Taqfiri d’Italia

Ci sono le piccole spie del circo dei pidocchi italo-atlantisti che cavalcano, o si fanno cavalcare, dai ratti islamo-atlantisti (dicesi zoccole), come due/tre finte-giornaliste e/o studentesse di ‘giornalismo’ cui sono incappato ma che si sono smascherate subito; e ci sono anche le coordinatrici ‘caritatevoli’ tra conferenzieri della NATO ed assassini jihadisti, che usano il denaro pubblico e/o usurpato al gonzume popolinesco, per finanziare inziative ‘umanitarie’ assieme ad al-Qaida. Non solo i doppi servizietti segreti italidioti impancano la farsa delle due sex-jihadiste per giustificare l’invio di 14 milioni di dollari ai loro fidanzatini barbuto-ciabattari (con cui evidentemente gli spioni italo-atlantisti hanno rapporti, magari passivi), ma spendono qualche euro per raccattare aspiranti sex-jihadiste facebookkakiane camuffate da ‘ricercatrici di verità’, al solo scopo di spioncinare via FB, come gli insegnano i loro addestratori (e di sicuro parenti), agenti anal-fabeti, incompetenti e raccomandati, che appestano i servizietti italo-kebabbari della Repubblichina anti-sociale qatarioto-saudita-scalfariana (con spruzzatina di ceneri del carteggio Napolitano-Provenzano). E questo mentre il governo italiano usa le tasse estorte alla popolazione per finanziare, con 14 milioni di dollari, il terrorismo taqfirita celebrato dalle due eroine del milieu sex-jhadista che spazia dai centri sociali, gravidi di mezzane pseudo filo-palestinesi, agli uffici del PD e della laidissima spia degli USA Federica Mogherini, al ministero della Difesa italiano che spaccia militari sotto copertura in Ucraina e in Siria, aiutando nazisti e integralisti a compiervi pulizie etniche, giù fino ai covi di AISI, AISE, Digos e altre fogne del sistema italiano, che partecipano in subordine ai macelli libico, siriano e iracheno. E qualcuno di tali ratti ha anche il coraggio di minacciare querele. (E che dovrebbero studiarsi bene, prima).

10609414Uno dei due soldati siriani della 93.ma Brigata sequestrati dagli islamisti, ovvero dai fidanzatini dei vari Marzullo, Ramelli, Andervill, Farnesina, Ceniti, Francia, Tizzani, Appiani, Soufi, Fangareggi e altre odalische taqfire d’Italia. Dopo che i terroristi assassinarono il primo soldato, chiesero al secondo di dire che “Lo Stato islamico è eterno”. Invece, prima di essere ucciso con un colpo alla testa, questi ha risposto: “Giuro su Dio che vi annienteremo!”. Dio abbia pietà delle vostre anime, coraggiosi soldati dell’Esercito Arabo Siriano. Il vostro sangue non sarà sparso invano. Nessuna pietà per i ratti islamisti, e i loro pidocchi italiani.

Vanessa, Greta e le sette taqfiriste
Alessandro Lattanzio, 8/8/2014

21704Greta Ramelli e Vanessa Marzullo sono le ‘cooperanti’ filo-islamiste scomparse il 1 agosto nella provincia di Aleppo, in Siria, dopo essere state infiltrate dai servizi segreti italiani e turchi in territorio siriano. La Farnesina, ovvero il ministero degli Esteri italiano, al solito sproloquia di “progetti umanitari nel settore sanitario e idrico” seguiti dalle cooperanti. In Siria e in una zona bellica? Le due ‘cooperanti’ operano assieme a Roberto Andervill, dell’IPSIA Varese, ONG delle ACLI, che dopo essersi distinto in Bosnia e Kosovo, dove la presenza islamista è notevole, è divenuto un attivista a favore della “Rivoluzione antigovernativa”. Con Marzullo e Ramelli ha creato il progetto Horryaty (“per servizi idrici, sanitari e culturali” da sviluppare in Siria, a credergli) e per cui si sono infiltrti nell’area rurale di Idlib dalla Turchia, accompagnati dai terroristi che affliggono la Siria e con l’evidente supporto dei servizi d’intelligence italiani e turchi, (ovvero della NATO). Andervill, a conferma dei sospetti, il 7 agosto ha chiuso la pagina facebook del progetto Horryaty proprio quando due suoi elementi sono ‘scomparsi’. Strane le affermazioni del soggetto: “E’ lei che ha mandato le due ragazze in Siria? “Assolutamente no. Intanto chiariamo una cosa: Horryaty non è un Organizzazione Governativa o una Onlus. E’ semplicemente un gruppo di tre persone che hanno a cuore un paese e hanno deciso di fare qualcosa per aiutarlo”.” Quindi? Una comitiva per una scampagnata, o qualcos’altro d’incofessabile? Tale presa di distanza suscita solo ulteriori sospetti.

Nessun dubbio sulle finalità politiche di simili iniziative 'umanitarie'

Nessun dubbio sulle finalità politiche di simili iniziative ‘umanitarie’

Difatti, già in precedenza Vanessa Marzullo aveva compiuto un tour de force nella Siria assediata e martirizzata dagli stessi criminali che l’accompagnavano. Il 6 aprile era a Homs, il 22 a Duma, centinaia di chilometri più a sud, presso Damasco.

Questo è il tracciato del viaggio di Marzullo nella Siria martirizzata dalla guerra islamo-atlantista

Questo è il tracciato del viaggio di Vanessa Marzullo nella Siria martirizzata dalla guerra islamo-atlantista. No Alpitour?

Tutto ciò è impossibile senza l’appoggio delle intelligence dei Paesi interessati e dei mercenari islamo-terroristi operanti in Siria: “Come avete fatto a entrare in Siria? Lei era il più esperto del gruppo, è stato a Gaza, in Bosnia. Chi ha trovato in contatti per passare il confine?Certo, non siamo entrati da soli. Ci ha aiutato un gruppo di persone conosciute prima di partire, persone fidate. Abbiamo anche lavorato con altre associazioni italiane come We are Onlus e Rose di Damasco. Siamo sempre stati tutti e tre consapevoli dei rischi che correvamo e ci siamo organizzati in modo da passare il confine solo quando è strettamente necessario. Non siamo degli stupidi”.” Già Rose di Damasco, sulla relativa pagina facebook si legge: “MATERIALI RACCOLTI VENGONO PORTATI IN SIRIA ATTRAVERSO I NOSTRI AMICI SIRIANI e da SEGRATE CON CONTAINER poi ritirati e distribuiti in Siria da nostri contatti locali. Altre associazioni fidate che si occupano della Siria in Italia: Comunità araba siriana in Italia, We are, Insieme si puo’ fare, Onsur.it, Ossmei, Auxilia italia, il Cuore in Siria (ovvero Time4life), Insieme per la Siria Libera”. Tutte associazioni promosse dall’universo del dirittuamitarismo pronta cassa ex-cattocomunista: Arci, Acli e pretonzoli alla padre dell’Oglio non mancano; ma qualcuna riesce ad essere anche più inquietante: l’ong “Il Cuore in Siria è un progetto di solidarietà che nasce da un incontro di cuore fra Claudia Ceniti, milanese, bancaria, Paola Francia, giornalista freelance di Forlì e Pietro Tizzani, funzionario dell’Arma dei Carabinieri con esperienza in Kosovo”, anche qui il Kosovo (e i servizi d’intelligence, cos’altro è un ‘funzionario dei carabinieri’?) fa curriculum per infiltrarsi in Siria, per ‘scopi umanitari’. Sempre sulla pagina facebook di Rose di Damasco, si può leggere tale frase inequivocabile: “CONDANNIAMO IL REGIME DI ASSAD E SUOI ALLEATI IRAN E RUSSIA, COMPLICE SILENZIO MONDIALE E LA DISINFORMAZIONE. CHIEDIAMO LA FINE DEL REGIME ASSASSINO, CHIEDIAMO CHE SIA SALVAGUARDATA L’UNITÀ NELLA MOLTEPLICITÀ DEL PAESE E CHIEDIAMO CORRIDOI UMANITARI PER I RIFUGIATI E GLI AIUTI.” In sostanza Rose di Damasco è un’organizzazione militante che affianca il terrorismo attivo e operativo in Siria, auspicando perfino l’intervento armato diretto della NATO contro la Repubblica Araba Siriana (i cosiddetti ‘corridoi umanitari’).
A fine luglio Ramelli e Marzullo vengono infiltrate nel governatorato di Aleppo. “Il 30 luglio (Ramelli) ha mandato un messaggio su facebook a una decina di amici, in realtà è la terza volta che si reca in Siria. Doveva stare solo una settimana, ma ci ha comunicato che aveva deciso di fermarsi ancora perché si sentiva più utile sul campo. A Varese e Milano organizzava incontri per la raccolta fondi, perché è qui che ha fondato con la sua amica questa organizzazione. In questi mesi ha fatto un lavoro splendido. Ci chiedeva di comprare latte in polvere, materiale medico e altro. Rispetto alle modalità con cui operava, sappiamo che arrivava in Turchia portando i soldi della raccolta fondi e poi entrava da una frontiera di quel paese. La Farnesina trova normale e auspicabile infiltrare cittadini italiani in territorio straniero, per di più sotto il controllo di organizzazioni terroristiche riconosciute come tali a livello mondiale. Riguardo ai servizi segreti (le cosiddette ‘intelligence & sicurezza’), chiaramente partecipano in prima linea a tale guerra di 4.ta generazione contro il Popolo e le autorità siriane. Per il resto, non c’è alcun dubbio che il progetto ‘umanitario’ Horryaty sia un’attività di fiancheggiamento del terrorismo che affligge la Siria.

