Eurasia energetica

Chroniques du Grand Jeu 24 maggio 2017

L’integrazione energetica dell’Eurasia farà sudare freddo Washington…Le importazioni di petrolio russo dell’India sono esplose nel 2017. Mentre i dati consueti erano modesti, non superando mai le 500000 tonnellate all’anno (cioè 10000 barili al giorno), nei primi cinque mesi di quest’anno hanno già raggiunto il milione di tonnellate. Causa, i tagli di produzione dell’OPEC per alzare il prezzo dell’oro nero, nonché la disputa su un giacimento iraniano. Gli esperti non vedono alcuna ragione per cui la tendenza muti nel prossimo futuro, in particolare con Rosneft pronta a comprare la compagnia indiana Essar Oil, specializzata nelle raffinerie. Certamente le basi geografiche, distanza, Pamir e Himalaya, Pakistan, impedivano alla Russia di essere tra i principali fornitori di Krishna, almeno di petrolio (il gas è un’altra questione):
Alcun problema del genere tra Russia e Cina, la cui luna di miele energetica non conosce nuvole soprattutto perché si aggiunge ai megaprogetti delle nuove Vie della Seta cinesi. Russi e sauditi concorrono per il primo posto da fornitore del dragone insaziabile, con in filigrana il futuro del petrodollaro, quindi della potenza statunitense. Il viaggio faraonico dei Saud di marzo, a quanto pare, non ha avuto l’effetto desiderato; per il secondo mese consecutivo, l’orso ha superato il cammello quale primo fornitore dell’oro nero del Regno di Mezzo, con 11500000 di barili al giorno contro 963000. Il gasdotto Skorovodino-Daqing, avviato nel 2011, ha visto dalla nascita passare 100 milioni di tonnellate, circa 400000 barili al giorno. Rientra nell’enorme complesso ESPO (East Siberia-Pacific Ocean) che potrebbe presto ridisegnare la mappa energetica dell’Asia orientale con i suoi tentacoli verso Corea e Giappone, tanto più che la sua fonte ha un futuro luminoso. Si noti di passaggio l’assoluta importanza strategica che riceve l’Asia del Nord, un punto su cui torneremo presto.
Infine, dall’altro lato della scacchiera eurasiatica, le forniture di Gazprom alla Turchia sono aumentate del 26%, per oltre 10 miliardi di mc nei primi quattro mesi dell’anno. Come i complici europei che tuttavia detesta, il sultano è sempre più dipendente dall’oro blu russo. E dire che il Turkstream, la cui costruzione è appena iniziata, non è nemmeno operativo…Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I leader mondiali si riuniscono a Pechino mentre gli Stati Uniti sprofondano nell’irrilevanza

Wayne Madsen  Strategic Culture Foundation 20.05.2017Mentre ci si esibisce nella commedia degli equivoci nell’ala ovest della Casa Bianca tra il presidente Donald Trump e i suoi consiglieri. e tra la segretaria alla stampa della Casa Bianca e vari aiutanti presidenziali, i leader mondiali si riunivano a Pechino per discutere della creazione delle moderne “Via della Seta” terrestre e marittima per migliorare le condizioni economiche delle nazioni nel mondo. Nulla di più illustra il massiccio divario tra le preoccupazioni di molte nazioni e quelle degli Stati Uniti, che degenerano rapidamente in potenza di secondo grado insieme agli alleati della NATO Gran Bretagna, Francia e Germania. Mentre Trump minaccia di licenziare il personale della Casa Bianca, riprendendosi il ruolo nel suo reality show “The Apprentice”, il Presidente della Cina Xi Jinping, il Presidente russo Vladimir Putin e presidenti e primi ministri di tutto il mondo discutevano la creazione di nuove autostrade internazionali, intercontinentali, ferrovie e vie marittime della cintura economica della Fascia della Via della Seta cinese del XXI secolo. Anche Paesi freddi verso l’iniziativa cinese, come India e Giappone, inviavano rappresentanze al vertice superiori alla patetica rappresentanza degli Stati Uniti, Matt Pottinger, assistente speciale poco noto di Trump e direttore per l’Asia orientale del Consiglio di sicurezza nazionale. Infatti, l’unico motivo per cui Trump non inviava nessuno a rappresentare gli Stati Uniti alla riunione di Pechino fu la richiesta speciale del Presidente Xi nell’ultimo incontro con Trump presso il resort riservato del presidente al Mar-a-Lago Club di Palm Beach, Florida.
