Come Soros controlla la censura sulle ‘Fake News’

Thibault Kerlirzin Soros Connection 18 febbraio 2017soros-foundationsL’articolo di Jerome Corsi d’Infowars può sembrare incompleto per il lettore italiano, in genere meno informato di quello di Infowars su George Soros, le sue azioni e reti. Definiamo alcuni punti sui nomi citati. Qui, First Draft (Prima bozza).
L’articolo d’Infowars riporta la partnership tra Google News Lab e First Draft (First Draft News): “In un comunicato stampa del 6 febbraio 2017, Google annuncia a Parigi la partnership tra Google News Lab e First Draft per aiutarel’elettorato francese a capire a chi e cosa credere nel flusso sui loro social network, ricerche sul web e consumo di notizie in generale nei prossimi mesi“. First Draft è una società di tecnologia, finanziata da Google News Lab dal giugno 2015, con l’obiettivo di monitorare le informazioni on-line “per sensibilizzare l’opinione pubblica e far fronte alle sfide a fiducia e verità nell’informazione digitale”. E’ interessante, soprattutto se ci si riferisce (a condizione d’integrarlo sistematicamente) alla rete dei partner di First Draft. [1] Il lettore curioso sarà interpellato dalla presenza dei decoder, iniziativa censorea (con il loro “Decodex” lungi dal rispettare il Codice Etico del Giornalismo del 2011), già colti a spacciare “notizie false”, officianti nel giornale Le Monde, la cui sezione africana, si ricordi, è un partner dell’Iniziativa Open Society per l’Africa occidentale (OSIWA). [2] Vi sono inclusi anche AFP e France Télévisions. In altre parole: fino a che punto il “giornalismo” francese è in combutta con la rete di Soros, e quanto rischierà d’influenzare la campagna presidenziale? Se non si abbiamo la pretesa di rispondere, segnaliamo la presenza di organizzazioni partner di First Draft legate all’Open Society, che non fa parte della rete di First Draft. Tuttavia, vi sono diverse organizzazioni sorosiane o finanziate da George Soros (alcune possono esserci sfuggite).
1) IFCN (International Fact-Checking Network) è un ramo dell’Istituto per gli studi dei media Poynter, finanziato da alcuni attori influenti come Fondazione Bill & Melinda Gates, Google, spie della NED (National Endowment for Democracy), Omidyar Network, il solito partner di Soros (nel 2008, Google, Omidyar e Fondo Soros lo sviluppo economico investirono 17 milioni di dollari in India per lanciarvi la “Compagnia d’investimento per le piccole e medie imprese” [3]) e ben inteso la stessa Open Society. [4]
2) Global Voices ha diversi donatori, tra cui Open Society e Google. [5] Ci sono anche la Fondazione Ford, Omidyar Network e il Fondo per l’investimento per lo sviluppo dei media, che a sua volta riceve sussidi dall’Open Society. [6] Il direttore di Global Voices è Ivan Sigal. [7] La sua breve presentazione sul sito non lo dice, ma presiede il comitato consultivo del progetto fotografico documentario dell’Open Society. [8] Sempre su Global Voices, rivela nella presentazione che ha trascorso “10 anni di lavoro per sviluppare i media nell’ex-Unione Sovietica (mettendo una pulce nell’orecchio, cf. Underwriting Democracy du Soros) e in Asia“, senza fornire ulteriori dettagli. La biografia sul sito dell’Open Society segnala che in questi anni ha lavorato per Internews. I donatori e partner attuali d’Internews (e quindi di NewsThatMoves) sono quasi esclusivamente anglo-statunitensi: Open Society e Google, naturalmente, John e Catherine MacArthur Foundation, Rockefeller (Brothers Fund, Family&Associates, Fondazione), IOM, NED, National Democratic Institute (NDI), l’influente think-tank Freedom House, i quattro rami di USAID (USAID classico, Ufficio gestione dei conflitti e mitigazione, Ufficio di assistenza nei disastri esteri e Ufficio iniziative di transizione), tre rami del dipartimento di Stato Stati Uniti, Banca mondiale, OMS e nove filiali delle Nazioni Unite. [9] In altre parole: probabilmente l’organizzazione strategica di certi interessi. Notiamo anche che Internews è dietro il blog NewsThatMove[10], dedicato all’assistenza attiva ai migranti e dai contenuti simili al blog W2EU.