a bandiera ucraina accanto a quella della siriana coloniale chiude il cerchio dell'allenza tra taqfiriti mediorientali e nazifascismo ucraino

La bandiera ucraina accanto a quella siriana coloniale chiude il cerchio dell’allenza tra islamismo mediorientale e nazifascismo ucraino

In Siria, contro la popolazione e le forze armate siriane, combattono anche jihadisti ceceni e tatari. Nelle file del Dawlat al-Islamiya fi al-Iraq wal-Sham (Stato Islamico dell’Iraq e Levante – SIIL), operano l’emiro Umar al-Shishani (Omar il Ceceno), a capo del gruppo ceceno ausiliario del SIIL Muhajarin wal-Ansar (emigranti e partigiani), ma opera anche Abdulqarim al-Uqraini (“Abdulqarim l’ucraino”) anche noto come Abdulqarim Krimsky (“dalla Crimea”), vicecapo del Jaysh al-Muhajirin wal-Ansar (JMA). A febbraio, Abdulqarim al-Uqraini stipulò un accordo con la liwa Shuhada Badr, gruppo dell’esercito libero siriano (ELS). Abdulqarim al-Uqraini in precedenza guidava la Jamaat Crimea. Inutile ribadire che la Jamaat di Abdulqarim si era installata ad Haraytan, provincia di Aleppo, ospite della liwa Shuhada Badr. L’accordo tra al-Uqraini e liwa Shuhada Badr afferma tra l’altro l’imposizione dei comitati per la shariah gestiti da Ahrar al-Sham e Jabhat al-Nusra nei villaggi e quartieri controllati dai terroristi, e di sostenersi a vicenda nella guerra contro il regime di Assad. L’accordo è stato firmato alla presenza di shaiq Abu Amir, rappresentante dell’organizzazione terroristica Ahrar al-Sham. In precedenza, nell’ottobre 2013, ad Aleppo, 13 organizzazioni terroristiche taqfiriste, tra cui Jabhat al-Nusrah, Ahrar al-Sham e liwa al-Tawhid formavano Jabhat al-Islamiya (Fronte Islamico), un’alleanza islamista ancor più ‘radicale’ rispetto all’ELS. Tale dichiarazione avveniva dopo l’aumento dei rifornimenti militari degli Stati Uniti e della NATO alle organizzazioni terroristiche presenti in Siria. In seguito, venne creato l’Amaliyat Ghurfat Mushtaraqat Ahl al-Sham (AGMAS – Sala operativa congiunta del Levante), che coordina le operazioni nel governatorato di Aleppo della locale filiale di al-Qaida, Jabhat al-Nusra, del Jabhat al-Islamiya e del Jaysh al-Mujahidin (Esercito dei mujahidin).
Pochi giorni dopo la nascita del Fronte Islamico, altre 43 fazioni terroristiche creavano il Jaysh al-Islam guidato dal saudita Muhammad Zahran al-Lush. Ad esso aderivano la qataib Junub al-Asima, liwa Shuhada Badr, qatiba al-Ashayr, qatiba Rayat al-Haq, liwa Dara al-Ghuta, liwa Jaysh al-Muslimin, liwa Umar bin Abdelaziz, liwa Tawhid al-Islam, liwa Maghawir al-Qalamun, liwa Fatah al-Sham, qatiba Suqur Abu Dujana, liwa Shuhada al-Atarib, qataib Ayn Jalut, qataib Nur al-Ghuta, liwa Umar bin al-Qatab, qataib al-Sadiq. In precedenza Zahran al-Lush guidava la liwa al-Islam, finanziata dal “Consiglio dei sostenitori della rivoluzione siriana in Quwayt”. La formazione di Jaysh al-Islamrafforza il fatto che la rivoluzione siriana si distingue per il suo orientamento islamico. Rappresenta la fine di qualsiasi influenza significativa detenuta dal secolare ELS non lasciando sostanzialmente nessuno, nell”opposizione’ che non propugni un’identità islamica“.

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Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, in questa foto, presa durante una manifestazione antisiriana, reggono un cartello su cui è scritto: “Agli eroi di liwa Shuhada, grazie per l’ospitalità e se Dio vuole vedremo la città di Idlib libera quando ritorneremo”.

Ma cos’è l‘Itihad Liwa Shuhada Badr (Unione dei battaglioni dei martiri di Badr)? Il suo capo è Qalid bin Ahmad Siraj Ali (alias Qalid Hayani). Il gruppo è dedito a saccheggi e altri crimini contro i civili nella provincia di Aleppo. La liwa Shuhada Badr controlla due centri di tortura soprannominati “Guantanamo” e “Abu Ghraib”, dove detengono avversari politici, militanti baathisti e civili rapiti nei quartieri settentrionali di Aleppo. La liwa Shuhada Badr è attivamente impegnata nella lotta contro la locale popolazione di origine curda, ed è nota per l’uso dei famigerati “cannoni inferno”, armi che lanciano grosse bombole di gas caricate di TNT, utilizzate contro i quartieri filo-Baath di Aleppo. Ad aprile, una coalizione di attivisti siriani per i diritti civili di Aleppo aveva definito Hayani un “macellaio” avendo bombardato i civili, incoraggiato i suoi uomini a violentare le donne e i prigionieri, per aver saccheggiato e distrutto le industrie, laboratori e negozi di Aleppo per venderne il materiale alle imprese turche. La liwa Shuhada Badr controllava parte dei quartieri settentrionali di Aleppo Shayq Maqsud, Bani Zayd, al-Qaldiya e Ashrafiya e dispiega parte dei suoi circa 3000 islamisti oltre che ad Aleppo anche a Hayan, Bayanun e Haraytan. A giugno, il gruppo terroristico ha bombardato i quartieri occidentali di Aleppo, filo-governativi, in risposta alle elezioni presidenziali siriane.

Il terrorista Qalid Hayani perpetra massacri nel quartiere di Ashrafiya

Le due ragazze sono vicine anche ad organizzazioni come ‘Un esercito unificato per ripristinare la rivoluzione‘, emanazione del Fronte islamico, le cui iniziative hanno questo tenore: “Il PYD è criminale quanto i criminali del Partito Baath“. Il PYD è il maggiore partito della minoranza curda in Siria, che ha una notevole presenza ad Aleppo. Come visto, i curdi sono oggetto degli attacchi della brigata taqfirista di Hayani, cui le due rapite (e viciniori) esprimono entusiastico supporto e sostegno. In sostanza, le ONG italiane o attive in Italia, con la copertura dei servizi segreti (italiani e turchi), della Farnesina e di altri organismi delle ‘autorità italiane’ (scusate l’ossimoro), supportano attività, in Italia, che sarebbero vietate dalla legge Mancino.
Infine, va ricordato che nei giorni della ‘scomparsa’ delle due ‘cooperanti’, esattamente il 2 agosto, veniva instaurato l’ennesimo organismo-ammucchiata anti-Baath tra fazioni e bande islamo-terroristiche. In tale caso si tratta di organizzazioni salafite e della Fratellanza mussulmana (leggasi Qatar e Turchia). La nuova organizzazione si chiama Comando del consiglio rivoluzionario e vi fanno parte haraqat Hazam, Fronte dei siriani rivoluzionari, Duru Hayat al-Thawra, Firqat 101, Jabhat al-Haq al-Muqatila, Alwiyat al-Ansar, Jaysh al-Mujahidin, Ajinad al-Sham, liwa al-Haq, Suqur al-Sham, Jaysh al-Islam, haraqat Nur ad-Din al-Zanqi, Faylaq al-Sham. Si notino che almeno haraqat Hazam e haraqat Nur ad-Din al-Zanqi hanno appena ricevuto i missili anticarro statunitensi BGM-71 TOW, probabilmente da Arabia Saudita e Turchia, ma con l’approvazione degli Stati Uniti. Il capo di haraqat Hazam è Abdallah Awda (alias “Abu Zayd”), che nel giugno 2011 trasmise tramite al-Jazeera un video sulla sua diserzione dall’esercito siriano e l’adesione ai gruppi islamisti in rivolta. Awda ha creato e guidato haraqat Dabat al-Ahrar, l’organizzazione su cui si basa l’ELS. Nel 2012, Awda creò la qatiba Faruq al-Shmal, presso la città di Qan al-Subul, governatorato di Idlib, che faceva parte della qataib al-Faruq, controllata tramite la Fratellanza musulmana siriana dai governi di Turchia e Qatar. Nel dicembre 2013, la qatiba Faruq al-Shmal aderì a Jabhat al-Thuwar al-Suriya (Fronte dei rivoluzionari siriani – SRF), comprendente 14 gruppi terroristici nei governatorati di Idlib, Aleppo, Lataqia e Hama, e che riceve armi da Stati Uniti, Arabia Saudita e Turchia. Nel gennaio 2014, la qatiba al-Faruq al-Shmal condusse azioni terroristiche congiunte con haraqat Hazam, nell’ambito di una campagna chiamata Ginevra II, in concomitanza con i colloqui di pace a Ginevra tra i fantocci siriani della NATO e il governo baathista.