La Corea del Sud, che ha visto i rapporti con la Cina danneggiati dal collocamento del sistema missilistico statunitense THAAD, inviava una delegazione a Pechino dopo una telefonata tra il nuovo presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, e il Presidente Xi. Moon rispose alla telefonata inviando una delegazione guidata dal decano del Partito Democratico a Pechino. Anche la Corea democratica, che ha spaventato Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti lanciando un missile balistico in acque vicine alla Russia, inviava una delegazione a Pechino guidata da Kim Yong Jae, Ministro per le Relazioni Economiche Estere. L’amministrazione Trump, che inviava un emerito sconosciuto a Pechino, si lamentò molto della presenza della Corea democratica al vertice sulla Via della Seta. Ma la denuncia di Washington è stata trasmessa da una sconosciuta quanto Pottinger, Anna Richey-Allen, portavoce di basso livello dell’ufficio est asiatico del dipartimento di Stato degli USA. Il motivo per cui gli Stati Uniti erano rappresentati da burocrati di medio grado è che la nazione che ancora si ritiene la sola “superpotenza” di questo mondo, è governata da un’amministrazione vuota ai vertici e con litigi tra attori dilettanti. Anche se i principali Stati membri dell’Unione europea non erano rappresentati a Pechino dai capi di governo, la Germania inviava la ministra dell’Economia Brigitte Zypries. Tuttavia avvertendo che l’Unione europea non avrebbe firmato l’accordo sulla Via della Seta con la Cina, a meno che non venissero garantite certe richieste dell’UE su libero scambio e condizioni di lavoro. La reticenza della Germania non sembrava interessare le altre nazioni dell’UE, rappresentate a Pechino dai loro capi di governo interessati a sostenere l’iniziativa cinese. Tra questi capi dell’UE vi erano il presidente del consiglio Paolo Gentiloni, il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, la prima ministra polacca Beata Szydlo, il primo ministro greco Alexis Tsipras, il presidente ceco Milos Zeman e il Primo ministro ungherese Viktor Orban. Inoltre, se la prima ministra inglese Theresa May non fosse al centro della campagna elettorale, sarebbe stata a Pechino. Tuttavia, inviava il cancelliere dello scacchiere Philip Hammond. Se l’amministrazione di Trump sperava di convincere i leader mondiali a starsene lontani da Pechino, ne è rimasta molto delusa. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, vi era insieme al presidente della Banca mondiale Jim Yong Kim e al Managing Director del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde. A Pechino erano presenti i presidenti di Turchia, Filippine, Argentina, Cile, Indonesia, Kirghizistan, Bielorussia, Kazakistan, Svizzera, Kenya, Uzbekistan e Laos, nonché i primi ministri di Vietnam, Pakistan, Sri Lanka, Serbia, Malaysia, Mongolia, Figi, Etiopia, Cambogia e Myanmar. Le delegazioni ministeriali di Afghanistan, Australia, Azerbaigian, Bangladesh, Brasile, Egitto, Finlandia, Iran, Quwayt, Libano, Maldive, Romania, Nepal, Nuova Zelanda, Arabia Saudita, Sud Sudan, Siria, Tanzania, Uganda ed Emirati Arabi Uniti erano al vertice di Pechino. Il Giappone era rappresentato dal consigliere del Primo ministro Shinzo Abe e dal Segretario Generale del Partito Liberaldemocratico Toshihiro Nikai. La Francia, che aveva il cambio di presidenza, inviava l’ex-primo ministro Jean-Pierre Raffarin.
L’iniziativa della Via della Seta prevede progetti in tutte le nazioni i cui governi erano presenti a Pechino, ad eccezione di Stati Uniti e Israele. Oltre alle nazioni rappresentate da capi di Stato e ministri, venivano firmati accordi tra Cina e Palestina, Georgia, Armenia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Albania, Tagikistan, Brunei, Croazia e Timor est. L’unico messaggio chiaro del vertice di Pechino al mondo è che la visione “unipolare” è morta e sepolta. Neanche tra amici ed alleati di Washington Donald Trump viene chiamato “capo del Mondo Libero”, frase gettata nella spazzatura della storia insieme all’insistenza degli USA di essere l’unica “superpotenza” del mondo. Gli Stati Uniti sono una potenza secondaria con un arsenale nucleare di prima qualità. Ma le armi nucleari non erano discusse a Pechino. Progetti importanti erano all’ordine del giorno, progetti che quando completati tralasceranno gli Stati Uniti in balia delle onde. Il Presidente Xi, nel discorso principale alla conferenza, affermava che l’iniziativa “Fascia e Via è il progetto del secolo” di cui beneficeranno tutti nel mondo, e concretizzava il discorso dichiarando che la Cina contribuirà con 80 miliardi di yuan all’impulso finanziario per creare una rete globale di collegamenti autostradali, ferroviari e marittimi ricreando l’antica Via della Seta che collegava la Cina all’ovest. Nel frattempo, a Washington, Trump diceva di aver registrato conversazioni “titolate” con il direttore licenziato dell’FBI James Comey, innescando l’incendio politico. La nuova infrastruttura globale veniva discussa a Pechino mentre il ricatto politico era il tema principale a Washington. Gli Stati Uniti sono decaduti da Stato globale a secondario, gravemente leso come Stato-nazione coesivo, ma non lo sanno neppure.
Cina e Russia utilizzavano il vertice di Pechino per mostrare le diverse iniziative eurasiatiche, tra cui l’Unione economica eurasiatica ispirata dalla Russia (UEE) e la Banca d’investimento infrastrutturale asiatica (AIIB). I capi di Stato cinesi e russi hanno fatto sapere che l’alleanza BRICS di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica è ancora una potente realtà mondiale, anche se il Sudafrica non era rappresentato a Pechino dal presidente e l’India aveva scelto di non inviarvi un rappresentante. Le parole del Presidente Putin alla conferenza sul nuovo status geopolitico mondiale vanno notate: “la Grande Eurasia non è un accordo geopolitico astratto ma, senza esagerare, un progetto veramente di civiltà che guarda al futuro”. In altre parole, l’Unione Europea, che perde il Regno Unito e non vedrà mai l’adesione della Turchia, è un organismo morente. Altre iniziative internazionali come UEE, BRICS, AIIB e OBOR trascinano UE e USA nella polvere. Ciò era evidente con gli Stati Uniti rappresentati a Pechino da un impiegato secondario e l’Unione Europea da un “eurocrate di Bruxelles”, il vicepresidente della Commissione europea Jyrki Katainen.La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il divario tra i paradigmi orientale e occidentale si amplia

Covert Geopolitics 16 maggio 2017Il divario tra i paradigmi orientali e occidentali non è mai stato più ampio. Mentre la Cina incoraggia tutti a partecipare costruttivamente alla creazione di un mondo multipolare, i media dello Stato profondo continuano a oscurare il “progetto del secolo” etichettandolo come mossa per combattere il potere geopolitico occidentale, mentre le componenti militari, cioè intelligence, media, industria e militari mirano a continuare a soddisfare i propri desideri con guerre perpetue. Anche se il progetto è in corso da 10 anni, lo sviluppo della grande Eurasia continuava ad essere un tema oscuro fino a questa settimana, quando Xi annunciava ulteriori finanziamenti da tre banche di sviluppo per sostenere l’ambizioso progetto economico del suo Paese, che non ha eguali in occidente. L’OBOR della Cina è relativamente semplice nel concetto e nell’attuazione, ma punta ad avere un significato profondo per il futuro del mondo, cercando di sfruttare la forza di ogni nazione aderente, dando la possibilità a ciascuno di questi Paesi di condividere questa forza con gli altri e trarne benefici economici. Ecco perché il Pakistan spinge per l’attuazione anche se forze oscure fanno tutto il possibile per ritardarla.