Ivan Sigal

Ivan Sigal

3) Politifact. La sezione Global News è di fatto un partenariato con Africa Check. Questa ONG, il cui slogan è, non ridete, “separare i fatti dalla finzione”, ha l’Open Society Foundations tra i suoi partner. [11] Vi sono sempre ONG di Soros tra i donatori di Africa Check, attraverso vari capitoli: FOSI (Foundation Open Society Institute), OSF-SA (Open Society Foundation Sud Africa), OSISA (Iniziativa Open Society per l’Africa del Sud) e OSIWA (Iniziativa Open Society per l’Africa occidentale). [12] Google e Omidyar Network sono sempre presenti.
4) Il “giornalismo cittadino” Rappler. Soros ha chiaramente finanziato tale organizzazione. Tuttavia, nel 2015, Rappler Holdings Corporation (società madre) ottenne un investimento dal North Base Media, un “Fondo per il giornalismo indipendente” creato da tre giornalisti, tra cui Sasa Vucinic “fondatore ed ex-direttore del Fondo d’investimento per sviluppare i media, finanziato da Soros“. [13]

Sasa Vucinic

Sasa Vucinic

5) FakeNews.org è diventato PR Watch [14], del Centro per i media e la democrazia di cui Open Society è stato uno dei finanziatori [15]; 200000 dollari in due anni nel 2010. [16] Dei quattro finanziatori attuali di PR Watch, va segnalata la Fondazione Rockefeller Family.
6) Reveal, un progetto del Center for Investigative Reporting, finanziato da un gran numero di persone ed organizzazioni, tra cui Open Society e Google News Lab. [17]
7) Amnesty International. Open Society ha finanziato tale ONG ripetutamente. Nel 2008, gli diede una borsa di studio di 750000 dollari per tre anni [18]; nel 2009, 125000 dollari [19]; nel 2013, 500000 dollari [20]; 250000 nel 2014. [21] Ma si nota soprattutto il gran numero di ex-membri di Amnesty International ora passati all’Open Society, e viceversa: James Logan [22], Michael Heflin [23], Erica Razook [24], Jamie Wood [25], Catherine Pellegrino [26], Anna Neistat (non n’è membro, ma è la direttrice sororisana dei programmi di Human Rights Watch per tredici anni ed oggi è la direttrice per la ricerca di Amnesty international) [27], Duncan Wilson [28], Eleanor Nolan [29], Rachel Bugler [30], Rosalind McKenna [31], Eric Ferrero [32], Deborah Guidetti (passata anche da EPIM) [33], Christina Zampas [34], Deprose Muchena (ex dell’USAID) [35], Widney Brown [36]… la lista sembra infinita.

Anna Neistat

Anna Neistat

8) Witness. Nota: l’ex-direttrice esecutiva (dal marzo 1998 al novembre 2007 [37] ) non è altri che Gillian Caldwell, l’attuale CEO sorosiano di Global Witness [38], di cui abbiamo già ricordato che Open Society è il più generoso finanziatore. Caldwell ha lavorato a lungo con le reti di Soros come partner dell’Open Society Institute in Global Survival Network, di cui fu co-direttrice dall’agosto 1995 al maggio 1998 (il 20-24 giugno 1998, Open Society Institute/Soros Foundation e Global Survival Network organizzarono una conferenza insieme [39]), e direttrice esecutiva dell’ONG Witness (sempre finanziata da Open Society e Google News Lab [40]). La presentazione di Gillian Caldwell descrive Witness come “co-fondata dal musicista Peter Gabriel che usa il potere del video per aprire gli occhi del mondo sugli abusi dei diritti umani“. Questa ONG ringrazia i suoi generosi donatori, come Open Society Foundations (e Fondazione Ford, Fondazione MacArthur e Fondazione Oak). [41] In parallelo, diversi membri, presenti o passati, di Witness lavorano o hanno lavorato per l’Open Society: Cwinston [42], Kasia Malinowska-Sempruch [43], Sameer Padania [44], Bryan Nunez [45]… e l’ONG ha già organizzato eventi con membri dell’organizzazione di Soros o direttamente con essa: Alison Cole [46], Eyewitness Media Hub [47], il gruppo di lavoro “Linee guida dell’ONG per l’accertamento dei fatti” [48], ecc. Nel 2009, anche Witness e Open Society Justice Initiative produssero un cortometraggio, Il dovere di proteggere, sul processo a Lubanga Dyilo. [49] Tuttavia, le relazioni sulle attività (l’ultima risale al 2013 [50]) non menzionano sovvenzioni dall’Open Society, che quindi saranno posteriori.

Gillian Caldwell

Gillian Caldwell

9) ProPublica, società di giornalismo sempre finanziata da Open Society. [51] L’ONG di Soros è particolarmente oscura e non ha detto nulla sulle sovvenzioni per ProPublica, ma è il modulo IRS 990 (modulo fiscale) a cui riferirsi per la lista completa delle donazioni ricevute da Soros: 250000 nel 2010 [52]; 125000 nel 2011 [53]; 300000 nel 2012. [54] Le relazioni annuali dell’organizzazione confermano anche il sostegno di Open Society nel 2014 [55] e nel 2015. [56] Inoltre, ProPublica è un membro del Global Investigative Journalism Network (Gijn) finanziato da Open Society e Google. [57] Il presidente e fondatore di ProPublica è Herbert Sandler [58], generoso mecenate dei sorosiani di Human Rights Watch [59] e MoveOn.org. [60]