10565055La ‘cooperante’ Vanessa Marzullo si felicita per le imprese dei terroristi di al-Nusra
Vanessa Marzullo, 10 giugno 2014

Gli amici di Vanessa e Greta

Gli amici di Vanessa e Greta

‪#‎Homs‬ – Il 3 giugno, i rivoluzionari hanno preso d’assalto il villaggio di Um Sharhsouh, 10 km a nord della città di Homs e 2 chilometri a ovest della strada M5 (la principale ad unire nord-sud), conquistando il punto più alto del paese, la fortezza di Um Sharshouh. Da allora, guidati da Jabhat a-Nusra, Ahrar al Sham e altri battaglioni, hanno preso controllo del 60% del paese, sottraendo al regime diversi depositi di armi.
La battaglia per Um Sharshouh è parte di una campagna militare della zona periferica settentrionale, dove i ribelli mantengono il controllo di alcune zone: Rastan e Talbise; al-Hula e Dar al-Kabira a ovest.
Osama Abu Zeid, attivista di 23 anni di Homs, spiega perchè alcuni dei rivoluzionari della città vecchia di Homs si sono tirati fuori dagli scontri.
* Qual è l’importanza di Um Sharshouh?
La sua posizione geografica. Si trova su una collina che domina il resto dei villaggi che vogliamo liberare. Ha una fortezza, il castello Um Sharshouh – il cui controllo è fondamentale per le battaglie.
La maggior parte dei shabiha, miliziani governativi, erano al suo interno.
* Le brigate vogliono riprendere il controllo di Homs? Hanno obiettivi a lungo termine?
Quello che sta accadendo nel nord non ha alcun legame con la battaglia per riconquistare Homs, al punto che non tutti i battaglioni che hanno lasciato la città stanno partecipando. Questi battaglioni sono stati intenti a unificare i loro ranghi, al fine di riprendere il controllo della città.
* Qual è l’obiettivo della battaglia per Um Sharshouh, e cosa è accaduto fino ad ora?
L’obiettivo è liberare un gruppo di villaggi controllati dal regime: Um Sharshouh, Kufr Nan e Jabourin. Quei villaggi separano Talbise e Rastan da al Houla.
Se questi villaggi vengono conquistati, l’Esercito Siriano Libero sarà sul punto di controllare la via di rifornimento del regime per la costa: l’autostrada Homs-Tartous.
Fino ad ora i ribelli hanno preso il controllo di una parte di Um Sharshouh, tra cui il castello della città – una delle parti più importanti della battaglia.

Ancora una posa dei bisognosi aiutati dalle 'cooperanti' Greta e Vanessa

Ancora una posa dei bisognosi aiutati dalle ‘cooperanti’ Greta e Vanessa

Combattente curdo-siriana delle Forze di Difesa Popolari decapitata dagli islamisti presso Qubani, in Siria.

Combattente curdo-siriana delle Forze di Difesa Popolari decapitata dagli islamisti presso Qubani, in Siria.

Nessuna pietà per i ratti, e i loro pidocchi.

Va ricordato che lo Stato islamico dell’Iraq e Levante ha ricevuto armi anticarro, razzi, mortai, giubbotti antiproiettile, veicoli corazzati da trasporto truppa, lanciarazzi, carri armati e veicoli da combattimento della fanteria, munizioni e sistemi per telecomunicazioni da Bulgaria, Croazia, Romania e Ucraina. Il “SIIL ha usato armi statunitensi catturate in Iraq e materiale fornito da Paesi dell’ex-blocco orientale, ordinato più di un anno fa”, dichiarava un diplomatico a Middle East Newsline. Il 12 agosto 2014, una fonte diplomatica affermò che il flusso di armi al SIIL proveniva dalla NATO, in particolare dalla Turchia. I servizi d’intelligence della NATO favorirono l’invio di fondi e armi dall’Europa sotto il pretesto degli aiuti umanitari alla Siria. “I servizi di sicurezza occidentali erano responsabili della scelta di fornitori di armi affidabili nei Paesi dell’Europa occidentale per trasferimenti di denaro e il trasporto di mortali forniture “umanitarie” nel Medio Oriente. Le forniture iniziarono nel 2013 ad opera di imprese create appositamente. I contratti indicavano Paesi e società terzi come destinazione dei rifornimenti”. Il SIIL ha reclutato in Bosnia, Bulgaria e Kosovo i terroristi per le sue guerre in Iraq e Siria. Si ricordi che l’ispiratore della missione ‘umanitaria’ ad Idlib e Aleppo delle due samaritane islamiste, Andervill, vanta una certa esperienza nelle operazioni ‘umanitarie’ in Bosnia e Kosovo (come anche il ‘funzionario’ dei carabinieri su accennato). L’11 agosto, in Kosovo furono arrestati almeno 40 sospetti agenti del SIIL e sequestrati munizioni ed esplosivi. Almeno 200 kosovari avrebbero raggiunto il SIIL e Jabhat al-Nusra. World Tribune

Etat-Islamique“…ci sarebbe il concreto rischio di terroristi siriani infiltrati, che approfittano delle maglie larghe connesse all’Operazione Mare Nostrum per entrare indisturbati nel nostro Paese. … La Sicilia colabrodo, dunque, potrebbe costituire un facile varco d’ingresso per i terroristi dell’Isis, confusi tra la folla dei migranti. Per non parlare di quelli già presenti. Molti sono italiani, altri sono invece immigrati di seconda generazione. Sono duecento e vivono tutti in Italia. Sarebbero stati addestrati nei campi paramilitari in Afghanistan, in Pakistan e in Iraq e adesso sono rientrati in Italia, dove conducono apparentemente una vita normale, senza dare particolarmente nell’occhio. Sono i terroristi islamici di casa nostra, per la maggior parte italiani, addestrati militarmente nelle fila degli integralisti, che avrebbero il ruolo di agire per il reclutamento nel nostro Paese. … E non è tutto, perché sarebbero invece una cinquantina gli italiani già partiti per Siria e Iraq, che si sarebbero uniti alle milizie jiahidiste dell’Isis, i tagliatori di teste, per intenderci, che impongono la severa legge islamica assassinando tutti coloro che ritengono infedeli o apostati. La notizia più eclatante, qualche tempo fa, è stata quella di un 25enne di Genova, morto fra i miliziani dell’Isis in Siria, mentre combatteva per l’Islam più integralista. … Le preoccupazioni vengono confermate, poi, anche dal direttore dell’Ufficio Antiterrorismo, Lamberto Giannini, … che sottolinea come insieme a persone che hanno già combattuto su altri fronti (come quello afghano), il contagio fondamentalista stia coinvolgendo anche giovani, spesso incitati grazie al web e convertitisi all’Islam in modo rapido e improvviso.” Repubblica

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10906092Il 1 gennaio 2015, ad Aleppo, i terroristi sostenuti dalle sorridenti rapite Marzullo e Ramelli, per festeggiare l’anno nuovo hanno bombardato con i mortai un quartiere governativo, uccidendo 13 civili e ferendone altri 18. (Xinhuanet) Erano cittadini filo-governativi, perciò per Vanessa Marzullo ucciderne 13 dev’essere stata una gioia ‘umanitaria’, come si può ben leggere nel suo rivoltante articoletto taqfirita.

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I volti ‘provati’ e ‘smunti’ delle due eroine, almeno così ce le descrivono i depravati pagliacci del circo mediatico, capeggiati dai nauseanti corifei della NATO del TG3 berlingueriano, la voce della fogna atlantista.

