L’India si rivolge alla Cina?

Vladimir Terekhov New Eastern Outlook 10.05.2018“New Eastern Outlook” cerca di non trascurare alcun evento significativo nelle relazioni Cina-India. Insieme a Stati Uniti, Giappone e Russia, i giganti asiatici hanno un’influenza decisiva sullo sviluppo della regione India-Pacifico, da cui il modello del clima politico mondiale dipende in modo sostanziale. Nel frattempo, negli ultimi anni, le relazioni Cina-India non sembravano ottime, dimostrando una tendenza costante al deterioramento. E sebbene questo processo negativo dipenda in modo significativo dall’attualizzazione periodica di problemi “storici” (ad esempio, rivendicazioni su territori di frontiera), il fattore principale è sempre stata la trasformazione della RPC nella seconda potenza globale. E questo è sempre più cautamente percepito dall’India. L’incompatibilità su possibilità disponibili (il PIL dell’India è cinque volte inferiore a quello della Cina) sembrerebbe la via ovvia per spingere Nuova Delhi “sotto l’ombrello” di Washington. In generale, è andata così fin dall’inizio del nuovo millennio, senza avere nulla a che fare coi famigerati “intrighi” di Washington, che ha semplicemente aperto la mano in cui una delle maggiori potenze dell’Asia avrebbe dovuto cadere, e così via. In previsione di questi sviluppi, due anni fa, la bozza del “Quartetto” militare-politico composto da Stati Uniti, Giappone, India e Australia fu estratto da un baule polveroso; una sorta di “NATO asiatica” di evidente orientamento anti-cinese. Entrarvi significherebbe attraversare la “linea rossa” dell’India posizionandosi sull’arena internazionale nel complesso, così come nelle relazioni con RPC e Stati Uniti, in particolare. In tale caso, l’India si sarebbe finalmente liberata di ogni traccia di neutralismo del periodo del primato informale nel “Movimento non allineato” (quasi dimenticato oggi) passando irreversibilmente dall’altra parte della barricata globale rispetto alla RPC, inevitabilmente candendo nell’abbraccio amichevole del principale avversario della Cina, gli Stati Uniti. È uno scenario da “roulette russa”, associato a rischi estremamente gravi. L’alta realtà dell’attuazione è spiegata dallo scetticismo dell’autore sulle prospettive delle relazioni tra Cina e India e la formazione del triangolo “Russia-India-Cina”. Tuttavia, nel 2017-2018 il governo dell’India (apparentemente, impressionato dal quasi conflitto sul Doclam Plateau), decise di rompere lo scenario imposto e dialogare con la RPC. Perciò, l’ex-ambasciatore a Pechino fu nominato alto funzionario nel Ministero degli Esteri all’inizio dell’anno, e gli eventi organizzati dal “governo tibetano in esilio” in occasione del 60° anniversario del soggiorno del XIV Dalai Lama in India furono in realtà ignorati. Tali atti furono accolti con soddisfazione a Pechino, che chiese di sviluppare una cooperazione reciprocamente vantaggiosa, in particolare sulla base del progetto NSR.
Secondo gli esperti, la valutazione dell’attuale stato delle relazioni Cina-India e dell’ulteriore sviluppo sarà possibile dopo i vertici dei leader dei Paesi a margine del vertice SCO, che si terrà a Qingdao nel giugno 2018. Tuttavia, Xi Jinping e Narendra Modi decisero di non aspettare “l’opportunità adeguata” e il 27 aprile ebbero un incontro “informale” a Wuhan, importante centro culturale, storico e industriale della Cina. Come di solito accade in questi casi (specialmente alle riunioni dei leader asiatici), furono pronunciate molte parole, tra cui la frase di Modi sui “1600 degli ultimi 2000 anni in cui India e Cina erano i motori della crescita economica globale”, meritando una nota speciale. Oltre ai complimenti verbali quasi obbligatori, c’erano messaggi che meritavano maggiore attenzione nello spazio politico moderno. Parliamo principalmente della menzione del “protezionismo commerciale e del nazionalismo introverso” in un contesto negativo. Questi memi furono usati dai leader in relazione alla parola “occidente”. Qui è importante chiarire che la maggior parte dei Paesi del famigerato “occidente” ha un pessimo atteggiamento nei confronti del “protezionismo-nazionalismo”, menzionando a tal proposito i propri leader, gli Stati Uniti. Con questo in mente poniamo la domanda chiave: Modi intende cambiare drasticamente rotta al suo Paese verso il principale “globalizzatore” e nemico del “protezionismo”, cioè la Cina? E la domanda che ne risulta è: è possibile aspettarsi una reazione positiva dal governo indiano ai ripetuti appelli di Pechino ad aderire al progetto NSR? La risposta generalizzata dell’autore ad entrambe le domande è: “Se sì, allora non immediatamente. Troppe manovre veloci non sono nella tradizione di una nave geopolitica così pesante come l’India“. E la conferma di questo punto di vista è il Ministro degli Esteri Sushma Swaraj che non firmava la clausola nel documento finale della riunione ministeriale della SCO che prevede la partecipazione dei membri dell’Organizzazione al progetto NSR. Questo incontro si teneva a Qingdao tre giorni prima i negoziati di Xi Jinping e N. Modi. La certa attenzione dell’India a questo progetto è comprensibile, perché uno dei principali elementi realizzati praticamente (il “Corridoio economico Cina-Pakistan”) attraversa la parte del territorio dell’ex-principato del Kashmir controllato dal Pakistan. Nel frattempo, a causa delle dispute sull’ex principato, entrambi i Paesi (nucleari) combattono o si trovano in stato prebellico. Sull’incontro “inaspettato e informale” di Xi Jinping e N. Modi, il principale risultato positivo è l’intenzione dei leader di RPC ed India di aumentare notevolmente la frequenza dei contatti bilaterali. Non c’è apparentemente alcun modo di eliminare gli attriti nelle relazioni bilaterali, senza.