Il Pakistan crea una forza speciale per la sicurezza dei tecnici del CPEC
Il Pakistan istituirà una forza speciale di circa 10000 soldati per proteggere lavoratori e imprese cinesi lungo il Corridoio Economico Cina-Pakistan, dichiarava l’agenzia cinese Xinhua, secondo cui il Pakistan costituirà una forza speciale di sicurezza per i progetti di investimenti da 46 miliardi di dollari e gli interessi della Cina. I dipartimenti militari chiave formano il personale per combattere in situazioni diverse. Circa 14000 tecnici e ingegneri cinesi lavorano su circa 210 progetti in Pakistan. Contingenti della forza speciale di sicurezza saranno impiegati per proteggerli. Il Presidente cinese Xi Jinping e il Primo ministro Nawaz Sharif firmarono un accordo per investimenti da 46 miliardi di dollari, il 20 aprile 2015, sul Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC)”. News Pakistan
L’esperienza ha dimostrato che una volta che i diversi popoli s’impegnano nella concorrenza economica aperta, esiste anche un parallelo scambio di culture e tradizioni che favorisce una maggiore comprensione. In breve, la pace è intrinseca all’OBOR, a differenza del dogma della nobiltà nera di usare la guerra per imporre la pace eliminando la concorrenza, “Fuori dal Caos, l’Ordine”. Molte personalità di alto profilo sono cadute nella trappola dell’eccitazione e della soddisfazione orgasmica quando la gente comune gli chiede misericordia. Per la Cina, il modo migliore per sostenere la propria posizione economica è creare consumatori dei propri prodotti, rafforzandone il potere d’acquisto attraverso infrastrutture economiche e consumando i prodotti primari d’esportazione di questi ultimi. Ciò si chiama soluzione win-win dai mutuo vantaggio e progresso. Al contrario, l’oligarchia occidentale cerca solo di distruggere gli altri in modo che alla fine sia l’unica a vivere. In generale, la cultura orientale è fondata sul guadagno del rispetto e dell’onore estendendoli per prima cosa, mentre la cultura occidentale dominante ricorre a continue minacce ed intimidazioni per mascherare il proprio fallimento. Quest’ultima è così orgogliosa della capacità di trasformare gli esseri umani in automi senza cervello, pronti e disposti a servire ottusamente anche i più oltraggiosi o mondani compiti. La leadership della Cina sa bene che se si concentra solo sullo sviluppo dell’economia interna della Cina, impiegando strategie monopolistiche, potrebbe certamente permettersi più efficienza di quanto l’occidente possa mai avere, per via del potere politico altamente concentrato, ma richiamerebbe i lupi ai confini. Nessuno sa esattamente i veri dati dei progetti OBOR in corso e previsti, ma la Cina ha già speso 1 trilione di dollari. La stima è che i membri dell’OBOR potrebbero avere bisogno di 5 trilioni di dollari entro il 2022 e di 26 trilioni di dollari per i progetti infrastrutturali entro il 2030, compresi finanziamenti per la costruzione di una complessa rete di strade, ferrovie, oleogasdotti, porti, aeroporti e zone economiche speciali. I trilioni di dollari che la Cina detiene possono anche essere utilizzati per finanziare i progetti infrastrutturali in America, se quest’ultima volesse. Sì, non solo la Cina ha un eccesso di prodotti industriali, ma anche trabocca di fondi. Si ricordano ancora i suoi centri urbani vuoti? Le città fantasma del futuro.