Nel frattempo, pagato il riscatto ai terroristi in Siria, alleati delle intelligence atlantiste (Gladio-B) contro la Repubblica Araba di Siria, il giornalistume di servizio scopre che Ramelli e Marzullo venivano monitorate dal Raggruppamento Operativo Speciale dell’Arma dei Carabinieri, da aprile 2014. Ramelli era in contatto con l’islamista Muhammad Yasir Tayab, di Aleppo e residente ad Anzola, in provincia di Bologna, con cui Ramelli e Marzullo concordarono la loro missione ad Aleppo, per fornire “kit” di salvataggio ai terroristi dell’Esercito Siriano Libero. Una grande scoperta di cui si parla qui fin dall’agosto scorso. Dalle intercettazioni emerge il rapporto tra Greta Ramelli e i terroristi attivi nei pressi di Idlib e Aleppo, nel nord della Siria: Greta diceva chiaramente di aver “concordato con i capi della zona di Astargi la consegna dei kit di primo soccorso da distribuire ai gruppi combattenti…, facendo in modo che almeno uno degli appartenenti a tali gruppi ne fosse dotato e partecipasse al corso (di addestramento all’uso del kit)”. Lo scopo principale del loro progetto, spacciato dal circo mediatico italiano da “cooperazione umanitaria”, era supportare i terroristi islamisti o, come afferma direttamente Ramelli, “svolgere un lavoro a favore della rivoluzione”. Muhammad Yasir Tayab era in rapporti con Mahir al-Hamdush, che secondo il ROS è collegato ad islamisti attivi in Turchia e Siria. In una conversazione del 26 aprile 2014, Greta Ramelli, rivolgendosi a Tayab, affermava non solo che il loro progetto non era neutrale, essendo favorevole ai terroristi e agli estremisti islamici dell’ELS, responsabili di crimini efferati contro la popolazione di Aleppo, ma anche che lei e Marzullo erano “protette dall’Esercito libero siriano”. Altra qrande scoperta dell’intelligence e del pidocchioso circo mediatico italiani. Il ROS, infine, precisava che Vanessa Marzullo avrebbe ricevuto una “lettera di raccomandazione” per essere accreditata presso un’oscura istituzione in territorio siriano. (Il Fatto quotidianoHuffington Post)
Il ROS indaga sull’ipotesi che Greta Ramelli e Vanessa Marzullo fossero in contatto con Nabil al-Maridin, Adham Qalawi e Yasir Muhammad Tayab, per accedere alla rete islamista che ne permettesse l’infiltrazione in Siria. L’indagine “partiva da un episodio più antico: il rapimento e rilascio di quattro giornalisti in Siria avvenuto fra il 3 e il 13 aprile 2013. Si trattava dell’inviato Rai Amedeo Ricucci, del fotoreporter Elio Colavolpe, del documentarista Andrea Vignali e della freelance Susan Dabbous, andati in Siria per un reportage che avrebbe dovuto essere realizzato per “La Storia siamo noi” su Rai Tre. I quattro avrebbero dovuto realizzare il programma in diretta con un gruppo di studenti di San Lazzaro di Savena, provincia di Bologna, che avrebbero interagito con loro durante i collegamenti quotidiani. Organizzando la partenza i giornalisti si erano portati dietro proprio lo studente bolognese Maher Alhamdoosh, che avrebbe dovuto fungere da interprete e che ha consigliato anche la formazione della squadra sul posto, dove si aggregarono altri due siriani, l’autista Abdin e un misterioso tuttofare, Alì. Maher grazie all’impegno nella ong Time4Life era formalmente accreditato come interprete anche presso la Farnesina. Il gruppo si perse all’improvviso in Siria nel villaggio di Yaqubiya il 3 aprile 2013. Venne fermato da miliziani del Fronte al Nusra, gruppo terroristico islamico siriano che rappresenta in quella terra Al Qaeda. Due giorni dopo il fermo-rapimento i membri del Fronte al Nusra rilasciarono sia il misterioso Alì (fratello di uno sceicco locale, Khaled), sia Maher che secondo le successive ricostruzioni era da loro conosciuto in quanto ufficiale dell’Esercito libero siriano: fino a un anno prima nel gruppo di comando del Free Syrian Army c’era anche il leader dei qaedisti siriani. Per fortuna poi il sequestro dei giornalisti – scambiati per spie – si risolse positivamente in una decina di giorni. Ma quando Maher tornò in Italia, il suo comportamento dubbio nella vicenda suscitò l’interesse dei Ros, che misero i suoi telefoni sotto controllo e cominciarono a pedinarlo. È in quella rete di intercettazioni che sarebbero cadute per puro caso anche Greta e Vanessa che stavano organizzando il loro viaggio clandestino in Siria”. (Blitzquotidiano)
Mahir al-Hamdush tra l’altro cooperava con Time4life di Elisa Fangareggi, amica di funzionari della NATO e dei ministeri della Difesa e degli Esteri italiani. La Time4life cogestisce un’iniziativa ‘caritatevole’ con l’IHH, ente islamista sospettato di avere legami con la galassia taqfirita e probabilmente anche con al-Qaida (JPostDiscover the NetworksTerrorism).
“Il Fronte islamico siriano (SIF), un gruppo ombrello di sei organizzazioni considerate tra gli elementi jihadisti chiave dell’opposizione siriana, è un altro beneficiario dei finanziamenti da enti di beneficenza simpatizzanti. Il SIF ha dichiarato avere legami con ONG legate ai governi di Turchia e Qatar… La Fondazione di salvezza umanitaria (IHH) turca, che il Ministero degli Interni tedesco aveva vietato per aver finanziato Hamas”. (Shariah Finance Watch)
Quindi Mahir al-Hamdush avrebbe combattuto nell’Esercito Siriano Libero, formazione terroristica supportata da Gladio (l’esercito occulto della NATO) nella sovversione armata contro la Repubblica Araba di Siria. Nelle telefonate intercettate dal ROS tra Tayab e Greta Ramelli, il primo avrebbe assicurato che gli ‘aiuti’ erano destinati ai terroristi islamisti (e non ai bambini come dichiarato da tutti) “a favore della rivoluzione”. Altri contatti islamisti di Ramelli e Marzullo sarebbero Alktear Alktear, Majid al-Furati, Ward al-Furati e Saif Qurani, membri della Fratellanza mussulmana e di Jabhat al-Nusra, e Yahya al-Homsi, capo di Jabhat al-Nusra (al-Qaida) di Homs.

I kit e relativi contenitori mimetici destinati ai terroristi dell'ELS e di Jabhat al-Nusra, attivi in Siria.

I kit e relativi contenitori mimetici destinati dal progetto Horryaty (Andervill, Marzullo e Ramelli) ai terroristi dell’ELS e di Jabhat al-Nusra, attivi in Siria.

Ricevuta d'acquisto dei kit a nome di Vanessa Ramelli.

Ricevuta d’acquisto dei kit a nome di Vanessa Marzullo.