La complessità del lavoro imminente è dovuta al fatto che i giganti asiatici sono coinvolti in varie relazioni con Paesi terzi. In precedenza notammo che l’India cerca un suo ruolo nell’avvio del gioco globale. A questo proposito, il viaggio europeo di N. Modi in Svezia, Regno Unito e Germania, svoltosi dal 16 al 20 aprile, va notato. Durante la visita a Londra, il primo ministro indiano fu una delle figure centrali al vertice del “Commonwealth delle Nazioni” di 54 Paesi. Questa relativamente insignificante, per la “Big World Politics”, organizzazione (la cui sfera di interessi e attività è limitata alle questioni umanitarie) fu ignorata dall’India praticamente dall’indipendenza. La presenza del primo ministro all’ultimo summit del “Commonwealth” è dovuta al significativo rafforzamento della posizione dell’India nell’arena mondiale e alla ricerca di New Delhi di risorse istituzionali internazionali che potrebbe utilizzare per soddisfare le crescenti ambizioni. Commentando la presenza di N. Modi all’evento, gli esperti indiani indicavano che il PIL dell’India ha quasi raggiunto quello del Regno Unito, leader non ufficiale del “Commonwealth” (rispettivamente 2,43 e 2,56 miliardi di dollari) e lo supererà l’anno prossimo. Inoltre, il divario coll’India aumenterà rapidamente, quindi è chiaro chi condurrà i tentativi (anche se abbastanza ipotetici) di risvegliare l'”impero-2″. Infine, sembra il momento giusto per toccare la questione del posizionamento della Federazione Russa nel moderno gioco globale. Nonostante il cambio abbastanza ovvio del centro dei processi mondiali dalla regione euro-atlantica all’India-Pacifico (dove si trovano i due terzi del territorio russo), secondo il contenuto tematico dei media nazionali si può concludere che è ridicolo “l’eurocentrismo” dei tempi della perestrojka che continua a dominare in Russia. Nel frattempo, gli eventi summenzionati nella regione India-Pacifico possono dare nuova vita alla vecchia idea del Ministro degli Esteri russo Evgenij Primakov sulla creazione del triangolo strategico “Russia-India-Cina”. Ma con l’inclusione di altri attori regionali significativi, principalmente Giappone e Pakistan. Non una pazzia, tenendo conto ad esempio dei crescenti problemi nelle relazioni USA-Giappone. È necessario lavorarci.
Sul tavolo da gioco, dietro a cui la Russia fa i conti con l'”Europa occidentale”, ci è più conveniente una “pausa strategica”. Dovremmo voltare le spalle a tale tavolo e tornarvi solo se i “partner” occidentali si comportano degnamente. In ogni caso, non va perso di vista il fatto che dall’altra parte del tavolo ci sono truffatori rozzi e non rappresentati di “valori europei – investimenti – tecnologie”. Il loro comportamento è gravemente influenzato dai rapporti con l’Ucraina che patrocinano.Vladimir Terekhov, esperto di regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Annunci

Cina e Corea democratica, sempre amici

Il vertice tra i leader nordcoreano e cinese conferma l’amicizia e la comunanza di obiettivi dei due Paesi
Alexander Mercouris, The Duran 9 maggio 2018Anche se l’imminente incontro del presidente Trump col leader nordcoreano Kim Jong-un continua a essere oggetto di negoziati e speculazioni, il leader nordcoreano ha appena concluso il suo secondo incontro col Presidente Xi Jinping. Gli occidentali continuano a vedere l’imminente il vertice di Kim Jong-un con Donald Trump come obiettivo principale della diplomazia della Corea democratica e il più importante della carriera di Kim Jong-un. Gli incontri di Kim Jong-un con Xi Jinping e il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in sono interpretati come passi verso questo obiettivo. Ho una visione diametralmente opposta. Sospetto che, lungi dal vedere l’imminente vertice con Donald Trump come culmine della sua diplomazia, Kim Jong-un vede piuttosto l’incontro con Donald Trump come prezzo da pagare per promuovere la sua diplomazia con la Corea del Sud e la Cina, Paesi confinanti con la Corea democratica. La Cina è il colosso principale garante della sopravvivenza della Corea democratica e suo maggiore, e praticamente unico partner commerciale. Per Kim Jong-un stabilire buone e strette (ma non troppo) relazioni con la Cina, è una priorità assoluta. Sulla Corea del Sud, il governo nordcoreano profondamente nazionalista, non dimentica mai, anche se commentatori e nazioni occidentali lo fanno troppo spesso, che la Corea del Sud rappresenta la maggior parte della nazione coreana da cui la Corea democratica è separata dalla divisione della penisola coreana dalla Seconda guerra mondiale e dalla guerra di Corea. Per la Corea democratica superare la divisione è un’esigenza esistenziale. Per Kim Jong-un è la missione ereditata dal venerato nonno, fondatore della Corea democratica Kim Il-song, e dal padre Kim Jong-il. Perseguire questo è ciò che legittima Kim Jong-un agli occhi del popolo e dell’élite nordcoreani, e tutto ciò che Kim Jong-un ha detto e fatto sin da quando è a capo della Corea democratica dimostra che fa ciò che può per cancellare tale divisione, pur preservando l’attuale sistema politico della Corea democratica, sua priorità.