L’esperienza filippina della Cina negli ultimi 10 mesi è fondamentalmente positiva. Il Paese aveva l’infinita speranza che l’occidente ne finanziasse il lebbrosario per decenni. Ma quando l’attuale governo Duterte annunciava l’abbandono del paradigma a somma zero occidentale, una delegazione della Banca di Cina si recò subito nelle Filippine per informare il governo che i fondi erano già disponibili e che le parti dovevano solo firmare. Non fu mai necessario stabilire condizioni preliminari per i progetti stimati in 24 miliardi di dollari. I turisti cinesi che arrivano nelle Filippine saranno un milione entro la fine dell’anno, mentre l’occidente diffondeva consigli di viaggio nei giorni scorsi per dissuadere il Paese dal guadagnarci dall’afflusso di turisti a maggio. Ciò che non vogliono dire è che gli ultimi due terroristi di Abu Sayaf della CIA, che tentavano di disturbare il vertice ASEAN di Bohol, sono morti ieri nelle operazioni di rastrellamento. L’agricoltura inoltre riavvia le piantagioni di banane e riprende a rifornire la Cina, mentre studi di fattibilità sono in corso sui ponti per collegare le isole. Chi sarebbe costretto alfare la guerra per questo? Per 70 anni, l’occidente ha ritardato la crescita economica del Paese sfruttandone il lavoro a basso costo e alimentando l’oligarchia per controllarlo a lungo. Qualsiasi tentativo di allontanarsi dal suo potere subiva colpi di Stato e procedure d’impeachment. Quindi, mentre Duterte partecipava al vertice OBOR in Cina, l’occidente tentava di decapitarne il governo con un caso d’impeachment presentato da un congressista dello Stato profondo, Gary Alejano, che per inciso non riusciva a farsi seguire dai membri del Comitato sulla giustizia del Congresso che respingevano le accuse come inconsistenti, anche se alcuni le riterrebbero ancora più squallide. Alejano ora minaccia di portare la causa al Tribunale penale internazionale. Con lo stesso motivo, i fantocci dello Stato profondo nell’Asia del Sud-Est cercano di sabotare la via per la pace e la prosperità di tutti, mentre sia il segretario alla Difesa James Mattis che il Consulente per la Sicurezza Nazionale HR McMaster promuovono certi impegni a lungo termine degli Stati Uniti in Afghanistan, Iraq e Siria. I piani dovrebbero essere sottoposti a Trump, con la proposta per l’Afghanistan, prima del vertice della NATO a Bruxelles del 25 maggio. Porter ne ha discusso con Manila Chan di RT.
RT: Trump ha già detto che gli Stati Uniti non possono essere il poliziotto del mondo. Tuttavia, il Pentagono e la leadership militare statunitense parlano di tale impegno apertamente. Pensa che Trump seguirà i suoi consiglieri?
Gareth Porter: Prima di tutto, parliamo di guerra permanente in corso da diversi anni. La burocrazia bellica ha chiarito che è sua intenzione avere una guerra di durata generazionale in Medio Oriente. Ciò di cui parliamo è: come gestire la prossima generazione di iniziative politiche del Pentagono in tre Paesi, Siria, Afghanistan e Iraq. Ognuno di questi è diverso, in un certo senso, a causa della diversa politica interna e delle relazioni tra i governi e gli Stati Uniti. Due di essi, però, sono simili in un certo senso, la politica verso la Siria e verso l’Iraq. La burocrazia bellica ora non solo invia altre truppe a combattere lo SIIL, ma inoltre ne propone il soggiorno a lungo termine nei Paesi che comporteranno operazioni di stabilizzazione”. Accidenti! Un altro livello di eccezionalismo, proprio lì. Se la rimozione degli uomini forti non riguarda la democrazia, cosa allora? Distruggere la pace e ritardare i progressi che l’occidente pensa rafforzino i popoli di questi Paesi, che ne minaccerebbero l’esistenza un giorno, proprio come la Russia oggi. Una cosa è certa, se l’élite occidentale non è disposta a cambiare drasticamente mentalità verso un futuro pacifico per tutti, rimarrà solo davanti al veloce sviluppo dell’Eurasia. Non sarebbe la soluzione perfetta per la libertà individuale, e certamente la rotta che segue porta a tale fine. Lungo la strada, tutti i popoli del mondo devono affermare nei termini più concreti la propria visione di ciò che è buono per la specie umana e finirla di farsi annichilire.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nuova Via della Seta, integrazione dell’Eurasia ed emarginazione degli USA

Alessandro Lattanzio, 15/5/2017Il Presidente cinese Xi Jinping annunciava, all’inaugurazione del Forum per la cooperazione internazionale Fascia e Via di Pechino, altri 100 miliardi di yuan (14,5 miliardi di dollari) di investimenti per il Fondo Nuova Via della Seta, mentre ospitava i leader dei 110 Paesi che partecipavano al Forum sull’Iniziativa Fascia e Via di Beijing. La Cina finanzierà per 60 miliardi di yuan (8,7 miliardi di dollari) i Paesi e le organizzazioni internazionali che partecipano all’Iniziativa Fascia e Via, avviandovi vari progetti infrastrutturali. Xi ribadiva che “Dovremmo creare congiuntamente un ambiente che faciliti apertura e sviluppo, istituisca un sistema equo e trasparente di norme internazionali su scambi ed investimenti e promuova il flusso ordinato dei fattori produttivi, l’allocazione efficiente delle risorse e l’integrazione del mercato. Dovremmo costruire una piattaforma aperta alla cooperazione e sostenere e far crescere un’economia mondiale aperta”. Beijing ha impegnato nell’Iniziativa per la Nuova Via della Seta 250 miliardi di yuan in prestiti della China Development Bank, 130 miliardi di yuan in prestiti dall’Export-Import Bank of China, 2 miliardi di yuan di aiuti alimentari e 1 miliardo di dollari per il fondo di cooperazione Sud-Sud. L’Iniziativa Fascia e Via ha per obiettivo creare una moderna cintura economica lungo la Via della Seta del XXI secolo, che attraverso l’Eurasia partendo dalla regione del Xinjiang in Cina e, passando per l”Asia centrale