Herbert Sandler

Herbert Sandler

10) The Associated Press è influenzato dai sorosiani tramite una partnership con ProPublica, “Associated Press ha annunciato oggi un programma per promuovere il giornalismo investigativo senza scopo di lucro, con articoli dei membri di ProPublica da ripubblicare. Il contenuto sarà distribuito ai membri dell’Associated Press, cioè sostanzialmente a tutti i maggiori quotidiani nazionali, tramite il sistema di distribuzione AP Exchange. I membri di AP potranno usare liberamente gli articoli che, oltre che da ProPublica, proverranno da Center for Investigative Reporting, Center for Public Integrity ed Investigative Report Workshop“. [61] Queste tre organizzazioni sono sempre finanziate da Open Society.
11) Facebook, di cui Soros è azionista attraverso il suo Soros Fund Management, ne ha appena acquisito 353686 azioni (oltre ad aumentare la quota al 59,1% di Alphabet, la società che gestisce Youtube ed altro partner di First Draft, e di Gmail di Google). [62]
Riguardo i partner donatori di First Draft:
12) Eyewitness Media Hub è stato partner più volte di Open Society. [63][64]
Per scopi pratici, ancora una volta.soros-first-draft1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’attacco chimico a Ghuta: dove sono finiti i bambini?

Oriental Review 20 settembre 2013

al-ghoutaIl rapporto delle Nazioni Unite, pubblicato all’inizio di questa settimana, sul presunto utilizzo di armi chimiche nella zona di Ghuta a Damasco, il 21 agosto 2013, ha chiarito molte questioni ma ha lasciato senza risposta le domande fondamentali: chi ha compiuto l’attacco e chi sono le vittime?
Il gruppo di ispettori delle Nazioni Unite guidato dal prof. Ake Sellstrom, sostiene di aver raccolto “prove convincenti dell’utilizzo di razzi superficie-superficie contenenti gas nervino Sarin...”, razzi del calibro di 140 mm sarebbero stati lanciati da una località non specificata, da qualche parte “nel nord-ovest.” Il rapporto indica che il gruppo di ispettori fosse protetto da forze dell’opposizione nei siti di indagine e che tali aree “…erano state visitate da altri individui, sia prima che durante l’indagine“. Si afferma inoltre che “frammenti e altre possibili prove sono chiaramente state manipolate prima dell’arrivo della squadra investigativa.” Gli esperti si sono inoltre lamentati del “periodo di tempo assai limitato per condurre un’indagine dettagliata”.
Secondo una ricerca di New Oriental Outlook, il calibro dei razzi suggerisce che un lanciarazzi multiplo di fabbricazione sovietica BM-14, da 140 mm, sia stato probabilmente utilizzato per bombardare Ghuta orientale. Questo lanciarazzi, progettato nel 1951, in precedenza faceva parte dell’arsenale dell’esercito siriano, fino a quando non fu sostituito decenni fa dai più recenti lanciarazzi BM-21 (Grad, calibro 122 mm, progettato nel 1963) e Tipo 63 (da 107 mm) di fabbricazione cinese. Tuttavia, solo i vecchi BM-14 sono ampiamente disponibili nella regione e sono stati utilizzati, per esempio, dai ribelli algerini negli anni ’90 e dai taliban nel 2000. Sono molto compatti e potrebbero facilmente esser stati segretamente trasportati in una qualsiasi posizione, quella notte fatale, anche nella zona controllata dalle forze governative. Pertanto la posizione presunta della piattaforma di lancio è insignificante, quando si sarebbe potuto utilizzare un qualsiasi punto della periferia abbandonata di Damasco, che si trovasse entro il suo raggio d’azione.
Un altro dettaglio è stato reso pubblico, l’etichetta trovata su una testata. Mikhail Barabanov, esperto del Centro russo per l’analisi delle strategie e delle tecnologie, ha commentato che questa etichetta corrisponde a quelle dei razzi prodotti nel 1967 a Novosibirsk (Russia). Ci si potrebbe giustamente chiedere perché l’esercito siriano avrebbe lanciato un razzo vecchio di 46 anni, quando ha abbondanti scorte di armi moderne e molto più affidabili. E’ anche interessante notare che la produzione di armi chimiche in Siria ha avuto inizio nel 1990, quando impianti chimici furono costruiti presso Damasco, Homs, Hama e Aleppo. Così, quei razzi, pieni di agenti chimici, devono essere datati alla stessa epoca o successiva. Se la data di produzione di un razzo non corrisponde alla data di produzione del suo agente chimico, è ovvio che la testata sia stata riempita in un laboratorio sotterraneo, o anche in un luogo improvvisato. Ciò è pienamente in linea con la prima prova riguardante l’uso di armi chimiche rudimentali da parte dei ribelli in Siria. Quindi, nonostante le affermazioni