Sulla Cina, i cinesi non fanno mistero dello sgomento sulla Corea democratica che, contrariamente ai loro desideri espressi pubblicamente, perseguiva il programma per missili balistici e armi nucleari che i cinesi quasi certamente interpretano correttamente come assicurazione della Corea democratica dell’indipendenza dalla Cina. Tuttavia, ciò non ha mai cambiato il fatto che la Cina continui a vedere la sopravvivenza della Corea democratica essenziale agli interessi nazionali Questo per motivi emotivi; il collasso di un altro Stato socialista e alleato cinese sarebbe un duro colpo psicologico per la Cina, e per motivi di sicurezza nazionale, con la Cina che non desidera vedere il crollo della Corea democratica estendendo l’influenza degli Stati Uniti ai confini di una regione in cui la Cina fu per millenni potenza dominante. Ciò significa che non appena si è avviato il riavvicinamento tra Corea democratica e Corea del Sud, con la possibilità che la Corea democratica ridimensionasse o addirittura eliminasse i propri missili balistici e armi nucleari, le relazioni tra la Corea democratica e Cina migliorerebbero. La posizione della Cina fu spiegata in un editoriale del Global Times del 9 marzo 2018, prima del primo vertice Kim-Xi, ma mentre l’organizzazione era in corso. “Il principale interesse della Cina per la penisola coreana sono denuclearizzazione e pace, importanti più delle relazioni della Cina con la Corea e la politica di potenza. Questo perché la regione nord-orientale della Cina è vicina alla Corea democratica, sotto la costante minaccia di attività nucleari e dei disordini di quest’ultima sulla penisola. La Cina è incomparabile cogli Stati Uniti. Gli Stati Uniti sono lontani dalla penisola coreana e hanno molto spazio di manovra. Inoltre, gli Stati Uniti sono alleati della Corea del Sud e possono influenzarla. L’enorme influenza della Cina sulla Corea democratica è cessata. La Cina non posiziona truppe nella Corea democratica dopo aver ritirato i rappresentanti dai negoziati da Panmunjeom a metà degli anni ’90. Cina e Corea democratica hanno relazioni normali, a parte le connessioni ideologiche, e la cooperazione economica è reciprocamente vantaggiosa. E ‘un equivoco che la Cina continui a fornire enormi aiuti economici alla Corea democratica. L’influenza della Cina sulla Corea democratica si basa su crescente forza nazionale e vicinanza geopolitica. La Cina può incidere sulle sanzioni internazionali e rimanere interessata dalla situazione della penisola coreana. Tuttavia, la Cina non può guidare gli sforzi per risolvere i problemi della penisola. Tuttavia, la tendenza della situazione della penisola è nella direzione che la Cina indica dimostrando che i suoi sforzi funzionano. La “sospensione per la sospensione” che la Cina ha sostenuto è apparsa e l’approccio “a doppio binario” prende forma. Ultimamente, la Cina ha fatto parte delle sanzioni internazionali sulla Corea democratica, impedendone nel contempo il blocco ed altre situazioni estreme che potrebbero causare conflitti militari, mantenendo lo spazio per una svolta favorevole tra Stati Uniti e Corea democratica. Non è necessario che la Cina, grande potenza, si preoccupi che la Corea democratica “si rivolga agli Stati Uniti”, poiché non ci sarà nessuno in Cina che si schiererà completamente con gli Stati Uniti. Fin dall’inizio della crisi nucleare della penisola, la Cina ha attivamente spinto al dialogo diretto tra Corea democratica e Stati Uniti e dovremmo continuare a sostenere quest’approccio ora. Se il vertice Kim-Trump contribuirà alla denuclearizzazione e alla pace che la Cina desidera di più, non c’è motivo di esserne infelici. L’attuale basso livello delle relazioni Cina-Corea democratica è dovuto ai test nucleari del Nord, non a cosiddetti fattori storici o culturali o alla personalità del leader nordcoreano, come indicato da alcuni. I legami tra Cina e Corea democratica miglioreranno quando si risolverà la questione nucleare. Con lo sviluppo della tecnologia moderna e il cambiamento delle relazioni internazionali, il ruolo della Corea democratica a cuscinetto geopolitico della Cina s’è notevolmente ridotto. I legami tra Cina e Corea democratica sono più importanti per la Corea democratica che per la Cina. La Cina dovrebbe sostenere i contatti USA-Corea democratica e salutare il vertice Kim-Trump. Nel frattempo, la Cina dovrebbe rispondere attivamente al forte cambiamento della situazione e migliorare le relazioni con la Corea democratica per facilitare ulteriormente il cambiamento. Dovremmo rispettare la Corea democratica. La Cina da un lato sosterrà l’autorità del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, mentre, dall’altro, proteggerà i diritti della Corea democratica quando Pyongyang inizierà i colloqui sulla denuclearizzazione con Washington. La Cina sosterrà il meccanismo di sicurezza internazionale e impedirà che la Corea democratica venga ingannata o schiacciata dagli Stati Uniti una volta iniziato a denuclearizzarsi. Questo è solo l’inizio della pace della penisola, e grande incertezza attende. La Cina dovrà mantenere la calma e difendere i principi e concentrarsi nonostante i drammatici cambiamenti. La Cina non deve perseguire una soluzione rapida o esitare. La Cina accoglierà con favore il dialogo tra Stati Uniti e Corea democratica e sosterrà risolutamente la Corea democratica garantendo i suoi deboli interessi nel processo di denuclearizzazione. Attraverso questi sforzi, gli interessi della Cina non saranno messi da parte”.