e il Kazakistan, arriva in Iraq, Iran, Siria e Turchia da dove poi giungerà in Europa. La controparte marittima, la Via della Seta Marittima, parte dal Fujian in Cina e terminerà a Venezia. La rete, la cui costruzione è iniziata nel 2014, comprenderà ferrovie, autostrade, oleodotti, gasdotti, reti elettriche, reti internet, collegamenti marittimi e infrastrutturali.Alla cerimonia di apertura del Forum per la Cooperazione Internazionale dell’Iniziativa Fascia e Via a Pechino del 14-15 maggio, il Presidente russo Vladimir Putin salutava la “grande” Iniziativa Fascia e Via della Cina e chiedeva un maggior partenariato eurasiatico. Definendo l’Iniziativa un esempio di cooperazione su infrastrutture, trasporti e industria, il presidente russo dichiarava che il suo Paese sostiene l’iniziativa dall’inizio. Il Presidente Vladimir Putin dichiarava, all’apertura del Forum internazionale di Pechino, “Non dimentichiamo le minacce che derivano dai conflitti regionali. In Eurasia esistono ancora ambiti di disaccordi incombenti. Per eliminare tali conflitti, prima di tutto dobbiamo abbandonare retorica ostile, accuse e rimproveri reciproci che aggravano soltanto la situazione. Complessivamente, alcuno dei vecchi approcci alla risoluzione dei conflitti va usato per risolvere i problemi moderni. Abbiamo bisogno di idee nuove e non di stereotipi. Ritengo che l’Eurasia possa elaborare e proporre un’agenda costruttiva e positiva sulle questioni relative su sicurezza, ampliamento delle relazioni tra Stati, sviluppo economico, cambiamenti sociali, amministrazione e ricerca di nuove forze che dirigano la crescita. Per la comunità globale dobbiamo essere l’esempio di un futuro collettivo, innovativo e costruttivo basato su giustizia, uguaglianza e rispetto della sovranità nazionale, del diritto internazionale e dei principi inconfondibili delle Nazioni Unite. Tuttavia, desiderio e sola volontà non bastano ad attuare l’agenda. Sono necessari strumenti efficaci per questo tipo di collaborazione. Questi possono essere creati attraverso l’integrazione. Oggi ci sono molti programmi d’integrazione fiorenti in Eurasia. Noi li sosteniamo e siamo impegnati nel loro ulteriore sviluppo. Molti sono consapevoli del fatto che Russia e partner costruiscono l’Unione economica eurasiatica. Le parti dell’UEE hanno opinioni analoghe sull’integrazione eurasiatica ed è molto importante che i leader di Bielorussia, Kazakistan e Kirghizistan partecipino a questo forum. Accogliamo con favore l’Iniziativa Fascia e Via cinese. Proponendo questa iniziativa, il Presidente Xi Jinping ha dimostrato un approccio creativo verso la promozione dell’integrazione su energia, infrastrutture, trasporti, industria e collaborazione umanitaria, di cui ho parlato a lungo. Ritengo che combinando le potenzialità dei formati dell’integrazione come UEE, OBOR, SCO e ASEAN, possiamo costruire le basi per un grande partenariato eurasiatico. Questo è l’approccio che, secondo noi, va applicato all’ordine del giorno proposto oggi dalla Repubblica popolare cinese. Vorremmo accogliere con favore il coinvolgimento dei nostri colleghi europei dell’UE in questa partnership. Ciò la renderebbe ancor più concorsuale, equilibrata e completa, e ci permetterà di realizzare un’occasione unica per creare il quadro comune cooperativo dall’Atlantico al Pacifico e per la prima volta nella storia. È necessario che già oggi s’inizi ad agire secondo la strategia per sviluppare la grande partnership euroasiatica. Pertanto, possiamo decidere l’obiettivo ambizioso di rendere possibile il flusso di merci più opportuno, conveniente e senza ostacoli. Proprio ora, nel suo discorso, il Presidente Xi Jinping ha detto di togliere le barriere burocratiche ai flussi commerciali tra Cina e Kazakistan. Possiamo vedere che ciò accade su altre linee. Vorrei inoltre sottolineare che la Russia non è solo disposta ad essere un partner commerciale affidabile, ma cerca anche d’investire nella creazione di joint venture e nuove capacità produttive negli Stati partner, su impianti industriali e servizi. Inoltre è necessario eliminare le restrizioni infrastrutturali all’integrazione, soprattutto creando un sistema di trasporto moderno e ben connesso. La Russia con la sua posizione geografica unica è disposta ad impegnarsi in questa attività congiunta. Rafforziamo costantemente le nostre infrastrutture marittime, ferroviarie e stradali, ampliando la capacità della linea ferroviaria Bajkal-Amur e della transiberiana, investendo risorse significative nei miglioramenti della linea nord-est, divenendo un’arteria dei trasporti globalmente competitiva. Se esaminiamo il quadro generale, i progetti infrastrutturali dell’UEE e dell’OBOR, in collaborazione con il Passaggio Nord-Est, si può riconfigurare completamente il trasporto nel continente eurasiatico, cruciaele per esplorare nuovi territori ed intensificare gli investimenti economici e nelle risorse. Tracciamo insieme queste strade verso lo sviluppo e la prosperità. Ci aspettiamo che le istituzioni finanziarie di nuova costituzione come la Banca di Sviluppo dei BRICS e l’Asian Infrastructure Investment Bank offrano un sostegno agli investitori privati e, ovviamente, l’integrazione della qualità è possibile solo con il sostegno di un forte capitale umano, di professionisti qualificati, di tecnologie avanzate e della ricerca. Con una nota finale, vorrei sottolineare che la Russia non vede semplicemente il futuro del partenariato eurasiatico come mera costituzione di nuovi legami tra Stati ed economie. Questa partnership deve mutare il quadro politico ed economico del continente e portare in Eurasia pace, stabilità, prosperità e nuova qualità della vita. Comprensibilmente i nostri cittadini hanno bisogno di sicurezza, fiducia nel futuro e possibilità di essere produttivi e migliorare ricchezza e benessere