1014422Una ratline (linea dei ratti), ovvero una rete di supporto al terrorismo contro la Siria, esiste e coinvolge diversi figuri collegati alle ONG e organizzazioni collaterali alle intelligence della NATO, in sostanza un’organizzazione da diversi analisti chiamata Gladio-B, la Gladio composta da integralisti islamisti e attiva nel Medio Oriente. È tale l’ambiente in cui va collocato l’affaire Marzullo-Ramelli, che non vede coinvolte solo le due cosiddette ‘sporovvedute’ cheeleaders del jihadismo taqfirita, ma anche terroristi islamisti siriani e mediorientali, medici attivi nell’ambito di operazioni delle forze armate, e cooperanti ‘anonime’ e sospette. Una di costoro sarebbe tale Stefania Cherasien, alias “Tytty”, “appartenente, secondo il ROS, alla struttura inglese dell’UNCHR (Agenzia ONU per i rifugiati)”, la cui portavoce era Boldrini. In una telefonata del 28 luglio 2014, Stefania Cherasien e l’islamista Yasir Muhammad Tayab si sarebbero detti “Donna: ‘Hanno preso le loro impronte?’. Yasir: ‘No’. Donna: ‘Meglio così…. Dì ai tuoi parenti di strappare tutto quello che riguarda l’Italia (foglietti, biglietti dell’autobus, eccetera) in modo che, se dovessero fermarli, possono dire di essere stari fermati ad esempio in Austria, in questo modo li rimanderebbero in Austria e non in Italia, il che sarebbe un problema… Dove dovete andare?’. Yasir: ‘In Svezia. Attualmente sono accolti alla Fondazione Carlo Gnocchi di Milano…”. Stefania C., che dichiara sono “solo una collaboratrice volontaria dell’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati nell’ambito della raccolta di derrate alimentari e fondi” risiederebbe a Milano ed sarebbe nota nell’ambiente del volontariato fin dai tempi delle guerre in Jugoslavia, dove avrebbe perfino vinto un “Premio Sarajevo”. Ma secondo l’attuale portavoce dell’Alto Commissariato per i rifugiati in Italia, Carlotta Sami: “Il nome non c’è tra i nostri collaboratori, né in Italia né in Inghilterra. Derrate e fondi? L’UNHCR non utilizza singoli volontari per tali missioni umanitarie”.
Stefania Cherasien sarebbe nata e cresciuta in Israele, da cui si trasferisce in Italia (ma viaggia spesso in Israele), frequentando ONG e organismi dirittumanitaristi, financo movimenti filo-palestinesi, dove il sostegno all’aggressione e alla distruzione di Libia e Siria è diffusissimo. Avrebbe “costruito un rapporto di amicizia con i familiari di un attivista ucciso in Medio Oriente” (Vittorio Arrigoni?). Difatti, l’israelo-italiana Stefania C. si attiva immediatamente nel supportare in Italia la causa dei ‘ribelli siriani’,  conoscendo in tale ambito Marzullo e Ramelli. Affermava di aver vissuto in Siria a lungo, cui s’infiltrava tramite le ratlines degli islamisti. (Spondasud)
Secondo il Fatto quotidiano, Stefania Cherasien afferma di aver conosciuto Tayab sulle chat dedicate alla Siria, dove l’uomo si presentava con il nickname “Mirko”. Stefania Cherasien manifestò a Tayab solidarietà: “All’inizio i due si scambiano gli auguri. Yasser spiega di avere dei parenti… che vorrebbero partire. Poi chiede alla donna se conosce qualcuno che possa aiutarli…”, Yasir dice che si tratta di “una famiglia siriana di buon livello, trasferitasi in Egitto pensando di vivere lì, ma che poi aveva perso tutto. Undici persone più due ragazzi”. Stefania C. rispose: “Io vi suggerisco il treno, è meno rischioso. L’unica fregatura è che potrebbero fermarvi. Ma se vi fermano al massimo vi rimandano indietro. Hanno i documenti?… Posso procurarvi i biglietti con le tratte e i costi del treno per la Svezia. Vi fornirò la tratta meno rischiosa, ma attenzione: i controlli sono ovunque”. Il pellegrinaggio di una famiglia legata alla fratellanza mussulmana, dei siriani trasferitisi nell’Egitto malgovernato dal presidente della fratellanza mussulmana, Muahammad Mursi, poi rovesciato dall’esercito che ha messo fuorilegge le organizzazioni legate alla Fratellanza mussulmana, il probabile motivo della fuga dall’Egitto verso l’accogliente Svezia, in questi mesi impegnata ad inviare terroristi neonazisti in Ucraina e a sostenere organizzazioni radicali russe anti-Cremlino. (Il Fattoquotidiano) E sempre a proposito di Svezia e di terrorismo taqfirita, diversi cittadini svedesi combattono nel gruppo terroristico dello Stato Islamico, e costoro venivano addestrati ad Oerebro, in Svezia, prima di raggiungere il gruppo terroristico in Siria e Iraq. Al dicembre 2014, 110 svedesi si erano uniti ai terroristi attivi in Siria. Circa 40 sarebbero ritornati in Svezia e 25-30 eliminati nei combattimenti. (FARS)
mysteryjihadist1Una donna canadese, identificata come Lama Sharif al-Shammari, denominata LA o “Toronto Jane”, avrebbe raggiunto il califfato l’8 dicembre 2014, visitando le città controllate dallo Stato islamico di Mosul, Kobané, Aleppo, Raqqa, Dair al-Zur e Mosul nell’arco di tre settimane. Vari analisti ritengono che potrebbe essere una sunnita saudita originaria della tribù al-Shamry, nemica giurata della famiglia reale saudita. “Non abbiamo mai visto qualcuno muoversi così rapidamente”, afferma Veryan Khan, del Terrorism Research & Analysis Consortium, una società di ricerca della Florida specializzata in violenza politica e terrorismo, “Quello che è veramente sorprendente è che in un brevissimo periodo di tempo, LA sembra aver assunto un ruolo estremamente attivo nel SIIL. Sulla base della presenza di LA in località al centro di scontri armati, si è ipotizzato che effettui, almeno a un certo livello, un’opera di supervisione per lo Stato islamico. Non sono solo i luoghi ma anche il tempo indica che sia molto attiva, avendoli raggiunti in tre settimane”. LA ha pubblicato 131 tweet in arabo per i suoi 145 follower. L’ultimo tweet, dalla Siria, era del 23 gennaio, il giorno in cui il re saudita Abdullah è morto. “Riempie il mondo con il rumore della sua notizia, come ha riempito la terra di al-Haramayn (Arabia Saudita) di basi militari dell’invasore americano, scrivono di lui (re Abdullah) tanti lamenti quanti i suoi tradimenti“. Secondo il Canadian Security Intelligence Services, 145 cittadini canadesi partecipano alle attività delle organizzazioni terroristiche in Siria. (Foxnews)
gbAltri supporter del terrorismo integralista contro la Siria, partecipanti al presuntamente umanitario ‘progetto Horeyatay’ di Andervill, Marzullo e Ramelli, si dichiarano a tutt’oggi entusiasti sostenitori della guerra civile e della distruzione in Siria, con tanto di spaccio di disinformazione mirata ed esaltazione delle pulizie etniche contro minoranze religiose ed oppositori al terrorismo taqfirita che infuria in Siria e Iraq; “Devo ricordare che nel centro di via Novara, specialmente agli inizi, capitava spesso che i pazienti mi facessero vedere foto della loro vita precedente, in Siria. Bene. Molte di quelle foto li mostravano nei loro abiti e nelle loro funzioni di “combattenti”, ed i pazienti le esibivano con molto orgoglio. D’altra parte se da un lato c’era Assad che distruggeva il suo popolo, dall’altro c’era un popolo di sopravvissuti che fuggiva alla ricerca di una nuova vita. Il tutto non credo sia cambiato nei mesi successivi, se non in peggio. Se io fossi stata siriana sarei stata fra quelli che combattevano per difendere la propria famiglia, la propria casa, la propria vita”. L’autrice di tali affermazioni, era anche “impegnata sulle navi della Marina Militare, nell’Operazione Mare Nostrum”. Come volevasi dimostrare, i supporter del terrorismo e dell’integralismo contro la Siria, godendo di sostegno e protezione da parte dell’intelligence e delle forze armate ascare italiane. In sostanza, tali figuri erano consapevoli di supportare militarmente il terrorismo integralista contro la Repubblica Araba di Siria, e contro la sua popolazione, e quindi mentivano scientemente, consapevolmente, quando spacciavano per umanitarie tali operazioni logistiche di supporto del terrorismo contro la Siria, con tanto di manfrina narrativa sul ‘dittatore che bombarda il proprio popolo’, che i fatti, come la distruzione della Repubblica araba popolare della Jamhiyria Libica, hanno dimostrato quale totale perfido ed osceno artefatto propagandistico, menzognero e premeditato. (Huffington Post)
Tytty CherasienTytty, ovvero Stefania Cherasien (Titi Chirasaan), è forse lei l’agente di collegamento tra Marzullo-Ramelli e i terroristi ‘buoni’ di Jabhat al-Nusra (al-Qaida), spacciate dal circo madiatico-dirittumanitarista dei Ricucci-Tinazzi-Appiano quali volontarie umanitarie al servizio dei bimbi siriani. Cheriasien è una cittadina israeliana che sì è infiltrata nel campo Yarmuq, per sostenere la sovversione islamista (Jabhat al-Nusra/al-Qaida) contro il FPLP-Comando Generale di Ahmad Jibril e il governo siriano. Ha le stimmate della spia, in quanto si presenta di volta in volta come israelo-siriana (animale mitologico), israeliana di origine araba (probabilmente non è vero che abbia tale origine), cooperante, ufficiale dell’ONU, psico-terapeuta o giornalista (copertura preferita dalle spie). Di sicuro ha la doppia cittadinanza israeliana e italiana, e gode dell’appoggio del marcescente mondo delle ONG di stampo cattolico-pseudo-terzomondista (area capeggiata da Famiglia Wahhabita). E’ particolarmente attiva nel propagandare la bufala del blocco affamatore del campo palestinese di Yarmuq, presso Damasco, da parte siriana. (Yarmuq è occupato dai terroristi islamisti di Jabhat al-Nusra, i cui legami con il Mossad israeliano sono oramai di pubblico dominio), e nel propagandare attivamente anche la bufala del bombardamento chimico di Ghuta da parte dell’esercito siriano (accusa che si basa sulle ‘intercettazioni’ dell’intelligence israeliana, guarda caso). Non è un caso che l’israeliana Cherasien goda del sostegno della famiglia Dachan, che in Italia rappresenta la Fratellanza mussulmana, alleato oggettivo del sionismo in Siria ed Egitto. Infatti, i rapporti su Ghuta e Yarmuq di Cherasien erano e vengono ospitati nel blog di Asma Dachan, militante della ‘rivoluzione’ islamista in Siria. E non è un caso che il mondo delle ONG, che copre la rete del terrorismo islamista (Gladio-B) contro la Siria, abbia iniziato a chiedere alla magistratura italiana di sopprassedere sulle indagini nel caso Ramelli-Marzullo svelando i collegamenti tra ONG islamo-cattoliche (ripeto, rappresentate da Famiglia Wahhabita) e terrorismo anti-siriano, con tanto di connessioni tra militanza islamista dei fratelli mussulmani e al-Qaida (Jabhat al-Nusra) e intelligence sionista (Mossad) e atlantista (Gladio), nella guerra per procura contro la Repubblica Araba di Siria. L’appello della rivista Frontiere (che ha patrocinato in Italia i tour propagandistici anti-siriani di Cheriasen), contro il procedimento giudiziario sulla faccenda Ramelli-Marzullo, e contro le testate giornalistiche che seguono la vicenda, non a caso vede come primi firmatari figuri legati alla disinformazione strategica contro la Libia e la Siria, sostenitori del golpe islamo-atlantista e fautori dell’interventismo della NATO contro Libia e Siria, tra cui il neonazista Cristiano Tinazzi, legato alla rivista clandestina dell’ex-generale Mori Theorema, o Antonella Appiano, altro personaggio sospetto, ‘giornalista freelance’ infiltratasi in Siria nei primi giorni della cosiddetta ‘rivoluzione’ in Siria, o Amedeo Ricucci, personalmente coinvolto nelle vicende dell’agente antisiriano al-Hamdush, contatto tra Ramelli-Marzullo/ONG e i terroristi in Siria.

sul sito http://flotillahyvesarchief.weebly.com/yarmouk-mar-2014-2.html, compare tale avvertimento: "Warning!! Zionist journalist called " Titi Chirasaan (Tytty Cherasien) don't give her any information!!"