Le parole accurate sulla limitata influenza della Cina in Corea democratica dovrebbero essere viste per ciò che sono: assicurazioni ai leader della Corea democratica (che certamente leggono il Global Times) che la Cina non cerca di dominarla o subordinarla. Notate le parole attente: “Dovremo rispettare la Corea democratica”. Allo stesso tempo l’editoriale dice in modo esplicito che “i legami tra Cina e Corea democratica miglioreranno quando si risolverà la questione nucleare“. Questo è ciò si vede ora. La misura in cui le relazioni tra Cina e Corea democratica sono state ripristinate fu chiarita dall’atmosfera straordinariamente rilassata e allegra dell’ultimo vertice tra i due leader. L’agenzia Xinhua pubblicava immagini che mostrano Xi Jinping e Kim Jong-un chiacchierare amabilmente e camminano lungo il mare. Nel frattempo presentava una sintesi delle osservazioni di Xi Jinping ai colloqui che mostrano come concepisce le relazioni tra Cina e Corea democratica, “In un’atmosfera cordiale e amichevole, i massimi leader dei due partiti e dei due Paesi hanno avuto uno scambio di opinioni completo e approfondito sulle relazioni Cina-RPDC e sui principali temi d’interesse comune… Xi notava che lui e Kim avevano il primo storico incontro a Pechino nel marzo di quest’anno, quando ebbero una comunicazione lunga e approfondita, raggiungendo un consenso di principio su quattro aspetti dello sviluppo delle relazioni Cina-RPDC nella nuova era. In primo luogo, l’amicizia tradizionale Cina-Corea democratica è cruciale per entrambi i Paesi. È un principio risoluto e l’unica scelta corretta per entrambi i Paesi per sviluppare relazioni amichevoli e cooperative. In secondo luogo, Cina e Corea democratica sono Paesi socialisti e le loro relazioni bilaterali rivestono un’importanza strategica. Entrambi devono migliorare unità, cooperazione, scambi e apprendimento reciproco. In terzo luogo, gli scambi ad alto livello tra i due partiti svolgono un ruolo insostituibile nel guidare le relazioni bilaterali, secondo Xi. I due partiti dovrebbero mantenere frequenti scambi, rafforzare la comunicazione strategica, approfondire comprensione e fiducia reciproca e salvaguardare gli interessi comuni. In quarto luogo, cementare l’amicizia tra i popoli è un canale importante per far progredire lo sviluppo delle relazioni Cina-RPDC, secondo Xi. I due partiti dovrebbero, con molteplici mezzi, migliorare comunicazione e scambi tra i popoli per creare una solida base nella volontà popolare nel progresso delle relazioni Cina-RPDC. Xi affermava che cogli sforzi concertati di entrambe le parti, questi consensi furono ben attuati… La Cina appoggia l’adesione della Corea democratica alla denuclearizzazione della penisola e sostiene dialogo e consultazione tra RPDC e Stati Uniti per risolvere il problema della penisola, secondo Xi. “La Cina è disposta a continuare a lavorare con tutte le parti interessate e a svolgere un ruolo attivo nel promuovere in modo completo il processo di risoluzione pacifica della questione peninsulare attraverso il dialogo e la realizzazione di pace e stabilità a lungo termine nella regione”, affermava… Xi dichiarava che la Terza Assemblea Plenaria del Settimo Comitato Centrale del PLC avanzava la linea strategica per concentrare tutti gli sforzi sulla costruzione economica socialista e annunciava la decisione di interrompere i test nucleari e di lancio di missili balistici intercontinentali e smantellare il poligono nucleare settentrionale, mostrando la grande importanza che Kim attribuisce all’economia e al miglioramento dei mezzi di sostentamento del popolo e la risoluta determinazione a salvaguardare pace e stabilità regionali. La Cina l’apprezza e sostiene la Corea democratica, portando il proprio interesse strategico verso la costruzione economica e i compagni della RPDC nel prendere la via di sviluppo adatto alla propria situazione nazionale, affermava Xi”.
In altre parole, la Cina è pronta a fare tutto quanto è in suo potere per garantire che la Corea democratica riceva tutte le garanzie sulla sicurezza di cui ha bisogno, con la piena consapevolezza che la Corea democratica intende concentrarsi sullo sviluppo economico, includendo il sostegno all’obiettivo di Kim Jong-un della totale denuclearizzazione della penisola coreana, e secondo Xinhua Kim Jong-un ha detto a Xi Jinping che “la posizione coerente e chiara della Corea democratica, come spiegato molte volte, richiede la rimozione dalla Penisola coreana non solo delle armi nucleari della Corea democratica ma anche delle armi nucleari statunitensi. C’è un grosso equivoco sulle ragioni del governo nordcoreano. In particolare, ogni fantasiosa teorie che aleggia le ragioni per cui la Corea democratica ha intrapreso il programma d’acquisizione di armi nucleari e missili balistici. Tali teorie di solito si fondono su affermazioni secondo cui la leadership nordcoreana è indifferente alla difficile situazione del popolo nordcoreano e non è interessata allo sviluppo economico della Corea democratica. In realtà i nordcoreani non hanno mai nascosto il motivo per cui si sono imbarcati nell’arduo compito di sviluppare armi nucleari e missili balistici: per proteggersi da possibili attacchi degli Stati Uniti. Ciò significa che non appena la Corea democratica non si sentirà più minacciata dagli Stati Uniti, armi nucleari e missili balistici diventeranno inutili e potranno essere eliminati”. Kim Jong-un l’ha ribadito nei colloqui con Xi Jinping, “Finché le parti interessate aboliranno le politiche ostili e rimuoveranno le minacce alla sicurezza della Corea democratica, non è necessario che la Corea democratica sia uno Stato nucleare e la denuclearizzazione può essere realizzata”. Il compito difficile è chiudere “le politiche ostili e le minacce alla sicurezza della Corea democratica” dagli Stati Uniti. A tal fine, Corea democratica e Cina ora collaborano. La Corea del Sud vi si è unita, e la Russia dovrà. Il vertice Kim-Trump è la possibilità per gli Stati Uniti di unirsi al processo ed evitare di essere esclusi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La teoria di Marx brilla ancora nella verità

Libya 360 4 maggio 2018Il Presidente Xi Jinping, Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista cinese e Presidente della Commissione Militare Centrale, interviene alla conferenza per il 200° anniversario della nascita di Karl Marx nella Sala Grande del Popolo, a Pechino, capitale della Cina, 4 maggio 2018.