affrettate di Washington secondo cui il Rapporto delle Nazioni Unite accusa le forze governative siriane quali unici possibili responsabili dell’attacco chimico a Ghuta orientale, il 21 agosto, i veri dati del rapporto sembrano dimostrare il contrario: l’attacco è stato condotto dai ribelli e dai loro mandanti, in un classica operazione false flag volta ad attirare le forze militari straniere in un intervento in Siria. Elaborando le notevoli osservazioni di George Galloway durante la storica sessione del parlamento inglese sulla Siria, a fine agosto, vorremmo affermare che “lanciare un attacco con armi chimiche a Damasco, il giorno in cui il gruppo di ispettori chimici delle Nazioni Unite arrivava a Damasco, usando un lanciarazzi obsoleto, dovrebbe portare a una nuova definizione della follia.”
E ora, le vittime chi sono? Il rapporto della Squadra di Supporto Internazionale di Musalaha (Riconciliazione), in Siria (ISTEAMS), sostiene che basandosi sulle testimonianze oculari e prove video, le zone colpite fossero state in gran parte abbandonate dai residenti locali, nei giorni precedenti l’attacco. Eppure, il filmato diffuso mostra un gran numero di vittime molto giovani. Il rapporto analizza a fondo quasi tutti i video rilevando che furono postati su YouTube il giorno dell’attacco, rivelando anche una serie di fatti che sfidano la versione nota di questa tragedia. Per esempio, perché ci sono così tanti bambini non identificati tra coloro che furono colpiti, in quei video? Perché non ci sono quasi donne? Perché alcuni dei video mostrano chiari segni di sofisticate sovrapposizioni? Perché, in molti casi, gli stessi individui vengono indicati sia morti che vivi? Dove sono i 1458 cadaveri, oltre agli otto la cui sepoltura è stata documentata? Finora non abbiamo avuto dirette e chiare risposte a queste domande. Tuttavia, la relazione dell’ISTEAMS fornisce la prova terribile che potrebbe far luce sulla vera storia oscura dietro la spaventosa manipolazione mediatica di Ghuta orientale. Si parla del rapimento di decine di civili alawiti poco prima degli attacchi chimici, a Lataqia, da parte di Jubhat al-Nusra, la più potente organizzazione terroristica che opera in Siria. Il 4 agosto, circa 150 donne e bambini furono rapiti da 11 villaggi nelle montagne di Lataqia. Finora non c’è stata alcuna informazione sulla loro condizione e il loro destino. Di seguito è riportato l’elenco completo dei nomi dei bambini sotto i 15 anni rapiti:
Muhammad Qamal Shihad (9), Rand Qamal Shihad (11), Nasr Qamal Shihad (7), Nagham Jawdat Shihad (13), Nathalie Jawdat Shihad (5), Bashar Jawdat Shihad (2), Hamza Ahmad Shihad (9), Amer Ghassan Yahya (8), Haydar Nazim Shihad (12), Zein Nazim Shihad (3), Mehrez Baraqat Shihad (13), Bachar Imad al-Sheiq Ibrahim (12), Ahmad Imad al-Sheiq Ibrahim (13), Jafar Imad al- Sheiq Ibrahim (14), Jafar Adam Ismail (2), Yazan Haydar Haydar (11), Dua Wail Mariam (neonato), Ala Wail Mariam (neonato), Ahamad Ayman Mariam (neonato), Farah Ayman Mariam (neonato), Marah Ayman Mariam (neonato), Mohammad Ayman Mariam (neonato), Dala Ayman Mariam (neonato), Haydar Fayyad Mariam (neonato), Qodor Mazen Traybush (neonato), Dina Munzer Darwish (neonato), Bana Munzer Darwish (neonato), Sham Munzer Darwish (neonato), Ali Baraqat Darwish (neonato), Abdel Qarim Baraqat Darwish (neonato), Abir Baraqat Darwish (neonato), Taym Hani Shquhi (1), Luqman Bassam Fatim (9), Nibal Bassam Fatim (8), Sylvia Bassam Fatim (6), Ghaydak Wafiq Ibrahim (10), Moqdad Wafiq Ibrahim (14), Alaa Nazim Selim (neonato), Rima Nazim Selim (neonato), Rasha Nazim Selim (neonato), Limar Ramiz Selim (neonato), Salim Ramiz Selim (neonato), Shamas Ramiz Selim (neonato), Sali Ramiz Selim (neonato), Tim Azab Selim (neonato), Batul Samir Selim (14), Luqain Talal Selim (15), Wajad Talal Selim (neonato), Jawa Talal Selim (neonato), Hanin Talal Selim (neonato), Rima Talal Selim (neonato), Hussein Ayman Ibrahim (3), Zahra Ayman Ibrahim (8), Mariam Ayman Ibrahim (5), Batul Ghassan al-Qusayb (15), Wakar Ghassan al-Qussayb (14), Sandas Ghassan al-Qussayb (13), Zeina Adnan Fatima (6), Hussein Adnan Fatima (4).
Nel caso in cui almeno uno di loro sia identificato da parenti sopravvissuti, nel materiale video di Ghuta orientale, ci dovrebbe essere una base legale sufficiente per includere Jabhat al-Nusrah e altri gruppi ribelli in Siria, nelle liste per le sanzioni dell’ONU e per una procedura giudiziaria nazionale ed internazionale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’attacco chimico in Siria opera degli alleati degli Stati Uniti