Sul sito palestinese Flotillahyvesarchief, compare tale avvertimento:
Warning!! Zionist journalist called ” Titi Chirasaan (Tytty Cherasien) don’t give her any information!!”

L'uomo all'estrema sinistra è Haisam Saqan (Abu Omar)? La tizia che fa la V di vittoria si chiama Nawal Soufi, attivista antisiriana di origine marocchina. Forse tale origine le permette di divinare sempre i carichi di immigrati clandestini che sbarcano in Sicilia, dove lei opera? Digos e servizi segreti italiani, tacciono, acconsentono e proteggono.

L’uomo all’estrema sinistra è Haisam Saqan (Abu Omar)? La tizia che fa la V di vittoria si chiama Nawal Soufi, attivista antisiriana di origine marocchina. Forse tale origine le permette di divinare sempre i carichi di immigrati clandestini che sbarcano in Sicilia, dove lei opera? Digos e servizi segreti italiani, tacciono, acconsentono e proteggono.

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Haisam Saqan (Abu Omar), terrorista umanitario antisiriano. Anche lui ripreso mentre compie opere di bene.

Haisam Saqan (Abu Omar), terrorista ‘umanitario’ antisiriano. Anche lui ripreso mentre compie opere di bene.

Nel 2012 …”Haisam, dopo aver partecipato alle manifestazioni per la liberazione della Siria a Milano e Varese (le stesse durante le quali si conoscono anche le due ragazze volontarie rapite agli inizi di agosto, Vanessa e Greta). Prima Haisam diventa tra i leader più attivi del Coordinamento siriani liberi di Milano. Nelle manifestazioni è sempre in prima fila, spinge, incoraggia gli altri. Poi prende parte all’assalto all’ambasciata siriana a Roma, nel febbraio 2012. Un video su YouTube lo mostra mentre arringa i compagni. Ed è a quel punto che gli inquirenti iniziano ad interessarsi a lui. Si becca una denuncia, viene condannato all’obbligo di firma. E’ esasperato, sul suo profilo Facebook “Haisam Siria” (ora disattivato), i messaggi si fanno sempre più radicali. All’inizio se la prende con il regime. «Il mio piede schiaccia gli alawiti – Dobbiamo bruciare gli alawiti», scrive rivolgendosi al presidente siriano Assad (alawita). Denuncia le torture e i patimenti del popolo siriano, niente di più niente di meno di quanto non facciano tanti suoi connazionali stanchi di assistere ai massacri. Poi, gradualmente, i post diventano sempre più violenti. … All’incirca nella primavera del 2012 parte per la Siria. Probabilmente passa dalla Turchia, via Gaziantep. Poi al campo profughi di Killis. Lo stesso percorso seguito da Giuliano del Nevo, che si è arruolato tra le file di Isis. In un messaggio postato su un’altra pagina Facebook , si legge: «ll nostro fratello Haisam che ha deciso di lasciare Milano per unirsi all’esercito Siriano Libero». Haisam, dunque, sembra essere finito tra le file dei ribelli del Free Syran Army. Quando mette piede in Siria di Isis ancora non si parla. Sulla sua pagina Facebook però inizia a comparire anche la bandiera nera dei gruppi jihadisti nei quali alcuni dei ribelli, stanchi delle sconfitte, stanno confluendo. Più che de Isis, sembra trattarsi di al-Nusra, vicina ad al-Qaida ma meno organizzata e feroce di Isis. Ed è a quel punto che Abu Omar spunta nel video del New York Times. Di lui, poi si perdono le tracce. Ora, mentre la procura di Milano riapre il fascicolo a suo nome per indagare su reati di terrorismo internazionale (in Italia arruolarsi in milizie straniere non è considerato reato, mentre lo è reclutare e fare adepti, secondo l’articolo 270 quinquies che prevede l’arresto per chi pratica attività di addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale), l’attenzione sulla presenza di jihadisti e reclutatori nel nostro paese si alza. Ma non basta. All’incirca nella primavera del 2012 parte per la Siria. Probabilmente passa dalla Turchia, via Gaziantep. Poi al campo profughi di Killis. Lo stesso percorso seguito da Giuliano del Nevo, che si è arruolato tra le file di Isis. In un messaggio postato su un’altra pagina Facebook, si legge: «ll nostro fratello Haisam che ha deciso di lasciare Milano per unirsi all’esercito Siriano Libero». Haisam, dunque, sembra essere finito tra le file dei ribelli del Free Syran Army. Quando mette piede in Siria di Isis ancora non si parla. Sulla sua pagina Facebook però inizia a comparire anche la bandiera nera dei gruppi jihadisti nei quali alcuni dei ribelli, stanchi delle sconfitte, stanno confluendo. Più che de Isis, sembra trattarsi di al-Nusra, vicina ad al-Qaida ma meno organizzata e feroce di Isis. Ed è a quel punto che Abu Omar spunta nel video del New York Times. Di lui, poi si perdono le tracce. Ora, mentre la procura di Milano riapre il fascicolo a suo nome per indagare su reati di terrorismo internazionale (in Italia arruolarsi in milizie straniere non è considerato reato, mentre lo è reclutare e fare adepti, secondo l’articolo 270 quinquies che prevede l’arresto per chi pratica attività di addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale), l’attenzione sulla presenza di jihadisti e reclutatori nel nostro paese si alza. Ma non basta”. Corriere
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“Secondo alcune indiscrezioni filtrate dal governo ci sarebbe una certa irritazione per il tardivo apprendimento di alcune operazioni di intelligence sia nella zona siriana che in quella libica, e anche per una sottovalutazione da parte dell’AISE di quel che stava avvenendo a Tripoli e Bengasi. Ma il caso che più preoccupa il governo è stata la scelta dei servizi segreti italiani durante il 2013 di seguire acriticamente senza che risulti né autorizzazione preventiva né adeguata informativa le direttive di altri servizi- soprattutto quelli americani- nell’area siriana. Un particolare sembra inquietare il governo in questo momento: la scelta dell’intelligence italiana, che in quell’area calda aveva una struttura già depotenziata da qualche anno, sarebbe stata quella di aiutare in ogni modo il fermento della rivolta nei confronti del presidente siriano Bashar al Assad. La linea certo è stata simile a quella di altri servizi occidentali, e le operazioni sul territorio non dissimili da quelle scelte dagli stessi americani. Dall’Italia secondo la ricostruzione che si sta ultimando proprio in queste ore sarebbero partiti addestratori militari specializzati nelle tecniche di guerriglia destinati in particolare a due campi organizzati, uno in territorio turco e l’altro ai confini della Giordania. Lì sarebbero stati addestrati proprio dagli italiani alcuni combattenti – anche miliziani qaedisti- che successivamente sono andati ad ingrossare le fila dell’ISIS, rendendosi protagonisti anche di alcune azioni (come i rapimenti) di cui sono stati vittima cittadini occidentali, e perfino italiani. Un errore strategico (visti gli avvenimenti successivi) di questo tipo è stato compiuto dagli stessi americani, con una differenza tecnica non da poco: per ogni miliziano addestrato gli americani hanno raccolto i dati biometrici (impronte digitali, dna, iride etc…), l’intelligence italiana no. Con il risultato che gli americani hanno tracciato i miliziani da loro addestrati, e quindi sono in grado di rintracciarli e identificarli. Gli italiani no”. Analisi Difesa

Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna

Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna

Alla fine, il terrorista Haysam Umar Suqanah, il “democratico” assassino ospite del circo sboldrineggiante delle assatanate arpie antisiriane nazipiddine e settarie d’Italia, veniva arrestato, processato e condannato all’ergastolo, …in Svezia, dove era fuggito per nascondersi. Ovviamente silenzio assoluto da PD, trotskistume e feccia rifognarola, ONG, massmedia filo-islamisti, fakenewser camuffati da “cacciatori di bufale” di regime, pretume pro-islamisti, magistrati, forze dell’ordine e servizi segreti italiani complici del terrorismo.
img_0944Nel febbraio 2013 il ministro degli Esteri Giulio Terzi di Santagata sostenne che l’Italia doveva fornire “aiuti militari non letali” ai terroristi attivi in Siria. Quindi 12/36 agenti dei servizi segreti italiani, AISE, hanno addestrato terroristi islamisti in due basi, in Turchia e in Giordania. Il senatore Lorenzo Battista, segretario della Commissione Difesa commentava tale vicenda, “Da circa un anno e mezzo due team dell’AISE operano in Giordania e Turchia dove hanno addestrato miliziani sunniti, successivamente passati nelle fila dell’ISIS che ha assorbito al suo interno gran parte delle formazioni islamiste. Secondo quanto ha rivelato Globalist l’Italia ha contribuito, seppur indirettamente, a fomentare quel rischio terrorismo che oggi è presentato come una delle più gravi minacce per il paese. Occorre fare chiarezza e aprire una discussione franca in Parlamento e nel paese sulle nostre strategie degli ultimi anni sui teatri di crisi. Il Consiglio supremo di Difesa ha solo pochi giorni fa ribadito il rischio terrorismo che corre anche il nostro paese. Di fronte alla gravità della situazione sono necessarie scelte ponderate che contribuiscano alla soluzione dei conflitti e non ad alimentare ulteriore caos”. Globalist

L'abatino sionista libanese Gad Lerner, intervista il terrorista islamista Haisam Saqan sul modo migliore per esportare la 'democrazia' in Siria...

L’ebetino sionista libanese Gad Lerner intervista il terrorista islamista Haisam Saqan sul modo migliore di esportare la ‘democrazia’ in Siria…

10609441In relazione al paragrafo qui sopra, sulle operazioni dei servizi segreti italiani contro la Siria, va rilevata un’altra organizzazione filo-taqfirista, che s’infiltra in Siria sotto mentite spoglie umanitarie: l’ONG Time4life, che guarda caso ha una base operativa in Turchia, a Kilis, nel Paese da cui s’infiltrano migliaia di squadroni della morte taqfiristi per devastare la Siria e danneggiare il suo popolo. Come al solito, anche tali ‘cooperanti’ operano tranquillamente in un territorio controllato dai servizi segreti della NATO, italiani, turchi, qatarioti e le verie organizzazioni terroristiche islamiste. Ma questo non è un caso, poiché sebbene si proclami associazione “nata con l’obiettivo di raccogliere donazioni di denaro, cibo, medicinali, abiti e beni di prima necessità da destinare ai bambini in difficoltà, da quelli in Siria, colpiti dalla guerra, a quelli del Nicaragua e della Romania…” é l’ennesima copertura atlantista per interferire negli affari interni della Siria “…al centro dell’attenzione internazionale dopo lo scoppio della rivolta del 2011 trasformatasi ben presto in una sanguinosa guerra civile (Per magia, verrebbe da pensare. NdAL): gli aiuti vengono raccolti in Italia e distribuiti dai volontari dell’Associazione alla popolazioni nei campi profughi allestiti in territorio siriano o sfollati nei paesi confinanti (in principal modo nel comprensorio di Kilis, Turchia)”, già. E se fossi nei panni del Presidente Ortega, mi preoccuperei, poichè questa ambigua associazione è presente anche in Nicaragua, a Chinandega, dove “sono stati avviati alcuni progetti a sostegno dell’infanzia, dal punto di vista educativo e scolastico”. Il Nicaragua ritorna alla ribalta mondiale grazie alla costruzione cinese di un nuovo canale interoceanico, irritando gli USA per la concorrenza al canale di Panama, saldamente controllato da Washington. In relazione, ogni mossa volta a preaparare il terreno all’enneisma primavera colorata, è ben gradita ai burattinai del Pantagono e di Langley. Responsabile di Time4life è tale Elisa Fangareggi, la quale tra un’invettiva contro la Siria baathista e una scappata in Nicaragua, ha il tempo di frequentare esponenti e dirigenti della nota associazione umanitaria North Atlantic Treaty Organization (NATO):

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Elisa Fangareggi con l’ammiraglio Rinaldo Veri, presidente del Centro Alti Studi Difesa, noto ente di beneficenza collegato al Ministero della Difesa.

Elisa Fangareggi con l'ambasciatore della NATO Stefano Stefanini

Elisa Fangareggi con l’ambasciatore della NATO Stefano Stefanini.

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Elisa Fangareggi con il prof. Fausto Pocar, presidente dell’International Institute of Humanitarian Law, che interpreta il diritto internazionale su misura delle esigenze di Washington.

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“A pranzo col Generale Vincenzo Camporini, vicepresidente dell’Istituto Affari Esteri, e col Prof. Greppi, vicepresidente dell’International Institute of Humanitarian Law, un onore dopo aver studiato per anni sui libri scritti da lui…ma chi avra’ scattato la foto….?” Già, chi l’avrà scattata? Al-Baghdadi?