Due secoli dopo, nonostante gli enormi e profondi cambiamenti nella società umana, il nome di Karl Marx è ancora rispettato in tutto il mondo e la sua teoria brilla ancora con la luce scintillante della verità, dichiarava il Presidente Xi Jinping. Xi, Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC) e Presidente della Commissione Militare Centrale, interveniva al grande raduno a Pechino per celebrare il 200° anniversario della nascita di Marx. Xi ha detto che Marx è “l’insegnante della rivoluzione del proletariato e dei lavoratori di tutto il mondo, il principale fondatore del marxismo, creatore dei partiti marxisti, esploratore del comunismo internazionale e massimo pensatore dei tempi moderni“. “Oggi, abbiamo questo grande raduno venerando la celebrazione del 200° anniversario della nascita di Marx, per ricordarne il grande carattere e le azioni storiche e rivedere il suo nobile spirito e o suoi brillanti pensieri“, dichiarava Xi. Con nobili ideali e senza paura di difficoltà o avversità, Marx si dedicò a perseverare la lotta per la liberazione dell’umanità, scalando il picco del pensiero nella sua ricerca della verità, e nell’incessante lotta per rovesciare il vecchio mondo e stabilirne un nuovo, affermava Xi. Marx non è solo una grande figura che ha sopportato il peso del mondo, ma anche una persona comune con la passione per la vita, sincero e fedele all’amicizia, dichiarava Xi. Il bene spirituale più prezioso e influente che Marx ci ha lasciato è la teoria scientifica che porta il suo nome: il marxismo. Come un’alba spettacolare, la teoria ha illuminato il percorso dell’esplorazione dell’umanità della legge della storia e della ricerca per la propria liberazione. “Il pensiero e la teoria di Marx sono dei suoi tempi e vanno oltre i suoi tempi“, affermava Xi. “Sono l’essenza dello spirito di quei tempi e l’essenza dello spirito di tutta l’umanità“. Xi dichiarava che il marxismo è una teoria scientifica che rivela la regola dello sviluppo della società umana in modo creativo. Avendo sviluppato la concezione materialista della storia e della teoria del plusvalore, Marx ha mostrato come l’umanità passerà dal regno della necessità al regno della libertà e la via al popolo per realizzare libertà e liberazione, dichiarava Xi. Il marxismo, la prima ideologia della liberazione del popolo, è teoria del popolo. “Il marxismo, per la prima volta, esplorò la strada per la libertà dell’umanità e la liberazione del popolo, e indicò la direzione, con la teoria scientifica, verso una società ideale senza oppressione o sfruttamento, dove ogni persona avrebbe goduto di uguaglianza e libertà“, dichiarava Xi. Notando che la praticità è una caratteristica prominente del marxismo, rendendola diversa dalle altre teorie, Xi indicava che il marxismo è una teoria della pratica che dirige il popolo nel cambiare il mondo. È una teoria aperta che si sviluppa costantemente e si trova sempre alla frontiera dei tempi, aveva detto Xi. “Ecco perché resta sempre giovane esplorando le nuove questioni nello sviluppo dei tempi e rispondendo alle nuove sfide per la società umana“.
Il Segretario Generale indicava che nei 170 anni dalla pubblicazione del Manifesto dei Comunisti, il marxismo si è diffuso in tutto il mondo, senza rivali nella storia dell’ideologia umana per ampiezza e profondità per influenza. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, si formarono numerosi Paesi socialisti, indicava Xi, sottolineando che la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, in particolare, ha notevolmente aumentato la forza del socialismo nel mondo. “Ci saranno state battute d’arresto nello sviluppo del socialismo nel mondo, ma la tendenza generale dello sviluppo della società umana non è mai cambiata, e non cambierà mai“, dichiarava Xi. “Il marxismo non ha solo cambiato profondamente il mondo, ma anche la Cina“. I riflessi della Rivoluzione d’Ottobre in Russia portarono il marxismo-leninismo in Cina, sottolineandone la direzione, offrendo una scelta completamente nuova al popolo cinese nella lotta per sopravvivere e creando la scena della nascita del PCC. Dalla nascita, il PCC ha combinato i principi fondamentali del marxismo con la realtà della rivoluzione e della costruzione cinese, trasformando la nazione cinese da “uomo malato dell’Asia orientale” a uno che si è alzato, riunito e guidato il polo attraverso una lunga lotta. “Questa tremenda trasformazione è la prova concreta che solo attraverso il socialismo possiamo salvare la Cina”, notava Xi. Sin dalla riforma e apertura, il PCC ha combinato i principi fondamentali del marxismo con la realtà della riforma ed apertura cinesi, e la nazione che si è innalzata è diventata ricca. “Questa tremenda trasformazione è la prova concreta che solo attraverso il socialismo con caratteristiche cinesi possiamo sviluppare la Cina“, indicava Xi. Nella nuova era, il PCC combinava ancora una volta i principi fondamentali del marxismo con la realtà della Cina di questa nuova era, unendo e guidando il popolo per “intraprendere la grande lotta, costruire il grande progetto, far avanzare la grande causa e realizzare il grande sogno”. La nazione cinese è arrivata ad abbracciare una trasformazione tremenda, poiché chi è diventato ricco ora diventa forte. “Questa straordinaria trasformazione è una prova inequivocabile che solo aderendo e sviluppando il socialismo con le caratteristiche cinesi possiamo realizzare la rigenerazione nazionale“, ha detto Xi. “E’ perfettamente giusto per la storia e il popolo scegliere il marxismo, così come per il PCC scrivere il marxismo sulla propria bandiera, aderire al principio della combinazione dei principi fondamentali del marxismo con la realtà cinese e adattare continuamente il marxismo al contesto e ai tempi cinesi“.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il più grande attore nella storia del mondo