Prove contrarie emergono mentre gli USA vogliono punire il regime di Assad
Jerome R. Corsi WND
Jerome R. Corsi, Harvard Ph.D., è un reporter di WND ed autore di molti libri, tra cui i best-seller “The Obama Nation” e “Unfit for Command”, L’ultimo libro è “What Went Wrong?: The Inside Story of the GOP Debacle of 2012… And How It Can Be Avoided Next Time.
syrian-rebels
Mentre gli Stati Uniti ritengono che una risposta a ciò che definiscono attacco con armi chimiche del regime siriano di Bashar al-Assad, che avrebbe ucciso centinaia di civili, fonti affidabili mediorientali dicono di avere le prove che i colpevoli in realtà sono le forze ribelli che tentano di abbattere il governo. Il segretario di Stato John Kerry ha accusato il governo di Assad di nascondere l’uso di armi chimiche, “un crimine vile” e “un’oscenità morale” che ha scosso la coscienza del mondo. Kerry ha affermato che l’amministrazione Obama aveva le prove “inoppugnabili”, “che il governo di Assad è colpevole dell’uso di armi chimiche sui civili“, nell’attacco del 21 agosto alla periferia di Damasco. I rapporti secondo cui l’amministrazione Obama valuta un attacco contro il governo di Assad, continuano a circolare. Nel frattempo, gli ispettori delle Nazioni Unite in Siria vengono presi di mira dai cecchini mentre cercano d’indagare sul sito dell’attacco del 21 agosto.
Assad ha respinto l’accusa, secondo cui le forze del suo governo hanno usato armi chimiche, come “assurde” e “completamente politicizzate”, ha riferito il Los Angeles Times. Sostiene che le forze siriane erano nell’area colpita. “Come è possibile che un Paese usi armi chimiche, o armi di distruzione di massa, in una zona in cui si trovano proprie forze?” si è chiesto Assad in un’intervista alle Izvestija, secondo la traduzione fornita dall’agenzia stampa ufficiale della Siria e pubblicata da Los Angeles Times. “Questo è assurdo! Queste accuse sono completamente politicizzate e giungono dopo l’avanzata compiuta dall’esercito siriano contro i terroristi“.

Attacco dei ribelli?
Con l’aiuto dell’ex-membro dell’OLP, Walid Shoebat, WND ha raccolto da varie fonti mediorientali, le prove che mettono in dubbio le affermazioni dell’amministrazione Obama secondo cui il governo di Assad è responsabile dell’attacco della scorsa settimana. Un video pubblicato su YouTube, linkato qui sotto, mostra le forze ribelli dell’esercito libero siriano, o ELS, lanciare un attacco con il gas Sarin su un villaggio siriano.

Un altro video postato su YouTube mostra quelle che sembrano essere forze ribelli siriane caricare una bombola di gas nervino su un razzo da lanciare presumibilmente sui civili e, eventualmente, sulle forze governative. Come si vede qui sotto, una ripresa dal video mostra le forze ribelli porre un contenitore blu sospetto su di un lanciarazzi.

Un video di YouTube tratto dalla televisione siriana mostra l’arsenale, catturato dalle forze del governo, di quelle che sembrano essere armi con gas nervino, sequestrate in una roccaforte dei ribelli a Jubar, in Siria.

L’immagine sotto mostra taniche nell’arsenale sequestrato ai ribelli di Jubar, che assomigliano al contenitore lanciato dalle forze ribelli nell’immagine qui sopra.

syrian-rebels-2Rapporto dei telegiornali siriani sulle armi dei ribelli sequestrate a Jubar, Siria.

syrian-rebels-31Un primo piano del telegiornale siriano, qui sotto, mostra un agente chimico prodotto da una “fabbrica saudita”.

I rapporti dei telegiornali siriani dimostrano che gli agenti chimici sono stati fabbricati in Arabia Saudita.

Un rapporto del canale russo RT in lingua araba araba, mostra l’arsenale dei ribelli catturato, a quanto pare contenenti agenti chimici fabbricati in Arabia Saudita e maschere antigas, sostenendo  che i ribelli sono colpevoli nel presunto attacco chimico.

Il 23 agosto, LiveLeak. ospitava la registrazione audio di una telefonata trasmessa sulla TV siriana, tra un terrorista affiliato alla milizia ribelle “battaglione Shuhada al-Bayada” a Homs, in Siria, e il suo capo saudita, identificato come “Abulbasit”. La telefonata indica che i terroristi in Siria, e non il governo di Assad, hanno lanciato l’attacco con armi chimiche a Deir Ballba, nella provincia di Homs, in Siria.