Ammiragli, Generali e ideologi della NATO, ecco come spandere al meglio le offerte e gli aiuti pretesi dal popolino bue ignorante, da tali dirittoumanitaristi a senso unico ed allineati. Gli aiuti e i finanziamenti pretesi da tali pseudovolontari per le loro finte missioni umanitarie, sono solo una copertura per occultare delle vere e proprie operazioni d’intelligence e di supporto al terrorismo contro la Siria e il suo popolo. Chi fornisce denaro a tali pseudo-ONG, mere organizzazioni di copertura di Gladio e dei servizi segreti della NATO, finanzia il terrorismo e lo stragismo in Siria, che producono quelle stesse vittime che tali oscene organizzazioni sfruttano per racimolare denaro, usurpandolo al popolino di creduloni irretiti dalla propaganda imperialista. E il bello è che questa amicona di generali e ammiragli della NATO viene spacciata come “giovane madre di Modena che lotta per salvare i bimbi siriani“… come sicuramente vengono presentati i figuri di quest’ennesima operazione d’infiltrazione made in Germany, ma collegata sempre a Time4life: 3433 – The Road to Syria, di Action Syria, associazione di Berlino per finanziare progetti ‘umanitari’ in Siria, e i cui responsabili hanno tutti le stimmate di agenti della Guerra psicologica (PsyWar) contro la Repubblica Araba di Siria: Thomas Rassloff fotogiornalista da 12 anni in Medio Oriente, da Israele all’Afghanistan, e Björn Kietzmann, fotogiornalista che nel 2013 s’infiltrò in Siria tramite le linee di rifornimento dei terroristi islamisti che occupavano Aleppo, per diffondere propaganda antisiriana e condurre la guerra psicologica a sostegno del terrorismo islamo-atlantista e contro il governo socialista di Damasco.
gladioIl finanziamento milionario del terrorismo contro la Siria, da parte del governo italiano, sotto la farsa dell’auto-rapimento organizzato dai doppi servizi italiani delle loro sex-jihadiste, ha un suo perché: “Gli Stati Uniti si preparavano ad inviare 400 militari per addestrare i terroristi siriani, accompagnati da altre centinaia di militari “per garantire sicurezza e sostegno ai centri di addestramento”, da attivare nel marzo 2015 in Turchia, Qatar e Arabia Saudita. Il maggiore-generale Michael Nagata, a capo del Combined Joint Interagency Task Force sulla Siria, dell’US Army, e l’inviato speciale per la Siria del dipartimento di Stato degli USA, Daniel Rubinstein, avevano incontrato a metà gennaio, ad Istanbul, i capi del CNS e di altre organizzazioni terroristiche attive in Siria. “Questi incontri introduttivi sono stati un passo importante, dato che entro la primavera ci prepariamo a lanciare il programma di addestramento ed equipaggiamento con i nostri partner internazionali”, affermava la portavoce del Pentagono Elissa Smith”. (Sputnik)
CIA-Logo_v132bw_400x Ma questa operazione non era la prima del genere nella storia dei rapporti tra statunitensi e terroristi. Vi sono diverse, infatti, indicazioni sui legami tra terrorismo islamista in Siria e Iraq ed intelligence degli Stati Uniti. Ad esempio, la maggior parte dei capi del SIIL proviene dal centro di detenzione statunitense di Camp Bucca in Iraq, come il capo del SIIL Abu Baqr al-Baghdadi, detenuto dal 2004 al 2006 a Camp Bucca, “Ciò che è successo durante la detenzione di Baghdadi a Camp Bucca rimane un mistero. Alcune notizie affermano che vi abbia passato 10 mesi nel 2004, mentre altre dichiarano che dal 2005 vi fu detenuto per quattro anni. Quest’ultima possibilità è improbabile, dato che Baghdadi creò l’Esercito dei sunniti e aderì al Consiglio della Shura dei Mujahidin poco prima dell’assassinio di Abu Musab al-Zarqawi, nel giugno 2006. Il consiglio fu creato nel gennaio 2006, quindi è più probabile che Baghdadi sia stato rilasciato tra la fine del 2005 e l’inizio del 2006”. Dopo l’eliminazione di Abu Umar al-Baghdadi e Abu Hamza al-Muhajir, nel 2010, Abu Baqr al-Baghdadi poté divenire il capo dell’organizzazione. Altro importante capo del SIIL, Abu Ayman al-Iraqi, ex-ufficiale iracheno sotto Sadam Husayn, fu prigioniero a Camp Bucca e poi membro del consiglio militare del SIIL. Un altro membro del consiglio militare che fu prigioniero a Camp Bucca era Adnan Ismail Najm, noto anche come Usama al-Bilawi, che guidò l'”invasione di Mosul” nel giugno 2014. Fu arrestato nel gennaio 2005 ed imprigionato a Camp Bucca, essendo un ex-ufficiale di Sadam Husayn. Era il capo del Consiglio della Shura del SIIL prima di essere eliminato dall’esercito iracheno presso Mosul, il 4 giugno 2014. Sempre a Camp Bucca fu prigioniero Haji Samir o Haji Baqr, il cui vero nome era Samir Abid Hamad al-Ubaydi al-Dulaymi, ex-colonnello dell’esercito iracheno, dopo la detenzione a Camp Bucca aderì ad al-Qaida. Era il capo del SIIL in Siria, quando fu liquidato dall’Esercito arabo siriano ad Aleppo ai primi di gennaio 2014. Diversi ex-detenuti dichiararono che Camp Bucca era simile a una “scuola di al-Qaida” dove i jihadisti i istruivano sull’uso di esplosivi e sugli attacchi suicidi i detenuti più giovani. Un ex-prigioniero, Adil Jasim Muhammad, disse che uno dei capi jihadisti fu imprigionato per sole due settimane, ma durante quelle due settimane poté reclutare 34 detenuti. Muhammad disse anche che gli statunitensi non facevano nulla per impedire tale reclutamento. (al-Akhbar)
Secondo l’attivista antisiriano Muhammad Qasim, le comunicazioni tra terroristi ed esercito israeliano aumentarono prima dell’assalto su Dara e Qunaytra, nel settembre 2014. Qasim dirigeva le operazioni dei terroristi durante quell’offensiva, “La battaglia per catturare Qunaytra il 27 settembre fu preceduta da coordinamento e comunicazioni tra Abu Darda, capo di Jabhat al-Nusra, e l’esercito israeliano per spianare la via all’attacco. Secondo un capo dell’ELS che partecipò alla battaglia, l’esercito israeliano fornì ad Abu Darda le mappe delle postazioni dell’Esercito arabo siriano nella zona. La battaglia dei terroristi di al-Qaida del Jabhat al-Nusra, per controllare il valico di Qunaytra, fu coordinata dall’esercito israeliano tramite Abu Darda, “Durante gli scontri, gli israeliani bombardarono pesantemente molte postazioni del regime, ed abbatterono un aereo militare che cercava d’impedire l’avanzata dei terroristi e presero di mira altri aeromobili“. Prima della battaglia, Israele fornì ai terroristi sistemi di comunicazione e attrezzature mediche, migliorando la comunicazioni tra i terroristi e attrezzando quattro nuovi ospedali da campo nel sud della Siria. Qasim aggiunse che Israele permise la creazione di un piccolo campo per i terroristi nel Golan occupato, dicendo: “Il campo ospita decine di siriani, ed Israele vi fornisce la necessaria assistenza umanitaria. I terroristi che spesso si recano nella zona israeliana, attraversano il confine più di tre volte al giorno per recarvisi. Ogni terrorista con ferite gravi che non può essere curato nei nostri ospedali, viene immediatamente trasferito nel Golan occupato dagli israeliani e poi trasferito con un’ambulanza civile, scortata da una pattuglia dell’esercito israeliano, in un ospedale per le cure. Poi l’esercito israeliano veniva contattato dai terroristi per sapere della situazione dei feriti ricoverati. I primi risultati della collaborazione tra esercito israeliano e terroristi si ebbero a Qunaytra, quando presero il controllo del valico di frontiera. Allora Israele sosteneva i terroristi coprendoli con il pretesto del ‘tiro indietro’, ostacolando qualsiasi tentativo dell’aviazione siriana d’intervenire e abbattendo un aereo siriano. Inoltre rifornì i terroristi di attrezzature per colpire le fortificazioni dell’Esercito arabo siriano. Israele vuole esercitare il controllo su tutto il Golan e ha in modo significativo intimidito gli osservatori delle Nazioni Unite facendoli ritirare dalle loro posizioni“. Il 4 ottobre, i terroristi di Jabhat al-Nusra occuparono Tal al-Hara, tra Qunaytra e Dara, ciò non sarebbe potuto accadere senza il sostegno di Israele, secondo l’attivista anti-siriano Ghazwan al-Hurani, che assistette alle comunicazioni tra Jabhat al-Nusra e Israele. “Il supporto d’Israele nella battaglia di Tal al-Hara era elevato, e l’esercito israeliano ne fu la mente pianificandola ed eseguendola. Gli israeliani comunicavano istruzioni precise in arabo su ciò che dovevano fare i terroristi, momento per momento“. La stazione radar siriana di Tal al-Hara fu bombardata dagli aerei da guerra israeliani il 5 settembre 2014, un mese prima che i terroristi l’occupassero il 7 ottobre. Tutto ciò per impedire all’Esercito arabo siriano di monitorare i movimenti dei terroristi e dell’esercito sionista nel Golan occupato, ed impedire ogni tentativo d’intercettare gli attacchi aerei israeliani. (al-Monitor)

10926369Minacce preventive:
Arabafenix Fabio alessandro, capisci a me!! so perfettamente che se volevano solo aiutare i bambini e malati sarebbero rimaste nel campo profughi turco dal quale sono passate per entrare in siria, ne si sarebbero trovate nella casa di un lieder rivoluzionario antigovernativo : quello che dico e’ nel tuo giovanile farti travolgere dalle emozioni non puoi definirle troiazze, e augurarti la loro.eliminazione fisica. Prima di tutto e’ un reato, e poi a 20 anni il piu. delle volte si pensa di aver capito tutto e invece non si e’ capito un cazzo. Stare dalla parte della jiahd islamica, del califfato (sponsorizzati dagli usa), significa stare da parte di gente che apre il ventre del nemico e addenta il fegato dello sventurato e si fa pure filmare. La tua opera di informazione sul donbass e’ impareggiabile, ma se ti esprimi da estremista il tuo messaggio diventa inefficace, e rischi che ti chiudano l.accaunt.

Minacce a posteriori:
caro lattanzio, le mie non sono minacce preventive, non sono a capo dei servizi di sicurezza,ne facio parte di gladio: semplicemente ti ho invitato ad usare il buon senso: vedo che in questo articolo, diversamente dal tua pagina faceboock,(dalla quale mi hai bannato) non usi le espressioni che io ti ho criticato, come” troiazze, speriamo vengano eliminate, ecc compiacendo un tuo sostenitore che parlava di ” brasato di cooperante” ecc: tutto cio’ e’ inaccettabile.Non puoi denunciare le atrocita’ del isis che si fa fotografare con le teste dei soldati siriani e poi nella tua pagina fb inneggiare “alla morte delle tue troiazze!!!” Nelle tua sindrome da accerchiamento puoi pure credere che io sia chissa quale infiltrato (pubblicando i simboli del eversione) , invece ti ho chiesto solo di usare il buon senso e di non augurare la morte a due irrensponsabili che stanno dalla parte sbagliata, ma che non meritano questo invito al liciaggio mediatico. Se avessi i coglioni (cosa di cui dubito a questo punto) pubblicheresti anche le tue pagine fb dove , a piu’ riprese definivi le due ragazze troiazze, augurandoti che venissero ammazzate. Alessandro , cerca di crescere, e di comportarti da uomo, e non da ragazzino esaltato. Arabafenix fabio (alias fabio vaevictis…) (mailto:carpediemvaevictis@gmail.com)
(Ora ci tocca sentire il sermone sgrammaticato dell’esimio pusher maghrebino complessato e in vena di onirismi romano-imperiali).

Le minacce di Ratman:1897815
lo schifo in assoluto aurora sito
Sei tu l’autore?????
Se ti serve uno psicologo….
fai un fischio

Alessandro Liberatoscioli


Caro sbirro, qui lo dico, e lo ribadisco, nessuna pietà per i ratti, tantomeno per i pidocchi come Marzullo, Ramelli e te, fabio spia di questura. Nessuna!

Unica soluzione

Fonti:
5 Pillarz
Chechens in Syria
Corriere
Il fatto quotidiano
Jamestown
Occupy Antwerp
The Arab Chronicle

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13 Responses to Taqfiri d’Italia

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  12. Al Fi says:

    Bello schifo! NATO criminali.

  13. Pingback: Libia: frattura italiana | Aurora

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