con Paesi terzi e mai sul rapporto che Russia e Cina forgiano. A quanto pare questo è affrontato su un livello diverso e più alto. L’ipotesi migliore è che, nel caso russo, il funzionario che guida i quotidiani rapporti della Russia con la Cina sia Sergej Ivanov, potente capo dello staff di Putin e capo dell’amministrazione presidenziale russa, che sembra avere frequenti incontri con i funzionari cinesi. In tutti gli elementi essenziali questo è un’estremamente stretta alleanza tra due grandi potenze. A volte si dice che poiché non si basi su un’ideologia, ma esclusivamente sull’interesse, la rende in qualche modo fragile. Il mio punto di vista, al contrario, è che il fatto che l’alleanza si basi esclusivamente sull’interesse e non sull’ideologia, in modo che gli alleati non si facciano illusioni, la rende più profonda e più forte. L’alleanza ha tuttavia una caratteristica speciale, che nel mondo moderno la rende unica, la maggior parte dei Paesi, quando stringe alleanze con altri Paesi la pubblicizzano ampiamente. Al contrario il motivo per cui l’alleanza tra Russia e Cina non è ampiamente riconosciuta per quella che è, sono le misure straordinarie delle grandi potenze per negarne l’esistenza. La ragione di ciò non è difficile capirla. Le alleanze tendono a definire i nemici. L’alleanza russo-cinese è chiaramente contrapposta all’altro grande sistema di alleanze del mondo moderno: quello di Stati Uniti ed alleati. Russi e cinesi però vogliono mantenere, almeno per il momento, la finzione che siano alleati e non nemici o addirittura avversari degli Stati Uniti, ma dei “partner”. Anche se con la crisi in Ucraina e in Mar Mar cinese meridionale tale finzione è più difficile sostenerla, rimane importante per russi e cinesi preservarla in modo che possano dialogare politicamente non solo con gli Stati Uniti, ma anche con i loro alleati, in particolare Germania e Giappone, così come con istituzioni internazionali come Banca mondiale e Fondo monetario internazionale, storicamente dominate dagli stati Uniti. Ed è proprio per questo motivo che i sostenitori della linea dura neoconservatori degli Stati Uniti, come il senatore McCain, che vogliono preservare il dominio geostrategico degli Stati Uniti, vogliono al contrario abbattere tutti i pretesti e definire Russia e Cina apertamente e chiaramente nemici degli Stati Uniti. In questo modo sperano di reintrodurre una più stretta disciplina nell’alleanza occidentale e di por fine ad ogni prospettiva in cui gli alleati degli Stati Uniti siano coinvolti nei progetti russi e cinesi come la Banca asiatica d’investimento per le infrastrutture della Cina o i programmi russo-cinesi “Grande Eurasia” e Via della Seta. Sperano in questo modo di ridurre al minimo o addirittura di escludere l’influenza russa e cinese dalle istituzioni internazionali dominate dagli USA come FMI e Banca Mondiale. Naturalmente, definire la Cina nemica degli Stati Uniti va a vantaggio dei protezionisti degli Stati Uniti come Donald Trump, che la sfruttano come scusa per chiudere il mercato degli Stati Uniti alle merci cinesi.
2016062610310488518Al di là delle molto complesse relazioni di Russia e Cina con l’occidente, che per il momento è nel loro interesse mantenere complesse, russi e cinesi devono anche considerare l’effetto che il riconoscimento pubblico della loro alleanza avrebbe su potenze terze come India, Pakistan, Vietnam, Arabia Saudita, Corea del Sud e Iran, che hanno avuto conflitti con la Russia o la Cina. Nascondendo l’alleanza., russi e cinesi possono conservare i rapporti storici con i vecchi amici, nel caso della Russia con India, Corea del Sud e Vietnam, nel caso della Cina con Pakistan, Arabia Saudita ed Iran, che potrebbero altrimenti allarmarsi all’annuncio pubblico che un Paese che avevano sempre dato per amico scontato, ora diventava formalmente alleato di un ex-nemico con cui potrebbero ancora avere rapporti spinosi. Ultimo ma non meno importante, nascondendo la loro alleanza, russi e cinesi ricevono il dividendo aggiuntivo degli influenti analisti e commentatori statunitensi, come l’ex-ambasciatore degli USA in Russia Michael McFaul, che continuano a negarla. Un’alleanza russo-cinese per costoro sarebbe una possibilità troppo orribile da contemplare, e il fatto che russi e cinesi non l’annuncino significa che tali persone possono continuare a negarla, anche se le prove del contrario gli si accumulano intorno. Ciò va benissimo a russi e cinesi, in quanto gli garantisce che tali persone non cerchino di mobilitargli contro l’opinione degli Stati Uniti. Il risultato è che anche se i funzionari russi e cinesi occasionalmente si fanno sfuggire di vedersi quali alleati, come ha fatto Putin l’altro giorno, in generale si cerca di nasconderlo, fingendo che i loro Paesi siano alleati informali, anche se questo è infatti proprio quello che sono. Così al posto di “alleanza” preferiscono usare l’eufemismo “partnership strategica” o sempre più “grande partnership strategica” per descrivere il loro rapporto. Anche per nascondere in parte l’alleanza, russi e cinesi hanno tessuto una complessa rete di organizzazioni nella loro alleanza, come Organizzazione per la cooperazione di Shanghai e BRICS. Tali organizzazioni consentono a russi e cinesi di creare istituzioni come la Banca BRICS o l’Infrastructure Asian Investment Bank quali iniziative multilaterali non volte contro l’occidente, che sarebbe impossibile se fossero apertamente alleati. Queste organizzazioni consentono inoltre a russi e cinesi di coinvolgere in modo amichevole Paesi come Brasile, India, Iran e Pakistan, trattandoli da partner alla pari, mentre estendono l’influenza della loro alleanza in Africa meridionale o in America Latina, dove non potrebbe altrimenti arrivare. È un tropo comune che il mondo di oggi passi dal mondo unipolare dominato da una superpotenza, gli Stati Uniti, al mondo multipolare, in cui ci sarà un interscambio più complesso tra centri di potere rivali.
Se l’ascesa dell’India è fondamentalmente vera, non credo che i termini unipolare o multipolare descrivano correttamente il mondo attuale. Piuttosto penso che il mondo di oggi sia fondamentalmente bipolare, come durante la guerra fredda, con due grandi alleanze internazionali che si contrappongono proprio come allora. Mentre durante la guerra fredda Stati Uniti ed alleanza occidentale affrontavano URSS ed alleati del Patto di Varsavia, oggi Stati Uniti ed alleanza occidentale affrontano l’alleanza eurasiatica cristallizzatasi attorno a Russia e Cina, comprendente altri Stati dell’Asia centrale già parte dell’URSS e che potrà includere anche l’Iran. Ma il duello tra queste due grandi alleanze, a differenza della guerra fredda, avviene soprattutto nell’ombra e senza la dimensione ideologica che segnò la guerra fredda, ma non significa che sia meno reale. Al contrario, non è solo reale ma avviene sempre, rimodellando il nostro mondo.G20 summit in Anatalya, TurkeyTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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