Alastair Crooke, SCF 01.05.2018John Mauldin ci offre un aneddoto molto pertinente sulla Cina: “Negli anni ’90, Robert Rubin, segretario del Tesoro sotto Bill Clinton, stava negoziando i termini in base ai quali la Cina sarebbe stata ammessa nell’Organizzazione mondiale del commercio. Le mie fonti dicono che in sostanza stava chiedendo molte delle stesse cose che Trump vuole ora… Ma nel 1998, nel mezzo dello scandalo di Monica Lewinsky, Clinton voleva una “vittoria” (non diversamente dall’attuale presidente). E Rubin non la consegnò, tenendo ferma la richiesta di accesso al mercato e garanzie sulla proprietà intellettuale, ecc. Clinton poi tolse i negoziati cinesi a Rubin e li diede alla segretaria di Stato Madeleine Albright con le istruzioni da seguire. Non essendo esperta di commercio, Albright non ha compreso i problemi sottostanti. I cinesi si sono resi conto che stava giocando una mano debole e si è mantenuta ferma. Per farla breve, le mie fonti dicono che ha effettivamente ceduto. Clinton ha ottenuto la sua “vittoria” e siamo rimasti bloccati con un pessimo accordo commerciale. Quando Trump sostiene che siamo stati snookered in un pessimo accordo commerciale, ha ragione, anche se mi chiedo se capisca la storia. Forse qualcuno gli ha dato lo sfondo, ma non è mai uscito in nessuno dei suoi discorsi. L’accesso all’OMC, finalmente avvenuto nel 2001, consentì alla Cina di iniziare a conquistare i mercati con mezzi legali e di accedere alla proprietà intellettuale degli Stati Uniti senza pagare… Questo fa la differenza ora? Probabilmente no… Ma porta alla rivalità di cui abbiamo parlato. È possibile che Stati Uniti e Cina restino in un’organizzazione come l’OMC? Trump sembra dubitarne, poiché ha minacciato di ritirarsene. Potremmo, un giorno, guardare a questo periodo di unico corpo al governo del commercio internazionale come aberrazione, un bel sogno mai realizzato. Se è così, preparatevi a qualche grande cambiamento”. Questo è il punto cruciale di una delle più grandi questioni geopolitiche d’Europa e USA. Mauldin ci dà ciò che l’opinione generale ritiene, “nonostante alcune retoriche, non credo che Trump sia ideologicamente contro il commercio. Penso che voglia solo una “vittoria” statunitense ed è flessibile su ciò che significa“. Sì, Trump probabilmente finirà per fare ‘come Clinton’, ma gli USA non hanno un’alternativa realistica se non accettare una Cina in crescita? Il mondo è cambiato dall’era Clinton: non si tratta più solo di litigare sulle ragioni dello scambio. Xi Jinping è all’apice del sistema politico cinese. La sua influenza ora permea ad ogni livello. È il leader più potente dal Presidente Mao. Kevin Rudd (ex-primo ministro australiano e vecchio studente della Cina) osserva che “nulla di tutto questo è per deboli di cuore… Xi è cresciuto nella politica del partito cinese condotta ai vertici. Attraverso suo padre, Xi Zhongxun… ha conseguito la “masterclass” non solo su come sopravvivere, ma anche come vincere. Per questi motivi, ha dimostrato di essere il politico più formidabile della sua era. È riuscito a impedire, aggirare, battere quindi rimuovere ciascuno degli avversari politici. Il termine educato per questo è consolidamento del potere. In ciò, ha sicuramente avuto successo“. Ed ecco il problema: il mondo che Xi immagina è del tutto incompatibile con le priorità di Washington. Xi non è solo più potente di qualsiasi altro predecessore da Mao, lo sa e intende lasciare il segno nella storia mondiale. Si equipara, o addirittura supera, Mao. Lee Kuan Yew, che prima della morte nel 2015 era il principale osservatore della Cina al mondo, diede una risposta esplicita sulla straordinaria traiettoria della Cina negli ultimi 40 anni: “La dimensione del peso della Cina nell’equilibrio mondiale è tale che il mondo deve trovarne un nuovo. Non è possibile fingere che questo sia solo un altro grande attore. Questo è il più grande attore nella storia del mondo“.
Il 2021 segnerà il centenario della fondazione del Partito Comunista Cinese e Xi intende chiaramente che quell’anno la Cina mostri i risultati raggiunti dai suoi primi obiettivi secolari. A quel punto, la Cina si aspetta di essere l’economia più potente del mondo (e lo è già, secondo la parità del potere d’acquisto), e potenza emergente mondiale politica e militare. Secondo Richard Haas, presidente del Consiglio per le relazioni estere degli Stati Uniti, “l’ambizione a lungo termine della Cina è smantellare il sistema di alleanze USA in Asia, sostituendolo con un ordine di sicurezza regionale più benevolo (per Pechino) in cui gode di un posto privilegiato, e idealmente do una sfera d’influenza commisurata al suo potere“. (Caso mai, Haas potrebbe sottovalutare la cosa). Per raggiungere il primo dei due obiettivi secolari (il secondo entro il 2049), la Cina ha un importante filone economico, un filone economico/politico e uno politico/militare per raggiungere gli obiettivi. Il Made in China 2025 è una politica industriale che riceve massicci finanziamenti statali su ricerca e sviluppo (232 miliardi di dollari nel 2016), compresa l’integrazione esplicita del doppio uso nell’innovazione militare. Il suo obiettivo principale, oltre a migliorare la produttività, è fare della Cina il “leader tecnologico” del mondo, e diventare per il 70% autosufficiente in materiali e componenti chiave. Questo potrebbe essere ben noto in teoria, ma forse il passaggio all’autosufficienza di Cina e Russia suggerisce qualcosa di più duro. Questi Stati passano dal modello classico del commercio liberale a uno economico basato sull’autonomia guidata dallo Stato (come sostenuta da economisti come Friedrich List, prima di essere eclissata dalla prevalenza del pensiero di Adam Smith). Il secondo polo della politica è la famosa iniziativa “Cintura e strada” che collega la Cina all’Europa. L’elemento economico, tuttavia, è spesso deprecato in occidente come “semplice infrastruttura”, anche se su larga scala. La sua concezione, piuttosto, rappresenta un colpo diretto al modello economico occidentale, iper-finanziario. In una nota osservazione critica diretta alla forte dipendenza della Cina dallo sviluppo di tipo occidentale guidato dal debito, un autore anonimo (che si pensa fosse Xi o un suo vicino), notava (con sarcasmo) l’idea che i grandi alberi possano essere coltivati “nell’aria”. Vale a dire: che gli alberi devono avere radici e crescere nel terreno. Invece che dall’attività ‘virtuale’ finanziaria dell’occidente, l’attività economica reale deriva dall’economia reale, con le radici piantate nella terra. ‘Cintura e strada’ è proprio questo: inteso come primo catalizzatore dell’economia reale. L’aspetto politico, ovviamente, è evidente: creerà un immenso blocco di influenza (Remimbi) e commerciale, ed essendo basato sulla terra, sposterà il potere strategico dal dominio occidentale sul mare alle rotte terrestri su cui le forze militari convenzionali occidentali hanno potere limitato, così come trasferirà il potere finanziario dal sistema del dollaro al Remimbi e ad altre valute.
L’altro aspetto, che ha ricevuto meno attenzione, è il modo in cui Xi è riuscito a mettere insieme i suoi obiettivi con quelli della Russia. Inizialmente prudente nei confronti del progetto “Cintura e strada” quando Xi lo lanciò nel 2013, il Cremlino era tesa per via del colpo di Stato occidentale contro i suoi interessi in Ucraina, e il piano congiunto USA-Arabia Saudita per far crollare il prezzo del petrolio (l’Arabia Saudita voleva fare pressione sulla Russia ad abbandonare Assad e gli Stati Uniti indebolire il Presidente Putin, indebolendo rublo e finanze del governo). Così, nel 2015, il Presidente Putin aveva promesso un collegamento tra Unione economica eurasiatica della Russia e Cintura economica della Via della Seta della Cina, e due anni dopo Putin era ospite d’onore del vertice ‘One Belt, One Road‘, tenutosi a Pechino. Ciò che è interessante è il modo in cui la Russia integrava la visione di Xi nel proprio pensiero della “Grande Eurasia”, concepito come antitesi all’ordine mondiale finanziario dagli statunitensi. Il Cremlino, ovviamente, sa bene che nel campo commerciale e finanziario, la posizione della Russia in Eurasia è molto più debole di quella della Cina. (L’economia cinese otto-dieci volte quella russa). I punti di forza cruciali della Russia sono tradizionalmente nei settori politico-militare e diplomatico. Quindi, lasciando le iniziative economiche alla Cina, Mosca si batte nel ruolo di capo architetto dell’architettura politica e di sicurezza eurasiatica, un concerto tra le maggiori potenze asiatiche e produttrici di energia.
Il Presidente Putin ha, in un certo senso, trovato simmetria e complementarità nella politica di Xi della ‘Cintura e strada’ (un equilibrio asimmetrico russo, se si vuole, alla mera forza economica di Xi) nella sua ‘Una Mappa; tre regioni’, Bruno Maçaes scrisse: “Nell’ottobre 2017, l’amministratore delegato di Rosneft, Igor Sechin, fece l’insolito passo di presentare un rapporto geopolitico sugli “ideali dell’integrazione eurasiatica” a un pubblico a Verona, in Italia. Una delle mappe proiettate sullo schermo durante la presentazione mostrava il supercontinente, quello che i circoli russi chiamano “Grande Eurasia”, diviso tra tre regioni principali. Per Sechin, la divisione cruciale non è tra Europa e Asia, ma tra regioni di consumo energetico e regioni di produzione di energia. I primi sono organizzati sui limiti occidentale e orientale del supercontinente: l’Europa, compresa Turchia ed Asia Pacifico, inclusa l’India. Tra di essi troviamo tre regioni di produzione di energia: Russia e Artico, Caspio e Medio Oriente. È interessante notare che la mappa non spezza queste tre regioni, preferendo tracciare una linea di delimitazione attorno alle tre regioni. Sono contigue, formando così un unico blocco, almeno da una prospettiva puramente geografica”. “La mappa, osserva Maçaes, “illustra un punto importante sulla nuova immagine di sé della Russia. Dal punto di vista della geopolitica energetica, Europa e Asia-Pacifico sono perfettamente equivalenti, fornendo fonti alternative alla domanda di risorse energetiche… E, considerando le tre aree (che la mappa) delimita, diventa evidente che due di esse sono già guidate e organizzate da un attore principale: la Germania nel caso dell’Europa; e la Cina per l’Asia-Pacifico“. È da questa prospettiva che deve essere compreso il rinnovato interesse e intervento della Russia in Medio Oriente. Consolidando tutte e tre le regioni produttrici di energia sotto la sua guida, la Russia può essere in vera parità con la Cina nel plasmare il nuovo sistema eurasiatico. I suoi interessi sono ora più decisivi nell’organizzare una volontà politica comune per la regione centrale della produzione di energia, piuttosto che nel recuperare i “vecchi desideri” di far parte dell’Europa. E la “volontà politica” è anche il progetto di Xi: considerando che una volta che la Rivoluzione Culturale di Mao cercò di spazzare via il passato della Cina e sostituirlo con il “nuovo socialista” del comunismo, Xi sempre più rappresenta il partito da erede e successore di un impero di 5000 anni che ceduto il basso solo al predone occidentale, scrive Graham Allison, autore di Destined for War: Can America e China Escape Thucydides’s Trap? Così il Partito ha evocato passate umiliazioni per mano del Giappone e dell’Occidente “per creare un senso di unità che si era fratturato e per definire un’identità cinese fondamentalmente in contrasto con la modernità americana“. Infine, Xi si è impegnato a rendere di nuovo forte la Cina. Crede che un esercito che “possa combattere e vincere guerre” sia essenziale per realizzare ogni altra componente del “ringiovanimento” della Cina. Gli USA hanno più “struttura” militare della Cina, ma Mosca ha armi tecnologicamente migliori, anche se la Cina recupera velocemente al riguardo sull’occidente. La diretta cooperazione strategica strategica tra Cina e Russia (la Cina era indietro alla Russia militarmente e politicamente) era evidente nella recente spinta dell’infowar di Stati Uniti e Regno Unito, Skripal e armi chimiche in Siria, contro la Russia. Agendo come deterrenza all’azione militare statunitense intrapresa contro uno o l’altro Stato.