delle proprie famiglie. Sono nostri dovere e responsabilità comune garantire che abbiano queste opportunità. A tal proposito, la grande Eurasia non è un accordo geopolitico astratto ma, senza esagerare, un progetto di vera civiltà che guarda al futuro. Credo che mantenendo lo spirito di cooperazione possiamo raggiungere quel futuro”.La Cina ha quindi investito 480 miliardi di yuan per la Nuova Via della Seta, mentre l’altro grande partner dell’iniziativa cinese, la Russia, già dal 2015 ha superato l’Arabia Saudita a primo esportatore di greggio per la Cina, orientando i mutui rapporti commerciali sul cambio rublo/yuan, abbandonando il dollaro statunitense. Le esportazioni russe in Cina sono più che raddoppiate negli ultimi 7 anni, con oltre 550000 barili di greggio russo esportati in Cina ogni giorno e che continueranno a crescere con l’attivazione dell’oleodotto della Siberia orientale (ESPO). “Lentamente ma costantemente, i mercati globali commerciali e monetari sono sempre meno concentrati sul dollaro. Le precedenti valute marginali come yuan cinese, rupia indiana e persino rublo russo, ora occupano un posto sullo scenario finanziario mondiale da concorrenti seri del dominio del dollaro statunitense. Il giorno in cui l’USD non sarà più l’unica riserva valutaria, forse gli USA seguiranno un cammino democratico mentre ci si accanisce sempre più a spacciare il nostro sanzionato marchio unipolare quale “giusta vita dell’uomo””.Fonti:
The BRICS Post
Russia Insider
Russia Insider
Global Times

Dopo 100 giorni, Trump rimedia un’umiliazione coreana

Alessandro Lattanzio, 30/4/2017Il segretario di Stato degli USA, Rex Tillerson, dopo aver allontanato l’ambasciatrice neocon Nikki Haley dalla sessione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, segnalava la disponibilità di Washington a colloqui diretti con la leadership della Corea democratica. Tillerson dichiarava “Il nostro obiettivo non è il cambio del regime. Né vogliamo minacciare il popolo nord-coreano o destabilizzare la regione dell’Asia Pacifico. Negli anni abbiamo ritirato le nostre armi nucleari dalla Corea del Sud e offerto aiuti alla Corea democratica come prova della nostra intenzione di normalizzare le relazioni… gli Stati Uniti credono in un futuro per la Corea democratica. Questi primi passi verso un futuro più speranzoso saranno più spediti se altri soggetti interessati, nella regione e nella sicurezza globale, ci raggiungeranno”. Tillerson, però continuava minacciando “Dobbiamo imporre la massima pressione economica tagliando i rapporti commerciali che finanziano direttamente il programma nucleare e missilistico della RPDC. Invito la comunità internazionale a sospendere il flusso dei lavoratori ospiti nordcoreani e ad imporre divieti alle importazioni nordcoreane, in particolare al carbone”. Tillerson chiariva che ormai obiettivo degli USA è impedire alla Corea democratica di sviluppare armamenti strategici che possano minacciare direttamente la terraferma nordamericana. Timore confermato da Vasilij Kashin, analista militare russo, “Attualmente, i test riusciti con i missili KN-11 Pukkuksong-1 navali e KN-15 Pukkuksong-2 terrestri, sono in corso. In realtà, i nordcoreani hanno raggiunto lo stesso livello della Cina agli inizi degli anni ’80, quando Pechino effettuò i test di volo del JL-1, il primo missile lanciato da sottomarini della Cina, da cui evolse il DF-21, missile balistico mobile a medio raggio”. Kashin indicava che la Cina impiegò 5-6 anni per completare i test di volo del JL-1, mentre “I nordcoreani hanno iniziato i test di volo del Pukkuksong-1 nel 2014, ed è possibile che saranno pronti a schierarli alla fine del decennio. Questi missili avrebbero una gittata di 2000 km, paragonabile a quella di JL-1 e DF-21A. Pyongyang avrà la capacità sicura di colpire obiettivi in Corea del Sud e Giappone, ma ancora non potrebbe raggiungere gli Stati Uniti“. Si pensa che i nordcoreani abbiano fatto una dozzina di prove con i Pukkuksong-1 e 2, e nell’agosto 2016 fu compiuto un lancio da un sottomarino del Pukkuksong-1. Secondo Kashin, questi successi saranno la base di ulteriori progressi. Tuttavia, “il passo per realizzare un missile balistico intercontinentale, e in particolare un ICBM propulso da combustibili solidi, richiederà un salto qualitativo nello sviluppo della base produttiva e delle infrastrutture dei test della Corea democratica”. La Corea democratica ha sviluppato anche il KN-08, noto anche come Rodong-C o Hwasong-13, ICBM autocarrato mobile allo studio dal 2010. Kashin osservava che i nordcoreani, “dovranno saper produrre motori a razzo a propellente solido dal grande diametro. Dovranno sperimentare nuovi combustibili e nuovi contenitori per missili. Una limitazione seria è la capacità o meno di acquistare o creare le attrezzature necessarie“. Inoltre, “per essere testati, gli ICBM dovranno essere lanciati sopra il territorio giapponese in direzione dell’Oceano Pacifico meridionale. Dato che l’esperienza dei cinesi nel testare i loro ICBM DF-5 nei primi anni ’80 dimostra che i test richiederanno la creazione di una flotta di navi specializzate dotate di complessi strumenti di misura e, probabilmente, nuove navi da guerra per scortarle. I tentativi di condurre tali test saranno minacciati da Stati Uniti ed alleati, anche con tentativi di abbattere i missili durante il decollo, o di bloccare le apparecchiature di controllo a bordo delle navi nordcoreane“. Quindi, secondo Kashin, i test sugli ICBM richiederanno circa 5-6 anni. La Cina “schierò i suoi ICBM DF-31 15-20 anni dopo lo schieramento dei Jl-2 e DF-21“. Quindi, secondo l’analista, passerebbero decenni prima che Pyongyang possa disporre di un vero ICBM. “Perché i nordcoreani sentano la necessità di richiamare l’attenzione sui sistemi di armi che, anche secondo lo scenario più ottimista, non possono