Il terrorista diceva che il suo gruppo, formato da 200 terroristi fuggiti da al-Bayadah ad Daar al-Kabera attraverso un tunnel, avevano bisogno di comprare armi per attaccare Homs. Il finanziere saudita, che era a Cairo, aveva chiesto al terrorista siriano di fornirgli i dettagli del suo gruppo e come riceve denaro. L’Arabia Saudita ha ammesso il suo sostegno ai terroristi di Daraa e nella provincia di Damasco. Il terrorista siriano gli ha detto che uno dei successi del suo “battaglione” è stato l’uso di armi chimiche a Deir Ballba. La registrazione della chiamata al telefono cellulare, svela la cooperazione tra i gruppi terroristici in Siria nel trasportate contenitori di gas Sarin dal quartiere Barzah a Damasco.
I media russi hanno costantemente segnalato che i militari siriani hanno scoperto magazzini dei ribelli contenenti armi chimiche, ed hanno documentato gli attacchi dei ribelli con armi chimiche contro civili e militari siriani.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria: l’arte di essere sempre dalla parte giusta della storia

Oriental Review 27 giugno 2013

Steve Bell 18.6.2013La crisi siriana sarà sicuramente vista dalle generazioni future come un classico esempio di realtà del tutto falsata, presentata dalla classe politica dominante occidentale e dai media aziendali, che imperscrutabilmente ha comportato il rafforzamento morale e politico della parte avversa, che  disperatamente difende i principi del diritto e della giustizia contro l’inaudita pressione del partito transnazionale della guerra. Nonostante il malcelato scetticismo espresso alla vigilia del vertice di Lough Erne da alcuni leader del G8 verso la posizione russa sulla crisi siriana, i colloqui si sono rivelati una vittoria diplomatica di Putin. Restando fermo sulle sue posizioni sulla Siria, i leader occidentali hanno dovuto accettare l’ovvio: non c’è modo di cacciare il Presidente Assad con mezzi legali. Il vertice del G8 a Lough Erne non è riuscito a fare pressioni politiche su Bashar al-Assad per un suo presunto uso di armi chimiche contro i ribelli, né poteva avere il consenso della Russia per ulteriori azioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a favore dell’opposizione siriana.
La dura posizione russa sulla Siria è sempre più in linea con l’approccio di alcuni sobri politici  occidentali. Zbignew Brzezinski, noto analista politico e statista statunitense di origine polacca,  difficilmente sospettabile di sostenere le politiche russe altrimenti, ha detto letteralmente in un’intervista alla MSNBC, proprio alla vigilia del vertice del G8: “L’occidente è assolutamente impegnato in una massiccia propaganda per presentare il conflitto siriano come la lotta per la democrazia, quando molti ribelli vogliono tutt’altro. Hanno giurato fedeltà ad al-Qaida, chiedendo esplicitamente la Sharia, l’assassinio di migliaia di cristiani, usando anche tattiche terroristiche, mentre i nostri corrotti media e la nostra corrotta classe politica pretendono che armarli porterebbe alla democrazia”.
Non c’è da meravigliarsi che l’impegno di Putin a portare tutte le parti del conflitto al tavolo dei negoziati a Ginevra, senza condizioni preliminari, nonché le sue risposte semplici durante la memorabile conferenza stampa con il Primo ministro britannico David Cameron, abbia ricevuto una risposta positiva da un ampio spettro della società civile occidentale. Boris Johnson, conservatore inglese e sindaco di Londra, ha specificatamente dichiarato in un articolo per il Telegraph:Questo è il momento per un cessate il fuoco totale, per la fine della follia. E’ tempo che gli Stati Uniti, la Russia, l’Unione europea, la Turchia, l’Iran, l’Arabia Saudita e tutti gli attori convochino una conferenza intergovernativa per tentare di fermare la carneficina. Non possiamo usare la Siria come arena per vantaggi geopolitici o dimostrazioni di forza, e non vogliamo avere un cessate il fuoco per fornire armi a dei maniaci.” Il suo punto di vista è condiviso da un gran numero di parlamentari britannici, sia conservatori che laburisti, che spingono Cameron a non avviare l’invio di armi all’opposizione siriana senza l’approvazione del Parlamento. Gerald Warner del Scotsman ha scritto che Putin è sempre più ammirato in occidente per il suo atteggiamento fermo nella difesa dei principi del diritto internazionale, in generale, e sulla questione siriana, in particolare: “La ritrovata ammirazione per Putin s’è consolidata nell’apprezzamento del contrasto che presenta davanti agli imbranati del politicamente corretto che guidano l’Unione europea e gli Stati Uniti. Le foto del G8 della scorsa settimana dicono tutto. Le posture da “statisti” ordinate dai consulenti di PR, tirandone le fila nel patetico tentativo di apparire “rilevanti”, come un branco di paparini che balla nella discoteca della scuola, invita a quella derisione e a quel disprezzo che hanno debitamente ricevuto. Putin ha partecipato alla farsa, ma quando s’è trattato della sostanza, la richiesta di una sua approvazione dell’ambizione di Obama/Cameron/Hollande di armare al-Qaida in Siria, la risposta è stata un intransigente, ‘Niet!’ in stile Molotov.
I ripetuti riferimenti della stampa mainstream occidentale alle reti filo-al-Qaida che dominano l’insurrezione anti-Assad, sono stati ulteriormente sostanziati nelle ultime settimane. Per esempio, pochi giorni fa Hans – Georg Maassen, capo dell’ufficio del controspionaggio tedesco (BFF), ha detto al Rheinische Post che circa 20 sospetti jihadisti erano da poco tornati in Germania dalla Siria. Ha detto che era preoccupante che negli ultimi otto mesi più di 60 auto-proclamati “guerrieri santi” avessero lasciato la Germania per partecipare alla jihad in Siria. “Quando ritornano, vengono celebrati come eroi dalla loro cerchia. Nello scenario peggiore, tornano con una missione di combattimento diretta“, ha sottolineato il capo del BFF. Un certo numero di siti jihadisti, tra cui Kavkaz Center gestito in Finlandia, hanno recentemente elogiato due “syahids” ceceni liquidati dalle forze governative siriane presso Aleppo, parecchi giorni fa. Coloro che sono interessati a comprendere la reale motivazione delle “forze pro-democratiche” in Siria, possono leggere la traduzione in inglese del loro “martirologio”, lontano dagli obiettivi proclamati dall’occidente. Il numero di atrocità e crudeltà contro la popolazione civile siriana commesse da questi “guerrieri santi” è senza precedenti. YouTube è pieno di video di questi crimini, con prove sufficienti per convocare un tribunale internazionale speciale per le indagini e il perseguimento dei colpevoli. Ma invece, i sedicenti “Amici della Siria” sono impegnati nella politica d’insabbiamento dell’ELS e inviano armi ai jihadisti. L’amministrazione di Obama ovviamente spera di mantenere il controllo sul comando dell’ELS “moderato” di Salem Idris, ma l’inutilità di tali aspettative è stata dimostrata già nella lontana guerra in Vietnam (ad es dallo scandalo di Ngo Dinh Diem). Si comportarono egualmente in Afghanistan. La Casa Bianca pone dei paletti su un rinnegato che non ha supporto tangibile da qualsiasi importante settore della società siriana. Persistendo nella cieca ambizione di un cambio di regime in Siria, l’amministrazione statunitense non otterrà alcun risultato, ma solo un’altra zona devastata dalla guerra con i marines degli Stati Uniti che proteggono un loro tirapiedi a Damasco.
L’eco del conflitto siriano già alimenta tensioni religiose in Libano e in altri Paesi della regione. La prolungata resa dei conti settaria in Iraq ha acquisito nuovo slancio. E’ assai probabile che una nuova guerra tra sunniti e sciiti sia stata pianificata dalle élites globali che hanno innescato il conflitto in Siria, più di due anni fa. L’impatto che avrebbe in Europa e negli Stati Uniti è indubbiamente previsto e sarà utilizzato per stringere ulteriormente la morsa della sorveglianza elettronica su queste società. La reazione del pubblico occidentale al comportamento di Putin al G8, suggerisce che esiste una consapevolezza cosciente o forse no di tutto ciò. Putin ha adottato con successo la tendenza a riformattare la matrice imposta alle menti occidentali. I politici occidentali sono così invischiati nella loro rete di bugie, in particolare sulla questione siriana, che un discorso ragionevole e diretto del leader russo sulla base di fatti inconfutabili e del senso comune li lascerebbe muti, disorientati e storditi. Le persone sanno riconoscere chi si trova dalla parte giusta della storia.