A Washington ci sono, a differenza di Pechino, diverse voci che tentano di definire l’interazione con la Cina. Trump è stato il più forte, ma ci sono anche gli ideologi che chiedono un ritorno fondamentale alle ragioni dello scambio e dei diritti di proprietà intellettuale. Ma anche le forze armate statunitensi sono fermamente convinte che gli Stati Uniti debbano rimanere l’egemone militare nella regione Asia-Pacifico e che alla Cina non può essere permesso cacciare gli USA. C’è tuttavia una rara unità a Washington tra ‘think tankers’ e i due principali partiti politici su un punto, e un solo punto: che la Cina è la “Numero uno” delle minacce alle regole “dettate dagli statunitensi” alla base dell’ordine globale… e dovrebbe essere ridimensionata. Ma cosa, tra gli obiettivi della Cina delineati sopra, gli Stati Uniti pensano di poter in qualche modo “ridurre” e “ridimensionare” nel modo più sostanziale la Cina, senza entrare in guerra? Realisticamente, Xi potrebbe concedere a Trump delle concessioni minori (ad esempio su proprietà e proprietà intellettuale) per consentigli di rivendicare una “vittoria” (cioè fare di nuovo “come Clinton”) e acquistare qualche anno di fredda pace economica, mentre gli Stati Uniti continuano ad accumulare disavanzi commerciali e di bilancio. Ma alla fine, dovranno decidere di adattarsi alla realtà o rischiare la recessione nel migliore dei casi, o la guerra nel peggiore. Sarà difficile economicamente e geopoliticamente, soprattutto dato che chi sostiene di conoscere Xi, sembra convinto che oltre a voler riportare la Cina ad essere il ‘più grande attore nella storia del mondo’, aspiri anche a colui che finalmente riunisce la Cina: includendo non solo Xinjiang e Tibet sulla terraferma, ma anche Hong Kong e Taiwan. Gli USA possono assorbire culturalmente il pensiero che Taiwan ‘democratica’ sia militarmente unita alla Cina? Potrebbero scambiarlo con una soluzione sulla Corea democratica? Appare improbabile.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La fine dell’impero del dollaro

Wim Dierckxsens e Walter Formento, Kontra Info, 25/4/2018L’impero del dollaro volge al termine. Il dollaro sta per compiere una ritirata notevole. Nel 1944-1945 il dollaro-oro fu imposto dopo che gli Stati Uniti (USA) furono tra i vincitori della Seconda Guerra Mondiale ed imposero la propria moneta al Regno Unito, sostituendo la sterlina come valuta di riferimento mondiale. All’inizio degli anni settanta la crisi del dollaro-oro (che si trascinava dal 1967) pose fine al dollaro basato sull’oro; tuttavia, l’accordo ottenuto dall’ex-segretario di Stato Henry Kissinger e dalla Casa dei Saud permise la nascita del cosiddetto petrodollaro. Il petrodollaro era la moneta che esprimeva gli interessi delle multinazionali statunitensi già inglobanti Europa e Giappone. In realtà, il petrodollaro non è la valuta nazionale del capitale industriale statunitense, perché le multinazionali statunitensi dominavano produzione, commercio mondiale e consumo globale del petrolio. Per tale ragione poterono concordare e imporre la nuova valuta di riferimento mondiale, il petrodollaro, strumento d’estorsione che costringe tutti i Paesi a scambiare produzione e lavoro reali con una moneta creata dal mero debito e senza base. Oggi sempre più Paesi vedono il predominio del dollaro come ostacolo alla sovranità e al buon sviluppo nell’economia globale, mostrandone l’attuale crisi d’egemonia. Nel recente passato, Paesi relativamente piccoli come Iraq e Libia furono invasi quando cercarono di negoziare petrolio al di fuori del perimetro del dollaro, e oggi c’è la minaccia d’invadere il Venezuela perché ha deciso di negoziare il petrolio al di fuori del campo del dollaro. È necessario sapere che in questa congiuntura i Paesi BRICS multipolari, con la Cina in testa, asse dalla maggiore crescita economica degli ultimi anni, hanno seriamente pensato di lanciare il petroyuan-oro come valuta di riferimento mondiale. Con l’ascesa di questo rivale, abbastanza forte su diversi piani, per la prima volta dal 1944 sarà possibile parlare correttamente di imminente fine del dollaro come valuta dominante, poiché ha già perso l’egemonia. Il petroyuan-oro è un piano valutario mondiale che non si basa solo sulla più importante materia prima, il petrolio, ma anche sull’oro, cosa che gli Stati Uniti non possono più fare. Il suo vantaggio è nell’essere il piano monetario delle economie più dinamiche e maggiori produttrici e compratrici di oro, formando riserve d’oro gigantesche per sostenere lo yuan, che da solo non potrebbe avanzare ed imporsi.
Il 26 marzo 2018, dopo aver posticipato più volte, la Cina finalmente decise di lanciare sull’International Energy Exchange lo schema di scambio petroyuan-oro, producendo un cambiamento fondamentale del sistema monetario internazionale. Tutti gli esportatori di petrolio verso la Cina dovranno accettare la valuta cinese, lo yuan, in cambio del petrolio. Come incentivo, vi è l’offerta cinese di convertire lo yuan in oro. Inoltre, la borsa di Hong Kong emetterà contratti a termine in yuan, nel commercio del petrolio, anche convertibili in oro. Gli esportatori di petrolio potranno persino ritirare tali certificati d’oro al di fuori della Cina, cioè il petrolio potrà essere pagato anche presso le cosiddette “Bullion Banks” di Londra. Con l’introduzione del petroyuán, si ha la maggiore sfida diretta al dollaro, finora valuta dominante mondiale nei contratti petroliferi. La strategia multipolare della Cina non sarà attaccare frontalmente il sistema del petrodollaro, ma indebolirlo progressivamente per fare sì che yuan ed altre valute come euro, yen, ecc. diventino essenziali come il dollaro, cioè costruire il mondo multipolare delle valute. Esistono accordi tra Banca centrale cinese (PBoC) e Banca centrale dell’Unione europea (BCE) per consentire scambi diretti tra yuan ed euro, firmando accordi per consentire a entrambe le valute di rafforzarsi reciprocamente ed incoraggiare la compenetrazione dei sistemi finanziari di entrambe le regioni. Quanto sopra è il chiaro segnale che l’Unione Europea mantiene la porta aperta all’integrazione nel mondo multipolare. Non solo c’è la minaccia esterna al dollaro, il peggiore pericolo, a nostro avviso, risiede negli stessi Stati Uniti. Il capitale finanziario globalista fa di tutto per far crollare il mercato azionario e attribuirlo alle “forze del mercato”, utilizzando i propri conglomerati mediatici in tale golpe del potere morbido della manipolazione. Il globalismo finanziario può portare a una crisi economica finanziaria mai vista dal 1930. La crisi della grande bolla dai tempi di Alan Greenspan, che assunse la presidenza della Federal Reserve (Fed) nel 1987 e la lasciò a febbraio 2006, crisi che oggi si tenta di attribuire, con tutti i mezzi, alla “cattiva” amministrazione del governo Trump.
Il Partito Democratico degli Stati Uniti, vero rappresentante politico del capitale finanziario globalizzato, vi troverebbe il momento opportuno per imporre l’impeachment del presidente Trump. Così il globalismo finanziario potrebbe non solo attaccare Trump e i funzionari che esprimono l’interesse del continentalismo finanziario USA e dei capitali nazionali emarginati dai globalisti, ma prenderebbe il controllo del governo degli Stati Uniti, imponendo la valuta globale della Banca di Basilea, la banca delle banche centrali del mondo, sotto il pieno controllo del capitale finanziario globalizzato, specificatamente sotto l’egemonia dell’impero dei Rothschild.Traduzione di Alessandro Lattanzio