essere schierati prima della metà degli anni 2030? È possibile che, dal punto di vista di Pyongyang, sia una dimostrazione della determinazione e, allo stesso tempo, un invito ai colloqui, che la Corea democratica, nonostante l’isolamento, intende condurre da una posizione di forza. È possibile che questi potenziali sistemi missilistici siano ciò che la Corea democratica è pronta a sacrificare in cambio di una riduzione delle pressioni e delle sanzioni. La sicurezza del Paese è garantita dalla capacità d’infliggere danni inaccettabili agli alleati degli USA Corea del Sud e Giappone in caso di guerra. Pyongyang non abbandonerà armi nucleari e missili a medio raggio, ma potrebbe accettare di non condurre nuovi test o sviluppare missili intercontinentali in cambio di concessioni economiche e politiche. Questo è possibile, può benissimo essere lo scenario ideale per Pyongyang“. I nordcoreani potrebbero essere pronti a rinunciare alla futura capacità di attaccare il continente nordamericano in cambio della normalizzazione delle relazioni con gli Stati Uniti. Ciò potrebbe spiegare il discorso di Tillerson al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Ma se il segretario di Stato Rex Tillerson sembrava indicare un ammorbidimento della posizione degli Stati Uniti verso la Corea democratica, il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi, affermava, “La chiave per risolvere la questione nucleare sulla penisola non è nelle mani cinesi. È necessario mettere da parte il dibattito su chi debba compiere il primo passo e smettere di discutere chi abbia ragione e chi torto. Ora è il momento di considerare seriamente la ripresa dei colloqui”. Sempre Wang Yi, in una conferenza stampa con il ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel, affermava “Certamente crediamo che i continui test nucleari violino le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ma effettuare esercitazioni militari nella penisola coreana chiaramente non è n linea con lo spirito delle risoluzioni del Consiglio… riguardo la probabilità di una guerra, anche una minima probabilità non è accettabile. La penisola coreana non è il Medio Oriente. Se la guerra esplodesse, le conseguenze sarebbero inimmaginabili“, tracciando così la linea rossa che gli Stati Uniti non devono attraversare. Inoltre, il Quotidiano del Popolo avvertiva, “La forza non porterà da alcuna parte; dialogo e negoziati restano l’unica soluzione. È indispensabile che tutte le parti interessate considerino la proposta della Cina: sospensione dei test nucleari da parte della RPDC e cessazione delle esercitazioni militari congiunte di Stati Uniti e Corea del Sud. Altre parole aspre e confronti militari non beneficeranno né Stati Uniti né RPDC. Se le parti possono inviassero segnali positivi, il problema potrebbe avere una probabile soluzione”. Lungi dall’essere disposta a considerare ulteriori sanzioni contro la Corea democratica, la Cina chiede agli Stati Uniti d’impegnarsi immediatamente in colloqui diretti con la Corea democratica e che sospendano le esercitazioni militari con la Corea del Sud, in cambio della sospensione della Corea democratica di ulteriori test nucleari. Tillerson restava scioccato dalla risposta cinese, “Non negozieremo il nostro ritorno ai negoziati con la Corea democratica, non ricompenseremo le violazioni delle risoluzioni passate, né il cattivo comportamento nei colloqui”. Ma il Viceministro degli Esteri russo Gennadij Gatilov sosteneva la Cina, dichiarando, “Una retorica bellicosa accoppiata a dimostrazioni di forza accanita hanno portato a una situazione in cui il mondo intero seriamente si domanda se ci sarà una guerra. Un pensiero sbagliato o un errore male interpretato porterebbero a conseguenze spaventose e deprecabili”. Gatilov osservava come la Corea democratica sia minacciata dalle esercitazioni militari congiunte statunitensi-sudcoreane e dall’arrivo delle portaerei statunitensi nelle acque della penisola coreana. Cina e Russia si oppongono allo schieramento del sistema antimissile statunitense in Corea del Sud, definito “sforzo destabilizzante” che danneggia la fiducia tra le parti sulla questione della Corea democratica. In sostanza, invece d’isolare la Corea democratica, gli USA si ritrovano la Cina accusarli di suscitare una crisi, e non solo Beijing si oppone alle pretese degli Stati Uniti di ulteriori sanzioni, ma rafforza il sostegno alla Corea democratica. Il Quotidiano del Popolo riportava, “Nonostante le tensioni sulla penisola, una guerra non è affatto imminente. Anche se il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il suo governo rimproverano alla RPDC il programma nucleare e missilistico, e sebbene la RPDC abbia risposto con parole e azioni nette, ci sono ancora segnali incoraggianti. Negli ultimi giorni, la RPDC non ha condotto alcun nuovo test nucleare. E il 26 aprile, segretario di Stato, segretario della difesa e direttore dell’intelligence nazionale degli USA dichiaravano congiuntamente che i negoziati sono ancora sul tavolo”.
Tornando al discorso di Tillerson alla sessione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, le sue parole dimostrano chiaramente che gli Stati Uniti non hanno altra scelta se non dialogare con Piyongiyang, e la necessità per l’amministrazione Trump, dopo la foia bellicosa delle ultime settimane, di avere la foglia di fico delle sanzioni cinesi per salvarsi la faccia prima di negoziare con la Corea democratica. Ma i cinesi, memori dell’oltraggio dell’attacco missilistico alla Siria, avvenuto mentre Trump incontrava il Presidente Xi Jinping, negano a Trump tale favore. Infatti, l’ambasciatore nordcoreano, d’accordo con i cinesi, neanche si degnava di partecipare alla sessione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per rispondere a Tillerson. Per loro hanno parlato Cina e Russia.
Il successo della Corea democratica nel programma missilistico e nucleare dimostra che possiede una seria base industriale e tecnologica comprendente chimica avanzata e fisica nucleare. Il successo della Corea democratica nel produrre cellulari e tablet intelligenti e la rete intranet nazionale “Kwangmyong”, indicano anche l’esistenza di un’industria informatica avanzata. Rodong Sinmun, quotidiano del Partito dei Lavoratori della Corea democratica, spiega la necessità del programma strategico per la Corea democratica, “Recentemente, il rappresentante statunitense alle Nazioni Unite, attaccando le giuste misure della RPDC per rafforzare la deterrenza nucleare, dichiarava che costituirebbero una minaccia per gli Stati Uniti e diversi altri Paesi, e che “Paesi compiono atti malvagi”, come la RPDC, non firmando la convenzione del bando delle armi nucleari o non attuandola. Ciò è una distorsione grossolana della realtà. Gli Stati Uniti distorcono e sfruttano deliberatamente la realtà per mutare il quadro in loro favore. Lo scopo è indicare la RPDC come nemica della pace e nascondere la verità sul terribile criminale nucleare e giustificarne le mosse per soffocare la RPDC. Non hanno merito e diritto di accusare le misure della RPDC per rafforzare la deterrenza nucleare, e neanche diritto di agitarsi sulla convenzione per il divieto delle armi nucleari. Gli USA cercano di convincere il pubblico che la denuclearizzazione del mondo non avviene a causa della RPDC. È un’accusa senza senso che ignora i motivi storici per cui la RPDC è stata costretta ad optare per le armi nucleari e rafforzarle qualitativamente e quantitativamente, e del perché è diventato necessario nel mondo disporre della convenzione sul divieto delle armi nucleari. Non sono altri che gli Stati Uniti che hanno costretto la RPDC ad accedere alle armi nucleari e sono sempre gli Stati Uniti che spingono costantemente la RPDC a rafforzarle qualitativamente e quantitativamente. La deterrenza nucleare della RPDC non minaccia gli altri, ma è un mezzo per difendere la sovranità del Paese dalla provocazione nucleare statunitense in ogni aspetto. La RPDC continuerà ad esercitare questo diritto con dignità, indipendentemente da ciò che altri possano dire”.
Infine, Trump si vantava di aver diviso la Cina dalla Russia nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nel tentativo di suscitare zizzania tra Beijing e Mosca; cosa confermata dal consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, H. R. McMaster, che in un’intervista dichiarava in preda al delirio, “Ciò che sappiamo è che rispondendo alla strage del regime siriano, il presidente Trump e prima signora hanno ospitato una conferenza straordinariamente vincente con il Presidente Xi e la sua squadra. E non solo hanno stabilito un rapporto molto caldo, ma… hanno lavorato sulla risposta alla strage da parte del regime di Assad nel voto alle Nazioni Unite. Penso che il Presidente Xi sia stato coraggioso nel distanziarsi dai russi, isolando russi e boliviani… E credo che il mondo l’abbia visto bene, in quale club volete essere? Il club russo-boliviano? Oppure nel club degli Stati Uniti, lavorando insieme sui nostri interessi per la pace e la sicurezza”. Un commento che illustra la miseria della diplomazia statunitense sotto Trump. “I cinesi chiarirono a Mosca la decisione di astenersi nel voto alle Nazioni Unite, prima della votazione. Dal loro punto di vista e da quello dei russi, la decisione della Cina di astenersi non significava molto. Non c’era possibilità che il progetto di risoluzione passasse perché la Russia aveva già fatto sapere che avrebbe posto il veto, mentre gli Stati Uniti avevano già rimosso i termini più offensivi nel progetto di risoluzione prima che venisse votato, cancellando la formulazione che accusava dell’incidente di Qan Shayqun il governo siriano, prima che avesse luogo una qualsiasi inchiesta… ciò che i cinesi intesero come semplice cortesia diplomatica verso Trump su un tema che per la Cina era secondario, tuttavia fu erroneamente interpretato dall’amministrazione Trump come passo della Cina contro la Russia. Chiaramente, sarebbe stato completamente diverso se la Cina avesse votato la risoluzione dopo che la Russia aveva fatto sapere che avrebbe votato contro. In quel caso sarebbe stato legittimo parlare di grave frattura sul tema siriano tra Pechino e Mosca. Tuttavia l’astensione non va interpretata così”. Comunque, come visto, l’atteggiamento dell’amministrazione Trump verso la dirigenza cinese e il tentativo puerile di dividere Cina e Russia, oltre alle minacce alla Corea democratica, non solo hanno spinto la leadership cinese a riaffermare la persistenza dei rapporti tra Cina e Russia, ma irritava la Cina, con il risultato visto al Consiglio di Sicurezza, dove la Cina sostiene espressamente le richieste nordcoreane sulla fine delle manovre militari congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud, collegandole al programma strategico nordcoreano, passo contro cui gli Stati Uniti si sono sempre opposti. Inoltre, la realtà della cooperazione cinese e russa nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite veniva dimostrata appunto sulla questione della Corea democratica, con i russi che sostengono con nettezza la Cina, dimostrando un chiaro coordinamento tra dirigenze di Cina e Russia.Fonti:
The Duran
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