VOhHf5kkAwETraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Britamgate: inscenare attacchi false flag in Siria

Andrej Fomin Strategic Culture Foundation 31/01/2013

20110202_CIAMBIl 22 gennaio una notizia è stata diffusa su Internet. Il server della BRITAM, ditta appaltatrice della difesa britannica, è stato violato e megabyte di file classificati interni della ditta sono stati pubblicati. Ora il caso della Britamgate è diventato noto a causa della sua pubblicazione su Prison Planet.
Qual è la storia dietro la fuga? Perché questo scandalo rischia di mutare la situazione in Siria?
Una breve descrizione dei file. La scoperta chiave è una mail datata 24 dicembre 2012, inviata dal Business Development Director della Britam Defense, David Goulding, al Direttore operativo dell’azienda Doughty Phillip, un ex ufficiale delle SAS:

0_767f3_bd5fc324_orig

Phil Abbiamo una nuova offerta.
Si tratta di nuovo della Siria. Il Qatar propone un affare interessante e giuro che l’idea è stata approvata da Washington. Dovremo consegnare delle CW a Homs, proiettili (g-shell) di origine sovietica dalla Libia, simili a quelli che dovrebbe avere Assad. Vogliono che prendiamo il nostro personale ucraino, che dovrebbe parlare russo, per girare un video. Francamente, non credo che sia una buona idea, ma gli importi proposti sono enormi. La tua opinione?

Cordiali saluti
David

Per chiarire le cose, CW è un’abbreviazione standard per armi chimiche, ‘g-shell’ è una bomba composta da un proiettile esplosivo riempito di gas tossici. Tenendo conto del memorabile avvertimento di Barack Obama che l”uso o anche il trasporto di armi chimiche da parte del regime di Assad sarebbe una “linea rossa” che precipiterebbe l’intervento militare’, un messaggio che ha ribadito il mese scorso dopo l’elezione al secondo termine. L’operazione tracciata, se attuata, fornirebbe un pretesto ideale per l’intervento straniero in Siria. Israele ha espresso gli stessi avvertimenti la scorsa settimana.
Chi interpreterebbe il video della consegna di CW a Homs? Il testo della email indica chiaramente che avrebbero usato personale ucraino della Britam per fabbricare il video. Scorrendo uno dei file craccati, (Britam HRM Expat Data Load Sheet August 2012.xlsx) abbiamo scoperto i dati personali di 58 cittadini ucraini che lavorano per la Britam Defence Ltd. in Iraq. Diversi dipendenti potrebbero non essere indicati nella cartella sul personale in Iraq, che conteneva le fotocopie dei passaporti di diversi altri ucraini. Ci sono anche alcuni serbo-croati e georgiani nella lista, che potrebbero anche loro passare per dei ‘russi’.

0_767f4_6a6d463_orig

Dalla fine di dicembre 2012, fonti occidentali, israeliane e del Golfo hanno diffuso ‘voci’ su ‘truppe russe che combattono con Assad’ e ‘forze russe che assumono il controllo delle armi chimiche siriane’. Il giornale kuwaitiano al-Seyassah ha recentemente pubblicato un paio di “rapporti dell’intelligence occidentale che affermano che Assad ha già passato armi chimiche ai terroristi”. Il 15 gennaio l’US Foreign Policy Gazette pubblicava un ‘cablo segreto del dipartimento di Stato’ giungendo alla conclusione che ‘i militari siriani avrebbero utilizzato armi chimiche contro il proprio popolo, in un attacco mortale del mese scorso’. Molto probabilmente l’opinione pubblica viene preparata a dei figuranti in uniforme russa o di ‘soldati’ che parlano russo, che in un “video mozzafiato” presumibilmente commettono atrocità contro i civili nelle città siriane, o che vi impiegano gas tossici. In questo contesto non dobbiamo dimenticare i rapporti che circolano dall’anno scorso secondo cui i combattenti ribelli in Siria erano stati dotati di maschere antigas, e che erano disposti a scatenare un attacco chimico da attribuire poi al regime di Assad, per spianare la strada all’intervento militare della NATO.
Le informazioni sul reclutamento da parte dei servizi speciali occidentali e mediorientali di militanti dalle caratteristiche slave, per svolgere il ruolo di ‘mercenari russi presumibilmente catturati dai combattenti dell’opposizione siriana’, sono state pubblicate dai media russi a metà gennaio. Citavano una fonte bene informata che diceva che degli “attori” erano stati selezionati in Russia, Bielorussia e Ucraina. Tutti dovevano saper maneggiare armi e saper operare sistemi antiaerei. Secondo la sceneggiatura, dovrebbero riconoscere di fronte alle telecamere di esser stati reclutati dai servizi speciali russi con l’obiettivo di sostenere l’esercito di Bashar Assad. Inoltre, avrebbero dovuto dire di esser presumibilmente sbarcati in Siria da navi da guerra russe. Secondo la fonte, tutto questo sarà girato in Turchia o in Giordania, dove finte città in rovina siriane sono già state costruite per delle scenografie in scala reale. Scenari dello stesso tipo di quello che sarebbe stato utilizzato in Qatar, durante la guerra d’informazione contro la Libia nel 2011.
Sommando questi dati si può concludere che una provocazione in Siria è l’unica opzione rimasta ai guerrafondai. Avendo informazioni esaustive sulla reale situazione in Siria ed essendo consapevoli della incapacità dei corrotti gruppi ribelli di apportare una qualsiasi modifica significativa a Damasco, non avrebbero altra possibilità che assumere una mediocre agenzia di sicurezza privata inglese per svolgere un altro lavoro sporco. Non abbiamo alcun dubbio che le numerose tragiche “rivelazioni” sulle atrocità commesse dall’‘esercito pro-Assad’, che vengono ripetutamente diffuse su YouTube neegli ultimi due anni, siano state anch’esse ‘ordinate’ l’enorme contributo dei ‘berretti’ inglesi. L’ultima scoperta merita un’indagine approfondita e attenta considerazione dai vertici politici internazionali. E’ tempo che il Britamgate sia rimesso in scatola.

Vedi anche: Britam HRM Expat Data Load Sheet August 2012

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora